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martedì 7 aprile 2015

Antonia Pozzi da “lettera a Vittorio Sereni”. Non sai che cosa spietata è la convivenza quotidiana: quell’essere giorno per giorno di fronte, a misurare le proprie diversità sul metro delle piccole realtà materiali, come sminuzza i sentimenti, come seppellisce i concetti idealizzati…….

Non sai che cosa spietata è la convivenza quotidiana: quell’essere giorno per giorno di fronte, a misurare le proprie diversità sul metro delle piccole realtà materiali, come sminuzza i sentimenti, come seppellisce i concetti idealizzati…….
Antonia Pozzi da “lettera a Vittorio Sereni”

mercoledì 14 maggio 2014

Christopher Bollas. Trasformazione non significa gratificazione. La crescita è favorita solo in parte dalla gratificazione, e una delle funzioni trasformative della madre deve essere quella di frustrare il bambino. Analogamente, i momenti estetici non sono sempre occasioni belle o magnifiche - molti sono brutti o spaventosi, eppure profondamente commoventi proprio per il ricordo esistenziale cui attingono.

"Trasformazione non significa gratificazione. La crescita è favorita solo in parte dalla gratificazione, e una delle funzioni trasformative della madre deve essere quella di frustrare il bambino. Analogamente, i momenti estetici non sono sempre occasioni belle o magnifiche - molti sono brutti o spaventosi, eppure profondamente commoventi proprio per il ricordo esistenziale cui attingono."
Christopher Bollas, L'ombra dell'oggetto - psicoanalisi del conosciuto non pensato, 1987 Londra, ed. it. Borla 1989 pag.37-38.


"La cultura occidentale presuppone che il sé sia in conflitto perenne
Partendo dalle psicologie del profondo dell'età dell'oro ateniese (Eschilo, Sofocle ecc.), passando per le Confessioni religiosamente ispirate di Sant'Agostino e trasformata dal sottile genio di Shakespeare, questa consapevolezza ha dato origine al profondo intimismo dei romanzi e delle opere teatrali che studiano la mente e il conflitto umani. E questo è il tradizionale assillo occidentale che si  riflette nella teoria della mente di Freud."
Christopher Bollas, La mente orientale - Psicoanalisi e Cina 2013, ed. it. 2013 Cortina pag.135.


"I clown, che in genere lavorano a coppie, hanno al centro del loro repertorio un personaggio sempre affamato e infelice e un altro rimpinzato di prelibatezze e disgustosamente contento. "I clown, come i menestrelli e i comici, affrontano sempre lo stesso problema" scrive Dario Fo, "la fame, che sia di cibo o di sesso e perfino di dignità, di identità o di potere. Il problema che si pongono invariabilmente è: di chi è il potere? Chi è il capo?"
Christopher Bollas, Cracking Up - Il lavoro dell'inconscio, 1995, ed.it. 1996 Borla, pag.179.


"E se la psicoanalisi - che è la quintessenza della psicologia del e per il sé - dovesse re-inquadrarsi intorno al gruppo piuttosto che intorno all'individuo? E se si dovesse iniziare con il gruppo e la sua psicologia e poi procedere a integrare la realtà del sé?"
Christopher Bollas, La mente orientale - Psicoanalisi e Cina 2013, ed. it. 2013 Cortina pag.146.


"E poi ci sono i pensieri espressi dalla musica della voce, un linguaggio a modo suo complesso, assolutamente allo stesso livello delle regole grammaticali."
Christopher Bollas, La mente orientale - Psicoanalisi e Cina 2013, ed. it. 2013 Cortina pag.156.

"Per quanto si possa criticare Mao Zedong, è incontestabile che egli sia una delle figure che hanno cercato di integrare il modo di pensare occidentale con quello orientale. Integrare Marx e Lenin con Confucio non era un passo facile e, anche se fatto in modo grossolano, il suo sforzo ha un certo interesse intellettuale."
Christopher Bollas, La mente orientale - Psicoanalisi e Cina 2013, ed. it. 2013 Cortina pag.168.

"La cultura occidentale presuppone che il sé sia in conflitto perenne.
Partendo dalle psicologie del profondo dell'età dell'oro ateniese (Eschilo, Sofocle ecc.), passando per le Confessioni religiosamente ispirate di Sant'Agostino e trasformata dal sottile genio di Shakespeare, questa consapevolezza ha dato origine al profondo intimismo dei romanzi e delle opere teatrali che studiano la mente e il conflitto umani. E questo è il tradizionale assillo occidentale che si riflette nella teoria della mente di Freud."
Christopher Bollas, La mente orientale - Psicoanalisi e Cina 2013, ed. it. 2013 Cortina pag.135.




Christopher Bollas, Se il sole esplode. L'enigma della schizofrenia,
ed. or. 2015, ed.it. Cortina 2016.

Come quasi sempre quando leggo testi di psicoanalisi delle psicosi,
resto sorpresa da alcuni passi ma allo stesso tempo tutto mi suona molto familiare.

Bollas è uno psicoanalista statunitense, nato nel 1943, noto in tutto il mondo.
Fra i suoi libri più recenti: La mente orientale. Psicoanalisi e Cina (2013), ed.it. Cortina 2013.

Se il sole esplode è interessante, fra l'altro, perché qui Bollas descrive passo dopo passo l'evoluzione del proprio modo di lavorare con le persone schizofreniche, sia all'interno di strutture psichiatriche sia privatamente nel suo studio sia in alcuni casi e/o per alcuni periodi (sembra incredibile) per telefono o tramite Skype.

L'essenziale, egli scrive, è che la persona abbia qualcuno con cui parlare, qualcuno disposto a cercare un senso nei suoi bizzarri e apparentemente insensati modi di comunicare, qualcuno con cui entrare in relazione, qualcuno in cui cominciare ad avere, forse, fiducia.

