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sabato 20 settembre 2014

Le osterie da Niccolò V a Trilussa ( di Claudio Rendina) "Una volta era il tempo delle osterie, originariamente con la lettera "h" nell'insegna, e le frequentavano i popolani per passare il tempo in bevute di vino, scandite da morra, giochi di carte e passatelle, a chi ne scolava di più, immancabilmente finite a coltellate. Dalle 1.022 del 1450, sotto Niccolò V, quando si celebrò l'Anno Santo, calarono a 712 nel 1854, fino ad essere sostituite da trattorie o ristoranti, e oggi più caratteristicamente dalle pizzerie. Emblematiche di certi locali erano le "misure" del vino, ora una rarità, e solo mantenute in qualche pizzeria. A cominciare dalla più piccola: 1/10 di litro detto "sospiro" o sottovoce (così chiamato perché o si sospirava nel richiederlo - in quanto molto piccolo - o ci si vergognava di non poter disporre di maggior denaro); 1/5 di litro, chirichetto; 1/4 di litro, quartino o mezza fojetta (un tempo detta anche baggiarola); 1/2 litro, foglietta o fojetta; 1 litro, tubo o tubbo; 2 litri, er barzilai (dall'onorevole Salvatore Barzilai che, nelle campagne elettorali, offriva il vino in simili recipienti). Ma molte osterie sono rimaste famose per personaggi storici, anche se scomparse. A metà dell'Ottocento, nei pressi di ponte Milvio, sulla via Flaminia una funzionava da stazione di sosta delle carrozze; qui viaggiatori e cocchiere per consuetudine bevevano il cosiddetto "bicchiere della staffa". Fu chiamata Melafumo perché un giorno si trovò a passare a queste parti Pio IX, di fronte al quale l'oste non si scompose minimamente, restando a fumare la sua pipa seduto sull'uscio. Stupito da un simile atteggiamento, uno del seguito l'apostrofò risentito e, facendogli notare la presenza del papa, gli chiese: «Che fai?», «Io?», rispose, «Me la fumo!». Lungo la via Salaria c'era la Filomarino: qui, il 18 settembre del 1870, il generale Raffaele Cadorna, comandante della spedizione di Roma, piantò il quartier generale. Una parete era completamente coperta di firme dei clienti e dei molti patrioti che passavano da quelle parti, e a caratteri cubitali si leggeva: «Qui fu il primo arrivo d'Italia». Garibaldi lasciò l'autografo e il suo apprezzamento alla cucina dell'oste sottoscrivendo la frase: «Filomarino, i tuoi maccheroni sono i migliori di tutta Europa, Giuseppe Garibaldi». E l'eroe dei due mondi ha legato il suo nome anche a Scarpone, al Gianicolo, con giardino ancora esistente come ristorante: qui infatti sembra che il generale, impegnato a Roma nella lotta contro i francesi nel 1849, venisse ogni tanto a riposarsi, legando il cavallo ad un eucaliptus e sedendosi su un grosso masso all'ombra delle fronde. Ma l'osteria è famosa anche perché cantata da musicisti e poeti: Cesare Pascucci la incluse nella scenografia dell'operetta 'Na vignata da Scarpone, ripresa poi da Ettore Petrolini, che la rappresentò con il nome L'ottobrata; Trilussa v'immaginò il pranzo conciliatore tra romani e sabini nel poemetto Il ratto delle Sabine. Numerose le osterie frequentate dagli artisti; così alla Dogana, in via della Dogana Vecchia, andava l'architetto Antonio da Sangallo il Giovane, che mandava il conto all'amministrazione della chiesa di San Luigi dei Francesi. Il Moro alla Maddalena era frequentata da Caravaggio, con tanto di liti e coltellate, la Gensola a Trastevere da Bertel Thorvaldsen e dai pittori danesi, come si può vedere nel quadro di Ditlev Blunck. Ancora esistente, ma divenuto ristorante, Romolo, «nel giardino di Raffaello e della Fornarina» a via di Porta Settimiana 8, dove appunto l'artista si innamorò. Poi vennero le pizzerie e, tra le tante, è storica a largo dei Lombardi la Capricciosa, che prende nome dal tipo di pizza così chiamata e qui inventata nel 1937; aveva il tavolo fisso Giorgio de Chirico con i suoi Cavalli. Ora ci s'incontrano i politici, ma il locale vantava ancora fino alla sua morte un artista come assiduo frequentatore: Edolo Masci con le sue Conchiglie."






TEMPO DI VENDEMMIA E DI VINO: dal barzilai al sospiro.

