"Se un problema che abbiamo non si risolve subito, non è un problema.
Se non siamo in grado di risolverlo in questo momento vuol dire che la nostra identità, la nostra persona, la nostra maschera, lo vuole risolvere secondo schemi del passato, che quindi non portano da nessuna parte, oppure secondo schemi convenzionali. "
Raffaele Morelli
In realtà il migliore innamoramento che possiamo vivere è quello con noi stessi: solo allora potremmo conoscere la libertà, e il nostro genio nascosto potrà sorprenderci conducendoci là dove vogliamo veramente andare.
Raffaele Morelli
L’amore viene per squilibrare le nostre certezze, le nostre aspettative, i nostri progetti, cioè tutte le illusioni dell’Io…mentre la mente lotta per andare in una direzione… il cuore spinge impercettibilmente verso l’altra.
Raffaele Morelli
Nessuno ha bisogno di amore, perché l'amore è dentro di noi, si tratta solo di aprirgli la porta. È il nostro orgoglio che ci impedisce di lasciarci andare ed è per questo che poi rischiamo di incontrare persone che ci trattano male. Facendoci trattare male, sopprimiamo l'orgoglio. Occorre rompere questo circolo vizioso.
Raffaele Morelli
Nessuna ferita è per sempre.
Quando un dolore dell’anima resiste, siamo proprio noi a “tenerlo in vita”, soffermandoci sulle cause: non è il pensiero che “rimargina”, ma lo sguardo giusto
In molte persone esiste un’idea profondamente sbagliata, che fa credere che le sofferenze dell’anima siano destinate a durare per tutta la vita. Non è così: dentro ognuno di noi esiste un processo creativo, qualcosa che sta “facendo” adesso l’essere che sei, indipendentemente dalla vita che ho fatto, da chi ho incontrato. Valga questo esempio: una mia collega mi dice che sta attraversando un periodo difficile, e mentre mi parla delle cose che non vanno bene della sua vita, le ricollega alla sua storia famigliare. Le chiedo allora di guardarsi intorno e di chiedersi cosa sta accadendo intorno a lei in quel momento, perché ciò che sta creando il suo essere, è tutto quello che la circonda in quel preciso momento… Noi dobbiamo guardarci intorno e guardare a ciò che stiamo creando in questo preciso momento, non collegare le nostre sofferenze a una causa.
Le cose valgono solo nel momento in cui accadono
Nei periodi di difficoltà occorre”posare lo sguardo” sulle cose che veramente ci piacciono e che ci rendono felici, perché il benessere del nostro cervello non dipende da quello che ci è accaduto in passato, non dipende dalla nostra storia. Le nostre ferite “eterne” (ovvero quelle che cronicizziamo con il pensiero) impediscono che l’esistenza continui; il cervello è fatto per produrre cicatrici, allontanare i traumi e andare avanti. Per questo non dobbiamo più andare a toccare le nostre cicatrici, dobbiamo lasciarle nel nostro passato. Le cose valgono solo nel momento in cui accadono, non c’è nulla che duri per sempre; noi cambiamo continuamente, sia di giorno che di notte, cambiamo a seconda dei sogni che facciamo, dei nostri modi di stare “in campo”.
Se pensi troppo a un problema lo rendi cronico
Gli antichi avevano scelto un Dio per l’oblio, Hermes, il signore della medicina e la forza che cura di notte, attraverso il sonno. Se dentro la nostra mente pensiamo e ripensiamo ai problemi che ci hanno causato le cicatrici, quei problemi, quei ricordi, diventeranno cronici. Se noi siamo consapevoli che c’è qualcosa che ci sta creando, cambiando, indipendentemente da quello che ci è successo, il dolore comincerà ad allontanarsi. Una ghianda, indipendentemente dal terreno in cui si trova, continua a fare imperterrita le sue radici, le sue foglie i suoi rami, creando una quercia.
Dentro di noi c’è uno stato creativo perenne, che continua a creare, anche di notte, quando tutto si spegne, e “forma” i sogni, immagini al di là del tempo e soprattutto di ciò che è accaduto.
