Il mondo è composto soltanto di maschere e non è che una miserabile commedia, un'opera cattiva, non interessante, una fiera, una sala d'azzardo, una bettola, una selva, un luogo equivoco e un manicomio. Non si vedono affatto personalità, ma solo uomini uniformi timorosamente celati. L'individuo si è ritirato nell'interno, da fuori non se ne vede più nulla. Essi non sono uomini, ma solo compendi incarnati e per così dire astrazioni concrete. Se hanno carattere e natura propria, tutto ciò è nascosto tanto profondamente da non poter risalire alla luce del giorno. Tutti si mascherano da uomini colti, da scienziati, da poeti, da politici. Se si toccano tali maschere, credendo che si tratti di cose serie e non soltanto una farsa, si hanno improvvisamente fra le mani soltanto cenci e toppe variopinte. La maggior parte delle loro azioni non vengono dalla profondità, bensì sono superficiali. Essi non hanno due pollici di profondità; se si scava, si trova subito il vuoto della loro vera natura. Non hanno opinioni che siano personali; le prendono a prestito a mano a mano che ne hanno bisogno; e colui dal quale le attingono non è affatto un uomo saggio o capace o virtuoso, è un uomo alla moda. Quest'uomo inquieto, leggero, incostante, che assume mille aspetti diversi, un uomo incostante che non è solo un uomo, ma parecchi: si moltiplica tante volte quanti sono i suoi nuovi gusti e le sue diverse maniere.
Jean de La BruyèreAVVERTENZE - IMPORTANTE: "Questo blog NON rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate, così come i testi, sono da intendersi come materiale di propaganda; qualora il loro utilizzo violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’autore del blog, che provvederà alla loro pronta rimozione".
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lunedì 5 ottobre 2015
Jean de La Bruyère. Il mondo è composto soltanto di maschere e non è che una miserabile commedia, un'opera cattiva, non interessante, una fiera, una sala d'azzardo, una bettola, una selva, un luogo equivoco e un manicomio. Non si vedono affatto personalità, ma solo uomini uniformi timorosamente celati. L'individuo si è ritirato nell'interno, da fuori non se ne vede più nulla.
martedì 23 dicembre 2014
Polibio. Nel VI libro delle Storie, egli passa in rassegna l’organizzazione statale e militare dell’Impero, cercando di capire come sia riuscito a diventare ciò che è in poco più di cinquant’anni. Polibio inizia dicendo che tutti gli storici e i filosofi, solitamente, identificano tre forme di governo: Monarchia, Aristocrazia e Democrazia. Nulla da ridire sulla loro esistenza, nonostante siano un po’ limitate; manca qualcosa in questo quadro. La Corruzione. La corruzione, secondo lo storico, genera altre tre tipologie di governo, fino ad ottenerne in tutto sei. Secondo Polibio, l’uomo è un animale e, di conseguenza, mantiene gli stessi istinti degli altri animali, affiancati, però, dalla dote del raziocinio. Premesso questo, come i cinghiali e i lupi, ad un certo punto gli uomini hanno bisogno di riunirsi in “branchi/tribù” capeggiate dall’individuo più “forte/dominante”.
“Chi è così stupido o indolente da non voler conoscere in quale modo
e grazie a quale sistema politico i Romani siano riusciti in meno di
cinquantatré anni a sottomettere gran parte del mondo conosciuto – un
fatto che non conosce precedenti?”
Polibio
"Se fosse possibile che lo Stato fosse composto da soli filosofi, questi artifici non sarebbero necessari. Ma dal momento che le masse popolari sono incoerenti, piene di riottosi desideri, passionali e imprevigenti delle conseguenze, devono essere riempiti di paura per tenerle a bada; per questo gli antichi ben fecero ad inventare gli dei e l'idea della punizione dopo la morte".
"Se fosse possibile che lo Stato fosse composto da soli filosofi, questi artifici non sarebbero necessari. Ma dal momento che le masse popolari sono incoerenti, piene di riottosi desideri, passionali e imprevigenti delle conseguenze, devono essere riempiti di paura per tenerle a bada; per questo gli antichi ben fecero ad inventare gli dei e l'idea della punizione dopo la morte".
Polibio
“Le masse popolari sono incoerenti piene di riottosi desideri passionali e imprevigenti delle conseguenze; devono essere riempite di paura per tenerle a bada. Per questo gli antichi ben fecero ad inventare gli dei e l'idea della punizione dopo la morte.”
Polibio
Polibio
Negli ultimi tempi ci infervoriamo facilmente al sentire nominare la parola “corruzione”. Soprattutto in questi giorni in cui la nostra attenzione è concentrata sulla “cupola” della Mafia, che ha ricoperto Roma e sembra essere stata scoperta solo ora
Ma qualcuno già lo sapeva!
Sapevano che Roma era corrotta e che, in ogni centro abitato c’è una base di corruzione. Che non sia la Mafia ma abbia un altro nome, altri volti o altre voci, poco importa. La corruzione c’è , esiste, ed è un dato di fatto.
Chi sapeva tutto questo in anticipo?
Ovviamente i grandi del passato. Uno di loro, in particolare: Polibio, storico greco che narra gli avvenimenti di Roma. Affascinato dalla Città
Eterna e dalle sue vittorie, prosegue gli scritti di Timeo, altro storico romano.
