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martedì 3 marzo 2015
La parola “noetico” deriva dal greco nous che significa “intelletto superiore” in contrasto con dianoia, che significa “ragione”; gli equivalenti latini sono intellectus e ratio. La conoscenza e la percezione noetica sono unitive e conducono a noesis o gnosis, mentre la conoscenza razionale è dualistica e discorsiva e separa l’osservatore dall’osservato, colui che percepisce da che è percepito; in senso proprio, solo la percezione noetica conduce ad episteme, conoscenza, mentre la percezione razionale ci dà opinione.
La parola “noetico” deriva dal greco nous che significa “intelletto superiore” in contrasto con dianoia, che significa “ragione”; gli equivalenti latini sono intellectus e ratio.
La conoscenza e la percezione noetica sono unitive e conducono a noesis o gnosis, mentre la conoscenza razionale è dualistica e discorsiva e separa l’osservatore dall’osservato, colui che percepisce da che è percepito; in senso proprio, solo la percezione noetica conduce ad episteme, conoscenza, mentre la percezione razionale ci dà opinione.
E' proprio perché osservatore e osservato si percepiscono separati, che possiamo emettere parole/cause senza tener conto degli effetti..
Ciò ha prodotto un vuoto interiore vastissimo, di cui curiamo solo i sintomi, ma osservando, percepisco che in molti, non tutti, abbiamo compreso... siamo un insieme di un un insieme infinito, se offendiamo l'altro, offendiamo noi, creando appunto quell'interiore vuoto devastante.
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sabato 19 ottobre 2013
Escher. “Relatività” “Relativity”.…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce
Mi è accaduto durante le passeggiate solitarie per i boschi che circondano Baarn di fermarmi di colpo sui miei passi, colto da una sensazione allarmante, irreale e allo stesso tempo deliziosa: mi trovavo faccia a faccia con l’inspiegabile. Quell'albero davanti a me, come oggetto, come parte dei boschi, può non essere sorprendente. La distanza, lo spazio, che è tra di noi sembra, comunque, improvvisamente enigmatica. Non conosciamo lo spazio. Non lo vediamo, non lo ascoltiamo, non lo sentiamo. Siamo in mezzo a esso, ne facciamo parte, ma non ne sappiamo nulla. Posso misurare la distanza tra me e un albero, ma quando dico “tre metri”, quel numero non svela in alcun modo il mistero. Vedo solo frontiere, segni; non vedo lo spazio vero e proprio. Il vento che soffia sul mio viso pungendomi la pelle, non è spazio. Quando tengo un oggetto tra le mani, non sento l’oggetto spaziale in sé. Lo spazio resta impenetrabile, un miracolo.
Maurits Cornelis Escher, Esplorando l'infinito
“…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce.”
Maurits Cornelis Escher
Ed ecco quindi le prime ricerche testimoniate da opere come Ex libris (1922), Scarabei (1935); le grafiche suggestionate dai paesaggi italiani Tropea, Santa Severina (1931) dove Escher struttura lo spazio; Metamorfosi II (1940) una delle più lunghe xilografie a quattro colori mai realizzate per narrare una storia per immagini, in cui una scena conduce a quella successiva attraverso una sottile e graduale mutazione delle forme; le figure impossibili di Su e giù (1947) e di Belvedere (1958); le straordinarie tensioni dinamiche tra figura e sfondo nei fogli come Pesce (1963).
Accanto alle sue celebri incisioni – in mostra capolavori assoluti come Tre sfere I (1945), Mani che disegnano (1948), Relatività (1953), Convesso e concavo (1955), Nastro di Möbius II (1963) – saranno presentati anche numerosi disegni, documenti, filmati e interviste all’artista che mirano a sottolineare il ruolo di primo piano che egli ha svolto nel panorama storico artistico sia del suo tempo che successivo. [...]
La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una “macchina didattica” che consente di entrare “dentro” la creatività di questo singolarissimo artista. Suggestive installazioni immergeranno dunque il visitatore nel magico modo di Escher. E’ evidente, e molto indagato, il rapporto che Escher ebbe con “il mondo dei numeri” – intendendo per tale quello della geometria (euclidea e non) e della matematica. Non meno intrigante è la sua ricerca su spazio reale e spazio virtuale, ovvero sul come “ingannare la prospettiva”. Infine, ma non ultima, la conoscenza che Escher dimostra delle leggi della percezione visiva messe in luce dalle ricerche della Gestalt. [...]
