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sabato 4 gennaio 2014

I fratelli ‪ Grimm. Duecento racconti figurano nella raccolta di Jacob e Wilhelm Grimm "‪Fiabe‬ per bambini e famiglie", pubblicate in due volumi, più un terzo di commento, tra il 1812 e il 1822. Scritte per i piccoli, le fiabe dei due linguisti tedeschi furono molto apprezzate anche dai grandi. ‪Goethe‬, uno dei massimi autori tedeschi dell'Ottocento, disse che era davvero "un'opera scritta per far felici i bambini".

4 gennaio 1785. A ‪Hanau‬ nasce Jacob, il maggiore dei fratelli ‪ Grimm‬. 

"Cappuccetto rosso", 
"Biancaneve e i sette nani", 
"Hansel e Gretel", 
"Cenerentola", 
"Il principe rospo", 
"La guardiana di oche", 
"Frau Holle", 
"I sette corvi", "
Il prode piccolo sarto", 
"Il lupo e i sette capretti", 
"I musicanti di Brema" 

questi alcuni dei titoli, per un totale di duecento racconti, che figurano nella raccolta di Jacob e Wilhelm Grimm "‪Fiabe‬ per bambini e famiglie", pubblicate in due volumi, più un terzo di commento, tra il 1812 e il 1822. Scritte per i piccoli, le fiabe dei due linguisti tedeschi furono molto apprezzate anche dai grandi. ‪Goethe‬, uno dei massimi autori tedeschi dell'Ottocento, disse che era davvero "un'opera scritta per far felici i bambini".




