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sabato 23 febbraio 2013

Kha. I regni minerale, vegetale, animale ed umano sono cambiamenti graduali delle vibrazioni e le vibrazioni di ogni piano sono diverse tra loro per il peso, ampiezza, lunghezza, colore, effetto, suono e ritmo. L'uomo non è formato solo da vibrazioni, ma vive e si muove in esse





‎"I regni minerale, vegetale, animale ed umano sono cambiamenti graduali delle vibrazioni e le vibrazioni di ogni piano sono diverse tra loro per il peso, ampiezza, lunghezza, colore, effetto, suono e ritmo. L'uomo non è formato solo da vibrazioni, ma vive e si muove in esse".

"The mineral, vegetable, animal and human kingdoms are gradual changes in vibrations and vibrations of each plan are different in weight, width, length, color, effect, sound and rhythm. Man is not made up of only vibration , but he lives and moves in them. "

H.I. Kha

sabato 22 settembre 2012

Il divino agisce nella natura per ricordarci che semplici rimedi bastano per soddisfare i più profondi bisogni: serenità, pace della mente, buon cibo, lunghe passeggiate, preghiera, perdono, periodi di solitudine e qualcosa da amare. Conservare questa semplicità è difficile, ma la natura è qui per ricordarci che le cose semplici e le cose divine procedono assieme



Il divino agisce nella natura per ricordarci che semplici rimedi bastano per soddisfare i più profondi bisogni: serenità, pace della mente, buon cibo, lunghe passeggiate, preghiera, perdono, periodi di solitudine e qualcosa da amare. Conservare questa semplicità è difficile, ma la natura è qui per ricordarci che le cose semplici e le cose divine procedono assieme.
da: Sentiero Pellerossa


c'è chi lo chiama sospiro, altri vento. per alcuni è tempesta. Aria che si muove come sempre.

martedì 17 luglio 2012

Ernst Junger. Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà

"Il ribelle non è un bandito nè un criminale, ma semplicemente uno che mantiene fedeltà a sè stesso. Il ribelle è deciso ad opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell'intenzione di contrapporsi all'automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo."
Ernst Junger, Il Trattato del Ribelle



"Anche l'orologio è un mulino, un attrezzo per macinare il tempo. Esso ha reso assai presto evidente che la giornata lavorativa conta ventiquattrore. Rispetto a ciò la divisione fra tempo di lavoro e tempo libero resta secondaria. Lo stile lavorativo conferisce all'uno e all'altro il suo ritmo, determinato da una particolare coscienza del tempo. [...] Gli orologi, grandi e piccoli, funzionano giorno e notte, nell'azione come nel sogno, e nel lavoro come nel gioco"
Ernst Junger, "Maxima-Minima"


"La libertà spirituale non viene concessa: o c'è o manca.
Ma non viene nemmeno pretesa, bensì dimostrata, e di essa vive il mondo.
Nulla è più semplice di questa prova. eppure nulla è più arduo.
Che desidererebbe fare ciò che sono in grado di fare tutti?
Tutti accorrono per sedere con Socrate al banco degli imputati,
eppure i ranghi si diradano quando si tratta di accompagnarlo
come Senofonte con lo scudo e la spada,
e alla fine, nel momento in cui gli viene allungato il calice,
la sala si svuota"
Ernst Junger, "Maxima-Minima"


«L’uomo tende a rimettersi agli apparati e a far loro posto. Il grande rischio è che l’uomo confidi troppo in questi aiuti e si senta perduto se essi vengono a mancare. Ogni comodità ha il suo prezzo. La condizione dell’animale domestico si porta dietro quella della bestia da macello»
Ernst Jünger


Come la giungla che svetta sempre più suggendo energie dalle parti basse che si decompongono e decadono nel terreno fangoso, così ogni nuova generazione umana cresce su un terreno reso stratificato dalla decomposizione d'innumerevoli generazioni che ora vi riposano dopo il girotondo della vita. Probabile che i corpi di queste entità passate, che hanno concluso la loro danza, siano stati distrutti, si siano dispersi nella sabbia volatile o si siano decomposti in fondo al mare. Ma le loro parti, i loro atomi vengono recuperati dallo spirito vitale, eternamente giovane, che li fa mutare e li eleva a portatori infiniti di energia."
Ernst Jünger, La battaglia come esperienza interiore / Immagine dal Libro Rosso di C. G. Jung