Maurits Cornelis Escher nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden ma crebbe nella città di Arnhem con quattro fratelli. Mauk, come venne soprannominato, prese da ragazzo lezioni di carpenteria e sebbene non fosse particolarmente brillante in matematica e scienze, assimilò dal padre ingegnere l’approccio metodologico dello scienziato. Una delle sue materie preferite fu subito il disegno al quale si dedicò durante gli studi alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem. Fu l’incontro con de Mesquita a stimolare in Escher l’interesse per la tecnica xilografica e le sue possibili sperimentazioni nella resa di effetti chiaroscurali e pittorici di grande raffinatezza. Al 1922 risale la sua visita a Firenze (primo di una serie di viaggi tra la Toscana e il sud d’Italia) e a Granada (dove visitò lo splendido palazzo di Alhambra) dai quali colse dettagli architettonici, decorativi e particolari inusuali che gli avrebbero fornito spunti per le sue composizioni. Nel 1935 si trasferì in Svizzera. E’ a partire dal 1937 che si osserva un profondo cambiamento: perde l’interesse per il mondo visibile, per la natura e l’architettura concentrandosi sulle proprie “visioni interiori” e realizzando un corpus significativo di straordinari giochi ottici, prospettive invertite, paesaggi illusionistici tra i più famosi. Trasferitosi nel 1941 con tutta la sua famiglia in Olanda continuò a lavorare intensamente fondendo le molteplici fonti di ispirazione che traeva dai suoi interessi (psicologia, matematica, poesia, fantascienza). Morì a Laren nel 1972.
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domenica 14 luglio 2013
Psiche. PSICHE IN VERITÀ SAREBBE UNA PERSONIFICAZIONE DELL'INTELLETTO UMANO, CHE NON SI ACCONTENTA DI "ACCETTARE" MA VUOLE "VEDERE". Per questo finirà per tentare di vedere Eros che dorme. E' un MONITO contro il concetto greco di ubris, la tracotanza, che fà insuperbire gli uomini fino a VOLER INDAGARE DOVE NON È CONCESSO LORO. Tuttavia, essendo stata mossa da CURIOSITÀ e non da vanità o superbia, alla fine le si riserva il lieto fine
"Psiche, non sopportando di non conoscere il volto del suo orribile sposo, cede all’eccesso di curiosità e si china sul corpo addormentato di Eros. La colpa sarà crudelmente punita: Psiche, esiliata nel deserto e nel regno della morte, è condannata a tribolazioni senza fine, a fatiche assurde e soprattutto alla separazione. Ma il mito si compie con una riconciliazione in piena luce e nei definitivi sponsali. Psiche è perdonata perché non ha cessato di amare, essendo lo sguardo della conoscenza al tempo stesso lo sguardo dell’amore. Sotto questo aspetto, il mito di Psiche si contrappone a quello di Atteone, dove lo sguardo del cacciatore su Diana al bagno non è che lo sguardo dell’indiscrezione sacrilega. Manca l’amore e lo sguardo è aggressione. Così Atteone, trasformato in cervo, muore sbranato dai propri cani. Forse conviene che anche i critici e gli analisti conservino accesa la lampada di Psiche, ma non dimentichino d’altro canto il destino di Atteone"
J. Starobinski, L’occhio vivente. Studi su Corneille, Racine, Rousseau, Stendhal, Freud
PSICHE IN VERITÀ SAREBBE UNA PERSONIFICAZIONE DELL'INTELLETTO UMANO, CHE NON SI ACCONTENTA DI "ACCETTARE" MA VUOLE "VEDERE". Per questo finirà per tentare di vedere Eros che dorme. E' un MONITO contro il concetto greco di ubris, la tracotanza, che fà insuperbire gli uomini fino a VOLER INDAGARE DOVE NON È CONCESSO LORO. Tuttavia, essendo stata mossa da CURIOSITÀ e non da vanità o superbia, alla fine le si riserva il lieto fine.
