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mercoledì 9 gennaio 2019

Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.

Per essere grande, sii intero: non esagerare e non escludere niente di te.
Sii tutto in ogni cosa. Metti tanto quanto sei nel minimo che fai,
come la Luna, in ogni lago tutta risplende, perché in alto vive.
Fernando Pessoa


I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: 
l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, 
la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, 
il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, 
la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.


Io ho tre vite.
La mia,
quella che si inventano gli altri,
e quella che gli altri
pensano che sia la mia vita.
Fernando Pessoa


Di quante complesse incomprensioni è fatta la comprensione che gli altri hanno di noi.
Fernando Pessoa


La letteratura, come tutta l'arte, è la confessione che la vita non basta.
Fernando Pessoa

Non c'è nostalgia più dolorosa di quella delle cose che non sono mai state.
Fernando Pessoa.


Cura di essere chi sei.
Ti amino o no.
Fernando Pessoa

Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. 
E' un nostro concetto: insomma, è noi stessi che amiamo.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.


Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non essere questo luogo. Non voglio più vedere questi volti, queste abitudini e questi giorni.
Fernando Pessoa


Non ho mai voluto essere altro che un sognatore. 
Non ho mai concesso attenzione a coloro che mi parlavano della vita. 
Sono appartenuto solo a ciò che non esiste dove io esisto e a ciò che non ho mai potuto essere.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine: di Bernardo Soares


Questa è una giornata nella quale mi pesa, come un ingresso in carcere, la monotonia di tutto. 
Ma la monotonia di tutto non è altro che la monotonia di me stesso.
Fernando Pessoa


I miei ricordi si sono trasformati in ansie.
Fernando Pessoa


«Tutte le lettere d’amore sono ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre, ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere ridicole.
Ma dopotutto solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore sono ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene lettere d’amore ridicole.
La verità è che oggi sono i miei ricordi
di quelle lettere a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole, come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente ridicole)».
Fernando Pessoa


Sono l’intervallo fra ciò che sono
e ciò che non sono,
fra quanto sogno di essere
e quanto la vita mi ha fatto essere.
Fernando Pessoa


Non sono niente,
non sarò mai niente,
non posso voler essere niente.
A parte questo ho dentro di me tutti i sogni del mondo.
Fernando Pessoa


Il poeta è un fingitore.
Finge cosi completamente 
che arriva a fingere che è dolore 
il dolore che davvero sente.
Fernando Pessoa, Il poeta fingitore


All'improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta. 
Ho capito, con una illuminazione segreta, di non essere nessuno. 
Nessuno, assolutamente nessuno.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.


A me, quel che più addolora è la differenza 
tra il rumore e l'allegria del mondo 
e la mia tristezza e il mio silenzio.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.


Ci sentiamo un po’ a margine della vita, seppure parte di essa, 
come se stessimo sul terrazzo della casa in cui abitiamo.
Fernando Pessoa


C'è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi.
È l'ora del passaggio: e se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi.
Fernando Pessoa.


Alla fine di questa giornata
rimane ciò che è rimasto di ieri e 
ciò che rimarrà di domani;
l’ansia insaziabile e molteplice 
dell’essere sempre la stessa persona 
e un’altra.
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine


Questa è una giornata nella quale mi pesa, come un ingresso in carcere, la monotonia di tutto.
Ma la monotonia di tutto non è altro che la monotonia di me stesso.
Fernando Pessoa


I miei ricordi si sono trasformati in ansie.
Fernando Pessoa


Sono l’intervallo fra ciò che sono
e ciò che non sono,
fra quanto sogno di essere
e quanto la vita mi ha fatto essere.
Fernando Pessoa



Il libro dell'inquietudine


Mi perdo se mi incontro, dubito se trovo, non possiedo se ho ottenuto. Come se passeggiassi, dormo, ma sono sveglio. Come se dormissi, mi sveglio, e non mi appartengo. In fondo la vita è in se stessa una grande insonnia e c'è un lucido risveglio brusco in tutto quello che pensiamo e facciamo.
Alcuni frammenti:

Non subordinarsi a niente, né a un uomo né a un amore né a un'idea; avere quell'indipendenza distante che consiste nel diffidare della verità e, ammesso che esista, dell'utilità della sua conoscenza. (...) Appartenere: ecco la banalità. Fede, ideale, donna o professione: ecco la prigione e le catene. Essere è essere libero. (...) No: niente legami, neppure con noi stessi! Liberi da noi stessi e dagli altri, contemplativi privi di estasi, pensatori privi di conclusioni, vivremo, liberi da Dio, il piccolo intervallo che le distrazioni dei carnefici concedono alla nostra estasi da cortile. 

***

Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. 
E' un nostro concetto: insomma, è noi stessi che amiamo.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.


Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. E' un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell'amore. Nell'amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell'amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un'idea nostra. (...) Perfino l'arte, nella quale si realizza la conoscenza di noi stessi, è una forma di ignoranza. Due persone dicono reciprocamente "ti amo", o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l'attività dell'anima. Oggi sono lucido come se non esistessi. Il mio pensiero è evidente come uno scheletro, senza gli stracci carnali dell'illusione di esprimere. E queste considerazioni non sono nate da niente: o almeno da nessuna cosa per lo meno che sieda nella platea della mia coscienza. (...) Vivere è non pensare. 
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.


***

(...) La felicità è fuori dalla felicità. Non c'è felicità se non con consapevolezza. Ma la consapevolezza della felicità è infelice, perché sapersi felice è sapere che si sta attraversando la felicità e che si dovrà subito lasciarla. Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto.§

*** 

Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima.
Allora, tutte le idee che hanno fatto pulsare la nostra vita, i progetti, le ambizioni su cui abbiamo fondato la speranza del futuro, si strappano come se il vento le investisse, si aprono come se fossero nuvole, si dileguano come ceneri di nebbia, stracci di ciò che non fu e che non potrebbe essere stato.

***

La letteratura, che è arte coniugata al pensiero e realizzazione senza macchia della realtà, mi sembra che sia il fine cui dovrebbe tendere ogni sforzo umano, se fosse veramente umano, e non il superfluo della parte animale. Credo che nominare una cosa è conservarle il pieno valore e spogliarla del suo aspetto terrifico.

***

I campi sono più verdi quando si descrivono che nel loro reale colore verde. I fiori, se saranno descritti con frasi che li definiscono sull’aria dell’immaginazione, avrebbero colori talmente persistenti, da essere introvabili nella vita naturale delle cellule. Muoversi è dire, dirsi è sopravvivere.

***

Non c’è niente di reale nella vita se non ciò che è descritto bene. I critici della casa dalle ristrette vedute sono soliti sottolineare che la tal poesia, lungamente ritmata, in fondo, non vuol dire altro che il giorno è bello. Ma dire che il giorno è bello è difficile, e il giorno bello, perfino esso, passa. Dobbiamo, quindi, conservare il giorno bello in una memoria fiorita e prolissa, come anche costellare di nuovi fiori o di nuovi astri i campi o i cieli dell’esteriorità vuota e passeggera.

***

Tutto è ciò che siamo, e tutto sarà, per coloro che ci seguiranno nelle diversità del tempo, a seconda di come noi lo avremo immaginato, ossia, a seconda di come saremo veramente stati, con l’immaginazione inserita nel corpo. Non credo che la storia, nel suo grande panorama sbiadito, sia niente di più di un decorso di interpretazioni, un consenso confuso di testimonianze distratte. Il romanziere è noi tutti, e narriamo quando vediamo, perché  vedere è complesso come tutto.

***

Ho in questo momento tanti pensieri fondamentali, tante cose veramente metafisiche da dire, che mi stanco repentinamente e decido di non scrivere più, di non pensare più, ma di lasciare che la febbre di dire mi faccia venire il sonno, e faccia festa con gli occhi chiusi, come si fa festa a un gatto, a tutto quanto avrei potuto dire.”

Fernando Pessoa, “Il libro dell’inquietudine” - Traduzione Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi


Il libro dell'inquietudine


www.ilpiaceredileggere.it/Autori/FernandoPessoa/Illibrodellinquietudine.aspx#.XDDpt1xKjIU

mercoledì 15 gennaio 2014

Agostino Degas. "Internet è (...) il più grande esperimento di anarchia che sia mai stato fatto" ha scritto Erik Smith. Su face book lo vediamo: c'è tutto ed il contrario di tutto. Ci sono uomini con profili da donna, donna con profili da uomo. Adulti con profili da adolescenti. Persone con identità di altri. Ci sono persone malate di narcisismi patologico che fanno danni enormi alle persone che sanno abilmente manipolare: Forse urge istituire la figura dello psichiatra virtuale e delle forze dell'ordine virtuali... L'anarchia, nel senso alto del termine, è una gran bella cosa ma richiede una elevata coscienza e cultura, profondo senso di responsabilità e rispetto per gli altri. Tutte cose che difettano assai in questo anarchico ( qui inteso nel senso riduttivo di “senza regole”) mondo virtuale...dove tutto pare permesso. Pensate ad esempio ai danni che fanno dei giornali virtuali che diffondono notizie FALSE, inventate di sana pianta , che trovano tanti gonzi che se le bevono. Ma sapete che c'è gente che crede alle notizie folli pubblicate da un giornale online che si chiama ( scusatemi...) IL C**** QUOTIDIANO. ? Non stiamo toccando il fondo?...






"Internet è (...) il più grande esperimento di anarchia che sia mai stato fatto" ha scritto Erik Smith. Su face book lo vediamo: c'è tutto ed il contrario di tutto. Ci sono uomini con profili da donna, donna con profili da uomo. Adulti con profili da adolescenti. Persone con identità di altri. Ci sono persone malate di narcisismi patologico che fanno danni enormi alle persone che sanno abilmente manipolare: Forse urge istituire la figura dello psichiatra virtuale e delle forze dell'ordine virtuali... L'anarchia, nel senso alto del termine, è una gran bella cosa ma richiede una elevata coscienza e cultura, profondo senso di responsabilità e rispetto per gli altri. Tutte cose che difettano assai in questo anarchico ( qui inteso nel senso riduttivo di “senza regole”) mondo virtuale...dove tutto pare permesso. Pensate ad esempio ai danni che fanno dei giornali virtuali che diffondono notizie FALSE, inventate di sana pianta , che trovano tanti gonzi che se le bevono. Ma sapete che c'è gente che crede alle notizie folli pubblicate da un giornale online che si chiama ( scusatemi...) IL C***O QUOTIDIANO. ? Non stiamo toccando il fondo?..."
Agostino Degas


"Quasi tutte le grandi scoperte sono avenute per caso o addirittura per sbaglio. Non fanno eccezione nè internet e neppure facebook. Internet nacque per scopi militari, per dar modo ai soldati di poter comunicare tra loro senza essere intercettati dal nemico. Facebook nacque invece quasi per un gioco di alcuni studenti, per comunicare all'interno dell'università di Harvard, negli Stati Uniti. Da parte dei giovanissimi Mark Zuckerberg e dai suoi compagni di università Eduardo Saverin, Dustin Moskovitz e Chris Hughes. Visto il successo, fu presto aperto anche agli studenti di altre scuole della zona di Boston, della Ivy League e della Stanford University. Ma ci volle parecchio tempo prima che il giovane Mark Zuckerberg intuisse le enormi potenzialità commerciali".
Agostino Degas





