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domenica 4 marzo 2012

Wislawa Szymborska. Disattenzione. Ieri mi sono comportata male nel cosmo.

Ma qualsiasi inizio non è che un seguito, in realtà, 
ed il libro del destino è sempre aperto a metà
Wislawa Szymborska

Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova.
Wislawa Szymborska


Tutto.
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.
Wisława Szymborska, Tutto


Ieri mi sono comportata male nel cosmo. Ho passato tutto il giorno senza fare domande, senza stupirmi di niente. Ho svolto attività quotidiane, come se ciò fosse tutto il dovuto. Inspirazione, espirazione, un passo dopo l'altro, incombenze, ma senza un pensiero che andasse più in là dell'uscire di casa e del tornarmene a casa. Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle, e l'io l'ho preso solo per uso ordinario. Nessun come e perchè - e da dove è saltato fuori uno così - e a che gli servono tanti dettagli in movimento. Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro. 
Wislawa Szymborska

Disattenzione di Wislawa Szymborska
Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno
senza fare domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo
dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso
per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
Nessun come e perché-
e da dove è saltato fuori uno così-
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in
superficie nel muro
......
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto
d’un batter d’occhio.

Su un tavolo più giovane da una mano d’un
giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia
era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.
di Wislawa Szymborska


 [...] il titolo della poesia è "Disattenzione". Con questa poesia la poetessa Wisława Szymborska ha voluto trasmetterci, che tutto ciò che facciamo al giorno d'oggi, è ormai diventato un’abitudine.


ma è la quotidianità che ci hanno imposto.."ma..è stata imposta, o è un allucinazione


[...]
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.
Wislawa Szymborska


NULLA DUE VOLTE
Nulla due volte accade
né accadrà.
Per tal ragione si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.
Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.
Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.
Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.
Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?
Perché tu, malvagia ora,
dài paura e incertezza?
Ci sei —perciò devi passare.
Passerai — e qui sta la bellezza.
Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.
Wislawa Szymborska



In caso di pericolo, l'oloturia si divide in due:
dà un sé in pasto al mondo,
e con l'altro fugge.

Si scinde in un colpo in rovina e salvezza,
in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò che sarà.

Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso
con due sponde subito estranee.

Su una la morte, sull'altra la vita.
Qui la disperazione, là la fiducia.

Se esiste una bilancia, ha piatti immobili.
Se c'è giustizia, eccola.

Morire quanto necessario, senza eccedere.
Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato.

Già, anche noi sappiamo dividerci in due.
Ma solo in corpo e sussurro interrotto.
In corpo e poesia.

Da un lato la gola, il riso dall'altro,
un riso leggero, di già soffocato.

Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,
tre piccole parole, soltanto, tre piume di un volo.

L'abisso non ci divide.
L'abisso ci circonda.

 Wislawa Szymborska. "Autotomia"
Alla memoria di Alina Poswiatowska da Ogni caso, 1972







Picture by Alex Kruchinin

sabato 10 dicembre 2011

Hopper. La frase più pericolosa in assoluto è: "Abbiamo sempre fatto così"

L'abitudine è la grande guida della vita umana
D.Hume


Un'abitudine, se non contrastata, diventa una necessità
Sant'Agostino


La frase più pericolosa in assoluto è: "Abbiamo sempre fatto così"
Grace Murray Hopper


"Un agricoltore, il cui grano vinceva sempre il primo premio alla fiera regionale, aveva l’abitudine di dividere i semi migliori con tutti i contadini del vicinato. Quando gli chiesero perché, egli rispose:
“Il vento solleva il polline e lo trasporta da un campo all’altro. 
Perciò se i miei vicini coltivassero un grano di qualità inferiore, l’impollinazione crociata impoverirebbe la qualità del mio raccolto. Ecco perché ci tengo che essi piantino solo i semi migliori“. Tutto ciò che diamo agli altri lo diamo a noi stessi".
Testo tratto dalla bacheca di Sergio Forgione.






sabato 26 novembre 2011

Albert Schweitzer. Tracce d'amore che avremo lasciato.

