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domenica 25 ottobre 2015

Francesco Sforza. Francesco era di umili origini: queste dovevano dolergli, e a ragione, se persino il papa Pio II Piccolomini, riferendosi a lui, poteva dire: “Ai nostri giorni anche i servi diventan padroni”





Era il 25 ottobre 1441..
Francesco Sforza, grazie al matrimonio con Bianca Maria, figlia naturale di Filippo Maria, garantiva la continuità del potere, fondando una nuova dinastia con sangue visconteo nelle vene.
Francesco era di umili origini: queste dovevano dolergli, e a ragione, se persino il papa Pio II Piccolomini, riferendosi a lui, poteva dire: “Ai nostri giorni anche i servi diventan padroni” o Filippo Maria, il futuro suocero, poteva rinfacciargli di essere di quegli uomini o capitani dei quali “non sappiamo ancora che sia stato suo padre”....
Lui quarant'anni lei sedici...alquanto bruttina ma ...con grande..dote...

domenica 22 marzo 2015

Clientelismo. In molti casi avevano vitto e alloggio nella casa del patrizio. Il cliens non doveva semplicemente adulare qualcuno, ma perorare ogni sua causa, mettendoci la faccia, giusta o sbagliata che fosse. In condizioni estreme doveva anche incaricarsi di corrompere i senatori portandoli dalla parte del proprio padrone e cercando di non far capire da dove venissero i favori. Il rapporto di clientela era ereditario, di padre in figlio, e poteva essere affidato solo a uomini liberi e non schiavi.

Non sono un servo, sono un cliens.

Nella commedia latina uno dei personaggi più affascinanti e utili allo sviluppo della trama è l’adulatore, o parassita.
Nella società romana queste figure avevano lo scopo di elogiare i propri padroni, spesso inventando storie incredibili su di loro, in modo da trarne prestigio e mantenersi per più giorni. Chi riusciva a restare a fianco di un patrizio poteva ottenere in cambio dei suoi servigi pasti assicurati o qualche soldo per sopravvivere.

In molti casi avevano vitto e alloggio nella casa del patrizio. Il cliens non doveva semplicemente adulare qualcuno, ma perorare ogni sua causa, mettendoci la faccia, giusta o sbagliata che fosse. In condizioni estreme doveva anche incaricarsi di corrompere i senatori portandoli dalla parte del proprio padrone e cercando di non far capire da dove venissero i favori. Il rapporto di clientela era ereditario, di padre in figlio, e poteva essere affidato solo a uomini liberi e non schiavi. L’elemento dell’adulazione viene inserito nelle commedie per esasperare il carattere e la figura di questi individui.

Il cliente doveva essere il primo della giornata di fronte alla porta del suo padrone per riceverne le richieste e mostrarsi sempre grato e ammirato. Di conseguenza il padrone doveva essere generoso e comprensivo. Se si fa un controllo sulle dediche delle opere letterarie, si nota che la captatio benevolentiae (un incipit dedicato a qualcuno che potesse mantenerli), è sempre diretta a personaggi illustri, ricchi, potenti o politicamente influenti. Seguiva poi l’invocazione alla musa.

Plinio il Giovane parla della pratica della sportula, un tipo di clientelismo che prevedeva una fornitura periodica di vettovaglie che il patrizio metteva a disposizione. In cambio lo scrittore avrebbe dovuto elogiare le qualità di chi lo manteneva. In realtà si lamenta dal fatto che le altre sportule fossero sempre più piene della sua.

Marziale, invece, sottolinea che più numerosi erano i clientes che al mattino svegliavano il padrone, più prestigio dimostrava agli occhi della popolazione. Se qualche cliens avesse abbandonato il suo ruolo anche il dominus avrebbe perso la reputazione.

Dionigi di Alicarnasso sottolinea la profonda differenza tra gli schiavi greci e i clientes romani. Questi ultimi, secondo l’autore, godevano di maggiore rispettabilità e non erano considerati solo forza lavoro. In realtà, presso la popolazione romana, i clientes erano visti come persone senza ne arte ne parte, in grado solo di servire e assoggettarsi, quindi non dotati della virtus necessaria per essere considerati moralmente dei cittadini.

Per quanto possano sembrare delle figure poco interessanti, la storia ci ha tramandato varie versioni della figura del cliens. Con la nascita dei Mecenate dell’arte, dal 1200 fino al 1800 i clientes sono diventati dei “protetti” che danno prestigio alle corti di re e duchi, circondandoli di opere d’arte e capolavori letterari. Sempre, ovviamente, in cambio di un tozzo di pane.

http://www.lundici.it/2014/05/non-sono-un-servo-sono-un-clientes/


sabato 31 gennaio 2015

Maturana. Il potere è azione mossa dall’obbedienza. Noi facciamo sempre concessioni al potere per conservare qualcosa, imprese, beni, prestigio, apparenza, vita….

Noi tendiamo a vivere in un mondo di certezze,
di percezioni radicate, non sfiorate da dubbi;
siamo convinti che le cose sono così come le vediamo,
e che non c’è alternativa a ciò che sosteniamo come verità.
Questa è la nostra situazione quotidiana,
la nostra condizione culturale,
il modo abituale in cui esprimiamo il nostro essere umani.
Ora… questa è una sorta di invito a trattenersi
dall’abitudine di cedere alla tentazione della certezza."
H. Maturana e F. Varela, L’albero della conoscenza


Il potere è azione mossa dall’obbedienza. 
Noi facciamo sempre concessioni al potere 
per conservare qualcosa, imprese, beni, prestigio, apparenza, vita…. 
L’obbedienza fa sempre sorgere emozioni di autosvalutazione nelle persone che obbediscono… Essere obbedito fa sorgere emozioni di orgoglio e illusione di possesso del diritto trascendentale di essere obbedito, emozioni che inevitabilmente conducono alla cecità del rispetto degli altri e all’abuso…. Le relazioni di potere non sono relazioni sociali perché, sempre, portano alla negazione mutuale della natura umana del padrone e del sottoposto. …. 
Le relazioni di potere sono stabilite dall’obbedienza e, come ho già detto, l’obbedienza non porta all’accettazione reciproca. Al contrario, l’obbedienza porta reciproca negazione ed è pertinente a un sistema di potere in quanto sistema parasociale, non ad un sistema sociale.
Humberto Maturana biologo e filosofo cileno,1928, vivente



mercoledì 12 marzo 2014

Piero Gobetti. Il mussolinismo è [...] un risultato assai più grave del fascismo stesso perché ha confermato nel popolo l'abito cortigiano, lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza.

