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"Arrivai alla terra degli Antipodi, e riconobbi di essere al cospetto della quarta parte della Terra. Scoprii il continente abitato da una moltitudine di popoli e animali, più della nostra Europa, dell'Asia o della stessa Africa."
E' impossibile cercare ciò che non si sa di non sapere.
Pertanto non esiste un modo razionale di fare scoperte.
Le scoperte si verificano quando non le si cerca o quando siamo alla ricerca di qualcosa d'altro.
Le scoperte ci arrivano trasportate dalle correnti del caso e si tratta "solo" di stare all'erta per avvertire la loro fugace presenza.
J. A. Rivera, "Tutto quello che Socrate direbbe a Woody Allen"
Dante fa anche capire di essere stato provvidenzialmente condotto, mettendosi allo studio degli autori e dei testi della tradizione della Sapienza, a scoprire tesori di verità, che andavano al di là delle sue aspettative, come "uomo che va cercando argento e fuori de la 'ntenzione trova oro".
Secondo Sofocle fu proprio Palamede a inventare i dadi,come del resto anche gli scacchi, come passatempo per i suoi commilitoni impegnati nel decennale quanto noiosissimo assedio di Troia. Secondo Erodoto, invece, i dadi sarebbero stati inventati dagli abitanti dell Lidia ai tempi di Re Atys. Gli archeologi li hanno smentiti entrambi: dadi rituali per divinare, fatti con astragali marcati su quattro facceil futuro,erano già in uso in tempi preistorici, mentre il più antico dado cubico con facce numerate da 1 a 6 risale al 2000 a.C. ed è stato rinvenuto in Egitto.
Andrea Angiolino e Beniamino Sidoti, Dizionario dei giochi, Zanichelli, Bologna, 2010, pag. 324
“Timeo Danaos et dona ferentes” - “Temo i Greci, anche quando portano doni”
QUESTA FRASE GRIDÒ, LAOCOONTE, VEGGENTE E SACERDOTE TROIANO DI FRONTE AL CELEBRE CAVALLO CHE ERA STATO PORTATO DENTRO LE MURA DELLA CITTÀ. Atena, che parteggiava per i greci, punì Laocoonte mandando Porcete e Caribea, due enormi serpenti marini che uscendo dal mare avvinghiarono i suoi due figli, stritolandoli: il sacerdote cercò di accorrere in loro aiuto ma subì la stessa sorte.
Laocoonte e i suoi due figli lottano con i serpenti. Opera greca della scuola di Rodi (II sec.a.C.), ritrovato a Roma nel '500 ridotto in più frammenti e fu oggetto di un pesante restauro.
[...] Schliemann [scelse], in pieno secolo decimonono, Zeus come Dio e a lui indirizzando le sue preghiere, battezzando Agamennone suo figlio, Andromaca sua figlia, Penelope e Telamone i suoi servitori, e dedicando a Omero tutta la sua vita e i suoi quattrini.
Era un matto, ma tedesco, cioè organizzatissimo nella sua follia che la buona sorte volle ricompensare.
La prima storia che gli raccontò suo padre, quando aveva cinque o sei anni, non fu quella di Cappuccetto Rosso, ma quella di Ulisse, di Achille e di Menelao. Ne aveva otto, quando annunziò solennemente in famiglia che intendeva riscoprire Troia e dimostrare, ai professori di storia che lo negavano, ch'essa era realmente esistita.
[Da adulto, dopo aver divorziato...] mise un annunzio su un giornale chiedendo un'altra moglie, purché fosse greca. La sposò sui due piedi secondo un rito omerico.
Nel 1870 [in Asia Minore] trascorse l'inverno, in un freddo siberiano, a far buchi con sua moglie e i suoi sterratori. Dopo dodici mesi di sforzi inutili e di spese folli, da scoraggiare qualunque apostolo, un giorno un piccone urtò in qualcosa che non era la solita pietra ma una cassa di rame che, scoperchiata, rivelò agli occhi esaltati di quel fanatico ciò che egli subito chiamò "il tesoro di Priamo":migliaia e migliaia di oggetti d'oro e d'argento.
