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domenica 8 settembre 2013

Nikita Chruščëv. Gli uomini politici sono uguali dappertutto. Promettono di costruire un ponte anche dove non c'è un fiume




Gli uomini politici sono uguali dappertutto. Promettono di costruire un ponte anche dove non c'è un fiume.
Nikita Chruščëv, (da una conferenza stampa, 1960)

mercoledì 23 maggio 2012

Abraham Maslow. Se l'unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo

Se l'unico strumento che hai in mano è un martello,
ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo
Abraham Maslow


"E' una vitaccia" disse il cacciavite.
Anonimo


La vita è un processo in cui si deve costantemente scegliere tra la sicurezza (per paura e per il bisogno di difendersi) e il rischio (per progredire e crescere). 
Scegli di crescere almeno dieci volte al giorno. 
Abraham Maslow, psicologo statunitense


Che cos'è psicopatologico? Tutto ciò che disturba o impedisce l'autorealizzazione.
Che cos'è la psicoterapia ed a che cosa serve?
Si tratta di mezzi che aiutano a ristabilire la persona sulla via dell'autorealizzazione e dello sviluppo, lungo la linea indicata dalla natura interiore.
Abraham Maslow, "Motivazione e personalità"


Le persone che si autorealizzano possono essere descritte come persone relativamente spontanee per il loro comportamento ed ancora più spontanee nella vita interiore, nei pensieri, negl’impulsi, ecc.  Il loro comportamento è caratterizzato dalla semplicità, dalla naturalezza e dalla mancanza di artificialità o di sforzi di affettazione. Questo non necessariamente significa che hanno un comportamento diverso da quello convenzionale. Se dovessimo prendere in considerazione il numero di volte in cui le persone che si autorealizzano si comportano in modo non convenzionale, la percentuale sarebbe molto alta. Questa mancanza di convenzionalità non è superficiale, ma essenziale o interna. Sono i loro impulsi, i loro pensieri, la loro coscienza ad essere così poco convenzionali, così spontanei e così naturali
Abraham Maslow – "Motivazione e personalità"


Per tutti i miei soggetti posso dire che sono capaci di stare in solitudine, senza risentirne e senza avvilirsi. Anzi essi amano positivamente la solitudine e la vita appartata molto più di quanto l’amino le persone medie. 
Spesso sono capaci di collocarsi al di sopra dei conflitti, di non azzuffarsi, di non essere disturbati da ciò che negli altri produce turbamento. Trovano facile essere al di sopra, riservati, calmi e sereni; così diviene loro possibile affrontare disgrazie personali, senza reagire in modo violento, come fanno le persone ordinarie. Sembrano essere capaci di conservare la loro dignità anche in contesti e situazioni umilianti. Forse questo deriva in parte dall’interpretazione che danno di una situazione, dato che si fondano poco su ciò che gli altri pensano o sentono di essa. Questo loro atteggiamento può giungere anche ad una certa austerità e ad un certo distacco dalle cose.
Abraham Maslow, "Motivazione e personalità"


Erich Fromm nel suo libro “Dalla parte dell’uomo”, ha criticato la classica nozione freudiana del Super-io, in quanto tale concetto sarebbe interamente autoritario e relativo. Vale a dire, il nostro Super-io o la nostra coscienza, secondo Freud, sarebbe, soprattutto l’interiorizzazione dei desideri, delle esigenze e degli ideali del padre e della madre, chiunque essi siano. Ma, e nel caso che fossero criminali? Quale tipo di coscienza, in questo caso, avremmo? E se abbiamo un padre rigido e moralista, che detesta la gioia? Oppure uno psicopatico?...ma nella coscienza esiste pure un altro elemento, o se così vi pare, esiste un altro tipo di coscienza, ma che possediamo tutti in grado debole o forte. Essa è la “coscienza intrinseca”. Essa si fonda sulla percezione inconscia e preconscia della nostra propria natura, del nostro destino, delle nostre capacità, della nostra vocazione.
Abraham Maslow, Verso una psicologia dell'essere


Segni soggettivi del tradimento di se stessi, di fissazione, di regressione, di vivere in base al timore invece che in base all'accrescimento, sono sentimenti quali l’angoscia, la disperazione, il fastidio, l’incapacità di gioire, il senso di colpa intrinseco, il senso di vergogna intrinseca, il penso di inutilità, il senso di vuoto, di mancanza di identità e così via.
Abraham Maslow, Verso una psicologia dell'essere

Mi dispiace dover riferire questa impressione, ma la maggior parte della gente non protesta quando è sottoposta allo schiacciamento psicologico delle proprie ossa, ovvero della propria intima natura.
Subisce questo trattamento e lo sconta assai più tardi, con sintomi nevrotici e psicosomatici di diversa specie o, forse, in certi casi, non si rende mai conto di essere ammalata, di aver perduto la felicità vera, il compimento vero delle promesse, una vita emotivamente ricca, una vecchiaia serena e feconda, di non aver mai conosciuto quanto sia meraviglioso essere creativi, reagire esteticamente, trovare eccitante la vita.
Abraham Maslow, Verso una psicologia dell'essere


Non riuscii a decidere se i miei soggetti fossero egoisti o meno. Ma fui costretto, per la semplice pressione dei fatti, ad abbandonare questo tipo aristotelico di logica. I miei soggetti erano estremamente disinteressati, sotto un certo aspetto, e molto egoisti, sotto un altro. E i due aspetti si fondevano insieme, non come elementi incompatibili, ma secondo una unità, o sintesi, piuttosto sensata e dinamica, assai simile a quanto Fromm aveva descritto nel suo classico articolo sull'egoismo sano. I miei soggetti avevano connesso gli opposti in modo tale da farmi comprendere che considerare l'egoismo e il disinteresse come contraddittori e mutualmente esclusivi è, in se stesso, caratteristico di un basso livello di sviluppo della personalità.
Abraham Maslow, Verso una psicologia dell'essere

Oswald Schwarz ha chiamato psicagogia il progresso di una persona già in buona salute. Se la psicoterapia rende non-malate le persone malate ed elimina i sintomi, la psicagogia interviene dove la terapia termina e cerca di rendere le persone non-malate, sane.
Abraham Maslow, Verso una psicologia dell'essere


Se il dolore e la pena, sono talvolta necessari per lo sviluppo della persona, dovremo allora apprendere a non proteggerne le persone automaticamente, come se fossero sempre nocivi.
Abraham Maslow, Verso una psicologia dell'essere


Ogni volta che due persone si incontrano in realtà sono presenti sei persone.
Vi è ogni uomo, come vede se stesso, ogni uomo,
come lo vede l’altra persona e ogni uomo come realmente egli è.
Abraham Maslow


Quello che è necessario cambiare delle persone è solamente la loro consapevolezza e conoscenza di sé stessi
Abraham Maslow


Un musicista deve fare musica,
un artista deve dipingere,
un poeta deve scrivere, s
e vuol essere alla fine in pace con se stesso.
Ciò che un uomo può essere, egli deve essere.
Abraham Maslow, Psicologo statunitense


