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venerdì 10 aprile 2015

Idea. Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale? No, un'idea. Persistente, contagiosa... Una volta che si è impossessata del cervello, è quasi impossibile sradicarla. Un' idea pienamente formata, compresa, si avvinghia qui dentro, da qualche parte



Caricato il 29 set 2011
"Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale? No, un'idea. Persistente, contagiosa... Una volta che si è impossessata del cervello, è quasi impossibile sradicarla. Un' idea pienamente formata, compresa, si avvinghia qui dentro, da qualche parte"

https://youtu.be/4-x-kSAP-_E


sabato 28 marzo 2015

Kant. L’Io dipende dall’oggetto più di quanto l’oggetto dipenda dall’io. «Sepolti in casa». Se le vittime da accumulo sono sempre più numerose, con varie gradazioni di intensità, dalle forme lievi a quelle non più gestibili, non mancano i «padri» illustri. Per esempio i fratelli Collyer, la cui storia risale al 1947 e che è rimasta celebre: quando la polizia di Harlem entrò nel loro appartamento, scoprì che il primo era morto schiacciato dal crollo dei troppi oggetti ammucchiati alla rinfusa e l’altro per inedia, incastrato nel disordine. Ci vollero mesi per svuotare la casa che conteneva di tutto, da scatole di gioielli a mucchi di spazzatura, oltre a 14 pianoforti. Dal giorno della macabra scoperta iniziò un vero e proprio pellegrinaggio in quel luogo-icona: tantissimi furono attratti dall’idea che si potesse morire «di troppe cose». Un destino che ha segnato anche un signore canadese di 65 anni: costretto a dormire in auto dopo avere riempito fino all’orlo la propria abitazione di ogni genere di oggetti, alla sua morte, nel 2013, è stato rinvenuto di tutto, compresi 250 mila dischi in vinile. È la più grande collezione mai messa insieme.

Io non butto nulla: così gli oggetti diventano un’ossessione

Disordine: Quello fisico spesso tradisce una forma di confusione mentale



Gli oggetti da cui ci lasciamo circondare sono molto più che semplici oggetti: parlano di noi e noi parliamo con loro. Già Immanuel Kant scriveva che «l’Io dipende dall’oggetto più di quanto l’oggetto dipenda dall’io»: teoria profetica per un’epoca - la nostra - dove il possesso genera lo status symbol e dunque la nostra carta d’identità sociale. Un possesso sempre più fuori controllo. 

Smartphone, tablet e laptop e poi, oltre l’high tech, tantissime «cose» di tutti i tipi, fino all’onnipresente carta, in ogni forma possibile. Una massa - sia fisica sia virtuale - che non smette più di crescere e che ora, per le sue conseguenze, è finita sotto i riflettori anche della psicologia. L’ultima edizione del «Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali» distingue, per la prima volta, l’accumulo patologico di oggetti dagli altri disturbi ossessivo-compulsivi. E adesso gli dà pure un nome: «Disturbo da accumulo» o più semplicemente «DA». 
Fatti di cronaca 

A raccontare il fenomeno - mettendo nero su bianco cause, caratteristiche e rimedi - è il saggio (edito da Raffaello Cortina) «Il disturbo da accumulo»: l’hanno scritto Claudia Perdighe e Francesco Mancini, rispettivamente psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e neuropsichiatra infantile, oltre che docente all’Università degli Studi Guglielmo Marconi di Roma. Spiegano gli autori che, ormai, l’«ossessione da oggetti» è un’esperienza comune. Quotidiana. Prima della medicina è infatti la cronaca a svelare l’estensione (e la gravità) della sindrome. Tanto che negli Usa è stato realizzato per la tv un «docu-reality» di successo: è «Hoarding: Buried Alive», in Italia mandato in onda da Real Time con il significativo titolo «Sepolti in casa». 