Viviamo in un’epoca pericolosa. L’essere umano ha imparato a dominare la natura molto prima di aver imparato a dominare se stesso.
Albert Schweitzer


L'unica cosa importante quando ce ne andremo, saranno le tracce d'amore che avremo lasciato.
Albert Schweitzer


Ho sempre provato una simpatia particolare per l’etica indiana in quanto non si preoccupa delle relazioni dell’uomo con il proprio simile e con la società soltanto, ma anche del suo atteggiamento verso tutte le creature
Albert Schweitzer



Il grande segreto è camminare attraverso la vita senza essere consumati. E questo è possibile a chi non si appoggia su persone o su avvenimenti ma, in ogni circostanza, si riporta a se stesso e cerca in se stesso il senso ultimo delle cose.
Albert Schweitzer


e se il pensiero mistico religioso indiano avesse ragione...

Sono stato educato a conoscere poco e male il Cristianesimo, a causa dei canoni di una rigorosa tradizione, e - conseguentemente - di un’atavica ignoranza, trasmessa da generazione in generazione sino alla mia. Non mi sono state inculcate né la curiosità di conoscere le altre religioni né la cultura della ricerca, osteggiata da una mentalità bigotta, secondo la quale solo il Cristianesimo è depositario della verità. Le altre religioni, come il Cristianesimo, andrebbero invece non solo rispettate, ma anche profondamente studiateIl pensiero indiano, ad esempio, dal Brahmanesimo antico all’Induismo moderno, merita senza ombra di dubbio un posto di notevole considerazione nel contesto dello scenario religioso mondiale, perché considera la vita di ogni creatura vivente - umana e non umana - inviolabile.
Particolare importanza hanno le Upanishad, commentari mistico-religiosi al testo Veda.
Ecco alcuni brani, tratti da: Albert Schweitzer, ‘I grandi pensatori dell’India’, Ubaldini Editore, Roma 1983, p. 30:
In verita, il principio da cui tutti gli esseri hanno origine, del quale vivono una volta nati, al quale tornano quando muoiono, tu devi cercar di conoscerlo: è il Brahman.”
L’anima delle creature è una, ma essa è presente in ogni creatura; unità e pluralità in un medesimo tempo, come la luna che si riflette sulle acque.”
“Il Brahman serve di dimora ad ogni essere e dimora in ogni essere.”
“Ecco la verità: come da un fuoco che arde si sprigionano a migliaia scintille simili a lui, così dall’essere immutabile hanno origine esseri di ogni specie che a lui ritornano.”
“Chiunque vede sé in ogni essere e vede ogni essere in se stesso, diviene in questo modo uno col Brahman supremo.”
Il Brahman supremo, l’anima di tutto, il principio dell’Universo, più tenue della cosa più tenue, l’Essere eterno, sei tu, sei tu (tat tvam asi).”
L’anima è espressione e parte dell’Assoluto Indeterminato (Brahman), da cui deriva e a cui deve ritornare, in seguito ad un lungo ed inevitabile ciclo di reincarnazioni, in virtù delle quali l’anima umana, soggetta a trasmigrare in altri esseri viventi, può dimorare anche negli animali. La dottrina della reincarnazione è conforme alla dottrina brahmanica perché questa insegna che le anime degli uomini, degli animali, e delle piante sono di uguale natura. Poiché la morale del pensiero indiano è basata sul concetto dell’unità eterna ed assoluta dell’Uno universale e dell’Io, essa fa obbligo all’individuo di rispettare la vita di ogni creatura vivente.
Al Movimento Hare Krishna ho posto la seguente domanda: “Qual’ è il ruolo degli animali nel pensiero induista?”.
