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domenica 1 marzo 2015

Chico Mendes. All'inizio pensai che stavo combattendo per salvare gli alberi della gomma, poi ho pensato che stavo combattendo per salvare la foresta pluviale dell'Amazzonia. Ora capisco che sto lottando per l'umanità.

All'inizio pensai che stavo combattendo per salvare gli alberi della gomma, poi ho pensato che stavo combattendo per salvare la foresta pluviale dell'Amazzonia. Ora capisco che sto lottando per l'umanità.
Chico Mendes

giovedì 14 agosto 2014

Roger Deakin. Un anno a Walnut tree. Gli alberi sono organismi inermi di fronte all'uomo. Le loro sole difese sono la longevità e la fecondità. Perciò rappresentano dei santuari, dei rifugi per i perseguitati e i braccati. Tornare ai boschi è come il ritorno notturno all'inconscio.

Gli alberi sono organismi inermi di fronte all'uomo. Le loro sole difese sono la longevità e la fecondità. Perciò rappresentano dei santuari, dei rifugi per i perseguitati e i braccati. Tornare ai boschi è come il ritorno notturno all'inconscio.
Roger Deakin, Un anno a Walnut tree

venerdì 25 luglio 2014

Matilde Serao. Il bosco. Le piante crescono invadendo il regno dell'aria coi robusti polloni e penetrando la terra con le grosse radici: i rami si dividono, si moltiplicano, s'intrecciano allegramente. Le fronde salgono, scendono, fanno capolino dappertutto: sono brune in cima, pallide al basso, e offrono tutte le più delicate tinte del verde, da quello opalino, trasparente, pallido, sino al vigoroso e forte che quasi sembra nero. Il sole manda negli interstizi certi raggi sottili che paiono capelli biondi luminosi, getta in terra tanti cerchietti lucidi che sono la sua piccola e ridente immagine; la luce è buona, la luce è soave nel bosco.


Il bosco.
Le piante crescono invadendo il regno
dell'aria coi robusti polloni e penetrando
la terra con le grosse radici: i rami si dividono,
si moltiplicano, s'intrecciano allegramente.
Le fronde salgono, scendono, fanno capolino
dappertutto: sono brune in cima, pallide al basso,
e offrono tutte le più delicate tinte del verde,
da quello opalino, trasparente, pallido, sino
al vigoroso e forte che quasi sembra nero.
Il sole manda negli interstizi certi raggi
sottili che paiono capelli biondi luminosi,
getta in terra tanti cerchietti lucidi che sono
la sua piccola e ridente immagine; la luce
è buona, la luce è soave nel bosco.
Matilde Serao



domenica 20 aprile 2014

Thomas Moore. Ci vuole anima per percepire l'anima. E' abbastanza facile abbattere una sequoia per costruire una casa. Ma ci vuole fantasia e immaginazione per vedere la sacralità della sequoia, per rendersi conto della sua età, della sua vulnerabilità in una società affamata di edifici materiali e della sua naturale bellezza. Quando lasciamo fluire le fantasie, la sacralità delle cose comuni torna evidente. C'è davvero relazione fra anima e religione, fra psicologia e consapevolezza religiosa; senza la fantasia piena di anima, tutto è profano e mondano. Con l'anima viene il rispetto per le cose comuni, perché esse hanno un grande impatto sullo spirito umano.


Ci vuole anima per percepire l'anima. E' abbastanza facile abbattere una sequoia per costruire una casa. Ma ci vuole fantasia e immaginazione per vedere la sacralità della sequoia, per rendersi conto della sua età, della sua vulnerabilità in una società affamata di edifici materiali e della sua naturale bellezza. Quando lasciamo fluire le fantasie, la sacralità delle cose comuni torna evidente. C'è davvero relazione fra anima e religione, fra psicologia e consapevolezza religiosa; senza la fantasia piena di anima, tutto è profano e mondano. Con l'anima viene il rispetto per le cose comuni, perché esse hanno un grande impatto sullo spirito umano.
Thomas Moore: Pianeti interiori , l'astrologia psicologica di M. Ficino 



giovedì 27 febbraio 2014

L’albero della vita nella storia dell’arte. L’albero della vita, però, non è un albero qualunque. È una raffigurazione fortemente simbolica che racchiude significati spesso esoterici (come nel caso della Cabala) o religiosi (come nell’Ebraismo o nel Cristianesimo). Fin dalle sue origini l’albero è sempre rigidamente simmetrico e, in base alla civiltà di riferimento, può somigliare ad una palma, ad un sicomoro, unmelograno o ad altre specie particolari.




