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martedì 4 settembre 2012

Anais Nin. Noi non vediamo le cose come sono. Noi vediamo le cose come siamo


La vita si restringe o si espande in proporzione al nostro coraggio.
Anaïs Nin


Io non potrei mai vivere in nessuno dei mondi che mi sono stati offerti:
il mondo dei miei genitori, il mondo della guerra, il mondo della politica.
Devo crearne uno tutto mio, come un luogo, una regione, un'atmosfera in cui poter respirare,
regnare e ricrearmi quando sono spossato dalla vita. Questa, credo, è la ragione di ogni opera d'arte.
Anais Nin



Non si impara a soffrire di meno,
ma si impara a gestire il dolore..
Anaïs Nin


«Posso udire lo strappo, rabbia e amore, passione e pietà.
E quando il distacco si è improvvisamente compiuto - o quando non ne colgo più il suono - allora il silenzio è ancora più terribile perché c'é solo follia intorno a me, la follia delle cose strappate, che si strappano dal di dentro, radici che si lacerano a vicenda per crescere separatamente, lo sforzo compiuto per conseguire l'unità».
Anaïs Nin, “La casa dell’incesto”


«Sempre più scopro che il diario è uno sforzo contro la perdita, la transitorietà, la morte, lo sradicamento, l’appassimento, l’irrealtà. Sento che quando rinchiudo qualcosa, lo salvo. Qui è vivo. Quando qualcuno se ne andava, sentivo di trattenerne la presenza in queste pagine».
Anaïs Nin, “Diario” (Vol. 4)




Io ho l’amore degli egoisti perché mi inserisco nei progetti delle loro creazioni…
non pretendo che l’uomo rinunci al suo lavoro per me: entro nell’opera, la nutro, la sostengo…
E loro fanno morire di fame la donna che è in me.
Anaïs Nin


L'amore non muore mai di morte naturale. Muore per abbandono, per cecità, per indifferenza, per averlo dato per scontato, per inanità, per non essere stato coltivato. Le omissioni sono più letali degli errori consumati.
Anaïs Nin

«L’amore non muore mai di morte naturale, muore perché non sa come riempire la propria fonte,
muore di cecità di errori e tradimenti, muore di stanchezza e ferite».
Anaïs Nin


La mia casa parlerà di me.
La mia casa dirà loro che sono calda e ricca.
La casa dirà loro che dentro di me queste stanze sono di carne e di verdi oceanici su cui camminare.
Dentro di me ci sono candele accese, fuochi vivi, spazi, porte aperte, rifugi e correnti d'aria.
Dentro di me c'è il calore e il colore.
Anais Nin


Voglio cominciare a conoscerli bene, intimamente. Adoro sentirmi in mondi per niente familiari, disorientata, spaesata. Non sono come la maggior parte delle persone, frammentate in migliaia di pezzetti. Sono un insieme, un oceano di sensazioni, scintillii, seta, pelle, occhi, bocche, desiderio.
Anaïs Nin, da I diari


Il segreto di una vita piena è vivere e rapportarsi agli altri come se domani potessero non esserci più, come se noi potessimo non esserci più domani. Elimina il vizio del procrastinare, il peccato del posporre, le mancate comunicazioni, le mancate comunioni. Questo pensiero mi ha reso più attenta a tutti gli incontri, le conoscenze, le presentazioni, che potrebbero contenere il seme della profondità che potrebbe rischiare di essere trascurato per disattenzione. Questa sensazione è diventata una rarità, ed è ogni giorno più rara ora che abbiamo raggiunto un ritmo più frettoloso e superficiale, ora che crediamo di essere in contatto con un gran numero di persone, con più gente, con più paesi. Questa è un’illusione che rischia di privarci del contatto profondo con la persona che ci respira accanto. Questo momento pericoloso in cui voci meccaniche, radio, telefoni, prendono il posto di un’intimità umana, insieme all’idea di essere a contatto con milioni di persone, porta ad un impoverimento sempre maggiore dell’intimità e di un modo di vedere umano.
Anais Nin “Il Diario”



