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Jean-Luc Godard - Due o tre cose che so di lei (1967).
Forse un oggetto è un legame che ci permette di passare da un soggetto all'altro, di vivere in società, di stare insieme. Ma poiché i rapporti sociali sono sempre ambigui e il pensiero divide così come unisce, e le parole uniscono per quello che esprimono… e separano per quello che omettono, c'è un grande abisso che separa la mia certezza soggettiva dalla verità oggettiva degli altri. Poiché so di essere colpevole anche se mi sento innocente. Poiché ogni evento trasforma la mia vita quotidiana. Poiché sbaglio a comunicare, a capire. Ad amare o esser amato. Poiché ogni fallimento mi confina nella solitudine. Poiché non posso sottrarmi all'obiettività che mi schiaccia… né alla soggettività che mi esilia. Poiché non posso innalzarmi fino all'essere, né cadere nel nulla… devo ascoltare, devo guardare intorno a me più che mai… il mondo, il mio simile, mio fratello.
Guardo il mondo, oggi che le rivoluzioni sono impossibili, minacciato da guerre sanguinose, dove il capitalismo perde la certezza dei suoi diritti, e la classe operaia rinuncia ai suoi, dove le conquiste folgoranti della scienza fanno del futuro una presenza ossessiva. Il futuro è più presente del presente… E le lontane galassie sono alla mia porta. Guardo i miei simili, i miei fratelli. Dov'è l’inizio? L’inizio di cosa? Dio creò il cielo e la terra. Certo. E' comodo e facile. Cosa posso dire di più? Dire che i limiti della lingua sono quelli del mondo, che i limiti della mia lingua sono quelli del mio mondo, e che parlando limito il mondo, lo finisco.
E quando la morte, logica e misteriosa, romperà questi limiti, non ci saranno né domande né risposte, tutto sarà confusione. Ma se le cose avranno contorni netti, non sarà grazie alla rinascita della coscienza. Tutto deriva da questo.
Niente è originale. Ruba dappertutto qualsiasi cosa ti dia ispirazione o alimenti la tua immaginazione. Divora vecchi film, nuovi film, musica, libri, quadri, fotografie, poesie, sogni, conversazioni casuali, architettura, ponti, segnali stradali, alberi, nuvole, masse d’acqua luce e ombra. Seleziona tra le cose da rubare solo ciò che parla direttamente alla tua anima. Se farai così, il tuo lavoro (e il tuo furto) saranno autentici. L’autenticità è senza prezzo, l’originalità non esiste. E non stare a preoccuparti di nascondere il tuo ladrocinio – onoralo se ti sembra il caso. E comunque ricorda sempre quello che ha detto Jean-Luc Godard: “Non è da dove prendi le cose, è dove le porti".
La creatività è sempre combinatoria e l’originalità assoluta è un mito.
L’idea di originalità per come la conosciamo oggi è nata molto di recente nella storia della nostra cultura.
Nel 1759, il poeta britannico Edward Young scrive nel suo Conjectures Concerning Original Composition che «gli originali sono, e devono essere, i grandi favoriti, sono i grandi benefattori. Estendono il dominio della Repubblica delle Lettere e aggiungono una provincia ai suoi domini: gli imitatori ci sanno soltanto una sorta di duplicati di quello che avevamo, possibilmente migliorando, prima». Young parla nello specifico di letteratura e poesia ma l’idea è chiara. I romantici criticavano il pensiero dominante delle culture precedenti alla loro, qualcosa che oggi ci suona strano se associato all’idea di cultura: che imitare fosse meglio che inventare.
Quando Shakespeare — uno dei più grandi autori della storia letteratura — scriveva e metteva in scena le sue opere in Inghilterra, quello che i suoi spettatori cercavano non era l’invenzione e l’originalità, ma la vicinanza a un canone, a un genere.