L'uomo selvaggio. Una fiaba dei fratelli Grimm.
C'era una volta un uomo selvaggio perché‚ era stato stregato, e vagava negli orti dei contadini e nelle messi danneggiando tutto. I contadini allora si lamentarono con il signore di quelle terre e dissero che non avrebbero potuto pagare il loro tributo. Il signore riunì tutti i suoi cacciatori e disse che colui che avesse catturato il selvaggio avrebbe avuto una grossa ricompensa. Si fece avanti un vecchio cacciatore che disse che lui avrebbe catturato il selvaggio: chiese di portare con s‚ una fiasca di acquavite, una di vino e una di birra, e le pose sulle rive di uno stagno dove tutti i giorni il selvaggio veniva a bagnarsi. Mentre stava nascosto dietro un albero venne il selvaggio e bevve dalle fiasche, si leccò le labbra e si guardò attorno per vedere se trovava ancora qualcosa. Ma intanto s'era ubriacato e, coricatosi per terra, si addormentò. Il cacciatore allora gli si avvicinò e gli legò le mani e i piedi; poi lo svegliò, lo fece alzare e disse: -Uomo selvaggio, se vieni con me, avrai da bere tutti i giorni-. Lo condusse con s‚ al castello del signore e lo mise in una cella. Il signore invitò tutta la nobiltà a vedere che razza di bestia il suo cacciatore avesse preso. Uno dei bambini del signore giocava con una palla; la lasciò cadere nella cella e disse: -Uomo selvaggio, ridammi la palla-. Ma il selvaggio rispose: -La palla devi venire a prendertela da te-. -Ma io- disse il bambino -non ho la chiave.- -Allora fai in modo di arrivare di nascosto alla borsa di tua madre e rubale la chiave.- Così il bambino riuscì ad aprire la gabbia e l'uomo selvaggio scappò fuori. Il bambino si mise a gridare: -Uomo selvaggio, rimani qui, altrimenti le prendo!-. Allora l'uomo selvaggio prese il bambino sulle spalle e fuggì nella foresta con lui. Così il selvaggio era fuggito e il bambino perduto! L'uomo selvaggio fece indossare al bambino un vecchio camiciotto e lo mandò dal giardiniere di corte dell'imperatore a chiedere se aveva bisogno di un apprendista giardiniere. Quello rispose che era tanto sporco che gli altri non avrebbero voluto dormire con lui. Egli disse che avrebbe dormito nella paglia. E ogni giorno di mattino presto andava nel giardino tutto lieto. Un giorno venne l'uomo selvaggio e gli disse: -Ora lavati e pettinati-. Poi l'uomo selvaggio rese il giardino tanto bello come nemmeno il giardiniere era mai riuscito a fare. E la principessa cercava tutte le mattine il bel ragazzo, finché‚ un giorno chiese al giardiniere che l'apprendista le portasse un mazzo di fiori. Ella chiese al ragazzo da quanto tempo fosse lì, ma egli rispose che non lo sapeva. Allora lei gli diede un pane cavo pieno di ducati. Quando se ne fu andato, il ragazzo diede il denaro al suo padrone dicendo: -Che cosa devo farmene? Prendetelo piuttosto voi-. Poi gli toccò di nuovo di portare un mazzo di fiori alla principessa, ed ella gli diede un'anitra piena di ducati, che di nuovo egli consegnò al suo padrone. E ancora un'altra volta ella gli diede un'oca piena di ducati, che il ragazzo consegnò al suo padrone. La principessa pensava che egli avesse il denaro, ed egli invece non aveva niente. Allora lei lo sposò in segreto. Ma i genitori di lei si arrabbiarono molto e la mandarono in cantina a guadagnarsi il pane filando. Il ragazzo andò in cucina ad aiutare il cuoco a fare il pane, e ogni tanto rubava un pezzo di carne e lo portava a sua moglie. In quel tempo ci fu in Inghilterra una grande guerra e anche l'imperatore dovette andarci con tutti i nobili signori; il giovane allora disse che voleva andarci anche lui se avevano ancora un cavallo nella stalla. Gli risposero che ne avevano ancora uno che aveva solo tre zampe, ma che per lui andava bene. Egli montò a cavallo e partì su quelle tre zampe zoppicon zoppiconi. Gli venne incontro l'uomo selvaggio e lo condusse a un gran monte dov'era schierato un reggimento di mille soldati con i loro ufficiali, e gli diede una bella divisa e gli procurò uno splendido cavallo. Quando partì con la sua gente per la guerra in Inghilterra, l'imperatore lo trovo così simpatico che gli chiese se voleva essere suo aiutante in battaglia. Egli vinse la battaglia e sconfisse tutti. Quando l'imperatore volle ringraziarlo e gli chiese che signore fosse, egli rispose: -Non chiedetemelo perché‚ non lo so-. E ripartì dall'Inghilterra a cavallo con il suo esercito; ma ecco che gli venne incontro l'uomo selvaggio che richiuse tutti i soldati nella montagna, ed egli se ne tornò a casa sul suo cavallo a tre zampe. E la gente diceva: -Da dove vien fuori questo zoppicone sul cavallo a tre zampe?- e chiedeva: -Ti sei nascosto dietro l'angolo a dormire?-. -Sì- diceva lui -se non ci fossi andato io, non sarebbe andata mica bene in Inghilterra!- E quelli dicevano: -Sta' zitto, ragazzo, altrimenti il signore ti liscia il groppone-. Quando ci fu una seconda guerra, egli di nuovo vinse tutti. Ma riportò una ferita in un braccio, e l'imperatore prese la sua sciarpa e gli fasciò la ferita; e voleva forzarlo a rimanere con lui. -Presso di voi non posso restare- disse il ragazzo -e chi io sia non dovete chiederlo.- E gli venne di nuovo incontro l'uomo selvaggio, che di nuovo nascose il suo esercito dentro la montagna, e il ragazzo montò di nuovo il suo cavallo a tre zampe e se ne tornò a casa. La gente rideva e diceva: -Da dove torna lo Zoppicone? Dove ti sei nascosto a dormire?-. Ed egli rispondeva: -Non ho dormito, e l'Inghilterra è tutta conquistata e adesso ci sarà una vera pace-. L'imperatore un giorno raccontava dei bravi cavalieri che lo avevano aiutato nella guerra. Allora il giovanotto disse all'imperatore: -Se io non fossi stato con voi, non sarebbe andata così bene-. L'imperatore voleva picchiarlo, ma quello disse: -Se non volete credere a me, vi mostrerò il mio braccio-. E quando mostrò il braccio e l'imperatore vide la ferita, fu tutto meravigliato e disse: -Forse sei Dio stesso, o un angelo che Dio mi ha mandato-. Lo pregò di perdonarlo per essere stato con lui così villano e gli fece dono di tutti i suoi beni imperiali. Allora l'uomo selvaggio fu liberato dall'incantesimo e si rivelò un grande re: raccontò tutta la sua storia e la montagna si rivelò un castello regale, e il ragazzo ne prese possesso con la sua sposa e vissero contenti fino alla morte.

