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sabato 28 marzo 2015

Qual è oggi, possiamo domandarci, la funzione della religione, nel momento in cui vediamo che il suo ruolo non è più di configurare la vita sociale dandole una legge fondata su un principio trascendente? Se prendiamo quel che dice Lacan nella conferenza stampa tenuta a Roma nel 1974 e pubblicata con il titolo Il trionfo della religione, dobbiamo dire che la religione è una terapia. Per Freud era il contrario, era una nevrosi: Freud considerava che la religione avesse la struttura della nevrosi ideale, della nevrosi ossessiva. Per Lacan la religione è una terapia giacché, con la sua capacità di secernere senso, di dare senso a tutto, e in particolare alla vita umana, essa è in grado di "acquietare i cuori", particolarmente quando questi vengono turbati dal reale messo in circolazione dalla scienza.



Qual è oggi, possiamo domandarci, la funzione della religione, nel momento in cui vediamo che il suo ruolo non è più di configurare la vita sociale dandole una legge fondata su un principio trascendente? Se prendiamo quel che dice Lacan nella conferenza stampa tenuta a Roma nel 1974 e pubblicata con il titolo Il trionfo della religione, dobbiamo dire che la religione è una terapia
Per Freud era il contrario, era una nevrosi: Freud considerava che la religione avesse la struttura della nevrosi ideale, della nevrosi ossessiva. Per Lacan la religione è una terapia giacché, con la sua capacità di secernere senso, di dare senso a tutto, e in particolare alla vita umana, essa è in grado di "acquietare i cuori", particolarmente quando questi vengono turbati dal reale messo in circolazione dalla scienza.
Naturalmente quando Lacan parla di terapia in questo senso si riferisce a un rimedio per l'insanabile, si riferisce all'incurabile della vita. Quest'idea della religione come terapia ha sedotto gli ideologi dello scientismo, che l'hanno ripresa a modo loro, un modo piuttosto monocorde, bisogna dire, ma che riesce sempre a stupirci e a volte anche a divertirci. L'Herald Tribune del 1 aprile scorso riferisce di uno studio, condotto in una clinica del Minnesota, intorno al potere di guarigione esercitato dalla preghiera su pazienti che avevano subito un intervento cardiochirurgico di una certa importanza. L'esperimento su cui si basa lo studio, questo è l'aspetto interessante, non ha preso ad oggetto la preghiera meditativa, e quindi quello stato di benessere fisico e spirituale che può derivare dalla concentrazione e dal raccoglimento in se stessi, ma la preghiera intercessoria, cioè una domanda, rivolta a Dio, perché eserciti il proprio intervento sul corso delle cose terrene. Dopo che Kant ha reso impercorribile l'argomento ontologico di S. Anselmo, lo scientismo contemporaneo aggira l'ostacolo passando a un sondaggio diretto dell'esistenza di Dio con il metodo del doppio cieco
I pazienti studiati sono stati divisi in tre gruppi
per un gruppo non si pregava, per gli altri due sì; uno dei due gruppi per cui si pregava ne veniva informato, l'altro veniva lasciato in situazione dubitativa: ai partecipanti veniva detto che per loro si poteva pregare oppure no. Le preghiere erano affidate a tre diverse congregazioni dove gli oranti erano istruiti a utilizzare il nome e l'iniziale del cognome della persona per cui pregavano - per proteggere la privacy suppongo, tanto Dio dall'iniziale può già capire di chi si tratta - e di includere la frase: "Per il successo dell'intervento chirurgico e per una rapida guarigione senza complicanze". 
La ricerca su cui si basa lo studio è costata $ 2.400.000.

