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venerdì 13 giugno 2014

Canetti - Socrate. “Ciò che più mi ripugna dei filosofi è il processo di evacuazione del loro pensiero. Quanto più frequentemente e abilmente usano i loro termini fondamentali, tanto meno rimane del mondo intorno a loro. Sono come barbari in un nobile e vasto palazzo pieno di opere meravigliose. Se ne stanno là, in maniche di camicia e gettano tutto dalla finestra, metodici e irremovibili: poltrone, quadri, piatti, animali, bambini finchè non rimane altro che stanza vuote. Talvolta, alla fine, vengono scaraventate fuori anche le porte e le finestre. Rimane la casa nuda e si immaginano che queste devastazioni abbiano portato un miglioramento”.








Pillole di filosofia: lo schizofrenico che faceva troppe domande

Atene, giugno 410 a.C.. E’ sera, ma il sole rimbalza sulle case bianche e sulle strade lastricate ancora roventi. In fondo ai gradini che state scendendo c’è un uomo, basso e tarchiato, bruttino, con il naso a patata e un odore non propriamente piacevole. Il suo aspetto è trasandato ma i suoi occhi brillano. Lo potreste definire un bizzarro barbone graziato da una qualche luce carismatica.
Quest’uomo pone domande, incessantemente, continuamente. Sembra una macchinetta inceppata che ripete sempre all’infinito “Che cos’è?”. I più lo squadrano infastiditi e lo scacciano come si fa con un insetto. Con un tafano, per la precisione. L’uomo che sta per diventare il padre del pensiero razionalista occidentale e il primo grande martire della filosofia è un attempato e strambo signore che passa il suo tempo ciondolando al mercato e facendo ai passanti domande imbarazzanti. Tutto qui.
Socrate (470 a.C./469 a.C. – 399 a.C.)
Socrate (470 a.C./469 a.C. – 399 a.C.)
Beh, più o meno. Prima di tutto c’è da dire che queste domande erano veramente acute e perfettamente, paradigmaticamente, filosofiche. Le domande di Socrate atomizzavano il pensiero. Analiticamente sminuzzava le frasi per ridurle in primitive particelle linguistiche e poter così, procedendo come un riduzionista ante litteram, smascherare le false verità. Non crearne di nuove, sia ben chiaro. Sin dai suoi albori la filosofia si mostra come la scienza che non può e non vuole sviscerare nuovi elementi dalla realtà ma come la disciplina preposta a sbugiardare in pubblica piazza, e spesso in modo poco cortese, le fallacie logiche, i pregiudizi dogmatici e le illusioni mendaci.
E’ questo suo lavoro puramente in negativo che la renderà spesso malvista, maltrattata e malmenata e che farà dire al poeta Bulgaro Canetti circa 2400 anni dopo “Ciò che più mi ripugna dei filosofi è il processo di evacuazione del loro pensiero. Quanto più frequentemente e abilmente usano i loro termini fondamentali, tanto meno rimane del mondo intorno a loro. Sono come barbari in un nobile e vasto palazzo pieno di opere meravigliose. Se ne stanno là, in maniche di camicia e gettano tutto dalla finestra, metodici e irremovibili: poltrone, quadri, piatti, animali, bambini finchè non rimane altro che stanza vuote. Talvolta, alla fine, vengono scaraventate fuori anche le porte e le finestre. Rimane la casa nuda e si immaginano che queste devastazioni abbiano portato un miglioramento”.
Vicoli ciechi, assurdi logici e autocontraddizioni. Finire nel vortice delle domande di Socrate doveva essere un’esperienza poco piacevole e decisamente sconfortante. Il filosofo sentiva che la sua vocazione era quella di svelare i limiti di tutto quelle che le persone davano per scontato e mettere in discussione le fondamenta stesse delle credenze su cui avevano basato la loro vita. Non si sarebbe fermato finché il malcapitato non avesse ammesso in realtà di non sapere un bel niente. Quest’idea di Socrate è più che opinabile, in molti hanno sostenuto che nell’ottica di una vita serena e felice abbiamo bisogno di una corazza di illusioni e di certezze più o meno auto costruite. Ma il filosofo era convinto che fosse molto meglio non sapere nulla piuttosto che continuare a credere di sapere qualcosa che in realtà si ignora. La vita, sosteneva, vale la pena di essere vissuta solo se si pensa a ciò che si sta facendo.
Oggi Socrate sarebbe stato probabilmente diagnosticato come schizofrenico, se non altro per la sua convinzione di convivere con un dàimon, un demone interiore che stimolava la sua ragione e lo dissuadeva dal prendere decisioni sbagliate. Ma anche ai suoi tempi non se la passava troppo bene e in molti lo ritenevano un vero e proprio problema di ordine pubblico. Testimoniando e predicando l’uso della ragione senza riserve, Socrate induceva le menti dei giovani ateniesi a mettere in dubbio lo stato politico attuale e soprattutto la religione tradizionale con tutto lo schema comportamentale e morale che essa implicava.
"Morte di Socrate" di Jacques-Louis David
“Morte di Socrate” di Jacques-Louis David
Nel 399 a.C., quando aveva ormai settant’anni, un cittadino di nome Mileto lo denunciò, accusandolo di empietà e corruzione dei giovani. Il primo filosofo morì come era vissuto. Coerentemente con la sua figura di personaggio scomodo, non tentò neanche di difendersi o di accattivarsi la giuria che doveva deliberare sulla sua condanna. Indorare e deformare i fatti era proprio dei sofisti, i retori persuasori bistrattatori della verità, non certo di Socrate che accettò di bere la cicuta e andò serenamente incontro alla morte.
A questo personaggio a dir poco pittoresco, che preferì morire piuttosto che smettere di pensare alla vera natura delle cose, dobbiamo moltissimo. Non ha debellato malattie, non ha inventato niente di direttamente utile, non ha scritto poesie meravigliose, eppure possiamo dire che ha fatto molto di più. Ha spronato gli uomini del suo tempo e tutti quelli che sono venuti dopo a conoscere a non fermarsi all’apparenza delle cose e a diffidare delle facili soluzioni. A non accettare questo labirinto intricato del mondo come un dato di fatto ma a avventurarcisi senza pregiudizi o illusioni, sempre accompagnati dall’uso spregiudicato della razionalità. In una parola, ci ha insegnato la Filosofia. Ed è da quella che, poi, scende tutto il resto.

