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lunedì 26 settembre 2016

La storia del latte versato.. Invece di scrivere i Racconti dell'orrore ......proviamo a scrivere i Racconti dell'errore... In un paese lontano visse un uomo che non sbagliava mai, perché non riconoscendo i propri errori continuava costantemente a ripeterli senza accorgersene...e così la sua vita procedeva senza nessun cambiamento...sempre uguale a se stessa....








"Invece di scrivere i Racconti dell'orrore ......proviamo a scrivere i Racconti dell'errore...

In un paese lontano visse un uomo che non sbagliava mai, perché non riconoscendo i propri errori continuava costantemente a ripeterli senza accorgersene...e così la sua vita procedeva senza nessun cambiamento...sempre uguale a se stessa....Arrivò un giovane straniero e chiese in giro se ci fosse lavoro..e fu consigliato dai paesani di andare a casa dell'Uomo che non sbagliava mai...lui cercava gente per poter finire di coltivare i suoi campi, mungere le mucche e portare le pecore al pascolo...Appena arrivato al giovane fu detto chiaramente che doveva fare tutto secondo quello che diceva il padrone senza sbagliare mai...Altrimenti sarebbe stato cacciato immediatamente, dopo aver ricevuto 100 frustate...Il giovane acconsenti erano giorni che non mangiava e lo stomaco quando brontola ti fa prendere decisioni veloci.....Passarono dei giorni e tutto andò liscio come l'olio, il padrone era soddisfatto e il ragazzo riceveva due monete d'argento a settimana, tre pasti caldi al giorno ed aveva finalmente un tetto dove dormire....Era soddisfatto ma non felice perché non gli era permesso di sbagliare...ed aveva il terrore che prima o poi tutto questo sarebbe accaduto...e tutto quello che aveva guadagnato fino ad allora lo avrebbe perso....Un giorno mentre stava mungendo le vacche, ed aveva il secchio bello pieno di latte appena munto ...scivolò dallo sgabello della mungitura a gambe all'aria...cerco di fermare,senza riuscirci la rovinosa caduta, ma tutto fu inutile...il secchio gli schizzo' dalle mani ,e si rovescio ' facendo cadere tutto il contenuto sulla paglia.....quel latte non si sarebbe più potuto recuperare....La mente del giovane fu attraversata da mille pensieri ..."come avrebbe potuto mai dire al suo padrone di aver sbagliato?" Pensava con angoscia a come avrebbe reagito....alla sua rabbia...e alle cento frustate che lo attendevano, ma ... alla cosa ancora peggiore di tutte: il fatto di dover lasciare la fattoria con tutto il bene di Dio che aveva trovato! 
Passò in quel momento un vecchio che vide il giovane piangere con grossi singhiozzi...e gli chiese cosa fossa successo...allora il ragazzo gli raccontò tutta la storia dell'uomo senza errori e quali sarebbero state le conseguenze per lui per il latte versato a terra a causa della caduta accidentale...E i vecchietto saggio rispose al ragazzo 
" Non devi aver mai piangere sul latte versato .... il giorno dopo la vacca ne produrrà dell'altro e tu la potrai mungere lo stesso riempiendo di latte profumato e caldo il secchio"....Ma il giovane non si rassegnava a all'idea di ciò che avrebbe messo in atto il suo padrone appena fosse stato messo a conoscenza di ciò che gli era accaduto....ed aveva paura, paura non tanto per l'errore commesso in modo del tutto involontario, ma delle conseguenze che questo avrebbe portato e del modo in cui sarebbe stato punito!!!!!..e venne quel momento perché di lì a poco il padrone entrò nella stalla, e i ragazzo senti che le ginocchia gli si piegavano per la paura e del terrore di dover giustificare ciò che era successo!!!! Cosi le sue mani callose per il tanto lavoro e lìvide per l'angoscia si torturavano, stringendo le dita tanto forte da farle scrocchiare!!!!! Il padrone si avvicinò alla mucca e..... vide per terra tutto il latte versato .... Divenne paonazzo in viso, i suoi occhi prima pacifici si trasformarono in due fessure cattive e minacciose come quelle di una serpe, il suo cuore cominciò per la rabbia ad andare a mille sbattendo tanto forte nel petto che sembrava un treno in corsa, il suo petto si ingrosso' come una grancassa per tirare fuori tutta la rabbia che aveva accumulato per colpa di quel servo sciocco che aveva gettato un bel secchio pieno di latte a terra........E mentre un urlo fuoribordo ed agghiacciante gli usciva dalle labbra e le sue braccia si protendevano verso il giovane per acchiapparlo e dargli le cento frustate promesse.....entrò nella stalla una gattina, che al richiamo del profumo del latte si era avvicinata a tutto quel ben di Dio per leccarsene un po' e saziare la sua fame....Ma come l'uomo che non sbagliava mai la vide la sua rabbia centuplico' .....e invece di pensare che così in fondo il latte non sarebbe andato perso...il suo unico pensiero fu " ora questa gatta mi ruba pure il latte versato...maledetta!!! E tanto fece di pensieri negativi e cattivi nella sua mente che in un attimo il suo cuore non resse più allo strazio di vedere tanto spreco e .....cadde a terra come un sacco di patate producendo un tonfo indicibile....perché era pure un omone grosso e corpulento con due braccia che sembravano due tronchi d'albero....Il povero giovane si senti svenire.....mille pensieri si accavallano o sulla sua mente!!! Il padrone era morto lì nella stalla con lui...e tutti lo avrebbero incolpato della sua morte!!!......Intanto la gattina era schizzata fuori ed aveva chiamato a raccolta tutti gli altri gatti affamati e macilenti che vivevano nella campagna.....con tutto quel latte versato c'era da fare un pasto sopraffino per tutti.!!..e avrebbero finalmente soddisfatto la loro fame inappagata da giorni e giorni...I gatti si precipitarono tutti nella stalla : ce n' erano di grandi e piccini, di rossi e di neri, di magrolini e scheletrici, di selvatici e forastici e di domestici e coccoloni, di tigrati e grigi, di striati e tartarugati, di belli e di brutti...insomma sembrava che tutti ma proprio tutti i gatti del mondo si fossero radunati in quel posto per leccare quel buon latte appena munto....Sicché nel giro di pochi minuti la stalla fu completamente pulita e ritornò come prima....nessuno avrebbe potuto supporre ma nemmeno immaginare la storia del latte versato...Il giovane guardava e rifletteva quella bella scena...in fondo è vero che aveva versato il latte a terra, pensava, ma era pur vero che tanti gatti che da giorni non mangiavano da quella situazione se ne erano avvantaggiati e avevano riempito le loro pance vuote!!!! il suo errore si era trasformato in un gesto di solidarietà per qualcun altro!!! A questo pensiero il suo cuore si calmo', la paura scomparve e finalmente si avvicinò all'uomo che non faceva errori e che era a terra morto stecchito a causa della sua stessa rabbia !!!! Chiamò gli altri del paese e con il vecchietto saggio decisero di seppellirlo.....Ma nessuno piangeva della sua morte o se ne disperava, perché troppa gente aveva patito per tutte le volte che gli altri avevano sbagliato e li aveva cacciati via..lasciando uomini e donne a vivere negli stenti...solo per il suo ottuso modo di pensare!!! I paesani decisero che la fattoria sarebbe andata al giovane, perché l'uomo che non sbagliava mai non aveva eredi e poi li aveva liberati da un despota che aveva fatto del male a chi più aveva bisogno...II giovane non stava più nella pelle ...da povero era diventato ricco!!! E ogni giorno avrebbe potuto e per tutta la vita godere di tutto quel ben di Dio che nella fattoria si produceva....Ringrazio ' i compaesani ringraziò il vecchietto che saggiamente lo aveva fatto riflettere e soprattutto ringrazio' i gatti che avevano fatto in modo che il suo errore si fosse trasformato in un beneficio per loro...e gli promise che tutte le sere avrebbero trovato tante ciotole di latte appena munto per loro!!!!"