Nel VI libro delle Storie, egli passa in rassegna l’organizzazione statale e militare dell’Impero, cercando di capire come sia riuscito a diventare ciò che è in poco più di cinquant’anni. Polibio inizia dicendo che tutti gli storici e i filosofi, solitamente, identificano tre forme di governo: Monarchia, Aristocrazia e Democrazia. Nulla da ridire sulla loro esistenza, nonostante siano un po’ limitate; manca qualcosa in questo quadro. La Corruzione.
La corruzione, secondo lo storico, genera altre tre tipologie di governo, fino ad ottenerne in tutto sei.
Secondo Polibio, l’uomo è un animale e, di conseguenza, mantiene gli stessi istinti degli altri animali, affiancati, però, dalla dote del raziocinio. Premesso questo, come i cinghiali e i lupi, ad un certo punto gli uomini hanno bisogno di riunirsi in “branchi/tribù” capeggiate dall’individuo più “forte/dominante”.
Quando queste tribù mostrano segni di familiarità, cioè di affetto tra i propri membri, allora nasce la conoscenza del bene e del male. Da questa scoperta si arriva alla legittimazione di un re, che viene identificato nella persona che più saggiamente, riesce a discernere i comportamenti dei membri. In seguito, nasce il concetto di “regalità” cioè di capacità sia fisiche che morali rispettabili da parte del popolo. Nel momento in cui queste cariche diventano ereditarie, si pensa che, chi nasce da persona valorosa e saggia, sia per sua natura simile a chi l’ha generato. Quando ciò non avviene si scelgono altri comandanti o capi in grado di sostituirsi ai predecessori. Proprio in questo passaggio arriva la corruzione: un individuo eredita i privilegi del padre e comprende di non doversi sforzare per dimostrare il proprio valore e si adagia nei vantaggi procuratigli dalla successione di sangue. L’animo si corrompe, allontanandosi dai valori di forza, lealtà e saggezza, generando malcontento nel popolo e, di conseguenza, la Monarchia si trasforma in Tirannide.
Per sfuggire a tale ordinamento “i più saggi” si riuniscono e cacciano il re, instaurando un’aristocrazia, il potere di pochi, superiori per qualità, in grado di reggere lo Stato e guidare il popolo. Dopo una prima generazione di “uomini giusti”, subentra il problema dell’ereditarietà, del diritto al potere che, di nuovo, porta con sé il seme della corruzione, traviando i successori che si adagiano nei privilegi e esigono senza anteporre il bene della comunità al proprio interesse. Da qui nasce il governo oligarchico, il governo dei pochi con grandi poteri. Anche in questo caso, il popolo si ribella e sviluppa un senso proprio della politica e decide di amministrare da sé il potere. Nasce la Democrazia.
A questo punto v’è da domandarsi: come è possibile che un intero popolo possa lasciarsi corrompere?
Molto semplice, spiega Polibio: è sempre per via dell’ereditarietà. Un popolo che “conquista” la propria libertà con le battaglie, ne

comprende il valore. Tuttavia, la generazione successiva, nasce già nella democrazia, quindi perde la capacità di comprenderne il vero valore, non sa a che prezzo è stata ottenuta la libertà. Di conseguenza, non la protegge ma la accetta come realtà dei fatti, cadendo nel governo dell’Oclocrazia. L’Oclocrazia è la degenerazione della Democrazia: non più il governo “del popolo” ma “della massa” quindi dell’incoerenza e della corruzione dei costumi e dei valori, con un desiderio spasmodico di beni e possedimenti, che rendano alcuni individui più potenti di altri.
Secondo Polibio, Platone e Aristotele, a questo livello di corruzione corrisponde un’unica soluzione: il ritorno al governo di uno solo, saggio, valoroso e “pio” (inteso come fedele alle tradizioni, agli dei, al popolo e allo Stato).
Il circolo vizioso della corruzione è inarrestabile, perché insito nella natura umana, impossibile da evitare, perché difficilmente si potranno avere in successione regnanti degni di tale ruolo per diritto ereditario. Secondo il legislatore Licurgo. è possibile avere un “buon governo” ma, per istinto naturale, questo è destinato a degenerare nella corruzione e nella forma negativa di se stesso: che sia Monarchia, Aristocrazia o Democrazia.
Pensando al presente, ci potremmo chiedere come mai esista ancora la corruzione. I governi vengono eletti, non più tramandati per successione, e dovrebbero rappresentare sempre il “buon governo”. Eppure, la Corruzione si mantiene ben salda, attaccata a tutto ciò che è potere, denaro e privilegi. Seguendo la logica di Polibio e Licurgo le risposte sono due:
- Le nostre elezioni non vengono dalla rivolta, dal malcontento che porta al colpo di Stato. Vengono dal desiderio di cambiare,affidandoci al male minore. Ci vengono proposti dei candidati e dobbiamo scegliere. Non c’è più la ricerca dell’individuo più saggio e meritevole, perché quello se ne sta ben lungi dalla politica, ben sapendo che il buon governo non sarebbe attuabile in nessun caso. Di conseguenza, i nuovi eletti possono ottenere potere e privilegi automaticamente. In questo passaggio la corruzione è quasi legalizzata attraverso la concessione di vantaggi non guadagnati ma, per diritto di successione elettorale al potere, concessi a priori.
- Come seconda motivazione, abbiamo la “corruzione naturale”. L’uomo, essendo dotato di raziocinio, tende ad essere corrotto per sua stessa natura, perché il suo istinto lo spinge a desiderare sempre più di ciò che può ottenere. Se in un branco (di lupi o di leoni) il più forte sconfigge e domina gli altri individui, il potere passerà solo al maschio più forte, colui che riuscirà a sconfiggere il predecessore. Tutti gli altri, comunque, resteranno subordinati senza desideri maggiori. Il vantaggio della ragione, nel caso dell’uomo, è anche uno svantaggio, perché porta ogni individuo a voler spiccare rispetto alla massa.
