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mercoledì 9 gennaio 2013

Alessandro D’Avenia. L’uso che facciamo degli occhi dipende dallo stato cardiaco. Un cuore vuoto usa gli occhi per controllare, usare, dominare. Un cuore pieno per stupirsi, conoscere, amare. Per questo usiamo espressioni come “vedere di buon occhio” o “lanciare il malocchio”. Noi siamo come guardiamo




L’uso che facciamo degli occhi dipende dallo stato cardiaco. 
Un cuore vuoto usa gli occhi per controllare, usare, dominare. 
Un cuore pieno per stupirsi, conoscere, amare. 
Per questo usiamo espressioni come “vedere di buon occhio” o “lanciare il malocchio”.
Noi siamo come guardiamo. 
Alessandro D’Avenia




domenica 25 novembre 2012

Non vi accorgete più delle bellezze che avete intorno perché i vostri occhi non riescono più a vederle.Solo chi viene da lontano può ammirare l'incanto di questi luoghi che nulla hanno da invidiare ai posti da sogno sparsi per il mondo




E una giovane donna forestiera mi disse un giorno
<<Non vi accorgete più delle bellezze che avete intorno perché i vostri occhi non riescono più a vederle.Solo chi viene da lontano può ammirare l'incanto di questi luoghi che nulla hanno da invidiare ai posti da sogno sparsi per il mondo.>>

giovedì 1 novembre 2012

ATTENZIONE: NON SIAMO ESSERI AUTODETERMINANTI L'essere umano non può definirsi da solo, l' IO esiste perché si confronta con un Tu, non ti puoi aggiustare da solo perché qualora il tuo cervello non funzionasse ti aggiusteresti male, ma siccome sei tu a giudicarti saresti sempre a posto secondo te. Un occhio non si vede da solo, un dente da solo non si morde, una mano da sola non si accarezza, un cervello da solo non si giudica, abbiamo bisogno dell'altro per conoscerci fino infondo. Una mente sana e lucida non si nega ad aprirsi, a mettersi in gioco, a fidarsi; siamo esseri relazionali, nati da una relazione e fatti per scoprire il meglio di sé nel dialogo e il confronto con l'altro




ATTENZIONE: NON SIAMO ESSERI AUTODETERMINANTI
L'essere umano non può definirsi da solo, l' IO esiste perché si confronta con un Tu, non ti puoi aggiustare da solo perché qualora il tuo cervello non funzionasse ti aggiusteresti male, ma siccome sei tu a giudicarti saresti sempre a posto secondo te
Un occhio non si vede da solo, un dente da solo non si morde, una mano da sola non si accarezza, un cervello da solo non si giudica, abbiamo bisogno dell'altro per conoscerci fino infondo. Una mente sana e lucida non si nega ad aprirsi, a mettersi in gioco, a fidarsi; siamo esseri relazionali, nati da una relazione e fatti per scoprire il meglio di sé nel dialogo e il confronto con l'altro.

lunedì 24 settembre 2012

Danilo Dolci. Il limone lunare. Se l'occhio non si esercita, non vede pelle che non tocca, non sa se il sangue non immagina, si spegne. Pure provato da fatiche e lotte, meravigliato dei capelli bianchi di persistere vivo, la tua voce pudore ha di poetare: a irreprimibile esigenza, terra acqua creature orizzonte, ti sono adolescenti parole.

Se l'occhio non si esercita, non vede
pelle che non tocca, non sa
se il sangue non immagina, si spegne.
Pure provato da fatiche e lotte,
meravigliato dei capelli bianchi
di persistere vivo, la tua voce
pudore ha di poetare:
a irreprimibile esigenza,
terra acqua creature
orizzonte, ti sono adolescenti
parole.
Danilo Dolci. Il limone lunare
dal libro "Creatura di creature" di Danilo Dolci




 oggi, tante persone conoscono ogni cosa del computer, ma sono aride, senza vibrazioni interiori

martedì 31 luglio 2012

Frank Herbert. Non devo aver paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura.


Non devo aver paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.
Frank Herbert

martedì 31 gennaio 2012

Patrizio Barbaro. L’occhio guarda, per questo è fondamentale. È l’unico che può accorgersi della bellezza. La visione può essere simmetrica lineare o parallela in perfetto affiancamento con l’orizzonte. Ma può essere anche asimmetrica, sghemba, capricciosa, non importa, perché la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune. E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Ma che certe volte si sveli non c’è dubbio [...]. Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio




«L’occhio guarda, per questo è fondamentale. È l’unico che può accorgersi della bellezza. La visione può essere simmetrica lineare o parallela in perfetto affiancamento con l’orizzonte. Ma può essere anche asimmetrica, sghemba, capricciosa, non importa, perché la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune. E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Ma che certe volte si sveli non c’è dubbio [...]. Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio».

Patrizio Barbaro


"L’occhio guarda, per questo è fondamentale.
È l’unico che può accorgersi della bellezza.
La bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune.
E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale.
Diciamo meglio che può capitare di vederla.
Dipende da dove svela.
Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà.
Occhi chiusi. Occhi che non vedono più.
Che non sono più curiosi.
Che non si aspettano che accada più niente.
Forse perché non credono che la bellezza esista.
Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio."
Patrizio Barbaro


Su Internet ci sono molti che attribuiscono le due citazioni che seguono a Pier Paolo Pasolini, ma è un errore, sono parole scritte da Patrizio Barbaro.
“L’occhio guarda per questo è fondamentale. È l’unico che può accorgersi della bellezza.
La visione può essere simmetrica, lineare o parallela, in perfetto allineamento con l’orizzonte. Ma può essere anche asimmetrica, sghemba, capricciosa, non importa, perché la bellezza può passare per le più strane vie anche quelle codificate dal senso comune. E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla dipende da dove si svela. Ma che certe volte si sveli, non c’è dubbio.
Ecco perché bisogna stare dalla parte dell’occhio, l’occhio che osserva scruta i dettagli e l’orizzonte insieme, vede le piccole e le grandi cose, il gesto minimo e l’azione prolungata”
"E la cecità allora? No, la cecità non è un problema, almeno fino ad un certo punto. Il cieco vede gli odori, riconosce i movimenti dell’aria, si accorge con la sua sensibilità. Perché la bellezza quando appare, sposta tutti i sensi e si sa anche far ascoltare. No, la cecità non è un problema.
Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esiste. Ma sul deserto delle nostre strade, Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio."
Grazie





martedì 22 novembre 2011

Dislessia. Cause e Rimedi.