Schliemann telegrafò al Re di Grecia: Maestà, ho ritrovato i vostri antenati."
[Indro Montanelli]
LA CITTA’ DEL MITO. DAL 3.000 a.C. al 400 d.C. STRATO SU STRATO.
Troia è di certo la più famosa città della protostoria mediterranea: scoperta sulla piatta collina di Hissarlik, situata nell'ampia valle dello Scamandro, alla confluenza col Simoenta, a circa 6 km dalla costa occidentale dell'Anatolia settentrionale, presso lo sbocco dei Dardanelli, in un punto strategico all'incrocio dei passaggi dall'Asia all'Europa, all'ingresso del Mar Nero, in una regione di miniere di argento. Il toponimo T. ha probabilmente il significato di un nome comune (Esichio: τροία = πόλις), ma la città era conosciuta anche col nome proto-hittita (preindoeuropeo) di Ilio.
La collina di Hissarlik era nota ai Turchi come "la fortezza", a causa delle mura in rovina che la ricoprivano ed era stata identificata fin dagli inizi del secolo scorso, per le iscrizioni che vi si erano trovate, come il sito della Ilion ellenistica e romana; l'esistenza della città omerica era negata dalla maggior parte degli studiosi che escludevano che i poemi omerici avessero una qualche consistenza storica.
Il primo ad avanzare l'ipotesi che la Troia omerica fosse realmente esistita e si trovasse nel medesimo sito della più tarda città ellenistica e romana fu C. Maclaren nel 1822; alla stessa conclusione giungeva nel 1864, dopo qualche saggio di scavo, F. Calvert, mentre altri cercava T. in una località fornita di sorgenti calde e fredde, su una collina presso lo Scamandro, accanto al piccolo villaggio di BunarbaŞi. Calvert, console americano a Kannakkale e possidente di parte del colle di Hissarlik, nel 1868 mostrò il luogo allo Schliemann, alla cui fede appassionata si deve la scoperta delle rovine di Troia e il riconoscimento sul colle famoso di tenaci segni di abitazioni umane protrattesi senza interruzione dalla prima Età del Bronzo alla fine dell'epoca romana (dal 3.000 a. C. al 400 d C. circa).
Schliemann compì dal 1870 al 1890 sette campagne di scavo.
Nelle sue prime esplorazioni aveva distinto sette livelli sovrapposti designati come città, ma dopo le ricerche del Dörpfeld i livelli salirono a nove ed i successivi scavi americani, soffermandosi specialmente sui primi strati trascurati dai precedenti scavatori (dal I al V), hanno introdotto nell'ambito dei singoli strati numerose suddivisioni fino a raggiungere il numero di 46.
I PERIODI E GLI STRATI.
I periodi da Troia I a Troia V incluso appartengono ad un'era che corrisponde all'antica Età del Bronzo egea, mentre l'inizio di Troia VI segna il principio della media Età del Bronzo; il sesto stanziamento continuò fino all'ultima parte della tarda Età del Bronzo. Con Troia VII un brusco cambiamento segna l'arrivo di un nuovo popolo che poi lasciò deserto il luogo fino al sopraggiungere dei coloni greci (circa 700 a.C.) a cui si deve lo strato di Troia VIII. Troia IX è la città romana di Ilium novum.
Grandi difficoltà ha presentato il tentativo di istaurare una cronologia assoluta per gli strati più antichi, quelli cioè anteriori a Troia VIII:
mancano infatti in quest'epoca documentazioni epigrafiche e solamente per pochi degli oggetti di importazione (soprattutto cicladica e successivamente micenea) si conoscono i dati stratigrafici di ritrovamento.
