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giovedì 14 agosto 2014

Deng pose in risalto l'idea che socialismo non significa povertà condivisa. La giustificazione teorica che fornì per consentire l'apertura al mercato capitalistico fu questa: "Pianificazione e forze di mercato non rappresentano l'essenziale differenza che sussiste tra socialismo e capitalismo. Economia pianificata non è la definizione di socialismo, perché c'è una pianificazione anche nel capitalismo; l'economia di mercato si attua anche nel socialismo. Pianificazione e forze di mercato sono entrambe strumenti di controllo dell'attività economica."



LA VIA CINESE AL SOCIALISMO LANCIATA DA DENG XIAOPING

"Ma come si può esigere di essere poveri sotto il socialismo ed il comunismo? 
Così, per costruire il socialismo è necessario sviluppare le forze produttive
Povertà non è socialismo. Per sostenere il socialismo, un socialismo che sia superiore al capitalismo, rappresenta un imperativo in primo luogo soprattutto eliminare la povertà."
(Deng Xiaoping)

Contadino rivoluzionario, veterano della Rivoluzione fin dai tempi della Lunga Marcia, comandante di mille battaglie contro l'imperialismo giapponese e il nemico di classe del Kuomintang, Deng Xiaoping (22 agosto 1904 – 19 febbraio 1997) ha ricoperto ruoli direttivi nel Partito Comunista Cinese (PCC) a più riprese nel corso dell'era di Mao Tse-tung e ha diretto de facto la Cina dal 1978 al 1992. È stato il pioniere della riforma economica cinese e l'artefice del "socialismo con caratteristiche cinesi", teoria che mirava a giustificare la transizione dall'economia pianificata, a un'economia aperta al mercato, ma comunque supervisionata dallo stato nelle prospettive macroeconomiche. Nel decennio tra gli anni ottanta e novanta, da lui guidati, la Repubblica Popolare Cinese restaurò relazioni strategiche e geopolitiche con l'Urss, abbandonando la Teoria dei Tre Mondi, antisovietica e di ascendenza maoista. Deng fu il cuore della seconda generazione dei leader del partito comunista cinese. Sotto il suo controllo la Cina divenne una delle economie dalla crescita più rapida, senza che il partito perdesse il controllo del paese.

La finalità delle riforme di Deng era riassunta nel programma delle Quattro Modernizzazioni: agricoltura, industria, scienza e tecnologia, apparato militare. Il programma era riassunto così:
"Intendiamo acquisire tecnologia avanzata, scienza e una gestione efficiente. Tutte queste cose non hanno un carattere di classe."

La strategia da usare per conseguire l'obiettivo di una nazione moderna, industriale era l'economia socialista di mercato. Deng argomentò che la Cina si trovava nello stadio base del socialismo e che il dovere del partito era di perfezionarlo facendolo diventare un “socialismo con caratteristiche cinesi”. Questa interpretazione cinese del Marxismo ridusse il ruolo e il peso dell'ideologia nelle decisioni economiche e l'efficacia delle linee di condotta da seguire. Deng pose in risalto l'idea che socialismo non significa povertà condivisa. La giustificazione teorica che fornì per consentire l'apertura al mercato capitalistico fu questa:
"Pianificazione e forze di mercato non rappresentano l'essenziale differenza che sussiste tra socialismo e capitalismo. Economia pianificata non è la definizione di socialismo, perché c'è una pianificazione anche nel capitalismo; l'economia di mercato si attua anche nel socialismo. Pianificazione e forze di mercato sono entrambe strumenti di controllo dell'attività economica."

Deng credeva che nessuna linea di condotta dovesse essere respinta semplicemente per il fatto di non essere aderente a quella tenuta da Mao, e diversamente dai leader più conservatori come Chen Yun, Deng non presentava obiezioni a determinate politiche economiche per la sola ragione che esse erano simili a quelle attuate nelle nazioni capitaliste. A riguardo uno dei suoi motti più famosi era che "la pratica è l'unico criterio di verità".

Le riforme di Deng, infine, includevano l'introduzione di una gestione pianificata e centralizzata della macroeconomia in mano a funzionari tecnicamente competenti, abbandonando il modello di economia collettivista di Mao. Tuttavia, a differenza del modello sovietico, la gestione risultava essere indiretta tramite i meccanismi del mercato.

Deng sostenne l'eredità di Mao, per quanto riguarda il ruolo di primaria importanza della produzione agricola, e incoraggiò una significativa decentralizzazione della gestione delle decisioni nei gruppi: dall'economia rurale e nei singoli nuclei familiari di contadini. A livello locale, per motivare la forza lavoro, dovevano essere impiegati incentivi concreti, piuttosto che appelli politici, incluso il permesso ai contadini di guadagnare entrate extra grazie alla vendita dei prodotti dei propri terreni sul mercato.