Ernst Jünger, Lo stato unico.
La forma dello stato umano è determinata dal fatto che accanto a esso vi sono altri stati. Non è così da sempre, né, si spera, lo sarà sempre in futuro. Quando lo Stato sulla terra era un'eccezione, quando era insulare, o unico nel senso dell'origine, gli eserciti combattenti erano superflui, stavano al di fuori dell'immaginazione. La stessa situazione deve presentarsi dove lo Stato diventa unico in senso finale. Allora l'organismo dell'uomo, nel senso di ciò che è autenticamente umano, potrà manifestarsi nella sua purezza, libero dalla costrizione dell'organizzazione.”
ERNST JÜNGER (1895 - 1998), “Lo stato mondiale. Organismo e organizzazione” (“Der Weltstaat. Organismus und Organisation”, Ernst Klett Verlag, Stuttgart 1960), prefazione di Quirino Principe, trad. di Alessandra Iadicicco, Guanda, Parma 1998, pp. 79 – 80.


Il mito non è storia remota: è realtà senza tempo che si ripete nella storia 
Ernst Junger

Gli uomini hanno, come gli alberi, il loro lato esposto al vento e, come le montagne, la loro parete Sud. Dobbiamo solo cercare l'accesso ai pendii dei loro vigneti. alle miniere dei loro tesori. Allora daranno l'oro e il vino là dove nessuno se l'aspettava.
Ernst Jünger, filosofo e scrittore tedesco, che nacque il 29 marzo 1895


Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. E’ questo l’incubo dei potenti. 
Ernst Junger


E. Jünger. Il talento artistico testimonianza essenzialmente individuale.
“La sempre più frequente sostituzione di uno stile all’altro e di una tendenza all’altra nel campo dell’arte doveva necessariamente dar luogo alla concezione secondo cui il manifestarsi del talento artistico e dei suoi prodotti è una testimonianza essenzialmente individuale. Questo punto di vista ha toccato il suo vertice nel culto del genio, caro al XIX secolo. In esso, la storia dell’arte appare in primo luogo come storia della personalità, e l’opera stessa come documento biografico.
In armonia con questa tendenza, l’attività di studio pone in primo piano i generi artistici, nei quali il contributo individuale appare particolarmente illuminante. Tutti questi generi, quale che sia l’organo di senso da essi chiamato in causa di volta in volta, vengono sempre più immersi in un elemento specificatamente letterario, in una sorta di mobilità ricca di spirito che è più affine al temperamento che al carattere. Con ciò si spiega perché la scultura, che oppone la più forte resistenza al mobile lavoro dello spirito, venga relegata in secondo piano. Qui è così forte l’elemento assolutamente naturale, la logica della materia, che una debolezza della sostanza non è costretta a riflettersi indirettamente tramite un mezzo spirituale, per esempio tramite una raffigurazione prospettica, ma diviene subito visibile, con incontaminata limpidezza, anche all’occhio ingenuo. In analogo modo, l’elemento naturale è in rapporto con l’architettura, la quale di solito si preoccupa ormai ben poco di essere ancora annoverata fra i generi artistici, benché essa sia apparsa in altre epoche – per esempio, nell’era delle grandi cattedrali – come la signora e la madre di tutte le altre arti, a ciascuna delle quali assegnava il suo posto. Scultura e architettura non sono certo al loro posto nel mezzo di una società composta da individui; fra le arti figurative, esse sono piuttosto quelle in più preciso e intimo rapporto con lo Stato, così come lo è il dramma fra le arti della parola.”
ERNST JÜNGER (1895 - 1998), “ L’operaio. Dominio e forma “ (1932), a cura e trad. it. di Quirino Principe, Longanesi, Milano 1984, seconda parte ‘L’arte come raffigurazione del mondo del lavoro’, pp. 190 -191.