domenica 24 giugno 2012

Le oche volano in formazione a V. Lo fanno, perché al battere delle loro ali, l’aria produce un movimento, che aiuta l’oca che sta dietro. Volando cosi, le oche aumentano la loro forza di volo rispetto ad un’ oca che va da sola


Impariamo dalle Oche.
Le oche volano in formazione a V. 

Lo fanno, perché al battere delle loro ali, l’aria produce un movimento, che aiuta l’oca che sta dietro. 


Volando cosi, le oche aumentano la loro forza di volo rispetto ad un’ oca che va da solaOgni volta che un’oca esce dalla formazione, sente la resistenza dell’aria e si rende conto 

della difficoltà nel farlo da sola allora, con rapidità ritorna nella formazione per approfittare del compagno che sta davanti
Quando il capo delle oche si stanca, passa dietro, ed un’ altra oca prende il suo posto. Le oche che vanno dietro gracidano per sostenere coloro che vanno avanti a mantenere la velocità. 
Quando l’oca si ammala o cade ferita da un sparo, altre due oche escono dalla formazione e la seguono per aiutarla e proteggerla. 

Video: http://www.uilfplmilano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=55:il-volo-delle-oche&catid=16:video&Itemid=24

Le persone che condividono una direzione comune e hanno il senso della comunità, possono arrivare a compiere il loro obiettivo più facilmente, perché aiutandosi l’un l’altro, i risultati sono certamente miglioriSe ci uniamo e ci manteniamo insieme con quelli che vanno nella nostra stessa direzione, lo sforzo sarà minore, sarà più semplice e più gradevole raggiungere le mete. Le persone ottengono risultati se si sostengono nei momenti duri, se si rispettano reciprocamente in ogni momento, condividendo i problemi ed i lavori più difficili. 


Una parola di coraggio, detta nel momento giusto, aiuta, motiva, da forza e produce dei benefici.
Se ci manteniamo uno accanto all’altro, appoggiandoci ed accompagnandoci... 
Se a dispetto delle differenze, possiamo conformare un gruppo umano per affrontare tutti i tipi di situazioni.
Se capiamo il vero valore dell’ amicizia, se siamo coscienti del sentimento di condividere, la vita sarà più semplice e, stare con gli amici, sarà più bello”
dal Web. Autore non conosciuto


Mauro Sabbioni:i migratori volano in formazione a V perchè la scia che si stacca dalle ali del primo volatile crea un vortice che tende a sollevare l'aria. questo effetto però vale solo se l'uccello che segue si dispone esattamente (centimetri) in un certo posto. così vale per quello dietro e poi per quello dietro ancora... di tanto in tanto quello avanti (che non prende scia) lascia il posto a quello che lo segue... ecco perchè le formazioni sono così regolari. Migliaia di chilometri... che meraviglia. A queste cose dovrebbero pensare i cerebrolesi con la carabina prima di tirare il grilletto. :)


Massimo RedHawk Scolaro:
 Tutto vero e non solo a turno fanno a chi si mette in testa perchè l'elemento di testa fa un po più fatica degli altri, appena si stanca passa dietro e viene sostituito, la formazione a V molto uccelli migratori la usano non solo le oche


Marco Terracciano
E' il contrario di cio che accade agli uomini. Ognuno si comporta secondo la logica del "free raider", cioè sfutta a scopi personali i vantaggi dell'azione collettiva degli altri, ma siccome tutti ragionano allo stesso modo l'azione collettiva svanisce del tutto e ciascuno, invece di massimizzare il proprio guadagno perde tutto insieme agli altri, anzichè rinunciare a qualcosa subito ed avere un guadagno piu basso , ma sicuro e per tutti . questo è Nash (vedasi "Beautiful Mind" l'esempio della Bionda nel locale). 