Il miglior modo per diventare un miglior servitore degli altri è diventare persone migliori dentro. Ma per diventarlo è necessario servire gli altri.
E' dunque possibile, anzi doveroso, fare le due cose simultaneamente
Abraham Maslow

Se l'imperfetto viene definito come un male,
allora ogni cosa diviene un male, perché ogni cosa è imperfetta
Abraham Maslow


"Io posso sentirmi colpevole per il passato, apprensivo riguardo al futuro, ma posso agire solo nel presente.
L’abilità di essere nel momento presente è una componente fondamentale del benessere mentale."
Abraham Maslow



"Partendo dalle conoscenze psicologiche che abbiamo oggigiorno, è abbastanza chiaro che quella che consideriamo normalità è molto lontana da quella che Maslow chiama "la piena umanità" (full humaneness): la realizzazione completa del pieno potenziale. Viviamo in un piccolo frammento di noi stessi che chiamiamo "io", come se ci isolassimo in una sola stanza di una grande casa. Un aspetto implicito di questa autocarcerazione e allontanamento dalle altre sfaccettature della nostra esistenza è la paura: paura di tutto ciò che è dentro di noi ma che non esprimiamo o non vogliamo vedere. Quando uno dei muri che si ergono tra il nostro ego e la nostra parte ignorata si crepa - in un incubo, un'esperienza psicotica o come conseguenza dell'assunzione di droghe- la nostra paura diventa esplicita: quello che vediamo dall'altra parte del muro è minaccioso, brutto, mostruoso o maligno. Per questo è comprensibile che, quando uno sciamano si sottopone all'esperienza di un viaggio iniziatico, incontri invariabilmente demoni minacciosi o spiriti di animali. Si suppone che la sua capacità di capirsi con questi esseri sarà proporzionale al suo coraggio, giacchè solo resistendo alla paura, o ancor  di più attraverso il suo desiderio di morire, sarà capace di affrontarli".
Tratto da "Ayahuasca, il rampicante del fiume celeste", di Claudio Naranjo, psichiatra e antropologo cileno.



Maslow e la piramide dei bisogni
Ana Maria Sepe Ott 6th, 2015 


La più nota teoria motivazionale costruita sui bisogni dell’uomo è la “Piramide dei bisogni” elaborata da Maslow , il quale ha fornito una categorizzazione delle principali necessità umane, ponendole all’interno di una struttura gerarchica, dai bisogni più immaturi e primitivi, a quelli più maturi e caratteristici di civiltà evolute.

Maslow asserisce che gli individui soddisfano i loro bisogni in senso ascendente e che i bisogni di ogni livello devono essere soddisfatti, quantomeno parzialmente, affinché i bisogni di livello superiore possano manifestarsi.
L’ordine gerarchico di questi bisogni stabilisce anche l’ordine di priorità nella loro soddisfazione: l’implicazione pratica di questa concezione è che un dato elemento può servire a motivare un individuo soltanto se riesce a soddisfare il livello ancora insoddisfatto nella gerarchia dei bisogni individuali.

Maslow e la psicologia della “creatività”
La psicologia di Maslow, detta anche “della creatività”,si inserì come la “terza forza” nella psicologia americana divisa tra comportamentismo e psicoanalisi. Maslow sentì pienamente il bisogno di umanizzare di più la psicologia offrendo quindi alle persone la possibilità di scoprire il senso della vita e la loro autorealizzazione.

Maslow si orientò fin da subito sullo studio delle persone “sane e felici” e attaccò la psicologia imperante che, invece, partiva da considerazioni fatte su individui patologici e sofferenti. Maslow in sostanza vedeva l’uomo come positivo, buono e sano sostenendo che erano le esperienze negative e distruttive ad inficiarne lo sviluppo e a distoglierlo dagli scopi evolutivi dell’esistenza.

Maslow e la teoria dell’autorealizzazione
La sua teoria è quella della “autorealizzazione” che, in pratica è una ridefinizione di teorie precedenti quali quella di Goldstein (chiamata autoattualizzazione) rielaborata in seguito anche da altri quali Fromm e Horney.

In ogni caso, l’idea di fondo consiste nel vedere l’uomo come un soggetto che ha un preciso compito: quello di individuare, sviluppare e realizzare le potenzialità che sono presenti già alla sua nascita e, in questo modo, dare senso alla propria vita attraverso l’espressione della sua individualità.

Maslow raffinò ed ampliò l’antica idea di Platone del “daimon” che, in qualche modo parte dall’idea che ognuno ha dentro una sorta di “seme” in cui tutto il potenziale è già presente che, tuttavia, deve essere fatto individuato, fatto crescere e raffinato per sviluppare la sua “forma” precisa”.

Proprio in questa ottica, la psicologia umanistica considera una “colpa personale” il non dedicarsi alla propria autorealizzazione e, in un certo senso, lo sciupare la vita non portando a compimento e non sviluppando le potenzialità. Questo potenziale è grandioso ma andrà sviluppato: solo allora, si potrà comprendere quel “progetto” racchiuso.. e quell’identità che è in nuce ma che dovrà divenire.

Si fece così pian piano strada nella mente di Maslow il concetto di “motivazione” visto come una sorta di molla che spinge dall’interno a “divenire ciò che potenzialmente siamo”. La materia prima per trovare motivazione è la “creatività; ogni uomo ha una creatività che deve trovare modo di farle spazio perché è proprio la sua canalizzazione che permette di trovare senso e significato e, di conseguenza, equilibrio e sanità psichica.

Per la psicologia umanistica la “creatività” deve essere espressione della libertà che, quando viene canalizzata, aiuta l’individuo a liberarsi di tutti i condizionamenti che limitano ed amputano le sue potenzialità. In pratica, la vera rivoluzione della psicologia umanistica consiste nel considerare l’uomo il vero artefice della propria esistenza.

La psicologia di Maslow fu accolta subito con grande interesse anche dalle persone più semplici che la sentivano affine ai loro autentici problemi e, soprattutto, in grado di dare risposte.

Maslow e la sua teoria sulla capacità di superare i bisogni
La sua teoria si incentra sulla capacità dell’uomo di superare i bisogni fondamentali e di raggiungere bisogni superiori, qualcosa che ci differenzia profondamente dagli animali.

Maslow criticò le tendenze imperanti nella sua epoca di considerare l’uomo come un automa mosso da basse aspirazioni: secondo lui invece l’uomo deve trovare senso e motivazione e solo così troverà la sua sanità, ricercando identità, autonomia, desiderio di eccellere e di autorealizzarsi: Maslow sostiene che queste sono tendenze innate ed universali che l’uomo ha dentro e che non può disattendere.

Guardando infatti la storia delle società non vi è dubbio che tutte le epoche si sono caratterizzate per il tentativo di migliorarsi  e di innalzarsi rispetto a quelle precedenti.

La psicologia umanistica reca in sé un approccio olistico e vede quindi la personalità sana come un qualcosa di organizzato e di integrato lontano quindi dalla frammentazione visibile nella patologia.

