lunedì 14 maggio 2012

Plutarco. La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere

La natura ci ha dato due orecchie ma una sola lingua,
per la ragione che siamo tenuti più ad ascoltare che a parlare.
Plutarco, L'arte di saper ascoltare.

A nulla servono un bagno e un discorso se non ci rendono puliti.
Plutarco, L'arte di saper ascoltare.

Quando si gioca a palla le mosse di chi riceve devono essere in sintonia con quelle di chi lancia: così in un discorso c'è sintonia tra chi parla e chi ascolta se entrambi sono attenti ai propri doveri.
Plutarco, L'arte di saper ascoltare.


La perseveranza è più efficace della violenza, e molte cose che, unite insieme, sono invincibili, cedono a chi le affronta poco alla volta.
Plutarco


Bisogna evitare di agitarsi e di abbaiare ad ogni battuta, aspettando pazientemente che l’interlocutore abbia finito di esporre il suo pensiero, anche se non lo si condivide, senza però investirlo subito con una sfilza di obiezioni, ma concedendogli ancora un po’ di tempo perché possa integrare, chiarire o correggere quanto ha detto, ed eventualmente ritrattare qualche frase affrettata.
Plutarco, L'arte di saper ascoltare.


Come di fronte ad un mosaico: se ci teniamo a debita distanza ci dice cose ineffabili, ma se andiamo a mettere il naso su questa o quella scena, o peggio ancora sulle singole tessere di cui quello è composto, tutto l’incanto svanisce. Lo stesso accade con la vita. E con la Storia.
Plutarco, L'arte di saper ascoltare.


Passare dalla fanciullezza all’età adulta non significa liberarsi da ogni autorità, ma vuol dire solo assumerne un’altra, qual è appunto la ragione, che prende il posto di maestri o di assistenti stipendiati e da quel momento assurge a guida divina della nostra esistenza. Ed è solo seguendo la ragione che si può essere veramente liberi. Infatti soltanto a coloro che per mezzo di essa hanno imparato a conoscere ciò che bisogna volere è dato di vivere conformemente alla propria volontà, mentre chi si abbandona arbitrariamente ad atti e ad impulsi rozzi e irragionevoli è un individuo meschino e soggetto a molti e grandi rimorsi.
Plutarco, L'arte di saper ascoltare.


Nel caso di una discussione filosofica occorre mettere da parte la reputazione dell’oratore e badare alla sostanza di ciò ch’egli dice. Come in guerra, infatti, anche in un dibattito ci sono molte cose superflue, da cui non ci si deve lasciare influenzare: l’intonazione della voce, lo sguardo accigliato, la canizie, l’autoelogio. Ma bisogna guardarsi soprattutto dagli applausi, dalle esclamazioni e dai sobbalzi del pubblico, che possono influenzare specialmente i giovani e i profani disorientandoli e trascinandoli via come fuscelli nella corrente di un fiume.
Plutarco, L'arte di saper ascoltare.



La facilità e la velocità nel fare una cosa non danno al lavoro durevole solidità né la precisione della bellezza.
Plutarco


Il ferro è consumato dalla ruggine, l’invidioso dal suo vizio
Plutarco

 Le bevande placano la sete e i cibi calmano la fame,
ma l'oro e l'argento non saziano mai l'avarizia.
Plutarco


Chi si infila nell'amore e nei rovi,
entrerà in qualsiasi momento,
ma non ne uscirà quando desidera.
Plutarco


Adiaphora - ἀδιάφορα, “cose indifferenti”,
le cose indifferenti come le definiva la filosofia stoica e cioè ...
"ricchezza, fama, forza, potere… ci possono rendere felici quanto meno tremiamo di fronte al loro contrario perché tanto più è grande il desiderio di possesso, tanto più è grande la paura della sua perdita"
Plutarco

Il corpo dovrebbe far causa alla mente prima che un tribunale lo giudichi per danni.
Tale tribunale potrebbe facilmente riconoscere che proprio la mente
è stata un'inquilina assai pericolosa per il padron di casa.
Plutarco. Saggi


Il carattere è semplicemente un'abitudine a lungo praticata.
Plutarco


La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere
Plutarco

La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma, come legna da ardere, ha bisogno solo di una scintilla, che la accenda, che vi infonda l’impulso alla ricerca e il desiderio della verità
Plutarco

La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità
Plutarco

UNO SQUILIBRIO FRA IL RICCO E IL POVERO
è il più vecchio e MORTALE ALIMENTO per tutte le Repubbliche.
Plutarco


Ho scelto l’uomo simpatico a preferenza del ricco:
preferisco un uomo senza denaro al denaro senza un uomo
Plutarco


Il tempo è il più saggio dei consiglieri
Plutarco

La pittura è poesia silenziosa, e la poesia è pittura che parla.
Simonide, in Plutarco, Della gloria degli ateniesi, II sec.



