Non abbiate paura del dolore,
o finirà o vi finirà.
Seneca
[…] Omnes ignoscunt, nemo succurrit.
Tutti capiscono, nessuno viene in aiuto.
Seneca
Lieve è il dolore che parla.
Il grande, è muto.
Seneca
I dolori leggeri concedono di parlare:
i grandi dolori rendono muti.
Seneca
Bisogna esercitarsi a morire tutti i giorni.
Seneca
Aliquando enim et vivere fortifer facere est.
Ad ogni modo, anche vivere é un atto di coraggio.
Seneca
Vivere militare est.
Vivere vuol dire/è combattere.
Seneca
Chi domanda timorosamente, insegna a rifiutare
Seneca
La violenza ha le proprie radici nella debolezza
Lucio Anneo Seneca
Le difficoltà rafforzano la mente e il carattere,
così come il lavoro rafforza il corpo e la muscolatura
Lucio Anneo Seneca
Un albero non diventa solido e robusto se non è continuamente investito dal vento e sono queste raffiche che ne fanno il fusto compatto e ne rinsaldano le radici, che si abbarbicano con maggior forza al terreno; fragili sono invece quegli alberi che crescono in una valle tranquilla.
Al saggio non può capitare nulla di male: non si mescolano i contrari.
Come tutti i fiumi, tutte le piogge e le sorgenti curative non alterano il sapore del mare, né l’attenuano, così l’impeto delle avversità non fiacca l’animo dell’uomo forte:
resta sul posto e qualsiasi cosa avvenga la piega a sé; è infatti più potente di tutto ciò che lo circonda.
De Providentia, Lucio Anneo Seneca
Nihil accidere bono uiro mali potest: non miscentur contraria. Quemadmodum tot amnes, tantum superne deiectorum imbrium, tanta medicatorum uis fontium non mutant saporem maris, ne remittunt quidem, ita aduersarum impetus rerum uiri fortis non uertit animum: manet in statu et quidquid euenit in suum colorem trahit; est enim omnibus externis potentior.
De Providentia, Lucio Anneo Seneca
Dentro un raggio di sole che entra dalla finestra,
talvolta vediamo la vita nell’aria e la chiamiamo polvere.
Seneca
Vedo che mi è accaduto ciò che capita ai libri rimasti chiusi per troppo tempo e le cui pagine si sono incollate: bisogna, per così dire, srotolare la memoria e, di tanto in tanto, scuoterne via tutto quello che vi si è depositato.
Seneca
Si vis amari, ama
Se vuoi essere amato, ama
Seneca
Un fuoco, un delirio brucia questo folle cuore.
Divampa nel midollo delle ossa, scorre per le vene, sin giù nel ventre,
il fuoco, un desiderio nascosto, come fiamma che di trave in trave si propaga.
Seneca, Fedra (Fedra a Ippolito)
… ma la passione mi spinge al peggio.
Il mio cuore corre verso l'abisso, e lo sa, e con nostalgia si rivolge, ma invano, ai buoni consigli. Quando l'onda contraria investe una nave troppo carica, il nocchiero si prodiga, ma è inutile, e la nave è trascinata via, alla deriva… Che cosa conta la ragione? È la passione che vince, che comanda.
Un dio troppo potente sta dominando il mio cuore. Regna su tutta la terra, questo dio alato, non risparmia neppure Giove, lo brucia con l'indomita fiamma. E Marte, il guerriero? Le ha provate anche lui, quelle fiamme. E persino Vulcano si scotta a quel piccolo fuoco, lui che forgia il fulmine tripunte e attizza nei gioghi dell'Etna le fucine sempre furenti. E Febo stesso, il dio che scaglia le frecce, è trafitto da quella, più sicura, lanciata dal divino fanciullo che volteggia nell'aria ed è temuto sia in terra che in cielo.
Seneca, Fedra (Fedra alla nutrice)
Hoc mihi satis est, cotidie aliquid ex vitiis meis demere et errores meos obiurgare.
Questo mi basta, eliminare ogni giorno qualcosa dai miei difetti e rimproverare a me stesso i miei errori
Seneca
Non exiguum temporis habemus,sed multum perdidimus.
