Visualizzazione post con etichetta Microcosmo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Microcosmo. Mostra tutti i post

martedì 19 gennaio 2016

Georges Lakhovsky. [...] qual’è la forza che fa crescere miliardi di tonnellate di esseri viventi sulla superficie della Terra, qual’è la forza che distrugge tutti gli anni una moltitudine di questi esseri [...]?

Mentre studiavo il nucleo con i suoi filamenti aggrovigliati, cromosomi di qualche micron di lunghezza, condriomi molto più piccoli, fui colpito dalla rassomiglianza di questo sistema con un circuito elettrico oscillante. Scorgendo al microscopio questi minuscoli filamenti agitarsi come un esercito di operai in un’immensa fabbrica, e questo in un minuscolo spazio da 10 a 15 millesimi di millimetro (micron), non si può non essere colpiti dalla grandezza e dal genio del Creatore che realizza questo capolavoro.
Quando in un lampo di genio, ebbi l’intuizione che queste moltitudini di piccoli filamenti ultramicroscopici, con la loro vibrazione, hanno ciascuno la loro vita propria e non sono altro che dei circuiti oscillanti, esclamai in uno slancio di gioia: ‘Ecco la soluzione del problema che mi sono posto per tutta la mia esistenza…’ poiché quante volte mi ero chiesto, come tanti altri, qual’è la forza che fa crescere miliardi di tonnellate di esseri viventi sulla superficie della Terra, qual’è la forza che distrugge tutti gli anni una moltitudine di questi esseri, che sia un giorno, un mese o cent’anni dopo la loro nascita.
Georges Lakhovsky

mercoledì 28 gennaio 2015

venerdì 14 febbraio 2014

Origene. Il seme del pero si ingrandisce per diventare un pero, il seme del noce per diventare noce, il seme di Dio per diventare Dio. Poiché Dio stesso ha seminato, sotterrato, generato questo seme, esso può essere coperto o nascosto, ma non è mai distrutto o estinto: è ardente, luminoso, chiaro, e brucia e tende incessantemente verso Dio.

Il seme del pero si ingrandisce per diventare un pero, il seme del noce per diventare noce, il seme di Dio per diventare Dio. Poiché Dio stesso ha seminato, sotterrato, generato questo seme, esso può essere coperto o nascosto, ma non è mai distrutto o estinto: è ardente, luminoso, chiaro, e brucia e tende incessantemente verso Dio.
Origene


Renditi conto di essere in piccolo un secondo mondo, e che in te sono il Sole, la Luna e anche le stelle
Origene


Ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa: La poesia della fisica.
«La cosa sorprendente è che ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa. E gli atomi nella tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella corrispondente alla tua mano destra.
È la cosa più poetica che conosco della fisica: Tu sei polvere di stelle.
Voi non potreste essere qui se le stelle non fossero esplose, perché gli elementi che concernono l’evoluzione – il carbonio, l’azoto, l’ossigeno, il ferro – non furono creati all’inizio del tempo. Sono stati creati nella fornace nucleare delle stelle, e il solo modo perché si trovassero nel tuo corpo, non è se non che le stelle fossero così gentili da esplodere. Dunque, dimentica Gesù. Le stelle sono morte perché tu potessi essere qui adesso
Lawrence Krauss


stars-and-planets-photo-img355-JPG

mercoledì 26 giugno 2013

Conosci te stesso (γνώθι σαυτόν) e Nulla di troppo (μηδὲν ἄγαν). "Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l'universo e gli Dei”.

Apollo strizzò gli occhi alla luce del sole e con calma, con i muscoli tesi, flesse il suo arco. 
Scagliò le frecce una dopo l'altra fino a quando fu versato il sangue di Pitone e la vita di questi svanì nell’aria. Il drago Pitone, il fedele custode del terreno sacro a Gea, aveva sorvegliato la collina per centinaia di anni fino all’incontro con Apollo. Il dio nonostante la sua natura serena, o forse proprio grazie a questa, trionfò nell’epico scontro e, con la sua vittoria, conseguì il diritto di eleggere come suo santuario i dolci pendii di Delfi


Conosci te stesso (γνώθι σαυτόν) e Nulla di troppo (μηδν γαν).
"Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l'universo e gli Dei”.