Nell'ambito delle principali suddivisioni da Troia I a Troia V, e cioè nella prima Età del Bronzo, sono stati riconosciuti attualmente 30 strati per uno spessore complessivo di circa 12 metri. Lo spessore ingente e le numerose stratificazioni fanno supporre un lasso cronologico molto ampio, almeno un millennio, ma forse anche più, durante il quale avvenne un processo lento e costante di evoluzione, senza brusche rotture culturali che possano far supporre invasioni o conquiste da parte di altri popoli; le generali distruzioni che segnano le soglie fra Troia I, II, III, IV e V sono dovute a catastrofi: incendi, terremoti e simili.
L'anima è gretta, si rimproverava Keplero, e si rifugia negli angolini della letteratura anzichè indagare il disegno divino della creazione.
Chi si affida solo alla carta può scoprire alla fine di essere una mera silhouette ritagliata da una velina, che trema e si accartoccia al soffiare del vento.
Claudio Magris. Da DANUBIO. Premio Bagutta 1987
Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra.
Claudio Magris - L'infinito viaggiare
VIAGGIARE INSEGNA LO SPAESAMENTO, a sentirsi sempre stranieri nella vita, anche a casa propria, ma essere stranieri fra stranieri è forse l'unico modo di essere veramente fratelli. Per questo la meta del viaggio sono gli uomini.
Claudio Magris, L'infinito viaggiare
Il viaggio- scrittura è un’archeologia del paesaggio; il viaggiatore – lo scrittore – scende come una archeologo nei vari strati della realtà, per leggere anche i segni nascosti sotto altri segni, per raccogliere quante più esistenze e storie possi- bili e salvarle dal fiume del tempo, dall’onda cancellatrice dell’oblio, quasi costruendo una fragile arca di Noè di carta, sebbene consapevole della sua precarietà".
Claudio Magris, Microcosmi
"Si narra che un anziano impiegato di corte dicesse:
«Rigorosamente parlando, l’imperatore Francesco Giuseppe regnò fino alla morte di Johann Strauss» . L’ultima fase della civiltà absburgica appare infatti compresa tra due poli opposti, tra una malinconica consapevolezza del declino, sopportato con tacita dignità, e una leggerezza spensierata e operettistica. Due poli che sono le due facce di una stessa medaglia, due volti dell’ultima illusione mitteleuropea. La vecchiezza dell’imperatore monotono e puntuale riverbera di un tono da leggenda il tramonto austroungarico, e personifica la vana e patetica fermezza contro i colpi che sgretolavano, uno dopo l’altro, la monarchia danubiana. «Mir bleibt doch nichts erspart» [«Proprio nulla mi è risparmiato»]: la frase tante volte ripetuta da Francesco Giuseppe di fronte alle sciagure familiari e politiche riassume il passivo dramma della finis Austriae e suggerisce subito la trasfigurazione mitica di questo crepuscolo, ammantandolo di dignitoso e burocratico senso del dovere. Contemporaneamente questo mondo morente si mette in maschera, vela il proprio declino di una spumeggiante gioia di vivere, evade in una superficiale e dimentica sensualità. Il Danubio giallastro e fangoso diviene azzurro, e dal disfacimento storico-politico si evade in un fugace, sentimentale e godereccio paradiso terrestre. Se la laboriosa pedanteria dell’imperatore suggerisce il mito del burocratico e silenzioso riserbo, la sua uniforme gallonata e la rigida etichetta aprono la strada alla celebrazione dei balli di corte, delle carrozze fastose e dei brillanti ufficiali. La narrativa, il teatro, la poesia e la musica creano il volto sfumato e inconfondibile della Vienna dei valzer, degli amori facili e sentimentali, e del piacere di esistere: una belle époque meno sfrenata ma più danzante e sorridente di quella parigina.
