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sabato 21 aprile 2012

NON DATE CIÒ CHE È SANTO AI CANI E NON GETTATE LE VOSTRO PERLE DAVANTI AI PORCI

DISCORSO 60/A

SU CIÒ CHE IL SIGNORE DICE NEL VANGELO:
"
NON DATE CIÒ CHE È SANTO AI CANI E NON GETTATE LE VOSTRO PERLE
DAVANTI AI PORCI" E SU CIÒ CHE SEGUE
Chi chiede e bussa non è cane né porco.
1. La Carità vostra sa - poiché siete figli della Chiesa di Cristo, radicati e fondati nella fede cattolica - che i misteri di Dio son tenuti nascosti non perché siano negati all'intelligenza di chi vuole imparare, ma perché siano rivelati solo a chi li indaga. Se si leggono dei passi "chiusi" delle Sacre Scritture è per incitare l'animo alla ricerca. Poc'anzi ci è stato letto il passo del Vangelo in cui il Signore comanda di non gettare le perle davanti ai porci. Ora, quando il Signore ammonì i suoi servi e discepoli dicendo: Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci 1, diede, è vero, questo ammonimento, ma essi non avrebbero facilmente potuto conoscere chi erano i cani e i porci da evitarsi per non gettare loro le perle, per non dare le cose sante a individui di tal genere e per di più negarle anche ai degni. Ecco perché soggiunse e disse: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperta la porta. Poiché chi chiede riceve, chi cerca trova e a chi bussa sarà aperta la porta 2. Ai suoi amministratori, suoi discepoli, ch'egli costituiva annunciatori del Vangelo, il Signore dunque ordina: Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci. Quando invece soggiunse: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperta la porta, lo comandò al popolo: per far capire che quando questo chiede, cerca e bussa, esso non è più cane o porco, al quale non si debbano gettare le perle.
L'esempio della donna cananea.
2. Questa verità risulta abbastanza chiara da un'evidentissima testimonianza del Vangelo in un altro passo, quando il Signore si recò nella regione di Tiro e Sidone 3. Una donna cananea, partitasi da quella regione, cominciò a pregare [il Signore] che le guarisse la figlia. Il Signore non le dava ascolto; sembrava uno che disprezzasse, ma [solo] perché si mostrasse la fede di quella. Vedi come egli ritardi ad esaudirla: le negò il dono che tuttavia voleva darle, per far uscire dal suo cuore le parole, per le quali fosse degna di riceverlo. In effetti, sebbene i discepoli dicessero al Signore: Rimandala a casa, perché continua a venirci dietro gridando, il Signore disse: Non è giusto prendere il pane dei figli e gettarlo ai cani 4. Vedete? Questo è simile all'altro precetto: Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci. [Poi soggiunse:] Io sono stato mandato solo per le pecore smarrite del popolo d'Israele 5. Quella donna era una pagana. Si sarebbe avverato che anche il Vangelo sarebbe stato annunciato ai pagani. L'apostolo Paolo fu inviato ai pagani, soprattutto lui fu inviato; ma dopo la passione e risurrezione del Signore si doveva andare a predicare il Vangelo tra i pagani. Il Signore invece era andato con la sua presenza fisica alle pecore della casa d'Israele, che s'erano sperdute, poiché anche tra quel popolo molti credettero in lui. Tra quelli erano infatti gli Apostoli, tra quelli i centoventi uomini su cui il giorno della Pentecoste scese lo Spirito Santo ch'era stato promesso dal Signore nel Vangelo quando disse: Io vi manderò lo Spirito di verità 6; e tutto ciò che aveva promesso riguardo allo stesso Spirito lo fece vedere dopo la sua passione e ascensione il giorno di Pentecoste. Ora erano lì centoventi uomini sui quali discese lo Spirito Santo e ne furono ripieni ed erano appunto dei giudei 7. Voglio far comprendere alla Santità vostra in che modo vengono scelte le pecore sperdute della casa d'Israele. Anche l'apostolo Paolo afferma che il Signore risorto fu visto da più di cinquecento fratelli 8; questi erano dello stesso numero. Quando inoltre il Signore venne annunciato, dopo la sua ascensione credettero molte migliaia di giudei. E agli stessi, che avevano crocifisso il Signore, fu donato il medesimo sangue del Signore; mentre infuriavano contro Cristo versarono il loro prezzo, poiché furono ricomprati col sangue da loro versato. E poiché non erano senza effetto le parole pronunciate da Cristo appeso alla croce: Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno 9, quelli prima versarono il sangue [di Cristo] come loro prezzo e poi lo bevvero pure. A queste pecore dunque aveva detto d'essere  stato inviato. Tuttavia però aveva predetto che avrebbero creduto anche i pagani. Poiché non accadeva, per così dire, nulla di nuovo che prima non fosse stato predetto. Infatti anche i Profeti avevano preannunciato la fede dei pagani: [anch'egli] stesso essendo ancora sulla terra, prima della sua passione disse: Ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche quelle bisogna che io conduca e diventeranno un solo gregge e vi sarà un solo pastore 10. Per questo motivo è stato chiamato anche "pietra d'angolo"; nell'angolo infatti vengono unite strettamente due pareti e non formano un angolo se non due pareti che provengono da direzioni diverse poiché, se ambedue vengono da una sola parte, non formano un angolo. Il popolo dunque proveniente dai giudei, cioè dalla circoncisione e i pagani pro venienti dalla parte opposta, cioè dagli idoli e dalla infedeltà, provenivano bensì da direzioni diverse, ma furono uniti con una sola pietra. La pietra rigettata dai costruttori è diventata pietra angolare 11. I pagani dunque non erano ancora venuti, ma quella cananea era già una pagana che prefigurava la Chiesa dei pagani.
