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mercoledì 11 novembre 2015

La corazza caratteriale e i blocchi emozionali. Qualsiasi evento psichico si manifesta a livello corporeo attraverso tensioni muscolari e somatiche, in seguito alla costruzione di difese di fronte ad emozioni spiacevoli o incontrollate. Questa corrispondenza tra mente e corpo dà l’avvio alla formazione dei tratti caratteriali e e a vissuti emozionali che si esprimono nella forma, mobilità e rigidità del corpo.

I blocchi emotivi: cosa sono e perchè ci limitano emotivamente.

 "La mente è uno splendido meccanismo, usalo, ma non farti usare". 
Osho


Le emozioni giocano un ruolo importantissimo nella qualità della nostra vita. 
E’ normale e fisiologico oscillare tra emozioni positive e negative, secondo ciò che viviamo momento per momento, ma ciò che non è affatto salutare è rimanere bloccati all’interno di schemi emozionali reattivi che generano delle risposte, fisiche e psichiche, condizionate e limitanti.

Quando viviamo un evento stressante o francamente traumatico, il nostro organismo fissa la memoria emozionale dell’evento, memorizzando tutto ciò che è presente in quel momento, in modo tale che se nell’ambiente si ripresentano le stesse condizioni (un certo profumo, polvere o polline, una persona di una determinata fattezza, un colore, un cibo particolare, uno specifico momento della giornata o dell’anno, ecc.) corpo e mente entrano in stato di allerta per prepararsi a reagire al possibile pericolo.


Blocchi emotivi, esempi pratici:
  • Se ho fatto un incidente in cui un’automobile ha urtato con violenza sul lato destro della mia auto, è possibile che tutte le volte che in futuro vedrò muoversi qualcosa, repentinamente, alla mia destra entrerò in uno stato di tensione corporea (di cui potrei anche non esserne consapevole)
  • se mentre mangiavo a tavola del pane o della pasta ho visto i miei genitori litigare, oppure sono io stessa ad essere stata sgridata senza aspettarmelo, potrei diventare allergica al glutine in quanto tale elemento mi fa immediatamente riaffiorare lo stato di allerta pregresso; e così via…

Tutti noi siamo stracolmi di questi schemi reattivi, molti di essi ci permettono comunque di fare una vita sana ed appagante, ma alcuni la rendono davvero infernale.


Perché i blocchi emotivi sono limitanti e dannosi?
La persona non è sempre in grado di superare il blocco emotivo, a volte questo diventa un ostacolo che impedisce di proseguire sulla strada che aveva tracciato; diventa una convinzione limitante e si esprime attraverso il dolore, il senso di colpa, la rabbia, la paura e la tristezza. L’esempio classico è quello di una persona che è stata abbandonata dal suo partner e non accettando la rottura impedisce a se stessa di ricostruire la propria vita sentimentale.


Perché rimaniamo intrappolati dentro questi schemi limitanti?
In molti casi la persona preferisce rimanere nella sua zona di comfort; per esempio, sceglie di restare ancorata al passato, anche quando questo è doloroso, perché ha paura di affrontare il futuro. Tuttavia, la verità è che non possiamo crescere fino a quando non affrontiamo i blocchi emotivi, perché agiscono come delle barriere che ci limitano emotivamente e cognitivamente.

I risentimenti, le ferite non rimarginate, le cose mai dette, e, in generale, tutto ciò che viene immagazzinato e rappresenta in qualche modo un carico emotivo, ci fa molto male. A volte questo danno si traduce anche in problemi di salute.

Sarà capitato a molti di noi, di ammalarci per cause non spiegabili attraverso le normali procedure mediche o aver trovato difficoltà nell’attribuire un significato da un punto di vista organico a determinati malesseri. In questo caso, il disturbo che ci riguarda si manifesta per essere compreso, non solo dal punto di vista fisico, ma anche emotivo.

Pensate al blocco emotivo come ad un pesante fardello da portare in salita che vi impedisce di camminare liberamente. Tuttavia, arriva un momento in cui se si vuole progredire è necessario sbarazzarsi della pesante pietra.


