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lunedì 5 dicembre 2016

Scaramanzia e Superstizione. Venerdì 13 - Venerdì 17

Eptacaidecafobia.
L'eptacaidecafobia (dal greco ἑπτακαίδεκα "diciassette" e φόβος phóbos, "paura") 
è la paura del numero 17. Il numero 17, in particolare abbinato al giorno venerdì, è ritenuto particolarmente sfortunato in Italia e altri paesi di origine greco-latina. 

Esistono diversi pregiudizi legati a esso, principalmente legati alla cultura popolare e alla superstizione. In particolare il venerdì 17 è una ricorrenza considerata particolarmente sfortunata, in quanto unione di due elementi, ognuno dei quali estremamente negativo: il Venerdì Santo (giorno della morte di Gesù) ed il numero 17

Una simile situazione si ritrova nei paesi anglosassoni nei confronti del numero 13.

Già nella Grecia antica il numero 17 era aborrito dai seguaci di Pitagora 
in quanto era tra il 16 e il 18, perfetti nella loro rappresentazione di quadrilateri 4×4 e 3×6.

Nell'Antico Testamento è scritto che il diluvio universale cominciò il 17 del secondo mese 
(Genesi, 7-11). 

Sempre secondo la Bibbia, di venerdì sarebbe morto Gesù. 

Viceversa, secondo la Cabbala ebraica, il 17 è un numero propizio, poiché è il risultato della somma del valore numerico delle lettere ebraiche têt (9) + waw (6) + bêth (2), che lette nell'ordine danno la parola tôv "buono, bene".

Sulle tombe dei defunti dell'antica Roma era comune la scritta "VIXI" ("vissi", equivalente a "sono morto"...), che è l'anagramma di "XVII" che rappresenta il numero 17 nel sistema di numerazione romano.

È possibile che la paura del numero 17 derivi dalla battaglia di Teutoburgo del 9 d.c. combattuta tra i romani e i germani di Arminio e dalla distruzione delle legioni 17, 18 e 19: dopo quella data questi numeri, ritenuti infausti, non furono più attribuiti a nessuna legione.

Nella smorfia napoletana il 17 è sinonimo di "disgrazia".

È così giunta fino ai nostri giorni la credenza superstiziosa per cui il numero 17 sia un simbolo di sventura.

Venerdì 17
Il venerdì 17 è una superstizione tipicamente italiana, non riscontrabile altrove: 
nel mondo si ritrovano infatti altre date e altri numeri "negativi". 

Si è già detto di "venerdì 13" nei paesi anglosassoni, 
mentre in Spagna (paese anch'esso dalle radici latine e cattoliche), Grecia e in Sudamerica il giorno sfortunato è invece "martedì 13".

Il tema è ripreso spesso nella cultura di massa, come nei film Era di venerdì 17 (1956, diretto da Mario Soldati) e Shriek - Hai impegni per venerdì 17? 
(2001, di John Blanchard, il cui titolo originale Shriek If You Know What I Did Last Friday the Thirteenth fa riferimento invece al numero 13).

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
https://it.wikipedia.org/wiki/Eptacaidecafobia



Venerdì 17 porta davvero sfortuna?
La superstizione obbedisce a logiche del tutto irrazionali: 
i gatti neri, ad esempio, considerati nel medioevo i diabolici compagni delle streghe, 
sono animali innocui che a volte vengono addirittura maltrattati.

Perché si dice che venerdì 17 porta sfortuna?

Esistono diversi pregiudizi legati a questo giorno, in particolare in Italia e in altri Paesi di origine greco-latina. Abbinano due elementi, ognuno dei quali estremamente negativo: il Venerdì Santo (dato della presunta morte di Gesù) e il numero 17. Anche nella Smorfia napoletana il numero 17 è sinonimo di disgrazia, ma già nella Grecia antica era aborrito dai seguaci di Pitagora in quanto era tra il 16 e il 18, perfetti nella loro rappresentazione di quadrilateri 4×4 e 3×6.

Che cosa significa il termine «superstizione»?
Superstizione è una parola che deriva dal latino «superstitionem», 
composto da termini che significano – detto in soldoni – «stare sopra»: 
il termine viene impiegato da Cicerone nel «De Natura deorum» 
per indicare coloro che insistentemente si rivolgevano alla divinità con preghiere, voti e sacrifici, affinché serbassero i loro figli superstiti (cioè sani e salvi). Da qui il termine, che esprime un atteggiamento pavido, tendente a usare il soprannaturale per scamparla.

