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mercoledì 14 giugno 2017

Non sarà la bellezza a salvare il mondo, ma l’uomo. La bellezza, infatti, non è a se stante, ma è uno dei sentimenti dell’uomo. E l’uomo si muove seguendo il suo libero arbitrio. Ecco perché il mondo lo può salvare solo l’uomo, muovendosi e comportandosi in un certo modo anziché in un altro

L'arte è il costante mutamento del linguaggio


La bellezza salverà il mondo?
«Sì, se saremo noi a volerlo»
È il pensiero di Davide Rampello, direttore artistico e docente universitario. 
Perché il bello può essere nell'arte, nel gesto, nella bontà ma non dimentichiamo che: 
«prima di tutto è un'emozione. Ecco perché il mondo può salvarlo solo l'uomo». 
Ed è per questo che noi italiani abbiamo la responsabilità di «non perdere la memoria». 
E dare impulso a un nuovo Rinascimento.


Se Renoir fosse nato ai giorni nostri, su Twitter avrebbe avuto milioni di follower. 
La sua granitica convinzione – “Il dolore passa, la bellezza resta” – oggi è diventato un hashtag, #labellezzaresta, che unisce tutti coloro che sognano di rendere la bellezza un messaggio virale, dai lavavetri dell’ospedale pediatrico di Memphis ai curatori del Teatro Binario 7 di Monza, che si sono messi in testa di mettere in scena un anno di spettacoli diffusi per “raccontare la bellezza come motore rigenerativo”.

Perché non c’è niente come la bellezza in grado di attraversare i secoli, smuovere le coscienze, parlare un linguaggio universale nel tempo e nello spazio. 

Il motivo è anche biologico: 
di fronte a qualcosa di bello il cervello umano attiva – a tutte le latitudini e a qualsiasi età – dei meccanismi di riconoscimento che le nuove scoperte in ambito neuroestetico hanno evidenziato con chiarezza. 

Pionieri come Semir Zeki, celebre neuroscienziato del University College of London, ci hanno spiegato, con TAC e risonanze magnetiche cerebrali, che la radice oggettiva della bellezza è riconosciuta da tutti e si può trovare ovunque. 

E se la bellezza è uno strumento comunicativo, un uomo che ne fa uso ogni giorno è Davide Rampello, già regista televisivo e direttore artistico di Canale 5, negli anni presidente della Triennale di Milano, direttore artistico della Biennale Internazionale dei Beni Culturali e Ambientali, del Carnevale di Venezia, del Padiglione Zero di Expo Milano 2015.


Nonché inviato illustre di Striscia la Notizia con una rubrica dedicata alle eccellenze paesaggistiche e alimentari dell'Italia. È a lui che chiediamo di guidarci in una riflessione a tutto campo tra arte, bellezza e futuro.

Oggi si fa uso improprio della bellezza, che ha poco a che fare con l'estetica e l'estasi e molto con la banalità.

Un processo che cambia.
Ogni volta che parliamo di bellezza - spiega Davide Rampello - le diamo un’interpretazione diversa. Io la definisco come la sintesi di un processo vitale che rivela la forza e la creatività della vita e degli uomini. Ovviamente esiste anche la bellezza naturale, ma è sempre legata alla forza, al mistero, alla sacralità. Senza questi concetti svuotiamo la bellezza della sua essenza. 

Nella storia dell’uomo, una delle prime volte in cui si parla di bellezza è in un verso di Saffo indirizzato alla luna. Poi, nell’antichità classica, la bellezza diventa inscindibile dal concetto di bontà, che secondo i filosofi era la più alta forma di intelligenza. 

Oggi, invece, si fa un uso a volte superficiale e improprio della bellezza, che ha poco a che fare con l’estetica e l’estasi e molto con la banalità». 

Uscire dagli stereotipi e riscoprire il binomio bellezza-bontà è dunque un obiettivo dell’uomo moderno: «Bello e buono possono e devono essere ancora sinonimi. La bontà è già bellezza di per sé, perché implica una considerazione profondissima dell’altro, un gesto sacro. Sarebbe straordinariamente innovativo ricongiungerle, darebbe alla bellezza un significato molto più profondo. Le trasformazioni valoriali avvengono proprio a partire dall’evoluzione dei concetti e delle parole».


L'arte è il costante mutamento del linguaggio.