L’albero della vita nella storia dell’arte

Quando si pensa all’albero della vita nelle sue rappresentazioni artisticheviene subito in mente il celebre pannello di Gustav Klimt per Palazzo Stoclet, a Bruxelles.
Ma quell’immagine è solo una delle migliaia di raffigurazioni di questo soggetto. Si tratta, infatti, di un simbolo ancestrale, antico quanto l’uomo, presente in tutte le civiltà con significati abbastanza simili legati alla nascita, alla rigenerazione, all’energia vitale.
E, in effetti, basta osservare le mutazioni di un albero nel susseguirsi delle stagioni per percepire quanta vitalità possano sprigionare gli alberi!
L’albero della vita, però, non è un albero qualunque. È una raffigurazione fortemente simbolica che racchiude significati spesso esoterici (come nel caso della Cabala) o religiosi (come nell’Ebraismo o nel Cristianesimo). Fin dalle sue origini l’albero è sempre rigidamente simmetrico  e, in base alla civiltà di riferimento, può somigliare ad una palma, ad un sicomoro, unmelograno o ad altre specie particolari.
Le più antiche rappresentazioni sono state rinvenute in Mesopotamia e risalgono al IX secolo a.C. Si tratta, nello specifico, di bassorilievi (ottenuti anche con l’uso di sigilli cilindrici) di epoca assira. Nella più nota di queste si può osservare Assurbanipal II raffigurato due volte in posizioni simmetriche rispetto all’albero sacro, generatore di ricchezza e fertilità.
Presso gli Egizi, essendo il faraone egli stesso una divinità, spesso è raffigurato come se fosse il tronco dell’albero della vita (forse un’acacia), con i rami disposti quasi a raggiera. Secondo alcune interpretazioni l’albero della vita egizio sarebbe da ricondurre alla forma della foce del Nilo, fiume che effettivamente garantiva la vita e la prosperità della popolazione.
Con la civiltà greca il mito dell’albero della vita si sovrappone a quello dell’albero dalle mele d’oro situato nel giardino delle Esperidi. Toccherà adErcole sconfiggere il serpente Ladone per raccogliere tre pomi (da notare l’analogia con la mela e il serpente della tradizione iconografica cristiana).
Dal punto di vista grafico, l’albero che vedete in questi esempi classici è davvero striminzito. Non è lui il vero protagonista quanto il mito ad esso legato. È solo un accessorio, un attributo iconografico di Ercole in una delle sue dodici fatiche.
Con l’avvento del Cristianesimo l’albero della vita torna ad avere un ruolo iconico evidente, soprattutto nel basso Medioevo. Un esempio molto noto è costituito dall’immenso mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto realizzato dal monaco Pantaleone tra il 1163 e il 1165.
Dal punto di vista tecnico e artistico non è un’opera eccelsa, le immagini sono molto schematiche e la fattura del mosaico piuttosto primitiva ma nella sua globalità è un vero capolavoro della cultura dell’epoca.
Il tronco dell’albero attraversa tutta la navata mentre ai suoi fianchi si snodano scene bibliche ed eventi storici. Nella parte superiore dodici tondi raffiguranti i mesi dell’anno, quasi a rimarcare il primitivo legame trareligione e tempi della natura.
Intanto in Sicilia maestranze arabe e bizantine alla corte del Re normanno Ruggero II, tessevano il suo splendido mantello per l’incoronazione che avvenne nel 1133. Il prezioso manufatto presenta due leoni che sbranano due cammelli (a simboleggiare la vittoria dei Normanni sugli Arabi) separati da un albero della vita (in questo caso una palma).
La stessa palma è presente nei mosaici parietali della Sala di Re Ruggero aPalazzo dei Normanni, Palermo, e nel famoso chiostro del Duomo di Monreale (eccezionale esempio di architettura arabo-normanna) come elemento centrale della fontana (collegando così anche l’acqua alla vita).
Un mosaico poco più tardo, sempre in stile bizantino, riporta l’albero della vita nell’alveo della religione cristiana. Si tratta del grande catino absidale della Basilica di San Clemente a Roma su cui campeggia la crocecircondata da rami ricurvi (forse i tralci di vite di origine paleocristiana).