Il numero 17 è nefasto in tutte le culture?
No, secondo la Cabala ebraica, il 17 è un numero propizio, in quanto è il risultato della somma del valore numerico delle lettere ebraiche têt (9) + waw (6) + bêth (2), che lette nell’ordine danno la parola tôv, «buono, bene». Nell’Antico Testamento invece è scritto che il diluvio universale cominciò il 17 del secondo mese (Genesi, 7-11).

E nell’antica Roma?
Sulle tombe dei defunti era comune la scritta «VIXI» («ho vissuto», cioè ora «sono morto»): 
durante il Medioevo le popolazioni italiane che avevano abbandonato il latino in favore dei dialetti e che attraversavano un periodo storico caratterizzato da analfabetismo, confusero tale iscrizione con il numero 17 (rappresentato da XVII nel sistema numerico romano).

È possibile che la paura del numero 17 derivi dalla battaglia di Teutoburgo del 9 d.C., nella quale i legionari romani vennero massacrati dai germani di Arminio: furono trucidate le legioni 17, 18 e 19, quindi dopo quella data tali numeri, ritenuti infausti, non furono più attribuiti a nessuna legione.

Nei Paesi anglosassoni qual è il giorno sfortunato?
Una simile tradizione in quei Paesi si ritrova nei confronti del numero 13, forse perché esistono date di eventi storici cruenti, ad esempio la caduta di Costantinopoli in mani veneziane, il 13 aprile 1204. 

Qualcuno tira in ballo ancora i templari (la data del rogo questa volta sarebbe il 13 ottobre 1307) e sottolinea come nei vangeli il 13˚ apostolo tradisce Gesù e poi si suicida. 

Per questo si dice che anche a tavola il 13 porti male: quando i commensali sono in questo numero, il più giovane morirebbe entro l’anno. 

Nella mitologia scandinava, Loki non è tra i 12 invitati a un banchetto divino ma partecipa comunque causando la morte di Baldur, il dio buono della mitologia scandinava, innescando una serie di eventi che porteranno al «ragnarokk» (da qui la superstizione scandinava che se tredici persone si riuniscono uno di essi morirà entro un anno). Secondo qualche tradizione cristiana, infine, Satana sarebbe il 13˚ angelo.

Esistono anche motivi di ordine sessuale?
Qualcuno chiama in causa il maschilismo: il 13 è un numero riconducibile al femminile, dato che 13 sono i mesi lunari in un anno, in contrapposizione ai 12 del calendario SOLARE che è invece riconducibile alla sfera maschile. Al momento del passaggio da una società matriarcale a quella patriarcale (come le società indoeuropee e germaniche) il numero 13 sarebbe divenuto infausto.


A CURA DI CARLO GRANDE

http://www.lastampa.it/2012/02/17/cultura/domande-e-risposte/venerdi-porta-davvero-sfortuna-pepaybioLCRzl5Gyk70ywO/pagina.html

venerdì 25 settembre 2015

Onfray. Il cristiano che mangia pesce di venerdi sorride del musulmano che non mangia carne di maiale, il quale a sua volta si burla dell'ebreo che non mangia crostacei. L'ebreo fondamentalista che dondola davanti al Muro del Pianto guarda con stupore il cristiano genuflesso su un inginocchiatoio, mentre il musulmano stende il tappeto in direzione della Mecca. Tuttavia nessuno conclude che la pagliuzza nell'occhio del vicino è identica alla trave nel proprio. E che sarebbe meglio espandere lo spirito critico, così pertinente e sempre benvenuto quando si tratta degli altri, anche alla propria condotta.

Il cristiano che mangia pesce di venerdi sorride del musulmano che non mangia carne di maiale, il quale a sua volta si burla dell'ebreo che non mangia crostacei. L'ebreo fondamentalista che dondola davanti al Muro del Pianto guarda con stupore il cristiano genuflesso su un inginocchiatoio, mentre il musulmano stende il tappeto in direzione della Mecca. Tuttavia nessuno conclude che la pagliuzza nell'occhio del vicino è identica alla trave nel proprio. E che sarebbe meglio espandere lo spirito critico, così pertinente e sempre benvenuto quando si tratta degli altri, anche alla propria condotta.
M. Onfray

giovedì 14 marzo 2013

Teofrasto. La superstizione parrebbe evidentemente essere viltà di fronte agli spiriti, e il SUPERSTIZIOSO suppergiù UN TALE CHE PER EVITARE OGNI CONTAMINAZIONE SI LAVA LE MANI E SI SPRUZZA TUTTO DI ACQUA SANTA, e, ficcatasi in bocca una foglia d’alloro, gira così tutto il giorno.