Tirando le somme: non è consigliabile attuare un colpo di Stato perché dovrebbe essere condotto in armi in un periodo dove non è pensabile perché la vera battagli si gioca non in guerra ma in Borsa. Il dominio è affidato all’economia che è una tirannide senza corpo fisico e quasi impossibile da spodestare. Seguendo la logica di Polibio, al momento dovremmo essere nella fase dell’Oclocrazia, il potere alle masse, rappresentate da chi vuole sempre di più, mentre il popolo si disgrega cercando di stare a galla in una politica che ha già decretato il nuovo potere ristretto e corrotto.

venerdì 1 agosto 2014
Ulrike Meinhof. Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un’azione politica. Se si dà fuoco a una macchina, il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un’azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più.
"Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un’azione politica. Se si dà fuoco a una macchina, il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un’azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più."
Ulrike Meinhof
venerdì 11 luglio 2014
Schiller. La voce della maggioranza non è garanzia di giustizia
La voce della maggioranza non è garanzia di giustizia.
Johann Christoph Friedrich von Schiller
sabato 28 giugno 2014
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. La casta. La Casta politica, una volta che sei dentro, ti permette quasi sempre di campare tutta la vita. Un po' in Parlamento, un po' nei consigli di amministrazione, un po' ai vertici delle municipalizzate, un po' nelle segreterie. Basta un po' di elasticità
"La Casta politica, una volta che sei dentro, ti permette quasi sempre di campare tutta la vita. Un po' in Parlamento, un po' nei consigli di amministrazione, un po' ai vertici delle municipalizzate, un po' nelle segreterie. Basta un po' di elasticità."
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, La casta, 2006
lunedì 9 giugno 2014
Henry Louis Mencken. L'obiettivo primario della politica è mantenere la popolazione allarmata, e quindi acclamante di essere guidata verso la sicurezza, minacciandola con una serie infinita di spauracchi, tutti immaginari.
"L'obiettivo primario della politica è mantenere la popolazione allarmata, e quindi acclamante di essere guidata verso la sicurezza, minacciandola con una serie infinita di spauracchi, tutti immaginari."
Henry Louis Mencken (1880-1956)
Intellettuale statunitense, giornalista, critico e saggista
The whole aim of practical politics is to keep the populace alarmed - and hence clamorous to be led to safety - by menacing it with an endless series of hobgoblins, all of them imaginary.

lunedì 26 maggio 2014
Federico De Roberto. I Viceré. L'importante è non lasciarsi sopraffare ... Io mi rammento che nel Sessantuno, quando lo zio duca fu eletto la prima volta deputato, mio padre mi disse: "Vedi? Quano c'erano i Viceré, gli Uzeda erano Viceré; ora che abbiamo i deputati, lo zio va in Parlamento." (( ... )) Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dal re; ora viene dal popolo ... La differenza è più di nome che di fatto ...
"L'importante è non lasciarsi sopraffare ... Io mi rammento che nel Sessantuno, quando lo zio duca fu eletto la prima volta deputato, mio padre mi disse: "Vedi? Quano c'erano i Viceré, gli Uzeda erano Viceré; ora che abbiamo i deputati, lo zio va in Parlamento." (( ... )) Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dal re; ora viene dal popolo ... La differenza è più di nome che di fatto ..."
Federico De Roberto (Napoli 1861 - Catania 1926), I Viceré 1894, ed. Einaudi tascabili pag. 696.
Straordinariamente attuale!Come non rammentare Federico De Roberto quando ne "I Vicerè" fa dire a Consalvo Uzeda «La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e sa- ranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d’oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore."
L'ha danneggiato il giudizio di Croce, che ha parlato di De Roberto come di un "ingegno prosaico, curioso di psicologia e di sociologia, ma incapace di poetici abbandoni", come riferisce Sciascia a pag. XXVIII del libro, dove è riportato l'articolo appunto di Sciascia su Repubblica, 14-15 agosto 1977. Sciascia non è affatto d'accordo con Croce.
Croce criticava perfino Dante perché, secondo la sua estetica, la Summa dantesca conteneva "poca poesia ", non mi meraviglio quindi e da lui, ovviamente, dissento. Lo zio Don Blasco è potentemente delineato e ti rimane vivido nella memoria...ma non solo lui.
Anche per me Don Blasco è un personaggio vivissimo, ed è quello che mi piace (per modo di dire) di più. Nel brano citato sopra la foto è Consalvo che parla a quella scorbutica della zia Ferdinanda, anche lei un personaggio che mi è restato impresso un bel po'.
"Gli intellettuali sono i primi a fuggire,
subito dopo i topi,
e molto prima delle puttane."
Vladimir Majakovskij
"La satira politica è diventata obsoleta da quando Henry Kissinger si è aggiudicato il Nobel per la Pace."
Tom Lehrer
“In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste.
Lo sapete voi e lo so pure io.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate.
Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti.
Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro.
Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.
Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano.
Lo sapete voi e lo so pure io.
E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?
Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo.
I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri.
Noi siamo delle prostitute intellettuali.“
(John Swinton, redattore-capo del NYT - 1880)
"Gli intellettuali sono i primi a fuggire,
subito dopo i topi,
e molto prima delle puttane."
