Visualizzazione post con etichetta Spazio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Spazio. Mostra tutti i post

domenica 22 marzo 2015

Peter Brook. Lo spazio vuoto. Posso prendere un qualsiasi spazio vuoto e chiamarlo palcoscenico vuoto. Un uomo attraversa questo spazio vuoto mentre qualcun altro lo guarda, e questo è tutto ciò di cui ho bisogno perché si inizi un atto teatrale. [...] Il teatro rappresenta il luogo dove sperimentare una relazione ideale tra individui apparentemente separati da tutto. È la forza che può controbilanciare la frammentazione del nostro mondo e che consiste nello scoprire quelle relazioni che sono state sommerse e che sono andate perdute; quelle tra uomo e società, tra una razza e un’altra, tra microcosmo e macrocosmo, umanità e macchina, visibile e invisibile, tra categorie, lingue e generi.


| rendere visibile l’invisibile |
"Posso prendere un qualsiasi spazio vuoto e chiamarlo palcoscenico vuoto. 
Un uomo attraversa questo spazio vuoto mentre qualcun altro lo guarda, e questo è tutto ciò di cui ho bisogno perché si inizi un atto teatrale"
Peter Brook, Lo spazio vuoto


"Il teatro rappresenta il luogo dove sperimentare una relazione ideale tra individui apparentemente separati da tutto. È la forza che può controbilanciare la frammentazione del nostro mondo e che consiste nello scoprire quelle relazioni che sono state sommerse e che sono andate perdute; quelle tra uomo e società, tra una razza e un’altra, tra microcosmo e macrocosmo, umanità e macchina, visibile e invisibile, tra categorie, lingue e generi."







lunedì 14 luglio 2014

Lisa Randall, Passaggi curvi. Lo spazio potrebbe essere qualcosa di drammaticamente diverso da qualsiasi cosa abbiate mai immaginato. Nessuna delle teorie fisiche di cui siamo a conoscenza impone che le direzioni dello spazio siano solo tre. Scartare la possibilità di dimensioni extra potrebbe essere molto avventato.


Se la teoria delle superstringhe è una descrizione corretta della natura e le dimensioni dello spazio sono nove che ne è delle sei dimensioni che mancano?
Perché non sono visibili?
Hanno un qualche impatto discernibile sul mondo che vediamo?
Lisa Randall, Passaggi curvi


Lo spazio potrebbe essere qualcosa di drammaticamente diverso da qualsiasi cosa abbiate mai immaginato.
Nessuna delle teorie fisiche di cui siamo a conoscenza impone che le direzioni dello spazio siano solo tre.
Scartare la possibilità di dimensioni extra potrebbe essere molto avventato.
Lisa Randall,  Passaggi curvi


L'amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore.
Proust

martedì 1 luglio 2014

Cristiane Singer. Del buon uso delle crisi. E', purtroppo, inutile che la scienza contemporanea, e soprattutto la fisica nucleare, dopo Heisemberg e Bohr, ci diano conferma della natura del reale attestata dagli antichi sistemi cosmologia e religiosi: noi persistiamo, nelle nostre società, ad inforcare gli occhiali riduttivi di un positivismo miope alla Auguste Compte

E', purtroppo, inutile che la scienza contemporanea, e soprattutto la fisica nucleare, dopo Heisemberg e Bohr, ci diano conferma della natura del reale attestata dagli antichi sistemi cosmologia e religiosi: noi persistiamo, nelle nostre società, ad inforcare gli occhiali riduttivi di un positivismo miope alla Auguste Compte.
Cristiane Singer, Del buon uso delle crisi



Nella nostra società, tutta l'ambizione, tutta la concentrazione é rivolta a distrarci, a sviare l'attenzione da tutto ciò che è importante. Un sistema di fili spinati, di proibizioni per non avere accesso alla nostra profondità. Si tratta di una immensa cospirazione di una civiltà contro l'anima, contro lo spirito.
Cristiane Singer, Del buon uso delle crisi




sabato 19 ottobre 2013

Escher. “Relatività” “Relativity”.…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce

Mi è accaduto durante le passeggiate solitarie per i boschi che circondano Baarn di fermarmi di colpo sui miei passi, colto da una sensazione allarmante, irreale e allo stesso tempo deliziosa: mi trovavo faccia a faccia con l’inspiegabile. Quell'albero davanti a me, come oggetto, come parte dei boschi, può non essere sorprendente. La distanza, lo spazio, che è tra di noi sembra, comunque, improvvisamente enigmatica. Non conosciamo lo spazio. Non lo vediamo, non lo ascoltiamo, non lo sentiamo. Siamo in mezzo a esso, ne facciamo parte, ma non ne sappiamo nulla. Posso misurare la distanza tra me e un albero, ma quando dico “tre metri”, quel numero non svela in alcun modo il mistero. Vedo solo frontiere, segni; non vedo lo spazio vero e proprio. Il vento che soffia sul mio viso pungendomi la pelle, non è spazio. Quando tengo un oggetto tra le mani, non sento l’oggetto spaziale in sé. Lo spazio resta impenetrabile, un miracolo.
Maurits Cornelis Escher,  Esplorando l'infinito



 “…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce.” 
Maurits Cornelis Escher

Ed ecco quindi le prime ricerche testimoniate da opere come Ex libris (1922), Scarabei (1935); le grafiche suggestionate dai paesaggi italiani Tropea, Santa Severina (1931) dove Escher struttura lo spazio; Metamorfosi II (1940) una delle più lunghe xilografie a quattro colori mai realizzate per narrare una storia per immagini, in cui una scena conduce a quella successiva attraverso una sottile e graduale mutazione delle forme; le figure impossibili di Su e giù (1947) e di Belvedere (1958); le straordinarie tensioni dinamiche tra figura e sfondo nei fogli come Pesce (1963).

Accanto alle sue celebri incisioni – in mostra capolavori assoluti come Tre sfere I (1945), Mani che disegnano (1948), Relatività (1953), Convesso e concavo (1955), Nastro di Möbius II (1963) – saranno presentati anche numerosi disegni, documenti, filmati e interviste all’artista che mirano a sottolineare il ruolo di primo piano che egli ha svolto nel panorama storico artistico sia del suo tempo che successivo. [...]

La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una “macchina didattica” che consente di entrare “dentro” la creatività di questo singolarissimo artista. Suggestive installazioni immergeranno dunque il visitatore nel magico modo di Escher. E’ evidente, e molto indagato, il rapporto che Escher ebbe con “il mondo dei numeri” – intendendo per tale quello della geometria (euclidea e non) e della matematica.  Non meno intrigante è la sua ricerca su spazio reale e spazio virtuale, ovvero sul come “ingannare la prospettiva”. Infine, ma non ultima, la conoscenza che Escher dimostra delle leggi della percezione visiva messe in luce dalle ricerche della Gestalt. [...]

Maurits Cornelis Escher nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden ma crebbe nella città di Arnhem con quattro fratelli. Mauk, come venne soprannominato, prese da ragazzo lezioni di carpenteria e sebbene non fosse particolarmente brillante in matematica e scienze, assimilò dal padre ingegnere l’approccio metodologico dello scienziato. Una delle sue materie preferite fu subito il disegno al quale si dedicò durante gli studi alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem. Fu l’incontro con de Mesquita a stimolare in Escher l’interesse per la tecnica xilografica e le sue possibili sperimentazioni nella resa di effetti chiaroscurali e pittorici di grande raffinatezza. Al 1922 risale la sua visita a Firenze (primo di una serie di viaggi tra la Toscana e il sud d’Italia) e a Granada (dove visitò lo splendido palazzo di Alhambra) dai quali colse dettagli architettonici, decorativi e particolari inusuali che gli avrebbero fornito spunti per le sue composizioni. Nel 1935 si trasferì in Svizzera. E’ a partire dal 1937 che si osserva un profondo cambiamento: perde l’interesse per il mondo visibile, per la natura e l’architettura concentrandosi sulle proprie “visioni interiori” e realizzando un corpus significativo di straordinari giochi ottici, prospettive invertite, paesaggi illusionistici tra i più famosi. Trasferitosi nel 1941 con tutta la sua famiglia in Olanda continuò a lavorare intensamente fondendo le molteplici fonti di ispirazione che traeva dai suoi interessi (psicologia, matematica, poesia, fantascienza). Morì a Laren nel 1972.

martedì 23 ottobre 2012

NON CI SONO SOLUZIONI MA DISSOLVIMENTO DI CIÒ CHE CREDEVAMO PROBLEMI. LA STESSA IDEA DI SOLUZIONE, È CREATA DA CIÒ CHE DEFINIAMO UN PROBLEMA




