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giovedì 18 luglio 2013

Baudrillard. NICHILISMO E VIRTUALE. È LO STESSO VIRTUALE A ESSERE NICHILISTA, È IL VIRTUALE CHE SVUOTA IL MONDO REALE DI OGNI SOSTANZA E LO DESTABILIZZA. L’incredulità impazza dappertutto. NESSUN AVVENIMENTO È PIÙ «REALE». Attentati, processi, guerre, corruzione, sondaggi: TUTTO È TRUCCATO O INDECIDIBILE. IL POTERE E LE ISTITUZIONI SONO LE PRIME VITTIME DI QUESTA DISGRAZIA DEL PRINCIPIO DI REALTÀ. Di qui l’URGENZA MORALE, di fronte a questo nichilismo rampante, di uno «sguardo civile», di un partito preso a favore della realtà, contro la fragilità di ogni informazione. LO SPECCHIO DELL’INFORMAZIONE È ROTTO. LO SPECCHIO DEL TEMPO STORICO È IN FRANTUMI. E quindi la possibilità di negare la Shoah e molte altre cose (il Pentagono, lo sbarco sulla luna). IL REGNO DEL VIRTUALE È ANCHE QUELLO DEL PRINCIPIO D’INDETERMINAZIONE

Il corpo che si pone il problema della propria esistenza è già quasi morto, e il culto che attualmente gli si dedica, metà yogico metà estetico, è una preoccupazione funebre.
Jean Baudrillard, L'America, 1997



"Con la modernità, in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza.
E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi e delle immagini"
Jean Baudrillard (20 giugno 1929 – 6 marzo 2007)


..."ciò che caratterizza i mezzi di comunicazione di massa, è il fatto che impediscono ogni mediazione, sono “intransitivi”, realizzano la “non comunicazione” […] essi sono ciò che proibisce per sempre una risposta, che rende impossibile ogni processo di scambio (…). In questo consiste la loro vera astrazione. Ed è su questa che si basa il sistema di controllo sociale e di potere. […] Attraverso i media si perde il principio di realtà, diventa impossibile distinguere fra ciò che è vero e ciò che è falso. La fine della pretesa di dare un senso unitario alla realtà comporta quindi il manifestarsi, nel periodo postmoderno, della diversità dei sensi, una diversità che è irriducibile, non può venir in alcun modo negata da un qualsiasi principio unificatore. Ogni ambito della realtà è dotato di un certo senso, ogni tentativo di ricondurre un senso unitario è solo apparenza. La realtà è differenza, molteplicità irriducibile, mutamento non ingabbiabile entro un unico schema"
Jean Baudrillard, Per una critica dell'economia politica del segno, trad. it. Mazzotta, Milano


La televisione è il controllo sociale direttamente nel salotto di casa. Essa mantiene l'ordine simbolico, garantendo la conformità del comportamento dei sudditi ignari. Facendo diventare favola il mondo, la televisione è strumento al servizio dei dominanti. La fabbrica televisiva del consenso, proprio come il clero giornalistico, induce a odiare gli oppressi e ad amare gli oppressori, producendo docili servi che lottano in difesa delle proprie catene.
Jean Baudrillard




Il tubo catodico simbolico e' un cervello alieno che pensa al posto del nostro... è come aver in casa un "ultracorpo" (mi riferisco al film" l'invasione degli ultracorpi" in cui esseri alieni come parassiti entravano nei corpi umani sostituendosi alle loro coscienze...questi diventavano felici ed amebe perché privi proprio della coscienza





“La vera gioia della scrittura sta nella possibilità di sacrificare un intero capitolo per una sola frase, una intera frase per una sola parola, di sacrificare tutto per un effetto artificiale o per un’accellerazione nel vuoto”.
Jean Baudrillard


E in difesa del frammento e dell’aforisma scrive anche:
“Egemonia del commento, della chiosa, della citazione, della referenza. E tuttavia superiorità assoluta dell’ellissi, del frammento, dell’abbozzo, dell’aforisma, dell’enigma. Quello che dico è già troppo. E’ già chiosa. Bisogna estirpare tutti metalinguaggi, strappare la lingua a se stessa, fermare l’emorragia”.
Jean Baudrillard



Gli intellettuali sono destinati a sparire con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale com’è avvenuto per gli eroi del cinema muto con l’invenzione del sonoro. Siamo tutti dei Buster Keaton.
Jean Baudrillard


I tre diari di Cool Memories (scritti tra il 1980 e il 1995)
sono stati tradotti e pubblicati in Italia dall’editore Sugarco (1980 – 1990)
e dall’editore Theoria (1990 – 1995).





