Visualizzazione post con etichetta Milan Kundera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Milan Kundera. Mostra tutti i post

martedì 20 febbraio 2018

Milan Kundera. L'insostenibile leggerezza dell'essere. Titolo originale in ceco Nesnesitelná lehkost bytí.

Un mondo dove la Merda è negata e dove tutti si comportano come se non esistesse.
Questo ideale estetico si chiama Kitsch. […]
Il Kitsch elimina dal proprio campo visivo
tutto ciò che nell'esistenza umana è essenzialmente inaccettabile.
Milan Kundera, l'insostenibile leggerezza dell'essere


La storia è leggera al pari delle singole vite umane, insostenibilmente leggera, leggera come una piuma, come la polvere che turbina nell'aria, come qualcosa che domani non ci sarà più.
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere


5 GENNAIO 1968 INIZIA LA “PRIMAVERA DI PRAGA”
Alle ore 20 di quel 5 gennaio Radio Praga diffuse un comunicato del plenum del Partito in cui si informa della sostituzione di Novotny con Dubcek alla funzione di premio segretario. In breve tempo In tutto il paese si moltiplicano comunicati di appoggio al "nuovo corso".
Il 22-23 gennaio: Il plenum del CC del Partito comunista slovacco elegge primo segretario Vasil Bil'ak . Il 25 gennaio il presidente dell'Unione scrittori, Eduard Goldstuker rilasciò un'intervista a Radio Praga, nella quale affermò: "Ritengo che ciò che è accaduto nel nostro paese abbia un grande significato storico. Per la prima volta... possiamo costruire veramente un socialismo illuminato".
Ma il tentativo riformatore verrà bruscamente interrotto:
Nella notte tra il 20 e 21 agosto 1968 le truppe sovietiche del Patto di Varsavia entrano a Praga con l'obiettivo di bloccare sul nascere l'ascesa al potere di Alexander Dubček.
Questa stagione ispirò artisti e scrittori da Václav Havel a Milan Kundera che ambientò nella Praga di questi anni il suo famoso romanzo "L'insostenibile leggerezza dell'essere".
In immagine: 22 agosto 1968 Carri armati sovietici a Praga.
Antonio A. – Fonte “Charta 77”





PRIMAVERA DI PRAGA - FRANCESCO GUCCINI
Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita,
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga,
ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce...

Son come falchi quei carri appostati,
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita,
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano,
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava 
all'orizzonte del cielo di Praga...

Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l'odio fra i denti,
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti,
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,

dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga...

https://youtu.be/FmUgOE_i73Q


Per Sabina vivere nella verità, non mentire né a se stessi né agli altri, è possibile soltanto a condizione di vivere senza pubblico. Nell'istante in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, volenti o nolenti ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità. Avere un pubblico, pensare a un pubblico, significa vivere nella menzogna. Sabina disprezza la letteratura nella quale gli autori rivelano ogni piega intima di se stessi e dei loro amici. L'uomo che perde la propria intimità perde tutto, pensa tra sé Sabina. E l'uomo che se ne sbarazza di sua spontanea volontà è un mostro. Per questo Sabina non soffre per nulla di dover tenere nascosto il proprio amore. Al contrario, solo in quel modo può “vivere nella verità”.
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere


Ma era davvero l'amore? Quel voler morire accanto a lei era evidentemente un sentimento eccessivo: era solo la seconda volta in vita sua che la vedeva! Non si trattava piuttosto dell'isteria di un uomo che, scoprendo nel profondo della sua anima la propria incapacità di amare, aveva cominciato a fingere l'amore con se stesso? D'altra parte, il suo subconscio era tanto vigliacco da scegliere per la sua commedia quella povera cameriera di provincia che non aveva praticamente nessuna possibilità di entrare nella sua vita!
Guardava i muri sporchi del cortile e si rendeva conto di non sapere se fosse isteria o amore.
L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milan Kundera


Ti chiedono cos'hai e non capiscono quando dici “niente” perché non sanno che anche la leggerezza può essere insostenibile.
 “L'insostenibile leggerezza dell'essere”


— (Parmenide vedeva l'intero universo diviso in coppie di opposizioni: luce-buio, spesso-sottile, caldo-freddo.
Uno dei poli dell'opposizione era per lui positivo (luce, caldo..) l'altro negativo. Questa suddivisione può apparirci di una semplicità puerile. Salvo in un solo caso: che cos'è positivo, la pesantezza o la leggerezza? Parmenide rispose: il leggero è positivo, il pesante è negativo.
Aveva ragione oppure no? Questo è il problema. )
http://bored-dandy.tumblr.com/post/163442119618/parmenide


Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa?
Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo.
Ma nella poesia d'amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell'uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l'immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l'assenza assoluta di un fardello fa si che l'uomo diventi più leggero dell'aria, prenda il volo verso l'alto, si allontani dalla terra, dall'essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza?
Milan Kundera

Un dramma umano si può sempre esprimere con la metafora della pesantezza.
Diciamo, ad esempio, che ci è caduto un fardello sulle spalle.
Sopportiamo o non sopportiamo questo fardello, sprofondiamo sotto il suo peso,
lottiamo con esso, perdiamo o vinciamo. Ma che cos'era successo in realtà a Sabina?
Niente. Aveva lasciato un uomo perché voleva lasciarlo. Lui l'aveva forse perseguitata?
Aveva cercato di vendicarsi? No. Il suo non era un dramma della pesantezza, ma della leggerezza. Sulle spalle di sabina non era caduto un fardello, ma l'insostenibile leggerezza dell'essere.
Milan Kundera


"Chi è pesante non può fare a meno di innamorarsi perdutamente di chi vola lievemente nell’aria, tra il fantastico e il possibile: mentre i leggeri sono respinti dai loro simili e trascinati dalla “compassione” verso i corpi e le anime possedute dalla pesantezza. Così accade nel romanzo: Tomáš ama Tereza, Tereza ama Tomáš: Franz ama Sabina, Sabina (almeno per qualche mese) ama Franz; quasi come nelle Affinità elettive si forma il perfetto quadrato delle affinità amorose»
Pietro Citati




Non avevo mai pensato al parallelismo tra questi due libri stupendi... Interessantissimo!


