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sabato 1 luglio 2017

Le 48 Leggi del Potere.

"Le 48 leggi del potere"
Qualcuno è attratto dal potere ma, dopo averlo conquistato con grande abilità, lo perde per qualche errore imperdonabile. Altri - sulla strada del potere - si spingono oltre le proprie possibilità: vanno troppo avanti. O - spesso - rimangono troppo indietro e perdono perché osano troppo poco. E poi ci sono quelli che sanno cavalcare il potere e riescono a utilizzarlo senza sbagliare una mossa: ogni loro gesto, con istintiva intelligenza, è in armonia con le 48 leggi che lo governano. Scrittori e filosofi si sono interrogati lungamente sulle leggi che reggono il potere. Hanno cercato di far affiorare - dai successi e dalle sconfitte di chi ci ha preceduto - indicazioni che possano guidarci nel nostro quotidiano.

Disincantato, apparentemente amorale e cinico ma assolutamente realistico e denso di indicazioni: un libro che nasce dall’analisi di trenta secoli di storia del potere, dal pensiero dei più profondi strateghi, dall’esperienza di guerrieri e leader carismatici, conquistatori di nazioni e manipolatori di folle. Una sintesi definitiva e una guida indispensabile attraverso le 48 leggi del potere, distillate con saettante sintesi dai due autori.

Le 48 Leggi del Potere

Legge 1
Mai oscurare il Capo.
Comportatevi sempre in modo che il vostro capo si senta superiore a chi lo circonda
Per compiacerlo e far su di lui buona impressione, non dovete eccedere nel mostrare capacità e talento. In questo modo rischiate di ottenere il contrario: ispirare timore e insicurezza. 
Fate sì che i superiori appaiano più brillanti di quanto sono in realtà e raggiungerete il potere.

Legge 2
Non fidatevi troppo degli amici, imparate ad approfittare dei nemici.
Diffidate degli amici: vi tradiranno più facilmente perché rosi dall’invidia. 
Essi diventeranno individui tormentati e tirannici. Fate riferimento a un nemico di un tempo, sarà nei vostri confronti più leale di un amico, perché deve dare maggiore prova di se. Infatti, avete più da temere dagli amici che dai nemici. Se non avete nemici, fate in modo da procurarvene.

Legge 3
Mascherate le vostre intenzioni.
Lasciate gli altri all’oscuro, celando sempre lo scopo delle vostre azioni. Chi ignora gli obiettivi di un altro non sarà in grado di preparare una valida difesa. Occorre condurre l’avversario verso la strada sbagliata, avvolgerlo in una densa nube di fumo che mascheri le vostre manovre e, nel momento in cui se ne accorgerà, sarà troppo

Legge 4
Dite sempre meno del necessario.
Quando si cerca di impressionare gli interlocutori con le parole, si rischia di apparire banali e si riduce il controllo. Anche se dovete comunicare qualcosa di assolutamente ordinario, sembrerà un argomento interessante se reso vago, con finale aperto e leggermente criptico. Più parlate, maggiore è il rischio di dire sciocchezze.

Legge 5
Difendete strenuamente la vostra reputazione.
La reputazione di un individuo è il pilastro del suo potere personale. 
Facendo leva su di essa si intimoriscono gli interlocutori e si ottiene successo. Giocarsela rende vulnerabili e attaccabili da più parti. Bisogna rendere inattaccabile la propria reputazione, rimanere all’erta e neutralizzare le minacce potenziali prima che si manifestino. Nel frattempo occorre studiare come annientare i nemici mettendo in discussione la loro immagine e poi farsi da parte, lasciando che sia l’opinione pubblica a screditarli.

Legge 6
Attirate l’attenzione a qualunque costo.
Tutto si giudica dall’apparenza; ciò che non si vede non conta. Non bisogna confondersi tra la folla o finire nell’oblio, ma rendersi visibili, a qualunque costo. Calamitate dominando la massa mediocre e manifestando un aspetto fra il brillante e il misterioso.

Legge 7
Fate sì che gli altri lavorino per voi attribuendovi il merito del loro operato.
Usate la saggezza, la conoscenza e l’impegno degli altri per favorire la vostra causa. Non solo tale collaborazione vi farà risparmiare tempo ed energia ma vi fornirà un’aura quasi divina di efficienza e rapidità. Alla lunga, i collaboratori saranno dimenticati e solo voi ricordati. Non fate quello che gli altri possono fare al posto vostro.

Legge 8
Fate sì che gli altri vengano a voi, usando un’esca se necessario.
Quando forzate le altre persone ad agire, siete voi ad avere il controllo. E’ sempre meglio far venire a voi l’avversario inducendolo ad abbandonare i suoi piani strada facendo: adescatelo con promesse allettanti, quindi attaccatelo. Siete voi a possedere le carte e a condurre il gioco.

Legge 9
Vincete attraverso le azioni, mai con il ragionamento.
Ogni trionfo momentaneo che si pensa di avere ottenuto attraverso il ragionamento, è in realtà una vittoria di Pirro. Il risentimento e il disagio che ne scaturiranno saranno più forti e dureranno più di qualsiasi altro momentaneo mutamento d’opinione. E’ meglio che gli altri condividano le vostre idee per mezze delle vostre azioni, senza che diciate una parola. Dimostrate, non spiegate

Legge 10
Evitate ogni contagio: rifuggite dagli infelici e dagli sfortunati.
Si può morire per l’infelicità di qualcun altro; gli stati emotivi sono contagiosi quanto le malattie. Potreste credere di stare aiutando l’uomo che affoga ma state solo precipitando nel vostro disastro. Gli sfortunati talvolta attirano la sfortuna su se stessi; l’attireranno anche su di voi. Associatevi alle persone felici e fortunate.

Legge 11
Rendete le persone dipendenti.
Per mantenere la propria indipendenza si deve sempre essere necessari e richiesti. Quanto più gli altri si fideranno di voi, tanto più sarete liberi. Bisogna rendere le persone dipendenti in nome della loro felicità e prosperità e non si dovrà temere più nulla. Non dovete mai insegnare loro quanto occorre a renderle indipendenti.

Legge 12
Per disarmare la vostra vittima usate un misurato grado di onestà e di generosità.
Una mossa sincera e onesta coprirà dozzine di mosse disoneste. Le offerte spontanee di onestà e generosità abbassano la guardia anche delle persone più sospettose. Una volta che l’onestà mirata avrà praticato una crepa nella loro armatura, si può ingannarle e manipolarle a volontà. Un regalo al momento giusto, come un cavallo di Troia, servirà allo stesso scopo.