Non desiderare mai nulla di troppo
Pittaco

Ti avverto, chiunque tu sia.
Oh tu che desideri sondare gli Arcani della Natura,
se non riuscirai a trovare dentro te stesso
ciò che cerchi
non potrai trovarlo nemmeno fuori.
Se ignori le meraviglie della tua casa,
come pretendi di trovare altre meraviglie?
In te si trova occulto
il Tesoro degli Dei.
Oh! Uomo conosci te stesso e
Conoscerai l’Universo e gli Dei.
Oracolo di Delfi


Dì un po’: com’è che tu misuri il cosmo e i limiti della terra,
tu che porti un piccolo corpo formato da poca terra?
Misura prima te stesso e conosci te stesso,
e poi calcolerai l’infinita estensione della terra.
Se non riesci a calcolare il poco fango del tuo corpo,
come puoi conoscere la misura dell’incommensurabile?
Antologia Palatina, XI 349


“Perciò è detto che se conosci gli altri e te stesso, non sarai in pericolo anche in centinaia di battaglie; se non conosci gli altri ma conosci te stesso, ne vincerai una e perderai l’altra; se non conosci gli altri né te stesso, ogni battaglia ti sarà letale”.
Sun Tzu, L'arte della guerra 


Se abbiamo abbattuto le loro statue, se li abbiamo scacciati dai loro templi, non per questo gli Dei sono morti.
Constantinos Kavafis







Sull'Oracolo di Delfi e tutto ciò che vi ruota intorno si può leggere, con tutta la sua originalità, l'articolo "Conosci te stesso" di Rene' Guenon pubblicato in Il demiurgo e altri saggi per la casa editrice Adelphi.




Apollo del Belvedere. 
Copia romana di un originale in bronzo del IV sec. a.C. 
(Musei Vaticani)






domenica 19 maggio 2013

Laura Bartorelli: Il Cristo è simbolo di rinascita e per dirla alla Baudelaire, ci muoviamo in una foresta di simboli: così come a livello microscopico dove la materia cerca l'organizzazione, anche la coscienza umana vuole metter ordine nel microcosmo individuale

Yogananda scrive “Colui che usa il bisturi per sezionare se stesso, sentirà espandersi entro di sé la pietà universale, egli sarà liberato dalle assordanti pretese dell'io”.  Lo studio di sé è un cammino al buio, puoi decidere se fare questo viaggio con una candela, puoi scegliere di essere tu la candela che illumina il percorso. Il cammino preclude anche di trasformare ciò che non serve, per ottenere un nuovo prodotto. (la trasmutazione).



Il Cristo è simbolo di rinascita e per dirla alla Baudelaire, ci muoviamo in una foresta di simboli: così come a livello microscopico dove la materia cerca l'organizzazione, anche la coscienza umana vuole metter ordine nel microcosmo individuale. Benché questo percorso è individuale e interiore e abbiamo tutte le risposte, c'è bisogno ancora di mappe e di guide. Queste mappe sono rappresentate dai sistemi mitologici, religiosi e dai simboli. Il simbolo unisce due livelli diversi, quello terreno e quello celeste. E' un linguaggio archetipale che può essere decodificato da tutti quelli pronti a leggerne il messaggio.
L'affinamento si ha con l'alchimia, il trasmutamento dell'uomo dell'età dei metalli vili in quello dell'età dell'oro, professato attraverso ripetute distruzioni e ricostruzioni (solve et coagula). Le ascese al cielo e le discese nel mondo sotterraneo sono un aspetto centrale dello sciamanesimo, la religione di quei popoli la cui vita spirituale ruota intorno alla sciamano, una figura religiosa che unisce in sé le caratteristiche del mistico, del visionario, del guaritore, dell'artista, del poeta e del mago. Nello stato di trance raggiunge il centro del mondo per entrare nel mondo dello spirito, attraverso il cammino esistenziale dell'Uomo.

tratto da Il Gioco Infinito
http://www.stazioneceleste.it/e-books/Andreina_Cei-Il_Gioco_Infinito.pdf


sabato 17 marzo 2012

Upanishad. Così come è il corpo umano, tale è il corpo cosmico. Così come è la mente umana, tale è la mente cosmica. Così come è il microcosmo, tale è il macrocosmo. Così come è l’atomo, tale è l’Universo

Così come è il corpo umano, tale è il corpo cosmico.
Così come è la mente umana, tale è la mente cosmica.
Così come è il microcosmo, tale è il macrocosmo.
Così come è l’atomo, tale è l’Universo
Upanishad IX sec. a.c.