Alla ricerca di sè.
Spesso l’arte contemporanea è accusata di trascurare la bellezza a favore della provocazione e dell’ironia, ma secondo Rampello si tratta di una critica inappropriata. «L’arte è il costante mutamento del linguaggio – spiega - perché l’uomo attraverso l’arte va alla ricerca di se stesso e dell’interpretazione del mondo che ha attorno. Questo significa evoluzione: adeguare il senso di bellezza all’attualità». 

Ironia e provocazione, poi, ci sono sempre state. 
«Non si deve pensare che mancassero nei quadri di Goya o nella Cappella Sistina – prosegue l’esperto -. Anzi, Caravaggio se vogliamo è molto più provocatorio di Cattelan. L’arte contemporanea va valutata con la memoria, perché in realtà l’uomo è sempre simile a se stesso. 
Catone diceva: difficil cosa è far comprendere a coloro che verranno ciò che giustifica oggi la nostra vita».

La bellezza del gesto.
La bellezza non è solo nell’arte o in natura, ma anche nell’imprenditoria illuminata, nel saper fare artigiano che si tramanda da generazioni. E secondo Davide Rampello è importante sottolinearlo, «perché spesso dimentichiamo che la vera bellezza è nel gesto, e può essere in un paesaggio come in una forma di formaggio

Si tratta sempre di una relazione a due - chi guarda e chi o cosa è guardato – da cui nasce un’emozione che genera conoscenza. Ricordiamo che emozione deriva da emoveo, mi muovo: è andando verso qualcosa che scopriamo la bellezza». E il viaggio alla scoperta della bellezza non deve fermarsi mai. Non a caso Rampello e Andrea Illy, in qualità di presidente della fondazione Altagamma, hanno ideato per Expo Milano il progetto Panorama, un video immersivo dentro al meglio dell’Italia, con l’obiettivo di risvegliare l’amore per il Belpaese e la consapevolezza del valore della sua bellezza: «L’esito del progetto è stato formidabile – commenta Rampello -. È stata la mostra più visitata in assoluto a Milano, e adesso viene presentata a New York, alla Central Station, dal 27 giugno fino a fine luglio. L’idea è stata quella di far comprendere come tutto confluisca in un identico linguaggio: i templi e la tessitura, la scultura e le piazze, i teatri e le macchine, il paesaggio agrario e il vino o l’olio. Ogni territorio si esprime con il linguaggio del proprio genius loci: da qui è nata una straordinaria visione a 360 gradi del saper fare italiano».


10 Consigli per riconoscere la bellezza

Muoversi:
Viaggiare, incontrare persone, conoscere realtà nuove: 
la bellezza si nutre della dinamicità dell'uomo.

Rallentare:
La fretta è nemica della bellezza e sinonimo di superficialità. 
Chi è sempre di corsa non coglie la bellezza che gli sta accanto.


Un nuovo rinascimento.
Non andrebbe mai dimenticato che noi italiani nasciamo da millenni immersi nella bellezza e nella creatività: «Sicuramente abbiamo un senso estetico innato più sviluppato degli altri – conferma Davide Rampello -. Si capisce dal modo che abbiamo di fare le cose: ci viene facile ripetere gesti artigianali, entrare nell’abbandono della creatività. È come se avessimo un DNA della bellezza». Peccato che a volte ce ne dimentichiamo. «Bisogna che l’Italia riprenda in mano il suo formidabile patrimonio di memoria – prosegue -. Il Rinascimento altro non è stato che una reinterpretazione del mondo latino, da cui è nata la più grande rivoluzione culturale di tutti i tempi. 

Adesso dovremmo avere il coraggio di fare altrettanto, cominciando a essere più profondi e meno superficiali. Il momento che stiamo vivendo si nutre di angosce, ma dimentichiamo che è sempre stato così: pensiamo al timore che aveva chi viveva alla fine dell’anno 1000. Superata la paura, bisogna ripartire dalla formazione e dalla scuola. I ragazzi trovano noioso studiare l’arte? 
Hanno ragione: dove non c’è amore e non c’è passione, ogni insegnamento andrà perduto».

Questione di scelte
La bellezza salverà il mondo? 
Se lo chiedeva Dostoevskij ne L’Idiota, e molti altri pensatori prima e dopo di lui. 
Ma ancora una volta Rampello ribalta la questione. 
«Non sarà la bellezza a salvare il mondo, ma l’uomo. La bellezza, infatti, non è a se stante, ma è uno dei sentimenti dell’uomo. E l’uomo si muove seguendo il suo libero arbitrio. Ecco perché il mondo lo può salvare solo l’uomo, muovendosi e comportandosi in un certo modo anziché in un altro».


http://www.corriere.it/native-adv/illy-longform01-la-bellezza-salvera-il-mondo.shtml


Ho riscontrato in molti miei pazienti una difficoltà a tollerare la bellezza, in particolare se associata alla bontà.