Maslow fu anche il fautore di una mediazione tra gli “innatisti” e gli “ambientalisti; in effetti egli sostiene che in ogni essere umano vi sia un lato istintivo innato ma che questo potenziale sia tuttavia molto mediato dalla cultura in cui  si inserisce e cresce.



Maslow e i bisogni fisiologici
Maslow parla di bisogni e di metabisogni e specifica che i primi sono “mancanze” e seguono le leggi dell’organismo, mentre i secondi,  sono spinte verso la crescita e l’evoluzione.

Egli sostiene che vi è una gerarchia delle motivazioni in cui i bisogni fisiologici sono alla base e sono dominanti rispetto a tutte le altre esigenze. In pratica, Maslow sostiene che solo se riusciamo a risolvere i nostri bisogni fisiologici, possiamo allora essere spinti verso bisogni superiori.

Infatti, se un individuo ha fame, il suo intero organismo sarà in fibrillazione per cercare di soddisfare quel bisogno e quindi, tutte le risorse si pongono al servizio di questo scopo che è primario. In questo caso Maslow dimostrò come il bisogno sia a tutti gli effetti un organizzatore esclusivo del comportamento umano.


Maslow e la gratificazione
Parlando di bisogni.. ovviamente non si può trascurare il fatto che ogni bisogno richiede una gratificazione e che quest’ultima sia una funzione fondamentale per lo sviluppo di ogni individuo poiché libera dalla schiavitù fisiologica e permette di occuparsi di qualcosa di più elevato e creativo.

Maslow e la scala dei bisogni
Il grande psicologo umanista individuò cinque ordini di bisogni dell’uomo e li organizzò graficamente in una scala fatta a piramide con i gradoni più grandi nella parte più bassa e quelli più piccoli nella parte alta. I cinque bisogni fondamentali di Maslow possono essere così riassunti:

1) Bisogni fisiologici
Al primo posto troviamo i bisogni fisiologici: mangiare, bere, riprodursi e sopravvivere sono, ovviamente i bisogni fondamentali ed imprescindibili e, fino a che non sono soddisfatti schiavizzano l’uomo imprigionandolo nella ricerca di costante gratificazione ed appagamento degli stessi.

2) Bisogno di sicurezza
Al secondo posto ci sono i bisogni di sicurezza: stabilità, dipendenza, protezione, sostegno emotivo, rassicurazione, strutturazione di regole che siano in grado di affrontare e dare risposte contro il caos ansiogeno. Indubbiamente questi bisogni sono fondamentali nella vita di un bambino; se non vengono soddisfatti, domineranno anche l’intera vita adulta.

E’ interessante ciò che dice Maslow a proposito di questi bisogni che, quando non vengono soddisfatti diventano la base per le personalità che aderiscono in modo incondizionato alle fedi e ai valori esterni. Egli sostiene che più vi sono bisogni di sicurezza e più vi saranno pensiero rigido e dogmatico ed atteggiamento fideistico.

3) Bisogno di affetto
Al terzo posto troviamo i bisogni di affetto ed appartenenza: in questo caso Maslow parla dello stare insieme, della tendenza a stare dentro ai gruppi organizzati che sostengano e contengano emotivamente,  soprattutto quando l’identità non è ancora solida. In realtà il bisogno di affetto, di sostengo e di riconoscimento è fondamentale per gli esseri umani perché permette di non sentirsi sradicati ma di appartenere a qualcuno e a qualche gruppo e di poter contare su questi.

4) Bisogno di autostima
Al quarto posto Maslow sistema il bisogno di stima e di autostima: non vi sono dubbi che per ogni uomo  sia fondamentale sentire la stima e il valore. In questa categoria possiamo  mettere anche  la fiducia, il rispetto, la reputazione, la dignità e tutto ciò che ha a che fare con l’apprezzamento.

5) Bisogno di autorealizzazione
Al quinto posto troviamo il bisogno di autorealizzazione: con questo Maslow indica l’affermazione personale e il desiderio di autocompiacimento che si ottiene nel momento in cui il proprio potenziale riesce ad esprimersi e a mostrarsi al mondo. L’autore sostiene che in questo ultimo gradino vi sia sostanzialmente il bisogno di “divenire” ciò che si è.

Per Maslow la caratteristica principale di una persona autorealizzata è la creatività termine con il quale ovviamente l’autore non intende il talento artistico ma il desiderio di migliorarsi e di fare qualcosa che derivi da sé.


Maslow e gli aspetti della creatività
Nel suo testo: “Verso una psicologica dell’essere”  egli sostiene che la creatività ha praticamente tre aspetti;

Il primo viene definito  “lo sguardo spontaneo del bambino” che è aperto a qualsiasi esperienza.
Il secondo è la capacità di integrazione degli opposti; Maslow sostiene che la personalità creativa è anche unificante ed integrante e quindi “risanante”.
Il terzo è dato dall’apertura della personalità creativa che è in grado di ricercare valori quali la giustizia, la bontà e la verità.

Maslow ha avuto il grande merito di lavorare sul bisogno di crescere e di evolvere dell’individuo, qualcosa che è presente in ogni essere umano a meno che non venga amputato attraverso esperienze tragicamente distruttive.

Maslow richiama l’umanità ad una sfida: anziché restare schiava di bisogni bassi che non portano a nessuna crescita, l’essere umano deve cercare costantemente di individuare le sue potenzialità e di renderle operative.

piramide-di-maslow

http://psicoadvisor.com/maslow-e-la-piramide-dei-bisogni-566.html











martedì 15 maggio 2012

Sassure. è il mondo delle Parole a “creare” il mondo delle Cose

La condizione in quanto "Umana".
In questa società del bisogno c'è ancora spazio per il desiderio?

Sassure. è il mondo delle Parole a “creare” il mondo delle Cose

Che un nome, per quanto confuso, designi una persona determinata, in questo consiste esattamente il passaggio allo stato umano. Se si dovesse definire in quale momento l’uomo diventa umano, diremmo che è nel momento in cui, per quanto poco, entra nella relazione simbolica
Così definisce Lacan il passaggio dallo stato biologico allo stato umano, un Nome, un significante primo che qualifica un Soggetto nell’ordine Simbolico, nell’ordine del linguaggio.


Un Poeta proverbiale declama:
Tra l'uomo e l'amore
C’è la donna
Tra l’uomo e la donna
C’è il mondo
Tra l’uomo e il mondo
C’è un muro.

Dunque tra l’uomo e il mondo c’è il muro del simbolico, il muro del linguaggio. Le cose tutte acquistano esistenza e senso perché nominate, tutto l’universo che ci circonda e l’universo che ci riguarda – il nostro corpo – tutto è ricoperto da Significanti.
Un grande linguista (Sassure) poté affermare che alla fin fine è il mondo delle Parole a “creare” il mondo delle Cose.
Un grande antropologo (Levi Strauss) è andato ancora più avanti affermando che il linguaggio è ciò che fa struttura per l’essere umano, vale a dire che è il linguaggio che ci ha permesso di determinare i nostri rapporti relazionali, i nostri rapporti di parentela. Sono i significanti che ci consentono di relazionare con l’Altro in maniera differenziata, diversificata a seconda del valore dato, del senso dato al Significante stesso.

