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venerdì 11 luglio 2014

Luciano. L’ignoranza acceca gli uomini. Per gli uomini, l’ignoranza, è un flagello, responsabile di molti dei loro mali. Essa versa una nebbia su tutte le cose, rende oscura la verità e getta un’ombra sulla vita di ciascuno. Ci rende simili a persone che brancolano nel buio, o peggio ancora, ai ciechi, che certe volte sbattono a caso, altre volte scavalcano ostacoli che in realtà non ci sono; non vediamo ciò che ci è vicino e davanti ai piedi, e quello che invece è lontano, a grande distanza, temiamo che ci possa intralciare. Insomma, in tutto ciò che facciamo siamo sempre in procinto di fare un passo falso. Ecco: questo ha dato ai poeti tragici moltissimi argomenti per i loro drammi: i Labdacidi, i Pelopidi, e gli altri, simili. Perché si può vedere che tutte le vicende dolorose, o quasi, messe in scena, sono state orchestrate dall’ignoranza, quasi come un tragico demone. Dico questo anche guardando ad altre cose, e specialmente alle denunce false contro i parenti e gli amici. A causa di queste ci furono famiglie rovinate, città che furono distrutte, padri impazziti contro i figli, fratelli contro fratelli, figli contro genitori, e amanti contro le persone amate. Molte amicizie si sono rotte e molti giuramenti sono crollati perché si è creduto a calunnie del genere.



“Per gli uomini, l’ignoranza, è un flagello, responsabile di molti dei loro mali. Essa versa una nebbia su tutte le cose, rende oscura la verità e getta un’ombra sulla vita di ciascuno. Ci rende simili a persone che brancolano nel buio, o peggio ancora, ai ciechi, che certe volte sbattono a caso, altre volte scavalcano ostacoli che in realtà non ci sono; non vediamo ciò che ci è vicino e davanti ai piedi, e quello che invece è lontano, a grande distanza, temiamo che ci possa intralciare. Insomma, in tutto ciò che facciamo siamo sempre in procinto di fare un passo falso.
Ecco: questo ha dato ai poeti tragici moltissimi argomenti per i loro drammi: i Labdacidi, i Pelopidi, e gli altri, simili. Perché si può vedere che tutte le vicende dolorose, o quasi, messe in scena, sono state orchestrate dall’ignoranza, quasi come un tragico demone. Dico questo anche guardando ad altre cose, e specialmente alle denunce false contro i parenti e gli amici. A causa di queste ci furono famiglie rovinate, città che furono distrutte, padri impazziti contro i figli, fratelli contro fratelli, figli contro genitori, e amanti contro le persone amate. Molte amicizie si sono rotte e molti giuramenti sono crollati perché si è creduto a calunnie del genere.”
"L’ignoranza acceca gli uomini" (da: “Περὶ τοῦ μὴ ῥᾳδίως πιστεύειν Διαβολῇ”, Del non credere facilmente alla calunnia) di Luciano - Prova di greco della maturità 2014 


venerdì 31 gennaio 2014

Se il voto cambiasse qualcosa, lo renderebbero illegale

Capaci di tutto, buoni a nulla.
Ennio Flaiano sui politici

Sono arrivato alla conclusione che la politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici
Charles De Gaulle

Uno dei miei colleghi romani nel 1980 va a trovare Frank Coppola, appena arrestato, e lo provoca: “Signor Coppola, che cosa è la mafia?”. Il vecchio, che non è nato ieri, ci pensa su e poi ribatte: “Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia."
Giovanni Falcone

Per un candidato è pericoloso dire cose che la gente potrebbe ricordare.
(it is dangerous for a national candidate to say things that people might remember)
Eugene Joseph McCarthy

Dovrebbe esserci un giorno - anche uno solo - di caccia aperta ai senatori.
Will Rogers - (1879 – 1935), comico USA

Ogni civiltà ha la spazzatura che si merita.
Georges Duhamel. Querelles de famille, 1932

Abbiamo il miglior Congresso che il denaro possa comprare
Will Rogers (1879 – 1935), comico USA

Il guaio di questo paese
è che ci sono troppi politici che credono,
grazie a una convinzione basata sull'esperienza,
che sia possibile imbrogliare tutti e sempre.
Franklin Pierce Adams (1881-1960)

(The trouble with this country
is that there are too many politicians who believe,
with a conviction based on experience,
that you can fool all of the people all of the time.)
Franklin Pierce Adams (1881-1960)

L'unione del gregge costringe il leone a coricarsi affamato.
Proverbio africano

Una volta nel gregge, è inutile che abbai: scodinzola!
Anton Pavlovic Čechov

L'onestà è la miglior politica.
Miguel de Cervantes. Don Chisciotte

La differenza che c'è fra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi ordini; in una dittatura non perdi tempo a votare
Charles Bukowski

non votate, serve solo a incoraggiarli
Anonimo

Il sonno è di destra, il sogno di sinistra...
Votate per una lucida insonnia.
Gesualdo Bufalino, Bluff di parole, 1994

Noi viviamo in una democrazia dove puoi dire tutto quello che vuoi, tanto non ti ascolta nessuno.
Pippo Franco

Il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare.
Enzo Biagi

Se chi lavora mangiasse, cosa mangerebbe chi non lavora?
Da I pensieri di Gasparazzo – Lotta Continua – Torino – 1975

Poche cose sono immutabili come l'attaccamento dei gruppi politici alle idee che hanno loro permesso di raggiungere il potere
John Kenneth Galbraith

La democrazia è una forma di religione. È l’adorazione degli sciacalli da parte dei somari…
Henry Louis Mencken (1880-1956)

La democrazia è un agnello in mezzo a due lupi che votano su cosa mangiare a colazione.
La libertà un agnello bene armato che contesta il voto
Benjamin Franklin

Se il voto cambiasse qualcosa, lo renderebbero illegale
Anonimo

Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare.
Marck Twain


Voti ogni volta che fai la spesa
Alex Zanotelli

Io mi rifiuto di pagare le tasse il cui impiego ritengo destinato a scopi ingiusti e immorali
Henry David Thoreau

Il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l'elettore medio.
Winston Churchill
(the best argument against democracy is a five minute conversation with the average voter
Winston Churchill)



Le elezioni divengono una sorta di inebriante «lascia o raddoppia»,
in cui sono in gioco le speranze e le aspirazioni dei candidati,
non già problemi politici concreti.
(Erich Fromm) da "Avere o essere? "


Le elezioni sono un rito cui ci si può sottrarre senza grave danno,
e come tutti i riti, ad esempio la messa alla domenica,
 sono in fin dei conti una seccatura.
Norberto Bobbio






sabato 18 gennaio 2014

Eric-Emmanuel Schmitt. I dieci figli che la signora Ming non ha avuto. "Non faccio altro che dire la verità mamma! Perché dovrei esprimere qualcosa di diverso?" . "Figlio mio caro, credo che la domanda sia: perché gli uomini non sopportano la verità? Prima di tutto perché la verità li delude. In secondo luogo perché la verità è spesso poco interessante. Terzo, perché la verità non ha affatto l'eleganza del vero: quasi sempre la menzogna è imbastita meglio. E, quarto, perché la verità fa male. Non voglio che tu scateni guerre credendo di diffondere la pace." "Cosa devo fare, allora? Mentire?" . "No, tacere. Il silenzio è un amico che non tradisce mai"


"Non faccio altro che dire la verità mamma! Perché dovrei esprimere qualcosa di diverso?" .
"Figlio mio caro, credo che la domanda sia: perché gli uomini non sopportano la verità?
Prima di tutto perché la verità li delude.
In secondo luogo perché la verità è spesso poco interessante.
Terzo, perché la verità non ha affatto l'eleganza del vero:
quasi sempre la menzogna è imbastita meglio.
E, quarto, perché la verità fa male.
Non voglio che tu scateni guerre credendo di diffondere la pace."
"Cosa devo fare, allora? Mentire?" .
"No, tacere. Il silenzio è un amico che non tradisce mai"
Eric-Emmanuel Schmitt. I dieci figli che la signora Ming non ha avuto





sabato 1 dicembre 2012

PERSINO LA SIGNORA PIÙ INNOCUA, CHE VIVE CON IL SUO CAGNOLINO, È COSÌ PIENA DI FALSA PERSONALITÀ TANTO QUANTO IL MAGNIFICO ESEMPLARE DI UOMO CHE È SEMPRE BEN VESTITO, IL CUI RITRATTO SI VEDE SU TUTTI I PERIODICI. Sì – MA COSA SIETE VOI OLTRE TUTTE QUESTE BUONE MANIERE E LA VOSTRA IMMAGINE?