Deva Sakshin
NON CI SONO SOLUZIONI MA DISSOLVIMENTO DI CIÒ CHE CREDEVAMO PROBLEMI. LA STESSA IDEA DI SOLUZIONE, È CREATA DA CIÒ CHE DEFINIAMO UN PROBLEMA; il suo scopo è renderlo reale il più possibile. In questo modo LA DIMENSIONE IDEALE DIVENTA L'UNICA ALTERNATIVA PRATICABILE. Concludiamo che la prigione è la fuori e la libertà è dentro di noi, ma LA CAUSA DEL PROBLEMA NASCE PROPRIO DAL SENSO DI SEPARAZIONE TRA INTERNO ED ESTERNO, e LA SUA PERMANENZA SI NUTRE DELLA NOSTRA ACCETTAZIONE DI ETICHETTE COME: SUPERIORE O INFERIORE, FORTUNATO O SFORTUNATO, DI PIÙ O DI MENO. La tensione è creata dal VOLERE ADATTARE LA NOSTRA REALTÀ A QUESTE ETICHETTE MENTALI, e naturalmente non possiamo che ricavarne ulteriori FRUSTRAZIONI. (nessuna etichetta in generale, ha una qualità commestibile). LA FRUSTRAZIONE VIENE ALIMENTATA DAL TENTATIVO DI RIEMPIRE CON QUALSIASI COSA, LA REALTÀ DI SPAZIO CHE NOI SIAMO IN TUTTE LE DIMENSIONI: relativa, assoluta, trascendente. LO SPAZIO È LA TUA PRESENZA, senza il "mio" che introduce soggetti e oggetti da etichettare. Tu non sarai mai un insieme di cose solo belle o solo brutte, ma SEI E SARAI SEMPRE SOLTANTO LO SPAZIO IN CUI ESSE POSSONO ESISTERE, con la fantasia e concretamente, parzialmente come totalmente. PRESENZA - SPAZIO - CONSAPEVOLEZZA: non sono tre cose diverse tra loro, ma UN FLUSSO INDISTINTO, una unica acqua e una sola sorgente.
Deva Sakshin

martedì 2 ottobre 2012

Una volta un astronauta russo parlava con uno scienziato cristiano esperto del cervello "Io sono stato molte volte nello spazio ma non ho mai visto ne dio ne il paradiso ne angeli" e lo scienziato cristiano gli rispose "Io ho operato molte volte al cervello e non ho mai visto un pensiero"

Sono stato lassù: non ci sono marziani, non ci sono angeli, non c’è dio: siamo soli.
Yuri Gagarin, al rientro dal primo viaggio nello spazio


Una volta un astronauta russo parlava con uno scienziato cristiano esperto del cervello "Io sono stato molte volte nello spazio ma non ho mai visto ne dio ne il paradiso ne angeli" e lo scienziato cristiano gli rispose "Io ho operato molte volte al cervello e non ho mai visto un pensiero"
Jostein Gaarder, Il mondo di Sofia

http://musicasacra.forumfree.it/?t=10010901




I selvaggi, come tutti gli ignoranti, attribuiscono a qualche “spirito” tutti gli effetti dei quali, per la loro inesperienza, non riescono a rintracciare le vere cause. Chiedete a un selvaggio che cosa fa muovere il vostro orologio: vi risponderà: «Uno spirito». Chiedete ai nostri savi che cosa fa muovere l’universo: vi risponderanno: «Uno spirito».
Paul Thiry d’Holbach





Cervello: come prendono forma i pensieri.
I nostri pensieri prendono forma nel cervello fluttuando su onde elettriche generate da gruppi di neuroni che si accendono all'unisono: ogni gruppo neurale crea una differente fluttuazione che corrisponde a un pensiero, a un ricordo, a una percezione o a un comportamento.
Lo dimostra uno studio condotto dal team di Earl Miller del MIT e della Boston University (BU) pubblicato da 'Neuron', che fa un po' di luce su come l' attivita' dei neuroni forma i pensieri.
http://www.antikitera.net/news.asp?ID=12128









Le incredibili potenzialità della nostra mente su cui la scienza sta cominciando a studiare sempre più seriamente