L'ANTIFASCISMO DI PIERO GOBETTI

"Il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l'autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi; che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, è una nazione che vale poco."
(da "Elogio della ghigliottina", in: La rivoluzione liberale, n. 34/1922)

"Il fascismo è il governo che si merita un'Italia di disoccupati e di parassiti ancora lontana dalle moderne forme di convivenza democratiche e liberali, e che per combatterlo bisogna lavorare per una rivoluzione integrale, dell'economia come delle coscienze."
(da Scritti attuali)

"Combattevamo Mussolini come corruttore, prima che come tiranno; il fascismo come tutela paterna prima che come dittatura; non insistevamo sui lamenti per mancanza della libertà e per la violenza, ma rivolgemmo la nostra polemica contro gli italiani che non resistevano, che si lasciavano addomesticare."
(da Scritti attuali)

"Il mussolinismo è [...] un risultato assai più grave del fascismo stesso perché ha confermato nel popolo l'abito cortigiano, lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza."
Piero Gobetti, La rivoluzione liberale





Lo STATO non esiste. La Prepotenza del potere, ( che logora chi lo brama ) viene riconosciuta come forma di governo, da tutte le persone che lo ritengono tale. 
La funzione sociale dell'educazione è di preparare l'individuo a operare nel ruolo che dovrà svolgere nella società; quindi di plasmare il suo carattere al fine di avvicinarsi al carattere sociale, così che i suoi desideri coincidano con le necessità del suo ruolo sociale. 
La misura della frammentazione della psiche umana, indotta dal sistema, è proporzionale alla soppressione della vita non vissuta.
Soffocare le complessità della vita bloccandone la spontaneità dello sviluppo e dell'espressione delle facoltà emotive, sensuali e intellettuali, porta obbligatoriamente ad una trasformazione dell'energia vitale in energia distruttiva. 
Le condizioni a cui questo sistema autocratico ci ha portato, sono tali da portare individui singoli o condizioni socio economiche alla soppressione della vita, producendo un impulso passionale per la distruzione che alimenta tendenze ostili verso gli altri o contro se stessi.
Recentemente fatti di cronaca, riportano atti di follia, non attribuendo le responsabilità del sistema capitalistico, la dove il potere diventa "male" e il suo abuso criminoso al sevizio di governi ad esso asserviti non per il bene dei cittadini ma fine a se stesso.
Vivere ! non sopravvivere alla vita indottrinata e pre organizzata in base al censo o altre discriminazione sociali. Dignità per ogni individuo, il lavoro come contributo alla società dove ogni individuo è chiamato a partecipare per il proprio ed altrui interesse ( non tralasciando il territorio in cui vive, il pianeta stesso ) e non per i pochi classisti di lobby bancarie, petrolifere, mafiose, farmaceutiche e ogni altra multinazionale che del potere si cinge la testa.


venerdì 21 febbraio 2014

Perchè la gente non si ribella?

Perchè la gente non si ribella? 
Di Marino Badiale


[...]Dopo tante analisi sociopoliticoeconomiche, possiamo dire di aver capito, almeno in linea generale, cosa “lorsignori” stanno facendo, e perché. Ma la possibilità di una politica di contrasto ai ceti dominanti è appesa a questa domanda: perché la gente non si ribella?
[...]

Risposta n.1: “La gente sta bene, o meglio, non sta ancora abbastanza male”. 
Il sottinteso di questa risposta è che l'ora della rivolta scocca quando si sta davvero male, quando arriva la fame. Ma questa idea è sbagliata. Se fosse corretta, il lager hitleriano e il gulag staliniano sarebbero stati un ribollire di rivolte, e sappiamo che non è andata così. La miseria non è condizione sufficiente per la rivolta, ma neppure necessaria: gli operai protagonisti di lotte dure, fra gli anni Sessanta e i Settanta del Novecento, non erano ricconi ma nemmeno miserabili ridotti alla fame.

Risposta n.2: “le condizioni non sono ancora peggiorate davvero”. 
Il sottinteso di questa risposta (che tiene conto delle obiezioni appena viste alla risposta n.1) è che la ribellione scatta non quando si sta male ma quando si sta peggio: quando cioè si esperisce un netto peggioramento delle proprie condizioni di vita. Tale tesi è facilmente confutata dall'esempio del popolo greco, che da anni vede le sue condizioni di vita peggiorare di continuo senza che questa faccia nascere una autentica rivolta (al più, qualche manifestazione un po' dura).

Risposta n.3: “mancano i gruppi dirigenti”. 
Qui si vuol dire che i ceti subalterni non hanno ceti dirigenti che li sappiano guidare in una lotta dura e intransigente. Questa risposta coglie ovviamente una parte di verità: è proprio così, mancano le persone capaci di essere leader della lotta. Ma a sua volta questo dato di fatto richiede di essere spiegato. Il punto è che non sempre, nei grandi mutamenti storici, c'è un gruppo dirigente già formato. Ci sono certo persone più capaci di capire e di dirigere, ma difficilmente è già pronto un autentico gruppo dirigente, unito e lucido. In Francia nel 1789, per esempio, un tale gruppo dirigente non c'era. È la lotta rivoluzionaria che lo ha forgiato. In molti casi, anche se non in tutti, i gruppi dirigenti si formano nel fuoco della lotta. Ma se il fuoco non divampa non si possono formare.