Se le vittime da accumulo sono sempre più numerose, con varie gradazioni di intensità, dalle forme lievi a quelle non più gestibili, non mancano i «padri» illustri. Per esempio i fratelli Collyer, la cui storia risale al 1947 e che è rimasta celebre: quando la polizia di Harlem entrò nel loro appartamento, scoprì che il primo era morto schiacciato dal crollo dei troppi oggetti ammucchiati alla rinfusa e l’altro per inedia, incastrato nel disordine. Ci vollero mesi per svuotare la casa che conteneva di tutto, da scatole di gioielli a mucchi di spazzatura, oltre a 14 pianoforti. Dal giorno della macabra scoperta iniziò un vero e proprio pellegrinaggio in quel luogo-icona: tantissimi furono attratti dall’idea che si potesse morire «di troppe cose». Un destino che ha segnato anche un signore canadese di 65 anni: costretto a dormire in auto dopo avere riempito fino all’orlo la propria abitazione di ogni genere di oggetti, alla sua morte, nel 2013, è stato rinvenuto di tutto, compresi 250 mila dischi in vinile. È la più grande collezione mai messa insieme

Per gli esperti al centro della disfunzione c’è un rapporto alterato tra Io e mondo esterno
Un rapporto che si modella già nell’infanzia. I bambini, secondo gli psicologi dello sviluppo, si percepiscono come un prolungamento della madre. E questo prolungamento, a volte, sopravvive: in un diario di scuola, nella t-shirt con l’autografo del cantante preferito, nella prima edizione di un libro che si ama. Nulla di strano, finché i legami si moltiplicano all’eccesso e diventano manie. Favorito dall’eccesso di oggetti e informazioni che ci assediano, oggi il «DA» è un disturbo in crescita: ne soffre tra il 2 e il 5% degli italiani. Persone in cui scattano meccanismi mentali da cui è difficile liberarsi: secondo lo psicologo Randy Frost, questi individui vedono nelle cose «impossibili-da-buttare» altrettante «opportunità future». Così passato, presente e futuro si confondono. E il disordine in casa tradisce il disordine della mente

23/03/2015
MARCO PIVATO

http://www.lastampa.it/2015/03/23/societa/e-io-non-butto-nulla-cos-gli-oggetti-diventano-ossessioni-wcgHeLSZuCWi9UwxWnecnN/pagina.html

venerdì 28 marzo 2014

Modigliani. "Devota fino all'estremo sacrifizio" È l'epitaffio sulla sua tomba a Pere Lachaise di Jeanne Hebuterne - pittrice francese, compagna di Amedeo Modigliani. Il 24 gennaio 1920 Modigliani muore di tisi e solo il giorno dopo, la giovane (al nono mese di gravidanza) si lancia dalla finestra dell'appartamento al quinto piano, morendo sul colpo e lasciando sola la figlia di due anni avuta dal pittore italiano. I familiari di Jeanne, che disapprovavano la relazione con Modigliani permisero il trasferimento del corpo a Pere Lachaise solo nel 1930, affinché venisse sepolta accanto all'amato.



"Devota fino all'estremo sacrifizio"
È l'epitaffio sulla sua tomba a Pere Lachaise di Jeanne Hebuterne - pittrice francese, compagna di Amedeo Modigliani. Il 24 gennaio 1920 Modigliani muore di tisi e solo il giorno dopo, la giovane (al nono mese di gravidanza) si lancia dalla finestra dell'appartamento al quinto piano, morendo sul colpo e lasciando sola la figlia di due anni avuta dal pittore italiano. I familiari di Jeanne, che disapprovavano la relazione con Modigliani permisero il trasferimento del corpo a Pere Lachaise solo nel 1930, affinché venisse sepolta accanto all'amato. [...]



Hanno pure fatto un bellissimo film su Modigliani in cui si parla pure della loro storia d'Amore!



I colori dell'anima M. Davis.. 
Da vedere per chi non conosce modì e jeanne!