cit. Patrizia Rossi

mercoledì 18 maggio 2016

John Maxwell. Il più grande errore che facciamo è quello di vivere nella paura costante di farne uno.

Il più grande errore che facciamo è quello di vivere nella paura costante di farne uno.
John Maxwell

La vita è il 10% ciò che ti accade e x il 90% come tu reagisci alle cose che ti accadono.
John Maxwell



lunedì 23 marzo 2015

Guido Saraceni. Il termine “errare” significa anche “vagabondare”. Non intendo affermare che solo il dolore insegna. Intendo dire che quando le cose vanno male, le persone proprio non possono continuare a vivere come se niente fosse, ma sono costrette, volenti o nolenti, a sedersi per un attimo ad un tavolino, e riflettere. Non a caso, Hegel paragonava il pensiero filosofico ad un uccello che si alza in volo quando il sole tramonta – ovvero: quando scendono le tenebre. Se volessimo banalizzare il concetto, rendendolo tuttavia più incisivo e comprensibile, potremmo ricordare che quando chiesero a Luigi Tenco per quale motivo scrivesse solo canzoni tristi, egli rispose “perché quando sono felice esco”. Ancor di più, nel calcio si usa dire: “chi vince festeggia, chi perde, spiega”.

Pubblicato il 22 marzo 2015 di Guido Saraceni


Ringrazia. Due volte.

0. Introduzione.
Molte persone non capiscono che gli sbagli che hanno commesso in passato rappresentano una benedizione, non una iattura da fuggire come la peste. Molte persone non capiscono che le sconfitte di ieri non rappresentano una giustificazione valida per vivere una vita di insana commiserazione e patetica inerzia. Dovremmo utilizzare i nostri peggiori errori come una motivazione per crescere, non come una scusa per continuare ad affondare, senza nemmeno provare a fare qualcosa per salvare la nostra vita. La verità è che solo coloro i quali non fanno nulla, non sbagliano mai. A riprova di ciò, il termine “errare” significa anche “vagabondare” – come a dire: non è possibile, muoversi, viaggiare, senza rischiare di mettere un piede in fallo. Per questo motivo, le  sconfitte che abbiamo vissuto costituiscono una parte essenziale della nostra crescita personale, della nostra maturazione e del nostro successo.


1. Il dolore è un grande Maestro.
Non intendo dire che la felicità è sempre ebete. 
Non intendo affermare che solo il dolore insegna
Intendo dire che quando le cose vanno male, le persone proprio non possono continuare a vivere come se niente fosse, ma sono costrette, volenti o nolenti, a sedersi per un attimo ad un tavolino, e riflettere. Non a caso, Hegel paragonava il pensiero filosofico ad un uccello che si alza in volo quando il sole tramonta – ovvero: quando scendono le tenebre. Se volessimo banalizzare il concetto, rendendolo tuttavia più incisivo e comprensibile, potremmo ricordare che quando chiesero a Luigi Tenco per quale motivo scrivesse solo canzoni tristi, egli rispose “perché quando sono felice esco”.  Ancor di più, nel calcio si usa dire: “chi vince festeggia, chi perde, spiega”.

Di fatto, i nostri errori non sono mai inutili, hanno sempre qualcosa da insegnare, illuminano il presente di una luce nuova, ricordandoci che se vogliamo davvero essere felici, dobbiamo necessariamente cambiare strategia, atteggiamento ed allenamenti. Indubbiamente, fare i conti con una sconfitta può risultare parecchio ostico. Ma la differenza tra il bambino e l’adulto consiste proprio nella capacità di guardare in faccia gli errori commessi. Alcune persone sono letteralmente atterrite dalla sola possibilità di sbagliare, per questo motivo, non rischiano mai, non fanno mai nulla, a meno che non siano assolutamente certe di saperlo fare alla perfezione. Queste persone dimenticano l’insegnamento di un celebre Presidente degli Stati Uniti d’America: “c’è solo una cosa peggiore di non essere riusciti a fare nulla di buono nella propria vita: non averci provato”.

Ovviamente, il passato è stato scritto senza il correttore automatico e noi non possiamo fare nulla per cambiare ciò che è già accaduto. Altrettanto ovviamente, non abbiamo alcuna certezza sul futuro: possiamo solo sperare ed immaginare come potrebbe essere. Al contrario, il presente è nostro, ci appartiene. In questo momento, noi possiamo iniziare a progettare e costruire la vita che verrà. 

La quantità di felicità di cui godremo domani non dipende dagli errori che abbiamo commesso ieri, ma dalle decisioni che prenderemo e dalle azioni che compiremo oggi.