Decisivo è che questa possibilità di parlare ci sia subito, all'esordio della malattia; allora le possibilità di guarire sono alte. Altrimenti il lavoro diventa più lungo e più difficile dopo.

L'ospedalizzazione e i farmaci non sono rifiutati da Bollas, purché siano sempre accompagnati dalla cura attraverso l'ascolto e la parola, dunque attraverso la psicoterapia, intensa e prolungata quanto è necessario. In caso contrario i farmaci e l'ospedalizzazione, isolando la persona che già sta isolandosi dalla propria mente per fuggire al dolore dei propri spaventosi pensieri, aggravano il male.

Io penso che si possa leggere questo libro con piacere anche senza avere una preparazione specifica, se si è curiosi di come la mente possa funzionare, non solo la mente della persona in analisi ma anche la mente dell'analista, se si è curiosi insomma del pensare insieme a partire dal proprio sentire.

Se il sole esplode è strutturato come un racconto, il racconto di come Bollas è divenuto terapeuta, a partire da un suo personale disagio quand'era studente (tutt'a un tratto gli era venuta la paura di cadere dalla tromba delle scale), terapeuta prima di bambini, in un centro diurno, poi anche di adolescenti e di adulti, e poi consulente e supervisore, negli USA, in Gran Bretagna e in altri paesi.

Un ulteriore pregio del libro è la bibliografia ragionata finale, in cui Bollas descrive le caratteristiche dei testi a suo parere più significativi e più riconosciuti in campo internazionale sul tema della psicoanalisi della schizofrenia.




martedì 24 settembre 2013

Oblomov. Vivendo sempre insieme, si erano venuti a noia reciprocamente. Una intimità quotidiana non è mai innocua né per l'uno né per l'altro: è necessaria, dall'una e dall'altra parte, molta esperienza di vita, molta logica e cordialità, per potere, godendo solo delle qualità positive, non offendere e non essere offeso dalle reciproche manchevolezze

 Nell’Oblomov di Ivan Aleksandrovič Gončarov, per gli abitanti del villaggio di Oblòmovka la vita scorre “accanto ad essi” come un fiume, sulle cui rive si fermano a contemplarla. Se l’esistenza è solo un ininterrotto congedo da se stessa, sulla sua fuga s’innalza di continuo la domanda di Oblomov: quando si vive? L’età moderna non sembra conoscere il presente, ma soltanto un trascorrere, un divenire percepito non quale arricchimento, quale itinerario verso una meta che infonde significato e sostanza a ogni tappa del cammino, bensì quale dileguare, quale continuo non-essere, mancanza di ogni valore cui afferrarsi saldamente (…) In luogo di un fine ultimo è subentrata una miriade di obiettivi momentanei e parziali, che si susseguono l’uno l’altro senza sosta e senza prender fiato, come nella catena di montaggio d’una immane produzione, sacrificando e bruciando ogni attimo a quello che gli succede, per raggiungere uno scopo meramente pratico e ignaro di valori, che non illumina perciò - né a ritroso nella memoria, né in avanti, nell’attesa – la strada che è necessario percorrere per raggiungerlo. (…)Il presente per bastare a se stesso, deve poggiare su dei valori, ma il pulviscolo di scopi e obblighi convenzionali, con i quali l’organizzazione sociale bersaglia l’individuo, offusca e vela questi valori, quando non li distrugge; impedisce al pensiero di soffermarsi sull’essenziale e lo incalza in una corsa affannosa, che lo distoglie da ciò ch’esso ama e vorrebbe amare.
Brano tratto da Da Claudio Magris - Itaca e oltre


Riflettevo sul fatto che il conflitto, a volte blocca l'azione cioé ha anche un suo opposto mortifero l'inazione, il rifiuto del confronto, l'immobilità, in una parola il terrore di vivere, di esporsi, quindi “la fuga dalla vita”. C'é un personaggio della Letteratura russa, narrato da Ivan Goncarov, ( 1812/1891) Oblomov, da cuii il nome al romanzo omonimo, il cui modo d'essere e di vivere rappresenta una trasposizione, il tropo vivente di una peculiare maniera di abitare il mondo. Oblòmov é un inetto, ecco, come nell'incipit lo descrive Goncarov “un uomo sui trentadue trentratré anni, di media statura, di piacevole aspetto, con degli occhi grigio scuri e l'assenza di qualsivoglia idea precisa, di qualsivoglia capacità di concentrazione nei tratti del viso. Il pensiero vagava come un libero uccello sopra quel viso, svolazzava sugli occhi, si posava sulle labbra semiaperte, si nascondeva nelle pieghe della fronte poi spariva del tutto, e allora il viso brillava di un uguale candore di spensieratezza.. Dal viso, la spensieratezza si trasferiva agli atteggiamenti del corpo, e perfino alle pieghe della vestaglia.....aveva difficoltà nello scegliere a cosa pensare: alla lettera allo starosta, al trasloco nel nuovo appartamento , alla verifica dei conti? Si smarriva in una congestione di piccole preoccupazioni e intanto restava sdraiato, voltandosi ora su un fianco, ora sull'altro. Di tanto in tanto si sentivano solo delle brusche esclamazioni:Ah, Dio mio! Che vita! Che destino!”.

Oblomov veniva ritenuto un buono, infatti evitava le relazioni con il prossimo e quando costretto si conformava sempre al suo interlocutore, non voleva impicci di nessun genere, la sua bontà era solo il riflesso della sua passività che gli suggeriva di stare sempre fuori, di non compromettersi mai, di fatto ammazzava il tempo, in attesa che passasse come se il vivere fosse un impegno troppo gravoso ed intollerabile da subire. Le stesse tormentate introspezioni, avevano la funzione di avvolgerlo in un ossessivo processo di autoconvalida del suo modo di vivere.