Maria Maria Forte:
‎..e poi dicono delle oche stupide !



Eleonora D'antoni:
tutte le stupidità che si dicono sugli animali sono state elaborate dagli uomini


Claudia Cossettini:
vale anche per i ciclisti 



Mauro Sabbioni:
non proprio: li il ciclista che segue entra nell scia del precedente. riduce solo la sua resistenza in quanto si muove in un fluido più lento. non c'è l'effetto sollevamento... ti consiglio di infilarti con la tua graziella della scia di un TIR. potrai constatare da sola l'effetto. E speriamo che freni bruscamente (lui). :)


Photo: “Le oche volano in formazione a V
lo fanno, perché al battere delle loro ali, l’aria produce un movimento, che aiuta l’oca che sta dietro. 
Volando cosi, le oche aumentano la loro forza di volo rispetto ad un’ oca che va da sola.
Le persone che condividono una direzione comune e hanno il senso della comunità, possono arrivare a compiere il loro obiettivo più facilmente, perché aiutandosi l’un l’altro, i risultati sono certamente migliori.
Ogni volta che un’oca esce dalla formazione, sente la resistenza dell’aria e si rende conto 
della difficoltà nel farlo da sola allora, con rapidità ritorna nella formazione per approfittare del compagno che sta davanti.
Se ci uniamo e ci manteniamo insieme con quelli che vanno nella nostra stessa direzione,
lo sforzo sarà minore, sarà più semplice e più gradevole raggiungere le mete.
Quando il capo delle oche si stanca, passa dietro, ed un’ altra oca prende il suo posto.
Le persone ottengono risultati se si sostengono nei momenti duri, 
se si rispettano reciprocamente in ogni momento, condividendo i problemi ed i lavori più difficili. 
Le oche che vanno dietro gracidano per sostenere coloro che vanno avanti a mantenere la velocità.
Una parola di coraggio, detta nel momento giusto, aiuta, motiva, 
da forza e produce dei benefici.
Quando l’oca si ammala o cade ferita da un sparo,
altre due oche escono
dalla formazione e la seguono per aiutarla e proteggerla. 
Se ci manteniamo uno accanto all’ altro, appoggiandoci ed accompagnandoci... 
Se a dispetto delle differenze, possiamo conformare un gruppo umano per affrontare tutti i tipi di situazioni.
Se capiamo il vero valore dell’ amicizia,
se siamo coscienti del sentimento di condividere,
la vita sarà più semplice e, stare con gli amici, sarà più bello”
(dal Web. Autore non conosciuto) by Tommaso.
L’opera è di Johne Sloane

mercoledì 15 febbraio 2012

Anacleto Verrecchia. Tutti parlano dell'imprinting delle oche a opera di Konrad Lorenz. Ma i preti che imprimono i loro dogmi metafisici nel tenero cervello dei bambini fanno forse qualche cosa di diverso? L'unica differenza sta nella qualità dell'imprinting, perché le oche imprintate da Lorenz si mettono al seguito di un'intelligenza geniale, mentre i bambini imprintati dai preti diventano più oche delle oche



Tutti parlano dell'imprinting delle oche a opera di Konrad Lorenz. Ma i preti che imprimono i loro dogmi metafisici nel tenero cervello dei bambini fanno forse qualche cosa di diverso? L'unica differenza sta nella qualità dell'imprinting, perché le oche imprintate da Lorenz si mettono al seguito di un'intelligenza geniale, mentre i bambini imprintati dai preti diventano più oche delle oche


Anacleto Verrecchia (1926 – 2012)

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