"Ernst Jünger, Al muro del tempo.
Sin dalla più remota antichità i passaggi d’epoca sono stati considerati chiusure e aperture di cicli, in obbedienza a una concezione del tempo quale sostanza non uniforme e neppure lineare – come invece l’età moderna si è abituata a pensarlo. Ma anche per i moderni il tempo rimane un’entità oscura, scandita da soglie che suscitano attese esaltanti e crudeli incubi: anzitutto i millenni. Ed è proprio uno di tali momenti che stiamo ora vivendo, in coincidenza con quella che, secondo l’antica concezione astrologica fondata sulla precessione degli equinozi, è la transizione dall’Età dei Pesci (dominata da Cristo Ichthys) all’Età dell’Acquario, i cui caratteri possiamo solo presagire. A questo grande tema, adatto a ogni superstizione come alla speculazione più alta, Ernst Jünger dedicò in Al muro del tempo una delle sue meditazioni più chiaroveggenti. Insieme arcaico e proiettato in avanti, lo spirito di Jünger sa prepararci meglio di chiunque altro a un ominoso evento che ci obbliga a confrontarci con la più enigmatica dimensione della nostra vita: il tempo".
http://www.adelphi.it/libro/9788845915086


"An der Zeitmauer, saggio prognostico pubblicato da Ernst Jünger nel 1959 e tradotto in italiano da Julius Evola con lo pseudonimo di Carlo D’Altavilla, illustra i mutamenti metastorici alle soglie della nuova Era. Le illuminazioni dell’autore di Der Arbeiter (1932) affondano le radici in un linguaggio rarefatto fino alla più arrischiante sensibilità poetica. Non a caso, Jünger dedica a Heidegger, padre del pensiero poetante, un compendio del saggio ravvivando il sincero confronto teoretico determinatosi anni prima in Oltre la linea (1950).

La chiave di lettura di Al muro del tempo è celata nel mito di Anteo, potente Gigante figlio di Gea e Poseidone. Anteo trae la sua forza dalla Terra, per questo Eracle lo vince sollevandolo dal suolo. Con la vittoria del figlio di Zeus, trionfano le forze celesti e precipitano nei loro stessi recessi quelle telluriche. Sulla linea dell’amico Mircea Eliade, Jünger rivisita la concezione circolare del tempo intendendola però come un ritorno dell’eternità e preferendo l’immagine della spirale a quella del cerchio. Non esiste un progresso unidirezionale: la storia è destinata a mutare tramite la ricomparsa di archetipi irradiati da un trascendente, indistinto Principio che procedono nel tempo diversamente. La storia della terra si sarebbe dipanata finora lungo tre fasi: l’età dell’oro (cosiddetta preistoria); l’età dell’argento (età degli eroi) e l’età del ferro (quella attuale) che prelude a una nuova, imminente trasmutazione. Questa divisione sembra trovare riscontro nell’astrologia per la quale all’era dell’Ariete e a quella dei Pesci (simbolo di Cristo) starebbe subentrando l’era dell’Acquario. Citando Gioacchino da Fiore, Jünger ricorda che a un’era in cui avremmo vissuto carnaliter ne sarebbe seguita un’altra in cui avremmo vissuto literaliter: ora staremmo per vivere spiritualiter grazie alla riemersione delle forze terrestri, a sua volta corrispondente al disfacimento del nomos paterno. Enigmatico sintomo dell’avvicinamento del nuovo ciclo è l“inquietudine anteica” che nell’uomo moderno andrebbe di pari passo con la morte di Dio, cioè, per dirla con Léon Bloy, col suo ritiro, con la perdita del Sacro e con l’avvento del nichilismo. Alla nuova spiritualizzazione, della quale non è possibile definire con precisione i tratti essenziali, pochi aderiranno consapevolmente. Essa preconizza una sublimazione della tecnica che si rivelerà nel suo alchemico significato. E’ come se l’odierna società fosse l’epidermide del mondo e, alla stregua di quanto accade al serpente, fosse giunta l’ora della desquamazione. O ancora, è come se la terra, forgiata dall’uomo mediante la tecnica, fosse simile a un grande mostro acquatico destinato a precipitare di qui a poco nei suoi stessi abissi. L’uomo ha la possibilità di accogliere la necessaria metamorfosi ponendosi in sintonia con l’affiorare delle novelle forze rinunciando a qualcosa di sostanziale per partecipare, trasfigurato, ad un’altra, incomputabile, forma di libertà:
"Attraverso rapide e cateratte il salmone risale le acque fino ai laghi montani. Perde di peso, perde anche il suo colore smagliante, ma lassù ad attenderlo vi è un nuovo senso. Risalire la corrente, abbandonando il mare e la sua libertà, non avrebbe successo, sarebbe inconcepibile, se ad agire, magnetici, già non vi fossero il lago e la sua libertà".
http://www.sololibri.net/Al-muro-del-tempo-Ernst-Junger.html





Grande intuizione: anche il tempo, come lo spazio è un "dispositivo tecnico" per "far funzionare" l'Universo, oltre che per costituirlo in essere... ma da parte di cosa o di chi? Da parte di una semplice "energia", che in sè è anch'essa un'altro pur complessivo-globale, dispositivo tecnico... o non piuttosto da parte di uno "spirito", che in quanto tale mantiene un ambito di "libertà" non riconducibile all'accadibilità necessitata e costrizionale-costrizionata propria della "tecnicità"? 