giovedì 30 gennaio 2014

Roberto Assagioli fondò la psicosintesi proprio constatando la frammentazione della psiche. La frammentazione é un fatto, dolorosamente, noto a tutti noi. Quello che, invece, é ignoto é il fatto che esiste un "io", "centro di pura autocoscienza", in grado di coordinare i processi mentali (Assagioli fa l'efficace esempio del regista e degli attori). In ambito psicosintetico per "volontá" si intende la funzione attraverso la quale l "io" agisce sui contenuti della mente che sono organizzati in "subpersonalitá" (che Jung chiamava "complessi" o, preferibilmente, "demoni"). Proprio per facilitare l'assimilazione di questa teoria e ricordarsi di questa salvifica possibilità abbiamo realizzato questa MAPPA DELLA MENTE INDIPENDENTE

In contrapposizione alle "esperienze delle vette", così ben descritte da Maslow, si potrebbe parlare del travaglio del vuoto esistenziale come di "esperienze dell'abisso".
Roberto Assagioli, L'atto di volontà

Ognuno è responsabile delle sue azioni e ne subisce le conseguenze
Roberto Assagioli


Roberto Assagioli fondò la psicosintesi proprio constatando la frammentazione della psiche. La frammentazione é un fatto, dolorosamente, noto a tutti noi. 
Quello che, invece, é ignoto é il fatto che esiste un "io", "centro di pura autocoscienza", in grado di coordinare i processi mentali (Assagioli fa l'efficace esempio del regista e degli attori). In ambito psicosintetico per "volontá" si intende la funzione attraverso la quale l "io" agisce sui contenuti della mente che sono organizzati in "subpersonalitá" (che Jung chiamava "complessi" o, preferibilmente, "demoni"). Proprio per facilitare l'assimilazione di questa teoria e ricordarsi di questa salvifica possibilità abbiamo realizzato questa MAPPA DELLA MENTE INDIPENDENTE.






