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giovedì 7 agosto 2014

Scarabeo. Nell’antico Egitto lo scarabeo era simbolo della resurrezione. Gli egizi credevano infatti che lo scarabeo della specie “stercorario” potesse rigenerarsi dalla palla di sterco che l’insetto fa rotolare davanti a sé. Inoltre, la palla veniva collegata con il disco solare che “rinasce” dopo la notte: il nome egizio dell’insetto, kheperer, è simile a quello del dio Khepri, il Sole, che sorge generato dalla Terra. Ampia diffusione. Gli amuleti a forma di scarabeo venivano posti sulle mummie (“scarabei del cuore”, sulla cui faccia inferiore venivano scritte preghiere e formule augurali) per simboleggiare la rinascita del defunto, ma venivano anche indossati come monili. L’uso dello scarabeo si allargò poi tra fenici, cartaginesi, greci, etruschi e, tra i primi cristiani, ancora come simbolo della resurrezione.

Cosa simboleggia lo scarabeo?

Nell’antico Egitto lo scarabeo era simbolo della resurrezioneGli egizi credevano infatti che lo scarabeo della specie “stercorario” potesse rigenerarsi dalla palla di sterco che l’insetto fa rotolare davanti a sé. Inoltre, la palla veniva collegata con il disco solare che “rinasce” dopo la notte: il nome egizio dell’insetto, kheperer, è simile a quello del dio Khepri, il Sole, che sorge generato dalla Terra. Ampia diffusione. Gli amuleti a forma di scarabeo venivano posti sulle mummie (“scarabei del cuore”, sulla cui faccia inferiore venivano scritte preghiere e formule augurali) per simboleggiare la rinascita del defunto, ma venivano anche indossati come monili. L’uso dello scarabeo si allargò poi tra fenici, cartaginesi, greci, etruschi e, tra i primi cristiani, ancora come simbolo della resurrezione.


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http://www.focus.it/cultura/storia/cosa-simboleggia-lo-scarabeo

giovedì 15 maggio 2014

Keplero formula la terza legge del movimento dei pianeti: I quadrati dei tempi che i pianeti impiegano a percorrere le loro orbite sono proporzionali ai cubi delle loro distanze medie dal sole


15 maggio 1618. Johannes Kepler formula la terza legge del movimento dei pianeti:
i quadrati dei periodi di rivoluzione di due pianeti stanno tra loro come i cubi delle loro distanze medie dal Sole.

I quadrati dei tempi che i pianeti impiegano a percorrere le loro orbite sono proporzionali ai cubi delle loro distanze medie dal sole”.
Keplero

Grazie a questa scoperta lo scienziato descrisse i meccanismi che regolano i movimenti delle grandi masse nell’universo.



giovedì 24 aprile 2014

Paul Karl Feyerabend. Abbiamo bisogno di un sogno. “Come possiamo esaminare qualcosa che stiamo usando continuamente? Come possiamo analizzare i termini nei quali esprimiamo di solito le nostre osservazioni piú semplici e dirette, e riportarne in luce i presupposti? In che modo possiamo scoprire il tipo di mondo che presupponiamo, dati i nostri modi di procedere abituali? La risposta è chiara: non possiamo scoprirlo dall’‹interno›. Abbiamo bisogno di un modello di critica ‹esterno›, abbiamo bisogno di un insieme di assunti alternativi o, dal momento che questi assunti saranno del tutto generali, di costruire, per cosí dire, un intero mondo alternativo, ‹abbiamo bisogno di un sogno al fine di scoprire i caratteri del mondo reale in cui pensiamo di vivere› (e che in realtà potrebbe essere solo un altro mondo di sogno).