Chiamate selvaggi i serpenti, le pantere e i leoni, ma voi stessi uccidete con ferocia non cedendo ad essi in niente quanto a crudeltà: per essi infatti l'animale ucciso è nutrimento, per voi solo un manicaretto!
Plutarco



In nulla sono diversi da costui quelli che sono pronti a rivestire qualunque carica politica, e si rendono subito gonfi agli occhi di tutti, diventando odiosi, e quando hanno successo sono invidiati, quando invece falliscono sono oggetto di scherno e quello che ammirevole in essi all'inizio del loro impegno politico si volge in dileggio e ridicolo.
Plutarco


Per essere onesto l'uomo ha bisogno di buoni amici o di acerrimi nemici,
perché i primi con i loro consigli e i secondi con i loro insulti gli impediscono di fare del male.
Plutarco


A re Gerone che si azzardò una volta a parlare con uno dei suoi avversari, questi gli disse in malo modo che aveva un alito fetido. Al che il buon re sconcertato, al suo ritorno a casa apostrofò la moglie dicendo: ‘Come è possibile che tu non mi abbia mai parlato di questo problema?’ La donna, una semplice, pura, disarmata fanciulla rispose: ‘Signore, io ho sempre creduto che l’alito degli uomini fosse così.’ É chiaro che i difetti percepiti dai nostri sensi, grossolani e corporali o altrimenti noti al mondo, vengano posti in evidenza prima dai nostri nemici che dai nostri amici o familiari.
Plutarco


Pirro fu molto addolorato per la morte di Aeropo, non tanto perché era morto, perché questo, disse, era il destino comune del genere umano, ma perché egli stesso aveva ritardato di ripagarlo di una gentilezza finché non fu troppo tardi. I debiti di denaro, egli disse, possono essere versati agli eredi di un creditore, ma gli uomini d'onore sono addolorati per non essere stati in grado di restituire una cortesia nel corso della vita del loro benefattore.
Plutarco


Il saggio si gioca un uovo per guadagnare una gallina,
e invece lo sciocco si gioca una gallina per avere un uovo.
Plutarco



Un giorno una tale, presumibilmente una forestiera, le disse:
"Solo a Sparta le donne comandano gli uomini", e Gorgo rispose:
"Sì, ma solo le donne di Sparta generano uomini".
Plutarco, Vita di Licurgo, 14, 4

Diceva che gli Spartani non mandavano a chiedere quanti erano i nemici, ma dove erano.
Plutarco, Anonimo spartano

Vedendo uno che faceva una colletta per le divinità, 
uno spartano disse che non aveva nessuna stima per un dio che fosse più povero di lui. 
Plutarco, Cleomene I


Uno spartano domandò a un sacerdote che voleva confessarlo:
'A chi devo confessare i miei peccati, a Dio o agli uomini?'
'A Dio' rispose il prete. 'Allora, ritirati, uomo'.
Plutarco


[Su Leonida I] Uno gli chiese:
'Leonida, sei venuto con così pochi uomini a combattere contro un'armata?'. Ed egli rispose: 'Se pensate che è il numero quello che conta, allora neppure l'intera Grecia basterebbe, perché è poca cosa in confronto alla loro massa. Se invece conta il coraggio, allora anche questi pochi uomini sono sufficienti'.
Plutarco


[Su Leonida I] Alle Termopili, parlò così ai suoi uomini:
'Dicono che i Barbari si sono avvicinati [...] e che noi stiamo perdendo tempo.
Sarà: adesso però o li ammazziamo oppure teniamoci pronti a morire'.
Plutarco


L'EDUCAZIONE SERVE PIÙ DELLE ORIGINI...PAROLA DI LICURGO
"Il legislatore Licurgo, vedendo che i suoi concittadini vivevano nella mollezza, stabilì che andassero richiamati a uno stile di vita più disciplinato e dovessero essere resi più virtuosi. Così cominciò ad allevare due cuccioli di cane, che avevano lo stesso padre e la stessa madre: al primo concedeva di stare in casa e lo abituava a mangiare molto; addestrava severamente l’altro, portandolo a caccia.
Poi li condusse in assemblea, dove pose davanti a loro degli ossi e altre prelibatezze, e al contempo lasciò libera una lepre. Tutti e due si lanciarono sui loro soliti obiettivi e il secondo catturò la lepre. Allora Licurgo disse: “Come potete vedere, cittadini, questi, nati dagli stessi genitori, sono poi diventati molto diversi, per il diverso stile di vita; non pensate allora che l’educazione sia molto più importante della nascita per produrre buoni risultati?”.
Plutarco, Le virtù degli spartani", 1.