Risposta n.4: “la gente è corrotta”. 
Ovvero, ormai la corruzione, l'illegalità, la prevaricazione hanno contaminato anche i ceti subalterni, che non si ribellano contro l'orrido spettacolo offerto dai ceti dominanti perché lo trovano normale, e al posto loro farebbero lo stesso. Anche qui, si tratta di una risposta che coglie qualche elemento di verità, soprattutto in riferimento all'Italia, ma che mi sembra insufficiente. Non mi pare che nel sentire comune vi sia questa accettazione maggioritaria del farsi gli affari propri, eventualmente in modo illecito e senza guardare in faccia nessuno. Il diffuso disprezzo per i politici testimonia del contrario. È vero che, notoriamente, l'ipocrisia è l'omaggio che il vizio rende alla virtù, ma se anche si trattasse di ipocrisia questo testimonierebbe del fatto che un tale omaggio è necessario. Neppure in Italia è possibile dire apertis verbis “sono un ladro, siatelo anche voi”, e questo perché evidentemente la cosa non potrebbe reggere, perché non è vero che sono tutti ladri. 

Risposta n.5: “siamo diventati tutti individualisti”: 
qui si  vuol dire che l'ideologia neoliberista è penetrata talmente in profondità che ormai tutti ci comportiamo come l'homo oeconomicus dei libri, calcoliamo freddamente i nostri interessi materiali e non ci facciamo smuovere dalle ideologie. L'obiezione però è semplice: proprio dal punto di vista del freddo interesse materiale appare evidente la necessità della rivolta collettiva. È evidente infatti, come diciamo da tempo in questo blog, che il progetto dei ceti dirigenti italiani e internazionali è la distruzione di diritti e redditi dei ceti subalterni, ed è pure evidente che il singolo individuo può ben poco. Ma allora la rivolta collettiva dei ceti subalterni appare come l'unica strategia razionale, proprio dal punto di vista dell'interesse personale.

Risposta n.6: “è venuta meno l'idea di una società alternativa” : 
insomma il crollo del comunismo ha trascinato con sé ogni tipo di rivolta popolare. Il capitalismo attuale viene concepito come l'unica realtà possibile e ciò che succede ai ceti popolari appare come una catastrofe naturale rispetto alla quale la ribellione non ha senso. Anche in questa risposta ci sono elementi di verità ma la spiegazione appare insufficiente: infatti i contadini si sono ribellati infinite volte, in Occidente e altrove, senza nessuna idea di una società nuova e alternativa, ma anzi chiedendo il ripristino dei vecchi rapporti sociali, turbati da innovazioni recenti o dall'arrivo di “nuovi signori”. La grandi rivolte contadine in Cina non hanno mai sovvertito l'ordine socioeconomico ma, quando erano vittoriose, portavano a sostituire una dinastia con un'altra. Qualcosa di simile si può dire delle rivolte di schiavi, che quasi mai mettevano in questione l'ordine sociale basato sulla schiavitù. Insomma, la  rivolta può esserci anche senza basarsi sull'idea di una società futura alternativa. 

Risposta n.7: “non ci sono più i legami comunitari”, 
ovvero siamo tutti individui isolati che in quanto tali non riescono a lottare. Anche qui, c'è una verità ma è parziale. Se è vero che le lotte contadine sopra ricordate erano basate su legami comunitari, è anche vero che in altri casi dei legami comunitari si può dire quanto detto sopra a proposito dei gruppi dirigenti: ovvero che essi si formano nel fuoco della lotta. Le lotte operaie della fine degli anni Sessanta in Italia mettevano assieme operai immigrati da varie regioni del sud e operai del nord che magari chiamavano i primi “terroni”: i legami non erano dati a priori, si sono formati sulla base della condivisione degli stessi problemi e sull'individuazione degli stessi nemici.

Risposta n.8: “la gente non capisce, sono argomenti difficili”, 
o più brutalmente, “la gente è stupida”: ovvero la gente (il popolo, la classe ecc.) non capisce i suoi propri interessi, non capisce come essi siano messi in pericolo dagli attuali ceti dirigenti. L'argomento “la gente non capisce” è facilmente confutato dal fatto che i contadini cinesi o francesi in rivolta non erano necessariamente degli esperti di politica o di economia. Insomma per ribellarsi non è necessario avere le idee chiare sulle dinamiche socioeconomiche. Quanto alla tesi più brutale “la gente è stupida” si tratta di una tesi che è difficile da discutere, per la sua indeterminatezza (cos'è la stupidità? Come si misura?). In ogni caso, anche ammettendo questa “stupidità” (qualsiasi cosa ciò voglia dire) essa non sarebbe una spiegazione ma a sua volta un problema da risolvere. Perché la gente è diventata stupida, ammesso che lo sia? Sembra poi strano dire che la stragrande maggioranza della popolazione, formata da tutti coloro che hanno da rimetterci dalle attuali dinamiche sociali ed economiche (casalinghe e operai, pensionati e professori universitari, scrittori e droghieri) sia diventata stupida nella sua totalità. Se si va al fondo e si cerca di capire cosa si intenda con questa “stupidità”, si vede alla fine che, per chi dice che “la gente è stupida”, la motivazione principale è appunto il fatto che non si ribella. Ma allora dire che la gente non si ribella perché è stupida vuol dire che non si ribella perché non si ribella, e abbiamo una tautologia, non una spiegazione.