COMMENTARI PSICOLOGICI SULL’INSEGNAMENTO DI GURDJIEFF E OUSPENSKY
Amwell, 14 novembre 1948 capitolo 4 VOLUME IV° Autore Dr. Maurice Nicoll
NOTE SULLE DIFFERENTI QUALITÀ DELLA COSCIENZA
IDEA-LAVORO

Il Lavoro c’insegna che ABBIAMO QUATTRO STATI DI COSCIENZA, DUE CHE CONOSCIAMO E DUE CHE IGNORIAMO.
COMMENTARIO

LA PERSONA CHE PENSA SOLO A SE STESSA è quella che nel Lavoro è più addormentata. Quando siamo IDENTIFICATI CON LA FALSA PERSONALITÀ è il momento in cui siamo più addormentati. Per essere svegli non bisogna avere Falsa Personalità. Quelli di voi che hanno avuto momenti, per quanto brevi siano stati, in cui erano relativamente LIBERI DELLA FALSA PERSONALITÀ, già sanno che a questo riguardo esiste la possibilità di OTTENERE UN PRECISO NUOVO STATO DI SÉ. Dobbiamo affermare in noi stessi ogni esperienza definita e registrare da soli la sua validità – altrimenti il Lavoro non è organizzato dentro di noi. Il Lavoro si trasforma in qualcosa d’informe e privo di carattere dentro di sé, se non si comprende e non si approva una sola parte di ciò che insegna per mezzo della propria esperienza pratica e se non si persiste nella sua veracità. Sarà quella che Gurdjieff chiamava una PERSONA DEBOLE. Bene, A VOLTE AD UN UOMO È DATO DI ESSERE LIBERO DALLA FALSA PERSONALITÀ IN MOMENTI DI TENSIONE, DI GUERRA O DI MALATTIA, ALLORA SA O DOVREBBE SAPERE CHE A SUA DISPOSIZIONE C’É UN ALTRO STATO DI SÉ. Lo ha visto da se stesso. Conoscendolo, affermandolo in se stesso in profondità, verifica il Lavoro. Rende così reale il Lavoro per se stesso – cioè, che lo aiuta, gli trasmette forza. Inizia a calmarlo, a metterlo dentro, primo risultato di grande importanza. Ma se un uomo discute nella sua giurisdizione interna le parole utilizzate nel Lavoro, o, anche peggio, non pensa mai realmente ad esse, come può mettersi in contatto con lui? Così come diceva Gurdjieff: “Non prestate attenzione alle parole – cercate di sentire internamente il significato”.
Una delle ragioni per cui non stabilizziamo il Lavoro in noi stessi, è perché PENSIAMO SOLTANTO ALLA NOSTRA PERSONA – sì, in ogni momento. Questa è la Considerazione Interna. LA FALSA PERSONALITÀ SI PREOCCUPA SOLO PER SE STESSA e l’affascina sempre il modo di essere trattata. QUANDO SIAMO IDENTIFICATI CON ESSA È IL MOMENTO IN CUI SIAMO PIÙ ADDORMENTATI. Non ci vuole niente a vederne il perché. TUTTE LE EMOZIONI SI TRASFORMANO IN FALSA PERSONALITÀ. Bene, pensare il Lavoro significa abbandonare la Falsa Personalità. Ma LA FALSA PERSONALITÀ ODIA IL LAVORO, PERCHÉ QUESTO CON IL TEMPO FINIRÀ PER DISTRUGGERLA. OGNI ATTO DI RICORDO DI SÉ DEBILITA LA FALSA PERSONALITÀ. Nel Terzo Livello di Coscienza la Falsa Personalità non può respirare – non può esistere. Vive nel secondo livello di coscienza – nel così chiamato STATO DI VEGLIA.
Così CI DICONO CHE IL NOSTRO ATTUALE LIVELLO DI COSCIENZA NON PUÒ CAMBIARE. Siamo imprigionati dalla vita – con l’adulazione, con i falsi sorrisi incantatori, con le maniere affettate e convenzionali, con le immagini forgiate di noi stessi e tutto il resto. Enumerare un’altra volta tutto ciò che appartiene alla Falsa Personalità e le sue infinite manifestazioni è un compito eccessivamente noioso. PERSINO LA SIGNORA PIÙ INNOCUA, CHE VIVE CON IL SUO CAGNOLINO, È COSÌ PIENA DI FALSA PERSONALITÀ TANTO QUANTO IL MAGNIFICO ESEMPLARE DI UOMO CHE È SEMPRE BEN VESTITO, IL CUI RITRATTO SI VEDE SU TUTTI I PERIODICI. Sì – MA COSA SIETE VOI OLTRE TUTTE QUESTE BUONE MANIERE E LA VOSTRA IMMAGINE? È a questo livello più profondo che il Lavoro dirige l’attenzione.
Bene, NEL COSÌ CHIAMATO STATO DI VEGLIA, in cui viviamo – proprio così, nel secondo stato di coscienza – OGNI TIPO DI MENZOGNE SONO PRESE COME VERITÀ. Senza dubbio nasciamo con la capacità di vivere NEL TERZO STATO DI COSCIENZA, IN CUI LE MENZOGNE SONO IMPOSSIBILI – perché sono così ovvie – in quanto nessuna persona può ingannarne un’altra. Per questo, in questa breve nota, sentiamo nuovamente ciò che dice Gurdjieff su questi STATI DI COSCIENZA POSSIBILI PER L’UOMO, comprendendo chiaramente che uno stato superiore di coscienza si caratterizza per il fatto di avere coscienza di molte cose, in modo da essere più sveglio e così da essere più difficile da ingannarlo. Essere più cosciente, diventare più sveglio, significa usufruire di più luce, e così si percepisce di più, mentalmente e emozionalmente. Basta riflettere su ciò che continuamente diceva Gurdjieff: siamo nati dotati del diritto di vivere nel terzo stato di coscienza. L’UOMO PUÒ CONOSCERE QUATTRO STATI DI COSCIENZA. IL PRIMO, LO STATO DI SONNO CON SOGNI, IL SECONDO IL COSÌ CHIAMATO STATO DI VEGLIA, IL TERZO STATO DEL RICORDO DI SÉ, E IL QUARTO, COSCIENZA OBIETTIVA. Solo i due stati superiori possono comunicare con i due Centri Superiori dai quali provengono le Emozioni Positive.
Citiamo ora le parole di Gurdjieff sugli stati di coscienza: “I DUE STATI SUPERIORI DI COSCIENZA SONO INACCESSIBILI ALL’UOMO, e quantunque abbia barlumi di questi stati, è incapace di comprenderli dal punto di vista degli stati in cui comunemente si trova. I due abituali stati, proprio così, I DUE STATI INFERIORI DI COSCIENZA, SONO INNANZITUTTO IL SONNO, CHE È UNO STATO PASSIVO DELLA SUA VITA NEL QUALE L’UOMO PASSA LA TERZA PARTE, E MOLTO SPESSO LA METÀ DELLA SUA VITA, E POI LO STATO IN CUI GLI UOMINI PASSANO L’ALTRA PARTE DELLA LORO VITA, IN CUI VAGABONDANO PER LE STRADE, SCRIVONO LIBRI, SI COMUNICANO TEMI IMPORTANTI, INTERVENGONO IN POLITICA, SI UCCIDONO GLI UNI CON GLI ALTRI, CHE CONSIDERANO UNO STATO DI ATTIVITÀ, E LO CHIAMANO DI “CHIARA COSCIENZA” O “STATO DI COSCIENZA SVEGLIA”.
“IL TERZO STATO DI COSCIENZA È IL RICORDO DI SÉ, O COSCIENZA DI SÉ, O PERCEZIONE DI SÉ. IN GENERALE CREDIAMO DI POSSEDERE QUESTO STATO DI COSCIENZA, o di poterlo avere se così desiderassimo. La nostra scienza e filosofia hanno taciuto il fatto che NON POSSEDIAMO QUESTO STATO DI COSCIENZA E CHE NON POSSIAMO CREARLO IN NOI CON IL SOLO DESIDERIO O DECISIONE.
“Il quarto stato di coscienza é chiamato lo STATO DI COSCIENZA OBIETTIVA. IN QUESTO STATO L’UOMO PUÒ VEDERE LE COSE COSÌ COME SONO. L’UOMO HA DI SOLITO BARLUMI DI QUESTO STATO DI COSCIENZA. NELLE RELIGIONI DI TUTTE LE NAZIONI, CI SONO INDIZI DELLA POSSIBILITÀ DI UNO STATO DI COSCIENZA DI QUESTO TIPO CHE È CHIAMATO ‘ILLUMINAZIONE’ ed anche con altri vari nomi, ma che non può descriversi con le parole. Ma l’unica Via Corretta verso la Coscienza Obiettiva passa attraverso lo sviluppo della Coscienza di Sé.
“SE UN UOMO ORDINARIO È ARTIFICIALMENTE PORTATO ALLO STATO DELLA COSCIENZA OBIETTIVA E POI RIPORTATO AL SUO STATO ORDINARIO, NON RICORDERÀ NULLA, E POI PENSERÀ DI AVER PERDUTO LA COSCIENZA PER UN ISTANTE. Ma nello stato di coscienza di sé un uomo può avere barlumi di Coscienza Obiettiva e ricordarli. Il Quarto Stato di Coscienza nell’Uomo significa uno stato completamente differente dell’essere, ed è il risultato della crescita interiore e di un prolungato e difficile lavoro su di sé.
“Ma il Terzo Stato di Coscienza costituisce il diritto naturale dell’Uomo così com’è, e se un uomo non lo possiede, si deve unicamente alle CONDIZIONI SBAGLIATE DELLA SUA VITA. Al presente, questo Terzo Stato arriva all’Uomo solo in forma di rarissimi barlumi ed unicamente attraverso un addestramento speciale può diventare più o meno permanente in lui.
“PER LA MAGGIOR PARTE DELLA GENTE, PERSINO PER LE PERSONE ISTRUITE E I PENSATORI, IL PRINCIPALE OSTACOLO CHE SI OPPONE ALL’ACQUISIZIONE DELLA COSCIENZA DI SÉ NASCE DAL FATTO CHE CREDONO DI POSSEDERLA – che possono ‘fare’, che possiedono la ‘volontà’, e un ‘Io’ permanente ed immutabile. È EVIDENTE CHE UN UOMO NON S’INTERESSERÀ SE GLI SI DICE CHE PUÒ ACQUISIRE CON UN LUNGO ED ARDUO LAVORO QUALCOSA CHE SECONDO IL SUO PARERE POSSIEDE DI GIÀ. AL CONTRARIO, CREDERÀ CHE LA PERSONA CHE GLIELO DICE SIA PAZZA o che vuole ingannarlo con l’idea di ottenere un beneficio personale.
“I due stati superiori di coscienza sono in connessione con il funzionamento dei due ‘Centri Superiori’ nell’Uomo”.