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lunedì 17 giugno 2013
Ramtha. Voi condannate negli altri solo ciò che non sapete accettare in voi stessi. Se avete vissuto tutte le situazioni e vi siete riconciliati con esse, sarà facile capire tutti e permettere loro di essere, senza giudicarli, perché siete stati loro e sapete che giudicandoli, giudicate voi stessi.
Voi condannate negli altri solo
ciò che non sapete accettare in voi stessi. Se avete vissuto tutte le
situazioni e vi siete riconciliati con esse, sarà facile capire tutti e
permettere loro di essere, senza giudicarli, perché siete stati loro e sapete
che giudicandoli, giudicate voi stessi. Allora avrete raggiunto la virtù
della vera compassione e sentirete la profondità dell’amore nella vostra anima.
Ramtha – Dio in te – The white book
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sabato 23 febbraio 2013
Cassano. Sulla Lentezza. Bisogna essere lenti come un treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi e vede ... aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro e invece correre è guardare soltanto la copertina.
Riflessi d'acqua
Franco Cassano “Il pensiero meridiano”, 1996
SULLA LENTEZZA - Franco Cassano
Bisogna essere lenti come un treno di campagna
e di contadine vestite di nero,
come chi va a piedi e vede
... aprirsi magicamente il mondo,
perché andare a piedi è sfogliare il libro
e invece correre è guardare soltanto la copertina.
Bisogna essere lenti, amare le soste
per guardare il cammino fatto,
sentire la stanchezza conquistare
con malinconia le membra,
invidiare l’anarchia dolce di chi inventa
di momento in momento la strada.
Bisogna imparare a star da sé
e aspettare in silenzio,
ogni tanto di essere felici di avere in tasca
soltanto le mani.
Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli,
è dare i nomi agli alberi,
agli angoli, ai pali della luce,
è trovare una panchina,
è portarsi dentro i propri pensieri
lasciandoli affiorare a seconda della strada,
bolle che salgono a galla e che quando sono forti scoppiano
e vanno a confondersi con il cielo.
E’ suscitare un pensiero
involontario e non progettante,
non il risultato dello scopo e della volontà,
ma il pensiero necessario,
quello che viene su da solo,
da un accordo tra mente e mondo.
Andare lenti è fermarsi su un lungo mare
su una spiaggia, su una scogliera inquinata,
su una collina bruciata dall’estate,
andare col vento di una barca
e zigzagare per andare dritti.
Andare lenti è conoscere le mille differenze
della propria forma di vita, i nomi degli amici,
i colori e le piogge, i giochi e le veglie,
le confidenze e le maledicenze.
l'andare lento essere solo con i tuoi pensieri, meditare ti permette anche poi di poter velocizzare tutto quello che ritrovi nella quotidianità, perché hai già superato uno stadio ...
Ho dato il mio esame di sociologia su questo libro e con il Prof. Cassano. Grazie per averlo citato
*Immagine: Giovanni Boldini
"La Grande Rue a Combes-la-Ville", 1873 - Philadelphia Museum of Art

martedì 18 dicembre 2012
Kay Pollak. Invece di osservare noi stessi spesso disprezziamo gli altri. Questa si chiama proiezione: cioè proiettiamo sugli altri i problemi che abbiamo dentro noi, trasferendoli su coloro che sono del tutto “innocenti”. Così facendo evitiamo di guardare noi stessi
Invece di osservare noi stessi spesso disprezziamo gli altri. Questa si chiama proiezione: cioè proiettiamo sugli altri i problemi che abbiamo dentro noi, trasferendoli su coloro che sono del tutto “innocenti”. Così facendo evitiamo di guardare noi stessi. tutti ci siamo comportati in questo modo in situazioni difficili e siamo tutti, più o meno, stati oggetto di proiezioni da parte degli adulti, quando eravamo bambini. Esempio: quando un adulto è sotto stress a causa di problemi personali, è facile che dica a un bambino: come sei piagnucolone e noioso! Smettila! Sei davvero impossibile!” Questo è un tipico esempio di proiezione: trasferire un problema personale, su qualcuno che non c’entra affatto. Molti di noi sono trattati così da bambini: gli adulti scaricavano addosso a noi i loro problemi. E così la maggior parte di noi ha imparato quanto possa essere semplice “risolvere” i problemi della vita: basta dare la colpa a qualcun altro.