Rispondendo a un tale che accusava gli Spartani di "medizzare",
disse che erano piuttosto i Medi a "laconizzare".
Plutarco

Cleomene, figlio di Anassandrida, diceva che Omero era il poeta degli Spartani e Esiodo quello degli Iloti, perché il primo ha insegnato come si combatte, il secondo come si coltiva la terra.
Plutarco

Licurgo
Bisogna sapere che a Sparta regnava un'abominevole disparità di condizioni sociali tra i cittadini e vi si aggirava un gran numero di diseredati, che non possedevano un palmo di terra, perché tutta la ricchezza era concentrata nelle mani di poche persone... Licurgo ripartì il territorio della Laconia in 30.000 lotti, dati in assegnazione agli abitanti del contado, i Perieci, e quello dipendente dalla città in 9.000, quanti erano gli Spartani veri e propri.
Plutarco, Vite parallele  (8[12])



I discorsi eleganti e ricercati 
assomigliano a certe piante che sono belle, 
alte e rigogliose ma non producono alcun frutto.
Plutarco


Se oggi in molti casi la politica è diventata un’attività autonoma e lucrosa, uno strumento per l’acquisto e il mantenimento del potere, con tanto di tornaconto personale e di spregiudicatezza, ciò è dovuto al fatto che i politici, salvo rare eccezioni, non hanno una base filosofica, indispensabile, o quanto meno utile, per una politica corretta ed efficace.
Plutarco




PLUTARCO DI CHERONEA (46 d.C./48 d.C. - 125 d.C/ 127 d.C).
La maggior parte delle persone immagina che la filosofia consista nel dibattere dall’alto di una cattedra e nel fare corsi su alcuni testi. Ciò che tuttavia sfugge, a persone del genere, è la filosofia che si vede esercitata ininterrottamente nelle opere e nelle azioni di ogni giorno. Socrate non faceva disporre sedili per gli uditori, non si sedeva in una cattedra professorale; non aveva un orario fisso per discutere o passeggiare con i suoi discepoli. Ma scherzando con loro, bevendo o andando alla guerra o all’agora, e alla fine andando in prigione e bevendo il veleno, egli ha filosofato. E’ stato il primo a dimostrare che, con ogni tempo e in ogni luogo, in tutto ciò che ci accade e in tutto ciò che facciamo, la vita quotidiana dà la possibilità di filosofare.
"Se l'anziano possa fare politica", in "Moralia" (Ἠθικά) -


Non è stato senza ispirazione divina che ha parlato colui che ha detto che il sonno equivale ai Piccoli Misteri della morte, poiché IL SONNO È REALMENTE UNA PRIMA INIZIAZIONE DELLA MORTE… LA MORTE CONSISTE NELL’ESILIARSI DAL CORPO; IL SONNO CONSISTE NEL FUGGIRLO COME UNO SCHIAVO FUGGE DAL SUO PADRONE. Raggiunta la morte, l’anima sente una sensazione simile a quella degli Iniziati ai Grandi Misteri. Difatti IL TERMINE MORIRE (TELEUTAI) E QUELLO DI ESSERE INIZIATO (TELEISTHAI) SI ASSOMIGLIANO, COSÌ GLI STESSI EVENTI.
Plutarco




Ma come in passato ci furono persone che deplorarono l'AMBIGUITÀ E L'OSCURITÀ DEI VATICINII, ora c'è anche chi critica la loro eccessiva semplicità. Si tratta di un atteggiamento puerile, per non dire sciocco: anche i fanciulli preferiscono vedere l'arcobaleno, gli aloni e le comete anziché la luna e il sole, e si divertono a questi fenomeni. Così questa gente rimpiange gli enigmi, le allegorie, le metafore della mantica, tutte cose indubbiamente ricche di suggestione per la fantasia umana. E poi, una volta che non riescono a rendersi conto del mutamento, SE NE VANNO DISPREZZANDO IL DIO - NON NOI O SE STESSI, EGUALMENTE INCAPACI DI RAGGIUNGERE CON LA RAGIONE IL PENSIERO DI DIO.
Plutarco. Dialoghi delfici. p.201


Platone paragonò la vita a una partita di dadi, in cui bisogna sia fare un lancio vantaggioso sia dopo il lancio sfruttare bene l'esito. [...] chi manca di arte e senso della vita, come gli ammalati nel fisico, incapaci di sostenere sia il caldo sia il freddo, si esalta alla buona sorte e si deprime all'avversa [...]. Teodoro detto l'Ateo raccontava che i suoi discorsi egli porgeva agli uditori con la mano destra, ed essi li ricevevano con la sinistra; cosí gli incolti spesso accolgono maldestramente a sinistra la fortuna che si pone alla loro destra. I saggi invece, come le api ricavano miele dal timo, il piú aspro e il piú secco dei vegetali, traggono spesso dalle circostanze piú avverse qualcosa di conveniente e vantaggioso per se stessi.
Plutarco, La vita felice.