Supremazia dell’Oggetto. Il soggetto non può che desiderare, solo l’oggetto può sedurre.
Abbiamo sempre vissuto dello splendore del soggetto, e della miseria dell’oggetto.
È il soggetto che fa la storia, è lui che totalizza il mondo. Soggetto individuale o soggetto collettivo, soggetto della coscienza o soggetto dell’inconscio, l’ideale di tutta la metafisica è quello di un mondo-soggetto, l’oggetto non è che una peripezia sulla via regale della soggettività. Il destino d’oggetto, per quanto ne so, non fi rivendicato da nessuno. Non è nemmeno intellegibile in quanto tale: non è che la parte alienata, la parte maledetta del soggetto. L’oggetto è svergognato, osceno, passivo, prostituibile, è l’incarnazione del male, dell’alienazione pura. Schiavo, la sua unica promozione sarà di entrare in una dialettica del signore e dello schiavo, ove si vede sorgere un nuovo vangelo, la promessa per l’oggetto di essere trasfigurato in soggetto. Chi ha mai avuto sentore della potenza propria, della potenza sovrana dell’oggetto? Nel nostro pensiero del desiderio, il soggetto detiene un privilegio assoluto, poiché è lui che desidera. Ma tutto si rovescia se si passa a un pensiero della seduzione. Qui, non è più il soggetto che desidera, è l’oggetto che seduce. Tutto parte dall’oggetto e vi ritorna, come tutto parte dalla seduzione e non dal desiderio. Il privilegio immemorabile del soggetto s’inverte. Perché il soggetto è fragile, non potendo che desiderare, mentre l’oggetto si fa forte proprio dell’assenza di desiderio. Esso seduce mediante questa assenza di desiderio, provoca nell’altro l’effetto del desiderio, lo provoca o l’annulla, l’esalta o lo delude – questa potenza si è preferito dimenticarla.
Jean Baudrillard



Jean Baudrillard. NICHILISMO E VIRTUALE.
Noi oggi siamo tutti dei dissidenti della realtà, dissidenti perlopiù clandestini. Se il pensiero non si scambia con la realtà, allora la sua negazione immediata diviene il solo pensiero della realtà.
La negatività corrispondeva a una positività semplice, a una realtà critica, non ancora passata dall’altra parte dello specchio. Allo stadio della positività assoluta corrisponde una negazione radicale - giacché ogni possibilità dialettica di negatività è stata assorbita e liquidata. Questa reazione ultima all’integralismo della realtà alla fine tende verso il nichilismo. Ma bisogna rendersi conto del fatto che È LO STESSO VIRTUALE A ESSERE NICHILISTA, È IL VIRTUALE CHE SVUOTA IL MONDO REALE DI OGNI SOSTANZA E LO DESTABILIZZA. L’incredulità impazza dappertutto. NESSUN AVVENIMENTO È PIÙ «REALE». Attentati, processi, guerre, corruzione, sondaggi: TUTTO È TRUCCATO O INDECIDIBILE. IL POTERE E LE ISTITUZIONI SONO LE PRIME VITTIME DI QUESTA DISGRAZIA DEL PRINCIPIO DI REALTÀ. Di qui l’URGENZA MORALE, di fronte a questo nichilismo rampante, di uno «sguardo civile», di un partito preso a favore della realtà, contro la fragilità di ogni informazione. LO SPECCHIO DELL’INFORMAZIONE È ROTTO. LO SPECCHIO DEL TEMPO STORICO È IN FRANTUMI. E quindi la possibilità di negare la Shoah e molte altre cose (il Pentagono, lo sbarco sulla luna). IL REGNO DEL VIRTUALE È ANCHE QUELLO DEL PRINCIPIO D’INDETERMINAZIONE. È il contraccolpo inevitabile di una realtà divenuta irreale a causa del suo eccesso di positività.
Siamo dunque definitivamente PRIGIONIERI DI QUESTO TRANSFER DEL REALE VERSO UNA POSITIVITÀ TOTALE, E DEL CONTRO-TRANSFER ALTRETTANTO MASSICCIO CHE TENDE ALLA SUA NEGAZIONE PURA E SEMPLICE?
Contro l’ASSORBIMENTO TOTALE, CONTRO QUESTA ESTINZIONE DEL SEGNO E DELLA SUA RAPPRESENTAZIONE, abbiamo detto che bisognava salvare le differenze, tutte le differenze. Salvare, in particolare, la distinzione fra il mondo così com’è il mondo reale. MENTRE TUTTO CI SPINGE VERSO LA REALIZZAZIONE VIRTUALE DEL MONDO, BISOGNA INVECE STRAPPARE IL REALE AL SUO PRINCIPIO DI REALTÀ. Perché è QUESTA CONFUSIONE CHE CI NASCONDE IL MONDO COSÌ COM’È (Italo Svevo: «LA RICERCA DELLE CAUSE È UN IMMENSO MALINTESO, UNA SUPERSTIZIONE TENACE CHE IMPEDISCE ALLE COSE, AGLI AVVENIMENTI DI VERIFICARSI COSÌ COME SONO»). Vale a dire, in fin dei conti, come singolarità. Il mondo reale è dell’ordine della generalità, il mondo così com’è è dell’ordine della singolarità. Vale a dire non soltanto della differenza, ma di una differenza assoluta, di una differenza radicale, di qualcosa di più differente della differenza, cioè il più lontano possibile da questa fusione e da questa confusione.”
JEAN BAUDRILLARD (1929 – 2007), “Violenza del virtuale e realtà integrale” (“Violence du virtuel et réalité intégrale” 2004 [testo inedito in francese]), tr. dall’inglese di M. Leone, Le Monnier, Firenze 2005, pp. 22 – 24.


