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giovedì 18 luglio 2013

Baudrillard. NICHILISMO E VIRTUALE. È LO STESSO VIRTUALE A ESSERE NICHILISTA, È IL VIRTUALE CHE SVUOTA IL MONDO REALE DI OGNI SOSTANZA E LO DESTABILIZZA. L’incredulità impazza dappertutto. NESSUN AVVENIMENTO È PIÙ «REALE». Attentati, processi, guerre, corruzione, sondaggi: TUTTO È TRUCCATO O INDECIDIBILE. IL POTERE E LE ISTITUZIONI SONO LE PRIME VITTIME DI QUESTA DISGRAZIA DEL PRINCIPIO DI REALTÀ. Di qui l’URGENZA MORALE, di fronte a questo nichilismo rampante, di uno «sguardo civile», di un partito preso a favore della realtà, contro la fragilità di ogni informazione. LO SPECCHIO DELL’INFORMAZIONE È ROTTO. LO SPECCHIO DEL TEMPO STORICO È IN FRANTUMI. E quindi la possibilità di negare la Shoah e molte altre cose (il Pentagono, lo sbarco sulla luna). IL REGNO DEL VIRTUALE È ANCHE QUELLO DEL PRINCIPIO D’INDETERMINAZIONE

Il corpo che si pone il problema della propria esistenza è già quasi morto, e il culto che attualmente gli si dedica, metà yogico metà estetico, è una preoccupazione funebre.
Jean Baudrillard, L'America, 1997



"Con la modernità, in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza.
E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi e delle immagini"
Jean Baudrillard (20 giugno 1929 – 6 marzo 2007)


..."ciò che caratterizza i mezzi di comunicazione di massa, è il fatto che impediscono ogni mediazione, sono “intransitivi”, realizzano la “non comunicazione” […] essi sono ciò che proibisce per sempre una risposta, che rende impossibile ogni processo di scambio (…). In questo consiste la loro vera astrazione. Ed è su questa che si basa il sistema di controllo sociale e di potere. […] Attraverso i media si perde il principio di realtà, diventa impossibile distinguere fra ciò che è vero e ciò che è falso. La fine della pretesa di dare un senso unitario alla realtà comporta quindi il manifestarsi, nel periodo postmoderno, della diversità dei sensi, una diversità che è irriducibile, non può venir in alcun modo negata da un qualsiasi principio unificatore. Ogni ambito della realtà è dotato di un certo senso, ogni tentativo di ricondurre un senso unitario è solo apparenza. La realtà è differenza, molteplicità irriducibile, mutamento non ingabbiabile entro un unico schema"
Jean Baudrillard, Per una critica dell'economia politica del segno, trad. it. Mazzotta, Milano


La televisione è il controllo sociale direttamente nel salotto di casa. Essa mantiene l'ordine simbolico, garantendo la conformità del comportamento dei sudditi ignari. Facendo diventare favola il mondo, la televisione è strumento al servizio dei dominanti. La fabbrica televisiva del consenso, proprio come il clero giornalistico, induce a odiare gli oppressi e ad amare gli oppressori, producendo docili servi che lottano in difesa delle proprie catene.
Jean Baudrillard




Il tubo catodico simbolico e' un cervello alieno che pensa al posto del nostro... è come aver in casa un "ultracorpo" (mi riferisco al film" l'invasione degli ultracorpi" in cui esseri alieni come parassiti entravano nei corpi umani sostituendosi alle loro coscienze...questi diventavano felici ed amebe perché privi proprio della coscienza





“La vera gioia della scrittura sta nella possibilità di sacrificare un intero capitolo per una sola frase, una intera frase per una sola parola, di sacrificare tutto per un effetto artificiale o per un’accellerazione nel vuoto”.
Jean Baudrillard


E in difesa del frammento e dell’aforisma scrive anche:
“Egemonia del commento, della chiosa, della citazione, della referenza. E tuttavia superiorità assoluta dell’ellissi, del frammento, dell’abbozzo, dell’aforisma, dell’enigma. Quello che dico è già troppo. E’ già chiosa. Bisogna estirpare tutti metalinguaggi, strappare la lingua a se stessa, fermare l’emorragia”.
Jean Baudrillard



Gli intellettuali sono destinati a sparire con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale com’è avvenuto per gli eroi del cinema muto con l’invenzione del sonoro. Siamo tutti dei Buster Keaton.
Jean Baudrillard


I tre diari di Cool Memories (scritti tra il 1980 e il 1995)
sono stati tradotti e pubblicati in Italia dall’editore Sugarco (1980 – 1990)
e dall’editore Theoria (1990 – 1995).