Teofrasto. SUPERSTIZIONE. “La superstizione parrebbe evidentemente essere viltà di fronte agli spiriti, e il SUPERSTIZIOSO suppergiù UN TALE CHE PER EVITARE OGNI CONTAMINAZIONE SI LAVA LE MANI E SI SPRUZZA TUTTO DI ACQUA SANTA, e, ficcatasi in bocca una foglia d’alloro, gira così tutto il giorno. E se una donnola gli attraversa la via, non va oltre prima che un altro sia passato di là, o che egli stesso abbia gettato tre sassi oltre quel tratto di strada. E, se vede una serpe, se è una ‘pareias’, invoca Sabadio, se è un serpete sacro, erige subito in quel posto un tabernacolo di eroe. E, passando, non manca di versar olio dalla sua ampollina sulle pietre lucide dei trivi, e NON PROCEDE OLTRE SENZ’ESSERSI INGINOCCHIATO E AVER FATTO LA SUA PREGHIERA. E, se un topo gli ha roso un sacco di farina, VA A CHIEDER CONSIGLIO ALL’INTERPRETE DEL DIRITTO SACRO, e, se questi gli risponde che lo dia a ricucire al cuoiaio, non gli dà retta, anzi, voltategli le spalle, COMPIE UN SACRIFICIO LUSTRALE. Ed è capace di purificare ogni momento la casa, dicendo che con una malia gli hanno portato Hecate dentro. E SE, MENTRE PASSA, STRILLANO LE CIVETTE, SI TURBA TUTTO E TIRA INNANZI SOLO DOPO AVER ESCLAMATO: «ATHENA È PIÙ FORTE». Né s’induce a salire sur un sepolcro o a visitare un morto o una puerpera, ma SI SCUSA DICENDO CHE A LUI IMPORTA NON CONTAMINARSI. E i quattro e i sette di ogni mese, dopo aver ordinato ai suoi di preparare del vino caldo, va a comprare rami di mirto, incenso, focacce, e, rincasato, passa tutto il giorno a inghirlandare gli Ermafroditi. E, se ha un sogno, va dagli interpreti di sogni, dagli spiegatori di sacrifici, dagli àuguri, per chiedere quale dio o dea debba pregare. E va ogni mese con la moglie (o, se la moglie non ha tempo, con la balia) e con i figlioli a farsi iniziare dai ministri dei misteri orfici. [E costui parrebbe anche appartenere a quella specie di persone che con ogni cura fanno abluzioni in riva al mare]. E, se mai vede coronato d’aglio uno di quei che stanno nei trivi, scappa via a bagnarsi la testa e, fatte venire sacerdotesse, le invita a purificarlo con [radica forte o con] un cagnolino. E, se vede un pazzo o un epilettico, rabbrividendo si sputa in grembo.”
TEOFRASTO (371 – 287 a.C.), “I caratteri”, testo, introd., trad. e commento (1919) di Giorgio Pasquali, II ed. curata da Vittorio de Falco (postilla all’introd.), Rizzoli, Milano 1979 (I ed. Sansoni, Firenze 1956), XVI. ‘La superstizione’, pp. 26 – 29.