L'arte è espressione e testimonianza essenzialmente individuale dove si riuniscono nell'artista l'inconscio della Natura -spontaneità del
l'ispirazione- e il conscio dello Spirito-elaborazione cosciente dell'ispirazione-. L'arte è momento soggettivo del processo dialettico del Pensiero cogitante. / Amo Junger e il suo "pacifismo". Tra l'altro mi permetto di segnalare il suo "Aprirsi nel dolore. L'incontro di Heiddeger e Junger nelle Stimmungen" .



martedì 15 maggio 2012

Sassure. è il mondo delle Parole a “creare” il mondo delle Cose

La condizione in quanto "Umana".
In questa società del bisogno c'è ancora spazio per il desiderio?

Sassure. è il mondo delle Parole a “creare” il mondo delle Cose

Che un nome, per quanto confuso, designi una persona determinata, in questo consiste esattamente il passaggio allo stato umano. Se si dovesse definire in quale momento l’uomo diventa umano, diremmo che è nel momento in cui, per quanto poco, entra nella relazione simbolica
Così definisce Lacan il passaggio dallo stato biologico allo stato umano, un Nome, un significante primo che qualifica un Soggetto nell’ordine Simbolico, nell’ordine del linguaggio.


Un Poeta proverbiale declama:
Tra l'uomo e l'amore
C’è la donna
Tra l’uomo e la donna
C’è il mondo
Tra l’uomo e il mondo
C’è un muro.

Dunque tra l’uomo e il mondo c’è il muro del simbolico, il muro del linguaggio. Le cose tutte acquistano esistenza e senso perché nominate, tutto l’universo che ci circonda e l’universo che ci riguarda – il nostro corpo – tutto è ricoperto da Significanti.
Un grande linguista (Sassure) poté affermare che alla fin fine è il mondo delle Parole a “creare” il mondo delle Cose.
Un grande antropologo (Levi Strauss) è andato ancora più avanti affermando che il linguaggio è ciò che fa struttura per l’essere umano, vale a dire che è il linguaggio che ci ha permesso di determinare i nostri rapporti relazionali, i nostri rapporti di parentela. Sono i significanti che ci consentono di relazionare con l’Altro in maniera differenziata, diversificata a seconda del valore dato, del senso dato al Significante stesso.

A partire dalla nascita

Dal mondo del linguaggio possiamo attingere per dare consistenza e senso prima all’embrione poi al feto fino alla nascita. Tutti questi significati immaginari sono molto importanti in quanto servono a creare lo spazio mentale necessario alla venuta al mondo del bambino Reale, ma quello che qui vogliamo mettere in evidenza è che il bambino ancora prima di nascere già esiste e ha preso forma nel mondo delle parole, è già creato, se vogliamo “costruito”nel discorso dell’Altro materno, paterno, nella loro fantasia nel loro desiderio: mi piacerebbe che diventasse avvocato, che fosse biondo, che assomigliasse alla mamma e così via.
Prima ancora di nascere il bambino è immerso, oltre che nel liquido amniotico, anche nell’Universo del linguaggio, quando uscirà dal tunnel del canale uterino verrà catapultato nel mondo che non ha più a che fare con la Natura ma si troverà nel Mondo della Cultura, vale a dire dove ogni oggetto, ogni elemento esiste alla luce della parola che lo qualifica e lo nomina.
Nell’universo del linguaggio dunque anche il nuovo nato trova la sua immediata collocazione, in quanto fin da subito un Significante lo rappresenta, lo nomina nel discorso degli altri, vale a dire il Nome proprio, un Significante Primo con cui verrà iscritto all’anagrafe, con cui verrà riconosciuto, un nome che lo accompagnerà per tutta la vita e che verrà posto come memoria storica, alla fine della stessa, sulla sua lapide.
La questione però che qui vogliamo evidenziare e che ci interessa è che, nel momento in cui taglieranno il cordone ombelicale, gli faranno il primo bagnetto, lo colmeranno di panni e di affetto chiamandolo con quel Nome, lui non sa che quel Nome gli appartiene.
Questa è l’essenza della realtà in quanto “umana”a cui la nascita biologica non basta per essere umani, per il fatto di essere Parlanti fin da subito l’uomo sperimenta una condizione di alienazione: l’alienazione viene ad essere la condizione originaria strutturale. Alla nascita dunque si entra nel mondo delle Parole senza saperne niente, sarà l’Altro tutti gli altri della parola che lo avvieranno lungo il cammino della conoscenza, del sapere, ma Lacan va ancora più avanti e ci dice che la conoscenza non basta, la RI/NASCITA è tale se avviene nell’ordine del senso, vale a dire che ogni nuovo nato, uno per uno, può accedere alla propria soggettività nel momento in cui a tutti i Significanti con cui viene bombardato darà un proprio significato, un proprio senso a partire proprio da quel significante primo il NOME.

