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sabato 28 febbraio 2015

Perché l'originalità non esiste. Tutte le idee vivono dell’eredità di altre idee. E niente è mai completamente nuovo. Edward Young. Gli originali sono, e devono essere, i grandi favoriti, sono i grandi benefattori. Estendono il dominio della Repubblica delle Lettere e aggiungono una provincia ai suoi domini: gli imitatori ci sanno soltanto una sorta di duplicati di quello che avevamo, possibilmente migliorando, prima

Perché l'originalità non esiste
Tutte le idee vivono dell’eredità di altre idee. 
E niente è mai completamente nuovo
Jacopo Colò - 21/02/2015


La creatività è sempre combinatoria e l’originalità assoluta è un mito.
L’idea di originalità per come la conosciamo oggi è nata molto di recente nella storia della nostra cultura. 

  • Nel 1759, il poeta britannico Edward Young scrive nel suo Conjectures Concerning Original Composition che «gli originali sono, e devono essere, i grandi favoriti, sono i grandi benefattori. Estendono il dominio della Repubblica delle Lettere e aggiungono una provincia ai suoi domini: gli imitatori ci sanno soltanto una sorta di duplicati di quello che avevamo, possibilmente migliorando, prima». Young parla nello specifico di letteratura e poesia ma l’idea è chiara. I romantici criticavano il pensiero dominante delle culture precedenti alla loro, qualcosa che oggi ci suona strano se associato all’idea di cultura: che imitare fosse meglio che inventare.


  • Quando Shakespeare — uno dei più grandi autori della storia letteratura — scriveva e metteva in scena le sue opere in Inghilterra, quello che i suoi spettatori cercavano non era l’invenzione e l’originalità, ma la vicinanza a un canone, a un genere


  • Quando Mozart — celebrato come uno dei più grandi compositori e musicisti di tutti i tempi — suonava alla corte di Vienna, la sua produzione musicale era soprattutto un conformasi alle regole e alla tradizione dei suoi tempi

I romantici trasformano questo modo di pensare, dando valore all’individuo prima che alla cultura, al genio piuttosto che alla tradizione ed elevano l’idea nuova sopra di tutto. E riuscirono nel loro intento. Oggi, quando parliamo di idee, di cultura e di creatività, tendiamo a elogiare l’originale e disprezziamo il vecchio, il già visto, il già sentito. Il problema, però, è che le idee e la creatività non funzionano esattamente così.

Perché la creatività è sempre combinatoria. 
  • Il matematico Henri Poincaré, nel suo Scienza e metodo ha dato una delle definizione più efficaci di creatività, parlando della «capacità di unire elementi preesistenti in combinazioni nuove, che siano utili». L’idea è che ogni idea sia un remix che mescola aspetti di idee diverse — magari anche da campi diversi o da epoche diverse — in una nuova forma. Ogni idea si porta dietro un’eredità di idee precedenti e niente nasce dal nulla. Non le nostre bellissime idee, non quelle dei romantici. La questione è capire quanto siamo disposti ad ammetterlo.


La storica dell’arte Penelope Alfrey dice che: 
«il mito dell’originalità nell’arte e nel design ha un considerevole valore commerciale come strumento per vendere, ma la realtà è che copiare sostiene l’economia del commercio. Senza copiare, produrremmo, faremmo e consumeremmo di meno. E ci sarebbero meno opere d’arte in giro». 

Anche senza espandere l’analisi all’intero mondo delle invenzioni (che sarebbe un po’ come dire all’interno mondo delle cose create dall’uomo) basta fermarsi alla cultura recente per dimostrare quanto quello che dicono Poincaré e Alfrey sia vero. E per farlo non serve nemmeno arrivare ad autori come Tarantino, che di rimescolare, citare e trasformare hanno fatto non solo un marchio di fabbrica ma anche un vanto.

Guerre Stellari e Metropolis
A guardarlo da vicino, Guerre Stellari non è così originale. 
Lucas ha copiato un po’ da tutti, da Kurosawa ad Asimov.