martedì 20 novembre 2012

lunedì 19 novembre 2012

Omar Falworth. Ricordati che oggi incontrerai uno stolto che metterà a dura prova la tua bontà e la tua pazienza, un maldicente che sparlerà di te, un furbo che cercherà di usarti, un presuntuoso che pretenderà di aver ragione ad ogni costo, un prepotente che cercherà di sopraffarti, un iracondo che ti trasmetterà rabbia. Ma tu non ti lascerai turbare più di tanto, perché sarai in compagnia di un moderato che frenerà le tue reazioni, un buono che tramuterà in bene tutto il male che riceverai, un saggio che ti guiderà sulla retta via e ti farà prendere delle buone decisioni, ovvero sarai in compagnia di te stesso



Ricordati che oggi incontrerai uno stolto che metterà a dura prova la tua bontà e la tua pazienza, un maldicente che sparlerà di te, un furbo che cercherà di usarti, un presuntuoso che pretenderà di aver ragione ad ogni costo, un prepotente che cercherà di sopraffarti, un iracondo che ti trasmetterà rabbia. Ma tu non ti lascerai turbare più di tanto, perché sarai in compagnia di un moderato che frenerà le tue reazioni, un buono che tramuterà in bene tutto il male che riceverai, un saggio che ti guiderà sulla retta via e ti farà prendere delle buone decisioni, ovvero sarai in compagnia di te stesso.
Omar Falworth

mercoledì 24 ottobre 2012

Delegare l'Educazione. Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi un burattino meraviglioso. Noi spesso facciamo questo sbaglio: regaliamo i nostri figli al sistema educativo, deleghiamo la nostra educazione e formazione ad un altro (Geppetto), sarò lui, il sistema, a informarlo, ad intagliarlo, a farlo diventare un burattino. Come mastro Ciliegia ci liberiamo da quella vocina della coscienza

Carlo Collodi, Pinocchio.
Oggi, alla scuola, voglio subito imparare a leggere: 
domani imparerò a scrivere, e domani l'altro imparerò a fare i numeri. 
Poi con la mia abilità guadagnerò molti quattrini e coi primi quattrini che mi verranno in tasca, 
voglio subito fare al mio babbo una bella casacca di panno. 
Ma che dico di panno? Gliela voglio fare tutta d'argento e d'oro, coi bottoni di brillanti. 
E quel pover'uomo se la merita davvero: perché, insomma, per comprarmi i libri e farmi istruire, 
è rimasto in maniche di camicia... a questi freddi! 
Non ci sono che i babbi che siano capaci di certi sacrifici!.
Carlo Collodi, Pinocchio
Ricordando Carlo Lorenzini, in arte COLLODI, nato il 24 Novembre 1826



E bada Pinocchio..
...non fidarti mai troppo di chi sembra buono
e ricordati che c’è sempre qualcosa di buono in chi ti sembra cattivo.
Mangiafuoco





1. C'era una volta un pezzo di legno non pregiato... pinocchio

Il legno come le persone può avere diverse qualità virtù qualifiche... legni pregiati, legni resistenti, legni d'ardere, ecc. QUANTI DI NOI COME PINOCCHIO CI SENTIAMO DEI PEZZI DI LEGNO NON PREGIATO COME PER DIVENTARE UNA SCULTURA? QUANTI DI NOI COME PINOCCHIO SIAMO NEL MUCCHIO DELLA CATASTA DI UNA SOCIETÀ CHE CI HA DESTINATO AD ESSERE LEGNA DA BRUCIARE? ...

2. Bambini sottovalutati, potenziali pinocchi

La fisionomia di Pinocchio è molto comune purtroppo in mezzo ad una SOCIETÀ PRONTA AD ALIENARE COLORO CHE SONO MENO AVVANTAGGIATI: bambini umiliati, disprezzati e senza genitori presenti in balia dei nonni (Geppetto), ALLORA PINOCCHIO FA DELLA SUA SOLITUDINE IL REGNO DELLE SUE BIRICHINATE E DELLA DISUBBIDIENZA non sempre consapevole il mezzo di scoprire il suo mondo. UN BAMBINO CHIAMATO A FARSI IL MONDO DA SOLO ATTRAVERSO I PROPRI ERRORI, A DIVENTARE COSCIENZIOSO, RESPONSABILE E GIUDIZIOSO PROPRIO GRAZIE E ATTRAVERSO LA SOFFERENZA E IL DOLORE (ANTITESI DI PETER PAN CHE PUR ADULTO NON SMETTE MAI DI ESSERE UN BAMBINO NEL SENSO NEGATIVO).


3. EDUCAZIONE OMOLOGATA, mastro ciliegia

Il vecchio falegname vide un pezzo di legno tra la catasta adatto per fare la gamba mancante per il suo tavolo. QUI C'È IL QUADRO COMPLESSIVO DI UNA FAMIGLIA ROTTA COME IL TAVOLO, perché IL TAVOLO È SIMBOLO DELL'ALTARE ATTORNO AL QUALE SI RADUNA LA FAMIGLIA PER CIBARSI. Questo babbo solitario ormai vecchio è FIGURA NEGATIVA DI UN PADRE ARRUGGINITO CHE USA IL FIGLIO PER RASSICURARE LA SUA INCERTEZZA (GAMBA PER IL TAVOLO ZOPPICANTE), QUINDI TROPPO PROTETTIVO e incapace di raddrizzare un bambino con una forza interiore vigorosa. Genitori che vogliono trovare rassicurazioni nella compagnia dei figli per la loro solitudine.