«Ho riscontrato in molti miei pazienti una difficoltà a tollerare la bellezza, in particolare se associata alla bontà
Barry D.Proner in “La psicoterapia Junghiana con i bambini”
- Magi Edizioni





Forse certi bambini fin da piccoli dovevano imparare che bello è sempre buono o viceversa; somatizzando a sue spese che il "bello o buono" si associa come definizione a ciò che gli veniva indicato, ma che più lui detestava. 




Forse un cristianesimo deteriore ci ha portato a considerare la bellezza come una vanità, un niente a confronto della bontà e altre virtù. Io considero la bellezza, anche quella umana, un dono, un'armonia da non sottovalutare. Il bello è bello e il bello ti congiunge al creato, te lo fa amare, capire e partecipare. Quando si sente che la bellezza umana non è importante penso che da ogni parte del mondo ci si muove per andare a vedere il partenone, il colosseo, Venezia e via discorendo, forse che le bellezze di pietra valgono di più di un bel volto specie si dal di dentro viene riflesso un buon carattere?


Parafrasando il romanzo di Dostoevskij, quale bellezza salverà il mondo? La prima risposta, quella più evidente, risiede nell’arte. c’è una seconda risposta, alla quale gli esseri umani possono attingere, per non farsi schiacciare dal peso del brutto e del male: la Natura.

La Bellezza salverà il mondo.
La Bellezza non è una mera questione di gusto, ma è una dimensione, anche morale, dalla quale l’essere umano, per essere veramente tale, non può prescindere. Ed ecco allora come, la frase profetica del principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij ha una fondamentale valenza estetica, enfatizzata nel secolo in cui al Bello si preferisce il brutto e con esso il male.
di Lorenzo Pennacchi - 19 maggio 2015      

La scorsa settimana ho terminato il mio articolo con questa frase: 
«Nella speranza che l’uomo possa ritrovare se stesso e riscoprire ciò che di bello vive sulla Terra».

Mentre scrivevo queste parole, già pensavo alla stesura di un nuovo pezzo che incentrasse l’attenzione sul termine “bello”. Spesso, infatti, si associa la Bellezza ad una dimensione puramente estetica, ad una questione di gusto o anche solamente fisica. La realtà è ben diversa. 

Già gli antichi greci parlavano di καλὸς καὶ ἀγαθός (“bello e buono”), considerando questa formula come l’ideale di perfezione umana a cui tendere, in cui il bello viene associato alla morale umana e viceversa. Fin dalle origini della società europea, allora, la Bellezza, lungi dall’essere un ornamento o una moda, ha a che fare direttamente con una dimensione est-etica, intrinsecamente legata a quella politica e culturale.

Data questa premessa, è possibile comprendere al meglio le parole di Elémire Zolla
«L’industriale è stato il primo uomo nella storia a preferire il brutto al bello. Dove ha steso la sua mano ha distrutto l’arte. Il suo occhio è non soltanto ottuso, ma anche malefico»

Se, infatti, il bello è strettamente connesso al buono, il suo contrario, il brutto, non può che essere connesso al male. E quale società, in tutta la storia europea, ha preferito in maniera netta la bruttezza alla bellezza? Sicuramente, quella moderna, industriale e materialista, che nel corso dei secoli ha persino accentuato questo processo, ereditando dall’american way of life, un vero e proprio “mito” del brutto quotidiano, dall’alimentazione (fast food) all’arte (da Jeff Koons al suo collega britannico Damien Hirst). 

Non è un caso che la bruttezza generalizzata abbia dato vita a grandi ingiustizie morali e politiche, nei confronti degli altri esseri umani e del Pianeta. Facendo riferimento agli esempi appena citati, i fast food sono i maggiori responsabili dell’inquinamento della Terra e dell’obesità tra gli uomini, mentre Hirst è riuscito a vendere il suo The Physical Impossibility of the Death in the Mind of Someone Living (ovvero uno squalo posto in formaldeide dentro una vetrina) a dodici milioni di dollari (!), mentre parte della popolazione umana non ha da mangiare e gli squali sono in via di estinzione. 

Insomma, al binomio brutto-cattivo, si lega conseguenzialmente anche un altro elemento caratteristico della post-modernità: la follia dilagante.