Il legame di due anime follemente innamorate.. dove la vera protagonista è l'arte..le loro vite travagliete e tormentate, si sono incrociate..entrando in simbiosi.. scattando in loro il massimo che si poteva ottenere nella loro esistenza.. sia nell'arte, e sia nei sentimenti.. e l'eccesso.. porta a conseguenze drastiche.. come fu per la loro storia..



Ammazzare un figlio che si porta in grembo e abbandonare l'altra figlia mi sembra tutt'altro che simbolo di grande devozione... piuttosto egoistico come gesto.



Il motivo lo ha portato via con se, non credo l'abbia fatto per amore per lui...forse aveva problemi ben più gravi, una vita infelice dove non ha voluto portare la sua creatura...
l'amore di madre è troppo grande e io lo vedo dietro ad ogni gesto...anche a volte sbagliato, come in questo caso.



l'amore ha molte forme ed espressioni. Se uccide una vita che sta per nascere è malattia mentale. L'ignoranza è di chi pensa che per amore gli dia permesso tutto; accade anche quando si uccide la persona amata, perchè non sia di nessun altro.



Modigliani gli disse...seguimi e sarai mia musa per l'eternità...



Ma la depressione l'avete mai sentita nominare??? 
La fragilità di certe persone non va né derisa né sottovalutata, piuttosto ci vorrebbe compassione ed empatia. Essere soli e malati del mal di vivere è un binomio terribile.



Prima di giudicare bisogna sempre leggere e ricordate che ognuno di noi ha uno scheletro nell'armadio!




Quanta ignoranza e quanta chiusura mentale! Gesto egoistico? Faccia da psicopatica? In gioco c'è stata la vita di due bambini, e proprio per questo secondo me NON ci si può permettere di giudicare; è un gesto ESTREMO. Evitate moralismi e giudizietti vari, perché dimostrate solo di essere ignoranti e non inclini alla comprensione di situazioni moralmente diverse dal vostro orizzonte etico.



Ci sono coppie in cui i figli sono "corpi estranei"...



Dalla foto di evince che ha uno sguardo da pazza...e per i giustificatori volevo vedere se questa tragedia vi toccava in quanto coinvolti in legami parentali...superficiali e molto siete





lunedì 17 febbraio 2014

Jeffrey Schwartz. Il cervello bloccato. Quando viene chiamato in campo lo 'spettatore imparziale', quando una certa azione viene fatta a ragion veduta, c'é una differenza significativa nel modo di funzionare del cervello. Ed è questa la chiave per vincere il 'blocco cerebrale'

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) può essere un avversario di una intelligenza diabolica é pronto ad autoproteggersi nei modi più subdoli e negherà semplicemente di essere un falso messaggio proveniente dal cervello.
Jeffrey Schwartz, Il cervello bloccato


Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è un mostro insaziabile. Tanto più gli dai quanto più famelico diventa. Persino Hughes, con tutti i suoi milioni di dollari, ed una schiera di domestici pronti ad eseguire per lui i bizzarri rituali che gli venivano imposti dal DOC, non era riuscito a trovare una via di scampo. Alla fine i falsi messaggi che partivano dal suo cervello ebbero la meglio su di lui.
Jeffrey Schwartz, Il cervello bloccato, come liberarsi dal disturbo ossessivo-compulsivo


Quando viene chiamato in campo lo 'spettatore imparziale', quando una certa azione viene fatta a ragion veduta, c'é una differenza significativa nel modo di funzionare del cervello. Ed è questa la chiave per vincere il 'blocco cerebrale' (dovuto al Disturbo Ossessivo-Compulsivo), come hanno ampiamente dimostrato le ricerche scientifiche condotte dalla nostra équipe dell'UCLA.
Jeffrey Schwartz, Il cervello bloccato


DIAGNOSI BIZZARRE
Anna si era sentita dire da un terapeuta che la gelosia e i dubbi che nutriva nei confronti del fidanzato erano semplicemente frutto di una ossessione, in senso freudiano, per le mammelle materne. Sebbene Anna si rendesse conto che quella diagnosi era una totale idiozia, solo dopo essere venuta in cura da noi alla UCLA seppe di essere affetta da DOC.
Jeffrey Schwartz, Il cervello bloccato





sabato 8 febbraio 2014

Picchio. A forza di battere sullo stesso punto, si crea un nido per delle nuove idee, ma se devi solo rompere qualcosa a prescindere, fa che siano le tante ingiustizie e mai le orchidee!



