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lunedì 24 febbraio 2014

Umberto Saba. Patriottismo, nazionalismo e razzismo stanno fra di loro come la salute, la nevrosi e la pazzia

Patriottismo, nazionalismo e razzismo stanno fra di loro come la salute, la nevrosi e la pazzia.
Umberto Saba

giovedì 18 luglio 2013

Italiani. Generalmente SONO DI PICCOLA STATURA E DI PELLE SCURA. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti


«Generalmente SONO DI PICCOLA STATURA E DI PELLE SCURA. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali».


Fonte: Relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli IMMIGRATI ITALIANI, ottobre 1919.

venerdì 11 gennaio 2013

Tatanka Mani. Sono venuto al mondo con la pelle color bronzo. Molti miei amici sono nati con la pelle gialla, nera o bianca. Ci sono fiori dai colori diversi ed ognuno di essi é bello



Sono venuto al mondo con la pelle color bronzo. Molti miei amici sono nati con la pelle gialla, nera o bianca. Ci sono fiori dai colori diversi ed ognuno di essi é bello. Io spero che i miei figli vivano in un mondo in cui tutti gli uomini, di ogni colore, vadano d'accordo e lavorino insieme, senza che la maggioranza cerchi di uniformare gli altri al proprio volere. 
Tatanka Mani, Bisonte che Cammina, capo Sioux



sabato 1 dicembre 2012

Rosa Parks. the woman who didn't stand up/la donna che non si alzò


Richard e Mildred Loving, ovvero un uomo bianco e una donna di colore che si sposarono nell'America degli anni '60, un'America in cui gli attivisti per i diritti dei neri venivano spesso assassinati (Medgar Evers nel 1963, Malcolm X nel 1965, Martin Luther King nel 1968, giusto per citarne alcuni).
Nel 1958 Mildred, 18enne, rimase incinta di Richard, e i due si recarono a Washington per sposarsi, eludendo le leggi dello stato del Virginia che vietavano i matrimoni misti. Tornati nella loro casa a Central Point, Virginia, i Lovings ebbero però problemi fin da subito: una chiamata anonima denunciò la coppia e la polizia locale irruppe nella loro casa in piena notte, nella speranza di sorprendere i due durante un rapporto sessuale (secondo le leggi dello stato del Virginia, anche i rapporti sessuali fra persone di "razza" diversa rappresentavano un crimine); i Lovings invece stavano dormendo, Mildred esibì ai poliziotti presenti il loro certificato di matrimonio, ma la coppia fu ugualmente processata (caso Loving vs Virginia). La Corte Suprema dichiarò incostituzionale, all'unanimità, la vecchia legge del 1924 che vietava i matrimoni misti e i Lovings vinsero la causa, aprendo la strada a tante altre coppie miste negli anni successivi.
I Lovings ebbero tre figli. Richard morì a 41 anni nel 1975, investito da un camionista ubriaco; nello stesso incidente Mildred perse l'occhio destro, ma sopravvisse e morì a 68 anni nel 2008. Il 12 giugno, anniversario della storica sentenza del 1967 che sancì la validità del matrimonio fra Richard e Mildred, si celebra ancora oggi il Loving Day. Grazie ad Arte per poveri per foto e didascalia!