4. La mamma di pinocchio

A sentire Geppetto, la mamma è donna di mondo. Se ne è andata per i fatti suoi. Pinocchio si sente orfano, come molti di noi, perché la madre è l'ombra creativa e spirituale smarrita e persa nella nostra società, senza di lei Pinocchio ha sia una influenza positiva e cioè la ricerca del senso assoluto, perché è ferma e chiara nei suoi interventi, ma discontinua, episodica, ma sia anche negativa che FA SÌ CHE PINOCCHIO FATICHI PARECCHIO PER RIUSCIRE A COSTRUIRE DENTRO DI SE UNA IMMAGINE GENITORIALE POSITIVA E UTILE A FRENARE IL BAMBINO LIBERO CHE, APPENA TROVA UN IMPEDIMENTO, DIVENTA RIBELLE E AGGRESSIVO.

5. L'ASCIA EDUCATIVA CONTRO LA VOCE DELLA COSCIENZA
GEPPETTO PRESE SUBITO L’ASCIA ARROTATA PER COMINCIARE A LEVARGLI LA SCORZA E A DIGROSSARLO; ma quando fu lí per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché SENTÍ UNA VOCINA SOTTILE SOTTILE, CHE DISSE RACCOMANDANDOSI:
— NON MI PICCHIAR TANTO FORTE! —
DENTRO OGNUNO DI NOI C'È QUESTA VOCE INTERIORE, È IL BAMBINO CHE DA TEMPO ASPETTA ESSERE EDUCATO MODELLATO SCOLPITO. Ma molti non sanno come ascoltare e da dove provenga questa voce, sicché Geppetto ripresa l’ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
— OHI! TU M’HAI FATTO MALE! — GRIDÒ RAMMARICANDOSI LA SOLITA VOCINA.

Infatti QUANDO NOI PRENDIAMO LE BASTONATE O COLPI FORTI DELLA VITA QUALCOSA DENTRO DI NOI SOFFRE, È IL NOSTRO PINOCCHIO ORFANO SOLITARIO GREZZO, LA NOSTRA ANIMA DI LEGNO SENZA VITA, CI CHIUDIAMO NEL SILENZIO E LA PAURA, difatti Geppetto rimase senza fiato ad ascoltare quella vocina molto turbato e quando la ascoltò cadde giù come fulminato, perché non ci sembrerà vero ascoltare la voce della nostra coscienza che ci rimprovera e ci recrimina il nostro comportamento.

6. DELEGARE L'EDUCAZIONE
Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi un burattino meraviglioso. Noi spesso facciamo questo sbaglio: regaliamo i nostri figli al sistema educativo, deleghiamo la nostra educazione e formazione ad un altro (Geppetto), sarò lui, il sistema, a informarlo, ad intagliarlo, a farlo diventare un burattino. Come mastro Ciliegia ci liberiamo da quella vocina della coscienza.

7. L'IPOTECA SUI FIGLI BURATTINI
HO PENSATO DI FABBRICARMI DA ME UN BEL BURATTINO DI LEGNO: ma un burattino meraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino: che ve ne pare?". MOLTI GENITORI FANNO QUESTO DEI LORO FIGLI: VOGLIONO UN PROIETTO PERFETTO, un figlio secondo il modello della società, un ipoteca, vedono nei figli il loro futuro, vogliono che tu faccia il loro interesse.  “Bravo Polendina!”, gridò la solita vocina, che non si capiva da dove uscisse. Geppetto diventava una bestia quando lo chiamavano Polendina, PINOCCHIO SI PRENDE BEFFE DI LUI, COME LO FANNO I NOSTRI FIGLI CON I NOSTRI DIFETTI. I GENITORI SE LA PRENDONO CON LA SOCIETÀ, COME GEPPETTO ACCUSÒ MASTR'ANTONIO DI AVERLO OFFESO E NE FANNO A BOTTE, MA POI SONO GLI STESSI GENITORI A FAR PARTE DELLA SOCIETÀ e rimangono amici per convenienza come Geppetto con Mastro Ciliegia (chiamato così per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura). IL PROBLEMA QUINDI È A CATENA QUANDO ABBIAMO DEI GENITORI BURATTINI FATTI AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DELLE RICHIESTE DI MASTR'ANTONIO (IDEOLOGIA DI MASSA)

8. FARE I FIGLI AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA NOSTRA
Una delle teorie più comuni delle religioni è il fatto che DIO CI ABBIA CREATO A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA. GEPPETTO, TORNATO A CASA, COMINCIA SUBITO A FABBRICARSI IL BURATTINO E GLI METTE IL NOME DI PINOCCHIO. Questo burattino però si dimostra subito IRREQUIETO E DISUBBIDIENTE. Vedere Pinocchio come una figura della disubbidienza è riduttivo, è un stereotipo infantile, un luogo comune, quando IN REALTÀ PINOCCHIO È IL BAMBINO CHE NASCE CON UNA FORTE INDOLE E PROPENSIONE ALLA LIBERTÀ: NON VUOLE ESSERE UN PEZZO DI LEGNO IRRIGIDITO DALLE LEGGI DI UNA SOCIETÀ CHE LO RENDE UN PUPAZZO DI SERIE, COME AVVIENE OGGIDÌ ALLE MASSE. Ma, come ogni bambino libero, tende ad esserlo in modo anche negativo. Dio ubbidisce solo a se stesso quindi se siamo fatti come lui FACCIAMO FATICA AD UBBIDIRE QUESTO DIO SE LO CONCEPIAMO COME DIVERSO DA NOI.


9. L'UBBIDIENZA NON E' PIÙ UNA VIRTÙ
QUANDO L'UBBIDIRE DIVENTA SEGUIRE UNA REGOLA CHE TENDE AD OMOLOGARE LA SOCIETÀ IN UNA SERIE DI BURATTINI DI LEGNO, L'EDUCAZIONE DIVENTA SOLTANTO UNO STRUMENTO DI DOMINIO E DI POTERE, DONDE UBBIDIRE NON È PIÙ UNA VIRTÙ. Questo Pinocchio l'ha ben capito e PUR NON AVENDO MAI DETTO UNA BUGIA IL SUO NASO ERA DEL TUTTO DIFFERENTE SIN DALL'INIZIO, cresceva a dismisura senza una ragione per Geppetto. Il bisogno di Pinocchio è quello di scoprire il mondo, di aggredirlo per non esserne assorbito, manifestando un animo coraggioso, scapestrato e avventuroso.


10. LA COSCIENZA NON HA ORECCHIE
GEPPETTO FECE A PINOCCHIO PRIMA LE GAMBE CHE LE ORECCHIE, vedendosi capace di CORRERE IL BURATTINO SCAPPÒ MA NON SENTI LE URLA DEL SUO BABBO. Siamo liberi di non sentire il creatore, la nostra natura ci ha reso indipendenti al punto di saper correre agire scappare e non ascoltare. Sono queste le peculiarità specifiche della nostra cosiddetta libertà.


11. LA VOCE DELLA COSCIENZA
A sua volta, come Mastro Ciliegia e Geppetto s'impaurivano alla loro vocina interiore, anche Pinocchio si è intimorito al "CRI CRI CRI" INATTESO DEL GRILLO PARLANTE: UNA SORTE DI VOCE INTERIORE DELLA COSCIENZA CHE LO COSTRINGE INTROSPETTIVAMENTE A CONFRONTARSI CON LE SCELTE TRA IL BENE E IL MALE. Il grillo magari parla come Geppetto, è il super Io della coscienza formato secondo la morale sociale, ma per natura abbiamo scritta una legge naturale dentro di noi ed è bello che sia rappresentata da un animale, il grillo in questo caso (è il nostro istinto selvaggio). PINOCCHIO NON SOPPORTA ESSERE IL FRUTTO DI UN IDEALE PRE-COSTRUITO DA UN GENITORE O DALLA NORMA SOCIALE. Pinocchio LOTTA PER LA SUA IDENTITÀ ED INDIVIDUALITÀ, è un istinto naturale andare contro la natura del nostro super io o coscienza formata ed indottrinata da società e dai genitori.

12. IN UNA SOCIETÀ FALSA SONO COSTRETTO A VOLERE UNA VITA FUORI LEGGE

"Fra i mestieri del mondo non ce n’è che uno solo che veramente mi vada a genio: Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo" disse Pinocchio. Il grande dilemma della nostra società è il suo inganno. Ti dà a scegliere due vie: o la legge in cui non ti senti libero o una vita sfrenata dove perdi la tua libertà e la legge ti punisce. Nella vita regolata sei un pinocchio di legno, nella vita dissoluta sei un burattino che finisci (come disse il grillo) o ingessato in ospedale o rinchiuso in prigione. Ma Pinocchio tra due mali sceglie il minore che lo porterà a scoprire la sua vera natura libera ed umana.