Paul Karl Feyerabend. Abbiamo bisogno di un sogno.
Come possiamo esaminare qualcosa che stiamo usando continuamente?
Come possiamo analizzare i termini nei quali esprimiamo di solito le nostre osservazioni piú semplici e dirette, e riportarne in luce i presupposti? In che modo possiamo scoprire il tipo di mondo che presupponiamo, dati i nostri modi di procedere abituali?
La risposta è chiara: non possiamo scoprirlo dall’‹interno›. Abbiamo bisogno di un modello di critica ‹esterno›, abbiamo bisogno di un insieme di assunti alternativi o, dal momento che questi assunti saranno del tutto generali, di costruire, per cosí dire, un intero mondo alternativo, ‹abbiamo bisogno di un sogno al fine di scoprire i caratteri del mondo reale in cui pensiamo di vivere› (e che in realtà potrebbe essere solo un altro mondo di sogno).”
PAUL KARL FEYERABEND (1924 – 1994), “Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza” (1975), prefazione di Giulio Giorello, trad. di Libero Sosio, Feltrinelli, Milano 2002 (I ed. 1979), 2., p. 28.
“ How can we possibly examine something we are using all the time? How can we analyse the terms in which we habitually express our most simple and straightforward observations, and reveal their presuppositions? How can we discover the kind of world we presuppose when proceeding as we do? 
The answer is clear: we cannot discover it from the ‹inside›. We need an ‹external› standard of criticism, we need a set of alternative assumptions or, as these assumptions will be quite general, constituting, as it were, an entire alternative world, ‹we need a dream-world in order to discover the features of the real world we think we inhabit› (and which may actually be just another dream-world).”
PAUL KARL FEYERABEND, “Against Method. Outline of an Anarchistics Theory of Knowledge”, Verso, London-New York 1993 (third edition, first published by New Left Books, London-New York 1975), 2, p. 22.




Paul Karl Feyerabend. Le invenzioni di Galileo a sostegno di Copernico.

Quando l’«idea pitagorica» del moto della Terra fu richiamata in vita da Copernico, si imbatté in difficoltà superiori a quelle cui si trovava di fronte la contemporanea astronomia tolemaica. A rigore, la si sarebbe dovuta considerare confutata. Galileo, che era convinto della verità della concezione copernicana e che non condivideva la fede abbastanza comune, anche se non universale, in un’esperienza stabile, ricercò nuovi tipi di fatti che potessero essere accettati da tutti. Egli si procurò tali fatti in due modi diversi. Innanzitutto attraverso l’invenzione del ‹cannocchiale›, che mutò il ‹nucleo sensoriale› dell’esperienza quotidiana sostituendolo con fenomeni sconcertanti e inspiegati; e ‹col suo principio di relatività e la sua dinamica›, che ne modificarono le componenti ‹concettuali›. Né i fenomeni né le nuove idee del moto erano accettabili per il senso comune (o per gli aristotelici). Inoltre si potrebbe dimostrare facilmente che le teorie associate erano sbagliate. Eppure queste teorie sbagliate, questi fenomeni inaccettabili, vengono distorti da Galileo e sono convertiti in un forte sostegno a favore di Copernico. L’intero ricco serbatoio dell’esperienza quotidiana e dell’intuizione viene utilizzato nel ragionamento, ma i fatti che esse sono invitate a rievocare vengono riorganizzati in modi nuovi, vengono compiute approssimazioni, vengono tralasciati effetti noti, vengono tracciate linee concettuali diverse, così che emerge ‹un nuovo genere di esperienza, costruito› quasi d’aria sottile. Questa nuova esperienza viene poi ‹solidificata› insinuando che in realtà essa è familiare al lettore da sempre. Essa si consolida cosí e viene ben presto accettata come una verità sacrosanta, nonostante il fatto che le sue componenti concettuali siano incomparabilmente piú speculative di quanto non siano le componenti concettuali del senso comune. Possiamo dire perciò che la scienza di Galileo si fonda su una ‹metafisica esemplicata›. La distorsione consente a Galileo di far progressi ma impedisce a quasi chiunque altro di fare del suo sforzo la base di una filosofia critica (anche oggi si pone l’accento o sulla matematica, o sui suoi presunti esperimenti, o sul suo frequente appello alla «verità», e si trascurano quasi completamente i suoi procedimenti propagandistici). Io suggerisco che ciò che Galileo fece fu di usare teorie confutate l’una a sostegno dell’altra, che in questo modo costruì una nuova visione del mondo legata in modo vago (ammesso che lo fosse!) con la cosmologia anteriore (compresa l’esperienza quotidiana), che stabilì connessioni inventate di san pianta con gli elementi percettuali di questa cosmologia, che solo oggi sono sostituiti da teorie genuine (ottica, fisiologia, teoria del continuo) e che, ogni volta che gli fu possibile, sostituì vecchi fatti con un nuovo tipo di esperienza, che egli semplicemente ‹inventò› allo scopo di sostenere Copernico.”
PAUL KARL FEYERABEND (1924 – 1994), “Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza”, prefazione di Giulio Giorello, trad. di Libero Sosio, Feltrinelli, Milano 2002 (III ed., I ed. 1979), 12. ‘Tali metodi «irrazionali» di sostegno sono necessari a causa dello «sviluppo diseguale» (Marx, Lenin) di parti diverse della scienza. Il copernicanesimo e altri ingredienti essenziali della scienza moderna sono sopravvissuti solo perché nel loro passato la ragione fu spesso ignorata’, pp. 130 – 131.





