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lunedì 28 settembre 2015

Piccolo è bello!!? LA CASA PIU' STRETTA DEL MONDO SI TROVA A PETRALIA ED HA UNO SPESSORE DI SOLO UN METRO. VIENE CHIAMATA "A CASA DU CURRIVU" PERCHE' COSTRUITA PER RIPICCA PER OSCURARE LA VISUALE DEL COGNATO


"LA CASA PIU' STRETTA DEL MONDO SI TROVA A PETRALIA ED HA UNO SPESSORE DI SOLO UN METRO. VIENE CHIAMATA "A CASA DU CURRIVU" PERCHE' COSTRUITA PER RIPICCA PER OSCURARE LA VISUALE DEL COGNATO"
(Luigi Sghembri)

Ecco, c'è gente al mondo che vive per ripicca.
Che agisce per ripicca. Che parla per ripicca. 
Non ti curar di lor, ma guarda e passa.



L'altra faccia della bellezza. 
Però è un vero capolavoro, per chi l'ha voluta e per chi ha l'autorizzata. Qualcuno l'ha autorizzata?




Sì, è larga un solo metro proprio perché per legge (che il cognato ha voluto far applicare alla lettera), il proprietario non ha potuto farla più larga. E lui l'ha fatta ugualmente. Per currivu.



Atteggiamento pre-mafioso .... Non è la casa più piccola del mondo perché non è una casa (unità abitativa...) , è solo un muro con le finestre ... giusto architetta?



Quei soldi li avrei utilizzati più per abbellire la mia che per oscurare quella di mio cognato. Brutte bestie l'invidia degli arroganti e il menefreghismo civico dei nostri politici.



Costosetta, come ripicca.



Per le ripicche non si bada a spese. [...]
Ma la cosa sorprendente, al di là dei motivi, è che qualcuno abbia potuto realizzare una simile bizzarria. Che c'è ed esiste. Già la ripicca ci starebbe, se invece è solo senza motivo, il costruire una casa larga un metro beh, è che qualcuno, amministrazione e uffici tecnici l'abbiano permesso, con licenza, abitabilità,etc..a meno che non sia abusiva; allora la storia si fa ancora più incomprensibile. Perché il succo della vicenda non è tanto il motivo, ma il fatto in se. E il fatto c'è.




La casa del currivo



non è una bufala esiste davvero a Petralia. Il racconto è più articolato: io ricordo che il tipo avrebbe voluto costruire una casa quasi normale appoggiandosi al muro esterno del parente. Al suo diniego ha costruito lo stesso alla distanza minima consentita dalla legge, per non dargliela vinta ...







a torino c'è la fetta di polenta


Casa Scaccabarozzi, comunemente nota ai torinesi come Fetta di polenta 
(Fëtta 'd pölenta in piemontese), è un edificio storico di Torino situato nel quartiere Vanchiglia, all'angolo tra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo; in passato fu nota anche come casa Luna.

Progettata da Alessandro Antonelli, il nome ufficiale deriva dal cognome della moglie dell'architetto, Francesca Scaccabarozzi, nobildonna originaria di Cremona[1]. La coppia visse nell'edificio per alcuni anni.

La sua particolarità e l'origine del suo soprannome risiedono nella singolare pianta trapezoidale dell'edificio, che fa sì che uno dei prospetti laterali misuri appena cinquantaquattro centimetri.[2] [...]

Progettata da Antonelli stesso nel 1840 come "casa da reddito", pare che l'edificio sia stato costruito più per sfida che per una vera esigenza. Il terreno trapezoidale su cui sorge corrispondeva all'area residua occupata da un precedente edificio ubicato lungo l'asse dell'attuale corso San Maurizio e demolito per fare spazio al tracciato dell'attuale via Giulia di Barolo. A seguito delle fallite trattative per acquistare il terreno confinante, Antonelli, noto per la sua caparbietà e stravaganza, con questo progetto volle dimostrare la capacità di realizzare un edificio abitabile con un appartamento per ciascun piano malgrado l'esiguo spazio a disposizione, recuperando in altezza ciò che non poteva sfruttare in larghezza.[3]