Legge 13
Quando chiedete aiuto, fate leva sul tornaconto della gente, mai sulla compassione o sul senso di gratitudine. Se avete bisogno dell’aiuto di qualcuno, non cercate di ricordargli la vostra passata disponibilità e i vostri meriti acquisiti. Troverà certamente un modo per ignorarvi. Mettete invece in luce qualcosa nella vostra richiesta o nella vostra alleanza con lui che possa tornare a suo vantaggio ed evidenziatela spropositatamente. Vi risponderà con entusiasmo se vedrà che ci guadagnerà qualcosa.

Legge 14
Atteggiatevi ad amico, agite come una spia.
Conoscere l’avversario è fondamentale. Usate delle spie per raccogliere valide informazioni che vi porranno in posizione di vantaggio. Ancor meglio siate voi stessi la spia. Nei rapporti sociali, imparate ad indagare. Ponete domande indirette che inducano la gente a rivelare le proprie debolezze e intenzioni. Non c’è situazione che non possa essere strumentalizzata per effettuare un’abile azione di spionaggio.

Legge 15
Annientate completamente il nemico.
Tutti i grandi condottieri, dai tempi di Mosè, hanno saputo che un nemico in difficoltà deve essere annientato completamente. Talvolta, l’hanno imparato a loro spese. Se un tizzone viene lasciato acceso, alla fine il fuoco divamperà. C’è più da perdere lasciando le cose a metà che procedendo a una totale distruzione: il nemico recupererà le energie e cercherà la vendetta. Distruggetelo, non solo nel corpo a corpo, ma nello spirito.

Legge 16
Usate l’assenza per guadagnare rispetto e stima.
Un eccesso di presenzialismo può far scendere le vostre quotazioni: più vi fate vedere e più si parla di voi, più correte il rischio di apparire banale. Se vi siete già affermato in un gruppo, una sparizione temporanea farà notizia e accrescerà l’ammirazione attorno alla vostra persona. Dovete imparare quando è il momento di andarvene. Createvi credito, centellinando la vostra presenza.


Legge 17
Tenete gli altri nell’incertezza: createvi una fama di imprevedibilità.
Gli esseri umani sono creature abitudinarie con un insaziabile bisogno di avere familiarità con le azioni degli altri. La vostra prevedibilità dà loro un senso di controllo. Rovesciate la situazione: siate volutamente imprevedibili. Un comportamento apparentemente senza coerenza nè scopo li sconcerterà e si esauriranno nel tentativo di comprendere le vostre mosse. Portata all’estremo, questa strategia intimorisce e terrorizza.

Legge18
Non costruite fortezze per proteggervi: l’isolamento è pericoloso.
Il mondo è pieno di pericoli, i nemici si annidano ovunque e ognuno deve proteggersi. Una fortezza sembra il luogo più sicuro. Ma l’isolamento vi espone ad un maggior numero di pericoli di quanti non vi consenta di evitare. Meglio confondersi in mezzo alla gente, trovare alleati, mimetizzarsi. La folla vi farà da scudo contro i nemici.

Legge 19
Accertatevi di con chi avete a che fare: non offendete la persona sbagliata.
Ci sono tipi diversi di persone al mondo e voi non potete essere mai sicuri che tutte reagiranno nello stesso modo alle vostre strategie. Ingannate o imponete la vostra superiorità tattica a certe persone, e queste passeranno il resto della loro vita a cercare vendetta. Esistono lupi in veste di agnelli. Pertanto, scegliete attentamente i vostri avversari e le vostre vittime - mai offendere o ingannare la persona sbagliata.

Legge 20
Non prendete posizione.
E’ folle colui che si affretta a prendere posizione. Non compromettetevi con alcuna fazione o alcuna causa, ma state solo dalla vostra parte. Mantenendo la vostra indipendenza, diventate padroni


Legge 21
Fingetevi sciocchi per mettere nel sacco gli ingenui.
Giocate la parte del finto tonto. A nessuno piace sembrare più sciocco degli altri. Fingetevi ingenui per mettere nel sacco i veri ingenui. Giocate il ruolo del finto tonto permettendo agli interlocutori di confidare nella propria sagacia; convinti di questo, non comprenderanno il vostro vero scopo.

Legge 22
Sappiatevi arrendere: trasformate la debolezza in un punto di forza.
Nel momento in cui si è deboli, mai battersi solo per amor di firma, ma adottare la tecnica della resa. Arrendersi significa disporre del tempo necessario per un recupero. Tempo che disturba e impensierisce chi sta vincendo, tempo utile in attesa del declino del suo potere. Non bisogna mai dare al vincente la soddisfazione di lottare e di causare una disfatta definitiva; prima di tutto arrendetevi. Perciò porgete l’altra guancia, cosa che lo farà infuriare e lo sconvolgerà: questo significa rendere la resa uno strumento di potere.

Legge 23
Concentrate le vostre forze.
Preservate le vostre forze ed energie per concentrarle su un punto focale. E’ possibile ricavare più risorse trovando un ricco filone e sfruttandolo a fondo, piuttosto che svolazzare da un punto all’altro di un giacimento poco profondo, perchè l’intensità prevale sempre sull’estensività. Una volta trovata una sorgente di potere utile, occorre individuare un referente, una mucca da cui mungere per lungo tempo tutto il latte che può essere ricavato.

Legge 24
Siate un perfetto cortigiano.
Il perfetto cortigiano prospera in un mondo in cui tutto ruota intorno al potere e alla abilità politica. Egli impara a destreggiarsi con maestria nell’arte della mistificazione, sa adulare, cedere ai superiori e gestire il suo potere sugli altri con modi graziosi e trasversali. Bisogna imparare ad applicare le leggi che reggono le capacità del cortigiano e non ci saranno limiti al successo nella grande corte della vita.

Legge 25
Ricreate la vostra immagine.
Non bisogna subire il ruolo che la società tende ad attribuire. Ricreare una nuova identità significa ricostruire se stessi, una persona capace di accentrare l’attenzione e che annoia mai l’interlocutore. Siate padroni della vostra immagine piuttosto che lasciare siano gli altri a definire i vostri spazi. Questo richiede che nei gesti e nelle scelte pubbliche vengano adottati accorgimenti plateali: il potere personale ne trarrà enfasi e la vostra personalità si manifesterà nella vostra interezza.

Legge 26
Preservate pulite le vostre mani.
Mostratevi come un modello di civiltà e di efficienza: le vostre mani non devono mai apparire macchiate da errori o impegnate in azioni riprovevoli. Occorre mantenere questa apparente superiorità utilizzando gli altri come inconsapevoli pedine e schermo per celare il proprio coinvolgimento personale.