Colui che vede tutti gli esseri in sé
e se stesso in tutti gli esseri
non prova più odio
Isha Upanishad


Claude Jensen:
Upa - ni - shad ...letteralmente significa: seduto ai piedi del maestro. Il primo intento di tutte le Upanishad è di rendere cosciente il lettore delle infinite connessioni che esistono tra il micro e il macro-cosmo ...e questo shloka ne è un perfetto esempio




la traduzione del termine "Upanishad" significa "Dottrina Segreta"


Simonetta Giannecchini
la dualità è in ogni cosa..


Si dice che noi siamo là dov'è il nostro desiderio...
com'è il nostro desiderio, tale è la nostra volontà.
Com'è la nostra volontà, tali sono le nostri azioni.
Come ci comportiamo, tali diventiamo.
Bihadaranyaka Upanishad

Voi siete il vostro desiderio stimolante e recondito.
Il vostro desiderio è la vostra volontà.
La vostra volontà è la vostra azione.
La vostra azione è il vostro destino.
Brihadaranyaka Upanishad


Nessun’altra conoscenza è necessaria per conoscere sé stesso, perché nel Sé è tutta la conoscenza.
La lampada non richiede la luce di un’altra lampada per la propria illuminazione
Atmabodha Upanishad


Vi saranno dei monarchi contemporanei che regneranno sulla terra, monarchi dallo spirito rozzo e dal carattere violento, sempre portati alla falsità ed alla malvagità. Essi uccideranno donne, bambini e vacche; si impossesseranno dei beni dei loro sudditi, (o, secondo un’altra traduzione desidereranno la donna altrui); essi avranno un potere limitato... le loro vite saranno brevi, i loro desideri insaziabili... Popoli di diversi paesi, mescolandosi con quelli, seguiranno il loro esempio; ed i barbari, essendo potenti (nell’India) sotto la protezioni dei principi, mentre le tribù pure saranno trascurate, le popolazioni periranno (o, come dice il Commentatore, “i Mlechchha saranno al centro e gli Ârya alla fine”).
 La ricchezza e la pietà diminuiranno ogni giorno, fino a che il mondo non sarà completamente depravato... Soltanto il possesso di beni conferirà il rango; le ricchezze saranno la sola sorgente di devozione; la passione sarà il solo legame fra i sessi, la falsità il solo mezzo di successo nelle controversie; e le donne saranno considerate semplici oggetti per appagare i sensi... I caratteri esterni saranno le sola distinzione dei diversi ordini della vita; la disonestà (anyâya) sarà il mezzo (universale) di sussistenza; la debolezza la causa della dipendenza; la minaccia e la presunzione sostituiranno l’erudizione; la liberalità sarà devozione; un uomo, se ricco, sarà considerato puro; il mutuo consenso sostituirà il matrimonio; i begli abiti prenderanno il posto della dignità... Colui che sarà più forte regnerà... il popolo incapace di sopportare i pesanti fardelli (khara-bhâra, il peso delle imposte ) cercherà rifugio nelle vallate... Così, nell’ Età Kali, la decadenza proseguirà incessantemente, fino a che la razza umana si avvicinerà al suo annientamento (pralaya).
 Quando la fine dell’Età Kali sarà prossima, una parte di quell’Essere Divino che esiste per la propria natura spirituale (Kalkî Avatâra) ….discenderà sulla Terra....dotato delle otto facoltà superumane... Egli ristabilirà la giustizia sulla terra; e la mente di coloro che vivranno alla fine del Kali Yuga sarà risvegliata e resa trasparente come il cristallo. Gli uomini così trasformati... saranno il seme di esseri umani e daranno origine ad una razza che seguirà le leggi dell’Età Krita (o Età della Purezza). Poiché è detto: “Quando il Sole e la Luna e (l’Asterismo Lunare) Tishya, ed il pianeta Giove saranno in una medesima casa, l’Età Krita (o Satya) ritornerà….
 Upanishad




martedì 7 febbraio 2012

Charles Dickens. Abbi un cuore che mai indurisce, un carattere che mai si stanca, ed un tocco che mai ferisce

"- Sono queste le case della febbre, Darby? - domanda freddamente Bucket mentre gira la lanterna su una schiera di orribili topaie. Darby risponde che «lo sono tutte» e che inoltre per mesi e mesi la gente «è stata falciata a dozzine» e che morti e moribondi sono stati trasportati via «come pecore con l’afta»."
Tratto da "Casa Desolata" Charles Dickens - 1852