Un filamento di materia oscura in 3D

L' Universo è come una ragnatela: una rete piena di nodi, gli ammassi galattici, connessi da tanti filamenti, costituiti per lo più di materia oscura. O almeno così se lo immaginano i ricercatori nelle loro teorie sull'evoluzione cosmica, avallate anche da simulazioni al computer. Ma se le stesse teorie sono confortate anche dalle osservazioni, allora vuol dire che gli astronomi sono davvero molto vicini a capire come è fatto l'Universo. La scoperta di uno di questi filamenti di materia oscura che connette gli ammassi galattici, visto per la prima volta in 3D, è una di quelle prove cui da tempo i ricercatori danno la caccia. Resa possibile grazie alle osservazioni del telescopio spaziale Hubble, del Naoj's Subaru telescope, del Canada-France-Hawaii telescope, combinati con i dati spettroscopici ottenuti grazie al Wm Keck observatory e il Gemini observatory.
In realtà, ad acciuffare l'invisibile, immortalando per la prima volta un filamento di materia oscura i ricercatori ci erano già riusciti. Lo aveva annunciato lo scorso luglio il team guidato da Jörg Dietrich della University Observatory Munich, che però si era limitato a tracciarne un ritratto bidimensionale. Ora invece, gli astronomi coordinati da Mathilde Jauzac del Laboratoire d'Astrophysique de Marseille (Francia) e della University of KwaZulu-Natal (Sud Africa) sono riusciti a catturare un filamento di materia oscura in 3D, eliminando così, precisano, molte delle limitazioni che si hanno nello studiare una struttura appiattita.
Per farlo gli scienziati sono ricorsi, in parte, alle tecniche già utilizzate dal team di Dietrich. Infatti, partendo dal principio per cui la materia oscura, per definizione, è invisibile, per vederla sono dovuti ricorrere alla tecnica delle lenti gravitazionali. Semplificando, si tratta di osservare indirettamente come un oggetto dotato di massa, e quindi di un campo gravitazionale, sia in grado di curvare la luce delle galassie circostanti. Rendendo così visibile alle strumentazioni un oggetto costituito di materia oscura, come i filamenti che intrecciano l'Universo, convertendo i valori di distorsioni luminosa in una mappa della massa dell'oggetto stesso.
Ma non tutti i punti sono adatti a trovare quello cui si da la caccia. Per vedere un filamento di materia oscura bisogna cercarlo proprio lì dove maggiori sono le probabilità di trovarlo. Secondo le previsioni teoriche, l'oggetto cercato in questo caso può trovarsi in prossimità degli ammassi galattici, lì dove si incontrano i filamenti di materia oscura. E tra i nodi della rete cosmica che permea l'Universo gli scienziati hanno identificato l'ammasso Macs J0717 (in crescita) come il candidato ideale per le loro ricerche.
Così, osservando con il telescopio Hubble l'ammasso galattico Macs J0717 e la luce delle galassie sulle sfondo con la tecnica delle lenti gravitazionali, è stato possibile rintracciare il filamento di materia oscura, dalle dimensioni giganti (lungo 60 milioni di anni luce). Ma non solo. Per aggiungere la tridimensionalità alle loro osservazioni i ricercatori hanno combinato immagini a colori e dati sulla posizione e sul movimento delle galassie immerse nel filamento, grazie alle misure delle loro velocità.
I risultati dello studio, che in settimana verrà pubblicato su Monthly notices of the royal astronomical society, oltre a confortare le teorie cosmiche, suggeriscono come, in base ai calcoli effettuati, questi filamenti di materia oscura possano contenere più massa di quanto creduto finora. Oltre la metà di quella presente nell'Universo.



lunedì 16 gennaio 2012

Simone de Beauvoir. Esistono procedimenti magici che aboliscono le distanze di tempo e di spazio: le emozioni




"Siamo ancora nella condizione che descriveva Simone de Beauvoir nel Secondo sesso quando notava il paradosso di una società che riempie di rispetto le madri e di disprezzo le donne. E che proprio per questo, mentre glorifica il ventre fecondo, di fatto riduce le donne all’insignificanza storica."