Nella generale spinta volta ad ottenere una posizione di mercato, alle municipalità locali e alle province fu consentito di investire nelle industrie che esse stesse consideravano più redditizie, questo spinse gli investimenti verso l'industria leggera. Così, le riforme di Deng fecero sì che la strategia di sviluppo della Cina si spostasse dall'industria pesante all'industria leggera e con una crescita guidata delle esportazioni.

La produzione industriale leggera fu vitale per lo sviluppo di un paese che veniva da un basso capitale di base. Con un breve periodo di gestazione, bassi requisiti di capitale e alti guadagni derivanti dalle esportazioni verso l'estero, i profitti generati dall'industria leggera, poterono essere reinvestiti in una produzione tecnologicamente più avanzata e in ulteriori importanti spese e investimenti.

Tuttavia, in netto contrasto con le riforme simili ma non di così notevole successo attuate in Jugoslavia e in Ungheria, tali investimenti non furono finanziati dal governo. Il capitale investito nell'industria pesante proveniva in gran parte dal sistema bancario e la maggior parte dai depositi dei consumatori. Uno dei primi punti delle riforme di Deng prevedeva di far sì che non si verificasse una ripartizione dei profitti, se non tramite la tassazione o il sistema bancario. Pertanto, la ripartizione nelle industrie di proprietà dello stato avveniva in modo indiretto, rendendole così più o meno indipendenti dall'interferenza del governo. In breve, le riforme di Deng furono la scintilla che mise in moto una rivoluzione industriale in Cina.

Queste riforme rappresentarono una svolta notevole rispetto alle linee di condotta maoiste di un'economia autosufficiente. La Cina decise di accelerare il processo di modernizzazione aumentando il volume di scambi commerciali con l'estero, specialmente tramite l'acquisto di macchinari dal Giappone e dall'Occidente. Con una tale crescita guidata delle esportazioni, la Cina riuscì a portare avanti le Quattro Modernizzazioni, grazie a consistenti fondi stranieri, al mercato, a tecnologie innovative e a esperienze manageriali, che accelerarono il suo sviluppo economico.

Ci sono molti parallelismi tra il socialismo di mercato di Deng, soprattutto nei primi stadi, e la Nuova Politica Economica di Lenin così come con la politica economica di Bukharin, in entrambe le quali era previsto un ruolo per l'impresa privata e mercati basati sul commercio e sulla determinazione dei prezzi di vendita piuttosto che su una pianificazione centrale.



[fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Deng_Xiaoping]

Per ulteriori informazioni e approfondimenti si può iniziare con: http://domenicolosurdo.blogspot.it/2010/07/un-istruttivo-viaggio-in-cina.html
E soprattutto con "La lotta di classe" di Domenico Losurdo.

venerdì 1 agosto 2014

Ulrike Meinhof. Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un’azione politica. Se si dà fuoco a una macchina, il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un’azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più.

"Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un’azione politica. Se si dà fuoco a una macchina, il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un’azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più."
Ulrike Meinhof


venerdì 11 luglio 2014

Quei cosiddetti socialisti che non intendono come le istituzioni rappresentative dello stato borghese: Parlamenti, consigli comunali e provinciali, non possono essere le rappresentanze di uno Stato proletario, non intendono nulla del contenuto centrale del marxismo: la critica della democrazia. Non intendono come il principio fondamentale democratico di dare eguale diritto elettorale politico a cittadini di tutte le classi sia nato colla borghesia e debba morire con essa, in quanto il suo funzionamento equivale alla garanzia che il potere resti nelle mani della classe capitalistica. Non vogliamo ripetere gli argomenti teorici di questa dimostrazione, ma solo ricordare che l'attuale convulsionario periodo nel quale sono germinati governi di ogni specie non solo non v'è esempio di un governo socialista su base democratica parlamentare che assolva la funzione di demolizione dei privilegi borghesi, ma quei governi di tal natura che esistono in alcuni paesi sono i più feroci complici della borghesia interna ed estera ed esercitano la reazione antirivoluzionaria peggiore.

GLI ISTITUTI DELLO STATO PROLETARIO E LA CRITICA DELLA DEMOCRAZIA BORGHESE (BORDIGA)

"Quei cosiddetti socialisti che non intendono come le istituzioni rappresentative dello stato borghese: Parlamenti, consigli comunali e provinciali, non possono essere le rappresentanze di uno Stato proletario, non intendono nulla del contenuto centrale del marxismo: la critica della democrazia. Non intendono come il principio fondamentale democratico di dare eguale diritto elettorale politico a cittadini di tutte le classi sia nato colla borghesia e debba morire con essa, in quanto il suo funzionamento equivale alla garanzia che il potere resti nelle mani della classe capitalistica. Non vogliamo ripetere gli argomenti teorici di questa dimostrazione, ma solo ricordare che l'attuale convulsionario periodo nel quale sono germinati governi di ogni specie non solo non v'è esempio di un governo socialista su base democratica parlamentare che assolva la funzione di demolizione dei privilegi borghesi, ma quei governi di tal natura che esistono in alcuni paesi sono i più feroci complici della borghesia interna ed estera ed esercitano la reazione antirivoluzionaria peggiore.