L’operetta è l’idillio di questa sera dell’impero, e molti fili sotterranei legano la frivola banalità dei libretti e le gaie o nostalgiche melodie alle opere dei più maturi scrittori di questa stagione letteraria, come Schnitzler e Hofmannsthal. Man mano si avvicina la fine e le difficoltà dell’impero s’ingigantiscono, l’evasione dalla realtà sociale si accentua, e riveste di uno spensierato edonismo la vita. In questo senso Johann Strauss, il Nervendämon, è la più tipica voce dell’età francogiuseppina, uno dei più validi sostegni dell’alienazione godereccia e musicale del suddito absburgico. La musica, l’arte piú apolitica, era sempre stata la liberazione e la catarsi dell’anima austriaca. «L’Austria è diventata dapprima spirito nella sua musica», dirà Hofmannsthal quando già infuriava la guerra mondiale. Negli ultimi anni dell’imperialregia monarchia questo tentativo di alienazione, di appagamento estetico diventa piú intenso e pressante, assume delle proporzioni piú vaste e scende a un livello piú popolare; la dolce medicina si fa piú superficiale e accessibile. Dalla serenità di Mozart e dall’idillio di Schubert si giunge a Strauss e a Lehàr. Vienna capitale del piacere sarà anche capitale della musica, creando una notevole civiltà culturale per quanto riguarda il legame e l’affiatamento tra arte e pubblico. Anche i grandi musicisti come Gustav Mahler e Richard Strauss collaborano, a loro modo, allo splendore raffinato dell’età di Francesco Giuseppe. Gli anni che vedono Mahler alla direzione dell’Opera di Stato (1897-1907) segnano l’apogeo di questa festa culturale."
CLAUDIO MAGRIS, Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna. Sul bel Danubio blu- Torino, Einaudi
L’essere umano deve viaggiare. Solo in terra straniera egli può essere se stesso; a casa propria deve invece raccontare il suo passato che, nel presente, si trasforma in una maschera pesante e dissimulatrice
Gli scienziati dicono che siamo fatti di atomi ma un uccellino mi ha raccontato che siamo fatti di storie.
Eduardo Galeano
Veniamo da un uovo più piccolo di una testa di spillo, e viviamo su una pietra che gira intorno a una stella nana e che, contro questa stella, prima o poi, si scontrerà. Tuttavia, siamo stati fatti di luce, oltre che di carbonio, ossigeno, merda, morte e altre cose e, in fin dei conti, siamo qui da quando la bellezza dell'universo ha avuto bisogno di essere vista da qualcuno.
Eduardo Galeano
Siamo fatti di tempo. Siamo i suoi piedi e le sue labbra. I piedi del tempo camminano nei nostri piedi. Prima o poi, si sa, i venti del tempo cancelleranno le tracce. Traversata del nulla, passi di nessuno? Le labbra del tempo raccontano il viaggio.
Eduardo Galeano
La Chiesa dice: Il corpo è una colpa.
La scienza dice: Il corpo è una macchina.
La pubblicità dice: Il corpo è un busines.
Il Corpo dice: Io sono una festa.
Eduardo Galeano
Dalle talpe abbiamo imparato a fare i tunnel.
Dai castori abbiamo imparato a costruire dighe.
Dagli uccelli abbiamo imparato a fare le case.
Dai ragni abbiamo imparato a tessere.
Dal tronco che rotolava giù abbiamo imparato la ruota.
Dal tronco che galleggiava alla deriva abbiamo imparato la nave.
Dal vento abbiamo imparato la vela.
Chi ci avrà ma insegnato le cattiverie?
Da chi abbiamo imparato a tormentare il prossimo e a umiliare il mondo?
Eduardo Galeano. Le labbra del tempo
GALEANO
I nessuno
Le pulci sognano di comprarsi un cane,
e i nessuno sognano di non esser più poveri,
che un magico giorno piova all’improvviso la fortuna,
che cada dal cielo la fortuna,
però la fortuna non piove né ieri,
né oggi,né domani,né mai,
e neppure pioviggina,la fortuna
per quanto i nessuno la chiamino,
per quanto gli punga la mano sinistra
o si sveglino col piede destro,o comincino la giornata cambiando la scopa.
I figli di nessuno i padroni di niente,i niente,i nessuno,i ridotti a nessuno.
Correndo dietro all’impossibile,morendo la vita, fottuti e rifottuti.