Se, riguardo l'ANARCHIA, decidessimo di adottare il punto di vista di Fernando Pessoa, che la definisce come LOTTA ALLE "FINZIONI SOCIALI", SAREBBE PROBABILMENTE EVIDENTE CHE NON AD UN "GRANDE ESPERIMENTO DI ANARCHIA" CI TROVIAMO DI FRONTE, QUANTO UN MOSTRUOSO GENERATORE DI ULTERIORI FINZIONI, CONVENZIONI, CONFORMISMI. "Il vero male, il solo male, sono le convenzioni e le finzioni sociali, che si sovrappongono alla realtà naturale: tutto, dalla famiglia, al denaro, dalla religione allo stato. La gente nasce uomo o donna, voglio dire, nasce per essere, nell'età adulta, uomo o donna; non nasce, in un giusto stato di natura, né per essere marito, né per essere ricco o povero, come non nasce nemmeno per essere cattolico o protestante, portoghese o inglese."
Fernando Pessoa. Il banchiere anarchico




E' proprio il dialogo il grande assente nelle nostre esistenze. Nessuno ci ha mai insegnato a dialogare (o filosofare come lo definivano i greci). Sono rari i casi in cui avviene un dialogo autentico. Per lo più si scambiano informazioni, pareri, stati d'animo, emozioni, tutta roba ficcata in testa a martellate che equivochiamo per nostra, che non ha niente a che fare con la vita (le "finzioni sociali" di Pessoa)

Per completezza riportiamo quelle che, per Pessoa, sono le CARATTERISTICHE IMPRESCINDIBILI DELL'ANARCHICO VERACE:

"Sentivo che esisteva un DOVERE SUPERIORE alla  SEMPLICE PREOCCUPAZIONE per il mio destino."


"NON HO MAI AIUTATO, NÉ AIUTO NESSUNO, PERCHÉ QUESTO SIGNIFICA DIMINUIRE LA LIBERTÀ ALTRUI".


"L'etica del dialogo é, per Platone, l'esercizio spirituale per eccellenza."
(Pierre Hadot - "Che cosa é la filosofia antica")


La parola "dialogo" deriva dal greco antico e stava ad indicare qualcosa che per noi é inimmaginabile. La usiamo come sinonimo di "conversazione", "comunicazione", ecc., ma é tutt'altra cosa. Per dialogare occorre amore. Questo pensiero di R. W. Emerson illustra bene la faccenda: "Le percezioni dell'anima, la sua mirabile progenie, nascono dalla conversazione, il matrimonio delle anime."



ANCORA SUL DIALOGO - "Una buona conversazione fa presa, ci apre gli occhi a qualcosa, ci fa rizzare le orecchie. Una buona conversazione lascia degli echi. Più tardi, nel corso della giornata, nella nostra mente si continua a parlare e il giorno dopo ci si ritrova ancora a conversare con quello che è stato detto. Quel risuonare in un secondo tempo è proprio l'aumento della coscienza: la nostra mente è stata mossa".
(J. Hillman)


Gipo Santoni :
“DA EDUCATORE COLGO LA POTENZA DELL'AFFERMAZIONE CHE VERITÀ È RELAZIONE, e tutto ciò che implica e ne deriva. SE NON C'È RELAZIONE NON PUÒ ESSERCI VERITÀ perché nella non relazione c'è distanza e quindi impossibilità di ricerca di verità”.


"Verità é relazione" Martin Buber sottoscriverebbe!
"Io non sperimento l'uomo a cui dico Tu, ma sono nella relazione con lui. Appena me ne allontano lo sperimento di nuovo. Esperienza é lontananza del Tu. Ci può essere relazione anche se l'uomo, a cui dico tu, non lo percepisce nella sua esperienza. Il tu fa di più e gli succede di più di quanto l'esso sappia. Qui non sopravviene alcun inganno: qui é la culla della vita reale...il tu non si sperimenta".
(Martin Buber)



L'amore equivale esattamente al "vuoto affettivo" (apatia) dice Buber e, precisamente: "Il sentimento di Gesù verso l'indemoniato é diverso dal sentimento verso il il discepolo prediletto, ma l'AMORE É LO STESSO".



martedì 30 ottobre 2012

Anette Carlstron. Quando sai che non puoi più sfuggire alla tua sofferenza, devi sperimentarla e devi lasciarti mangiare dalla tigre, perché non puoi più scappare da essa. Una volta che la tigre ti ha divorato, non resta più alcuna paura. Rimane solo la tigre.



Non si ama mai qualcun altro; si ama ciò che c'è di se stessi in lui, o che... si crede ci sia.
Fernando Pessoa

Focalizzate l'attenzione sull'emozione dentro di voi. Accettate la sua esistenza. Non pensateci, non lasciate che l'emozione diventi pensiero. Non giudicate o analizzate; osservate. Diventate consapevoli delle sensazioni legate all'emozione, ma anche di Colui che osserva, l'Osservatore Silenzioso.
Eckhart Tolle

Quando sai che non puoi più sfuggire alla tua sofferenza, devi sperimentarla e devi lasciarti mangiare dalla tigre, perché non puoi più scappare da essa. Una volta che la tigre ti ha divorato, non resta più alcuna paura. Rimane solo la tigre.
Anette Carlstron

Le lacrime sono lo sciogliersi del ghiaccio dell’anima.
E a chi piange, Tutti gli angeli sono vicini.
Hermann Hesse

Non possiamo essere più sensibili al piacere senza esserlo anche al dolore.
Alan Watts

L'anima è tinta del colore dei suoi pensieri. Pensa solamente a quelle cose che sono in linea con i tuoi principi e che possono sopportare la luce piena del giorno. Tu puoi scegliere il contenuto della tua personalità. Giorno dopo giorno divieni ciò che scegli, ciò che pensi e ciò che fai. La tua integrità è il tuo destino. Essa è la luce che illumina il tuo sentiero."
Eraclito

Solo la mente innocente, che è passata attraverso infinite esperienze senza rimanere prigioniera della conoscenza, può scoprire qualcosa che è ben di più del cervello e della mente stessa. Se la vostra mente è condizionata dall’esperienza e dalla conoscenza, quello che scoprirete sarà sempre tinto con i colori di quello che avete sperimentato.
Jiddu Krishnamurti

La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare.
Jiddu Krishnamurti

Il pensare divide, il sentire unisce.
Ezra Pound

‎Cos'è l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l'uomo morrebbe di una grande solitudine dello spirito. Perché tutto quello che accade agli animali presto accade all'uomo. Tutte le cose sono collegate...
Dal discorso di Capo Seattle al Governo degli Stati Uniti, 1853

La bontà umana, in tutta la sua purezza e libertà, può venir fuori solo quando è rivolta verso chi non ha nessun potere. La vera prova morale dell'umanità, quella fondamentale, è rappresentata dall'atteggiamento verso chi è sottoposto al suo dominio: gli animali. E sul rispetto nei confronti degli animali, l'umanità ha combinato una catastrofe, un disastro così grave che tutti gli altri ne scaturiscono.
Milan Kundera

Non conosco che un solo dovere: quello di amare.
Nel bel mezzo dell’inverno ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate."
Albert Camus (1913 – 1960),
scrittore e filosofo francese.

giovedì 26 luglio 2012

Antonio Tabucchi. Questo è il grande problema di coloro che sentono troppo e capiscono troppo: che potremmo essere tante cose, ma la vita è una sola e ci obbliga a essere solo una cosa, quella che gli altri pensano che noi siamo.

La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità.
Antonio Tabucchi


Che strano, pensaci un pò, mio padre studiava le vite vicinissime col microscopio, mio nonno cercava quelle lontanissime col canocchiale, entrambi con le lenti. Ma la vita si scopre a occhio nudo, né troppo lontana né troppo vicina, ad altezza d'uomo.
Antonio Tabucchi


E niente, sai, davvero niente basta,
nemmeno le ginestre che fioriscono
a maggio per chi sa vederle e che io guardavo senza vedere,
come di solito facciamo tutti, fino a cadere
nella nostalgia dell’irreversibile…
Antonio Tabucchi


Non è mica facile diventare eroi, un millimetro di là e sei un eroe, un millimetro di qua e sei un vigliacco, è un fatto di millimetri, lui era lì, fissava un fiore e il paesaggio di fronte a lui era la sua arena, avrebbe vinto il combattimento o se la sarebbe fatta sotto?.. a volte succede, stai per diventare un eroe e tutto finisce in merda...
Antonio Tabucchi

Un luogo non è mai solo 'quel' luogo.Quel luogo siamo un pò noi.
In qualche modo,senza saperlo ce lo portavamo dentro...e un giorno per caso ci siamo arrivati.
Antonio Tabucchi


Questo è il grande problema di coloro che sentono troppo e capiscono troppo:
che potremmo essere tante cose, ma la vita è una sola e ci obbliga a essere solo una cosa, quella che gli altri pensano che noi siamo.
Antonio Tabucchi

"Credere di essere" uno "che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone. Il dottor Cardoso fece una piccola pausa e poi continuò: quella che viene chiamata la norma, o il nostro essere, o la normalità, è solo un risultato, non una premessa, e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto nella confederazione delle nostre anime; nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l'io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la coorte delle anime, meglio la confederazione, e la preminenza si mantiene fino a quando non viene spodestato a sua volta da un altro io egemone, per un attacco diretto o per una paziente erosione.
Antonio Tabucchi. Sostiene Pereira.