Lo Stato proletario appunto in quanto tende non a conservare stabilmente i rapporti di oppressione e di sfruttamento di una classe su l'altra, ma fa pesare sulla borghesia la volontà organizzata del proletariato allo scopo di sopprimerla col più rapido processo possibile e dar luogo alla società senza classi, deve fin dal primo momento negare alla borghesia, le cui funzioni economiche non può istantaneamente sopprimere, ogni forma di diritto ad attività politica. La storia ha dimostrato che l'unica forma possibile di potere proletario è quella che ha per organi di rappresentanza non i Parlamenti ed altri istituti democratici, ma i consigli eletti solo dai membri della classe proletaria. A una simile forma di potere, alla dittatura proletaria, non si arriva attraverso la democrazia, ma attraverso la demolizione di essa.

Ecco un punto fondamentale di dissenso tra i comunisti e i socialdemocratici, che pensano di andare al potere nei Parlamenti e coi Parlamenti. La diversità, l'antitesi, strettissimamente connessa col modo di considerare la macchina esecutiva dello Stato borghese. Infatti, qualunque trapasso parlamentare di potere, anche se fosse accompagnato da esteriori mutamenti di certe forme costituzionali, si risolverebbe nel cambiare i ministri, cioè in fondo coloro che meno influiscono sulla routine del funzionamento di tutto l'apparato statale. Mentre i comunisti si propongono di costituire una nuova macchina di potere le cui funzioni rispetto a quella borghese siano perfettamente capovolte, i socialdemocratici presentano al proletariato la possibilità di prendere la macchina attuale con procedimento parlamentare, ossia pacifico e legalitario, e servirsene per i fini rivoluzionari della espropriazione della borghesia."
Amadeo Bordiga



lunedì 21 aprile 2014

I Maestri del Socialismo I FONDAMENTI TEORICI NECESSARI AL BUON MILITANTE: LA DIFFERENZA TRA TATTICA E STRATEGIA I due termini, desunti dal linguaggio militare, indicano le forme attraverso cui si realizza la direzione complessiva della lotta di classe: «La capacità strategica e tattica del partito è la capacità di organizzare e unificare attorno all'avanguardia proletaria e alla classe operaia tutte le forze necessarie alla vittoria rivoluzionaria e di guidare di fatto verso la rivoluzione approfittando delle situazioni oggettive e degli spostamenti di forze che esse provocano sia tra la popolazione lavoratrice che tra i nemici della classe operaia. Con la sua strategia e con la sua tattica il partito dirige la classe operaia nei grandi movimenti storici e nelle sue lotte quotidiane. L'una direzione è legata all'altra ed è condizionata dall'altra» (Gramsci, Tesi di Lione, p. 50).

I Maestri del Socialismo
I FONDAMENTI TEORICI NECESSARI AL BUON MILITANTE: 
LA DIFFERENZA TRA TATTICA E STRATEGIA

I due termini, desunti dal linguaggio militare, indicano le forme attraverso cui si realizza la direzione complessiva della lotta di classe:
«La capacità strategica e tattica del partito è la capacità di organizzare e unificare attorno all'avanguardia proletaria e alla classe operaia tutte le forze necessarie alla vittoria rivoluzionaria e di guidare di fatto verso la rivoluzione approfittando delle situazioni oggettive e degli spostamenti di forze che esse provocano sia tra la popolazione lavoratrice che tra i nemici della classe operaia. Con la sua strategia e con la sua tattica il partito dirige la classe operaia nei grandi movimenti storici e nelle sue lotte quotidiane. L'una direzione è legata all'altra ed è condizionata dall'altra» (Gramsci, Tesi di Lione, p. 50).

Sono dunque elementi vitali per la strategia e la tattica l'analisi delle condizioni storiche in tutti i loro aspetti e delle possibilità d'azione del proletariato di fronte ad esse, l'agitazione dei problemi e degli obiettivi e la propaganda della linea del partito con lo scopo di legare ad esso, attraverso la difesa e la lotta per le loro rivendicazioni, le masse lavoratrici.

In particolare la strategia determina, in una data fase storica, la direzione dell'obiettivo principale del proletariato, cioè fissa la prospettiva generale e il relativo piano complessivo della disposizione delle forze. Essa quindi è relativa a tutta un'epoca storica, di cui traccia la tendenza e gli sviluppi in senso rivoluzionario.