Il grande Pan è morto!
Plutarco

Il principio dell'essere, dello spirito, del bene, infatti è più forte della distruzione e del mutamento.
Da esso derivano le immagini che improntano il mondo sensibile e corporeo.
Ma le regole, le forme, le somiglianze che questo riceve sono come suggelli sulla cera.
Plutarco


[Anassimandro] ... Dice che la terra ha forma cilindrica e altezza corrispondente a un terzo della larghezza. Dice che quel che dall'eterno produce caldo e freddo si sparò alla nascita in questo mondo e che da esso una sfera di fuoco si distese intorno all'aria che avvolgeva la terra, come corteccia intorno all'albero: spaccatasi poi questa sfera e separatasi in taluni cerchi, si formarono il sole, la luna gli astri. Dice pure che da principio l'uomo fu generato da animali di altra specie.
Plutarco

Egli [Anassimene] sostiene che, solidificatasi l'aria, per prima si forma la terra la quale è molto piatta – e pertanto a ragione si mantiene sospesa nell'aria –: il sole, la luna, le altre stelle hanno il principio della nascita dalla terra. Afferma infatti che il sole è terra, la quale per la rapidità del movimento si è molto infocata ed è diventata incandescente.
Plutarco


[Demetrio I Poliorcete] Grande amatore, grande bevitore, grande capitano, munifico, sprecone, insolente. Era alto di statura: i suoi lineamenti erano di una bellezza tanto singolare, che non ci fu scultore né pittore capace di ritrarla. Essi possedevano dolcezza e severità, terribilità e grazia: vi rifulgevano l'audacia di un giovane, l'aspetto di un eroe e la maestà di un re. Alla stessa maniera era conformato il suo carattere, tale cioè da sbigottire e attrarre chi aveva a che fare con lui.
Plutarco



L'uomo mangia a sazietà cibi macchiati delle stragi di animali rendendosi molto più feroce delle fiere selvagge. Il sangue e le carni sono cibi per il lupo ed il serpente, non per gli esseri umani.
Plutarco

Ma voi, uomini d'oggi, da quale follia e da quale assillo siete spronati ad aver sete di sangue,
voi che disponete del necessario con tale sovrabbondanza? ......
Queste creature sono dunque morte inutilmente!
Plutarco

Dite che sono selvatici i serpenti, le pantere e i leoni,
mentre voi stessi uccidete altre vite,
senza cedere affatto a tali animali quanto a crudeltà.
Ma per loro il sangue è un cibo vitale,
invece per voi è semplicemente una delizia del gusto.
Plutarco, Del mangiare carne

I ragazzini gettano pietre contro le rane per sport
ma le rane non muoiono per sport. Esse muoiono sul serio.
Plutarco



Perché le lupe in un determinato periodo dell'anno partoriscono tutte nel giro di dodici giorni? Antipatro, nel suo libro Sugli animali, asserisce che le lupe espellono i nati quando gli alberi che producono ghiande gettano a terra i loro fiori. Una volta che le lupe li assaggiano, il loro utero si schiude. Quando invece non c'è abbondanza di questi fiori, il feto – a detta di Antipatro – muore dentro il ventre della lupa e non può venire alla luce. È per questo motivo che le regioni che non sono ricche di ghiande e di querce non sono infestate dai lupi.
Plutarco, Da Aetia physica, 38; in Frammenti sugli animali, p. 164.


I Pitagorici hanno in odio il diciassette più di ogni altro numero, e lo chiamano "ostacolo".
Esso infatti cade fra il sedici, che è un quadrato, e il diciotto, che è un rettangolo, i soli fra i numeri a formare figure piane che abbiano il perimetro uguale all'area; il diciassette si pone come un ostacolo fra di loro, e li separa uno dall'altro, e spezza la proporzione di uno e un ottavo in intervalli disuguali.
Plutarco



Aveva l'abitudine di dire che un comandante deve distinguersi dai soldati semplici non per il lusso e le comodità, ma per resistenza e coraggio.
Plutarco



Diceva che gli abitanti dell'Asia non valevano nulla come liberi, ma erano schiavi eccellenti.
Lo stesso Plutarco (Apophthegmata Laconica, 222 D-E) attribuisce una citazione uguale a Callicratida.


