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sabato 28 giugno 2014

Janine Puget. La psicoanalisi è nata sotto l'egida di un'ideologia borghese in cui prevaleva l'ipotesi di una realtà psichica costruita all'interno della relazione madre, padre, bambino. Quest'ipotesi poggiava su una teoria pulsionale, rispetto alla quale l'influenza del contesto sociale appariva secondaria. Ma è possibile pensare che la realtà sociale esterna, il non-io, non abbia rappresentazione nella realtà psichica?


"La psicoanalisi è nata sotto l'egida di un'ideologia borghese in cui prevaleva l'ipotesi di una realtà psichica costruita all'interno della relazione madre, padre, bambino. Quest'ipotesi poggiava su una teoria pulsionale, rispetto alla quale l'influenza del contesto sociale appariva secondaria. Ma è possibile pensare che la realtà sociale esterna, il non-io, non abbia rappresentazione nella realtà psichica?"
[...] "Riconoscere l'influenza del contesto sociale sulll'apparato psichico e sul setting terapeutico e scoprirne la rappresentazione mentale non è un approccio adottato facilmente dalla teoria psicoanalitica, per diverse ragioni. D'altro canto, in Argentina, sono ormai numerosi gli psicoanalisti impegnati nell'elaborazione di modelli teorici sugli effetti psicologici della repressione politica durante la dittatura." (pagg. 2 e 3).

Janine Puget, Stato di minaccia e psicoanalisi, in: Violenza di stato e psicoanalisi, di J,Puget, R.Kaes e altr*. 1989 Parigi,ed.it.1994.



giovedì 20 marzo 2014

Turgenev. Padri e figli. La maggior parte della gente non capisce come altri possano soffiarsi il naso in un modo diverso dal loro

La felicità è come la salute. Se non te ne accorgi, vuol dire che c'è.
Ivan Turgenev

La maggior parte della gente non capisce come altri possano soffiarsi il naso in un modo diverso dal loro.
Ivan Turgenev, Padri e figli

Io penso: eccomi qui sdraiato all'ombra di un pagliaio... 
Il piccolo posto che occupo è così minuscolo in confronto allo spazio restante, dove io non ci sono e dove non c'entro niente; e la parte del tempo che mi riuscirà di vivere è così insignificante di fronte all'eternità, dove non c'ero e non ci sarò... E in questo atomo, in questo punto matematico, il sangue circola, il cervello lavora, e anche lui vuole qualcosa... Che assurdità! Che sciocchezze!
Ivan Turgenev, Padri e figli

Se aspettiamo il momento in cui tutto, assolutamente tutto sia pronto, non incominceremo mai....
Ivan Turgenev


Ivano Paolo Todde
Non mi piace più


«Un nichilista» proferì Nikolaj Petrovicˇ. «Viene dal latino nihil, nulla, per quanto posso giudicare; dunque questa parola indica un uomo, il quale...il quale non ammette nulla?».
«Di’ piuttosto: il quale non rispetta nulla» riprese Pavel Petrovicˇ.
«Il quale considera tutto da un punto di vista critico», osservò Arkadij.
«E non è forse lo stesso?» domandò Pavel Petrovicˇ.
«No, non è lo stesso. Il nichilista è un uomo che non s’inchina dinanzi
a nessuna autorità, che non presta fede a nessun principio, da qualsiasi rispetto tale principio sia circondato».
«E ti pare una bella cosa?» lo interruppe Pavel Petrovicˇ.
«Secondo chi, zio. Per taluno ne deriva un bene, e per qualcun altro un
gran male».
«Ah, così? Beh, vedo che non è una partita di nostra competenza. Noi
siamo gente del vecchio secolo, noi riteniamo che senza “prensìp”
[...] accettati, come tu dici, per dogma, non si può muovere un passo,
non si può trarre un respiro... Come vi chiamate?»
«Nichilisti» proferì distintamente Arkadij.
«Sì, prima c’erano gli hegeliani, ora ci sono i nichilisti. Vedremo come
farete a esistere nel vuoto, nello spazio senz’aria...»
Ivan Turgenev, Padri e figli