13. LA REALTÀ NON E' QUASI MAI COME LA DIPINGIAMO SE A DISEGNARLA E' LA NOSTRA ILLUSIONE

Pinocchio sentì una gran fame di lupi e corse subito al focolare, dove c’era una pentola che bolliva, e fece l’atto di scoperchiarla, per vedere che cosa ci fosse dentro: ma la pentola era dipinta sul muro... La fame, questo bisogno esistenziale che ci richiama alla realtà, Pinocchio vuole essere grande libero ed emancipato ma non sa essere adulto, è indigente, soggetto alle necessità naturale di ogni mortale. Quante volte vogliamo fare viaggi senza avere soldi? quante volte costruiamo case ville castelli e yacht a dieci vele senza avere neppure un lavoro? E' il nostro Pinocchio che sogna e muore di fame, lui crea dei sogni che non hanno un supporto con la realtà e per questo finiscono in incubi o delusioni frustranti.

14. SE TUO FIGLIO E' EDUCATO DA UNO SCHIAVO NON SARA' MAI LIBERO 
I genitori spesso stanno a risolvere i problemi dei figli credendo che in questo modo dimostrano loro l'amore e la loro dedizione, quando ciò di cui hanno bisogno è imparare a risolversi i problemi da soli con una guida o consiglio. Geppetto si priva del cibo pur di nutrire il figlio quando dovrebbe insegnarli a procurarsi da sè il sostentamento. Le rifa le gambe bruciate ma non gli insegna a camminare. Proprio come dice il vecchio proverbio africano: non dare un pesce a tuo figlio, insegnagli piuttosto a pescare.


15. LA SCUOLA DI PINOCCHIO E' LA STRADA
Pinocchio dice la verità: la scuola è noiosa, perchè se la scuola fosse davvero bella e divertente i bambini non la eviterebbero mai. A scuola ti INFORMANO non ti FORMANO, ti danno informazioni su numeri letteratura storia ma non formazioni su cosa sia la vita. E ben si sa che l'informazione può essere pilotata, ti modellano, ti condizionano in un progetto sociale, ti lavano il cervello, ti impostano un programma dove ti chiedono di essere avvocato architetto medico attrice velina calciatore ancor prima di chiederti di essere TE STESSO. Pinocchio vuole andare a scuola per fare i soldi e compare giacche d'oro per il padre ma questo progetto è deludente e per fortuna messo a repentaglio da una tentazione: il gran teatro dei burattini.


16. ASINELLI LAUREATI O BURATTINI PROFESSIONISTI ?
Essere istruiti ed informati non vuol dire essere educati, la istruzione scolastica purtroppo non si identifica oggi con la consapevolezza interiore umana della conoscenza di se stessi, oggi la scuola informa ed istruisce ma non educa nè forma lo spirito. Puoi essere laureato ma umanamente un asinello, un ignorante sentimentale, un burbero nelle relazioni umane, l'istruzione come la cultura è preziosa, non va disprezzata ma senza una formazione umana, senza un cammino interiore avremo solo realizzazioni sociali professioniste ed al limite economiche, ma non realizzazioni interiori personali umane nè spirituali che alla fine fine della nostra vita sono quelle che più contano, la sola istruzione scolastica non basta per fare di noi persone per bene, la sapienza del cuore si forgia con altro. Pinocchio nella sua ignoranza sceglie la scuola della vita: il divertimento, il fallimento, le cadute, la laurea delle sofferenze, il dottorato delle esperienze profonde ed esistenziali.


17. LA SENSIBILITÀ DEL LEGNO !
Il più delle volte dietro la durezza di un cuore di legno si alberga si nasconde si cela e nidifica una sensibilità abbandonata, una delicatezza incompresa, una tenerezza non corrisposta. Pinocchio non va a scuola ma impara il valore dell'amicizia, del perdono, il prezzo della paura di fronte al terrore di Mangiafuoco e tutti i suoi burattini. Spesso ciò che ci vincola al branco di burattini sono i legami di valori mancati nella famiglia di origine, è questa la commedia sociale della solitudine, del dramma di una massa orfana in cerca di protagonismo (teatro) che però, come Mangiafuoco, muore di fame e non sa a chi divorare.


18. I NOSTRI TRASGRESSORI INCONSCI
Dentro ognuno di noi c'è sempre un ombra in cui si annidano sia una volpe zoppa che un gatto cieco. Sono i nostri lati scuri e meno nobili che ci tradiscono e ci ingannano, che ci spingono a credere più nelle ricchezze che nei nostri valori, che ci incitano ad investire sulla realizzazione materiale piuttosto che in quella interiore e spirituale. E' una dimensione anche in qualche modo SANA, perchè ci porta a trasgredire quindi a valicare i nostri limiti senza i quali non si trascende, senza i quali non si cresce. Non basta leggere i rischi, non basta neppure gli avvertimenti o consigli dei nostri genitori, certe esperienze fanno fatte per comprenderle fino in fondo.


19. QUANDO SIAMO APPESI AI NOSTRI FALSI SOGNI QUESTI DIVENTANO INCUBI MORTALI !
Il gatto e la volpe, in una rilettura socialogica, rappresentano alla perfezione il sistema bancario e politico sociale moderno, che ti promettono guadagni senza limiti per i tuoi investimenti quando sono loro che a tua insaputa ne prendono tutto il tuo capitale. Sono loro che mangiano all'osteria del "gambero rosso" a nostre spese. Spesso noi affidiamo i nostri sogni agli assassini della pubblicità, del commercio, del materialismo, del capitalismo, ci appendiamo ad illusioni irrealizzabili che diventano incubi e disperazione... Pinocchio, un pezzo di legno appeso ad un albero di legno, ecco come noi esseri spirituali siamo appesi ad un sogno eterno e trascendentale che ci soffoca per non trovare la via giusta (la fata = la spiritualità).


20. LA MORTE CHE DA SENSO ALLA VITA
In questo momento della fiaba ci sono tutti insieme gli archetipi più fondamentali della rinascita di una persona dopo una morte (dopo una crisi, un fallimento, una delusione) :
1. L'ALBERO su cui Pinocchio viene appeso è quello della vita che lo costringe alla prova finale.
2. IL BOSCO è simbolo dell'introspezione della ragione, luogo pieno di alberi, di idee, di convinzioni.
3. LA FATA che abita in quel bosco è l'anima, colei che ci salva dalla morte, quella che dà senso alla nostra disperazione, quella che ci offre un altro modo di vedere la vita.
4. IL FALCO che distacca Pinocchio dall'albero e lo poggia delicatamente per terra è il volo della conoscenza.
5. IL CANE E LA CARROZZA che riportano Pinocchio alla casa della fata sono simboli di una forza di intraprendenza, di avere ormai tra le mani un modo di farsi strada. Il fiuto del cane è l'intuizione, la forza della carrozza è l'animo carico di forze.
6. CORVO CIVETTA E GRILLO PARLANTE sono i medici che la fata chiama per vedere lo stato di Pinocchio, perfette immagini simboliche della coscienza nei suoi tre livelli: inconscio razionale e sensibile.


21. TUTTI VOGLIONO LA GUARIGIONE SENZA LA PURGA
Se vuoi essere un altro diventa te stesso. Vogliamo vedere le stelle ma non stare nel buio della notte, vogliamo avere tante ricchezze senza dover compiere sforzi lavori o sacrifici, vogliamo essere perfetti senza accettare le imperfezioni... Ecco il Pinocchio che vuole guarire ma non accetta di bere la purga. Nella fiaba Pinocchio deve smantellare il senso di colpa per le colpe commesse e ricostruire tutta la sua legge morale naturale: la legge è iscritta nel nostro cuore, spesso concorda con i valori familiari, con le dottrine di una religione, con gli insegnamenti culturali ma anche vi troviamo delle cose contrarie ed ambigue da far cadere. Più scendiamo nel profondo del nostro inconscio più ritroviamo l'universalità della legge naturale che ci accomuna ad ogni essere umano.