Dislessia, cause e rimedi.
Alla base di qualsiasi tipo di formazione vi è la capicità di saper leggere e scrivere; abilità non facili da acquisiri infatti, statisticamente, in ogni classe elementare vi è almeno uno studente che presenta questo deficit (dislessia).

La dislessia è un deficit parziale perché nel soggetto non vi sono difetti di vista o di altro genere, anzi, i bambini dislessici hann...o uno sviluppo normale, addirittura, la gran parte, sono più intelligenti della media, probabilmente per un MECCANISMO DI COMPENSAZIONE. Ma come nasce questo disturbo? Le cause non sono state del tutto chiarite, vi possono essere fattori organici o psicologici. In entrambi i casi, il risultato più diffuso è un difetto dell’orientamento del satellite oculare.

C’è da premettere che noi non vediamo con tutto l’occhio, solo una piccola porzione della retina svolge questo ruolo; Per leggere è indispensabile un orientamento dello sguardo adeguato, l’orientamento è necessario a dirigere la porzione della retina addetta alla vista in varie direzioni per dar vita a dei rapidi movimenti che, al momento della lettura, saltano da una lettera all’altra.

Affinché possano essere identificate parole o sillabe, la retina deve essere guidata dal cervello. Nei soggetti dislessici è questa guida a mancare. Studi condotti su 3000 bambini e adolescenti, hanno dimostrato che il cervello può imparare a vedere in modo corretto: gli studenti più piccoli (tra i 7-8 anni), con o senza dislessia, non hanno ancora il pieno controllo dello sguardo: in tal caso il cervello deve imparare a controllare meglio gli occhi. A confermarlo è uno studio condotto da Kara Dyckman e Jennifer McDowell dell’Università della Georgia. Le due psicologhe hanno dimostrato che con esercizi mirati, della durata di sole due settimane, i difetti di gestione dello sguardo diminuivano e la capacità di lettura e scrittura aumentava.

I bambini dislessici dovrebbero seguire un vero e proprio programma di addestramento al controllo delle saccadi (movimenti oculari atti a rivolgere lo sguardo nella direzione di interesse). Gli esercizi del programma di addestramento prevedono un allenamento intensivo dello sguardo: il bambino dovrebbe seguire su uno schermo, un simbolo che cambia rapidamente direzione; quando il simbolo scompare, il bambino dovrà saper indicare l’ultima sua direzione. A caratterizzare la difficoltà di questo compito sarà proprio la velocità degli spostamenti del simbolo. La velocità, infatti, sarà aumentata gradualmente in base ai progressi del bambino.

Durante i test, gli esercizi sono stati svolti a casa quotidianamente in un arco di tempo compreso fra tre e sei settimane. I risultati sono stati ottimi, si è dimostrato che alla fine dell’addestramento, i bambini riuscivano a controllare meglio i “salti degli occhi” (le saccadi, la gestione dello sguardo): gli errori di lettura subirono un decremento pari al 50%.

In alcuni casi, i ricercatori ritengono che i dislessici abbiano difficoltà, non solo nella lettura, ma anche nel capire la lingua parlata. Tale fattore complicherebbe ulteriormente la decifrazione delle lettere. Per il motivo appena indicato, i ricercatori analizzano la cosiddetta “consapevolezza fonologica“, ovvero la capacità che ha il bambino di distinguere fra loro i diversi suoni verbali. E’ importante capire se il bambino ha difficoltà ad elaborare la parola verbale -oltre quella scritta-, questo si può fare prendendo in esame le parole che iniziano con la B e la G così da capire se il bambino potrà distinguere i due diversi suoni verbali. Altri indicatori sono le sillabe “ang” e “anz”. In questo caso un esercizio valido potrebbe essere quello di giocare con il piccolo a trovare le rime e suddividere le parole (verbalmente) prima in sillabe e poi in fonemi. Ovviamente se il bambino riesce a distinguere tutti i fonemi vorrà dire che avrà difficoltà esclusivamente legate alle saccadi, quindi alla lettura.

Si tratta di un problema molto diffuso, che colpisce più maschi che femmine. In Italia è catalogato come disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) insieme alla disortografia (difficoltà nel trasformare il linguaggio parlato in scritto), disgrafia (disturbo nell’esecuzione del tratto grafico) e discalculia (difficoltà del calcolo e dell’elaborazione numerica). Secondo i dati dell’Associazione Italiana Dislessia, questo disturbo riguarda in Italia, 1.500.000 persone, delle quali 315.000 sono alunni di età compresa tra i 6 e 18 anni. Come già detto, si tratta di un deficit parziale in quanto lascia intatto il funzionamento intellettivo generale. Trattandosi di un disturbo molto diffuso, sono stati sviluppati software gratuiti per esercizi, i software sono disponibili al download a questa pagina:
http://www.aiditalia.org/it/software_gratuito_per_i_libri_digitali.html

Questo articolo è stato postato da
Anna De Simone
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