«C’è qualcosa che non va in me. Voglio soltanto vivere con l’intimo io del prossimo.
Di esso solo mi curo. Odio vedere la quotidianità della gente, le loro maschere, le loro falsità, la loro resa al mondo, la loro somiglianza agli altri, la loro promiscuità. A me importa solo l’io segreto. Cerco soltanto il sogno e l’isolamento. Ho paura che ognuno parta, vada via, che l’amore muoia in un istante. Guardo la gente che cammina per la strada, che cammina e nient’altro, ed è questo che sento: camminano, ma vengono anche trascinati via. Sono parte di una corrente».
Anaïs Nin, “La voce”


"L'ansia è il nemico numero uno dell'amore e l'ingrediente numero uno dei fallimenti.
Fa sentire gli altri come ti sentiresti tu se una persona che stesse affogando si aggrappasse a te.
Tu vorresti salvarlo, ma sai che il suo panico ti soffocherà."
Anaïs Nin




Noi non vediamo le cose come sono. 
Noi vediamo le cose come siamo.
Anais Nin


Per lei le persone erano fatte di cristallo. Poteva vedere attraverso la loro carne, oltre la struttura delle loro ossa. […] Un nuovo senso che s’era svegliato in lei scopriva l’odore della loro anima, l’ombra dei loro dolori, la fiamma dei loro desideri. Oltre le parole e le apparenze coglieva tutto ciò che rimaneva non detto: le elettriche scintille del loro coraggio, l’espansione delle loro fantasticherie, gli aspetti lunari dei loro stati d’animo, il respiro animale della loro brama.
Anais Nin




E venne il giorno in cui il rischio di restare stretta in un germoglio 
fu più doloroso del rischio di sbocciare.
Non cercare il perchè - in amore non c'è alcun perchè,
nessuna ragione, nè spiegazione, nè soluzioni
Anais Nin

And the day came when the risk to remain tight in a bud was more painful than the risk it took to blossom.
Do not seek the because - in love there is no because, no reason, no explanation, no solutions.
Anais Nin

Poi, come ho fatto altre volte, resi la situazione impalpabile, annullai i confini, stemperai il bianco e il nero. Tutti i contorni decisi, i problemi, le decisioni, le scelte si dissolsero in un sogno più vasto, nella meraviglia.
Anais Nin


"Lo sai che ho sempre voluto rompere gli stampi 
che la vita ci costruisce intorno se glielo permettiamo.”
“Perché?”
“Voglio oltrepassare i confini, cancellare tutte le identificazioni, 
qualsiasi cosa ci rinchiuda per sempre in uno stampo, 
un posto senza speranza di cambiamento.”
Anais Nin


Guardo la gente che cammina per la strada, che cammina e nient’altro,
ed è questo che sento: camminano, ma vengono anche trascinati via.
Sono parte di una corrente.
Anais Nin

Gli amici rappresentano un mondo dentro di noi, un mondo che non sarebbe mai nato senza il loro arrivo, ed è solo grazie a questo incontro che tale nuovo mondo è nato
Anaïs Nin



"Analizzando i miei pazienti mi sono resa conto che
la paura della morte è proporzionale al non-vivere.
Meno una persona è in vita, più grande è la sua paura. 
Per essere vivi io intendo vivere con tutte le proprie cellule, con tutte le parti del proprio io.
Le cellule negate si atrofizzano, come un arto morto e infettano il resto del corpo.
La gente che vive a fondo non ha paura di morire."
Anais Nin "Diario 1934-1939"