22. L'ETICA AMORALE DELLE BUGIE NEI BAMBINI
I bambini vivono in una dimensione dove la realtà si mischia con la fantasia, loro hanno un pensiero magico, nel gioco un palo diventa davvero una spada o un aereo o un cavallo. Per loro inizialmente dire la verità non è mentire ma differenziare tra due verità, loro sanno che la bugia moralmente è corretta nella misura in cui protegge il loro mondo e non danneggia quello altrui. Il bambino sa che la sincerità non è dire tutto, sa dare il giusto peso al saper proteggersi, per questo la fata ride alle bugie cosiddette innocenti di PInocchio (quelle con il naso lungo) mentre le bugie che feriscono gli altri sono quelle nocive (quelle con le gambe corte).


23. LA RICERCA DEL FEMMINEO
Pinocchio è orfano, come ognuno di noi di fronte al senso della vita e dell'esistenza, essendo la donna prova dell'esistenza della vita, ci dicono che siamo figli di un Dio a noi sconosciuto e ci sentiamo bastardi, mentre la mamma è tutta da scoprire rincorrere conquistare nell'amore. E' lei la guida positiva e la traccia del senso spirituale. La Fatina... è l'unica donna in tutta la fiaba, in lei Pinocchio trova la luce, la ragionevolezza, il suo femmineo psichico (cioè l'orientamento verso la consapevolezza). Ma la strada che porta alla conoscenza di questa fata, di questa forza interiore dell'anima, passa sempre attraverso il dolore, la morte, la sofferenza, la disperazione, le persone più luminose hanno sempre vissuto il grande buio, per questo Pinocchio tocca il fondo sulla tomba della fata turchese. Ma proprio mentre si piange su questa tomba appare la Colomba che ci dirà dove seguire.


24. IL VOLO DELLA RAGIONEVOLEZZA
Quando in noi nasce il femmineo (nella tomba della fata Turchina) sappiamo dove orientarci, donde il gigantesco Colombo che porta Pinocchio verso la scoperta e il ritrovamento con il padre smarrito. Pinocchio vede nascere in se stesso questo desiderio verso la maturità: cercare il padre significa voler padroneggiare la propria esistenza, voler dare un senso alla vita. Ma la nostra paternità psicologica si trova proprio nelle profondità della nostra psiche o inconscio: il mare, luogo dove il colombo conduce Pinocchio.


25. IL MARE
Il mare, questo grembo d'acqua che culla la terra ferma, il suo liquido amniotico che con le onde ci riporta sempre nella reminiscenza dell'infinito, le sue profondità richiamano il mistero della vita che vi si nasconde. Il mare è un archetipo che non può mancare in ogni fiaba a senso compiuto: è simbolo di battesimo quindi di rinascita e di incontro con se stessi e con l'essenza della vita.


26. L'ISOLA NEL MARE, LA SOLITUDINE DI PINOCCHIO
La solitudine è un valico indispensabile per un anima nascente, è la frontiera attraverso la quale si varca il continente della crescita. E' il momento di ritrovarsi soli con se stessi, allora Pinocchio è pronto per assumersi la sua responsabilità: trovare il padre. Non è più il Padre a cercarlo ma è lui che vuole trovare il padre per salvarlo. Ognuno di noi ha questo "padre" psichico dentro di se, è la capacità di capire, di decidere, di costruire, di dare senso e ragione al viaggio dell'esistenza. Non per caso Pinocchio trova in quest'isola il delfino, animale simbolo della saggezza del mare, quindi dell'intuito psicologico. In quest'isola non c'è l'ozio, si deve lavorare, è l'isola delle "api industriose" dove Pinocchio ha fame ma deve fare qualcosa per procurarsi il cibo. All'inizio è faticoso, e difatti Pinocchio non vuole lavorare ma nessuno le dà nulla, nè il carbonaio, nè il muratore, finchè non si decide di aiutare la donna con le brocche d'acqua che, sorpresa, si rivela la fata turchina. Quando si lavora nell'anima lei rinasce, non è morta semplicemente si trasforma: "Ti ricordi, eh? Mi lasciasti bambina, e ora mi ritrovi donna; tanto donna, che potrei quasi farti da mamma". Quando ognuno di noi riscopre la madre psichica, cioè la capacità di generarsi, di partorirsi e di crearsi da sè, siamo pronti per nascere al vero senso della vita.


27. AFFOGARE I SENSI DI COLPA NEL MARE DEL PERDONO
Questo brano della fiaba è carico di archetipi e significati. Pinocchio ormai consapevole torna a scuola (la scuola della vita) come è ovvio i compagni cercano di coinvolgerlo nella corruzione, ma Pinocchio non cede, sa distinguere tra la trasgressione sana e la perversione dell'agire contro natura. Viene discriminato, deriso, trascinato in una trappola... Viene perseguitato dal cane della polizia (i sensi di colpa) ma il cane cade in mare e affonda, si sta per annegare e Pinocchio lo salva, questo significa dare senso alle nostre colpe, dare una ragione alla legge o giustizia sociale che spesso è ambigua e fuorviante (come il cane della polizia). Il cane è simbolo di intuizione cioè il fiuto della ragionevolezza che una volta salvato sarà la salvezza per Pinocchio e lo tirerà fuori da grandi guai.


28. IL PAESE DEI BALOCCHI
Pinocchio stava per diventare un essere Umano vero ma cede al suo istinto di burattino e finisce nella massa, nel paese dei balocchi; chi crede di essere in piede bava di non cadere, chi crede di essere un illuminato stia attento a non fare l'ennesima stupidaggine, chi crede di essere troppo maturo si guardi di qualche azione puerile. Viviamo nel paese dei balocchi, della spensieratezza, delle stupidità, della superficialità, anche il più saggio spesso è condizionato a far parte della follia collettiva che ci circonda, a perde la testa nonché spesso la ragione e la pazienza... a diventare delle bestie, ed è proprio quando a pinocchio le spuntano le orecchie di asinello.

29. SIAMO TUTTI INGOIATI DALL'INCONSCIO COLLETTIVO
Un archetipo che rincorre nelle fiabe è questo inabissarsi in una condizione di essere sepolti: Giona lo inghiottisce la balena, cappuccetto rosso viene divorata dal lupo, la compagnia dell'Anello deve passare sotto le miniere di Moria... e via dicendo; anche in Pinocchio si trova questo abisso o condizione di prigionia vicina alla morte: Geppetto giace nel ventre dell'Attila dei pesci, il gigantesco PesceCane. L'inconscio è come il ventre di una balena, come il grembo di una miniera, vi dobbiamo arrivare, approfondire, magari essere inghiottiti, per ritrovare il Padre (la ragione psichica), vi giace cioè la ragione del tutto.


30. IL BIMBO E' IL PADRE DELL'UMANITÀ
Ecco Pinocchio nel ventre del pesce, un archetipo di rinascita meraviglioso. Per ritrovare se stessi ci vuole un ventre, quello della rinascita, dell'individuazione. E' nella pancia del pesce che avviene la digestione, come avviene nel cuore e nell'inconscio la nostra presa di coscienza. E' il bimbo che giace in noi che riscatta l'adulto come Pinocchio riscatta il padre, è quella forza infantile di gioia, coraggio, innocenza, purezza che sa ritrovare l'adulto. E' il bambino il modello dell'umanità. La società spesso è peggio di una balena, anche il sistema ci aliena in fondo, ci divora, ma se sapete stare soli troverete in fondo tutta la consapevolezza necessaria per sopravvivere



 Per questo è importante parlare sempre con i figli...fin da piccoli...e per quanto in nostro potere cercare di infondere i nostri valori. Insegnando loro a pensare insegneremo a loro l'essere uomini/donne liberi

Cristina Gaiardelli: 
...dipende da COME si leggono...o da chi le interpreta...se leggiamo Sibaldi, per esempio, e la sua chiave interpretativa (bellissima) di fiabe come Biancaneve o La bella addormentata...potremmo avere delle sorprese quanto a "semplificazione dei grandi problemi della vita"!



Giorgio Manganelli
Pinocchio: un libro parallelo
Biblioteca Adelphi

Questa singolarissima opera è un libro nel libro, insieme parassitario e autonomo, in cui il Manganelli scrittore da un lato illumina Pinocchio di una luce nuova e dall’altro dà forma all’ennesimo paesaggio della sua poetica – paesaggio ancora una volta lunare, comico e alieno.

Il classico di Collodi diventa così più terrificante ma anche più euforico, più enigmatico ma anche più carico di rivelazioni, più cupo ma anche più ricco di risonanze metaforiche e simboliche.