Le osterie da Niccolò V a Trilussa ( di Claudio Rendina)

"Una volta era il tempo delle osterie, originariamente con la lettera "h" nell'insegna, e le frequentavano i popolani per passare il tempo in bevute di vino, scandite da morra, giochi di carte e passatelle, a chi ne scolava di più, immancabilmente finite a coltellate. Dalle 1.022 del 1450, sotto Niccolò V, quando si celebrò l'Anno Santo, calarono a 712 nel 1854, fino ad essere sostituite da trattorie o ristoranti, e oggi più caratteristicamente dalle pizzerie. Emblematiche di certi locali erano le "misure" del vino, ora una rarità, e solo mantenute in qualche pizzeria. A cominciare dalla più piccola: 1/10 di litro detto "sospiro" o sottovoce (così chiamato perché o si sospirava nel richiederlo - in quanto molto piccolo - o ci si vergognava di non poter disporre di maggior denaro); 1/5 di litro, chirichetto; 1/4 di litro, quartino o mezza fojetta (un tempo detta anche baggiarola); 1/2 litro, foglietta o fojetta; 1 litro, tubo o tubbo; 2 litri, er barzilai (dall'onorevole Salvatore Barzilai che, nelle campagne elettorali, offriva il vino in simili recipienti). Ma molte osterie sono rimaste famose per personaggi storici, anche se scomparse. A metà dell'Ottocento, nei pressi di ponte Milvio, sulla via Flaminia una funzionava da stazione di sosta delle carrozze; qui viaggiatori e cocchiere per consuetudine bevevano il cosiddetto "bicchiere della staffa". Fu chiamata Melafumo perché un giorno si trovò a passare a queste parti Pio IX, di fronte al quale l'oste non si scompose minimamente, restando a fumare la sua pipa seduto sull'uscio. Stupito da un simile atteggiamento, uno del seguito l'apostrofò risentito e, facendogli notare la presenza del papa, gli chiese: «Che fai?», «Io?», rispose, «Me la fumo!». Lungo la via Salaria c'era la Filomarino: qui, il 18 settembre del 1870, il generale Raffaele Cadorna, comandante della spedizione di Roma, piantò il quartier generale. Una parete era completamente coperta di firme dei clienti e dei molti patrioti che passavano da quelle parti, e a caratteri cubitali si leggeva: «Qui fu il primo arrivo d'Italia». Garibaldi lasciò l'autografo e il suo apprezzamento alla cucina dell'oste sottoscrivendo la frase: «Filomarino, i tuoi maccheroni sono i migliori di tutta Europa, Giuseppe Garibaldi». E l'eroe dei due mondi ha legato il suo nome anche a Scarpone, al Gianicolo, con giardino ancora esistente come ristorante: qui infatti sembra che il generale, impegnato a Roma nella lotta contro i francesi nel 1849, venisse ogni tanto a riposarsi, legando il cavallo ad un eucaliptus e sedendosi su un grosso masso all'ombra delle fronde. Ma l'osteria è famosa anche perché cantata da musicisti e poeti: Cesare Pascucci la incluse nella scenografia dell'operetta 'Na vignata da Scarpone, ripresa poi da Ettore Petrolini, che la rappresentò con il nome L'ottobrata; Trilussa v'immaginò il pranzo conciliatore tra romani e sabini nel poemetto Il ratto delle Sabine. Numerose le osterie frequentate dagli artisti; così alla Dogana, in via della Dogana Vecchia, andava l'architetto Antonio da Sangallo il Giovane, che mandava il conto all'amministrazione della chiesa di San Luigi dei Francesi. Il Moro alla Maddalena era frequentata da Caravaggio, con tanto di liti e coltellate, la Gensola a Trastevere da Bertel Thorvaldsen e dai pittori danesi, come si può vedere nel quadro di Ditlev Blunck. Ancora esistente, ma divenuto ristorante, Romolo, «nel giardino di Raffaello e della Fornarina» a via di Porta Settimiana 8, dove appunto l'artista si innamorò. Poi vennero le pizzerie e, tra le tante, è storica a largo dei Lombardi la Capricciosa, che prende nome dal tipo di pizza così chiamata e qui inventata nel 1937; aveva il tavolo fisso Giorgio de Chirico con i suoi Cavalli. Ora ci s'incontrano i politici, ma il locale vantava ancora fino alla sua morte un artista come assiduo frequentatore: Edolo Masci con le sue Conchiglie."









domenica 2 febbraio 2014

Trilussa. La politica. Ner modo de pensà c'è un gran divario: mi' padre è democratico cristiano, e, siccome è impiegato ar Vaticano, tutte le sere recita er rosario;

Il 26 ottobre 1871 nasceva il poeta italiano Trilussa, pseudonimo di Carlo Alberto Salustri (Trilussa è l’anagramma del cognome).



C'è un'ape che si posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.


Ho conosciuto un vecchio
ricco, ma avaro: avaro a un punto tale
che guarda i soldi nello specchio
per veder raddoppiato il capitale.
Allora dice: - Quelli li do via
perché ci faccio la beneficenza;
ma questi me li tengo per prudenza... -
E li ripone nella scrivania.
Trilussa



La politica - Trilussa
Ner modo de pensà c'è un gran divario:
mi' padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;

de tre fratelli, Giggi ch'er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so' monarchico, ar contrario
de Ludovico ch'è repubbricano.

Prima de cena liticamo spesso
pe' via de 'sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là... Pare un congresso !

Famo l'ira de Dio ! Ma appena mamma
ce dice che so' cotti li spaghetti
semo tutti d'accordo ner programma.


Trilussa

L' ELEZZIONE DER PRESIDENTE

(1930)

Un giorno tutti quanti l'animali
Sottomessi ar lavoro
Decisero d'elegge' un Presidente
Che je guardasse l'interessi loro.
C'era la Societa de li Majali,
La Societa der Toro,
Er Circolo der Basto e de la Soma,
La Lega indipendente

Fra li Somari residenti a Roma,
C'era la Fratellanza
De li Gatti soriani, de li Cani,
De li Cavalli senza vetturini,
La Lega fra le Vacche, Bovi e affini...
Tutti pijorno parte a l'adunanza.