A partire dalla nascita

Dal mondo del linguaggio possiamo attingere per dare consistenza e senso prima all’embrione poi al feto fino alla nascita. Tutti questi significati immaginari sono molto importanti in quanto servono a creare lo spazio mentale necessario alla venuta al mondo del bambino Reale, ma quello che qui vogliamo mettere in evidenza è che il bambino ancora prima di nascere già esiste e ha preso forma nel mondo delle parole, è già creato, se vogliamo “costruito”nel discorso dell’Altro materno, paterno, nella loro fantasia nel loro desiderio: mi piacerebbe che diventasse avvocato, che fosse biondo, che assomigliasse alla mamma e così via.
Prima ancora di nascere il bambino è immerso, oltre che nel liquido amniotico, anche nell’Universo del linguaggio, quando uscirà dal tunnel del canale uterino verrà catapultato nel mondo che non ha più a che fare con la Natura ma si troverà nel Mondo della Cultura, vale a dire dove ogni oggetto, ogni elemento esiste alla luce della parola che lo qualifica e lo nomina.
Nell’universo del linguaggio dunque anche il nuovo nato trova la sua immediata collocazione, in quanto fin da subito un Significante lo rappresenta, lo nomina nel discorso degli altri, vale a dire il Nome proprio, un Significante Primo con cui verrà iscritto all’anagrafe, con cui verrà riconosciuto, un nome che lo accompagnerà per tutta la vita e che verrà posto come memoria storica, alla fine della stessa, sulla sua lapide.
La questione però che qui vogliamo evidenziare e che ci interessa è che, nel momento in cui taglieranno il cordone ombelicale, gli faranno il primo bagnetto, lo colmeranno di panni e di affetto chiamandolo con quel Nome, lui non sa che quel Nome gli appartiene.
Questa è l’essenza della realtà in quanto “umana”a cui la nascita biologica non basta per essere umani, per il fatto di essere Parlanti fin da subito l’uomo sperimenta una condizione di alienazione: l’alienazione viene ad essere la condizione originaria strutturale. Alla nascita dunque si entra nel mondo delle Parole senza saperne niente, sarà l’Altro tutti gli altri della parola che lo avvieranno lungo il cammino della conoscenza, del sapere, ma Lacan va ancora più avanti e ci dice che la conoscenza non basta, la RI/NASCITA è tale se avviene nell’ordine del senso, vale a dire che ogni nuovo nato, uno per uno, può accedere alla propria soggettività nel momento in cui a tutti i Significanti con cui viene bombardato darà un proprio significato, un proprio senso a partire proprio da quel significante primo il NOME.

Allora la condizione alienante originaria è ciò che avvia all’esigenza vitale della Domanda.
C’è fin da subito un passaggio che potremo definire spiacevole, traumatico dal bisogno alla domanda.


Con il termine bisogno intendiamo il soddisfacimento degli appetiti basali, le esigenze vitali che condividiamo con gli altri esseri animali, vale a dire quelle esigenze naturali garanzia della sopravvivenza della specie e dell’individuo.

Dunque finché il bambino resta nella pancia della madre il bisogno a tutti gli effetti è garantito: il nutrimento e il calore di cui necessita il suo organismo lo riceve direttamente dalla madre stessa. La nascita pone fine a questa condizione di omeostasi, di beanza intrauterina, pone termine all' "ERA" del bisogno e fa scattare l' "ERA" della domanda.

Il distacco dal corpo della madre introduce immediatamente una Mancanza, un Vuoto, una Perdita, qualcosa di quella beatitudine indicibile viene persa per sempre.
Allora il pianto che fin da subito caratterizza il suo ingresso nel mondo è già domanda, domanda all’Altro, appello all’Altro nella speranza se vogliamo di ripristinare quella condizione idilliaca persa per sempre.

Dunque il passaggio dal bisogno alla domanda è immediato, l’ingresso nell’ordine simbolico è immediato, è la mancanza fin da subito sperimentata a far scattare la domanda attraverso il pianto come richiesta di quel qualcosa perso per sempre e che non si potrà mai definire. Lacan ne parla nei termini di “perdita d’oggetto” un oggetto indicibile e proprio perché indicibile induce alla domanda indefinita, generalizzata, sarà la risposta dell’Altro a qualificare la domanda stessa, a restringere il campo della domanda.

Facciamo un esempio:
Se il bambino piange (domanda) la madre risponde, la risposta sarà per tentativi, la madre cercherà di interpretare quel pianto: fame, sete, freddo, etc… La questione che vogliamo evidenziare è che non è tanto importante il tipo d’oggetto offerto. perché alla luce di quanto detto sopra qualsiasi oggetto offerto sarà sempre un “SOSTITUTO” dell’oggetto perso per sempre,quanto il fatto che ci sia una risposta, anche se negativa, perché se vogliamo sarà la risposta ad assurgere al ruolo d’oggetto in quanto segno tangibile dell’attenzione dell’Altro materno, paterno, segno tangibile del loro amore.

Dice Lacan che la domanda alla fin fine è sempre e solo domanda d’amore.
La risposta allora può essere anche e solo dell’ordine della presenza, può bastare anche un semplice “ Sono qui”.
Ma il bambino in verità non domanda soltanto la presenza ma anche l’assenza. Ricordiamoci che il bambino con la domanda è entrato nell’ordine simbolico e il simbolo è ciò che sostituisce l’oggetto reale, domandare l’assenza allora acquista un’enorme valenza, vale a dire poter accedere alla simbolizzazione dell’oggetto Altro: materno, paterno etc., cioè memorizzare tali oggetti che continuano ad esistere anche quando non sono presenti.

Porto un esempio: ad un incontro che feci tempi fa a dei genitori di una scuola materna, una madre fece un intervento per portare a conoscenza la sua preoccupazione che riguardava proprio il fatto che spesso il suo bambino se ne stava tranquillamente da solo nella sua cameretta a giocare e lei sentiva la necessità di andare a verificare.
Domanda dell’assenza, dunque, è l’assenza che consente al bambino di simbolizzare nel caso dell’esempio riportato l’oggetto madre e allora potremo dire che quel “Sono qui” acquisterà tutto il suo valore vitale proprio nel momento in cui tale oggetto è assente, in quanto c’è già simbolizzato nel bambino.
Dare l’opportunità di emancipazione rispetto alla domanda della Presenza significa dare spazio per il DISTACCO DALL’ALTRO, significa introdurre una distanza necessaria per poter consentire di guardare oltre l’Altro, al di là dell’Altro. Questo non vuol dire che il bambino non formulerà più domanda d’amore, questa l’accompagnerà per tutta la vita, ma soltanto consentire che questa domanda della presenza possa articolarsi insieme alla domanda dell’assenza, chiedere cioè all’Altro il permesso di poter accedere al DESIDERIO

Il desiderio per esistere necessita della mancanza, si desidera qualcosa o qualcuno quando non c’è, il desiderio si nutre solo di mancanza.
Potremo in ultima analisi dire che la domanda della presenza e dell’assenza è sempre domanda d’amore e di desiderio.
L’amore dell’Altro come segno tangibile allora è tale quando riesce a farsi da parte per lasciare libera la via d’accesso al desiderio. L’uomo non è umano, per riprendere l’espressione di Lacan, senza desiderio, il desiderio è ciò che ha di più peculiare: a ciascuno il suo desiderio e sarà la scoperta del proprio desiderio che potrà dare senso, forma, qualità a quel SIGNIFICANTE I° da cui siamo partiti, vale a dire il NOME.