Quando lo accusarono di aver violato i giuramenti [dopo aver stipulato con Argo una tregua di una settimana, il terzo giorno l'aveva assalita, uccidendo alcuni abitanti e facendo prigionieri tutti gli altri], disse che aveva stipulato una tregua per sette giorni, ma che non aveva preso alcun impegno per le notti; aggiunse che, a giudizio sia degli dei sia degli uomini, qualunque danno si riesce a infliggere ai nemici è più importante della giustizia. (223 B)
Plutarco, Cleomene I


A volte qualcuno lo rimproverava per la sua tendenza ad agire prevalentemente con l'inganno: dicevano che era indegno di Eracle vincere con trucchi, senza battersi a viso aperto. Egli rideva e rispondeva che, se la pelle di leone non serviva, bisognava cucirsi una pelle di volpe. (229 B)
Plutarco, Lisandro


Quando le candele son spente tutte le donne son belle. 
Plutarco, Moralia, Precetti coniugali, 144 E


Quando si gioca a palla le mosse di chi riceve devono essere in sintonia con quelle di chi lancia: così in un discorso c'è sintonia tra chi parla e chi ascolta se entrambi sono attenti ai propri doveri. Plutarco, Moralia, II


Plutarco, Vite parallele
Ad un tratto entrò nella stanza un soldato romano che gli ordinò di andare con lui da Marcello. Archimede rispose che sarebbe andato dopo aver risolto il problema e messa in ordine la dimostrazione. Il soldato si adirò, sguainò la spada e lo uccise. 
Plutarco, Vite parallele, 19, 9

Quando questi ultimi [Eschine e Filocrate] lodarono Filippo come un uomo abilissimo nel parlare e bellissimo da vedere e, per Zeus, ottimo bevitore, Demostene non poté fare a meno di gettare il discredito e la derisione su questi discorsi dicendo che il primo elogio era adatto a un sofista, il secondo a una donna, il terzo a una spugna, nessuno a un sovrano.
Plutarco, Vite parallele, 16, 4


“Vuole la leggenda, come racconta Plutarco, che Talete viaggiando per l'Egitto in cerca di sacerdoti della valle del Nilo da cui apprendere le conoscenze astronomiche, risalendo il fiume avrebbe sostato nei pressi della Piana di Giza, attirato dalla mole sorprendente della Piramide di Cheope, ove il faraone Amasis, giunto a conoscenza della fama del sapiente, lo sfidò a dargli la misura corretta dell'altezza. Per qualunque persona, anche dotata dei più sofisticati strumenti dell'epoca, si sarebbe trattato di un'impresa che, se non ardua, avrebbe certamente richiesto una notevole quantità di tempo sia per compiere le misure che i calcoli, ma sempre le fonti ci narrano che Talete sapesse già che a una determinata ora del giorno la nostra ombra eguaglia esattamente la nostra altezza; e quindi non avrebbe fatto altro che attendere l'ora propizia e dimostrare le sue doti, sbalordendo lo stesso faraone che si disse: '... stupefatto del modo in cui abbia misurato la piramide senza il minimo imbarazzo e senza strumenti. Piantata un'asta al limite dell'ombra proiettata dalla piramide, poiché i raggi del sole, investendo l'asta e la piramide formavano due triangoli, ha dimostrato che l'altezza dell'asta e quella della piramide stanno nella stessa proporzione in cui stanno le loro ombre'.”
Plutarco



L’OSTRACISMO.
L’ostracismo fu una procedura introdotta ad Atene da Clistene intorno al 510 a.C., per scongiurare una nuova tirannide, mediante la quale, una volta all'anno, in una seduta apposita che si teneva tra gennaio e febbraio, ogni componente dell'ekklesìa (assemblea di tutti i cittadini maschi adulti), poteva scrivere su un òstrakon (coccio di terracotta) il nome di un personaggio considerato pericoloso per lo stato. Se un cittadino otteneva almeno 6000 voti, costui doveva allontanarsi dalla città entro dieci giorni e rimanere esiliato per dieci anni. Non perdeva però alcun diritto civile e non era colpito da nessuna sanzione pecuniaria; poteva in più essere richiamato prima dei dieci anni, tramite una nuova delibera popolare.