Augusto Romano, brillante analista junghiano ne ha fatto una affascinante lettura nel suo saggio “ll flaneur all'inferno. Viaggio attorno all'eterno fanciullo”, di cui riporto alcuni brani, proseguendo il nostro discorso.. “Allo stesso modo Oblomov può permettersi il lusso di non odiare, di fare come se non avesse un'Ombra, poiché il gioco dei sentimenti attivi implica l'accettazione del rischio della relazione, che corrisponde a quell'essere nel presente da cui Oblomov rifugge. L'universo di Oblomov é un universo claustrofilico(“...aveva scoperto alla fine che l'orizzonte della sua attività ed esistenza era chiuso in lui stesso”)” in cui tutto può diventare minaccioso persino le persone che lo vengono a trovare nella sua casa a cui egli dice”Non avvicinarti, non avvicinarti!Porti dentro il freddo!

Significativamente il tema del cibo é l'ethos tematico e simbolico di tutto il romanzo.
La preoccupazione del mangiare era la prima e principale preoccupazione in casa Oblomov
....Il cibo che entra dentro e il cibo che sta intorno, sempre a portata di mano;lo si mangia con la bocca e con gli occhi. Una droga non violenta ed estremamente catturante, seduttiva. Viene spontaneo far convergere in un unico plesso le figure del cibo, della madre, della culla e della tomba. La madre é la materialità in cui Oblomov é rinserrato, e cullandolo lo stringe in un abbraccio mortale..... Autoindulgenza, riposo, beatitudine, tranquillità, oceano: la costellazione archetipa che presiede alla storia di Oblomov é quella del figlio amante divorato dalla madre
Infatti Oblomov morirà giovane, divorato da un inconsapevole cupio dissolvi, che troverà il suo epilogo in un colpo apoplettico”apparentemente senza dolore, senza patimenti, come un orologio che si fosse fermato, che si erano domenticati di caricare”.

Il deuteragonista del romanzo, Stoltz, amico di Oblomov e suo opposto, quindi due personaggi che si commentano per ironia, appassionato abitante del mondo, chiamerà questo modo d'essere, oblomovismo.

Nikolaj Dobroljubov contemporaneo di Goncarov definì in suo celebre saggio “Cos'é l'oblomovismo? Oblomov il principale rappresentante della serie di uomini superflui che avevano affollato la letteratura russa dell'Ottocento...che soffrono per il fatto che non vedono che scopo abbia la propria vita e non trovano per sé un'occupazione” , basti pensare all'Eugene Oniegin di Puskin, ma non solo, aggiungo io come non ricordare i personaggi sveviani, da Zeno della “Coscienza di Zeno” ad Emilio Brentani di “Senilità”, o ai personaggi di Beckett, considerato che il dramamturgo irlandese, come riferisce Augusto Romano, fu un appassionato lettore di Goncarov. L'oblomovismo, ritengo, che rappresenti, come dice Augusto Romano, una possibile incarnazione dell'umano, una categoria dello Spirito, che credo sia molto più diffusa di quanto non si creda, verosimilmente occultata e soffocata tra le pareti domestiche, quando non altrimenti definita categoria nosografica tra le pieghe dei codici psichiatrici. Ecco alcune scene mirabili del vecchio quanto suggestivo sceneggiato televisivo, Oblomov, quando la televisione faceva cultura.

https://youtu.be/kInENyUFsIM


Oh santo Dio, la vita ci raggiunge dovunque
Ivan Gončarov, Oblomov

Vivendo sempre insieme, si erano venuti a noia reciprocamente. Una intimità quotidiana non è mai innocua né per l'uno né per l'altro: è necessaria, dall'una e dall'altra parte, molta esperienza di vita, molta logica e cordialità, per potere, godendo solo delle qualità positive, non offendere e non essere offeso dalle reciproche manchevolezze. 
Ivan Gončarov, Oblomov

Appena alzato da letto, al mattino, dopo aver preso il tè, si coricava subito sul divano, appoggiava la testa alle mani e si metteva a riflettere, senza risparmiare le forze, fino al momento in cui, alla fine, la testa era stremata dal duro lavoro e la coscienza diceva: abbiam fatto abbastanza, oggi, per il nostro bene. Solo allora decideva che si poteva riposare dalle fatiche e cambiava la sua posa diligente in un’altra, meno lavorativa e severa, più adatta ai sogni e al languore. Liberatosi così dalle cure connesse agli affari, a Oblomov piaceva rinchiudersi in sé e vivere nel mondo che si era creato.
Ivan Aleksandrovič Gončarov, Oblomov


Tarantiev nutriva una specie di avversione istintiva verso gli stranieri.
Ai suoi occhi, francese, tedesco, inglese erano sinonimi di imbroglione, volpone e brigante.
Egli non faceva neppure distinzione fra le varie nazionalità: erano tutti uguali, ai suoi occhi.
Ivan Aleksandrovic Goncarov, Oblomov: Parte prima, IV