Non abbiamo poco tempo, ma molto ne abbiamo perso.
Seneca
Quando uno è arrabbiato dice cose che spesso non pensa.
È una reazione spontanea, è nell’indole di ogni uomo.
Quando uno è arrabbiato cerca le frasi
che possono il più possibile ferire la persona a cui sono dirette.
Ma in realtà, a conti fatti, a litigio terminato,
sta più male la persona che ha ricevuto quelle frecce avvelenate o colui che le ha scagliate?
Seneca
Poiché non siamo in grado di sopportare un’offesa, facciamo in modo di non riceverla.
Dobbiamo vivere con persone assai tranquille e affabili e nient’affatto ansiose e scontrose;
siamo portati a prendere il carattere di chi vive con noi, e
come certe malattie del corpo si trasmettono per contagio, così l’animo trasmette i suoi difetti a chi gli sta vicino.
Lucio Anneo Seneca, L'ira, I sec.
Impara a piacere a te stesso.
Quello che tu pensi di te stesso
è molto più importante di quello che gli altri pensano di te.
Seneca
Tu parli in un modo, ma ti comporti in un altro” si dice.
Questo rimprovero (o gente maligna e nemica degli uomini migliori) fu già rivolto a Platone, a Epicuro, a Zenone: tutti costoro parlavano infatti non del modo in cui vivevano loro, ma del modo in cui si deve vivere. Parlo della virtù, non di me, e quando mi scaglio contro i vizi incomincio dai miei; quando mi sarà possibile, vivrò come dovrei.
Lucio Anneo Seneca, La vita felice, capitolo XVIII, estratto
Dum differtur, vita transcurrit.
Mentre si rimanda, la vita passa.
Seneca
Il saggio, invece, sa scegliere e vivere l’unica dimensione temporale che è sotto il suo controllo, cioè il presente, perché passato e futuro, per i quali spesso stiamo inutilmente in ansia, non sono in nostro potere.
Seneca, De Brevitate vitae.
Come certi scogli che, protesi verso il mare aperto, frangono le onde e, benché flagellati per tanti secoli, non mostrano alcuna traccia di quella violenza, così l'animo del saggio.
Seneca
Sicut quam saxa sparsis in mari fluctus gaudere,
et flagellatum saeculis licet, nullus in ea inferentes.
Come certi scogli che, protesi verso il mare aperto,
frangono le onde e, benché flagellati per tanti secoli,
non mostrano alcuna traccia di quella violenza.
Seneca.
Saltatemi pure addosso,
gettate su di me tutta la vostra furia:
vi vincerò sopportandovi.
Seneca, L'arte di essere felici
C’è sempre stato qualcuno che, dopo aver avuto tutto, bramò ancora qualcosa: tanta è la cecità umana e tanto facilmente si dimentica il punto di partenza una volta che si è andati avanti sulla via del successo.
Lucio Anneo Seneca
Nec invideamus altius stantibus:
quae excelsa videbantur praerupta sunt.
E non invidiamo coloro che stanno in alto:
quelle che sembrano vette, sono precipizi
Seneca
Ma, se sei uomo,
ammira chi tenta grandi imprese,
anche se fallisce.
Seneca
Giammai sarai felice finché ti tormenterai perché un altro è più felice di te.
Seneca, De Ira III, 30, 3 (citato in Schopenhauer, “L’arte di essere felici”)
Per aspera ad astra
La via che porta alle stelle è piena di ostacoli
Seneca
.. chi ha visto il proprio sangue e ha sentito i denti scricchiolare sotto i pugni, chi è stato messo a terra e schiacciato dall'avversario e, umiliato, non si è perso d'animo, chi si è rialzato più fiero, dopo ogni caduta, va a combattere con buone speranze di vittoria. Quindi, per continuare con questo paragone, molte volte ormai hai subito l'assalto del destino; tu, però non ti sei arreso, ma sei balzato in piedi e hai resistito con maggior fermezza: il valore, quando è sfidato, si moltiplica.
Seneca, Lettere a Lucilio
« Chiedi che male ci sia in questo? Immenso.