mercoledì 21 agosto 2013

Marius Schneider. La musica primitiva. IL RITO É PARTE INTEGRANTE DI OGNI PROCESSO DI GUARIGIONE e dobbiamo imparare a LEGGERLO IN UNA TRAMA SIMBOLICA E MITICA...ovvero psicologicamente, dal punto di vista dell'anima. "Ogni RITO CURATIVO è perciò un SACRIFICIO ESPIATORIO CHE DEPURA AL TEMPO STESSO IL MALATO E IL DEMONE DELLA MALATTIA. [...] Non si può soccorrere una persona se la sua "SOSTANZA SONORA" non è presente. CERCA IL NOME (la sostanza sonora danneggiata) DELLO SPIRITO DELLA MALATTIA, POICHÉ OGNI MALATTIA SI DÀ ALLA FUGA, QUANDO SENTE CANTARE IL PROPRIO NOME O LA PROPRIA VOCE. [...] Molto spesso la guarigione può essere ottenuta solo quando il medico si decide a offrire alla malattia il proprio corpo; BISOGNA CHE LO SCIAMANO MANGI IL DEMONE IN MODO RITUALE. [...] I Chippewa dicono che OGNI ANIMALE HA CREATO UNA MALATTIA E AL TEMPO STESSO UN MEDICAMENTO CAPACE DI COMBATTERLA. Uno stesso essere apporta felicità o sventura a seconda che si riesca a sacrificarlo e a FARLO RISUONARE oppure no. LA MALATTIA È UNO SPIRITO CHE, PUR SOFFRENDO PER IL SUO ATTACCAMENTO ALLA MATERIA E PER LA BRUTTEZZA DELLA PROPRIA VOCE,CERCA DI SFUGGIRE AL SACRIFICIO SONORO"




IL RITO É PARTE INTEGRANTE DI OGNI PROCESSO DI GUARIGIONE e dobbiamo imparare a LEGGERLO IN UNA TRAMA SIMBOLICA E MITICA...ovvero psicologicamente, dal punto di vista dell'anima.
"Ogni RITO CURATIVO è perciò un SACRIFICIO ESPIATORIO CHE DEPURA AL TEMPO STESSO IL MALATO E IL DEMONE DELLA MALATTIA. [...] Non si può soccorrere una persona se la sua "SOSTANZA SONORA" non è presente. CERCA IL NOME (la sostanza sonora danneggiata) DELLO SPIRITO DELLA MALATTIA, POICHÉ OGNI MALATTIA SI DÀ ALLA FUGA, QUANDO SENTE CANTARE IL PROPRIO NOME O LA PROPRIA VOCE. [...] Molto spesso la guarigione può essere ottenuta solo quando il medico si decide a offrire alla malattia il proprio corpo; BISOGNA CHE LO SCIAMANO MANGI IL DEMONE IN MODO RITUALE. [...] I Chippewa dicono che OGNI ANIMALE HA CREATO UNA MALATTIA E AL TEMPO STESSO UN MEDICAMENTO CAPACE DI COMBATTERLA. Uno stesso essere apporta felicità o sventura a seconda che si riesca a sacrificarlo e a FARLO RISUONARE oppure no. LA MALATTIA È UNO SPIRITO CHE, PUR SOFFRENDO PER IL SUO ATTACCAMENTO ALLA MATERIA E PER LA BRUTTEZZA DELLA PROPRIA VOCE,CERCA DI SFUGGIRE AL SACRIFICIO SONORO".
Marius Schneider. La musica primitiva




IL RITO É PARTE INTEGRANTE DI OGNI PROCESSO DI GUARIGIONE e dobbiamo imparare a leggerlo in una trama simbolica e mitica...ovvero psicologicamente, dal punto di vista dell'anima.


e SICCOME IL SUONO È LUCE, LA MALATTIA FUGGE QUANDO LA SI ILLUMINA....



"il medico si decide a offrire alla malattia il proprio corpo"...qualche "medico ortodosso" potrebbe prendere un colpo alla sola lettura di ciò...