«Tutto questo eterno correre, questo eterno gioco di miserabili passioncelle, specialmente quelle che mirano all’interesse, a sopraffarsi l’un l’altro; le chiacchiere, le maldicenze, i dispetti, quel modo di misurarsi da capo a piedi. Ad ascoltare quello che la gente dice, vengono le vertigini, c’è da istupidirsi. A vederli, sembrano tutti intelligenti, persone piene di dignità, e non senti altro che “A quello hanno dato questo, quest’altro ha avuto un appalto”. “Ma per quale ragione, di grazia?” grida un terzo. “Tizio ieri sera si è rovinato al gioco, al club; Sempronio ha guadagnato trecentomila rubli!” Non è che noia, noia e ancora noia!…Dov’è l’uomo, in tutto questo? Dov’è finita la sua dignità? Dove si è nascosto? Come mai si è abbassato a tal punto?….E la nostra migliore gioventù che fa? Non dorme, forse, ballando, passeggiando, scorazzando per il viale Nevsky? Il loro è un continuo, vuoto passare di giorni. Ma con quale superbia e con quale indicibile dignità, con che sguardo di riprovazione guardano chi non è vestito come loro, chi non ha i loro nomi e i loro titoli! E s’illudono, quei disgraziati, di stare al di sopra della gran massa. E quando si riuniscono tra di loro, litigano e si ubriacano come selvaggi. E queste sarebbero persone vive, che non dormono? Ma non soltanto i giovani. Guarda gli adulti. Si invitano, si offrono l’un l’altro da mangiare senza cordialità, senza bontà, senza reciproca simpatia! Si riuniscono per un pranzo, per una serata, come se andassero all’ufficio, freddamente, senza allegria, per fare sfoggio del proprio cuoco, della propria casa, per ridere poi l’uno dell’altro e farsi lo sgambetto. L’altro giorno, a pranzo, non sapevo dove guardare, avrei voluto nascondermi, mi sarei cacciato sotto la tavola, quando han cominciato a massacrare la reputazione degli assenti: quello era stupido, quell’altro vile, il terzo un ladro, il quarto ridicolo! Non si salvava nessuno. E mentre dicevano queste cose si guardavano con certi occhi, come per dire:”Fa tanto che l’uscio si richiuda alle tue spalle, e ti faremo lo stesso servizio!” Perchè si riuniscono se si giudicano così? Perchè si stringono la mano? Non hanno mai uno scoppio sincero di risa, una simpatia schietta! Cercano di attirare loro chi abbia un grado elevato, un nome sonante: “Ho avuto ospite il tale, sono stato dal talaltro”. Si vantano poi. Ma che vita è questa? Non me ne faccio proprio nulla, la rifiuto. Che ci posso imparare? Cosa ci posso ricavare?»
Ivan Aleksandrovič Gončarov, Oblomov, Обло́мов, 1859.


«Gli abitanti di Oblomovka credevano poco anche alle agitazioni dell'anima, e non ritenevano vita il turbine delle eterne aspirazioni verso chissà quali luoghi e cose; temevano come il fuoco l'entusiasmo delle passioni; e come in altri uomini il corpo è rapidamente consumato dal lavoro vulcanico del fuoco interno, spirituale, così l'anima degli abitanti di Oblomovka annegava tranquillamente, senza scosse nei flaccidi corpi.
La loro vita non era segnata, come in altri, da rughe precoci, né da colpi e sofferenze morali distruttori. Quella brava gente non concepiva la vita altrimenti che come un ideale di tranquillità e d'inerzia, disturbata di tempo in tempo da vari casi spiacevoli, come le malattie, le perdite, le contese, e tra l'altro il lavoro. »

« Sulla natura dell'Inghilterra non dico nulla! Pare che essa non esista e che sia coltivata in modo che tutto cresca e viva secondo un programma. Gli uomini l'hanno dominata e hanno livellato le sue caratteristiche. I campi sono come parquets dipinti: con gli alberi e con l'erba è stato fatto lo stesso lavoro che con i cavalli e con i buoi. L'erba ha l'aspetto, il colore e la morbidezza del velluto. Nei campi non trovi un pugno di terra incolta, nei parchi non c'è un cespuglio nato spontaneamente. E gli animali subiscono la stessa sorte. Sono tutti di razza: pecore, cavalli, buoi e cani. Altrettanto dicasi degli uomini e delle donne. Tutto è solido, bello, audace: negli animali l'aspirazione a compiere la propria missione è portata sino a una consapevolezza intelligente, e negli uomini, al contrario, è abbassata al livello di istinto animale. Agli animali si insegnano le regole di come comportarsi, cosicché si direbbe che un bue capisca perché ingrassa, mentre l'uomo si sforza di dimenticare per quale ragione tutto il giorno, tutto l'anno, tutta la vita non faccia altro che metter carbone nella stufa o chiudere e aprire qualche valvola. »
Ivan Alexandrovič Gončarov,  Oblomov





domenica 18 agosto 2013

domenica 2 settembre 2012

I Ponti di Madison County. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama ‘noi’. No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…

Facevo dei pensieri su di Lui che non riuscivo a controllare e Lui li seguiva tutti. Qualunque cosa provassi, qualunque cosa volessi, Lui mi seguiva, e in quel momento tutte le cose che avevo saputo di me stessa fino ad allora, sparirono! Mi comportavo come un’altra donna, eppure non ero mai stata così me stessa prima di allora.
I ponti di Madison County 


E tutte le considerazioni filosofiche non bastano a impedirmi di desiderarti, ogni giorno, ogni momento, con la testa piena dello spietato gemito del tempo, del tempo che non potrò mai vivere con te.
dal film I ponti di Madison County 


“Non voglio avere bisogno di te"
“Perché?“
“Perché non posso averti!”
 I ponti di Madison County


Io non posso fingere che questo mi basti perché così dev'essere. 
E non posso fingere di non provare quello che provo, perché domani sarà finita.
dal film “I ponti di Madison County"


Mi rendevo conto che l'amore non obbedisce alle nostre aspettative: è mistero puro e semplice.
Robert James Waller, I ponti di Madison County



...in quattro giorni mi regalò una vita intera, un universo, ricompose i frammenti del mio essere in un tutto. Non ho mai smesso di pensare a lui, anche se non lo ricordavo consciamente, lo sentivo vicino a me, c'era sempre 
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County



Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti replicò lui. E in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama 'noi'. No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…
Robert Kincaid (Clint Eastwood), I ponti di Madison County



Tu pensi che quanto è successo a noi succeda a tutti? Parlo di quello che proviamo l'uno per l'altra. Non siamo... non siamo più due persone separate. C'è gente che cerca una cosa simile per tutta la vita e non la trova, altri non sanno nemmeno che esiste...
Robert Kincaid (Clint Eastwood), I ponti di Madison County