Quando Mozart — celebrato come uno dei più grandi compositori e musicisti di tutti i tempi — suonava alla corte di Vienna, la sua produzione musicale era soprattutto un conformasi alle regole e alla tradizione dei suoi tempi.
I romantici trasformano questo modo di pensare, dando valore all’individuo prima che alla cultura, al genio piuttosto che alla tradizione ed elevano l’idea nuova sopra di tutto. E riuscirono nel loro intento. Oggi, quando parliamo di idee, di cultura e di creatività, tendiamo a elogiare l’originale e disprezziamo il vecchio, il già visto, il già sentito. Il problema, però, è che le idee e la creatività non funzionano esattamente così.
Perché la creatività è sempre combinatoria.
Il matematico Henri Poincaré, nel suo Scienza e metodo ha dato una delle definizione più efficaci di creatività, parlando della «capacità di unire elementi preesistenti in combinazioni nuove, che siano utili». L’idea è che ogni idea sia un remix che mescola aspetti di idee diverse — magari anche da campi diversi o da epoche diverse — in una nuova forma. Ogni idea si porta dietro un’eredità di idee precedenti e niente nasce dal nulla. Non le nostre bellissime idee, non quelle dei romantici. La questione è capire quanto siamo disposti ad ammetterlo.
La storica dell’arte Penelope Alfrey dice che:
«il mito dell’originalità nell’arte e nel design ha un considerevole valore commerciale come strumento per vendere, ma la realtà è che copiare sostiene l’economia del commercio. Senza copiare, produrremmo, faremmo e consumeremmo di meno. E ci sarebbero meno opere d’arte in giro».
Anche senza espandere l’analisi all’intero mondo delle invenzioni (che sarebbe un po’ come dire all’interno mondo delle cose create dall’uomo) basta fermarsi alla cultura recente per dimostrare quanto quello che dicono Poincaré e Alfrey sia vero. E per farlo non serve nemmeno arrivare ad autori come Tarantino, che di rimescolare, citare e trasformare hanno fatto non solo un marchio di fabbrica ma anche un vanto.
Guerre Stellari e Metropolis
A guardarlo da vicino, Guerre Stellari non è così originale.
Lucas ha copiato un po’ da tutti, da Kurosawa ad Asimov.
Guerre Stellari, ad esempio.
L’opera spaziale di George Lucas non è solo un film, è un franchise da quasi quarant’anni domina la cultura popolare. Pensare a Guerre Stellari vuol dire pensare a un universo fantastico creato da zero, zeppo di creature mai viste e di pianeti lontani. Ma a guardarlo da vicino, Guerre Stellari non è così originale. Dentro alla saga di fantascienza di George Lucas c’è di tutto: Isaac Asimov, Flash Gordon, i film di Akira Kurosawa, gli western e film di guerra sulla seconda guerra mondiale. Ci sono intere scene di The Dam Busters del 1955 e di Squadron 633 del 1964 che in Guerre Stellari non sono semplicemente citate ma interamente copiate, rifatte quasi fotogramma per fotogramma. E poi ancora: il droide dorato R2D2 è praticamente il corrispettivo maschile del robot di Metropolis di Fritz Lang, il costume di Darth Vader è ispirato a un personaggio della serie di film The Fighting Devil Dogs e i cavalieri jedi altro non sono che samurai con delle spade laser (e persino il nome è una storpiatura di Jidai Geki, il genere di film e opere giapponesi in cui si racconta l’epoca dei samurai).