Guerre Stellari, ad esempio.
L’opera spaziale di George Lucas non è solo un film, è un franchise da quasi quarant’anni domina la cultura popolare. Pensare a Guerre Stellari vuol dire pensare a un universo fantastico creato da zero, zeppo di creature mai viste e di pianeti lontani. Ma a guardarlo da vicino, Guerre Stellari non è così originale. Dentro alla saga di fantascienza di George Lucas c’è di tutto: Isaac Asimov, Flash Gordon, i film di Akira Kurosawa, gli western e film di guerra sulla seconda guerra mondiale. Ci sono intere scene di The Dam Busters del 1955 e di Squadron 633 del 1964 che in Guerre Stellari non sono semplicemente citate ma interamente copiate, rifatte quasi fotogramma per fotogramma. E poi ancora: il droide dorato R2D2 è praticamente il corrispettivo maschile del robot di Metropolis di Fritz Lang, il costume di Darth Vader è ispirato a un personaggio della serie di film The Fighting Devil Dogs e i cavalieri jedi altro non sono che samurai con delle spade laser (e persino il nome è una storpiatura di Jidai Geki, il genere di film e opere giapponesi in cui si racconta l’epoca dei samurai).

Serve altro? Pensiamo a The Matrix, uno dei film di fantascienza più apprezzati degli ultimi anni. Anche se non è riconosciuto per l’originalità della sua trama — che è un mescolone di cyberpunk, di filosofia e di Alice nel Paese delle meraviglie — lo è per le innovazioni nella regia e negli effetti visivi (premiati anche con un premio Oscar nel 1999). Ma anche qui, c’è ben poco di originale. Le coreografie dei combattimenti sono prese pari pari dai film di arti marziali di Hong Kong e le sparatorie sembrano uscite da un film di John Woo. Persino il bullet time, la tecnica registica che i fratelli Wachowski usano quando la macchina da presa si muove a rallentatore attorno a Neo mentre i proiettili degli agenti gli sfrecciano intorno, e che i due registi sono riconosciuti come inventori, non è nuova. Uno dei primi esempi di uso di questa tecnica è in un’anime (un cartone animato) giapponese che si chiama Speed Racer. Cosa hanno girato i fratelli Wachowski dopo la trilogia di Matrix? Ah, sì, un film che si chiama Speed Racer e che è basato esattamente su quel cartone. Andando a spulciare tra le note di produzione del film, scopriamo che i due erano appassionati della serie fin da bambini e che quel bullet time non è esattamente saltato fuori dal nulla.

Nel suo TED Talk Everything is a Remix, il regista Kirby Ferguson mostra quanto uno dei cantautori più amati dell’ultimo secolo, Bob Dylan, abbia costruito decine di canzoni che oggi riconosciamo come classici pescando a piene mani dalla tradizione folk statunitense, a volte copiando i testi, a volte le melodie. Masters of War di Dylan ha la stessa struttura della canzone tradizionale Nottamun Town, Don't Think Twice, It's All Right (che inizia con It ain’t no use to sit and wonder why, babe) ha quasi lo stesso testo di Who’s gonna buy you ribbons (che inizia con It ain't no use to sit and sigh now, darlin). E via così per molti di altri brani.


Gli infiniti rinnovi di copyright sulle cose del ‘900

Jacopo Colò
Bob Dylan non è da solo. Moltissimi cantanti folk trasformano vecchie melodie e vecchie parole in nuove canzoni. Così come fa l’hip-hop. Così come fa il blues. Così come fa il pop.
Quello che fa Dylan non è una cosa strana, moltissimi cantanti folk fanno lo stesso lavoro, trasformando vecchie melodie e vecchie parole in nuove canzoni. Così come fa l’hip-hop. Così come fa il blues. Così come fa il pop. Così come fa, ora dovrebbe essere chiaro, chiunque produca qualcosa di nuovo, dal cinema all'arte, dai videogiochi al fumetto. L’originalità che ci hanno raccontato i romantici è un mito perché non esiste operazione creativa che non produca qualcosa di nuovo, almeno nella combinazione degli elementi. L’originalità è un mito perché è falsa: quando una cosa ci sembra radicalmente nuova è perché noi, e a volte persino l’autore stesso, non ci ricordiamo più e non riconosciamo con quali pezzi è fatta. La questione è solo cambiare punto di vista e ammetterlo, rendendo tutti più liberi di creare più cose nuove, mescolandone di vecchie.

http://www.linkiesta.it/mito-originalita-assoluta-creativita-combinatoria


http://youtu.be/28Ayy6XwFBg
Guerre Stellari e Metropolis



lunedì 21 maggio 2012

Carl Rogers. Punto focale è l'individuo, non il problema. Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l'individuo a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più integrata.