Scriveva Tabucchi nell’Elogio alla letteratura che troverete nel primo capitolo:
«Si scrive perché si ha paura della morte? È possibile. O non si scrive piuttosto perché si ha paura di vivere? Anche questo è possibile. Si scrive perché si ha nostalgia dell’infanzia? Perché il tempo è passato troppo in fretta? Perché il tempo sta passando troppo in fretta e vorremmo fermarlo? Si scrive per rimpianto, perché avremmo voluto fare una certa cosa e non l’abbiamo fatta? Si scrive per rimorso, perché non avremmo dovuto fare quella certa cosa e invece l’abbiamo fatta? Si scrive perché si è qui ma si vorrebbe essere là? Si scrive perché si è andati là ma dopotutto era meglio se restavamo qui? Si scrive perché sarebbe davvero bello poter essere qui dove siamo arrivati e allo stesso tempo essere anche là dove ci trovavamo prima?...».
tratto dal primo capitolo Elogio della letteratura , del saggio di Antonio Tabucchi
«Di tutto resta un poco»


Smettila di frequentare il passato, cerca di frequentare il futuro! Hai bisogno di elaborare un lutto, hai bisogno di dire addio alla sua vita passata, hai bisogno di tornare a vivere nell'eternità del presente.
Antonio Tabucchi


Non si é adulti finché non si pensa all'infanzia con nostalgia, anche se é stata un'infanzia di sassi; allora essa appare come un pianeta perso nel tempo, irraggiungibile e ancora presente come una fotografia che ci ritrae, ma da cui siamo usciti irreversibilmente; e ci si accorge che essere adulti é solo avere disimparato a essere bambini.
Antonio Tabucchi, Il piccolo naviglio


La vita non è in ordine alfabetico come credete voi. Appare... un po' qua e un po' là, come meglio crede, sono briciole, il problema è raccoglierle dopo, è un mucchietto di sabbia, e qual è il granello che sostiene l'altro? A volte quello che sta sul cocuzzolo e sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori col dito, degli andirivieni, sentieri che non portano da nessuna parte, e dai e dai, stai lì a tracciare andirivieni, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme... e poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più a fare ghirigori, sulla sabbia c'è un tracciato strano, un disegno senza logica e senza costrutto, e ti viene un sospetto, che il senso di tutta quella roba lì erano i ghirigori.
Che strano, pensaci un po', mio padre studiava le vite vicinissime col microscopio, mio nonno cercava quelle lontanissime col cannocchiale, entrambi con le lenti. Ma la vita si scopre a occhio nudo, né troppo lontana né troppo vicina, ad altezza d'uomo.
Antonio Tabucchi, Tristano muore


Hai visto com'è diventato il mondo, almeno il nostro?, dico dalla nostra parte, dove viviamo noi... è tutto grasso, oleoso, guardali, quelli che ti dicevo prima, i saccenti, sono pieni di umori che gli circolano sotto l'adipe... trigliceridi, è tutto colesterolo, invece io sono quasi un minerale, lo vedi?...le pietre, non dicono niente... io sono una pietra che parla, un sasso che sta sulla riva di un torrente, che sta lì buono buono e guarda l'acqua e dice, vai vai pure sorla acqua, scorri, scorri, chissà cosa ti credi, io me ne sto qui sulla riva, fermo come un sasso, perchè sono un sasso, fratello sasso."..
Antonio Tabucchi, Tristano muore


Ci sono giorni in cui la bellezza gelosa di questa città sembra svelarsi: nelle giornate terse, per esempio, di vento, quando una brezza che precede il libeccio spazza le strade schioccando come una vela tesa. Allora le case e i campanelli acquistano un nitore troppo reale, dai contorni troppo netti, come una fotografia contrastata, la luce e l'ombra si scontrano con prepotenza, senza coniugarsi, disegnando scacchiere nere e bianche di chiazze d'ombra e di barbagli, di vicoli e di piazzette.
Antonio Tabucchi, Il filo dell'orizzonte


«E ti direi anche che ti aspetto, anche se non si aspetta chi non può tornare».
Antonio Tabucchi, “Si sta facendo sempre più tardi”


Finestre: ciò di cui abbiamo bisogno, mi disse una volta un vecchio saggio in un paese lontano, la vastità del reale é incomprensibile, per capirlo bisogna rinchiuderlo in un rettangolo, la geometria si oppone al caos, per questo gli uomini hanno inventato le finestre che sono geometriche, e ogni geometria presuppone gli angoli retti. Sarà che la nostra vita é subordinata anch'essa agli angoli retti? Sai, quei difficili itinerari, fatti di segmenti, che tutti noi dobbiamo percorrere semplicemente per arrivare alla nostra fine. Forse, ma se una donna come me ci pensa da una terrazza spalancata sul Mar Egeo, in una sera come questa, capisce che tutto ciò che pensiamo, che viviamo, che abbiamo vissuto, che immaginiamo, che desideriamo, non può essere governato dalle geometrie. E che le finestre sono solo una pavida forma di geometria degli uomini che temono lo sguardo circolare, dove tutto entra senza senso e senza rimedio, come quando Talete guardava le stelle, che non entrano nel riquadro della finestra.
Antonio Tabucchi. Si sta facendo sempre più tardi



ti scrivo da un tempo rotto. Tutto è in frantumi, mia Cara, i frammenti sono volati da una parte all'altra e mi è impossibile raccoglierli se non in questo circolo forzato in cui continuo a girare fino alla nausea e all'idiozia, finché esso non si aprirà in un punto ignoto. Che però non sarà quello di un'altra vita, ma di questa. Perché non è dall'altra parte che ti sto parlando ma da questa, anche se essa appartiene insospettabilmente ad un'orbita diversa dalla tua. Se fosse il contrario sarebbe troppo facile uscirne: basterebbe vivere la vita che ci è concessa come se si vivesse in un'altra dimensione, cosa che pensatori anche sublimi hanno saputo risolvere in maniere artistiche spesso sublimi. No, il problema è assai diverso. E' che l'orbita è allo stesso tempo la stessa e un'altra, io vedo la tua e vi entro quando voglio, senza che tu possa fare lo stesso con la mia. Io ci sono senza che tu abbia bisogno di essere con me, né di saperlo, perché la tua orbita è unica e irripetibile, e invece la mia è sincronica con se stessa, e gira e gira all'infinito. E la beffa, come ti accennavo, consiste proprio in questo, che il momento dell'uscita avverrà solo nel mio Attuale, cioè in quello che io sto essendo senza esserlo: le dimensioni si sono invertite, ciò che era solo ricordo è diventato presente, e ciò che davvero sono o dovrei essere, il mio presunto ora, è diventato virtuale e lo scorgo da lontano come da un cannocchiale rovesciato, aspettando di rientrarvi all'ultimo momento, per quell'istante terminale in cui ci è dato di ripercorrere all'indietro tutta la nostra vita, che invece sono condannato a ripercorrere senza sosta. E in quell'istante concessomi avrò appena il tempo di annaspare nell'aria come un annegato, e poi: buonanotte. Sai, penso che nell'evadere da questo tempo ripetuto, che è una forma di perversa entropia, non si verificherà neppure una piccola esplosione, come quando nell'universo una massa di energia compressa esplode provocando una nuova stella. Altro che quello che affermava il filosofo matto, che si deve aggiungere ancora del caos dentro di noi per poter far nascere una stella danzante. Ma quale stella! Basterà solo un minuscolo foro, e tutta questa energia insensata se ne fuggirà come quando si buca il tubo del gas e... fssss... fssss..., tutto finirà in un attimo, in una modestissima bolla, un residuo, un niente fatto di niente, come una scorreggia del tempo. Perciò ti mando un saluto impossibile, come chi fa vani cenni da una sponda all'altra del fiume sapendo che non ci sono sponde, davvero, credimi, non ci sono sponde, c'è solo il fiume, prima non lo sapevamo, ma c'è solo il fiume, vorrei gridartelo: attenta, guarda che c'è solo il fiume!, ora lo so, che idioti, ci preoccupavamo tanto delle sponde e invece c'era solo il fiume. Ma è troppo tardi, a che serve dirtelo?
Antonio Tabucchi. Si sta facendo sempre più tardi



La chiave del quadro sta nella figura di fondo, è un gioco del rovescio. Forse sei troppo giovane per capire, alla tua età io non avrei capito, non avrei immaginato che la vita fosse come un gioco che giocavo nella mia infanzia a Buenos Aires, Pessoa è un genio perché ha capito che il risvolto delle cose, del reale e dell’Immaginario, la sua poesia è un juego del revés. Una persona è alla stessa finestra della sua infanzia, ma non è più la stessa persona e non è più la stessa finestra, perché il tempo cambia uomini e cose. La vita è un appuntamento, lo so di dire una banalità Monsieur, solo che noi non sappiamo mai il quando, il chi, il come e il dove. Un appuntamento e un viaggio, e poi nel grande viaggio si fanno dei viaggi, sono i nostri piccoli percorsi insignificanti sulla crosta di questo pianeta che a sua volta viaggia, ma verso dove?.....
E’ tutto un rebus. E poi sai com’è la vita, è come una tessitura, tutti i fili si intrecciano, è questo che un giorno vorrei capire, vorrei vedere tutto il disegno.
Antonio Tabucchi. Il gioco del rovescio

"E poi sapete com'è, succede che la parte che uno si assume diventa vera davvero, la vita è così brava a sclerotizzare le cose, e gli atteggiamenti diventano scelte".
Antonio Tabucchi



«Evocare» significa «richiamare alla memoria», è una parola che viene dal latino ex vocare, cioè «chiamare fuori»: ed è noto che la memoria passa attraverso le nostre attività sensoriali. La realtà, che noi percepiamo con i sensi ben prima che venga decifrata ed elaborata dalle nostre capacità intellettualie psicologiche, può ripresentarsi dopo anni grazie ai sensi che a suo tempo la percepirono: la vista, l'udito, il tatto, l'olfatto e il gusto. Evidentemente essa non si ripresenta in quanto «Principio di realtà», bensì attraverso il nostro «vissuto», per utilizzare un termine della psicoanalisi: vale a dire attraverso ciò che la digestione e la trasformazione che il nostro Io individuale ne ha fatto, cioè attraverso la nostra memoria individuale.
Antonio Tabucchi, Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori.





Il caro Tabucchi ci rammenta (mirabilmente) che a presiedere a questa condizione di"magico rischiaramento" dell'evocazione, è chiamato il corpo,, le straordinarie e irrepitibil sensazioni che ha magazzinato e che ha saputo, e fermamente voluto, plasmare e organizzare in forma duratura. [...] Noi tutti, nessun escluso, siamo tessitori che lavoriamo sulla trama del nostro breve tempo. E verrà un giorno (sappiamo anche quando) (...) che passando all'altro lato della tela, contempleremo il quadro magnifico e grandioso che avremo tessuto nel tempo del nostro vivere, null'altro vedendo ... che la confusione dei fili aggrovigliati al ...rovescio. Questa mia considerazione nasce da una mia particolare (morbosa ?) esperienza di voler essere sempre presente negli ultimi istanti dell'ultimo sospirare del pensiero ultimo e finale sul letto di morte di molti cari (padre,madre,nonni, amici cari) ho raccolto le loro ultime "testimonianze finali" dalchè, ciò che ho voluto esporVi ...sopra,è il succo delle loro "VERITÀ FINALI"



Le parve di essere quel bambino che all'improvviso si ritrovava con un palloncino floscio tra le mani, qualcuno glielo aveva rubato, ma no, il palloncino c'era ancora, gli avevano soltanto sottratto l'aria che c'era dentro. Era dunque così, il tempo era aria e lei l'aveva lasciata esalare da un forellino minuscolo di cui non si era accorta? Ma dov'era il foro?, non riusciva a vederlo.
Antonio Tabucchi, Il tempo invecchia in fretta



   

venerdì 30 marzo 2012

Fernando Pessoa. Il valore delle cose non sta nel tempo in cui esse durano, ma nell’intensità con cui vengono vissute, per questo esistono momenti indimenticabili, cose inspiegabili e persone incomparabili