Nel XIV secolo ritroviamo l’albero della vita negli affreschi del refettorio dellaBasilica di Santa Croce a Firenze realizzati da Taddeo Gaddi (1340).
Qui, sopra un’Ultima Cena, è dipinto un grande albero della vita nel quale tronco e rami diventano la croce di Cristo. Il significato è evidente: lasorgente di vita non è più la natura ma è nel figlio di Dio secondo un’iconografia tratta dal Lignum Vitae di San Bonaventura.
Lungo i rami sono scene della vita di Cristo che diventa asse di simmetria di una sorta di vangelo illustrato, aspetto ancora più evidente nel coevo dipinto del fiorentino Pacino Di Buonaguida.
Negli stessi anni un altro artista (non identificato) dipingeva qualcosa di simile nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo, seguendo lo stesso schema che si poteva ritrovare anche nelle illustrazioni dell’epoca.
Cosa succedeva, intanto, fuori dall’Italia? Come ho detto all’inizio, l’albero della vita è un simbolo presente in tutte le civiltà e in tutti gli angoli del mondo. Dunque dobbiamo aspettarci di trovare analoghe raffigurazionianche altrove.
Spostandoci in Francia, nella stessa epoca troviamo uno splendido albero realizzato in una delle vetrate della cattedrale di Chartres. È una versione dell’albero conosciuta anche come “Albero di Jesse” cioè lo sviluppo genealogico della stirpe di Cristo.
Ma spostiamoci più lontano e vediamo cosa succede in Asia… Qui l’albero della vita può diventare un vero ricamo di pietra come nella splendida finestra della moschea di Sidi Saiyyed ad Ahmedabad, in India.
Siamo già alla fine del XVI secolo e nell’arte islamica (caratterizzata da motivi biomorfi) il simbolo dell’albero era già presente da tempo. In alcuni casi è trattato come un soggetto realistico, in altri è più stilizzato egeometrizzato (come negli esempi sottostanti provenienti da Siria, Iran e Turchia).
In Europa, intanto, l’albero della vita conosceva un lungo periodo diassenza dalla scena artistica. Dopo la fine del Medioevo occorre aspettare fino al Seicento per ritrovarlo in alcuni retablo barocchi come questo di una chiesa austriaca.
Ed è proprio in Austria che, all’inizio del XX secolo, viene realizzato l’albero della vita più famoso di tutta la storia dell’arte. Un albero che assomma a sé significati universali di amore, rinascita ed energia vitale: quello cheGustav Klimt ideò per il fregio della sala da pranzo di palazzo Stoclet, a Bruxelles tra il 1905 e il 1909.
In quest’opera l’albero, una fiabesca creazione con spirali e gemme, è affiancato da una donna sola a sinistra (simboleggiante l’attesa) e una coppia, a destra, fusa in un abbraccio. Lo stile richiama l’arte bizantina e quella egizia in un nuovo linguaggio che è proprio dell’Art Nouveau, fatto di preziosismo, bidimensionalità e linee curve.
Quello di Klimt resterà quasi un caso isolato nell’arte contemporanea. Ricordo solo altri due casi: quello di Henri Matisse e quello di Marc Chagall.
Il primo ha realizzato un albero della vita sulla vetrata di una cappella nella cittadina francese di Vence (1948-51). Com’è tipico dello stile di questo autore il disegno è molto elementare, con la classica foglia dai bordi ondulati che si ripete lungo il pannello e l’uso di pochi colori.
Il secondo ha lasciato anch’egli delle splendide vetrate con l’albero della vita, dalla tipica dominante azzurra, nella Chiesa di Santo Stefano a Magonza (1978-85) e in una cappella nella cittadina francese di Sarrebourg. (1972-76).
Quest’ultimo esempio sembra proprio un compendio di tutti i significatiche l’albero della vita ha avuto nella storia: simbolo divino e religiosoforza primigenia di rigenerazione, armonia e amore universalespiritualità allo stato puro.
Se ci saranno ancora altri alberi della vita nell’arte del XXI secolo, dubito che riusciranno ad esprimere qualcosa in più di quelli degli artisti contemporanei!

http://www.didatticarte.it/Blog/?p=1708

mercoledì 19 febbraio 2014

Edda. Nove mondi ricordo nove sostegni, e l'albero misuratore, eccelso che penetra la terra.