Un Somarello, che pe' l'ambizzione
De fasse elegge' s'era messo addosso
La pelle d'un leone,
Disse: - Bestie elettore, io so' commosso:
La civirtà, la libbertà, er progresso...
Ecco er vero programma che ciò io,
Ch'è l'istesso der popolo! Per cui
Voterete compatti er nome mio... -
Defatti venne eletto propio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
E allora solo er popolo bestione
S'accorse de lo sbajo
D'ave' pijato un ciuccio p'un leone!
- Miffarolo!... Imbrojone!... Buvattaro!...
- Ho pijato possesso,
- Disse allora er Somaro - e nu' la pianto
Nemmanco si morite d'accidente;
Silenzio! e rispettate er Presidente!






martedì 13 agosto 2013

Gabanelli. Quali sono i migliori ospedali d’Italia e quali i peggiori? Dove è più bassa la percentuale di mortalità in caso di ricovero per infarto miocardico acuto? A queste e ad altre domande risponde uno studio dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Nazionali (Agenas), realizzato in collaborazione con il ministero della Salute. Libero oggi in edicola pubblica un’inchiesta basata proprio su questo studio, stilando la lista dei cinquanta ospedali migliori (e peggiori) del nostro Paese. Con delle sorprese a favore del Centro-Sud. Sebbene, infatti, le strutture meno “virtuose” si concentrino in Sicilia, Calabria e Lazio, non mancano delle vere e proprie “isole felici”. Buoni anche i “numeri” di Abruzzo e Marche, dove i dati raccolti dall’Agenas evidenziano qualche piccola perla.


Ospedali più efficienti e sicuri d'Italia: lo studio dell'Agenzia per i servizi sanitari promuove (con riserva) il Centro Sud.

Quali sono i migliori ospedali d’Italia e quali i peggiori? Dove è più bassa la percentuale di mortalità in caso di ricovero per infarto miocardico acuto? A queste e ad altre domande risponde uno studio dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Nazionali (Agenas), realizzato in collaborazione con il ministero della Salute. Libero oggi in edicola pubblica un’inchiesta basata proprio su questo studio, stilando la lista dei cinquanta ospedali migliori (e peggiori) del nostro Paese. Con delle sorprese a favore del Centro-Sud. Sebbene, infatti, le strutture meno “virtuose” si concentrino in Sicilia, Calabria e Lazio, non mancano delle vere e proprie “isole felici”. Buoni anche i “numeri” di Abruzzo e Marche, dove i dati raccolti dall’Agenas evidenziano qualche piccola perla.

Lo studio distingue cinque diversi indicatori: infarto miocardico acuto (percentuale di mortalità a 30 giorni dal ricovero), ictus (mortalità a 30 giorni dal ricovero), bypass all’aorta (mortalità a 30 giorni dal ricovero), colecistectomia (degenza totale) e frattura del femore (tempi di attesa per intervento chirurgico).

Bene, in caso di infarto in cima alla top ten dei migliori ospedali troviamo l’Ospedale Madonna del Soccorso a San Benedetto del Tronto (nelle Marche), seguito dal Santa Maria Speranza a Battipaglia (Campania) e dal San Giovanni di Dio a Frattamaggiore (Campania). I tre dove le percentuale di mortalità è più alta sono l’Ospedale San Bassiano a San Bassiano del Grappa (Veneto), l’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza (Basilicata) e l’Ospedale Umberto I di Siracusa (Sicilia).

Se parliamo di ictus, invece, le tre strutture con la più bassa percentuale di mortalità a 30 giorni dal ricovero sono l’Ospedale B. Eustacchio di San Severino Marche , l’Ospedale Fatebenefratelli di Roma e la C.c.a. Cascini di Belvedere Marittimo (Calabria), seguita dall’Ospedale aziendale di Merano (provincia autonoma di Bolzano). I tre peggiori, invece, sono l’Ospedale M. Chiello di Piazza Armerina (Sicilia), l’Ospedale Trigona di Noto (ancora Sicilia) e l’ospedale S. Barbara di Iglesias (Sardegna).

Per l’indicatore “bypass all’aorta”, in cima alla lista troviamo la C.c.a. Villa Maria Eleonora di Palermo (Sicilia), l’Ospedale Mazzini di Teramo (Abruzzo), la C.c.a. Sant’Anna Hospital di Catanzaro (Calabria). Fanalino di coda sono l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Tor Vergata di Roma, l’Azienda Ospedaliera Papardo di Messina e il San Martino di Genova.

Si prosegue con la colecistectomia: il tempo di degenza è minore negli ospedali Croce e Carle di Cuneo (Piemonte), al Santi Ambrogio e Biagio di Alessandria (Piemonte) e al Santa Maria di Castellanza (in Lombardia). Si resta in ospedale più a lungo, invece, al San Giovanni di Dio di Cagliari, all’Azienda Ospedaliera di Perugia e al Policlinico Umberto I di Roma.

Infine, le fratture al femore. La palma d’oro degli ospedali con minor tempo d’attesa per un intervento al femore va al Francesco D’Assisi di Oliveto Citra (Campania), all’Ospedale Riuniti di Pistoia (Toscana) e all’Ospedale di Montecchio Maggiore (in Veneto).