I bambini fanno tante domande, la loro curiosità è insaziabile, spesso l’adulto si stanca di rispondere ai mille perché dei bambini, ma se vogliamo alla fin fine ciò che il bambino chiede è proprio il permesso di “poter desiderare”.
E’ in tutta la necessità vitale del sapere e della conoscenza che si insinua il proprio Essere Soggetto desiderante in quanto mancante alla luce di quella alienazione originaria di cui abbiamo parlato, che porta a chiedersi : " ma io cosa desidero per me! Come voglio qualificare la mia vita!"
Ricorda ad Alice il Coniglio, stiamo parlando del libro “Alice nel Paese delle meraviglie”, :”Sono io il Padrone del Significante (Il Nome) e del significato (Il Senso) che connota, qualifica il mio nome a all’interno del quale il mio Essere ha preso Forma.”
Dal bisogno, alla domanda, al desiderio si articola allora il percorso logico dell’essere in quanto umano, in quanto parlante. Un percorso di ricerca di una soggettività abitata che chiede di essere sempre provata, verificata, perché il desiderio come un folletto si nasconde e riappare e difficilmente si lascia afferrare, ma anche se lo si afferra richiede di essere migliorato, perfezionato, qualcosa sempre fa scarto, manca ed è proprio questa incompletezza che gli permette di restare sempre vivo.

Si può ancora parlare di desiderio?

Diceva Oscar Wilde: viviamo in un’epoca in cui il superfluo è l’unica nostra necessità”
Se il linguaggio è ciò che fa struttura per l’essere umano, di quale parola siamo continuamente bombardati? Quale discorso i mass-media ci propina in maniera ridondante? Se prestassimo un po’ d’attenzione sembrerebbe che l’oceano di parole in cui siamo immersi siano finalizzate a produrre un tipo di comunicazione che non deve indurre alla domanda ma che abbia il preciso intento di riproporre il bisogno.
La riproposizione del bisogno comporta che tutti gli oggetti acquistino una valenza vitale come se la rinuncia ad uno di essi comportasse il rischio di compromettere la sopravvivenza della specie in quanto umana e della vita di ognuno.
Linguaggio dunque al servizio della massificazione, della globalizzazione dove non c’è più posto per la domanda e tanto meno per il desiderio particolare a ciascuno.
Se l’essere umano potesse ri/completarsi attraverso la ridondanza del linguaggio delle immagini che propone il bisogno degli oggetti, questa è sicuramente l’epoca giusta. Se l’essere umano fosse riconducibile solo alle esigenze vitali del bisogno, questa è sicuramente l’epoca giusta; ma il ben-essere proposto ricondotto e incanalato sul piano dell’avere sembra invece produrre un disagio, un malessere che si riscontra a livello generalizzato.
Il linguaggio del bisogno comprime la dimensione cronologica del tempo, tutto diventa contingente e vitale, tutto deve essere consumato velocemente, tutto deve essere riempito.

C’è un tempo – dice Lacan – che non può essere oggettivato ed è il tempo logico che si qualifica in tre scansioni in cui la dimensione cronologica di ciascuna è subordinata alla logica soggettiva di ognuno: l’istante di vedere, il tempo di comprendere e il momento di concludere.
In questa nostra civiltà sembra non sia più possibile rispettare il tempo di comprendere in quanto sollecitati sul versante di concludere, abbagliati dall’istante di vedere.

Il mercato dei consumi impone, come un SUPUR-EGO spietato l’azione ad ogni costo, il consumo ad ogni costo per essere al passo con i tempi stabiliti da quella che la Roudinesco (psicoanalista francese) definisce ”Società liberale depressiva”.
La depressione di cui si rileva il forte aumento tanto da essere elevata al grado di malattia del nostro tempo, una specie di virus contagioso, evidenzia come il Soggetto all’interno della globalizzazione che impone un livellamento di condizioni, una eliminazione dei limiti e dei divieti, una uguaglianza pre/stabilita e non conquistata, si ritrova “PERSO” della possibilità della ricerca del suo “SENSO” di esistenza; allora cerca nell’uso di sostanze, nel culto dell’immagine, nella competizione fondata sulla materialità, una felicità impossibile.
Lo spostamento dell’attenzione dal Reale dell’uomo, dal suo Essere, dall’Etica, verso il versante dell’Avere e dunque delle etichette indispensabili per non impattare con il fantasma dell’esclusione, non fanno che mettere in primo piano l’aumento del disagio e del malessere che trovano espressione tra l’altro nel panico, nell’aggressività e nella violenza.
“Il disagio della civiltà” di cui Freud già ci metteva in guardia, ci induce ad interrogarci se l’essere in quanto umano può ancora essere considerato Soggetto in grado di portare avanti un suo desiderio peculiare, personale fosse anche in antitesi con i modelli e le maschere imposte dalle leggi del mercato.

Dott. Maria Marcella Cingolani 

http://www.ascolto-ansia.it/psicologia_riflessioni/psicologia-desiderio.html





martedì 28 febbraio 2012

Friedrich Engels. Ogni giorno esistono centinaia di esseri umani che, abbindolati dai mezzi di comunicazione, darebbero persino la vita per gli stessi uomini che li sfruttano da generazioni

La profezia di Friedrich Engels, 1887.
"Non è possibile alcuna altra guerra per la Prussia-Germania, eccetto una guerra mondiale e una guerra mondiale di un'estensione e di una violenza davvero finora impensabili, in cui da otto a dieci milioni di soldati si massacreranno l'un l'altro e nel fare questo devasteranno l'intera Europa finché non l'avranno resa più spoglia di quanto qualsiasi sciame di locuste abbia mai fatto. La devastazione della guerra dei Trent'anni concentrata in soli tre o quattro anni e distribuita sull'intero continente; fame, pestilenza, disperazione generale di entrambi gli eserciti e di tutte le persone civili, causata da un grande dolore; disperata confusione dei nostri meccanismi nel commercio, nell'industria e nei crediti bancari, per finire in una bancarotta generale, nel collasso dei vecchi Stati e della loro tradizionale saggezza statale, fino al momento in cui le corone rotoleranno a dozzine sui pavimenti e non ci sarà nessuno a raccoglierle. E' assolutamente impossibile prevedere come andrà a finire e chi uscirà vittorioso dallo scontro; solo una cosa è assolutamente certa: lo sfinimento generale e lo stabilirsi delle condizioni per la vittoria finale della classe operaia".
Friedrich Engels, 1887.