Che non sono,anche se esistono.
Che non parlano lingue,ma dialetti.
Che non professano religioni,ma superstizioni.
Che non fanno arte,ma artigianato.
Che non producono cultura,ma folklore.
Che non sono esseri umani,ma risorse umane.
Che non hanno un volto,ma braccia.
Che non hanno un nome,ma hanno un numero.
Che non figurano nella storia universale,ma nella cronaca nera della stampa locale.
Che costano meno della pallottola che li ammazza
Eduardo Galeano
Molto recentemente abbiamo saputo che la natura si stanca, come noi, suoi figli:
e abbiamo saputo che, come noi, può morire assassinata. Ormai non si parla di sottomettere la natura: ora perfino i suoi carnefici dicono che bisogna proteggerla. Però nell'uno o nell'altro caso, natura sottomessa o natura protetta, essa è fuori di noi. La civiltà che confonde gli orologi con il tempo, la crescita con lo sviluppo, e la mole con la grandezza, confonde anche la natura con il paesaggio, mentre il mondo, labirinto senza centro, si dedica a rompere il suo stesso cielo.
Eduardo Galeano
Nel 1492 gli indigeni scoprirono di essere indios, scoprirono di vivere in America, scoprirono di essere nudi,
scoprirono che esisteva il peccato, scoprirono di dovere obbedienza a un re e a una regina di un altro mondo e un dio dell'altro cielo, e che quel dio aveva inventato la colpa e il vestito e aveva ordinato che fosse bruciato vivo colui che avesse adorato il sole e la luna e la terra e la pioggia che la bagna.
Eduardo Galeano
“L'economia mondiale è la più efficiente espressione del crimine organizzato. Gli organismi internazionali che controllano valute, mercati e credito praticano il terrorismo internazionale contro i paesi poveri e contro i poveri di tutti i paesi con tale gelida professionalità da far arrossire il più esperto dei bombaroli.”
Eduardo Galeano
Che cos'è la Razza, oltre ad essere una menzogna utile per spremere e sterminare il prossimo?
Nell'anno 1942, quando gli Stati Uniti entrarono nel conflitto mondiale, la Croce Rossa di quel paese decise che il sangue nero non sarebbe stato ammesso nelle sue banche di plasma.
Si sarebbe così evitato che la mescolanza di razze, proibita a letto, si facesse per iniezione.
Qualcuno ha mai visto sangue nero?
Eduardo Galeano
L’utopia sta all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l’orizzonte si allontana di dieci passi. Per quanto cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? A questo: serve a camminare.
Eduardo Galeano
"Quando è sincera, quando nasce dal bisogno di dire, la voce umana non c'è chi possa fermarla. se le tolgono la bocca lei parla con le mani, con gli occhi, con i pori, o con quello che sia. perché tutti, ma proprio tutti, abbiamo qualcosa da dire agli altri, qualcosa che merita di essere celebrata dagli altri, o perdonata."
Eduardo Galeano- da Il Libro degli Abbracci: “Celebrazione della voce umana”
Quella donna è una casa segreta.
Nei suoi meandri,
conserva voci e nasconde fantasmi.
Nelle notti d'inverno riscalda.
Chi entra in lei, dicono, non ne esce mai più.
Io attraverso il profondo fossato che la circonda.
In quella casa verrò abitato.
In lei mi aspetta il vino che mi berrà.
Molto dolcemente busso alla porta e aspetto.
Eduardo Galeano
RICORDARE: Dal latino re-cordis, ripassare dalle parti del cuore.
Non riesco a dormire. C'è una donna che mi sta di traverso alle palpebre. Vorrei mandarla via, ma non posso. Ho una donna qui nella gola.
Eduardo Galeano, da Il libro degli abbracci
Montevideo, 3 settembre 1940 – Montevideo, 13 aprile 2015
Era noto soprattutto come autore de 'Le vene aperte dell'America Latina' (1971), bestseller internazionale e opera politica di riferimento sullo sfruttamento coloniale e post-coloniale del subcontinente sudamericano.