Lei non può capire... Una donna quando si sposa ed ha dei figli ferma la sua vita per dedicarsi completamente alla famiglia, poi i figli crescono se ne vanno e tu ti trovi sola a cercare di ricominciare la tua vita ma non ne sei più capace, è passato troppo tempo!
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County


Noi siamo le nostre scelte.
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County


Voglio mantenerlo per sempre. Voglio amarti come ti amo ora per il resto della mia vita. Non capisci...lo perderemo se ce ne andiamo. Non posso far scomparire un'intera vita per iniziarne un'altra di nuova. Tutto quello che posso fare è cercare di mantenerle entrambe. Aiutami. Aiutami a non smettere di amarti.
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County



Francesca: Ah, ha saputo tutta la storia...
Robert: Già, il cassiere del supermercato è stato molto loquace!
Francesca: Sì, quello è il gazzettino ufficiale della contea!
Robert: Adesso so di più sull'affare Delerine che sul mio matrimonio! Se per lei è un problema venire stasera non deve sentirsi obbligata a farlo. Non sono bravo a capire le reazioni della gente io... Ecco, non vorrei metterla in una situazione compromettente.
Francesca: Sì, sì capisco, è molto gentile a preoccuparsi. Robert, io voglio venire. Ci vediamo al ponte come avevamo stabilito. E non si faccia scrupoli, io non ne ho.
Robert: Se vuoi che mi fermi, dimmelo ora.
Francesca: Nessuno te lo sta chiedendo.
Robert: Non voglio aver bisogno di te.
Francesca: Perché?
Robert: Perché non posso averti.
 I ponti di Madison County




Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama ‘noiNo, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…

I Ponti di Madison County




Una coppia non è un uomo più una donna: è una terza persona che formano insieme. 
Francoise Giroud

L'amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera, compreso il suo carattere e la sua intelligenza.
Italo Svevo




per completare la frase: L'amore sano è quello che abbraccia un uomo solo e intero, compreso il suo carattere e la sua intelligenza. Ecco ora è Yin e yang




Nel rapporto di coppia ciascuno dei due deve rimanere fermamente se stesso [...] Due rimangono due e creano insieme un loro UNO... [...] L'amore dei due contribuisce a formare una terza persona ideale, composta dalla parte migliore di ciascuno dei due partner. Quando invece uno dei due "annulla" l'altro, l'amore cessa di esistere
Cit. Agostino Degas 



Vanja Pegoiani ‎...e questo ci voleva....[I Ponti di Madison County]  il film + romantico e struggente che abbia mai visto....tipo love story...

domenica 15 gennaio 2012

R. Yates. Quando sto con te, ho l’impressione di sapere chi sono.



Quando sto con te, ho l’impressione di sapere chi sono.
Richard Yates


E' una malattia. La gente ha smesso di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose; nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità.
Richard Yates, Revolutionary Road



Sul tavolo di Richard Yates, sopra le foto di figlie avute da donne diverse, sopra bottiglie e portacenere e pagine scritte e stracciate e riscritte, è stata appesa per anni questa frase:

«Gli americani sono sempre stati inconsciamente convinti 
che tutte le storie avranno un lieto fine».

Sono parole di Adlai Stevenson, la grande speranza democratica degli anni Cinquanta: candidato due volte alla presidenza e due volte sconfitto da Eisenhower, e infine superato da un concorrente dotato di carisma, gioventù e bellezza, John Fitzgerald Kennedy. La frase che Yates amava, quella su cui meditava scrivendo, è l’uscita di scena di un perdente: uno che avrebbe potuto cambiare le cose, ma non ce l’ha fatta, uno la cui storia non ha avuto nessun lieto fine.
http://www.minimaetmoralia.it/wp/paolo-cognetti-racconta-richard-yates/



 

mercoledì 14 dicembre 2011

J.Madden. "Il mandolino del capitano Corelli". L'AMORE E' UNA PAZZIA TEMPORANEA, erutta come un vulcano e poi si placa, e quando accade bisogna prendere una decisione. Devi capire se le vostre radici si sono intrecciate al punto da rendere inconcepibile una separazione. Perchè questo è l'amore. Non è l'ardore, l'eccitazione, le imperiture promesse d'eterna passione, il desiderio di accoppiarsi in ogni minuto del giorno. Non è restare sveglia la... notte a immaginare che lui baci ogni angolo del tuo corpo. No, non arrossire, ti sto dicendo qualche verità. Questo è semplicemente essere "innamorati". Una cosa che sa fare qualunque sciocco. L'amore è ciò che resta quando l'innamorato si è bruciato; ed è sia un arte sia un caso fortunato. Ci sono radici che si protendono sottoterra l'una verso l'altra e quando i bei fiori cadono si scopre che si è un albero solo, non due. Ma a volte i petali cadono senza che le radici si siano intrecciate.


L'AMORE E' UNA PAZZIA TEMPORANEA, erutta come un vulcano e poi si placa, e quando accade bisogna prendere una decisione. Devi capire se le vostre radici si sono intrecciate al punto da rendere inconcepibile una separazione. Perchè questo è l'amore. Non è l'ardore, l'eccitazione, le imperiture promesse d'eterna passione, il desiderio di accoppiarsi in ogni minuto del giorno. Non è restare sveglia la... notte a immaginare che lui baci ogni angolo del tuo corpo. No, non arrossire, ti sto dicendo qualche verità. Questo è semplicemente essere "innamorati". Una cosa che sa fare qualunque sciocco. L'amore è ciò che resta quando l'innamorato si è bruciato; ed è sia un arte sia un caso fortunato. Ci sono radici che si protendono sottoterra l'una verso l'altra e quando i bei fiori cadono si scopre che si è un albero solo, non due. Ma a volte i petali cadono senza che le radici si siano intrecciate.
J.Madden_"Il mandolino del capitano Corelli"

Dr. House. Ci sono molte più probabilità di venire uccisi da una persona che si ama che da un estraneo.