In questo tentativo di negoziare con il divino attraverso i più aggiornati strumenti scientifici potremmo ravvisare un residuo d'incantamento del mondo che resiste alle analisi di Weber, risalenti ormai ai primi decenni del secolo scorso. Nella visione del disincantamento di Weber tuttavia, il razionalismo moderno non coincide con la cancellazione di Dio: semplicemente l'uomo disincantato, grazie alla potenza della tecnica, è portato a costruire attivamente il proprio mondo perché non pensa più di poter condizionare la divinità.
Weber scrive prima della Shoa, prima dell'orrore smisurato che ha piegato la potenza della tecnica alla distruzione dell'uomo. La Shoa, oltre a sollevare mille interrogativi nella riflessione etica, ha rilanciato anche i temi classici della teodicea, con il suo tipico vizio assolutorio di fondo. Una delle voci che ha avuto maggiore risonanza in questo senso è stata quella di Hans Jonas, stimato allievo di Heidegger, che non ha potuto risolvere il dilemma del male assoluto se non pensando a un Dio impotente.
Benedetto XVI, teologo senz'altro più sottile, nella sua visita ad Auschwitz del maggio scorso, interrogandosi sul silenzio di Dio di fronte allo sterminio degli ebrei, non solo non ha avuto bisogno dell'ipotesi depotenziante di Jonas, ma si è anche spinto più in là di Weber, e ha visto nella potenza della tecnica messa al servizio del genocidio la prefigurazione di un mondo dove l'uomo si sostituisce a Dio, ha visto l'incubo di un mondo senza Dio. Qui l'onnipotenza divina è salvata, anche se si paga il prezzo semplificativo di ridurre il nazismo al colpo di mano di una banda di criminali sui quali le colpe ricadono in modo esclusivo.
L'immagine di un mondo senza Dio appare, nelle parole di Joseph Ratzinger, quando ancora non porta al dito l'anello pontificale, in un intervento del 2001 al Sinodo dei Vescovi, dove richiamandosi alle epistole paoline, afferma: "Un mondo senza Dio è un mondo senza speranza, e una cultura senza Dio porta nel suo nucleo la disperazione, diventa inevitabilmente cultura della morte".
La speranza, virtù teologale, è un tramite che consente alle facoltà dell'uomo di partecipare alla natura divina, e nella fattispecie è la mediazione che porta a desiderare il regno dei cieli, la salvezza. Senza speranza non c'è salvezza. Auschwitz ci dà un'immagine completamente terrena di un luogo senza salvezza, dove tra i sommersi e i salvati anche i salvati sono perduti. Il problema è stato ben inquadrato da Giorgio Agamben, che fa del Lager il paradigma di uno spazio in cui lo stato d'eccezione diventa la regola. Abitualmente lo stato d'eccezione riguarda una situazione d'emergenza, quando viene sospeso l'ordine giuridico e il governo viene rimesso al decreto, alla forza o, al limite, all'arbitrio. Commettere atrocità, in questo caso, non è più correlato al diritto, ma piuttosto al senso di misura, o alla moralità di chi provvisoriamente esercita azione di polizia in modo sovrano. Il campo come luogo in cui lo stato d'eccezione diventa la regola è allora anche il luogo dove tutto è possibile, dove non c'è la protezione del diritto, dove si è in balìa del capriccio di chi governa senza nessun altro controllo sulla situazione.
Se facessimo funzionare in modo automatico le nostre formule diremmo che un luogo dove tutto è possibile è un luogo irreale, come un racconto di Hoffmann che tocca le corde delle nostre inquietudini più segrete. E' facile vedere tuttavia che in questo caso è vero il contrario: l'inferno sulla terra, il mondo senza Dio, è un luogo dove sono saltati i fondamenti della legge, e dove il reale impazza senza argine.
Senza andare agli estremi del Lager, questa dimensione della contemporaneità, dove il reale non sta più nelle briglie, è stata ben dipinta da Alejandra Eidelberg in uno dei Papers preparatori al nostro incontro, dove ha mostrato, come correlato di un declino dell'amore, la gabbia di ferro dei nuovi sintomi e il loro rovescio: i corpi di ferro per i quali impossible is nothing.
Dio nella tradizione era il fondamento della legge: se questo fondamento salta e la legge è sospesa, il mondo diventa un luogo dove lo stato d'eccezione si trasforma in regola e dove, con la miccia accesa dell'emergenza dovuta al terrorismo, i fondamentalismi si scontrano. Nello spazio globalizzato del mercato, Dio ridiventa tribale, si moltiplica per legittimare contrapposte rivendicazioni identitarie. Il lato drammatico, nel cedimento dell'universale, è l'esplosione delle identità. Dio è a brandelli, come suonava il titolo di un articolo nel dossier di una rivista francese - Dieu en lambeaux - e ognuno ne agita un lacerto per farsene insegna.
Il NdP, nei primi seminari di Lacan, era definito come il fondamento della legge. Poi, man mano che il suo insegnamento ha fatto posto alla logica e alla matematica, man mano che ha dato spazio alle tematiche della crisi dei fondamenti e dei suoi paradossi, il NdP non ha più potuto essere il fondamento. Si è logicizzato a sua volta, è diventato funzione, si è moltiplicato, si è pluralizzato. Pluralizzazione però non vuol dire andare a pezzi, non significa essere a brandelli: piuttosto suppone l'effetto implicato dalle conseguenze dello squarcio apertosi nell'universale. Questa falla fa naufragare la possibilità di pensare il NdP come fondamento.
Un mondo in cui Dio non è più il fondamento della legge deve allora per forza essere pensato come la globalizzazione del Lager, come incubo senza risveglio, come deserto senza speranza dove, secondo il detto di Feuerbach, l'uomo è ciò che mangia? C'è in questo detto l'oscillazione tra l'autoerotismo orale e la chiusura tautologica che la formulazione in tedesco permette di far risuonare - der Mensch ist, was er ist - riducendo la biografia di ogni uomo al cerchio insensato: nacque, mangiò, morì.
Credo tuttavia sia possibile vedere un'altra prospettiva, che non si dibatte tra la nostalgia del fondamento e la disperazione riduzionista di un materialismo senza prassi.
Abbiamo bisogno di una terapia che ci colmi di senso solo se abbiamo, come correlato, una civiltà la cui secolarizzazione si basa sulla programmazione totale, sulla prevedibilità, sul controllo come unico mezzo per contrastare l'angoscia. Il mondo moderno, che ha distolto lo sguardo dal passato, dal fondamento della tradizione dove si alimentava una vita immutabile, guarda avanti, verso il nuovo che gli viene incontro, e al tempo stesso, angosciato da quel che non conosce, cerca di sterilizzarne la sorpresa. La scienza ci nutre di novità che servono a placare le nostre apprensioni, e contemporanemente fa crescere la nostra angoscia del futuro, del corpo che invecchia, di una morte che la medicina cancella come esito naturale della vita e che tuttavia ci ghermirà. Abbiamo tutti gli agi, ma il piacere della vita è corroso dal futuro che la inghiotte. Sembra che la sola risposta sia illuminare di senso il buco nero delle nostre inquietudini, suturare la fenditura nativa del godimento. Se si vive la vita come un prodotto fallato, che contiene il vizio redibitorio della morte, non resta che rivolgere lo sguardo al produttore, meglio detto Creatore, al Dio da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna, il Dio del fondamento, per restituirla avendo in cambio la salvezza.
Lacan menziona spesso Dio negli ultimi anni del suo insegnamento e nei modi più svariati. Difficile trarne una dottrina. Una divertente rassegna in chiave di dialogo immaginario è presentata dal testo di Antonio Di Ciaccia nel CD del Congresso. Se non si può fare una sintesi si può però tirare qualche filo. Uno è in RSI, dove Lacan definisce Dio come la rimozione in persona o, meglio, come la persona supposta alla rimozione. Lacan parla qui di rimozione originaria, Ûrverdrangung, che è l'inconscio irriducibile, quello a cui non è possibile dare nessun senso. Prendiamo la via lineare di dire che la rimozione è una difesa, la barriera che ci permette di non essere in preda al reale. La rimozione originaria non dà un senso al reale, lo contiene, diciamo così, nei limiti del ragionevole, quel tanto da potercisi abituare.
A questo punto si tratta solo di porre le questioni giuste: per avere il senso della vita occorre interpellare il Dio del fondamento, perché il senso della vita trascende la vita. Per il godimento della vita invece la faccenda è diversa, perché il godimento è immanente alla vita, e il fatto che sia fessurato non richiede terapia, piuttosto: accortezza.
Destreggiarsi, se debrouiller, è una delle ultime parole di Lacan. Occorre destreggiarsi nell'inestricabile vita. Il sogno dedalico del colpo d'ala che fa uscire dal labirinto è lo stesso che ci imprigiona nell'incubo di un'esistenza senza speranza. La verità è che non c'è uscita dal labirinto perché il mondo stesso è un labirinto in cui cercare un filo, un filo all'altro capo del quale c'è una donna, una donna con la quale non c'è rapporto sessuale, una donna che non è La donna, che non è Dio, e che non si può amare di amore perfetto, ma della quale si può fare il proprio partner-sintomo, e con la quale, nei momenti migliori, si può anche fare l'amore.
Marco Focchi, L'incubo di un mondo senza Dio, Roma, 13 luglio 2006