L'edificio venne costruito in più fasi: 
nel 1840 vennero realizzati i primi quattro piani e in un secondo tempo ne vennero aggiunti altri due; nel 1881, come ulteriore dimostrazione di destrezza tecnica, venne aggiunto l'attuale ultimo piano.[4]

Ormai divenuto il simbolo del quartiere, l'edificio, che per l'epoca si opponeva alle regole classiche in fatto di costruzioni, si guadagnò presto il soprannome "Fetta di polenta" in virtù dell'inconsueta planimetria trapezoidale e per il prevalente colore giallo. Inoltre divenne noto anche per ospitare al pian terreno il caffè del Progresso, storico ritrovo torinese di carbonari e rivoluzionari.[5]

Per fugare i dubbi sulla sua stabilità e per sfidare chi sosteneva che l'edificio sarebbe crollato, Antonelli vi si trasferì ad abitarci con la moglie per qualche anno. Ad ulteriore conferma di questa comune diceria contribuì anche la capacità di resistere indenne all'esplosione della regia polveriera di Borgo Dora, avvenuta il 24 aprile 1852, che lesionò gravemente molti edifici della zona. Inoltre, successivamente, resistette anche al sisma del 23 febbraio 1887, che danneggiò parte del quartiere; infine fu risparmiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale che colpirono duramente gli isolati circostanti.

Nel 1974, in occasione del centenario della morte di Niccolò Tommaseo, il Comune di Torino pose una lapide in memoria del suo presunto soggiorno nell'edificio nel 1859. Tra il 1979 e il 1982, l'edificio fu oggetto di un primo importante restauro e di una particolare decorazione dei suoi interni ad opera dell'architetto e scenografo Renzo Mongiardino, che operò su tutti i nove piani dell'edificio trasformandolo in un'unica unità abitativa.[6]

Annoverato tra gli edifici tutelati dalla Soprintendenza per i Beni architettonici del Piemonte, nel marzo del 2005 l'edificio fu oggetto di un'asta giudiziale disposta dal Tribunale di Torino[7] e venne definitivamente aggiudicata alla terza tornata d'asta nel gennaio del 2006. Tra l'estate del 2007 e la primavera del 2008, lo stabile è stato interessato da un globale intervento di ristrutturazione interna e da un attento restauro conservativo commissionato dalla nuova proprietà. Dal marzo 2008 al maggio 2013 ha cambiato destinazione d'uso diventando il contenitore dei progetti della galleria Franco Noero, ritornando quindi allo stato di abitazione privata nell'estate del 2013, pur mantenendo al suo interno installazioni di arte contemporanea visitabili privatamente.



Sezione e pianta dell'edificio.
Per comprendere ancor meglio la sfida che Antonelli si prefissò di vincere, basta osservare le dimensioni dei lati di questo curioso edificio a pianta trapezoidale: circa 16 metri su via Giulia di Barolo, 4,35 metri su corso San Maurizio e appena 54 centimetri di parete dalla parte opposta a quella del corso.[2][8]

L'edificio, costruito interamente in pietra e mattoni, è composto complessivamente da 9 piani di altezze differenti, tutti collegati da una stretta scala a forbice in pietra, per un'altezza complessiva di 24 metri. Sette piani sono fuori terra, mentre due sono sotterranei ed è proprio la profondità delle fondamenta che conferisce all'edificio la sua proverbiale stabilità. Nel lato di 54 centimetri, per ottimizzare al massimo lo spazio, Antonelli ha ricavato un cavedio per collocarvi il condotto della canna fumaria, parte delle condutture idriche e, originariamente, locali per i servizi igienici a tutti i piani, per ciascun appartamento;[3] il prospetto retrostante, opposto a via Giulia di Barolo, è invece completamente privo di finestre mentre, osservandolo dal corso, l'edificio presenta una lieve pendenza verso la via attigua.