Molto significativo il pensiero: "LA MALATTIA SI DÀ ALLA FUGA QUANDO SENTE CANTARE IL PROPRIO NOME O LA PROPRIA VOCE"  E' la sintesi del libro"Il mago di Earthsea" di cui ho scritto la trama alcuni giorni fa sul gruppo di Carl Gustav Jung... [...]
In alcuni casi RIPETERE GLI STESSI GESTI PERMETTE AI SIGNIFICATI DI RINNOVARSI CONTINUAMENTE



Le STEREOTIPIE ad esempio, considerati ATTEGGIAMENTI APPARENTEMENTE INCOERENTI, IMMOTIVATI E RIPETITIVI DEL CORPO E DI ALCUNE SUE FUNZIONI, hanno molto probabilmente un ARCAICO SIGNIFICATO RITUALE E SONO ANCORA POCO COMPRESI dalle neuroscienze e ridotti solamente a segni e sintomi di disturbi neuropsichiatrici, psicotici, nevrotici o neurologici.



Lucia sì hai ragione, ma forse QUEL MEDICO DOVREBBE SAPERE E NON LETTERALIZZARE CHE SI PARLA DEL "CORPO SOTTILE" DELLA RELAZIONE, DI OGNI RELAZIONE, di ciò che accade nel campo della relazione,dove non ci sono più solo lui e il paziente separati e portatori di conoscenze e VISSUTI DIFFERENTI, compresi quello della malattia...


LA MALATTIA È UN AMICA! La puoi distruggere se l'ami: solo amando la tua malattia hai la consapevolezza di sfuggirla!


[…] Sai dirmi COME SI TROVA "IL NOME (LA SOSTANZA SONORA DANNEGGIATA) DELLO SPIRITO DELLA MALATTIA, POICHÈ OGNI MALATTIA SI DÀ ALLA FUGA"? Per me è molto importante in quanto direttamente interessata.


spesso è quel "dio" o "spirito" o "ISTANZA PSICHICA" che noi abbiamo negato...JUNG DICEVA CHE GLI DEI NEGATI TORNANO SOTTO FORMA DI MALATTIE...e in quella realtà spesso si cela il nostro Daimon... è IL DAIMON CHE CI FA INCONTRARE CIÒ CHE NEGHIAMO O NON VOGLIAMO RICONOSCERE...Allora il nostro compito sarà RICONOSCERLO, NOMINARLO E ALLA FINE ONORARLO...


 […]  chiederò queste notti al MAGO DEI SOGNI di mostrarmi il mio Daimon...


[…] IL MEDICO È IN GRADO DI CURARE "L'ALTRO DA SÉ" SOLO SE LO RICONOSCE COME PARTE DI SÉ, NON SEPARATO. QUESTO È AMORE. L'AMORE È IN GRADO DI CURARE, perché è in grado di "sanare" l'anima. Perché parla all'Anima. E anima e corpo sono un tutt'uno. È anche questo che intendi dire?




ricordo il film "il Miglio Verde" il protagonista era uno sciamano inconsapevole, MANGIAVA LA MALATTIA ...OFFRIVA ALLA MALATTIA IL PROPRIO CORPO....quel film mi affascinò e commosse moltissimo !!! Che meraviglia parlare della "SOSTANZA SONORA" ...



potremmo provare a chiederci e immaginare QUAL È LA "SOSTANZA SONORA" CHE CI ACCOMPAGNA OGNI GIORNO, quali ENERGIE VIBRAZIONALI emettiamo e condividiamo quotidianamente...QUAL È LA NATURA PROFONDA DEI NOSTRI PENSIERI E SOPRATTUTTO DELLE NOSTRE IMMAGINI...


Ho sempre pensato che, nella seduta psicoanalitica, passi qualcosa , vibrazioni di energia...