Infatti non vivono, ma sono in attesa di vivere: rimandano ogni cosa.
Anche se stessimo ben attenti, la vita ci fuggirebbe innanzi,
mentre noi indugiamo, essa passa oltre, come se appartenesse ad altri, […] »
Seneca, Lettera a Lucilio
Vivi con quelli che possono renderti migliore e che tu puoi rendere migliori.
C’è un vantaggio reciproco, perché gli uomini, mentre insegnano, imparano.
Seneca
Se i viaggi non ti giovano a nulla.
A un tale che si lamentava per la stessa ragione, Socrate disse:
« Perché ti meravigli se i viaggi non ti giovano a nulla?
Porti in giro te stesso. Ti insegue lo stesso motivo che ti ha fatto fuggire ».
Seneca, Lettere a Lucilio
[…] Si intraprende un viaggio dopo l'altro, da uno spettacolo si passa a un altro.
Come dice Lucrezio: “ In questo mondo ognuno sempre fugge se stesso ”.
Ma a che gli serve, se non sfugge a se stesso?
Egli s'insegue e s'incalza, sgradevolissimo compagno.
Pertanto dobbiamo sapere che se stiamo male,
non è colpa dei luoghi, ma di noi stessi.
Seneca
Fanno paura perché tutti dicono che fanno paura.
E bisognerà che tu soffra e patisca la sete e la fame e invecchi
(se ti toccherà di rimanere a lungo fra gli uomini) e ti ammali e ti consumi e muoia.
Tuttavia non c’è ragione di credere a quelli che gridano attorno a te:
nessuna di queste cose è un male, nessuna è insopportabile o penosa.
Fanno paura perché tutti dicono che fanno paura.
Seneca, Lettere a Lucilio.
Qui auget scientiam, auget et dolorem.
Quando aumenta il sapere, aumenta il dolore.
Lucio Anneo Seneca
Non è perchè le cose sono difficili che non osiamo,
è perchè non osiamo che sono difficili.
Seneca
Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza.
Seneca
Securae et quietae mentis est in omnes vitae suae partes discurrĕre.
È tipico di una mente serena e tranquilla spaziare in ogni parte della propria vita.
Seneca
Ma diventando in tutto e per tutto simile agli altri,
come faranno poi gli altri ad accorgersi di me?
Seneca
I metalli comuni si trovano a fior di terra:
quelli più pregiati stanno nascosti nelle viscere della terra
e fanno un guadagno maggiore a chi più scava.
Seneca
Chi bada esclusivamente al proprio interesse e per questo si impegna in un’amicizia, sbaglia di grosso. Finirà come ha cominciato. Si è procurato un amico per avere in futuro qualcuno che lo aiuterà, un giorno, a liberarsi dalle catene, ma al primo sferragliare della catena, quello se ne andrà. Queste sono amicizie che la gente chiama opportunistiche:
chi è stato preso come amico soltanto per tornaconto, sarà gradito finché sarà utile. Ecco perché uno stuolo di amici attornia quelli che godono di fiorente fortuna. Intorno a chi ha subito un rovescio regna la solitudine; ben presto gli amici se la squagliano, appena messi alla prova. Ecco perché ci sono tanti esempi scandalosi di persone che abbandonano gli amici per paura e di altri ancora che sempre per paura li tradiscono. Il principio e la fine saranno inevitabilmente coerenti: chi ha cominciato a essere amico perché gli conviene, cesserà anche di esserlo perché gli conviene.
Seneca (Epistulae morales ad Lucilium)
1. Non credere che la felicità possa dipendere dal benessere materiale.
Poggia su fragili basi chi è contento dei beni che vengono dall'esterno:
ogni gioia che viene dal di fuori se ne andrà.
Quella che invece nasce dal proprio animo è salda e sicura cresce e ci accompagna fino alla morte: tutti gli altri beni ammirati dal volgo durano solo un giorno.
“E allora? Non possono essere utili e piacevoli”.
Chi dice di no? Ma solo se essi dipendono da noi e non noi da essi.
2. Tutte quelle cose che dipendono dalla fortuna possono procurare gioia utilità
solo chi le possiede è padrone anche di se stesso e non schiavo di quello che possiede.