Questo è quanto mi sembra di poter dire. Come ho detto sopra, non ho risposte da dare. Ciascuna delle risposte indicate contiene qualche elemento di verità, ma nessuna mi sembra cogliere davvero il problema, e anche mettendole assieme non mi pare si guadagni molto. Chiudo suggerendo  che forse abbiamo bisogno di altri strumenti, diversi da quelli della politica e dell'economia, abituali per me e per gli altri autori di questo blog (e, probabilmente, per la maggioranza dei nostri lettori). Altri strumenti che possono essere: filosofia, antropologia, psicologia. Si accettano suggerimenti, anche e soprattutto di lettura.
Marino Badiale


Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 
Voto la risposta n° 1... per la maggioranza ci sono ancora risparmi (accumulati dai nostri genitori e nonni) o risorse economiche supplementari (qualche pensione, sempre di genitori e nonni) sufficienti a "tirare avanti"... aspetta che finiscano... 


Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 

Perchè prima pioveva, poi faceva freddo, e adesso c'è Sanremo.
E' inutile, noi siamo un popolo di rammolliti, resi passivi da intossicazione televisiva, idioti e ignoranti oltre che vili, paurosi e traditori. I nostri Avi, gli antichi Romani, inorridirebbero a vedere come siamo ridotti.
Poi c'è da dire che tanti, milioni, non vogliono cambiare perchè a loro va bene così, anche se vedono il fratello (?) accanto morire di stenti o suicidarsi. Mi riferisco ai: Dipendenti Statali, Sindacalisti a tempo pieno, giornalisti di regime, Operai garantiti,Militari, banchieri, manager industriali e altri ancora, la lista è lunga. Questi sono una decina o più di milioni e non permetteranno mai alcun cambiamento. Forse potrebbero cambiare solo sotto una deflagrazione di un Bulava, che più presto che tardi un certo Putin ci sparerà contro, con piena ragione, oserei dire. Alla malora, popolo vinto, schiavo e succube. Meritiamo una brutta fine, la fine dell'agnello sacrificale, scannato per far piacere al Dio dei Satanisti. Cordialità.
 
Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 
La gente non si ribella perchè per ribellarsi ci vuole organizzazione e soldi.
A noi la CIA non dà ne l'uno ne l'altro perchè spende già troppo in Venezuela, Argentina, Ukraina e Africa.  Quando Soros litigherà con Renzi e compagnia forse qualche soldo lo darà anche a noi e manderà Optor a darci una mano. Campa cavallo.
 
 
Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 

non condivido con l'articolista per svariate ragioni

primo punto:
- nei lager o nei gulag non c'è stata ribellione semplicemente perché i prigionieri erano infinitamente più deboli dei loro carcerieri (armati) altrimenti se ne avessero avuto la possibilità avrebbero avuto salva la vita, infatti tentativi disperati di fuga o ribellione ce ne sono stati

- gli anni 60 e 70 hanno generato la politica di oggi per cui era meglio che si stavano a casa loro a fare la calzetta - oggi si starebbe meglio

punto secondo:
in Italia si sta ancora bene infatti determinate categorie come gli statali sono ancora tutelate
se i Greci riuscissero ad organizzarsi rivolterebbero la situazione te lo dice uno che in Grecia c' è stato poco tempo fa

punto terzo:
mancano i soldi per organizzare non i leader o le idee

punto quinto:
l'egoismo nasce nel benessere, se ci fossero problemi comuni e non a macchia di leopardo si tornerebbe a pensare comune

punto sesto:
preferisco astenermi e tenere per me l'analisi

punto ottavo:
si, la gente è stupida te lo dice uno che ascolta con attenzione i discorsi della gente comune, dell'elettore medio, posso dire con certezza che hanno 3 o 4 neuroni a testa.

non mi baso sul livello culturale ma di finezza cerebrale, infatti ho sentito cose sagge da persone con la quinta elementare e totali idiozie da laureati con lode 

Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 
[...] ma che forse non ci sia lo zampino di chi CI CONTROLLA? O che pensate che siamo LIBERI? E de fa che ? Magnà, bevere e annà de corpo? Cosa credete che stiano a fare le GALERE orrende e mai riformate in Italia? Perenne monito per chi OSA anche solo PENSARE CIO' CHE NON DEVE (ricordatevi di Stormfront in Italia: mentre le persone con medesime idee e però armi in pugno sono lodate e benvolute dal Nostro Caro Fratello...e dall'apparato ufficiale italiota, obvius ...). Anche la crisi serve a raffreddare gli animi, cosa credete ? Come le droghe libere a gogò, le centrali dello spaccio perennemente rifornite di materiale umano per la vendita al dettaglio (barconi della 'morte': si, hai voglia...). E poi, cominciano qua e là ad apparire articoli che mettono in giusta luce i 'progressi' ( si fa per dire ) della manipolazione applicata al genere umano: eh sennò quelle centinaia di migliaia di impiegati e militari NATO che ogni giorno vanno al lavoro con cosa avrebbero da divertirsi? Non esistono mica solo i droni...Una brevissima rassegna stampa, che poi se ho tempo aumenterò:

- http://www.silverland.info/documenti/armi-psicotroniche-e-scie-chimiche/
- http://www.ecplanet.com/node/4126
-http://rgw.altervista.org/index.php?mod=read&id=1331198087

La domanda è comunque questa, quella reale e sensata: è giusto 'ribellarsi' A COMANDO, avendo delle buone ragioni dalla propria parte, ovviamente ? Non è già tradire la nostra natura più intima, quella tante volte presa a pretesto dalle religioni più menzognere, per accettare di diventare dei mostri, sia pure a fin di bene? Perchè se si inizia non è che ci si ferma a metà, questo si, quest'altro no, adesso vediamo, questo è un anziano, questo/a è troppo giovane, ecc., dammi il tempo di pensare, e quant'altro. Si spara e si uccide e basta. E si viene uccisi ( ma questo tutto sommato è un dettaglio ).



Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 
Il tacito presupposto di tutto l'intervento è che la gente, quantunque non lo faccia, dovrebbe ribellarsi. E invece no. La ribellione non risolve mai nulla, non ha mai risolto nulla. Non si può combattere il divenire col divenire. Visto che Badiale chiede consigli di lettura, io gli consiglio di leggere Emanuele Severino. Non che fidi nell'efficacia di simili consigli. Dopo 700 anni di umanismo operativo e volontaristico nessuno in Occidente ha orecchie per la Verità, tutti, invece (e l'auctor badialiano, Marx, in modo emblematico) per la sola Volontà di potenza.

Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 
Un briciolo di vero c'è in tutte le tue risposte, specie nella n 9, e poi c'è una decima, importante, e comincio da quella: a ribellarsi efficacemente sono i GIOVANI  vedi '68, ma anche 1848, probabilmente 1789 (se guardi un anno prima, 1788, ci corrono 120 anni esatti fra le 3 date, che non è una coincidenza...) mentre l'Italia di oggi è e diventerà sempre più un paese di VECCHI,  pieni di rabbia e rimpianto, ma sempre vecchi acciaccati, paurosi ed impotenti. Le rivoluzioni o le guerriglie comprese quelle finte e sorosiane son sempre fatte da giovani, anche se guidate in retrovia da furbi vecchiacci, e questo vale anche per la carne da cannone delle guerre!
Il n 9 è un poco più giusto degli altri grazie all'efficacissima repressione in guanti di velluto del Sistema che si è scaltrito a furia di fiaschi dei "pugni di ferro": infatti col DIVIDE ET IMPERA  è riuscito nel capolavoro di dividere il destra dal sinistra, persino finte ed uguali come sono, e ce ne vorrebbero milioni di Preve o Fusaro per spiegare tutto alle masse rimbecillite, dove la TV, il porno libero, i casinò liberi dovunque, i telefonini tuttofare,  le divisioni tra amanti della Juve e non, delle bionde o delle brune, del sugo o del pesto hanno completato l'opera anche con l'aiuto determinante del liguaggio astuto promosso dagli intellettuali venduti, a base di "Bene" "Progresso ,democrazia, diritti Umani" e altre cazzate che addormentano tutti. Per i pochi che si svegliano e si fan vedere, c'è sempre la depressione suicida, l'auto impazzita, l'errore dei medici, la rapina finita tragicamente o l'infarto inatteso. 

 
"PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA ?" 
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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12970&mode=nested&order=0&thold=0

mercoledì 19 febbraio 2014

giovedì 10 gennaio 2013

Pierre-Joseph Proudhon. 'Chiunque mi metta le mani addosso per governarmi è un usurpatore ed un tiranno: io lo proclamo mio nemico

Non spreco la mia vita a difendere il pensiero biforcuto di chi vuole mettermi la catena al collo e sfruttarmiIo sono una persona, non sono un soldato, io difendo me stesso, il mio pensiero, le mie esigenze, la mia unicità, il mio modo di voler essere. Non sono un burattino, né un kapò che difende un tizio che aspira a sottomettere me e tutti gli altri. Non sono neanche un servo che attacca chi gli parla di libertà e autonomia. Nessuna persona, tanto meno un padrone, può sostituirsi a me, alla mia precisa idea di come voglio essere per sentirmi davvero, completamente, profondamente, una persona. Perciò non ho partiti, non difendo capi, e mai lo farò. Questione di dignità e di umanità.
Pierre-Joseph Proudhon.


'Chiunque mi metta le mani addosso per governarmi è un usurpatore ed un tiranno:
io lo proclamo mio nemico'
Essere governati significa essere guardati a vista, ispezionati, spiati, diretti, legiferati, regolamentati, parcheggiati, indottrinati, pregati, controllati, soppesati, apprezzati, censurati, comandati da esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù. Essere governati significa essere, a ogni operazione, a ogni transazione, a ogni movimento, annotati, registrati, recensiti, tariffati, timbrati, tosati, quotati, patentati, diplomati, autorizzati, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, corretti. Significa, col pretesto dell'utilità pubblica e in nome dell'interesse generale, essere tassati, addestrati, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussi, spremuti, mistificati, derubati; poi, alla minima resistenza, alla prima parola di protesta, repressi, multati, vilipesi, braccati, strapazzati, picchiati, disarmati, legati, imprigionati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi e, come se non bastasse, presi in giro, beffati, oltraggiati, disonorati. Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale! 
E dire che ci sono tra noi dei democratici che pretendono che il governo abbia del buono; dei democratici che sostengono, in nome della Libertà, dell'Eguaglianza, della Fraternità, quest'ignominia [...]!
Pierre-Joseph Proudhon. "Idée générale de la Révolution au XIX siècle [1851]


Essere governato significa essere guardato a vista, ispezionato, spiato, diretto, legiferato, regolamentato, recintato, indottrinato, catechizzato, controllato, stimato, valutato, censurato, comandato, da parte di esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù. Essere governato vuol dire essere, ad ogni azione, ad ogni transazione, ad ogni movimento, annotato, registrato, censito, tariffato, timbrato, squadrato, postillato, ammonito, quotato, collettato, patentato, licenziato, autorizzato, impedito, riformato, raddrizzato, corretto. Vuol dire essere tassato, addestrato, taglieggiato, sfruttato, monopolizzato, concusso, spremuto, mistificato, derubato, e, alla minima resistenza, alla prima parola di lamento, represso, emendato, vilipeso, vessato, braccato, tartassato, accoppato, disarmato, ammanettato, imprigionato, fucilato, mitragliato, giudicato, condannato, deportato, sacrificato, venduto, tradito, e per giunta schernito, dileggiato, ingiuriato, disonorato, tutto con il pretesto della pubblica utilità e in nome dell'interesse generale.
Pierre-Joseph Proudhon
(da: "Idée générale de la Révolution au XIXe siècle",1851