Per uscire da questo pozzo senza fondo, dove ogni giorno che passa assistiamo a scenari sempre più degradati e degradanti, si deve fare appello alla Bellezza, nel senso est-etico descritto in precedenza. Ma, parafrasando il romanzo di Dostoevskij, quale bellezza salverà il mondo? 

La prima risposta, quella più evidente, risiede nell’arte

Tuttavia, come sostiene Theodor Adorno nella sua Teoria Estetica, gli artisti moderni hanno rinunciato al bello per amore del bello: come è possibile, del resto, rappresentare la Bellezza nel secolo dell’orrore? 

Ribaltando la posizione di Lukács, Adorno crede che attraverso le opere d’arte sia possibile comprendere la realtà. In questo senso, non possiamo aspettarci di trovare conciliazione ed armonia nelle opere artistiche, nel secolo delle guerre mondiali, dei totalitarismi e dell’industria culturale nascente

Senza entrare troppo nel merito di questo meraviglioso tentativo di teoria oggettiva dell’arte, Adorno vede in Beckett il suo modello ideale di artista contemporaneo, poiché egli è in grado di dare testimonianza esemplarmente della discordia e del non senso che abitano il mondo, dopo che “gli dei lo hanno abbandonato”

I veri artisti moderni devono tendere alla Totalità, pur rimanendo coscienti che non potranno mai raggiungerla, almeno non oggi. Arriverà il giorno, però, in cui a questi “artisti del fallimento” (Beckett) la Bellezza si mostrerà nuovamente. In questa dimensione, definita “utopica” poiché non perseguibile volontariamente, tutta l’umanità ritroverà il Senso, sino a quel momento perduto.

Tuttavia, lasciando da parte il novecento e la Teoria Estetica, c’è una seconda risposta, alla quale gli esseri umani possono attingere, per non farsi schiacciare dal peso del brutto e del male: 
la Natura

Se è vero che, come sostengono sia Adorno sia Lukács seppur in maniera diversa, l’arte è intrinsecamente legata alla realtà sociale, questo non vale affatto per la nostra Madre Terra: essa, infatti, è preesistente al nostro mondo e per questo è in grado di indicarci costantemente il cammino, indipendentemente dagli scenari umani. Basta ascoltarla. La Natura ci mostra un percorso armonioso ed organico, all’interno di una dimensione est-etica con forti ripercussioni sociali, dove il bello e il buono si relazionano in maniera indissolubile, proprio come il modello della società greca classica. 

Così si è espresso James Hillman nella sua Politica della bellezza
«Le accanite lotte politiche e le argomentazioni tecniche sulla «natura», sull’inquinamento, sull’energia e simili, hanno ragioni che non sono solamente ecologiche, che non sono basate soltanto su considerazioni legate alla biosfera, ma anche su ragioni estetiche profonde, dovute alla necessità che ha l’anima di bellezza». 

Nella Natura, la Bellezza rigenera quella dimensione attiva e vitale che le è propria. 
Di fatto, il bello, anche per il suo legame con il buono, agisce con forti ripercussioni sulla realtà, rivelando l’esistenza di una vera e propria est-etica dell’azione. 

Per usare le parole di Yukio Mishima: 
«L’azione equivale ad una forza che si avventa su un obiettivo formando un luogo geometrico, e può essere bella come la corsa di un cervo, che è assolutamente ignaro della propria grazia». 
Buona, naturale e attiva: è questa la Bellezza che salverà il mondo!


di LORENZO PENNACCHI

http://www.lintellettualedissidente.it/societa/la-bellezza-salvera-il-mondo/

martedì 19 agosto 2014

THE BUTCHART GARDENS, CANADA - Si trovano sull′isola di Vancouver e, da oltre cento anni, attirano milioni di visitatori da ogni parte del mondo. A crearli una donna, Jennie Butchart, che decise all′inizio del ′900, di abbellire la cava di calcare usata per il cementificio del marito


È considerato uno dei più belli giardini del mondo
1) THE BUTCHART GARDENS, CANADA - Si trovano sull′isola di Vancouver e, da oltre cento anni, attirano milioni di visitatori da ogni parte del mondo. A crearli una donna, Jennie Butchart, che decise all′inizio del ′900, di abbellire la cava di calcare usata per il cementificio del marito

foto: The Butchart Gardens



venerdì 8 agosto 2014

Confucio. C’è bellezza ovunque, ma non tutti riescono a vederla

C’è bellezza ovunque, ma non tutti riescono a vederla.
Confucio

“Se pure gli uomini possedessero gli occhi di Linceo, così da penetrare gli oggetti antistanti, non apparirebbe forse bruttissimo, investigato fin nelle sue viscere, il corpo di Alcibiade, esteriormente bellissimo?
Non dunque la tua natura, ma l'infermità degli occhi di chi ti guarda che ti fa sembrar bello".
Aristotele
(M. Schoepflin - La felicità secondo i filosofi)