domenica 5 maggio 2013

Needleman. Nostro rapporto patologico con i soldi e con il tempo.




Jacob Needleman sul nostro rapporto patologico con i soldi e con il tempo […]
Filosofo in un’università statale, mistico ma anche consulente finanziario. È Jacob Needleman, che HA PREVISTO CORRETTAMENTE L’ESPLOSIONE DELLA BOLLA DELLA NEW TECHNOLOGY (il boom finanziario legato ad internet che ha preceduto l’ultima bolla dei subprime e le cui conseguenze sono state neutralizzate dall’11 settembre e dalla Guerra al Terrore – una buona ragione per attendersi qualche altro incidente internazionale nei prossimi mesi). Intervistato sul SIGNIFICATO DEI SOLDI, per un interessante confronto con l’approccio di Giampiero Mughini
AD: COSA C’È DI COSÌ ATTRAENTE E SEDUCENTE NEI SOLDI?
JN: IL DENARO HA IL POTERE DI FAR SENTIRE LE PERSONE POTENTI, FELICI ED IMPORTANTI. Ecco dove sta il pericolo, perché SI TRATTA DI UN FALSO SENSO DI COMFORT. Se ti preoccupi di piccole cose quando sei povero, continuerai a preoccuparti di cose più grandi quando sarai ricco. IL DENARO NON CAMBIERÀ LA VOSTRA INTERIORITÀ ED È LÌ CHE LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE CADE IN ERRORE. PENSANO CHE IL DENARO CAMBIERÀ LA LORO VITA E QUESTO È VERO, MA NON NELLA MANIERA ATTESA. Se non sai come ti poni nei confronti del denaro e comprendi questo rapporto, non sai chi sei veramente. Un ansioso rimarrà tale, una persona sicura resterà tale, indipendentemente dal suo benessere.
AD: Lei spiega nei suoi saggi che L’IMPORTANZA DEL DENARO È AUMENTATA SOSTANZIALMENTE A CAUSA DEL PROTESTANTESIMO. Può chiarire meglio questo punto?
JN: Mi si consenta innanzitutto di spiegare che COSA VUOL DIRE CHE IL DENARO È DIVENTATO PIÙ IMPORTANTE CHE MAI. Prima di tutto il denaro entra in ogni tipo di relazione nella società, molto più che in qualsiasi altra epoca e civiltà. TUTTO È STATO MONETIZZATO. C’è stato un tempo in cui le questioni che riguardavano le relazioni personali, i medici e la medicina, le relazioni accademiche, la vita artistica erano esentate dalle considerazioni monetarie. Un artista poteva essere apprezzato per quello che faceva senza riscuotere un successo finanziario. UN MEDICO ERA DISPOSTO A CURARE SENZA NECESSARIAMENTE ESSERE PAGATO SUBITO O L’INTERA SOMMA, SE IL PAZIENTE NON SE LO POTEVA PERMETTERE. Ora, però, se si parla di malattie, spesso il costo della sanità è una parte importante della discussione. Per esempio, parlando delle morti causate dal tabacco, il fatto che le imprese produttrici di tabacco debbano pagare miliardi di dollari di danni sembra più importante delle morti e malattie causate dal tabacco. TUTTO HA UN PREZZO AL GIORNO D’OGGI. Questo non è necessariamente un male, ma MOSTRA COME IL DENARO SI SIA INSINUATO IN OGNI ANGOLO DELLA NOSTRA VITA. Parte di QUESTO PROCESSO HA A CHE FARE CON LA POLVERIZZAZIONE DEI VALORI NELLA NOSTRA CULTURA. IL DENARO HA COLMATO UN VUOTO. Di nuovo, QUESTO POTREBBE NON ESSERE UN MALE: INVECE DI UCCIDERSI A VICENDA, CI SI FA CAUSA. IL POTERE DEL DENARO STA NEL FATTO CHE HA INIZIATO A QUANTIFICARE LA VITA, CANCELLANDO GLI ASPETTI QUALITATIVI DELLA VITA. Questo coincide con UN ALTRO SVILUPPO NELLA NOSTRA CULTURA: USIAMO LE NOSTRE MENTI SEMPRE DI PIÙ E IL NOSTRO CUORE SEMPRE DI MENO QUANDO PRENDIAMO DELLE DECISIONI. Comunque, È STATO ALL’INIZIO DEL XX SECOLO CHE IL SOCIOLOGO MAX WEBER HA DETTO CHE IL PROTESTANTESIMO È STATO LA CAUSA PRINCIPALE DEL CAPITALISMO. IL CAPITALISMO ESISTEVA ANCHE IN ALTRE CULTURE, MA LA CULTURA PROTESTANTE È STATA L’UNICA CHE HA DATO UN SIGNIFICATO RELIGIOSO AI GUADAGNI.
AD: Come si spiega la differenza tra l’atteggiamento nei confronti del denaro nei paesi protestanti dell’Europa occidentale, come la Svizzera e l’Olanda, e negli Stati Uniti, dove l’importanza del denaro pare endemica?
JN: Quando Weber faceva le sue osservazioni in merito al protestantesimo faceva uno specifico riferimento agli sviluppi NEGLI STATI UNITI, IN CUI IL DENARO AVEVA QUASI ASSUNTO IL RUOLO DELLA RELIGIONE. Ciò era cominciato con l’inizio della storia americana, con LEADER COME BENJAMIN FRANKLIN, CHE AVEVA FATTO DEI SOLDI UNA MISURA DEL PROPRIO RAPPORTO CON DIO. Questo esiste in misura limitata in Svizzera e anche in Olanda, ma negli Stati Uniti gli americani hanno interpretato lo spirito del protestantesimo a modo loro ed accresciuto l’importanza del denaro ed il suo ruolo religioso.
AD: Avendo appena stabilito l’INFLUENZA PERVASIVA DEL DENARO NELLA NOSTRA SOCIETÀ, continua a sostenere che abbiamo bisogno di rendere i soldi più significativi nella nostra vita. Perché?