Rosa Parks (1913 - 2005) è stata un’attivista statunitense afroamericana, figura-simbolo del movimento per i diritti civili, famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco, dando così origine alla clamorosa protesta chiamata boicottaggio degli autobus di Montgomery.
Il primo dicembre del 1955 James Blake, un autista di autobus di Montgomery, in Alabama, si avvicinò a Rosa Parks, una donna nera di 42 anni, sarta, e le ordinò di alzarsi per fare posto a un passeggero bianco.
Erano i tempi della segregazione razziale e i primi posti degli autobus erano riservati ai bianchi. I neri dovevano sedersi nella zona posteriore e poi in quella centrale, se i posti non erano occupati da bianchi. Altrimenti si dovevano alzare, cedere il posto, spostarsi nella zona posteriore dell’autobus e, se questo era pieno, scendere.
Quel giorno Rosa Parks stava tornando a casa e, poiché l'unico posto a sedere libero era nella parte anteriore del mezzo, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull’autobus alcuni passeggeri bianchi, al che il conducente James Blake ordinò a lei e ad altre quattro persone di colore di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa Parks, stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe, non si mosse, contrariamente agli altri.
L’autista fermò l’automezzo e chiamò la polizia, che arrestò Rosa Parks per condotta impropria e violazione delle norme cittadine. Il 5 dicembre venne condannata per disordini e multata di 10 dollari più 4 dollari di spese processuali.
In breve tempo Rosa Parks divenne un’icona dei diritti civili e il suo rifiuto diede origine al boicottaggio degli autobus di Montgomery da parte della comunità afroamericana, guidata dall’allora sconosciuto pastore protestante Martin Luther King.
Gli organizzatori chiedevano che i passeggeri neri venissero trattati come i bianchi, che potessero sedersi nelle file centrali degli autobus senza dover cedere il proprio posto ai bianchi e che venissero assunti anche autisti neri.
Il boicottaggio durò 381 giorni e assunse proporzioni sempre più vaste man mano che la notizia si diffuse: la comunità afroamericana godeva del supporto dei tassisti afroamericani, che avevano adeguato le loro tariffe a quella degli autobus.
La protesta terminò il 20 dicembre del 1956 dopo l’entrata in vigore di una legge federale che dichiarava incostituzionale la segregazione razziale sugli autobus pubblici dell’Alabama. Quel giorno, all’arrivo del primo autobus in città, salirono insieme Rosa Parks, Martin Luther King e il futuro presidente degli Stati Uniti Richard Nixon.


Il primo dicembre del 1955 Rosa Parks, una afroamericana di 42 anni, rifiutò di alzarsi e cedere il suo posto su un autobus a Montgomery, in Alabama, a una donna bianca, come accadeva normalmente ai tempi della segregazione razziale. Venne arrestata dalla polizia, processata e condannata per disordini e il suo gesto ispirò il boicottaggio degli autobus di Montgomery da parte della comunità afroamericana e la rese un’icona dei diritti civili.
Il boicottaggio terminò il 20 dicembre del 1956 dopo l’entrata in vigore di una legge federale che dichiarava incostituzionali gli autobus segregazionisti in Alabama.
Nel 1992 Rosa Parks pubblico l’autobiografia "My Story", in cui spiegò le ragioni del suo gesto: «La gente dice sempre che non mi alzai perché ero stanca, ma non è vero. Non ero fisicamente stanca o più stanca del solito dopo una giornata di lavoro. Non ero vecchia anche se alcune persone pensano che lo fossi. Avevo 42 anni. No, la sola cosa di cui ero stanca era di cedere».





La donna che non si alzò, Rosa Parks.

Il 1º dicembre del 1955, a Montgomery, Rosa, allora sarta, stava tornando a casa in autobus e, poiché l'unico posto a sede
re libero era nella parte anteriore del mezzo, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull'autobus alcuni passeggeri bianchi, al che il conducente James Blake le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa però si rifiutò di lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman: stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe (per giunta costretta anche a stare in piedi), rimase al suo posto. Il conducente fermò così l'automezzo, e chiamò due poliziotti per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. È da allora conosciuta come " the woman who didn't stand up/la donna che non si alzò ". 
L'autobus ora esposto all'Henry Ford Museum


La protesta degli afroamericani.


Quella notte, cinquanta leader della comunità afro-americana, guidati dall'allora sconosciuto pastore protestante Martin Luther King si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all'accaduto, mentre c'erano già state le prime reazioni violente: il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che durò per 381 giorni; dozzine di pullman rimasero fermi per mesi finché non fu rimossa la legge che legalizzava la segregazione. Questi eventi diedero inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese.





Lei non era una donna di tante parole, era piccola, timida e riservata, sarebbe passata anche inosservata, ma quel giorno, la sua risposta fu NO! Secco e asciutto! Quando l'autista la minaccia di farla arrestare, lei risponde: "lo faccia pure". Rosa viene arrestata per disturbo alla quiete pubblica, in 5000 si riuniscono per solidarietà al suo coraggio, entrano in una chiesa dove un certo reverendo Martin Luter King si rivolge alla folla dicendo:"Arriva il momento in cui gli uomini e le donne si stancano di essere calpestati dal tallone di ferro dell'oppressione, arriva il momento in cui gli uomini e le donne si stancano di essere privati del sole scintillante di luglio per essere abbandonati al freddo pungente di un novembre montano"

il boicottaggio....è con quello che riuscirono ad ottenere la prima vittoria.