Una domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto per permetterci di dare un'occhiata a ciò che si nasconde dietro…
Milan Kundera. L’insostenibile leggerezza dell’essere

Una domanda per la quale non esiste risposta è una barriera oltre la quale non è possibile andare. In altri termini: sono proprio le domande per le quali non esiste risposta che segnano i limiti delle possibilità umane e tracciano i confini dell'esistenza umana.
Milan Kundera. L’insostenibile leggerezza dell’essere

La stupidità deriva dall'avere una risposta per ogni cosa. 
La saggezza deriva dall'avere una domanda per ogni cosa.
Milan Kundera





L’umanità sfrutta le mucche come il verme solitario sfrutta l’uomo: si è attaccata alle loro mammelle come una sanguisuga. L’UOMO E' UN PARASSITA DELLA MUCCA; questa è probabilmente la definizione che un non-uomo darebbe dell’uomo nella sua zoologia.
Milan Kundera


Subito all'inizio della Genesi e' scritto che Dio creò l'uomo per affidargli il dominio sugli uccelli, i pesci, e gli animali. Naturalmente la Genesi e' stata scritta da un uomo non da un cavallo. Non esiste alcuna certezza che Dio abbia davvero affidato all'uomo il dominio sugli altri animali. E' invece più probabile che l'uomo si sia inventato Dio per santificare il dominio che egli ha usurpato sulla mucca e sul cavallo. Si', il diritto di uccidere un cervo o una mucca e' l'unica cosa sulla quale l'intera umanità sia fraternamente concorde, anche nel corso delle guerre più sanguinose.
Questo diritto ci appare evidente perché in cima alla gerarchia troviamo noi stessi. Ma basterebbe che nel gioco entrasse una terza persona, ad esempio un visitatore da un altro pianeta, il cui Dio gli abbia detto : " Regnerai sulle creature di tutte le altre stelle!" , e tutta l'evidenza della Genesi diventerebbe di colpo problematica. Un uomo attaccato a un carro da un marziano, o magari fatto arrosto da un abitante della Via Lattea, si ricorderà forse della cotoletta di vitello che era solito tagliare nel suo piatto e chiederà scusa ( in ritardo! ) alla mucca.
Milan Kundera, l'insostenibile leggerezza dell'essere


Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia.
Se l'amore deve essere indimenticabile,
fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze,
come uccelli sulle spalle di Francesco d'Assisi.
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere


«La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze
o, per meglio dire, da incontri fortuiti
tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze.[...].
L'uomo, spinto dal senso della bellezza, 
trasforma un avvenimento casuale in un motivo 
che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita».
Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”


«Le vite umane sono costruite come una composizione musicale. L’uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita. Ad esso ritorna, lo ripete, lo varia, lo sviluppa, lo traspone, come fa il compositore con i temi della sua sonata. […] L’uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento. Non si può quindi rimproverare ad un romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze, ma si può a ragione rimproverare all’uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze della vita di ogni giorno, e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza».
Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere



Forse se fossero rimasti insieme ancora per qualche tempo, avrebbero cominciato a capire a poco a poco le parole che dicevano. I loro vocabolari di sarebbero pudicamente e lentamente avvicinati l'uno all'altro come amanti molto timidi, e la musica dell'uno avrebbe cominciato a intrecciarsi con la musica dell'altro. Ma è troppo tardi.
Milan Kundera, “L'insostenibile leggerezza dell'essere”


Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta.
È per questo che l'uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.
Milan Kundera. L'insostenibile leggerezza dell'essere


«Il momento in cui nasce l’amore si presenta così: la donna non resiste alla voce che chiama all’aperto la sua anima spaventata; l’uomo non resiste alla donna la cui anima presta orecchio alla sua voce».
Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”


Aveva dietro le spalle sette anni di vita passati con Tereza e adesso si rendeva conto che quegli anni erano più belli nel ricordo che non quando li aveva vissuti. L'amore tra lui e Tereza era stato bellissimo ma anche faticoso: aveva dovuto sempre nascondere qualcosa, mascherare, fingere, riparare, tirarle su il morale, consolarla, dimostrarle ininterrottamente il proprio amore, subire le accuse della sua gelosia, del suo dolore, dei suoi sogni, sentirsi colpevole, giustificarsi e scusarsi.
Ora la fatica era scomparsa e rimaneva solo la bellezza.
Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere


Per diminuire la sofferenza di Tereza, Tomàs la sposò e le procurò un cucciolo. |
Lo portò a Tereza. Lei alzò il cagnolino, se lo strinse al petto e quello le bagnò la camicetta.... Benché in genere le cagne si affezionano di più ai padroni maschi che alle padrone, con Karenin avvenne il contrario. Decise di innamorarsi di Tereza. Tomàs gliene fu riconoscente. Gli accarezzava la testolina e gli diceva:”Fai bene, Karenin. Era proprio quello che volevo da te. Visto che io solo non basto, devi aiutarmi tu”.
Milan Kundera, da L'insostenibile leggerezza dell'essere


Nietzsche esce dal suo albergo a Torino. Vede davanti a sé un cavallo e un cocchiere che lo colpisce con la frusta. Nietzsche si avvicina al cavallo e, sotto gli occhi del cocchiere, gli abbraccia il collo e scoppia in pianto. Ciò avveniva nel 1889 e a quel tempo anche Nietzsche era già lontano dagli uomini. In altri termini, proprio allora era esplosa la sua malattia mentale. Ma appunto per questo mi sembra che il suo gesto abbia un significato profondo. Nietzsche era andato a chiedere perdono al cavallo per Descartes. La sua pazzia (e quindi la sua separazione dell’umanità) inizia nell’istante in cui piange sul cavallo. È questo il Nietzsche che amo.
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, VII, 2


Adesso provava la stessa strana felicità e la stessa strana tristezza di allora.
Quella tristezza voleva dire: Siamo all'ultima stazione.
Quella felicità voleva dire: siamo insieme.
La tristezza era la forma e la felicità il contenuto.
La felicità riempiva lo spazio della tristezza.
 Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere





La chirurgia porta l’imperativo fondamentale della professione medica fino al limite estremo, dove l’umano tocca il divino. (…) Dio, si potrebbe dire, ha previsto l’omicidio, ma non la chirurgia. Non si immaginava che qualcuno avrebbe avuto il coraggio di infilare una mano dentro un meccanismo inventato da lui, imballato con cura nella pelle, sigillato e chiuso agli occhi dell’uomo. Quando Tomaš appoggiò per la prima volta il bisturi sulla pelle di un uomo sotto anestesia e poi incise la pelle con gesto energico e l’aprì con un taglio netto e preciso (come fosse stata un tessuto inanimato, un cappotto, una gonna, una tenda), provò la breve ma intensa sensazione di compiere una profanazione. Ma era proprio quello ad attrarlo!…
Milan Kundera,  L’insostenibile leggerezza dell’essere


La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze.[…]. L'uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita. Ad esso ritorna, lo ripete, lo varia, lo sviluppa, lo traspone, come fa il compositore con i temi della sua sonata.

Si direbbe che nel cervello esista una regione del tutto particolare che si potrebbe chiamare memoria poetica e che registra ciò che ci affascina, che ci commuove, che rende bella la nostra vita. Da quando lui ha conosciuto Tereza, nessuna donna ha il diritto di lasciare in quella parte del suo cervello foss'anche la più fuggevole impronta.

L'amore comincia con una metafora. In altri termini: 
l'amore comincia nell'istante in cui la donna si iscrive con la sua prima parola nella nostra memoria poetica
Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”


Tomàs ancora non si rendeva conto che le metafore sono una cosa pericolosa.
Con le metafore è meglio non scherzare. Da una sola metafora può nascere l'amore.
Milan Kundera


Quando sedete di fronte a qualcuno che si mostra amabile, deferente, cortese, è molto difficile tenere sempre a mente che nulla di ciò che dice è vero, che nulla è sincero. Diffidare (continuamente e sistematicamente, senza vacillare nemmeno per un attimo) richiede uno sforzo enorme e anche un suo allenamento.
Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere


Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie. La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri termini, desidera lo sguardo di un pubblico. [...] La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti [...] C'è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata [...] E c'è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori.
Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere


L'amore significa rinunciare alla forza.
Milan Kundera. L’insostenibile leggerezza dell’essere

«E gli amori sono come gli imperi: quando scompare l'idea su cui sono fondati, periscono anch'essi».
Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l’amore.
Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all’amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dell’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.
 Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere


«Aveva dietro le spalle sette anni di vita passati con Tereza e adesso si rendeva conto che quegli anni erano più belli nel ricordo che non quando li aveva vissuti. L'amore tra lui e Tereza era stato bellissimo ma anche faticoso: aveva dovuto sempre nascondere qualcosa, mascherare, fingere, riparare, tirarle su il morale, consolarla, dimostrarle ininterrottamente il proprio amore, subire le accuse della sua gelosia, del suo dolore, dei suoi sogni, sentirsi colpevole, giustificarsi e scusarsi.
Ora la fatica era scomparsa e rimaneva solo la bellezza».
Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

«È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l’amore. Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all’amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dell’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza».
Milan Kundera , “L’insostenibile leggerezza dell’essere”



Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. 
Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. 
Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? 
Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.
Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere 


Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può ne confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. […] 
Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.

Milan Kundera, da “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, Adelphi, Milano, 1985.



Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L'ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere


Ma è proprio il debole che deve saper essere forte e andar via,
quando il forte è troppo debole per poter far del male al debole.
Milan Kundera



"L'idea dell'eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell'imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l'abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all'infinito! Che significato ha questo folle mito? Il mito dell'eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un'ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla. Non occorre tenerne conto, come di una guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo che non ha cambiato nulla sulla faccia della terra, benché trecentomila negri vi abbiano trovato la morte tra torture indicibili. 
E anche in questa guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo, cambierà qualcosa se si ripeterà innumerevoli volte nell'eterno ritorno? Sì, qualcosa cambierà: essa diventerà un blocco che svetta e perdura, e la sua stupidità non avrà rimedio. Se la Rivoluzione francese dovesse ripetersi all'infinito, la storiografia sarebbe meno orgogliosa di Robespierre. Dal momento, però, che parla di qualcosa che non ritorna, gli anni di sangue si sono trasformati in semplici parole, in teorie, in discussioni, sono diventati più leggeri delle piume, non incutono paura. C'è un’enorme differenza tra un Robespierre che si è presentato una sola volta nella storia e un Robespierre che torna eternamente a tagliare la testa ai francesi. Diciamo quindi che l'idea dell'eterno ritorno indica una prospettiva dalla quale le cose appaiono in maniera diversa da come noi le conosciamo: appaiono prive della circostanza attenuante della loro fugacità. Questa circostanza attenuante ci impedisce infatti di pronunciare un qualsiasi verdetto. Si può condannare ciò che é effimero?
La luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina. Or non è molto, mi sono sorpreso a provare una sensazione incredibile: stavo sfogliando un libro su Hitler e mi sono commosso alla vista di alcune sue fotografie:mi ricordavano la mia infanzia; io l'ho vissuta durante la guerra; parecchi miei familiari hanno trovato la morte nei campi di concentramento hitleriani; ma che cos'era la loro morte davanti a una fotografia di Hitler che mi ricordava un periodo scomparso della mia vita, un periodo che non sarebbe più tornato? Questa riconciliazione con Hitler tradisce la profonda perversione morale che appartiene a un mondo fondato essenzialmente sull'esistenza del ritorno, perché in un mondo simile tutto è già perdonato e quindi tutto è cinicamente permesso.
Se ogni secondo della nostra vita si ripete un numero infinito di volte, siamo inchiodati all'eternità come Gesù Cristo alla croce. E'un'idea terribile. Nel mondo dell'eterno ritorno, su ogni gesto grava il peso di una insostenibile responsabilità. Ecco perché Nietzsche chiamava l'idea dell'eterno ritorno il fardello più pesante (das schwerste Gewicht). Se l'eterno ritorno è il fardello più pesante, allora le nostre vite su questo sfondo possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza. Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza è meravigliosa? Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d'amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell'uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l'immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l'assenza assoluta di un fardello fa sì che l'uomo diventi più leggero dell'aria, prenda il volo verso l'alto, si allontani dalla terra, dall'essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza? Questa domanda se l'era posta Parmenide nel sesto secolo avanti Cristo....... Parmenide rispose: il leggero é positivo, il pesante é negativo. Aveva ragione oppure no? Questo é il problema. Una sola cosa é certa: l'opposizione pesante-leggero é la più misteriosa e la più ambigua fra tutte le opposizioni".
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere,  (incipit) cap. Primo