Come si considera la donna cananea.
3. La donna dunque sollecita [il Cristo] ma le viene risposto: Non è giusto prendere il pane dei figli e gettarlo ai cani 12. Poiché chiedeva con insistenza, fu chiamata cane. Essa, avendo ricevuto la parola in certo modo oltraggiosa uscita dalla bocca della Verità, si sarebbe potuta sdegnare e sarebbe potuta andar via per aver ricevuto un rabbuffo ingiurioso, dicendo nel proprio cuore: "Io sono venuta a chiedere una grazia; se può essere concessa, la si conceda; se non la si vuol concedere, perché sono un cane? Che male ho fatto a chiederla, a venire per chiedere una grazia?". Sapeva bene a chi chiedeva la grazia; accettò, non rigettò l'ingiuria uscita dalla bocca del Cristo, ma insistette nel pregare più ardentemente, confessando d'essere ciò che aveva sentito dirsi. Poiché disse: È vero, Signore; cioè: hai detto la verità, che io sono un cane. E poiché il Cristo aveva parlato di pane dei figli, non bastò che riconoscesse d'essere un cane, ma ammise ch'erano anche suoi padroni coloro ch'egli aveva chiamati figli. Il Signore infatti aveva detto: Non è giusto prendere il pane dei figli e gettarlo ai cani, e quella: È vero, o Signore, - rispose - ma anche i cani mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni 13. Che cosa osservate, fratelli? Chiese ardentemente, cercò energicamente, bussò con insistenza. Ordunque, per il fatto stesso d'aver chiesto, cercato, bussato, non è un cane. Il Signore quindi in questo caso non dà certo una cosa santa a un cane. Per confermare quanto aveva detto dimostra ch'essa non è un cane, poiché chiese e bussò con vivo desiderio. Avendo ordinato ai suoi amministratori: Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, rimproverando coloro che avrebbero voluto riceverle, affinché non fossero cani qualora lo fossero stati in precedenza, disse: "Chiedete, cercate, bussate". Questo dunque mostrò mediante la donna cananea, ch'egli dapprima aveva chiamato cane. Essa non si sdegnò di udire l'oltraggio, ma ricevuto l'insulto confessò l'umiltà, e lo stesso Signore tolse da lei l'oltraggio. L'aveva chiamata cane; aveva ordinato: Non date ciò che è santo ai cani. Perché mai cancellò l'oltraggio pronunciato da lui se non perché essa si era cambiata mediante l'umiltà dopo aver ricevuto l'oltraggio e, ancor più, perché aveva riconosciuto giusto ciò che aveva udito, aveva cessato d'essere ciò che aveva sentito dirsi?.
Anche l'esattore delle tasse cessò d'essere peccatore dichiarandosi tale.
4. Che significa ciò che ho detto, che cioè per il fatto d'aver riconosciuto essere vero quanto aveva udito,  cessò d'essere quanto aveva sentito dirsi? Così avvenne di quell'esattore delle tasse ch'era nel tempio; il contrario avvenne al fariseo che vantava i propri meriti e oltraggiava quell'altro che stava lontano credendosi peccatore. L'agente delle tasse con gli occhi rivolti a terra non osava neppure alzare lo sguardo al cielo, perché non osava alzare la coscienza a Dio; ma si batteva il petto dicendo: Abbi pietà di me che sono peccatore 14. E che disse il Signore? Io vi assicuro che l'esattore delle tasse tornò a casa giustificato al contrario del fariseo. Perché chi si esalta sarà umiliato, ma chi si umilia sarà esaltato 15. Se chiamandosi peccatore venne giustificato, chiamandosi peccatore cessò d'essere ormai peccatore. Perché? Perché l'esattore delle tasse, al contrario del fariseo, tornò a casa giustificato. Allo stesso modo quindi che costui, riconoscendosi peccatore, lasciò la precedente condizione, così quella, riconoscendosi cane, cessò d'essere ciò che era. Che cosa sente dirsi dal Signore? Non già cane, ma che cosa? Donna, grande è la tua fede: ti sia fatto come tu vuoi 16. Le gettò il pane, anzi no, glielo diede, non glielo gettò, poiché ormai lo dava non già ad un cane, ma a una persona umana. Lo diede infatti alla fede di colei che lo chiedeva, che cercava, che bussava, e perciò lodò la fede perché essa non aveva rifiutato l'umiltà. La Santità vostra consideri attentamente le parole del Signore che dice: Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci. Ma chi vuol farci intendere per "cani"? I cani sono i calunniatori che abbaiano: i porci invece sono quelli che sono insozzati dal fango dei piaceri carnali. Cerchiamo quindi di non essere cani e porci, per meritare d'essere chiamati figli dal Signore, come quella cananea che meritò d'essere chiamata donna anziché cane dal Signore che le disse: O donna, grande è la tua fede, ti sia fatto come tu vuoi.
[Termina il discorso ove dice ai suoi discepoli: "Non date le cose sante ai cani", ecc.].