Supremazia dell’Oggetto. Il soggetto non può che desiderare, solo l’oggetto può sedurre.
Abbiamo sempre vissuto dello splendore del soggetto, e della miseria dell’oggetto.
È il soggetto che fa la storia, è lui che totalizza il mondo. Soggetto individuale o soggetto collettivo, soggetto della coscienza o soggetto dell’inconscio, l’ideale di tutta la metafisica è quello di un mondo-soggetto, l’oggetto non è che una peripezia sulla via regale della soggettività. Il destino d’oggetto, per quanto ne so, non fi rivendicato da nessuno. Non è nemmeno intellegibile in quanto tale: non è che la parte alienata, la parte maledetta del soggetto. L’oggetto è svergognato, osceno, passivo, prostituibile, è l’incarnazione del male, dell’alienazione pura. Schiavo, la sua unica promozione sarà di entrare in una dialettica del signore e dello schiavo, ove si vede sorgere un nuovo vangelo, la promessa per l’oggetto di essere trasfigurato in soggetto. Chi ha mai avuto sentore della potenza propria, della potenza sovrana dell’oggetto? Nel nostro pensiero del desiderio, il soggetto detiene un privilegio assoluto, poiché è lui che desidera. Ma tutto si rovescia se si passa a un pensiero della seduzione. Qui, non è più il soggetto che desidera, è l’oggetto che seduce. Tutto parte dall’oggetto e vi ritorna, come tutto parte dalla seduzione e non dal desiderio. Il privilegio immemorabile del soggetto s’inverte. Perché il soggetto è fragile, non potendo che desiderare, mentre l’oggetto si fa forte proprio dell’assenza di desiderio. Esso seduce mediante questa assenza di desiderio, provoca nell’altro l’effetto del desiderio, lo provoca o l’annulla, l’esalta o lo delude – questa potenza si è preferito dimenticarla.
Jean Baudrillard



Jean Baudrillard. NICHILISMO E VIRTUALE.
Noi oggi siamo tutti dei dissidenti della realtà, dissidenti perlopiù clandestini. Se il pensiero non si scambia con la realtà, allora la sua negazione immediata diviene il solo pensiero della realtà.
La negatività corrispondeva a una positività semplice, a una realtà critica, non ancora passata dall’altra parte dello specchio. Allo stadio della positività assoluta corrisponde una negazione radicale - giacché ogni possibilità dialettica di negatività è stata assorbita e liquidata. Questa reazione ultima all’integralismo della realtà alla fine tende verso il nichilismo. Ma bisogna rendersi conto del fatto che È LO STESSO VIRTUALE A ESSERE NICHILISTA, È IL VIRTUALE CHE SVUOTA IL MONDO REALE DI OGNI SOSTANZA E LO DESTABILIZZA. L’incredulità impazza dappertutto. NESSUN AVVENIMENTO È PIÙ «REALE». Attentati, processi, guerre, corruzione, sondaggi: TUTTO È TRUCCATO O INDECIDIBILE. IL POTERE E LE ISTITUZIONI SONO LE PRIME VITTIME DI QUESTA DISGRAZIA DEL PRINCIPIO DI REALTÀ. Di qui l’URGENZA MORALE, di fronte a questo nichilismo rampante, di uno «sguardo civile», di un partito preso a favore della realtà, contro la fragilità di ogni informazione. LO SPECCHIO DELL’INFORMAZIONE È ROTTO. LO SPECCHIO DEL TEMPO STORICO È IN FRANTUMI. E quindi la possibilità di negare la Shoah e molte altre cose (il Pentagono, lo sbarco sulla luna). IL REGNO DEL VIRTUALE È ANCHE QUELLO DEL PRINCIPIO D’INDETERMINAZIONE. È il contraccolpo inevitabile di una realtà divenuta irreale a causa del suo eccesso di positività.
Siamo dunque definitivamente PRIGIONIERI DI QUESTO TRANSFER DEL REALE VERSO UNA POSITIVITÀ TOTALE, E DEL CONTRO-TRANSFER ALTRETTANTO MASSICCIO CHE TENDE ALLA SUA NEGAZIONE PURA E SEMPLICE?
Contro l’ASSORBIMENTO TOTALE, CONTRO QUESTA ESTINZIONE DEL SEGNO E DELLA SUA RAPPRESENTAZIONE, abbiamo detto che bisognava salvare le differenze, tutte le differenze. Salvare, in particolare, la distinzione fra il mondo così com’è il mondo reale. MENTRE TUTTO CI SPINGE VERSO LA REALIZZAZIONE VIRTUALE DEL MONDO, BISOGNA INVECE STRAPPARE IL REALE AL SUO PRINCIPIO DI REALTÀ. Perché è QUESTA CONFUSIONE CHE CI NASCONDE IL MONDO COSÌ COM’È (Italo Svevo: «LA RICERCA DELLE CAUSE È UN IMMENSO MALINTESO, UNA SUPERSTIZIONE TENACE CHE IMPEDISCE ALLE COSE, AGLI AVVENIMENTI DI VERIFICARSI COSÌ COME SONO»). Vale a dire, in fin dei conti, come singolarità. Il mondo reale è dell’ordine della generalità, il mondo così com’è è dell’ordine della singolarità. Vale a dire non soltanto della differenza, ma di una differenza assoluta, di una differenza radicale, di qualcosa di più differente della differenza, cioè il più lontano possibile da questa fusione e da questa confusione.”
JEAN BAUDRILLARD (1929 – 2007), “Violenza del virtuale e realtà integrale” (“Violence du virtuel et réalité intégrale” 2004 [testo inedito in francese]), tr. dall’inglese di M. Leone, Le Monnier, Firenze 2005, pp. 22 – 24.