"NON SI PUÒ SOCCORRERE UNA PERSONA SE LA SUA SOSTANZA SONORA NON È PRESENTE..." QUANDO SI CHIEDE L'ATTENZIONE DI QUALCUNO E QUANDO CI SI DISPONE ALL'ASCOLTO, QUELLO VERO, credo che stiamo aprendo la nostra cassa armonica perché risuoni della sostanza sonora dell'altro in armonia con la nostra ...stiamo aprendo ritualmente una porta verso un giardino che prodigiosamente rifertilizza ciò che stava morendo ovvero le note stonate

Opzioni

se NOI SIAMO "CAMPI DI ENERGIA" CHE VENGONO SCAMBIATI E SI INTRECCIANO TRA DI LORO, SIA CHE SI CHIAMINO DIALOGO, SILENZIO, CONTATTO, SOFFERENZA, ENERGIA...l'unica realtà realmente curativa è il "CAMPO DELLA RELAZIONE". Non è così estraneo quindi alla nostra visione occidentale e separata comprendere la METAFORA e talvolta la realtà concreta e operativa di un RITUALE SCIAMANICO o sciamanizzante di coloro i quali, percepita l'assenza o la frammentarietà totale o parziale di quella "realtà sonora" di cui si parla, vadano alla ricerca di quell'anima persa o bloccata nelle infinte trame delle sovrastrutture, delle sofferenze mai riconosciute per riportarla al "corpo sottile" della relazione...


Interessanti riflessioni, UN MIO MAESTRO DICEVA "A PATTO CHE DI ANIMA CE NE SIA ALMENO UN POCO"! A proposito poi del "CAMPO DELLA RELAZIONE", le sue variabili sono quelle di un CAMPO ENERGETICO: tutte collegate perchè è la" situazione" ad essere comune ed è la situazione intera, quindi, a venire, ad esempio, mantenuta in memoria se solo una di quelle variabili si ripresenta, dando vita a RIATTUALIZZAZIONI, nella vita e nel campo analitico, che è dove possiamo fare qualcosa in quanto analisti. Di qui, ne POSSONO NASCERE "INTRECCI DIVERSI" (che ho chiamato "PROCESSO DI ELABORAZIONE RICOMBINATIVA" (2007, Armando), INTRECCI CHE POSSONO PORTARE AD ALTRO DI COMPLETAMENTE DIVERSO E NUOVO. Di qui, PUÒ COMINCIARE A TESSERSI L'INDIVIDUAZIONE (che mi rappresento come "la nascita del proprio originale") al di là cioè di ripetizioni e omologazioni... Penso che l'ANALISTA potrebbe anche essere visto, in alcuni casi, come UNO SCIAMANO COLTO E MODERNO.







lunedì 3 settembre 2012

James Hillman. Fuochi blu. La scritta "Cucina casalinga" potrà forse servire ad attirare clienti in trattoria, ma per molti il desco familiare é stato il luogo del trauma. Studi condotti su famiglie con problemi individuano nel pasto comune il più importante punto di concentrazione delle tensioni familiari. E' a tavola che tendono a scoppiare le liti su questioni di danaro, di politica o di morale.

"Invece la mia visione del mondo si fonda sull' "attaccamento": viviamo in una "Gemeinschaft", non siamo monadi. Coloro che scelgono l'altra via, la via del distacco, che se ne vadano sul Monte Athos o in Tibet, dove non c'é bisogno di essere coinvolti nelle miserie della vita quotidiana. L'attaccamento al mondo, la continuità con il mondo sono invece molto importanti e, secondo me, le discipline spirituali sono parte del dissesto del mondo. Lo abbandonano al suo inquinamento, ai suoi veleni, alla sua corruzione e se ne stanno al sicuro nelle loro posizioni, protette dalla loro filosofia difensiva."
James Hillman, Fuochi blu


James Hillman si mette a conversare con i mitografi della Grecia arcaica, con il presocratico Eraclito, con il magus rinascimentale Marsilio Ficino, con i filosofi moderni Karl Jasper e A. N. Withehead e, incessantemente, con Freud e Jung e, in questa comunità di sapienti scomparsi, scopre una continua e vitale re-visione della psicologia. Per questa ragione gli psicologi lo trovano più difficile che non i letterati, gli artisti o chi si occupa di teatro, cinema e danza; costoro possiedono l'orecchio metaforico e la sensibilità per la forma necessari ad intenderlo.
Thomas Moore in "Fuochi blu"