La tattica invece ha per oggetto la linea di azione nelle diverse situazioni concrete che si possono presentare: il compito della direzione tattica quindi è di mettere in primo piano quegli obiettivi intermedi di lotta, quelle formule organizzative, quella politica di alleanze che meglio rispondono alle condizioni concrete della lotta di classe, alle specificità con cui una tendenza generale si realizza nei diversi paesi, nei diversi periodi, all'interno dei differenti strati sociali. Essa ha il compito di trovare nella catena degli avvenimenti «quell'anello particolare aggrappandosi al quale sarà possibile reggere tutta la catena», quell'obiettivo parziale il cui raggiungimento prepara le condizioni e avvicina la soluzione dei compiti strategici. La tattica dunque dipende ed è parte della strategia, nella misura in cui non si svolge isolatamente, ma come episodio inserito in un contesto strategico, che ne fissa i presupposti e le prospettive.

Una concezione della tattica che la riduca a tatticismo diplomatico, non ne comprenderebbe i caratteri di specificazione della strategia. Slegare la tattica dalla strategia oppure negare la prima e vedere solo la seconda, come è tipico del dottrinarismo e del dogmatismo, non vuol dire "salvare" i principi, ma anzi avere di essi una visione astratta, proprio in quanto non se ne individuano i passi politici reali che li concretizzano nelle diverse fasi storiche.

Concepire una strategia svuotata dai suoi contenuti tattici concreti significa riprodurre quel distacco tra obiettivo finale e pratica politica che fu tipico della Seconda Internazionale e del revisionismo. 

Scrive Stalin sulla questione:

"La tattica è subordinata agli interessi della strategia.

I successi tattici, in linea di massima, preparano i successi strategici. Il compito della tattica consiste nel condurre le masse alla lotta, nel dare loro tali parole d’ordine, nel condurle su nuove posizioni in modo tale che la lotta nel suo complesso porti alla vittoria, cioè al successo strategico. Ma accade talvolta che il successo tattico distrugga o allontani il successo strategico e quindi, in questi casi, non bisogna curarsi dei successi tattici.

Un esempio. Al principio del 1917, nel Periodo di Kerenski la nostra agitazione contro la guerra, fra gli operai e i soldati, consegui indubbiamente un risultato tattico negativo perché le masse cacciarono i nostri oratori dalla tribuna, li picchiarono, talora E massacrarono; le masse non affluivano nel partito ma si allontanavano da esso. Quell’agitazione, però, malgrado il suo insuccesso tattico, ci avvicinò a un grande successo strategico, perché le masse capirono ben presto che la nostra agitazione contro la guerra era giusta e ci accelerò e facilitò poi il loro passaggio dalla parte del partito.

Ancora un esempio: la richiesta dell’Internazionale comunista di dividersi dai riformisti e dai centristi in adempimento delle 21 condizioni richiesta che evidentemente racchiude in sé un certo elemento tattico negativo, poiché diminuisce coscientemente il numero dei “partigiani” dell’Internazionale comunista e indebolisce temporaneamente quest’ultima, porta in compenso a un grande vantaggio strategico, liberando l’Internazionale comunista dagli elementi infidi, fatto che indubbiamente porterà a un suo rafforzamento e a un consolidamento della sua compattezza interna, cioè al consolidamento della sua Potenza in generale."


fonti: http://www.resistenze.org/sito/ma/di/di/mddis1.htm#StrategiaTattica, http://paginerosse.wordpress.com/2013/01/23/stalin-strategia-e-tattica-politica-dei-comunisti-russi/




mercoledì 11 settembre 2013

Allende. Ci troviamo davanti a un vero scontro frontale tra le GRANDI CORPORAZIONI INTERNAZIONALI e gli Stati. Questi subiscono INTERFERENZE NELLE DECISIONI FONDAMENTALI, POLITICHE, ECONOMICHE e MILITARI da parte di ORGANIZZAZIONI MONDIALI che NON DIPENDONO da nessuno Stato. Per le loro attività non rispondono a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun Parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l'interesse collettivo. In poche parole, la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta. Le grandi imprese multinazionali non solo attentano agli interessi dei Paesi in via di sviluppo, ma la loro azione incontrollata e dominatrice agisce anche nei Paesi industrializzati in cui hanno sede. La fiducia in noi stessi, che incrementa la nostra fede nei grandi valori dell'umanità, ci dà la certezza che questi valori dovranno prevalere e non potranno essere distrutt

Nell'anno 1970, Salvador Allende vinse le elezioni e venne consacrato presidente del Cile. E disse: "Nazionalizzerò il rame".
E disse: "Di qui non ne uscirò vivo".
E mantenne la parola data.
Eduardo Galeano, I figli dei giorni




Allende era socialista e venne fatto fuori grazie al potere di 4 grosse multinazionali: 
Alcoa, la Enron, la ITT e la Citicorp, con l'appoggio degli Usa.
I media ufficiali hanno sempre protetto Pinochet e gli Usa, questo mi basta per capire, bisogna sempre (o quasi) andare contro quello che i media ti bombardano.