Punto focale è l'individuo, non il problema. 
Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l'individuo a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più integrata.
Carl Rogers


La psicoterapia consiste semplicemente nella liberazione di capacità già presenti allo stato latente. In altri termini, implica che il cliente possegga, potenzialmente, la competenza necessaria alla soluzione dei suoi problemi. Tali punti di vista sono pertanto in netta opposizione alla concezione della terapia come una manipolazione, da parte dello specialista, di un "organismo" più o meno passivo.
Carl Rogers


Prima di esprimere il vostro punto di vista, sarebbe necessario assimilare il quadro di riferimento dell’altra persona, comprendere i suoi pensieri ed i suoi sentimenti sino al punto di riassumerli in vece sua.
Se farete questo tentativo, scoprirete che è una delle cose più difficili che abbiate mai tentato di fare.
Tuttavia quando sarete stati capaci di vedere il punto di vista dell’altro i vostri ulteriori commenti dovranno essere rivisti radicalmente.
Decentrati da voi stessi e centrati sull’altro, vi mettete in gioco, rifiutate uno stato di oggettività che vi permetterebbe di considerarvi come al di fuori dell’interazione.
Solo così il dialogo diventa vera comunicazione.
Carl Rogers



La nostra prima reazione di fronte all'affermazione di un altro è una valutazione o un giudizio, anziché uno sforzo di comprensione. Quando qualcuno esprime un sentimento o un atteggiamento o un opinione tendiamo subito a pensare 'è ingiusto', 'è stupido', 'è anormale', 'è irragionevole', 'è scorretto', 'non è gentile'. Molto di rado ci permettiamo di 'capire' esattamente quale sia per lui il significato dell'affermazione. "
Carl Rogers, psicologo statunitense



L'empatia vera è sempre libera da ogni qualità diagnostica o giudicante.
Carl Rogers

Empatia
<<Mettersi nei panni della persona, non giudicarla, non valutarla, accettare la sua unicità e individualità, non dirigerla, non dirle cosa fare, ma ascoltarla affinché apprenda ad ascoltarsi, per comprendersi e gestire da sé, in modo autonomo, le sue difficoltà.>>
Carl Rogers


La più alta espressione dell'empatia è nell'accettare e non giudicare
Carl Rogers


“Se una persona si trova in difficoltà, il modo migliore per aiutarla non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, quanto piuttosto di indirizzarla a comprendere la situazione e a gestire il problema facendole prendere, da sola e pienamente, la responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Gli individui hanno in sé stessi ampie risorse per auto-comprendersi e per modificare il loro concetto di sé.”
Carl Rogers


La resistenza a comprendere è la paura del cambiamento
Tutti abbiamo paura di cambiare. Una delle ragioni principali della resistenza a comprendere, è la paura del cambiamento: se veramente mi permetto di capire un'altra persona, posso essere cambiato da quanto comprendo.
Carl Rogers 


Percepire un aspetto nuovo di sé stessi è il primo passo verso il cambiamento del concetto di sé
Carl Rogers, Un modo di essere, 1980

Solo quando mi accetto come sono, posso cambiare (…) Noi non possiamo cambiare, non possiamo allontanarci da ciò che siamo, finché non accettiamo fino in fondo ciò che siamo. Allora sembra che il cambiamento avvenga quasi inavvertitamente. (…) Più mi sforzo di essere semplicemente me stesso in tutta la complessità della vita, e mi sforzo di capire e di accettare quanto c’è veramente in me e negli altri, più ho la possibilità di provocare un cambiamento maggiore.
Carl Rogers, La terapia centrata sul cliente


Quando noi consideriamo una realtà animata (animale o umana) da un punto di vista o da uno schema di riferimento puramente esterno, senza sforzarci di capirla dall'interno per via empatica, noi la riduciamo allo stato di oggetto
Carl Rogers, Psicoterapia e relazioni umane, 1965