Ana Maria Sepe nov 12th, 2015
http://psicoadvisor.com/il-blocco-emotivo-935.html




La corazza caratteriale e i blocchi emozionali.
Qualsiasi evento psichico si manifesta a livello corporeo attraverso tensioni muscolari e somatiche, in seguito alla costruzione di difese di fronte ad emozioni spiacevoli o incontrollate. Questa corrispondenza tra mente e corpo dà l’avvio alla formazione dei tratti caratteriali e e a vissuti emozionali che si esprimono nella forma, mobilità e rigidità del corpo.

La corazza emozionale
La vita non è perfetta e questo processo ideale spesso viene ostacolato o limitato dalle condizioni pratiche e sociali.

Il bambino ne ha ben presto prova: non può fare tutto quello che vuole, in ogni momento. Mille ostacoli e frustrazioni lo costringono ad adattarsi all’ambiente in cui vive. Questo processo è il motore principale del suo sviluppo, ma allo stesso tempo genera tensioni emotive e corporee.
Il problema nasce quando queste situazioni perdurano nel tempo. Per proteggersi l’essere umano si costruisce una armatura di difesa che l’aiuti a trovare e mantenere un equilibrio psichico.
Reich, (psichiatra austriaco allievo di Freud), rilevò l’identità funzionale tra i processi psichici e quelli somatici e scoprì la corazza caratteriale, ovvero quell’insieme di atteggiamenti sviluppati dall’individuo per bloccare le proprie emozioni e i propri desideri.
Come le emozioni, i traumi e i conflitti si accumulano e danno forma a quella che Reich chiama corazza caratteriale, così a livello del corpo tensioni, blocchi e contrazioni determinano la corazza muscolare. L’una è specchio dell’altra e interagiscono tra di loro.
Queste modalità difensive messe in atto per bloccare le emozioni e le sensazioni conflittuali come l’angoscia, la rabbia, l’eccitazione, sono costituite a livello fisico dalle rigidità corporee (la corazza muscolare) e a livello psicologico dagli atteggiamenti caratteriali e dalla mancanza di contatto emozionale.

Con il tempo, quella corazza si rivela un impedimento al raggiungimento della propria identità e di una vera creatività, perché lo stato cronico di contrazione muscolare aumenta l’indurimento del carattere, riducendo la comunicabilità, l’amore e la percezione del piacere di vivere. In sostanza, impedisce il libero scorrere dell’energia vitale.
Se le emozioni possono far manifestare disturbi psicosomatici, viceversa intervenire sul corpo può permettere di guarire la psiche e sciogliere le emozioni congelate.
I blocchi energetici

Si formano così modelli ricorrenti di tensioni e posture abituali, sostenute da blocchi muscolari cronici che, a loro volta, mantengono queste caratteristiche psichiche.
Questi blocchi impediscono all’energia, (che in termini psichici è una emozione), di circolare liberamente nel corpo, in modo da sentirsi in rapporto agli altri e a se stessi, e gettano le basi per i sentimenti di inibizione e inadeguatezza che tutti noi conosciamo.
corazza

Sono anelli di tensione orizzontali che limitano la consapevolezza corporea e le funzioni emotive associate alle relative parti del corpo. Nessun blocco è ovviamente totale e nessun blocco segue la direzione del muscolo: ognuno di questi segmenti ha caratteristiche specifiche pur esercitando un’influenza reciproca.
E’ molto interessante notare come questa corazza comprenda 7 segmenti tipici, che richiamano facilmente i 7 centri energetici, detti chakra, della medicina ayurvedica:


oculare
orale
cervicale
toracico
diaframmatico
addominale
pelvico


I blocchi energetici impediscono all’individuo di essere autoaffermativo, di autoregolarsi ed ostacolano l’espressione naturale dell’aggressività, intesa come una modalità per “entrare in contatto” piuttosto che come espressione della rabbia.


Il blocco oculare
Riduce la capacità di vedere la realtà globale e porta una tendenza al contatto parziale con una prevalenza di comportamenti di fuga e modalità di evitamento. Questi comportamenti di fuga spesso si sostanziano in una iperproduzione immaginativa e nella presenza di fantasticherie e in una competitività repressa, rimossa o compensata.