E in particolare il percorso di Pinocchio, personaggio insieme umano, animale, vegetale e ultraterreno, mosso fin dall’inizio da «una vocazione metamorfica e insieme teatrale», da un «occulto, multiforme, futuro». Questo percorso, infatti, altro non è se non l’attraversamento dell’Erebo, del Regno dei Morti, che ha il suo centro nel cuore nero del libro, ma che si estende a tutta la topografia collodiana, dal bosco verde scuro in cui biancheggia la casa mortuaria della Fata alla campagna popolata di faine dove Pinocchio fa il cane da guardia.
Libro notturno, di una notte definitiva (dove il giorno è solo «recitato» da sarcastici lampi temporaleschi), il Pinocchio di Manganelli non si chiude con la trasformazione edificante della vulgata, giacché il ragazzo in carne e ossa non sostituisce il burattino e non ne è la resurrezione: dovrà invece conviverci, con quella «reliquia prodigiosa», con quel legno che «continuerà a sfidarlo».
http://www.adelphi.it/libro/9788845916717


MANGANELLI E IL MISTERO DI PINOCCHIO
Durante le vacanze di Natale, ho letto ad alta voce, in famiglia, molte pagine di un libro dimenticato di Giorgio Manganelli: Improvvisi per macchina da scrivere (Leonardo, pagg. 222).
Non ho mai avuto un simile successo di pubblico. Mentre leggevo scoppiavano, tra i miei ascoltatori, risate incontenibili: il riso esplodeva alla luce dalle profondità di ciascuno, producendo lacrime di gioia, furori di ilarità, distruggendo le istituzioni, i costumi, le abitudini, la noia dell' esistenza quotidiana. Per qualche minuto, non c' era che riso nel cuore e sul volto di ognuno. Lo stesso accade, credo, solo leggendo e ascoltando i capolavori di Dickens. [...] Giorgio Manganelli [...] narrava le ossessioni, gli incubi, i disastri, le desolazioni, che occupano le cave pareti della nostra mente. Non avrebbe mai potuto raccontare la cosiddetta «realtà». Ma questa realtà egli la conosceva benissimo: la sua vista penetrante si soffermava su ciò che accade ogni giorno: su ciò che si agita per le strade; sui presidenti della Repubblica, i ministri, i segretari di partito, i magistrati, la scuola, la televisione, le vacanze, il Natale, gli impiegati statali, i pubblicitari, i piccioni, il lotto, la parapsicologia, gli asini, i ristoranti, le portiere, i giochi dei bambini, le partite di calcio, il fumo, le chiacchiere nei treni, i cani randagi, l' inno nazionale, i Tir, le sciocchezze dei giornali, i telefoni.

[...] Era una letteratura fragile: letta per essere dimenticata.
[...] Verso la realtà quotidiana, Manganelli aveva un sentimento doppio.
Da una parte la detestava, perché era la sede della noia, di ciò che è normale, borghese e impiegatizio. Ma, d' altra parte, la adorava follemente, come Shakespeare e Dickens, perché quella stessa realtà era idiota, assurda, stravagante, insensatissima. Se doveva immaginare qualcosa di assurdo, non doveva guardare nella sua mente ben costruita, ma lì, ai suoi piedi, dove scorreva il flusso incongruo della vita. Una minima notizia di cronaca nascondeva misteri, o apparenze divertentissime.

[...] il bellissimo libro di Manganelli dedicato a Pinocchio
(Pinocchio: un mondo parallelo, Adelphi, pagg. 206, euro 15),
ha da principio una strana impressione. Questo libro parla del burattino più famoso del mondo: di Geppetto, Lucignolo, la Fata dai capelli turchini, la Volpe e il Gatto, il Grillo parlante, il Colombo e il Pescecane; eppure ci sembra di leggere un rabbino commentatore della Scrittura, o di un dotto cristiano che chiosa il Prologo del Vangelo di Giovanni e insegue tutti i sensi, letterali e allegorici, del testo sacro.

[...]Il suo libro è un' opera duplice. È un' intelligentissima opera di critica. Nessuno ha mai scritto pagine così penetranti, come quelle sulla casa di Geppetto, sul carattere di Pinocchio, sulla Fata dai capelli turchini, sull'iniziazione mortuaria, sul fuoco, sulla conclusione del libro.
[...]Ma Il libro parallelo è anche un' immaginazione a occhi aperti [...].

Nel gioco incessante della metamorfosi, l'umile edificio toscano si trasforma in un' architettura barocca, piena di saloni, di scale, di corridoi, di labirinti, di piccole stanze dove ci soffermiamo per riposarci.

[...] Eppure, dopo l' investigazione di Manganelli, Pinocchio si rinchiude nel proprio mistero.
Il libro infinitamente aperto è un libro infinitamente chiuso. Con un ultimo gesto, Manganelli cancella ciò che ha scritto: ci confida che il suo testardo lavoro analitico ha prodotto una vegetazione parassitaria; e, nel silenzio del testo annullato, ci consegna di nuovo il volume di Collodi, così come una volta era stato composto.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/03/05/manganelli-il-mistero-di-pinocchio.html

Il ragionamento è il seguente:
in quanto irregolare, Pinocchio vive una tragica situazione di solitudine nella quale è costantemente in relazione con esseri che ne vogliono la morte (“Pinocchio deve morire”). Ma alla morte egli sfugge proprio grazie alla sua diversità, al suo essere burattino di legno “senza origine né nascita”: galleggia quando viene gettato in mare, i coltelli gli si spezzano contro, guarisce presto dalle malattie, non può nemmeno strapparsi i capelli perché gli sono stati dipinti sulla testa. Di conseguenza, Pinocchio resiste a qualsiasi reale trasformazione narrativa, non fa passi avanti, non impara nulla, non si forma un carattere o una personalità adulti, e semmai sono gli altri – dai “genitori” Geppetto e Fata turchina a molti altri – che si modificano al suo cospetto. Ma questa situazione di irrealtà, questa sua radicale negatività non può durare in eterno: e l’unica soluzione è quella di darsi la morte, di decidere di punto in bianco, senza alcuna motivazione intrinseca, di cambiare, di diventare un “bambino normale”, sostanzialmente di suicidarsi.
[...] la metamorfosi porta Pinocchio a perdere “l’unicità e la libertà” e a diventare un ragazzino 
“come tutti gli altri”. Diventare adulti è diventare uguali, e Pinocchio decide di farlo nonostante sappia che si tratta di una perdita irreparabile, violenta, senza scampo o possibilità di ritorni. [...]
Manganelli insomma, com’era suo costume, legge il libro di Collodi in chiave antifrastica, invertendo sia gli stereotipi più triti relativi al personaggio sia la tradizionale chiave di lettura pedagogica. Ritroveremo in LP questa tendenza a invertire le valorizzazioni: tutto ciò che la morale comune pone come positivo (le istituzioni scolastiche, il pedagogismo, il buon senso, la giustizia etc.) per Manganelli sono negative, e viceversa, tutto ciò che generalmente è negativo (per es. la prigione) in LP diviene positivo.

Per Manganelli la coazione a ripetere di Pinocchio, il suo essere refrattario all’esperienza, il suo restare sempre uguale a dispetto delle continue metamorfosi che tutti cercano di imporgli fanno sì che il libro non sia affatto – come molti pensano – un romanzo di formazione, ma la storia di una morte annunciata e raggiunta solo, diciamo così, per stanchezza. Alla fine, Pinocchio si suicida, decidendo di fare tutte quelle cose che aveva sempre odiato, innanzitutto lavorare, e che gli consentono di diventare finalmente un ragazzino come tutti gli altri, rinnegando la sua natura fantastico-vegetale, e soprattutto il suo celebre, fanciullesco programma narrativo: “mangiare, bere, dormire, e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo”.
[…]

Così, per esempio, per quel che riguarda la natura degli attori e le loro relazioni reciproche, Manganelli torna spesso sulla distinzione tra uomini, animali e vegetali (tre condizioni a cui Pinocchio partecipa, in modo diverso a seconda delle varie situazioni narrative), senza però correlarla a un qualche altro paradigma testuale che possa farle semi-simbolicamente da contenuto. Viene osservato per esempio che gli unici umani ad Acchiappacitrulli sono il carceriere della prigione e il giovane imperatore. Vengono distinti gli animali che parlano da quelli che non lo fanno. Vengono notati gli animali che sostituiscono il grillo (come la lucciola) e, in generale, i vari tipi di animali (per es. tutti i cani: Medoro, Melampo, Alidoro…). Tra i vegetali, infine, ci sono le marionette del teatrino di Mangiafuoco (unici esseri legnosi come Pinocchio), ma anche il martello “consanguineo” del protagonista, la porta in cui egli rimane incastrato o il geranio appassito del IV capitolo.