Per questo motivo, si usa dire: “quando la vita è dolce, ringrazia e sii felice. Quando la vita è amara, ringrazia. E cresci”.


http://guidosaraceni.com/2015/03/22/ringrazia-due-volte/



venerdì 25 aprile 2014

1 - IL PERFEZIONISTA MOTTO: “NON SBAGLIARE” Vi e` mai capitato di voler far rispettare ad altre persone una credenza od una tradizione?In questo caso probabilmente avretea attuato la strategia comunicativa 1 anche chiamata“perfezionista”. Il numero Uno dell’ennegramma è caratterizzato dal fatto che è perfetto nelle proprie credenze. Quello in cui crede rappresenta la perfezione a cui gli altri devono adeguarsi. Sono i classici bravi ragazzi che, quando si sono comportati bene da piccoli, hanno ricevuto un premio; quindiogni volta che si sono comportati in modo non conforme agli standard dell’ambiente circostante,sono stati aspramente criticati. In loro si è installato un critico che li giudica costantemente sulloro operato; ad esempio un Perfezionista si concede una serata di svago come premio per l’ottimo lavoro svolto durante la giornata.La loro storia personale è costituita dal fatto che si è creata un equivalenza complessa: amore =critica, essendo nato tra le critiche. Di fatto, il loro punto debole, quello che cercano dievitare è l’affetto e l’amore. Un ipotetica frase che i numeri Uno si ripetono costantemente è:“Se io sono perfetto, sono ok, se tu sei perfetto sei ok”. Per loro le cose della vita o sonogiuste o sono sbagliate.Gli uno sono i classici bravi bambini che devono comportarsi bene in presenza degli altri e ingenere non sono coscienti del fatto che si negano il piacere in quanto sono assorbiti in quello che“devono fare”. Spesso impiegano il loro tempo libero per migliorarsi avendo un io interioregiudicante che li accusa, li controlla nei gesti, pensieri e parole. Come scelta caratteriale sono votati “all’unico modo giusto” in quanto un approccio multiplo alla soluzionedelle problematiche sembra un invito all’anarchia. La rabbia è vissuta come emozione negativache può emergere solo quando vi è una giusta ragione. E solo allora la rabbia viene vissuta comeesperienza liberatoria. Nel giro abituale delle loro amicizie si presentano come persone diassoluto rispetto ma, se si trovano in un ambiente sconosciuto diventano sciolti e disponibili ed èqui che tutte le emozioni e pulsioni represse hanno la libertà di uscire allo scoperto. A voltasuccede che si verifica una dissociazione della personalità, una doppia vita, un verso e un inverso,una specie di divisorio che permette di buttare fuori tutte le pulsioni represse (prete di giorno,rapinatore di notte – maestra impeccabile di giorno, spogliarellista di notte). Se i desideri inconscicominciano a traboccare minacciando di sopraffare l’istanza logica, il critico interno si attiveràimmediatamente con minacce di punizioni per impedirlo. Spesso gli Uno sposano delle causeideologiche in quanto sono il giusto pretesto per far emergere la loro rabbia per una giusta causa,in presenza di un torto effettivo. Nel rapporto di coppia gli Uno vivono nella perenne paura di nascondere i loro lati oscuri alcompagno e questo crea una tensione che cresce con l’avanzare del rapporto. Quando viene raggiunto il punto critico, cominciano a mettere sotto accusa il compagno per paura del rifiuto, in quanto hanno paura della fine del rapporto e decidono di chiudere prima che il coinvolgimentosia eccessivo. In genere tendono a mettere su un piedistallo il loro compagno; infatti per lunghi periodi in cui sono innamorati, il loro critico sonnecchia. Ma quando si sento minacciati o gelosisi riattiva attaccando le manchevolezze dell’altro. I Perfezionisti sono di una devozione assoluta quando percepiscono nel compagno sforzo, lotta e buone intenzioni. Nelle aree in cui siimpegnano, dal tempo libero al lavoro, hanno il costante bisogno di verificare i progressiraggiunti, esigenza difficilmente raggiungibile in quanto cadono in una spirale infinita. Inoltre entrano in meccanismi di paragone con gli altri in cui ricercano i punti deboli per non sentirsiinferiori e questo genera sofferenza in quanto la vittoria dell’altro genera la loro sconfitta. L’importanza di dare sfogo alla rabbia è vitale per provare serenità, spesso non riescono neanchea fare un urlo liberatorio, causando tensioni nel corpo. Infatti, per loro imparare ad arrabbiarsi e far uscire tutta l’energia bloccata può rivelarsi un esperienza quasi terapeutica in quanto dona loro tranquillità e la libertà di poter sperimentare temporaneamente tutto senza giudizio.



1 - IL PERFEZIONISTA

MOTTO: “NON SBAGLIARE”
Vi e` mai capitato di voler far rispettare ad altre persone una credenza od una tradizione?In questo caso probabilmente avretea attuato la strategia comunicativa 1 anche chiamata“perfezionista”.
Il numero Uno dell’ennegramma è caratterizzato dal fatto che è perfetto nelle proprie credenze. Quello in cui crede rappresenta la perfezione a cui gli altri devono adeguarsi. Sono i classici bravi ragazzi che, quando si sono comportati bene da piccoli, hanno ricevuto un premio; quindiogni volta che si sono comportati in modo non conforme agli standard dell’ambiente circostante,sono stati aspramente criticati. In loro si è installato un critico che li giudica costantemente sulloro operato; ad esempio un Perfezionista si concede una serata di svago come premio per l’ottimo lavoro svolto durante la giornata.La loro storia personale è costituita dal fatto che si è creata un equivalenza complessa: amore =critica, essendo nato tra le critiche.
Di fatto, il loro punto debole, quello che cercano dievitare è l’affetto e l’amore. Un ipotetica frase che i numeri Uno si ripetono costantemente è:“Se io sono perfetto, sono ok, se tu sei perfetto sei ok”. Per loro le cose della vita o sonogiuste o sono sbagliate.Gli uno sono i classici bravi bambini che devono comportarsi bene in presenza degli altri e ingenere non sono coscienti del fatto che si negano il piacere in quanto sono assorbiti in quello che“devono fare”. Spesso impiegano il loro tempo libero per migliorarsi avendo un io interioregiudicante che li accusa, li controlla nei gesti, pensieri e parole.
Come scelta caratteriale sono votati “all’unico modo giusto” in quanto un approccio multiplo alla soluzionedelle problematiche sembra un invito all’anarchia. La rabbia è vissuta come emozione negativache può emergere solo quando vi è una giusta ragione.
E solo allora la rabbia viene vissuta comeesperienza liberatoria. Nel giro abituale delle loro amicizie si presentano come persone diassoluto rispetto ma, se si trovano in un ambiente sconosciuto diventano sciolti e disponibili ed èqui che tutte le emozioni e pulsioni represse hanno la libertà di uscire allo scoperto. A voltasuccede che si verifica una dissociazione della personalità, una doppia vita, un verso e un inverso,una specie di divisorio che permette di buttare fuori tutte le pulsioni represse (prete di giorno,rapinatore di notte – maestra impeccabile di giorno, spogliarellista di notte). Se i desideri inconscicominciano a traboccare minacciando di sopraffare l’istanza logica, il critico interno si attiveràimmediatamente con minacce di punizioni per impedirlo. Spesso gli Uno sposano delle causeideologiche in quanto sono il giusto pretesto per far emergere la loro rabbia per una giusta causa,in presenza di un torto effettivo. Nel rapporto di coppia gli Uno vivono nella perenne paura di nascondere i loro lati oscuri alcompagno e questo crea una tensione che cresce con l’avanzare del rapporto.
Quando viene raggiunto il punto critico, cominciano a mettere sotto accusa il compagno per paura del rifiuto, in quanto hanno paura della fine del rapporto e decidono di chiudere prima che il coinvolgimentosia eccessivo. In genere tendono a mettere su un piedistallo il loro compagno; infatti per lunghi periodi in cui sono innamorati, il loro critico sonnecchia.
Ma quando si sento minacciati o gelosisi riattiva attaccando le manchevolezze dell’altro.