JN: L’UOMO DEVE DIMOSTRARE MAGGIOR RISPETTO PER IL DENARO. IL DENARO DI PER SÉ NON È MALE, DIVENTA UNA CATTIVA INFLUENZA SOLO QUANDO DISTRUGGE O SOSTITUISCE CIÒ CHE È PREZIOSO NELLA NOSTRA VITA. Il denaro è un mezzo attraverso il quale il desiderio umano si esprime in tutto il mondo e il desiderio umano di per sé è una grande cosa, che merita rispetto. Per questo la gente deve prendere più sul serio i soldi, in quanto mezzo (per un fine). NON SUL SERIO NEL SENSO DI METTERE LE MANI SU QUANTO PIÙ DENARO SIA POSSIBILE, MA SUL SERIO NEL SENSO DI RICONOSCERE CHE IL DENARO È UNA PARTE IMPORTANTE DELLA VITA UMANA. Al fine di comprendere la propria vita è necessario capire il ruolo del denaro nella propria vita.
AD: Lei consiglia tante persone diverse su come gestire i soldi nella loro vita. Da dove comincia quando fornisce una consulenza? Esamina la loro vita personale o il modo in cui trattano i soldi nella loro vita?
JN: Parto dal secondo punto. La gente nutre ogni sorta di paura, illusione ed auto-inganno in materia finanziaria. Esiste un’enorme ipocrisia riguardo ai soldi. IL TABÙ CHE CIRCONDA IL SESSO ORA CIRCONDA IL DENARO. Si deve avere il coraggio e l’onestà di studiare il proprio atteggiamento verso i soldi, senza giudicarsi. Nella mia esperienza questi atteggiamenti sono spesso basati su nozioni molto primitive sepolte nella psiche delle persone: gli esempi più ovvi sono le persone CHE CREDONO VERAMENTE CHE IL DENARO SIA SPORCO [LO “STERCO DEL DEMONIO”, LO SI CHIAMAVA NEL MEDIO EVO, NdT] e POI CI SONO PERSONE CHE CREDONO CHE IL DENARO SIA LA COSA PIÙ IMPORTANTE NELLA VITA. Soprattutto quest’ultima è la visione radicata nella cultura americana. E poi ci sono molte persone che credono vere entrambe le cose e diventare ancora più ipocrite sui soldi. Non ci si può sbarazzare in fretta di questi preconcetti.
AD: Come spiega la SPONTANEA AMMIRAZIONE, IN PARTICOLARE NEGLI STATI UNITI MA ANCHE IN ALTRI PAESI, PER LE PERSONE FACOLTOSE, SPESSO SENZA SAPERE ALTRO SU DI LORO?
JN: Questo è un altro esempio di IPOCRISIA INTORNO AL DENARO. QUANDO NEGLI STATI UNITI SI INCONTRA QUALCUNO CHE SI RIVELA ESSERE UN MILIARDARIO, L’ATTEGGIAMENTO CAMBIA IMPROVVISAMENTE. Non è una risposta razionale, ma profondamente emotiva. LE PERSONE RISPETTANO I RICCHI PIÙ DI CHIUNQUE ALTRO. Una volta ho chiesto a un miliardario, che aveva iniziato la sua carriera con niente in mano, qual è stata la cosa più sorprendente che ha scoperto quando è diventato ricco. Ha detto che la gente lo trattava con immenso rispetto e valutava le sue opinioni come se fosse ben informato su tutto. Ha poi aggiunto che L’UNICA COSA CHE SAPEVA FARE ERA FAR SOLDI. L’autopercezione della gente è legata a quanti soldi fanno. Questo è molto più forte negli Stati Uniti che in Europa, anche se l’Europa si sta muovendo in questa direzione pure lei. Il rovescio della medaglia è che gli uomini d’affari americani possono essere molto più diretti ed onesti nel loro business, mentre gli uomini d’affari europei sembrano nascondere l’importanza di realizzare un profitto. Ma anche lì le cose stanno cambiando.
AD: Come pensa che gli storici del futuro giudicheranno quest’EPOCA IN CUI SONO I SOLDI A GOVERNARE LA NOSTRA CULTURA?
JN: Come uno straordinario periodo di ricchezza, ma anche decisamente barbaro. NON POSSIAMO SOPRAVVIVERE SE DIAMO IMPORTANZA SOLO AL DENARO ED AL POTERE. NON CREDO CHE NESSUNA SOCIETÀ O CULTURA POSSA ESISTERE SENZA DEI VALORI SPIRITUALI COME SUO FONDAMENTO. Penso che stiamo raggiungendo una situazione di crisi, se non cambiamo il nostro amore per il denaro [profetico: pochi anni dopo è arrivata la Seconda Depressione NdT].
AD: Qual è la sua esperienza con la nuova ricchezza guadagnata e persa negli ultimi anni da molti manager della Silicon Valley?
JN: Due anni fa sono stato INVITATO DA MICROSOFT PER OFFRIRE CONSIGLI SU COME TRATTENERE I LORO GIOVANI DIRIGENTI SUI 30-35 ANNI DI ETÀ, CHE SE NE ANDAVANO PERCHÉ ERANO DIVENTATI RICCHI PER CONTO LORO. ERA CHIARO CHE NON SAREBBE STATO IL DENARO A TRATTENERLI. FORSE SOLO UN LAVORO PIENO DI SIGNIFICATO AVREBBE POTUTO FARCELA. La Silicon Valley è stata descritta come il più grande accumulo legale di ricchezza della storia. […]
AD: COS’È IL SUCCESSO PER QUESTI SPECIALISTI DELLA CONOSCENZA [knowledge workers]?