"Come mai stiamo diventando una nazione di analfabeti? Diamo la colpa alla televisione e al computer, ma essi non sono cause, bensì effetti di una condizione preesistente che li ha sollecitati. Televisione e computer sono arrivati per colmare un vuoto. Il leggere non dipende soltanto dal saper disporre in ordine le parole o le lettere all'interno delle parole. Il leggere dipende dalla capacità della psiche di entrare nell'immaginario".
James Hillman, Fuochi blu

Da un punto di vista archetipico ciò che conta non é tanto il fatto di sentirsi colpevoli, quanto, piuttosto, "verso chi" ci sentiamo colpevoli: a quale persona della psiche appartiene la mia afflizione, entro quale mito si colloca, e rivela forse un obbligo? Quali figure, e in quali complessi, avanzano in quel momento le loro rivendicazioni?
James Hillman, Fuochi blu


Si é anche al servizio di un'altra, invisibile, famiglia una sorta di forza archetipica. Col passare del tempo cresce dentro la nostra psiche il senso del suo potere, come se avvertissimo muoversi nella nostra carne la sua struttura ossificata, un potere che ci mantiene asserviti a schemi rinchiusi nei nostri atteggiamenti e abitudini più intimi. Da questa famiglia interiore non siamo mai liberi.
James Hillman, Fuochi blu


L'orizzonte della psiche, oggigiorno, si é contratto, si é ridotto al personale e la nuova psicologia dell'umanesimo incoraggia l'omuncolo presuntuoso in riva al grande oceano, che si rivolge a se stesso per domandarsi come si sente oggi e riempie il suo questionario, calcola il suo test della personalità. Egli ha abbandonato l'intelletto e ha interpretato l'immaginazione per potersi identificare tutto con le sue "esperienze viscerali" e i suoi "problemi emotivi"; la sua anima ha finito per assimilarsi ad essi.
James Hillman, Fuochi blu

Mentre ammettiamo che l'illuminazione, la segnaletica e la manutenzione stradali possano riguardare la vita della collettività e vadano finanziati con le tasse, opponiamo resistenza all'idea di pagare per essere trasportati lungo quelle medesime strade pubbliche. Il trasporto pubblico sembra violare la nostra identità di individui semoventi, al punto che, mentre per la "fantasia automobilistica", paghiamo senza protestare ogni sorta di imposta, siamo riluttanti a promuovere e spendere per il trasporto pubblico perché questo ci toglierebbe di mano il volante, la ruota del destino.
James Hillman, Fuochi blu


Gli psicopatici sono bravissimi nel valutare le situazioni e nell'accattivarsi il prossimo. Percepiscono, valutano, connettono, sfruttando tutte le occasioni.
Di qui il loro successo nel manipolare gli altri.
Dove lo psicopatico é molto meno versato é nell'immaginare l'altro al di fuori di una fantasia di utilità: nell'immaginare l'altro come autentica interiorità, con bisogni, intenzioni e sentimenti propri.
Una educazione che, in qualunque modo, trascuri l'immaginazione é una educazione alla psicopatia.
E' una educazione che dà come risultato una società sociopatica di sfruttamento dell'altro.
Impariamo come gestire gli altri e diventiamo una società di manipolatori.
James Hillman, Fuochi blu


La scritta "Cucina casalinga" potrà forse servire ad attirare clienti in trattoria, ma per molti il desco familiare é stato il luogo del trauma. Studi condotti su famiglie con problemi individuano nel pasto comune il più importante punto di concentrazione delle tensioni familiari. E' a tavola che tendono a scoppiare le liti su questioni di danaro, di politica o di morale.
James Hillman, Fuochi blu

Le grandi riunioni di famiglia, più che assomigliare a un raduno, sono in realtà uno spettacolo di una comicità irresistibile, che servono anche a far uscire allo scoperto le nostre personali bizzarrie. Anche noi, dopotutto, sembriamo, e siamo, piuttosto strani agli occhi dei parenti.
James Hillman, Fuochi blu


Ermes-Mercurio oggi è dovunque. Vola per l'etere, viaggia, telefona, è nei mercati, e gioca in borsa, va in banca, commercia, vende, acquista, e naviga in Rete. Seduto davanti al computer, te ne puoi stare nudo, mangiare pizza tutto il giorno, non lavarti mai, non spazzare per terra, non incontrare mai nessuno, e tutto questo continuando a essere connesso via Internet. Questa è Intossicazione Ermetica.
James Hillman