So che un frassino s'erge
Yggdrasill lo chiamano,
alto tronco lambito
d'acqua bianca di argilla.
Di là vengono le rugiade
che piovono nelle valli.
Sempre s'erge verde
su Urðarbrunnr.


Nove mondi ricordo
nove sostegni,
e l'albero misuratore, eccelso
che penetra la terra.
Ljóða Edda. Vǫluspá







venerdì 31 gennaio 2014

Evitate di parlare dei vostri problemi. Non andate in cerca di comprensione, perché il bisogno di autocommiserarsi provoca ancora più infelicità. Vincete l'impulso di esagerare le difficoltà, perché non fareste altro che peggiorare la situazione. Alcuni sostengono che parlare di una sofferenza guarisce : non credeteci. Se viene piantato il seme di un problema, diventerà un albero. Se parlate di malattia o di scarsità di denaro, oppure di amicizia e di libertà, quello che dite è proprio ciò che otterrete. Sradicate tutti questi discorsi. I discorsi negativi sono come trappole per orsi che scattano a qualunque cosa si avvicini. Il dolore che provereste sarebbe insopportabile, perciò tenetevi lontani. Parlate invece di ricchezza e di cose buone e tutto ciò sarà vostro

Le ferite bisogna nasconderle, attirano gli squali.
Vjollca Lika


Evitate di parlare dei vostri problemi. Non andate in cerca di comprensione, perché il bisogno di autocommiserarsi provoca ancora più infelicità. Vincete l'impulso di esagerare le difficoltà, perché non fareste altro che peggiorare la situazione. Alcuni sostengono che parlare di una sofferenza guarisce : non credeteci. Se viene piantato il seme di un problema, diventerà un albero. Se parlate di malattia o di scarsità di denaro, oppure di amicizia e di libertà, quello che dite è proprio ciò che otterrete. Sradicate tutti questi discorsi. I discorsi negativi sono come trappole per orsi che scattano a qualunque cosa si avvicini. Il dolore che provereste sarebbe insopportabile, perciò tenetevi lontani. Parlate invece di ricchezza e di cose buone e tutto ciò sarà vostro. 
Joyce Sequichie Hifler Cherokee 



sono d'accordo...però c'è anche lo sfogo di un momento, cioè se ipotesi purtroppo accade qualcosa di brutto è normale parlarne subito con le persone care..altro è il lamento continuo, il fossilizzarsi sui problemi.





I problemi si affrontano parlandone. Le ingiustizie sociali se le neghi si moltiplicano. Nascondersi le cose brutte, anzichè cercare il modo di cambiarle, non mi è mai piaciuto. E' la tecniche dello struzzo, che usi solo quando non hai abbastanza forza per modificare ciò che non ti piace.




Parlare dei propri incubi, a volte, è liberatorio, per me è l'unico sistema per tenerli a distanza ed esorcizzarli...e non sempre si può accettare un problema senza prima lottare in modo disperato per far sì che non diventi troppo insopportabile





Ma se parlando dei problemi , dolori, x me è un modo di liberarli, di vederli "meglio", di viverli "meglio". Non per questo rompo le scatole agli altri sempre e a chiunque. Ci mancherebbe. So perfettamente gestirmi.



si, parlarne con qualcuno (non con chi capita) ti da la sensazione, nel momento stesso che ne parli, che sia una sciocchezza che la soluzione sia proprio a portata di mano e spesso parlare di un grande dispiacere o dolore fa si che non si radichi dentro di noi crescendo fino a divenire inestirpabile





Parlare di un malessere a volte veramente può evocarlo e diventare una profezia che si autodetermina.