Ci sono molte più probabilità di venire uccisi da una persona che si ama che da un estraneo.
• Dr. House

martedì 13 dicembre 2011

William Shakespeare. Possiamo chiudere con il passato, ma il passato non chiude con noi.

La disinvoltura con cui molte persone non si accorgono mai di nulla è disarmante
William Shakespeare

Io potrei viver confinato in un guscio di noce, e tuttavia ritenermi signore d'uno spazio sconfinato
William Shakespeare

«La tua virtù mi rassicura: non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario, perché tu per me sei il mondo intero; chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?».
William Shakespeare, "Sogno di una notte di mezza estate"



Non sia mai ch'io ponga impedimenti
all'unione di anime fedeli; Amore non è Amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l'altro s'allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.
William Shakespeare, sonetto 116


E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene.
William Shakespeare

Nella pace nulla è meglio, per diventare un uomo, che la tranquillità e l'umiltà, ma se tu senti il soffio della guerra, imita la tigre, indurisci i tuoi muscoli, eccita il tuo sangue, nascondi la tua lealtà sotto la fredda rabbia e infine dà al tuo sguardo l'orribile splendore.
William Shakespeare


Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere.
William Shakespeare

Una perdita a volte può essere un guadagno
William Shakespeare

Ama tutti, fidati di pochi, non fare torto a nessuno
William Shakespeare


"Presta a tutti il tuo orecchio,
a pochi la tua voce". .
William Shakespeare

Quegli amici che hai e la cui amicizia hai messo alla prova,
aggrappali alla tua anima con uncini d'acciaio.
William Shakespeare

Accogli sempre l'opinione altrui, ma pensa a modo tuo
William Shakespeare


Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?
William Shakespeare

Per la verità, io non ti amo coi miei occhi, perché essi vedono in te un mucchio di difetti;
ma è il mio cuore che ama quel che loro disprezzano e, apparenze a parte, ne gode alla follia…
William Shakespeare

La follia, mio signore, come il sole se ne va passeggiando per il mondo, 
e non c'è luogo dove non risplenda! 
William Shakespeare

‎Nascondi chi sono, e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni.
WIlliam Shakespeare

Tutto il mondo è un palcoscenico. E tutti gli uomini e tutte le donne non sono che attori, con le loro entrate, le loro uscite... E ciascuno nella vita recita varie parti...
William Shakespeare


La vita non è che un'ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla. 
William Shakespeare


L'inferno è vuoto. Tutti i diavoli stanno qui.
William Shakespeare



Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; 
e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.
Prospero: atto IV, scena I; William Shakespeare, La tempesta

Un cielo così cupo non può schiarire senza una Tempesta.
William Shakespeare


Non è venuto il peggio, finché possiamo dire: «questo è il peggio».
William Shakespeare, Re Lear (IV, 1)


Noi siamo venuti quaggiù piangendo:
lo sai bene, la prima volta che sentiamo l'odore dell'aria, mandiamo un vagito e ci mettiamo a piangere [...] Appena nati noi piangiamo per essere venuti in questo grande teatro di pazzia.
William Shakespeare, Re Lear

Ecco la mirabile stupidità del mondo: quando le nostre fortune decadono - spesso per gli eccessi del nostro stesso comportamento - rendiamo colpevoli dei nostri disastri il sole, la luna e le stelle, come se fossimo delinquenti per necessità, sciocchi per coercizione celeste, furfanti, ladri e traditori per il movimento delle sfere, ubriaconi, bugiardi e adulteri per obbedienza forzata all'influsso dei pianeti - e tutto il male che facciamo è dovuto all'imperativo divino.
William Shakespeare, Re Lear





Possiamo chiudere con il passato, 
ma il passato non chiude con noi
William Shakespeare

Ho sciupato il tempo, e ora il tempo sciupa me
William Shakespeare

Il tempo è molto lento per coloro che aspettano. 
Molto veloce per coloro che hanno paura. 
Molto lungo per chi si lamenta. 
Molto breve per quelli che festeggiano. 
Ma, per tutti quelli che amano, il tempo è eternità 
William Shakespeare


Il tempo va diversamente a seconda della persona

William Shakespeare



Consumati, consumati, corta candela! 
La vita è un'ombra che cammina, 
un povero attore che si agita 
e pavoneggia la sua ora sul palco 
e poi non se ne sa più niente. 
È un racconto narrato da un idiota, 
pieno di suoni e furore, significante niente. 
William Shakespeare 


Come una candela, pur piccola, fa luce nell'oscurità, 
così una buona azione brilla in un mondo crudele.
William Shakespeare

Come splendono i raggi di quella piccola candela, 
così splende una buona azione in un mondo malvagio
William Shakespeare





Vi prego,
quando narrerete questi
tragici avvenimenti,
parlate di me quale io sono;
non attenuate nulla,
... non scrivete nulla per malizia.
Dovrete dire allora di uno che amò
senza saggezza ma con troppo amore;
di uno non facile alla gelosia,
ma che istigato,
giunse alla follia estrema;
di un uomo la cui mano,
come farebbe un povero indiano,
gettò via una perla più
preziosa di tutti i suoi tesori.
William Shakespeare, Otello


"Quando non c’è più rimedio è inutile addolorarsi, perché si vede ormai il peggio che prima era attaccato alla speranza. Piangere sopra un male passato è il mezzo più sicuro per attirarsi nuovi mali. Quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna avere pazienza: essa muta in burla la sua offesa. Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro, ma chi piange per un dolore vano, ruba qualcosa a se stesso".