“ When the «Pythagorean idea» of the motion of the earth was revived by Copernicus it met with difficulties which exceeded the difficulties encountered by contemporary Ptolemaic astronomy. Strictly speaking, one had to regard it as refuted. Galileo, who was convinced of the truth of the Copernican view and who did not share the quite common, though by no means universal, belief in a stable experience, looked for new kinds of fact which might support Copernicus and still be acceptable to all. Such facts he obtained in two different ways. First, by the invention of his ‹telescope›, which changed the ‹sensory core› of everyday experience and replaced it by puzzling and unexplained phenomena; and by his ‹principle of relativity and his dynamics›, which changed its ‹conceptual components›. Neither the telescopic phenomena nor the new ideas of motion were acceptable to common sense (or to the Aristotelians). Besides, the associated theories could be easily shown to be false. Yet these false theories, these unacceptable phenomena, were transformed by Galileo and converted into strong support of Copernicus. The whole rich reservoir of the everyday experience and of the intuition of his readers is utilized in the argument, but the facts which they are invited to recall are arranged in a new way, approximations are made, known effects are omitted, different conceptual lines are drawn, so that a ‹new kind of experience› arises, ‹manufactured› almost out of thin air. This new experience is then ‹solidified› by insinuating that the reader has been familiar with it all the time. It is solidified and soon accepted as gospel truth, despite the fact that its conceptual components are vastly more speculative than are the conceptual components of common sense. Following positivistic usage we may therefore say that Galileo’s science rests on an ‹illustrated metaphysics›. The distortion permits Galileo to advance, but it prevents almost everyone else from making his effort the basis of a critical philosophy (for a long time emphasis was put either on his mathematics, or on his alleged experiments, or on his frequent appeal to the «truth», and his propagandistic moves were altogether neglected). I suggest that what Galileo did was to let refuted theories support each other, that he built in this way a new world-view which was only loosely (if at all!) connected with the preceding cosmology (everyday experience included), that he established fake connections with the perceptual elements of this cosmology which are only now being replaced by genuine theories (physiological optics, theory of continua), and that whenever possible he replaced old facts by a new type of experience which he simply ‹invented› for the purpose of supporting Copernicus.”
PAUL KARL FEYERABEND, “Against Method: Outline of an Anarchistic Theory of Knowledge”, Verso, London 1993 (Third edition, First published by New Left Books, London 1975), 11 ‘Such ‹irrational› methods of support are needed because of the ‹unevendevelopment› (Marx, Lenin) of different parts of science. Copernicanism and other essential ingredients of modem science survived only because reason was frequently overruled in their past’, pp. 120 – 121.

sabato 11 gennaio 2014

Capo Giuseppe. Elios, il padre celeste. La terra fu creata con l'aiuto del sole, e tale dovrebbe restare... La terra fu fatta senza linee di demarcazione, e non spetta all'uomo dividerla... Io non ho mai detto che la terra è mia per farne ciò che mi pare. L'unico che ha il diritto di disporne è chi l'ha creata. Io chiedo il diritto di vivere sulla mia terra e di accordare a voi il privilegio di vivere sulla vostra


Greco Ἥλιος, -ου, in latino Hēlĭus,-i o Sol,-is

Farfalla d'inverno...

Ciò che sostiene la vita...
è una piccola corrente elettrica di luce
mantenuta dal Sole...
Albert Szent-Gyorgyi -
Premio Nobel medicina fisiologia 1937

La farfalla
non conta i mesi
ma gli attimi...
fa che la tua vita
danzi sui bordi del Tempo
come rugiada
sulla punta di una foglia!
Rabindranath Tagore

La farfalla non conta gli anni ma gli istanti:
per questo il suo breve tempo le basta.
Tagore


La Musica scava il cielo.
La musique creuse le ciel.
Charles Beaudelaire


Elios, il padre celeste.
La terra fu creata con l'aiuto del sole, e tale dovrebbe restare... 
La terra fu fatta senza linee di demarcazione, e non spetta all'uomo dividerla... 
Io non ho mai detto che la terra è mia per farne ciò che mi pare. 
L'unico che ha il diritto di disporne è chi l'ha creata. 
Io chiedo il diritto di vivere sulla mia terra e di accordare a voi il privilegio di vivere sulla vostra.
Heinmont Tooyalaket dei Nez Percés - Capo Giuseppe