I Perfezionisti sono di una devozione assoluta quando percepiscono nel compagno sforzo, lotta e buone intenzioni. Nelle aree in cui siimpegnano, dal tempo libero al lavoro, hanno il costante bisogno di verificare i progressiraggiunti, esigenza difficilmente raggiungibile in quanto cadono in una spirale infinita. Inoltre entrano in meccanismi di paragone con gli altri in cui ricercano i punti deboli per non sentirsiinferiori e questo genera sofferenza in quanto la vittoria dell’altro genera la loro sconfitta. L’importanza di dare sfogo alla rabbia è vitale per provare serenità, spesso non riescono neanchea fare un urlo liberatorio, causando tensioni nel corpo. Infatti, per loro imparare ad arrabbiarsi e far uscire tutta l’energia bloccata può rivelarsi un esperienza quasi terapeutica in quanto dona loro tranquillità e la libertà di poter sperimentare temporaneamente tutto senza giudizio.


2 - L'ALTRUISTA

MOTTO: “RENDITI UTILE”
Vi e` mai capitato di voler aiutare qualcuno senza volere altro in cambio che il suo sorriso e lasua riconoscenza?In tal caso avete adottato la strategia comunicazionale 2: altruista.
Per questa tipologia sono molto importanti le relazioni con gli altri. È importante l’opinione altrui e quindi ha un forte riferimento esterno(estroverso). Nella vita tende una rete di relazioni che dipendono da lui. Capisce che per controllare gli altri deve compiacere, in maniera tale da renderli in qualche modo dipendenti. Ragiona in questi termini: “Relazione o non relazione?”.
Una domanda che gli si può porre per individuarlo è: “Ti piace essere indispensabile agli altri?”. Pur di piacere, tende a modificare la sua personalità per poter entrare in sintonia con i suoi interlocutori. Per i sistemi rappresentazionali che utilizza maggiormente, sente qualcosa e agisce.Vive in uno stato associato ed è opzionale nelle sue scelte ed azioni.La sua storia personale è caratterizzata dal fatto che ha capito che il mondo è fatto di relazioni edè importante controllare attraverso il compiacere. 
Sin da piccoli sono stati amati per la loro gradevolezza e hanno imparato a riconoscere le qualità che piacevano agli adulti che lo circondavano e a soddisfare le loro aspettative.
Quindi il loro punto debole è il pensiero e la logica in quanto non vuole usarla. È più importante la relazione che ragionare sulle cose. Infatti pensa che se usa la logica, sbaglia. I Due quando si relazionano agli altri è come se pensassero:“Sarò amato?”. Anche quando non ricevono l’approvazione ricercata entrano in un meccanismo coatto che li porta ad adulare la persona che identificano come fonte del bisogno d’amore.Arrivano ad alterare se stessi per risultare desiderabili e vivono la sensazione di ingannare l’altroin quanto fanno vedere solo quello che la persona vuole.
I Due si sentono composti da più Io che adottano a seconda delle persone con cui si relazionano e adottano con il compagno quella che si più gli si adatta. Sono frammentati in tanti Io quanti sono gli amici senza che mai nessuno possa arrivare a conoscerli in maniera totale. Infatti nelle prime fasi del rapporto di coppia soddisfano in pieno le aspettative del compagno. In seguito scatta la rabbia per il fatto di sentirsi minacciati nella libertà, dalla sensazione di essere manipolati dal compagno e per aver dimenticato alcuni aspetti del proprio sé. Per soddisfare i propri bisogni agiscono in maniera indiretta, compiacendole persone che sono in grado di materializzarli. Inoltre è fondamentale capire che quello che il Due offre è quello che in realtà desidera ricevere dalla persona. Se i risultati tardano ad arrivare scatta un meccanismo di recriminazioni. È come se il bilancio del Dare e Avere fosse in spareggio e si attivano affinché gli altri riconoscano il proprio debito. Se i loro sforzi non sono apprezzati, si sentono sgonfiati in quanto il consenso degli altri è di fondamentale importanza per sentirsi amati. Hanno una forte connotazione seduttiva che spesso si rivela in maniera inconsapevole. Infatti seducono senza rendersene conto. Sentirsi desiderarti, soprattutto sessualmente, li fa sentire sicuri. Questo non vuol dire che vanno alla ricerca di rapporti occasionali, anzi quello che a loro più importa è ricevere attenzioni sessuali. Infatti un contatto troppo intimo fa scattare in loro la paura di far venir fuori il “Sé” venduto. Quindi, possono avere anche una paura per i rapporti troppo intimi ma, continueranno a prensentarsi sempre in chiave seduttiva per ricercare conferme fuori. I Due possono entrare in crisi quando entrano in profondità in un rapporto di coppia in quanto cominciano a sentirsi minacciati nella propria indipendenza, sentono il desiderio far uscire fuori il vero Io. In altri casi possono credere di essere indipendenti quando pensano di poter manipolare il compagno a piacimento per tutta la vita attraverso il compiacimento. Spesso i Due si imbarcano in triangoli amorosi in quanto questo gli permette di sperimentare più aspetti dell’Io.
Inoltre li attira il fatto che possono essere i prediletti nascosti di qualcun altro. Se il compagno segreto è sposato non chiedono di rompere il matrimonio, in quanto è proprio la non disponibilità completa che li attira e li fa sentire speciali. Nel rapporto di coppia la parola magica è “Sfida” in quanto è qui che può dimostrare il meglio delle sue capacità seduttive. Più la sfida è difficile, più il Due annulla se stesso per conquistare l’altro. Infatti questa rappresenta la fase più eccitante del rapporto. Solo quando la sfida finisce,l’Altruista comincia a rendersi conto che cosa significa avere un rapporto con la persona conquista da cui possono scaturire una serie di frustrazioni per la libertà negata. Infatti si sentono liberi quando vogliono staccarsi dal compagno e non aderiscono più alle sue richieste.