Questo è, naturalmente, poco costruttivo. Trovate il modo di parlare apertamente delle proiezioni con i vostri amici e colleghi. Cosa fare quando vi accorgete che state proiettando qualcosa su qualcuno? Il primo passo, sicuramente, l’avrete già intrapreso! Consiste nel vedere e nel sapere che lo state facendo.
Kay Pollak
La prossima volta che incontrate qualcuno che irritato o furioso o magari arrogante, ironico, che trova da ridire su tutto, o che comunque ha perso la calma, allora cercate di ricordare che: una persona che si sente bene non ha mai alcun bisogno di attaccare o di mettere in ridicolo nessun altro.
Non ditelo all’altra persona tenetevelo per voi e incomincerete a vedere costui o costei in una nuova luce.
Kay Pollak
Kay Pollak
Non ditelo all’altra persona tenetevelo per voi e incomincerete a vedere costui o costei in una nuova luce.
Kay Pollak
sabato 15 dicembre 2012
Anette Carlstron. Quando sai che non puoi più sfuggire alla tua sofferenza, devi sperimentarla e devi lasciarti mangiare dalla tigre, perché non puoi più scappare da essa. Una volta che la tigre ti ha divorato, non resta più alcuna paura. Rimane solo la tigre.
Il pensare divide,
il sentire unisce.
Ezra Pound
Quando sai che non puoi
più sfuggire alla tua sofferenza,
devi sperimentarla
e devi lasciarti mangiare dalla tigre,
perché non puoi più scappare da essa.
Una volta che la tigre ti ha divorato,
non resta più alcuna paura. Rimane solo la tigre.
Anette Carlstron
Solo la mente innocente, che è passata attraverso infinite esperienze senza rimanere prigioniera della conoscenza, può scoprire qualcosa che è ben di più del cervello e della mente stessa. Se la vostra mente è condizionata dall’esperienza e dalla conoscenza, quello che scoprirete sarà sempre tinto con i colori di quello che avete sperimentato.
Jiddu Krishnamurti


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venerdì 16 novembre 2012
Marco Porcio Catone. Valuta sempre attentamente tutto ciò che uno dice: le parole nascondono e nello stesso tempo svelano il carattere degli uomini
Non vergognarti di volere che ti sia insegnato ciò che non sai.
Saper qualcosa è fonte di lode, mentre è una colpa non voler imparare nulla.
Catone
Valuta sempre attentamente tutto ciò che uno dice:
le parole nascondono e nello stesso tempo svelano il carattere degli uomini.
Marco Porcio Catone
Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni:
la parola ce l'hanno tutti, il buon senso solo pochi
Catone
Non credere sempre a chi ti dà notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto.
Catone
Non fidarti mai delle persone dai discorsi troppo lusinghevoli:
la zampogna suona dolcemente mentre l'uccellatore intrappola gli uccelli.
Marco Porcio Catone
Pensa sempre a quanto è lungo l'inverno.
Catone
Non cercare di sapere, interrogando le stelle,
che cosa dio ha in mente di fare:
quello che decide su di te,
lo decide sempre senza di te
Catone
Cosa difficile concittadini miei, discutere con il ventre, perché non ha orecchie.
Catone il Censore
La vita umana è come il ferro: se lo usi si consuma, se non lo usi lo corrode la ruggine.
Catone (Marco Porcio Catone)
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Saper qualcosa è fonte di lode, mentre è una colpa non voler imparare nulla.
Catone
Valuta sempre attentamente tutto ciò che uno dice:
le parole nascondono e nello stesso tempo svelano il carattere degli uomini.
Marco Porcio Catone
Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni:
la parola ce l'hanno tutti, il buon senso solo pochi
Catone
Catone
Non fidarti mai delle persone dai discorsi troppo lusinghevoli:
la zampogna suona dolcemente mentre l'uccellatore intrappola gli uccelli.
Marco Porcio Catone
Pensa sempre a quanto è lungo l'inverno.
Catone
Non cercare di sapere, interrogando le stelle,
che cosa dio ha in mente di fare:
quello che decide su di te,
lo decide sempre senza di te
Catone
Cosa difficile concittadini miei, discutere con il ventre, perché non ha orecchie.
