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martedì 29 luglio 2014

Doriano Fasoli. Sono trascorsi quarant'anni dalla pubblicazione de "L'anti-Edipo", un testo che con il suo stile energico e le sue tesi radicali irruppe sulla scena degli anni Settanta con straordinaria diffusione ed effetti epocali. Se fino ad allora la psicoanalisi veniva innalzata sulle barricate insieme ai testi marxisti, Deleuze e Guattari interrompevano drasticamente questo connubio. Contemporaneamente il più affollato appuntamento di studenti e intellettuali di Parigi continuava a essere il Seminario dello psicoanalista Jacques Lacan. Con lui però le tesi di rottura del libro intrattenevano un riferimento più ambiguo. Nel dibattito contemporaneo Deleuze e Lacan restano due riferimenti imprescindibili. Cosa dunque è in gioco nel loro rapporto? Quale assetto assumono oggi i termini cruciali di legge, desiderio e capitalismo?


"Sono trascorsi quarant'anni dalla pubblicazione de "L'anti-Edipo", un testo che con il suo stile energico e le sue tesi radicali irruppe sulla scena degli anni Settanta con straordinaria diffusione ed effetti epocali. Se fino ad allora la psicoanalisi veniva innalzata sulle barricate insieme ai testi marxisti, Deleuze e Guattari interrompevano drasticamente questo connubio. Contemporaneamente il più affollato appuntamento di studenti e intellettuali di Parigi continuava a essere il Seminario dello psicoanalista Jacques Lacan. Con lui però le tesi di rottura del libro intrattenevano un riferimento più ambiguo. Nel dibattito contemporaneo Deleuze e Lacan restano due riferimenti imprescindibili. Cosa dunque è in gioco nel loro rapporto? Quale assetto assumono oggi i termini cruciali di legge, desiderio e capitalismo?"

mercoledì 12 marzo 2014

HölderlinFreddi ipocriti, non parlate degli Dei. Non siete voi intelligenti? Dunque non credete nel Dio del sole, in quello delle tempeste o del mare. La terra è una cosa morta: come dirle “Io ti ringrazio”? Rassicuratevi o Dei! Voi date la bellezza al canto anche se del vostro nome l’anima è fuggita e si è dispersa. Quando si richiede un grande nome si pensa a te, Natura madre.

« Essere uno con il tutto, questo è il vivere degli dei; questo è il cielo per l'uomo […] Essere uno con tutto ciò che vive! Con queste parole la virtù depone la sua austera corazza, lo spirito umano lo scettro e tutti i pensieri si disperdono innanzi all'immagine del mondo eternamente uno […] e la ferrea fatalità rinuncia al suo potere e la morte scompare dalla società delle creature e l'indissolubilità e l'eterna giovinezza rendono felice e bello il mondo […] un dio è l'uomo quando sogna, un mendicante quando pensa […] »
F. Hölderlin, Iperione


Freddi ipocriti, non parlate degli Dei. Non siete voi intelligenti? Dunque non credete nel Dio del sole, in quello delle tempeste o del mare. La terra è una cosa morta: come dirle “Io ti ringrazio”? Rassicuratevi o Dei! Voi date la bellezza al canto anche se del vostro nome l’anima è fuggita e si è dispersa. Quando si richiede un grande nome si pensa a te, Natura madre.
F. Hölderlin, I poeti ipocriti, in Le Liriche


Tu concedi allo Stato troppo potere: esso non può esigere quello che non riesce a ottenere con la forza. Ma con la forza non è possibile ottenere quello che offrono l’amore e lo spirito. 
Che lo Stato non osi toccare queste cose! Altrimenti si prenda la sua legge e la si metta alla gogna! 
Per il cielo! Non sa quale peccato commette, chi vuol fare dello Stato una scuola di costume. 
Ogni volta che l’uomo ha voluto fare dello Stato il suo cielo, lo ha reso invece il suo inferno. 
F. Hölderlin, Iperione






lunedì 30 luglio 2012

Karl Popper. Perché la democrazia? «CHI DEVE COMANDARE?»: senza dubbio questa sembra essere stata la questione principale di ogni teoria politica, da Platone in poi; ma sembra anche essere la questione che ogni cittadino si pone nel momento in cui è chiamato al voto. È nota la risposta che diede Platone: devono comandare i filosofi. E, dopo di lui, una lunga schiera di teorici della politica hanno risposto: deve comandare il migliore, il re voluto da Dio, la casta dei sacerdoti, il popolo, fino a giungere ai drammatici esiti del Novecento, quando si è detto che a comandare dovesse essere la “razza ariana”.