Essere governati significa essere controllati a vista, ispezionati, spiati, diretti, legiferati, regolamentati, parcheggiati, indottrinati, pregati, controllati, soppesati, apprezzati, censurati, comandati da esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù […]. Essere governati significa essere, a ogni operazione, a ogni transazione, a ogni movimento, annotati, registrati, recensiti, tariffati, timbrati, tosati, quotati, patentati, diplomati, autorizzati, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, corretti. Significa, col pretesto dell’utilità pubblica e in nome dell’interesse generale, essere messi a contribuzione, addestrati, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussi, spremuti, mistificati, derubati; poi, alla minima resistenza, alla prima parola di protesta, repressi, multati, vilipesi, braccati, strapazzati, picchiati, disarmati, legati, imprigionati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi e, come se non bastasse, presi in giro, beffati, oltraggiati, disonorati. Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale!”
— Pierre-Joseph Proudhon, Idée générale de la Révolution au XIX siècle [1851], traduzione italiana L’idea generale di rivoluzione nel XIX secolo, Firenze 2000, pagine 240-241.



 Voglio Essere Intercettato

venerdì 13 gennaio 2012

Eschilo, Prometeo incatenato, Tragedie. Io non cambierei la mia dura condizione con la tua servitù. Meglio, giacere schiavo di questo dirupo Che essere il nunzio zelante del padre Zeus.

Tu non temesti Zeus.
Nel tuo pensiero profondo adori gli uomini, Prometeo
Eschilo


Io non cambierei la mia dura condizione con la tua servitù. 
Meglio, giacere schiavo di questo dirupo
Che essere il nunzio zelante del padre Zeus.
Eschilo, Prometeo incatenato, Tragedie


Essi [gli uomini], prima, pur vedendo non vedevano,
pur udendo non udivano: simili a larve di sogni
passavano nel tempo una loro esistenza confusa. [Prometeo]
Eschilo, Prometeo incatenato (Episodio II)


- Io tolsi ai mortali la preveggenza della propria morte. -
- E quale rimedio trovasti a questa malattia? -
- Insinuai in loro cieche speranze.
Eschilo, Prometeo Incatenato


CORO: Chi governa la necessità? [Ananke]
PROMETEO: Le Moire che tessono il filo e le Erinni dalla memoria implacabile.
CORO: E Zeus è più debole [asthenésteros] di loro?
PROMETEO: Anche Zeus non può sfuggire a ciò che è destinato [peproménen].
ESCHILO, Prometeo incatenato, vv. 515-518.


"Il racconto è dolore, ma anche il silenzio è dolore". 
Eschilo, Prometeo


Insegna ogni cosa il tempo che passa
Eschilo, Prometeo

Puoi sapere il domani solo quando diventa passato.
Eschilo


Tutto quanto il futuro io conosco perfettamente fin d'ora,
né mi giungerà inatteso alcun dolore.
Bisogna sopportare il meglio possibile la porzione di sorte che ci è assegnata,
sapendo che invincibile è la forza della necessità.
Eschilo


So come gli uomini in esilio si nutrano con sogni di speranza..
φεύγοντας άνδρας έλπίδας σιτουμένους.
Eschilo, Agamennone (v.1668)


E io parlo volentieri a chi sa:
con chi non sa, tutto dimentico.
Eschilo, Agamennone


È nella natura dei mortali calpestare ancor di più chi è caduto.
Eschilo di Eleusi, Agamennone.


Come un'immagine dipinta, voleva parlare.
Eschilo, Agamennone


Τόν πάθει μάθος
Conoscenza attraverso dolore.
Eschilo, Agamennone



La saggezza si conquista attraverso la sofferenza
Eschilo


Zeus ha aperto ai mortali le strade della ragione secondo questa legge:
Si impara attraverso il dolore”.
Il cuore non è infuso dal sonno ma da un doloroso rammemorare.
La saggezza raggiunge anche chi non la desidera.
Violenta è la grazia degli dei.
Eschilo, Agamennone



…Mentre noi dormiamo, il dolore
- che è sempre presente in noi -
cade goccia a goccia sul nostro cuore,
finché contro la nostra stessa volontà,
la maestosa grazia di Dio
non converte in saggezza la nostra disperazione…
William Peter Blatty, Eschilo L'esorcista



Perché i figli salvano e tengono vivo
il nome dei morti, come i sugheri, reggendo la rete,
preservano il filo di lino dal fondo
del mare.
Eschilo, Coefore




Nel male non abbandoneremo chi abbiamo di più caro.
Eschilo, I Persiani


La prima vittima della guerra è la verità.
Eschilo


Non conviene che il debole abbia lingua audace.
Eschilo


Pochi uomini hanno la dote di onorare senza invidia l'amico che gode di buona fortuna
Eschilo


Chi può tutto è facilmente portato a credere di poter osare tutto.
Eschilo



Eschilo fu il più grande tragediografo del 500 a. C., considerato anche il padre della tragedia greca. Questa sua fama non lo rese immune dall’aneddoto che iniziò a circolare sulla sua morte e che lo rese un pò più umano. Si narra che le aquile fossero solite divorare le tartarughe, dopo aver lanciato ripetutamente i piccoli animali, contro delle rocce per romperne il carapace e poi gustare tranquillamente il pasto.
Eschilo, ritiratosi nel deserto (anche se il luogo del suo eremitaggio è indicato più realisticamente nelle zone montane della Grecia), si era dedicato alla meditazione dopo i grandi successi ottenuti dalle sue tragedie.
Durante una di queste meditazioni un’aquila, che aveva catturato una tartaruga, cercò di rompere il carapace lasciandola cadere su una roccia. Peccato che quella roccia fosse la testa calva del grande tragediografo, che morì per il gran colpo in testa.













martedì 3 gennaio 2012

Ètienne de La Boétie. Discorso sulla servitù volontaria.Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di più dell’uomo meno importante dell’immenso e infinito numero delle nostre città, se non la superiorità che gli attribuite per distruggervi. Da dove ha preso tanti occhi, con i quali vi spia, se non glieli offrite voi? Come può avere tante mani per colpirvi, se non le prende da voi? I piedi con cui calpesta le vostre città, da dove li ha presi, se non da voi? Come fa ad avere tanto potere su di voi, se non tramite voi stessi? Come oserebbe aggredirvi, se non avesse la vostra complicità?

Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di più dell'uomo meno importante dell'immenso ed infinito numero delle nostre città, se non la superiorità che gli attribuite per distruggervi. Da dove ha preso tanti occhi, con i quali vi spia, se non glieli offrite voi? Come può avere tante mani per colpirvi, se non le prende da voi? I piedi con cui calpesta le vostre città, da dove li ha presi, se non da voi? Come fa ad avere tanto potere su di voi, se non tramite voi stessi? Come oserebbe aggredirvi, se non avesse la vostra complicità? Cosa potrebbe farvi se non foste i ricettatori del ladrone che vi saccheggia, complici dell'assassino che vi uccide e traditori di voi stessi? Seminate i vostri frutti, affinché ne faccia scempio. Riempite ed ammobiliate le vostre case, per rifornire le sue ruberie. Allevate le vostre figlie perché abbia di che inebriare la sua lussuria. Allevate i vostri figli, perché, nel migliore dei casi, li porti alla guerra e li conduca al macello, li faccia ministri delle sue bramosie, ed esecutori delle sue vendette. Vi ammazzate di fatica perché possa trattarsi delicatamente nei suoi lussi e voltolarsi nei suoi piaceri sporchi e volgari. Vi indebolite per renderlo più forte e rigido nel tenervi la briglia più corta. E di tutte queste indegnità, che neanche le bestie potrebbero accettare o sopportare, voi potreste liberarvi se provaste, non dico a liberarvene, ma solo a volerlo fare. Siate decisi a non servire più, ed eccovi liberi. Non voglio che lo scacciate o lo scuotiate, ma solo che non lo sosteniate più, e lo vedrete, come un grande colosso al quale è stata tolta la base, piombare giù per il suo stesso peso e rompersi.”
Étienne de La Boétie



Così Étienne de La Boétie, filosofo e scrittore francese, nel suo saggio “Discorso sulla servitù volontaria” descriveva il rapporto intercorso tra il tiranno e il popolo, che col suo comportamento avalla il potere che lo opprime. Probabilmente scritto intorno al 1540, il testo fu stampato per la prima volta nel 1576, diventando da allora un punto di riferimento e d’ispirazione per molti pensatori. Nei secoli successivi, i concetti ivi espressi saranno sviluppati per criticare ogni forma di autoritarismo e limitazione delle libertà. Secondo alcuni fu proprio con questo testo che iniziarono a porsi le basi di quella che in futuro sarà la disobbedienza civile.


Costui che spadroneggia su di voi non ha che due occhi, due mani, un corpo e niente di più di quanto possiede l’ultimo abitante di tutte le vostre città. Ciò che ha in più è la libertà di mano che gli lasciate nel fare oppressione su di voi fino ad annientarvi. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? Come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? E i piedi coi quali calpesta le vostre città non sono forse i vostri? Come fa ad avere potere su di voi senza che voi stessi vi prestiate al gioco? E come oserebbe balzarvi addosso se non fosse già d’accordo con voi? Che male potrebbe farvi se non foste complici del brigante che vi deruba, dell’assassino che vi uccide, se insomma non foste traditori di voi stessi?
Étienne De La Boétie - Discorso sulla servitù volontaria (1549)





«Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte, sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi!»
Étienne de La Boétie


Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di più dell’uomo meno importante dell’immenso e infinito numero delle nostre città, se non la superiorità che gli attribuite per distruggervi. Da dove ha preso tanti occhi, con i quali vi spia, se non glieli offrite voi? Come può avere tante mani per colpirvi, se non le prende da voi? I piedi con cui calpesta le vostre città, da dove li ha presi, se non da voi? Come fa ad avere tanto potere su di voi, se non tramite voi stessi? Come oserebbe aggredirvi, se non avesse la vostra complicità?
Ètienne de La Boétie, “Discorso sulla servitù volontaria”, 1550


«Come è possibile che tanti uomini sopportino un tiranno che non ha forza se non quella che essi gli danno?»; «Da dove prenderebbe i tanti occhi con cui ci spia se voi non glieli forniste?»; «Siate risoluti a non servire più, ed eccovi liberi»
Ètienne de La Boétie, “Discorso sulla servitù volontaria”, 1550


Per sua natura l'uomo è e vuole essere libero; ma la sua natura è anche fatta in modo tale da prendere facilmente la piega che le viene data dall'educazione. Diciamo allora che tutte le cose diventano naturali per l'uomo quando vi viene educato e vi si abitua, ma che gli è propriamente connaturato solo ciò a cui lo colloca la sua indole semplice e non alterata. Quindi la causa prima della servitù volontaria è l'abitudine.
Étienne de La Boétie

Decidete una volta per tutte di non servire più, e sarete liberi
Non vi chiedo di scacciare il tiranno, di buttarlo giù dal trono, ma soltanto di smettere di sostenerlo; allora lo vedreste crollare a terra e andare in frantumi per il suo stesso peso, come un colosso a cui è stata tolta la base.
Ètienne de La Boétie, “Discorso sulla servitù volontaria”, 1550