Il poco invidiabile primato delle attese, invece, spetta all’Ospedale Borsellino di Marsala (Sicilia), seguito dal Maria Delle Grazie di Pozzuoli (Campania) e dall’Ospedale Civile di Anagni (nel Lazio).


Si su queste classifiche c'è molto da dubitare; ma ci sono anche tanti pregiudizi da sfatare sulla presunta qualità di alcuni ospedali; MOLTI SONO PIÙ BRAVI DEGLI ALTRI A NASCONDERE LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO MANIPOLANDO I DATI e poi lo si sa: LA CLASSE MEDICA È UNA SETTA CONSAPEVOLE che in questa difficilissima professione (bisogna riconoscerlo) sputtanarsi l'un l'altro va a svantaggio di tutti. Pertanto tra loro sanno bene quante c*** commettono, ma IL DIKTAT ASSOLUTO È LA CONSEGNA DEL SILENZIO GLOBALE; le p*** in sala operatoria, ad es., non escono mai al di fuori delle pareti; quindi cari giornalisti del cavolo e cari lettori ingenui, rassegnatevi, ci raccontano solo balle

Una classifica che non vale niente: BISOGNEREBBE CONOSCERE MOLTI ALTRI PARAMETRI, IN PRIMIS IL NUMERO DI CASI OSSERVATI, IN QUANTO TEMPO E POI LE CONDIZIONI INDIVIDUALI. Una stessa affezione non può essere massificata.


e bisognerebbe anche capire in che condizioni arrivano i pazienti. se si tratta del primo soccorso o successivo ecc


E la tanto decantata sanità lombarda? Tante chiacchiere ed una marea di soldi pubblici alla sanità privata!


[…] Meglio evitare ricoveri se non indispensabili e curarsi con medicine alternative, come l'Omeopatia.


il problema sostanziale è che In italia si entra in ospedale per un'unghia incarnita e si esce (quando si esce) con infezioni di tutti i tipi la maggior parte delle quali antibiotico resistenti. Cara Milena.... NESSUNO CI INFORMA DELLA PIAGA CHE STA DEVASTANDO I NOSTRI OSPEDALI CHE SOTTO I TAGLI DELLA SPENDING REVIEW TACCIONO SUI GRAVI RISCHI. Le asl fanno silenzio perchè garantire un minimo di sicurezza avrebbe dei costi altissimi. Ho vissuto un'esperienza di 8 mesi in ospedale e ne ho viste di ogni tipo......[…]

Tanto per perdere e far perdere un po' di tempo con classifiche e dati non inquadrati scientificamente.

SPERO CHE PER QUESTO STUDIO COMPLETAMENTE INUTILE NON SIA STATO SPERPERATO DENARO PUBBLICO. Basta fare un'occhiata ai centri presi in esame per capire l'inattendibilità e la SCARSA VALIDITÀ SCIENTIFICA DELLO STUDIO. Negli stati uniti l'autore di questa porcata sarebbe stato messo alla gogna. Una porcata.

LA STATISTICA di Trilussa
Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.
Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.


domenica 9 settembre 2012

Umberto Eco. Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito... perché la lettura è un’immortalità all’indietro. Umberto Eco

Non tutte le verità son per tutte le orecchie
Umberto Eco


"L’ideale greco della perfezione era rappresentato dalla kalokagathia, termine che nasce dall’unione di kalos (genericamente tradotto come “bello”) e agathos (di solito tradotto come “buono”, ma che copre tutta una serie di valori positivi). È stato osservato che l’essere kalos e agathos definiva genericamente quella che nel mondo anglosassone sarebbe poi stata la nozione aristocratica di gentleman, persona di aspetto dignitoso, dotato di coraggio, stile, abilità e conclamate virtù sportive, militari e morali. Alla luce di questo ideale la grecità ha elaborato una vasta letteratura sul rapporto tra bruttezza fisica e bruttezza morale".
Umberto Eco, La bellezza e la virtù


Bisogno di innamorarsi. Certe cose le senti venire, non è che ti innamori perché ti innamori, ti innamori perché in quel periodo avevi un disperato bisogno di innamorarti. Nei periodi in cui senti la voglia di innamorarti devi stare attento a dove metti piede: come aver bevuto un filtro, di quelli che ti innamorerai del primo essere che incontri. Potrebbe essere un ornitorinco.
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault


L'umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull'autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico. Dio, gli angeli o i diavoli.
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault


Il pendolo di Foucault, Umberto Eco
"Adesso che mi ci fai pensare... Vediamo, Matteo, Luca, Marco e Giovanni sono una banda di buontemponi che si riuniscono da qualche parte e decidono di fare una gara, inventano un personaggio, stabiliscono pochi fatti essenziali e poi via, per il resto ciascuno è libero e poi si vede chi ha fatto meglio. Poi i quattro racconti finiscono in mano agli amici che cominciano a sdottorare, Matteo è abbastanza realista ma insiste troppo con quella faccenda del messia. Marco non è male ma un po' disordinato, Luca è elegante, bisogna ammetterlo, Giovanni esagera con la filosofia... ma insomma i libri piacciono, girano di mano in mano, quando i quattro si accorgono di quello che sta succedendo è troppo tardi, Paolo ha già incontrato Gesù sulla via di Damasco, Plinio inizia la sua inchiesta per ordine dell'imperatore preoccupato, una legione di apocrifi fanno finta di saperla lunga anche loro...
toi, apocryphe lecteur, mon semblable, mon frère...
Pietro si monta la testa, si prende sul serio, Giovanni minaccia di dire la verità, Pietro e Paolo lo fanno catturare, lo incatenano nell'isola di Patmos e il poveretto incomincia ad aver le traveggole, vede le cavallette sulla spalliera del letto, fate tacere quelle trombe, da dove viene tutto questo sangue.., E gli altri a dire che beve, che è l'arteriosclerosi... E se fosse andata davvero così?"
"È andata così. Leggi Feuerbach invece dei tuoi libracci."
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault






Il limite degli atei è lo stesso limite dei credenti, entrambi danno per certa una cosa di cui in realtà non sanno nulla.


e hanno un problema in meno: giustificare l'esistenza di qualcosa che non si vede, non si sente, non si tocca, non odora, non ha sapore... in realtà, ad esempio, nessuna persona sana di mente sente il bisogno di dimostrare la non esistenza dei... minolli, tanto per fare un esempio, perché non ci sono gruppi, istituzioni, singoli, organismi, che cercano di convincere i propri simili della esistenza, appunto, dei minolli, e del loro primato a decidere della vita altrui.



Perchè far filosofia invece di ricostruire gli eventi?
Forse perché ho bisogno di sapere
non solo quello che ho fatto prima di ieri
ma anche come sono dentro.
Ammesso che un dentro ce l'abbia. 
Dicono che l'anima è solo quello che si fa...
Umberto Eco, Il cimitero di Praga.


I piaceri d'amore sono dei mali che si fanno desiderare, dove coincidono dolcezza e martirio, e l’amore è volontaria insania, paradiso infernale e inferno celeste, insomma, l’armonia degli opposti desideri, tristi risate, diamante morbido. 
Umberto Eco. L’isola del giorno prima..


L'aria fresca della sera è il respiro del vento che si addormenta placido tra le braccia della notte.
Umberto Eco


Una volta un tale che doveva fare una ricerca andava in biblioteca, trovava dieci titoli sull'argomento e li leggeva; oggi schiaccia un bottone del suo computer, riceve una bibliografia di diecimila titoli, e rinuncia
Umberto Eco, La Bustina di Minerva


Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito... perché la lettura è un’immortalità all’indietro.
Umberto Eco


Mi inoltrerò presto in questo deserto amplissimo, perfettamente piano e incommensurabile, in cui il cuore veramente pio soccombe beato. Sprofonderò nella tenebra divina, in un silenzio muto e in una unione ineffabile, e in questo sprofondarsi andrà perduta ogni eguaglianza e ogni disuguaglianza, e in quell'abisso il mio spirito perderà se stesso, e non conoscerà né l'uguale né il disuguale, né altro: e saranno dimenticate tutte le differenze, sarò nel fondamento semplice, nel deserto silenzioso dove mai si vide diversità, nell'intimo dove nessuno si trova nel proprio luogo. Cadrò nella divinità silenziosa e disabitata dove non c'è opera né immagine.
Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa:
stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.
Umberto Eco, "Il nome della rosa"


In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio
Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l'unico immodificabile evento di cui si possa asserire l'incontrovertibile verità. 
Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell'errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.
Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell'attesa di perdermi nell'abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere , ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l'Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.
Il Signore mi conceda la grazia di essere testimone trasparente degli accadimenti che ebbero luogo all'abbazia di cui è bene e pio si taccia ormai anche il nome, al finire dell'anno del Signore 1327 in cui l'imperatore Ludovico scese in Italia per ricostruire la dignità del sacro romano impero, giusta i disegni dell'Altissimo e a confusione dell'infame usurpatore simoniaco ed eresiarca che in Avignone recò vergogna al nome santo dell'apostolo (dico l'anima peccatrice di Giacomo di Cahors, che gli empi onorarono come Giovanni XXII).
Umberto Eco,  Il nome della rosa


Umberto Eco:
"Caro nipote, studia a memoria"
Il semiologo e scrittore scrive al nipotino. CON UNA RIFLESSIONE SULLA TECNOLOGIA E UN CONSIGLIO PER IL FUTURO: MANDARE A MENTE 'LA VISPA TERESA', MA ANCHE LA FORMAZIONE DELLA ROMA O I NOMI DEI DOMESTICI DEI TRE MOSCHETTIERI. Perché Internet non può sostituirsi alla conoscenza né il computer al nostro cervello
di Umberto Eco