Il sole è la medicina più potente e gratuita di cui disponiamo. 
La nostra relazione con il sole è fondamentale per vivere in salute. 
Lo stile di vita quotidiano è alterato e va cambiato. 
Una corretta esposizione con il sole è benefica e cura molte malattie. 
La luce contiene una informazione che può giungere a noi direttamente, attraverso la nostra coscienza. 
Gli esseri viventi emanano luce a livello cellulare (biofotoni). 
Noi dialoghiamo attraverso la nostra luce prima dei pensieri e delle parole. 
Un dialogo che avviene a livello cellulare. 
Questo linguaggio, il “codice della luce”, agisce sia sulla materia sia sulle emozioni. 
Possiamo guardare al Sole come a un modello evolutivo. 
Possiamo ripercorrere i problemi dal “punto di vista” del Sole. 
Quando la coscienza umana diventa 'solare' allora accede a un piano evolutivo superiore. 
Daniel Lumera 
https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=2He4c-E3bbs 



giovedì 20 settembre 2012

Antonio de Curtis. Totò. Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità. Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore e la fame, il freddo, l'amore senza speranza, la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate alla fine di una recita in un teatrucolo di provincia; e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffellatte, la prepotenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione. Insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita.

Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità. Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore e la fame, il freddo, l'amore senza speranza, la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate alla fine di una recita in un teatrucolo di provincia; e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffellatte, la prepotenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione. Insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita.
Antonio de Curtis, Totò


Io amo la luna, assai più del sole. Amo la notte, le strade vuote, morte, la campagna buia, con le ombre, i fruscii, le rane che fanno cra cra, l’eleganza tetra della notte. È bella la notte: bella quanto il giorno è volgare. Io amo tutto ciò che è scuro, tranquillo, senza rumore. La risata fa rumore. Come il giorno. 
Antonio de Curtis. Totò

L'umanità io l'ho divisa in due categorie di persone: uomini e caporali.
La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza la minima soddisfazione, sempre nell'ombra grigia di un'esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l'autorità, l'abilità o l'intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque, dottore, ha capito? Caporali si nasce, non si diventa: a qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso: hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera.
Camillo Mastrocinque, Siamo uomini o caporali (1955)
Antonio de Curtis. Totò


-Uhh signora m'hanno fatto uno scherzo!! M'hanno incatenato le posate!
-No no non farci caso è un'usanza di mia moglie quando c'è un ospite.
-Sono d'argento!
-Grazie del pensiero!
-No niente!!


A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare?
Antonio de Curtis. Totò

Ognuno ha la faccia che ha, ma c’è gente che esagera
Antonio de Curtis. Totò

Lo so, dovrei lavorare invece di cercare dei fessi da imbrogliare,
ma non posso, perché nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro
Antonio de Curtis. Totò

Non pigliare la pasta grossa che non la digerisco.....
.....Pasquà, tu con questa fame digerisci pure le corde di contrabbasso.
Antonio de Curtis. Totò

Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire
Antonio De Curtis. Totò

Questa è la civiltà; hai tutto ciò che ti serve quando non ne hai bisogno
Antonio de Curtis. Totò


Ogni mattina Totò, appena uscito di casa,distribuiva ai poveri diecimila lire in biglietti da mille ciascuno.Si sparse la voce nel quartiere tanto che i mendicanti arrivavano sotto casa prima che il Principe uscisse con la speranza di essere i primi della coda. Andò a finire che gli inquilini scocciati dal viavai dei mendicanti,aggiungessero un nuovo articolo al regolamento di condominio:era fatto obbligo al custode di tener lontani dal palazzo tutti gli importuni. Totò soffrì tantissimo per quella clausola che lui giudicava ingiusta e il giorno in cui andò in vigore,porse le diecimila lire al suo autista: "Prendile tu io non so iniziare la giornata senza prima aver regalato qualche soldo"



"Totò mi curava vicino al letto, avevo vent' anni, era un periodo in cui non potevo muovermi a causa dei dolori, lui mi faceva le pezzuole di lana col ferro da stiro e me le poggiava sul petto, veniva ad assistermi tutti i giorni anche dopo lo spettacolo. Mi cantava la macchietta de "Il Portavoce", ed io dal ridere, mi sentivo male, tanto da essere costretto a mandarlo via"
Eduardo De Filippo