Legge 27
Sfruttate il bisogno di credere degli altri per crearvi un seguito carismatico.
L’uomo ha un profondo bisogno di credere in qualcosa. Diventate il punto focale di questo desiderio dando agli altri una causa, una nuova fede da seguire. Rimanete sul vago con le parole, ma siate prodighi di promesse, insistendo sul valore della razionalità e del pensiero conseguente. Date ai vostri nuovi discepoli rituali da seguire, chiedete che facciano sacrifici in vostro nome. In assenza di una religione organizzata o di grandi cause, questo sistema fideistico vi conferirà un potere inaspettato.

Legge 28
Entrate in azione con audacia.
Se siete insicuri sulla linea di condotta da adottare, astenetevi. I dubbi e le esitazioni influirebbero negativamente sulle vostre azioni. L’insicurezza è pericolosa. Meglio agire con baldanza. Qualsiasi errore generato dall’audacia può essere facilmente corretto da una maggiore audacia. L’audacia suscita ammirazione. L’insicurezza non porta onore.

Legge 29
Pianificate tutto dall’inizio alla fine.
Il risultato è tutto. Pianificate tutto per realizzarlo, prendendo in considerazione tutte le conseguenze, tutti gli ostacoli, tutti i giochi del destino che potrebbero impedirvi di ottenerlo, vanificando i vostri sforzi e attribuendo la gloria agli altri. Se pianificate tutto, dall’inizio alla fine, non sarete travolti dalle circostanze e saprete quando è il momento di fermarsi. Guidate abilmente la fortuna e contribuite a determinare il futuro, pensando a tutto con anticipo.

Legge 30
Dissimulate la fatica.
Le vostre azioni sembrino sempre naturali e spontanee. Dissimulate la fatica e la pratica che avrete dovuto fare e così pure la furbizia e i trucchi. Quando agite, siate naturali, come se poteste fare molto di più. Non cedete alla tentazione di rivelare quanto avete lavorato duro - può solo far nascere degli interrogativi. Non insegnate a nessuno i vostri trucchi, per non rischiare che vengano usati contro di voi.

Legge 31
Controllate le alternative: obbligate gli altri a giocare con le carte che avete servito.
I migliori inganni sono quelli in cui sembra si lasci la scelta agli altri: le vittime sono convinte di avere il controllo della situazione, mentre in realtà sono burattini al vostro comando. Date agli altri alternative che si risolvano tutte a vostro favore. Induceteli a scegliere il minore di due mali che servono entrambi al vostro scopo. Inchiodateli tra i corni del dilemma: qualsiasi cosa scelgano, non avranno scampo.

Legge 32
Solleticate la fantasia degli altri
Spesso si cerca di sfuggire alla realtà perché è squallida e spiacevole. Non appellatevi mai alla verità o alla realtà a meno che non siate disposti ad affrontare l’ira scatenata del disincanto. La vita è così dura e deludente che coloro che sono capaci di creare sogni e illusioni sono come oasi nel deserto: attraggono gente da ogni dove. Grande potere deriva dalla capacità di solleticare la fantasia delle masse.

Legge 33
Trovate il punto debole di ciascuno
Ogni individuo ha un punto debole, un punto di minore resistenza. Questo debole è solitamente un’insicurezza, un’emozione o un bisogno incontrollabile, ma può anche essere un piccolo piacere segreto. Comunque sia, una volta trovato, sarà la molla su cui potrete agire per far muovere gli altri a vostro piacimento.

Legge 34
Siate regali: agite da re e sarete trattati come tali.
Il modo in cui ci si comporta può spesso influenzare il modo in cui si viene trattati: a lungo andare, chi appare modesto e ordinario perde il rispetto degli altri. Il re, infatti, rispetta se stesso e ispira negli altri lo stesso sentimento. Chi agisce da re, sicuro del proprio potere, appare come destinato a portare la corona.

Legge 35
Imparate a gestire il tempo.
Non mostrate mai fretta - la fretta tradisce mancanza di controllo di sè e del tempo. Apparite sempre pazienti, come se sapeste che tutto verrà a voi a tempo debito. Cercate il momento giusto; cercate di cogliere lo spirito del tempo, le tendenze che vi permetteranno di acquisire il potere. Imparate ad aspettare quando i tempi non sono maturi e a colpire con decisione quando arriva il momento.

Legge 36
Disprezzate ciò che non potete avere: l’indifferenza è la migliore vendetta.
Riconoscere il problema equivale a conferirgli esistenza e credibilità. Più si dedica attenzione all’avversario più lo si rende forte. Un piccolo errore peggiora e diventa più evidente nel momento stesso in cui si tenta di porvi rimedio. Talvolta, è più opportuno fare finta di nulla. Se c’è qualcosa che si vuole e non si può avere, meglio è far mostra di disprezzarla. meno interesse si mostra, più si è superiori.

Legge 37
Create spettacoli avvincenti.
Forte immaginazione e grandi gesti simbolici creano un’aurea di potere cui nessuno è in grado di resistere. Inscenate, per chi vi circonda, spettacoli ricchi di stimoli visivi e di simboli suggestivi che conferiscano enfasi alla vostra presenza. Abbagliato dalle apparenze, nessuno noterà ciò che state veramente facendo.

Legge 38
Pensate come volete ma comportatevi come gli altri.
Se ostentiamo il nostro anticonformismo, facendo sfoggio di idee non convenzionali e di comportamenti poco ortodossi, gli altri penseranno che stiamo soltanto cercando di attrarre la loro attenzione e che pecchiamo di superbia e troveranno il modo di farcela pagare per averli fatti sentire inferiori. E’ opportuno condividere l’eccentricità solo con gli amici più tolleranti e con coloro che sono in grado, senza alcun dubbio, di apprezzare la nostra singolarità.

Legge 39
Agitate le acque per catturare i pesci.
Rabbia ed emotività sono strategicamente controproducenti, per cui bisogna restare sempre calmi e obiettivi. Per acquisire un punto di vantaggio sull’avversario fate sì che sia questi ad irritarsi mentre voi mantenete saldi i vostri nervi. Per sbilanciare l’avversario è bene individuare i punti deboli che toccano la sua vanità, in modo da innervosirlo e tirare le fila di conseguenza.

Legge 40
Disdegnate le offerte gratuite.
Ciò che è offerto gratuitamente è pericoloso: può implicare un secondo fine o trasformarsi in un debito. Ciò che vale è monetizzabile. Pagando di tasca propria si evita il peso della gratitudine, la colpa e l’inganno. E’ spesso più saggio pagare il prezzo dovuto, poiché non esistono scorciatoie sulla strada dell’eccellenza. Bisogna manifestare magnanimità usando il proprio denaro, perché la generosità è un segno e una calamita che attrae il potere.