“We are all dissenters of reality today, clandestine dissenters most of the time. When there is no possibility of exchange between thought and reality, immediate denial becomes the only way to think reality.
Negativity used to correspond to plain positivity, or critical reality, that had not yet crossed over to the other side of the mirror. When positivity turns out to be absolute, denial becomes radical. Every option of dialectical negativity has been absorbed and liquidated.
The limiting case of that ultimate reaction to the fundamentalism of reality is absolute denial (i.e. ‘négationnisme’, as we speak of «denying» the Holocaust). Think about it: it is the virtual itself that is ‘négationniste’. It is the virtual that takes away the substance of the real, setting it off balance. We are living in a society of ‘négationnisme’ by virtue of its virtuality. Disbelief reigns everywhere. No event is perceived as «real» anymore. Criminal attempts, trials, wars, corruption, opinion polls: all of that is either falsified or undecidable. State power and its institutions are the first victims of the disgrace of the principle of reality. Hence the moral urgency, in the face of rampant ‘négationnisme’, of recovering the «citizen’s viewpoint,» taking one’s stand for reality, against the frailty of all information. The mirror of information has been broken. The mirror of historical time has been broken. This is why it has become possible to negate the existence of the Shoah, together with the rest (the Pentagon crash, man landing on the moon). The reign of the virtual is also the reign of the principle of uncertainty. It is the inevitable counterpart of a reality turned unreal by excess of positivity.
Will this last forever? Are we doomed to remain captives of this transfer of the real into total positivity, and of its no less ponderous counter-transfer shift toward pure and simple negativity?
Against total absorption, against extinction of the sign and its representation, we have said it was imperative to save difference, all differences. In particular, to save the distinction between the world-as-is and the real world. Whereas everything pushes us toward the virtual realization of the world, we need instead to wrench the real out of its reality principle. In fact, it is this very confusion that prevents us from seeing the world-as-is. In the words of Italo Svevo: “the search for causes is an immense misunderstanding, a clinging superstition, preventing things and events from coming into being as they are”. Namely: in their singularity. The real world belongs to the order of generality, the world-as-is to singularity. To repeat: not
only is it a world of difference, it is one of absolute, radical difference, more different than difference, at the remotest distance from that sort of fusion/confusion.”

JEAN BAUDRILLARD, “Violence of the Virtual and Integral Reality” (Translation by Marilyn Lambert-Drache, pp. 124 - 141), in AA.VV., “Light Onwords/Light Onwards”, Living Literacies Text of the November 14 – 16, 2002 Conference at York Univerity, Stong College, North York- Toronto, editor, B. W. Powe, co-editor Stephanie Hart, The Coach House Press, Toronto 2004, Part Three ‘E-Literacy’, pp. 136 – 138.



sabato 25 febbraio 2012

Willy Pasini. Uno degli aspetti negativi della personalità dei narcisi: la strumentalizzazione. Manipolano infatti eventi e persone in funzione della valorizzazione del proprio ego

Uno degli aspetti negativi della personalità dei narcisi: la strumentalizzazione.
Manipolano, infatti, eventi e persone in funzione della valorizzazione del proprio ego.
Willy Pasini



 


Senofane. Omero ed Esiodo hanno ascritto agli dei tutto ciò che costituisce fra i mortali una vergogna ed una disgrazia; ruberie, adulteri, reciproci inganni...

