Visualizzazione post con etichetta Scelta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Scelta. Mostra tutti i post

sabato 2 gennaio 2016

Vi auguro di essere eretici. Eresia viene dal greco e vuol dire scelta. Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità. E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia. Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole, l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi. Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno. Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri. Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è. Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa. Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie. Chi non pensa che la povertà sia una fatalità. Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza. Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione. Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.





Vi auguro di essere eretici.
Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.
Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole, l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi.
Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.
Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri. Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.
[Luigi Ciotti - il prete più laico che io conosca ! ]

lunedì 6 gennaio 2014

Kahneman. Teorie della decisione.

Teorie della decisione: la rivoluzione Kahneman

Premio Nobel nel 2002 per l’Economia. E’ lui il punto di svolta

Articolo a cura dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

L’autore che maggiormente rappresenta il punto di svolta all’interno del campo decisionale è certamente Daniel Kahneman, al quale è stato conferito nel 2002 il Premio Nobel per l’Economia a suggello del suo fondamentale lavoro nel campo delle TEORIE DECISIONALI E DELL’ECONOMIA.
Nonostante i numerosi tentativi di tematizzare e dare organicità all’ampio orizzonte delle TEORIE DELLA DECISIONE, solo negli Anni Settanta vennero pubblicati alcuni fondamentali lavori che gettarono le fondamenta della ricerca sulla PSICOLOGIA DELLE DECISIONI così come noi oggi la conosciamo ed apprezziamo. 
Entrambi gli articoli sono firmati da Kahneman e dall’amico Tversky i quali, a partire dal 1974, hanno pubblicato decine di lavori scientifici in cui è stata ampiamente discussa una nuova MODALITÀ DI STUDIO SU COME LE PERSONE VALUTANO L’INCERTEZZA E PRENDONO DECISIONI.
In concreto, Kahneman e Tversky mostrano per la prima volta in modo davvero convincente, ed inattaccabile, come I GIUDIZI DEGLI INDIVIDUI SIANO IL PRODOTTO FINALE DELL’AZIONE DI PARTICOLARI MECCANISMI COGNITIVI QUALI LA RAPPRESENTATIVITÀ, LA DISPONIBILITÀ E L’ANCORAGGIO.
Con questi termini viene fatto riferimento a SPECIFICI PROCESSI COGNITIVI CHE IN MANIERA DEL TUTTO INCONSAPEVOLE DIRIGONO E INFLUENZANO IN MANIERA MASSIVA LA MAGGIOR PARTE DELLE NOSTRE DECISIONI QUOTIDIANE.
La disponibilità, ad esempio, è un’euristica descritta ampiamente dagli autori, utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, LE PERSONE UTILIZZANO LA LORO ESPERIENZA RELATIVA ALL’ACCADIMENTO DI QUEGLI EVENTI IN PASSATO. Tuttavia, IN QUESTE OCCASIONI, LE INFORMAZIONI CHE VENGONO RECUPERATE DALLA MEMORIA NON SONO QUELLE CON IL POTERE INFORMATIVO MAGGIORE MA SPESSO SONO QUELLE PIÙ VIVIDE, SONO CIOÈ LE INFORMAZIONI ALLE QUALI L’INDIVIDUO HA ASSOCIATO I CONNOTATI EMOTIVI PIÙ FORTI.
Ciò significa che EVENTI CHE SI SONO VERIFICATI PIÙ SPESSO NELLA VITA DI UN INDIVIDUO, O CHE LO HANNO MAGGIORMENTE IMPRESSIONATO, TENDONO AD ESSERE GIUDICATI COME PIÙ PROBABILI ANCHE SE IN REALTÀ NON LO SONO. A dimostrazione di ciò, LE PERSONE IN MEDIA GIUDICANO LA FREQUENZA DEGLI INCIDENTI AEREI SIGNIFICATIVAMENTE SUPERIORE RISPETTO AL REALE RAPPORTO TRA VOLI AEREI SENZA INCIDENTI E VOLI CON INCIDENTI.
In questo modo Kahneman, in prima persona, ha dato inizio ad un lungo percorso che ha progressivamente messo in discussione la validità descrittiva dell’assunzione di razionalità e del modello normativo dell’Utilità Attesa, proposto da von Neumann.
Le loro ricerche hanno come punto di partenza la CONSTATAZIONE E VALUTAZIONE DI APPARENTI ANOMALIE E CONTRADDIZIONI OSSERVABILI NEL COMPORTAMENTO QUOTIDIANO DELLE PERSONE. 
In particolar modo essi osservano che POSTI DEGLI INDIVIDUI DI FRONTE AD UNA SCELTA, ESSI SI COMPORTANO IN MANIERA SIGNIFICATIVAMENTE DIVERSA, MOSTRANDO UNA PROPENSIONE AL RISCHIO OPPURE UN’AVVERSIONE AD ESSO, A SECONDA DI COME LA SCELTA E LE OPZIONI VENGONO PRESENTATE LORO. 
L’esempio proposto dall’autore è il seguente: LE PERSONE SONO DISPOSTE AD ATTRAVERSARE UN’INTERA CITTÀ PER RISPARMIARE 5 EURO PER UN CAPO CHE NE COSTA 15, MENTRE NON SONO DISPOSTE A FARE ALTRETTANTO PER RISPARMIARE LA STESSA CIFRA PER L’ACQUISTO DI UN CAPO CHE È VENDUTO A 125 EURO.
In ambito finanziario, questo fenomeno è rappresentato da:
una tendenza degli investitori ad assumersi più rischi se questo significa evitare una perdita sicura;
una TENDENZA AD ESSERE PIÙ PRUDENTI QUANDO VIENE DATA L’OPPORTUNITÀ DI OTTENERE UN GUADAGNO SICURO.
Da queste riflessioni, gli autori sono arrivati a dimostrare come le preferenze vengano espresse nel momento stesso in cui viene posto il problema e in funzione del MODO IN CUI LE INFORMAZIONI SONO PRESENTATE DI VOLTA IN VOLTA, e che, quindi, non vi è modo per la nostra mente di garantire l’esistenza di un ordine di preferenze e credenze, che sia coerente e determinato a priori. 
Questo non significa, sottolinea Kahneman, che LA SCELTA VIENE COMPIUTA IN MANIERA NECESSARIAMENTE IRRAZIONALE, ma è fondamentale per gli operatori del settore economico/decisionale riconoscere e tenere debitamente in considerazione l’asimmetria spesso evidente nelle scelte quotidiane degli uomini.
Tale asimmetria, aggiunge l’autore, è molto evidente nelle situazioni di rischio in cui IL SOGGETTO DEVE PRENDERE UNA DECISIONE E METTERE IN ATTO UN CERTO COMPORTAMENTO IN UNA SITUAZIONE DI INCERTEZZA. Qui, infatti, il comportamento sembra essere dettato da una valutazione soggettiva delle probabilità, molto diversa da quella oggettiva.
Il lavoro che più di ogni altro merita di essere citato è certamente l’articolo pubblicato nel 1979 sulla prestigiosa rivista Econometrica, in cui Kahneman e Tversky attraverso la definizione della TEORIA DEL PROSPETTO, stabiliscono uno dei punti di riferimento più solidi e convincenti per lo studio delle decisioni in condizioni di incertezza.
Nel corso della sua vita Kahneman si è inoltre interessato ad una disciplina emergente come l’ECONOMIA COMPORTAMENTALE, dando anche in questo ambito un fondamentale contributo grazie all’utilizzo di scenari di vita quotidiana che hanno permesso di evidenziare distorsioni valutative in ambito economico.
A suggello del grande contributo di questo professionista all’economia e alle discipline psicologiche che si interessano dei processi decisionali in condizioni di incertezza, nel 2002 è stato conferito a Daniel Kahneman il Premio Nobel per l’Economia.
Federica Grazioli    

Bibliografia
Kahneman D., Tversky A. (1974). Judgment under uncertainty: Heuristics and Biases. Science, 185, 1124-1131.
Kahneman D., Tversky A. (1979). Prospect theory: An analysis of decision under risk. Econometrica, 47, 263-291.
Kahneman D., Tversky A. (1981). The framing of decisions and the psychology of choice. Science, 211, 453-458.
Kahneman D., Slovich P., Tversky A. (eds). (1982). Judgment under uncertainty: Heuristics and Biases. New York: Cambridge University Press.

http://www.soldionline.it/guide/psicologia-finanza/teorie-della-decisione-la-rivoluzione-kahneman

venerdì 21 dicembre 2012

Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete un maledetto televisore a schermo gigante; scegliete lavatrici, automobili, lettori CD e apriscatole elettrici; scegliete di sedervi su un divano a spappolarvi il cervello e ad annientarvi lo spirito davanti a un telequiz. E alla fine scegliete di marcire





Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete un maledetto televisore a schermo gigante; scegliete lavatrici, automobili, lettori CD e apriscatole elettrici; scegliete di sedervi su un divano a spappolarvi il cervello e ad annientarvi lo spirito davanti a un telequiz. E alla fine scegliete di marcire; di tirare le cuoia in un ospizio schifoso, appena un motivo d'imbarazzo per gli idioti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro. Scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?
Renton (Ewan McGregor) - Trainspotting


mercoledì 31 ottobre 2012

Theodor Adorno. La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta

Quel che temiamo più di ogni cosa ha una proterva tendenza a succedere realmente
Theodor Adorno




In psicologia la chiamano "profezia che si auto-avvera". 
Quando si teme fortemente qualcosa si mettono inconsciamente in atto una serie di meccanismi che determinano proprio l'evento temuto


Se gli uomini non fossero fin nel più profondo indifferenti a ciò che accade agli altri in generale, al di fuori dei pochi cui si trovano ad essere strettamente legati, magari solo per interessi tangibili, allora Auschwitz non sarebbe stata possibile, allora gli uomini non l'avrebbero accettata.
Theodor Adorno


La vera felicità del dono è tutta nell'immaginazione della felicità del destinatario: e ciò significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l'altro come un soggetto. [...]
La decadenza del dono si esprime nella penosa invenzione degli articoli da regalo.
Theodor Wiesengrund Adorno, Minima moralia (Parte prima - 1944, 21 - Non si accettano cambi)


 Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze
 Theodor Adorno




La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.
Theodor Adorno (1903-1969), Minima moralia

Le atrocità sollevano un'indignazione minore, quanto più le vittime sono dissimili dai normali lettori, quanto più sono "more", "sudice", dago. Questo fatto illumina le atrocità non meno che le reazioni degli spettatori. Forse lo schema sociale della percezione presso gli antisemiti è fatto in modo che essi non vedono gli ebrei come uomini. L'affermazione ricorrente che i selvaggi, i negri, i giapponesi, somigliano ad animali, o a scimmie, contiene già la chiave del pogrom. Della cui possibilità si decide nell'istante in cui l'occhio di un animale ferito a morte colpisce l'uomo. L'ostinazione con cui egli devia da sé quello sguardo – "non è che un animale" – si ripete incessantemente nelle crudeltà commesse sugli uomini, in cui gli esecutori devono sempre di nuovo confermare a se stessi il "non è che un animale", a cui non riuscivano a credere neppure nel caso dell'animale. Nella società repressiva il concetto stesso dell'uomo è la parodia dell'uguaglianza di tutto ciò che è fatto ad immagine di Dio. Fa parte del meccanismo della "proiezione morbosa" che i detentori del potere avvertano come uomo solo la propria immagine, anziché riflettere l'umano proprio come il diverso. L'assassinio è quindi il tentativo di raddrizzare la follia di questa falsa percezione con una follia ancora maggiore: ciò che non è stato visto come uomo, eppure lo è, viene trasformato in cosa, perché non possa confutare, con un movimento, lo sguardo del pazzo.
Theodor W. Adorno,  Minima Moralia. Reflexionen aus dem beschädigten Leben (1951)



Asilo per senza tetto. A che punto siamo con la vita privata, si vede dalla sede in cui dovrebbe svolgersi. "Abitare" non è più praticamente possibile. Le abitazioni tradizionali in cui siamo cresciuti hanno preso qualcosa di intollerabile: ogni tratto di agio e di comfort è pagato in esse con il tradimento della conoscenza, ogni traccia d'intimità con la muffosa comunità d'interessi della famiglia. Le abitazioni moderne, che hanno fatto tabula rasa, sono astucci preparati da esperti per comuni banausi, o impianti di fabbrica capitati per caso nella sfera del consumo, senza il minimo rapporto con gli abitanti: esse contrastano brutalmente ad ogni aspirazione verso un'esistenza indipendente, che del resto non esiste più. L'uomo moderno vuole dormire sul nudo terreno come una bestia, ha decretato un settimanale tedesco prima di Hitler, liquidando, col letto, la soglia tra la veglia e il sogno. Chi non dorme la notte è sempre disponibile e pronto a qualsiasi cosa senza resistere, vigile e incosciente nello stesso tempo. Chi si rifugia in appartamenti genuini, ma messi assieme a forza di acquisti, non fa che imbalsamarsi vivo. Chi cerca di sfuggire alla responsabilità dell'abitazione andando a stabilirsi in un hòtel o in un appartamento ammobiliato, fa, per così dire, virtù delle necessità imposte dall'emigrazione.
Il peggio capita, come sempre, a quelli che non hanno da scegliere. [...] Le distruzioni delle città europee, come i campi di lavoro e di concentramento, non fanno che seguire e completare ciò che lo sviluppo immanente della tecnica ha deciso da tempo circa il destino delle case. Le case non esistono più che per essere gettate via come vecchie scatole di conserva.
Theodor W. Adorno, Minima Moralia - Meditazioni della vita offesa - Einaudi pag. 34



Amare significa saper impedire
che l’immediatezza sia soffocata
dall’onnipresente pressione
della mediazione

L’amore è la capacità di avvertire
il simile nel dissimile
Sei amato solo dove puoi mostrarti
debole senza provocare
in risposta la forza
Theodor W. Adorno
Minima moralia (§§ 110 e 122)


10, Uniti e separati.
Il matrimonio, la cui abbietta parodia sopravvive in un'epoca che ha sottratto ogni terreno al matrimonio come diritto umano, serve oggi, per lo più, al trucco dell'autoconservazione: ognuno dei due congiurati attribuisce all'altro la responsabilità di tutto il male che commette, mentre - in reaItà - essi vivono insieme una vita torbida e stagnante. Un matrimonio dignitoso sarebbe solo quello in cui l'uno e l'altro avessero una vita indipendente, senza la fusione prodotta dalla comunità d'interessi che è imposta dalla necessità economica, e si assumessero - in perfetta libertà la responsabilità l'uno dell'altro.
Il matrimonio come comunità d'interessi significa inevitabilmente la degradazione dei partecipanti, e la perfidia dell'ordinamento del mondo è che nessuno, anche se ne fosse consapevole, potrebbe sfuggite a questa degradazione.
A volte si potrebbe pensate che la possibilità di un matrimonio senza infamia sia riservata a quelli che sono dispensati dalla ricerca dell'interesse, e cioè ai ricchi. Ma questa possibilità è del tutto formale, poiché questi privilegiati sono proprio quellí per cui la ricerca dell'interesse è diventata una seconda natura: altrimenti non conserverebbero il privilegio.



16. Per una dialettica del tatto. 
Goethe, che si rendeva chiaramente conto dell'incombente impossibilità dei rapporti umani nella società industriale nascente, ha cercato, nelle novelle degli Anni di viaggio, di rappresentare il tatto come la sola possibilità di salvezza tra gli uomini estraniati. Questa soluzione fa tutt'uno, per Goethe, con la rinuncia: con la rinuncia alla vicínanza piena, alla passione e alla felicità intera. L'umano consiste, per lui, in un'autolimitazione, che fa proprio in anticipo - per esorcizzarlo - il corso inevitabile della storia; l'inumanità del progresso, l'atrofizzazíone del soggetto, Ma ciò che è accaduto in seguito fa apparire la stessa rinuncia goethiana come un compimento. Tatto e umanità - che sono in lui una cosa sola - hanno percorso nel frattempo la via da cui, nell'opinione o nella speranza di Goethe, avrebbero dovuto tenerci lontani. Ma il tatto ha la sua ora storica precisa: che è quella in cui I'individuo borghese si è appena liberato dalla costrizione assolutistica. Libero e solo, esso risponde di se stesso, mentre le norme - elaborate dall'assolutismo - di rispetto e considerazione gerarchica, private della loro base economica e della loro forza minacciosa, sono tuttavia ancora abbastanza vive e presenti da rendere tollerabile la convivenza all'interno di gruppi privilegiati.

Questo paradossale incontro di assolutismo e liberalità non si avverte solo nel Wilheln Meister, ma anche nell'atteggiamento di Beethoven verso gli schemi tradizionali della composizione, e fino nella logica, nella ricostruzione soggettiva - ad opera di Kant - delle idee oggettivamente vincolanti. Le riprese regolari di Beethoven dopo le variazioni dinamiche, la deduzione kantiana delle categorie scolastiche dall'unità della coscienza, sono - in un senso eminente - operazioni piene di tatto.