La Chiesa dice che il corpo è da rispettare, affinché non venga trattato come una macchina dalla scienza, come un business dalla pubblicità. La Chiesa dice che è il tempio di Dio, perché il corpo possa percepirsi come un DONO prezioso da proteggere.
La Chiesa ha sempre considerato il corpo terreno impuro, corruttibile e tendente al peccato.
Ora non so, ma nei secoli sì. Non era forse lodevole mortificare il proprio corpo come penitenza?
Non capisco chi si stupisce di questa frase.
PUNTIAMO LO SGUARDO OLTRE L’INFAMIA, PER INDOVINARE UN ALTRO MONDO POSSIBILE: l’aria sarà pulita da tutto il veleno che non venga dalla paure umane e dalle umane passioni; nelle strade, le automobili saranno schiacciate dai cani; LA GENTE NON SARÀ GUIDATA DALLA AUTOMOBILE, NON SARÀ PROGRAMMATA DAI CALCOLATORI, NE' SARÀ COMPRATA DAL SUPERMERCATO, NE' OSSERVATA DALLA TELEVISIONE; LA TELEVISIONE CESSERÀ D’ESSERE IL MEMBRO PIÙ IMPORTANTE DELLA FAMIGLIA E SARÀ TRATTATO COME UNA LAVATRICE O UN FERRO DA STIRO; LA GENTE LAVORERÀ PER VIVERE, INVECE DI VIVERE PER LAVORARE; ai codici penali si aggiungerà il delitto di stupidità che commettono coloro che vivono per avere e guadagnare, invece di vivere unicamente per vivere, COME IL PASSERO CHE CANTA SENZA SAPER DI CANTARE E COME IL BIMBO CHE GIOCA SENZA SAPER DI GIOCARE; in nessun paese verranno arrestati i ragazzi che rifiutano di compiere il servizio militare; GLI ECONOMISTI NON PARAGONERANNO IL LIVELLO DI VITA A QUELLO DI CONSUMO, NE' PARAGONERANNO LA QUALITÀ DELLA VITA ALLA QUANTITÀ DELLE COSE; I CUOCHI NON CREDERANNO CHE ALLE ARAGOSTE PIACCIA ESSERE CUCINATE VIVE; gli storici non crederanno che ai paesi piaccia essere invasi; i politici non crederanno che ai poveri piaccia mangiare promesse; LA SOLENNITÀ NON SARÀ PIÙ UNA VIRTU', e nessuno prenderà sul serio chiunque non sia capace di prendersi in giro; la morte e il denaro perderanno i loro magici poteri, e ne' per fortuna ne' per sfortuna, la canaglia si trasformerà in virtuoso cavaliere; nessuno sarà considerato eroe o tonto perché fa quel che crede giusto invece di fare ciò che più gli conviene; IL MONDO NON SARÀ PIÙ IN GUERRA CONTRO I POVERI, MA CONTRO LA POVERTÀ, E L’INDUSTRIA MILITARE SARÀ COSTRETTA A DICHIARARSI IN FALLIMENTO; il cibo non sarà una mercanzia, ne' sarà la comunicazione un affare, perché CIBO E COMUNICAZIONE SONO DIRITTI UMANI; NESSUNO MORIRÀ DI FAME, PERCHÉ NESSUNO MORIRÀ D’INDIGESTIONE; i bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perché non ci saranno bambini di strada; i bambini ricchi non saranno trattati come fossero denaro, perché non ci saranno bambini ricchi; l’educazione non sarà il privilegio di chi può pagarla; la polizia non sarà la maledizione di chi non può comprarla; la giustizia e la libertà, gemelli siamesi condannati alla separazione, torneranno a congiungersi, ben aderenti, schiena contro schiena; una donna nera, sarà presidente del Brasile e un’altra donna nera, sarà presidente degli Stati Uniti d’America; una donna india governerà il Guatemala e un’altra il Perù; IN ARGENTINA, LE PAZZE DI PLAZA DE MAYO SARANNO UN ESEMPIO DI SALUTE MENTALE, POICHÉ RIFIUTARONO DI DIMENTICARE NEI TEMPI DELL’AMNESIA OBBLIGATORIA; LA SANTA CHIESA