“I mortali credono che gli dèi siano nati e che abbiano vesti, lingua e figura come loro. Ma se i buoi e i cavalli e i leoni avessero le mani, e con le mani potessero disegnare e compiere opere come quelle degli uomini, simili ai cavalli il cavallo raffigurerebbe gli dèi, e i buoi simili a buoi, e plasmerebbero i corpi degli dèi tali e quali essi stessi hanno, ciascuno secondo il proprio aspetto.” 
Senofane, “Silli”, VI-V sec. a.e.c.


Gli Dei non hanno svelato subito ai mortali tutti i segreti, ed essi allora attraverso un' attenta ricerca scoprono ora una cosa e ora un' altra, sempre migliorando
Senofane


La religione fu inventata dall'uomo, così come dall'uomo furono inventate l'agricoltura e la ruota, e in essa non v'è assolutamente nulla che giustifichi la credenza che i suoi inventori avessero l'ausilio di potenze più alte, terrene o d'altra natura. In alcuni suoi aspetti, essa è estremamente geniale, in altri di commovente bellezza, ma in altri ancora è così assurda da rasentare l'imbecillità.
Henry Louis Mencken, Trattato sugli Dei



[...] Tra Pitagora ed Eraclito, con cui avremo a che fare in questo capitolo, c’è un altro filosofo di minore importanza, Senofane. L’epoca in cui visse è incerta ed è essenzialmente determinata dal fatto che egli allude a Pitagora e Pitagora allude a lui. Fu ionio di nascita, ma passò la maggior parte della sua vita nell’Italia meridionale. Credeva che tutte le cose fossero fatte di terra e di acqua. Quanto agli dei, era un vivace libero pensatore.

"Omero ed Esiodo hanno ascritto agli dei tutto ciò che costituisce fra i mortali una vergogna ed una disgrazia; ruberie, adulteri, reciproci inganni... I mortali ritengono che gli dei siano stati generati come loro, abbiano vestiti come i loro e voce e forma... sì, e se i buoi ed i cavalli e i leoni avessero le mani e dipingessero ed eseguissero opere d’arte come gli uomini, i cavalli dipingerebbero gli deì come cavalli ed i buoi come buoi, rappresenterebbero i loro corpi secondo i loro vari aspetti... Gli Etiopi fanno i loro dei neri e con il naso schiacciato; i Traci dicono che i loro hanno occhi azzurri e capelli rossi». Senofane crede in un Dio, diverso dagli uomini come forma e pensiero, che «senza sforzo dirige tutte le cose con la sola intelligenza".
Senofane

[...] Senofane crede in un Dio, diverso dagli uomini come forma e pensiero, che «senza sforzo dirige tutte le cose con la sola intelligenza». Prendeva in giro le dottrine pitagoriche della trasmigrazione. «Una volta, dicono, egli (Pitagora) passava per un luogo dove stavano maltrattando un cane. “Fermatevi”, disse, “non colpitelo! è l’anima di un mio amico! L’ho riconosciuto quando ho sentito la sua voce”». Reputava impossibile raggiungere la verità nelle questioni teologiche: «Non esiste né esisterà mai un uomo che sappia l’assoluta verità intorno agli dei e a tutte le cose di cui io parlo. Sì, anche se ad un uomo capitasse di dire qualche cosa con assoluta esattezza, egli stesso non lo saprebbe; non si può far altro che esprimere delle opinioni». (Citato daEdwyn Bevan, Stoics and Sceptics, Oxford,1913, pagina 121 (edizione inglese). Senofane merita un posto nella serie dei razionalisti che si opponevano alle tendenze mistiche di Pitagora e di altri, ma come pensatore indipendente non è di primo piano.