Io so solo che certe volte la sofferenza interiore è tanto forte da uccidere.
Come si fa a non chiedere aiuto, magari solo piangendo (senza far scenate, piangendo compostamente) per far uscire quella disperazione che ti artiglia la gola? Beati i forti, quelli che sanno tenere a bada tutto quello che scrivono nei loro commenti qui sopra, beati gli stoici razionali e i filosofi maestri di vita. Io prendo coscienza del mio dolore e quando è troppo forte ,posso solo annullarmi nel dolore stesso, per arrivare a un vuoto liberatorio e salvifico.


La "via del dolore annientante" é proprio quella proposta da Castaneda: "la via del guerriero".
Pare sia la migliore. Non si tratta di masochismo in quanto il "guerriero" sa che la sofferenza é finalizzata alla totale liberazione (da tutti gli schemi mentali appresi o "tonal o "ego"). Non a caso don Juan ricorda all'allievo Carlos che noi diamo il meglio di noi stessi quando abbiamo le spalle al muro e di andarsi a cercare i peggiori rompicoglioni (pinches tiranos). Chi arriva liberarsi dalla falsa identità si é fatto un mazzo tanto. Bisogna stare attenti a non farsi il mazzo per nulla. Purtroppo capita spesso, a chi segue certe direttrici psicologiche e spirituali. Consigliamo, a tal proposito, di andarsi a leggere qualcosa di Abraham Maslow e sulla psicologia transpersonale.





Don Juan rimproverava sempre a Castaneda questo atteggiamento piagnucoloso che chiamava "indulgere". Assai poco adatto al guerriero. [...]
Il guerriero, castanedianamente inteso, é un socialmente impresentabile.
Un asociale impegnato in un combattimento perpetuo contro il proprio "senso di importanza personale".

 L'unico, e definitivo, modo di eliminare i problemi é quello di liberarsi dell'ego, quello che la dottoressa J. B. Taylor chiama il "narratore malevolo", che si "annida" fra i neuroni dell'area del linguaggio. Castaneda chiama questa, tonificante, estirpazione egoica "perdita della forma umana" o "cancellazione della storia personale". Il buddista parlerebbe di uscita dal samsara, il cristiano di entrata nel Regno dei Cieli, lo gnostico di ritorno al Pleroma.di Noi lo definiamo "Fuga da Flatland".


L'importanza personale non è qualcosa di semplice e ingenuo" spiegò. "Da un lato, è il nucleo di tutto ciò che in noi ha valore, dall'altro il nucleo di tutto il nostro marciume. Disfarsi dell'importanza personale richiede un capolavoro di strategia. I veggenti di tutte le epoche hanno espresso i più alti apprezzamenti per coloro che ci sono riusciti.
Castaneda. Il fuoco dal profondo


"Non c'è nulla di sbagliato nel sentirsi impotenti" disse don Juan, "ma indulgere nel piangere e nel lagnarsi è un'altra faccenda".
Castaneda. L'isola del tonal


Ti ho sentito dire che i tuoi genitori hanno ferito il tuo spirito. Io penso che lo spirito dell'uomo possa essere ferito molto facilmente, sebbene non dagli stessi atti che tu definisci lesivi. Credo che i tuoi genitori ti abbiano ferito facendo di te una persona che si lascia andare, molle e propensa ad indulgere.
Castaneda. Una realtà separata





Fuga da Flatland Dopo l'approccio sciamanico alla crisi, adesso quello quantistico.
"Una intelligenza globale, e per globale potremmo persino intendere qualcosa che riguardi l'intero pianeta, scaturisce dal basso verso lalto, prendendo cioè spunto da interazioni meramente locali. E' un po come dire che la vera intelligenza, quella che guida l'economia americana, non è nelle mani, (o nelle teste) dei politicanti di Washington, ma è invece sparpagliata nelle conversazioni notturne dei camionisti che si incontrano agli autogrill, nelle domande dei clienti ai negozianti e nelle loro pronte risposte, nelle chiacchierate amichevoli dei vicini che discutono di affitti e mutui."
Jeffrey Satinover - "Il cervello quantico"







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