Il giorno si trasforma volgendo alla fine e si fa scuro e piovigginoso. Jo lavora a tutto spiano, nel suo incrocio tra il fango e le ruote, i cavalli, le fruste, gli ombrelli, e guadagna appena il necessario per pagare il triste riparo che ha in Tom-all-Alone’s. Scende il crepuscolo; la luce a gas comincia a splendere nelle botteghe; il lampionaio con la sua scala corre lungo il bordo del marciapiede. Comincia una triste sera."
Tratto da "Casa Desolata" Charles Dickens - 1852


"La nostra aspirazione è di entrare a far parte degli affetti domestici e dei pensieri quotidiani dei nostri lettori. Speriamo di divenire compagni di viaggio e amici di migliaia di persone, uomini e donne, di ogni età e condizione sociale, che probabilmente non conosceremo mai di persona. [...] Abbiamo riflettuto molto su questa nostra ambizione di ottenere affetto e fiducia da parte di tanti sconosciuti; conosciamo l'enorme responsabilità di un simile privilegio".
È con questa dichiarazione che nel 1850 Charles Dickens inaugurava, in veste di direttore, un settimanale di informazione e letteratura che fu tra i più popolari e apprezzati dell'Inghilterra vittoriana.
Fonte: Rossana Bonadei su Charles Dickens nell'Introduzione a Mtigby Junction




Quando bevi dell'acqua, non dimenticare la sorgente dalla quale scaturisce
Charles Dickens


Abbi un cuore che mai indurisce,
un carattere che mai si stanca,
ed un tocco che mai ferisce
Charles Dickens



Tutti gli volevano un gran bene.
La sua ingegnosità poi nelle piccole cose era addirittura trascendentale.
Sapeva tagliar le arance in certe forme, che noi non avremmo neppure sospettato.
Charles Dickens, David Copperfield


- Che cosa faranno di me, Peggotty cara? Lo sai? 
- Collegio. Vicino a Londra, - fu la risposta di Peggotty. 
Fui costretto a farglielo ripetere, 
giacché la prima volta me lo disse dentro la gola, 
avendo io dimenticato di levare la bocca dal buco e metterci l’orecchio; 
e quantunque le sue parole mi solleticassero le labbra, però non le udii. 
- Quando, Peggotty? - Domani.
Charles Dickens, David Copperfield,  1850


Nel piccolo mondo in cui i bambini vivono la loro esistenza, chiunque li allevi, non c'è nulla che venga percepito più acutamente dell'ingiustizia, anche se si tratta di una ingiustizia di poco conto; ma il bambino è piccolo e piccolo è il suo mondo, e il suo cavallo a dondolo è per lui molto più alto di lui, e lui lo vede e lo considera come un cavallo da caccia irlandese dalle ossa grosse. Io, dentro di me, avevo sostenuto un perpetuo conflitto contro l'ingiustizia fin dalla prima infanzia.
Charles Dickens,  "Grandi Speranze", 1860,  pag. 81



"In quella zona del Tamigi dominata dalla chiesa di Rotherhithe, dove le case sono più luride e i battelli neri per la polvere di carbone e il fumo, si apre il più strano, misterioso quartiere di Londra, con i suoi vicoli nascosti sconosciuti anche di nome alla maggior parte degli abitanti della città. Per raggiungere questa località bisogna percorrere un labirinto di vicoli fangosi, popolati da gente sudicia e volgare, che vive di pesca o di traffici meschini. Nelle botteghe si vendono generi ordinari, a basso prezzo; capi di vestiario grossolani pendono nelle vetrine dei magazzini. Urtando contro operai disoccupati, scaricatori, facchini, carbonai, donne scarmigliate, bambini sudici, inciampando in mucchi di rifiuti, assordati dal rotolio di carri pesanti che trasportano mercanzie ai numerosi magazzini del quartiere, nauseati dai fetori che giungono dai vicoli che si aprono da ogni parte, si arriva finalmente in strade più remote e meno affollate, fra case vacillanti che sembrano volersi inchinare verso il marciapiede, muri  smantellati, camini sul punto di crollare. fìnestre difese da inferriate corrose, tutti gli indizi della più grande desolazione, del più completo abbandono."
"In quei paraggi c'è l'isola di Jacob, circondata da un fossato profondo sette o otto piedi e largo quindici o venti al momento dell'alta marea. Una insenatura del Tamigi, che può sempre esser riempita del tutto aprendo le chiuse del Lead Mills. Guardando da uno dei ponti di legno gettati attraverso il Mill Lane, si potevano vedere gli abitanti delle case sorgenti sulle due rive calare dalle finestre secchi e recipienti per attinger acqua, e ballatoi di legno malfermi e tarlati correre lungo la facciata degli edifici; e fondamenta in rovina, e ogni aspetto più ripugnante della miseria, del vizio, dell'ozio. Sull'isola di Jacob i magazzini erano vuoti e privi di tetto; i muri crollanti e le macerie accumulate sul selciato tutto buche; porte e finestre non avevano che la intelaiatura; dai camini, anneriti e pericolanti, non usciva fumo. Molto tempo prima, quella era stata una lingua di terra che prosperava, ma all'epoca della nostra storia solo chi fosse spinto dalla necessità impellente di trovare un rifugio sicuro poteva avere il coraggio di cercarlo in quel luogo."
Charles Dickens , Oliver Twist, 1837