Il presupposto del tatto è la convenzione in sé compromessa ma ancora presente. Oggi la convenzione è irrimediabilmente crollata, e continua a vívere solo nella parodia delle forme, in una etichetta arbitrariamente escogitata o ripescata ad uso degli ignoranti, come quella che certi consiglieri non richíesti insegnano sui giornali: mentre l'intesa che era alla base di quelle convenzioni nella loro stagione umana si è trasformata nella cieca conformità dei radioascoltatori e possesso d'automobile. La scomparsa del momento cerimoniale sembra, in un primo tempo, tornare a vantaggio del tatto. Questo si emancipa da ogni norma eteronoma, da ogni cattivo imparaticcio, e contegno pieno di tatto sarebbe - in questo senso - quello che si determina solo sulla specifica natura di ogni rapporto umano. Ma questo tatto emancipato incorre in difficoltà, come accade ad ogni nominalismo. Tatto non era la pura e semplice sottomissione alla convenzione cerimoniale: su cui, anzi, tutti i nuovi umanisti hanno esercitato senza tregua la loro ironia. La funzione del tatto è stata altrettanto paradossale del suo momento storico, implicando la conciliazione - a rigor di termini impossibile - tra l'istanza non riconosciuta della convenzione e l'istanza ribelle dell'individuo.
Il tatto non poteva misurarsi ad altro che a quella convenzione. Questa rappresentava - per quanto in forma rarefatta - l'universale, che costituisce la sostanza della stessa istanza índividuale. Il tatto è una differenza specifica, consíste in deviazioni consapevoli. Ma quando il tatto, ormai emancipato, si contrappone all'individuo come ad un assoluto, senza un universale da cui differire, manca l'individuo e finisce per fargli torto.
La domanda <<Come sta?>, quando non è più imposta e attesa dall'educazione, diventa indagatrice e offensiva; il silenzio intorno a questioni delicate si trasforma in asciutta indifferenza, dal momento che non c'è piú nessuna regola intorno a ciò di cui conviene o non conviene discorrere.
Glì individui cominciano - e non senza ragione - a reagire con ostilità al tatto:
un certo tipo di cortesia, anziché dar loro il senso di essere trattari come uomini, desta in loro il sospetto dello stato inumano in cui si trovano, e la persona cortese corre il rischio di passare per scortese, perché fa uso della cortesia come di un privilegio superato. Alla fine il tatto emancipato, puramente individuale, diventa una pura e semplice menzogna. Nell'individuo, esso si rivolge, di fatto, a ciò che, peraltro, tace accuratamente; il potere effettivo, e, piú ancora, il potere virtuale che ciascuno rappresenta. Dietro l'esigenza di affrontare l'individuo in modo assolutamente adeguato, senza preamboli di sorta, non c'è che la costante preoccupazione che ogni parola renda tacitamnte conto di ciò che l'interpellato rappresenta e di quelle che sono le sue chances nella gerarchia sempre piú rigida che include tutti quanti. Il nominalismo del tatto contribuisce al trionfo dell'universale piú universale, del nudo potere di disposizione, fin nelle costellazioni piú intime. L'abolizione delle convenzioni come di un orpello inutile, antiquato ed esteriore, consacra la realtà piú esteriore di tutte, una vita di dominio immediato. E che il venir meno anche di questa caricatura del tatto nel cameratismo a base di spintoni renda ancora piú insopportabile l'esistenza, non è che un altro segno della crescente impossibilità della convivenza umana nelle attuali circostanze.
Theodor W. Adorno, Minima Moralia - Meditazioni della vita offesa 


https://www.uploady.com/#!/download/Oh_YsGOIVOk/fkSYu4aHT6w26lCJ









giovedì 6 settembre 2012

Eileen Caddy. Sappi che il vecchio deve morire, affinché possa nascere il nuovo

Quando un bambino inizia a camminare, compie passi dapprima esitanti, fintantoché non acquista fiducia: poco per volta, i suoi passi si fanno più sicuri, fino a che è in grado di camminare senza vacillare. Indi, impara a correre e saltare; ma non è possibile bruciare le tappe. Altrettanto accade per la fede: deve essere costruita gradualmente, non si acquisisce in un colpo solo. Ogniqualvolta metterai alla prova la tua fede, essa crescerà, fino a consentirti di uscire dai tuoi limiti e di vivere interamente per mezzo di essa, poiché la tua sicurezza sarà radicata e stabile in Me. Sai di poter fare qualsiasi cosa con Me, dato che sono Io a compierla, lavorando dentro e attraverso di te; ti sarebbe impossibile con le tue sole forze. Riconosci sempre la fonte del tuo aiuto, della tua forza e ispirazione, e non dimenticare mai di rendere grazie. Non dare nulla per scontato, ma riconosci la presenza della Mia mano in ogni cosa.
Eileen Caddy, Le porte interiori

Tutto deve crescere ed espandersi. Non vorresti rimanere bambino per tutta la vita, nutrito e vestito da altri, mentre qualcuno fa tutte le cose per te. Se osservi un bambino, scoprirai la sua volontà di cambiare e di provare cose nuove: egli non smette di sperimentare e di imparare, crescendo ed espandendosi. Si tratta del naturale processo della crescita e del cambiamento. Un bambino non deve lottare per riuscirci: tutto avviene naturalmente. Lo stesso avviene con lo schiudersi della Nuova Era, che è già qui con te: non hai bisogno di batterti e lottare per entrarvi, nè devi temere l'ignoto o preoccuparti della rapidità dei cambiamenti e dell'espansione intorno a te. Guarda con gioia e aspettativa autentiche a ciò che attende di essere rivelato. Nulla è troppo grande, troppo meraviglioso o impossibile: osserva le Mie meraviglie dischiudersi nella perfezione autentica, e rendi eternamente grazie.
Eileen Caddy, Le porte interiori - Amrita

Scelgo di vivere per scelta e non per caso. 
Scelgo di fare dei cambiamenti, anziché avere delle scuse. 
Scelgo di essere motivata non manipolata. 
Scelgo di essere utile, non usata. 
Scelgo l’autostima, non l’autocommiserazione. 
Scelgo di eccellere, non di competere.
Scelgo di ascoltare la voce interiore, e non l’opinione casuale della gente.
La scelta è mia
Eileen Caddy

Sappi che il vecchio deve morire, affinché possa nascere il nuovo 
Eileen Caddy

Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti
Charles Darwin






sabato 28 gennaio 2012

Lucio Anneo Seneca. Mentre si rinvia, la vita passa Dum differtur, vita transcurrit

Non abbiate paura del dolore,
o finirà o vi finirà.
Seneca


[…] Omnes ignoscunt, nemo succurrit.
Tutti capiscono, nessuno viene in aiuto.
Seneca


Lieve è il dolore che parla.
Il grande, è muto.
Seneca

I dolori leggeri concedono di parlare:
i grandi dolori rendono muti.
Seneca


Bisogna esercitarsi a morire tutti i giorni.
Seneca

Aliquando enim et vivere fortifer facere est.
Ad ogni modo, anche vivere é un atto di coraggio.
Seneca

Vivere militare est.
Vivere vuol dire/è combattere.
Seneca

Chi domanda timorosamente, insegna a rifiutare
Seneca

La violenza ha le proprie radici nella debolezza
Lucio Anneo Seneca


Le difficoltà rafforzano la mente e il carattere,
così come il lavoro rafforza il corpo e la muscolatura
Lucio Anneo Seneca


Un albero non diventa solido e robusto se non è continuamente investito dal vento e sono queste raffiche che ne fanno il fusto compatto e ne rinsaldano le radici, che si abbarbicano con maggior forza al terreno; fragili sono invece quegli alberi che crescono in una valle tranquilla.
Lucio Anneo Seneca

Al saggio non può capitare nulla di male: non si mescolano i contrari.
Come tutti i fiumi, tutte le piogge e le sorgenti curative non alterano il sapore del mare, né l’attenuano, così l’impeto delle avversità non fiacca l’animo dell’uomo forte:
resta sul posto e qualsiasi cosa avvenga la piega a sé; è infatti più potente di tutto ciò che lo circonda. 
De Providentia, Lucio Anneo Seneca

Nihil accidere bono uiro mali potest: non miscentur contraria. Quemadmodum tot amnes, tantum superne deiectorum imbrium, tanta medicatorum uis fontium non mutant saporem maris, ne remittunt quidem, ita aduersarum impetus rerum uiri fortis non uertit animum: manet in statu et quidquid euenit in suum colorem trahit; est enim omnibus externis potentior.
De Providentia, Lucio Anneo Seneca


Dentro un raggio di sole che entra dalla finestra,
talvolta vediamo la vita nell’aria e la chiamiamo polvere.
Seneca