Serve altro? Pensiamo a The Matrix, uno dei film di fantascienza più apprezzati degli ultimi anni. Anche se non è riconosciuto per l’originalità della sua trama — che è un mescolone di cyberpunk, di filosofia e di Alice nel Paese delle meraviglie — lo è per le innovazioni nella regia e negli effetti visivi (premiati anche con un premio Oscar nel 1999). Ma anche qui, c’è ben poco di originale. Le coreografie dei combattimenti sono prese pari pari dai film di arti marziali di Hong Kong e le sparatorie sembrano uscite da un film di John Woo. Persino il bullet time, la tecnica registica che i fratelli Wachowski usano quando la macchina da presa si muove a rallentatore attorno a Neo mentre i proiettili degli agenti gli sfrecciano intorno, e che i due registi sono riconosciuti come inventori, non è nuova. Uno dei primi esempi di uso di questa tecnica è in un’anime (un cartone animato) giapponese che si chiama Speed Racer. Cosa hanno girato i fratelli Wachowski dopo la trilogia di Matrix? Ah, sì, un film che si chiama Speed Racer e che è basato esattamente su quel cartone. Andando a spulciare tra le note di produzione del film, scopriamo che i due erano appassionati della serie fin da bambini e che quel bullet time non è esattamente saltato fuori dal nulla.
Nel suo TED Talk Everything is a Remix, il regista Kirby Ferguson mostra quanto uno dei cantautori più amati dell’ultimo secolo, Bob Dylan, abbia costruito decine di canzoni che oggi riconosciamo come classici pescando a piene mani dalla tradizione folk statunitense, a volte copiando i testi, a volte le melodie. Masters of War di Dylan ha la stessa struttura della canzone tradizionale Nottamun Town, Don't Think Twice, It's All Right (che inizia con It ain’t no use to sit and wonder why, babe) ha quasi lo stesso testo di Who’s gonna buy you ribbons (che inizia con It ain't no use to sit and sigh now, darlin). E via così per molti di altri brani.
Gli infiniti rinnovi di copyright sulle cose del ‘900
Jacopo Colò
Bob Dylan non è da solo. Moltissimi cantanti folk trasformano vecchie melodie e vecchie parole in nuove canzoni. Così come fa l’hip-hop. Così come fa il blues. Così come fa il pop.
Quello che fa Dylan non è una cosa strana, moltissimi cantanti folk fanno lo stesso lavoro, trasformando vecchie melodie e vecchie parole in nuove canzoni. Così come fa l’hip-hop. Così come fa il blues. Così come fa il pop. Così come fa, ora dovrebbe essere chiaro, chiunque produca qualcosa di nuovo, dal cinema all'arte, dai videogiochi al fumetto. L’originalità che ci hanno raccontato i romantici è un mito perché non esiste operazione creativa che non produca qualcosa di nuovo, almeno nella combinazione degli elementi. L’originalità è un mito perché è falsa: quando una cosa ci sembra radicalmente nuova è perché noi, e a volte persino l’autore stesso, non ci ricordiamo più e non riconosciamo con quali pezzi è fatta. La questione è solo cambiare punto di vista e ammetterlo, rendendo tutti più liberi di creare più cose nuove, mescolandone di vecchie.
È il nostro insieme che ci appartiene e ci fa nostri: noi siamo un mosaico originale di elementi banali Jean Rostand
Luigi Luciano Piscitelli:Nell’immagine un mosaico dell’Alhambra – Granada Il Nobel per la chimica del 2011 è stato attribuito a Daniel Shechtman per la scoperta dei quasi-cristalli. Nella motivazione del premio i quasi-cristalli sono paragonati ai “mosaici del palazzo medievale islamico dell’Alhambra in Spagna a cui sono molto simili a livello atomico; nei mosaici, come nei quasi-cristalli, i modelli sono regolari e seguono schemi matematici che non si ripetono mai.
Ma dove sono finite quelle persone originali, anche un po' ridicole, eleganti come conchiglie, inverosimili come la monarchia, che si concedono la libertà di passeggiare in giardino vestite solo di una coperta? Le uniche creature eccentriche che vedo sono gli inglesi, e i corvi.