“Caro nipotino mio,
non vorrei che questa lettera natalizia suonasse troppo deamicisiana, ed esibisse consigli circa l’amore per i nostri simili, per la patria, per il mondo, e cose del genere. Non vi daresti ascolto e, al momento di metterla in pratica (tu adulto e io trapassato) il sistema di valori sarà così cambiato che probabilmente le mie raccomandazioni risulterebbero datate.
Quindi vorrei soffermarmi su UNA SOLA RACCOMANDAZIONE, che sarai in grado di mettere in pratica anche ORA, MENTRE NAVIGHI SUL TUO IPAD, NÉ COMMETTERÒ L’ERRORE DI SCONSIGLIARTELO, non tanto perché sembrerei un nonno barbogio ma perché lo faccio anch’io. Al massimo posso raccomandarti, se per caso capiti sulle centinaia di siti porno che mostrano il rapporto tra due esseri umani, o tra un essere umano e un animale, in mille modi, CERCA DI NON CREDERE CHE IL SESSO SIA QUELLO, TRA L’ALTRO ABBASTANZA MONOTONO, PERCHÉ SI TRATTA DI UNA MESSA IN SCENA PER COSTRINGERTI A NON USCIRE DI CASA E GUARDARE LE VERE RAGAZZE. Parto dal principio che tu sia eterosessuale, altrimenti adatta le mie raccomandazioni al tuo caso: ma guarda le ragazze, a scuola o dove vai a giocare, perché sono meglio quelle vere che quelle televisive e un giorno ti daranno soddisfazioni maggiori di quelle on line. Credi a chi ha più esperienza di te (e se avessi guardato solo il sesso al computer tuo padre non sarebbe mai nato, e tu chissà dove saresti, anzi non saresti per nulla).
Ma non è di questo che volevo parlarti, bensì di UNA MALATTIA CHE HA COLPITO LA TUA GENERAZIONE e persino quella dei ragazzi più grandi di te, che magari vanno già all’università: LA PERDITA DELLA MEMORIA.
È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e INTERNET TE LO DICE SUBITO. Fallo quando serve, ma DOPO CHE LO HAI FATTO CERCA DI RICORDARE QUANTO TI È STATO DETTO PER NON ESSERE OBBLIGATO A CERCARLO UNA SECONDA VOLTA se per caso te ne venisse il bisogno impellente, magari per una ricerca a scuola. IL RISCHIO È CHE, SICCOME PENSI CHE IL TUO COMPUTER TE LO POSSA DIRE A OGNI ISTANTE, TU PERDA IL GUSTO DI METTERTELO IN TESTA. Sarebbe un poco COME SE, AVENDO IMPARATO CHE PER ANDARE DA VIA TALE A VIA TALALTRA, CI SONO L’AUTOBUS O IL METRO CHE TI PERMETTONO DI SPOSTARTI SENZA FATICA (IL CHE È COMODISSIMO E FALLO PURE OGNI VOLTA CHE HAI FRETTA) TU PENSI CHE COSÌ NON HAI PIÙ BISOGNO DI CAMMINARE. MA SE NON CAMMINI ABBASTANZA DIVENTI POI “DIVERSAMENTE ABILE”, COME SI DICE OGGI PER INDICARE CHI È COSTRETTO A MUOVERSI IN CARROZZELLA. Va bene, lo so che fai dello sport e quindi sai muovere il tuo corpo, ma TORNIAMO AL TUO CERVELLO.
LA MEMORIA È UN MUSCOLO COME QUELLI DELLE GAMBE, SE NON LO ESERCITI SI AVVIZZISCE e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota. E inoltre, SICCOME PER TUTTI C’È IL RISCHIO CHE QUANDO SI DIVENTA VECCHI CI VENGA L’ALZHEIMER, UNO DEI MODI DI EVITARE QUESTO SPIACEVOLE INCIDENTE È DI ESERCITARE SEMPRE LA MEMORIA.
QUINDI ECCO LA MIA DIETA. OGNI MATTINA IMPARA QUALCHE VERSO, UNA BREVE POESIA, O COME HANNO FATTO FARE A NOI, “LA CAVALLINA STORNA” O “IL SABATO DEL VILLAGGIO”. E magari FAI A GARA CON GLI AMICI PER SAPERE CHI RICORDA MEGLIO. SE NON PIACE LA POESIA FALLO CON LE FORMAZIONI DEI CALCIATORI, MA ATTENTO CHE NON DEVI SOLO SAPERE CHI SONO I GIOCATORI DELLA ROMA DI OGGI, MA ANCHE QUELLI DI ALTRE SQUADRE, E MAGARI DI SQUADRE DEL PASSATO (figurati che io ricordo la formazione del Torino quando il loro aereo si era schiantato a Superga con tutti i giocatori a bordo: Bacigalupo, Ballarin, Maroso eccetera). FAI GARE DI MEMORIA, MAGARI SUI LIBRI CHE HAI LETTO (CHI ERA A BORDO DELLA HISPANIOLA ALLA RICERCA DELL’ISOLA DEL TESORO? LORD TRELAWNEY, IL CAPITANO SMOLLET, IL DOTTOR LIVESEY, LONG JOHN SILVER, JIM…) VEDI SE I TUOI AMICI RICORDERANNO CHI ERANO I DOMESTICI DEI TRE MOSCHETTIERI E DI D’ARTAGNAN (GRIMAUD, BAZIN, MOUSQUETON E PLANCHET)… E se non vorrai leggere “I tre moschettieri” (e non sai che cosa avrai perso) fallo, che so, con una delle storie che hai letto.
SEMBRA UN GIOCO (ED È UN GIOCO) MA VEDRAI COME LA TUA TESTA SI POPOLERÀ DI PERSONAGGI, STORIE, RICORDI DI OGNI TIPO. Ti sarai chiesto perché I COMPUTER SI CHIAMAVANO UN TEMPO CERVELLI ELETTRONICI: È PERCHÉ SONO STATI CONCEPITI SUL MODELLO DEL TUO (DEL NOSTRO) CERVELLO, MA IL NOSTRO CERVELLO HA PIÙ CONNESSIONI DI UN COMPUTER, È UNA SPECIE DI COMPUTER CHE TI PORTI DIETRO E CHE CRESCE E S’IRROBUSTISCE CON L’ESERCIZIO, MENTRE IL COMPUTER CHE HAI SUL TAVOLO PIÙ LO USI E PIÙ PERDE VELOCITÀ E DOPO QUALCHE ANNO LO DEVI CAMBIARE. INVECE IL TUO CERVELLO PUÒ OGGI DURARE SINO A NOVANT’ANNI E A NOVANT’ANNI (SE LO AVRAI TENUTO IN ESERCIZIO) RICORDERÀ PIÙ COSE DI QUELLE CHE RICORDI ADESSO. E GRATIS.