Il primo ostracismo si ebbe nel 487.
Molti personaggi di grande rilievo subirono l'ostracismo, tra cui Temistocle, Cimone e Pericle, anche perché questa pratica venne spesso utilizzata come strumento di lotta politica, per disfarsi dei concorrenti. Negli scavi della città di Atene sono stati trovati migliaia di òstraka.

Plutarco ci racconta un simpatico aneddoto accaduto ad Aristide.
“Intanto che si scrivevano gli òstraka, si narra che un uomo analfabeta e che aveva sempre vissuto in campagna, avendo dato l’òstrakon ad Aristide, come a uno di quelli che si trovavano lì per caso [per aiutare coloro che non sapevano scrivere ad esprimere il proprio voto n.d.r.], gli chiese di scrivere proprio il nome di Aristide. Meravigliandosi e chiedendo cosa mai avesse fatto di male Aristide contro di lui, rispose: “Nulla, non conosco quell’uomo ma mi sono stufato di sentirlo chiamare ovunque –il Giusto-”. Si dice che Aristide, avendo sentito ciò, non disse nulla, scrisse il proprio nome sull’òstrakon e glielo consegnò. :)
(Plutarco, Aristide, VII, 5-6)

γραφομένων οὖν τότε τῶν ὀστράκων λέγεταί τινα τῶν ἀγραμμάτων καὶ παντελῶς ἀγροίκων ἀναδόντα τῷ Ἀριστείδῃ τὸ ὄστρακον ὡς ἑνὶ τῶν τυχόντων παρακαλεῖν, ὅπως Ἀριστείδην ἐγγράψειε. Τοῦ δὲ θαυμάσαντος καὶ πυθομένου, μή τι κακὸν αὐτὸν Ἀριστείδης πεποίηκεν, ‘οὐδέν,’ εἶπεν, ‘οὐδὲ γιγνώσκω τὸν ἄνθρωπον, ἀλλ᾽ ἐνοχλοῦμαι πανταχοῦ τὸν Δίκαιον ἀκούων.’ Ταῦτα ἀκούσαντα τὸν Ἀριστείδην ἀποκρίνασθαι μὲν οὐδέν, ἐγγράψαι δὲ τοὔνομα τῷ ὀστράκῳ καὶ ἀποδοῦναι.



Che orribile vista ci presenta la mensa dei ricchi, veder adornarla da cuochi e pasticcieri di cadaveri e corpi morti.
Plutarco


[...] l'anima migliore infatti è quella che produce la virtù senza fatica, come se fosse un frutto spontaneo. [...] Pertanto [...] l'anima delle bestie è naturalmente più nobile e compiuta quanto a produzione di virtù. Essa infatti, senza ricevere alcuna disposizione e senza che nessuno glielo insegni, produce e fa sviluppare in maniera conforme a natura, come se fosse un terreno non arato e non seminato, le virtù appropriate per ciascun essere vivente. (cap. 3; 2015)
Plutarco, Bruta animalia ratione uti, traduzione di Pietro Li Causi, in Aa. Vv., L'anima degli animali.


Chi ha insegnato alle capre cretesi a cercare il dittamo quando vengono colpite dalle frecce, per espellerlo dopo averlo brucato? Se infatti dici che è stata la natura la loro maestra – il che è vero –, allora elevi l'intelligenza delle bestie al più importante e saggio dei principi. (cap. 9; 2015)
Plutarco, Bruta animalia ratione uti, traduzione di Pietro Li Causi, in Aa. Vv., L'anima degli animali


De esu carnium
Incipit.
Tu ti chiedi per quale motivo Pitagora si astenesse dal mangiar carne?
Io per parte mia mi domando stupito quale evenienza, quale stato d'animo o disposizione mentale abbia spinto il primo uomo a compiere un delitto con la bocca, ad accostare le labbra alla carne di un animale morto e a definire cibo e nutrimento, davanti a tavole imbandite con corpi morti e corrotti, membra che poco prima digrignavano i denti e gridavano, che potevano muoversi e vedere. Come poteva il suo sguardo tollerare l'uccisione delle vittime sgozzate, scuoiate, smembrate, il suo olfatto resistere alle esalazioni, come ha fatto il senso di contaminazione a non dissuadere il palato, a contatto con le piaghe di altri esseri, nel ricevere i succhi e il sangue putrefatto di ferite mortali?
Plutarco, I dispiaceri della carne. Perì sarcophagìas, a cura di Alessandra Borgia, Stampa alternativa, Roma, 1995.