Antonelli dedicò particolare cura ai dettagli e dotò l'edificio di ampie finestre e numerosi balconi; essi sono aggettanti come i cornicioni e le finestre stesse appaiono come estroflesse. L'utilizzo di quest'espediente è una soluzione progettuale che Antonelli attuò per guadagnare il maggior spazio possibile all'interno dell'edificio. A causa delle strette rampe della scala, è impossibile condurre carichi ingombranti ai vari piani. A tal proposito, originariamente, per effettuare traslochi ed eventuali spostamenti venne installata una carrucola all'ultimo piano, ancora visibile da via Giulia di Barolo.[9]

I prospetti principali sono caratterizzati da uno stile eclettico, con decorazioni neoclassiche e lesene con rilievi geometrici ripetuti a tutt'altezza. La vistosa cornice in corrispondenza del quarto piano svela la propria precedente funzione di cornicione sottotetto nella prima fase di elevazione dell'edificio; complessivamente sono presenti otto balconi[10] e all'ultimo piano il ballatoio, che corre ininterrottamente lungo i prospetti delle facciate principali, è stato realizzato sulla base del cornicione del precedente tetto risalente alla seconda fase di elevazione.

Fino all'importante intervento di decorazione degli interni operato dall'architetto Renzo Mongiardino nel 1979, l'edificio era suddiviso in singole unità immobiliari per ciascun piano. Fu proprio ad opera dell'architetto, amico dell'allora proprietario, che gli interni e gli arredi assunsero un aspetto omogeneo, donando all'abitazione una linearità e organicità di per sé improbabili proprio in virtù delle sue caratteristiche fisiche. Lo stesso Mongiardino ammise che la sensazione finale fu quella di «abitare in una torre formata dalla sovrapposizione di molti vagoni ferroviari»[11], autonomi ma sapientemente connessi.

Tra il 2007 e il 2008 gli interni sono stati radicalmente ristrutturati, esaltando e valorizzando tutti gli elementi architettonici originali del progetto antonelliano e mantenendo alcuni degli elementi decorativi di pregio realizzati da Mongiardino, tra cui la nicchia dell'ultimo piano, che ospita una singolare vasca da bagno in muratura rivestita a mosaico collocata in cima all'ultima rampa di scale, il bagno turco del secondo piano interrato,[12] la bellissima cucina, la decorazione delle scale e altri accessori.

Contestualmente a questi ultimi lavori di ristrutturazione è stato eseguito anche un restauro conservativo conclusosi nel marzo 2008; nell'ottica di riconfigurare il disegno del prospetto originario affacciato su corso San Maurizio e di restituire l'accesso diretto al locale commerciale del piano stradale, è stato ripristinato il portone d'accesso che venne chiuso durante la ristrutturazione della fine degli anni settanta per ospitare una finestra.


https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_Scaccabarozzi

mercoledì 30 luglio 2014

Era, temendo il tradimento di Zeus, pose Io sotto la sorveglianza del gigante Argo che, grazie ai suoi infiniti occhi, riusciva a non dormire mai, chiudendone, per riposare, solo due per volta. Zeus allora incaricò Ermes di liberarla. Quest'ultimo, camuffatosi da pastore, si avvicinò ad Argo suonando una melodia. Il gigante, affascinato dal suono, invitò Ermes a sedersi con sé. Il dio, accompagnandosi col suono, iniziò a narrare la storia di Pan e Siringa, fino a che non riuscì a far chiudere tutti i cento occhi. Ermes uccise il gigante addormentato tagliandogli la testa con la spada, liberando Io. Era prese gli occhi dalla testa di Argo e li pose sulle piume del pavone, l'animale a lei sacro. Ermes, Io ed Argo