Vladimir Majakovskij
"La satira politica è diventata obsoleta da quando Henry Kissinger si è aggiudicato il Nobel per la Pace."
Tom Lehrer
“In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste.
Lo sapete voi e lo so pure io.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate.
Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti.
Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro.
Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.
Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano.
Lo sapete voi e lo so pure io.
E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?
Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo.
I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri.
Noi siamo delle prostitute intellettuali.“
(John Swinton, redattore-capo del NYT - 1880)


Vladimir Majakovskij - in foto
venerdì 23 maggio 2014
William Pitt. C'è qualcosa dietro il trono più grande del Re stesso
"C'è qualcosa dietro il trono
più grande del Re stesso."
sir William Pitt
Camera dei Lord 1770
“Il capitale deve proteggersi in ogni modo possibile con alleanze e legislazione.
I debiti devono essere riscossi, le obbligazioni e i contratti ipotecari devono esser conclusi in anticipo e il più rapidamente possibile. Quando, mediante processi giuridici, le persone comuni perderanno le proprie case, diventeranno sempre più docili e saranno tenute a freno con più facilità attraverso il braccio forte del governo al potere, azionato da una forza centrale di ricchezza sotto il controllo di finanzieri di primo piano.
Questa verità è ben conosciuta tra i nostri uomini di spicco, adesso impegnati nel costituire un imperialismo del Capitale che governi il mondo.
Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo far spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti. Di conseguenza, con un'azione prudente abbiamo la possibilità di assicurarci quello che è stato pianificato così bene e portato a termine con tanto successo..”
[USA Banker's Magazine (Rivista dei banchieri americani), 25 Agosto 1924]
P.S.
"La banca trae beneficio dall'interesse
su tutta la moneta
che crea dal nulla."
William Paterson
fondatore, nel 1694,
della prima Banca Centrale al mondo,
la Banca d’Inghilterra

sabato 22 febbraio 2014
Christopher Lasch, L’io minimo. In politica, l’esclusione del pubblico dalla partecipazione attiva è legato al declino di un’istituzione democratica, il partito politico, che è stato sostituito da istituzioni meno soggette al controllo popolare. La funzione decisionale del partito è stata usurpata dalla burocrazia amministrativa; la sua funzione educativa dai mass media. I partiti politici sono ormai specializzati nel pubblicizzare e vendere i loro uomini perché il pubblico li consumi.
In politica, l’esclusione del pubblico dalla partecipazione attiva è legato al declino di un’istituzione democratica, il partito politico, che è stato sostituito da istituzioni meno soggette al controllo popolare. La funzione decisionale del partito è stata usurpata dalla burocrazia amministrativa; la sua funzione educativa dai mass media. I partiti politici sono ormai specializzati nel pubblicizzare e vendere i loro uomini perché il pubblico li consumi.
Christopher Lasch, L’io minimo. La mentalità della sopravvivenza in un’epoca di turbamenti, Feltrinelli 1985, pagina 33.
mercoledì 19 febbraio 2014
Stefano Rodotà. Il degrado del Linguaggio. si è consumato in Italia un divorzio tra civiltà, cultura e politica. La lista delle sconfitte della politica continua con un aspetto sottovalutato della legge elettorale, che riguarda la rappresentanza. Siamo di fronte ad una "Serrata del Maggior Consiglio", simile a quella che si ebbe nel 1297 a Venezia, quando si riservò ai soli membri delle vecchie famiglie l'elezione del Doge. Con l'argomento della lotta ai partitini, si cuce una legge elettorale su misura dei partiti esistenti, con qualche mancia per i possibili alleati (norma salva Lega, candidature multiple per Alfano, vantaggi al "miglior perdente" delle coalizioni). Alle ultime elezioni i votanti furono trentaquattro milioni. Poiché si prevede una soglia dell'8%, rimarrebbero fuori dal Parlamento anche partiti votati da più di due milioni di persone. Le dinamiche politiche sarebbero bloccate e la rappresentatività del Parlamento pregiudicata.
IL DEGRADO DEL LINGUAGGIO.
La politica italiana è precipitata in un vuoto dove ha perduto capacità di comprendere la società, dando spazio alla sfiducia dei cittadini e alla conversione della politica in protesta.
di Stefano Rodotà - 11 febbraio 2014
“Il governo del denaro organizzato è pericoloso esattamente come quello del crimine organizzato".
Franklin Delano Roosevelt
Sfogo irrazionale di un esagitato? No, parole pronunciate nel 1936 da Franklin Delano Roosevelt a conclusione della sua campagna elettorale.
Parole nette, come si conviene ad una politica consapevole del modo in cui devono essere affrontate le grandi questioni. Sottraendosi alla subordinazione all'economia e ritenendo fondamentale il rispetto della legalità. Forse dalla politica italiana doveva venire un segnale altrettanto forte dopo il rapporto della Commissione europea che ci attribuisce il 50% della corruzione nei paesi dell'Unione. E invece si è gridato al complotto, si è fatta qualche variazione sui criteri che hanno portato a quella conclusione, mentre era una buona occasione per riflettere sul fatto che la corruzione italiana non è misurabile solo in termini quantitativi, ma deve esserlo soprattutto in termini qualitativi.