cosa può fare, una piccola grande donna, taciturna e silenziosa, ma forte delle sue idee e pronta anche a morire per la giustizia. Chi, oggi saprebbe fare una cosa simile?


nella nostra cultura meridionale, noi siamo abituati ad "alzarci in piedi" come facevano i braccianti di Peppino di Vittorio. Si alzavano in piedi senza togliere il cappello di fronte al padrone; ma a volte, ed in casi come questo... è anche una buona cosa non alzarsi in piedi


si comincia da uno


lei ha iniziato, ma esistevano già delle comunità organizzate, mi sembra di capire dal testo, prerequisito necessario, e la pagina briganti sta creando aggregazione


Una piccola donna è riuscita a coinvolgere una intera comunità e vincere la sua battaglia.
Noi aspettiamo il ritorno di MASANIELLO


.....altro che residui di femminismo urlante....con un silenzio devastante ha difeso la sua dignità....


Se non ci fosse stato ne lo sconosciuto pastore dal nome Martin Luter King, e nemmeno altri disposti a continuare la battaglia di questa donna, probabilmente di lei, oggi, non sapremmo nemmeno il nome... 

Siamo in un paese talmente ipocrita, noi, che scegliamo a comando ed a audience le persone da difendere e da prendere d'esempio... scordandoci di agire semplicemente su ciò che è giusto e ciò che non lo è...


La vita è comunque incredibile....ti svegli una mattina che sembra come tutte le altre e invece... a fine sera hai cambiato il corso della Storia...Signori,giù il cappello di fronte a questa donna straordinaria!!!!!

Quando alle scuole superiori i miei coetanei mi chiedevano perché mi ostinassi a fare politica, perché "tanto non cambia mai niente" e "sono tutti uguali" io raccontavo sempre la storia di Rosa Parks. Forse la raccontavo a me stesso più che a loro. Per continuare a crederci.

Il 1 dicembre del ‘55 Rosa Parks salì sull’autobus che prendeva tutti i giorni, ma quella volta l’unico posto libero era nella parte riservata ai bianchi. Lei decise di sedersi dove non poteva. Perché era nera. Quando salirono sull'autobus alcuni passeggeri bianchi, il conducente le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Lei si rifiutò e rimase al suo posto. Fu arrestata

Da quel giorno la storia cambiò. Il suo rifiuto provocò una mobilitazione straordinaria. Un gesto, un singolo gesto di una donna coraggiosa. Rosa Parks nasceva esattamente 100 anni fa. E ancora molto è da fare e da cambiare. Ma vale sempre la pena di provarci. Ora tocca a noi farlo.



L'atto di prendere le impronte digitali di questa donna, lo sguardo apparentemente indifferente e rassegnato della signora Parks sono un documento straordinario della grande contraddizione o mistificazione del mito americano. Mentre nel mondo si spacciavano per paladini delle libertà e dei diritti civili, in casa propria questi non esistevano per i più deboli e per i "diversi" in ogni senso. Credo che questa sia una bella fotografia per tutto quello che può rappresentare.





domenica 23 settembre 2012

Tatanga Mani. Sono venuto al mondo con la pelle color bronzo. Molti miei amici sono nati con la pella gialla, nera o bianca. Ci sono fiori dai colori diversi ed ognuno di essi è bello. Io spero che i miei figli vivano in un mondo in cui tutti gli uomini, di ogni colore, vadano d'accordo e lavorino insieme, senza che la maggioranza cerchi di uniformare gli altri al proprio volere





Sono venuto al mondo con la pelle color bronzo. Molti miei amici sono nati con la pella gialla, nera o bianca. Ci sono fiori dai colori diversi ed ognuno di essi è bello. Io spero che i miei figli vivano in un mondo in cui tutti gli uomini, di ogni colore, vadano d'accordo e lavorino insieme, senza che la maggioranza cerchi di uniformare gli altri al proprio volere.
Tatanga Mani

martedì 31 gennaio 2012

IL CORAGGIO DI DIRE..."NO"! Quando venne scattata questa foto, ad Amburgo nel 1936, durante la cerimonia per il varo di un veliero, August Landmesser aveva già avuto problemi col partito nazista che lo aveva condannato a due anni di lavori forzati, per aver sposato una donna ebrea ed aver avuto, con lei, due figlie. Nella foto, si distingue chiaramente August, le braccia conserte, mentre si rifiuta di tendere il braccio nel saluto ad Hitler, che presenziava alla cerimonia. Si ignora quale sia stata la sorte di quest'uomo. Quello che sappiamo per certo è che le due figlie sopravvissero, ed una di loro, nel 1991, riconobbe per caso il padre, in questa vecchia foto pubblicata da una rivista in quell'anno.