Allora la condizione alienante originaria è ciò che avvia all’esigenza vitale della Domanda.
C’è fin da subito un passaggio che potremo definire spiacevole, traumatico dal bisogno alla domanda.


Con il termine bisogno intendiamo il soddisfacimento degli appetiti basali, le esigenze vitali che condividiamo con gli altri esseri animali, vale a dire quelle esigenze naturali garanzia della sopravvivenza della specie e dell’individuo.

Dunque finché il bambino resta nella pancia della madre il bisogno a tutti gli effetti è garantito: il nutrimento e il calore di cui necessita il suo organismo lo riceve direttamente dalla madre stessa. La nascita pone fine a questa condizione di omeostasi, di beanza intrauterina, pone termine all' "ERA" del bisogno e fa scattare l' "ERA" della domanda.

Il distacco dal corpo della madre introduce immediatamente una Mancanza, un Vuoto, una Perdita, qualcosa di quella beatitudine indicibile viene persa per sempre.
Allora il pianto che fin da subito caratterizza il suo ingresso nel mondo è già domanda, domanda all’Altro, appello all’Altro nella speranza se vogliamo di ripristinare quella condizione idilliaca persa per sempre.

Dunque il passaggio dal bisogno alla domanda è immediato, l’ingresso nell’ordine simbolico è immediato, è la mancanza fin da subito sperimentata a far scattare la domanda attraverso il pianto come richiesta di quel qualcosa perso per sempre e che non si potrà mai definire. Lacan ne parla nei termini di “perdita d’oggetto” un oggetto indicibile e proprio perché indicibile induce alla domanda indefinita, generalizzata, sarà la risposta dell’Altro a qualificare la domanda stessa, a restringere il campo della domanda.

Facciamo un esempio:
Se il bambino piange (domanda) la madre risponde, la risposta sarà per tentativi, la madre cercherà di interpretare quel pianto: fame, sete, freddo, etc… La questione che vogliamo evidenziare è che non è tanto importante il tipo d’oggetto offerto. perché alla luce di quanto detto sopra qualsiasi oggetto offerto sarà sempre un “SOSTITUTO” dell’oggetto perso per sempre,quanto il fatto che ci sia una risposta, anche se negativa, perché se vogliamo sarà la risposta ad assurgere al ruolo d’oggetto in quanto segno tangibile dell’attenzione dell’Altro materno, paterno, segno tangibile del loro amore.

Dice Lacan che la domanda alla fin fine è sempre e solo domanda d’amore.
La risposta allora può essere anche e solo dell’ordine della presenza, può bastare anche un semplice “ Sono qui”.
Ma il bambino in verità non domanda soltanto la presenza ma anche l’assenza. Ricordiamoci che il bambino con la domanda è entrato nell’ordine simbolico e il simbolo è ciò che sostituisce l’oggetto reale, domandare l’assenza allora acquista un’enorme valenza, vale a dire poter accedere alla simbolizzazione dell’oggetto Altro: materno, paterno etc., cioè memorizzare tali oggetti che continuano ad esistere anche quando non sono presenti.