Se nell'Ottocento si denunciava il "mostruoso connubio" tra politica e amministrazione, oggi i connubi si sono moltiplicati - tra politica e affari, tra politica e criminalità, tra affari e criminalità - e questo dovrebbe essere tema prioritario. Questo non avviene perché la politica italiana è precipitata in un vuoto dove ha perduto capacità di comprendere la società, dando spazio alla sfiducia dei cittadini e alla conversione della politica in protesta. Una vera sconfitta, della quale abbiamo potuto misurare l'ampiezza in occasione della conversione del decreto su Imu e Banca d'Italia, quando è divenuta evidente l'incapacità di gestire situazioni difficili, ma non certo drammatiche.
Si alzavano i toni, si abbassava la capacità di comprensione e di azione razionale.
Né il Governo, né la maggioranza parlamentare e i partiti hanno voluto prendere atto di un elementare dato di realtà: si era di fronte ad un decreto del tutto disomogeneo, al di fuori del binario costituzionale. E, invece di spegnere una così pericolosa miccia, ci si è abbandonati a dissennate prove muscolari, alimentando un indegno spettacolo mediatico.
Così la conversione di un decreto legge è divenuta obbligo costituzionale; l'ostruzionismo sempre legittimo in democrazia si è trasformato in blocco fisico del lavoro della Camera e inammissibili aggressioni verbali; l'analisi della situazione è stata affidata a parole gridate, violente contro le donne, con improbabili accostamenti all'eversione e ai colpi di Stato. Si è andati oltre la politica dell'insulto, verso l'estrema degradazione del linguaggio, spia terribile dello stato reale d'una società. Sono comparse liste di proscrizione di chi, magari per un momento appena, aveva sfiorato con un dito l'impuro Grillo. Si parlava un tempo d'una funzione "teatrale" del Parlamento, perché lì la vicenda politica diveniva palese davanti all'opinione pubblica. Ma oggi questa funzione assomiglia piuttosto a quella delle curve degli stadi, dove gli ultrà organizzano cori e portano striscioni, esibiscono magliette e indicano nemici. Si ha l'impressione che troppi, andando in aula, si preoccupino più di preparare coreografie che argomenti per la discussione.
Una sconfitta per la politica. Nessuno è innocente.
E da qui deve partire la stessa valutazione dell'atteggiamento tenuto dai parlamentari del Movimento 5 Stelle, che mostra la difficoltà di abitare le istituzioni anche in modo duramente conflittuale, ma senza confondere un'aula parlamentare con la piazza del Vaffaday. È insensato imputare ad una forza di opposizione i suoi no (anche se l'essere saliti in luglio sul tetto di Montecitorio ha consentito un rinvio della discussione dell'orrido disegno di legge che distorceva la revisione costituzionale, ponendo la premessa per il suo abbandono). È giusto denunciare ogni forma di violenza, verbale o fisica che sia, e non fare alcuno sconto in questa materia. Quando, però, si vuol dare un giudizio più generale, è necessaria una analisi di tutta la prima fase di questa legislatura, sottolineando certamente i limiti delle opposizioni, ma dedicando altrettanta attenzione al sostanziale fallimento delle formule di governo.
Di questa sconfitta vogliamo parlare o usiamo la cronaca d'una giornata per esonerarci da questo obbligo? Il vuoto della politica diventa clamoroso proprio quando si affrontano i problemi della Rete, tema divenuto centrale e che ha rivelato abissi d'ignoranza. Sono anni che si discute dell'"hate speech", del linguaggio dell'odio che infesta la Rete, sono stati appena pubblicati dalla rivista "Quaderni costituzionali" saggi che discutono il rapporto tra libertà di manifestazione del pensiero e rispetto della dignità delle persone.
Di questo non v'è traccia nel dibattito di questi giorni, e diventa addirittura imbarazzante constatare il rifugiarsi in banalità da parte di appartenenti al Movimento 5Stelle, che della Rete hanno fatto il proprio vangelo.
Un numero sempre più largo di persone coglie ogni occasione per vivere aggressivamente in pubblico, restituendoci una versione miserabile del quarto d'ora di notorietà che Andy Wharol diceva dovesse venir garantito a tutti.
Non è facile reagire a questo stato di cose, ma un comune punto d'avvio dovrebbe essere costituito dal riconoscimento della necessità di non rendere "accoglienti" per il linguaggio degradato i luoghi della nuova comunicazione. Non sto parlando di censura preventiva. Mi riferisco all'immediata e pubblica condanna di messaggi oltraggiosi. Le incertezze e le furbizie generano equivoci, ma la Rete è implacabile nel far emergere le responsabilità, non si può gettare il sasso e poi nascondere la mano. È emerso un fondo limaccioso, un misto di aggressività, violenza, risentimenti, fine d'ogni rispetto per l'altro, che ci rivela che cosa sia divenuta la società italiana.
Tutto questo esige una riflessione sul modo in cui si è consumato in Italia un divorzio tra civiltà, cultura e politica. La lista delle sconfitte della politica continua con un aspetto sottovalutato della legge elettorale, che riguarda la rappresentanza. Siamo di fronte ad una "Serrata del Maggior Consiglio", simile a quella che si ebbe nel 1297 a Venezia, quando si riservò ai soli membri delle vecchie famiglie l'elezione del Doge. Con l'argomento della lotta ai partitini, si cuce una legge elettorale su misura dei partiti esistenti, con qualche mancia per i possibili alleati (norma salva Lega, candidature multiple per Alfano, vantaggi al "miglior perdente" delle coalizioni).
Alle ultime elezioni i votanti furono trentaquattro milioni. Poiché si prevede una soglia dell'8%, rimarrebbero fuori dal Parlamento anche partiti votati da più di due milioni di persone. Le dinamiche politiche sarebbero bloccate e la rappresentatività del Parlamento pregiudicata.