Dal punto di vista del comportamento spesso si accompagnano con uno sguardo circospetto, paura e timidezza nel confronto con gli altri, uno sguardo sfuggente o un senso di sfida reattivo. Prevalgano sentimenti di invidia, autosqualifica, squalifica o ipervalutazione degli altri.


Il blocco orale
Riduce la capacità di contatto con i bisogni degli altri e si accompagnano a scarsa autonomia e ricerca della dipendenza. A volte questa difficoltà rispetto al contatto può essere espressa con comportamenti di rifiuto o ansia nelle relazioni e con difficoltà a dire di si o no nelle circostanze opportune.
I muscoli del collo, del viso, della nuca sono tendenzialmente tesi e contratti. Dal punto di vista relazionale spesso possono essere presenti eccessi che vanno da una prodigalità sconsiderata ad una avarizia altrettanto immotivata e una ambivalenza molto forte tra un desiderio di potere e un senso di impotenza con stati di frustrazione che possono essere anche molto intensi.


Il blocco cervicale
Si colloca nell’area del collo ed è connesso a molti degli aspetti di rigidità mentale e psichica; comporta una grande tendenza ad ambivalenza tra rinuncia e sfida e si accompagna ad atteggiamenti molto doveristici e moralistici. Orgoglio e vanità vengono per lo più rimossi e compensati da una posizione modesta che si esprime però con critiche, rifiuto e testardaggine. Il giudizio dell’altro ricopre un ruolo importante e quindi c’è una forte tendenza a non mostrare difetti e mancanze con una riduzione della spontaneità nel rapporto. Spesso si accompagna ad un valutazione iperrazionale della realtà delle cose e con una sorta di distacco emotivo.
In genere riguarda anche le tensioni della parte alta delle spalle e soggettivamente è percepito come una grande costrizione alla libertà personale.


Il blocco toracico
E’ l’area in cui si realizza maggiormente il conflitto tra razionalità ed emotività e spesso questo conflitto è vissuto con una forte risonanza interiore che può essere sostenuta da un senso eccessivo di responsabilità. Un senso di insoddisfazione rispetto alla propria vita e una contrazione del ventaglio delle emozioni sperimentate dà uno spaccato del profonde denso di dolore che questo blocco porta con sé.


Il blocco diaframmatico
Ovviamente questo blocco è sempre parziale. Ricordo infatti che i blocchi muscolari reichiani non sono connessi alla struttura anatomica del muscolo ma alla funzione del movimento coinvolto. In questo caso, poiché il movimento base del diaframma è il respiro, risulta evidente che il blocco no riguarda ovviamente la funzione della respirazione ma una alterazione nel flusso naturale del respiro che comporta una scissione tra la parte alta e la parte bassa del corpo con una difficoltà a connettere ed integrare le emozioni viscerali con le emozione della regione del cuore.
Spesso si accompagna con una eccessiva tolleranza alla frustrazione e una altrettanto eccessiva difficoltà ad abbandonarsi al piacere, alla gioia, alla sessualità. Dal punto di vista emotivo si esprime con una vulnerabilità all’ansia.


Il blocco addominale e quello pelvico
E’ una tensione che comporta una difficoltà di abbandonarsi alle emozioni che vengono vissute come potenzialmente pericolose e si accompagna con una difficoltà a livello della sessualità e con contrazioni nella zona del bacino. Insieme al blocco pelvico realizza una difficoltà all’abbandono alle sensazioni autentiche della sessualità, vissute sempre con distanza o insicurezza.

Nessuno di questi blocchi descrive, ovviamente, la complessità della nostra realtà umana. Né delle esperienze che noi viviamo quotidianamente. Tutti però offrono degli spunti per comprendere che spesso, dietro alla nostra difficoltà al cambiamento sta qualcosa che non passa dalla mente, ma parte dal corpo e poi arriva alla mente.