Legge 41
Evitate di indossare gli abiti di qualcun altro.
Ciò che viene prima sembra sempre migliore e più originale di ciò che segue. Chi succede a un grande uomo o ha un genitore importante avrà come compito quello di sforzarsi almeno il doppio di chi lo ha preceduto, per tentare di oscurarne la fama. Non bisogna seguire le orme di chi ci ha preceduto o si finirà per vivere una vita che non ci appartiene; occorre ricreare un’identità propria e cambiare il corso della propria vita. Distruggete l’ombra incombente di vostro padre, disperdetene l’eredità e conquistate il potere percorrendo le vostre strade.

Legge 42
Colpite il pastore e le pecore scapperanno.
I guai sono spesso di un singolo individuo con una forte personalità: il provocatore, arrogante e subalterno, colui che avvelena i rapporti. Se si concede spazio a tale individuo. Altri soccomberanno sotto la sua nefasta influenza. Non permettete che il danno che sa provocare, si moltiplichi; non tentate di appianare la situazione; è irrecuperabile. Un simile soggetto deve essere neutralizzato e messo al bando. Fermate il male alla radice – il pastore – e le pecore scapperanno.

Legge 43
Toccate il cuore e la mente delle persone.
La coercizione genera una reazione che a lungo andare finisce per ripercuotersi contro di voi. Dovete invece sedurre gli altri inducendoli a desiderare di procedere nella vostra direzione. La persona che avete conquistato diviene così una fedele pedina nelle vostre mani. Per sedurre occorre saper agire sulla psicologia e sulle debolezze di ciascuno. Ammorbidite dunque chi oppone resistenza lavorando sulle sue emozioni, giocando con ciò che ha di più caro e con ciò che teme. Ignorate i cuori e le menti degli altri e questi finiranno per odiarvi.

Legge 44
Disarmate ed irritate con l’effetto specchio.
Lo specchio riflette la realtà ma è anche lo strumento ideale per ordire un inganno: quando fungete da specchio per i vostri nemici, riproducendo con assoluta precisione le loro azioni, essi non riescono più a decifrare la vostra strategia. L’Effetto Specchio rifà loro il verso e li umilia, spingendoli a reagire in modo spropositato. Reggendo uno specchio di fronte alla loro psiche, li seducete illudendoli di condividerne i valori; mettendo uno specchio davanti alle loro azioni, date loro una sana lezione. Pochi sanno resistere al potere dell’Effetto Specchio.


Legge 45
Predicate la necessità del cambiamento, ma non introducete troppe innovazioni tutte insieme.
In teoria tutti comprendono la necessità di cambiare ma poi, nelle ita di ogni giorno, gli esseri umani si dimostrano creature fortemente abitudinarie. Un eccesso di innovazione può rivelarsi traumatico e condurre alla rivolta. Se avete assunto da poco una posizione di potere oppure siete un outsider che cerca di guadagnarsi il sostegno necessario per raggiungerla, mostrate chiaramente che tenete in grande considerazione il vecchio modo di fare le cose. Se il cambiamento è davvero essenziale, fate in modo che appaia come un intervento discreto il cui scopo è unicamente perfezionare l’approccio in uso nel passato.

Legge 46
Non mostratevi mai troppo perfetti
Apparire migliori degli altri è sempre pericoloso, ma la cosa più rischiosa in assoluto è dare l’impressione di non avere difetti o debolezze. L’invidia crea nemici silenziosi. L’uomo intelligente, quindi, di tanto in tanto mostra di avere dei limiti e ammette di indulgere in qualche vizio innocente, così da allontanare l’invidia e apparire più umano ed accessibile. Solo gli dei e i morti possono permettersi di sembrare perfetti impunemente.


Legge 47
Non superate l’obiettivo che vi eravate prefissi: nella vittoria, imparate quando è il momento di fermarsi.
Il momento della vittoria è spesso quello del maggior pericolo. Nell’impeto della conquista, arroganza e presunzione possono spingervi al di là dell’obiettivo che vi eravate prefissi e, andando troppo oltre, vi fate più nemici di quante riusciate a sconfiggere. Non lasciate che il successo vi dia alla testa. Nulla può sostituire la strategia e un’accurate pianificazione. Datevi un punto di arrivo e, una volta raggiuntolo, fermatevi.

Legge 48
Spogliatevi di qualunque forma
Assumendo una forma, rendendo visibile il vostro piano, vi esponete agli attacchi esterni. Anziché darvi una fisionomia che permetta al vostro nemico di afferrarvi, mantenetevi flessibili e in movimento. Accettate il fatto che nulla è certo e nessuna legge è immutabile. Il miglior modo di proteggervi è essere fluidi e privi di una forma propria come l’acqua; non scommettete mai sulla stabilità o su un ordine duraturo. Tutto cambia.


http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2005/02/198277.shtml


venerdì 21 ottobre 2016

Nicholas Murray Butler. Il mondo si divide in tre categorie di persone, un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti, un gruppo un po' più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento, e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto.

Il mondo si divide in tre categorie di persone, 
un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti, 
un gruppo un po' più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento, 
e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto.
Nicholas Murray Butler


mercoledì 4 novembre 2015

Chi è psicopatico fa più carriera. Robert Hare dice che la mancanza di empatia, lo spiccato egocentrismo, l'assenza di rimorso e di senso di colpa, l'uso strumentale degli altri rappresentano il costrutto della psicopatia. E Ronson ha scritto un interessante saggio su Psicopatici e Potere.





Chi è psicopatico fa più carriera. Robert Hare dice che la mancanza di empatia, lo spiccato egocentrismo, l'assenza di rimorso e di senso di colpa, l'uso strumentale degli altri rappresentano il costrutto della psicopatia. E Ronson ha scritto un interessante saggio su Psicopatici e Potere.
La Stampa, 23/04/2014 

martedì 17 marzo 2015

Guy Debord. I manipolatori della pubblicità, con il consueto cinismo di chi sa che le persone sono portate a giustificare gli affronti di cui non si vendicano, oggi gli annunciano tranquillamente che “quando si ama la vita, si va al cinema”. Ma questa vita e questo cinema sono entrambi poca cosa ed è per questo che sono effettivamente intercambiabili nella più totale indifferenza.