Ecco, di seguito, la testuale risposta di Isvara.it: “Gli esseri viventi, in qualsiasi corpo materiale si trovino, sono tutti di origine spirituale. Cadono in questo mondo fenomenico a causa dei loro desideri perversi e, secondo la natura di questi desideri, assumono diversi tipi di corpi. I Veda dicono che ci sono 8.400.000 diverse classificazioni di ‘involucri’ materiali, creati appositamente per soddisfare tutti i desideri materiali immaginabili. I corpi animali sono tra questi. All’interno c’è una scintilla di energia personale spirituale, che è l’individuo eterno. Dopo avere trascorso un certo periodo di tempo in quel corpo, quando questo per l’azione del Tempo (kala) diventa inutilizzabile, l’anima l’abbandona e ne assume un altro. Infatti l’anima spirituale è eterna, e la morte è un fenomeno che non lo riguarda. La morte è il momento in cui l’anima lascia un corpo per assumerne un altroIl ‘pensiero induista’ sostiene l’esistenza dell’anima. Dunque gli animali hanno pari dignità rispetto alla vita di qualsiasi altra forma vivente. Gli animali sono sempre stati rispettati da tutte le scuole spiritualistiche indiane. L’uccisione di animali e il consumo di carne è una barbarie, inutile e anzi dannosa. Uccidere un uomo o uccidere un animale è lo stesso. Sempre di violenza inutile si tratta. Gli animali sono esseri che hanno vita, che deve sempre rispettata. Questa è la visione filosofica delle scuole indiane al riguardo dell’argomento da te proposto.”
E se il pensiero mistico-religioso indiano avesse veramente ragione!? Secondo tale dottrina il ritorno all’Assoluto è garantito; ma quando e come!? Dopo un ciclo più o meno lungo di reincarnazioni, in conformità - credo di avere capito - alle colpe da espiare e al perfezionamento da raggiungere tramite la conoscenza. L’anima dell’uomo (Atman) acquisisce la consapevolezza dell’intima fusione con l’Assoluto Impersonale (Brahman) e - finalmente salva - il funesto ciclo delle reincarnazioni si esaurisce. Giova ribadire che l’anima appartiene anche agli animali e alle piante. Provo ad avanzare un’ipotesi e a fare qualche conto. Se personalmente sto attualmente vivendo in uno stato di reincarnazione per l’espiazione di colpe passate, è certo che almeno altri sessanta anni - ad essere ottimista - dovrò pure viverli dopo la mia morte in un altro corpo sia per gli errori commessi contro i miei simili sia, soprattutto, contro gli animali, della cui carne mi sono stupidamente deliziato a tavola per  cinquant’anni , avendo purtroppo ricevuto sin da bambino l’errata educazione laica e, soprattutto, religiosa che la vita degli animali è priva di dignità e di valore intrinseco. E non è neanche escluso che tornerò a rivivere nel corpo di un animale. Per un sano principio di giustizia, questo mi sta bene. E che dire dei teologi cristiani? Per duemila anni si sono guardati bene dallo sfiorare, anche per caso, il concetto di giustizia da applicare alla vita degli animali, negando categoricamente ogni valore alla loro vita e insegnando che nella mente di Dio solo la vita dell’uomo ha un senso ed è inviolabile - anche  se non sempre (a tal proposito è lecito fare riferimento alla benedizione cristiana delle guerre e delle armi per farle). Essi hanno una doppia responsabilità: una nei confronti della vita degli animali e l’altra - ancora più grave - per avere inculcato nella mente della gente il concetto dell’ingiustizia nei confronti degli animali. Non vorrei trovarmi al loro posto, destinati - come giustamente sarebbero - ad un lunghissimo ciclo di reincarnazioni, molto probabilmente anche in corpi di animali, per finire - come quegli animali a cui hanno sempre negato l’inviolabilità del naturale diritto alla vita - appesi ripetutamente al gancio di una macelleria, dopo una morte fatta di indicibili sofferenze - fisiche e psicologiche - e di violenza. A conti fatti, sarebbe preferibile per costoro che, al posto della reincarnazione, esistesse veramente l’orrido inferno cristiano, da loro tanto efficacemente e coloritamente descritto per terrorizzare la gente e probabilmente manipolarne l’esistenza - e in molti casi, purtroppo, l’ ignoranza – allo scopo di dominarla. “Per due millenni si è così vissuto d’angoscia, si è dominato perché altri avevano paura, si coltivava il culto di Satana con tutta l’intimità possibile. Infatti: «Togliete a un cristiano la paura dell’inferno» - afferma Diderot - «e gli toglierete la fede»”
Tratto da: Federico Bartolozzi, ‘Diritti Animali ed Etica Cristiana’, Publizon A/S, Århus, Danimarca, 2010 (Nuova Edizione)


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