3 - IL MANAGER

Vi e` mai capitato di voler “dare il massimo”, raggiungere gli obiettivi piu` alti?In tal caso avete adottato la strategia comunicativa 3, il “manager”.È il classico Uomo Azienda, molto attivo e vuole essere lodato dalla società. Per lui la cosa piùimportante è il “fare”.
Infatti pensa: “se non fai non sei nessuno”. È molto più importante quelloche si fa che quello che si è realmente. Fa così tanto che a volte non si rende conto di quantoagisce e quando glielo fanno notare, non ci crede. Quindi tende a diventare Iper-onesto perché sisente mentitore. Si motiva sulle possibilità ed ha un forte riferimento esterno. La sua modalità diazione nella vita è: “vedo e agisco”. La sua storia personale gli ha insegnato che non deve cercare riconoscimenti legati all’affettività ma. Più al fare e agli onori. Da piccoli hanno ricevuti apprezzamenti per quello che facevano e non per quello che erano e che quindi l’amore passa attraverso il successo. Ma, tutto questo agire, non gli permette di capire qual è il suo scopo nella vita. Infatti questa è la debolezza da cui cerca di sfuggire.
 I tipi Tre da piccoli sono stati lodati per i loro successi e hanno ricordi di infanzia basati sull’interesse degli adulti su i loro successi piuttosto che su i loro sentimenti.. di conseguenza hanno capito che per essere apprezzati devono annullare i loro sentimenti personali e concentrarsi sull’immagine esterna che gli garantisce riconoscimento. Gli stati d’animo come la depressione riescono a evitarli concentrandosi sul lavoro. Il “lavorare sodo” è un anti-depressivo naturale.Hanno un elevato senso della pianificazione giornaliera. Infatti, le loro attività quotidiane sono stabilite in anticipo e sono i classici tipi che si portano il lavoro in vacanza e che preferiscono fare “maratone vacanziere” in più paesi in quanto questo gli permette la programmazione delle attività.
 La vacanza la vedono come una perdita di tempo prezioso da dedicare al lavoro e quindi tendono a farla coincidere con le loro attività professionali.. Hanno una tendenza verso il pensiero positivo ma sono intolleranti verso chi si mostra debole emozionalmente o di scarso rendimento.I tipi Tre preferiscono non porsi obiettivi personali e preferiscono farli coincidere con quelli della società, auto ingannandosi. Inoltre, sono estremamente convinti della loro salute psicologica in quanto i problemi psicologici sono per gli altri. Sono talmente impegnati in tutte le loro attività che non possono entrare in contatto con il loro Io. Questo accade solo nelle pause forzate esperimentano un contatto con la loro sincerità interiore. Questo può essere terribile in quanto può portare a galla verità interiori che possono non coincidere con quelle esterne impostate sugli standard sociali. Il loro punto di forza è il “pensiero convergente”: se hanno un obiettivo da raggiungere, riescono a staccare “la spina” dei pensieri negativi che potrebbero distoglierli dalla meta finale. Infatti amano gli obiettivi a breve termine in quanto hanno più possibilità legate all’azione e meno alla pianificazione.
Una caratterista negativa del tipo Tre è la identificazione eccessiva con il ruolo professionale; questo li porta a parlare sempre di lavoro, anche nella vita privata. Inoltre, un Tre non integrato non ascolta le critiche, pensando che queste scaturiscano dall’invidia nei suoi confronti. Questo avviene perché la sconfitta non fa parte del suo mondo,esistono solo il successo e l’apprezzamento. Questa tipologia ha un inclinazione particolare alla falsità; naturalmente non si tratta di bugie particolarmente clamorose ma di piccoli e continui abbellimenti delle sue imprese. Anche la vanità è una trappola per il Tre: abiti firmati, macchine di lusso, ambienti socialmente elevati e anche il partner e la famiglia diventano “oggetti” da mostrare in quanto devono sempre essere in forma e all’altezza della situazione.Sessualmente tendono a proiettare un’immagine di un ruolo stimolante. Sono stimolati nella competizione per risultare più attraenti o sessualmente potenti