Anzitutto, è abbastanza risaputo che non ho mai fatto alcuna concessione alle idee dominanti della mia epoca, né ad alcuno dei poteri esistenti (...) È diventata ingovernabile, questa “terra malata” dove nuove sofferenze si mascherano sotto il nome di antichi piaceri e le persone sono come spaurite. Girano in tondo nella notte e sono consumate dal fuoco. Si svegliano sgomente e cercano la vita a tastoni. Siamo al colmo: corre voce che quelli che per primi la espropriavano, l'abbiano smarrita.(...) I poteri attuali, con la loro povera informazione falsificata, che li depista quasi quanto stordisce i loro amministrati, non hanno ancora potuto valutare quanto sia loro costato il rapido passaggio di quell'uomo. Ma che importa? Gli artefici dei naufragi scrivono il loro nome soltanto sull'acqua. (...) Il cinema di cui sto parlando è l'imitazione insensata di una vita insensata, è una rappresentazione ingegnosa nel non dire niente, abile a ingannare per un'ora la noia con il riflesso della noia medesima; questa fiacca imitazione è l'ingenua vittima del presente e il falso testimone del futuro che, attraverso innumerevoli finzioni e grandi spettacoli, non fa che consumarsi inutilmente accumulando immagini che il tempo si porta via.
(...) I manipolatori della pubblicità, con il consueto cinismo di chi sa che le persone sono portate a giustificare gli affronti di cui non si vendicano, oggi gli annunciano tranquillamente che “quando si ama la vita, si va al cinema”. Ma questa vita e questo cinema sono entrambi poca cosa ed è per questo che sono effettivamente intercambiabili nella più totale indifferenza.
GUY DEBORD, dalla sceneggiatura del film "In girum imus nocte et consumimur igni 
(1977)


sabato 31 gennaio 2015

Maturana. Il potere è azione mossa dall’obbedienza. Noi facciamo sempre concessioni al potere per conservare qualcosa, imprese, beni, prestigio, apparenza, vita….

Noi tendiamo a vivere in un mondo di certezze,
di percezioni radicate, non sfiorate da dubbi;
siamo convinti che le cose sono così come le vediamo,
e che non c’è alternativa a ciò che sosteniamo come verità.
Questa è la nostra situazione quotidiana,
la nostra condizione culturale,
il modo abituale in cui esprimiamo il nostro essere umani.
Ora… questa è una sorta di invito a trattenersi
dall’abitudine di cedere alla tentazione della certezza."
H. Maturana e F. Varela, L’albero della conoscenza


Il potere è azione mossa dall’obbedienza. 
Noi facciamo sempre concessioni al potere 
per conservare qualcosa, imprese, beni, prestigio, apparenza, vita…. 
L’obbedienza fa sempre sorgere emozioni di autosvalutazione nelle persone che obbediscono… Essere obbedito fa sorgere emozioni di orgoglio e illusione di possesso del diritto trascendentale di essere obbedito, emozioni che inevitabilmente conducono alla cecità del rispetto degli altri e all’abuso…. Le relazioni di potere non sono relazioni sociali perché, sempre, portano alla negazione mutuale della natura umana del padrone e del sottoposto. …. 
Le relazioni di potere sono stabilite dall’obbedienza e, come ho già detto, l’obbedienza non porta all’accettazione reciproca. Al contrario, l’obbedienza porta reciproca negazione ed è pertinente a un sistema di potere in quanto sistema parasociale, non ad un sistema sociale.
Humberto Maturana biologo e filosofo cileno,1928, vivente



giovedì 4 dicembre 2014

Kurt Vonnegut, "Divina idiozia. Come guardare al mondo contemporaneo". Tanto tempo fa, quando ancora studiavo chimica, ero un tecnocrate anch'io. Ero convinto che per il 1951 gli scienziati sarebbero riusciti a scovare Dio e a fargli una foto in technicolor. Prendevo in giro i miei fratelli alla Cornell che stavano sprecando le loro energie su argomenti privi di consistenza come la sociologia, il governo, la storia. E la letteratura. Dicevo loro che in futuro tutto il potere si sarebbe concentrato, giustamente, nelle mani degli scienziati, dei fisici e degli ingegneri. I miei confratelli ne sapevano più di me sul futuro e sugli usi del potere. Adesso loro sono ricchi e potenti. Sono diventati tutti avvocati.

In principio Dio creò la Terra e la guardò, nella Sua cosmica solitudine.
E Dio disse: “Facciamo creature viventi con il fango, in modo che il fango possa vedere ciò che Noi abbiamo fatto”. E Dio creò tutte le creature viventi che ora si muovono, e una di esse era l’uomo. Il fango poteva parlare soltanto nella sua forma di uomo. Dio si curvò, mentre il fango in forma d’uomo si levava a sedere, si guardava intorno e parlava. L’uomo batté le palpebre. “Qual è lo scopo di tutto questo?” chiese educatamente.
“Tutto deve avere uno scopo?” chiese Dio.
“Certamente” disse l’uomo.
“E allora lascio a te il compito di pensare uno scopo per tutto questo” disse Dio. E se ne andò.
Kurt Vonnegut - "Ghiaccio-nove", pag. 200

Tanto tempo fa, quando ancora studiavo chimica, ero un tecnocrate anch'io. Ero convinto che per il 1951 gli scienziati sarebbero riusciti a scovare Dio e a fargli una foto in technicolor. Prendevo in giro i miei fratelli alla Cornell che stavano sprecando le loro energie su argomenti privi di consistenza come la sociologia, il governo, la storia. E la letteratura. Dicevo loro che in futuro tutto il potere si sarebbe concentrato, giustamente, nelle mani degli scienziati, dei fisici e degli ingegneri. I miei confratelli ne sapevano più di me sul futuro e sugli usi del potere. Adesso loro sono ricchi e potenti. Sono diventati tutti avvocati.
Kurt Vonnegut, "Divina idiozia. Come guardare al mondo contemporaneo"


"Penso che siamo animali terribili.
E penso che il sistema immunitario del nostro pianeta
sta cercando di sbarazzarsi di noi
e dovrebbe farlo."
Kurt Vonnegut


«Scrivi per piacere a una sola persona. Se apri la finestra e fai l’amore con il mondo, per così dire, la tua storia si prenderà una polmonite».
Kurt Vonnegut, “Otto consigli per scrivere una grande storia”


La cosa più importante che ho imparato su Tralfamadore è che quando una persona muore, muore solo in apparenza. Nel passato è ancora viva, per cui è veramente sciocco che la gente pianga al suo funerale. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno. I tralfamadoriani possono guardare i diversi momenti proprio come noi guardiamo un tratto delle Montagne Rocciose. Possono vedere come tutti i momenti siano permanenti, e guardare ogni momento che gli interessa. È solo una nostra illusione di terrestri credere che a un momento ne segue un altro, come nodi su una corda, e che quando un istante è passato sia passato per sempre.
Quando un tralfamadoriano vede un cadavere, l'unica cosa che pensa è che il morto, in quel momento, è in cattive condizioni, ma che la stessa persona sta benissimo in un gran numero di altri momenti. Oggi anch'io, quando sento dire che è morto qualcuno, alzo le spalle e dico ciò che i tralfamadoriani dicono dei morti, cioè: "Così va la vita".
Kurt Vonnegut, Mattatoio n°5




venerdì 17 ottobre 2014

Istituto Tavistock. Se si distrugge il senso di identità reale di una persona, la si potrà manipolare come un bambino. Attaccando l'identità sovrana di un membro di un gruppo, questa persona consegnerà la sua sovranità al gruppo e potrà essere influenzata a lottare per gli obiettivi predeterminati.