L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni, e così noi vediamo magia e bellezza in loro:
ma bellezza e magia, in realtà, sono in noi.
Kahlil Gibran

La bellezza delle cose esiste nella mente che le osserva
David Hume

La bellezza non è una qualità delle cose stesse: essa esiste soltanto nella mente che le contempla......
ed ogni mente percepisce una diversa bellezza.
David Hume


Il solo vero viaggio,
l'unico bagno di giovinezza,
non consiste nell'andare
verso paesaggi sempre nuovi,
ma nell'avere cento occhi,
nel vedere l'universo con gli occhi di un altro,
anzi di cento altri:
e nel vedere così
i cento universi che ciascuno vede,
e che ciascuno è
Marcel Proust. “La prigioniera”

«Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l'universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è ».
Marcel Proust. “La prigioniera”

L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi

Marcel Proust

mercoledì 7 maggio 2014

Puškin. Io pensavo che il cuore avesse dimenticato il facile talento del soffrire e mi dicevo che ciò che è stato no, non accadrà più. Passò l’estasi, passò il dolore, passarono i sogni belli da accarezzare; ma ecco ancora mi sorprendono i brividi davanti alla forza scardinante della bellezza.


Io pensavo che il cuore avesse dimenticato
il facile talento del soffrire
e mi dicevo che ciò che è stato
no, non accadrà più.
Passò l’estasi, passò il dolore,
passarono i sogni belli da accarezzare;
ma ecco ancora mi sorprendono i brividi
davanti alla forza scardinante della bellezza.
Aleksandr Sergeevič Puškin


lunedì 7 aprile 2014

Winckelmann. Amore e Psyche. L'opera rappresenta, con un erotismo sottile e raffinato, il dio Amore mentre contempla con tenerezza il volto della fanciulla amata, ricambiato da Psiche con una dolcezza di pari intensità. L'opera rispetta i canoni dell'estetica di Winckelmann. Le due figure sono infatti rappresentate nell'atto subito precedente al bacio, un momento carico di tensione, ma privo dello sconvolgimento emotivo che l'atto stesso del baciarsi provocherebbe nello spettatore. La gestualità e il movimento introducono anche la dimensione del tempo eternizzato dall'artista in un attimo sublime, che rimane in sospeso. Anche i personaggi, nei corpi adolescenziali e con le loro forme perfette, sono idealizzati secondo un principio di bellezza assoluta e spirituale.

L'opera rappresenta, con un erotismo sottile e raffinato, il dio Amore mentre contempla con tenerezza il volto della fanciulla amata, ricambiato da Psiche con una dolcezza di pari intensità.
L'opera rispetta i canoni dell'estetica di Winckelmann. Le due figure sono infatti rappresentate nell'atto subito precedente al bacio, un momento carico di tensione, ma privo dello sconvolgimento emotivo che l'atto stesso del baciarsi provocherebbe nello spettatore. La gestualità e il movimento introducono anche la dimensione del tempo eternizzato dall'artista in un attimo sublime, che rimane in sospeso. Anche i personaggi, nei corpi adolescenziali e con le loro forme perfette, sono idealizzati secondo un principio di bellezza assoluta e spirituale.



Le braccia di Psiche definiscono un cerchio perfetto che inquadra al centro il punto focale della composizione: quei pochi centimetri che dividono le labbra dei due. In quei pochi centimetri si gioca il momento pregnante, ed eterno, del desiderio senza fine che l’Eros sprigiona.