Perché la democrazia? La risposta di K. Popper


«CHI DEVE COMANDARE?»: senza dubbio questa sembra essere stata la questione principale di ogni teoria politica, da Platone in poi; ma sembra anche essere la questione che ogni cittadino si pone nel momento in cui è chiamato al voto. È nota la risposta che diede Platone: devono comandare i filosofi. E, dopo di lui, una lunga schiera di teorici della politica hanno risposto: deve comandare il migliore, il re voluto da Dio, la casta dei sacerdoti, il popolo, fino a giungere ai drammatici esiti del Novecento, quando si è detto che a comandare dovesse essere la “razza ariana”. Già dopo queste primissime battute, «Chi deve comandare?» si rivela veramente come la domanda su cui si è costruita la teoria politica occidentale. Eppure, secondo Popper, questa è una domanda “irrazionale”. Chi si pone tale questione va infatti alla ricerca di della Ragione per cui a comandare deve essere uno piuttosto che un altro, quando in realtà, sostiene Popper, NON ESISTE ALCUNA RAGIONE PER CUI UNO DEBBA DI NECESSITÀ COMANDARE. LA DOMANDA È IRRAZIONALE POICHÉ CI SPINGE ALLA RICERCA DI QUALCOSA CHE NON ESISTE. NON ESISTE ALCUN FONDAMENTO ASSOLUTO ED INCONTROVERTIBILE CHE POSSA LEGITTIMARE IL GOVERNO DI UNA PERSONA, DI UN GRUPPO O DI UN INTERO POPOLO. Ed è proprio verso questo “fondamento assoluto” che la tale domanda ci spinge: infatti, il presupposto di un tale domandare è che chi viene additato come COLUI CHE DEVE COMANDARE, UNA VOLTA ASSUNTO IL POTERE, LO POSSA GESTIRE SENZA ALCUN LIMITE: tale questione sottende una TEORIA DELLA SOVRANITÀ INCONTROLLATA.

SE LA DOMANDA «CHI DEVE COMANDARE?» È IRRAZIONALE, CON QUALE QUESTIONE LA SOSTITUIREMO? «COME POSSIAMO ORGANIZZARE LE ISTITUZIONI POLITICHE IN MODO DA IMPEDIRE CHE I GOVERNANTI CATTIVI O INCOMPETENTI FACCIANO TROPPO DANNO: questa la riposta (meglio sarebbe dire la domanda) di Popper. Vediamo di inoltrarci un po’ più a fondo in questa questione. IL PUNTO È QUELLO RELATIVO LA QUALITÀ DEI GOVERNANTI: NON SEMPRE ESSI SONO ALL’ALTEZZA DEL LORO COMPITO, ANZI, IL PIÙ DELLE VOLTE ESSI SONO “CATTIVI” GOVERNANTI,  MOSSI ESCLUSIVAMENTE DAI LORO INTERESSI. SPOSTARE L’ACCENTO SULLA QUESTIONE DEL CONTROLLO PERMETTE DI EVITARE CHE GOVERNANTI INADATTI AL COMPITO PER IL QUALE SONO STATI CHIAMATI ARRECHINO TROPPI DANNI. Si potrebbe chiamare questo punto “euristica dei cattivi governanti” e visto i tempi che corrono, essa si rivela sorprendentemente attuale.
La questione che ora si pone è se è veramente possibile scindere le due domande, cioè se è veramente possibile sostituire la prima con la seconda. In altri termini, non è che la seconda domanda riproponga la prima? CHI SI INTERROGA SU COME CONTROLLARE CHI GOVERNA, nel porre dei limiti alla sovranità del governante, non sta forse implicitamente rispondendo alla prima questione? Non sta forse dicendo che CHI DEVE COMANDARE È UN GOVERNO SOTTOPOSTO A LEGGI E REGOLE TRASPARENTI, ELETTO DEMOCRATICAMENTE E CON POTERI LIMITATI? Non è che il presupposto di tutto questo ragionamento è che la forma politica debba essere quella democratica?

A tale questione si deve rispondere affermativamente. La seconda domanda non è ingenua, ma è la domanda di un democratico preoccupato di legittimare (non di fondare) LA DEMOCRAZIA (QUELLA CHE POPPER CHIAMA “SOCIETÀ APERTA”). UN DEMOCRATICO NON PUÒ, SECONDO QUANTO CI SUGGERISCE POPPER, GIUSTIFICARE LA DEMOCRAZIA DICENDO: «DEVE COMANDARE IL POPOLO». INFATTI, SE CIÒ AVVENISSE, IL POPOLO SI TROVEREBBE CONFERITO DI UN POTERE SENZA LIMITI, CHE POTREBBE UTILIZZARE A PROPRIO PIACIMENTO. ESSO POTREBBE ANCHE DECIDERE DI PASSARE IL SUO POTERE AD UNO SOLO, CHE RITIENE PIÙ ADATTO DI LUI A GOVERNARE. Tentare una tale giustificazione della democrazia porterebbe dunque ad uno scacco teorico. I REGIMI TOTALITARI DEL NOVECENTO ERANO INFATTI ANDATI AL POTERE ATTRAVERSO ELEZIONI DEMOCRATICHE. Da qui la necessità di cambiare domanda.