Zeus e Io, mitologia greca
Zeus conduceva un’attività erotica extraconiugale tale da far infuriare Hera, sua moglie, provocando scompiglio e vendette sull’Olimpo.
Zeus non faceva alcuna differenza tra divine e mortali e se qualcuna suscitava i suoi interessi, pur di conquistarla, non esitava a servirsi dei più abili stratagemmi e delle più strane metamorfosi. 
Per sedurre la sacerdotessa Io, ad esempio, si mutò in una nuvola soffice ed eterea.
Io era la sacerdotessa d’un tempio vicino a Micene, sacro a Hera
La sacerdotessa Io era giovane e assai bella e quando Zeus la vide la prima volta subito se ne innamorò.
Hera, che ben conosceva il marito, ben presto si insospettì delle sue improvvise e ingiustificate assenze; volle vederci chiaro e scese sulla Terra. Zeus, vedendo arrivare Hera scura in viso, mutò la sacerdotessa Io in una giovenca, ma Hera non si lasciò ingannare e, fingendo ammirazione per l’animale, glielo chiese in dono. Zeus non rifiutò, ma solo per non farla insospettire ulteriormente.
Hera inviò subito la giovenca in un pascolo molto lontano. Il pascolo era custodito da Argo, soprannominato Tutt’occhi, perché aveva ben cento occhi sparsi in giro per tutto il corpo e anche quando dormiva cinquanta dei suoi cento occhi vegliavano a turno.
Zeus, volendo liberare la sacerdotessa Io dalla sua prigionia, ordinò ad Hermes di liberare la giovenca. Hermes assunse l’aspetto di un pastorello e, sedutosi vicino ad Argo, cominciò a suonare con il flauto una noiosissima nenia che, a poco a poco, riuscì ad addormentare tutti i cento occhi del custode. Dopo che Argo fu ben addormentato, Hermes con un colpo di spada gli troncò la testa. Io era liberata. Hera, però, dall’Olimpo aveva visto tutto e mandò alla sfortunata giovenca un tafano, perché la pungesse senza darle un attimo di tregua. La giovenca fuggì disperatamente, ma il tafano le volava dietro senza darle un solo attimo di pace. La sacerdotessa Io, ancora sotto le sembianze di giovenca, oltrepassò il Bosforo, che in greco significa appunto «Passaggio della Giovenca» e giunse in Fenicia, eppoi in Egitto. Qui finalmente Zeus riuscì a fermare Io e, liberatala dal tafano, le restituì l’aspetto di donna. Tuttavia due corte corna le rimasero sul capo, simili alle corna della Luna quando è al primo e all’ultimo quarto. Da Io nacque Epàfo, che fu poi re d’Egitto e costruì la capitale Menfi.



mi chiedevo da adolescente perché mai Zeus dovesse preferire alla potente e perfetta dea Hera la mortale e dunque imperfetta (quantunque bella) Io. La perfezione non è dunque ciò' che ti rende desiderabile al di sopra di tutto ? Elaborai più tardi una risposta: l' imperfezione - che è umana - era ciò che mancava ad Hera e che rendeva la mortale IO desiderabile agli occhi del Dio. L'imperfezione umana , questa incolmabile diversità , fa innamorare gli Dei , perché ci rende speciali. E di tale specialità dovrebbero andare fieri tutti i "diversi" del mondo.


lunedì 14 ottobre 2013

mercoledì 21 novembre 2012

Fabio Gherardelli. Zero Paranoie. A parte la gelosia, ci sono poi le paranoie dell’innamorato deluso. Sto parlando di quella persona che quando viene lasciata comincia a farsi questo tipo di par anoie: “Non troverò mai più una persona come lui/lei... Adesso resterò per sempre da solo/sola... Nessuno si innamorerà più di me...” ecc. Insomma la persona comincerà a costruirsi una sua realtà (che possiamo definire in modo simpatico la realtà di Cenerentola!) e poi, in modo inconsapevole, farà di tutto per confermarla




A parte la gelosia, ci sono poi le paranoie dell’innamorato deluso.
Sto parlando di quella persona che quando viene lasciata comincia a farsi questo tipo di paranoie: “Non troverò mai più una persona come lui/lei... Adesso resterò per sempre da solo/sola... Nessuno si innamorerà più di me...” ecc. Insomma la persona comincerà a costruirsi una sua realtà (che possiamo definire in modo simpatico la realtà di Cenerentola!) e poi, in modo inconsapevole, farà di tutto per confermarla.