Catone il Censore
La vita umana è come il ferro: se lo usi si consuma, se non lo usi lo corrode la ruggine.
Catone (Marco Porcio Catone)
[Catone soleva dire] ch’egli non era mai più occupato come quando non faceva nulla, né mai meno solo di quando era solo. Chi infatti potrebbe davvero credere che Dionisio, quando faceva tanti progetti a danno della libertà della sua patria, facesse qualcosa più grande che il suo concittadino Archimede quando. avendo l'aria di non far nulla, inventava quella sfera di cui or ora si parlava? E chi non vede che sono ben più soli quelli che nel Foro e tra la folla non trovano uno con cui scambiare una parola, che colui che, senza testimoni, o parla con se stesso o ascolta la parola degli uomini colti dilettandosi delle loro invenzioni e dei loro scritti?
E chi potrà mai esser considerato più ricco di colui cui non manca nulla di quel che occorra ai bisogni naturali, o più potente di colui che ottiene tutto quel che si desideri, o più beato di chi sia libero da ogni agitazione d'animo, o più solidamente fortunato di chi non possieda che quel che porta seco o che, come si dice, abbia solo quel tanto che si possa salvare in qualsiasi naufragio? Qual comando infatti, quale magistratura, quale regno potrebb'essere più insigne di quello assicurato all'uomo che disprezza le cose umane ed, esaltando la sola sapienza, non volge l'animo che al pensiero dell'eterno e del divino?
Cicerone, La ricchezza spirituale del sapiente, De republica, I, 27sMi piace · Rispondi · 28 min · Modificato

giovedì 28 giugno 2012
IL CONCETTO DI COSCIENZA MORALE NEL LAVORO
Birdlip, 16 luglio, 1941
IL CONCETTO DI COSCIENZA MORALE NEL LAVORO
Coscienza intellettuale e Coscienza morale sono similari nelle loro rispettive sfere, stando una nel Centro Intellettuale, l’altra nel Centro Emozionale.
Coscienza intellettuale è conoscere tutto simultaneamente.
Coscienza morale è sentire tutto simultaneamente.
COSCIENZA MORALE
Come si sa, nell’esperienza religiosa come mezzo di trasmettere l’insegnamento dell’umanità cosciente all’umanità addormentata, una delle cause del fallimento proviene dal fatto che ogni persona si stabilisce un proprio dogma come fosse una verità assoluta, e in questo modo gli uomini si perseguitano, si disprezzano, si uccidono in nome di Dio. Lo fanno con tutto il fervore e adducono nel fare così che è in accordo con la loro coscienza. Ma questa coscienza è Falsa o Meccanica ed ha la sua origine nella Personalità. Questa Coscienza Falsa o Acquisita non si basa nella comprensione interiore. È vincolata alla Falsa Personalità e in questo modo con il sentimento d’essere meritorio e pertanto con il sentimento di avere ragione e d’essere migliore degli altri, e considera coloro che hanno credenze religiose differenti come inferiori, disprezzabili o meritevoli di morte.
La differenza tra Coscienza Vera e la Coscienza Meccanica o Falsa si fonda sul fatto che la Coscienza Vera è la stessa per tutti gli uomini e parla la stessa lingua. La Coscienza Meccanica o Falsa è diversa per ogni persona, secondo la nazione, l’educazione, i costumi, forme di credenze, ecc.
Se tutti gli uomini potessero svegliarsi, la Coscienza Vera parlerebbe a tutti loro e starebbero in accordo gli uni con gli altri, perché parlerebbe ad ognuno nella stessa maniera.