CORREGGERÀ GLI ERRORI DELLE TAVOLE DI MOSÈ, E IL SESTO COMANDAMENTO ORDINERÀ DI FESTEGGIARE IL CORPO; LA CHIESA STESSA DETTERÀ UN ALTRO COMANDAMENTO DIMENTICATO DA DIO: “AMERAI LA NATURA IN OGNI SUA FORMA”; SARANNO RIFORESTATI I DESERTI DEL MONDO E I DESERTI DELL’ANIMA; i disperati diverranno speranzosi e i perduti saranno incontrati, poiché costoro sono quelli che si disperarono per il tanto sperare e si persero per il tanto cercare; SAREMO COMPATRIOTI E CONTEMPORANEI DI TUTTI COLORO CHE POSSIEDONO DESIDERIO DI GIUSTIZIA E DESIDERIO DI BELLEZZA, NON IMPORTA DOVE SIANO NATI O QUANDO ABBIANO VISSUTO, giacche' le frontiere del mondo e del tempo non conteranno più nulla; la perfezione continuerà ad essere il noioso privilegio degli dei; però, in questo mondo semplice e fottuto ogni notte sarà vissuta come se fosse l’ultima e ogni giorno come se fosse il primo.
Estratto del libro "L'asilo nel bosco: un nuovo paradigma educativo"
L'UTOPIA SERVE A REALIZZARE I SOGNI:
"......Racconta Eduardo Galeano a quel tale che gli domandava a cosa servisse l’utopia che l’utopia serve a camminare, e noi aggiungiamo, in virtù dell’esperienza di educatori, che ciò che importa non è la meta ma la bellezza del cammino. La nostra utopia è quella di cambiare la scuola italiana un luogo dove la noia e le frustrazioni la fanno da padrone e dove si impara non per il gusto di imparare ma per far contenti genitori ed educatori, col risultato che quella curiosità che è un attitudine innata nei bambini piano piano si spegne per far posto ad un progressivo disinteresse per la scoperta e la conoscenza. Di questo abbiamo parlato la prima volta che abbiamo scambiato due chiacchiere mentre davanti a noi un tramonto colorava di tinte meravigliose una bella giornata d’estate ad Ostia. Il nostro sogno è quello di costruire una scuola dove i bambini e le bambine vadano con piacere, dove si sentono ascoltati e dove crescano, apprendendo quelle competenze che saranno loro utili nella vita, felicemente e umanamente ....."
il libro uscirà tra dicembre e gennaio ma se volete prenotarlo e allo stesso tempo finanziare la nostra campagna di crowdfunding potete farlo a questo link:
L'obiettivo della campagna è quello di rendere disponibili a tutti e gratuitamente,attraverso una piattaforma web, i contenuti dei corsi e dei seminari che abbiamo portato in giro in molte parti d'Italia.costruiamo insieme una nuova scuola, INSIEME SI PUO'. INSIEME TUTTO E 'PIU' BELLO !!
Ci sono due strade su cui viaggia la consapevolezza.Una è opaca,e sta nel cercare le sfumature di ciò che è già noto. ma insoddisfacente.Come se fosse l'inoltrarsi in un vortice senza fondo,per illudere l'esistenza. L' altra sta nell'esplorare l'ignoto che c'è oltre sulla via della ricerca di sé.
Questo è guardare nella fonte, e nell'universo!Questo è il divenire! Questo è vivere!
Sai qual è la più grande tragedia del mondo?" proseguì Ginger, senza minimamente badargli, "tutti quelli che non scoprono mai cosa vogliono fare davvero o qual è il loro talento, "tutti quelli che non riusciranno mai a sapere chi sono davvero. Tutte le occasioni sprecate. Terry Pratchett. Stelle cadenti
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