Sarebbe il caso di discutere su chi cominciò per primo a mangiar carne, non su chi troppo tardi smise! (I, 1; 1995)

Per un pezzetto di carne togliamo il sole, la luce, il tempo della vita a un'anima che per nascita e per natura ne ha diritto. I gridi che emettono, poi, ci sembrano suoni inarticolati, non preghiere, suppliche, apologie, con cui ciascuna dice: "Non ti chiedo di rinunciare a ciò che ti è necessario, ma alla violenza; uccidi per nutrirti, ma non per soddisfare un capriccio del palato". Che crudeltà! È terribile veder apparecchiare una tavola di uomini ricchi che si servono di cuochi e gastronomi che han cura dei morti, ancora più terribile vederla sparecchiare: sono di più le vivande lasciate di quelle mangiate. (I, 4; 1995)


Gli Egizi gettano via le viscere dopo averle estratte dai cadaveri e averle esposte al sole, in quanto le considerano causa di tutte le colpe commesse dagli uomini. (II, 1; 2015)


Così dapprima fu divorato qualche animale selvatico e feroce, poi un uccello o un pesce trovato già dilaniato; una volta che l'istinto aveva cominciato ad assaggiare il sangue degli animali selvaggi, passarono al bue aratore, alla pecora mite e al gallo custode della casa e così a poco a poco, acuendo l'insaziabilità di nostro desiderio, ci siamo spinti all'uccisione di uomini, alle guerre e alle stragi. (II, 4; 1995)
Plutarco


La natura, infatti, di cui dicono giustamente [gli stoici] che faccia tutto in vista di una finalità e di uno scopo, non ha generato l'essere animato con la capacità di percepire solo perché senta semplicemente quando gli accade qualcosa. Ma dal momento che molte cose sono per lui appropriate, altre invece aliene, non sarebbe capace di sopravvivere neanche un secondo se non avesse appreso a guardarsi dalle seconde e a giovarsi delle prime. Ed è la facoltà di percepire per mezzo dei sensi che permette si generi la conoscenza di entrambe le cose. Del resto, per esseri che non abbiano per natura una qualche attitudine al ragionamento, al giudizio, alla memoria e all'attenzione, non ci sarebbe nessuna possibilità di essere coinvolti nelle attività che seguono la percezione per mezzo dei sensi, che consistono nel prendere o cercare ciò che è vantaggioso e nello scartare o evitare le cause di morte o di dolore. E anzi, gli occhi e le orecchie, pur essendo presenti, non sarebbero di alcun aiuto per quegli esseri che hai privato della capacità di prevedere gli eventi, della memoria, del proposito, della capacità di pianificare, di sperare, di desiderare, di provare paura o dolore. 
Plutarco, De sollertia animalium, cap. 3


[...] se mettiamo a confronto gli ippopotami e le cicogne: queste ultime [...] nutrono i loro padri, mentre i primi li uccidono per accoppiarsi con le madri. Ma pensiamo anche alle pernici e ai piccioni. I maschi delle prime fanno scomparire le uova e le distruggono perché la femmina, mentre cova, rifiuta l'accoppiamento; i maschi dei piccioni, invece, si avvicendano alle loro femmine nella cura delle uova scaldandole e imbeccano per primi i neonati; inoltre, il piccione colpisce con il becco la sua femmina se si è allontanata per troppo tempo, e la riconduce alle uova e ai piccoli. E non so come Antipatro, che rimprovera la mancanza di pulizia degli asini e delle pecore, abbia omesso il caso delle linci e delle rondini. Le linci infatti, dopo averli nascosti e fatti sparire, mettono da parte del tutto, in un luogo lontano, gli escrementi e le rondini, invece, insegnano ai loro piccoli a espellere le feci volgendosi, dal nido, verso l'esterno. 
Plutarco, De sollertia animalium, cap. 4



Il polipo, in inverno, mangia se stesso standosene accucciato [...]
a tal punto egli è pigro o insensibile o ingordo o tutte queste cose messe insieme.
Plutarco, De sollertia animalium, cap. 9


Per non parlare degli elefanti: dal momento che gli alberi che abbattono o troncano per mangiare smussano e rendono spuntate le loro zanne, si servono di una di esse a tal fine, l'altra invece la tengono sempre aguzza e affilata per difendersi dagli attacchi. Il leone cammina sempre tenendo le zampe strette verso l'interno e con gli artigli ritratti per non smussare le punte a furia di sfregarle e per non lasciare tracce visibili ai suoi inseguitori. Non è facile, infatti, trovare le impronte degli artigli del leone, e chi si imbatte in esse le trova piccole e confuse, e per questo motivo comincia a girare a vuoto e si perde. Dell'icneumone, sicuramente, avrete sentito che non è da meno rispetto a un oplita che si arma per la battaglia. Questo animale, infatti, si ricopre di un rivestimento di fango che fa indurire sul suo corpo come se fosse una corazza quando è in procinto di combattere con il coccodrillo. 
Plutarco, De sollertia animalium, cap. 10