JN: SORPRENDENTEMENTE, NON LO DEFINISCONO SOLO IN TERMINI MONETARI. PENSANO DI AVERE SUCCESSO QUANDO FANNO QUALCOSA DI PIONIERISTICO, QUALCOSA DI NUOVO ED INTERESSANTE, E POSSIBILMENTE CHE SIA DI BENEFICIO PER IL GENERE UMANO E PER LA SOCIETÀ. SONO PRIGIONIERI DELL’ILLUSIONE CHE, SE LAVORANO AD UN COMPUTER O MODEM PIÙ VELOCE, SARÀ AUTOMATICAMENTE UN BENE PER L’UMANITÀ. LA CHIAMO L’ILLUSIONE DELLE NUOVE TECNOLOGIE. Noi, come società, crediamo che la nuova tecnologia ci abbia assicurato ogni genere di vantaggio, ma ci potremmo chiedere che cosa abbia ottenuto, oltre ad accelerare la vita delle persone. LA TECNOLOGIA RISOLVE SPESSO UN PROBLEMA PER CREARNE DUE DI NUOVI, CHE A LORO VOLTA RICHIEDERANNO NUOVA TECNOLOGIA PER RISOLVERLI. E questo processo continua imperterrito. Invenzioni progettate per risparmiare tempo e fatica, eppure la maggior parte degli americani lavora più a lungo e non ha mai avuto meno tempo libero.
AD: PERCHÉ LA NOSTRA SOCIETÀ NON SEMBRA VALORIZZARE ALCUNE PROFESSIONI MOLTO IMPORTANTI, COME L’INSEGNAMENTO, LA SANITÀ E LA CURA DEI BAMBINI, DELLE ARTI E DELLA SCIENZA, SE MONETIZZATE?
JN: Le persone che toccano i punti più deboli della natura umana sono quelle che fanno di gran lunga più soldi di tutti gli altri messi insieme. LE PERSONE SONO DISPOSTE A PAGARE DI PIÙ PER DEI SERVIZI CHE SODDISFANO IL DESIDERIO DI ECCITAZIONE, L’AUTOINGANNO, LA VANITÀ, IL PIACERE. SONO QUELLE LE SITUAZIONI IN CUI LE PERSONE SI SENTONO PIÙ VIVE, NON QUANDO ASCOLTANO UN’INSEGNANTE PREMUROSA O SONO ASSISTITE DA UN INFERMIERE CAPACE IN OSPEDALE. Questo potrebbe apparire come ingiusto, ma IL DENARO NON HA A CHE FARE CON LA GIUSTIZIA, BENSÌ CON LE EMOZIONI E CON L’APPRENDERE A GESTIRLE.
AD: Il denaro è il modo giusto di valutare il lavoro? Per esempio, un insegnante in una cittadina non sarà mai in grado di estendere i suoi servizi o il suo pubblico e ha quindi un limite massimo al suo reddito, mentre una pop star teoricamente può ampliare il suo pubblico fino ad includere il mondo intero, con un reddito virtualmente senza limiti.
JN: USARE ALTRI MEZZI PER PREMIARE LE PERSONE NON CAMBIERÀ LA NATURA UMANA ALLA BASE DI QUESTE GROTTESCHE DIFFERENZE DI RETRIBUZIONE. NON SO SE APPREZZEREMO MAI IL VALORE DI UN INSEGNANTE IN TERMINI PARAGONABILI AL VALORE CHE DIAMO AD UNA POP STAR. Forse è meglio così. Forse un insegnante insegna meglio se non guadagna due milioni di dollari all’anno. Inoltre la gente potrebbe arrivare a rendersi conto che IL PUNTO NON È PAGARE DI PIÙ GLI INSEGNANTI, MA CAPIRE CHE HA UNA VITA MIGLIORE DI UNA POP STAR. CI SONO ESEMPI DI PERSONE CHE HANNO ABBANDONATO POSTI DI LAVORO BEN RETRIBUITI PER FARE DELLE COSE CHE GLI PIACEVANO MOLTO, MA CON UNA PAGA MOLTO INFERIORE.
AD: Lei si è anche occupato del tempo e dell’esistenza di una POVERTÀ DI TEMPO. I problemi associati al tempo sono paragonabili a quelli collegati al denaro?
JN: Sì, TEMPO E DENARO SONO AL CENTRO DI ANALOGHE ILLUSIONI. LA PROLIFERAZIONE DEL DESIDERIO È STATA LA BASE DELLA NOSTRA ECONOMIA CAPITALISTICA. NON È LA SODDISFAZIONE DEL DESIDERIO, MA LA CREAZIONE DI DESIDERI ARTIFICIALI. LE PERSONE NON HANNO BISOGNO DEL 99% DEI PRODOTTI IMMESSI SUL MERCATO. SE I COSIDDETTI DESIDERI “NORMALI” FOSSERO SODDISFATTI, ALLORA L’ECONOMIA CROLLEREBBE. L’ECONOMIA SI BASA SU ILLUSIONI E FALSI DESIDERI. Chi ha bisogno di 20 tipi di succo d’arancia al supermercato? È QUI CHE ENTRA IN GIOCO LA QUESTIONE DEL TEMPO. A CAUSA DI TUTTI QUESTI DESIDERI DOBBIAMO LAVORARE PER MOLTE PIÙ ORE E MOLTO PIÙ DURAMENTE PER POTERCELI PERMETTERE E POI ABBIAMO TROPPO POCO TEMPO PER ACQUISTARE I PRODOTTI O SERVIZI, PER NON PARLARE DI GODERNE. Questo, a sua volta, è un riflesso della vita nelle nostre teste che ci mantiene continuamente impegnati con i nostri desideri di futuri possibili. Il tempo sembra quindi scorrere sempre più velocemente. SEMPLICEMENTE NON ABBIAMO ABBASTANZA TEMPO PER FARE TUTTO QUELLO CHE PENSIAMO DI DOVER FARE, NON ABBIAMO NEMMENO IL TEMPO DI FARE CIÒ CHE REALMENTE DOBBIAMO FARE. Questa è la povertà di tempo. PROPRIO COME NEL CASO DEL DENARO, CON IL TEMPO STIAMO ASSISTENDO ALLA PERDITA DI VALORI E DEL SENSO DI COSA SIA UN ESSERE UMANO.
AD: Sembra una situazione miserevole, all’inizio del 21° secolo.
JN: È una crisi molto grave, e non potrà andare avanti così ancora a lungo.
http://www.paraview.com/features/needleman.htm
Tratto da: Jacob Needleman sul nostro rapporto patologico con i soldi e con il tempo
http://www.informarexresistere.fr/2013/03/11/jacob-needleman-sul-nostro-rapporto-patologico-con-i-soldi-e-con-il-tempo/#ixzz2SRskNL96 