FertilityDay: non solo sbagliato, ma controproducente
Pubblicato su 31 agosto 2016 da femministerie

[...] Nel suo libro Mamme cattivissime, Elisabeth Badinter vede un concorso di cause a produrre la denatalità in Europa: “nei paesi maggiormente toccati dalla flessione dei tassi di fecondità e dal rifiuto di avere figli, si osserva la congiunzione di due fattori che costituiscono un freno pesante al desiderio di maternità. Il primo, forse più importante, è la pregnanza sociale del modello della buona madre. Il secondo – che deriva dal primo – è l’assenza di una politica familiare risolutamente cooperativa per le donne”. Cosa significa? Che uno dei fattori che allontana le donne dall’esperienza della maternità è la consapevolezza che il peso di questa esperienza cadrà interamente sulle loro spalle, sia che lavorino, sia che non lavorino. E l’assenza di politiche che puntino seriamente a promuovere l’equa distribuzione dei carichi domestici e di cura non è che un risvolto del perdurare del modello della “buona madre amorevole”, votata al sacrificio di sé, che ha condizionato la cultura europea per secoli. E che continua a farlo, nota nel suo blog Loredana Lipperini, con la sorprendente complicità di movimenti femministi che propendono verso un eccesso di “naturalismo”.

Le donne childfree in Italia sono circa il 20%, e secondo una ricerca dell’Università di Firenze, solo una piccola percentuale di ultraquarantenni che non hanno avuto figli avrebbe cambiato idea nel caso fossero state in atto migliori politiche pubbliche di sostegno alla maternità. Un terzo delle donne intervistate non è voluto invece diventare madre per via delle eccessive rinunce che un figlio comporterebbe, constatando che sono le donne a dover sopportare in toto il peso della cura dei figli, la cui presenza determina molto frequentemente un peggioramento del loro status e la perdita di diritti e posizioni all’interno della coppia, così come nella società.

Siamo ancora nella condizione che descriveva Simone de Beauvoir nel Secondo sesso quando notava il paradosso di una società che riempie di rispetto le madri e di disprezzo le donne. E che proprio per questo, mentre glorifica il ventre fecondo, di fatto riduce le donne all’insignificanza storica.


Stigmatizzare la scelta, o la condizione, delle non madri, richiamare le donne ai loro doveri di fecondità verso il proprio paese, colpevolizzare le donne per la propria infecondità, per aver tardato troppo a volere un bambino: sono tutti messaggi che non solo cancellano con un colpo di spugna libertà e responsabilità delle donne nelle decisioni procreative, ma paradossalmente lavorano proprio a produrre il risultato inverso. Tanto più, infatti, le si riduce a ventri, a “culle per il futuro”, tanto meno donne sempre più istruite e consapevoli, desiderose di disegnare da sé il proprio ruolo nella società, saranno attratte da un modello antiquato e penalizzante di riproduzione e di cura.
https://femministerie.wordpress.com/2016/08/31/fertilityday-non-solo-sbagliato-ma-controproducente/



Uno dei vantaggi che l'oppressione fornisce gli oppressori è che il più umile di essi si sente superiore: un povero bianco del sud degli Stati Uniti si consola dicendosi che non è uno sporco negro. I bianchi più fortunati sfruttano abilmente questo orgoglio. Allo stesso modo, il più mediocre degli uomini, si considera di fronte alle donne, un semidio.
Simone de Beauvoir, Il secondo sesso


«Ma vi sono risposte che non avrei la forza di ascoltare e perciò evito di porre le domande».
Simone de Beauvoir, Una donna spezzata

Forse è proprio in questi istanti, quando lo vedo allontanarsi, ch'egli esiste per me con la più sconvolgente evidenza; la sua alta figura rimpicciolisce, disegnando ad ogni passo il corso del suo ritorno; sparisce, e la strada sembra vuota; ma in realtà è un campo di forze che lo ricondurrà verso di me come al suo luogo naturale; questa certezza mi emoziona più ancora della sua presenza.
Simone de Beauvoir, Una donna spezzata


Esistono procedimenti magici che aboliscono le distanze di tempo e di spazio: le emozioni
Simone de Beauvoir





Il presente non è un potenziale passato, è il momento della scelta e dell'azione.
Simone De Beauvoir

Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi. 
Simone De Beauvoir


Mi è stato più facile pensare un mondo senza creatore,
che un creatore pieno di tutte le contraddizioni del mondo.
Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazza perbene


Tutti sono d'accordo nel riconoscere che nella specie umana sono comprese le femmine, le quali costituiscono oggi come in passato circa mezza umanità del genere umano; e tuttavia ci dicono 'la femminilità è in pericolo'; ci esortano: 'siate donne, restate donne, divenite donne'. Dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna; bisogna che partecipi di quell'essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità. 
Simone De Beauvoir