4 - IL ROMANTICO

MOTTO: “PROFONDITA’ CONTRO SUPERFICIALITA’”
Avete mai riflettuto sui vostri amori, sulle persone che amate?In tal caso avete adottato la strategia comunicativa 4: “il romantico”Anche per questa tipologia, come per l’Altruista, sono importanti le relazioni ma, agisce solo quando vi è la necessità, cioè quando capisce che sta per perdere un determinata persona(strategico). Infatti nella sua storia personale ha avuto delusioni dalle persone che aveva attorno e ha perso l’oggetto d’amore.
Da piccolo ha vissuto l’abbandono di una figura importante oppure gli stato imposto di identificarsi nel disagio di una famiglia infelice. Quindi ha la paura di perdere gli amati. È tendenzialmente un masochista in quanto ipoteticamente si dice: “se io soffro sono ok, se tu soffri sei ok”; se il partner non soffre un po’ per lui, pensa che non lo ami. Infatti, per lui l’elemento “sofferenza” rende vera la vita. Ragiona sulle emozioni e in genere è il classico “bravo soldato” in quanto esegue e ubbidisce. Cerca la profondità contro la superficialità.
Cerca il meglio in quello che non c’è. In fatti tende a fantasticare molto, a raccontarsi delle storie e, quindi, ad agire poco. Infatti la sua debolezza è nell’azione e nella volontà, capacità caratteristiche del numero Tre che il Romantico giudica superficiale. Il tipo Quattro si concentra su i lati positivi dell’oggetto d’amore perduto, idealizzando oltremisura. Infatti il confronto con la realtà lo stimola meno, vedendo la realtà e il momento presente come prove per il “bellissimo momento futuro che verrà”. Di fatto hanno una tendenza a sabotare quello che hanno a disposizione vivendo nella convinzione che arriverà quello che idealizzano e che finalmente risveglieranno il loro Sé. Se il loro partner gli chiede di rinunciare agli ideali, il Romantico farà di tutto per allontanarlo prima che quello che stato idealizzato nel rapporto possa essere sporcato dalla realtà. Poi, quando si sentirà al sicuro cercare di riavvicinarlo, in quanto si sente motivato a raggiungere le cose inottenibili. Infatti nei rapporti tende al “tira e molla”. L’allontanamento del partner scatta anche quando non sente più la tensione emotiva. I tipi Quattro hanno un grosso bisogno di intimità ma la paura di poter essere abbandonati li spinge a “bloccarsi” emotivamente quando la storia sentimentale tende divenire più profonda e devono essere profondamente convinti della fedeltà dell’altro per poter aprire l’ultima porta che fa accedere al loro sé.
 Infatti alcuni Quattro parlano di diversi livelli di amore e che solo la persona giusta, idealizzata può accedere alla “perla” celata nel loro intimo più profondo.. Quello che ricercano nella vita non è tanto la felicità ma l’alchimia e l’intensità di sentimenti ed emozioni. La lontananza forzata da una persona cara può spingerli ad ingigantire i sentimenti verso di lei.. I Romantici gravitano attorno a due poli emozionali: l’iperattività e la depressione. Infatti possiamo trovare dei Quattro che reagisco all’abbandono buttandonsi nella depressione più profonda e in seguito, quando ne escono, affermano di esserne stati trasformati;altri che reagiscono divenendo iperattivi: infine vi sono altri Romantici che oscillano da un polo all’altro. I tipi Quattro sono convinti di potersi sintonizzarsi con i sentimenti e le emozioni degli altri. Di fatto, i Romantici evoluti riescono realmente a sintonizzarsi con gli stati d’animo di chi hanno difronte sperimentando un’empatia molto forte.
Uno degli aspetti negativi è lo scarso realismo, la tendenza a idealizzare troppo una realtà che verrà, senza vivere quella presente ed agire per raggiungere gli obiettivi. Questo li può portare a un’incapacità di decisione. Il Romantico è portato a ricercare situazioni estreme e pericolose e solo allora tende ad agire più del solito ma, in maniera sconsiderata e irresponsabile. Ed è proprio nel culmine di queste situazioni che il Quattro sente la vita e le persone più vere.Una delle paure fondamentali del Quattro è l’ordinarietà.
È un anticonformista e fa’ di tutto per essere speciale ed è contro la quotidianità. Anche nell’abbigliamento cerca sempre di mettere qualcosa che un po’ lo distingua dalla massa. Anche se a volte può dire di aver indossato la prima cosa che gli è capitata, di fatto gli abiti sono stati ben studiati. Una vita ordinaria, pianificata,senza emozioni intense e colpi di scena terrorizza il Romantico. Questo aspetto rende interessante la vita accanto a un Quattro non stressato, in quanto farà di tutto per trasformare la routine in un’avventura.Un’altra caratteristica è la capacità di introspezione. Non ha paura di andare nelle profondità dell’inconscio. Anzi, si motiva ad andare verso la profondità contro la superficialità

5 – L’EREMITA

MOTTO: “CONOSCERE”
Vi siete mai voluti isolare per esaminare piu` in dettaglio la situazione?In tal caso avete adottato la dinamica 4: “l’eremita”È il cosiddetto Falso saggio. Tende ad isolarsi dagli altri ed è un raccoglitore di informazioni ma,non le dà tanto volentieri (avarizia).
Il suo sogno irrealizzabile è avere ogni conoscenza. Da piccolo gli hanno fatto credere di non essere niente, di valere poco, quindi è stato pococonsiderato e per rifugiarsi dal dolore si è distaccato dai sentimenti; oppure è stato troppo invasodai famigliari e ha scelta la chiusura emotiva come strategia di sopravvivenza.
Quando è solo pensa di essere nell’essenza e quando viene invaso nel suo spazio dagli altri, pensa di perderla.Infatti è contro l’invasione e si parla dei suoi sentimenti. La sua debolezza è la mancanza dell’espressione della potenza. Se le sue compulsioni vengono estremizzate, tende a divenire un sociopatico. Riducono al minimo i contatti e hanno semplificato le loro esigenze. Tendenzialmente evitano ogni tipo di coinvolgimento e si sentono sotto pressione quando gli altri hanno delle aspettative su di lui. La loro vita è orientato verso il “mentale”.
Infatti vivono il contatto con le persone in modo particolare: non riescono a viverlo pienamente nel momento e lo riassaporano più tardi acasa loro, quando sono soli. Un rapporto a quattr’occhi, eccessivamente intimo ed imprevisto può congelarli, facendo aumentare la loro compulsione a volere restare da soli per poter elaborare le emozioni vissute. Nell’ambito delle amicizie creano degli scomparti, in modo tale che vi sono degli amici che non si conosceranno mai tra di loro. Un tipo Cinque può spingersi a vivere così mentalmente un rapporto affettivo, senza che l’altra persona sappia che occupa un ruolo importante nella sua vita.Ha una tendenza alla programmazione, cercando di anticipare e sapere tutto quello che accadrà in anticipo, preparando e programmando il loro comportamento. Infatti la programmazione gli consente di staccarsi emotivamente dalla situazione vissuta al momento.
I tipi Cinque non dipendono dall’approvazione altrui. Questo gli permette di essere una tipologia difficilmente influenzabile. Hanno un forte riferimento interno e spesso non sentono le parole dichi hanno di fronte per il semplice fatto che sono troppo concentrati sul loro mondo interiore. Nonostante ciò sono degli ottimi osservatori ma, perché tendono a ricercare e studiare tutti quei modelli che esplicano i sistemi di interazione legati al comportamento umano. Raccolgono dati,anche i più insignificanti e ne ricavano sistemi logici. Infatti sono estremamente razionali e tutte le loro elaborazioni sono basate su “basi solide” e non sulla razionalità.
L’Eremita ricerca l’indipendenza in modo da poter badare a se stesso senza che gli altri possano invadere il suo spazio privato. Ed è in questa dinamica che si spiega la sua avarizia, in quanto la sicurezza materiale gli assicura l’indipendenza. In altri casi l’avarizia è di tipo intellettuale: bevono fiumi di conoscenze ma non le cedono a chi gli sta attorno. Il tipo Cinque è caratterizzata dalla freddezza emotiva e difficilmente si lascia andare in effusioni e detesta chi invece si lascia andare in manifestazioni emotive esagerate.
Di contro, può essere unottimo amico in quanto, proprio per la sua compulsione a raccogliere conoscenze, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare con lui. Inoltre quando viene interpellato per un consiglio, siesprimerà solo dopo aver raccolto tutti i dati e difficilmente esprimerà opinioni superficiali.
l’azione universale coordinata delle due leggi fondamentali del ternario e del settenario. Il cosiddetto triangolo interno esprime la Legge del Tre, quella di una forza attiva, passiva e riconciliante, un’universale triplicità in tutto ciò che esiste. L’altra figura composta dai punti rimanenti, riflette la Legge del Sette che governa la progressione di tutti i processi. Il cerchio simbolizza l’Uno, lo zero, o meglio la spirale, perché il simbolo va inteso in senso dinamico.