Di fatto ho solo due vicini inglesi naturisti che movimentano un po' l'ambientazione geriatrica di questi luoghi... [...] i corvi sono intelligentissimi, e quindi imprevedibili! Quand'eravamo piccoli c'era molto poco con cui divertirsi cosi' io e mia sorella (te la ricordi Nathalie?) passavamo il tempo ad esprimerci in vari modi, fra disegni, scritti, poesie, associazioni culturali tutte nostre etc Mio fratello no, lui era più razionale e scientifico...Questo percorso continua, in un certo qual modo...anche se, in questo periodo, mi limito a leggere avidamente :)
La maggior parte degli uomini politici si comportano in un modo quando chiedono il potere e in un altro quando lo hanno ottenuto
Gaio Sallustio Crispo
Quando uomini giovani ottenevano il TRIBUNATO allora con vari argomenti cominciavano ad AIZZARE LE MASSE CONTRO IL SENATO con la durezza tipica della loro età e del loro carattere, poi prendevano ad infiammarle ancora di più con doni e promesse, e in questo modo cominciavano a CREARSI PRESTIGIO E POTERE. Contro di loro si opponeva con tutti i mezzi la maggior parte della aristocrazia, apparentemente in favore del senato, in realtà A FAVORE DELLA PROPRIA POSIZIONE DI POTERE. GLI UNI FACEVANO COME SE VOLESSERO DIFENDERE I DIRITTI DEL POPOLO, GLI ALTRI COME SE VOLESSERO INNALZARE IL PIÙ POSSIBILE IL PRESTIGIO DEL SENATO,TUTTI PRENDEVANO A PRETESTO IL BENE COMUNE E CIASCUNO COMBATTEVA SOLAMENTE PER LA PROPRIA INFLUENZA
Sallustio, Cat. 38, 1 ss.
Così vanno le cose umane: nella vittoria anche ai vigliacchi è lecito vantarsi, mentre le sconfitte infamano anche i valorosi.
Gaio Sallustio Crispo
Un uomo onesto preferisce essere sconfitto, che sconfiggere l'ingiustizia con metodi malvagiSallustio
Tutti coloro che mirano a distinguersi dagli altri esseri viventi debbono impegnarsi col massimo sforzo per non trascorrere una vita senza lasciare memoria di sè.
Sallustio
SALLUSTIO, DE CATILINAE CONIURATIONE - LA CONGIURA DI CATILINA.
Tutti gli uomini desiderosi di emergere sugli altri esseri animati devono impegnarsi, se non vogliono essere oscurati come pecore, che la natura ha create prone e schiave del ventre. Tutte le nostre falcoltà, risiedono nell’animo e il corpo, l’animo serve da guida, facciamo uso del corpo come strumento per servire; poiché l’animo l’abbiamo in comune con gli Dei, il corpo con con gli esseri bruti. Mi sembra giusto cercare gloria con l'intelletto piuttosto che con la forza fisica, poichè la stessa vita di cui godiamo è breve e, far si che duri il più possibile la memoria di noi. Fugace, fragile è la reputazione che deriva dalla ricchezza, la nobiltà d’animo splende in eterno. Tra i mortali si dibatte molto qual sia meglio negli affari militari se il potere della mente o del corpo. Prima di iniziare una azione è necessario riflettere e poi agire prontamente, quindi il pensiero e l’azione hanno bisogno dell’ausilio reciproco.
Omnis homines qui sese student praestare ceteris animali bus summa ope niti decet ne vitam silentio transeant veluti pecora, quae natura prona atque ventri oboedientia finxit. Sed nostra omnis vis in animo et corpore sita est; animi imperio, corporis servitio magis utimur; alterum nobis cum dis, alterum cum beluis commune est. Quo mihi recttius videtur ingeni quam virium opibus gloriam quaerere et, quotiamo vita ipsa qua fruimur brevis est, memoriam nostri quam maxume longam efficere. Nam divitiarium et formae gloria fluxa atque fragilis est, virtus clata aeternaque habetur. Sed diu magnum inter mortalis certam fuit vine corporis an virtute animi res militaris magis procederet. Nam et prius quam incipias consultoet, ubi consulueris, mature facto opus est. ita utrumque per se indigens alterum alterius auxilio eget.
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