"Se si distrugge il senso di identità reale di una persona, la si potrà manipolare come un bambino. Attaccando l'identità sovrana di un membro di un gruppo, questa persona consegnerà la sua sovranità al gruppo e potrà essere influenzata a lottare per gli obiettivi predeterminati."
Daniel Estulin, L'Istituto Tavistock


"Il miglior ipnotizzatore è una scatola rettangolare collocata in un angolo della stanza, che dice alla gente in che cosa deve credere; può darsi che ancora non lo sappiate, ma ogni volta che accendete questa bambinaia con un solo occhio, si tenta di formare e plasmare la vostra mente. La televisione ha assunto il ruolo di genitore surrogato, si è trasformata in moralizzatore: ha iniziato a dire alla gente che cosa deve o non deve fare. Ha fornito il mezzo ideale per creare una cultura omogenea, una cultura di massa, tramite la quale è possibile manipolare e controllare le persone e portarle a pensare tutte alla stessa maniera. Sogniamo come in tv, parliamo come in tv, ci vestiamo e agiamo come in tv. La televisione provoca nella gente una sospensione del senso critico, perchè la combinazione di immagini e suoni la situa in uno stato onirico, che limita la capacità cognitiva. Ha un effetto dissociativo sulle capacità mentali e fa si che la gente sia meno in grado di pensare razionalmente. Gli spettatori, abituandosi a sei ore o più di tv al giorno, cedono la capacità di ragionare alle immagini e ai suoni che escono dal televisore. La televisione non si occupa della "verità", ma della creazione di una "realtà". L'obiettivo dei "lava-cervelli" è rendere ogni generazione più infantile, più animale, più amorale e quindi più facilmente controllabile. Il successo della pubblicità moderna, è il riflesso di una cultura che ha preferito l'illusione alla realtà."
Daniel Estulin, L'Istituto Tavistock



"Quante persone capiscono che la percezione della maggioranza, soprattutto sul terreno della politica, è una cosa non spontanea, bensì accortamente manipolata e imposta loro dagli "uomini dietro il sipario"? La maggioranza delle persone non lo sa e certamente ciò è anche una conseguenza del lavaggio dei cervelli. La maggioranza degli americani e degli europei si informa su ciò che succede nel mondo attraverso la televisione controllata dallo Stato, con l'idea erronea che i giornalisti abbiano la missione di servire il pubblico. In realtà i giornalisti non servono il pubblico; i giornalisti sono dei salariati che servono i proprietari dei mass-media, le cui azioni sono quotate a Wall Street. Tutti i notiziari del mondo occidentale seguono lo stesso modello linguistico: verbi semplici, molti nomi e ben poche frasi lunghe. Frasi brevi, vocabolario semplice; in altri termini: frasi a effetto. Non viene stimolato alcun pensiero creativo; si cerca non di impegnare la mente, ma di imprimere un'immagine nel cervello di una persona. Considerato come vengono date le notizie, possiamo dire di riuscire, almeno talvolta, a riflettere attentamente su qualcuna di esse? Evidentemente no. Al contrario, vediamo la parte informativa e ci limitiamo ad assorbire l'informazione nella forma in cui ci viene presentata."
Daniel Estulin, L'Istituto Tavistock



"Ritengo che il nostro inconscio personale, come l’inconscio collettivo, sia formato da un numero indefinito, perché sconosciuto, di complessi o personalità parziali. Questa idea spiega parecchie cose. Spiega per esempio il semplice fatto che un poeta abbia la capacità di drammatizzare e personificare i suoi contenuti psichici. Quando crea un personaggio sul palcoscenico, in una poesia, in un dramma o in un romanzo, crede che si tratti semplicemente di un prodotto della sua immaginazione, mentre, per qualche via misteriosa,quel personaggio si è creato da solo. Ogni romanziere o scrittore negherà che i suoi personaggi abbiano un significato psicologico, ma in realtà voi sapete bene che ce l’hanno.
Perciò, studiando i personaggi che crea, si può leggere nella mente di uno scrittore."
Carl Gustav Jung,  Terza Conferenza alla Tavistock Clinic di Londra


"Quando ho in analisi un individuo, devo stare estremamente attento a non travolgerlo con le mie convinzioni o con la mia personalità, poiché egli deve combattere la sua battaglia solitaria nella vita e deve poter aver fiducia nelle proprie armi, siano anche rozze e incomplete e nella sua meta, anche se fosse molto lontana dalla perfezione. Se gli dico “questo non va bene e bisognerebbe migliorare”, lo privo del suo coraggio. Deve arare il suo campo con un aratro che forse non è del tutto adeguato; il mio potrebbe essere migliore del suo, ma a che gli servirebbe? Lui non ha il mio aratro, ce l’ho io, e non può chiedermelo in prestito. Deve usare i propri utensili, per quanto incompleti, e deve lavorare con le capacità che ha ereditato, per quanto carenti".
C. G. Jung, Quarta conferenza alla Tavistock Clinic



"La pazzia è un concetto assai relativo. Se per esempio un negro si comporta in un certo modo allora diciamo “non è altro che un negro”; se invece un bianco si comporta allo stesso modo diciamo: “quell’uomo è pazzo” perché un bianco non può agire in quel modo … “Essere pazzi” è una figura sociale; noi usiamo restrizioni e definizioni sociali per determinare i disturbi mentali e psichici. Di un uomo si può dire ch’èstrano che agisce in modo diverso da quanto ci si aspetti e che ha idee singolari; se vivesse in una cittadina della Francia o della Svizzera forse si direbbe: “E’ un originale, uno dei più originali di questo piccolo paese”. Se invece mettete quest’uomo nel bel mezzo di Harley Street subito non si tratterà che di un povero pazzo … Ma tutte queste sono semplicemente delle considerazioni sociali. La stessa cosa si può osservare nei manicomi che crescono in modo mostruoso non perché le malattie mentali aumentino di numero in senso assoluto ma perché non siamo più in grado di tollerare individui anormali cosicchè sembra quasi che ci siano molti più pazzi di prima"
Carl Gustav Jung, brano tratto da Psicologia Analitica: le conferenze alla Clinica Tavistock






sabato 20 settembre 2014

Gaetano Filangieri, "La scienza della legislazione", libro I, 1780. Incipit dell'Introduzione. "Quali sono i soli oggetti che hanno fino a questi ultimi tempi occupato i sovrani di Europa? Un arsenale formidabile, un’artiglieria numerosa, una truppa ben agguerrita. Tutti i calcoli, che si sono esaminati alla presenza de' principi, non sono diretti che alla soluzione di un solo problema: trovar la maniera di uccidere più uomini nel minor tempo possibile".