"Se il problema contiene un terzo elemento misterioso, irresistibile, affascinante, questo non può che essere un oggetto d'amore o un punto dove si nasconde l'amore stesso: proprio lì in quel problema. Ciò significa che i problemi sono, contro ogni apparenza, una cosa buona, o, si potrebbe dire, più che problemi sono emblemi, come gli emblemata rinascimentali...I problemi ci tengono in vita, forse per questo non se ne vanno mai. Che cosa sarebbe la vita senza di essi? Totalmente sedata e senza amore. Dentro ciascun problema è nascosto un amore segreto".
James Hillman


"Esse est percipi"
Noi siamo fenomeni offerti alla vista. Essere è in primo luogo essere visibili. Il lasciarsi passivamente vedere apre una possibilità di benedizione. Perciò noi cerchiamo amanti e mentori e amici, affinchè possiamo essere visti, ed essere benedetti.
James Hillman


«La parola “idea” trae, probabilmente, origine dalla parola greca eidos, che significa qualcosa visto come una forma, ma anche un modo di vedere, come un punto di vista, una prospettiva. Dunque le idee non sono soltanto delle cose che puoi prendere e ponderare; ti danno anche dei punti di vista, dei nuovi modi di vedere le cose. Le idee sono già operanti nelle nostre prospettive, nel modo in cui guardiamo le cose. Noi diamo per scontate le nostre idee consuete, e quindi non siamo noi ad avere le idee ma le idee hanno noi»
James Hillman, 1992/1998


"La moderna visione del mondo limita l’idea della soggettività alle persone umane. Essa poggia sull’idea cristiana della persona umana come vero centro focale del divino e sola portatrice d’anima. Un altro fondamento dell’idea moderna di persona è la psicologia di Descartes che immagina un universo suddiviso in soggetti viventi e oggetti morti, senza uno spazio per alcunché di intermedio, di ambiguo e di metaforico. L’uomo è in primo luogo un artefice di immagini e la nostra sostanza psichica è formata di (da) immagini; il nostro essere è un essere immaginale, un’esistenza nell’immaginazione. Siamo davvero fatti della sostanza di cui son fatti i sogni". 
James Hillman


".... considerare l’anima come un’intelligenza attiva, che conforma il destino di ciascuna persona e ne traccia la trama, è un’idea utile. I traduttori del greco antico rendono a volte con “trama” la parola mythos.
Le trame che ingarbugliano la nostra anima e fanno uscire allo scoperto il nostro carattere sono i grandi miti."
James Hillman, La forza del carattere


"La più gran conquista in assoluto è la padronanza della metafora. Si tratta di qualcosa che non può essere appresa dagli altri ed è anche un segno di genialità, giacché una buona metafora implica la percezione intuitiva delle somiglianze tra oggetti dissimili."
Aristotele
(citato in "Il cervello quantico" di Jeffrey Satinover)


In quel giardino io ero nella Psiche, mi accorgevo che tutto era psicologia intorno a me, tutto parlava psicologicamente. Il mondo è come un giardino in quanto si manifesta; è un mondo di cose come alberi, sentieri, ponti; è anche un mondo di intuizioni, di metafore, di insegnamenti - a disposizione di ogni anima che passa - dati con la facilità dei riflessi sul lago: il giardino rende più intellegibile e più bella l'interiorità dell'anima."
James Hillman


“Chi ho avuto come insegnante? Parigi o Dublino! Sono convinto, veramente, assolutamente, che ciascuno di noi sia plasmato dai luoghi, dalla cultura, dalle atmosfere, dall’Anima del Mondo in cui mangia e dorme, dalle conversazioni, dagli amori: tutti sono collocati, appartengono a un luogo. Parigi nel 1947-48, Dublino nel 1949-50. Grandi insegnanti. Quando ripenso a quel periodo dopo la guerra e a quelle città e a quelle persone sono portato a credere che sia stato allora che per la prima volta ho sentito i piaceri del pensiero. Nelle scuole e nelle università in cui ero stato prima, c’era apprendimento, ma non c’era molto piacere e non c’era neppure pensiero”.
James Hillman