William Shakespeare, Otello



«[…] Se la bilancia della vita non avesse il piatto della ragione per equilibrare quello della sensibilità, gli istinti e la bassezza della nostra natura ci porterebbero alle più assurde conseguenze.
Ma, per fortuna, abbiamo la ragione che domina gli istinti più furiosi, le selvagge libidini. […]»
William Shakespeare, Otello (Iago; atto I, scena III)

[…] Dipende soltanto da noi essere in un modo piuttosto che in un altro.
Il nostro corpo è un giardino e il suo giardiniere è la nostra volontà.
Spetta a noi decidere, secondo la nostra volontà.
William Shakespeare. Otello. Iago; atto I, scena III




Dimmi dove ha sede amore?
Nella testa ovver nel cuore?
Come nasce ed ha vigore?
William Shakespeare. Il mercante di Venezia, III


Dimmi ove nasce amore,
nel cervello o nel cuore?
In che abissi profondi 
dello spirito? Rispondi!

Negli occhi nasce amore.
Da uno sguardo zampilla.
E s'alimenta e brilla
di vivido splendore.
Ma come è nato, muore.

WIlliam Shakespeare. Il mercante di Venezia

«Maledetti siano i vostri occhi:
m’hanno stregata
e m’hanno diviso in due.
Una metà di me è vostra,
l’altra metà è ancor essa vostra.
Vorrei poterla dir mia.
Ma se è mia, ne consegue che è vostra.
E così è tutto vostro».
William Shakespeare, “II mercante di Venezia”




L’uomo che non ha musica nel cuore
ed è insensibile ai melodiosi accordi
è adatto a tradimenti, inganni e rapine;
i moti del suo animo sono spenti
come la notte, e i suoi appetiti
sono tenebrosi come Erebo:
non fidarti di lui. Ascolta la musica.
William Shakespeare, Il Mercante di Venezia


L'uomo che non ha alcuna musica dentro di sé,
che non si sente commuovere dall'armonia di dolci suoni,
è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine.
I motivi del suo animo sono foschi come la notte:
i suoi appetiti neri come l'erebo
William Shakespeare, Il Mercante di Venezia



Colui che non può contare su alcuna musica dentro di sé 
e non si lascia intenerire dall'armonia concorde di suoni dolcemente modulati, 
è pronto al tradimento, agli inganni e alla rapina: 
i moti dell'animo suo sono oscuri come la notte, 
e i suoi affetti tenebrosi come l'Erebo. 
Nessuno fidi mai in un uomo simile. 
William Shakespeare. Il mercante di Venezia



Guarda una mandria selvaggia e scatenata,
o un branco di giovani ed indomiti puledri
che saltano a rotta di collo, mugghiando
e nitrendo, poiché così detta
la natura ardente del loro sangue:
se per caso giunge al loro orecchio
lo squillo di una tromba o un’aria musicale,
vedrai che di colpo si fermano tutti,
con gli occhi focosi ammansiti
dal dolce potere della musica.
William Shakespeare, Il Mercante di Venezia






William Shakespeare. Come il cibo alla vita.
Come il cibo alla vita sei per me,
come alla terra acquazzoni di maggio,
e per tuo amore così mi tormento
come per l'oro suo pena l'avaro

che del possesso ora esulta, ma già
teme che i suoi tesori involi il tempo:
e ora bramo di starti unico accanto
ora che il mondo ammiri il mio piacere,

sazio talor soltanto del vederti,
poi subito affamato di uno sguardo;
e non v'è gioia ch'io tenga o insegua,
se da te non l'attendo o non m'avanza.

Così divoro e languo ognor, vorace
tutto afferrando o morendo di fame.
William Shakespeare. Come il cibo alla vita



Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita. 
Come le piogge di primavera, sono per la terra.
E per goderti in pace, combatto la stessa guerra che conduce un avaro, per accumular ricchezza.
Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo, roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro.
Prima, voglioso di restare solo con te, poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.
Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo, subito dopo, affamato di una tua occhiata.
Non possiedo, né perseguo alcun piacere, se non ciò che ho da te, o da te io posso avere.
Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà, di tutto ghiotto, e d’ogni cosa privo.

William Shakespeare



L’eternità era sui nostri occhi e sulle nostre labbra, 
la felicità nell’arco delle ciglia; e non v’era parte, anche misera, 
di noi che non fosse di natura celeste
William Shakespeare. Antonio e Cleopatra


L'ordine è la virtù dei mediocri.
William Shakespeare 


Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi
William Shakespeare

È provato che l’umiltà servì sempre da scala all’ambizione, quando questa è giovane, e chi sale le volge sempre il volto; ma poi, raggiunto l’ultimo gradino, volta il dorso alla scala, e guarda in alto sdegnoso ormai degli umili gradini grazie ai quali è salito fin lassù.
William Shakespeare, Giulio Cesare, 1599


L'abitudine può cambiare lo stampo della natura, 
e domare il diavolo o cacciarlo del tutto, con forza meravigliosa
William Shakespeare



Fai pure del tuo peggio per sottrarti a me,
ma per tutta la vita mi apparterrai:
vita che non durerà più a lungo del tuo amore,
perché essa completamente da quell'amore dipende.

Non devo perciò temere il massimo dei mali,
dal momento che il minimo di essi mi può causare la fine;
esiste per me un più felice stato
di questo continuo dipendere dai tuoi umori!
Tu non puoi torturarmi con la tua incostanza,
ne va della mia vita col tuo disdegno.