Salvador Allende
(26 giu 1908 – 11 set 1973) 

In questo video [...] Edward Corry, ex ambasciatore Usa in Cile, fornisce una visione molto chiara su come viene percepita la figura di Allende,  nel contesto politico internazionale, in particolare riferimento all'imperialismo degli USA, che -nella persona del loro Presidente Nixon- detesta il modo di Allende [di porsi] a livello internazionale. Nel discorso all' O.N.U, Allende parla delle Multinazionali Mondiali come dell'ostacolo più grosso allo sviluppo degli interessi della intera comunità sociale.
Afferma: "la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta da grandi corporazioni internazionali che agiscono per i loro esclusivi interessi, calpestando gli interessi legittimi della società".
Una triste realtà facilmente riscontrabile ai giorni nostri.

video tratto dal film-documentario Salvador Allende, 
di Patricio Guzmàn.





Salvador Allende: DISCORSO ALLE NAZIONI UNITE (1972) 
«Ci troviamo davanti a un vero scontro frontale tra le GRANDI CORPORAZIONI INTERNAZIONALI e gli Stati. Questi subiscono INTERFERENZE NELLE DECISIONI FONDAMENTALI, POLITICHE, ECONOMICHE e MILITARI da parte di ORGANIZZAZIONI MONDIALI che NON DIPENDONO da nessuno Stato. Per le loro attività non rispondono a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun Parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l'interesse collettivo. In poche parole, la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta. Le grandi imprese multinazionali non solo attentano agli interessi dei Paesi in via di sviluppo, ma la loro azione incontrollata e dominatrice agisce anche nei Paesi industrializzati in cui hanno sede. La fiducia in noi stessi, che incrementa la nostra fede nei grandi valori dell'umanità, ci dà la certezza che questi valori dovranno prevalere e non potranno essere distrutti.».
discorso pronunciato da Salvador Allende all'assemblea generale dell'ONU il 4 dicembre 1972


l'11 settembre 1973 è la data in cui l'esercito assassinò Salvador Allende. Il colpo di stato fu voluto dagli Stati Uniti, preoccupati dalle limitazioni che il Presidente voleva porre allo strapotere delle Multinazionali. [...]


"Alla Cia non abbiamo mai creduto che l'America Latina potesse diventare un blocco comunista in stile Est Europeo. Quello che si temeva era che le nazioni latinoamericane potessero usare l'appoggio dell'URSS per portare avanti programmi politici e sociali che erano contrari agli interessi di Washington"
David Mac Michael, alto funzionario della CIA.




Onore e gloria a chi ha saputo interpretare il bisogno di libertà dei popoli tutti. 
Anche li i golpisti hanno usato lo stesso copione, miliardi di dollari passati al sindacato dei trasportatori tramite la multinazionale ITT, e ai comandi militari che hanno ucciso, non è giunto nulla? Stento a crederlo. Quanto dolore deve ancora sopportare l'umanità prima che si liberi del suo male? Invoco la protezione di Dio su tutti coloro che hanno combattuto e combattono per una causa giusta! Hasta siempre! 
Vincenzo Stefano.




praticamente ha firmato la sua condanna a morte ,chi tocca le multinazionali MUORE

http://youtu.be/1OyI326QdvA


Janis Martina Ken Loach realizza un corto su l'11 Settembre 1973, giorno del colpo di stato militare in Cile ai danni del governo democraticamente eletto, rivolgendosi direttamente ai parenti delle vittime dell'11 Settembre 2001 e realizzando un parallelismo tra passato e presente, libertà e oppressione.