http://www.augustinus.it/italiano/discorsi/discorso_074_testo.htm



lunedì 26 dicembre 2011

Sant'Agostino. Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell'anima ('distensio animi'). Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un'istante inesistente di separazione tra passato e futuro!



LA CREAZIONE E IL TEMPO.
I filosofi pagani posero delle domande insidiose, che implicavano un chiarimento dell'idea di creazione:
«Come si concilia Dio con la finitezza temporale del mondo? 
Se Dio è eterno, non è logico che lo sia anche il mondo? 
Cosa faceva Dio PRIMA di creare il mondo? 
È pensabile un Dio inoperoso e inattivo, prima della creazione?».

In altre parole, se Dio ha creato il mondo nel tempo, allora diventa difficile ammettere la sua PERFEZIONE, perché la sua stessa esistenza andrebbe scandita in delle fasi che prevedono un prima e un dopo la creazione.
La RISPOSTA del filosofo di Tagaste è la seguente: 
Dio è eterno, in lui nulla è passato, nulla è presente, e come tale egli è al di fuori del tempo; di conseguenza, creando il mondo, ha creato anche il tempo!
Prima della creazione non c'era il tempo: pertanto non c'era un "prima", e di conseguenza non ha senso chiedersi cosa facesse "allora".
Aurelio Agostino 
noto come Sant'Agostino


Agostino, che cos'è il tempo.
Un celebre passo delle “Confessioni” cerca di chiarire che cosa è il tempo: sulla certezza del tempo presente pare non vi siano dubbi, su quella del tempo passato e su quella del tempo futuro vengono poste altre domande.
Che Cos'è il Tempo?
Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so: così, in buona fede, posso dire di sapere che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non vi sarebbe il tempo presente. Ma in quanto ai due tempi passato e futuro, in qual modo essi sono, quando il passato, da una parte, più non è, e il futuro, dall'altra, ancora non è? In quanto poi al presente, se sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe tempo, ma sarebbe, anzi, eternità. Se, per conseguenza, il presente per essere tempo, in tanto vi riesce, in quanto trascorre nel passato, in qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola vera ragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non essere? [...].
Agostino, Le confessioni, XI, 14 e 18, Bologna, Zanichelli, 1968, pp. 759




Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell'anima ('distensio animi').
Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un'istante inesistente di separazione tra passato e futuro!
Sant'Agostino


Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell'animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l'attesa.
Agostino d'Ippona "Confessioni" Libro XI


Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell'anima ('distensio animi').
Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un'istante inesistente di separazione tra passato e futuro!
Sant'Agostino


Noi viviamo in contemporanea tre tempi:
il presente del passato, che è la storia;
il presente del presente, che è la visione;
il presente del futuro, che è l'attesa
 Sant'Agostino



«Cos’è il Tempo? Se nessuno me lo chiede lo so, ma se cerco di spiegarlo, non ci riesco»
 Sant’Agostino, Confessioni




Daresti tre nomi alla stessa roccia?
E tre nomi alla stessa rosa alla stessa strada?
Allora dimmi
Perchè
Insisti
A chiamare con tre nomi il Tempo.