Friedrich Engels, Teoria della violenza.
"Giacché Robinson ha potuto procurarsi una spada possiamo altrettanto ammettere che Venerdì compaia un bel mattino con una rivoltella carica in mano, e allora tutto il rapporto di "violenza" si rovescia: Venerdì comanda e Robinson è costretto a sgobbare. Dunque, la rivoltella trionfa della spada ed anche il più puerile amante di assiomi capirà certo che la violenza non è un semplice atto di volontà, ma esige, per la sua messa in atto, condizioni preliminari molto reali, in particolare strumenti, di cui il più perfetto ha il sopravvento sul meno perfetto; che inoltre questi strumenti devono venir prodotti, il che significa che anche il produttore di strumenti di di violenza più perfetti, grossolanamente parlando, delle armi, ha il sopravvento sul produttore dei meno perfetti e che in una parola la vittoria poggia sulla produzione di armi, e questa a sua volta sulla produzione in generale, dunque... sulla "potenza economica", sull'ordine economico, sui mezzi materiali che sono a disposizione della violenza."
Friedrich Engels, Teoria della violenza


IL RAPPORTO TRA STRUTTURA ECONOMICA E LE DIVERSE SOVRASTRUTTURE (ENGELS)
 Il materialismo dialettico.
"L'evoluzione politica, giuridica, filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc. poggia sull'evoluzione economica. Ma esse reagiscono tutte l'una sull'altra e sulla base economica. Non è che la situazione economica sia causa essa sola attiva e tutto il resto nient'altro che effetto passivo. Vi è al contrario azione reciproca sulla base della necessità economica che, in ultima istanza, sempre s'impone."
Friedrich Engels


"L'imposta in quanto tale grava in modo diseguale sulle differenti classi del paese. Per i poveri è un onere insopportabile, mentre sui ricchi incide in modo insignificante. [...] Non appena il paese sarà conquistato alla democrazia sociale, non passeranno pochi mesi, anzi poche settimane, e la bandiera rossa sventolerà dalle Tuileries all'Eliseo. Soltanto allora sarà possibile abbattere dalle fondamenta il vecchio e oppressivo sistema finanziario con un colpo solo che spazzi via il debito nazionale e introduca un sistema di imposte dirette e progressive e altre misure di carattere non meno energico".
Friedrich Engels


Ogni giorno esistono centinaia di esseri umani che, abbindolati dai mezzi di comunicazione, darebbero persino la vita per gli stessi uomini che li sfruttano da generazioni
Friedrich Engels


LA MORALE MUTA AL MUTARE DELLA SOCIETA' (ENGELS)
"Noi respingiamo ogni pretesa di imporci una qualsiasi dogmatica morale come legge etica eterna, definitiva, immutabile nell'avvenire, col pretesto che anche il mondo morale abbia i suoi princìpi permanenti, che stanno al di sopra della storia e delle differenze tra i popoli. Affermiamo per contro, che ogni teoria morale sinora esistita è, in ultima analisi, il risultato della condizione economica della società del tempo. E come la società si è mossa sinora sul piano degli antagonismi di classe, così la morale è sempre stata una morale di classe; o ha giustificato il dominio e gli interessi della classe dominante, o, divenuta la classe oppressa sufficientemente forte, ha rappresentato la rivolta contro questo dominio e gli interessi futuri degli oppressi (...) Ma non abbiamo ancora superato la morale di classe. Una morale che superi gli antagonismi delle classi e le loro sopravvivenze nel pensiero, una morale veramente umana è possibile solo a un livello sociale in cui gli antagonismi delle classi non solo siano superati, ma siano anche dimenticati per la prassi della vita."
Friedrich Engels, dall'Antidühring



LA LIBERA CONCORRENZA E LA LOTTA PER L'ESISTENZA SI TROVANO NEL REGNO ANIMALE (ENGELS)
"Nei paesi industriali piú progrediti noi abbiamo domato le forze naturali e le abbiamo costrette al servizio degli uomini; abbiamo cosí moltiplicato all’infinito la produzione, tanto che un fanciullo oggi produce piú di quello che producevano ieri cento adulti. E quali sono i risultati? Crescente sopralavoro e miseria crescente delle masse, e una grande crisi ogni dieci anni. Darwin non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il piú alto prodotto storico, sono lo stato normale del regno animale.
Solo un’organizzazione cosciente della produzione sociale nella quale si produce e si ripartisce secondo un piano può sollevare gli uomini al di sopra del restante mondo animale sotto l’aspetto sociale di tanto, quanto la produzione in generale lo ha fatto per l’uomo come specie. L’evoluzione storica rende ogni giorno piú indispensabile, ma anche ogni giorno piú realizzabile una tale organizzazione.
Essa segnerà la data iniziale di una nuova epoca storica nella quale l’umanità stessa, e con essa tutti i rami della sua attività, in particolare la scienza della natura, prenderanno uno slancio tale da lasciare in una profonda ombra tutto ciò che c’è stato prima."
Friedrich Engels. Dialettica della natura


È PIÙ UTILE LO SCONTRO DI PIAZZA O LA COSTRUZIONE DELL'ORGANIZZAZIONE RIVOLUZIONARIA? (ENGELS)
"E’ passato il tempo dei colpi di sorpresa, delle rivoluzioni fatte da piccole minoranze coscienti alla testa di masse incoscienti. Dove si tratta di una trasformazione completa delle organizzazioni sociali, ivi devono partecipare le masse stesse; ivi le masse stesse devono già aver compreso di che si tratta, per che cosa danno il loro sangue e la vita… Ma affinché le masse comprendano quel che si deve fare è necessario un lavoro lungo e paziente, e questo lavoro è ciò che noi stiamo facendo adesso. [...]
Le ribellioni vecchio stile, la lotta di strada con le barricate, che sino al 1848 erano state l’elemento decisivo in ultima istanza, erano considerevolmente invecchiate. Questo processo era accaduto perché la borghesia ed il governo apparivano temere molto di più l’azione legale che l’azione illegale del partito operaio, più le vittorie elettorali che quelle della ribellione. [...]
Vuol dire ciò che nell’avvenire la lotta di strada non avrà più nessuna funzione? Assolutamente no. Vuol dire soltanto che dal 1848 le condizioni sono diventate molto più sfavorevoli ai combattenti civili e molto più favorevoli all’esercito. Una futura lotta di strada potrà dunque essere vittoriosa soltanto se questa condizione sfavorevole verrà compensata da altri fattori."
Friedrich Engels dalla prefazione a "Le lotte di classe in Francia"


In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all'Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell'isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà
Friedrich Engels



IL MONDO MATERIALE È IL SOLO MONDO REALE! (ENGELS)
"Il mondo materiale, percepibile dai sensi e a cui noi stessi apparteniamo, è il solo mondo reale. La nostra coscienza e il nostro pensiero, per quanto appaiano soprasensibili, sono il prodotto di un organo materiale, corporeo, il cervello. La materia non è un prodotto dello spirito, ma lo spirito stesso non è altro che il più alto prodotto della materia."
Friedrich Engels