http://youtu.be/4wPxZto9deI



Il paese del terrore.
Nei giorni seguenti al colpo di stato di Augusto Pinochet dell'11 settembre 1973, centinaia di persone vennero arrestate e portate nei due principali stadi di calcio della capitale Santiago. [...]. I detenuti erano tenuti sugli spalti, con le mani legate e mitragliatrici costantemente puntate contro. [...] Lelia Pérez aveva 16 anni quando venne arrestata per la prima volta dai servizi di sicurezza. [...] La prima volta che Lelia Pérez avvertì il bruciore di un pungolo da bestiame fu quando questo strumento era nelle mani di un soldato cileno. Questa studentessa di 16 anni era diventata la cavia dei servizi di sicurezza, i cui soldati la usavano per esercitarsi alla tortura. Non si prendevano il disturbo di farle neanche una domanda. [...] Intanto, all'interno stadio, venivano costruiti dei gabbiotti speciali. 
È qui che avvennero le peggiori torture. Lelia vi passò cinque giorni prima di essere liberata, senza alcuna spiegazione, scaraventata in una strada, di notte."Entrai in quello stadio a 16 anni, quando ne uscii mi sembrava di averne 60". [...]
Quando Lelia fu rilasciata dallo Stadio del Cile, il suo paese era quasi irriconoscibile. Pinochet aveva imposto numerose limitazioni e migliaia di attivisti sociali, insegnanti, avvocati, sindacalisti e studenti erano stati arrestati e portati in decine di centri clandestini di detenzione.
[...] Una notte di fine ottobre del 1975, la polizia politica di Pinochet bussò alla sua porta. La portarono via, insieme al fidanzato. [...]
Dopo mezz'ora di viaggio, l'automobile si fermò nel centro di Santiago, a Villa Grimaldi, un'antica casa di villeggiatura dell'era coloniale trasformata in centro di detenzione e tortura dalla Dina, la polizia politica di Pinochet.
"Ci portarono in una stanza d'interrogatorio dove c'era un letto di metallo. C'era sopra un altro detenuto e il mio fidanzato venne legato al bordo. Interrogavano tre detenuti contemporaneamente, facendo a turno per applicarci la corrente elettrica. La sessione dell'interrogatorio durava dalla notte alla mattina successiva".
A Villa Grimaldi i detenuti vennero sottoposti alla corrente elettrica, al waterboarding (semiannegamento), costretti a stare con la testa infilata in secchi di urina o di escrementi o soffocati con buste di plastica, appesi per le mani o i piedi e bastonati. Molte donne vennero stuprate e per molti detenuti la punizione fu la morte. [...] "Le scariche elettriche provocavano tanto sudore e una forte disidratazione, avevi tantissima sete".
Si stima che a Villa Grimaldi finirono 4500 prigionieri. Molti non ne uscirono, centinaia risultano ancora scomparsi.
Lelia passò quasi un anno a Villa Grimaldi. Poi fu trasferiva in un campo di lavoro, dove trascorse altri 12 mesi prima di essere costretta a lasciare il paese, alla fine del 1976.
Oltre un decennio dopo, quando Pinochet lasciò il potere al seguito di un referendum, Lelia tornò in Cile e si recò a Villa Grimaldi per cercare di fare i conti col suo passato. Ora la casa coloniale è un centro culturale a disposizione della comunità locale.
"Abbiamo trasformato un luogo di distruzione in un centro di costruzione. Quella casa delle torture e della morte ora è uno spazio che promuove la vita".

Guarda il video dell'intervista a Lelia Pérez
https://youtu.be/CSw6kTp9lKY





sabato 2 marzo 2013

Hitler. Mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico… Noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta

"Il modo migliore per prendere il controllo di un Popolo e soggiogarlo, è di togliergli la libertà poco alla volta, sgretolare i loro diritti con migliaia di piccole e semi-impercettibili riduzioni. In questo modo la gente non si accorgerà che quei diritti e quelle libertà gli sono stati tolti, fino a dopo che questi cambi siano diventati irreversibili."
Adolf Hitler, Mein Kampf


«Mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico… Noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. È un movimento che non può essere fermato. Non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta. Noi non siamo un partito, rappresentiamo l'intero popolo, un popolo nuovo»
Adolf Hitler, 1932


Il ruolo di sbarramento che svolge l'artiglieria nella preparazione dell'attacco della fanteria in futuro sarà assunto dalla propaganda rivoluzionaria.
Si tratta di spezzare psicologicamente il nemico prima che le truppe comincino ad entrare in azione.
Adolf Hitler


La distruzione del linguaggio è la premessa di ogni futura distruzione.
Se si ricorda il presagio di Karl Kraus...
Giuseppe D’Avanzo, La neolingua del potere
Il guscio vuoto. Metamorfosi di una democrazia, pp. 5-10




Si è detto che Hitler riversava sugli ebrei il suo odio contro l'intero genere umano, che riconosceva negli ebrei alcuni suoi stessi difetti, e che, odiando gli ebrei, odiava se stesso, che la violenza della sua avversione proveniva dal timore di poter avere sangue ebreo nelle vene. Non mi sembra una spiegazione adeguata. Non mi sembra lecito spiegare un fenomeno storico, riversandone tutta la colpa su un individuo. Gli esecutori di ordini orrendi non sono innocenti. E inoltre è sempre arduo interpretare le motivazioni profonde di un individuo.
Tullia Zevi, 2 febbraio 1919 nasceva Tullia Zevi, vero nome Tullia Calabi (Milano, 2 febbraio 1919 – Roma, 22 gennaio 2011), è stata una giornalista e scrittrice italiana.




Intervista a ADOLF HITLER
Piergiorgio Odifreddi
Gennaio 2005


Adolf Hitler nacque in Austria il 20 aprile 1889, e dedicò la sua vita alla realizzazione del piano politico esposto nel 1924 nel Mein Kampf, "La mia battaglia'', scritto in prigione dopo un fallito tentativo di colpo di stato. Il suo regno di terrore potè iniziare legalmente nel 1933, grazie al 44% dei voti del Partito Nazionalsocialista, e all'8 % del Partito Nazionalista (20,5 milioni in tutto), ottenuti alle elezioni: a dimostrazione del paradosso che un dittatore può anche arrivare al potere democraticamente. L'espansione del Terzo Reich iniziò nel 1938 con l'annessione dell'Austria, e raggiunse al suo massimo un'estensione da Capo Nord al Sahara, e dalla Normandia al Caspio. La contrazione iniziò nel 1942 con le sconfitte di Stalingrado e di El Alamein, e si concluse il 9 maggio 1945 con l'entrata dei russi a Berlino. Poco prima, il 30 aprile, Hitler si era ucciso con un colpo di pistola nel suo bunker. 
Sessant'anni dopo, mentre nel mondo si sta organizzando un Quarto Reich che va dagli Stati Uniti al Mediterraneo, abbiamo parlato del Terzo col sanguinario vegetariano che l'ha comandato per dodici anni

  • Fürer, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il suo nome è diventato sinonimo del male. 
Cosa ne pensa? 