La Coscienza Vera esiste in tutti gli uomini però è sotterrata e fuori della loro portata. La Personalità è cresciuta sopra di essa ed il risultato è che i nostri sentimenti, il nostro senso di noi stessi, si è trasferito nella Personalità. Per questo “sentire tutto simultaneamente” è impossibile e sicuramente sarebbe insopportabile così come siamo. “Sentire tutto simultaneamente” equivale a dire che siamo uno. Ma la Personalità è divisa in pezzetti. L’idea fondamentale che è necessario capire sulla Personalità è che essa è multipla. Per questo motivo ora ci si sente in un modo e poi in un altro, ma separatamente e non allo stesso tempo e senza nemmeno ricordarlo, ci si comporta ora in una forma e dopo in un’altra. E a tutto questo cangiante caleidoscopio che è dentro di noi lo si chiama “Io”. Cioè, uno s’immagina di essere una persona. Fintanto che un uomo prende se stesso come una persona mai si muoverà da dov’é. Per svegliare la Coscienza è necessario che cominci a vedere le contraddizioni che stanno in se stesso. Ma se cerca di vedere le contraddizioni in se stesso considerandosi sempre come fosse una persona non otterrà alcun risultato. Sarà come se credesse che tutto quanto ciò che vede davanti a lui sia una parte del suo corpo.
Quello che soprattutto impedisce che un uomo possa vedere le contraddizioni in lui sono i respingenti. Al posto di avere una Vera Coscienza l’uomo ha una Coscienza Artificiale e respingenti. Dietro ogni persona ci sono anni e anni di vita sbagliata e stupida, compiacente ad ogni classe di vizi (debolezze), di sonno, di ignoranza, di affettazione, di mancanza di sforzo, di lasciarsi portare dagli avvenimenti, di chiudere gli occhi, di lottare per evitare i fatti sgradevoli, di mentire costantemente a se stesso, di abusare degli altri e attribuire la colpa agli altri, di trovare difetti in tutti, di giustificare se stesso, di essere vuoto, di parlare male, e così via. Il risultato di ciò è che la macchina umana è sudicia e lavora male. E questo non è tutto, perché si creano in essa strumenti artificiali dovuti al suo cattivo funzionamento. E per una persona che desideri svegliarsi e convertirsi in un’altra persona e fare un'altra vita, questi strumenti artificiali ostacolano le sue buone intenzioni. Sono chiamati respingenti. Come i dispositivi dei vagoni della ferrovia, la loro azione è di smorzare gli shock nelle collisioni. Ma nel caso dei respingenti in un uomo la loro azione proviene dal motivo di prevenire che i due lati contradditori di se stessi arrivino ad essere simultaneamente Coscienza Intellettuale.
I respingenti sono creati gradualmente ed involontariamente intorno a noi dalla vita, attraverso la nostra educazione. La sua azione tende ad impedire che un uomo esperimenti la Coscienza Morale, cioè, che senta “tutto simultaneamente”. Per esempio, esistono dei respingenti molto forti in ciò che ci piace e ciò che ci disgusta, nei nostri sentimenti gradevoli verso qualcuno e i nostri sentimenti sgradevoli. Per rompere un respingente è necessario osservare se stessi per un lungo periodo e ricordare in che modo si sentiva e in che modo si sente ora. Cioè, è necessario vedere nello stesso momento i due lati di un respingente, vedere i lati contraddittori di se stesso che sono separati dal respingente. Una volta che un respingente è rotto non si può più riformare.
I respingenti fanno sì che la vita dell’uomo sia più facile. Gl’impediscono di sentire la Vera Coscienza. Ma gl’impediscono anche che si sviluppi. Lo sviluppo interiore dipende dagli shocks. Solo gli shocks possono tirar fuori un uomo da dov’é. Quando un uomo comprende qualcosa su di se, ha uno shock, ma la presenza dei respingenti che sono in lui gl’impediscono di comprendere alcunché, perché i respingenti sono fatti per attutire gli shock. Quanto più un uomo osserva se stesso, più probabilità avrà di cominciare a veder i respingenti in lui. Quanto più ci si osserva, tanto più facile vi sarà avere indizi di voi come un tutto. Se si osservano differenti momenti della propria vita, dopo qualche tempo si ottiene un indizio di se che copre simultaneamente un periodo, cioè, ci amplia il nostro grado di coscienza. Ma per prima cosa si deve cercare di osservare tutto di voi in un preciso momento, lo stato emozionale, i pensieri, le sensazioni, le intenzioni, la postura, i movimenti, il tono della voce, le espressioni facciali e così via. Tutto questo deve essere fotografato insieme. Questa è un’osservazione completa e da essa si originano tre cose:
IL CONCETTO DI COSCIENZA MORALE NEL LAVORO
Coscienza intellettuale e Coscienza morale sono similari nelle loro rispettive sfere, stando una nel Centro Intellettuale, l’altra nel Centro Emozionale.