Ma la questione della rappresentanza ha ormai una portata generale, come dimostra il conflitto che si è aperto nella Cgil intorno all'accordo tra sindacati e Confindustria del gennaio di quest'anno. Siamo anche qui di fronte ad una sorta di serrata, che limita non solo il dissenso all'interno del sindacato, ma incide proprio sul diritto dei lavoratori ad essere rappresentati, tanto che si parla di una libertà sindacale "sequestrata", in evidente contrasto con quanto ha stabilito la Corte costituzionale accogliendo un ricorso della Fiom. Questa vicenda importantissima ci dice che ormai il tema della rappresentanza e la politica costituzionale fanno tutt'uno. La voce della politica è tornata con la giusta critica di Napolitano alle logica dell'austerità. Ma, per riprendere la via dell'Europa, non basta "ridemocratizzare" le sue istituzioni, come chiede Habermas. È indispensabile "rilegittimare" l'Unione attraverso un recupero della fiducia dei cittadini che passa attraverso il riconoscimento dei diritti negati in questi ultimi anni.
da la repubblica delle idee 11 febbraio 2014 - See more at: http://fondazionepintor.net/contributi/rodota/degradolinguaggio/#sthash.6mzdrmeV.dpuf

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domenica 2 febbraio 2014
Trilussa. La politica. Ner modo de pensà c'è un gran divario: mi' padre è democratico cristiano, e, siccome è impiegato ar Vaticano, tutte le sere recita er rosario;
Il 26 ottobre 1871 nasceva il poeta italiano Trilussa, pseudonimo di Carlo Alberto Salustri (Trilussa è l’anagramma del cognome).
C'è un'ape che si posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.
Ho conosciuto un vecchio
ricco, ma avaro: avaro a un punto tale
che guarda i soldi nello specchio
per veder raddoppiato il capitale.
Allora dice: - Quelli li do via
perché ci faccio la beneficenza;
ma questi me li tengo per prudenza... -
E li ripone nella scrivania.
Trilussa
La politica - Trilussa
Ner modo de pensà c'è un gran divario:
mi' padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;
de tre fratelli, Giggi ch'er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so' monarchico, ar contrario
de Ludovico ch'è repubbricano.
Prima de cena liticamo spesso
pe' via de 'sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là... Pare un congresso !
Famo l'ira de Dio ! Ma appena mamma
ce dice che so' cotti li spaghetti
semo tutti d'accordo ner programma.
Trilussa
L' ELEZZIONE DER PRESIDENTE
(1930)
Un giorno tutti quanti l'animali
Sottomessi ar lavoro
Decisero d'elegge' un Presidente
Che je guardasse l'interessi loro.
C'era la Societa de li Majali,
La Societa der Toro,
Er Circolo der Basto e de la Soma,
La Lega indipendente
Fra li Somari residenti a Roma,
C'era la Fratellanza
De li Gatti soriani, de li Cani,
De li Cavalli senza vetturini,
La Lega fra le Vacche, Bovi e affini...
Tutti pijorno parte a l'adunanza.
Un Somarello, che pe' l'ambizzione
De fasse elegge' s'era messo addosso
La pelle d'un leone,
Disse: - Bestie elettore, io so' commosso:
La civirtà, la libbertà, er progresso...
Ecco er vero programma che ciò io,
Ch'è l'istesso der popolo! Per cui
Voterete compatti er nome mio... -
Defatti venne eletto propio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
E allora solo er popolo bestione
S'accorse de lo sbajo
D'ave' pijato un ciuccio p'un leone!
- Miffarolo!... Imbrojone!... Buvattaro!...
- Ho pijato possesso,
- Disse allora er Somaro - e nu' la pianto
Nemmanco si morite d'accidente;
Silenzio! e rispettate er Presidente!

C'è un'ape che si posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.
Ho conosciuto un vecchio
ricco, ma avaro: avaro a un punto tale
che guarda i soldi nello specchio
per veder raddoppiato il capitale.
Allora dice: - Quelli li do via
perché ci faccio la beneficenza;
ma questi me li tengo per prudenza... -
E li ripone nella scrivania.
Trilussa
La politica - Trilussa
Ner modo de pensà c'è un gran divario:
mi' padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;
de tre fratelli, Giggi ch'er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so' monarchico, ar contrario
de Ludovico ch'è repubbricano.
Prima de cena liticamo spesso
pe' via de 'sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là... Pare un congresso !
Famo l'ira de Dio ! Ma appena mamma
ce dice che so' cotti li spaghetti
semo tutti d'accordo ner programma.
Trilussa
L' ELEZZIONE DER PRESIDENTE
(1930)
Un giorno tutti quanti l'animali
Sottomessi ar lavoro
Decisero d'elegge' un Presidente
Che je guardasse l'interessi loro.
C'era la Societa de li Majali,
La Societa der Toro,
Er Circolo der Basto e de la Soma,
La Lega indipendente
Fra li Somari residenti a Roma,
C'era la Fratellanza
De li Gatti soriani, de li Cani,
De li Cavalli senza vetturini,
La Lega fra le Vacche, Bovi e affini...
Tutti pijorno parte a l'adunanza.
Un Somarello, che pe' l'ambizzione
De fasse elegge' s'era messo addosso
La pelle d'un leone,
Disse: - Bestie elettore, io so' commosso:
La civirtà, la libbertà, er progresso...