Amore ha le ali e la psyche no ... nulla è stato lasciato al caso. La espongono su un ripiano che gira affinchè si possa contemplare l'opera da tutti i punti di vista, l'insieme dell'opera forma però un triangolo..... dio?
"Amore e Psiche è un gruppo scultoreo realizzato da Antonio Canova tra il 1788 e il 1793, esposto al Museo del Louvre a Parigi. Ne esiste una seconda versione (1800-1803) conservata all'Ermitage di San Pietroburgo in cui i due personaggi sono raffigurati in piedi e una terza (1796-1800), sempre esposta al Louvre, in cui la coppia è stante. Delle tre versioni, la prima, cronologicamente parlando, è la più famosa e acclamata dalla critica. Da segnalare che presso Villa Carlotta a Tremezzo è visibile una replica della scultura commissionata ad Antonio Canova dal principe russo Yussupoff (oggi conservata al museo Ermitage di San Pietroburgo) eseguita tra il 1818 e il 1820 da Adamo Tadolini, derivata dal modello originale che lo stesso Canova aveva donato all'allievo prediletto Tadolini con l'autorizzazione di trarne quante copie ne volesse".








giovedì 20 febbraio 2014

Vasco Pratolini. Il Quartiere. Ma ora abbiamo i tacchi alti e le ginocchia coperte; e una finzione negli occhi se ci guardiamo. Ma basta che uno di noi volti un angolo di strada o salga una rampa di scale perché gli altri possano seguirlo in ogni gesto, come in uno specchio.


Eppure possiamo leggerci dentro al cuore l'uno con l'altro, seguirci in ogni strada o piazza e fra le mura delle nostre case di Quartiere. I nostri sogni sono stati così uguali che per formare diverse le nostre storie abbiamo dovuto dividerci le occasioni, come da fanciulli si prendeva ciascuno una qualità diversa di gelato per assaggiarle tutte.
Ma ora abbiamo i tacchi alti e le ginocchia coperte; e una finzione negli occhi se ci guardiamo. Ma basta che uno di noi volti un angolo di strada o salga una rampa di scale perché gli altri possano seguirlo in ogni gesto, come in uno specchio. Ce ne siamo dette le ragioni un giorno lontano, con pugni e abbracci, muco sotto il naso: non c'è nulla che possa sfuggirci nell'affetto che ci lega. Lasciate che la finzione ci squassi, o la vita, col cuore che si fa grosso e noi che lo comprimiamo. Un giorno saremo ancora tutti assieme, seppure coi corpi consumati da contatti estranei. Ma i nostri corpi sono abituati a dormire su un materasso di foglie, a soffrire di geloni, si sono nutriti di cavolo e lampredotto, come volete che ci faccia paura ritrovarci un po' diversi in viso? Credete che non ci riconosceremo?
Vasco Pratolini. Il Quartiere.



Il pane del povero è duro, e non è giusto dire che dove c'è poca roba c'è poco pensiero. 
Al contrario. Stare a questo mondo è una fatica, soprattutto saperci stare.
Metello 





mercoledì 19 febbraio 2014

Gramellini. Bellezza non è solo uno zigomo, un capitello, un tramonto. La bellezza è la creatività in qualsiasi forma si esprima. Il disegno di un bambino è bello anche quando è brutto, perché nel farlo il bambino ha usato energia creatrice. Crescendo ci si vergogna di creare: si preferisce distruggere, deridere, insultare. Così si finisce per credere che la creatività sia un dono riservato a pochi eletti: gli artisti. Invece tutti possiamo creare bellezza. Ce ne siamo solo dimenticati.

Bellezza non è solo uno zigomo, un capitello, un tramonto. 
La bellezza è la creatività in qualsiasi forma si esprima
Il disegno di un bambino è bello anche quando è brutto
perché nel farlo il bambino ha usato energia creatrice. 
Crescendo ci si vergogna di creare
si preferisce distruggere, deridere, insultare. 
Così si finisce per credere che la creatività sia un dono riservato a pochi eletti: gli artisti
Invece tutti possiamo creare bellezza. Ce ne siamo solo dimenticati. 
Massimo Gramellini



......il realista, il consueto, il metodico non potrà mai spiccare il volo nella fantasia e tanto meno nella creatività rimanendo appesantito dalla materia.... bel pensiero....sincero come quello di un bambino...






Per avere anche agli occhi degli scettici la certezza che la bellezza e l'armonia nella natura sono innati



Le larve acquatiche di tricotteri costruiscono gusci utilizzando i materiali trovati nel loro ambiente. 
L'artista Hubert Duprat li ha forniti di una foglia d'oro e pietre preziose. Questo è ciò che hanno creato.
Autore: Hubert Duprat


giovedì 23 gennaio 2014

Mina. Mina e la mini:ovviamente "ascellare".L'abbinamento con lo stivale "corazziere bagnato"era d'obbligo:mia zia ne aveva un paio identico ed io credevo ingenuamente,gattonando sul pavimento, che le sue gambe dal ginocchio in giù fossero realmente rivestite di vernice nera. Praticamente un mostro con gli arti inferiori irrimediabilmente compromessi. Poi d'estate la vidi con i sandali e finì il "viaggio fantascientifico" che m'ero fatta: vedere "A come Andromeda" a tre anni fa male.