Uno degli intenti principali dello yoga e' infatti la rimozione dei blocchi muscolari / energetici che si instaurano dopo traumi emotivi e fisici.

centri emozionali energetici del corpo




http://psicoadvisor.com/centri-emozionali-energetici-del-corpo-187.html



sabato 23 agosto 2014

Su quali organi agiscono le cinque camminate? La Forma della Scimmia agisce sul Fegato e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti. La Forma della Gru agisce sul Cuore e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti. La Forma dell’Orso agisce sulla Milza e le parti del corpo ad essa connesse secondo i Cinque Movimenti. La Forma della Tigre agisce sul Polmone e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti. La Forma del Serpente agisce sul Rene e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti.

PRATICARE QIGONG


Come praticare i Wŭqínxì 

(il Gioco dei Cinque Animali)

Statue rappresentanti l’esecuzione del Gioco dei Cinque animali, metodo risalente a Hua Tuo


La forma preparatoria e di base è la tecnica del Fenshuishi (separare l’acqua)
Per eseguirla bisogna immaginare di camminare lentamente dentro l’acqua che arriva a livello della vita; mentre si avanza si deve visualizzare la sensazione dell’acqua che si separa, come se ci fosse una leggera  resistenza. Immaginiamo di essere immersi in acqua dalla temperatura gradevole. La mente e il cuore sono tranquilli, l’atteggiamento è gioioso. La distanza tra i piedi sara uguale alla larghezza delle spalle. 
Il ginocchio non supererà la verticale  che passa per le dita dei piedi.

Il movimento delle mani seguirà il ritmo respiratorio, si immaginerà di spostare l’acqua che sta davanti al corpo, inspirando quando si allargano le braccia ed espirando quando si avvicinano. Il movimento delle braccia andrà fatto all’altezza dell’ombelico. Durante la camminata non si dovranno mai alzare i talloni, la velocità del movimento dovrà essere costante seguendo il ritmo della respirazione. Utile in caso di stanchezza o nervosismo.

Hèxíng (Forma della Gru)
La camminata si esegue come quella di Fenshuishi  con la variante che si può sollevare un pò di più il piede da terra, sollevandosi leggermente e flettendo il ginocchio quando si conclude il passo.
Le braccia imiteranno il movimento delle ali di una gru che vola.
La visualizzazione sarà quella di prendere il volo, ci si sentirà un uccello in volo.


Hóuxíng (Forma della scimmia)
Partendo dalla posizione iniziale di base si porta in avanti il piede sinistro appoggiando solo la punta e le dita e, flettendo la gamba destra, si carica tutto il peso su quest’ultima.
La mano destra, con le dita unite, si porta all’altezza della tempia destra, la mano sinistra, nella stessa posizione delle dita, sarà all’altezza del fianco sinistro. Si appoggia il piede sinistro portandolo avanti di qualche centimetro e si avanza di un passo con il destro, si inverte la posizione delle mani e si ruota il tronco verso destra. La lenta rotazione comincerà dai fianchi e proseguirà con il tronco e poi con la testa. Lo sguardo sarà verso l’orizzonte.


Xióngxíng (Forma dell’Orso)
Dalla posizione di partenza si procede con corti passi in linea retta, ruotando rapidamente il tronco verso il lato della gamba avanzata.
Le braccia, con i pugno chiusi e i gomiti semiflessi all’altezza del torace, si muoveranno anch’esse rapidamente, seguendo il tronco e aumentandone la torsione.
Lo sguardo segue il movimento della testa.

Shéxíng (Forma del Serpente)
Si fanno dei passi con i talloni in linea, il piede che avanza è rivolto verso avanti, il piede che rimane indietro è aperto a 45°. Si avanza sempre con lo stesso piede, cominciando con l’avvicinare il piede posteriore all’anteriore senza mai superarlo. Durante il passo la mano omolaterale al piede avanzato si porta verso avanti con il pugno leggermente socchiuso come se volesse dare un pugno, il dorso della mano resta laterale verso l’esterno; il pugno corrispondente al piede arretrato si muove dall’indietro verso avanti come se volesse dare un colpo di gomito, il dorso della mano verso l’alto.
Sguardo rivolto verso avanti.