Ecco er vero programma che ciò io,
Ch'è l'istesso der popolo! Per cui
Voterete compatti er nome mio... -
Defatti venne eletto propio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
E allora solo er popolo bestione
S'accorse de lo sbajo
D'ave' pijato un ciuccio p'un leone!
- Miffarolo!... Imbrojone!... Buvattaro!...
- Ho pijato possesso,
- Disse allora er Somaro - e nu' la pianto
Nemmanco si morite d'accidente;
Silenzio! e rispettate er Presidente!


venerdì 31 gennaio 2014
Se il voto cambiasse qualcosa, lo renderebbero illegale
Capaci di tutto, buoni a nulla.
Ennio Flaiano sui politici
Sono arrivato alla conclusione che la politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici
Charles De Gaulle
Uno dei miei colleghi romani nel 1980 va a trovare Frank Coppola, appena arrestato, e lo provoca: “Signor Coppola, che cosa è la mafia?”. Il vecchio, che non è nato ieri, ci pensa su e poi ribatte: “Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia."
Giovanni Falcone
Per un candidato è pericoloso dire cose che la gente potrebbe ricordare.
(it is dangerous for a national candidate to say things that people might remember)
Eugene Joseph McCarthy
Dovrebbe esserci un giorno - anche uno solo - di caccia aperta ai senatori.
Will Rogers - (1879 – 1935), comico USA
Ogni civiltà ha la spazzatura che si merita.
Georges Duhamel. Querelles de famille, 1932
Abbiamo il miglior Congresso che il denaro possa comprare
Will Rogers (1879 – 1935), comico USA
Il guaio di questo paese
è che ci sono troppi politici che credono,
grazie a una convinzione basata sull'esperienza,
che sia possibile imbrogliare tutti e sempre.
Franklin Pierce Adams (1881-1960)
(The trouble with this country
is that there are too many politicians who believe,
with a conviction based on experience,
that you can fool all of the people all of the time.)
Franklin Pierce Adams (1881-1960)
L'unione del gregge costringe il leone a coricarsi affamato.
Proverbio africano
Una volta nel gregge, è inutile che abbai: scodinzola!
Anton Pavlovic Čechov
L'onestà è la miglior politica.
Miguel de Cervantes. Don Chisciotte
La differenza che c'è fra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi ordini; in una dittatura non perdi tempo a votare
Charles Bukowski
non votate, serve solo a incoraggiarli
Anonimo
Il sonno è di destra, il sogno di sinistra...
Votate per una lucida insonnia.
Gesualdo Bufalino, Bluff di parole, 1994
Noi viviamo in una democrazia dove puoi dire tutto quello che vuoi, tanto non ti ascolta nessuno.
Pippo Franco
Il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare.
Enzo Biagi
Se chi lavora mangiasse, cosa mangerebbe chi non lavora?
Da I pensieri di Gasparazzo – Lotta Continua – Torino – 1975
Poche cose sono immutabili come l'attaccamento dei gruppi politici alle idee che hanno loro permesso di raggiungere il potere
John Kenneth Galbraith
La democrazia è una forma di religione. È l’adorazione degli sciacalli da parte dei somari…
Henry Louis Mencken (1880-1956)
La democrazia è un agnello in mezzo a due lupi che votano su cosa mangiare a colazione.
La libertà un agnello bene armato che contesta il voto
Benjamin Franklin
Se il voto cambiasse qualcosa, lo renderebbero illegale
Anonimo
Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare.
Marck Twain
Voti ogni volta che fai la spesa
Alex Zanotelli
Io mi rifiuto di pagare le tasse il cui impiego ritengo destinato a scopi ingiusti e immorali
Henry David Thoreau
Il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l'elettore medio.
Winston Churchill
(the best argument against democracy is a five minute conversation with the average voter
Winston Churchill)
Le elezioni divengono una sorta di inebriante «lascia o raddoppia»,
in cui sono in gioco le speranze e le aspirazioni dei candidati,
non già problemi politici concreti.
(Erich Fromm) da "Avere o essere? "
Le elezioni sono un rito cui ci si può sottrarre senza grave danno,
e come tutti i riti, ad esempio la messa alla domenica,
sono in fin dei conti una seccatura.
Norberto Bobbio

Ennio Flaiano sui politici
Sono arrivato alla conclusione che la politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici
Charles De Gaulle
Uno dei miei colleghi romani nel 1980 va a trovare Frank Coppola, appena arrestato, e lo provoca: “Signor Coppola, che cosa è la mafia?”. Il vecchio, che non è nato ieri, ci pensa su e poi ribatte: “Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia."
Giovanni Falcone
Per un candidato è pericoloso dire cose che la gente potrebbe ricordare.
(it is dangerous for a national candidate to say things that people might remember)
Eugene Joseph McCarthy
Dovrebbe esserci un giorno - anche uno solo - di caccia aperta ai senatori.
Will Rogers - (1879 – 1935), comico USA
Ogni civiltà ha la spazzatura che si merita.
Georges Duhamel. Querelles de famille, 1932
Abbiamo il miglior Congresso che il denaro possa comprare
Will Rogers (1879 – 1935), comico USA
Il guaio di questo paese
è che ci sono troppi politici che credono,
grazie a una convinzione basata sull'esperienza,
che sia possibile imbrogliare tutti e sempre.
Franklin Pierce Adams (1881-1960)
(The trouble with this country
is that there are too many politicians who believe,
with a conviction based on experience,
that you can fool all of the people all of the time.)
Franklin Pierce Adams (1881-1960)
L'unione del gregge costringe il leone a coricarsi affamato.