A forza di battere sullo stesso punto, si crea un nido per delle nuove idee, ma se devi solo rompere qualcosa a prescindere, fa che siano le tante ingiustizie e mai le orchidee!

Elke Colangelo

Specie: Picchio

Ringrazio Fabrizio Adorni per l'identificazione del nome scientifico:
Colaptes auratus, americhe settentrionale e centrale...



lunedì 16 aprile 2012

Beowulf non è solo un poema, è un appello agli uomini di tutte le epoche a muoversi di fronte al caos e alla distruzione. Non siamo infatti ne mostri ne bestie, siamo potenzialmente qualsiasi cosa ma la natura stessa dell’uomo tende all’eroismo. E’ la paura a farci regredire e la paura è sempre stata il miglior alleato per i mostri.

L’enigma di Beowulf …
DI JARLHALFDAN

Cosa può esserci di enigmatico nel più famoso poema anglosassone? 
Scritto nella prima metà dell’VIII° secolo d.C. Il poema ci narra le gesta dell’eroe geata Beowulf. Dotato di coraggio e forza fuori dal comune il nostro eroe affronterà Grendel mostro aberrante che porta morte e distruzione nella Sala dell’Idromele del re danese Hrotgar. In seguito affronterà anche la madre del mostro,una terribile strega e arrivato ormai alla fine del suo percorso, ucciderà un drago ma lo scontro gli costerà la vita.

Beowulf è stato oggetto di miriadi di interpretazioni, più o meno azzeccate e più o meno richieste. Non parliamo poi di tutti i pessimi adattamenti cinematografici. L’enigma si presenta proprio in questo ambito. Qual’è il problema di rendere un tale poema per quello che è ? Qual’è il problema di mostrare al mondo “l’ultimo degli eroi” per quello che è e non per quello che si pensa possa piacere di più al pubblico? Da forse fastidio il fatto che, pur essendo ritenuta un’opera di fantasia (con fin troppi riferimenti storici) parli di gesta eroiche, di tradizioni molto più antiche di chi l’ha fatto arrivare a noi e soprattutto che parli del fatto che pur essendo uomini possiamo fare la differenza e che l’onore non è morto e sepolto come vorrebbe farci credere chi blatera di perdono e investe in fabbriche di armi. Ma il poema parla anche dei mostri e a tal proposito, citare J.R.R. Tolkien a riguardo è d’obbligo :

<<I mostri erano stati nemici degli dei, i capi degli uomini, e, nei confini del Tempo, i mostri avrebbero vinto. […] Perché i mostri, non spariscono anche se gli dei vanno e vengono>>.

Proprio cosi. I mostri, non spariscono. Ed i mostri, qualunque sia la loro forma, temono gli eroi. E qual’è l’unico modo efficace che i mostri hanno per distruggere gli eroi? Farli diventare mostri a loro volta. Questo è sempre stato il metodo più usato. Uccidere gli eroi li trasforma in leggenda e spinge altri a fare come loro. Dimostrare invece al mondo che non ci sono eroi e che in fondo (spesso neanche troppo in fondo) siamo tutti mostri è per loro la vittoria completa. Si dice che tutti abbiano un prezzo. E i mostri hanno sempre fatto leva anche su quello per assicurarsi il controllo sugli uomini.