Oh, quale titolo alla felicità posseggo:
pago di avere il tuo affetto, contento di dover morire!
C'è cosa tanto bella che non tema macchia?
Tu potresti ingannarmi e io non saperlo.
William Shakespeare – Sonetto 92*





William Shakespeare, Riccardo III
Ricordiamo, su di lui la famosa opera di Shakespeare che iniziava cosi:
"Ora l'inverno della nostra amarezza s'è cambiato in gloriosa estate a questo sole di York e tutte le nuvole che pesavano sulla nostra casa sono sepolte nel profondo cuore dell'oceano. Ora le nostre fronti sono strette da ghirlande di vittoria.. le nostre armi contorte appese per memoria, i nostri bruschi allarmi mutati in lieti convegni, le nostre terribili marce in amabili danze. La guerra dal viso arcigno ha spianato la sua fronte corrugata e ora, invece di montare bardati destrieri per atterrire il cuore dei tremendi nemici, salta lievemente nella stanza d'una lady al diletto lascivo d'un liuto."
William Shakespeare, Riccardo III




L'incipit del Riccardo III con quel lungo monologo che presenta subito il carattere del protagonista, credo sia il più incisivo e potente delle tragedie di Shakespeare.


Perché gli dei si divertono a guardare gli uomini uccidersi come vermi, senza intervenire? 
Anche gli dei e Buddha sono impotenti davanti alla follia degli uomini, che cercano la sofferenza invece della gioia e continuano a ripetere sempre gli stessi errori...
Domani nella battaglia pensa a me, e cada la tua spada senza filo.
Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa.
Che io pesi domani sopra la tua anima, che io sia piombo dentro al tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia. Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori.
William Shakespeare, Riccardo III


Stefano Ceci 
nel 1483, Riccardo III viene incoronato re d'Inghilterra...
[...] i suoi resti (qui nella foto) son stati ritrovati, solo, nel settembre 2012 in un allora in costruzione parcheggio di Leicester a oltre 500 anni dalla scomparsa. La sua morte sul campo di battaglia contro Enrico Tudor segna la fine dell'età medievale in Inghilterra.....






Quando la tua anima è pronta, lo sono anche le cose
William Shakespeare, Enrico V

Io, per Giove, non son bramoso d’oro, 
né mi son mai curato di sapere 
quanti sono che campano a mie spese, 
né m’ha giammai procurato fastIdio 
s’altri si sia vestito dei miei panni: 
queste esteriorità non hanno posto 
tra la cose che il cuore mio desidera. 
Ma se è peccato aver sete di gloria, 
io sono l’anima più peccatrice 
di quante vivono su questa terra.
William Shakespeare, Enrico V




Ma dimmi: non hai mai sentito dire 
che ciò che fu acquistato con la frode 
è sempre destinato a triste fine? 
E qual felicità recò a suo figlio 
quel padre che per ammassar ricchezze 
si guadagnò l'inferno? 
L'eredità ch'io lascerò a mio figlio 
sarà quella delle mie buone azioni.
Ché tutto il resto si può sol serbare 
ad un tal prezzo d'angosciose cure 
mille volte più alto del piacere 
che si possa provar nel possederlo.
William Shakespeare, Enrico VI

· 
« Ci fu mai monarca che occupasse un trono in terra,
e fosse meno felice di me?
Non appena fui uscito dalla mia culla
fui fatto re all’età di nove mesi.
Non vi fu mai suddito che desiderasse di essere sovrano
quanto io desidero di essere suddito. »
William Shakespeare, Enrico VI, parte II







Stanco di tutto questo, quiete mortale invoco,
Vedendo il Merito a mendicare nato,
E vuota Nullità gaiamente agghindata,
E pura Fede miseramente tradita,
Ed i più grandi Onori spartiti oscenamente,
E la casta Virtù fatta prostituta,
E retta Perfezione cadere in disgrazia,
E la Forza avvilita da un potere impotente,
E il Genio creativo per legge imbavagliato,
E Follia dottorale opprimere Saggezza,
E creduta Stupidità la Sincera Franchezza,
E il Bene, del Male condottiero, reso schiavo,
Stanco di tutto questo, da ciò vorrei poter fuggire,
Non fosse che, morendo, lascerei solo il mio amore.
William Shakespare, Sonetto 66







Dopo un lungo assedio la città di ‪Rouen‬, il 19 gennaio 1419, si arrende a ‪‎Enrico V‬. 
Con questo episodio della Guerra dei Cent’anni la Normandia diventa parte dell’Inghilterra, restando tale fino al 1449 quando Carlo VII la riannetterà alla Francia.



Dalle testimonianze del passato la figura di Enrico V emerge come quella di un re estremamente virtuoso: fermezza d'animo, generosità, valore in guerra, integrità, grande operosità...un ritratto di tutto rispetto.



Salito su trono d'Inghilterra nel 1413 alla morte del padre, il giovane Enrico V ebbe come "chiodo fisso" della sua politica estera quello di strappare quanti più territori possibile alla Corona di Francia. Non gli bastava infatti l'Aquitania, in mani inglesi fin dal 1360, ma reclamava anche il Maine, la Touraine ed in particolare la Normandia. La strepitosa vittoria nella battaglia di Agincourt del 1415 gli spianò la strada verso Rouen e la conquista della Normandia, rendendolo di fatto l'"arbiter" della politica europea dell'epoca. Sposò Caterina, figlia dell'imbelle Re Carlo VI di Francia (passato non per niente alla storia come Charles le Fou), diventando così l'erede al Trono Gigliato. Non poté godere molto dei suoi successi, poiché morì ancor giovane nel 1422. Circa due secoli dopo William Shakespeare ne celebrò la figura nell'omonimo dramma.




Credo che Shakespeare sia riuscito a far brillare ancor maggiormente un sovrano già incredibile, ammirato da tutta Europa (e dagli stessi francesi) per le sue incredibili virtù. Noi pochi, noi felici pochi!



La battaglia di Azincourt di quattro anni prima, dove gli arcieri inglesi quasi sterminarono la cavalleria pesante francese, ebbe nella composizione dell'aristocrazia d'Oltralpe le stesse conseguenze demografiche di quella della Somme per la nobiltà d'Oltremanica, durante la Prima Guerra Mondiale.





















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