C’è poi la MEMORIA STORICA, QUELLA CHE NON RIGUARDA I FATTI DELLA TUA VITA O LE COSE CHE HAI LETTO, MA QUELLO CHE È ACCADUTO PRIMA CHE TU NASCESSI.
Oggi se vai al cinema devi entrare a un’ora fissa, quando il film incomincia, e appena incomincia qualcuno ti prende per così dire per mano e ti dice cosa succede. Ai miei tempi si poteva entrare al cinema a ogni momento, voglio dire anche a metà dello spettacolo, si arrivava mentre stavano succedendo alcune cose e si cercava di capire che cosa era accaduto prima (poi, quando il film ricominciava dall’inizio, si vedeva se si era capito tutto bene - a parte il fatto che se il film ci era piaciuto si poteva restare e rivedere anche quello che si era già visto). Ecco, LA VITA È COME UN FILM DEI TEMPI MIEI. NOI ENTRIAMO NELLA VITA QUANDO MOLTE COSE SONO GIÀ SUCCESSE, DA CENTINAIA DI MIGLIAIA DI ANNI, ED È IMPORTANTE APPRENDERE QUELLO CHE È ACCADUTO PRIMA CHE NOI NASCESSIMO; SERVE PER CAPIRE MEGLIO PERCHÉ OGGI SUCCEDONO MOLTE COSE NUOVE.
ORA LA SCUOLA (OLTRE ALLE TUE LETTURE PERSONALI) DOVREBBE INSEGNARTI A MEMORIZZARE QUELLO CHE È ACCADUTO PRIMA DELLA TUA NASCITA, MA SI VEDE CHE NON LO FA BENE, PERCHÉ VARIE INCHIESTE CI DICONO CHE I RAGAZZI DI OGGI, ANCHE QUELLI GRANDI CHE VANNO GIÀ ALL’UNIVERSITÀ, SE SONO NATI PER CASO NEL 1990 NON SANNO (E FORSE NON VOGLIONO SAPERE) CHE COSA ERA ACCADUTO NEL 1980 (E NON PARLIAMO DI QUELLO CHE È ACCADUTO CINQUANT’ANNI FA). Ci dicono le statistiche che SE CHIEDI AD ALCUNI CHI ERA ALDO MORO RISPONDONO CHE ERA IL CAPO DELLE BRIGATE ROSSE - e invece è stato ucciso dalle Brigate Rosse.
Non parliamo delle Brigate Rosse, rimangono qualcosa di misterioso per molti, eppure erano il presente poco più di trent’anni fa. Io sono nato nel 1932, dieci anni dopo l’ascesa al potere del fascismo ma sapevo persino chi era il primo ministro ai tempi dalla Marcia su Roma (che cos’è?). Forse la scuola fascista me lo aveva insegnato per spiegarmi come era stupido e cattivo quel ministro (“l’imbelle Facta”) che i fascisti avevano sostituito. Va bene, ma almeno lo sapevo. E poi, scuola a parte, UN RAGAZZO D’OGGI NON SA CHI ERANO LE ATTRICI DEL CINEMA DI VENTI ANNI FA MENTRE IO SAPEVO CHI ERA FRANCESCA BERTINI, CHE RECITAVA NEI FILM MUTI VENTI ANNI PRIMA DELLA MIA NASCITA. Forse perché sfogliavo vecchie riviste ammassate nello sgabuzzino di casa nostra, ma appunto TI INVITO A SFOGLIARE ANCHE VECCHIE RIVISTE PERCHÉ È UN MODO DI IMPARARE CHE COSA ACCADEVA PRIMA CHE TU NASCESSI.
Ma PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE SAPERE CHE COSA È ACCADUTO PRIMA? Perché molte volte QUELLO CHE È ACCADUTO PRIMA TI SPIEGA PERCHÉ CERTE COSE ACCADONO OGGI e in ogni caso, come per le formazioni dei calciatori, È UN MODO DI ARRICCHIRE LA NOSTRA MEMORIA.
Bada bene CHE QUESTO NON LO PUOI FARE SOLO SU LIBRI E RIVISTE, LO SI FA BENISSIMO ANCHE SU INTERNET. Che è da usare non solo per chattare con i tuoi amici ma anche per CHATTARE (PER COSÌ DIRE) CON LA STORIA DEL MONDO. Chi erano gli ittiti? E i camisardi? E come si chiamavano le tre caravelle di Colombo? Quando sono scomparsi i dinosauri? L’arca di Noè poteva avere un timone? Come si chiamava l’antenato del bue? Esistevano più tigri cent’anni fa di oggi? Cos’era l’impero del Mali? E chi invece parlava dell’Impero del Male? Chi è stato il secondo papa della storia? Quando è apparso Topolino?
Potrei continuare all’infinito, e sarebbero tutte belle avventure di ricerca. E TUTTO DA RICORDARE. VERRÀ IL GIORNO IN CUI SARAI ANZIANO E TI SENTIRAI COME SE AVESSI VISSUTO MILLE VITE, PERCHÉ SARÀ COME SE TU FOSSI STATO PRESENTE ALLA BATTAGLIA DI WATERLOO, AVESSI ASSISTITO ALL’ASSASSINIO DI GIULIO CESARE E FOSSI A POCA DISTANZA DAL LUOGO IN CUI BERTOLDO IL NERO, MESCOLANDO SOSTANZE IN UN MORTAIO PER TROVARE IL MODO DI FABBRICARE L’ORO, HA SCOPERTO PER SBAGLIO LA POLVERE DA SPARO, ED È SALTATO IN ARIA (E BEN GLI STAVA). ALTRI TUOI AMICI, CHE NON AVRANNO COLTIVATO LA LORO MEMORIA, AVRANNO VISSUTO INVECE UNA SOLA VITA, LA LORO, CHE DOVREBBE ESSERE STATA ASSAI MALINCONICA E POVERA DI GRANDI EMOZIONI.