Un’altra isotopia su cui LP si sofferma parecchio è quella dei colori, che porta per esempio a mettere in relazione la barba nera di Mangiafuoco con quella bianca dello scimmione giudice della città di Acchiappacitrulli, o a mettere in relazione il verde del Serpente con quello del ranocchio e, ovviamente, quello del pescatore.
[…]
In generale, sembra che la tendenza principale di LP sia quella di forzare appositamente il tono fantastico del libro, sottoponendolo a una strettissima quanto improbabile logica della verosimiglianza. Per cui si interroga su cose come: che cosa contiene l’armadio di mastro Ciliegia? chi ha dipinto il trompe-l’oeil a casa di Geppetto? chi sono i nemici battuti dall’imperatore giovane di Acchiappacitrulli?
Tutto in Pinocchio, per Manganelli, può avere un significato, dai nomi propri dei personaggi (Geppetto, Eugenio, Alidoro) agli esseri senza nome (il colombo del XXIII capitolo, portando Pinocchio nel nuovo mondo, viene battezzato Cristoforo, sino agli stessi refusi (“era una nottataccia d’inverno”, nell’incipit del VI capitolo, diviene “era una nottataccia d’inferno” in una delle versioni consultate, aprendo così una lunga isotopia diabolica facilmente giustificabile da molteplici elementi testuali. E questi significati vengono attribuiti secondo criteri molteplici e multiformi, dove anche la psicanalisi (la pancia del pesce-cane come utero materno e la tradizione evangelica (Geppetto, falegname, è Giuseppe, falegname  vengono tirati in ballo.
Pubblicato da Marcella Andreini
http://fiabeinanalisi.blogspot.it/2012/11/pinocchio-un-libro-parallelo-di-giorgio.html



Il libro si dilata, è tendenzialmente infinito. (p. 19)

"Un libro non si legge; vi si precipita; esso sta, in ogni momento, attorno a noi.
Quando siamo non già nel centro, ma in uno degli infiniti centri del libro, ci accorgiamo che il libro non solo è illimitato, ma è unico. Non esistono altri libri; tutti gli altri libri sono nascosti e rivelati in questo. In ogni libro stanno tutti gli altri libri; in ogni parola tutte le parole; in ogni libro, tutte le parole; in ogni parola, tutti i libri. Dunque questo «libro parallelo» non sta né accanto, né in margine, né in calce, sta «dentro», come tutti i libri, giacché non v’è libro che non sia «parallelo»."
(pp. 122, 123)

"Nessun libro finisce; i libri non sono lunghi, sono larghi. La pagina, come rivela anche la sua forma, non è che una porta alla sottostante presenza del libro, o piuttosto ad altra porta, che porta ad altra. Finire un libro significa aprire l'ultima porta, affinché non si chiuda più né questa né quelle che abbiamo finora aperte per varcarne la soglia, e tutte quelle che infinitamente si sono aperte, continuano ad aprirsi, si apriranno in un infinito brusio di cardini. Il libro finito è infinito, il libro chiuso è aperto; tutto il libro si raccoglie attorno a noi, tutte le pagine sono una pagina, tutte le porte, visibili ed invisibili, sono un'unica porta, la porta è così spalancata che non solo posso varcarne la soglia, ma la porta è diventata la soglia di se stessa, io penetro la porta, tutte le porte sono penetrabili, non si distinguono le porte aperte dalle porte chiuse, le porte portano da porta a porta, nulla è chiuso, tutto è chiuso, tutto è aperto, nulla è aperto." (p. 192)
  ... ha scritto il  9 ago 2016 18:04


Non è possibile, poi, iniziare dalla formula magica propria delle fiabe ”C’era una volta un Re”, perché tale figura qui non avrebbe neanche una ‘reggia’ né un ‘reame’, in quanto il mondo rappresentato è complesso, tutto da scoprire, a tal fine:
”... il favolatore ci avverte che al posto del Re c’è un «semplice pezzo di legno da catasta».”.

Quindi, vista l’origine e l’essenza del ‘ciocco’ che cela tante piccole e inaspettate sorprese, non rimane che chiedersi quale sarà il suo ‘destino’ e quale la sua ‘destinazione’ e per mano di chi avverrà la sua ‘trasformazione’? Ciliegia non è in grado di scoprirne il valore intrinseco, mentre “il legno riconosce in Geppetto il destinatario giusto”, perché in lui la creatività si fa misura di tutto ciò che lo circonda, basta osservare la casetta in cui non esiste nulla di quello che si vede né si sente alcunché, qui “L’inesistente è insieme elusivo e consolatorio.”.

E, come non trarre insegnamento dalle ‘parole’ pronunciate da tutti i personaggi, soprattutto da tutti quegli animali ‘parlanti’ che ricoprono un ruolo notevole nella pur breve vita del burattino? Ma anche le ‘parole scelte’ da Manganelli per analizzare le ‘parole usate’ da Collodi hanno una valenza propria, diversa, perché il loro significato non è mai identico, anzi potrebbe indurre ad interpretazioni differenti e gli stessi lettori potrebbero intenderle ciascuno in base al proprio sentire. È ovvio che nel grande spettacolo della vita ognuno reciti le parole più importanti per sé, affidando loro una propria interpretazione, non a caso l’autore ribadisce: “Dunque: abbiamo il linguaggio del «c’era una volta», dentro il quale si colloca il linguaggio, estraneo al primo, del Gran Teatro; Pinocchio è l’unico che partecipi di entrambi questi linguaggi.”.
Però, bisogna ricordare, affermazione dell’autore, che in Pinocchio ”tutto è antropomorfico, nulla è umano”, quindi, il suo procedere altalenante non è altro che una ricerca, un’evoluzione non ben definita verso una definitiva metamorfosi che segnerà una (ri)nascita consapevole, anche se il passaggio, di animale in animale, dovrà ‘necessariamente’ essere crudele. [...]

  Gabbiano ha scritto il  25 mag 2016 16:07


[...] In lui, lettore e autore coincidono perfettamente, e se l'uno prova inquietudine per un armadio sempre chiuso, l'altro ne sviscera ingegnosamente le possibili cause: In quell'armadio deserto e compatto si nasconde la follia di Mastro Ciliegia? O è la “grande inutilità” che regge il mondo del reale?

La frequentazione dei personaggi lo coinvolge in prima persona.
Li osserva dapprima con grande attenzione, per riflettere in seguito sulle loro caratteristiche. Di fronte alla Volpe gli viene immediato pensare che ha del letterato ... Le sue menzogne non sono mai generiche: con la passione esclusiva del maniaco, ama il particolare, la minuzia, l'assurda, cronachistica invenzione del vero; ma la Volpe è anche prigioniera di questa sua stupenda vocazione.

Ma soprattutto, meravigliosa e centrale, nell'analisi di Manganelli, è l'esaltazione del tipo diverso di favola creato da Collodi, dove tutti gli interventi, che vorrebbero essere pedagogici, sono, a ben guardare, torture, vessazioni, efferatezze, sevizie tali da far pensare ad un risorto Quarto Reich. Sopra i giochi linguistici - solo apparentemente predominanti – aleggia chiaramente l'idea di Collodi, condivisa e rielaborata da Manganelli, che la natura dell'uomo è crudele. Solo Pinocchio E' innocente, per questo l'errore è dalla sua parte. Pinocchio presuppone l'errore, ma Pinocchio è un burattino, in lui tutto è antropomorfico, nulla è umano.

Alla fine di questo tipo diverso di favola non solo non “vissero felici e contenti” ma non si distinguono nemmeno i buoni dai cattivi. La magia è tutta solo in Pinocchio che, pur morendo come burattino, passa la sua eredità al bambino, il quale quindi non ha madre e non è orfano. La sua origine misteriosa è intatta. Il nuovo Pinocchio può cominciare a prepararsi ad un nuovo itinerario, ad una nuova notte di transito. E' pronto cioè a ripetere gli stessi errori e a fare di nuovo da capro espiatorio in una società distorta.

Poiché lui, l'innocente, era stato giudicato colpevole di omicidio, lui e nessun altro era la pietra angolare della struttura demente. (Centuria)

  Kobayashi ha scritto il  11 set 2014 22:01





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