«Un giorno in cui avevo definitivamente rinunciato — era l'8 marzo 1914 — mi sono avvicinato da un alto comò e, prendendo un foglio di carta, mi sono messo a scrivere, all'impiedi, come faccio ogni volta che posso. E ho scritto circa trenta poesie di seguito, in una specie di estasi di cui non riesco a capire il senso. Fu il giorno trionfale della mia vita e non potrò mai averne un altro come quello. Cominciai con un titolo: O Guardador de Rebanhos (Il Guardiano di greggi). E quello che seguì fu la nascita in me di qualcuno a cui diedi subito il nome di Alberto Caeiro. Scusate l'assurdità di questa frase: il mio maestro era sorto in me».
Lettera a Adolfo Casais Monteiro del 13 gennaio 1935 sulla nascita degli eteronomi


«Passo ora a rispondere alla sua domanda sulla genesi dei miei eteronimi. Vediamo se riesco a risponderle in maniera completa.
Comincio dalla parte psichiatrica. L'origine dei miei eteronimi è il profondo tratto di isteria che c'è in me. Non so se sono semplicemente isterico o se non sono, più propriamente, isterico-nevrastenico. Propendo per questa seconda ipotesi perché si dànno in me fenomeni di abulia che l'isteria propriamente detta non annovera tra i suoi sintomi. Sia come sia, l'origine mentale dei miei eteronimi risiede nella mia tendenza organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione. Questi fenomeni, fortunatamente per me e per gli altri, si sono mentalizzati in me, voglio dire che non si manifestano nella mia vita pratica esteriore e di contatto con gli altri. Esplodono verso l'interno, e io li vivo nella mia solitudine. Se io fossi una donna - nella donna i fenomeni isterici si manifestano in attacchi e cose simili-, ogni poesia di Álvaro de Campos (la parte più istericamente isterica di me) sarebbe un allarme per il vicinato. Ma io sono un uomo, e negli uomini l'isteria assume principalmente aspetti mentali; così tutto finisce nel silenzio e nella poesia...Questo spiega, tant bien que mal, l'origine organico del mio eteronimismo»».
Fernando Pessoa

“Io vedo davanti a me, nello spazio incolore più reale del sogno, i volti, i gesti di Caeiro, di Ricardo Reis e di Àlvaro de Campos. Ho costruito le loro età e le loro vite. […] Come scrivo in nome di questi tre? …Caeiro per pura ed insperata ispirazione, senza sapere o per lo meno indovinare che cosa andrei a scrivere.
Ricardo Reis, dopo una deliberazione astratta, che improvvisamente si concreta in un’ode. Campos, quando sento un subitaneo impulso a scrivere e non so che cosa. Il mio semieteronimo Bernardo Soares, […], compare sempre quando sono stanco o sonnolento, di modo che abbia un poco sospese le qualità di raziocinio e di inibizione; quella prosa è un costante vaneggiamento. È un semieteronimo, perché, non essendo la sua personalità la mia, è, non differente dalla mia, ma una semplice mutilazione di essa. Sono io meno il raziocinio e l’affettività.”
Fernando Pessoa

PESSOA E IL FANTASMA DELL’ALTRO CHE CATTURO’ TABUCCHI

Nerval, Holderin, Rimbaud, Conrad, Pirandello, hanno tutti svelato il “doppio” che è in noi.

CREDO che l’universalità di Pessoa non risieda soltanto nei contenuti della sua opera, nell’insieme delle categorie che costellano i suoi testi (la caducità dell’esistenza, la nostalgia, il senso di mistero dell’essere al mondo), ma anche nel modo scelto per trasmettere questo messaggio, nella forma in cui è organizzato: in ciò che lui stesso ha definito eteronimia. Che non è un semplice modello formale, ma un vero e proprio concetto di sostanza.
Ma che cos’è l’eteronimia, questa invenzione che Pessoa «concretizza » in testo letterario l’8 marzo del 1914? Prima di affrontare questo problema, è necessario parlare di un grande fantasma, di una presenza inquietante che si aggira nella letteratura occidentale dal Romanticismo in poi. Un fantasma chiamato l’Altro che da allora alimenta le ossessioni dei più grandi scrittori europei.

C’è un Altro nelle “rêveries” e nei notturni di Nerval, nella follia dionisiaca di Hölderlin, nel fantastico di Achim von Arnim, e negli abissi misteriosi di Hoffmann. E cosa indica l’ombra perduta di Peter Schlemihl di Adalbert von Chamisso, se non il doppio, se non l’Altro, la parte più segreta, più nascosta e misteriosa che è in noi? E cosa significa la frase «JE est un autre» che Rimbaud scrive nella lettera a Paul Demeny del 1871? Quando fu scritta, forse era solo un sospetto, una sorprendente illuminazione di questo genio folgorante, un indizio che l’epoca non poteva ancora decifrare e approfondire.
Solo all’inizio del Novecento, il problema dell’Altro entra prepotentemente sulla scena della cultura europea. Chi per primo affronta la questione dell’alterità è uno scrittore alloglotta, un uomo dell’Europa Centrale che insieme al suo paese di origine ha abbandonato la lingua materna e ha scelto di esprimersi in quella del paese adottivo: il conte Józef Teodor Konrad Korzeniowski, alias Joseph Conrad. In The Secret Sharer ( Il compagno segreto ) del 1912, Conrad racconta di un giovane capitano che, nella cabina di una nave che attraversa l’oceano, offre ospitalità a un uomo misterioso venuto dal nulla, e che al nulla farà ritorno. Un passeggero clandestino che possiamo leggere come una proiezione del capitano che lo ospita, un alterego di quell’Ego che una nuova “scienza umana”, la psicoanalisi, stava allora teorizzando.

Negli anni Venti, si assiste a una vera e propria celebrazione di questa “alterità”:
compaiono, per citare gli esempi più importanti, le maschere di Antonio Machado e i personaggi di Luigi Pirandello. Tuttavia, qualche anno prima, l’8 marzo del 1914, lontano dai clamori dei salotti letterari di Parigi o di Londra, in una modesta stanza della Baixa, a Lisbona, Fernando Pessoa ha già realizzato, in maniera ben più radicale e intrigante, e soprattutto affascinante, la sua eteronimiaMa cos’è dunque l’eteronimia? In cosa consiste questo modo geniale di mettere in letteratura il problema della polifonia dell’animo umano?
Sentiamo cosa dice Pessoa:
«Fin da bambino ho avuto la tendenza a creare intorno a me un mondo fittizio, a circondarmi di amici e conoscenti che non erano mai esistiti. (Non so, beninteso, se realmente non siano esistiti o se sono io che non esisto. In queste cose, come del resto in ogni cosa, non dobbiamo essere dogmatici). Fin da quando mi conosco come colui che definisco “io”, mi ricordo di avere disegnato mentalmente, nell’aspetto, movimenti, carattere e storia, varie figure irreali che erano per me tanto visibili e mie come le cose di ciò che chiamiamo, magari abusivamente, la vita reale. Questa tendenza, che ho fin da quando mi ricordo di essere un “io”, mi ha accompagnato sempre, variando lievemente l’adagio musicale con cui mi affascina, ma non alterando mai la sua carica di fascinazione. Ricordo, così, quello che mi sembra sia stato il mio primo eteronimo o, meglio, il mio primo conoscente inesistente: un certo Chevalier de Pas di quando avevo sei anni, attraverso il quale scrivevo lettere sue a me stesso, e la cui figura, non del tutto vaga, ancora colpisce quella parte del mio affetto che confina con la nostalgia. Mi ricordo, con meno nitidezza, di un’altra figura di cui non mi sovviene più il nome, ma certamente anch’esso straniero, che era, non saprei in che cosa, un rivale del Chevalier de Pas... Cose che capitano a tutti i bambini? Senza dubbio; o forse. Ma a tal punto io le vissi che le vivo ancora, perché me le ricordo talmente bene che devo fare uno sforzo per rendermi conto che non furono realtà».
Questa confessione in forma di spiegazione risale al 13gennaio del 1935, e appartiene alla celebre lettera sulla genesi dell’eteronimia, nella quale Pessoa rispondeva all’intervista del critico amico Adolfo Casais Monteiro. Si tratta di una poetica elaborata a posteriori, come del resto tutte le poetiche, e soggetta a una messa a punto che, anche se inconsapevole, prevede un certo margine di falsificazione. Una poetica, in ogni caso, “autentica”, perché non sembra differire sostanzialmente dalle note sull’argomento che Pessoa, nel corso della sua vita, ha affidato ai propri diari.
1-998 © Antonio Tabucchi.

Tutti i diritti riservati 1-998 © Editions du Seuil All rights reserved 2-015 © Sellerio editore
Rimbaud, Conrad, Chamisso, Pirandello hanno tutti svelato il “doppio” che è in noi

IL LIBRO
L’automobile, la nostalgia e l’infinito (Sellerio, pagg. 107, euro 12) di Antonio Tabucchi




Per essere grande, sii intero: non esagerare e non escludere niente di te. Sii tutto in ogni cosa.  Metti tanto quanto sei, nel minimo che fai, come la Luna in ogni lago tutta risplende, perché in Alto vive.
Fernando Pessoa


Chi è io? Cos’è questo intervallo tra me e me?
Fernando Pessoa


Sono, in gran parte, la prosa stessa che scrivo.
Mi snodo in periodi e paragrafi, mi trasformo in punteggiatura e, nella sfrenata disposizione delle immagini, come i bambini mi maschero da re con carta di giornale; oppure, ritmando una successione di parole, mi acconcio come i pazzi con fiori secchi che sono freschi solo nei miei sogni.
Il libro dell’inquietudine – Fernando Pessoa


C’è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi. È l’ora del passaggio: e se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi.
Fernando Pessoa


Non so chi sono, che anima ho. Quando parlo con sincerità non so con quale sincerità parlo.
Sono variamente altro da un io che non so se esiste (o se è quegli altri). Sento fedi che non ho.
Mi prendono ansie che ripudio. La mia perpetua attenzione su di me perpetuamente mi indica tradimenti d’anima di un carattere che forse non ho, e che neppure essa crede che io abbia. Mi sento multiplo. Sono come una stanza dagli innumerevoli specchi fantastici che distorcono in falsi riflessi un’unica anteriore realtà che non è nessuno ed è in tutti. Come il panteista si sente albero e addirittura fiore, io mi sento vari esseri. Mi sento vivere vite altrui, in me, incompletamente, come se il mio essere partecipasse di tutti gli uomini, incompletamente… in una somma di non-io sintetizzati in un io posticcio.
Fernando Pessoa


Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un’altra persona che inizia a sognarlo, e non sono io. Per creare mi sono distrutto; mi sono così esteriorizzato dentro di me che dentro di me non esisto se non esteriormente. Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi.
Fernando Pessoa


Mi sono moltiplicato per sentirmi,
per sentirmi ho dovuto sentir tutto,
sono straripato, non ho fatto altro che traboccarmi,
mi sono spogliato, mi sono dato,
e in ogni angolo della mia anima c'è un altare a un dio differente.
Fernando Pessoa, Poesie di Álvaro de Campos, da "Passaggio delle ore- Ode sensazionista"


Se non superiamo l'ansia dell'amore senza limiti, non potremo crescere emozionalmente.
Se non attraversiamo il dolore della nostra propria solitudine, continueremo a cercarci in altre metà.
Per vivere a due, prima, é necessario essere uno
Fernando Pessoa


Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.
E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.
E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.
1° aprile 1932
Fernando Pessoa



Segui la tua sorte…
annaffia le tue piante,
ama le tue rose.