Io non sono le cose che mi sono accadute, io sono quello che adesso fa le cose che sa fare, le cose che mi piace fare. Se mi è chiaro questo, mi è chiaro che il portare la mia mente sulle ferite può distruggere la mia esistenza. Ecco perché bisogna guardare le proprie ferite come a fatti antichi, estranei, lontani….
http://www.riza.it/raffaelemorelli/psicologia/4483/nessuna-ferita-e-per-sempre.html
Crediamo di essere speciali per i traumi che ci sono capitati e così ne facciamo una ragione di vita, pronti a raccontarli al primo venuto. Una madre che ci ha abbandonato, un padre tiranno, un lavoro insoddisfacente, un matrimonio infelice finiscono per catturare il nostro sguardo e farci credere di essere condannati a un destino ingrato. Niente di più falso! Mentre pensiamo alle delusioni che hanno segnato la nostra vita, perdiamo di vista che un processo creativo continua instancabilmente a produrre la nostra unicità. Se penso di essere "quello che è stato ferito", la mia interiorità viene riempita dal passato e dal ricordo, che prendono così il sopravvento su tutte le risorse dell'inconscio che, invece, sarebbero capaci di veri prodigi terapeutici. Questo libro è dedicato a tutti coloro che vogliono smettere di lamentarsi, di credere che è capitata loro una vita sbagliata. A coloro che non vogliono usare i loro insuccessi, le loro sfortune, le loro sconfitte come alibi per la rinuncia a vivere. È scritto per chi, come me, ritiene che siamo abitati da forze provvidenziali, capaci di farci guarire come per miracolo. In questi anni, con l'équipe di psichiatri, psicoterapeuti e psicologi di Riza, ci siamo chiesti cosa bisogna fare per sfatare l'idea che le conseguenze di certi episodi della nostra vita dureranno per sempre. Trovare e mettere a punto risposte terapeutiche che aiutino a non trascinarci dietro i dolori del passato ha richiesto un lungo lavoro. Questo libro ne è il risultato.
Raffaele Morelli, Nessuna ferita è per sempre
Mondadori, 2015, 144 pagine
€ 18,00
"I problemi non si risolvono, si superano"
"C'è una parola fondamentale per entrare nel proprio mondo interiore.
La parola è 'adesso'" "Penso che [...]
l'ossessione di spiegare, capire, ragionare sui traumi sia la malattia di questo secolo".
Raffaele Morelli "Nessuna ferita è per sempre. Come superare i dolori del passato". Recensione di Marisa Fumagalli, Corriere della Sera del 24/12/2015
Parlate poco e passerà Come vincere il dolore
La parola-chiave nella nuova frontiera della psicoterapia è «adesso».
Morelli: i problemi non si risolvono, si superano
«Parlare di sé non fa altro che consolidare le ferite dell'anima», dice Raffaele Morelli.
E con un'immagine chiarisce:
«Prendiamo un ginocchio abraso dopo una caduta. Fa male, e se l'incisione è più profonda sanguina. Poi si forma la crosta che si staccherà da sola. Ma se la gratti e la tormenti la ferita si riapre e torna a sanguinare».
Festività di fine anno, periodo a rischio per i soli e depressi. Per gli afflitti, in qualche modo. Aumenta la voglia di grattare la crosta delle ferite. «Guai», avverte lo psicoterapeuta.
Presidente dell'Istituto Riza e direttore della rivista «Riza Psicosomatica», autore di saggi, lo psichiatra Morelli, come altri colleghi, ha imboccato un nuovo sentiero, proponendo altre risposte terapeutiche, perfino sorprendenti. Quante volte, infatti, abbiamo sentito l'espressione «elaborare il lutto» come percorso ideale per superare l'abbandono, il tradimento del coniuge, del compagno?
Non è che un esempio dei «dolori» più comuni.
Dunque, elaborare il lutto significa andare alla radice del fatto e trovarne il perché. Confidarsi con gli amici squadernando pezzi di esistenza, tormenti retrospettivi; insomma il fardello della sofferenza.