Mina e la mini:ovviamente "ascellare".L'abbinamento con lo stivale "corazziere bagnato"era d'obbligo:mia zia ne aveva un paio identico ed io credevo ingenuamente,gattonando sul pavimento, che le sue gambe dal ginocchio in giù fossero realmente rivestite di vernice nera. Praticamente un mostro con gli arti inferiori irrimediabilmente compromessi. Poi d'estate la vidi con i sandali e finì il "viaggio fantascientifico" che m'ero fatta: vedere "A come Andromeda" a tre anni fa male.


mercoledì 15 gennaio 2014

Rino Stefano Tagliafierro. Sulla bellezza da sempre aleggiano le nubi del destino e del tempo divoratore. La bellezza è cantata, raffigurata e descritta fin dall’antichità come l’attimo fuggente della felicità e della pienezza della vita inesauribile, fin dall’inizio destinata ad un epilogo tragico e salvifico



I grandi capolavori del simbolismo, manierismo, paesaggismo, romanticismo e neoclassicismo diventano animati. Il progetto di Rino Stefano Tagliaferro trasforma i gesti “congelati” dei dipinti in animazioni digitali.

I grandi capolavori del simbolismo, manierismo, paesaggismo, romanticismo e neoclassicismo diventano animati. Il progetto di Rino Stefano Tagliaferro trasforma i gesti “congelati” dei dipinti in animazioni digitali. Il sito del progetto

L’enigma della Bellezza

«Devouring Time, blunt thou the lion’s paws,
And make the earth devour her own sweet brood;
Pluck the keen teeth from the fierce tiger’s jaws,
And burn the long-lived phoenix in her blood;»
(W. Shakespeare, Sonnet no. 19)

Sulla bellezza da sempre aleggiano le nubi del destino e del tempo divoratore. La bellezza è cantata, raffigurata e descritta fin dall’antichità come l’attimo fuggente della felicità e della pienezza della vita inesauribile, fin dall’inizio destinata ad un epilogo tragico e salvifico.
In questa interpretazione di Rino Stefano Tagliafierro la bellezza è riportata alla forza espressiva di un gesto che egli scaturisce dall’immobilità del quadro, animando un sentimento sottraendolo alla fissità museale. Come se in quelle immagini che la storia dell’arte ci ha consegnato fosse congelato un movimento che l’oggi può rivitalizzare grazie al fuoco dell’inventiva digitale.
Una serie ben congegnata di immagini della più bella tradizione pittorica (dal rinascimento al simbolismo di fine ottocento, passando per il manierismo, il paesaggismo, il romanticismo e il neoclassicismo) sono accostate secondo un’intenzione che rintraccia il sentimento sotto il velo delle apparenze. Un’ispirazione che ci restituisce il senso di una caducità e della brevità esistenziale che l’autore interpreta con la dignità tragica di uno sguardo disincantato, capace di cogliere il senso profondo di un’immagine. 
La bellezza in questa interpretazione è la compagna silenziosa della vita che inesorabilmente procede dal sorriso del bambino, attraverso l’estasi erotica, verso la smorfia di dolore che chiude un ciclo destinato a ripetersi all’infinito.
Significativi, da questo punto di vista, sono l’incipit di un’alba romantica nel cui cielo volano grossi uccelli neri e il finale del tramonto romantico con rovine gotiche che compie l’opera del tempo che fugge.

Giuliano Corti




The Enigma of Beauty

«Devouring Time, blunt thou the lion’s paws,
And make the earth devour her own sweet brood;
Pluck the keen teeth from the fierce tiger’s jaws,
And burn the long-lived phoenix in her blood;»
(W. Shakespeare, Sonnet no. 19)

Over Beauty, there has always hung the cloud of destiny and all-devouring time.
Beauty has been invoked, re-figured and described since antiquity as a fleeting moment of happiness and the inexhaustible fullness of life, doomed from the start to a redemptive yet tragic end.
In this interpretation by Rino Stefano Tagliafierro, this beauty is brought back to the expressive force of gestures that he springs from the immobility of canvas, animating a sentiment lost to the fixedness masterpieces.
Its as though these images which the history of art has consigned to us as frozen movement can today come back to life thanks to the fire of digital invention.
A series of well selected images from the tradition of pictorial beauty are appropriated, (from the renaissance to the symbolism of the late 1800s, through Mannerism, Pastoralism, Romanticism and Neo-classicism) with the intention of retracing the sentiment beneath the veil of appearance.
An inspiration that returns to us the sense of one fallen, and the existential brevity that the author interprets as tragic dignity, with an unenchanted eye able to capture the profoundest sense of the image.
Beauty in this interpretation is the silent companion of Life , inexorably leading from the smile of the baby, through erotic ecstasies to the grimaces of pain that close a cycle destined to repeat ad infinitum.
They are, from the inception of a romantic sunrise in which big black birds fly to the final sunset beyond gothic ruins that complete the piece, a work of fleeting time.