"I pazienti vanno e vengono, provengono da tutti i livelli sociali, ricchi, poveri, ignoranti, colti.
Alcuni non hanno i soldi per pagare. Emily dice: "Ora sto bene, ma non mi mandi via. Questa è la cosa più bella che mi sia capitata". Ha un atteggiamento religioso nei confronti dell'analisi.
L'analisi accelera la crescita, la maturazione, ma i cambiamenti sono più lenti a verificarsi che non le intuizioni. Gli schemi di comportamento hanno radici profonde e ci mettono del tempo a cambiare.
Cerco di evitare ogni forma di linguaggio clinico perché come scrittrice, credo che il linguaggio abbia potere.
La scienza può anche guarire, ma è un'illuminazione poetica sull'esistenza che fa innamorare i miei pazienti della vita, che restituisce loro la voglia di vivere."
Anais Nin "Diario - II"


«Uno vive così, protetto, in un mondo delicato, e crede di vivere. Poi legge un libro, L’amante di Lady Chatterley, per esempio, o fa un viaggio, o parla con Richard, scopre che non sta vivendo, che è ibernato. I sintomi dell’ibernazione sono facili da individuare: primo: inquietudine, secondo, quando l’ibernazione diventa pericolosa e può degenerare nella morte: assenza di piacere. Questo è tutto.... Sembra una malattia innocua. Monotonia, noia, morte. Milioni di uomini vivono in questo modo, o muoiono in questo modo, senza saperlo. Lavorano negli uffici. Guidano una macchina. Fanno picnic con la famiglia. Allevano bambini. Poi interviene una cura “urto”, una persona, un libro, una canzone, che li sveglia, salvandoli dalla morte».
Anaïs Nin,  “I diari”


Ho pianto perché il processo grazie al quale sono divenuta donna è stato doloroso.
Ho pianto perché non sono più una bambina con la fede cieca di una bambina.
Ho pianto perché i miei occhi sono aperti sulla realtà.
Ho pianto perché non posso più credere e io amo credere.
Posso ancora amare appassionatamente anche senza credere.
Questo significa che amo umanamente. Ho pianto perché d’ora in avanti piangerò meno.
Ho pianto perché ho perso il mio dolore e non sono ancora abituata alla sua assenza.
Anaïs Nin

«Disprezzo la mia stessa ipersensibilità, che esige tanta rassicurazione, ma nello stesso tempo mi rende così consapevole della sensibilità altrui. Il mio bisogno di essere amata e capita è certamente anormale. Forse io trovo fiducia in me stessa cercando di conquistare gli uomini.
O forse sto corteggiando il dolore?».
Anaïs Nin, “Henry e June”



Io, con un istinto profondo, scelgo un uomo che esige la mia forza, che fa richieste enormi su di me, che non mette in dubbio il mio coraggio o la mia durezza, che non mi crede ingenua o innocente, che ha il coraggio di trattarmi come una donna.
Anaïs Nin


Quando in una donna l’erotico e il tenero si mescolano,
danno origine a un legame potente, quasi una fissazione.
Anaïs Nin


Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d'animo non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all'estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino.
Anaïs Nin. Il delta di Venere (dalla prefazione)


A volte leggiamo delle cose che ci fanno capire di colpo di non aver vissuto niente, non aver provato niente, non aver sperimentato niente fino al quel momento. Ora io mi rendo conto che la maggior parte di quel che mi è successo era un'esperienza clinica, anatomica. C'erano i sessi che si toccavano, si univano ma senza nessuna scintilla, senza abbandono, senza emozioni. Come posso farcela? Come faccio a incominciare a sentire, a sentire? Voglio innamorarmi in modo che la sola vista di un uomo, anche a un isolato di distanza mi faccia tremare, penetrandomi tutta, mi indebolisca, mi faccia sussultare addolcendomi e sciogliendomi qualcosa tra le gambe. E’ così che voglio innamorarmi, così totalmente che il solo pensiero di lui mi porti all'orgasmo.
Anaïs Nin. Il delta di Venere