La storia è sempre stata scritta dai vincitori, e il bene è ciò che sta dalla loro parte. Se avessimo vinto noi, sinonimo del male sarebbe diventati i nomi di Churchill o di Roosevelt. 

  • Non crede che ci siano motivazioni oggettive, oltre alla sconfitta? Stalin la guerra l'ha vinta, eppure anche il suo nome è diventato sinonimo del male. 
Milioni di persone non l'hanno pensata così, su Stalin, prima e dopo la guerra: quanti russi hanno pianto, quando è morto? Temo che lei non sappia molto nè dello stalinismo, nè del nazismo, a parte ciò che le ammanniscono i Ministeri della Propaganda, del suo paese e di quello che lo comanda. 

  • Ministeri della Propaganda? E quali sarebbero i nostri Goebbels?
Per parlarle in termini che lei può capire, se il nostro era il totalitarismo inumano del 1984 di Orwell, il vostro è oggi il totalitarismo dal volto umano del Mondo nuovo di Huxley
I suoi Ministeri della Propaganda sono dunque il cinema e la televisione: se vuole trovare i nuovi Goebbels, li cerchi fra gli Spielberg e gli Zeffirelli, o fra i Murdoch e i Berlusconi. Cosa voleva insinuare, fra l'altro, con quel "paese che ci comanda''? Che l'Italia sarebbe una colonia degli Stati Uniti? E non lo è, forse? Da quando siete stati occupati, nel 1944, non vi siete più liberati. A tutt'oggi ci sono 125 basi e 35.000 truppe statunitensi in Italia: è indipendenza questa? In Germania, poi, stiamo ancora peggio. Quella che voi chiamate liberazione, fu soltanto la sostituzione di un'occupazione militare a un'altra, meno esibita ma non meno effettiva

  • Non vorrà negare, però, che il nazismo si è macchiato di crimini contro l'umanità mai visti prima. 
Ah, sì? E quali? Anzitutto, lo sterminio di sei milioni di ebrei. Non dica cretinate. Il mio modello per la soluzione del problema ebraico è stato il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l'analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell'America del Nord. Quanti indiani rimangono negli Stati Uniti, oggi? Qualche centinaio, mantenuti in riserve come i bisonti. E quanti ebrei rimangono invece, al mondo? Milioni, e hanno addirittura uno stato tutto per loro: il quale, tra l'altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione sul come trattare le minoranze etniche

  • Lei è proprio un senza Dio! 
Senza il Dio degli ebrei, magari. Ma avevamo il vostro: non è forse stato Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, a dire che "tutti gli assassini dell'Olocausto erano cristiani, e il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell'Europa cristiana''? Non senza motivo le mie SS portavano scritto Gott mit uns sulla fibbia della cintura. 

  • La Chiesa non la pensa certo così! 
Ma se, da quando Rolf Hochhuth ha rotto l'incantesimo con Il vicario nel 1963, non si fa che parlare del silenzio di Pio XII nei confronti di quello che voi chiamate Olocausto! E poi, lei non ha certo letto il mio Mein Kampf, che immagino non sia facile da trovare nelle vostre librerie: se l'avesse fatto, ricorderebbe però che il progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla tenace adesione ai dogmi e sulla fanatica intolleranza che hanno caratterizzato il passato della Chiesa cattolica. In ogni caso, basterebbe a condannarvi il disprezzo per la vita umana di civili innocenti che avete dimostrato durante la guerra. Questa la vada a raccontare agli abitanti di Amburgo e di Dresda, sui quali avete riversato le "tempeste di fuoco'' che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali sono stati inceneriti da due bombe atomiche: nessuna propaganda può cancellare il fatto che i "cattivi'' nazisti non hanno costruito queste armi di distruzione di massa, mentre i "buoni'' Stati Uniti le hanno non solo costruite, ma usate! 