Hŭxíng (Forma della Tigre)
Si avanza facendo dei passi durante i quali si ruote il busto e con le braccia si compiono dei movimenti dall’alto verso il basso mantenendo le dita della mano aperte come se si volesse graffiare qualcosa. Le mani si muovono all’interno di uno spazio compreso tra le spalle e i fianchi.
Lo sguardo segue il movimento del tronco e guarda all’altezza delle mani.


Su quali organi agiscono le cinque camminate?
La Forma della Scimmia agisce sul Fegato e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti.
La Forma della Gru agisce sul Cuore e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti.
La Forma dell’Orso agisce sulla Milza e le parti del corpo ad essa connesse secondo i
Cinque Movimenti.
La Forma della Tigre agisce sul Polmone e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti.
La Forma del Serpente agisce sul Rene e le parti del corpo ad esso connesse secondo i Cinque Movimenti.


(articolo. del dr. Vito Marino pubblicato sul sito http://www.studioadelasia.it  sez. lavori e articoli )


http://praticareqigong.wordpress.com/2014/07/09/come-praticare-i-wuqinxi-il-gioco-dei-cinque-animali/

giovedì 26 giugno 2014

Yoga. La pratica settimanale, per sedici settimane, porta ad una riduzione del dolore lombare pari al 64%, un aumento della funzionalità della colonna vertebrale del 77% e, soprattutto, una riduzione dell’assunzione dei farmaci dell’88% (Williams et al. 2005). Effetti positivi si sono riscontrati nella riduzione dell’emicrania (John et al. 2007) e delle osteo-artriti (Kolasinski et al. 2005). Non restano esclusi dall’elenco i problemi legati alle arterie coronarie, Yogendra e collaboratori (2004) riportano come, dopo un anno di pratica, si rilevava una riduzione del 23% nei livelli di colesterolo e del 26% dell’LDH sierico. Altre patologie in cui la pratica dello yoga si è mostrata efficace sono l’asma (Manocha et al. 2002) ed il diabete (Kosuri e Sridhar 2009). Come per la respirazione e la meditazione anche lo yoga si dimostra uno strumento molto efficace per favorire l’equilibrio psicofisico dell’organismo e agevolare il recupero post esercizio. Hegde e collaboratori hanno verificato l’efficacia dello Yoga nel contrastare lo stress ossidativo e i parametri glicemici in un persone affette da prediabete.





Quando diciamo di essere stanchi e avere bisogno di riposo o di vacanze, in realtà siamo depressi e abbiamo bisogno di liberare maggiori quantità di serotonina.
La serotonina è l'ormone del buon umore.
La serotonina è il precursore della melatonina, come quest'ultima è prodotta dalla ghiandola pineale, nel cervello.
Attivata dalla luce del giorno rende attenti e vigili, stimola l'apprendimento e la memoria, aumenta la coscienza e la concentrazione, regola l'equilibrio emozionale e stimola il buonumore, stimola la fisiologia del corpo, coordinandone il livello energetico.
Quando pratichiamo yoga risvegliamo e riequilibriamo sia i livelli di serotonina che di melatonina, è una delle magie di questa disciplina!
Facciamo yoga quindi




Recuperare con lo Yoga.