Dopo averle baciato la mano, il sorvegliante le dava un bacio più su, sul braccio, nell’incavo del gomito. La pelle lì era più sensibile, e quando Madeleine piegava il braccio, aveva l’impressione che il bacio vi restasse racchiuso. Lo lasciava lì, come un fiore tra le pagine di un libro, e più tardi, quando era sola, apriva il braccio e lo baciava nello stesso punto, come a divorarlo più intimamente.
Anais Nin


Io non mi presto a chiacchiere da poco. Sto zitta. Mi sottraggo, mi allontano. Sono sempre catturata dalla natura profonda della gente, impegnata nella ricerca della loro verità e il mio interesse si sveglia solo quando è questa natura che parla.
Anaïs Nin


Il mattino che mi alzai per iniziare questo libro, tossii.
Qualcosa veniva fuori dalla mia gola, mi strangolava.
Spezzai il filo che la teneva e la buttai via. Tornai a letto e dissi: ho sputato il mio cuore.
La quena è uno strumento fatto di ossa umane.
Deve la sua origine al culto di un indo per la sua amante.
Quando la donna morì, con le sue ossa lui costruì un flauto.
La quena ha un suono più penetrante, più ossessionante del flauto comune.
Coloro che scrivono conoscono il procedimento. Pensavo a questo mentre sputavo il mio cuore.
Solo che io non aspetto che il mio amore muoia.
Anais Nin da "La casa dell'incesto"




|Caro collezionista, noi la odiamo.|
Il sesso perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un'ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di qualunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all'emozione, all'appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l'intensità. Lei non sa cosa si perde con il suo esame al microscopio dell'attività sessuale, con l'esclusione degli aspetti che sono il carburante che la infiamma. Componenti intellettuali, fantasiose emotive.
Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci.
Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni.
Lo sta facendo appassire, morir di fame, ne sta prosciugando il sangue. Se lei nutrisse la sua vita sessuale con tutte le emozioni e le avventure che la passione inietta nella sessualità, sarebbe l'uomo più potente del mondo. La fonte del potere sessuale è la curiosità, la passione. Lei sta lì a guardare questa fiammella morire di asfissia. Il sesso non prospera nella monotonia. Senza emozioni, invenzioni, stati d'animo, non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di tutte le spezie della paura, di viaggi all'estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino.
Quanto perde con questo suo periscopio sulla punta del pisello, quando invece potrebbe godersi un harem di meraviglie tutte diverse e mai ripetute! Non due peli uguali. Ma lei non ci permetterà di sprecare parole sui peli; neanche sugli odori, ma se ci dilunghiamo su questo argomento lei si mette a gridare: "Lasciate perdere la poesia!" Neanche due pelli con lo stesso incarnato, e mai la stessa luce, la stessa temperatura, le stesse ombre, mai gli stessi gesti; perché un'amante quando è infiammato veramente, può esprimere i toni più sottili di secoli d'arte amorosa. Quante sfumature, quanti cambiamenti d'età, quante variazioni di maturità e di innocenza, di perversità ed arte. Siamo rimasti seduti per ore a chiederci che aspetto lei abbia. Se ha reso i suoi sensi indifferenti alla seta, alla luce, al colore, all'odore, al carattere, al temperamento.
Ci sono tanti sensi minori, che buttano come tanti affluenti nel fiume del sesso, arricchendolo. Solo il battito unito del sesso e dell'animo può creare l'estasi.
Anaïs Nin Henry Miller

-Negli anni quaranta, Anais Nin ed Henry Miller camparono per un certo periodo scrivendo racconti erotici per un uomo che li pagava a pagina. Il cliente, che si faceva chiamare "il collezionista", mantenne sempre l'anonimato, scatenando l'indignata curiosità dei due grandi autori che prestavano il loro talento e la loro penna per soddisfare i suoi capricci. Questo collezionista non apprezzava il loro stile e in ripetute occasioni pretese che "lasciassero perdere la poesia" e si concentrassero solo sul sesso, perchè il resto non lo interessava. Anais Nin gli scrisse questa lettera a firma
propria e di Henry Miller.