IL CORAGGIO DI DIRE..."NO"!

Quando venne scattata questa foto, ad Amburgo nel 1936, durante la cerimonia per il varo di un veliero, August Landmesser aveva già avuto problemi col partito nazista che lo aveva condannato a due anni di lavori forzati, per aver sposato una donna ebrea ed aver avuto, con lei, due figlie.
Nella foto, si distingue chiaramente August, le braccia conserte, mentre si rifiuta di tendere il braccio nel saluto ad Hitler, che presenziava alla cerimonia.
Si ignora quale sia stata la sorte di quest'uomo. Quello che sappiamo per certo è che le due figlie sopravvissero, ed una di loro, nel 1991, riconobbe per caso il padre, in questa vecchia foto pubblicata da una rivista in quell'anno.

L'Uomo che disse 'no' a Hitler: Uno Scatto, un Simbolo "Io no". E le braccia rimasero incrociate sul petto, tra quel mare di saluti nazisti che, nella foga dell’entusiasmo o dello zelo, addirittura si incrociavano e sbattevano l’uno contro l’altro, cercando uno spiraglio, una strada verso il palco dove si celebrava una parata della Germania hitleriana. "Io no", e a quell’operaio perso nella folla degli adepti il gesto costò carissimo. "Io no", e questa fotografia scattata il 13 giugno 1936 ai cantieri navali Blohm e Voss di Amburgo, durante il varo di una nave da guerra, è un balsamo sulla coscienza tedesca, la testimonianza di una rivolta silenziosa, la prova che non tutti furono “volenterosi carnefici”. "Io no": il frammento del versetto del vangelo di Matteo (26:33, “anche se tutti, io no”) che una delle coscienze critiche liberali della Germania del dopoguerra, Joachim Fest, scelse come titolo dell’autobiografia ricordando il padre antinazista, avrebbe potuto risuonare sulle labbra dell’operaio August Landmesser, classe 1910, l’eroe della foto. Eroe per amore: iscritto al partito nazista, ne uscì nel 1935 dopo che il municipio di Amburgo aveva rifiutato di registrare il suo matrimonio con la fidanzata rimasta incinta: la 22enne Irma Eckler, ebrea. Le leggi razziali non infransero il legame: la coppia ebbe due figlie, Ingrid nell’ottobre 1935 e Irene nell’agosto 1937. Tra una nascita e l’altra, Landmesser fu incarcerato due volte per aver “disonorato la razza”. Le bambine non ricevettero il suo cognome. Nel 1938, poiché la relazione continuava, l’operaio finì nel campo di concentramento di Börgermoor, mentre Irma fu arrestata dalla Gestapo e rinchiusa prima a Fuhlsbüttel, un lager a nord di Amburgo, poi a Oranienburg e a Ravensbrück, nomi tristemente noti dell’orrore concentrazionario nazista. Delle figlie, la maggiore fu affidata alla nonna, e Irene a un’orfanotrofio, poi a lontani parenti. Uscito di carcere nel 1941, Landmesser fu inviato al lavoro coatto, poi sul fronte russo in un battaglione di disciplina. Dato per disperso, è probabilmente caduto il 17 ottobre 1944. Irma Eckler morì, forse il 28 aprile 1942, nell’istituto sanitario di Bernburg, dove i nazisti praticavano l’eutanasia sui malati di mente: in 14mila furono eliminati con il gas. Ed ecco che da questo allucinante racconto riemerge la figura della figlia minore, Irene Eckler. Irene, a differenza della sorella, scelse di mantenere il cognome della madre anche dopo che, nel 1951, il senato di Amburgo aveva finalmente riconosciuto il matrimonio tra i suoi genitori. 