Coscienza intellettuale è conoscere tutto simultaneamente.
Coscienza morale è sentire tutto simultaneamente.
COSCIENZA MORALE
Come si sa, nell’esperienza religiosa come mezzo di trasmettere l’insegnamento dell’umanità cosciente all’umanità addormentata, una delle cause del fallimento proviene dal fatto che ogni persona si stabilisce un proprio dogma come fosse una verità assoluta, e in questo modo gli uomini si perseguitano, si disprezzano, si uccidono in nome di Dio. Lo fanno con tutto il fervore e adducono nel fare così che è in accordo con la loro coscienza. Ma questa coscienza è Falsa o Meccanica ed ha la sua origine nella Personalità. Questa Coscienza Falsa o Acquisita non si basa nella comprensione interiore. È vincolata alla Falsa Personalità e in questo modo con il sentimento d’essere meritorio e pertanto con il sentimento di avere ragione e d’essere migliore degli altri, e considera coloro che hanno credenze religiose differenti come inferiori, disprezzabili o meritevoli di morte.
La differenza tra Coscienza Vera e la Coscienza Meccanica o Falsa si fonda sul fatto che la Coscienza Vera è la stessa per tutti gli uomini e parla la stessa lingua. La Coscienza Meccanica o Falsa è diversa per ogni persona, secondo la nazione, l’educazione, i costumi, forme di credenze, ecc.
Se tutti gli uomini potessero svegliarsi, la Coscienza Vera parlerebbe a tutti loro e starebbero in accordo gli uni con gli altri, perché parlerebbe ad ognuno nella stessa maniera.
La Coscienza Vera esiste in tutti gli uomini però è sotterrata e fuori della loro portata. La Personalità è cresciuta sopra di essa ed il risultato è che i nostri sentimenti, il nostro senso di noi stessi, si è trasferito nella Personalità. Per questo “sentire tutto simultaneamente” è impossibile e sicuramente sarebbe insopportabile così come siamo. “Sentire tutto simultaneamente” equivale a dire che siamo uno. Ma la Personalità è divisa in pezzetti. L’idea fondamentale che è necessario capire sulla Personalità è che essa è multipla. Per questo motivo ora ci si sente in un modo e poi in un altro, ma separatamente e non allo stesso tempo e senza nemmeno ricordarlo, ci si comporta ora in una forma e dopo in un’altra. E a tutto questo cangiante caleidoscopio che è dentro di noi lo si chiama “Io”. Cioè, uno s’immagina di essere una persona. Fintanto che un uomo prende se stesso come una persona mai si muoverà da dov’é. Per svegliare la Coscienza è necessario che cominci a vedere le contraddizioni che stanno in se stesso. Ma se cerca di vedere le contraddizioni in se stesso considerandosi sempre come fosse una persona non otterrà alcun risultato. Sarà come se credesse che tutto quanto ciò che vede davanti a lui sia una parte del suo corpo.
Quello che soprattutto impedisce che un uomo possa vedere le contraddizioni in lui sono i respingenti. Al posto di avere una Vera Coscienza l’uomo ha una Coscienza Artificiale e respingenti. Dietro ogni persona ci sono anni e anni di vita sbagliata e stupida, compiacente ad ogni classe di vizi (debolezze), di sonno, di ignoranza, di affettazione, di mancanza di sforzo, di lasciarsi portare dagli avvenimenti, di chiudere gli occhi, di lottare per evitare i fatti sgradevoli, di mentire costantemente a se stesso, di abusare degli altri e attribuire la colpa agli altri, di trovare difetti in tutti, di giustificare se stesso, di essere vuoto, di parlare male, e così via. Il risultato di ciò è che la macchina umana è sudicia e lavora male. E questo non è tutto, perché si creano in essa strumenti artificiali dovuti al suo cattivo funzionamento. E per una persona che desideri svegliarsi e convertirsi in un’altra persona e fare un'altra vita, questi strumenti artificiali ostacolano le sue buone intenzioni. Sono chiamati respingenti. Come i dispositivi dei vagoni della ferrovia, la loro azione è di smorzare gli shock nelle collisioni. Ma nel caso dei respingenti in un uomo la loro azione proviene dal motivo di prevenire che i due lati contradditori di se stessi arrivino ad essere simultaneamente Coscienza Intellettuale.