«Sul lettino dello psicoterapeuta la modalità non è (non era) tanto diversa?
racconta Morelli - Lunghe sedute, dove il paziente vomita di tutto, cercando nei traumi lontani (la madre gelida, il padre violento, lo stupro subito) le motivazioni dei propri disturbi, la soluzione dei problemi. Sbagliato. I problemi non si risolvono, si superano». Questa frase spicca nella controcopertina di «Nessuna ferita è per sempre/Come superare i dolori del passato» (Mondadori). «Il mio libro, avverte, è dedicato a coloro che vogliono smettere di lamentarsi, di credere che è capitata loro una vita sbagliata».
Il pensiero dello psicoterapeuta (che tiene in buon conto Jung e di Hillman) si esplica, arricchito da esperienze con i pazienti. Un interrogativo chiave: se indaghiamo i dolori dell'anima, se cerchiamo di spiegarli, di capirli, li curiamo? O finiamo per cronicizzarli? «Occorre uscire dal mondo delle interpretazioni ? risponde Morelli - Dall'idea che un episodio, per quanto doloroso, possa modificare in modo significativo la nostra vita». «C'è una parola fondamentale per entrare nel proprio mondo interiore - continua. La parola è adesso. Mai esplorare l'inconscio alla luce del passato. Ogni volta che paragono uno stato d'animo attuale a uno del passato, finisco per amplificare il dolore. Penso che l'oblio e il mistero siano la cura, mentre l'ossessione di spiegare, capire, ragionare sui traumi, sia la malattia di questo secolo». Lo psicoterapeuta, riprendendo un motto di Silesius, mistico del XIV secolo, propone un?immagine simbolo:
una rosa è senza perché, fiorisce senza perché, non bada a se stessa, non si cura di chi la guarda.
«La fioritura misteriosa della rosa è nel suo seme che genera la sua unicità? nota Morelli - Le cose che vengono da sé sono il perno dei mio modo di concepire la psicoterapia. Fa fatica la rosa a fiorire?
E perché tu dovresti far fatica per stare bene, per guarire?». «Durante la prima seduta - dice - al mio paziente chiedo un patto: non deve raccontarmi la sua storia, i suoi segreti. Si va oltre. Quanto più entriamo in un altro regno della mente, tanto più si attivano le forze della rinascita. Bisogna uscire dal cerchio dei ragionamenti, dei pensieri sulla cause e sulle colpe, per diventare capaci di abbandonarci alle fantasie che svelano le nostre affinità con la natura» .
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fumagalli Marisa
Pagina 43
(24 dicembre 2015) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2015/dicembre/24/Parlate_poco_passera_Come_vincere_co_0_20151224_bc10550c-aa09-11e5-9d20-e69c6d90d0de.shtml
Nessuna ferita è per sempre.
Quando un dolore dell’anima resiste, siamo proprio noi a “tenerlo in vita”, soffermandoci sulle cause: non è il pensiero che “rimargina”, ma lo sguardo giusto
In molte persone esiste un’idea profondamente sbagliata, che fa credere che le sofferenze dell’anima siano destinate a durare per tutta la vita. Non è così: dentro ognuno di noi esiste un processo creativo, qualcosa che sta “facendo” adesso l’essere che sei, indipendentemente dalla vita che ho fatto, da chi ho incontrato. Valga questo esempio: una mia collega mi dice che sta attraversando un periodo difficile, e mentre mi parla delle cose che non vanno bene della sua vita, le ricollega alla sua storia famigliare. Le chiedo allora di guardarsi intorno e di chiedersi cosa sta accadendo intorno a lei in quel momento, perché ciò che sta creando il suo essere, è tutto quello che la circonda in quel preciso momento… Noi dobbiamo guardarci intorno e guardare a ciò che stiamo creando in questo preciso momento, non collegare le nostre sofferenze a una causa.