Il resto è l’ombra
d’alberi stranieri.

La realtà
è sempre di più o di meno
di quello che vogliamo.

Solo noi siamo sempre
uguali a noi stessi.

Dolce è vivere solo.
Grande e nobile è sempre
vivere con semplicità.

Lascia il dolore sulle are
come offerta agli dei.

Guarda la vita da lontano,
e non interrogarla mai.

Nulla essa può
dirti. La risposta
è al di là degli dei.

Ma serenamente
imita l’Olimpo
nel segreto del tuo cuore.

Gli dei sono dei
perché non si pensano.
Fernando Pessoa, Segui la tua sorte


«D'improvviso come se un destino chirurgo mi avesse operato di una vecchia cecità con immediati grandi risultati, sollevo il capo, della mia anonima vita, verso la conoscenza nitida di come esisto. E vedo che tutto ciò che ho fatto, tutto ciò che ho pensato, tutto ciò che sono stato, è una specie di inganno e di follia. Mi meraviglio di non essere riuscito a vederlo. Mi stupisco di quello che sono stato, vedendo che alla fine non sono».
Fernando Pessoa, “Il libro dell’inquietudine”


Sento tenerezza, tenerezza fino alle lacrime, per i miei libri di altri nei quali faccio i conti, per il calamaio vecchio, per le spalle curve di Sergio che poco più in là prepara bollette d'accompagnamento. Sento affetto per tutto questo, forse perché non ho più niente da amare: o forse anche perché niente merita l'amore di un'anima; e se dobbiamo dare amore per sentimentalismo, è indifferente se lo riserviamo alle piccole sembianze del calamaio o alla grande indifferenza delle stelle.
Fernando Pessoa, "Il libro dell'inquietudine"
Traduzione di Antonio Tabucchi


Una delle mie preoccupazioni costanti è capire com'è che esista altra gente, com'è che esistano anime che non sono la mia anima, coscienze estranee alla mia coscienza; la quale, proprio perché è coscienza, mi sembra essere l'unica possibile. Capisco che colui che sta di fronte a me e che mi parla con parole uguali alle mie, o fa dei gesti analoghi a quelli che io faccio o potrei fare, sia in qualche modo un mio simile. Eppure mi succede la stessa cosa con le figure delle illustrazioni che sogno, con i personaggi di romanzo che leggo, con le persone da dramma che si avvicendano sul palcoscenico attraverso gli attori che le interpretano.
Credo che nessuno ammetta davvero la reale esistenza di un'altra persona. Può ammettere che tale persona sia viva, che pensi e senta come lui: eppure ci sarà sempre un ineffabile elemento di differenza, uno scarto materializzato.
Ci sono figure di altri tempi, immagini-fantasmi di libri che sono per noi realtà maggiori di certe insignificanze incarnate che parlano con noi dal terrazzo o che ci guardano casualmente sul tram, o che ci sfiorano passando nel caso morto delle strade. Gli altri non sono per noi altro che paesaggio e, quasi sempre, il paesaggio invisibile di una strada nota.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine


Questo culto dell’Umanità, con i suoi riti di Libertà e di Uguaglianza, mi è sempre parso una reviviscenza di culti antichi, in cui degli animali erano come dèi, o degli dèi avevano teste di animali.
Così, non sapendo credere in Dio, e non potendo credere in una somma di animali, sono rimasto, come altri a margine delle genti, in quella distanza da tutto ciò che comunemente è chiamato Decadenza. La Decadenza è la perdita totale dell’incoscienza; perché l’incoscienza è il fondamento della vita. Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe.
In tal modo, a chi, come me, che vivendo non sa vivere, cosa resta se non, come ai pochi altri simili a me, la rinuncia per metodo e la contemplazione per fine?
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine


Avanzo lentamente, defunto, e la mia visione non è più mia, non è più niente: è quella dell'animale umano che ha ereditato senza volere la cultura greca, l'ordine romano, la cultura cristiana e tutte le altre illusioni che formano la civiltà all'interno della quale io percepisco. Dove saranno i vivi?"
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine




Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale.
Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto.
Fernando Pessoa


In questo momento i miei sensi si assopiscono e tutto mi sembra un'altra cosa: le mie sensazioni sono un errore confuso e lucido, apro le ali ma non mi muovo, come un condor ipotetico
Fernando Pessoa


Il valore delle cose non sta nel tempo in cui esse durano, ma nell’intensità con cui vengono vissute, per questo esistono momenti indimenticabili, cose inspiegabili e persone incomparabili
Fernando Pessoa


I sentimenti più dolorosi, le emozioni più pungenti,
sono quelli più assurdi: l'ansia di cose impossibili,
proprio perché sono impossibili,
la nostalgia di ciò che non c'è mai stato,
il desiderio di ciò che potrebbe essere stato,
la pena di non essere un altro,
l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo
Fernando Pessoa

·

Compresi con violenza il potere che ha su di noi di noi, se qualcuno lo sa stimolare, il senso di colpa.
Fernando Pessoa, Il furto nella villa delle vigne



Io non mi lamento del mondo.
Non protesto in nome dell’universo.
Non sono pessimista. Soffro e mi lamento,
ma non so se quello che esiste in generale sia dolore e non so neanche se sia umano soffrire.
Che mi importa sapere se è giusto o no? Io soffro.
Non so se  meritatamente. Io non sono pessimista, sono triste


L'uomo non sa di più degli altri animali; ne sa di meno.
Loro sanno quel che devono sapere. Noi, no
Fernando Pessoa


Il vero male, il solo male, sono le convenzioni e le finzioni sociali, che si sovrappongono alla realtà naturale: tutto, dalla famiglia, al denaro, dalla religione allo stato. La gente nasce uomo o donna, voglio dire, nasce per essere, nell'età adulta, uomo o donna; non nasce, in un giusto stato di natura, né per essere marito, né per essere ricco o povero, come non nasce nemmeno per essere cattolico o protestante, portoghese o inglese. [...] 
Fernando Pessoa, Il banchiere anarchico


"Ho cercato di considerare quale fosse la prima, la piú importante delle finzioni sociali. Questa, prima di qualunque altra, dovevo cercare di soggiogare, di ridurre alla inazione. La piú importante, perlomeno nella nostra epoca, é il denaro. Come soggiogare il denaro o, piú precisamente, la forza e la tirannia del denaro? Liberandomi dalla sua influenza, dalla sua forza, rendendomi superiore, quindi alla sua influenza, neutralizzando la sua azione su di me."
Fernando Pessoa,  Il banchiere anarchico


Aiutare qualcuno, amico mio, vuol dire prendere qualcuno per incapacese questo qualcuno non è incapace, significa farlo tale, supporlo tale; e cioè, nel primo caso, tirannia, nel secondo disprezzo. In un caso si distrugge la libertà altrui; nell’altro si parte, perlomeno inconsciamente, dal principio che gli altri sono spregevoli e indegni o incapaci di libertà.
Fernando Pessoa,  Il banchiere anarchico


Quella combriccola era nata per essere schiava.
Volevano essere anarchici sulle spalle degli altri
Volevano la libertà a patto che fossero gli altri a conquistargliela
a patto che fosse data loro così come da un re viene conferita una onorificenza.
Quasi tutti loro sono così, quei grandi lacchè!'
Fernando Pessoa,  Il banchiere anarchico


Se un uomo é nato per essere schiavo,
la libertà, essendo contraria alla sua indole,
sarà per lui una tirannia.
Fernando Pessoa,  Il banchiere anarchico


"Che cosa vuole l'anarchico?
La libertà: la libertà per sé e per gli altri, per tutta l'umanità.
Vuole essere libero dalla influenza è dalla pressione delle finzioni sociali.
Vuole essere libero come quando é nato ed é comparso nel mondo.
Fernando Pessoa,  Il banchiere anarchico



E’ così difficile descrivere ciò che si sente quando si sente che si esiste veramente,
e che l’anima è un’entità reale, che non so quali sono le parole umane con cui si possa definirlo.
Fernando Pessoa, da “Il poeta è un fingitore"


Cerco, e non trovo. Voglio e non posso.
Ho un’indigestione dell’anima.
Fernando Pessoa


L’acutezza delle mie sensazioni arriva ad essere una malattia che mi è estranea.
Ne soffre qualcun altro di cui io sono la parte malata, perché in realtà il mio sentire dipende da una maggior capacità di sentire. Sono come un tessuto speciale, o addirittura una cellula su cui ricada tutta la responsabilità di un organismo.
Fernando Pessoa


Tante volte, tante, come adesso, mi è pesato sentire che sento – sentire come angoscia solo per il fatto di sentire, l’inquietudine di stare qui, la nostalgia di un’altra cosa che non si è conosciuta, il tramonto di ogni emozione, ingiallirmi spento in grigia tristezza nella mia coscienza esteriore di me stesso.
Fernando Pessoa


Sono un bevitore dei miei pensieri,
l’essenza dei miei sentimenti inonda la mia anima…
La mia volontà vi si impregna.
Poi la vita ferma un sogno
e fa sfiorire la bellezza nel dolore dei miei versi.
Fernando Pessoa


Stanca Essere
Stanca essere, sentire duole, 
pensare distrugge.
Estranea a noi e fuori,
frana l'ora e tutto in essa frana.
Inutilmente l'anima piange.
A cosa serve? E cosa deve servire?
Abbozzo pallido e lieve
del sole invernale che ride sul mio letto…
Vago sussurro breve.
Delle piccole voci con cui il mattino
si desta,della futile promessa
del giorno,morta sul nascere,
nella speranza assurda e remota
nella quale l'anima confida.
Fernando Pessoa



Dare ad ogni emozione una personalità, ad ogni stato d’animo un’anima
Fernando Pessoa



Vivere è non pensare.
Fernando Pessoa


A forza di pensarmi, io ormai sono i miei pensieri, ma non io.
Mi sono sondato e ho fatto cadere la sonda:
vivo pensando se sono profondo o no,
adesso senza nessuna altra sonda che lo sguardo che mi mostra,
nitido e scuro nello specchio del pozzo profondo,
il mio stesso volto che mi contempla mentre lo contemplo.
Fernando Pessoa



Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze.
Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione.
È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima.
Fernando Pessoa, Il poeta è un fingitore



Il mondo è di chi non sente.
La condizione essenziale per essere un uomo pratico è la mancanza di sensibilità.
Fernando Pessoa

Come ogni individuo di grande agilità mentale,
provo un amore organico e fatale per la fissità.
Detesto la vita nuova e i luoghi sconosciuti.