I respingenti sono creati gradualmente ed involontariamente intorno a noi dalla vita, attraverso la nostra educazione. La sua azione tende ad impedire che un uomo esperimenti la Coscienza Morale, cioè, che senta “tutto simultaneamente”. Per esempio, esistono dei respingenti molto forti in ciò che ci piace e ciò che ci disgusta, nei nostri sentimenti gradevoli verso qualcuno e i nostri sentimenti sgradevoli. Per rompere un respingente è necessario osservare se stessi per un lungo periodo e ricordare in che modo si sentiva e in che modo si sente ora. Cioè, è necessario vedere nello stesso momento i due lati di un respingente, vedere i lati contraddittori di se stesso che sono separati dal respingente. Una volta che un respingente è rotto non si può più riformare.
I respingenti fanno sì che la vita dell’uomo sia più facile. Gl’impediscono di sentire la Vera Coscienza. Ma gl’impediscono anche che si sviluppi. Lo sviluppo interiore dipende dagli shocks. Solo gli shocks possono tirar fuori un uomo da dov’é. Quando un uomo comprende qualcosa su di se, ha uno shock, ma la presenza dei respingenti che sono in lui gl’impediscono di comprendere alcunché, perché i respingenti sono fatti per attutire gli shock. Quanto più un uomo osserva se stesso, più probabilità avrà di cominciare a veder i respingenti in lui. Quanto più ci si osserva, tanto più facile vi sarà avere indizi di voi come un tutto. Se si osservano differenti momenti della propria vita, dopo qualche tempo si ottiene un indizio di se che copre simultaneamente un periodo, cioè, ci amplia il nostro grado di coscienza. Ma per prima cosa si deve cercare di osservare tutto di voi in un preciso momento, lo stato emozionale, i pensieri, le sensazioni, le intenzioni, la postura, i movimenti, il tono della voce, le espressioni facciali e così via. Tutto questo deve essere fotografato insieme. Questa è un’osservazione completa e da essa si originano tre cose:
1) una nuova memoria di se, 2) un cambio completo del concetto che si ha su di se, 3) lo sviluppo del sapore interiore in relazione alla qualità di ciò che si osserva internamente. Per esempio, per il sapore interiore si può riconoscere senza nessuna difficoltà che si sta mentendo o che si è in uno stato negativo, quantunque ci si giustifichi e si protesti che non è così. Qui tutto si fonda nel porsi o no la sincerità interiore. Se non si pone, è meglio abbandonare il lavoro. Tocca dire del sapore interiore che è il debole inizio della Vera Coscienza, perché è qualcosa che riconosce la qualità dello stato interiore in cui si sta. L’osservazione di se e il sapore interiore non sono la stessa cosa però possono coincidere. Quanto più si comprende il lavoro, più corretta sarà la disposizione nella vostra mente rispetto al lavoro e più capirà il suo significato, più facilmente passerà alla Vera Coscienza. Si è detto alcune volte che se si possedesse la Vera Coscienza il lavoro non sarebbe più necessario perché lo si conoscerebbe di già.
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lunedì 13 febbraio 2012
Non guardare il dito che indica la luna, ma la luna che è indicata dal dito
La finestra sul cielo interioreLe parole non sono le cose, indicano le cose. Non guardare il dito che indica la luna, ma la luna che è indicata dal dito, Non basta ascoltare, occorre anche osservare direttamente e profondamente ciò che le parole indicano per cogliere la verità
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domenica 29 gennaio 2012
V. Suyren. Non è necessario dover dare sempre un nome alle cose, doverle classificare, dover trovare loro un posto. Permettiamo che accadano, osserviamole e come sono arrivate, se devono andare, concediamo loro di andarsene. Lasceranno comunque un segno...
ॐ Open Your Mind ॐ
Non è necessario dover dare sempre un nome alle cose, doverle classificare, dover trovare loro un posto. Permettiamo che accadano, osserviamole e come sono arrivate, se devono andare, concediamo loro di andarsene. Lasceranno comunque un segno...
V. Suyren
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mercoledì 23 novembre 2011
Sherlock Holmes. Osservare.
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