lunedì 11 giugno 2012

Max Weber. Sono gli interessi (materiali e ideali), e non le idee, a dominare immediatamente l'agire dell'uomo


“Della” politica come professione vive colui che cerca di trarre da essa una fonte durevole di guadagno; “per” la politica, invece, colui per il quale ciò non accade. Affinché qualcuno possa vivere “per“ la politica in questo senso economico, devono darsi alcuni presupposti se volete assai banali: egli dev’essere, in condizioni normali, economicamente indipendente rispetto ai proventi che la politica può procurargli.
Max Weber


Il potere non è altro che la capacità di predire, con la massima precisione, i comportamenti altrui.
Max Weber


La burocrazia è tra le strutture sociali più difficili da distruggere
Max Weber


Un esperto è una persona che sa sempre di più su sempre di meno, fino a sapere tutto di nulla.
Max Weber

Sono gli interessi (materiali e ideali), e non le idee, a dominare immediatamente l'agire dell'uomo. Ma le "concezioni del mondo", create dalle "idee", hanno spesso determinato – come chi aziona uno scambio ferroviario – i binari lungo i quali la dinamica degli interessi ha mosso tale attività.
Max Weber


Gli antichi dei, disincantati e perciò trasformati in potenze impersonali, sorgono dalle loro tombe e riprendono la lotta fra di loro aspirando a conquistare il dominio sulla vita.
Max Weber


Gli dei di una volta, perso l'incanto e assunte le sembianze di potenze impersonali, escono dai loro sepolcri, aspirano a dominare sulla nostra vita e riprendono la loro lotta eterna.
Max Weber



“Max Weber è uno dei filosofi che può spiegarci meglio il particolare sistema economico in cui viviamo, il capitalismo”, dice Alain de Botton. Per Weber il capitalismo è nato dalla morale calvinista, e quindi dalla religione. L’importanza delle idee e della cultura è quindi centrale nel suo pensiero, sia per capire il mondo che per cambiarlo.
http://www.internazionale.it/video/2016/01/08/max-weber-capitalismo



Max Weber. L'etica protestante e lo spirito del capitalismo.
Solo in Occidente.
“I problemi della storia universale si presenteranno, inevitabilmente, al figlio della moderna civiltà europea sotto il seguente punto di vista, del resto giustificabile: «Per quale concatenamento di circostanze è avvenuto che proprio sul suolo occidentale, e qui soltanto, la civiltà si è espressa con manifestazioni, le quali - almeno secondo quanto noi amiamo immaginarci - si sono inserite in uno svolgimento, che ha valore e significato universale?». Solo in Occidente vi è una «scienza» con quello sviluppo che noi oggi riconosciamo «valido». Conoscenze empiriche, riflessioni su problemi del cosmo e della vita, sapienza filosofica e teologica profondissime - di cui si trovano accenni nell’Islam e in alcune sette indiane, sebbene il perfetto svolgimento di una teologia sistematica sia particolare del Cristianesimo influenzato dall’Ellenismo - scienza ed osservazione di straordinaria finezza, ce ne furono anche altrove; soprattutto in India, in Cina, in Babilonia e in Egitto. Ma all’astronomia babilonese e ad ogni altra astronomia antica MANCA IL FONDAMENTO MATEMATICO, che le dettero per primi gli Elleni e la cui assenza rende ancor più stupefacente lo sviluppo del1a scienza degli astri presso i Babilonesi. Alla geometria indiana mancò un altro prodotto dello spirito ellenico, la «DIMOSTRAZIONE», cioè, razionale, la quale ha creato per prima la meccanica e la fisica. Alle scienze naturali indiane, straordinariamente progredite nel senso dell’osservazione, mancò l’ESPERIMENTO RAZIONALE, che è, essenzialmente, un prodotto del Rinascimento dietro i tentativi dell'antichità classica, e mancò quindi il LABORATORIO MODERNO; la MEDICINA, che proprio in India raggiunse un alto sviluppo empirico-tecnico, non ebbe fondamento biologico e, specialmente, biochimico. LA CHIMICA È IGNOTA A TUTTE LE CIVILTÀ TRANNE CHE ALL’OCCIDENTALE. La storiografia cinese, altamente progredita, non conobbe il pragma tucididèo. Machiavelli ha precursori in India. Ma tutta la scienza politica dell’Asia è priva di uno schema simile a quello aristotelico e soprattutto è priva dei concetti razionali. Per una dottrina razionale del diritto mancano altrove, nonostante tutti i tentativi indiani (scuola di Mimamsa), nonostante le ampie codificazioni, in particolare dell’Asia Minore, e nonostante tutti i libri giuridici dell’India e di altri paesi, i severi schemi giuridici e la FORMA MENTALE RIGOROSAMENTE GIURIDICA DEL DIRITTO ROMANO E DEL DIRITTO OCCIDENTALE che ne deriva. Solo l’Occidente conosce una creazione come quella del diritto canonico.
Similmente nell’ARTE. L’orecchio musicale sembra essere stato presso altri popoli più sottilmente sviluppato di quel che non sia oggi da noi; in ogni caso non lo fu meno. Polifonia di diversa specie fu diffusa largamente in tutto il mondo; ed anche il discanto si trova in altri paesi. Anche in altri paesi si conoscono e si calcolano tutti i nostri intervalli sonori razionali. Ma la musica armonica razionale, tanto contrappuntistica quanto armonica in senso stretto; la struttura del materiale sonoro sulla base dei tre accordi perfetti coll'integrazione armonica della terza; il nostro cromatismo e la nostra armonia, espresse dal Rinascimento in poi, non quale misura di distanza ma in forma razionalmente armonica; la nostra orchestra col quartetto ad archi come nucleo centrale, e colla sua organizzazione dell’insieme degli strumenti a fiato; il basso d'accompagnamento, la nostra notazione musicale (che sola rende possibile la composizione e l’esecuzione delle opere musicali moderne, cioè la loro durata nel tempo); le nostre suonate, sinfonie ed opere, quantunque nelle musiche più diverse esistessero come mezzi d'espressione la musica a programma, la musica descrittiva, l’alterazione dei toni e la modificazione, e come mezzi per esse i nostri strumenti fondamentali, organo, piano, violino; tutto questo ci fu soltanto in Occidente.”
MAX WEBER (1864 - 1920), “L'etica protestante e lo spirito del capitalismo” (1904 – 1905), Sansoni, Firenze 1965 (II ed., I ed. 1945), introd. di Ernesto Sestan, trad. di Pietro Burresi, , ‘Osservazione preliminare’, pp. 63 – 65.