Le cose valgono solo nel momento in cui accadono
Nei periodi di difficoltà occorre”posare lo sguardo” sulle cose che veramente ci piacciono e che ci rendono felici, perché il benessere del nostro cervello non dipende da quello che ci è accaduto in passato, non dipende dalla nostra storia. Le nostre ferite “eterne” (ovvero quelle che cronicizziamo con il pensiero) impediscono che l’esistenza continui; il cervello è fatto per produrre cicatrici, allontanare i traumi e andare avanti. Per questo non dobbiamo più andare a toccare le nostre cicatrici, dobbiamo lasciarle nel nostro passato. Le cose valgono solo nel momento in cui accadono, non c’è nulla che duri per sempre; noi cambiamo continuamente, sia di giorno che di notte, cambiamo a seconda dei sogni che facciamo, dei nostri modi di stare “in campo”.
Se pensi troppo a un problema lo rendi cronico
Gli antichi avevano scelto un Dio per l’oblio, Hermes, il signore della medicina e la forza che cura di notte, attraverso il sonno. Se dentro la nostra mente pensiamo e ripensiamo ai problemi che ci hanno causato le cicatrici, quei problemi, quei ricordi, diventeranno cronici. Se noi siamo consapevoli che c’è qualcosa che ci sta creando, cambiando, indipendentemente da quello che ci è successo, il dolore comincerà ad allontanarsi. Una ghianda, indipendentemente dal terreno in cui si trova, continua a fare imperterrita le sue radici, le sue foglie i suoi rami, creando una quercia.
Dentro di noi c’è uno stato creativo perenne, che continua a creare, anche di notte, quando tutto si spegne, e “forma” i sogni, immagini al di là del tempo e soprattutto di ciò che è accaduto.
Io non sono le cose che mi sono accadute, io sono quello che adesso fa le cose che sa fare, le cose che mi piace fare. Se mi è chiaro questo, mi è chiaro che il portare la mia mente sulle ferite può distruggere la mia esistenza. Ecco perché bisogna guardare le proprie ferite come a fatti antichi, estranei, lontani….
http://www.riza.it/raffaelemorelli/psicologia/4483/nessuna-ferita-e-per-sempre.html
Crediamo di essere speciali per i traumi che ci sono capitati e così ne facciamo una ragione di vita, pronti a raccontarli al primo venuto. Una madre che ci ha abbandonato, un padre tiranno, un lavoro insoddisfacente, un matrimonio infelice finiscono per catturare il nostro sguardo e farci credere di essere condannati a un destino ingrato. Niente di più falso! Mentre pensiamo alle delusioni che hanno segnato la nostra vita, perdiamo di vista che un processo creativo continua instancabilmente a produrre la nostra unicità. Se penso di essere "quello che è stato ferito", la mia interiorità viene riempita dal passato e dal ricordo, che prendono così il sopravvento su tutte le risorse dell'inconscio che, invece, sarebbero capaci di veri prodigi terapeutici. Questo libro è dedicato a tutti coloro che vogliono smettere di lamentarsi, di credere che è capitata loro una vita sbagliata. A coloro che non vogliono usare i loro insuccessi, le loro sfortune, le loro sconfitte come alibi per la rinuncia a vivere. È scritto per chi, come me, ritiene che siamo abitati da forze provvidenziali, capaci di farci guarire come per miracolo. In questi anni, con l'équipe di psichiatri, psicoterapeuti e psicologi di Riza, ci siamo chiesti cosa bisogna fare per sfatare l'idea che le conseguenze di certi episodi della nostra vita dureranno per sempre. Trovare e mettere a punto risposte terapeutiche che aiutino a non trascinarci dietro i dolori del passato ha richiesto un lungo lavoro. Questo libro ne è il risultato.
Raffaele Morelli, Nessuna ferita è per sempre
Mondadori, 2015, 144 pagine
€ 18,00
"I problemi non si risolvono, si superano"
"C'è una parola fondamentale per entrare nel proprio mondo interiore.
La parola è 'adesso'" "Penso che [...]
l'ossessione di spiegare, capire, ragionare sui traumi sia la malattia di questo secolo".
Raffaele Morelli "Nessuna ferita è per sempre. Come superare i dolori del passato". Recensione di Marisa Fumagalli, Corriere della Sera del 24/12/2015
Parlate poco e passerà Come vincere il dolore
La parola-chiave nella nuova frontiera della psicoterapia è «adesso».