μέλει δεισιδαιμονία δόξειεν ν εναι δειλία πρς τ δαιμόνιον, δ δεισιδαίμων τοιοτός τις, οος ˂ἐπ τ μὴ˃ πιχρωσθναι πονιψάμενος τς χερας κα περιρρανάμενος π ερο δάφνην ες τ στόμα λαβν οτω τν μέραν περιπατεν. κα τν δν ἐὰν περδράμ γαλ, μ πρότερον πορευθναι, ως διεξέλθ τις λίθους τρες πρ τς δο διαβάλ. κα ἐὰν δ φιν ν τ οκί, ἐὰν παρείαν, Σαβάδιον καλεν, ἐὰν δ ερόν, νταθα ρον εθς δρύσασθαι. κα τν λιπαρν λίθωντν ν τας τριόδοις παριν κ τς ληκύθου λαιον καταχεν κα π γόνατα πεσν κα προσκυνήσας παλλάττεσθαι. κα ἐὰν μς θύλακον λφίτων διαφάγ, πρς τν ξηγητν λθν ρωτν, τί χρ ποιεν: κα ἐὰν ποκρίνηται ατ κδοναι τ σκυτοδέψ πιρράψαι, μ προσέχειν τούτοις, λλ ποτραπες κθύσασθαι. κα πυκν δ τνοκίαν καθραι δεινς κάτης φάσκων παγωγν γεγονέναι: κν γλακες βαδίζοντος ατο νακράγωσι, ταράττεσθαικα επας: ‘θην κρείττων’ παρελθεν οτω. κα οτε πιβναι μνήματι οτ π νεκρν οτ π λεχ λθεν θελσαι, λλ τ μ μιαίνεσθαι συμφέρον ατ φσαι εναι. κα τας τετράσι δ κα τας βδομάσι προστάξας ονον ψειν τος νδον, ξελθν γοράσαι μυρρίνας, λιβανωτόν, πόπανα κα εσελθν εσω ˂διατελεν˃ στεφανν τος ρμαφροδίτους λην τν μέραν. κα ταν νύπνιον δ, πορεύεσθαι πρς τος νειροκρίτας, πρς τος μάντεις, πρς τος ρνιθοσκόπους, ρωτήσων, τίνι θεν θε εχεσθαι δε. κα τελεσθησόμενος πρς τος ρφεοτελεστς κατ μναπορεύεσθαι μετ τς γυναικς (ἐὰν δ μ σχολάζ η γυνή, μετ τς τίτθη) κα τν παίδων. [κα τν περιρραινομένωνπ θαλάττης πιμελς δόξειεν ν εναι]. κν ποτε πίδ σκορόδ στεμμένον τν π τας τριόδοις, πελθν κατ κεφαλς λούσασθαι κα ερείας καλέσας [σκίλλ ] σκύλακι κελεσαι ατν περικαθραι. μαινόμενον δ δν πίληπτον φρίξας ες κόλπον πτύσαι.”
ΘΕΟΦΡΑΣΤΟΥ “Χαρακτήρες”, herausgegeben erklart und Ubersetzt von der Philologischen Gesellschaft zu Leipzig, B.G. Teubner, Leipzig 1897, in op. cit., ‘δεισιδαιμονίας’ Ις’, pp. 26 – 29.

domenica 16 settembre 2012

George Bernard Shaw. Un cervello sciocco assimila la filosofia come follia, la scienza come superstizione e l'arte come pedanteria

Un cervello sciocco assimila la filosofia come follia, la scienza come superstizione e l'arte come pedanteria.
George Bernard Shaw


Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d'arte per guardare la propria anima
George Bernard Shaw


Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee
Geroge Bernard Shaw


Le rivoluzioni non hanno mai alleggerito il fardello della tirannia,
lo hanno solo trasferito su altre spalle.
George Bernard Shaw


Prima, ai negri, si fanno lustrare le scarpe:
poi si dice loro che sono buoni solo a lustrare le scarpe.
George Bernard Shaw


Ci sono coloro che osservano la realtà così com'è e si domandano perché,
e ci sono coloro che immaginano la realtà che non è mai stata e si domandano perché no.
George Bernard Shaw


La gente dà sempre colpa alle circostanze, ma la gente che fa strada nel mondo è quella che va in cerca delle circostanze che le occorrono, e se non riesce a trovarle le crea.
George Bernard Shaw


La libertà significa responsabilità:
ecco perché molti la temono.
George Bernard Shaw


Il peggior peccato contro i nostri simili non è l'odio, ma l'indifferenza:
questa è l'essenza della disumanità
George Bernard Shaw


Vede, siamo tutti più o meno dei selvaggi. Ci presumiamo civili e colti, al corrente di tutto quanto è poesia, filosofia, arte, scienza e via dicendo; ma quanti di noi conoscono anche solo il significato di queste parole? Che ne sa lei di poesia? E lei che ne sa di scienza? E lui che ne sa di arte, scienza o altro? E che diavolo si immagina che io sappia di filosofia?
George Bernard Shaw, Pigmalione


Gli animali sono miei amici, e io non mangio i miei amici.
George Bernard Shaw













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