Tratto da: Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, Vol. I, Pag. 122 - 123





giovedì 26 gennaio 2012

Arthur Schopenhauer. Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti

La verità è stata in ogni tempo pericolosa compagna, un'ospite ovunque sgradita, e anche rappresentata nuda, in quanto non porta con sè nulla, non ha nulla da distribuire, e vuol essere cercata soltanto per sè. Non si può servire al tempo stesso due padroni così diversi come il mondo e la verità, i quali non hanno assolutamente nulla in comune. Un tentativo in questo senso conduce all'ipocrisia, all'adulazione, alla doppiezza.
Arthur Schopenhauer


Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti.
Arthur Schopenhauer


Ogni grande movimento conosce tre fasi: prima viene ridicolizzato, poi discusso ed infine adottato.
John Stuart Mill


Dapprima ti ignorano.
Poi ti ridono dietro.
Poi cominciano a combatterti.
Poi arriva la vittoria
Mahatma Gandhi


Il vizio è un mostro di così spaventoso aspetto, che per prenderlo in odio basta vederlo; ma vedendolo troppo spesso, abituati alla sua faccia, prima si tollera, poi se ne prova pietà, e infine lo si abbraccia.
Alexander Pope


Non esistono verità assolute, tutto passa attraverso il filtro di chi osserva.
La memoria è labile e capricciosa, ognuno ricorda e dimentica a suo piacimento.
Il passato è un quaderno dai molti fogli, su cui registriamo la vita con un inchiostro che cambia a seconda dello stato d’animo.
Isabel Allende


Tutte le cose che ora si credono antichissime furono nuove.
Publio Cornelio Tacito

Spesso anche le più gloriose virtù sono oggetto di odio, perchè costituiscono una continua accusa per coloro che si macchiano dei vizi contrari
Tacito

Se un milione di persone crede ad una cosa idiota, la cosa non cessa di essere idiota
Anatole France


È terribile come anche il peggio, diventando abitudine, finisca per sembrare normalità
Barbara Goti

Le opinioni nuove sono sempre sospette e in genere contrastate per nessun'altra ragione all'infuori del fatto che non sono già comuni.
John Locke

Non avere mai paura di tentare qualcosa di nuovo. Ricorda: dei dilettanti costruirono l'arca mentre il Titanic fu costruito da professionisti.
Dave Barry scrittore americano

Tutte le verità sono facili da capire una volta che sono state rivelate. Il difficile è scoprirle…
Galileo Galilei

Non credere a una sola parola di ciò che dico. Sperimentalo.
Satprem Yogi

La speranza ha due bellissimi figli:
lo sdegno ed il coraggio.
Lo sdegno per capire la realtà delle cose,
il coraggio per cambiarle.
Sant'Agostino

Sapere molte cose non insegna ad avere intelligenza: l'avrebbe altrimenti insegnato ad Esiodo, a Pitagora e poi a Senofane e ad Ecateo.
Eraclito

Se non ti aspetti l'inatteso non lo scoprirai, sfuggente e improbabile com'è...
Eraclito

Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare
Albert Einstein

I grandi spiriti hanno sempre incontrato violenta opposizione da parte delle menti mediocri
Albert Einstein

Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,
che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,
che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere.
Tommaso Moro

Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene.
Franz Kafka


Parlando con franchezza, ogni tanto è necessario arrabbiarsi per far sì che tutto funzioni bene.
Friedrich Wilhelm Nietzsche


Lancia il tuo cuore davanti a te, e corri a raggiungerlo.
Proverbio arabo


L'uomo che ritorna dalla Breccia nel Muro non sarà mai lo stesso dell'uomo che era andato: sarà più saggio ma meno presuntuoso, più felice ma meno soddisfatto di sè, più umile nel riconoscere la sua ignoranza, eppure meglio attrezzato per capire il rapporto tra parole e cose, tra ragionamento sistematico e Mistero insondabile che egli cerca, sempre invano, di comprendere. "
Aldous Leonard Huxley


Le convinzioni profonde sono nemiche più pericolose della verità che non le menzogne
Friedrich Wilhelm Nietzsche