"Con la sua prodigiosa sensibilità istintiva, Charles Dickens avvertì che nella realtà esistono due universi, morali, psicologici, simbolici: quello del caldo e del colore (specialmente il rosso) e quello del gelo e del nero. Questa opposizione tra caldo e freddo, tra rosso e nero è molto più ricca, comprensiva e drammatica di quella che, da secoli, oppone il bene al male nelle chiese e nei libri.

Se vogliamo conoscere l’universo «rosso» nella sua purezza, dobbiamo aprire il David Copperfield (Einaudi, traduzione di Cesare Pavese), alle incantevoli pagine dedicate ai Peggotty e alla loro barca-casa sulla spiaggia di Yarmouth. Clara Peggotty, la domestica-balia di David, ha guance e braccia così sode e rosse che David si chiedeva «come mai gli uccelli non le beccassero a preferenza delle mele».

La barca-casa è tutta colorata. Persino le vignette della Bibbia , così tetra sulla bocca dei predicatori, mostrano Abramo vestito di rosso, Isacco d’azzurro, Daniele giallo, i leoni verdi: la coperta multicolore di David «fa male agli occhi tant’è fiammante». Il bianco delle pareti squilla come il latte: le aragoste, i granchi e i gamberi, ammucchiati vivi in una rimessa, si preparano a diventare rossi nella cottura; e quando il signor Peggotty si lava nell’acqua bollente, esce talmente rubicondo che David pensa «che la sua faccia abbia questo in comune con le aragoste, i granchi e i gamberi — che entra nera nell’acqua bollente e ne esce tutta rossa». La famiglia di Peggotty è la vera famiglia dickensiana, senza il padre e la madre naturali e le costrizioni del sangue: raccoglie degli orfani, degli errabondi e dei sopravvissuti sotto la protezione di una mano amorosa. Essa è l’Arca dove gli animali vengono accolti nella barca-casa di Noè: il tiepido nido familiare, il piccolo mondo chiuso e protetto, dove creature sperdute si scaldano al calore del reciproco affetto, senza temere il vento che ulula al largo del mare.
Di fronte all’Arca di Peggotty, Dickens dispone, come il loro rovescio speculare, i tetri e sadici personaggi che fecero scoppiare in lacrime Henry James bambino. Ecco il signore e la signora Murdstone, con i neri occhi loschi, i capelli e i favoriti neri, le sopracciglia folte e nerissime: il solido borsello d’acciaio rinchiuso nel carcere di una sacca appesa al braccio con una pesante catenella; due inflessibili e solide casse nere, con solide borchie d’ottone, un enorme cane nero, e l’anima tenebrosa, fosca e metallica.
***