Porto un esempio: ad un incontro che feci tempi fa a dei genitori di una scuola materna, una madre fece un intervento per portare a conoscenza la sua preoccupazione che riguardava proprio il fatto che spesso il suo bambino se ne stava tranquillamente da solo nella sua cameretta a giocare e lei sentiva la necessità di andare a verificare.
Domanda dell’assenza, dunque, è l’assenza che consente al bambino di simbolizzare nel caso dell’esempio riportato l’oggetto madre e allora potremo dire che quel “Sono qui” acquisterà tutto il suo valore vitale proprio nel momento in cui tale oggetto è assente, in quanto c’è già simbolizzato nel bambino.
Dare l’opportunità di emancipazione rispetto alla domanda della Presenza significa dare spazio per il DISTACCO DALL’ALTRO, significa introdurre una distanza necessaria per poter consentire di guardare oltre l’Altro, al di là dell’Altro. Questo non vuol dire che il bambino non formulerà più domanda d’amore, questa l’accompagnerà per tutta la vita, ma soltanto consentire che questa domanda della presenza possa articolarsi insieme alla domanda dell’assenza, chiedere cioè all’Altro il permesso di poter accedere al DESIDERIO

Il desiderio per esistere necessita della mancanza, si desidera qualcosa o qualcuno quando non c’è, il desiderio si nutre solo di mancanza.
Potremo in ultima analisi dire che la domanda della presenza e dell’assenza è sempre domanda d’amore e di desiderio.
L’amore dell’Altro come segno tangibile allora è tale quando riesce a farsi da parte per lasciare libera la via d’accesso al desiderio. L’uomo non è umano, per riprendere l’espressione di Lacan, senza desiderio, il desiderio è ciò che ha di più peculiare: a ciascuno il suo desiderio e sarà la scoperta del proprio desiderio che potrà dare senso, forma, qualità a quel SIGNIFICANTE I° da cui siamo partiti, vale a dire il NOME.

I bambini fanno tante domande, la loro curiosità è insaziabile, spesso l’adulto si stanca di rispondere ai mille perché dei bambini, ma se vogliamo alla fin fine ciò che il bambino chiede è proprio il permesso di “poter desiderare”.
E’ in tutta la necessità vitale del sapere e della conoscenza che si insinua il proprio Essere Soggetto desiderante in quanto mancante alla luce di quella alienazione originaria di cui abbiamo parlato, che porta a chiedersi : " ma io cosa desidero per me! Come voglio qualificare la mia vita!"
Ricorda ad Alice il Coniglio, stiamo parlando del libro “Alice nel Paese delle meraviglie”, :”Sono io il Padrone del Significante (Il Nome) e del significato (Il Senso) che connota, qualifica il mio nome a all’interno del quale il mio Essere ha preso Forma.”
Dal bisogno, alla domanda, al desiderio si articola allora il percorso logico dell’essere in quanto umano, in quanto parlante. Un percorso di ricerca di una soggettività abitata che chiede di essere sempre provata, verificata, perché il desiderio come un folletto si nasconde e riappare e difficilmente si lascia afferrare, ma anche se lo si afferra richiede di essere migliorato, perfezionato, qualcosa sempre fa scarto, manca ed è proprio questa incompletezza che gli permette di restare sempre vivo.

Si può ancora parlare di desiderio?

Diceva Oscar Wilde: viviamo in un’epoca in cui il superfluo è l’unica nostra necessità”
Se il linguaggio è ciò che fa struttura per l’essere umano, di quale parola siamo continuamente bombardati? Quale discorso i mass-media ci propina in maniera ridondante? Se prestassimo un po’ d’attenzione sembrerebbe che l’oceano di parole in cui siamo immersi siano finalizzate a produrre un tipo di comunicazione che non deve indurre alla domanda ma che abbia il preciso intento di riproporre il bisogno.
La riproposizione del bisogno comporta che tutti gli oggetti acquistino una valenza vitale come se la rinuncia ad uno di essi comportasse il rischio di compromettere la sopravvivenza della specie in quanto umana e della vita di ognuno.
Linguaggio dunque al servizio della massificazione, della globalizzazione dove non c’è più posto per la domanda e tanto meno per il desiderio particolare a ciascuno.
Se l’essere umano potesse ri/completarsi attraverso la ridondanza del linguaggio delle immagini che propone il bisogno degli oggetti, questa è sicuramente l’epoca giusta. Se l’essere umano fosse riconducibile solo alle esigenze vitali del bisogno, questa è sicuramente l’epoca giusta; ma il ben-essere proposto ricondotto e incanalato sul piano dell’avere sembra invece produrre un disagio, un malessere che si riscontra a livello generalizzato.
Il linguaggio del bisogno comprime la dimensione cronologica del tempo, tutto diventa contingente e vitale, tutto deve essere consumato velocemente, tutto deve essere riempito.