L'insostenibile leggerezza dell'essere - M. Kundera
Miliardi d’anni fa gli unici elementi chimici che componevano il nostro quasi neonato universo erano l’idrogeno e l’elio, stretti in abbracci autodistruttivi per formare nubi cosmiche, nelle quali la loro densità era variabile, a seconda della zona presa in esame. Da questi ammassi di materia sarebbero nate le stelle e dai processi di nucleosintesi all’interno di esse sarebbero stati formati tutti gli altri elementi che compongono il mondo in cui viviamo e che hanno dato origine alla creazione più complessa e labile della natura: la vita. Alla base di tutto questo ci sono quindi due concetti fondamentali: la <b> densità </b> (che non è altro che il rapporto tra massa e volume) e il <b> numero atomico </b>, che distingue un atomo dall’altro, rendendolo speciale. L’essere, dunque, ha tra le sue caratteristiche fondamentali quella di possedere un <b> peso </b> che lo qualifica come leggero (ogni atomo ha una massa piccolissima), ma che lo rende contemporaneamente pesante, perché su di esso agiscono forze costanti: non solo la gravità, ma anche la coscienza, la responsabilità, la consapevolezza, l’amore, l’odio, la religiosità, la sofferenza … Kundera ha quindi colto nel profondo quello che ci rende così drammaticamente complicati, imprigionando la sua riflessione nella vita di quattro personaggi principali e facendola uscire poco alla volta, grazie al simbolo, all’allusione, alla poesia e soprattutto alla filosofia di Nietzsche (il romanzo inizia proprio con una riflessione sull’Eterno Ritorno), Eraclito, Cartesio …

La trama de “L’insostenibile leggerezza dell’essere" ricorda le evoluzioni di una bandiera, magari quella ceca, lasciata precipitare dalla finestra dell’ultimo piano di un palazzo di Praga: le vicende si intrecciano e ritornano su loro stesse, facendoci scoprire lati precedentemente nascosti dalla prospettiva e rivelando esiti definitivi e drammatici come la vita. La leggerezza e la pesantezza, che sembrano due opposti incapace di convivere in una sola persona e attratti dal loro contrario, sono in realtà in ognuno di noi e albergano nell’animo di tutti i personaggi:

<b> Tomàs </b>, che appare il personaggio più “leggero", insieme a Sabina, è invece trascinato sul fondo della propria relazione con Tereza dalla dipendenza dalla poligamia, che egli intende come un interesse scientifico per individuare l’unicità di ogni donna attraverso l’analisi della sua fisicità e del suo comportamento sotto le lenzuola. Tutta la pesantezza del suo destino è in quel verbo “schiacciare" che compare nella narrazione della sua fine.
<b> Tereza </b>, invece, che appare come il peso morto ancorato alla cintura del marito, ha in sé moltissima leggerezza: essa è la bambina nella cesta che <i> galleggia </i> sul fiume, la giovane donna che si libera dalle catene della sua infanzia e, portando con sé la sua valigia <i> pesante </i>, va via dalla sua città di provincia, scappa da Zurigo, trema di gelosia e sogna (e cosa c’è di più leggero per astrazione e di più pesante per le sensazioni che suscita di un incubo?). Nella vicenda di Tomàs e Tereza si inserisce la pittrice Sabina, che è molto simile al medico di Praga (Tomàs, apputno) nel suo leggero svolazzare da un tradimento all'altro e da una città all'altra, ma che è anch'essa condannata alla pesantezza della dipendenza e attratta dalla solidità del suo amante: Franz. Di quest'ultimo non le piace la debolezza, proprio perché ama la sua forza come se fosse la zavorra che la lega alla terra e le impedisce di fuggire. Franz, al contrario, è attratto dalla leggerezza di Sabina, che viene trasfigurata in una dea, essere metafisico onnisciente, capace di vedere e giudicare le sue azioni e, proprio per questo suo potere, di influenzarle. La vita di ognuno di noi è quindi preda di un continuo squilibrio, come se fossimo perennemente sul piatto di una bilancia, che improvvisamente può schizzare all'indietro, in quei momenti in cui la parte più leggera del nostro animo si libra nell'aria, oppure balzare in avanti, trascinato dalla pesantezza di una stagione monotona e frustrante. La sensazione che ci resta è quella di una forte vertigine, che, come scrive Kundera, non è paura di cadere, ma attrazione per il vuoto. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare ad essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancora più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.“
http://imnotsuperdoc.tumblr.com/post/57052897299/linsostenibile-leggerezza-dellessere-m



L' insostenibile leggerezza dell'essere.
Titolo originale Nesnesitelná lehkost bytí
Autore Milan Kundera
1ª ed. originale 1984
L'insostenibile leggerezza dell'essere (in ceco: Nesnesitelná lehkost bytí) è un romanzo di Milan Kundera scritto nel 1982 e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1984.
TRAMA
Romanzo, che si svolge a Praga negli anni intorno al 1968, descrive la vita degli artisti e degli intellettuali cecoslovacchi nel periodo fra la Primavera di Praga e la successiva invasione da parte dell'Unione Sovietica. La storia si focalizza sul gruppo noto come il Quartetto di Kundera, composto da Tomáš (un chirurgo di fama e successo che ad un certo punto perde il lavoro a causa di un suo articolo su Edipo che, anche a causa delle modifiche operate dai redattori del giornale a cui lo ha inviato, risulta molto critico nei confronti dei comunisti cechi), la sua compagna Tereza (una fotografa), la sua amante Sabina (una pittrice) e un altro amante di SabinaFranz (un professore universitario).



giovedì 5 gennaio 2012

Milan Kundera. Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un altra cultura, inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è Stato. Ed il mondo intorno a lui lo dimentica ancora più in fretta.