Il carattere di David Copperfield non dipende in nulla dal rosso o dal nero, e nemmeno dal carattere drammatico, concentrato ed esibizionista del suo autore. Come altri giovani protagonisti dei romanzi di Dickens, David è ingenuo, candido, femminile, anche quando scrive e racconta di sé stesso. Egli ha qualcosa di straordinario: da bambino vede e ricorda la propria infanzia, possiede una ricchissima capacità di osservazione, che scorge, uno per uno, uno accanto all’altro, tutti i piccoli frammenti della realtà e li ricompone in un quadro. Spia: è il dono dei grandi scrittori. E questo dono di osservazione si trasforma a poco a poco: diventa fantasia, visione, dono di prolungare all’infinito le sensazioni e le osservazioni infantili.
Le grandi doti di David sono quelle di essere flessibile e ondivago: ciò gli permette di avvicinarsi alla realtà, di avere simpatia per essa e di rappresentarla, diventando il tramite tra Dickens e il mondo. In compenso, come lo accusano Agnes e zia Betsey, egli manca di fermezza, di energia, di risolutezza, di decisione, di carattere: soprattutto di quel carattere che siamo abituati a definire virile. La storia del libro è di come David, a poco a poco, acquisti la forza di cui è privo, trasformando la sua natura flessibile in un carattere fermo. Imparando la stenografia, per esempio, egli educa in sé stesso quella paziente e diuturna energia che prima gli mancava. Quando comincia a scrivere, la perseveranza è la sorgente del suo successo. «Non avrei potuto fare quanto feci — egli dice — senza le abitudini di puntualità, ordine e diligenza», senza la risoluzione di concentrarsi su un solo dato alla volta. «Non posseggo un solo dono naturale che non abbia sforzato», insiste: mentre Dickens possedeva un immenso dono naturale, che non aveva nessun bisogno di sforzare e di costringere.
Come si usa dire, David è vittima di un potentissimo complesso edipico: egli adora la madre pallida, esile e inesistente, che immaginava di essere una madre-bambina e finì per diventare una madre-bambina. Quel topos femminile si stabilisce e si fissa nella sua anima; e, dopo di allora, egli non può amare che una donna bambina, una moglie bambina, che ripete tutti i caratteri della madre. Dora Spenlow era «affascinante, infantile, occhilucente, adorabile»: non voleva che si parlasse mai, intorno a lei, di «cose pratiche», e persino le sue zie erano degli uccellini saltellanti, che camminavano frusciando, come se i loro vestiti fossero fatti di foglie autunnali. «Ero immerso in Dora. Non soltanto ero innamorato di lei dalla testa ai piedi, ma ne ero imbevuto tutto quanto». David non voleva che Dora crescesse, egli stesso non voleva che il suo amore diventasse adulto, come di solito accade tra un uomo e una donna.
* * *
In collegio David Copperfield conosce James Steerforth, che ha sei anni più di lui, e diventa il fondamento e l’ala della sua vita. Le pagine che Dickens gli dedica sono un meraviglioso saggio sul fascino: il più bello che sia mai stato scritto. C’era nel modo di fare di Steerforth una disinvoltura — un modo gaio e leggero, non ostentato — che portava con sé una specie di incanto. «Credo che in virtù di questi portamenti, dei suoi spiriti vitali, della sua voce deliziosa, del viso e dell’aspetto bellissimo, e per quanto ne so io, in virtù di un’innata potenza di attrazione (come credo che ben pochi posseggano) egli portasse con sé un fascino al quale era naturale debolezza abbandonarsi e a cui ben pochi sapevano resistere».
Molti accenni fanno supporre che, nel rappresentare Steerforth, Dickens pensasse a Byron: come lui, era un dilettante di sensazioni, che provava e sperimentava tutte le cose. La coscienza di riuscire a sedurre sempre nuove persone gli ispirava una nuova delicatezza di percezione. Ma ogni sensazione era anche un gioco brillante, giocato con l’eccitazione del momento, nello spensierato gusto della superiorità. Afferrava e possedeva tutte le persone e le cose: poi si annoiava di loro e le buttava via, come spugne, come stracci. Liberandosi per un momento da Steerforth, Copperfield gli disse: «Ciò che mi stupisce in voi, Steerforth, è che vi contentiate di fare un uso tanto volubile delle vostre facoltà». Steerforth era volubile: ma non si accontentava affatto della propria volubilità, sebbene non facesse che cercare sempre nuove sensazioni ed emozioni. Come quella di Stavrogin, l’eroe dei Demòni di Dostoevskij, la sua anima era vuota e gelida: non poteva piegarsi a passioni, persone e mete; dominata dal tedio, inseguiva sensazioni sempre più frenetiche, la distruzione e la morte.