Principe Antonio de Curtis - in arte " Toto' "
Con una spesa di quarantacinque milioni, tutti a suo carico, Totò fece costruire un canile, che chiama Ospizio dei trovatelli, per ospitare quei cani randagi che riescono a scampare alla caccia degli accalappiacani romani. Ad ognuna delle bestiole Totò aveva dato un nome: Stortone, che aveva le zampe anteriori sbilenche; Tabù, che era un incrocio di molte razze; RosinaMartino..... Ben presto i cani da venti diventarono duecentoquarantacinque e Totò non li abbandonò mai.Anzi, una volta, per uno di loro che non aveva le zampe posteriori, aveva fatto costruire un congegno con due piccole ruote, in modo che, sia pure a fatica,potesse muoversi.
La stampa era stata però molto critica e ingenerosa con Totò, del cui gesto non aveva compreso né il senso né lo spirito. Alcuni giornali scrissero che il principe di Bisanzio, di fronte a tanta umanità sofferente, si preoccupava di costruire apparecchi ortopedici per cani. Ma Totò non reagì, perché non intendeva spiegare quello che gli altri non avevano capito.

Signori si nasce
-Duecentoventi cani?!? E perché? Che se ne fa di 220 cani?!
-Me ne faccio, signorina mia, che un cane val più di un cristiano. Lei lo picchia e lui le è affezionato l’istesso, non gli dà da mangiare e lui le vuole bene l’istesso, lo abbandona e lui le è fedele l’istesso. Il cane è nu signore, tutto il contrario dell’ uomo.
Oriana Fallaci intervista Totò. Da «L'Europeo», 1963



Una delle volte che mi recai a casa sua, alcuni anni fa, mi espresse il desiderio di venire a visitare la mia villetta sulla Nomentana, e dopo pochi giorni ci riunimmo nella mia casa. Dopo colazione andammo a sorbire una tazzina di caffè in giardino. Ad un certo punto, passeggiando, portò la mano destra sugli occhi e tenendola curva a schermo contro il sole il cui riverbero troppo forte non gli faceva ben distinguere qualcosa che aveva attirato la sua attenzione, fissò un punto e disse: «Che c'è là? ». « È il cimitero dei miei cani », risposi. Si fermò all'istante. Guardò meglio, chiuse ancora meglio la mano sull'occhio destro a guisa di cannocchiale per meglio diaframmare la vista (quel poco di vista che gli era rimasta) e lesse, lentamente decifrando ogni parola, una scritta, composta da me, scolpita su una delle dodici lapidette: 
«Tanto ti fui fedele o mio padrone / 
tanto t'ho amato e t'ho voluto bene / 
che son felice in questa eterna cuccia / 
come a dormir tra le tue care braccia ».
Finito di leggere si girò verso di me e tendendomi le braccia disse:
«Damme nu bacio... m'è fatto chiagnere!».
Mi baciò. Ricambiai il gesto senza immaginare che quell'abbraccio caro ed affettuoso tra noi due sarebbe stato l'ultimo.
(da Una famiglia difficile, Marotta, Napoli 1976)

Totò all'età di 17 anni decide di arruolarsi nell'esercito.
Presentatosi al Distretto Militare di Napoli viene assegnato al XXII Reggimento di Pisa, ma ben presto resosi conto che la vita militare non fa per lui diventa uno specialista nel marcare visita inventandosi di volta in volta i malanni più disparati. Dopo qualche settimana viene trasferito al 182° Battaglione di fanteria destinato ad andare in Francia. Ma prima della partenza per il fronte il comandante del battaglione li avverte che coabiteranno insieme ad un reparto di soldati marocchini e li mette in guardia sulle loro strane abitudini sessuali. Totò è terrorizzato e alla stazione di Alessandria si inventa un attacco epilettico così perfetto da essere ricoverato all'ospedale militare e da lì passerà all'88 Reggimento di stanza a Livorno.








Girava per le strade del suo quartiere mettendo soldi sotto le porte dei più bisognosi ... senza pretendere niente in cambio! Il mio mito.


Mario Pistorio
"più conosco gli uomini e più amo le bestie" dal film Siamo uomini o caporali.




C'è una bellissima intervista della rai a Toto a casa sua in cui parla dei suoi cani e dice che la domenica si veste da cani, cioè con vestiti vecchi per andare a passare il pomeriggio al suo canile.
...le bestie sono meglio dei cristiani...