La foto che vedete in questa pagina è un suo sogno, o forse un suo miraggio. L’immagine fu ritrovata nel 1991 e pubblicata da Die Zeit. Il giornale chiedeva: chi sa dirci chi è quel coraggioso che rifiuta il saluto nazista? Irene credette di riconoscere il padre. Anzi, ne fu sicura: il luogo, il cantiere di lavoro, coincidono. Che l’uomo delle foto sia davvero August Landmesser, ancora oggi non è affatto certo. Ma quello che conta è il simbolo. Un simbolo mondiale, certo: una foto famosa che con l’avvento di internet ha ripreso a girare il mondo, riaffiorando di tanto in tanto come di recente su El Mundo. E un simbolo per la Germania di oggi: angosciata da nuove xenofobie e dal rafforzarsi dei gruppi di estrema destra, imbarazzata per quanto riemerge dagli archivi della Guerra fredda sul reclutamento e la copertura da parte di Bonn di spioni e criminali nazisti. August Landmesser è un individuo in una folla. È tutto quello che oggi ci serve. "Io no". - da The Pollo Web


L’immagine è famosissima. In una folla di mani alzate nel saluto nazista, c’è una persona che si rifiuta di fare il gesto, e rimane a braccia conserte. Non tutti sanno il motivo di questa sua scelta. E non tutti conoscono la fine che avrebbe fatto quell’uomo.
Si chiamava August Landmesser, era nato ad Amburgo nel 1910. Era entrato nel partito nazista nel 1931, pensando che lo avrebbe facilitato a trovare lavoro. Rimase iscritto per diversi anni. Poi, un giorno, si innamorò.
Irma Eckler, la donna della sua vita, era ebrea. Landmesser le propose di sposarlo nel 1935, ma la cosa non era più possibile. In nome della salvaguardia della razza, le leggi di Norimberga, promulgate proprio in quell’anno, impedivano l’unione di sangue tedesco con quello di razze inferiori. Erano proibiti il matrimonio e le relazioni extraconiugali con appartenenti alla razza ebraica (cosa poi estesa ai neri e ai rom).
La richiesta di Landmesser di sposarsi con Irma Eckler rese nota la sua relazione. Fu espulso dal partito nazista, con la perdita di tutti i vantaggi che aveva acquisito fino ad allora. Ma Landmesser non abbandonò Irma. Abbandonò i nazisti.
L’anno seguente la coppia (non sposata) ebbe una figlia, la piccola Ingrid. Mentre Irma era ancora incinta, ad Amburgo venne battezzata una nuova nave, la Horst Wessel (che è ancora in uso, ed è di proprietà americana). Era un evento importante, perché era presente lo stesso Hitler. Fu in quell’occasione (e in quella selva di saluti) che venne scattata la fotografia. Landmesser era presente, ma non alzò il braccio.
Nel 1937 decise di fuggire dalla Germania e andare in Danimarca, ma venne fermato sul confine, accusato di aver infranto la legge (sempre quella di Norimberga), di aver umiliato il popolo tedesco e inquinato il sangue della razza superiore. Venne arrestato per un anno, poi fu rilasciato: ma doveva smettere di frequentare Irma (almeno: così gli fu ordinato).
Landmesser se ne infischiò. Tornò da Irma e fu arrestato una seconda volta nel 1938. La punizione fu più dura. Mandato in un campo di concentramento, a Borgemoor, rimase prigioniero per due anni. Irma venne rinchiusa in una prigione femminile, dove partorì Irene, la seconda figlia. Secondo le ricostruzioni, Irma morì nel 1942, dopo essere stata mandata nel “centro di eutanasia femminile” . Il riconoscimento legale della morte arriverà solo nel 1949, quando la Germania era piegata a fare i conti (e il conto) della guerra perduta.
Landmesser, quando morì Irma, aveva lasciato Borgemoor già da un anno. Nel 1941 lavorò come operaio per le ferrovie. Poi fu costretto ad entrare nell’esercito e partecipare alla guerra. Morì pochi anni dopo, in Croazia, durante un attacco militare, e il suo corpo non fu più trovato. A livello legale fu dichiarato morto, anche lui, solo nel 1949. Della coppia restarono vive le figlie.
Ma la storia non finì lì. A titolo simbolico, e come forma di risarcimento morale (oltre che di riparazione impossibile del passato), nel 1951 il senato di Amburgo decise di riconoscere il matrimonio tra August Landmesser e Irma Eckler, a distanza di 16 anni e dopo una Guerra Mondiale. Più o meno, anche quello fu un saluto mai dato.