L’anima è divina e l’opera imperfetta.
Questa colonna indica al vento e ai cieli che,
dell’opera osata, mia è la parte compiuta:
 il resto è di Dio.
Fernando Pessoa


Cosa significa che ci sia l'esserci?
Perchè ciò che è
è ciò che è?
Com'è che il mondo è il mondo?
Ah, l'orrore di pensare, come un'improvviso
non sapere dove sono.
Fernando Pessoa, Faust


Dio mi ha creato per essere bambino, e mi ha mantenuto sempre bambino.
Perchè mai ha permesso che la Vita mi picchiasse e mi rubasse i giocattoli, e mi lasciasse solo durante la ricreazione, a spiegazzare con mani così deboli il mio grembiule azzurro sporche di lunghe lacrime?
Fernando Pessoa

Non basta aprire la finestra
per vedere la campagna e il fiume.
Non basta non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.
Bisogna anche non aver nessuna filosofia.
Con la filosofia non vi sono alberi:
vi sono solo idee.
Vi è soltanto ognuno di noi,
simile ad una spelonca.
C’è solo una finestra chiusa
e tutto il mondo fuori;
e un sogno di ciò che potrebbe esser visto
se la finestra si aprisse,
che mai è quello che si vede
quando la finestra si apre.
Fernando Pessoa



È in noi che i paesaggi hanno paesaggio.
 Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo.
 La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori.
 Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo
Fernando Pessoa


La mia anima è una misteriosa orchestra;
non so quali strumenti suoni e strida dentro di me:
corde e arpe, timpani e tamburi.
Mi conosco come una sinfonia.
Fernando Pessoa


Se non attraversiamo il dolore della nostra propria solitudine,
continueremo a cercarci in altre metà.
Per vivere a due, prima, è necessario essere uno.
Fernando Pessoa




E' questo è il nostro essere..........
Diventa patologia quando vengono superati i limiti ed inizia il dolore mentale
Si determinano quindi stati di alterazione di identità


Ormai sono tranquillo.
Ormai più niente spero.
Ormai sul mio vuoto cuore è scesa l'incoscienza benedetta di neppur voler un'illusione
Fernando Pessoa



senza illusioni...cosa siamo?


Mi sento multiplo. Sono come una Stanza dagli innumerevoli specchi fantastici che distorcono in riflessi falsi un'unica anteriore realtà che non è in nessuno ed e in tutti
Fernando Pessoa. Poesie esoteriche. a cura di Francesco Zambón. TEA, Milano 2002, p. 7

L'uomo è diverso dall'animale solo perché non sa esserne uno preciso.
Fernando Pessoa

La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori.
Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo.
Fernando Pessoa, caro Millenovecento...


Il cielo è blu, e gaia l'erba verde. I miei occhi tristi blandiscono l'estraneo scenario. Oh, potesse il mio cuore prendervi parte e non sentire la dolorosa sensazione della vita che fugge! Non ho dimora, né ore che mi preservino dal dolore. Dolci brezze, accorrete alla mia mente! Grande fiume, così calmo e vero, insegnami ad andare incontro alla vita come te! Io non ho tregue, i miei fiori sono appassiti. Cos'era quel cercare che la mia volontà ha eluso? Non m'importa neppure ciò che desidero. Il mio cuore è ricco e il mio amore povero. Oh, giorno dorato, penetra in me e irradia la mia anima con la gioiosa luce del sole! Lascia che io sia soltanto una finestra attraverso cui tu passi con un chiaro, tiepido non-dolore. Svengo e tremo nel sentire avvicinarsi la vita. O fiume che scorri, dov'è la mia casa? O liete ore che i prati consumano, fresche piogge estive! O mia disperazione! O felici orizzonti! O allegre colline! Quale dolore imprigionano i miei struggenti desideri? Cosa c'è tra me e me stesso? Che cosa avrebbe dovuto essere perché così non fosse? La mia vita non-dolore sarà che una spiaggia solitaria colpita dal mare! Quale fato, quale potere dell'oscura disperazione fa sentire ogni ora allegra come se non lo fosse? Oh, per un po' di riposo! Dammi una dimora, una speranza, un nido per non smarrirmi! In qualche luogo nella vita deve pur esserci qualcosa che non sia lotta ad aspettarmi. Guidami fin lì, o giorno felice! Lascia che il mio cuore sopporti la tua dipartita! Sveglia in me le speranze almeno, anche se false. Il mio spirito cerca a tentoni le mura di una prigione. Lieve mormorio di ruscelli, dolce sposa dell'estate – perché ho fatto di sogni la mia unica vita? 
Fernando Pessoa. "Momenti di un'Estate I" (Da: 'Il Violinista Pazzo')

Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno
È un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. 
Questo discorso vale per tutta la gamma dell'amore. 
Fernando Pessoa


Aggiustiamo il passato come si aggiusta un vestito.
Nell’inquietudine che la quiete deve portare nelle nostre vite quando tutto ciò che facciamo è pensare a ciò che eravamo, e fuori c’è solo la notte.
Fernando Pessoa


Ogni volto, anche se è quello di chi abbiamo visto ieri, oggi è un altro, poiché oggi non è ieri
Fernando Pessoa


Saggio è colui che si contenta dello spettacolo del mondo
Fernando Pessoa


L’incoscienza è il fondamento della vita.
Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe.
Fernando Pessoa


Cosí come laviamo il nostro corpo dovremmo lavare il destino, cambiare vita come cambiamo biancheria: non per provvedere al sostentamento della nostra vita, come col cibo e col sonno, ma per quell’estraneo rispetto per noi stessi che giustamente si chiama pulizia.
Fernando Pessoa


Essere altro costantemente perché l’anima non abbia radici!
Andare avanti, inseguire l’assenza di avere un fine e dell’ansia di raggiungerlo
Fernando Pessoa



Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire. Pertanto, dobbiamo fare: dell’interruzione, un nuovo cammino, della caduta, un passo di danza, della paura, una scala, del sogno, un ponte, del bisogno, un incontro. 
Fernando Pessoa



Leggo perché la vita non mi basta.
Fernando Pessoa


Sia come si vuole, era meglio non essere nato, perché, per quanto interessante in ogni momento, la vita finisce per dolere, nauseare, tagliare, radere, stridere, a dar voglia di urlare, saltare, restare per terra, uscire fuori da tutte le case, da tutte le logiche e da tutte le pensiline, e andare a essere selvaggi verso la morte fra alberi e oblii, fra cadute, e pericoli, e assenza del domani, e tutto ciò dovrebbe essere un’altra cosa, più vicina a ciò che penso, a ciò che penso o sento, che non so nemmeno cosa sia, oh vita. 
Fernando Pessoa


La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori.
Ciò che vediamo non è ciò vediamo, ma ciò che siamo
Fernando Pessoa



Io vedo davanti a me, nello spazio incolore più reale del sogno, i volti, i gesti di Caeiro, di Ricardo Reis e di Àlvaro de Campos. Ho costruito le loro età e le loro vite. […] Come scrivo in nome di questi tre? …
Caeiro per pura ed insperata ispirazione, senza sapere o per lo meno indovinare che cosa andrei a scrivere.
Ricardo Reis, dopo una deliberazione astratta, che improvvisamente si concreta in un’ode. Campos, quando sento un subitaneo impulso a scrivere e non so che cosa. (Il mio semieteronimo Bernardo Soares, […], compare sempre quando sono stanco o sonnolento, di modo che abbia un poco sospese le qualità di
raziocinio e di inibizione; quella prosa è un costante vaneggiamento. È un semieteronimo, perché, non essendo la sua personalità la mia, è, non differente dalla mia, ma una semplice mutilazione di essa. Sono io meno il raziocinio e l’affettività.
Fernando Pessoa. Poesie


Niente si sa, tutto si immagina.
Circondati di rose, ama, bevi
E taci. Il resto è niente.
Fernando Pessoa, Ricardo Reis


NELLA CASA DI FRONTE A ME E AI MIEI SOGNI
Nella casa di fronte a me e ai miei sogni
che felicità c’è sempre!
Vi abitano persone sconosciute che ho già visto senza vedere.
Sono felici, perché esse non sono io.
I bambini, che giocano sugli alti terrazzi,
vivono tra vasi di fiori,
eternamente, senza dubbio.
Le voci che salgono dall’intimità domestica
cantano sempre, senza dubbio.
Sì, devono cantare.
Quando è festa qua fuori, è festa là dentro.
E così deve essere laddove tutto si adatta:
l’uomo alla Natura, perché la città è Natura.
Che grande felicità non essere io!
Ma anche gli altri non penseranno così?
Quali altri? Non ci sono altri.
Quanto pensano gli altri è una casa con la finestra chiusa,
o se si apre,
è perché i bambini possano giocare sulla veranda inferriata,
tra i vasi di fiori che non ho mai visto quali fossero.
Gli altri non sentono mai.
Chi sente siamo noi,
sì, tutti noi,
perfino io, che ora non sento più nulla.
Nulla? Non so...
Un nulla che fa male...


Ah, tutto è simbolo e analogia!
Il vento che passa, la notte che rinfresca
sono tutt'altro che la notte e il vento:
ombre di vita e di pensiero.
Tutto ciò che vediamo è qualcos'altro.
L'ampia marea, la marea ansiosa,
è l'eco di un'altra marea che sta
laddove è reale il mondo che esiste.
Tutto ciò che abbiamo è dimenticanza.
La notte fredda, il passare del vento
sono ombre di mani i cui gesti sono
l'illusione madre di questa illusione.
Tutto trascende tutto
ed è più e meno reale di quello che è.
Fernando Pessoa. Faust


Avendo visto con quale lucidità e coerenza logica certi pazzi giustificano a sé stessi e agli altri, le loro idee deliranti, ho perduto per sempre la sicura certezza della lucidità della mia lucidità.
Pessoa


Felice è colui che dalla vita non esige più di quello che essa spontaneamente gli offre, facendosi guidare dall’istinto dei gatti, che cercano il sole quando c’è il sole e quando non c’è il sole, il caldo, dovunque esso sia.
Fernando Pessoa


Ho posato la maschera e mi sono visto allo specchio
Ero un bambino di tanti anni fa
Non ero cambiato per niente.
E’ questo il vantaggio di sapersi togliere la maschera.
Si è sempre il bambino,
il passato che resta,
il bambino.
Ho posato la maschera, e me la sono rimessa.
Così è meglio.
Così sono la maschera
E ritorno alla normalità come a un capolinea.
Fernando Pessoa


Datemi il cielo azzurro e il sole ben visibile.
Nebbia, piogge, buio, sono già dentro di me.
Oggi voglio soltanto quiete
Fernando Pessoa



La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.
Fernando Pessoa

Sono un pozzo di gesti che neppure in me si sono del tutto abbozzati:
di parole che neppure ho pensato che facessero muovere le mie labbra;
di sogni che mi sono dimenticato di sognare fino alla fine.
Fernando Pessoa

Tutto quello che accade dove viviamo, accade dentro di noi.
Tutto ciò che cessa in quello che vediamo, cessa dentro di noi.
Tutto ciò che è stato, se lo abbiamo visto quando c’era, quando è partito è stato sottratto a noi.
Fernando Pessoa