Coltiva la memoria, dunque, e DA DOMANI IMPARA A MEMORIA “LA VISPA TERESA”.



La Vispa Teresa
Se questa è la storia
che sanno a memoria
i bimbi di un anno
pochissimi sanno
che cosa le avvenne
quand'era ventenne.
Un giorno di festa
la vispa Teresa
uscendo di chiesa
si alzava la vesta
per farsi vedere
le calze schiffonne
che a tutte le donne
fa molto piacere.

Armandoil pittore
vedendola bella
le chiese il favore
di far da modella.
Teresa arrossì
ma disse di sì.
"Verrete?" - "Verrò:
ma badi però..."
"Parola d'onore!"
rispose il pittore.

Il giorno seguente
Armandol'artista
stringendo furente
la nuova conquista
gridava a distesa:
"T'ho presat'ho presa!"
A lui supplicando
Teresa gridò:
"Susumi fai male
la spina dorsale:
mi lasci che anch'io
son foglia di Dio...
Se ha qualche programma
ne parli alla mamma..."
A tale minaccia
Armando tremò
dischiuse le braccia
ma quella restò.

Perduto l'onore
sfumata la stima
la vispa Teresa
più vispa di prima
per niente pentita
per niente confusa
capì che l'amore
non è che una scusa.
Per circa tre lustri
fu cara a parecchi:
fra giovani e vecchi
oscuri ed illustri
la vispa Teresa
fu presa e ripresa.
Contenta e giuliva
s'offriva e soffriva.
(La donna che s'offre.
se apostrofa l'esse
ha tutto interesse
a dire che soffre.)

Ma giunta ai cinquanta
con l'anima affranta
col viso un po' tinto
col resto un po' finto
per torsi d'impaccio
dai prossimi acciacchi
apriva uno spaccio
di Sali e Tabacchi.
Un giorno un cliente
chiedendo un toscano
le porse la mano
così... casualmente.
Teresa la prese
la strinse e gli chiese:
"Mi vuole sposare?
Farebbe un'affare!"
Ma luidi rimando
rispose: "Nono!...
Vivendo e fumando
che male ti fo'?
Confusa e pentita
Teresa arrossì
Dischiuse le dita
e quello fuggì.

Ed ora Teresa
pentita davvero
non ha che un pensiero:
d'andarsene in chiesa.
Con l'anima stracca
si siede e stabacca
offrendo al Signore
gli avanzi di un cuore
che batte la fiacca.
Maspessofissando
con l'occhio smarrito
la polvere gialla
che resta sul dito
le sembra il detrito
di quella farfalla
che un giorno ghermiva
stringendola viva.

Così come allora
Teresa risente
la voce innocente
che prega ed implora:
"Dehlasciami! Anch'io
son figlia di Dio!"

"Fu proprio un bel caso!"
sospira Teresa
fiutando la presa
che sale nel naso.
"Se qui non son lesta
mi scappa anche questa."
E fiutae rifiuta
tossisce e sternuta:
il naso è una tromba
che squilla e rimbomba
e pare che l'eco
si butti allo spreco...
Tra un fiotto e un rimpianto
tra un soffio e un eccì
la vispa Teresa...
. . . . . . . . . . . . . . . .
lasciamola lì.

Trilussa (C. A. Salustri)
1873-1950

http://youtu.be/F4dp3R5wuns




http://espresso.repubblica.it/visioni/2014/01/03/news/umberto-eco-caro-nipote-studia-a-memoria-1.147715?fb_action_ids=242021955975057&fb_action_types=og.recommends&fb_ref=s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like&fb_source=other_multiline&action_object_map=%5B345293135612452%5D&action_type_map=%5B%22og.recommends%22%5D&action_ref_map=%5B%22s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like%22%5D







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