Il fatto è che sono una scrittrice: una donna scrittrice non è una donna di casa che scrive, ma qualcuno la cui intera esistenza è condizionata dallo scrivere.
Simone de Beauvoir, "La Force des choses", 1963


"Non ho mai nutrito l'illusione di trasformare la condizione femminile, essa dipende dall'avvenire del lavoro nel mondo e non cambierà seriamente che a prezzo di uno sconvolgimento della produzione. Per questo ho evitato di chiudermi nel cosiddetto femminismo"
Simone De Beauvoir




Il terzo libro della lunghissima autobiografia di Simone De Beauvoir è intitolato:
La forza delle cose (1966 Einaudi, edizione originale 1963 La force des choses). La prima volta che lo lessi non avevo ancora trent'anni, il titolo mi stupì, mi piacque, un poco m'inquietò e mi diede da pensare. Ora che sono anziana il titolo mi stupisce e m'inquieta meno, mi piace anche di più e soprattutto lo capisco meglio.




ah...per me e' stato diverso. avevo un po' piu' di 20 anni quando lessi L'nvitata, mise in discussione tutto quello che ritenevo giusto o sbagliato, mi ci sono voluti anni per capirla. Adesso è diverso, le devo molto.




SIMONE DE BEAUVOIR E JEAN PAUL SARTRE

Non ci fu matrimonio. Ma un contratto a termine fra Simone de Beauvoir e Jean Paul Sartre, come ricorda Laura Laurenzi nel suo Amori e Furori (Bur).
“ E’ durata più di mezzo secolo- scrive- l’unione fra il filosofo dell’esistenzialismo e la scrittrice che per prima teorizzò la necessità per le donne di ribellarsi al loro destino biologico, madre severa e altera del femminismo. Senza sposarsi e nemmeno convivere, dividendo il loro cammino con una platea di amici, amiche, discepoli, amanti, segretarie, dame di compagnie, favorite , fidanzate meglio se in come”.

Avevano una data da festeggiare, anche se non c’erano nozze. Era il loro “matrimonio morganatico”, il 14 ottobre del ‘29.

Si conoscono a luglio alla Sorbona. Lui, 24 anni, basso, vestito senza cura, strabico, con scarsa propensione all’igiene personale. Grande affabulatore. Lei, la ragazza dell’alta borghesia. Bella, dalla pelle chiarissima, che viene subito attratta dal magnetismo dell’intellettuale. E dalla frase che ripeteva sempre:

“ Gli uomini non sono spiriti, ma corpi in preda al bisogno”.

Simone, scriverà “Io ero intelligente, ma lui era un genio, Sartre rispondeva esattamente ai desideri dei miei quindici anni: era il doppio in cui ritrovavo, portate all’incandescenza, tutte le mie manie. Con lui avrei potuto dividere tutto”. Gli darà sempre del lei e rimarrà con lui fino agli ultimi suoi giorni.

Decidono di dividere un contratto d’affitto reciproco, rinnovabile ogni due anni. Un contratto che “aveva una clausola bene definita- scrive Laurenzi.- Quella dell’infedeltà percepita come un dovere reciproco, una sorta di assicurazione contro le menzogne, i sotterfugi, le ipocrisie del matrimonio borghese”.

I due per tutta la vita distinguono l’amore necessario , dunque inevitabile, dagli amori contingenti e senza importanza. Nelle loro tele di ragno vengono invischiate parecchie ragazze che, spesso, non si innamorarono di Sartre, ma di Simone, la quale all’inizio fatica ad accettare queste condizioni.
Ma non c’erano alternative: prendere o lasciare. Sartre, secondo alcuni, non avrebbe potuto fare a meno di soddisfare il suo desiderio di conquiste.

In cambio il filosofo le scriverà un giorno: “La mia vita non appartiene a me solo. Voi siete sempre me, l’essere stesso del mio essere, il cuore del mio cuore”. E in effetti ogni singola opera del filosofo sarà sottoposta al giudizio della compagna.