“We are all dissenters of reality today, clandestine dissenters most of the time. When there is no possibility of exchange between thought and reality, immediate denial becomes the only way to think reality.
Negativity used to correspond to plain positivity, or critical reality, that had not yet crossed over to the other side of the mirror. When positivity turns out to be absolute, denial becomes radical. Every option of dialectical negativity has been absorbed and liquidated.
The limiting case of that ultimate reaction to the fundamentalism of reality is absolute denial (i.e. ‘négationnisme’, as we speak of «denying» the Holocaust). Think about it: it is the virtual itself that is ‘négationniste’. It is the virtual that takes away the substance of the real, setting it off balance. We are living in a society of ‘négationnisme’ by virtue of its virtuality. Disbelief reigns everywhere. No event is perceived as «real» anymore. Criminal attempts, trials, wars, corruption, opinion polls: all of that is either falsified or undecidable. State power and its institutions are the first victims of the disgrace of the principle of reality. Hence the moral urgency, in the face of rampant ‘négationnisme’, of recovering the «citizen’s viewpoint,» taking one’s stand for reality, against the frailty of all information. The mirror of information has been broken. The mirror of historical time has been broken. This is why it has become possible to negate the existence of the Shoah, together with the rest (the Pentagon crash, man landing on the moon). The reign of the virtual is also the reign of the principle of uncertainty. It is the inevitable counterpart of a reality turned unreal by excess of positivity.
Will this last forever? Are we doomed to remain captives of this transfer of the real into total positivity, and of its no less ponderous counter-transfer shift toward pure and simple negativity?
Against total absorption, against extinction of the sign and its representation, we have said it was imperative to save difference, all differences. In particular, to save the distinction between the world-as-is and the real world. Whereas everything pushes us toward the virtual realization of the world, we need instead to wrench the real out of its reality principle. In fact, it is this very confusion that prevents us from seeing the world-as-is. In the words of Italo Svevo: “the search for causes is an immense misunderstanding, a clinging superstition, preventing things and events from coming into being as they are”. Namely: in their singularity. The real world belongs to the order of generality, the world-as-is to singularity. To repeat: not
only is it a world of difference, it is one of absolute, radical difference, more different than difference, at the remotest distance from that sort of fusion/confusion.”

JEAN BAUDRILLARD, “Violence of the Virtual and Integral Reality” (Translation by Marilyn Lambert-Drache, pp. 124 - 141), in AA.VV., “Light Onwords/Light Onwards”, Living Literacies Text of the November 14 – 16, 2002 Conference at York Univerity, Stong College, North York- Toronto, editor, B. W. Powe, co-editor Stephanie Hart, The Coach House Press, Toronto 2004, Part Three ‘E-Literacy’, pp. 136 – 138.



sabato 8 settembre 2012

Susan Gale. Le parole possiedono un grande potere. Possono tanto creare quanto distruggere un momento






Le parole possiedono un grande potere. Possono tanto creare quanto distruggere un momento.
Susan Gale

L'ascolto, assai piu' della parola, e' una tecnica di seduzione pressoche' infallibile.
Massimo Gramellini




per questo esistono i silenzi...là dove occorrono...




sabato 21 gennaio 2012

Guy de Maupassant La parola abbaglia e inganna perché è mimata dal viso, perché la si vede uscire dalle labbra, e le labbra piacciono e gli occhi seducono. Ma le parole nere sulla carta bianca sono l'anima messa a nudo.

«Non ho mai avuto un dolore che un'ora di lettura non abbia dissipato.»
Nasceva oggi, 5 agosto, nel 1850 il grande scrittore francese Guy de Maupassant


«La parola abbaglia e inganna perché è mimata dal viso,
perché la si vede uscire dalle labbra,
e le labbra piacciono e gli occhi seducono.
Ma le parole nere sulla carta bianca sono l’anima messa a nudo».
Guy de Maupassant, “Il nostro cuore”



...tornava a casa, la sera, quasi sempre era più grosso di quando ne era uscito. Il fatto è che ciascuna della sue tasche, e ne aveva diciotto, era piena zeppa di vecchi libri di filosofia comprati nella stradina dei Vecchi Piccioni; lo spiritoso rettore diceva che se in quel momento un chimico avesse analizzato il dottore, avrebbe trovato che la carta vecchia entrava per due terzi nella sua composizione...
Guy de Maupassant, Il dottor Héraclius Gloss.