Tratto da ZERO PARANOIE, di Fabio Gherardelli. Editore Mondadori



domenica 23 settembre 2012

Robert Anson Heinlein. Lazarus Long. l’Immortale.




Una persona competente e sicura di sé è incapace di ogni sorta di gelosia. 
La gelosia è invariabilmente sintomo di insicurezza.
Robert Anson Heinlein. Lazarus Long. l’Immortale, 1973

sabato 21 luglio 2012

Se nutri pensieri negativi su un'altra persona, sarai tu a sperimentare la manifestazione di quei pensieri



Se nutri pensieri negativi su un'altra persona, sarai tu a sperimentare la manifestazione di quei pensieri



Sara Pavan:
Che so.....quando vien voglia di strozzare qualcuno..... Dopo qualche tempo magari riesco a mandarlo solo a quel paese ma per qualche settimana......lo strozzerei.





Fanny Zanin:
per esperienza personale posso dire che quando c'è un brutto pensiero c'è qualcuno che mi nega qualcosa... quindi qualora io rispetterò il mio prossimo e non lo tratterò da servo già avrò fatto un gran bene alla mia vita perchè avrò tagliato i viveri a qualche sanguisuga che vive in me.... (esempio la rabbia.. la gelosia... o qualunque pensiero che voglia far fare agli altri quello che spetta a me)

Photo: Se nutri pensieri negativi su un'altra persona, sarai tu a sperimentare la manifestazione di quei pensieri.

venerdì 1 giugno 2012

Anna Biason. Non c'è altezza che non abbia al di sopra di sé qualcosa di più alto

Il Ticchettio del Silenzio


...alla fine, spesso, è proprio così che ragionano certe menti: più una cosa sembra troppo per loro, più scatta il meccanismo di sminuirla, come se fossero alla ricerca di auto-coccolarsi, di sentirsi migliori. Eppure il segreto è racchiuso in una perla orientale: “Non c'è altezza che non abbia al di sopra di sé qualcosa di più alto” io aggiungo che accettarlo non è indice d'inferiorità ma di saggezza.
Anna Biason




Photo: ...alla fine, spesso, è proprio così che ragionano certe menti: più una cosa sembra troppo per loro, più scatta il meccanismo di sminuirla, come se fossero alla ricerca di auto-coccolarsi, di sentirsi migliori. Eppure il segreto è racchiuso in una perla orientale: “Non c'è altezza che non abbia al di sopra di sé qualcosa di più alto” io aggiungo che accettarlo non è indice d'inferiorità ma di  saggezza.

*Anna Biason*


lunedì 5 marzo 2012

Wayne Dyer. Le persone piene d'amore vivono in un mondo pieno d'amore. Le persone ostili vivono in un mondo ostile. Ma il mondo e' sempre lo stesso

Sono realistico, mi aspetto miracoli
Wayne Dyer


 
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"Sono realistico, mi aspetto miracoli". 
Stasera voglio condividere con voi questa meravigliosa frase dello scrittore e psicologo definito "il padre della motivazione" Wayne Dyer; vorrei che provaste a scriverla su di un foglio e la portaste con voi, in borsa, in macchina, dentro un libro o una agenda. Per il solo fatto di averla con sè, questa frase emanerà grande energia e vi darà tanta forza, perché per ottenere miracoli, bisogna crederci, e dare ad essi forza. Invece di dare potere a pensieri di ansia e paura, sostituite questo tipo di pensieri ripetendovi ancora e ancora, sono realistico, mi aspetto miracoli.. 