"Giacché Robinson ha potuto procurarsi una spada possiamo altrettanto ammettere che Venerdì compaia un bel mattino con una rivoltella carica in mano, e allora tutto il rapporto di "violenza" si rovescia: Venerdì comanda e Robinson è costretto a sgobbare. Dunque, la rivoltella trionfa della spada ed anche il più puerile amante di assiomi capirà certo che la violenza non è un semplice atto di volontà, ma esige, per la sua messa in atto, condizioni preliminari molto reali, in particolare strumenti, di cui il più perfetto ha il sopravvento sul meno perfetto; che inoltre questi strumenti devono venir prodotti, il che significa che anche il produttore di strumenti di di violenza più perfetti, grossolanamente parlando, delle armi, ha il sopravvento sul produttore dei meno perfetti e che in una parola la vittoria poggia sulla produzione di armi, e questa a sua volta sulla produzione in generale, dunque... sulla "potenza economica", sull'ordine economico, sui mezzi materiali che sono a disposizione della violenza."
Friedrich Engels, Teoria della violenza



LA CENTRALITÀ FONDAMENTALE DEL MATERIALISMO DIALETTICO (ENGELS)

Le tre leggi della dialettica:
"La legge della conversione della quantità in qualità e viceversa.
La legge della compenetrazione degli opposti.
La legge della negazione della negazione."
Friedrich Engels, "Dialettica della natura", 1883


Engels enuncia le tre leggi della dialettica (la legge della conversione della quantità in qualità, la legge della compenetrazione degli opposti e la legge della negazione della negazione) non solo come ‘leges mentis’ (leggi poste dalla mente), giacché, se il loro àmbito di applicazione fosse esclusivamente questo, resteremmo chiusi nel cerchio magico del soggettivismo epistemologico kantiano, ma anche, e innanzitutto, come ‘leges entis’ (leggi della realtà stessa). Questa è la tesi fondamentale del materialismo dialettico. Una tesi che, a causa delle sue conseguenze rivoluzionarie, la borghesia attacca in tutti i modi, con tutti i mezzi ed in tutti i campi del sapere da almeno 160 anni; una tesi che i filosofi della borghesia (quale che sia la famiglia filosofica di appartenenza) combattono con tutte le armi a loro disposizione (non escluse quelle del fideismo e della superstizione); una tesi che tutti coloro che hanno sottoposto a revisione il marxismo hanno sempre cercato di stemperare, deformare, adattare, svuotare del suo duro contenuto materialistico.




«Lo stato, poiché è nato dal bisogno di tenere a freno gli antagonismi di classe, ma contemporaneamente è nato in mezzo al conflitto di queste classi, è di norma lo stato della classe più potente, economicamente dominante che, per mezzo suo, diventa anche politicamente dominante e così acquista un nuovo strumento per tener sottomessa e per sfruttare la classe oppressa. Ad un determinato grado dello sviluppo economico, legato alla divisione della società in classi e proprio a causa di questa divisione, lo stato è diventato necessario. Ma ora ci avviciniamo ad uno stadio di sviluppo in cui l'esistenza delle classi non solo ha cessato di essere una necessità, ma diventa un ostacolo alla produzione. Perciò esse cadranno così inevitabilmente come sono sorte. E con esse cadrà ineluttabilmente lo stato. La società che riorganizza la produzione in base ad una libera ed uguale associazione di lavoratori, relega l'intera macchina statale nel posto che da quel momento le spetta, cioè nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all'ascia di bronzo».
Friedrich Engels




LA VITA RIVOLUZIONARIA DI FRIEDRICH ENGELS

"Ci si domandava: Che cosa è Dio? E la filosofia tedesca ha risposto: è l'uomo."

Socialista, nato a Barmen il 28 novembre 1820 da famiglia borghese politicamente conservatrice.
Nel 1838 Engels, senza aver completato le scuole superiori, fu costretto da circostanze familiari a trovarsi un lavoro in un'impresa commerciale come impiegato a Brema. Gli affari commerciali non hanno impedito a Engels di proseguire la sua educazione politica e scientifica. Iniziò a disprezzare l'autocrazia e la tirannia dei burocrati quando ancora era studente. Lo studio della filosofia lo portò oltre. A quel tempo gli insegnamenti di Hegel dominavano la filosofia tedesca, ed Engels divenne un suo seguace. Per quanto Hegel fosse un ammiratore dello Stato autocratico prussiano, al cui servizio fu docente all'Università di Berlino, i suoi insegnamenti erano rivoluzionari. La fede hegeliana nella ragione umana e nei suoi diritti e le fondamentali tesi della sua filosofia sul fatto che l'universo è sempre in un costante processo di cambiamento e sviluppo, portarono alcuni filosofi berlinesi suoi discepoli – quelli che si rifiutavano di accettare la situazione esistente – a concepire l'idea che la lotta contro questa situazione, la lotta contro l'ingiustizia del presente e i suoi mali prevalenti, avesse anch'essa radici nella legge dell'eterno sviluppo.

Mentre accettarono l'idea dell'eterno processo di sviluppo, Marx ed Engels rigettarono i suoi preconcetti idealistici; in relazione alla vita reale, essi videro che non è lo sviluppo della mente che spiega lo sviluppo della natura ma che, al contrario, la spiegazione dello sviluppo mentale può essere derivata dalla natura, dalla materia... a differenza di Hegel e di altri hegeliani, Marx ed Engels furono materialisti. Insieme agli studi filosofici Engels cominciò a intraprendere, pur senza porre fine alle sue attività commerciali, un'attività di propaganda di idee radicali e socialiste in articoli di giornale e discorsi. Dopo aver lavorato come commesso a Bremen ed essere stato arruolato come soldato volontario a Berlino per un anno (nel 1842), si trasferì per due anni a Manchester, dove suo padre era co-proprietario di un'impresa cotoniera.

Qui Engels non stette tutto il tempo seduto in ufficio ma vagabondò per i sobborghi nei quali i lavoratori vivevano ingabbiati ed ebbe modo di vedere con i propri occhi la miseria e la povertà in cui questi versavano. Ma non si limitò alle sole considerazioni personali. Lesse tutto ciò che era già stato precedentemente rilevato da altri sulla condizione del proletariato inglese e studiò accuratamente tutti i documenti ufficiali che poté procurarsi. Il risultato di questi studi e di queste osservazioni fu la stesura di un libro apparso nel 1845: La Condizione della classe operaia in Inghilterra.

Già prima di Engels molte persone avevano descritto le sofferenze del proletariato ed indicato la necessità di aiutarlo. Engels fu però il primo a dire che il proletariato non era semplicemente una classe sofferente e che è, infatti, la vergognosa condizione economica in cui vive il proletariato a guidarlo in modo inarrestabile verso la sua lotta per la definitiva emancipazione, la quale poteva arrivare solo attraverso il socialismo.