Lo Yoga è una pratica millenaria costituita da una serie di posizioni, chiamate asana, da eseguire rispettando un preciso ritmo respiratorio. Il numero di persone che si avvicina a questa disciplina è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni convincendo anche quelli che ne avevano un’immagine legata al misticismo e all’esoterico. Anche la ricerca scientifica ha studiato gli effetti della pratica dello Yoga sull’organismo rilevando degli interessanti risvolti per quel che concerne il recupero psico-fisico. Come per la respirazione e la meditazione, lo Yoga si è dimostrato efficace nel contrastare gli effetti deleteri dello stress ossidativo (Sinha e al. 2007).
I ricercatori hanno monitorato il livello del glutatione e degli antiossidanti totali in un gruppo di militari praticanti Yoga da un semestre, dimostrando un incremento nel gruppo sperimentale. Bonura e Tenenbaum (2013) hanno indagato l’effetto di sei settimane di pratica dello Yoga su un gruppo di anziani di età compresa tra i 65 ed i 92 anni. Sono state somministrate diverse scale psicologiche (State Anger Expression Inventory, State Anxiety Inventory, Geriatric Depression Scale, Lawton’s PGC Morale Scale, General Self-Efficacy Scale, Chronic Disease Self-Efficacy Scales, and Self-Control Schedule) ed i risultati dimostrano come la pratica dello Yoga induca un deciso miglioramento della salute psicosociale. In una ricerca (Wolff et al. 2013) si sono indagati gli effetti dello Yoga su un gruppo di persone ipertese. Il parametro controllato era la pressione arteriosa ed i risultati mostrano come la pratica dello Yoga possa essere molto efficace come intervento preventivo e da affiancare alle normali routine farmacologiche. Chugh-Gupta e collaboratori (2013) hanno rilevato come la pratica dello Yoga possa essere utilmente introdotta negli stati d’ansia. In particolare nella gestione dello stress subito sul posto di lavoro. Sharma e collaboratori (2003) hanno dimostrato che, oltre ad un più incisivo intervento degli antiossidanti, anche il livello di produzione del lattato è più contenuto nei praticanti yoga che, come abbiamo considerato per la meditazione, significa una condizione atletica migliore. Lo Yoga contribuisce anche ad aumentare la performance sportiva con un incremento della capacità aerobica (Ray et al. 2001). Lo Yoga si è dimostrato efficace nello sviluppo dell’autopercezione ed autoconsapevolezza (Brisbon e Lowery 2009; Shelov et al. 2009), nell’aumento della resilienza e della gestione dello stress in ambiente lavorativo (Hartfiel et al. 2010; Cowen 2010), nella riduzione dell’ansia e della depressione (Michalsen et al. 2005; Uebelacker 2010). Khalsa (2004) ha dimostrato che lo yoga regolarizza il sonno aumentando il periodo di sonno profondo, associato alla riduzione della sostanza P, responsabile dei sintomi dolorosi, e ad un incremento dei livelli di serotonina che invece è come un antidolorifico endogeno (Field et al. 2002). La pratica settimanale, per sedici settimane, porta ad una riduzione del dolore lombare pari al 64%, un aumento della funzionalità della colonna vertebrale del 77% e, soprattutto, una riduzione dell’assunzione dei farmaci dell’88% (Williams et al. 2005). Effetti positivi si sono riscontrati nella riduzione dell’emicrania (John et al. 2007) e delle osteo-artriti (Kolasinski et al. 2005). Non restano esclusi dall’elenco i problemi legati alle arterie coronarie, Yogendra e collaboratori (2004) riportano come, dopo un anno di pratica, si rilevava una riduzione del 23% nei livelli di colesterolo e del 26% dell’LDH sierico. Altre patologie in cui la pratica dello yoga si è mostrata efficace sono l’asma (Manocha et al. 2002) ed il diabete (Kosuri e Sridhar 2009). Come per la respirazione e la meditazione anche lo yoga si dimostra uno strumento molto efficace per favorire l’equilibrio psicofisico dell’organismo e agevolare il recupero post esercizio. Hegde e collaboratori hanno verificato l’efficacia dello Yoga nel contrastare lo stress ossidativo e i parametri glicemici in un persone affette da prediabete. I risultati incoraggiano al pratica rilevando una diminuzione dello stress ossidativo, una riduzione del girovita, della pressione sanguigna e del livello di glucosio post prandiale. In un recente studio, Gopal e collaboratori (2011) hanno indagato l’effetto della pratica dello yoga su alcuni parametri biochimici legati allo stress. La ricerca ha dimostrato che il sistema immunitario dei praticanti Yoga risulta più reattivo rispetto al gruppo di controllo. A livello biochimico è emerso che il livelli di interferone (INF- γ) avevano un decrescita più contenuta, mentre quelli di interleuchina-4 (IL-4) e cortisolo sierico crescevano meno nel gruppo yoga rispetto al gruppo di controllo. Le interleuchine sono delle proteine secrete dal sistema immunitario che fungono da messaggeri cellulari regolando l’attività di altre cellule, il loro rapporto relativo è molto importante per il corretto funzionamento dell’organismo.