Ma non è sua; lo scriveva già Camus (poi ripreso dai 68ini) quando faceva dire al suo Caligola "siate realisti: chiedete l'impossibile"; declinata in tutti i modi nella piace, quando Caligola ad esempio dice di accontentarsi di poco, solo della luna



Non progredirete mai e non crescerete mai se continuerete ad agire per abitudine.
Wayne  Dyer

Le particelle subatomiche sono in due luoghi nello stesso tempo e sono costantemente collegate. Il fatto che non sappiano come il collegamento avvenga non significa che questo non esista.
Wayne Dyer, La voce dell'ispirazione


Le persone piene d'amore vivono in un mondo pieno d'amore.
Le persone ostili vivono in un mondo ostile.
Ma il mondo è sempre lo stesso
Wayne Dyer


IL GATTO CHE INSEGUE LA CODA *
Tratto dal libro “Le vostre zone erronee” di Wayne W. Dyer
LA FELICITÀ CONSISTE IN UNA CERTA LIBERTÀ DAL BISOGNO DI ESSERE APPROVATI. C'È UNA FAVOLETTA CHE VIENE A PROPOSITO.
Un gattone vide un gattino che rincorreva la sua coda e gli domandò: "Come mai corri dietro alla tua coda in questo modo?". Rispose il gattino: "Ho sentito dire che la cosa migliore per un gatto è la felicità, e che la felicità è la mia coda. Ecco perché la rincorro, e quando l'avrò afferrata, avrò la felicità".
"Figliolo," disse il vecchio gatto "anch'io ho considerato con attenzione i problemi universali. Anch'io ho concluso che la felicità è nella mia coda, ma ho notato che, ogni volta che mi metto a rincorrerla, essa mi sfugge, mentre quando faccio altre cose, mi viene dietro ovunque io vada."
Se dunque vuoi tutta quell'approvazione, è ironico che il modo più efficace per ottenerla consista nel non volerla, nel non rincorrerla, nel non pretenderla da alcuno. Mediante la presa di contatto con te stesso, e consultando l'immagine positiva che hai in te, riceverai un'approvazione molto maggiore.
Naturalmente, non sarai approvato da tutti per tutto ciò che fai ma, conoscendo il tuo valore, non sarai mai depresso in assenza di approvazione.


Giudicare gli altri non definisce loro, ma voi
Wayne W. Dyer



Le frasi più belle della Psicologia:

Le opinioni degli altri non sono la verità: i giudizi che emettono su di te dicono molto più di loro che non di te stesso.


IN BASE ALLA VISIONE CHE ABBIAMO DI CIÒ CHE OSSERVIAMO, CREIAMO QUELLA REALTÀ. La questione, qui, è come guardo le cose. Einstein diceva che LA DOMANDA PIÙ IMPORTANTE DA FARSI È LA SEGUENTE: VIVO IN UN UNIVERSO AMICHEVOLE O OSTILE? Il modo in cui consideri l’universo influenza tutte le esperienze di vita che farai: QUANDO CAMBI IL MODO DI VEDERE LE COSE, LE COSE CAMBIANO LETTERALMENTE.
Wayne Dyer, Il segreto dell’intenzione


Non si può pretendere di attirare nella nostra vita persone gentili, fiduciose e generose se stai pensando e agendo in modo crudele, debole ed egoista. Devi essere quello che stai cercando, cioè, è necessario esprimere ciò che si vuole attrarre
Wayne Dyer


L’Ego è la parte di noi che inizia a dirci:
tu sei quello che hai.
Inizia con i nostri giocattoli,
poi col nostro conto in banca
e con tutte le cose che possediamo.
E così cominciamo a pensare:
più possiedo, più valgo come persona.
Siamo quello che abbiamo ma anche quello che facciamo,
ossia l’immagine e la realizzazione sociale di sé.
Ma il problema è:
se siamo ciò che abbiamo,
chi diventiamo quando ciò che abbiamo sparisce?
L’Ego inoltre ci suggerisce che noi siamo separati da tutto,
persone, natura e Dio.
Quando giungiamo in quel luogo
dove non c’è più il nostro Ego,
allora siamo in grado
di offrirci spontaneamente agli altri, di donarci.
E solo allora l’Universo risponderà con lo stesso amore incondizionato, offrendoci l’infinito.
Wayne Dyer – The shift - Il cambiamento









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