Proverbio africano
Una volta nel gregge, è inutile che abbai: scodinzola!
Anton Pavlovic Čechov
L'onestà è la miglior politica.
Miguel de Cervantes. Don Chisciotte
La differenza che c'è fra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi ordini; in una dittatura non perdi tempo a votare
Charles Bukowski
non votate, serve solo a incoraggiarli
Anonimo
Il sonno è di destra, il sogno di sinistra...
Votate per una lucida insonnia.
Gesualdo Bufalino, Bluff di parole, 1994
Noi viviamo in una democrazia dove puoi dire tutto quello che vuoi, tanto non ti ascolta nessuno.
Pippo Franco
Il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare.
Enzo Biagi
Se chi lavora mangiasse, cosa mangerebbe chi non lavora?
Da I pensieri di Gasparazzo – Lotta Continua – Torino – 1975
Poche cose sono immutabili come l'attaccamento dei gruppi politici alle idee che hanno loro permesso di raggiungere il potere
John Kenneth Galbraith
La democrazia è una forma di religione. È l’adorazione degli sciacalli da parte dei somari…
Henry Louis Mencken (1880-1956)
La democrazia è un agnello in mezzo a due lupi che votano su cosa mangiare a colazione.
La libertà un agnello bene armato che contesta il voto
Benjamin Franklin
Se il voto cambiasse qualcosa, lo renderebbero illegale
Anonimo
Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare.
Marck Twain
Voti ogni volta che fai la spesa
Alex Zanotelli
Io mi rifiuto di pagare le tasse il cui impiego ritengo destinato a scopi ingiusti e immorali
Henry David Thoreau
Il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l'elettore medio.
Winston Churchill
(the best argument against democracy is a five minute conversation with the average voter
Winston Churchill)
Le elezioni divengono una sorta di inebriante «lascia o raddoppia»,
in cui sono in gioco le speranze e le aspirazioni dei candidati,
non già problemi politici concreti.
(Erich Fromm) da "Avere o essere? "
Le elezioni sono un rito cui ci si può sottrarre senza grave danno,
e come tutti i riti, ad esempio la messa alla domenica,
sono in fin dei conti una seccatura.
Norberto Bobbio

venerdì 17 gennaio 2014
Piercamillo Davigo, ex pm di "Mani pulite: «Dopo Tangentopoli i politici non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi» «In Italia le condanne sono diminuite non perché sia cessata la delinquenza, ma perché è aumentata la difficoltà nel condurre le indagini»
Piercamillo Davigo, ex pm di "Mani pulite:
«Dopo Tangentopoli i
politici non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi»
«In Italia le
condanne sono diminuite non perché sia cessata la delinquenza, ma perché è
aumentata la difficoltà nel condurre le indagini»
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giovedì 9 gennaio 2014
Caponnetto. La mafia teme la scuola più della giustizia, l'istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa

La mafia teme la scuola più della giustizia, l'istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa.
A. Caponnetto
lo stato e quindi la mafia ne hanno interesse, dove c'e l'ignoranza c'è più possibilità di navigare nel marcio..
Più c'è sottocultura e più trova manovalanza!

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venerdì 3 gennaio 2014
Paco Ignacio Taibo. Come la vita. - E lei, perché è di sinistra? - Perché nell'altra vita ero di destra e mi sono sputtanato la coscienza.
- E lei, perché è di sinistra?
- Perché nell'altra vita ero di destra e mi sono sputtanato la coscienza.
- No, sul serio.
- Vediamo – disse José Daniel grattandosi i baffi con il calcio del fucile nuovo, abitudine che il Cieco deplorava in quanto poco professionale. – Con tutto quello che la gente di Queens a New York butta via in una notte, si potrebbe attrezzare un intero quartiere di Cuzco diecimila volte meglio di come è adesso. Con gli avanzi di un ristorante medio di Caracas, mangerebbero per cinque giorni sessanta famiglie algerine. Gli scapoli che passeggiano di notte a Buenos Aires farebbero la felicità delle zitelle che sognano solitarie guardando le stelle di Bangkok. I libri che ho acquistato e non ho mai letto risolverebbero i problemi della biblioteca di una scuola media di Camaguey. Con lo stipendio di un tranviere del Distretto Federale si alloggia un giorno al César Palace di Las Vegas. Con i discorsi di un governatore del Pri messicano si possono mandare in tilt sei macchine della verità. Con il fuoco che c'è nelle poesie di Vallejo si possono cuocere tutti gli hot dog che si consumano in un giorno a Monterrey. Con le parole che ho impiegato in trentacinque anni per spiegarlo, trasformate in sassi, avremmo costruito a Texcoco tre piramidi di Cheope… È chiaro?
Paco Ignacio Taibo, Come la vita
I fallimenti allontanano, la paura fa passare la voglia di riprovarci e genera altra paura, e intanto la vita scorre via. E nel frattempo bisogna continuare a pensare, ma Héctor non aveva voglia di leccarsi le ferite, preferiva brontolare fra sé aspettando che la tortilla finisse di cuocere.
Paco Ignacio Taibo II, "Niente lieto fine"
I fallimenti allontanano, la paura fa passare la voglia di riprovarci e genera altra paura, e intanto la vita scorre via. E nel frattempo bisogna continuare a pensare, ma Héctor non aveva voglia di leccarsi le ferite, preferiva brontolare fra sé aspettando che la tortilla finisse di cuocere.
Paco Ignacio Taibo II, "Niente lieto fine"


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