GUY DE MAUPASSANT
IL DOTTOR HÉRACLIUS GLOSS

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I
RITRATTO MORALE DEL DOTTOR HÉRACLIUS GLOSS.
Il dottor Héraclius Gloss era un uomo sapientissimo. Benché neppure il più piccolo opuscolo recante la sua firma si fosse mai visto nelle librerie, tutti gli abitanti della dotta città di Balançon consideravano il dottor Héraclius un uomo sapientissimo.
Come e in che cosa era dottore? Nessuno avrebbe potuto dirlo. Si sapeva soltanto che suo padre e suo nonno erano stati chiamati dottori dai loro concittadini. Egli ne aveva ereditato il titolo, insieme col nome e coi beni: nella famiglia si era dottori di padre in figlio, così come, di padre in figlio, tutti si chiamavano Héraclius Gloss.
Del resto, anche se non aveva un diploma firmato e controfirmato da tutti i membri d'una qualche illustre facoltà, il dottor Héraclius era una degnissima e sapientissima persona. Sarebbe bastato vedere i quaranta palchetti carichi di libri che coprivano le quattro pareti del suo ampio studio per essere ben convinti che mai dottore più erudito aveva onorato la città di Balançon. Inoltre, ogni volta che si parlava di lui davanti al signor decano o al signor rettore, costoro sorridevano misteriosamente. Pare anche che un giorno il rettore avesse fatto davanti a monsignor arcivescovo un elogio di lui in latino; il testimone che raccontava questo fatto citava come prova decisiva le parole che aveva udito:

Parturiunt montes, nascitur ridiculus mus.

Infine, tanto il decano che il rettore cenavano a casa sua tutte le domeniche: sicché nessuno avrebbe osato mettere in dubbio che il dottor Héraclius Gloss non fosse un uomo sapientissimo.


II
RITRATTO FISICO DEL DOTTOR HÉRACLIUS GLOSS 

Se è vero, come pretendono certi filosofi, che esista una perfetta armonia fra il morale e il fisico d'un uomo, e che si possano leggere sui lineamenti del volto ...


https://youtu.be/UYDSDx1fvsc




Le parole d'amore, che sono sempre le stesse, prendono il sapore delle labbra da cui escono
Guy de Maupassant

La parola abbaglia e inganna perché è mimata dal viso, perché la si vede uscire dalle labbra, e le labbra piacciono e gli occhi seducono. Ma le parole nere sulla carta bianca sono l’anima messa a nudo.
Guy de Maupassant. Il nostro cuore

«No, NESSUNO COMPRENDE GLI ALTRI, checché si pensi, checché si dica, checché si tenti. La terra sa forse che cosa avviene nelle stelle gettate lassù? Ebbene, non maggiormente l'uomo sa quello che avviene in un altro uomo. NOI SIAMO LONTANI UNO DALL'ALTRO PIÙ DI QUEGLI ASTRI, SIAMO SOPRATTUTTO ISOLATI, PERCHÉ IL PENSIERO È INSONDABILE. Conosci qualcosa di più spaventoso di questo sfiorare essere che non possiamo penetrare? Ci amiamo l'un l'altro come se, incatenati vicinissimi, tendessimo le braccia senza riuscire a congiungerci. Ci travaglia un torturante bisogno d'unione, ma tutti i nostri sforzi rimangono sterili, i nostri abbandoni inutili, le nostre confidenze infruttuose, i nostri amplessi impotenti, le nostre carezze vane. QUANDO VOGLIAMO COMPENETRARCI, GLI SLANCI DELL'UNO VERSO L'ALTRO NON FANNO CHE URTARCI L'UNO CONTRO L'ALTRO. E IO HO UN BEL VOLERE DONARMI INTERAMENTE, APRIRE TUTTE LE PORTE DELLA MIA ANIMA: MA NON RIESCO AD ABBANDONARMI. Conservo in fondo, proprio nell'intimo, quel luogo segreto di ME dove nessuno penetra. Nessuno può scoprirlo, entrarvi, perché nessuno m'assomiglia, perché nessuno comprende nessun altro».
Guy De Maupassant, nato il 5 agosto 1850, “Solitudine”




Forse all'epoca si dava più valore alle lettere, alle dichiarazioni scritte. Oggi si scrive troppo e si parla poco di persona, molti si lasciano o si dicono per la prima volta ti amo tramite chat, di persona ci si imbarazza a dire di tutto...È certamente poco attuale questa frase.















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