Nel 1844 lavorò per il Deutsch-Französische Jahrbücher, pubblicato a Parigi da Arnold Ruge e Karl Marx. Lo stesso anno tornò a Barmen e l'anno successivo partecipò all'assemblea comunista organizzata da Moses Hess a Elberfeld. Quindi, fino al 1848, visse tra Parigi e Bruxelles. Nel 1846 si unì, con Marx, alla Lega dei Comunisti (organizzazione segreta tedesca) e rappresentò i comunisti parigini ai due congressi che la Lega tenne a Londra nel 1847.

Su istruzione della Lega egli scrisse, con Marx, il Manifesto Comunista indirizzato ai "proletari di tutti i paesi", pubblicato pochi mesi prima della rivoluzione del febbraio 1848. Nel 1848 e nel 1849 Engels lavorò a Colonia per la Neue Rheinische Zeitung pubblicata da Marx, e, dopo la sua soppressione, contribuì nel 1850 alla Politisch-oekonomische Revue. Egli assistette alle rivolte di Elberfeld, Palatinate e di Baden e partecipò come volontario alla campagna di Baden-Palatinate. Dopo la sconfitta dei ribelli di Baden, Engels tornò in Inghilterra come rifugiato e riprese a lavorare a Manchester nell'impresa del padre. Con questo suo lavoro egli rese possibile a Marx la continuazione della stesura del Capitale. Nel 1869 egli decise di ritirarsi dagli affari e l'anno seguente raggiunse l'amico e compagno Marx a Londra.

I due ripresero a lavorare congiuntamente. Il risultato di questa "ri-unificazione" fu, per Marx, il Capitale, il più grandioso lavoro di politica economica dei nostri tempi, e, per Engels, uno svariato numero di lavori fondamentali come La guerra dei contadini in Germania (1850), Rivoluzione e controrivoluzione in Germania (1852), Anti-Dühring (1878), L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza (1880), Storia e lingua dei Germani (1882), Dialettica della natura (1883), L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1884), Ludwig Feuerbach e il punto d'approdo della filosofia classica tedesca (1886). Engels, con questi scritti, si occupò di problematiche scientifiche più generiche e di diversi fenomeni del passato e del presente, analizzati nell'ottica della concezione materialistica della storia e dell'economia politica marxiana.

Durante il lungo periodo passato in Inghilterra, Engels non smise mai di lavorare per l'Internazionale, sorta nel 1864, all'interno della quale ricoperse il ruolo di Segretario per l'Italia, la Spagna e il Portogallo. Marx morì prima di poter dare gli ultimi ritocchi al suo vasto lavoro sul capitale. Le linee generali conclusive erano però già state tracciate e, dopo la morte del suo amico, Engels si assunse l'oneroso compito di sistemare e pubblicare il secondo ed il terzo volume del Capitale. Dopo la morte di Marx, Engels continuò da solo la sua attività di leader e consigliere dei socialisti europei. I suoi consigli e le sue istruzioni erano ricercati con pari intensità sia dai socialisti tedeschi, la cui forza, nonostante le persecuzioni del Governo, cresceva con costanza e rapidità, sia dagli spagnoli, dai rumeni e dai russi, che erano costretti a ponderare e soppesare tutti i loro primi passi. Tutti loro trassero insegnamenti dal bagaglio di conoscenze e dall'esperienza dell'ormai vecchio Engels.

Frederick Engels morì a Londra il 5 agosto 1895. Con queste parole Lenin diede l'ultimo addio all'uomo che tanto fece per la costruzione di un mondo socialista: "Dopo il suo amico Karl Marx (che morì nel 1883), Engels fu il più grande scienziato e maestro del proletariato moderno dell'intero mondo civilizzato. Dal momento in cui il fato unì Karl Marx e Frederick Engels, i due amici dedicarono il lavoro di tutta una vita ad una causa comune [...] Questo severo combattente ed austero pensatore possedeva un animo profondamente affettuoso [...] Il servizio reso da Marx ed Engels al proletariato può essere espresso con queste poche parole: essi hanno insegnato alla classe operaia a conoscere se stessa e ad avere coscienza di se stessa, ed essi hanno sostituito la scienza a dei sogni. Questo è il motivo per cui il nome di Engels sarà ricordato da ogni lavoratore [...] Sia reso sempre onore alla memoria di Frederick Engels, grande lottatore e maestro del proletariato!"

[Per approfondire la vita e il pensiero di Engels si consiglia, oltre alle opere citate sopra, la lettura de: "La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels" di Hunt Tristram]















mercoledì 15 febbraio 2012

Gaston Bachelard. La conquista del superfluo dà un'eccitazione spirituale più grande che la conquista del necessario. L'uomo è una creazione del desiderio, non del bisogno

La conquista del superfluo dà un'eccitazione spirituale più grande che la conquista del necessario. L'uomo è una creazione del desiderio, non del bisogno.
Gaston Bachelard

Il tempo è una realtà racchiusa nell'istante e sospesa fra due nulla
Gaston Bachelard



Un poeta vede sempre la stessa cosa, sia che guardi al microscopio sia che guardi al telescopio.
Gaston Bachelard



"...il linguaggio umano ha una liquidità,un flusso nell'insieme, un'acqua nelle consonanti. [...] L'acqua ci apparirà come un essere totale: essa ha un corpo, un'anima, una voce.[...] L'IMMAGINAZIONE NON È, COME SUGGERISCE L'ETIMOLOGIA, LA FACOLTÀ DI FORMARE IMMAGINI DELLA REALTÀ; ESSA È LA FACOLTÀ DI FORMARE IMMAGINI CHE SUPERANO LA REALTÀ,che cantano la realtà. [...] Come dice D'Annunzio: «GLI EVENTI PIÙ RICCHI ACCADONO IN NOI ASSAI PRIMA CHE L'ANIMA SE NE ACCORGA. E, QUANDO NOI COMINCIAMO AD APRIRE GLI OCCHI SUL VISIBILE, GIÀ ERAVAMO DA TEMPO ADERENTI ALL'INVISIBILE». [...] L'esame dell'immaginazione ci porta a questo paradosso: nell'immaginazione della visione generalizzata l'acqua ha un ruolo inaspettato. Il vero occhio della terra è l'acqua. Nei nostri occhi è l'acqua che sogna. I nostri occhi non sono forse «una pozza inesplorata di luce liquida che Dio ha messo in fondo a ognuno di noi ?» "
Gaston Bachelard. Psicanalisi delle acque. Purificazione,morte e rinascita




I sistemi di credenze, per lungo tempo considerati come rappresentazione di eventi reali sono ora pensati come storie che gli esseri umani si narrano per organizzare e interpretare la loro esperienza. Dunque la” patologia” è solo una particolare struttura narrativa, e la terapia un intervento su di essa”. 
Michael White



Quante volte diciamo 
" ..Ma te la stai raccontando, te la canti e suoni da solo !!" 
Oppure "Ma ..a me la vieni a raccontare?" ecc..
Bachelard parlava di "rottura dei sistemi di premesse" 
Ognuno ha le sue epistemologie che purtroppo non sono sempre utili, e quando é cosí, vanno riparate.. 
E... Benvenuta terapia..


Carole Battilocchi



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