lunedì 14 ottobre 2013

domenica 14 luglio 2013

Masai. Quando qualcuno fa qualcosa di offensivo e/o sbagliato, si porta la persona al centro della città, tutta la tribù va e lo circonda. Per due giorni ricorderanno all'uomo ogni cosa buona che abbia mai fatto durante la sua vita. La tribù è convinta che ogni essere umano viene al mondo come buono con la volontà di vivere di amore, pace e felicità, ma a volte é nella ricerca di quelle cose che le persone commettono errori. La comunità vede questi misfatti come un grido di aiuto. Rimangono Uniti per il bene del loro compagno, per tenerlo su e dargli il tempo di riconnettersi con la sua vera natura, per ricordargli chi è veramente, fino a che non ricorda pienamente la verità da cui era stato temporaneamente scollegato



IO SONO BUONO usanza Masai (o Maasai)
Quando qualcuno fa qualcosa di offensivo e/o sbagliato, si porta la persona al centro della città, tutta la tribù va e lo circonda. Per due giorni ricorderanno all'uomo ogni cosa buona che abbia mai fatto durante la sua vita.  La tribù è convinta che ogni essere umano viene al mondo come buono con la volontà di vivere di amore, pace e felicità, ma a volte é nella ricerca di quelle cose che le persone commettono errori. La comunità vede questi misfatti come un grido di aiuto.  Rimangono Uniti per il bene del loro compagno, per tenerlo su e dargli il tempo di riconnettersi con la sua vera natura, per ricordargli chi è veramente, fino a che non ricorda pienamente la verità da cui era stato temporaneamente scollegato .


fonte: Occupy wall street


Proprio come noi che appena uno sbaglia viene emarginato famiglia amici varie ed eventuali.... meglio l'Africa più civile



sabato 1 dicembre 2012

Susanna Casciani. Dico troppo spesso “grazie” e “scusa”, come se non meritassi mai niente, come se sbagliassi sempre qualcosa



Dico troppo spesso “grazie” e “scusa”, come se non meritassi mai niente, come se sbagliassi sempre qualcosa
Susanna Casciani




Io credo che non ci siano persone che "non meritano". Se scavi nella gente, ci trovi tanti nodi, tanti problemi e tormenti. Credo ci siano persone capaci di uscire dal negativo e persone incapaci di farlo... Quindi, su queste basi, io ringrazio e chiedo scusa senza pormi problemi! :-)



venerdì 12 ottobre 2012

Datemi un bambino e ne farò quello che volete; un santo, un delinquente, un matematico, un musicista

Se sono come tutti gli altri, se non ho sentimenti o pensieri che mi rendano differente, se mi adatto e accetto i costumi, l’abbigliamento, le idee, lo schema comportamentale di gruppo, allora sono salvato; salvato dalla terribile esperienza della solitudine. I sistemi dittatoriali utilizzano la minaccia e il terrore per indurre questo conformismo, i paesi democratici utilizzano la suggestione e la propaganda.
Frederic B. Skinner. Psicologo nord-Americano.




Un fallimento non è sempre uno sbaglio; potrebbe semplicemente essere il meglio che uno possa fare in certe circostanze. Il vero sbaglio è smettere di provare.
Frederic B. Skinner


il bambino è come un diamante. Il taglio dipende dall'artigiano che dedica tempo e pazienza a renderlo il più vicino alla perfezione. La società viaggia su canoni transitori o generazionali, che fondano le radici su ciò che va di moda in quel dato momento. Siamo tutti figli del nostro tempo, il prodotto di ciò che assomigliano da piccoli e impariamo da grandi.
"Datemi un bambino e ne farò quello che volete; un santo, un delinquente, un matematico, un musicista"
Frederic B. Skinner





giovedì 15 dicembre 2011

David Grossman. ‎Se mi devo spiegare, allora è tutto inutile

"Se mi devo spiegare, allora è tutto inutile".
David Grossman

‎"Sentivo che stavo finalmente facendo lo sbaglio giusto."
David Grossman


Forse, in questa fase della mia vita, non ho tanto bisogno di un medico quanto di una persona che abbia una ferita simile alla mia
David Grossman

Per un pò forse continuerò ad urlare il tuo nome a me stesso, nel cuore.
Ma alla fine la ferita si cicatrizzerà.
David Grossman


In fondo non mi sorprende. A volte penso che forse, all'inizio, è stata la tua ferita ad attrarmi.
David Grossman

L’intero corpo talvolta può dolere per la nostalgia di un abbraccio che non c’è più, soprattutto la mattina, nel momento in cui si aprono gli occhi, soprattutto la notte, nell’attimo prima di assopirsi.
David Grossman, Col corpo capisco


Come sei entrato nella mia vita? Com'è possibile che fossi così indifesa?
E non sei nemmeno entrato da una finestra, o da un lucernaio.
Sei riuscito a trovare una fessura attraverso la quale mi hai trafitto il cuore.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello, 1998


Provava una sensazione nuova, sconcertante, strana. Come se qualcuno si fosse intrufolato nella sua anima e avesse cominciato vertiginosamente ad arredarla, a spostare tavoli pesanti, a buttare fuori armadi vecchi e pieni di muffa, a introdurre mobili leggeri e flessibili, di bambù.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


Scrivere mi fa bene. Lo sento. Anche quando scrivo cose tristi, qualcosa in me si tranquillizza, sento di avere uno scopo.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


E se tu fossi qui, adesso, ti abbraccerei con tutte le mie forze fino a spezzarci entrambi nell’impeto di quel che provo per te.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