Fino a qualche tempo fa i conservatori
erano quelli che volevano conservare lo status quo.
Ma improvvisamente lo status quo è entrato in movimento
e scorre come un tapis roulant verso la modernità.
Così anche i conservatori si muovono con esso.
E i moderni veri sono costretti a essere antimodernisti.
Milan Kundera
(citato in P. Marconi, Il recupero della bellezza, Skira, Milano 2005).



“Per potersi laureare, bisogna trovare argomenti per la tesi di laurea. Gli argomenti sono una quantità infinita perché è possibile scrivere tesi su ogni cosa al mondo. Risme su risme di fogli scritti si accumulano negli archivi, che sono più tristi dei cimiteri, perché non ci entra nessuno nemmeno il giorno dei morti.”
Milan Kundera


Il mondo kafkiano non assomiglia ad alcuna realtà nota, esso è una possibilità estrema e non realizzata del mondo umano. I romanzi di Kafka ci fanno vedere che cosa siamo, di che cosa siamo capaci.
Milan Kundera, L’arte del romanzo


Io ho un mio personale concetto di dieta: 
evito rigorosamente tutti i cibi che non mi piacciono.
Milan Kundera


Aveva un desiderio terribile di dirgli, come la più banale delle donne: 
non lasciarmi, tienimi con te, dòmami, soggiògami, sii forte! 
Ma erano parole che non poteva né sapeva pronunciare. 
Quando l’ebbe sciolto dall’abbraccio, disse soltanto: - Come sono felice di essere con te. 
Con il suo carattere riservato, era il massimo che potesse dire.
Milan Kundera


Ma ognuno rimpiange di non poter vivere altre vite oltre la propria sola ed unica esistenza; anche voi vorreste vivere tutte le vostre possibilità irrealizzate, tutte le vostre vite impossibili. Il nostro romanzo è come voi. Anch'esso desidera essere altri romanzi, quelli che avrebbe potuto essere e non è stato. Milan Kundera, “La vita è altrove”.



«Com’è possibile? Eppure ha letto dappertutto che la giovinezza è il periodo più pieno della vita!
Da dove viene dunque questo nulla, questa rarefazione della materia vivente?
Da dove viene questo vuoto?».
Milan Kundera, “La vita è altrove”.


Solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi in cui regna un silenzio assordante.
Milan Kundera, La vita è altrove 


Quando una donna non vive abbastanza del proprio corpo, il corpo finisce per apparirle un nemico.
Milan Kundera, La vita è altrove 



E' vero...la giovinezza dovrebbe essere il periodo più bello e invece, spesso, si trasforma in una fucina di ansie, malinconie, nostalgie e paure!






Che cos'è un individuo? in che cosa consiste la sua identità? Tutti i romanzi cercano di dare una risposta a queste domande. E in effetti, cos'è che definisce un io? Quello che fa, le sue azioni? Ma l'azione sfugge al suo autore, rivoltandosi quasi sempre contro di lui. La sua vita intima, allora, i pensieri, le emozioni segrete? Ma un uomo è in grado di capire se stesso? I suoi pensieri segreti possono davvero fornire la chiave della sua identità? Oppure ciò che definisce l'uomo è la sua visione del mondo, le sue idee, la sua Weltanschauung? E' questa l'estetica di Dostoevskij: ciascuno dei suoi personaggi obbedisce a una originalissima ideologia personale in base alla quale agisce con logica inflessibile (...). Alla ricerca di un tale fondamento - una ricerca interminabile - Thomas Mann ha dato un contributo assai importante: noi crediamo di agire, egli afferma, crediamo di pensare, ma è un altro o sono altri ad agire e a pensare in noi: abitudini ancestrali, archetipi tramandati sotto forma di miti da una generazione all'altra; e sono questi archetipi, dotati di una immensa forza di attrazione, che dal fondo di quello che Mann definisce "il pozzo del passato" continuano a governarci.
Milan Kundera, I testamenti traditi


Che cos'è l'estasi?..... Estasi significa essere "fuori di sé", come dice l'etimologia della parola greca: uscir fuori dalla propria posizione (stàsis). Essere "fuori di sé" non significa essere fuori dal momento presente, come il sognatore che evade verso il passato o verso il futuro. Significa esattamente il contrario: l'estasi è infatti l'identificazione assoluta con l'attimo presente, oblio totale del passato e del futuro. Quando il passato e il futuro vengono cancellati, l'attimo presente si trova in uno spazio vuoto, fuori dalla vita e dalla sua cronologia, fuori dal tempo e da esso indipendente (perciò è paragonabile all'eternità, anch'essa negazione del tempo......L'uomo desidera l'eternità ma può averne soltanto il surrogato: l'attimo dell'estasi.
Milan Kundera, L'Estasi, tratto da I testamenti traditi


«Due esseri che si amano, soli, isolati dal resto del mondo… è molto bello! Ma di che cosa parlerebbero tutto il tempo? Per quanto spregevole sia il mondo, essi ne hanno bisogno per potersi parlare».
Milan Kundera, “L’identità”


Ma il dolore non intende prestare ascolto alla ragione,
perché il dolore ha una sua propria ragione che non è ragionevole.
Milan Kundera