Secondo me, se per un insieme di circostanze le scoperte di Keplero o di Newton non avessero potuto esser rese note agli uomini se non mediante il sacrificio della vita di una, dieci, cento o più persone, che a tali scoperte si fossero opposte o che, comunque, fossero state di ostacolo sul loro cammino, ebbene, essi avrebbero avuto il diritto, e perfino il dovere... di eliminare queste dieci o cento persone, per far conoscere le loro scoperte a tutta l’umanità. Da ciò, tuttavia, non deriva che Newton avesse il diritto di uccidere chiunque gli fosse saltato in mente di uccidere, a destra e a sinistra, o di rubare ogni giorno al mercato. Più avanti nel mio articolo, a quel che ricordo, io formulo l’idea che tutti... be’, diciamo, se non altro i legislatori e i fondatori della società umana, a partire dai più antichi sino ai vari Licurgo, Solone, Maometto, Napoleone e via discorrendo, tutti sino all'ultimo siano stati dei delinquenti, già per il semplice fatto che ponendo una nuova legge, per ciò stesso infrangevano la legge antica, venerata dalla società e trasmessa dai padri; inoltre, certamente non si arrestarono nemmeno dinanzi al sangue, quando il sangue (talora del tutto innocente, e valorosamente versato in difesa della legge antica) poté essere loro d’aiuto. Vale anzi la pena di osservare che la maggior parte di questi benefattori e fondatori della società umano furono dei terribili spargitori di sangue. Insomma, io dimostro che tutti gli uomini, e non solamente i grandi, ma anche quelli che escono sia pur di poco dalla comune carreggiata, che sono cioè, in qualche misura, capaci di dire qualcosa di nuovo, devono immancabilmente, per la loro stesso natura, essere (più o meno, s’intende) dei criminaliAltrimenti sarebbe loro difficile uscire dalla carreggiata, nella quale non possono acconsentire a rimanere non solo a causa della loro natura, ma anche, secondo me, per senso del dovere. In una parola, vedete da voi che sin qui non c’è davvero nulla di particolarmente nuovo. Tutte cose già stampate e lette infinite volte.
Fëdor Dostoevskij - Delitto e castigo ( I )


Quanto poi alla mia divisione degli uomini in ordinari e straordinari, devo ammettere che è un pò arbitraria: ma non è che io insista su una delimitazione precisa. Mi limito a credere nella mia idea fondamentale; cioè appunto che gli uomini, per legge di natura, generalmente si dividono in due categorie: una inferiore che è quella degli uomini ordinari, cioè, per così dire, materiali che serve unicamente a procreare altri individui simili, e un’altra che è quella degli uomini veri e propri, i quali, cioè, hanno il dono o il talento di dire, in seno al loro ambiente, una parola nuova. Esistono, si capisce, infinite sfumature, ma i tratti caratteristici delle due categorie sono abbastanza netti: la prima categoria, vale a dire il ‘materiale’, è composta in linea di massima da persone per loro natura conservatrici e per bene, che vivono nell'obbedienza e amano obbedire. Secondo me, costoro hanno anche il dovere di essere obbedienti, perché questo è il loro compito e non v’è in esso assolutamente nulla di umiliante per loro. Quelli della seconda categoria, invece, violano tutti la legge, sono dei distruttori, o per lo meno sono portati ad esserlo, a seconda delle loro attitudini. I delitti di questi uomini, naturalmente, sono relativi e assai disparati: per lo più essi chiedono, con le formule più svariate, la distruzione del presente in nome di qualcosa di meglio. Ma se a uno di loro occorre, per realizzare la sua idea, passare anche sopra un cadavere, sopra il sangue, secondo me egli, nel suo intimo, in coscienza, può permettersi di farlo: ciò, notate bene, a seconda anche dell’idea e della sua importanza. Ed è soltanto in questo senso che nel mio articolo io parlo di un loro diritto a delinquere. (Se ben ricordate, eravamo partiti da una questione giuridica). Del resto, non è il caso di allarmarsi troppo: quasi mai la massa riconosce loro questo diritto, ma dal più al meno li fa giustiziare e impiccare, e con ciò assolve in modo perfettamente giusto la propria missione conservatrice. Senonché, poi, nelle generazioni seguenti questa stessa massa colloca i giustiziati sul piedistallo e, dal più al meno, si inchina davanti a loro. La prima categoria è signora del presente, la seconda dell’avvenireI primi conservano il mondo e lo moltiplicano numericamente, i secondi fanno avanzare il mondo e lo guidano verso la meta. Sia gli uni sia gli altri hanno uguale diritto ad esistere. Per farla breve, per me tutti hanno pari diritto... e vive la guerre éternelle – fino alla Nuova Gerusalemme, s’intende!
Fëdor Dostoevskij - Delitto e castigo (II)