Quando una persona capisce di essere sentita profondamente, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Io credo che, in un senso molto reale, pianga di gioia. È come se stesse dicendo: «Grazie a Dio, qualcuno mi ascolta. Qualcuno sa cosa vuol dire essere me».
Carl Rogers

Non produce alcun frutto, a lungo andare, nei rapporti personali, comportarsi come se si fosse diversi da come si è.
Carl Rogers

Amare una persona per quello che è, dimenticando quello che vorresti che fosse, abbandonando il desiderio di cambiarla per soddisfare le tue necessità è qualcosa di sommamente difficile ma arricchisce intimamente la relazione.
Carl Ransom Rogers


Curarsi di una persona per quello che è, lasciando cadere le mie aspettative di ciò che essa dovrebbe essere per me, lasciando cadere il desiderio di modificare questa persona in armonia con le mie esigenze, è la via più difficile, ma anche la più maturante, verso una relazione intima più soddisfacente
Carl Rogers, psicologo statunitense


"Nella persona vi è una forza che ha una direzione fondamentale positiva.
Più l'individuo è capito e accettato profondamente, più tende a lasciar cadere le false "facciate" con cui ha affrontato la vita e più si muove in una direzione positiva, di miglioramento."
Carl Rogers, psicologo statunitense


Io non credo che qualcuno abbia mai insegnato qualcosa a qualcun altro. Un insegnante, al massimo, è uno che facilita le cose, imbandisce la mensa e mostra agli altri che è eccitante e meravigliosa e li invita a mangiare.
Carl Rogers

Una relazione di "aiuto" potrebbe essere definita come una situazione in cui uno dei partecipanti cerca di favorire, in una o in ambedue le parti, una valorizzazione maggiore delle risorse personali del soggetto ed una maggiore possibilità di espressione.
Carl Rogers, On Becoming a Person, 1961






Fanny Costa

Grande Carl Rogers. 
Il testo "La terapia centrata sul cliente" dovrebbero leggerlo tutti.
Rogers fu uno psicologo unico. Che non etichettava nessuno.
L' empatia è una qualità rarissima. Lui la possedeva in modo eccelso.
Per me lui è un esempio di vita.
Conoscete un allievo di Rogers che si chiama Karkuf? 
Ideò la terapia a step o piccoli passi. Lo studiai insieme a Rogers.



Omar Montecchiani
Un giorno Rogers incontrò per caso un noto psichiatra che gli chiese:
"Ho visto il tale, stava molto bene, 
non credevo che con uno schizofrenico 
si potessero ottenere risultati tanto buoni; 
come hai fatto?". 
Rogers lo guardò incuriosito e rispose: 
"Ah sì, era schizofrenico?".
Tra i più tecnici di Rogers, consiglio Piscoterapia di consultazione, ero alle battute finali di un lungo percorso di sviluppo personale quando lo lessi, e ricordo che a ogni pagina rimanevo stupefatto di quanto riuscisse a descrivere in modo cosi puntuale e umano, le diverse fasi di una psicoterapia dal punto di vista della esperienza (esperienze) vissuta dal paziente. Era proprio ciò che avevo vissuto e stavo vivendo io, sembrava che mi leggesse dentro. Fenomenale.



La Psicoterapia Centrata sulla Persona dal vivo: CARL ROGERS (ideatore e caposcuola della psicoterapia centrata sulla persona anche detta psicoterapia centrata sul cliente) introduce uno storico filmato sottotitolato in cui egli stesso svolge una prima seduta di psicoterapia con una ragazza che ha liberamente accettato che il colloquio sia filmato. E' il 1963.
(Puoi attivare i sottotitoli in italiano)


Filmato del 1963, in cui Carl Rogers espone le caratteristiche fondamentali della sua terapia.
La terapia di Carl Rogers (in italiano) - dal film Tre approcci alla Psicoterapia

https://youtu.be/89CESpTcoVU





Carlo Anibaldi 

Di Rogers consiglierei anche "Partners"










venerdì 3 febbraio 2012

Into the Wild. C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l'avventura. La gioia di vivere deriva dall'incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell'avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso… Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un'esistenza non convenzionale