"In greco “ritorno” si dice nòstos. Álgos significa “sofferenza”. La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca (nostalgia, nostalgie), poi altre parole che hanno radici nella lingua nazionale: gli spagnoli dicono añoranza, i portoghesi saudade. In ciascuna lingua queste parole hanno una diversa sfumatura semantica. Spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall’impossibilità di ritornare in patria. Rimpianto della propria terra. Rimpianto del paese natio. Il che, in inglese, si dice homesickness. O in tedesco Heimweh. In olandese: heimwee. Ma è una riduzione spaziale di questa grande nozione. Una delle più antiche lingue europee, l’islandese, distingue i due termini: söknudur: “nostalgia” in senso lato; e heimfra: “rimpianto della propria terra”. Per questa nozione i cechi, accanto alla parola “nostalgia” presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro; la più commovente frase d’amore ceca: stỳskà se mi po tobě: “ho nostalgia di te”; “non posso sopportare il dolore della tua assenza”. In spagnolo, añoranza viene dal verbo añorar (“provare nostalgia”), che viene dal catalano enyorar, a sua volta derivato dal latino ignorare. Alla luce di questa etimologia, la nostalgia appare come la sofferenza dell’ignoranza. Tu sei lontano, e io non so che ne è di te. Il mio paese è lontano e io non so cosa succede laggiù. Alcune lingue hanno qualche difficoltà con la nostalgia: i francesi non possono esprimerla se non con il sostantivo di origine greca e non hanno il verbo relativo; Je m’ennuie de toi (“sento la tua mancanza”), ma il verbo s’ennuyer è debole, freddo, e comunque troppo lieve per un sentimento cosi grave. I tedeschi utilizzano di rado la parola “nostalgia” nella sua forma greca e preferiscono dire Sehnsucht: “desiderio di ciò che è assente”; ma la Sehnsucht può applicarsi a ciò che è stato come a ciò che non è mai stato (una nuova avventura) e quindi non implica di necessità l’idea di un nòstos; per includere nella Sehnsucht l’ossessione del ritorno occorrerebbe aggiungere un complemento: Sehnsucht nach der Verganghenheit, nach der verlorenen Kindheit, nach der ersten Liebe (“desiderio del passato, dell’infanzia, del primo amore”)".
Milan Kundera, L'ignoranza


Sino a quel momento, il tempo ha avuto per lei le sembianze del presente che avanza e inghiotte il futuro; ne temeva la velocità (se c’era in vista qualcosa di spiacevole) oppure si ribellava di fronte alla sua lentezza (se c’era in vista qualcosa di bello). Adesso il tempo le appare in maniera del tutto diversa; non è più il presente vittorioso che s’impossessa del futuro; è il presente vinto, prigioniero, travolto dal passato. Vede un giovane che si stacca dalla sua vita e se ne va, per sempre inaccessibile. Ipnotizzata, non può che contemplare questo brandello della sua vita che si allontana, non può che contemplarlo e soffrire. Prova una sensazione del tutto nuova che si chiama nostalgia.
Milan Kundera, L’ignoranza


Tutti sbagliano quando si tratta del futuro. L'uomo può essere certo solo dell'attimo presente.
Ma sarà poi vero? Può davvero conoscerlo, il presente? Può davvero giudicarlo? Certo che no.
E come potrebbe capire il senso del presente chi non conosce il futuro? Se non sappiamo verso quale futuro ci sta conducendo il presente, come possiamo dire se questo presente è buono o cattivo, se merita la nostra adesione, la nostra diffidenza, o il nostro odio?
Milan Kundera, L'ignoranza




Una meravigliosa lezione di filologia, che ha l'incanto delle parole di Kundera, che scava, come sempre, nei recessi più profondi dell'anima, esaminando tra nòstos e algos le diverse sfumature semantiche, con cui le varie culture denotano e connotano un loro peculiare modo di sentire determinate emozioni del vivere!




... non poteva sopportare quei sorrisi e gli sembrava di vederli dappertutto, anche per strada sulla faccia degli sconosciuti. Non riusciva a dormire. Ma come? Dà forse tanta importanza a queste persone? No. Di loro non pensa niente di buono e si arrabbia con se stesso perchè si lascia sconvolgere a tal punto dai loro sguardi. Ciò non ha alcuna logica. Com'è possibile che qualcuno che tiene in così poca considerazione la gente dipenda a tal punto dalla sua opinione?
Milan Kundera


Tamina non saprà mai che cosa sono venuti a dirle gli struzzi.
Ma io lo so. Non sono venuti né ad avvertirla, né a metterla in guardia né a minacciarla.
Non si interessano affatto a lei. Sono venuti per parlare ognuno di sè. Ognuno per dirle come ha mangiato, come ha dormito, come è corso fino alla siepe e che cosa ha visto dietro a quella. Che ha passato la sua importante infanzia nell'importante villaggio di Rourou. Che il suo importante orgasmo è durato sei ore. Che ha visto passare dietro la siepe una vecchia con uno scialle sulla testa. Che ha nuotato, si è ammalato e poi è guarito. Che da giovane andava in bicicletta e oggi aveva mangiato un sacco d'erba. Stanno tutti davanti a Tamina e le parlano tutti insieme, con veemenza, con insistenza e con aggressività perché al mondo non c'è nulla di più importante di quello che vogliono dirle loro.
Milan Kundera, Il libro del riso e dell'oblio


I bambini sono senza passato 
ed è questo tutto il mistero 
dell'innocenza magica del loro sorriso.
Milan Kundera, Il libro del riso e dell’oblio, 1978



"Per liquidare i popoli" diceva Milan Hübl "si comincia col privarli della memoria.
Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un'altra cultura, inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E, intorno, il mondo lo dimentica ancora più in fretta."
"E la lingua?"
"Perché dovrebbero togliercela? Non sarà più che folclore, e prima o poi morirà certamente di morte naturale".
Milan Kundera, Il libro del riso e dell'oblio.



Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria
Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. 
E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un altra cultura, inventa per loro un'altra storia. 
Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è Stato. 
Ed il mondo intorno a lui lo dimentica ancora più in fretta.
Milan Kundera



Se qualcuno potesse custodire nella memoria tutto ciò che ha vissuto, se potesse rivivere quando lo desidera un certo frammento del passato, non avrebbe nulla a che spartire con gli umani: i suoi amori, le sue amicizie, le sue rabbie, la sua capacità di perdonare o di vendicarsi non assomiglierebbero affatto ai nostri. Non criticheremo mai abbastanza chi deforma il passato, lo riscrive, lo falsifica, chi enfatizza l' importanza di un avvenimento tacendone un altro; sono critiche giuste (non possono non esserlo) ma di scarso rilievo se non le precede una critica più elementare: la critica della memoria umana in quanto tale. Ben misero potere, il suo! Del passato non è in grado di ricordare che una insignificante minuscola particella senza che nessuno sappia perché proprio questa e non un' altra, giacché in ciascuno di noi tale scelta si opera in maniera misteriosa, indipendentemente dalla nostra volontà e dai nostri interessi. Non capiremo nulla della vita umana se continuiamo a eludere la prima di tutte le verità: una realtà così com'era quando era non esiste più; restituirla è impossibile.
Milan Kundera