Se solo potessi stendermi e dormire,
e alzarmi un giorno senza provare più dolore.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


Dimmi, quante volte al giorno provi una fitta di dolore pensando:
non le scriverò mai questa cosa. Non conoscerà mai questo momento?
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


Hai descritto te stessa per eliminare qualsiasi dubbio, ti sei riassunta in una sola frase, oltretutto tra parentesi. Se è davvero così, se ti senti tra parentesi, permettimi allora di infilarmici dentro, e che tutto il mondo rimanga fuori, che sia solo l'esponente al di fuori della parentesi e ci moltiplichi al suo interno.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello



«Avevi ragione: in fondo, sto cercando un compagno per un viaggio immaginario.
Ma hai sbagliato nel dire che forse non ho bisogno di un compagno reale.
E’ esattamente il contrario: ho bisogno di un compagno reale per il mio viaggio immaginario.»
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


Non si può guarire solo con le parole. Ammalarsi sì.
Probabilmente non è molto difficile.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


«Anche solo immaginare il tuo modo di parlare mi calma. E mi rende felice.
Mi scorre nel corpo come una medicina, facendoti gorgogliare dentro di me.
Non smettere. Non smettere mai».
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


Ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all'estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco. Da lì, da quell'ossicino, l'uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l'ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L'ho dichiarato disperso finché l'ho visto nel cortile della scuola. Subito quell'idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un'altra persona.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


«Non ho idea se tu sia interessato a leggere quello che ho da dirti. Comunque, ho continuato a scriverti dentro di me. A dire il vero, questo, senza intenzione, è diventato per me una specie di “diario”. Ho scoperto che se talvolta mi aiuta ad alleviare il dolore, spesso lo acuisce. In un modo o nell’altro considero questa mia volontà di scrivere (e il bisogno, anche, vorrei dire) come un dono straordinario».
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


«Cosa non darei per leggere le lettere perdute di Milena a Kafka. Per vedere cosa gli disse esattamente, con quali parole gli rispose quando lui le scrisse: “Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso.” Spero che lei gli abbia risposto subito, con un telegramma, che è proibito a un essere umano accettare di trasformarsi in coltello per un altro».
David Grossman,  Che tu sia per me il coltello


A questa donna, probabilmente, il contatto con la realtà provoca un dolore insopportabile.
David Grossman,  Che tu sia per me il coltello


E’ una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Uno sguardo ben mirato basterebbe. Non sto scherzando. Sono convinto che da qualche parte dentro di me, c’è un punto vulnerabile che chiunque, anche uno sconosciuto, può vedere e colpire. Eliminarmi con una parola.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello


Mille cuori le battevano in petto. Non sapeva dare un nome a ciò che vedeva, alle sensazioni nuove che provava, le parole che conosceva esplodevano una dopo l’altra. Se c’era al mondo la possibilità di fare un’indigestione di vita e di morirne, quello era il momento.
David Grossman, “Qualcuno con cui correre”


"[...] Cosa credi? Che voglia stare sola? Ma sono fatta così, non riesco ad avvicinarmi veramente a nessuno. È un dato di fatto. È come se mi mancasse quella parte dell’anima che si incastra negli altri, come nel Lego. Che si unisce veramente a qualcun altro. Alla fine tutto cade a pezzi. Famiglia, amici. Non resta più niente."
David Grossman, “Qualcuno con cui correre”


Ma perché non funziona tutto come nei film?
Perché gli estranei in metropolitana, invece che limitarsi a guardarti, non attaccano bottone dicendoti che hai un sorriso bellissimo? Perché dopo trent’anni, in un caffé del centro, non rincontri mai la persona per cui hai lottato? Perché le madri fanno fatica a capire i propri figli e i padri ad accettarli? Perché la frase giusta arriva sempre durante il momento sbagliato? Perché non ti capita mai di correre sotto la pioggia, di arrivare davanti al portone di qualcuno, farlo scendere, scusarti e iniziare a parlare a vanvera per poi trovarti labbra a labbra e sentirti dire: ‘non importa, l’importante è che sei qui’? Perché non vieni mai svegliato durante la notte da una voce al telefono che ti dice: ‘non ti ho mai dimenticato’? Se fossimo più coraggiosi, più irrazionali, più combattivi, più estrosi, più sicuri e se fossimo meno orgogliosi, meno vergognosi, meno fragili, sono sicura che non dovremmo pagare nessun biglietto del cinema per vedere persone che fanno e dicono ciò che non abbiamo il coraggio di esternare, per vedere persone che amano come noi non riusciamo, per vedere persone che ci rappresentano, per vedere persone che, fingendo, riescono ad essere più sincere di noi.
David Grossman, Qualcuno con cui correre.





Questo romanzo ci mostra una Gerusalemme insolita, caratterizzata da una strana vita. 
La città ci viene descritta come un mondo di giovani, “giovani sbandati”, che cantano, suonano, recitano nelle strade e farebbero di tutto per guadagnarsi la dose di droga giornaliera. Eh sì! David Grossman, con questo romanzo vuole proprio farci riflettere su questo argomento ...



"A volte, soprattutto quando siamo molto giovani, non risulta facile guardare ai nostri genitori in una prospettiva che sia davvero ampia. Forse perchè non ci fa comodo accettare il fatto che persino i nostri genitori abbiano "diritto" al loro personale caos interiore. Che persino mamma e papà abbiano non solo un'interiorità, ma - incredibile, ma vero! - un loro "diritto alla psicologia"; che anche loro hanno avuto un padre e una madre, e anche a loro, chissà quando, sono capitate cose che hanno lasciate ferite, cicatrici, segni d'ustione"."
David Grossman, Con gli occhi del nemico



«Vorrei imparare a separare i ricordi dal dolore».
David Grossman, “Caduto fuori dal tempo”


«Ci sono definizioni diverse per il processo con il quale un individuo si confonde nella massa o accetta di consegnarle parti di sé. E siccome noi siamo uomini di letteratura, ne sceglierò una conforme ai nostri interessi. Ho l'impressione che ci trasformiamo in massa nel momento in cui rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico, e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche e un linguaggio dettatoci da altri. Io mi trasformo in massa quando cesso di formulare con le mie parole compromessi e scelte morali che sono disposto a compiere.»
David Grossman, da Raccontare una storia per salvare gli uomini, traduzione di Alessandra Shomroni, la Repubblica, 5 settembre 2007







Il vaso di Pandora

 


MAIEUTIKÉ di Olga Tamburini






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