Intanto continua il via vai di amanti nell’alcova dei due. Un giorno passerà Olga Kosakievicz, 17 anni, pallida, russa, per cui Sartre perderà la testa, anche se lei sarà molto più attratta dalla filosofa. Olga annotava: “E’ come un bambino ingordo, sempre voglio, voglio e lei che si fa in quattro a dire sì, sì caro e prezioso, l’avrai te lo procurerò io”.
Poi ci sarà Bianca. La ragazza ha 17 anni quando si innamora della De Beauvoir che ne ha 29, di cui apprezza il carattere audace delle sua intelligenza, la sua potenza e la sua rapidità di comprensione”.
Simone e’ in realtà oltre che molto bella, abbastanza curiosa. Affamata di letture.

Arriverà Natascia Sorokine, altra studentessa assorbita nel triangolo negli anni subito prima della guerra. Definirà Simone “un orologio chiuso dentro un frigorifero”. In realtà Simone era sempre più presa dal tentativo di esaudire la voracità diventata bulimica nei confronti degli amori contingenti del suo compagno.
E poi sarà la volta di Z, Luoise, Tania. Il meccanismo che placa la coscienza è sempre lo stesso: la confessione, completa e immediata, a voce o per iscritto. Si scrivono freneticamente descrivendo nei minimi particolari gli amplessi con terzi amanti.
Ma un giorno il filosofo, che non ha mai pensato al matrimonio, si innamnora negli Stati Uniti di Dolores Vanettti Ehrenreich. Siamo nel ’47 e lui le chiede di sposarlo. Il filosofo ripianifica la vita in modo da poter trascorrere con Dolores tre mesi di seguito. Simone comincia a mettere in dubbio il loro rapporto e sente uno struggimento profondo.
Ma in quegli anni e proprio negli States Simone incontra Nelson Algren, 38 anni, mentre lei ne ha uno in più. Ha fama di scrittore maledetto. L’idillio con questo uomo è trascinante e con lui “il suo corpo- scriverà Simone nei Mandarini- si levava infine dalla terra dei morti. Tutta la mia vita era stata una lunga malattia”.
Ma Nelson che vuole sposarla, rimarrà un amore secondario. Simone non vuole lasciare Parigi. Scriverà la loro storia d’amore e la cosa farà infuriare lo scrittore. Intanto, il sodalizio tra Sartre e la De Beauvoir, che non si è mai interrotto, riprende con l’andirivieni organizzato dalla filosofa di donnine che popolano la loro alcova: Olga, Wanda, Michèle, Arlette Elkaim, che si alternerà al capezzale di Sartre con Simone, Evelyne,
Intanto Simone adotta Sylvie Le Bon, una studentessa di filosofia di 18 anni. A legarle sarà un’amicizia assoluta.
Dunque, Simone ama senza distinzione uomini e donne, ma il condizionamento della sua educazione borghese la ostacola nel confessare la sua omosessualità

Sarte si ammala. Il suo corpo si decompone lentamente. L’ultima volta che Simone vede l’unico amore della sua vita è il 14 aprile del 1980. Lei rimarrà per tutta la notte distesa sul letto con il cadavere di Sartre. Lo bacerà sulle labbra prima che la bara venga chiusa. E’ stordita da psicofarmaci.

Simone gli sopravviverà sei anni meno un giorno. Morirà di edema polmonare. Sarte muore a 75, lei a 78.

Sono sepolti insieme nel cimitero di Montparnasse.