Giuliano Corti
(english traduction: Thomas McEvoy)

lunedì 2 settembre 2013

Eva Loewe. Sofferenza e Bellezza. perchè alla fine l'immaginazione ci insegna che non c'è separazione tra la "mia" anima e l' "anima del mondo


"...perchè alla fine l'immaginazione ci insegna che non c'è separazione tra la "mia" anima e l' "anima del mondo".

Eva Loewe, Sofferenza e bellezza, p.102



L'azione creativa è proprio questo..personalmente ritengo che sia più facile per la donna portare in sé questo segreto...ma anche l'uomo ci può provare....e a volte ci riesce*



Ad Rosam Per Crucem
Ad Crucem Per Rosam



.dat Rosa miel apibus....


domenica 3 marzo 2013

Peppino Impastato. e si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà

Se si insegnasse la bellezza alla gente, a si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore. [...]

Sai cosa penso? Che questo aereoporto in fondo non è brutto, anzi, visto così dall'alto. Uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell'uomo, e invece non è così. In fondo tutte le cose anche le peggiori una volta fatte poi si trovano una logica una giustificazione per il solo fatto di esistere. Fanno ste case schifose con le finestre in alluminio i muri di mattoni, i balconcini, la gente ci va ad abitare e ci mette le tendine i gerani e la televisione... dopo un po' tutto fa parte del paesaggio. Cioè esiste, nessuno si ricorda più di com'era prima. Non ci vuole niente a distruggere la bellezza." Ho capito e allora? " " e allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ste fesserie bisognerebbe ricordare alla gente cos'è la bellezza, aiutare a riconoscerla a difenderla. [...]
Peppino Impastato da "I Cento passi


I compagni di Milano poi sono simpaticissimi, e i creativi venuti da Bologna e i fricchettoni piovuti giù dall'India, queste ragazze tedesche e inglesi sono bellissime. Viene voglia di piantare tutto e andare via dietro a loro. Ma qui non siamo a Parigi, non siamo a Berbley, non siamo a Woodstock e nemmeno all'isola di White. Qui siamo a Cinisi in Sicilia, dove non aspettano altro che il nostro disimpegno, il rientro nella vita privata. Per questo ho voluto occupare simbolicamente la radio, per richiamare la vostra attenzione. Ma non voglio fare tutto da solo, bisogna che ognuno di noi ritorni al lavoro che ha sempre fatto, cioè INFORMARE, DIRE LA VERITÀ... e la verità bisogna dirla anche sulle proprie insufficienze sui propri limiti! [Durante l'occupazione di Radio Aut]
Peppino Impastato


Questa, e' una poesia scritta dalla madre di Peppino Impastato....al figlio.

Questo non è mio figlio
questi pezzi di carne
sparsi in una bara
non fanno parte della mia storia

Mio figlio era la voce
che gridava nelle piazze
era la rabbia
l'amore che voleva far crescere

Questo era mio figlio
quando era vivo
quando lottava per tutti
tra mafiosi fascisti padri farabutti

Parlo con lui vivo
non so parlare coi morti
l'aspetto il giorno e la notte
quando si aprono le porte

Entra e mi lascia il suo abbraccio
lo chiamo è nella sua stanza che studia
esce... torna
la faccia nera
ma se la ride della loro miseria

Mio figlio era la voce
che gridava nelle piazze
era la rabbia
l'amore che voleva far crescere

Questo era mio figlio
quando era vivo
quando lottava per tutti
tra mafiosi fascisti padri farabutti

Questo è mio figlio
questo è il mio Peppino.
uomo della Sicilia
integro uomo

Questo è mio figlio
con lui tutti coloro
che lottano ogni giorno
per un nuovo destino

Mio figlio era la voce
che gridava nelle piazze
era la rabbia
l'amore che voleva far crescere

Questo era mio figlio
quando era vivo
quando lottava per tutti
tra mafiosi fascisti padri farabutti











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