Le oche, invece, prese dal timore delle aquile, quando sorvolano il Tauro prendono nel becco una pietra di grosse dimensioni, come se si volessero tappare la bocca o volessero imbrigliare la componente chiacchierina e loquace del loro carattere per passare in silenzio e inosservate. 
Plutarco, De sollertia animalium, cap. 10


Sarebbe impossibile raccontare con precisione il modo in cui le formiche si organizzano e amministrano i loro beni. Sarebbe tuttavia irriguardoso trascurare completamente l'argomento. In natura infatti non esiste specchio così piccolo delle virtù più grandi e più nobili, giacché come in una pura goccia d'acqua risplende in essa, in modo evidente, ogni qualità. «Lì risiede l'amicizia», ovvero la socievolezza; nella capacità di sopportare le fatiche di questo animale vi è poi una certa immagine del coraggio, e vi sono inoltre, nella formica, molti germi – per così dire – di temperanza, molti germi di intelligenza e di senso della giustizia. 
Plutarco, De sollertia animalium, cap. 11


I Traci [...] quando si accingono ad attraversare un fiume ghiacciato, si servono di una volpe per testare la durezza della superficie. Procedendo con circospezione, l'animale accosta infatti il suo orecchio alla lastra, e se si accorge che il rumore della corrente che scorre è troppo vicino [...] si arresta e, se glielo permettono, ritorna indietro. In assenza di rumore, invece, facendosi coraggio, prosegue.
Plutarco, De sollertia animalium, cap. 13


i cani mostrano con ogni evidenza di avere insieme un animo docile e nobile quando desistono dall'attaccare le persone che si sono accovacciate a terra. [...] Infatti i cani cessano di attaccare chi si è gettato per terra e ha assunto un atteggiamento sottomesso.
Plutarco, De sollertia animalium, cap.  15



È comunque ancora più raffinata l'attenzione che il porcospino rivolge ai propri cuccioli. 
In pieno autunno, infilandosi sotto le viti e facendo cadere i grappoli d'uva a terra con le zampe, si rotola su di essi e se li applica addosso sugli aculei. Una volta, quando ero bambino, un porcospino offrì, a me che lo osservavo, lo spettacolo di un grappolo che strisciava e camminava allontanandosi: tanto voluminoso era il suo carico di acini mentre se ne andava in giro! Ebbene, dopo avere raccolto l'uva, la mamma porcospino, intrufolandosi nella sua tana, porse gli acini ai suoi piccoli perché potessero staccarglieli dal dorso e goderne a loro piacimento. 
Plutarco, De sollertia animalium, cap. 16


Per il resto, i comportamenti dei leoni non sono da meno quanto a socialità. 
Gli esemplari più giovani, infatti, portano con sé, a caccia, i compagni che sono ormai divenuti lenti e anziani. Qualora questi dovessero soccombere alla fatica, si fermano e si mettono ad aspettare, mentre i più giovani continuano a cacciare. Se prendono una preda, allora li chiamano, emettendo un verso simile al muggito di un giovane toro. I leoni anziani lo sentono e avvicinandosi ai compagni consumano insieme la preda. 
Plutarco, De sollertia animalium, cap.  17


Dal ragno abbiamo appreso l'arte della tessitura e del rammendo, dalla rondine l'arte di costruire edifici, e imitando gli animali che emettono versi armoniosi, come il cigno e l'usignolo, abbiamo appreso il canto. 
Plutarco, De sollertia animalium, cap.  20



Dicono anche che, se le si offre un capretto, la tigre è capace, quando è a dieta, di rimanere senza mangiare per due giorni di fila. Al terzo giorno, però, viene assalita da una fame rabbiosa, chiede altro cibo e fa a pezzi la gabbia. Risparmia però il capretto, che considera come un compagno e un contubernale. 
Plutarco, De sollertia animalium, cap.  20


Il branzino, poi, si mostra ancora più virile dell'elefante. Quando infatti viene preso all'amo, è capace di estrarne la punta non dal corpo di un suo simile, ma dal suo stesso fianco: con un movimento alternato della testa da una parte e dall'altra, allarga la ferita e sopporta il dolore della lacerazione fin quando non riesce a fare uscire l'amo.
Plutarco, De sollertia animalium, cap. 24

[...] il camaleonte non cambia affatto il suo colore in virtù di un qualche piano, né per nascondersi: è solo per paura che si trasforma, poiché è per natura codardo e vile. 
Plutarco, De sollertia animalium, cap. 27



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