Vedo che mi è accaduto ciò che capita ai libri rimasti chiusi per troppo tempo e le cui pagine si sono incollate: bisogna, per così dire, srotolare la memoria e, di tanto in tanto, scuoterne via tutto quello che vi si è depositato.
Seneca





Si vis amari, ama
Se vuoi essere amato, ama
Seneca


Un fuoco, un delirio brucia questo folle cuore.
Divampa nel midollo delle ossa, scorre per le vene, sin giù nel ventre,
il fuoco, un desiderio nascosto, come fiamma che di trave in trave si propaga.
Seneca, Fedra (Fedra a Ippolito)

… ma la passione mi spinge al peggio.
Il mio cuore corre verso l'abisso, e lo sa, e con nostalgia si rivolge, ma invano, ai buoni consigli. Quando l'onda contraria investe una nave troppo carica, il nocchiero si prodiga, ma è inutile, e la nave è trascinata via, alla deriva… Che cosa conta la ragione? È la passione che vince, che comanda.
Un dio troppo potente sta dominando il mio cuore. Regna su tutta la terra, questo dio alato, non risparmia neppure Giove, lo brucia con l'indomita fiamma. E Marte, il guerriero? Le ha provate anche lui, quelle fiamme. E persino Vulcano si scotta a quel piccolo fuoco, lui che forgia il fulmine tripunte e attizza nei gioghi dell'Etna le fucine sempre furenti. E Febo stesso, il dio che scaglia le frecce, è trafitto da quella, più sicura, lanciata dal divino fanciullo che volteggia nell'aria ed è temuto sia in terra che in cielo.
Seneca, Fedra (Fedra alla nutrice)



Hoc mihi satis est, cotidie aliquid ex vitiis meis demere et errores meos obiurgare.
Questo mi basta, eliminare ogni giorno qualcosa dai miei difetti e rimproverare a me stesso i miei errori
Seneca

Non exiguum temporis habemus,sed multum perdidimus.
Non abbiamo poco tempo, ma molto ne abbiamo perso.
Seneca



Quando uno è arrabbiato dice cose che spesso non pensa.
È una reazione spontanea, è nell’indole di ogni uomo.
Quando uno è arrabbiato cerca le frasi
che possono il più possibile ferire la persona a cui sono dirette.
Ma in realtà, a conti fatti, a litigio terminato,
sta più male la persona che ha ricevuto quelle frecce avvelenate o colui che le ha scagliate?
Seneca


Poiché non siamo in grado di sopportare un’offesa, facciamo in modo di non riceverla.
Dobbiamo vivere con persone assai tranquille e affabili e nient’affatto ansiose e scontrose;
siamo portati a prendere il carattere di chi vive con noi, e come certe malattie del corpo si trasmettono per contagio, così l’animo trasmette i suoi difetti a chi gli sta vicino.
Lucio Anneo Seneca, L'ira, I sec.


Impara a piacere a te stesso.
Quello che tu pensi di te stesso
è molto più importante di quello che gli altri pensano di te.
Seneca


Tu parli in un modo, ma ti comporti in un altro” si dice.
Questo rimprovero (o gente maligna e nemica degli uomini migliori) fu già rivolto a Platone, a Epicuro, a Zenone: tutti costoro parlavano infatti non del modo in cui vivevano loro, ma del modo in cui si deve vivere. Parlo della virtù, non di me, e quando mi scaglio contro i vizi incomincio dai miei; quando mi sarà possibile, vivrò come dovrei.
Lucio Anneo Seneca, La vita felice, capitolo XVIII, estratto


Dum differtur, vita transcurrit.
Mentre si rimanda, la vita passa.
Seneca


Il saggio, invece, sa scegliere e vivere l’unica dimensione temporale che è sotto il suo controllo, cioè il presente, perché passato e futuro, per i quali spesso stiamo inutilmente in ansia, non sono in nostro potere.
Seneca, De Brevitate vitae.


Come certi scogli che, protesi verso il mare aperto, frangono le onde e, benché flagellati per tanti secoli, non mostrano alcuna traccia di quella violenza, così l'animo del saggio.
Seneca

Sicut quam saxa sparsis in mari fluctus gaudere,
et flagellatum saeculis licet, nullus in ea inferentes.
Come certi scogli che, protesi verso il mare aperto,
frangono le onde e, benché flagellati per tanti secoli,
non mostrano alcuna traccia di quella violenza.
Seneca.


Saltatemi pure addosso,
gettate su di me tutta la vostra furia:
vi vincerò sopportandovi.
Seneca, L'arte di essere felici


C’è sempre stato qualcuno che, dopo aver avuto tutto, bramò ancora qualcosa: tanta è la cecità umana e tanto facilmente si dimentica il punto di partenza una volta che si è andati avanti sulla via del successo.
Lucio Anneo Seneca


Nec invideamus altius stantibus:
quae excelsa videbantur praerupta sunt.
E non invidiamo coloro che stanno in alto:
quelle che sembrano vette, sono precipizi
Seneca




Ma, se sei uomo,
ammira chi tenta grandi imprese,
anche se fallisce.
Seneca


Giammai sarai felice finché ti tormenterai perché un altro è più felice di te.
Seneca, De Ira III, 30, 3 (citato in Schopenhauer, “L’arte di essere felici”)



Per aspera ad astra
La via che porta alle stelle è piena di ostacoli
Seneca


.. chi ha visto il proprio sangue e ha sentito i denti scricchiolare sotto i pugni, chi è stato messo a terra e schiacciato dall'avversario e, umiliato, non si è perso d'animo, chi si è rialzato più fiero, dopo ogni caduta, va a combattere con buone speranze di vittoria. Quindi, per continuare con questo paragone, molte volte ormai hai subito l'assalto del destino; tu, però non ti sei arreso, ma sei balzato in piedi e hai resistito con maggior fermezza: il valore, quando è sfidato, si moltiplica.
Seneca, Lettere a Lucilio


« Chiedi che male ci sia in questo? Immenso.
Infatti non vivono, ma sono in attesa di vivere: rimandano ogni cosa.
Anche se stessimo ben attenti, la vita ci fuggirebbe innanzi,
mentre noi indugiamo, essa passa oltre, come se appartenesse ad altri, […] »
Seneca, Lettera a Lucilio


Vivi con quelli che possono renderti migliore e che tu puoi rendere migliori.
C’è un vantaggio reciproco, perché gli uomini, mentre insegnano, imparano.
Seneca


Se i viaggi non ti giovano a nulla.
A un tale che si lamentava per la stessa ragione, Socrate disse:
« Perché ti meravigli se i viaggi non ti giovano a nulla?
Porti in giro te stesso. Ti insegue lo stesso motivo che ti ha fatto fuggire ».
Seneca, Lettere a Lucilio


[…] Si intraprende un viaggio dopo l'altro, da uno spettacolo si passa a un altro.
Come dice Lucrezio: “ In questo mondo ognuno sempre fugge se stesso ”.
Ma a che gli serve, se non sfugge a se stesso?
Egli s'insegue e s'incalza, sgradevolissimo compagno.
Pertanto dobbiamo sapere che se stiamo male,
non è colpa dei luoghi, ma di noi stessi.
Seneca


Fanno paura perché tutti dicono che fanno paura.
E bisognerà che tu soffra e patisca la sete e la fame e invecchi
(se ti toccherà di rimanere a lungo fra gli uomini) e ti ammali e ti consumi e muoia.
Tuttavia non c’è ragione di credere a quelli che gridano attorno a te:
nessuna di queste cose è un male, nessuna è insopportabile o penosa.
Fanno paura perché tutti dicono che fanno paura.
Seneca, Lettere a Lucilio.