C’è un tempo – dice Lacan – che non può essere oggettivato ed è il tempo logico che si qualifica in tre scansioni in cui la dimensione cronologica di ciascuna è subordinata alla logica soggettiva di ognuno: l’istante di vedere, il tempo di comprendere e il momento di concludere.
In questa nostra civiltà sembra non sia più possibile rispettare il tempo di comprendere in quanto sollecitati sul versante di concludere, abbagliati dall’istante di vedere.

Il mercato dei consumi impone, come un SUPUR-EGO spietato l’azione ad ogni costo, il consumo ad ogni costo per essere al passo con i tempi stabiliti da quella che la Roudinesco (psicoanalista francese) definisce ”Società liberale depressiva”.
La depressione di cui si rileva il forte aumento tanto da essere elevata al grado di malattia del nostro tempo, una specie di virus contagioso, evidenzia come il Soggetto all’interno della globalizzazione che impone un livellamento di condizioni, una eliminazione dei limiti e dei divieti, una uguaglianza pre/stabilita e non conquistata, si ritrova “PERSO” della possibilità della ricerca del suo “SENSO” di esistenza; allora cerca nell’uso di sostanze, nel culto dell’immagine, nella competizione fondata sulla materialità, una felicità impossibile.
Lo spostamento dell’attenzione dal Reale dell’uomo, dal suo Essere, dall’Etica, verso il versante dell’Avere e dunque delle etichette indispensabili per non impattare con il fantasma dell’esclusione, non fanno che mettere in primo piano l’aumento del disagio e del malessere che trovano espressione tra l’altro nel panico, nell’aggressività e nella violenza.
“Il disagio della civiltà” di cui Freud già ci metteva in guardia, ci induce ad interrogarci se l’essere in quanto umano può ancora essere considerato Soggetto in grado di portare avanti un suo desiderio peculiare, personale fosse anche in antitesi con i modelli e le maschere imposte dalle leggi del mercato.

Dott. Maria Marcella Cingolani 

http://www.ascolto-ansia.it/psicologia_riflessioni/psicologia-desiderio.html





martedì 7 febbraio 2012

Se si adora un Dio che non è nella nostra anima, ma che sta soltanto in cielo, si crea una distanza incolmabile tra l’umano e il divino, si svaluta la vita in questo mondo, si arriva alla necessità di concepire mediatori e salvatori, ci si aliena dalla propria natura spirituale

La finestra sul cielo interiore
Se si adora un Dio che non è nella nostra anima, ma che sta soltanto in cielo, si crea una distanza incolmabile tra l’umano e il divino, si svaluta la vita in questo mondo, si arriva alla necessità di concepire mediatori e salvatori, ci si aliena dalla propria natura spirituale

venerdì 25 novembre 2011

Agatone. UNA SOLA COSA NON PUÒ FARE NEPPURE DIO, DISFARE IL PASSATO.

UNA SOLA COSA NON PUÒ FARE NEPPURE DIO, DISFARE IL PASSATO.
Agatone

Diana Lucia Pantaleone: 
secondo me può fare anche quello!!!!

Alessia Rosano: 
Il TEMPO, a parer mio, È UNICAMENTE CATEGORIA DELL'INTELLETTO UMANO. PER DIO ESISTE L'ETERNO, QUELLO CHE NOI NON POSSIAMO COGLIERE.. L'ASSOLUTO INFINITO CONTRO IL FUGACE FINITO DEL NOSTRO ESSERE.. IL TEMPO È IN NOI e concordando con BERGSON È COSCIENZA, ESPERIENZA VISSUTA . DIO NON POTREBBE TOGLIERCI OGNI ESPERIENZA, esse CARATTERIZZANO LA NOSTRA UMANITÀ, cioè per cui siamo e ci ha creato quindi in conclusione sono convinta che al sommo essere non competa cancellare quanto ci ha dato :)