http://cristianocaporali.com/2014/04/30/recuperare-con-lo-yoga/#more-177



domenica 19 maggio 2013

Laura Bartorelli: Il Cristo è simbolo di rinascita e per dirla alla Baudelaire, ci muoviamo in una foresta di simboli: così come a livello microscopico dove la materia cerca l'organizzazione, anche la coscienza umana vuole metter ordine nel microcosmo individuale

Yogananda scrive “Colui che usa il bisturi per sezionare se stesso, sentirà espandersi entro di sé la pietà universale, egli sarà liberato dalle assordanti pretese dell'io”.  Lo studio di sé è un cammino al buio, puoi decidere se fare questo viaggio con una candela, puoi scegliere di essere tu la candela che illumina il percorso. Il cammino preclude anche di trasformare ciò che non serve, per ottenere un nuovo prodotto. (la trasmutazione).



Il Cristo è simbolo di rinascita e per dirla alla Baudelaire, ci muoviamo in una foresta di simboli: così come a livello microscopico dove la materia cerca l'organizzazione, anche la coscienza umana vuole metter ordine nel microcosmo individuale. Benché questo percorso è individuale e interiore e abbiamo tutte le risposte, c'è bisogno ancora di mappe e di guide. Queste mappe sono rappresentate dai sistemi mitologici, religiosi e dai simboli. Il simbolo unisce due livelli diversi, quello terreno e quello celeste. E' un linguaggio archetipale che può essere decodificato da tutti quelli pronti a leggerne il messaggio.
L'affinamento si ha con l'alchimia, il trasmutamento dell'uomo dell'età dei metalli vili in quello dell'età dell'oro, professato attraverso ripetute distruzioni e ricostruzioni (solve et coagula). Le ascese al cielo e le discese nel mondo sotterraneo sono un aspetto centrale dello sciamanesimo, la religione di quei popoli la cui vita spirituale ruota intorno alla sciamano, una figura religiosa che unisce in sé le caratteristiche del mistico, del visionario, del guaritore, dell'artista, del poeta e del mago. Nello stato di trance raggiunge il centro del mondo per entrare nel mondo dello spirito, attraverso il cammino esistenziale dell'Uomo.

tratto da Il Gioco Infinito
http://www.stazioneceleste.it/e-books/Andreina_Cei-Il_Gioco_Infinito.pdf


sabato 17 novembre 2012

Namasté. Unisco il mio corpo e la mente, concentrandomi sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te


Giungete le mani e dite "Namaste". 
Significa: "Io onoro in te il luogo dove risiede l'intero universo. 
Se tu sei in quel luogo in te, e io sono in quel luogo in me, siamo una sola cosa"
Namaste

Leo Buscaglia

Namasté, namaste, namasteé (नमस्ते) o namaskar (नमस्कार) è un saluto originario della zona di India e Nepal e viene usato comunemente in molte regioni dell'Asia. Può essere utilizzato sia quando ci si incontra che quando ci si lascia. Viene di solito accompagnato dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l'alto, e tenendole all'altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo. Nella cultura indiana, questo gesto è un mudra, un gesto simbolico utilizzato anche nello yoga e in particolare nella asana Pranamasana anche detta posizione della preghiera o posizione del saluto. Namaskar è una variante usata per esprimere particolare deferenza.

La parola namaste letteralmente significa "mi inchino a te", e deriva dal sanscrito: namas (inchinarsi, salutare con reverenza) e te (a te). A questa parola è però implicitamente associata una valenza spirituale, per cui essa può forse essere tradotta in modo più completo come saluto (mi inchino a) le qualità divine che sono in te. Unita al gesto di unire le mani e chinare il capo, potrebbe essere resa con: le qualità divine che sono in me si inchinano alle qualità divine che sono in te, o anche, meno sinteticamente, unisco il mio corpo e la mente, concentrandomi sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te. In sostanza, dunque, il significato ultimo del saluto è quello di riconoscere la sacralità di ognuno di noi. Oltre a essere un saluto buddhista, è anche indù, che vuol dire mi inchino alla luce del dio che c'è in te.


http://thegioinet.net/gai-dep-kh-oa-th-an-tap-yoga-dinh-cao-cua-nghe-thuat.html



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