Qui auget scientiam, auget et dolorem.
Quando aumenta il sapere, aumenta il dolore.
Lucio Anneo Seneca



Non è perchè le cose sono difficili che non osiamo,
è perchè non osiamo che sono difficili.
Seneca

Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza.
Seneca


Securae et quietae mentis est in omnes vitae suae partes discurrĕre.
È tipico di una mente serena e tranquilla spaziare in ogni parte della propria vita.
Seneca


Ma diventando in tutto e per tutto simile agli altri,
come faranno poi gli altri ad accorgersi di me?
Seneca


I metalli comuni si trovano a fior di terra:
quelli più pregiati stanno nascosti nelle viscere della terra
e fanno un guadagno maggiore a chi più scava.
Seneca


Chi bada esclusivamente al proprio interesse e per questo si impegna in un’amicizia, sbaglia di grosso. Finirà come ha cominciato. Si è procurato un amico per avere in futuro qualcuno che lo aiuterà, un giorno, a liberarsi dalle catene, ma al primo sferragliare della catena, quello se ne andrà. Queste sono amicizie che la gente chiama opportunistiche: chi è stato preso come amico soltanto per tornaconto, sarà gradito finché sarà utile. Ecco perché uno stuolo di amici attornia quelli che godono di fiorente fortuna. Intorno a chi ha subito un rovescio regna la solitudine; ben presto gli amici se la squagliano, appena messi alla prova. Ecco perché ci sono tanti esempi scandalosi di persone che abbandonano gli amici per paura e di altri ancora che sempre per paura li tradiscono. Il principio e la fine saranno inevitabilmente coerenti: chi ha cominciato a essere amico perché gli conviene, cesserà anche di esserlo perché gli conviene.
Seneca (Epistulae morales ad Lucilium)


1. Non credere che la felicità possa dipendere dal benessere materiale.
Poggia su fragili basi chi è contento dei beni che vengono dall'esterno:
ogni gioia che viene dal di fuori se ne andrà.
Quella che invece nasce dal proprio animo è salda e sicura cresce e ci accompagna fino alla morte: tutti gli altri beni ammirati dal volgo durano solo un giorno.
“E allora? Non possono essere utili e piacevoli”.
Chi dice di no? Ma solo se essi dipendono da noi e non noi da essi.
2. Tutte quelle cose che dipendono dalla fortuna possono procurare gioia utilità
solo chi le possiede è padrone anche di se stesso e non schiavo di quello che possiede.
Si sbaglia infatti, Lucilio, chi crede che la fortuna ci dia qualche bene o qualche male:
ci dà la materia del bene e del male e i principi di quelle cose che noi trasformeremo in male o bene. L'animo infatti è più forte di ogni fortuna e guida la sua condotta verso una delle due parti ed è la causa della sua felicità o della sua infelicità.
Seneca, Lettere a Lucilio


Da nulla, quindi, bisogna guardarsi meglio che dal seguire, come fanno le pecore,
il gregge che ci cammina davanti, dirigendoci non dove si deve andare, ma dove tutti vanno.
E niente ci tira addosso i mali peggiori come l'andar dietro alle chiacchiere della gente, convinti che le cose accettate per generale consenso siano le migliori e che, dal momento che gli esempi che abbiamo sono molti, sia meglio vivere non secondo ragione, ma per imitazione. Di qui tutta questa caterva di uomini che crollano gli uni sugli altri.
Quello che accade in una gran folla di persone, quando la gente si schiaccia a vicenda (nessuno cade, infatti, senza trascinare con sé qualche altro, e i primi provocano la caduta di quelli che stan dietro), capita nella vita: nessuno sbaglia solo per sé, ma è la causa e l'origine degli errori degli altri; infatti è uno sbaglio attaccarsi a quelli che ci precedono, e poiché ognuno preferisce credere, piuttosto che giudicare, mai si esprime un giudizio sulla vita, ma ci si limita a credere: così l'errore, passato di mano in mano, ci travolge e ci fa precipitare. Gli esempi altrui sono quelli che ci rovinano; noi invece staremo bene appena ci staccheremo dalla folla.
Seneca, De vita beata



Filosofia: una lettera di Seneca sulla vera nobiltà.
Tu continui a farti piccolo ai miei occhi e dici che è stata cattiva con te prima la natura, poi la sorte; mentre dipende da te sollevarti al di sopra del volgo e salire al più alto grado della felicità umana. Fra gli altri vantaggi, la filosofia ha almeno questo: non guarda l’albero genealogico. Tutti gli uomini, ricondotti alla loro prima origine, discendono dagli dèi. Sei cavaliere romano ed è stata la tua operosità a portarti a questo grado, e, per Ercole, molti non hanno accesso alle prime quattordici file* [* in teatro le prime quattordici file di scanni era riservate ai cavalieri ]. Il senato non è aperto a tutti. Anche l’esercito, che arruola gli uomini per la fatica e per i rischi, è esigente nella scelta. La saggezza è aperta a tutti; tutti abbiamo la nobiltà sufficiente per aspirarvi. La filosofia non respinge né sceglie nessuno: essa risplende per tutti. Socrate non era patrizio. Cleante lavorò di braccia ad attingere acqua per l’irrigazione di un giardino. La Filosofia non accolse Platone perché nobile, ma lo rese tale. Perché non dovresti sperare di farti pari a loro? Tutti costoro sono i tuoi antenati, se ti mostri degno di loro; e lo sarai, se ti persuaderai subito che nessuno ti supera in nobiltà. Tutti noi abbiamo lo stesso numero di antenati: l’origine di tutti va oltre ogni umano ricordo. Platone afferma che non c’è nessun re che non tragga le sue origini da schiavi, e nessuno schiavo che non derivi da re. Un lungo alternarsi di vicende ha mischiato queste condizioni sociali, e la fortuna le ha capovolte a suo capriccio. Chi è nobile? Colui che è stato ben disposto dalla natura alla virtù. Bisogna considerare questo solo valore; altrimenti, se ci si riferisce agli antenati, ciascuno mette capo a un punto prima del quale non c’è nulla. Un’alterna vicenda di generazioni nobili od oscure ci ha portato dall’origine del mondo fino ai nostri tempi. Non è la casa piena di ritratti anneriti dal tempo che rende nobili. Nessun antenato è vissuto per la nostra gloria, né può essere attribuito a noi ciò che è avvenuto prima di noi. E’ l’animo che ci rende nobili: da qualunque condizione sociale esso può sollevarsi al di sopra della fortuna. Supponi che tu non sia cavaliere romano , ma un liberto : potresti tuttavia ottenere di essere il solo liberto fra coloro che sono nati liberi. “Come?” dirai. Se saprai distinguere il bene dal male senza inchinarti all’opinione del volgo. Bisogna guardare non donde le cose traggano origine,  ma a qual fine riescano. Se c’è qualche cosa che possa rendere la vita felice, essa è senz’altro un bene, perché non può degenerare in un male. Qual’è dunque l’errore in cui si cade, dal momento che tutti desiderano la felicità? L’errore sta nel fatto che gli uomini scambiano i mezzi per il fine, e, mentre cercano la felicità, in realtà la fuggono. Infatti, mentre l’essenza della felicità consiste in una imperturbabile serenità e nella fiducia incrollabile di conquistarla, gli uomini si creano continue preoccupazioni e se le portano con sé, anzi le trascinano attraverso il cammino della vita, come pesanti bagagli. Così si allontanano sempre di più dalla realizzazione di quella felicità che desiderano; quanto più si affannano, tanti più ostacoli si creano, e così retrocedono. Come avviene a quelli che si affrettano in un labirinto; la loro stessa velocità li impaccia.
Seneca, Epistole a Lucilio.


Il fato guida chi lo segue,
trascina chi gli si oppone.
Seneca

"La guida dell'azione va invece ricercata, ancora una volta, nel princìpio attivo dell'anima (heghemonikòn), al quale deve sottostare quello passivo (pàthos). Sono le passioni infatti che impediscono l'adeguamento della condotta umana alla razionalità. Raggiungendo lo stato di dominio sulle passioni o apatia (απάθεια), ciò che poteva apparire come male e dolore si rivela come un elemento positivo e necessario; anche la malattia e la morte quindi vanno accettate. Si tratta di un'etica del dovere riassunta da Epitteto nel celebre motto «ανέχoυ καί απέχoυ» («sopporta e astieniti»), non tanto come invito a sopportare il dolore e astenersi dai piaceri, ma ad accogliere serenamente quel che riserva il destino evitando però di farsi coinvolgere emotivamente.
Questo è anche il senso della famosa metafora stoica che paragona la relazione uomo-Universo a quella di un cane legato ad un carro. Il cane ha due possibilità: seguire armoniosamente la marcia del carro o resisterle. La strada da percorrere sarà la stessa in entrambi i casi; ma se ci si adegua all'andatura del carro, il tragitto sarà armonioso. Se, al contrario, si oppone resistenza, la nostra andatura sarà tortuosa, poiché saremo trascinati dal carro contro la nostra volontà. L'idea centrale di questa metafora è espressa in modo sintetico e preciso da Seneca, quando sostiene:
«Ducunt volentem fata, nolentem trahunt»
«Il destino guida chi lo accetta, 
e trascina chi è riluttante».
Seneca, Epist., 107, 10.
https://it.wikipedia.org/wiki/Stoicismo#cite_ref-14


Che grande illusione è quella degli uomini che vogliono portare il loro dominio al di là dei mari e si credono al colmo della felicità se occupano con gli eserciti molte province, e ne aumentano ancora il numero, ma ignorano quell'eccelso dominio che ci uguaglia agli dei!
L'impero su se stesso è il più grande di tutti gli imperi.
Seneca, Lettere a Lucilio, XIX, 113, 30