È nichilista.
– Che cosa? – domandò Nicolaj, mentre Pavel, alzato
il coltello con in punta un pezzetto di burro, rimaneva
immobile.
– È nichilista, – ripetè Arcadij.
– Nichilista, – pronunciò Nicolaj, – deve venir dal
latino «nihil», per quanto io posso giudicare: «nihil»,
niente; forse con cotesto appellativo si vuole indicare un
uomo il quale.... che non riconosce niente?
– Di’ meglio: che niente rispetta, – corresse Pavel,
rimettendosi a spalmare il burro.
– Cioè, – osservò Arcadij, – un uomo che guarda
ogni cosa da un punto di vista critico.
– E non torna lo stesso, forse? – domandò Pavel.
– No, non è mica lo stesso. Il nichilista è un uomo che
non si piega a nessuna specie di autorità, che nessun
principio accetta per fede, per quanto questo principio
abbia credito e culto fra la gente.
– E ti par questa una bella cosa? – venne su Pavel.
– Secondo le persone, caro zio. Gli uni ci trovano il
fatto loro; gli altri no.
– Bravo!... Vedo però che cotesto non ci en
tra in capo
a noialtri. Noi, gente all’antica, noi reputiamo che senza
principii (Pavel pronunciava questa parola con
dolcezza, alla francese; Arcadij invece appoggiava forte
sulla prima sillaba), senza principii accettati per fede,
come dici tu, non si va avanti, non si arriva. «Vous avez
changé tout cela».... e che Dio vi consoli e vi prosperi;
noi ci contenteremo di ammirarvi, cari i miei.... come si
dice?
–Nichilisti, –rispose Arcadij pronunciando
spiccatamente la parola.
- Sicuro. Prima c’erano gli hegeliani; adesso ci sono i
nichilisti. Staremo a vedere come farete a vivere nel
vuoto, nel nulla, senz’aria respirabile....
Ivan Turgenev, Padri e figli, V.


Il tempo, si sa, vola a volte veloce come un uccello, a volte scivola lento come un verme, ma la sensazione migliore per l’uomo sta nel non accorgersi nemmeno se il tempo stia trascorrendo piano o in fretta.
Ivan Turgenev, Padri e figli



martedì 24 settembre 2013

Louise Bourgeois. Utilizzo un linguaggio simbolico per esprimermi. Bisogna impregnare la materia di sentimenti. Il mio bisogno di utilizzare materiali soffici e stoffe, di far ricorso al cucito e alla bendatura dice la paura della separazione e dell'abbandono. Le emozioni sono proiettate all'esterno, in una forma e in uno spazio. L'inconscio è portato alla coscienza attraverso l'arte.[...] La mia arte è un modo esorcizzare i demoni che la inseguono fin dall'infanzia... una volta terminata la scultura sento che ha eliminato l'ansia che provavo




Il mio lavoro è l'opera di ricostruzione di me stessa e trova origine nella mia infanzia... la memoria e i cinque sensi sono strumenti di cui mi servo. Il mio lavoro riguarda la fragilità del vivere e la difficoltà di amare ed essere amati. Utilizzo un linguaggio simbolico per esprimermi. Bisogna impregnare la materia di sentimenti. Il mio bisogno di utilizzare materiali soffici e stoffe, di far ricorso al cucito e alla bendatura dice la paura della separazione e dell'abbandono. Le emozioni sono proiettate all'esterno, in una forma e in uno spazio. L'inconscio è portato alla coscienza attraverso l'arte.[...] La mia arte è un modo esorcizzare i demoni che la inseguono fin dall'infanzia... una volta terminata la scultura sento che ha eliminato l'ansia che provavo. Gli artisti progrediscono così: non è che migliorino, è solo che ogni volta sono capaci di resistere meglio ai loro propri assalti. L' unica vera arte che ho praticato tutta la vita è stata l'arte di combattere la depressione, la dipendenza emotiva... quello che mi interessa è la conquista della paura. Nascondersi, confrontarsi, esorcizzare, vergognarsi, tremare e alla fine avere paura della paura stessa. Questo è il mio tema. Questo credo è il tema.
Louise Bourgeois. Distruzione del padre, Ricostruzione del padre. 
Scritti e interviste Quodlibet


Il fallo è per me oggetto di tenerezza. Ha a che fare con la vulnerabilità e la protettività.
Dopo tutto ho vissuto con quattro uomini, mio marito e i miei tre figli. Io ero la protettrice.
Anche se mi sento protettiva nei confronti del fallo, non significa che non ne abbia paura.
“Non svegliare il can che dorme.” Si nega la paura con tecniche da domatore di leoni.
Pericolo e assenza di paura convivono. Con le donne non c’è pericolo, ma neanche eccitazione."
Louise Bourgeois - : Distruzione del padre. Ricostruzione del padre. Scritti e interviste 1923-2000


lunedì 24 settembre 2012

"Hai usato proprio tutte le tue forze?", gli chiese il padre. "Si", rispose il bambino. "No", ribattè il padre, "perchè non mi hai chiesto di aiutarti". Avere l'umiltà di chiedere aiuto a volte è usare "tutte" le nostre forze.

 
Il padre guardava il suo bambino che cercava di spostare un vaso di fiori molto pesante.
Il piccolino si sforzava, sbuffava, brontolava, ma non riusciva a smuovere il vaso di un millimetro.
"Hai usato proprio tutte le tue forze?", gli chiese il padre.
"Si", rispose il bambino.
"No", ribattè il padre, "perchè non mi hai chiesto di aiutarti".
Avere l'umiltà di chiedere aiuto a volte è usare "tutte" le nostre forze.

(pinziah)
 
 

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