Max Weber.  Si vive in una mescolanza di valori mortalmente nemici.
“Una considerazione non più empirica, ma interpretativa, cioè una genuina filosofia dei valori non potrebbe poi dimenticare, procedendo innanzi, che uno schema concettuale dei «valori», per quanto bene ordinato, sarebbe incapace di render conto proprio del punto cruciale della questione. Tra i valori, cioè, si tratta in ultima analisi ovunque e sempre, non già di semplici alternative, ma di una lotta mortale senza possibilità di conciliazione, come tra «dio» e il «demonio». Tra di loro non è possibile nessuna relativizzazione e nessun compromesso. Beninteso, non è possibile secondo il loro ‹senso›. Poiché, come ognuno ha provato nella vita, ve ne sono sempre di fatto, e quindi secondo l’apparenza esterna, a ogni passo. In quasi ognuna delle importanti prese di posizione particolari di uomini reali, infatti, le sfere di valori si incrociano e si intrecciano. La superficialità della «vita quotidiana», in questo senso più appropriato del termine, consiste appunto in ciò, che l’uomo il quale vive entro di essa non diventa consapevole, e neppure ‹vuole› diventarlo, di questa mescolanza di valori mortalmente nemici, condizionata in parte psicologicamente e in parte pragmaticamente; ed egli si sottrae piuttosto alla scelta tra «dio» e il «demonio», evitando di decidere quale dei valori in collisione sia dominato dall’uno, e quale invece dall’altro. Il frutto dell’albero della conoscenza, frutto inevitabile anche se molesto per la comodità umana, non consiste in nient’altro che nel dover conoscere quell’antitesi e nel dover quindi considerare che ogni importante azione singola, e anzi la vita come un tutto – se essa non deve procedere da sé come un evento naturale, bensì essere condotta consapevolmente – rappresenta una concatenazione di ultime decisioni, mediante cui l’anima (come per Platone) ‹sceglie› il suo proprio destino – e cioè il senso del suo agire e del suo essere. Non a caso il più grosso fraintendimento, a cui sempre, in ogni occasione, vanno incontro i sostenitori della collisione tra i valori, è rappresentato quindi dall’interpretazione di questo punto di vista come «relativismo» – cioè come un’intuizione della vita la quale poggia appunto sulla visione, radicalmente contrapposta, del rapporto reciproco delle sfere di valore, e può essere realizzata in maniera dotata di senso (ed in forma conseguente) soltanto sul terreno di una metafisica configurata in modo molto particolare (cioè di una metafisica «organica»).”
MAX WEBER (1864 – 1920), “Il significato dell’«avalutatività» delle scienze sociologiche e economiche”, in Id., “Scienza come vocazione e altri testi di etica e scienza sociale”, trad. tratta da “Il metodo delle scienze storico-sociali” a cura di P. Rossi, Einaudi, Torino 1958 (I ed.), cura di Pietro L. Di Giorgi, presentazione di Angelo Scivoletto, Franco Angeli, Milano 1996, Antologia 11. ‘Il conflitto tra sfere di valore’, p. 164.