Timendi causa est nescire, ipsa scientia potestas est.
L'ignoranza è causa di paura, la conoscienza di potere
Lucio Anneo Seneca



Le nostre paure sono molto più numerose dei pericoli concreti che corriamo.
Soffriamo molto di più per la nostra immaginazione che per la realtà.
Seneca

Sono più le cose che ci spaventano di quelle che ci minacciano effettivamente,
Lucilio mio, e spesso soffriamo più per le nostre paure che per la realtà
Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio


Ricordati di spogliare gli avvenimenti dal tumulto di pensieri che li accompagna e di considerarli nella loro essenza: capirai che in essi non c’è niente di terribile se non la nostra paura.
Lucio Anneo Seneca


 “Analizza anzitutto se esistono indizi sicuri del male che dovrebbe sopraggiungere: per lo più sono i sospetti la causa della nostra sofferenza, e siamo ingannati dalle dicerie che sogliono far perdere una guerra e, a maggior ragione, abbattono gli individui. E' così, o mio Lucilio, ci associamo troppo in fretta alle opinioni della gente, non osserviamo sotto una giusta luce ciò che ci spinge alla paura né lo analizziamo, ma trepidiamo e voltiamo le spalle, come quei soldati che per il polverone sollevato da una mandria in fuga abbandonano in tutta fretta l'accampamento, o che sono atterriti dal diffondersi di qualche fandonia chissà da chi inventata. Non so come, ma le pure invenzioni ci sconvolgono di più; la verità ha in effetti una sua misura; tutto ciò che è frutto d'incertezza entra nel dominio della congettura e delle fantasie di un animo in preda alla paura. Non c'è dunque nulla di così disastroso, di tanto incontrollabile quanto il timor panico, perché, se le angosce di altro genere sono infondate, quelle provocate dal panico non hanno alcun senso.”
Seneca, Lettere morali a Lucilio, libro secondo


Inpares nascimur, pares morimur.
Nasciamo diversi, moriamo uguali.
Seneca Lettere a Lucilio XV, 91


“Vulnerant omnes, ultima necat”
(omnes feriunt, ultima necat)
(tutte feriscono, l'ultima uccide)
Iscrizione dell’orologio della Cattedra Normanna di Pisa.
Seneca 'il vecchio'


Vulpem pilum mutare, non mores
La volpe cambia il pelo, non le abitudini
Svetonio

Abbiamo davanti agli occhi i vizi degli altri, 
mentre i nostri ci stanno dietro
Aliena vitia in oculis habemus, 
a tergo nostra sunt
Lucio Anneo Seneca


Non c'è più possibilità di rimedio
quando quelli che prima erano vizi
sono ormai diventati abitudini
Lucio Anneo Seneca



Sbaglia chi pensa che siano DIFETTI DEL NOSTRO TEMPO
la dissolutezza, l'abbandono dei buoni costumi e gli altri vizi che ognuno attribuisce al suo tempo.
Questi sono vizi degli uomini, non dei tempi, e nessuna epoca ne va esente.
Seneca


"In molti potrebbero raggiungere il traguardo della saggezza se non pensassero di esservi già arrivati e non dissimulassero alcuni loro difetti, scavalcandone altri a occhi chiusi. Non c'è ragione di credere che la nostra adulazione, quella nei confronti di noi stessi, ci rechi meno danno dell'adulazione altrui. Chi ha veramente il coraggio di dire tutta la verità a se stesso?"
Seneca



Ricordati di spogliare gli avvenimenti dal tumulto che li accompagna e di considerarli nella loro essenza: capirai che in essi non c'è niente di terribile se non la nostra paura.
Seneca


Non lasciar cadere e raffreddarsi gli slanci del tuo animo, ma dominali e regolali,
affinchè quelli che sono solo slanci diventino una costante disposizione dell'animo
Lucio Anneo Seneca


Un fuoco, un delirio brucia questo folle cuore.
Divampa nel midollo delle ossa, scorre per le vene,
sin giù nel ventre, il fuoco, un desiderio nascosto,
come fiamma che di trave in trave si propaga.
Seneca



Mentre si rinvia, la vita passa
Dum differtur, vita transcurrit
Lucio Anneo Seneca

“Vulnerant omnes, ultima necat”
(omnes feriunt, ultima necat)
(tutte feriscono, l'ultima uccide)
Iscrizione dell’orologio della Cattedra Normanna di Pisa.
Seneca 'il vecchio'


 Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che DIMENTICANO IL PASSATO, TRASCURANO IL PRESENTE, TEMONO IL FUTURO, giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati OCCUPATI TANTO TEMPO SENZA CONCLUDERE NULLA.
Seneca

Lì ora PRESENTE è invano,
non fa che percuotere e fugge,
sol nel PASSATO è il bello,
sol ne la MORTE è il vero.
Giosuè Carducci
La vita è come una commedia: non importa quanto è lunga, ma come è recitata.
Seneca

Come una commedia, anche LA VITA NON IMPORTA CHE SIA LUNGA, ma che sia ben rappresentata
Seneca

NIENTE CI APPARTIENE, Lucilio, SOLO IL TEMPO E' NOSTRO.
La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per IL TEMPO CHE HA RICEVUTO, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.
Seneca



La vita non è breve.
La percepiamo noi breve,
a causa della nostra incapacità
di vedere lontano
Lucio Anneo Seneca

La vita è breve: evitiamo, dunque, programmi troppo estesi: ogni giorno, ogni ora ci mostra la nostra nullità e ricorda a noi smemorati, con qualche nuovo argomento, la nostra fragile natura. Allora noi, che facciamo programmi come se la nostra vita fosse eterna, siamo costretti a pensare alla morte. Si volge, infatti, ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.
Lucio Anneo Seneca


"Chi ha paura della morte non vive da uomo vivo; chi invece la vede come un traguardo naturale riservatogli fin dal momento della nascita, vive secondo le regole di natura e in virtù della sua forza d'animo non sarà mai colto di sorpresa né disarmato da alcuna esperienza. Può essere un male ritornare là donde si è venuti? Vive male chi non sa morire bene. La prima cosa da fare è togliere eccessivo valore a questo bene transitorio che è la nostra vita, e darle solo il peso che merita."
Seneca. 


Ci è stata data un vita abbastanza lunga e per il compimento di cose grandissime, se venisse spesa tutta bene; ma quando si perde tra il lusso e la trascuratezza, quando non la si spende per nessuna cosa utile, quando infine ci costringe la necessità suprema, ci accorgiamo che è già passata essa che non capivano che stesse passando. È così: non abbiamo ricevuto una vita breve, ma la rendiamo tale, e non siamo poveri di essa ma prodighi. Come ricchezze notevoli e regali, quando sono giunte ad un cattivo padrone, in un attimo si dissipano, ma, sebbene modeste, se sono state consegnate ad un buon amministratore, crescono con l'uso, così la nostra vita dura molto di più per chi la dispone bene.
Lucio Anneo Seneca


Parte del tempo ce lo strappano di mano,
parte ce lo sottraggono con delicatezza,
e parte scivola via senza che ce ne accorgiamo.
Lucio Anneo Seneca
Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso; andrà il tempo della vita per la via intrapresa e non tornerà indietro né arresterà il suo corso; non farà rumore, non darà segno della sua velocità: scorrerà in silenzio, non si allungherà per editto di Re o favore di popolo; correrà come è partito dal primo giorno, non farà mai fermate, mai soste. Che avverrà? tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi aver tempo.
Lucio Anneo Seneca




Ci è stata data un vita abbastanza lunga e per il compimento di cose grandissime, se venisse spesa tutta bene; ma quando si perde tra il lusso e la trascuratezza, quando non la si spende per nessuna cosa utile, quando infine ci costringe la necessità suprema, ci accorgiamo che è già passata essa che non capivano che stesse passando. È così: non abbiamo ricevuto una vita breve, ma la rendiamo tale, e non siamo poveri di essa ma prodighi. Come ricchezze notevoli e regali, quando sono giunte ad un cattivo padrone, in un attimo si dissipano, ma, sebbene modeste, se sono state consegnate ad un buon amministratore, crescono con l'uso, così la nostra vita dura molto di più per chi la dispone bene.
Lucio Anneo Seneca