“[…] quando tutte le anime si erano scelte la vita, secondo che era loro toccato,si presentavano a Lachesi. A ciascuno ella dava come compagno il genio (daimon) che quella si era assunto, perché le facesse da guardiano durante la vita e adempisse il destino da lei scelto. E il daimon guidava l'anima anzitutto da Cloto: sotto la sua mano e il volgere del suo fuso, il destino prescelto è ratificato. Dopo il contatto con Cloto, il daimon conduceva l'anima alla filatura di Atropo per rendere irreversibile la trama del suo destino. Di li', senza voltarsi, l'anima passava ai piedi del trono di Necessità”.
James Hillman



James Hillman, Il gioco della guerra
“ Forse il problema non è tanto il realismo pervasivo dei videogiochi o delle playstations; più importante è l’apprendimento di abilità che essi favoriscono. Quei giochi sono dei maestri migliorano la capacità di controllare più punti contemporaneamente, affinano la coordinazione dito-occhio, ampliano la coscienza periferica e altri aspetti dell’acuità visiva. E la prontezza di riflessi è una qualità indispensabile in combattimento, tanto più quando la guerra vera, sulle corazzate, sui bombardieri, con i lanciamissili o alla guida di carri armati, è condotta con strumenti analoghi. Mettere al bando le armi giocattolo, proibire i programmi violenti non renderà i ragazzi meno preparati per fare la guerra, fintanto che essi avranno accesso alla loro attrezzatura digitale. Lo smanettone fanatico, che passa tutto il tempo libero nella sua cameretta davanti al computer, la punta delle dita guizzante come la lingua di un serpente, si trova al centro addestramento reclute e, benché non scenda mai «in strada» o non abbia mai visto una ferita sanguinante, ha un enorme vantaggio sui ragazzini dei paesi disperati che si addestrano nella loro particolare marca di terrorismo tirando pietre o appostandosi dietro i muri con un bazooka sulle gracili spalle. La guerra vera è condotta virtualmente e la Pax americana sarà garantita da smanettoni diventati adulti.
Le menti portate alla censura non prestano attenzione alla strumentalizzazione; vedono solamente il «che cosa» e non il «come». Per esempio, la tesi di coloro che si schierano contro la violenza nei videogiochi e alla televisione dice che, presentando alle anime impressionabili dei bambini gli orrori della guerra come se fossero un gioco, uno spettacolo, li prepariamo alla guerra. La guerra viene in tal modo resa familiare, eccitante, interattiva e innocua. Perfino se il programma è proposto con l’intento esplicito di scoraggiare la violenza, ciò che vedi è la violenza ed è questa che passa, e che agirai. La violenza, dicono, genera violenza.
Forse è vero che la violenza genera violenza; quello che è certo è che la violenza innocua, in cui nessuno si fa del male, genera innocenza, che letteralmente significa «inoffensività».
Il maggior danno procurato dalle immagini televisive violente consiste nel fatto che esse contribuiscono alla violenza americana ‹indirettamente›, vale a dire mantenendo intatta la nostra endemica malattia nazionale: l’ignoranza del lato d’ombra della vita, anzi il rifiuto ossessivo di conoscerlo, l’innocenza come droga. (Ben diverso è il modo in cui prendono coscienza della violenza i bambini della Palestina, della Cambogia, della Bosnia, dell’Africa o anche del South Central a Los Angeles!). È perché incoraggia l’innocenza che la violenza televisiva contribuisce alla violenza americana. L’americano innocente è l’americano violento (il che è come ci percepiscono di solito le altre nazioni).”
JAMES HILLMAN (1926 – 2011), “Un terribile amore per la guerra”, trad. di Adriana Bottini, Adelphi, Milano 2005 (I ed.), 3. ‘La guerra è sublime’, pp. 162 – 164.


Opera: "Dio Architetto dell'Universo". 
Illustrazione tratta da una Bibbia Francese del XIII secolo
 raffigurante il creatore del mondo come un Architetto 
che con il compasso definisce il cerchio della terra.






http://vimeo.com/58783215

Errata Corrige : Non è chiaramente il neuroscienziato 
Gerard Edelman che parla bensì James Hillman:









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