“ Eine nicht empirische, sondern sinndeutende Betrachtung: eine echte Wertphilosophie also, würde ferner, darüber hinausgehend, nicht verkennen dürfen, daß ein noch so wohlgeordnetes Begriffsschema der «Werte» gerade dem entscheidendsten Punkt des Tatbestandes nicht gerecht würde. Es handelt sich nämlich zwischen den Werten letztlich überall und immer wieder nicht nur um Alternativen, sondern um unüberbrückbar tödlichen Kampf, so wie zwischen «Gott» und «Teufel». Zwischen diesen gibt es keine Relativierungen und Kompromisse. Wohlgemerkt: dem Sinn nach nicht. Denn es gibt sie, wie jedermann im Leben erfährt, der Tatsache und folglich dem äußeren Schein nach, und zwar auf Schritt und Tritt. In fast jeder einzelnen wichtigen Stellungnahme realer Menschen kreuzen und verschlingen sich ja die Wertsphären. Das Verflachende des «Alltags» in diesem eigentlichsten Sinn des Wortes besteht ja gerade darin: daß der in ihm dahinlebende Mensch sich dieser teils psychologisch, teils pragmatisch bedingten Vermengung todfeindlicher Werte nicht bewußt wird und vor allem: auch gar nicht bewußt werden will, daß er sich vielmehr der Wahl zwischen «Gott» und «Teufel» und der eigenen letzten Entscheidung darüber: welcher der kollidierenden Werte von dem Einen und welcher von dem Andern regiert werde, entzieht. Die aller menschlichen Bequemlichkeit unwillkommene, aber unvermeidliche Frucht vom Baum der Erkenntnis ist gar keine andere als eben die: um jene Gegensätze wissen und also sehen zu müssen, daß jede einzelne wichtige Handlung und daß vollends das Leben als Ganzes, wenn es nicht wie ein Naturereignis dahingleiten, sondern bewußt geführt werden soll, eine Kette letzter Entscheidungen
bedeutet, durch welche die Seele, wie bei Platon, ihr eigenes Schicksal: – den Sinn ihres Tuns und Seins heißt das – wählt. Wohl das gröblichste Mißverständnis, welches den Absichten der Vertreter der Wertkollision gelegentlich immer wieder zuteil geworden ist, enthält daher die Deutung dieses Standpunkts als «Relativismus», – als einer Lebensanschauung also, die gerade auf der radikal entgegengesetzten Ansicht vom Verhältnis der Wertsphären zueinander beruht und (in konsequenter Form) nur auf dem Boden einer sehr besonders gearteten («organischen») Metaphysik sinnvoll durchführbar ist. –ˮ
MAX WEBER, “Der Sinn der «Wertfreiheit» der soziologischen und ökonomischen Wissenschaftenˮ (Umarbeitung eines für eine interne Diskussion im Ausschuß «Vereins für Sozialpolitik» 1913 erstatteten, als Manuskript gedruckten Gutachtens. 1917 in «Logos. Internationale Zeitschrift für Philosophie der Kultur», 7, 1), in Id., “Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehreˮ, Mohr, Tübingen 1922, [S. 451 – 502], S. 469 – 470.



“ Universalgeschichtliche Probleme wird der Sohn der modernen europäischen Kulturwelt unvermeidlicher-und berechtigterweise unter der Fragestellung behandeln: welche Verkettung von Umständen hat dazu geführt, daß gerade auf dem Boden des Okzidents, und nur hier, Kulturerscheinungen auftraten, welche doch – wie wenigstens wir uns gern vorstellen – in einer Entwicklungsrichtung von universeller Bedeutung und Gültigkeit lagen?
Nur im Okzident gibt es «Wissenschaft» in dem Entwicklungsstadium, welches wir heute als «gültig» anerkennen. Empirische Kenntnisse, Nachdenken über Welt- und Lebensprobleme, philosophische und auch – obwohl die Vollentwicklung einer systematischen Theologie dem hellenistisch beeinflußten Christentum eignet (Ansätze nur im Islam und bei einigen indischen Sekten) – theologische Lebensweisheit tiefster Art, Wissen und Beobachtung von außerordentlicher Sublimierung hat es auch anderwärts, vor allem: in Indien, China, Babylon, Aegypten, gegeben. Aber: der babylonischen und jeder anderen Astronomie fehlte – was ja die Entwicklung namentlich der babylonischen Sternkunde nur um so erstaunlicher macht – die mathematische Fundamentierung, die erst die Hellenen ihr gaben. Der indischen Geometrie fehlte der rationale «Beweis»: wiederum ein Produkt hellenischen Geistes, der auch die Mechanik und Physik zuerst geschaffen hat. Den nach der Seite der Beobachtung überaus entwickelten indischen Naturwissenschaften fehlte das rationale Experiment: nach antiken Ansätzen wesentlich ein Produkt der Renaissance, und das moderne Laboratorium, daher der namentlich in Indien empirisch-technisch hochentwickelten Medizin die biologische und insbesondere biochemische Grundlage. Eine rationale Chemie fehlt allen Kulturgebieten außer dem Okzident. Der hochentwickelten chinesischen Geschichtsschreibung fehlt das thukydideische Pragma. Macchiavelli hat Vorläufer in Indien. Aber aller asiatischen Staatslehre fehlt eine der aristotelischen gleichartigen Systematik und die rationalen Begriffe überhaupt. Für eine rationale Rechtslehre fehlen anderwärts trotz aller Ansätze in Indien (Mimamsa-Schule), trotz umfassender Kodifikationen besonders in Vorderasien und trotz aller indischen und sonstigen Rechtsbücher, die streng juristischen Schemata und Denkformen des römischen und des daran geschulten okzidentalen Rechtes. Ein Gebilde ferner wie das kanonische Recht kennt nur der Okzident.
Aehnlich in der Kunst. Das musikalische Gehör war bei anderen Völkern anscheinend eher feiner entwickelt als heute bei uns; jedenfalls nicht minder fein. Polyphonie verschiedener Art war weithin über die Erde verbreitet, Zusammenwirken einer Mehrheit von Instrumenten und auch das Diskantieren findet sich anderwärts. Alle unsere rationalen Tonintervalle waren auch anderwärts berechnet und bekannt. Aber rationale harmonische Musik: – sowohl Kontrapunktik wie Akkordharmonik, – Bildung des Tonmaterials auf der Basis der drei Dreiklänge mit der harmonischen Terz, unsre, nicht distanzmäßig, sondern in rationaler Form seit der Renaissance harmonisch gedeutete Chromatik und Enharmonik, unser Orchester mit seinem Streichquartett als Kern und der Organisation des Ensembles der Bläser, der Generalbaß, unsre Notenschrift (die erst das Komponieren und Ueben moderner Tonwerke, also ihre ganze Dauerexistenz überhaupt, ermöglicht), unsre Sonaten, Symphonien, Opern, – obwohl es Programmusik, Tonmalerei, Tonalteration und Chromatik als Ausdrucksmittel in den verschiedensten Musiken gab, – und als Mittel zu dem alle unsre Grundinstrumente: Orgel, Klavier, Violine: dies alles gab es nur im Okzident.”

MAX WEBER, “Vorbemerkung zu den «Gesammelten Aufsätzen zur Religionssoziologie»” - “Die protestantische Ethik und der Geist der Kapitalismus”, in Id., “Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie”, Mohr, Tübingen 1934, Band. 1 (3. Aufl., I Aufl. im “Archiv für Sozialwissenschaften und Sozialpolitik”, Bd. XX, 1904 und XXI, 1905), S. 1 - 2.












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