Il mondo è eterno, ma le sue singole parti non sono sempre uguali.
Seneca


LA FELICITA' (da "La Felicità" di Seneca - Newton & Compton)
Tutti aspiriamo alla felicità, ma, quanto a conoscerne la via, brancoliamo nel buio. E' infatti così difficile raggiungerla che più ci affanniamo a cercarla, più ce ne allontaniamo, se prendiamo una strada sbagliata e se questa, poi, conduce addirittura in una direzione contraria (...)
(...) Perciò dobbiamo avere innanzitutto ben chiaro ciò che vogliamo, dopodiché cercheremo la via per arrivarci, e lungo il viaggio stesso, se sarà quello giusto, dovremo misurare giorno per giorno la strada che ci lasciamo indietro e quanto si fa più vicino quel traguardo a cui il nostro impulso naturale ci porta. (...)
(...) Non c'è nulla di peggio che seguire, come fanno le pecore, il gregge di coloro che ci precedono, perché essi ci portano non dove dobbiamo arrivare, ma dove vanno tutti. Questa è la prima cosa da evitare. Niente c'invischia di più in mali peggiori che l'adeguarci al costume del volgo, ritenendo ottimo ciò che approva la maggioranza, e il copiare l'esempio dei molti, vivendo non secondo ragione ma secondo la corrente. (...) 
(...) Di fronte alla felicità non possiamo comportarci come nelle votazioni, accodandoci alla maggioranza, perché questa proprio per il fatto di essere la maggioranza è peggiore. I nostri rapporti con le vicende umane non sono infatti così buoni da poterci indurre a ritenere che il meglio stia dalla parte dei più, perché la folla testimonia esattamente il contrario, che cioè il peggio, per l'appunto, sta lì. Sforziamoci dunque di vedere e di seguire non i comportamenti più comuni ma cosa sia meglio fare, non ciò che è approvato dal volgo, pessimo interprete della verità, ma ciò che possa condurci alla conquista e al possesso di una durevole felicità.
(versione di Mario Scaffidi Abbate)
http://www.paroledisaggezza.altervista.org/seneca-felicita.htm




Ogni giorno moriamo [cotidie morimur]; ogni giorno ci viene tolta una parte della vita e anche quando ancora cresciamo, la vita decresce. Abbiamo perduto l'infanzia, poi la fanciullezza, poi la giovinezza. Tutto il tempo trascorso fino a ieri è ormai perduto; anche questo giorno che stiamo vivendo lo dividiamo con la morte. Come la clessidra [quemadmodum clepsydram] non la vuota l'ultima goccia d'acqua ma tutta quella defluita prima, così l'ora estrema, che mette fine alla nostra vita, non provoca da sola la morte, ma da sola la porta a termine. Noi vi giungiamo in quel momento; da tempo, però, vi siamo diretti [tunc ad illam pervenimus, sed diu venimus].
Seneca, Ep. ad Lucilium, XXIV


I più ondeggiano infelici tra il timore della morte e le angosce della vita: 
non vogliono vivere, né sanno morire.
Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, 62/65


Da buon stoico quale era, Seneca non condanna il suicidio: quando non si può più applicare la virtù, quando l’uomo non é più libero esso é concesso come extrema ratio:
"non sempre bisogna cercare di tenere la vita, perchè vivere non é un bene, ma é un bene vivere bene. Così il saggio vivrà quanto deve, non quanto può; esaminerà dove gli converrà vivere, con quali persone, in quali condizioni, con quali occupazioni. Egli si preoccupa sempre del tipo di vita che conduce , non della sua durata: se gli si presentano molte avversità che turbano la sua tranquillità , esce dal carcere ... Quel che importa non é morire più presto o più tardi, ma importa morire bene o male, ma morire bene é fuggire il pericolo di vivere male"
Epistole a Lucilio, 70 



La sorte non ha innalzato nessuno tanto da non ritorcere contro di lui quanto gli aveva concesso di fare. Non fidarti della momentanea bonaccia: fa presto il mare ad agitarsi
nello stesso giorno le barche affondano là dove si erano spinte per diporto.
 Lucio Anneo Seneca da Lettere a Lucilio


Seneca – Lettera a Lucilio, libro I: l’uso del tempo
1 – Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto.

2 – Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va.

3 – Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.

[...]

Il tempo scorre velocissimo e ce ne accorgiamo soprattutto quando guardiamo indietro: mentre siamo intenti al presente, passa inosservato, tanto vola via leggero nella sua fuga precipitosa. Ne chiedi il motivo? TUTTO IL TEMPO TRASCORSO SI TROVA IN UNO STESSO LUOGO; lo vediamo simultaneamente, sta tutto insieme; OGNI COSA PRECIPITA NELLO STESSO BARATRO. E, del resto, non possono esserci lunghi intervalli in una cosa che nel complesso è breve. LA NOSTRA VITA È UN ATTIMO, ANZI, MENO DI UN ATTIMO; MA LA NATURA CI HA SCHERNITO DANDO UN'APPARENZA DI DURATA A QUESTO SPAZIO DI TEMPO MINIMO: di una parte ne ha fatto l'infanzia, di un'altra la fanciullezza, poi l'adolescenza, il declino dall'adolescenza alla vecchiaia e la vecchiaia stessa. Quanti gradini ha collocato in una scala così corta!Poco fa ti ho salutato; e tuttavia questo "poco fa" è una buona parte della nostra esistenza, e la sua breve durata, pensiamoci, un giorno finirà. Non mi sembrava in passato che il tempo scorresse tanto veloce; ora la sua celerità mi appare incredibile, sia perché sento che si avvicina la meta, sia perché ho cominciato a osservare e a fare il conto delle mie perdite. Perciò mi sdegno tanto più con coloro che spendono in occupazioni inutili la maggior parte di questo tempo insufficiente già per le attività necessarie, anche se vi si bada con la massima cura.... Perché ti tormenti e ti maceri su un problema che è cosa più intelligente disprezzare che risolvere? Se uno si sposta tranquillo e con tutta calma, può anche raccogliere le cose di poco conto: ma quando il nemico incalza alle spalle e il soldato ha ricevuto l'ordine di muoversi, bisogna gettar via quanto si è accumulato nella quiete della pace.
Seneca

Lucio Anneo Seneca. Come debba comportarsi il vero filosofo.
“Che tu ti adoperi con impegno, lasciando da parte tutto il resto, unicamente a MIGLIORARTI OGNI GIORNO, l’approvo e mi fa piacere, e non solo ti esorto a perseverare, ma te ne prego. Ti avverto, però, di NON FARE NULLA DI STRAVAGANTE RISPETTO AL TUO STILE DI VITA, come quelli che desiderano non progredire, ma farsi notare; evita l’abbigliamento trasandato, i capelli lunghi e la barba incolta, evita di dichiarare odio all’argenteria e di dormire sulla nuda terra; EVITA TUTTO CIÒ CHE CON PROCEDIMENTO CAPOVOLTO MIRA SOLO AD ATTIRARE L’ATTENZIONE. Il nome di «filosofia» è già di per sé abbastanza impopolare, anche se la si pratica con discrezione; che sarà poi se cominceremo a sottrarci alle comuni abitudini degli uomini? NEL NOSTRO INTIMO SIAMO IN TUTTO DISSIMILI, MA IL NOSTRO ASPETTO ESTERIORE SI ACCORDI CON QUELLO DELLA GENTE. La toga non sia splendente, ma nemmeno sudicia, cerchiamo di non avere argenteria cesellata in oro massiccio, ma nemmeno consideriamo segno di frugalità non vere affatto oro o argento. COMPORTIAMOCI IN MODO DA CONDURRE UNA VITA MIGLIORE DI QUELLA DELLA MASSA, NON CONTRARIA: ALTRIMENTI FINIAMO PER METTERE IN FUGA E TENERE LONTANI DA NOI PROPRIO COLORO CHE VORREMMO MIGLIORARE, E FACCIAMO SÌ CHE ESSI NON VOGLIANO IMITARE NULLA DI NOI, TEMENDO DI DOVER IMITARE TUTTO. La filosofia promette buon senso, umanità e socievolezza; ma, SE CI DIFFERENZIAMO TROPPO DAGLI ALTRI NEL MODO DI VITA, COME POTREMO DARNE PROVA? Badiamo che i comportamenti con cui vogliamo suscitare ammirazione non provochino il riso e il disprezzo. Certamente il nostro proposito è vivere secondo natura: ma è contro natura tormentare il proprio corpo, aborrire le più elementari cure igieniche, ricercare un aspetto orrido e nutrirsi di cibi non solo poveri, ma disgustosi e ripugnanti. Come è da gaudenti desiderare cose troppo raffinate, così è da pazzi rifuggire da quelle comuni e di poco prezzo. LA FILOSOFIA RICHIEDE FRUGALITÀ, NON SOFFERENZA; la frugalità, d’altra parte, può essere accompagnata da un certo decoro. MI SEMBRA GIUSTO QUESTO CRITERIO DI MISURA: LA VITA COMBINI NELLE GIUSTE PROPORZIONI I COSTUMI DEI SAGGI E QUELLI DELLA GENTE COMUNE. Che tutti ammirino il nostro modo di vivere, ma che possano anche capirlo. «E allora? Ci comporteremo come gli altri? Non ci sarà nessuna differenza fra noi e loro?». Ce ne sarà molta: CHI CI OSSERVA PIÙ DA VICINO COMPRENDERÀ CHE SIAMO DIVERSI DALLA MASSA; CHI ENTRERÀ IN CASA NOSTRA AMMIRERÀ NOI PIÙ CHE L’ARREDAMENTO.”
LUCIO ANNEO SENECA (4/1 a.C. – 65 d.C.), “Lettere a Lucilio” (62 – 65), in ID., “Tutti gli scritti in prosa”, a cura di Giovanni Reale, prefazione, note e trad. di Monica Natali, Rusconi, Milano 1994 (I ed.), ‘Lettera 5.’, 1 – 6, pp. 922 – 923.