Ma ti sbagli se pensi che le gioie della vita vengano soprattutto dai rapporti tra le persone. Dio ha messo la felicità dappertutto e ovunque, in tutto ciò in cui possiamo fare esperienza. Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di guardare le cose.
Christopher McCandless


C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l'avventura. La gioia di vivere deriva dall'incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell'avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso… Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un'esistenza non convenzionale.
Christopher McCandless, Into the wild


Vivere soltanto vivere, in quel momento in quel luogo.
Senza mappe, senza orologio senza niente.
Montagne innevate, fiumi, cieli stellati.
Solo io e la natura selvaggia.
Christopher McCandless



C'è un piacere nei boschi senza sentieri,
C'è un'estasi sulla spiaggia desolata,
C'è vita, laddove nessuno s'intromette,
Accanto al mar profondo, e alla musica del suo sciabordare:
Non è ch'io ami di meno l'uomo, ma la Natura di più.
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There is a pleasure in the pathless woods,
There is a rapture on the lonely shore,
There is society, where none intrudes,
By the deep sea, and music in its roar:
I love not man the less, but Nature more.
Into the Wild





  Hanno tutti ragione




domenica 15 gennaio 2012

Joseph Newton. Principio del vuoto. "Hai l'abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chissà quando, ne avrai bisogno? Hai l'abitudine di accumulare danaro, solo per non spenderlo, perchè pensi che nel futuro potrà mancarti? Hai l'abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici ed altre cose della casa che già non usi da molto tempo? E dentro di te? HAI L'ABITUDINE DI CONSERVARE RIMPROVERI, RISENTIMENTI, TRISTEZZE, PAURE ED ALTRO? NON FARLO! È NECESSARIO CHE LASCI UNO SPAZIO, UN VUOTO, AFFINCHÈ COSE NUOVE ARRIVINO NELLA TUA VITA. È NECESSARIO CHE TI DISFI DI TUTTE LE COSE INUTILI CHE SONO IN TE E NELLA TUA VITA, AFFINCHÈ LA PROSPERITÀ ARRIVI. LA FORZA DI QUESTO VUOTO È QUELLO CHE ASSORBIRÀ ED ATTRARRÀ TUTTO QUELLO CHE DESIDERI. FINCHÈ STAI MATERIALMENTE O EMOZIONALMENTE, CARICANDO SENTIMENTI VECCHI ED INUTILI, NON AVRAI SPAZIO PER NUOVE OPPORTUNITÀ. I BENI DEVONO CIRCOLARE. PULISCI I CASSETTI, GLI ARMADI, LA STANZA, GLI ARNESI, IL GARAGE... DA QUELLO CHE NON USI PIÙ. NON SONO GLI OGGETTI CONSERVATI QUELLI CHE STAGNANO LA TUA VITA... BENSÌ IL SIGNIFICATO DELL'ATTEGGIAMENTO DI CONSERVARE... Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza... si crede che domani potrà mancare, e che non avrai maniera di coprire quella necessità. Con quest'idea, STAI INVIANDO DUE MESSAGGI AL TUO CERVELLO E ALLA TUA VITA: che NON TI FIDI DEL DOMANI e che PENSI CHE IL NUOVO E IL MIGLIORE NON SONO PER TE, per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili. DISFATI DI QUELLO CHE HA PERSO GIÀ COLORE E LUCENTEZZA. Lascia entrare il nuovo in casa tua e dentro te stesso..."