All’improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta..
Ho capito con una illuminazione segreta di non essere nessuno..
Nessuno, assolutamente nessuno !!
Fernando Pessoa


Sono un guardiano di greggi.
Il gregge è i miei pensieri.
E i miei pensieri sono tutti sensazioni.
Penso con gli occhi e con gli orecchi
e con le mani e i piedi
e con il naso e la bocca.
Pensare un fiore è vederlo e odorarlo
e mangiare un frutto è saperne il senso.
Perciò quando in un giorno di calura
sento la tristezza di goderlo tanto,
e mi corico tra l'erba
chiudendo gli occhi accaldati,
sento tutto il mio corpo immerso nella realtà,
so la verità e sono felice.
Alberto Caeiro, Il Guardiano di greggi


Questo culto dell’Umanità, con i suoi riti di Libertà e di Uguaglianza, mi è sempre parso una reviviscenza di culti antichi, in cui degli animali erano come dèi, o degli dèi avevano teste di animali.
Così, non sapendo credere in Dio, e non potendo credere in una somma di animali, sono rimasto, come altri a margine delle genti, in quella distanza da tutto ciò che comunemente è chiamato Decadenza. La Decadenza è la perdita totale dell’incoscienza; perché l’incoscienza è il fondamento della vita. Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe.
In tal modo, a chi, come me, che vivendo non sa vivere, cosa resta se non, come ai pochi altri simili a me, la rinuncia per metodo e la contemplazione per fine?
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine




Più terribile di un qualsiasi muro, ho messo delle inferriate altissime a delimitare il giardino del mio essere in modo che, vedendo perfettamente gli altri, perfettissimamente io li escludo e li mantengo estranei. Scegliere modi di non agire è stata sempre l'attenzione e lo scrupolo della mia vita.
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine


"Sono una lastra fotografica impressionabile all’infinito.
Ogni dettaglio si stampa mostruosamente dentro di me in un tutto."
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine


[...] Un bel giorno che ignoro mi sono trovato a questo mondo e fino a quel giorno ero vissuto senza accorgermene, evidentemente da quando nacqui. Quando ho chiesto dov'ero tutti mi hanno ingannato e tutti si contraddicevano. Quando ho chiesto di indicarmi quello che dovevo fare, tutti mi hanno parlato falsamente e ognuno mi ha detto una cosa diversa. Quando mi sono fermato per strada perché non sapevo dove andare, tutti si sono stupiti che io non proseguissi verso un dove che nessuno sapeva cosa fosse, o che io non ritornassi indietro: io, che sveglio all'incrocio, non sapevo da dov'ero venuto. Mi sono trovato sul palco senza conoscere la parte che gli altri recitavano senza indugio, anche se non la sapevano a loro volta. Mi sono accorto di essere vestito da paggio, e non mi avevano dato una regina, incolpandomi perché non l'avevo. Mi sono accorto di tenere tra le mani un messaggio a consegnare, e quando ho detto che il foglio era bianco hanno riso di me. E ancora non so se hanno riso perché tutti i fogli sono bianchi perché tutti i messaggi sono presumibili.
Alla fine mi sono seduto sulla pietra di un crocicchio come al focolare che non ebbi. E ho cominciato, fra me e me, a costruire barche di carta con le bugie che mi erano state date. Nessuno ha voluto credere in me, neppure come a un bugiardo, e non avevo un specchio d'acqua nel quale provare la mia verità.
Fernando Pessoa: "Il libro dell'inquietudine


Se un giorno la mia capacità espressiva diventasse così vasta da ospitare tutta l’arte, scriverei un’apoteosi del sonno. Non conosco maggior piacere del sonno, la cancellazione totale della vita e dell’anima, il commiato dall’essere e dagli uomini, la notte senza memoria e senza illusione, la mancanza di passato e di futuro.
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine



“Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l’idea che ci facciamo di qualcuno. 
È un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo.” 
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine




«Fingere è amare […]. Non sfuggiamo, per quanto lo vogliamo, alla fratellanza universale.
Ci amiamo tutti gli uni con gli altri, e la menzogna è il bacio che ci scambiamo»
Fernando Pessoa, Il secondo libro dell’inquietudine


«Nessuno comprende il prossimo. Siamo, come disse il poeta, isole nel mare della vita; scorre fra di noi il mare che ci definisce e ci separa»
Fernando Pessoa, Il secondo libro dell’inquietudine


Una delle grandi tragedie della mia vita (di quelle tragedie, comunque, che avvengono nell'ombra e nel sotterfugio) è di non riuscire a provare sentimenti in modo naturale. Certo sono capace di amare e di odiare come tutti, come tutti sono capace di temere e di entusiasmarmi; ma né il mio amore né il mio odio né il mio temere né il mio entusiasmo sono esattamente quelle stesse cose che sono. Manca loro un qualche elemento o ne hanno qualcuno di troppo. La verità è che esse sono qualcosa d'altro, e ciò che io sento non va d'accordo con la vita.
Negli esseri che vengono definiti calcolatori (e la parola è molto indicativa) i sentimenti risentono della limitazione del calcolo, dell’attenzione egoista, e sembrano altri. Negli esseri propriamente definiti scrupolosi si osserva lo stesso spostamento degli istinti naturali. In me si osserva lo stesso turbamento della certezza del sentimento ma non sono un calcolatore e non sono scrupoloso. Non ho giustificazioni per il mio modo errato di provare sentimenti. Per istinto altero la natura degli istinti. Senza volere, voglio nel modo sbagliato.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine


In realtà non possediamo altro che le nostre sensazioni; su di esse, dunque, dobbiamo basare la realtà della nostra vita, piuttosto che su quello che esse vedono [...]
Se scrivo ciò che sento è perchè in tal modo diminuisco la febbre di sentire
Fernando Pessoa. Il libro dell'inquietudine.


Regola della vita è che possiamo, e dobbiamo, imparare da tutti.
Ci sono cose serie della vita che possiamo apprendere da ciarlatani e banditi, ci sono filosofie che ci sono impartite da stupidi, ci sono lezioni di fermezza e di legge che vengono dal caso e da coloro che il caso ha scelto. Tutto è in tutto.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine



Non subordinarsi a niente, né a un uomo né a un amore né a un'idea; avere quell'indipendenza distante che consiste nel diffidare della verità e, ammesso che esista, dell'utilità della sua conoscenza. (...) Appartenere: ecco la banalità. Fede, ideale, donna o professione: ecco la prigione e le catene. Essere è essere libero. (...) No: niente legami, neppure con noi stessi! Liberi da noi stessi e dagli altri, contemplativi privi di estasi, pensatori privi di conclusioni, vivremo, liberi da Dio, il piccolo intervallo che le distrazioni dei carnefici concedono alla nostra estasi da cortile.
Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. E' un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell'amore. Nell'amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell'amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un'idea nostra. (...) Perfino l'arte, nella quale si realizza la conoscenza di noi stessi, è una forma di ignoranza. Due persone dicono reciprocamente "ti amo", o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l'attività dell'anima. Oggi sono lucido come se non esistessi. Il mio pensiero è evidente come uno scheletro, senza gli stracci carnali dell'illusione di esprimere. E queste considerazioni non sono nate da niente: o almeno da nessuna cosa per lo meno che sieda nella platea della mia coscienza. (...) Vivere è non pensare.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine


Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi, agli insensibili e agli agitati.
Il diritto a vivere e trionfare oggi si conquista quasi con gli stessi requisiti
con cui si ottiene il ricovero in manicomio:
l’incapacità di pensare, l’amoralità e l’ipereccitazione.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine



Oggi la mia anima è triste fino al corpo. Tutto me stesso mi duole:
la memoria, gli occhi e le braccia. In tutto ciò che io sono c'è come una specie di reumatismo...
Fernando Pessoa. Il libro dell'inquietudine


Stanco, chiudo le imposte delle finestre, escludo il mondo e per un momento posseggo la libertà
Fernando Pessoa. Il libro dell'inquietudine


Nuvole... Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia.
Sono l'intervallo tra ciò che sono e ciò che non sono,
fra quanto sogno di essere e quanto la mia vita mi ha fatto essere,
la media astratta e carnale fra cose che non sono niente,
più il niente di me stesso. Nuvole...
Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio!
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine



Vivo sempre nel presente. Non conosco il futuro. Non ho più il passato.
L'uno mi pesa come la possibilità di tutto, l'altro come la realtà di nulla.
Non ho speranze né nostalgie. Conoscendo ciò che è stata la mia vita fino ad oggi
(tante volte e per tanti versi l'opposto di come avrei voluto),
cosa posso presumere della mia vita di domani se non che sarà ciò che non presumo,
ciò che non voglio, ciò che mi succede dal di fuori, perfino attraverso la mia volontà?
Non c'è niente nel mio passato che mi faccia ricordare una cosa con il desiderio inutile di avere di nuovo quella cosa. Non sono mai stato altro che un residuo e un simulacro di me stesso. Il mio passato è ciò che non sono riuscito ad essere. Non ho nostalgia nemmeno delle sensazioni di momenti passati: quello che sentiamo esige il suo momento; quando il momento è passato si volta pagina, la storia continua ma non continua il testo.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine


Il mio desiderio è fuggire: fuggire da ciò che conosco, fuggire da ciò che è mio, fuggire da ciò che amo ..desidero partire verso un luogo qualsiasi che possegga le virtù di non essere questo luogo. Non voglio più vedere questi volti, queste abitudini e questi giorni. Conta il risultato: ciò che abbiamo sentito e cio che abbiamo vissuto. Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale e non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto. E ho vissuto tanto senza aver vissuto. Ho pensato tanto senza aver pensato.
Fernando Pessoa, Il libro dell'Inquietudine


Ho avuto desideri, ma mi è stata negata la ragione di averli.
Per ogni cosa ho esitazione, spesso senza sapere perché...
Non ho mai avuto l'arte di vivere in maniera attiva.
Ho sempre sbagliato i gesti che nessuno sbaglia.
Ho sempre fatto il possibile per tentare di fare quello che tutti sanno fare.
Voglio sempre ottenere ciò che gli altri riescono a ottenere senza volerlo.
Fra me e la vita ci sono sempre stati dei vetri opachi...
Non ho mai saputo se era eccessiva la mia sensibilità per la mia intelligenza
o la mia intelligenza per la mia sensibilità.
Ho tardato sempre. Non so per quale delle due ho tardato:
forse per entrambe, o per l' una o per l'altra.
O forse la terza ha tardato
Fernando Pessoa. Il libro dell'inquietudine


Devo scegliere tra cose che detesto: o il sogno, che la mia intelligenza ricusa, o l’azione, che alla mia sensibilità ripugna; l’azione, per la quale non sono nato, o il sogno, per il quale nessuno è nato. Così, siccome detesto entrambi, non scelgo; ma poiché ad un certo momento, devo sognare o agire, mescolo una cosa con l’altra. 
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine


La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. È un viaggio dello spirito attraverso la materia, e poiché è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo. Ci sono perciò anime contemplative che hanno vissuto più intensamente, più largamente, più tumultuosamente di altre che hanno vissuto la vita esterna. Conta il risultato. Ciò che abbiamo sentito è ciò che abbiamo vissuto. Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale. Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto. 
Fernando Pessoa.  Il libro dell'inquietudine



"Io sono la periferia di una città inesistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto.
Non sono nessuno, nessuno. Non so sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi. Penso in continuazione, sento in continuazione; ma il mio pensiero è privo di raziocinio, la mia emozione è priva di emozione! Da una botola situata lassù, sto precipitando per lo spazio infinito, in una caduta senza direzione, infinitupla e vuota. La mia anima è un maelstrom nero, una vasta vertigine intorno al vuoto, un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco del nulla, e, nelle acque, che più che acque sono turbini, galleggiano le immagini di ciò che ho visto e scritto nel mondo: vorticano case, volti, libri, casse, echi di musiche e spezzoni di voci in un turbine sinistro e senza fondo. E io, proprio io, sono il centro che esiste soltanto per una geometria dell’abissosono il nulla intorno a cui questo movimento gira, come fine a se stesso, con quel centro che esiste solo perché ogni cerchio deve possedere un centro. Io, proprio io, sono il pozzo senza pareti ma con la resistenza delle pareti, il centro del tutto con il nulla intorno.”
Fernando Pessoa, Il libro del l’inquietudine


Dicono che il tedio sia la malattia degli oziosi, o che contagi soltanto coloro che non hanno nulla da fare. Invece è un malessere dell’anima più subdolo: prende chi ha già una predisposizione ad esso e, più che gli oziosi veri, attacca chi lavora, o chi fa finta di lavorare (che nella fattispecie è la stessa cosa).
Non c’è niente di peggio del contrasto fra il naturale incanto della vita interiore, con le sue Indie incontaminate e i suoi paesi sconosciuti, e la sordidezza, anche quando sordida non è, della quotidianità della vita. Il tedio diventa più pesante senza la scusa dell’ozio. Il peggiore di tutti è il tedio di coloro che si sottopongono a un’intensa occupazione. Perché il tedio non è la malattia della noia di non aver nulla da fare, ma una malattia più grave: sentire che non vale la pena di fare niente. E, quando è così, quanto più c’è da fare, tanto più tedio bisogna sentire.
Quante volte sollevo la testa vuota del mondo intero dal registro su cui sto scrivendo! Sarebbe meglio rimanermene inattivo, senza far nulla e senza aver nulla da fare, almeno potrei gustarmi quel tedio, per quanto reale. Nel mio tedio presente non c’è pace né nobiltà, né il benessere del malessere: c’è soltanto un enorme annichilimento di tutti i gesti compiuti, e non la spossatezza virtuale dei gesti che non compirò.
Fernando Pessoa. Il libro dell'inquietudine



«Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso. […] Nella vasta colonia del nostro essere c’è una folla di molte specie che pensa e sente in modo diverso. In questo stesso momento in cui scrivo queste poche frasi impressionistiche, durante una sacrosanta sosta del lavoro che oggi è scarso, io sono colui che le scrive attentamente, sono colui che è contento perché in questo momento non deve lavorare, sono colui che sta guardando fuori il cielo, invisibile da qui, sono colui che sta pensando tutto questo, sono colui che sente il suo corpo contento e le sue mani ancora vagamente fredde. E tutto questo mio mondo di persone a se stesse estraneeproietta, come una folla diversa ma compattaun’unica ombra».
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine



Nessuno comprende l’altro. Siamo, come ha detto il poeta, isole nel mare della vita; tra noi si inserisce il mare che ci limita e separa. Per quanto una persona si sforzi di sapere chi sia l’altra persona, non riuscirà a sapere niente se non quello che la parola dice – ombra informe sul suolo della sua possibilità di intendere
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine


Felice è colui che dalla vita non esige più di quello che essa spontaneamente gli offre, facendosi guidare dall’istinto dei gatti, che cercano il sole quando c’è il sole e quando non c’è il sole, il caldo, dovunque esso sia.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine



Ho l’impressione di vivere, in questa patria informe chiamata universo, sotto una tirannia politica che, anche se non mi opprime direttamente, tuttavia offende un qualche principio occulto della mia anima. E allora scende in me, sordamente, lentamente, la nostalgia anticipata, la nostalgia dell’esilio impossibile.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine



Rifiuto la vita reale come una condanna; rifiuto il sogno come una liberazione ignobile. Ma vivo la parte più sordida e più quotidiana della vita reale; e vivo la parte più intensa e più costante del sogno. Sono come uno schiavo che si ubriaca durante il riposo: due miserie in un unico corpo.
Fernando Pessoa. Il libro dell'inquietudine


L'uomo non deve potersi guardare in volto, perché è la cosa più terribile che esista
La Natura gli ha dato il dono di non potersi vedere, come gli dato il dono di non poter fissare i suoi stessi occhi. Soltanto nell'acqua dei fiumi e dei laghi egli poteva fissare il suo volto. E perfino la posizione che doveva prendere era simbolica. Doveva curvarsi, abbassarsi per commettere l'ignominia di vedersi. L'inventore dello specchio ha avvelenato l'animo umano.
Fernando Pessoa, " Il Libro dell'Inquietudine"



Ho avuto desideri, ma mi è stata negata la ragione di averli. Per ogni cosa ho esitazione, spesso senza sapere perché.. Non ho mai avuto l'arte di vivere in maniera attiva. Ho sempre sbagliato i gesti che nessuno sbaglia. Ho sempre fatto il possibile per tentare di fare quello che tutti sanno fare. Voglio sempre ottenere ciò che gli altri riescono a ottenere senza volerlo. Fra me e la vita ci sono sempre stati dei vetri opachi... Non ho mai saputo se era eccessiva la mia sensibilità per la mia intelligenza o la mia intelligenza per la mia sensibilità. Ho tardato sempre. Non so per quale delle due ho tardato: forse per entrambe, o per l'una o per l'altra. O forse la terza ha tardato
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine

Fernando Pessoa. REALTÀ: DARE UN NOME ALL’IGNOTO E SOGNARE.
“Di solito ATTRIBUIAMO ALLA NOSTRA IDEA DELL’IGNOTO IL COLORE DELLE NOSTRI NOZIONI DEL NOTO. Se la morte la definiamo un sonno, è perché essa ci sembra un sonno dal di fuori; se chiamiamo la morte una nuova vita è perché ci sembra una cosa diversa dalla vita. Attraverso piccoli malintesi nei confronti del reale noi costruiamo le fedi e le speranze, e così ci nutriamo di croste che chiamiamo dolci, come i bambini poveri che giocano ad essere felici. Ma così è la vita; o almeno È COSÌ QUEL PARTICOLARE SISTEMA DI VITA CHE DI NORMA È DEFINITO CIVILTÀLA CIVILTÀ CONSISTE NEL DARE A QUALCOSA UN NOME CHE NON È IL SUO, E POI SOGNARE SUL RISULTATO. E in verità IL NOME FALSO E IL SOGNO VERO CREANO UNA NUOVA REALTÀL’OGGETTO DIVENTA VERAMENTE ALTRO, PERCHÉ NOI L’ABBIAMO RESO ALTRO. FABBRICHIAMO REALTÀ. La materia prima è ancora la stessa ma la forma che l’arte le conferisce la allontana da se stessa. UN TAVOLO DI PINO È LEGNO DI PINO, MA È ANCHE TAVOLO. CI SEDIAMO AL TAVOLO E NON AL PINO. Un amore è un istinto sessuale, però non amiamo con l’istinto sessuale, ma presupponendo un altro sentimento. E QUELLA SUPPOSIZIONE È ORMAI, IN EFFETTI, UN ALTRO SENTIMENTO.”
FERNANDO PESSOA (1888 – 1935), “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” (1913 – 1935), raccolta, organizzazione e note di Maria José de Lancastre, prefazione di Antonio Tabucchi, trad. di Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi, Feltrinelli, Milano 1987 (III ed., I ed. 1986), 52. [39. della I ed. curata da J. do Prado Coelho, qui sotto riportata], ‘Alzata di spalle’, pp. 76 – 77.



La metafisica mi è sempre sembrata una forma comune di pazzia latente.
Se conoscessimo la verità la vedremmo; tutto il resto è sistema e periferia.
Ci basta, se riflettiamo, l'incomprensibilità dell'universo;
volerlo capire è essere meno che uomini,
perché essere uomo è sapere che non si capisce
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine



All'improvviso ho sentito per quell'uomo qualcosa di simile alla tenerezza.
Ho sentito in lui la tenerezza che si prova per la comune normalità umana, per la banale quotidianità del capofamiglia che va al lavoro, per il suo umile e allegro focolare, per i piaceri allegri e tristi di cui necessariamente è fatta la sua vita, per l'innocenza di vivere senza analizzare, per la naturalità animalesca di quelle spalle vestite...
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine




"(…) Soltanto le razze che portano i vestiti capiscono la bellezza di un corpo nudo.
Il pudore vale soprattutto per la sensualità, così come l’ostacolo per l’energia.
L’artificialità è un modo di assaporare la naturalità.
Ciò che ho assaporato di questi vasti campi, l’ho assaporato perché non vivo qui.
Colui che non è mai vissuto in costrizione non capisce la libertà.
La civiltà è l’educazione della natura. L’artificialità è la strada per un avvicinamento al naturale.
Eppure non bisogna mai confondere l’artificiale col naturale.
La naturalità dell’animo umano superiore consiste nell’armonia fra il naturale e l’artificiale."
Fernado Pessoa, Il libro dell'inquietudine

Tutto è imperfetto, non c’è tramonto così bello da non poterlo essere di più.
Fernando Pessoa. Il libro dell'inquietudine, 1982 - postumo



Pessoa, Fernando Nogueira, poeta portoghese (1888-1935). 
Introdusse nel suo Paese le contemporanee correnti letterarie, dal modernismo al futurismo. 
Pubblicò i 35 Sonetti in inglese (1918) e il poema epico Messaggio in portoghese (1934) _ enc. DeAgostini
Trascorse i primi anni della sua vita in Sudafrica.
Nel 1905 torna a Lisbona e si impiega come corrispondente in lingue estere (francese e inglese).
Nel 1913, lancia il "paulismo".
Nel 1934 pubblica Mensagem, raccolta di versi in portoghese che comprende scritti di teologia, occultismo, politica, filosofia ed economia. La sua poesia verrà emulata dai poeti successivi alla sua morte.
Il 30 novembre 1935, Pessoa muore in un ospedale di Lisbona, dopo una crisi epatica.



Non facciamo altro che vivere una realtà che non ci piace, inventandone un'altra - con l'aiuto della parola, dell'arte e la fantasia - che alimenti la speranza e il sogno. Una vita vissuta per quella che è, sarebbe accettata solo dagli eroi e pazziI primi costruendo, malgrado tutto; i secondi distruggendo, avendo realizzatoEcco, è questa la funzione della poesia: aiutarci a vivere al meglio.



Le migliori frasi di Fernando Pessoa.


















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