"Quali sono i soli oggetti che hanno fino a questi ultimi tempi occupato i sovrani di Europa? Un arsenale formidabile, un’artiglieria numerosa, una truppa ben agguerrita. Tutti i calcoli, che si sono esaminati alla presenza de' principi, non sono diretti che alla soluzione di un solo problema: trovar la maniera di uccidere più uomini nel minor tempo possibile".
Gaetano Filangieri, "La scienza della legislazione", libro I, 1780. Incipit dell'Introduzione.






venerdì 25 luglio 2014

lunedì 26 maggio 2014

Federico De Roberto. I Viceré. L'importante è non lasciarsi sopraffare ... Io mi rammento che nel Sessantuno, quando lo zio duca fu eletto la prima volta deputato, mio padre mi disse: "Vedi? Quano c'erano i Viceré, gli Uzeda erano Viceré; ora che abbiamo i deputati, lo zio va in Parlamento." (( ... )) Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dal re; ora viene dal popolo ... La differenza è più di nome che di fatto ...


"L'importante è non lasciarsi sopraffare ... Io mi rammento che nel Sessantuno, quando lo zio duca fu eletto la prima volta deputato, mio padre mi disse: "Vedi? Quano c'erano i Viceré, gli Uzeda erano Viceré; ora che abbiamo i deputati, lo zio va in Parlamento." (( ... )) Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dal re; ora viene dal popolo ... La differenza è più di nome che di fatto ..."
Federico De Roberto (Napoli 1861 - Catania 1926), I Viceré 1894, ed. Einaudi tascabili pag. 696.






Straordinariamente attuale!Come non rammentare Federico De Roberto quando ne "I Vicerè" fa dire a Consalvo Uzeda «La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e sa- ranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d’oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore."





L'ha danneggiato il giudizio di Croce, che ha parlato di De Roberto come di un "ingegno prosaico, curioso di psicologia e di sociologia, ma incapace di poetici abbandoni", come riferisce Sciascia a pag. XXVIII del libro, dove è riportato l'articolo appunto di Sciascia su Repubblica, 14-15 agosto 1977. Sciascia non è affatto d'accordo con Croce.



Croce criticava perfino Dante perché, secondo la sua estetica, la Summa dantesca conteneva "poca poesia ", non mi meraviglio quindi e da lui, ovviamente, dissento. Lo zio Don Blasco è potentemente delineato e ti rimane vivido nella memoria...ma non solo lui.



Anche per me Don Blasco è un personaggio vivissimo, ed è quello che mi piace (per modo di dire) di più. Nel brano citato sopra la foto è Consalvo che parla a quella scorbutica della zia Ferdinanda, anche lei un personaggio che mi è restato impresso un bel po'.






"Gli intellettuali sono i primi a fuggire,
subito dopo i topi,
e molto prima delle puttane."
Vladimir Majakovskij

"La satira politica è diventata obsoleta da quando Henry Kissinger si è aggiudicato il Nobel per la Pace."
Tom Lehrer


“In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste.
Lo sapete voi e lo so pure io.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate.

Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti.
Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro.
Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.

Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano.
Lo sapete voi e lo so pure io.
E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?

Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo.
I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri.
Noi siamo delle prostitute intellettuali.“
(John Swinton, redattore-capo del NYT - 1880)







Vladimir Majakovskij - in foto



Léo Ferré. L’anarchia è anzitutto un concetto umano, è prima di tutto amore e poi solitudine, perché l’anarchia è la negazione di tutte le autorità. Penso che sia qualcosa di veramente nobile. […] Se la gente conoscesse l’anarchia sarebbe anarchica così come è innamorata

L’anarchia è anzitutto un concetto umano,
è prima di tutto amore e poi solitudine,
perché l’anarchia è la negazione di tutte le autorità.
Penso che sia qualcosa di veramente nobile. […]
Se la gente conoscesse l’anarchia
sarebbe anarchica così come è innamorata. 
Léo Ferré

venerdì 23 maggio 2014

William Pitt. C'è qualcosa dietro il trono più grande del Re stesso

"C'è qualcosa dietro il trono 
più grande del Re stesso."
sir William Pitt 
Camera dei Lord 1770

Il capitale deve proteggersi in ogni modo possibile con alleanze e legislazione
I debiti devono essere riscossi, le obbligazioni e i contratti ipotecari devono esser conclusi in anticipo e il più rapidamente possibile. Quando, mediante processi giuridici, le persone comuni perderanno le proprie case, diventeranno sempre più docili e saranno tenute a freno con più facilità attraverso il braccio forte del governo al potere, azionato da una forza centrale di ricchezza sotto il controllo di finanzieri di primo piano.
Questa verità è ben conosciuta tra i nostri uomini di spicco, adesso impegnati nel costituire un imperialismo del Capitale che governi il mondo.
Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo far spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti. Di conseguenza, con un'azione prudente abbiamo la possibilità di assicurarci quello che è stato pianificato così bene e portato a termine con tanto successo..”
[USA Banker's Magazine (Rivista dei banchieri americani), 25 Agosto 1924]

P.S.
"La banca trae beneficio dall'interesse 
su tutta la moneta 
che crea dal nulla."
William Paterson
fondatore, nel 1694, 
della prima Banca Centrale al mondo, 
la Banca d’Inghilterra


venerdì 16 maggio 2014

Guido Viale. Lavoro e riconversione ecologica. Ma chi giudica del merito? La gerarchia preesistente: il capo, il manager, il padrone, la banca, il partito,l ’amministrazione, ecc. Una gerarchia che non può per definizione essere stata costruita in base al merito: la gerarchia precede il giudizio sul merito. Per questo l’ideologia del merito è in realtà un meccanismo di promozione del servilismo e dell’accondiscendenza: va avanti, o non resta indietro, chi si conforma maggiormente alle pretese della gerarchia


"Ma chi giudica del merito? La gerarchia preesistente: il capo, il manager, il padrone, la banca, il partito,l ’amministrazione, ecc. Una gerarchia che non può per definizione essere stata costruita in base al merito: la gerarchia precede il giudizio sul merito.
Per questo l’ideologia del merito è in realtà un meccanismo di promozione del servilismo e dell’accondiscendenza: va avanti, o non resta indietro, chi si conforma maggiormente alle pretese della gerarchia ((...))"
Guido Viale, Lavoro e riconversione ecologia, 16 maggio - Fonte: brianzaxtsipras



mercoledì 14 maggio 2014

Christopher Bollas. Trasformazione non significa gratificazione. La crescita è favorita solo in parte dalla gratificazione, e una delle funzioni trasformative della madre deve essere quella di frustrare il bambino. Analogamente, i momenti estetici non sono sempre occasioni belle o magnifiche - molti sono brutti o spaventosi, eppure profondamente commoventi proprio per il ricordo esistenziale cui attingono.