È proprio vero che "Signori si nasce e lui modestamente lo nacque" ricordo che alla sua morte la rivista Grand Hotel gli dedicô la copertina con il principe attorniato dai suoi cani.




C'era un principe senza casato 
che aveva cambiato la sua identità
Diventato un attore importante
pe' tutta sta gente era il grande Totò
E cuntento morì in povertà
p'ajutà tanta gent'a campà
Chillu principe ricco ind'o core

ma quant'allegria c'ha saputo purtà




Uno quando è nobile dentro diventa grande ......Totò era nobile di famiglia e di cuore e nessuno lo dimentica !!!!





Onore alla memoria del principe de Curtis Comeno di Bisanzio, Re di Napoli e unico Re degno del titolo che ebbe l'Italia!



Una volta lessi la biografia di Totò, e il libro spiegava che Totò teneva molto al titolo di principe, arrivò persino a difenderlo in tribunale in un paio di occasioni, ma lessi anche come anche ora che aveva un gran lato nobile e caritatevole, io personalmente posso dire che sono più queste qualità che lo resero, un nobile.




grande uomo e cuore grande...era umano sia cm attore che cm uomo...era umile verso chi era bisognoso...non solo gente di strada ma anche verso i suoi grandi attori e colleghi se non amici...sì totò aiutava senza voler niente in cambio...grande totò...!!?




prima davamo lezioni al mondo intero... di scienza, di ricerca, di umanità, di galanteria etc etc



La foto ritrae l'attrice e ballerina Eugenia (detta Liliana) Castagnola. È tragicamente nota perché a 34 anni si suicidò per amore verso il leggendario artista partenopeo Totò, che fu duramente colpito dal gesto. Prima di lui ebbe molte storie d'amore in tutta Europa ma quello verso Totò era un sentimento davvero sincero e passionale che lui non comprese. Fu così che decise di farla finita assumendo una eccessiva dose di barbiturici. Gli effetti su Totò, che ritrovò il corpo il mattino seguente, furono devastanti: il peso della responsabilità, il non aver capito l'intensità dei sentimenti di lei e i rimorsi per aver pensato «ha avuto molti uomini, posso averla senza assumermi alcuna responsabilità», lo accompagnarono per tutta la vita, tanto che decise di seppellirla nella cappella dei De Curtis a Napoli nella tomba sopra la sua e decretò che, qualora avesse avuto una figlia, invece di battezzarla col nome della nonna paterna Anna (secondo l'uso napoletano), le avrebbe dato il nome di Liliana, cosa che poi effettivamente fece con la figlia Liliana De Curtis. L'attore volle conservare negli anni un fazzoletto intriso di rimmel che raccolse la mattina del ritrovamento del corpo senza vita di Liliana, con il quale verosimilmente ella si asciugò le lacrime in attesa della morte. Questo è il testo della sua straziante lettera d'addio: « Antonio, potrai dare a mia sorella Gina tutta la roba che lascio in questa pensione. Meglio che se la goda lei, anziché chi mai mi ha voluto bene. Perché non sei voluto venire a salutarmi per l'ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatto felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano... Ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero? Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno. Te l'ho giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un gattaccio nero mi è passato dinnanzi. E, ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù per la strada, miagola in continuazione. Che stupida coincidenza, è vero?... Addio. Lilia tua » Grazie a All'ombra de' cipressi per foto e didascalia!





« È morta, se n’è ghiuta ‘n paraviso!
Pecchè nun porto ‘o llutto? Nun è cosa rispongo ‘a gente e faccio ‘o pizzo a riso ma dinto ‘o core è tutto n’ata cosa! »
La poesia che Totò le dedicò ♡



 




giovedì 2 febbraio 2012

Elisabeth Kubler Ross. Le persone sono come le vetrate. Scintillano e brillano quando c'è il sole, ma quando cala l'oscurità rivelano la loro bellezza solo se c'è una luce dentro.

ॐ Open Your Mind ॐ
Le persone sono come le vetrate.
Scintillano e brillano quando c'è il sole, ma quando cala l'oscurità rivelano la loro bellezza solo se c'è una luce dentro. 
Elisabeth Kubler Ross
Liz EstradaMa quando cala l'oscurità rivelano la loro bellezza solo se c'è una luce dentro

giovedì 1 dicembre 2011

Amore, Sole, Cielo.


Anche dopo tutto questo tempo il sole non dice mai alla terra:"mi sei debitrice". Guardate cio' che accade con un amore cosi' grande, s'illumina tutto il cielo 
Hafits

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