Per l'uomo, che sta nel tempo e nello spazio, è impensabile parlare di qualcosa che ne stia al di fuori. Bene disse Wittgenstein alludendo alla metafisica " ...su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.".



Io sono passata per esperienze di salute dolorose, tante volte ho visto in faccia la morte
Va da se che per me la vita è un qualcosa che non ha mai avuto inizio e mai terminerà, semplicemente si trasforma. Sono artista e vedo Dio in ogni Bosone di Higgs quindi tutto è Dio compresi noi



Il tempo è una cognizione umana e non Divina. Tutto è Eterno!





Come impantanarsi mentalmente anziché attivare i meccanismi di una sana e catartica rielaborazione!
Infatti non più che dalla Chiesa poteva venire questo invito all'immaginazione e alla menzogna! Esponente illustre della filosofia scolastica secondo la quale l'essenza primeggia sulla forma e giù con tutte quelle fantasie sulla vita eterna e l'aldilà! Per fortuna posizioni ampiamente superate grazie ai lumi della ragione!


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venerdì 16 dicembre 2011

Sant'Agostino Le parole insegnano, gli esempi trascinano. Solo i fatti danno credibilità alle parole.

La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.
Sant Agostino



Quelli che ci hanno lasciato non sono assenti, sono invisibili, tengono i loro occhi pieni di gloria fissi nei nostri pieni di lacrime.
Sant'Agostino


Non si perdono mai coloro che amiamo, perché li amiamo in colui che non si può perdere 
Sant'Agostino


[parlando della madre] Non rattristiamoci di averla persa, ma ringraziamo di averla avuta.
Sant'Agostino


Come possono trovare posto in una stessa anima
tanta varietà di giudizi e diversità di affetti?
è più facile contare i nostri capelli 
che non le nostre passioni
e i moti del nostro cuore.
Confessioni. libro 4° cap. XIV. Sant'Agostino


Errare fu umano, ma è diabolico perseverare per animosità nell'errore.
Humanum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere.
Sant'Agostino d'Ippona, "Sermoni, IV-V sec."

Da dove viene il detto “errare è umano, perseverare è diabolico”?  
Manum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere
ovvero “Errare fu umano, ma è diabolico perseverare per animosità nell’errore”
è un detto che ha origine da una frase di un Sermone di sant’Agostino.
Il filosofo-teologo del IV-V secolo si era forse a sua volta ispirato a una frase di Cicerone
(“Ogni uomo può sbagliare; ma nessuno, se non è uno sciocco, persevera nell’errore”)
o a un’altra contenuta nelle Storie di Livio (“L’errore umano merita perdono”).
Il significato è chiaro: sbagliare fa parte della natura umana,
ma questa non è una scusa per rifare gli stessi errori:
è anzi proprio attraverso l’esperienza dell’errore che si può crescere e migliorare.


Nel 175 Marco Aurelio, l'imperatore filosofo, celebrò pubblicamente i funerali della moglie Faustina, che lo aveva accompagnato per trent'anni: durante il discorso funebre, le parole gli si confusero; pianse. Gli antichi non gli perdonarono quelle lacrime: era una debolezza intollerabile che un uomo chiamato a gestire il potere, mostrasse i suoi sentimenti in pubblico. Due secoli dopo Gregorio di Nazianzo e Giuliano Imperatore rivendicarono l'inscindibile fusione fra intimo e pubblico: per il teologo cappadoce e l'apostata, dal vestito al modo di tenere la barba, dall'accento alla gestione dell'erotismo, l'io doveva essere esposto alla comunità, che aveva il diritto di metterlo sotto accusa, di chiedere conto dell'intero vissuto di chi era stato eletto per guidarla alla salvezza. Solo qualche decennio dopo, Sant'Agostino capì la portata della rivoluzione compiuta dai due vecchi avversari, e volle renderla eterna: da qui nacquero "Le Confessioni".


Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?
Sant'Agostino

LO STATO DI MALFATTORI
Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?
Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati? È pur sempre un gruppo di individui che è retto dal comando di un capo, è vincolato da un patto sociale e il bottino si divide secondo la legge della convenzione. Se la banda malvagia aumenta con l'aggiungersi di uomini perversi tanto che possiede territori, stabilisce residenze, occupa città, sottomette popoli, assume più apertamente il nome di Stato che gli è accordato ormai nella realtà dei fatti non dalla diminuzione dell'ambizione di possedere ma da una maggiore sicurezza nell'impunità.
Con finezza e verità a un tempo rispose in questo senso ad Alessandro il Grande un pirata catturato. Il re gli chiese che idea gli era venuta in testa per infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: "La stessa che a te per infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con un piccolo naviglio, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta".
[Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? quia et latrocinia quid sunt nisi parva regna? Manus et ipsa hominum est, imperio principis regitur, pacto societatis astringitur, placiti lege praeda dividitur. Hoc malum si in tantum perditorum hominum accessibus crescit, ut et loca teneat sedes constituat, civitates occupet populos subiuget, evidentius regni nomen assumit, quod ei iam in manifesto confert non adempta cupiditas, sed addita impunitas. Eleganter enim et veraciter Alexandro illi Magno quidam comprehensus pirata respondit. Nam cum idem rex hominem interrogaret, quid ei videretur, ut mare haberet infestum, ille libera contumacia: Quod tibi, inquit, ut orbem terrarum; sed quia <id> ego exiguo navigio facio, latro vocor; quia tu magna classe, imperator]
Agostino d'Ippona, "La città di Dio", IV, 4
[SCUOLA RIMINESE (sec. XIV), "Sant'Agostino e San Giovanni", Tolentino, Santuario di San Nicola, Particolare della volta del Cappellone]
De civ. Dei 4, 4



Grande è il potere della memoria,
o mio dio una profonda e sconfinata molteplicità,
e questa qua è la mente, e sono proprio io questa cosa
Sant'Agostino


La facoltà della memoria è grandiosa.
Ispira quasi un senso di terrore,
Dio mio, la sua infinita e profonda complessità.
E ciò è lo spirito, e ciò sono io stesso.
Agostino d'Ippona


Ma quando è la memoria a perdere qualche cosa, come avviene allorché dimentichiamo e cerchiamo di ricordare, dove mai cerchiamo, se non nella stessa memoria? Ed è lì che se per caso ci si presenta una cosa diversa, la respingiamo, finché capita quella che cerchiamo. E quando capita diciamo: "è questa", né diremmo così senza riconoscerla, né la riconosceremmo senza ricordarla.
Sant'Agostino, dal libro "Confessioni. Testo latino a fronte"


Temete la morte del corpo?
Temete invece la menzogna che uccide la vostra anima!
Sant'Agostino


Non esiste solo ed un'unica versione delle cose, ascolta l'altra parte.
Sant'Agostino


La felicità è desiderare quello che si ha
Sant'Agostino


Insegnami la dolcezza ispirandomi la carità,
insegnami la disciplina dandomi la pazienza
e insegnami la scienza illuminandomi la mente.
Sant' Agostino



Le parole insegnano, gli esempi trascinano.
Solo i fatti danno credibilità alle parole
Sant'Agostino

Come gli amici adulando pervertono,
così i nemici con i rimproveri molte volte correggono.
Sant'Agostino




L'amore uccide ciò che siamo stati perchè si possa essere ciò che non eravamo.
Sant'Agostino



Da due pericoli bisogna guardarsi:
dalla disperazione senza scampo
e dalla speranza senza fondamento.
Sant'Agostino


Vuoi essere un grande?
Comincia con l'essere piccolo.
Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo?
Costruisci prima le fondamenta dell'umiltà.
Sant'Agostino


Un'abitudine, se non contrastata, diventa una necessità
Sant'Agostino



Noli foras ire, in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.
Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell'interiorità dell'uomo abita la verità.
Sant'Agostino


E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti, ed i grandi flutti del mare, ed il lungo corso dei fiumi, e l'immensità dell'oceano, ed il volgere degli astri, e si dimenticano di se medesimi. Sant'Agostino, Confessioni.

Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle; e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi.
Sant'Agostino

Riconosci ciò che è essenzialmente conveniente.
Non cercare fuori la verità, ritorna in te stesso.
Nell'interiorità dell'uomo abita la verità!
Sant'Agostino





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