Morelli: i problemi non si risolvono, si superano
«Parlare di sé non fa altro che consolidare le ferite dell'anima», dice Raffaele Morelli.
E con un'immagine chiarisce:
«Prendiamo un ginocchio abraso dopo una caduta. Fa male, e se l'incisione è più profonda sanguina. Poi si forma la crosta che si staccherà da sola. Ma se la gratti e la tormenti la ferita si riapre e torna a sanguinare».
Festività di fine anno, periodo a rischio per i soli e depressi. Per gli afflitti, in qualche modo. Aumenta la voglia di grattare la crosta delle ferite. «Guai», avverte lo psicoterapeuta.
Presidente dell'Istituto Riza e direttore della rivista «Riza Psicosomatica», autore di saggi, lo psichiatra Morelli, come altri colleghi, ha imboccato un nuovo sentiero, proponendo altre risposte terapeutiche, perfino sorprendenti. Quante volte, infatti, abbiamo sentito l'espressione «elaborare il lutto» come percorso ideale per superare l'abbandono, il tradimento del coniuge, del compagno?
Non è che un esempio dei «dolori» più comuni.
Dunque, elaborare il lutto significa andare alla radice del fatto e trovarne il perché. Confidarsi con gli amici squadernando pezzi di esistenza, tormenti retrospettivi; insomma il fardello della sofferenza.
«Sul lettino dello psicoterapeuta la modalità non è (non era) tanto diversa?
racconta Morelli - Lunghe sedute, dove il paziente vomita di tutto, cercando nei traumi lontani (la madre gelida, il padre violento, lo stupro subito) le motivazioni dei propri disturbi, la soluzione dei problemi. Sbagliato. I problemi non si risolvono, si superano». Questa frase spicca nella controcopertina di «Nessuna ferita è per sempre/Come superare i dolori del passato» (Mondadori). «Il mio libro, avverte, è dedicato a coloro che vogliono smettere di lamentarsi, di credere che è capitata loro una vita sbagliata».
Il pensiero dello psicoterapeuta (che tiene in buon conto Jung e di Hillman) si esplica, arricchito da esperienze con i pazienti. Un interrogativo chiave: se indaghiamo i dolori dell'anima, se cerchiamo di spiegarli, di capirli, li curiamo? O finiamo per cronicizzarli? «Occorre uscire dal mondo delle interpretazioni ? risponde Morelli - Dall'idea che un episodio, per quanto doloroso, possa modificare in modo significativo la nostra vita». «C'è una parola fondamentale per entrare nel proprio mondo interiore - continua. La parola è adesso. Mai esplorare l'inconscio alla luce del passato. Ogni volta che paragono uno stato d'animo attuale a uno del passato, finisco per amplificare il dolore. Penso che l'oblio e il mistero siano la cura, mentre l'ossessione di spiegare, capire, ragionare sui traumi, sia la malattia di questo secolo». Lo psicoterapeuta, riprendendo un motto di Silesius, mistico del XIV secolo, propone un?immagine simbolo:
una rosa è senza perché, fiorisce senza perché, non bada a se stessa, non si cura di chi la guarda.
«La fioritura misteriosa della rosa è nel suo seme che genera la sua unicità? nota Morelli - Le cose che vengono da sé sono il perno dei mio modo di concepire la psicoterapia. Fa fatica la rosa a fiorire?
E perché tu dovresti far fatica per stare bene, per guarire?». «Durante la prima seduta - dice - al mio paziente chiedo un patto: non deve raccontarmi la sua storia, i suoi segreti. Si va oltre. Quanto più entriamo in un altro regno della mente, tanto più si attivano le forze della rinascita. Bisogna uscire dal cerchio dei ragionamenti, dei pensieri sulla cause e sulle colpe, per diventare capaci di abbandonarci alle fantasie che svelano le nostre affinità con la natura» .
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fumagalli Marisa
Pagina 43
(24 dicembre 2015) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2015/dicembre/24/Parlate_poco_passera_Come_vincere_co_0_20151224_bc10550c-aa09-11e5-9d20-e69c6d90d0de.shtml
Raffaele Morelli - Ciascuno è perfetto
L'arte di star bene con se stessi
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