LA MORTE COME CONSIGLIERA Seneca: Lettere a Lucilio
Persevera come hai cominciato e affrettati quanto sei in grado: potrai così godere più a lungo di un animo puro e sereno. Anzi ne godi già mentre lo correggi, mentre lo acquieti: ma ben altro piacere è quello che si riceve dalla contemplazione di un'anima immacolata e limpida. 
Certo ricordi la gioia provata quando sostituisti la veste da fanciullo con la toga virile e fosti condotto nel foro: ebbene, aspettane una maggiore quando avrai deposto l’animo infantile e la filosofia ti avrà registrato fra gli uomini. Poiché la tua non è puerizia, bensì, cosa più grave, puerilità, e, quel che è peggio, noi abbiamo l’autorità degli anziani e i difetti dei bambini, anzi non dei bambini, ma dei neonati; i bambini hanno paura di sciocchezze, i neonati di false immagini, noi di tutte e due.
Cerca di progredire: capirai che certe cose proprio per questo sono meno da temere, perché fanno molta paura. Nessun male è grande se è l'ultimo. La morte ti viene incontro: la dovresti temere se potesse rimanere con te: ma necessariamente o non è ancora arrivata o passa oltre. 
“È difficile», ribatti, "indurre lo spirito a disprezzare la vita." Ma non ti accorgi per quali insulsi motivi essa viene disprezzata? Uno si impicca davanti alla porta dell'amica, un altro si butta giù dal tetto per non sentire più le sfuriate del padrone, l'evaso si ficca un pugnale in corpo per sfuggire alla cattura: non pensi che si possa compiere per coraggio un'azione che si compie per eccessiva paura? Non può vivere una vita serena chi si preoccupa troppo di prolungarla e annovera fra i grandi beni i molti anni vissuti. 
Tu, invece, preparati ogni giorno a lasciare serenamente questa vita a cui tanti si avvinghiano e si aggrappano, come chi è trascinato via dalla corrente si aggrappa ai rovi e alle rocce. I più ondeggiano infelici tra il timore della morte e le angosce della vita: non vogliono vivere, né sanno morire. 
Abbandona ogni preoccupazione per la tua esistenza e te la renderai piacevole. Possedere un bene non serve a niente se non si è pronti a perderlo. E i beni la cui perdita è più facilmente tollerabile sono quelli che, perduti, non possono essere oggetto di rimpianto. Fatti, dunque, animo e corazzati contro i casi che possono capitare anche ai più potenti. 
Della vita di *Pompeo decisero un ragazzino e un eunuco, di quella di *Crasso un Parto crudele e barbaro . *Gaio Cesare impose a Lepido di porgere il collo al tribuno Destro, ma poi lui stesso porse il suo a Cherea. La sorte non ha innalzato nessuno tanto da non ritorcere contro di lui quanto gli aveva concesso di fare. Non fidarti della momentanea bonaccia: fa presto il mare ad agitarsi; nello stesso giorno le barche affondano là dove si erano spinte per diporto. 
Pensa che tanto un bandito che un nemico possono puntarti un pugnale alla gola; in assenza di un'autorità più grande ogni servo ha potere di vita o di morte su di te. Voglio dire: chiunque disprezzi la propria vita, è padrone della tua. Ricorda gli esempi di uomini uccisi dai propri schiavi, o con aperta violenza o con l'inganno: ti renderai conto che il furore dei servi non ha causato meno stragi dell'ira dei re. Che ti importa, dunque, quanto sia potente l'uomo che temi, quando il male che temi te lo può fare chiunque? 
Metti il caso che tu cada in mano ai nemici, il vincitore comanderà di condurti proprio là dove stai andando. Perché inganni te stesso e ti rendi conto solo in quel momento di una cosa che subivi da tempo? Ascoltami: verso la morte sei spinto dal momento della nascita. Su questo e su pensieri del genere dobbiamo meditare, se vogliamo attendere serenamente quell'ultima ora che ci spaventa e ci rende inquiete tutte le altre.
Ma, per mettere fine alla mia lettera, senti il pensiero che ho scelto oggi - anche questo l'ho preso dal giardino di un altro. «É una grande ricchezza la povertà regolata dalla legge di natura." 
Li conosci i confini che ci ha fissato la legge di natura? Non patire la fame, né la sete, né il freddo.` Per scacciare la fame e la sete non occorre sedere presso la soglia di superbi padroni, né sopportare una fastidiosa arroganza e una cortesia affettata e perciò offensiva, non è necessario affrontare i pericoli della navigazione o partire per la guerra.
Quanto esige la natura è facile a procurarsi e a portata di mano.
E, invece ci affanniamo per il superfluo; ecco che cosa logora la toga, cosa ci costringe ad invecchiare sotto una tenda e cosa ci spinge in terre straniere, mentre quel che ci basta è a portata di mano. Chi si adatta bene alla povertà è ricco. Stammi bene.



L'elogio della FILOSOFIA di Seneca
(proposto come brano da tradurre nella seconda prova d'esame al liceo classico)
« La filosofia non è un’arte che ricerca il favore popolare né che serve a far mostra di sé; non risiede nelle parole ma nei fatti. Non viene impiegata per trascorrere la giornata con qualche svago, né per eliminare il senso di disgusto che viene dall’ozio: educa e plasma l’animo, regola la vita, guida le azioni, mostra ciò che si deve fare e ciò che si deve tralasciare, siede al timone e dirige la rotta attraverso le incertezze di un mare agitato. Senza di questa nessuno può vivere tranquillamente, nessuno senza timori; accadono innumerevoli cose in ogni momento che richiedono un consiglio, che ad essa deve essere chiesto alla filosofia.
Qualcuno dirà: “A che mi serve la filosofia, se esiste il fato? A che serve, se il destino comanda? Infatti gli eventi certi non possono essere mutati e nulla può essere predisposto per fronteggiare quelli incerti, ma o un dio si è impadronito della mia facoltà di decidere e ha stabilito che cosa devo fare, o la sorte non concede nulla alla mia decisione. Qualunque di queste potenze esista, Lucilio, o se esistano tutte queste, bisogna praticare la filosofia; sia che il fato ci leghi con la sua inesorabile legge, sia che un dio, signore dell’universo, abbia disposto tutto quanto, sia che il caso spinga e agiti senza ordine gli umani eventi, la filosofia deve prendersi cura di noi. Questa ci esorterà ad obbedire con piacere al dio e con fierezza alla fortuna; questa ti insegnerà a seguire il dio e a sopportare la sorte. »
~ Lucio Anneo Seneca, “Lettere a Lucilio”, 16, 3-5




[Non est philosophia populare artificium nec ostentationi paratum; non in verbis sed in rebus est. Nec in hoc adhibetur, ut cum aliquā oblectatione consumatur dies, ut dematur otio nausia: animum format et fabricat, vitam disponit, actiones regit, agenda et omittenda demonstrat, sedet ad gubernaculum et per ancipitia fluctuantium derigit cursum. Sine hāc nemo intrepide potest vivere, nemo secure; innumerabilia accidunt singulis horis quae consilium exigant, quod ab hāc petendum est. [4] Dicet aliquis, “Quid mihi prodest philosophia, si fatum est? Quid prodest, si deus rector est? Quid prodest, si casus imperat? Nam et mutari certa non possunt et nihil praeparari potest adversus incerta, sed aut consilium meum occupavit deus decrevitque quid facerem, aut consilio meo nihil fortuna permittit.” [5] Quidquid est ex his, Lucili, vel si omnia haec sunt, philosophandum est; sive nos inexorabili lege fata constringunt, sive arbiter deus universi cuncta disposuit, sive casus res humanas sine ordine impellit et iactat, philosophia nos tueri debet. Haec adhortabitur ut deo libenter pareamus, ut fortunae contumaciter; haec docebit ut deum sequaris, feras casum.]







Chiedi aiuto alla Filosofia






Elenco blog personale