Ed è sempre da qui che si può TRARRE IL VERO INSEGNAMENTO DI POPPER. IMPRONTARE LE ISTITUZIONI SUL CONTROLLO DEL POTERE SIGNIFICA IMPRONTARLE IN MODO TALE DA POTER MANDARE A CASA I GOVERNANTI SENZA SPARGIMENTO DI SANGUE, MA CON UN SEMPLICE VOTO DEL PARLAMENTO. Ed è questo ciò che, a nostro avviso, LEGITTIMA LA DEMOCRAZIA (NONOSTANTE TUTTE LE SUE IMPERFEZIONI) RISPETTO A QUALSIASI ALTRO SISTEMA POLITICO: NON VI È BISOGNO DELLA VIOLENZA PER POTER CAMBIARE CHI GOVERNA. E si badi: questa non è la Ragione per cui deve comandare un governo democratico; piuttosto essa è una ragione per cui si dovrebbe scegliere un siffatto governo.

 commenti su:
 “ Perché la democrazia? La risposta di K. Popper”

1.Leonardo Ebner - maggio 31st, 2011 - 18:07

Il problema oggi è COME FARE PER RIMUOVERE ANCHE CHI GOVERNA “BENE”. Il riferimento di Popper era, come dici tu, agli EVENTI TRAUMATICI CHE NEL ’900 AVEVANO PORTATO L’AFFERMAZIONE PER VIE DEMOCRATICHE DI REGIMI TOTALITARI. ma se la dittatura per noi oggi è riconosciuta come un “cattivo” regime politico, è pur vero che NELLA STESSA BUONA DEMOCRAZIA ESISTONO PERICOLOSE DEVIAZIONI. Quando per esempio un governo troppo amato eccede nel clientelismo, attua lo spoil system in modo radicale, permea i meccanismi della burocrazia, allora si è di fronte a uno dei limiti della democrazia. Ecco che un’altra delle ragioni per sceglierla è proprio che ESSA PUÒ GARANTIRE L’EQUILIBRIO E IL RICAMBIO. E QUANDO QUESTO NON ACCADE?


2. Filippo Costantini - maggio 31st, 2011 - 18:59

Non vi è dubbio che Popper si riferisse ai regimi totalitari, tuttavia l’attualità della sua proposta consiste, a mio avviso, nel fatto che SI PUÒ GARANTIRE “L’EQUILIBRIO E IL RICAMBIO” SOLO A PATTO DI PORRE SOTTO CONTROLLO CHI DETIENE IL POTERE. NON MI PARE POI CHE SI POSSA ASSUMERE LA POPOLARITÀ DI UN GOVERNO (IL SUO ESSERE AMATO) COME PARAMETRO PER GIUDICARLO UN “BUON GOVERNO”.

3.Leonardo Ebner - maggio 31st, 2011 - 21:20

appunto! (riguardo a POPOLARITÀ = BONTÀ)

4.Luca Bozzato - giugno 1st, 2011 - 07:33

Hai tirato in ballo Platone, che sicuramente si muove sul versante del: «CHI DEVE COMANDARE»? Che è una domanda che mi pare strettamente legata alla DETERMINAZIONE DEL BUONO E DEL GIUSTO IN SÈ, determinazione che parte dagli sforzi elenctici socratici fino alle evoluzioni della dialettica platonica. Ma lo stato giusto è quello che garantisce l’armonia tra le sue parti, e quindi la felicità dell’uomo. La domanda, allora, diventa più “razionale”: se siamo tutti d’accordo che far governare una data cerchia di persone sia in sè giusto perchè queste persone sono fuori di ogni dubbio atte a governare con giustizia, e cioè che il governo di queste persone sia il mezzo più perfetto per farmi essere virtuoso=felice, perchè non dovremmo semplicemente cedere a queste persone il governo?
Ora, la risposta di Popper risente della “crisi dei fondamenti” e, per quanto mi riguarda, ha un PROBLEMA FONDAMENTALE, CHE È QUELLO DI STABILIRE I CRITERI PER CUI UN GOVERNANTE È UN BUON GOVERNANTE. Ma è un problema a parte (per questo discorso… in realtà va al nocciolo della questione) che ha per me a che fare con l’OGGETTIVITÀ DELL’INFORMAZIONE, che una società dell’informazione, paradossalmente, a mio avviso non può garantire affatto. (Chi studia marketing o comunicazione, cioè chi attualmente governa il nostro modo di pensare alleato all’ICT, oppure anche chi semplicemente ha un blog o un account facebook o twitter, lo sa da tempo.) AL GIORNO D’OGGI, DOBBIAMO PER FORZA FARE I CONTI COL FATTO CHE LA POPOLARITÀ SIA UN CRITERIO VALIDO PER DECIDERE DELLA BONTÀ DELL’OPERATO DI UN GOVERNO, per un motivo o per l’altro. NON POSSIAMO ACCETTARE IL FATTO CHE SIA L’UNICO CRITERIO, OVVIAMENTE. In questa direzione mi sembrava andare il commento di Leonardo, anche se mi pare un po’ circolare, ma solleva due grossi problemi:

1) può esistere UN GOVERNO AMATO (=PERCEPITO COME BUONO) CHE PERÒ SI COMPORTI IN MODO DA FORZARE I LIMITI DELLA DEMOCRAZIA, IMPEDENDO IL SUO RICAMBIO -> È VERAMENTE UN GOVERNO BUONO? UN BUON GOVERNO SI COMPORTEREBBE MAI IN MODO TALE DA VOLERSI PERPETURARE ALL’INFINITO? (PROBLEMA GROSSO!) LA QUALITÀ PERCEPITA È SINTOMO DI VERA QUALITÀ? Da come è impostato il commento, mi pare che la risposta sia negativa a tutte e tre le domande

2) come comportarsi se non c’è equilibrio? -> se un governo si comporta in maniera tale da non essere buono pur sembrando buono, e riesce nel suo intento di longevità, c’è una via d’uscita? oppure abbiamo minato la democrazia al fondo e non saremo più capaci di sollevarci? DI CHI È LA COLPA? DEI GOVERNANTI CHE HANNO MISTIFICATO, DEL POPOLO CHE HA ABDICATO O DISATTESO AL SUO RUOLO DI CONTROLLORE, OPPURE DI ENTRAMBI?

Spero di aver bene inteso, altrimenti sono disponibile a ricevere sonore bacchettate dall’interessato.

5.Leonardo Ebner - giugno 1st, 2011 - 09:21

Ma LA QUESTIONE È PROPRIO QUESTA: SONO I GOVERNI MOLTO (TROPPO) AMATI CHE FORZANO LA DEMOCRAZIA! quelli che non hanno forza nelle istituzioni e nell’opinione pubblica nessuno se li fila e vengono cambiati con facilità.
È per questo che non vedo la circolarità nell’argomento: GOVERNO TROPPO AMATO > MANCANZA DI CRITICA > PERVASIVITÀ DEI GOVERNANTI NELLE ISTITUZIONI > DIFFICOLTÀ DI CAMBIAMENTO. IL PERICOLO È PROPRIO IDENTIFICARE L’ISTITUZIONE DEMOCRATICA CON PERSONE POLITICHE, PERCHÉ QUANDO RICOPRONO INCARICHI PER TROPPO TEMPO “DIVENTANO” LE ISTITUZIONI STESSE.

Ah, OVVIAMENTE POPOLARITÀ NON SIGNIFICA BONTÀ DEL GOVERNO. Ma quando voi andate a votare lo fate perché giudicate i fatti o perché usate la vostra identità politica? A MENO DI CASI ECCEZIONALI, SI VOTA PER IDENTITÀ, CIOÈ SI RESTA NELL’AMBITO DELLA POPOLARITÀ, DELLA RAPPRESENTAZIONE.

La controprova è che SE SIETE (PONIAMO) DI DESTRA E UN GOVERNO DI SINISTRA FA TUTTO QUELLO CHE VOI RITENETE GIUSTO, ALLE ELEZIONI DI FINE MANDATO VOI MOLTO PROBABILMENTE VOTERETE COMUNQUE PER LA DESTRA, perché è quella parte da cui vi sentite rappresentati e che sapete attuerà (o promette di farlo) un certo programma.


6.Luca Bozzato - giugno 1st, 2011 - 10:56

Sul voto sono d’accordo, infatti. Sulla circolarità: RESTA DA PROVARE CHE LA POPOLARITÀ DI UN GOVERNO SIA UN CRITERIO PER STABILIRE LA SUA BONTÀ, OPPURE CHE NON LO SIA. POPOLARITÀ non significa bontà tout court, ma la può significare? PUÒ DARSI UN GOVERNO POPOLARE (CHE AGGETTIVO AMBIGUO!) CHE SIA ANCHE BUONO? Per come la metti, sembra di no: UN GOVERNO POPOLARE PER FORZA DI COSE È ANCHE UN GOVERNO IN CUI LA CAPACITÀ CRITICA DEGLI ELETTORI È SOPITA. Ma appunto, i criteri si confondono. Se un governo non dura, era magari un governo cattivo, grazie democrazia che lo possiamo cambiare. Se un governo dura troppo, democrazia in pericolo, come facciamo per cambiarlo. «IL PROBLEMA OGGI È COME FARE PER RIMUOVERE ANCHE CHI GOVERNA “BENE”.» MA A ME SEMBRA CHE, IN QUESTA PROSPETTIVA, SI FATICHI PRECISAMENTE A CAPIRE CHI GOVERNA BENE E CHI GOVERNA “BENE”.