Fonte: Linkiesta.it


venerdì 27 gennaio 2012

Elie Wiesel. "La notte". Dietro di me sentii il solito uomo domandare: "Dov'è dunque Dio?" Ed io sentivo in me una voce che gli rispondeva "Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca..."

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.
Elie Wiesel. "La notte"

Dietro di me sentii il solito uomo domandare:
"Dov'è dunque Dio?" Ed io sentivo in me una voce che gli rispondeva
"Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca..."
Elie Wiesel - "La notte"


Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima.
Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato.


Elia de Matteis:
...bisogna avere un'opinione: giusta o sbagliata che sia....ma una linea di pensiero !!!


Volevano ad ogni costo uccidere l'ultimo ebreo sul pianeta. Oggi ci si potrebbe chiedere: perché la memoria, perché ricordare, perché infliggere un dolore tale? In fondo per i morti è tardi ma per i vivi no. Se non si può annullare il tormento, si può invece sperare, riflettere, prendere coscienza.
Elie Wiesel









mercoledì 14 dicembre 2011

Aforismi e citazioni. Razzismo



Aforismi e citazioni. Razzismo

Il pregiudizio razziale troverà sempre un fertile terreno in quella piccola e debole cosa che è il cervello umano. James Baldwin

Nel mondo non c’è che due razze, diceva mia nonna, quella di chi ha e quella di chi non ha. Miguel de Cervantes, Don Chisciotte, 1605/15

Vivere nel mondo di oggi ed essere contro l’uguaglianza per motivi di razza o colore è come vivere in Alaska ed essere contro la neve. William Faulkner, Saggi, discorsi e lettere pubbliche, 1966 (postumo)

La purezza della razza non esiste. L’Europa è un continente di meticci. Herbert Fisher, Storia d’Europa, 1935

La così detta razza bianca è in realtà rosa – grigio. Edward Morgan Forster, Passaggio in India, 1924

Dio ha creato tutto. Dio ha creato il razzismo. Ma Dio ha creato anche l’anti-razzismo. Con tutto il rispetto che gli devo, Dio è un sacro istigatore. Philippe Geluck, Il gatto a Malibu, 1992

L’idea nazionale razzista ammette il valore dell’umanità nelle sue originarie condizioni di razza. Concordemente con i suoi principi, essa riconosce nello Stato solo un mezzo per conseguire il fine del mantenimento dell’esistenza razziale degli uomini. Quindi non ritiene vera l’eguaglianza delle razze, ma ammette che sono differenti e che hanno un valore maggiore e minore, e da questa ammissione, si sente costretta a pretendere, conforme con l’eterna volontà che domina l’Universo, la vittoria del migliore, del più forte, la sconfitta del peggiore, del più debole. Adolf Hitler, La mia battaglia, 1925/26

Lo Stato deve ritenere suo compito essenziale la conservazione e l’elevazione della razza, premessa di ogni evoluzione della civiltà umana. Adolf Hitler, La mia battaglia, 1925/26

Dopo tutto c’è soltanto una razza: l’umanità. George Moore, The Bending of the Bough, 1900

Senza una chiara, definitiva, onnipresente coscienza di razza, non si tengono gli imperi. Benito Mussolini, Scritti e discorsi, 1914/39

Riconoscere la diversità non è razzismo. È un dovere che abbiamo tutti. Il razzismo però deduce dalla diversità degli altri uomini la diversità dei diritti. Noi invece pensiamo che i diritti siano gli stessi per tutti gli uomini. Giuseppe Pontiggia, Nati due volte, 2000

Il razzismo finirà quando si potrà dare dello stronzo a un negro. Dino Risi, Vorrei una ragazza, 2001

Il razzismo è un modo di delegare ad altri il disgusto che abbiamo di noi stessi. Robert Sabatier, Le Livre de la déraison souriante, 1991

Prima, ai negri, si fanno lustrare le scarpe: poi si dice loro che sono buoni solo a lustrare le scarpe. George Bernard Shaw

Razzismo. Materialismo zoologico. Lev Trotsky

Io non domando a che razza appartiene un uomo; basta che sia un essere umano; nessuno può essere qualcosa di peggio. Mark Twain, L’uomo che corruppe Hadleyburg, 1900


http://bajrak.wordpress.com/2011/02/04/aforismi-e-citazioni-razzismo/

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