Si sbaglia infatti, Lucilio, chi crede che la fortuna ci dia qualche bene o qualche male:
ci dà la materia del bene e del male e i principi di quelle cose che noi trasformeremo in male o bene. L'animo infatti è più forte di ogni fortuna e guida la sua condotta verso una delle due parti ed è la causa della sua felicità o della sua infelicità.
Seneca, Lettere a Lucilio
Da nulla, quindi, bisogna guardarsi meglio che dal seguire, come fanno le pecore,
il gregge che ci cammina davanti, dirigendoci non dove si deve andare, ma dove tutti vanno.
E niente ci tira addosso i mali peggiori come l'andar dietro alle chiacchiere della gente, convinti che le cose accettate per generale consenso siano le migliori e che, dal momento che gli esempi che abbiamo sono molti, sia meglio vivere non secondo ragione, ma per imitazione. Di qui tutta questa caterva di uomini che crollano gli uni sugli altri.
Quello che accade in una gran folla di persone, quando la gente si schiaccia a vicenda (nessuno cade, infatti, senza trascinare con sé qualche altro, e i primi provocano la caduta di quelli che stan dietro), capita nella vita: nessuno sbaglia solo per sé, ma è la causa e l'origine degli errori degli altri; infatti è uno sbaglio attaccarsi a quelli che ci precedono, e poiché ognuno preferisce credere, piuttosto che giudicare, mai si esprime un giudizio sulla vita, ma ci si limita a credere: così l'errore, passato di mano in mano, ci travolge e ci fa precipitare. Gli esempi altrui sono quelli che ci rovinano; noi invece staremo bene appena ci staccheremo dalla folla.
Seneca, De vita beata
Filosofia: una lettera di Seneca sulla vera nobiltà.
Tu continui a farti piccolo ai miei occhi e dici che è stata cattiva con te prima la natura, poi la sorte; mentre dipende da te sollevarti al di sopra del volgo e salire al più alto grado della felicità umana. Fra gli altri vantaggi, la filosofia ha almeno questo: non guarda l’albero genealogico. Tutti gli uomini, ricondotti alla loro prima origine, discendono dagli dèi. Sei cavaliere romano ed è stata la tua operosità a portarti a questo grado, e, per Ercole, molti non hanno accesso alle prime quattordici file* [* in teatro le prime quattordici file di scanni era riservate ai cavalieri ]. Il senato non è aperto a tutti. Anche l’esercito, che arruola gli uomini per la fatica e per i rischi, è esigente nella scelta. La saggezza è aperta a tutti; tutti abbiamo la nobiltà sufficiente per aspirarvi. La filosofia non respinge né sceglie nessuno: essa risplende per tutti. Socrate non era patrizio. Cleante lavorò di braccia ad attingere acqua per l’irrigazione di un giardino. La Filosofia non accolse Platone perché nobile, ma lo rese tale. Perché non dovresti sperare di farti pari a loro? Tutti costoro sono i tuoi antenati, se ti mostri degno di loro; e lo sarai, se ti persuaderai subito che nessuno ti supera in nobiltà. Tutti noi abbiamo lo stesso numero di antenati: l’origine di tutti va oltre ogni umano ricordo. Platone afferma che non c’è nessun re che non tragga le sue origini da schiavi, e nessuno schiavo che non derivi da re. Un lungo alternarsi di vicende ha mischiato queste condizioni sociali, e la fortuna le ha capovolte a suo capriccio. Chi è nobile? Colui che è stato ben disposto dalla natura alla virtù. Bisogna considerare questo solo valore; altrimenti, se ci si riferisce agli antenati, ciascuno mette capo a un punto prima del quale non c’è nulla. Un’alterna vicenda di generazioni nobili od oscure ci ha portato dall’origine del mondo fino ai nostri tempi. Non è la casa piena di ritratti anneriti dal tempo che rende nobili. Nessun antenato è vissuto per la nostra gloria, né può essere attribuito a noi ciò che è avvenuto prima di noi. E’ l’animo che ci rende nobili: da qualunque condizione sociale esso può sollevarsi al di sopra della fortuna. Supponi che tu non sia cavaliere romano , ma un liberto : potresti tuttavia ottenere di essere il solo liberto fra coloro che sono nati liberi. “Come?” dirai. Se saprai distinguere il bene dal male senza inchinarti all’opinione del volgo. Bisogna guardare non donde le cose traggano origine, ma a qual fine riescano. Se c’è qualche cosa che possa rendere la vita felice, essa è senz’altro un bene, perché non può degenerare in un male. Qual’è dunque l’errore in cui si cade, dal momento che tutti desiderano la felicità? L’errore sta nel fatto che gli uomini scambiano i mezzi per il fine, e, mentre cercano la felicità, in realtà la fuggono. Infatti, mentre l’essenza della felicità consiste in una imperturbabile serenità e nella fiducia incrollabile di conquistarla, gli uomini si creano continue preoccupazioni e se le portano con sé, anzi le trascinano attraverso il cammino della vita, come pesanti bagagli. Così si allontanano sempre di più dalla realizzazione di quella felicità che desiderano; quanto più si affannano, tanti più ostacoli si creano, e così retrocedono. Come avviene a quelli che si affrettano in un labirinto; la loro stessa velocità li impaccia.