7.L eonardo Ebner - giugno 1st, 2011 - 11:30

Ma popolarità e bontà sono due cose per lo più indipendenti. Che sia buono o cattivo (e per capirlo, benvenute teorie della giustizia assortite e valutazioni delle politiche pubbliche) poco importa, L’IMPORTANTE È CHE SIA CAMBIABILE (PAROLA ORRIBILE!), SOSTITUIBILE. LA POSSIBILITÀ DEL CAMBIAMENTO È SPAZIO CRITICO E QUINDI OPPOSIZIONE ANCHE A UN GOVERNO POPOLARE, che sia buono o cattivo poco importa. In democrazia prima bisogna salvaguardare la forma, poi curare la sostanza.

8. Filippo Costantini - giugno 1st, 2011 - 11:49

Mi sembra (se sbaglio ditemelo) che i vostri commenti soffrano di un PICCOLO DIFETTO: PENSARE CHE CHI GOVERNA SIA CONTROLLATO ESCLUSIVAMENTE DAI CITTADINI MEDIANTE IL VOTO. Sicuramente QUESTA È UNA DELLE PRINCIPALI FORME DI CONTROLLO, MA NON È L’UNICA. Le altre sono, per esempio, IL PARLAMENTO (CHE PUÒ SFIDUCIARE UN GOVERNO – NON IN ITALIA VISTO CHE È NOMINATO DA CHI VINCE LE ELEZIONI E NON ELETTO DAGLI ELETTORI); LA MAGISTRATURA (per quanto riguarda i reati); ma SOPRATTUTTO LA LEGGE. E quest’ultima potrebbe rispondere alla questione, sollevata da Luca, di un governo che tenti di perdurare all’infinito: LIMITANDO, PER ESEMPIO, IL NUMERO DI MANDATI CHE UNO STESSO PRESIDENTE PUÒ FARE.

Ciò che così viene a configurarsi È UN SISTEMA ISTITUZIONALE COMPOSTO DA UNA PLURALITÀ DI POTERI CHE VERREBBERO A CONTROLLARSI RECIPROCAMENTE. L’EQUILIBRIO NON STA SOLO NEL RICAMBIO PERIODICO DEI GOVERNI, MA ANCHE NEL RAPPORTO FRA DIFFERENTI POTERI AUTONOMI. IN TAL MODO NESSUN GOVERNO PUÒ PENSARSI SOPRA LA LEGGE (o sopra gli altri poteri dello stato) SOLO PERCHÉ È MOLTO AMATO DAGLI ELETTORI. ANCHE CHI GOVERNA “BENE” (NEL SENSO CHE GODE DI POPOLARITÀ) DEVE ESSERE SOTTOPOSTO AL CONTROLLO. Non vi possono dunque essere poteri incontrollati, nemmeno quel particolare potere che è la volontà popolare.

Il tentativo di Popper è quello di pensare al di là della domanda circa i criteri per stabilire della bontà dei governanti. INDIPENDENTEMENTE DA CHI CI GOVERNA, DOBBIAMO PENSARE LE ISTITUZIONI IN MODO TALE CHE NON VI SIANO POTERI INCONTROLLATI ED INCONTROLLABILI. IL CONTROLLO DEL POTERE SI CONFIGURA COME CONDIZIONE NECESSARIA PER LA DEMOCRAZIA, MA NON PER QUESTO SUFFICIENTE. LA LEGGE E LE ISTITUZIONI NON SONO DEGLI IMMUTABILI, MA CAMBIANO AL CAMBIARE DEI TEMPI. E a cambiarle sono gli uomini. È per questo che il passo successivo è quello che sposta l’ATTENZIONE SULL’EDUCAZIONE DEI CITTADINI AD ESSERE CRITICI E AUTOCONSAPEVOLI (su questo tema, dibattuto negli incontri del Metaclub, pubblicherò qualcosa nei prossimi giorni). L’EDUCAZIONE MI SEMBRA ESSERE UNA DELLE POCHE VIE EFFETTIVAMENTE PERCORRIBILI, anche se ritengo non poter essere la panacea a tutti i mali.