Già, il controllo. Questa è l’ossessione dei mostri moderni
Controllare la rete, la stampa, le produzioni cinematografiche fin nei più minimi contenuti. 
Censurare questo e quello perché “vanno oltre” e potrebbero far svegliare qualcuno dal torpore. 
Ma l’ossessione è anche il punto debole dei mostri stessi. Per quanto possano essere scaltri, infidi e potenti, essi rimangono vittime delle loro ossessioni. Nel Poema Grendel (creatura non meglio identificata, alcuni lo associano ai troll delle leggende scandinave, altri lo definiscono “demone”, non prendo in considerazione la definizione del poema perché si tratta di una mistificazione creata dall’amanuense che scrisse il manoscritto originale) è ossessionato dalla volontà di distruggere e uccidere, forse scatenata dai festeggiamenti continui nella “Sala dell’idromele” di Hrotgar. La madre a sua volta è ossessionata dalla vendetta per il figlio. Il drago infine, incarnazione stessa del caos e delle “forze del male” ha come uni fine il bruciare villaggi, sterminare le persone inermi e poi tornarsene beatamente a dormire nel suo tumulo

Anche oggi abbiamo questo tipo di ossessioni, coltivate dai mostri moderni
Le cose non sono cambiate. Hanno mutato forma, si sono subdolamente attaccate alla spina dorsale dell’umanità facendosi passare per bisogni e necessità irrinunciabili, ingannandoci tutti . E gli eroi ? Dove sono finiti gli eroi ? Esistono ancora ? La risposta a tutto questo non è una sola. Si, gli eroi ci sono ancora. Ma si nascondono, agiscono nell’ombra o dietro un monitor. Non sono più spavaldi e risoluti.

Spesso mancano di autostima, e non si sentono per niente tali. Eppure lo sono. 
Il coraggio lo hanno ancora ma difettano nella motivazione, sono scarsi nei metodi e nelle strategie. Questo perché nessuno li aiuta realmente. Non basta una pacca sulla spalla, un “bravo continua cosi”. Serve un vero aiuto, un gruppo, una comunità che li sostenga. Perché l’eroe è tale se agisce per il bene comune. Oggi invece vengono sistematicamente isolati, dichiarati pazzi,”strani” “fuori di testa” e insultati in modi molto peggiori.

Altri vengono riconosciuti come “eroi”. 
Persone infime, corrotte e contorte, che sembrano uscite da un brutto incubo di Stephen King e che nemmeno H.P. Lovecraft riuscirebbe a collocare tra i gli orrori cosmici dei suoi miti. Proprio cosi, gli eroi diventano mostri ed i mostri eroi. Questo è il capolavoro assoluto del potere, questa la vera dannazione dell’umanità, il vero motivo del perché la gente oggi non capisce un cazzo.

Non è soltanto l’ignoranza ostentata, con orgoglio, il malcostume diffuso, la decadenza dei valori nella società o l’analfabetismo funzionale, che fanno si che la gente vaghi nel nulla, ma l’incapacità di distinguere gli eroi dai mostri, la totale mancanza di buonsenso e l’assenza di figure ispiratrici che ci porta a vedere tutto con il filtro della disperazione . In breve le persone hanno smarrito la strada per quella “scintilla divina” che può renderci tutti “eroi “.

Beowulf non è solo un poema, è un appello agli uomini di tutte le epoche a muoversi di fronte al caos e alla distruzione. Non siamo infatti ne mostri ne bestie, siamo potenzialmente qualsiasi cosa ma la natura stessa dell’uomo tende all’eroismo. E’ la paura a farci regredire e la paura è sempre stata il miglior alleato per i mostri.

https://jarlhalfdanpage.wordpress.com/2016/09/12/lenigma-di-beowulf-e-del-perche-la-gente-non-capisce-un-cazzo/

sabato 3 dicembre 2011

Robin Norwood, Donne che amano troppo


Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo “sbagliato” per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci. Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per potere poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo “giusto” per noi.
Robin Norwood, Donne che amano troppo

Antonio La Pineta Beach: 
errore comune di molte donne...buttano ciò che vale per ciò che è un ideale

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