Joseph Newton "Hai l'abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chissà quando, ne avrai bisogno? Hai l'abitudine di accumulare danaro, solo per non spenderlo, perchè pensi che nel futuro potrà mancarti? Hai l'abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici ed altre cose della casa che già non usi da molto tempo? E dentro di te? HAI L'ABITUDINE DI CONSERVARE RIMPROVERI, RISENTIMENTI, TRISTEZZE, PAURE ED ALTRO? NON FARLO! È NECESSARIO CHE LASCI UNO SPAZIO, UN VUOTO, AFFINCHÈ COSE NUOVE ARRIVINO NELLA TUA VITA. È NECESSARIO CHE TI DISFI DI TUTTE LE COSE INUTILI CHE SONO IN TE E NELLA TUA VITA, AFFINCHÈ LA PROSPERITÀ ARRIVI. LA FORZA DI QUESTO VUOTO È QUELLO CHE ASSORBIRÀ ED ATTRARRÀ TUTTO QUELLO CHE DESIDERI. FINCHÈ STAI MATERIALMENTE O EMOZIONALMENTE, CARICANDO SENTIMENTI VECCHI ED INUTILI, NON AVRAI SPAZIO PER NUOVE OPPORTUNITÀ. I BENI DEVONO CIRCOLARE. PULISCI I CASSETTI, GLI ARMADI, LA STANZA, GLI ARNESI, IL GARAGE... DA QUELLO CHE NON USI PIÙ. NON SONO GLI OGGETTI CONSERVATI QUELLI CHE STAGNANO LA TUA VITA... BENSÌ IL SIGNIFICATO DELL'ATTEGGIAMENTO DI CONSERVARE... Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza... si crede che domani potrà mancare, e che non avrai maniera di coprire quella necessità. Con quest'idea, STAI INVIANDO DUE MESSAGGI AL TUO CERVELLO E ALLA TUA VITA: che NON TI FIDI DEL DOMANI e che PENSI CHE IL NUOVO E IL MIGLIORE NON SONO PER TE, per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili. DISFATI DI QUELLO CHE HA PERSO GIÀ COLORE E LUCENTEZZA. Lascia entrare il nuovo in casa tua e dentro te stesso..."

http://dentroilweb.myblog.it/archive/2012/01/13/principio-del-vuoto-joseph-newton.html



Perché mai il concetto di vuoto si associa al negativo e quello di pieno quasi sempre al positivo? Il vuoto serve. È una forma mutevole che ha un peso maggiore delle altre.. e se cerchi di riempirlo nel modo sbagliato lui si ribella e assume altre fisionomie. Il vuoto è la culla dell'eco.. a volte anche un riparo sicuro. Il vuoto mi piace perché è discreto e sapiente.





giovedì 5 gennaio 2012

Jon Krakauer. Nelle terre estreme. […] Non fissarti in un posto, muoviti, sii nomade, conquistati ogni giorno un nuovo orizzonte. […] La mia opinione è che non hai bisogno né di me né di nessun altro per portare questa gioia nella tua vita. E’ semplicemente lì che aspetta, che aspetta di essere afferrata, e tutto quello che devi fare è tendere la mano per prenderla. L’unica persona con cui combatti è te stesso e la tua testardaggine a non lanciarti in nuove esperienze


‎[…] Non fissarti in un posto, muoviti, sii nomade, conquistati ogni giorno un nuovo orizzonte. […]
La mia opinione è che non hai bisogno né di me né di nessun altro per portare questa gioia nella tua vita. E’ semplicemente lì che aspetta, che aspetta di essere afferrata, e tutto quello che devi fare è tendere la mano per prenderla. L’unica persona con cui combatti è te stesso e la tua testardaggine a non lanciarti in nuove esperienze.
da “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer

Si ma non ci sarebbe bisogno di andare chissà dove, meglio viaggiare nelle terre del cuore e scoprire dalle nostre passioni il nostro vero essere. Seguire la natura, la felicità è nel nostro cuore e dobbiamo solo essere liberi di ascoltarla e non aver paura di obbedirgli, circondandoci di persone che ci capiscano, non cambierebbe nulla andando dall'altra parte del mondo e fare cose estreme, più estreme delle terre del nostro animo di cui abbiamo sempre paura di guardare non c'è. Riflessione dal libro "Il gabbiano Jonathan Livingston" !!!

penso che l'idea di muoversi sia solo una metafora per esortare ad aprire la mente, a essere indipendenti nella testa e agire, fare, contando solo su se stessi senza la paura che, il piu delle volte, ci frena....


http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__nelle_terre_estreme.php?pn=750

sabato 26 novembre 2011

Vita, Novità, Vecchio.

La vita è piena e traboccante di novità, 
ma per farvi posto è necessario svuotarla del vecchio.
Di: ‎"Sara"

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