"Trasformazione non significa gratificazione. La crescita è favorita solo in parte dalla gratificazione, e una delle funzioni trasformative della madre deve essere quella di frustrare il bambino. Analogamente, i momenti estetici non sono sempre occasioni belle o magnifiche - molti sono brutti o spaventosi, eppure profondamente commoventi proprio per il ricordo esistenziale cui attingono."
Christopher Bollas, L'ombra dell'oggetto - psicoanalisi del conosciuto non pensato, 1987 Londra, ed. it. Borla 1989 pag.37-38.


"La cultura occidentale presuppone che il sé sia in conflitto perenne
Partendo dalle psicologie del profondo dell'età dell'oro ateniese (Eschilo, Sofocle ecc.), passando per le Confessioni religiosamente ispirate di Sant'Agostino e trasformata dal sottile genio di Shakespeare, questa consapevolezza ha dato origine al profondo intimismo dei romanzi e delle opere teatrali che studiano la mente e il conflitto umani. E questo è il tradizionale assillo occidentale che si  riflette nella teoria della mente di Freud."
Christopher Bollas, La mente orientale - Psicoanalisi e Cina 2013, ed. it. 2013 Cortina pag.135.


"I clown, che in genere lavorano a coppie, hanno al centro del loro repertorio un personaggio sempre affamato e infelice e un altro rimpinzato di prelibatezze e disgustosamente contento. "I clown, come i menestrelli e i comici, affrontano sempre lo stesso problema" scrive Dario Fo, "la fame, che sia di cibo o di sesso e perfino di dignità, di identità o di potere. Il problema che si pongono invariabilmente è: di chi è il potere? Chi è il capo?"
Christopher Bollas, Cracking Up - Il lavoro dell'inconscio, 1995, ed.it. 1996 Borla, pag.179.


"E se la psicoanalisi - che è la quintessenza della psicologia del e per il sé - dovesse re-inquadrarsi intorno al gruppo piuttosto che intorno all'individuo? E se si dovesse iniziare con il gruppo e la sua psicologia e poi procedere a integrare la realtà del sé?"
Christopher Bollas, La mente orientale - Psicoanalisi e Cina 2013, ed. it. 2013 Cortina pag.146.


"E poi ci sono i pensieri espressi dalla musica della voce, un linguaggio a modo suo complesso, assolutamente allo stesso livello delle regole grammaticali."
Christopher Bollas, La mente orientale - Psicoanalisi e Cina 2013, ed. it. 2013 Cortina pag.156.

"Per quanto si possa criticare Mao Zedong, è incontestabile che egli sia una delle figure che hanno cercato di integrare il modo di pensare occidentale con quello orientale. Integrare Marx e Lenin con Confucio non era un passo facile e, anche se fatto in modo grossolano, il suo sforzo ha un certo interesse intellettuale."
Christopher Bollas, La mente orientale - Psicoanalisi e Cina 2013, ed. it. 2013 Cortina pag.168.

"La cultura occidentale presuppone che il sé sia in conflitto perenne.
Partendo dalle psicologie del profondo dell'età dell'oro ateniese (Eschilo, Sofocle ecc.), passando per le Confessioni religiosamente ispirate di Sant'Agostino e trasformata dal sottile genio di Shakespeare, questa consapevolezza ha dato origine al profondo intimismo dei romanzi e delle opere teatrali che studiano la mente e il conflitto umani. E questo è il tradizionale assillo occidentale che si riflette nella teoria della mente di Freud."
Christopher Bollas, La mente orientale - Psicoanalisi e Cina 2013, ed. it. 2013 Cortina pag.135.




Christopher Bollas, Se il sole esplode. L'enigma della schizofrenia,
ed. or. 2015, ed.it. Cortina 2016.

Come quasi sempre quando leggo testi di psicoanalisi delle psicosi,
resto sorpresa da alcuni passi ma allo stesso tempo tutto mi suona molto familiare.

Bollas è uno psicoanalista statunitense, nato nel 1943, noto in tutto il mondo.
Fra i suoi libri più recenti: La mente orientale. Psicoanalisi e Cina (2013), ed.it. Cortina 2013.

Se il sole esplode è interessante, fra l'altro, perché qui Bollas descrive passo dopo passo l'evoluzione del proprio modo di lavorare con le persone schizofreniche, sia all'interno di strutture psichiatriche sia privatamente nel suo studio sia in alcuni casi e/o per alcuni periodi (sembra incredibile) per telefono o tramite Skype.

L'essenziale, egli scrive, è che la persona abbia qualcuno con cui parlare, qualcuno disposto a cercare un senso nei suoi bizzarri e apparentemente insensati modi di comunicare, qualcuno con cui entrare in relazione, qualcuno in cui cominciare ad avere, forse, fiducia.

Decisivo è che questa possibilità di parlare ci sia subito, all'esordio della malattia; allora le possibilità di guarire sono alte. Altrimenti il lavoro diventa più lungo e più difficile dopo.

L'ospedalizzazione e i farmaci non sono rifiutati da Bollas, purché siano sempre accompagnati dalla cura attraverso l'ascolto e la parola, dunque attraverso la psicoterapia, intensa e prolungata quanto è necessario. In caso contrario i farmaci e l'ospedalizzazione, isolando la persona che già sta isolandosi dalla propria mente per fuggire al dolore dei propri spaventosi pensieri, aggravano il male.

Io penso che si possa leggere questo libro con piacere anche senza avere una preparazione specifica, se si è curiosi di come la mente possa funzionare, non solo la mente della persona in analisi ma anche la mente dell'analista, se si è curiosi insomma del pensare insieme a partire dal proprio sentire.

Se il sole esplode è strutturato come un racconto, il racconto di come Bollas è divenuto terapeuta, a partire da un suo personale disagio quand'era studente (tutt'a un tratto gli era venuta la paura di cadere dalla tromba delle scale), terapeuta prima di bambini, in un centro diurno, poi anche di adolescenti e di adulti, e poi consulente e supervisore, negli USA, in Gran Bretagna e in altri paesi.

Un ulteriore pregio del libro è la bibliografia ragionata finale, in cui Bollas descrive le caratteristiche dei testi a suo parere più significativi e più riconosciuti in campo internazionale sul tema della psicoanalisi della schizofrenia.




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