Seneca, Epistole a Lucilio.
Il fato guida chi lo segue,
trascina chi gli si oppone.
Seneca
"La guida dell'azione va invece ricercata, ancora una volta, nel princìpio attivo dell'anima (heghemonikòn), al quale deve sottostare quello passivo (pàthos). Sono le passioni infatti che impediscono l'adeguamento della condotta umana alla razionalità. Raggiungendo lo stato di dominio sulle passioni o apatia (απάθεια), ciò che poteva apparire come male e dolore si rivela come un elemento positivo e necessario; anche la malattia e la morte quindi vanno accettate. Si tratta di un'etica del dovere riassunta da Epitteto nel celebre motto «ανέχoυ καί απέχoυ» («sopporta e astieniti»), non tanto come invito a sopportare il dolore e astenersi dai piaceri, ma ad accogliere serenamente quel che riserva il destino evitando però di farsi coinvolgere emotivamente.
Questo è anche il senso della
famosa metafora stoica che paragona la relazione uomo-Universo a quella di un cane legato ad un carro. Il cane ha due possibilità: seguire armoniosamente la marcia del carro o resisterle. La strada da percorrere sarà la stessa in entrambi i casi; ma se ci si adegua all'andatura del carro, il tragitto sarà armonioso. Se, al contrario, si oppone resistenza, la nostra andatura sarà tortuosa, poiché saremo trascinati dal carro contro la nostra volontà. L'idea centrale di questa metafora è espressa in modo sintetico e preciso da Seneca, quando sostiene:
«
Ducunt volentem fata, nolentem trahunt»
«
Il destino guida chi lo accetta,
e trascina chi è riluttante».
Seneca, Epist., 107, 10.
https://it.wikipedia.org/wiki/Stoicismo#cite_ref-14
Che grande illusione è quella degli uomini che vogliono portare il loro dominio al di là dei mari e si credono al colmo della felicità se occupano con gli eserciti molte province, e ne aumentano ancora il numero, ma ignorano quell'eccelso dominio che ci uguaglia agli dei!
L'impero su se stesso è il più grande di tutti gli imperi.
Seneca, Lettere a Lucilio, XIX, 113, 30
Le nostre paure sono molto più numerose dei pericoli concreti che corriamo.
Soffriamo molto di più per la nostra immaginazione che per la realtà.
Nasciamo diversi, moriamo uguali.
Seneca Lettere a Lucilio XV, 91
“Vulnerant omnes, ultima necat”
(omnes feriunt, ultima necat)
(tutte feriscono, l'ultima uccide)
Iscrizione dell’orologio della Cattedra Normanna di Pisa.
Seneca 'il vecchio'
Iscrizione dell’orologio della Cattedra Normanna di Pisa.
Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che DIMENTICANO IL PASSATO, TRASCURANO IL PRESENTE, TEMONO IL FUTURO, giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati OCCUPATI TANTO TEMPO SENZA CONCLUDERE NULLA.
sol ne la MORTE è il vero.