La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.
Milan Kundera



C’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio
Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. 
A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi invece vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo. 
Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: 
il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria; 
il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio. [...]
‎Perché è scomparso il piacere della lentezza? Dove mai sono finiti i perdigiorno di un tempo? Dove sono quegli eroi sfaccendati delle canzoni popolari, quei vagabondi che vanno a zonzo da un mulino all'altro e dormono sotto le stelle? Sono scomparsi insieme ai sentieri fra i campi, ai prati e alle radure - insieme alla natura?
Milan Kundera, La lentezza

La nostra epoca si abbandona al demone della velocità, ed è per questo motivo che dimentica tanto facilmente se stessa. Ma io preferisco rovesciare questa affermazione: la nostra epoca è ossessionata dal desiderio di dimenticare, ed è per realizzare tale desiderio che si abbandona al demone della felicità; se accelera il passo è perché vuole farci capire che ormai non aspira più ad essere ricordata; che è stanca di se stessa, disgustata di se stessa; che vuole spegnere la tremula fiamma della memoria.
Milan Kundera, La Lentezza


«L'amore è per definizione un dono non meritato; anzi, l'essere amati senza merito è la prova del vero amore [...] Quanto è più bello sentirsi dire: sono pazza di te sebbene tu non sia né intelligente né onesto, sebbene tu sia bugiardo, egoista e mascalzone!».
Milan Kundera, La Lentezza


Milan Kundera, La Lentezza



L'origine della paura è nel futuro, e chi si è affrancato dal futuro non ha più nulla da temere.
Milan Kundera, La Lentezza [10]


La velocità è la forma di estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all'uomo.
A differenza del motociclista, l'uomo che corre a piedi è sempre presente al proprio corpo, costretto com'è a pensare continuamente alle vesciche, all'affanno; quando corre avverte il proprio peso e la propria età ed è più che mai consapevole di sé stesso e della propria vita. Ma quando l'uomo delega il potere di produrre velocità ad una macchina, allora tutto cambia: il suo corpo è fuori gioco, e la velocità a cui si abbandona è incorporea, immateriale - velocità pura, velocità in sé e per sé, velocità-estasi.
Strano connubio: la fredda impersonalità della tecnica e il fuoco dell'estasi.
Milan Kundera, La Lentezza [10]


La forma epistolare delle Relazioni pericolose non è un mero procedimento tecnico che possa essere sostituito con un altro. E’ anzi una forma in se stessa eloquente: ci dice che tutto quanto i personaggi hanno vissuto l'hanno vissuto solo per raccontarlo, trasmetterlo, comunicarlo, confessarlo, scriverlo.
In un mondo come questo, dove tutto si racconta, l'arma di più facile uso, e insieme la più letale, è la divulgazione.
Milan Kundera, La Lentezza [17]


E, in effetti, mi chiedo, dov'è finito il bacio che L'Attualità Storica Planetaria Sublime ha posato sulla sua fronte? E’ proprio qui che sbagliano i cortigiani dell'Attualità. Non sanno che le situazioni della Storia rimangono sotto le luci dei riflettori solo per i primi minuti. Non c'è evento che sia attuale per l'intera sua durata, tutti lo sono per un tempo brevissimo, e soltanto all'inizio…
Il modo con cui viene raccontata la storia contemporanea è simile a un grande concerto durante il quale venissero eseguite tutte di seguito le centotrentotto opere di Beethoven suonando però solo le prime otto battute di ciascuna. Se fra dieci anni si desse lo stesso concerto si suonerebbe, di ogni pezzo, solo la prima nota, dunque in tutto centotrentotto note, eseguite come un'unica melodia. E fra vent'anni tutta la musica di Beethoven si riassumerebbe in una sola, lunghissima nota acuta, simile a quella, interminabile e altissima, che il musicista ha udito il giorno in cui è diventato sordo.
Milan Kundera, La Lentezza [96]


.. la nostra epoca si abbandona al demone della velocità ed è per questo motivo che dimentica tanto facilmente se stessa. Ma io preferisco rovesciare questa affermazione: la nostra epoca è ossessionata dal desiderio di dimenticare, ed è per realizzare tale desiderio che si abbandona al demone della velocità; se accelera il passo è perché vuole farci capire che ormai non aspira più ad essere ricordata; che è stanca di se stessa; che vuole spegnere la tremula fiammella della memoria.
Milan Kundera, La Lentezza [137]





«L’insignificanza, amico mio, è l’essenza della vita. È con noi ovunque e sempre.
È presente anche dove nessuno la vuole vedere: negli orrori, nelle battaglie cruente, nelle peggiori sciagure. Occorre spesso coraggio per riconoscerla in situazioni tanto drammatiche e per chiamarla con il suo nome».
Milan Kundera, La festa dell'insignificanza

…Vincerà chi riuscirà a fare dell'altro un colpevole. Perderà chi ammetterà di aver torto. Sei in strada, immerso nei tuoi pensieri. Una ragagazza che viene come se non ci fosse che lei al mondo, senza guardare né a destra nè a sinistra, cammina dritta per la sua strada. Vi urtate. Ed ecco il momento della verità. Chi strapazzerà l'altro e chi si scuserà? E’ una situazione tipo: in realtà ciascuno dei due è al tempo stesso l'urtato e l'urtatore. Eppure, ci sono quelli che si considerano sempre, immediatamente, come gli urtatori e dunque colpevoli. E ce ne sono altri che si vedono sempre, immediatamente, spontaneamente come gli urtati, quindi dalla parte della ragione, pronti ad accusare gli altri…
Milan Kundera, La festa dell'insignificanza


«Quella strana convinzione che le vicende che mi capitano abbiano un senso ulteriore, significhino qualcosa; che la vita con le sue vicende racconti qualcosa di sé, ci sveli gradatamente qualche suo segreto, stia davanti a noi come un rebus il cui senso è necessario decifrare, e le vicende che viviamo siano la mitologia della nostra vita e in questa mitologia stia la chiave della verità, e del mistero. Si tratta forse di un inganno? È possibile, è addirittura probabile, ma non riesco a sbarazzarmi del bisogno di decifrare continuamente la mia vita».
Milan Kundera, “Lo scherzo”