Democrazia non è sempre libertà.
Come psicanalisti sappiamo bene che il consenso non è affatto garanzia di libertà. 
Anzi, i rapporti di sottomissione e oppressione si fondano inevitabilmente sul consenso.
Da un punto di vista psicanalitico, la “servitù volontaria” che analizzava la Boétie (trecento anni prima di Freud), non ha niente di “volontario”: si tratta, di fatto, di una sottomissione “non volontaria”, nel senso che non è la volontà l’istanza su cui si fonda il consenso dell’oppresso alla propria ossessione. La volontà funziona infatti a livello cosciente, mentre il consenso è sostanzialmente inconscio.
Miguel Benasayang - L’epoca delle passioni tristi



Uno che vuole essere sempre serio e non si lascia andare ogni tanto allo scherzo senza nemmeno accorgersene diventerebbe pazzo o idiota.
Erodoto

Questa è la più amara sofferenza per un uomo:
avere molta conoscenza ma nessun potere.
Erodoto





Erodoto, DOPO L’ABBATTIMENTO DELLA FEROCE TIRANNIDE DI CAMBISE , CHE AVEVA RIDOTTO IL POPOLO IN SCHIAVITÙ, FA DIRE AD OTANE, UNO DEI PROTAGONISTI DELLA RIVOLTA, CHIAMATO A DECIDERE SU QUALE FORMA DI GOVERNO: 

ANCHE IL MIGLIORE DEGLI UOMINI, UNA VOLTA SALITO A TALE AUTORITÀ, IL POTERE ASSOLUTO LO ALLONTANEREBBE DAL SUO SOLITO MODO DI PENSARE. Dai beni presenti gli viene, infatti, l’ARROGANZA, mentre sin dalle origini è innata in lui l’INVIDIA. E quando ha questi due vizi, ha ogni malvagità, perché molte scelleratezze le compie perché pieno di arroganza oltre che di invidia. Eppure, UN SOVRANO DOVREBBE ESSERE PRIVO DI INVIDIA DAL MOMENTO CHE POSSIEDE TUTTI I BENI. INVECE EGLI SI COMPORTA VERSO I CITTADINI IN MODO BEN DIFFERENTE, È INVIDIOSO CHE I MIGLIORI SIANO IN VITA E SI COMPIACE DEI CITTADINI PEGGIORI ED È PRONTISSIMO AD ACCOGLIERE LE CALUNNIE. Ma la cosa più sconveniente di tutte è questa, SE QUALCUNO LO ONORA MODERATAMENTE, SI SDEGNA DI NON ESSERE ONORATO ABBASTANZA, SE INVECE UNO LO ONORA MOLTO SI SDEGNA RITENENDOLO UN ADULATORE. Il Governo popolare invece anzitutto ha il nome più bello di tutti, l’UGUAGLIANZA DINANZI ALLA LEGGE, in secondo luogo niente fa di quanto fa il monarca, perché a sorte esercita le magistrature ed ha un potere soggetto a controllo e presenta tutti i decreti all’assemblea generale. IO DUNQUE PROPONGO DI ABBANDONARE LA MONARCHIA E DI ELEVARE IL POPOLO AL POTERE, PERCHÉ NELLA MASSA STA OGNI POTENZA
Erodoto, III, 80





Ma la migliore risposta a Erodoto (che promuove la monarchia) è stata scritta poi nel Rinascimento, in un piccolo pamphlet che rappresenta, anche per la propria storia (degli effetti), una delle invettive più importanti nella storia del pensiero politico: IL «CONTRO UNO» DI ÉTIENNE DE LA BOÉTIE, o più noto come «DISCOURS DE LA SERVITUDE VOLONTAIRE»... PERCHÉ ANCORA OGGI SEMBRA DI ESSER CIRCONDATI PROPRIO DA SERVI VOLONTARI!








domenica 11 dicembre 2011

Dacia Maraini. Tante difficoltà in più o ti distruggono o ti inducono a costruire strategie di sopravvivenza, anche gioiose, anche ingegnose

I destini familiari si ripetono attraverso le generazioni, quasi una fatalità che si tramanda da padre in figlio, da madre in figlia. Non so se sia una maledizione o una benedizione. Le donne come natura sono uguali agli uomini, ovvero capaci di fare il male e il bene. La forza del male abita anche nel cuore delicato delle donne e a volte viene fuori con furia. La giustizia è fatta di distacco, comprensione, giudizio, non di ritorsione e regolamento di conti.
Dacia Maraini

Può capitare di vivere senza "esistere". L'ignoranza può essere sublime, ma è sempre perdente e conduce verso la catastrofe. Anche oziare, ma con consapevolezza, può essere un'arte.
Dacia Maraini


Tante difficoltà in più o ti distruggono o ti inducono a costruire strategie di sopravvivenza, anche gioiose, anche ingegnose.
Dacia Maraini (Fiesole, 13 novembre 1936)


Donne mie
Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali,
imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia;
nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.
A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto
unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo
e la donna è l’oggetto passivo di tutti
i tempi? A che vi serve il latino e il greco
se poi piantate tutto in asso per andare
a servire quell’unico marito adorato
che ha bisogno di voi come di una mamma?
Donne mie impaurite di apparire poco
femminili, subendo le minacce ricattatorie
dei vostri uomini, donne che rifuggite
da ogni rivendicazione per fiacchezza
di cuore e stoltezza ereditaria e bontà
candida e onesta. Preferirei morire
piuttosto che chiedere a voce alta i vostri
diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.
Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma
contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno. Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)
un’amore senza scelte, istintivo e brutale.
Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire
donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paura.



«Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,/
sappiate che se volete diventare persone/
e non oggetti, dovete fare subito una guerra/
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini,/
ma contro voi stesse che vi cavate gli occhi/
con le dita per non vedere le ingiustizie che vi fanno».
Dacia Maraini




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