domenica 15 gennaio 2012

Joseph Newton. Principio del vuoto. "Hai l'abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chissà quando, ne avrai bisogno? Hai l'abitudine di accumulare danaro, solo per non spenderlo, perchè pensi che nel futuro potrà mancarti? Hai l'abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici ed altre cose della casa che già non usi da molto tempo? E dentro di te? HAI L'ABITUDINE DI CONSERVARE RIMPROVERI, RISENTIMENTI, TRISTEZZE, PAURE ED ALTRO? NON FARLO! È NECESSARIO CHE LASCI UNO SPAZIO, UN VUOTO, AFFINCHÈ COSE NUOVE ARRIVINO NELLA TUA VITA. È NECESSARIO CHE TI DISFI DI TUTTE LE COSE INUTILI CHE SONO IN TE E NELLA TUA VITA, AFFINCHÈ LA PROSPERITÀ ARRIVI. LA FORZA DI QUESTO VUOTO È QUELLO CHE ASSORBIRÀ ED ATTRARRÀ TUTTO QUELLO CHE DESIDERI. FINCHÈ STAI MATERIALMENTE O EMOZIONALMENTE, CARICANDO SENTIMENTI VECCHI ED INUTILI, NON AVRAI SPAZIO PER NUOVE OPPORTUNITÀ. I BENI DEVONO CIRCOLARE. PULISCI I CASSETTI, GLI ARMADI, LA STANZA, GLI ARNESI, IL GARAGE... DA QUELLO CHE NON USI PIÙ. NON SONO GLI OGGETTI CONSERVATI QUELLI CHE STAGNANO LA TUA VITA... BENSÌ IL SIGNIFICATO DELL'ATTEGGIAMENTO DI CONSERVARE... Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza... si crede che domani potrà mancare, e che non avrai maniera di coprire quella necessità. Con quest'idea, STAI INVIANDO DUE MESSAGGI AL TUO CERVELLO E ALLA TUA VITA: che NON TI FIDI DEL DOMANI e che PENSI CHE IL NUOVO E IL MIGLIORE NON SONO PER TE, per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili. DISFATI DI QUELLO CHE HA PERSO GIÀ COLORE E LUCENTEZZA. Lascia entrare il nuovo in casa tua e dentro te stesso..."





Joseph Newton "Hai l'abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chissà quando, ne avrai bisogno? Hai l'abitudine di accumulare danaro, solo per non spenderlo, perchè pensi che nel futuro potrà mancarti? Hai l'abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici ed altre cose della casa che già non usi da molto tempo? E dentro di te? HAI L'ABITUDINE DI CONSERVARE RIMPROVERI, RISENTIMENTI, TRISTEZZE, PAURE ED ALTRO? NON FARLO! È NECESSARIO CHE LASCI UNO SPAZIO, UN VUOTO, AFFINCHÈ COSE NUOVE ARRIVINO NELLA TUA VITA. È NECESSARIO CHE TI DISFI DI TUTTE LE COSE INUTILI CHE SONO IN TE E NELLA TUA VITA, AFFINCHÈ LA PROSPERITÀ ARRIVI. LA FORZA DI QUESTO VUOTO È QUELLO CHE ASSORBIRÀ ED ATTRARRÀ TUTTO QUELLO CHE DESIDERI. FINCHÈ STAI MATERIALMENTE O EMOZIONALMENTE, CARICANDO SENTIMENTI VECCHI ED INUTILI, NON AVRAI SPAZIO PER NUOVE OPPORTUNITÀ. I BENI DEVONO CIRCOLARE. PULISCI I CASSETTI, GLI ARMADI, LA STANZA, GLI ARNESI, IL GARAGE... DA QUELLO CHE NON USI PIÙ. NON SONO GLI OGGETTI CONSERVATI QUELLI CHE STAGNANO LA TUA VITA... BENSÌ IL SIGNIFICATO DELL'ATTEGGIAMENTO DI CONSERVARE... Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza... si crede che domani potrà mancare, e che non avrai maniera di coprire quella necessità. Con quest'idea, STAI INVIANDO DUE MESSAGGI AL TUO CERVELLO E ALLA TUA VITA: che NON TI FIDI DEL DOMANI e che PENSI CHE IL NUOVO E IL MIGLIORE NON SONO PER TE, per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili. DISFATI DI QUELLO CHE HA PERSO GIÀ COLORE E LUCENTEZZA. Lascia entrare il nuovo in casa tua e dentro te stesso..."

http://dentroilweb.myblog.it/archive/2012/01/13/principio-del-vuoto-joseph-newton.html



Perché mai il concetto di vuoto si associa al negativo e quello di pieno quasi sempre al positivo? Il vuoto serve. È una forma mutevole che ha un peso maggiore delle altre.. e se cerchi di riempirlo nel modo sbagliato lui si ribella e assume altre fisionomie. Il vuoto è la culla dell'eco.. a volte anche un riparo sicuro. Il vuoto mi piace perché è discreto e sapiente.





mercoledì 30 novembre 2011

A.Iurilli Duhamel. Esperienze indicibili ed impalpabili


Rilke sosteneva che gran parte delle esperienze sono indicibili, impalpabili … Accadono in un luogo in cui la parola non entra. Sarebbe una grande ricchezza per tutti se le cosiddette opere d’arte potessero tuttora collocarsi in questo spazio (…).

(2) A.Iurilli Duhamel
(2) A.Iurilli Duhamel

Elenco blog personale