In questo paese la gente non apprezza il mattino.
Si fanno svegliare di prepotenza da una sveglia che spezza il sonno come un colpo di scure e si abbandonano subito a una fretta funesta. Mi dica lei come può andare una giornata che comincia con un simile atto di violenza! Cosa può esserne di persone che giornalmente ricevono, per mezzo di una sveglia, un piccolo elettroshock? Ogni giorno che passa si abituano alla violenza e disapprendono il piacere. Mi creda, è il mattino che decide del temperamento di un uomo”.
Milan Kundera, Il valzer degli addii

Contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta - e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere.
Milan Kundera

Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa dall'altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.
Milan Kundera


Non si può misurare l’affetto che lega due esseri umani dalla quantità di parole che si scambiano
Milan Kundera


Immagina di vivere in un mondo dove non ci sono specchi.
Il tuo viso lo sogneresti e lo immagineresti come un riflesso esterno di quello che hai dentro di te.
E poi, a quarant’anni, qualcuno per la prima volta in vita tua ti presenta uno specchio.
Immagina lo sgomento! Vedresti un viso del tutto estraneo.
E sapresti con chiarezza quello che ora non riesci a comprendere:
tu non sei il tuo viso…..
Milan Kundera

Lei cercava di vedere se stessa attraverso il proprio corpo. Per questo stava così spesso davanti allo specchio. Quello che l'attirava non era vanità bensì la meraviglia di vedere il proprio io. Dimenticava che stava guardando il quadro di comando del proprio corpo. Credeva di vedere la sua anima che le si rivelava nei tratti del suo viso. Dimenticava che il naso non è che l'estremità di un tubo che porta aria ai polmoni. In esso vedeva l'espressione fedele del proprio carattere. Nelle gambe e nelle braccia, l'audacia del proprio cuore: l'anima saliva allora sulla superficie del corpo, come quando un equipaggio irrompe dal ventre della nave, riempie tutto il ponte di coperta, agita le mani verso il cielo e canta.
Milan Kundera


Sono ormai così corrotto dalla diffidenza che, se qualcuno mi confessa che cosa gli piace o non gli piace,non lo prendo affatto sul serio, o per meglio dire considero ogni cosa semplicemente come testimonianza dell’immagine che egli vuole dare di sé.
Milan Kundera


Il fondamento della vergogna non è un nostro sbaglio personale ma l'oltraggio, l'umiliazione che proviamo per essere costretti ad essere ciò che siamo senza averlo scelto, e l'insopportabile sensazione che questa umiliazione sia visibile da ogni parte.
Milan Kundera, L'immortalità


Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi.
A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere,
potremmo essere suddivisi in quattro categorie.
La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi
... La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti ... C'è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata ... E c'è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori.
Milan Kundera, L'immortalità

L'uomo non è che la propria immagine. 
I filosofi possono dirci che è indifferente ciò che il mondo pensa di noi, che solo ciò che siamo ha valore. Ma i filosofi non capiscono niente. Finchè viviamo con la gente siamo soltanto ciò che la gente ci considera. Pensare a come ci vedono gli altri e fare di tutto per rendere la nostra immagine più simpatica possibile viene considerato una specie di finzione o di comportamento sleale. Ma fra il mio io e quello degli altri esiste forse un qualche contatto diretto senza la mediazione degli occhi? E’ mai pensabile l'amore senza l'angoscioso inseguimento della propria immagine nella mente della persona amata? Nell'attimo in cui non ci interessa più come ci vede la persona che amiamo, abbiamo cessato di amarla.
Milan Kundera, L'immortalità


La pazza con la violetta.
Agnes, protagonista de L’immortalità, pensa:
“Si disse: quando un giorno l’assalto della bruttezza fosse diventato del tutto insostenibile, si sarebbe comprata dal fioraio una violetta, una sola violetta, quello stelo delicato col suo minuscolo fiorellino, sarebbe uscita per strada e tenendolo davanti al viso l’avrebbe fissato spasmodicamente, per vedere solo quello, per vederlo come fosse l’ultima cosa che voleva conservare, per se stessa e per i suoi occhi, di un mondo che oramai aveva smesso di amare.
Sarebbe andata così per le strade di Parigi, la gente presto avrebbe cominciato a conoscerla, i bambini l’avrebbero rincorsa, derisa, le avrebbero tirato oggetti addosso e tutta Parigi l’avrebbe chiamata: la pazza con la violetta.”
Milan Kundera, L'immortalità, p. 33



Chi tende continuamente "verso l'alto" deve aspettarsi prima o poi d'essere colto dalla vertigine.
Che cos'è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perché ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.
Milan Kundera


La preoccupazione per la propria immagine, è questa la fatale immaturità dell’uomo
É così difficile essere indifferenti alla propria immagine. 
Una tale indifferenza è al di sopra delle forze umane. 
L’uomo ci arriva solo dopo la morte.
Milan Kundera


«Ma vanno così le cose della vita: uno pensa di recitare la sua parte in uno spettacolo e nemmeno si immagina che sul palcoscenico nel frattempo, di soppiatto, hanno cambiato lo scenario e senza saperlo si ritrova nel bel mezzo di uno spettacolo completamente diverso».
Milan Kundera, Amori ridicoli


Ma che cosa sono la bellezza o la bruttezza di fronte all'amore?
Cos'è la bruttezza di un viso di fronte al sentimento
nella cui grandezza si rispecchia l'assoluto stesso?
Milan Kundera, Amori ridicoli

L'uomo attraversa il presente con gli occhi bendati.
Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo.
Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhie lui,
gettato uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso.
Milan Kundera, Amori ridicoli







La bontà umana, in tutta la sua purezza e libertà, può venir fuori solo quando è rivolta verso chi non ha nessun potere. La vera prova morale dell’umanità, quella fondamentale, è rappresentata dall'atteggiamento verso chi è sottoposto al suo dominio: gli animali. E sul rispetto nei confronti degli animali, l’umanità ha combinato una catastrofe, un disastro così grave che tutti gli altri ne scaturiscono.
Milan Kundera











Gli aforismi dei filosofi










Elenco blog personale