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mercoledì 26 agosto 2015

Guerra Fredda. Durante un un ricevimento l’ambasciatore degli Stati Uniti intratteneva i presenti raccontando dell'esistenza di uno stregone che resuscitava i morti in Alabama. Presente al ricevimento Vjačeslav Michajlovič Molotov, come niente fosse, sottolineò che in URSS esisteva uno straordinario atleta che correndo superava in velocità un aereo. Nikita Sergeevič Chruščёv, saputo di tale conversazione, convocò Molotov. Khrusciov: Tu, Mikhajlyč, perché racconti balle? E se ci dovessero richiedere a dimostrar loro il nostro atleta miracoloso? Molotov: Allora noi dapprima richiediamo di presentarci il loro stregone, il risuscitore dei morti. Khrusciov: E se loro ce lo presentano? Molotov: Richiediamo la prova dell’abilità, chiediamo risuscitare... Iosif Stalin, per esempio. Khrusciov: E se lo risuscita? Molotov: Allora tu, Nikita non solo supererai in corsa un aereo, ma sorpassi anche un missile!”




Durante un un ricevimento l’ambasciatore degli Stati Uniti intratteneva i presenti raccontando dell'esistenza di uno stregone che resuscitava i morti in Alabama.
Presente al ricevimento Vjačeslav Michajlovič Molotov, come niente fosse, sottolineò che in URSS esisteva uno straordinario atleta che correndo superava in velocità un aereo. Nikita Sergeevič Chruščёv, saputo di tale conversazione, convocò Molotov.
Khrusciov: Tu, Mikhajlyč, perché racconti balle? E se ci dovessero richiedere a dimostrar loro il nostro atleta miracoloso?
Molotov: Allora noi dapprima richiediamo di presentarci il loro stregone, il risuscitore dei morti.
Khrusciov: E se loro ce lo presentano?
Molotov: Richiediamo la prova dell’abilità, chiediamo risuscitare... Iosif Stalin, per esempio.
Khrusciov: E se lo risuscita?
Molotov: Allora tu, Nikita non solo supererai in corsa un aereo, ma sorpassi anche un missile!”




domenica 24 novembre 2013

Anna Achmatova. Requiem. Ho saputo come si infossano i volti, come da sotto le palpebre appare la paura, come la sofferenza traccia sulle guance dure pagine di caratteri cuneiformi, come ciocche nere e color cenere diventano argentee all’improvviso, il sorriso avvizzisce su labbra sommesse, e in una secca risata trema lo spavento. Io prego non per me sola, ma per tutte quelle che erano là con me nel freddo spietato, nell’afa di luglio sotto la parete rossa accecata.


Anna Achmatova nel 1934 era nella casa di Osip Mandel ‘stam quando il poeta, colpevole di avere scritto versi feroci contro Stalin, fu arrestato. Più tardi si sarebbe messa in coda difronte al carcere di Leningrado insieme a centinaia di madri, mogli e figlie, per avere notizie del suo nuovo marito, lo storico dell’arte Nikolaj Punin, e del figlio Lev, nato dal suo matrimonio con Gumilev, entrambi arrestati durante le purghe staliniane. Fu in quell’occasione che qualcuno la riconobbe e una donna le bisbigliò in un orecchio: << Ma lei questo può descriverlo? >>. Rispose <<posso>> e mantenne la parola scrivendo, fra il 1935 e il 1940, Requiem. da REQUIEM – Epilogo Anna Achmatova:

Ho saputo come si infossano i volti,
come da sotto le palpebre appare la paura,
come la sofferenza traccia sulle guance
dure pagine di caratteri cuneiformi,
come ciocche nere e color cenere
diventano argentee all’improvviso,
il sorriso avvizzisce su labbra sommesse,
e in una secca risata trema lo spavento.
Io prego non per me sola,
ma per tutte quelle che erano là con me
nel freddo spietato, nell’afa di luglio
sotto la parete rossa accecata.
da REQUIEM – Epilogo di Anna Achmatova

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