I PILASTRI DELLA PROPOSTA DI POPPER SONO DUNQUE IL CONTROLLO DEL POTERE E L’EDUCAZIONE. Tuttavia questa prospettiva non è esente da problemi: È SEMPRE POSSIBILE CONTROLLARE CHI DETIENE IL POTERE? AL DI LÀ DEI SINGOLI GOVERNI NAZIONALI, È POSSIBILE CONTROLLARE L’APPARATO SOCIO-ECONOMICO E L’APPARATO SCIENTIFICO-TECNOLOGICO, CHE APPAIONO ESSERE LE AUTENTICHE FORME DI POTERE DELLA CONTEMPORANEITÀ?

giovedì 31 maggio 2012

Jean Giraudoux. Nessun poeta mai interpreterà la natura così liberamente come un avvocato la verità


Agostino Degas
 
Non esiste modo migliore di esercitare l’immaginazione che lo studio della legge. Nessun poeta mai interpreterà la natura così liberamente come un avvocato la verità. 
Jean Giraudoux

Photo: Non esiste modo migliore di esercitare l’immaginazione che lo studio della legge. Nessun poeta mai interpreterà la natura così liberamente come un avvocato la verità. 
(Jean Giraudoux)

--by Loriana-
dipinto di Paola Ruggieri




Paola Ruggieri (arte contemporanea) lavora con le diverse realtà del mondo della grafica pubblicitaria e della comunicazione. Attualmente è Art Director e socia di Be&Partners,agenzia di comunicazione di Reggio Emilia.
L'intensità dell'uo
mo è ciò che ricerca con la sua pittura intensa semplice e fatta di gesti quotidiani, volti comuni, personaggi "normali”, eppure straordinari. Ricerca nel quotidiano e nell'ordinario quelle piccole scintille di straordinario che a volte si nascondono in un gesto casuale, in una ruga o in uno sguardo rubato.
Sceglie la luminosità della pittura ad olio che si fonde con l'utilizzo di tecniche diverse, dal colore acrilico agli smalti, fino all'applicazione di carte, oggetti, foglie.


lunedì 27 febbraio 2012

Honorè De Balzac. Le leggi sono ragnatele che le mosche grosse sfondano,mentre le piccole ci restano impigliate

La rassegnazione è un suicidio quotidiano
Honorè de Balzac

Nessuno osa dire addio alle proprie abitudini.
Più di un suicida s'è fermato sulle soglie della morte
pensando al caffè dove andava a giocare
tutte le sere la sua partita a domino.
Honoré de Balzac

Ognuno ha la pretesa di soffrire molto più degli altri.
Honoré de Balzac

Le leggi sono ragnatele che le mosche grosse sfondano,
mentre le piccole ci restano impigliate
Honorè De Balzac

Da quando le società esistono, un governo,
per forza di cose, è sempre stato un contratto d’assicurazione
concluso fra i ricchi contro i poveri.
Honorè De Balzac


Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata - la storia ad usum delphini - e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa.
Honoré de Balzac, Le illusioni perdute


Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che si insegna 'ad usum Delphini' e la storia segreta, in cui si rinvengono le vere cause degli avvenimenti: una storia vergognosa.
Honoré de Balzac, "Commedia Umana"



La storia è la menzogna comunemente accettata.
Voltaire: François-Marie Arouet



Le burocrazie non hanno un cuore o un'anima,
ma hanno un istinto di sopravvivenza
Boyd Haley


Aveva ricevuto la spaventosa educazione di un ambiente in cui si commettono in una serata con le parole e con i pensieri più delitti di quanti non se ne presentino in corte d’assise, in cui si assassinano le più grandi idee con le battute, in cui si giudica in gamba chi vede giusto, e veder giusto significa non credere a nulla, non ai sentimenti, non agli uomini, nemmeno ai fatti, perché i fatti si costruiscono. Per vedere giusto, in quel mondo, bisogna tutte le mattine valutare quanto pesa la borsa dell’amico, mettersi politicamente al di sopra di ogni eventualità, non nutrire ammirazione per nulla, opere d’arte, nobili gesti, e considerare movente d’ogni cosa l’interesse personale.
Honoré de Balzac "Eugénie Grandet"


Mi diceva inoltre: 
«Possiedo la casa di Beaujon, meno il giardino, ma con la tribuna sulla piccola chiesa all'angolo della strada. Dalla mia scala una porta si apre sulla chiesa. Un giro di chiave e mi trovo alla messa. Tengo più a questa tribuna che al giardino». Mi aveva accompagnato fino a quella scala, camminando penosamente, mi aveva mostrato la porta, e aveva gridato alla moglie: «Su, fa vedere a Hugo tutti i miei quadri».”
Victor Hugo ricorda Honoré de Balzac in Cose viste








domenica 4 dicembre 2011

Nohawh - indiani Irochesi. Pace, Guerra, Giustizia.