Diana Lucia Pantaleone: 
Gli EVENTI DEL PASSATO vengono analizzati alla luce di dati oggettivi, empirici, che vengono catalogati ed analizzati dal PENSIERO UMANO, il quale arriva poi a delle conclusioni. Ma se col tempo, a questi dati ne venissero aggiunti degli altri, che ne cambiassero completamente il significato se non addirittura l'opposto di quello che si pensava....IL PASSATO DI FATTO CAMBIEREBBE ED ASSUMEREBBE UN NUOVO SIGNIFICATO; cioè verrebbe analizzato su categorie differenti e così via all'infinito.......domanda quindi: SONO I DATI CHE CAMBIANO, O È QUALCUNO CHE LI FÀ CAMBIARE, li fà emergere, li fà evolvere??? E' Dio che fà la storia ed è fuori dal tempo e dallo spazio... ma forse mi sbaglio......chissà se mi sono spiegata!!!!

Alessia Rosano: 
Concordiamo con ARISTOTELE per risolvere il dilemma : IL TEMPO NON ESISTE, vi è solo CIÒ CHE È STATO CHE NON TORNA, CIÒ CHE SARÀ CHE ANCORA NON È E L'ETERNO PRESENTE logicamente INCONSISTENTE IN QUANTO NEL MEDESIMO ISTANTE IN CUI VIENE AFFERMATO SVANISCE. IL TEMPO DUNQUE ESISTE SOLO IN FUNZIONE DELL'ANIMA CHE DA AD ESSO UN SIGNIFICATO :) credo che questa posizione possa accordare tutti :)

Laura Boccardelli: 
Credo che il buon BERTRAND ci avrebbe fucilate tutte.
I GRECI E LA LORO SAGGEZZA Massime, Sentenze e Aforismi: 
Claro che sì Diana, LA VERITÀ DEI TEMPI E DEGLI EVENTI È SEMPRE LA STESSA DA SEMPRE, certo ne cambia il ricordo in base agli uomini e alle circostante che ne hanno determinano la storia ....

Diana Lucia Pantaleone:
io nn ho parlato di "ricordi" però......

I GRECI E LA LORO SAGGEZZA: 
Fanno parte delle naturali conseguenze .....

Laura Boccardelli: 
SI PUÒ CAMBIARE IL SIGNIFICATO DI UN AVVENIMENTO, ma NON IL SUO ESSERSI VERIFICATO NEL TEMPO, forse il senso è questo, credo riguardi più l'oggettivo scorrere del tempo che non la soggetiva percezione umana.

Laura Boccardelli: 
Questi Greci, sempre fissati co' st'IMMUTABILITÀ E MUTABILITÀ DELL'ESISTERE!

Diana Lucia Pantaleone:
gli avvenimenti hanno conseguenze, se però a quell'avvenimento si aggiunge e si toglie qualcosa in relazione alla luce di nuovi dati, anche la conseguenza può evolversi nel tempo.....fatto sta che l'avvenimento storico potrebbe cambiare totalmente perfino essere l'opposto di ciò che si pensava!!!!

Antonio Scalabrino: 
Il TEMPO ..CAIROS...KRONOS...un momento ,un attimo, un punto nel ..gia' un attimo è come un punto nel tempo? E il TEMPO CHE ACCIDENTI E' VERAMENTE ? UNA SUCCESSIONE DI ATTIMI ? E GLI ATTIMI ? IL GATTO CHE SI MORDE LA CODA 

Laura Boccardelli: 
Non lo so, ma provate a fare questa domanda ad un logico, e vi fulminerà con una moltitudine di sguardi, tutti diretti alla vostra concezione del Tempo (irony mode on).

Antonio Scalabrino: 
...Però , se Dio c'è, e se è onnipotente.. ebbene , per quanto per me, per noi, per gli esseri umani possa apparire assurdo , impossibile...ebbene, se è onnipotente, anche il passato può (solo da LUI) esser modificato.

Laura Boccardelli: 
Appunto, MA DIO C'È? (O CI FA?)

Isaac Newton. Misurare il moto dei corpi.

Posso misurare il moto dei corpi, 
non l'umana follia.
Isaac Newton

martedì 22 novembre 2011

Anthony Robbins. Come ottenere il meglio da sè e dagli altri.

Le Citazioni Più Belle Dei Libri
Non dimenticate che il comportamento umano è il risultato dello stato d’animo in cui ci si trova. Se almeno una volta in vita avete ottenuto un buon risultato potete rifarlo ripetendo le stesse azioni mentali e fisiche compiute allora.
Anthony Robbins, da “Come ottenere il meglio da sé e dagli altri”

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