  • Almeno, non vorrà negare la sua aberrante politica eugenetica. 
Perchè mai dovrei negarla? Era un mezzo per ottenere la purezza della razza. Ma non capisco cosa ci trovi di aberrante: la mia legge del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello statunitense di Harry Laughlin, al quale noi demmo per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. Lo sa, lei, che la prima legge per la sterilizzazione di "criminali, idioti, stupratori e imbecilli'' fu promulgata nel 1907 dall'Indiana? Che fu poi imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema? Che negli anni '30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California? E che negli anni '50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali

  • Non vorrà dire che gli Stati Uniti, il melting pot, sono un paese razzista! 
Lei è proprio un ingenuo! Secondo lei, contro cosa manifestava Martin Luther King, ancora negli anni '60? E chi scrisse Il passaggio della Grande Razza nel 1916? Chi? Madison Grant, amico di Theodore Roosevelt. Quando il libro fu tradotto in tedesco, gli mandai una lettera entusiasta, di cui lui fu molto compiaciuto. E a proposito di Roosevelt, non dimentichi che Pierre van der Berghe, studioso della razza, l'ha messo insieme a me e a Hendrik Verwoerd, l'artefice dell'apartheid sudafricano, nella Trinità del Razzismo del Novecento. 

  • Di questo passo, arriverà a dire che gli Stati Uniti furono anche un paese nazista! 
Gli Stati Uniti non possono aver seguito il nazismo, perchè l'hanno preceduto e ispirato. In fondo, volevamo entrambi una cosa sola: come cantavano le mie SS, Morgen die ganze Welt. Purtroppo il mondo era quasi tutto nelle mani delle potenze coloniali, e bisognava toglierglielo con la forza. Il "male'' di cui ci hanno accusati era tutto qui: voler fare a loro ciò che essi avevano fatto ad altri. Noi abbiamo fallito, ma gli Stati Uniti stanno portando a termine quello che era il nostro vero progetto: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta. E' questa, dunque, l'eredità del nazismo? L'ha già dichiarato Otto Dietrich zur Linde, il giorno prima della sua esecuzione, nell'intervista rilasciata all'argentino Borges, poi pubblicata col titolo Deutsches Requiem: il nazismo era un'ideologia così ben congegnata, che l'unico modo per sconfiggerla era di abbracciarla. Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo, e il nostro scopo è stato pienamente raggiunto. Non abbiamo vissuto e non siamo morti invano.





martedì 12 giugno 2012

Enrico Berlinguer. Il PCI era la diga al fascismo, la diga allo strapotere dc e della chiesa e soprattutto difendeva la povera gente

Giampaolo Becherini 



"Berlinguer non era più comunista. Non andava più in Russia alle varie riunioni e soprattutto non lo volevano più ed io amo Berlinguer proprio per questo. [...]  Migliaia di socialisti appena si accorsero di chi fosse Craxi e delle posizioni più moderate di Enrico Berlinguer passarono senza problemi a votare poer il PCI. [...] Il PCI era la diga al fascismo, la diga allo strapotere dc e della chiesa e soprattutto difendeva la povera gente. [...] 

martedì 13 marzo 2012

Carlo Lombardi. Lezione di Politica Economica

SOCIALISMO:
Hai 2 mucche.
Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.

COMUNISMO:
Hai 2 mucche.
... Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi bisogni.

FASCISMO:
Hai 2 mucche
Il governo te le prende e ti vende il latte.

NAZISMO:
Hai 2 mucche.
Il governo prende la vacca bianca ed uccide quella nera.

DITTATURA:
Hai 2 mucche.
La polizia te le confisca e ti fucila.

FEUDALESIMO:
Hai 2 mucche.
Il feudatario prende metà del latte e si tromba tua moglie.

DEMOCRAZIA:
Hai 2 mucche.
Si vota per decidere a chi spetta il latte.

DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA:
Hai 2 mucche.
Si vota per chi eleggerà la persona che deciderà a chi spetta il
latte.

ANARCHIA:
Hai 2 mucche.
Lasci che si organizzino in autogestione.

CAPITALISMO:
Hai 2 mucche
Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli con cui iniziare un allevamento.

CAPITALISMO SELVAGGIO:
Hai 2 mucche.
Fai macellare la prima ed obblighi la seconda a produrre tanto lattecome 4 mucche.
Alla fine licenzi l’operaio che se ne occupava accusandolo di aver lasciato morire la vacca di sfinimento.

BERLUSCONISMO:
Hai 2 mucche.
Ne vendi 3 alla tua Società quotata in borsa, utilizzando lettere di credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio delle lettere di credito, con una partecipazione in una Società soggetta ad offerta pubblica e nell’operazione guadagni 4 mucche beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di 5 mucche. I diritti sulla produzione del latte di 6 mucche, vengono trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una Società con sede alle Isole Cayman, posseduta clandestinamente da un azionista che rivende alla tua Società i diritti sulla produzione del latte di 7 mucche.
Nei libri contabili di questa Società figurano 8 ruminanti con l’opzione d’acquisto per un ulteriore animale. Nel frattempo hai abbattuto le 2 mucche perchè¨ sporcano e puzzano. Quando stanno per beccarti, diventi Presidente del Consiglio.

MONTISMO:
Hai 2 mucche.
Tu le mantieni, il governo si prende il latte e ti mette una tassa su: la stalla, la mangiatoia, la produzione.
A te rimane lo sterco. Intanto è in approvazione un disegno di Legge sulla tassazione dei rifiuti organici animali.

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