Il giovane Copperfield — l’orfano, il nonamato, il derelitto, che non possedeva nessuna delle qualità di Steerforth — lo amava con una travolgente passione femminile: qualcuno direbbe con un vero raptus omoerotico. Il fascino di quell’angelo colpevole, dalle grandi ali nere bagnate di luce, travolgeva senza limiti David, felice di essere un oggetto infantile nelle mani di lui. La sera Steerforth, disteso nel lettuccio del collegio Salem, non riusciva a prendere sonno; e mentre avanzavano le ore della notte, David gli raccontava, confondendoli e mescolandoli l’uno con l’altro, tutti i libri che aveva letto — il Don Chisciotte, Gil Blas, Robinson Crusoe, Tom Jones, Il Vicario di Wakefield, Roderick Random, Le Mille e una notte —, come la sultana Schahrāzād inganna la morte raccontando al suo signore le complicate storie di Oriente. L’istinto fabulatorio di David Copperfield nasce così: nella notte e nell’ombra, dal cui alone romanzesco resta fasciato; dal desiderio dell’orfano femmineo di vincere l’esclusione e la separazione, dall’ansia di salvarsi, di servire e adorare, propiziando l’angelo protettore.
Tra i culmini del David Copperfield si estende la sterminata pianura delle lacrime e del riso. Più si legge profondamente il romanzo, più ci si rende conto che il riso più sgangherato e le lacrime più commoventi sono esattamente la stessa cosa. Il riso nasce da tutto: dall’orrore e dalla tragedia: dall’eccesso di emozioni e di sentimenti, come i bottoni di Clara Peggotty, che saltano e schizzano via, ogni volta che piange o è commossa. Tutto fa ridere: persino Uriah Heep, che è certamente la persona più malvagia del libro, è un concentrato ineguagliabile di comicità e di virtuosismo grottesco — con i suoi repellenti occhi rossi e insonni, con le sue mani fredde e umidicce, con le righe sulle guance che fingono il sorriso, le narici dilatate e contratte, le contorsioni serpentine del corpo, e l’espressione ripetuta: «sono soltanto una persona umile».
Dall’altra parte del romanzo c’era Agnes. «Il suo viso era calmo e felice, aveva intorno una calma — uno spirito di pace, di bontà, di pacatezza — che non ho più dimenticato e non dimenticherò mai». Il suo fare modesto, ordinato e placido esercitava un influsso benefico sul cuore altrui: «Agnes, la mia dolce sorella, il mio consigliere e il mio amico, il buon angelo della vita di tutti coloro che entravano sotto il suo tranquillo, benefico, disinteressato influsso». Agnes era una massaia: aveva tutte le virtù che la madre di David e Dora Spenlow non possedevano; conosceva la realtà, la placava, la vinceva, la dominava e la trasformava in una pianura celestiale. David commette un immenso errore: non la ama e non la sposa appena la conosce: si innamora di Dora, il doppio di sua madre; e solo dopo aver errato a lungo nella «pianura della dissimilitudine», arriva nella distesa celeste di Agnes. Là tutto è come una volta: là apprende che lei «l’ha amato per tutta la vita». «Stretta tra le mie braccia tenevo la fonte di ogni nobile ispirazione avuta fino a allora; il centro di me stesso, il cerchio della mia vita, mia moglie; che amavo di un amore fondato sulla roccia».
* * *
Tutta la narrazione del David Copperfield, sebbene affondi in un passato che diventa sempre più ricco, è portata al presente, che coincide con lo sguardo affabulatorio di David: il presente del tempo; non quello assoluto di Dio, che Dickens ignora. Segno del presente è la rappresentazione dei personaggi, la quale non esclude l’analisi psicologica ma la traduce in violenti, robustissimi, ripetuti tratti fisici, come nel caso della signorina Dartle. «Guardando lei fissa, vidi il suo viso affilarsi e impallidire e la traccia dell’antica ferita allungarsi finché non passò il labbro sformato e affondò in quello inferiore, traversando la bocca di sghembo». Queste rappresentazioni fisiche del viso torneranno, con straordinarie somiglianze, in Guerra e pace e in Anna Karenin . Come sempre, Dickens, così molteplice e polimorfo, non si accontenta dei precisi lineamenti fisici: corteggia l’inesprimibile; l’espressione fisica del sentimento si capovolge nell’indefinito, nell’«orrore di non so che», perdendosi nel puro enigma in cui egli bagna così volentieri."("Corriere della Sera", 16 febbraio 2015 ,Pietro Citati,Il rosso e il nero di Dickens)
Pregevole articolo di Pietro Citati!

Elenco blog personale