"La pace non è soltanto il contrario di guerra:
pace è di più.
Pace è la legge della vita umana.
Pace è quando noi agiamo in modo giusto.
è quando tra ogni singolo essere umano
regna la giustizia."

Nohawh - indiani Irochesi

martedì 22 novembre 2011

Orazio. Uso delle Parole.

Molte PAROLE che sono cadute in disuso rinasceranno e molte che ora sono in grande onore periranno, se così vorrà l'USO, IN BALIA DEL QUALE SONO L'ARBITRIO, LA LEGGE E LA NORMA DEL PARLARE. Orazio

Severino Boezio. Amore.

Chi può dare leggi agli amanti? L’amore è in sé la legge più grande. Severino Boezio

domenica 31 luglio 2011

La funzione pedagogica della legge

"Quando si pensa alla Legge vengono di solito in mente frasi come La Legge è uguale per tutti o Dura lex sed lex, immaginando che siano questi i principi sui quali si fondano il Diritto e le Leggi; in effetti questi sono solo dei corollari dei veri principi che sono alla base del Diritto.
Per il nostro sistema giuridico i principi fondamentali sono quelli incisi sulla facciata del Palazzo di giustizia di Milano: Honeste vivere, neminem laedere, suum cuique tribuere. A questi va aggiunto un altro principio, che è quello dello Stare pactis.
immagine relativa articolo
E' di tutta evidenza che i principi di cui parliamo, prima ancora che un valore giuridico, hanno un VALORE ETICO e, pertanto, sono svincolati dai limiti spaziotemporali, essi sono validi in ogni tempo ed in ogni luogo. Essi non sono che una esplicitazione di bisogni-diritti che ogni essere umano sente propri: il DIRITTO ALLA VITA ed alla INTEGRITA' FISICA, il DIRITTO ALLA LIBERTA', il DIRITTO ALLA PROPRIETA'. Essi, nel momento in cui sono stati riconosciuti e sanciti da una norma, DIVENTANO REGOLE DI VITA CIVILE, poiché CIO' CHE E' RICONOSCIUTO ALL'UNO QUESTI DEVE RICONOSCERE AGLI ALTRI.
Il Diritto rende chiara a tutti la dignità dell'essere umano, del cittadino e indica a ciascuno come fare perché questa dignità sia sempre riconosciuta e rispettata,
COME FARE PER VIVERE IN UNA SOCIETA' SICURA ED ORDINATA: honeste vivere, neminem laedere, suum cuique tribuere.
A questi principi si rifà la nostra COSTITUZIONE che, elencando i diritti dei cittadini, legittima le azioni esperibili per la loro tutela.

HONESTE VIVERE non significa soltanto NON COMMETTERE REATI, significa rispettare tutte le leggi che regolano i rapporti fra i cittadini e fra questi e lo Stato, INTESO ANCHE COME PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (artt. 1 a 54 Costituzione).
NEMINEM LAEDERE significa non soltanto NON UCCIDERE O NON FERIRE, significa riconoscere l'altro come uguale, come portatore di esigenze, aspirazioni e diritti uguali ai nostri e, pertanto, rispettarne l'integrità fisica e morale, oltre che i beni (Codice penale).

SUUM CUIQUE TRIBUERE non significa soltanto NON SOTTRARRE AD UN ALTRO LE COSE DI SUA PROPRIETÀ ma, soprattutto riconoscergli tutti i suoi diritti.
Stare pactis, infine, significa tener fede agli impegni assunti dai cittadini fra loro, dai cittadini e lo Stato, dagli Stati fra loro.

L'apparato normativo che vige nello Stato altro non è che una particolareggiataesposizione dei principi di cui si è parlato finora, ma anche una descrizione del modo in cui i diritti vanno esercitati perché possano essere tutelati, una ELENCAZIONE DI COMPORTAMENTI DA TENERE O NON TENERE, la previsione di una sanzione, nel caso di violazioni.
LO STATO, quindi, ATTRAVERSO LE LEGGI INSEGNA AL CITTADINO LE REGOLE DI COMPORTAMENTO, così come un educatore chiarisce all'educando le regole alla base dei rapporti personali e sociali.

