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domenica 23 settembre 2012

L'anima ha un metodo infallibile per aiutarci a capire quando un luogo o una persona ci hanno fatto stare bene. La nostalgia




L'anima ha un metodo infallibile per aiutarci a capire quando un luogo o una persona ci hanno fatto stare bene. La nostalgia.
Paola Felice



 Ciò non toglie che quel luogo o quella persona possano diventare un tormento tutt'altro che piacevole, successivamente.





 il problema è che ci manca anche quando ci fa stare male..........





lunedì 23 luglio 2012

Nostalgia. In greco “ritorno” si dice nòstos. Álgos significa “sofferenza”. La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare



NOSTALGIA...
"In greco “ritorno” si dice nòstos. Álgos significa “sofferenza”. La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca (nostalgia, nostalgie), poi altre parole che hanno radici nella lingua nazionale: gli spagnolo dicono añoranza, i portoghesi saudade. In ciascuna lingua queste parole hanno una diversa sfumatura semantica. Spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall’impossibilità di ritornare in patria. Rimpianto della propria terra. Rimpianto del paese natio. Il che, in inglese, si dice homesickness. O in tedesco Heimweh. In olandese: heimwee. Ma è una riduzione spaziale di questa grande nozione. Una delle più antiche lingue europee, l’islandese, distingue i due termini: söknudur: “nostalgia” in senso lato; e heimfra: “rimpianto della propria terra”. Per questa nozione i cechi, accanto alla parola “nostalgia” presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro; la più commovente frase d’amore ceca: stỳskà se mi po tobě: “ho nostalgia di te”; “non posso sopportare il dolore della tua assenza”. In spagnolo, añoranza viene dal verbo añorar (“provare nostalgia”), che viene dal catalano enyorar, a sua volta derivato dal latino ignorare. Alla luce di questa etimologia, la nostalgia appare come la sofferenza dell’ignoranza. Tu sei lontano, e io non so che ne è di te. Il mio paese è lontano e io non so cosa succede laggiù. Alcune lingue hanno qualche difficoltà con la nostalgia: i francesi non possono esprimerla se non con il sostantivo di origine greca e non hanno il verbo relativo; Je m’ennuie de toi (“sento la tua mancanza”), ma il verbo s’ennuyer è debole, freddo, e comunque troppo lieve per un sentimento cosi grave. I tedeschi utilizzano di rado la parola “nostalgia” nella sua forma greca e preferiscono dire Sehnsucht: “desiderio di ciò che è assente”; ma la Sehnsucht può applicarsi a ciò che è stato come a ciò che non è mai stato (una nuova avventura) e quindi non implica di necessità l’idea di un nòstos; per includere nella Sehnsucht l’ossessione del ritorno occorrerebbe aggiungere un complemento: Sehnsucht nach der Verganghenheit, nach der verlorenen Kindheit, nach der ersten Liebe (“desiderio del passato, dell’infanzia, del primo amore”)."


Photo: NOSTALGIA...
"In greco “ritorno” si dice nòstos. Álgos significa “sofferenza”. La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca (nostalgia, nostalgie), poi altre parole che hanno radici nella lingua nazionale: gli spagnolo dicono añoranza, i portoghesi saudade. In ciascuna lingua queste parole hanno una diversa sfumatura semantica. Spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall’impossibilità di ritornare in patria. Rimpianto della propria terra. Rimpianto del paese natio. Il che, in inglese, si dice homesickness. O in tedesco Heimweh. In olandese: heimwee. Ma è una riduzione spaziale di questa grande nozione. Una delle più antiche lingue europee, l’islandese, distingue i due termini: söknudur: “nostalgia” in senso lato; e heimfra: “rimpianto della propria terra”. Per questa nozione i cechi, accanto alla parola “nostalgia” presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro; la più commovente frase d’amore ceca: stỳskà se mi po tobě: “ho nostalgia di te”; “non posso sopportare il dolore della tua assenza”. In spagnolo, añoranza viene dal verbo añorar (“provare nostalgia”), che viene dal catalano enyorar, a sua volta derivato dal latino ignorare. Alla luce di questa etimologia, la nostalgia appare come la sofferenza dell’ignoranza. Tu sei lontano, e io non so che ne è di te. Il mio paese è lontano e io non so cosa succede laggiù. Alcune lingue hanno qualche difficoltà con la nostalgia: i francesi non possono esprimerla se non con il sostantivo di origine greca e non hanno il verbo relativo; Je m’ennuie de toi (“sento la tua mancanza”), ma il verbo s’ennuyer è debole, freddo, e comunque troppo lieve per un sentimento cosi grave. I tedeschi utilizzano di rado la parola “nostalgia” nella sua forma greca e preferiscono dire Sehnsucht: “desiderio di ciò che è assente”; ma la Sehnsucht può applicarsi a ciò che è stato come a ciò che non è mai stato (una nuova avventura) e quindi non implica di necessità l’idea di un nòstos; per includere nella Sehnsucht l’ossessione del ritorno occorrerebbe aggiungere un complemento: Sehnsucht nach der Verganghenheit, nach der verlorenen Kindheit, nach der ersten Liebe (“desiderio del passato, dell’infanzia, del primo amore”)."


venerdì 16 dicembre 2011

Poesie. Antonio Pelliccia. Dentro le parole Se tu mi manchi e il vento me lo dice,


  • Dentro le parole
    Se tu mi manchi
    e il vento me lo dice,
    rovistando tra i rami
    delle nostre camelie,
    ...
    o il mare che s'increspa
    trascinando conchiglie
    sulla sabbia del porto,
    io non ho più ricordi
    da invocare
    che appartengono a noi
    e alla nostra illusione.
    Non mi resta di te
    nè un amuleto
    nè una musica cara
    che richiami ai miei occhi
    la luce del tuo viso
    o alle mie notti
    quel che resta di un sogno.
    Ed io raccolgo
    dentro le parole
    la mia voglia di te,
    delle tue mani,
    che accarezzo nel buio
    di quest'ora d'addio.
    Ma dentro le parole
    la tua voce
    mi risveglia l'incanto

    della nostra passione
    e nei pensieri,
    come un nuovo rimpianto,
    rivive il desiderio
    di un'antica emozione.

    Antonio Pelliccia

mercoledì 30 novembre 2011

Lygia Bojunga. “Il mio amico pittore”


Il bimbo scopre che il GIALLO, (...) il colore della GIOIA.
Il ROSSO appare sempre nelle situazioni complicate e controverse,
come l’AMORE e la MORTE.
Il BIANCO fa più male del nero e più di qualunque altro colore
perché PORTATORE DI SILENZIO. (...)
... il ROSA è il colore della NOSTALGIA.
Impara che LA VITA COME L'ARTE SI BASA SU FRAGILI EQUILIBRI. 

Lygia Bojunga, “Il mio amico pittore”, Salani, Milano, 2004
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Lygia Bojunga, “Il mio amico pittore”, Salani, Milano, 2004Visualizza altro

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