mercoledì 11 gennaio 2012

La comoda caverna. Quando con la pratica cominciamo a esaminare i nostri pensieri ci accorgiamo che non abbiamo nessuna intenzione di abbandonare il nostro schema psicologico personale, i nostri pensieri e opinioni su noi e sugli altri, le nostre reazioni alla realtà. In realtà vogliamo restare aggrappati al nostro schema personale, perché per quanto insoddisfacente, ci trasmette la sensazione illusoria di immutabilità, di stabilità. Purtroppo questo cozza contro la realtà in continua mutazione e ci causa maggiore sofferenza. Mettere in discussione se stessi, accettare il cambiamento, accettare l'imprevedibile, ammettere di non sapere e cercare di sapere è la sola via per uscire dalla ruota della sofferenza, ma è una via faticosa, e molti preferiscono restare al calduccio della loro caverna interiore, dove però saranno inevitabilmente stanati dal flusso del divenire, a cui nessuno può sfuggire.


La comoda caverna

"Quando con la pratica cominciamo a esaminare i nostri pensieri ci accorgiamo che non abbiamo nessuna intenzione di abbandonare il nostro schema psicologico personale, i nostri pensieri e opinioni su noi e sugli altri, le nostre reazioni alla realtà. In realtà vogliamo restare aggrappati al nostro schema personale, perché per quanto insoddisfacente, ci trasmette la sensazione illusoria di immutabilità, di stabilità. Purtroppo questo cozza contro la realtà in continua mutazione e ci causa maggiore sofferenza. Mettere in discussione se stessi, accettare il cambiamento, accettare l'imprevedibile, ammettere di non sapere e cercare di sapere è la sola via per uscire dalla ruota della sofferenza, ma è una via faticosa, e molti preferiscono restare al calduccio della loro caverna interiore, dove però saranno inevitabilmente stanati dal flusso del divenire, a cui nessuno può sfuggire".

Divenire stanami! :)

è anche molto difficile uscire dai propri schemi e guardarsi dal di fuori...bisogna avere vicino buoni consiglieri...

innanzitutto credo sia fondamentale volerlo davvero, sceglierlo e quindi agire in questa direzione.. dopodiché tutto ti verrà incontro per darti l'aiuto di cui necessiti

non credo sia essenziale avere buoni consiglieri accanto..credo che il miglior consigliere sia la vita stessa e la volontà di uscire da quegli schemi :-)




giovedì 22 dicembre 2011

John Stuart Mill. I nove decimi di tutte le opinioni vere che sono sostenute dagli uomini lo sono per ragioni sbagliate

Ho imparato a cercare la mia felicità nel limitare i miei desideri, piuttosto che nel cercare di soddisfarli.
John Stuart Mill

Una persona con una convinzione equivale ad una forza di novantanove altre con dei semplici interessi.
John Stuart Mill



I nove decimi di tutte le opinioni vere che sono sostenute dagli uomini lo sono per ragioni sbagliate.
John Stuart Mill



Molte cose indifferenti, fatte dagli uomini per un qualche motivo, continuano a farsi per abitudine
John Stuart Mill


Chiedetevi se siete felici e cesserete di esserlo
John Stuart Mill



La libertà dell’individuo va limitata esattamente nella misura in cui può diventare una minaccia a quella degli altri
John Stuart Mill



"Uno Stato che rimpicciolisce i suoi uomini perché possano essere strumenti più docili nelle sue mani, scoprirà che con dei piccoli uomini non si possono compiere cose veramente grandi."
James Mill (1773-1836)



Se tutta l’umanità meno uno fosse d’una stessa opinione, e un solo uomo fosse dell’opinione opposta, l’umanità non avrebbe maggior diritto di ridurre al silenzio quell’unico uomo di quanto quell’uomo avrebbe diritto, potendo, di ridurre al silenzio l’umanità.
John Stuart Mill, "On liberty", II


"Nei dissensi civili, quando i buoni valgono più dei molti, i cittadini si devono pesare e non contare."
[Et vero in dissensione civili, cum boni plus quam multi valent, expendendos cives, non numerandos.]
-- Cicerone, "De re publica", VI, 1



Gli aforismi dei filosofi

giovedì 24 novembre 2011

Marco Travaglio. Fatti e Opinioni.

‎"C'è chi NASCONDE I FATTI anche a se stesso perché ha paura di dover cambiare opinione".
Marco Travaglio

Antonella Ebasta: 
e c'è chi se li nasconde perché un'OPINIONE non ce l'ha ma si limita a seguire il gregge...

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