Infine l'apparato normativo, nella consapevolezza che l'essere umano è certamente un animale sociale, ma ha dentro di sé ISTINTI CHE POSSONO PREVALERE SULLA RAGIONE, affida ad UN TERZO SUPER PARTES, IL GIUDICE, la RISOLUZIONE DEI CONFLITTI FRA I CITTADINI, vuoi per evitare l'esercizio della vendetta privata, vuoi per GARANTIRE IL RISPETTO DEI DIRITTI DEI CITTADINI PIÙ DEBOLI (PER ETÀ, COSTITUZIONE FISICA, SESSO, CENSO, CULTURA) CHE POTREBBERO ESSERE PREVARICATI DAL PIÙ FORTI.
Nella nostra società moderna la dimensione pedagogica della legge non viene più vissuta e perciò l'apparato normativo che regola la vita dei cittadini è percepita come persecutorio ed oppressivo.
Certo vi è una sovraproduzione di leggi, anche tenendo in considerazione la complessità della vita moderna e ciò contribuisce non poco a dare, al cittadino, una sensazione di incertezza e di forte limitazione della libertà, ma è pur vero che per converso, vi è una sempre più forte richiesta di disposizioni che, specie in materia penale, regolino in maniera particolareggiata la convivenza sociale.
Molti cittadini, attualmente liberi da una serie di limiti che in passato erano generati da gravi problemi economico-sociali e da eventi bellici, ritengono che la loro sfera individuale ed i loro diritti privati siano più ampi di quelli che questa nostra società, così come è organizzata, loro riconosce; altri che, non volendo far valere i propri diritti con gli strumenti della giustizia civile, delegano allo Stato tale compito, richiedendo un intervento penale; altri infine, che si ritengono titolari di diritti, ma non di doveri e che pertanto richiedono più tutela di quanta non spetti loro.
A tutto ciò va aggiunta la lentezza dell'intervento della giustizia in ambito civile nonché l'estremo tecnicismo che gli operatori del diritto hanno acquisito, che porta spesso al rispetto della lettera della legge violandone però lo spirito. Ecco perché monta nell'opinione pubblica il bisogno di legge penale, di carcere e di repressione; ecco che l'altro non è considerato come titolare di diritti anch'egli, in quanto essere umano e cittadino e nei suoi confronti si invoca la gogna e l'eterna segregazione.
Nel momento in cui si mette in ombra la funzione pedagogica della legge la si utilizza soltanto come uno strumento di repressione, si fugge dalle proprie responsabilità e dalla libertà. Occorre che tutti, in particolare le persone chiamate a produrre le leggi, ad applicarle ed a sanzionarne le violazioni, ricordino che le norme non servono a regolare questioni contingenti, ma che esse debbono proiettarsi nel futuro ed a fare evolvere la società.
Occorre che tutti imparino a ragionare sulle leggi, sul loro significato e sul loro senso profondo, vigilare sulla loro corretta applicazione perché la regolazione del caso concreto non si discosti dallo scopo che la regola generale voleva raggiungere.
Il nostro ordinamento costituzionale ha previsto le forme di controllo che i cittadini possono esercitare, stabilendo che i processi siano pubblici, che le leggi siano emanate dai rappresentanti dei cittadini eletti al Parlamento, infine che gli stessi cittadini attraverso il referendum, possano far abrogare una legge non più rispondente al comune sentire della società. Questo sistema è democratico e, ancora una volta, insegna ai cittadini che è la volontà dei più a prevalere su quella dei pochi.
Ma non vi è democrazia nel pretendere con chiacchericci o urla, che il Legislatore emani leggi o le modifichi secondo le idee di pochi; bisognerebbe guardare alle leggi nate o abrogate in una tale situazione, solo per raccogliere consensi come a vere minacce per la democrazia. In materia penale, in particolare in materia penale minorile, è inaccettabile che si cerchi di forzare lo spirito delle leggi sull'onda di contingenze che, connotate da forti emozioni, ne impediscono un esame obiettivo e il reperimento di soluzioni adeguate e durature del problema.
La sicurezza sociale è un bene primario che si tutela meglio insegnando a tutti che bisogna rispettare le leggi. Bisogna impegnarsi per rimuovere le cause che possano fornire a chi delinque alibi che lo giustifichino di fronte a sé stesso, considerando la repressione e la segregazione come extremae rationes, specie quando si tratta di minorenni.
I ragazzi imparano la vita dagli adulti, hanno paura dei futuro e di sé stessi; la società deve aiutarli a superare queste paure prestando loro tutta l'attenzione che loro spetta (Convenzione di N.Y. 1989), spiegando il perché di concessioni e divieti, dimostrando concretamente, con l'esempio quotidiano e diffuso che il rispetto delle regole, di se stessi e degli altri è iI solo modo per ricevere rispetto: honeste vivere, neminem, laedere, suum cuique tribuere.
Non lasciamoli soli a combattere con la paura della vita e degli altri ma facciamo sentire a ciascuno quanto è prezioso ed unico ed irripetibile per la società tutta. Quando la famiglia, la scuola, i datori di lavoro, il territorio, in breve la società, avranno fatto ciò, solo allora potremo legittimamente emarginare il minore deviante.

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