Anais Nin è molto conosciuta come scrittrice di letteratura erotica, ma pochi sanno che fu soprattutto una grande esploratrice dell’animo umano e che per qualche tempo praticò anche la professione di psicoanalista, dopo aver fatto la modella, la danzatrice, la scrittrice, la conferenziera. Nata a Neully, nelle vicinanze di Parigi, il 21 Febbraio 1903, Anaïs Nin era figlia di Joaquin Nin, compositore e pianista cubano di origine catalana, e di Rosa Culmell, cantante, di origine franco-danese. La Nin passò la sua infanzia in varie parti d’Europa, fino a che suo padre, quando lei aveva 11 anni, decise di abbandonare la famiglia per seguire una donna più giovane. Rosa prese allora Anaïs ed i suoi due fratelli più piccoli, Thorvald di 9 anni e Joaquin di 6, e partirono tutti per New York.
Durante il lungo viaggio, Anaïs scoprì per la prima volta la passione per la scrittura. Scriveva infatti nel diario: “Voglio descriverti, papà caro, ciò che sto vedendo durante questo stupendo viaggio. Potrò così avere l’illusione che tu sia qui con me e che tu stia guardando le cose coi miei occhi”. In realtà suo padre era definitivamente uscito dalla sua vita, salvo qualche fugace incontro successivo, che comunque non colmò la sua ossessiva ricerca di una figura paterna, che si portò dietro per tutta la vita.
Anaïs, giunta in America, lavorò come modella, studiò danza spagnola e visse con sua madre ed i suoi fratelli fino al giorno delle nozze. Il fortunato sposo era Hugo Guiler. Le nozze furono celebrate nel 1923, quando Anaïs aveva venti anni. Con il marito la futura scrittrice rimase in America per 12 anni, prima di fare ritorno a Parigi. Fu un matrimonio pieno di infedeltà, perché Anaïs sentiva il bisogno di conquistare molti uomini, dopo aver perso l’uomo più importante della sua vita, suo padre. “Se mio padre se n’è andato … se non mi amava, dev’essere perché non ero amabile…come cortigiana avevo già assaggiato il fallimento, dovevo trovare altri modi per interessare gli uomini”.
Hugo era un bancario, ma aveva l’hobby della regia ed era, in questa attività, abbastanza apprezzato, anche se si firmava con uno pseudonimo.

Nel 1931 Anaïs pubblicò il suo primo libro:”D. H. Lawrence”, che le conferì il riconoscimento pubblico come scrittrice. In quel periodo cominciò anche a scrivere la sua opera più importante, il diario. Anaïs scriveva sui treni, ai tavolini dei caffè, mentre aspettava per un appuntamento: come un talismano, portava sempre il diario con sé, come per avere la sua vita sotto braccio. “Questo diario è il mio kief, il mio hashish, la mia pipa d’oppio. E’ la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna e indulgo in rifrazioni e diffrazioni.”
A Parigi Anaïs conobbee Henry Miller, un americano di quaranta anni che scriveva romanzi, ma che non aveva ancora raggiunto il successo. Così scrive la Nin di lui nel Diario: “Ho conosciuto Henry Miller. E’ venuto a colazione con Richard Osborn, un avvocato che avevo dovuto consultare a proposito del contratto per il mio libro su D. H. Lawrence. Mi è piaciuto subito, non appena l’ho visto scendere dalla macchina e mi è venuto incontro sulla porta dove lo stavo aspettando. La sua scrittura è ardita, virile, animale, magnifica. E’ un uomo la cui vita inebria, pensai. E’ come me. Era caldo, allegro, disteso, naturale. Sarebbe passato inosservato in una folla. Era snello, magro, non molto alto. Ha occhi azzurri, freddi e attenti, ma la sua bocca rivela emotiva vulnerabilità”.

Con Miller la Nin intrecciò una relazione carnale ed intellettuale che sfociò in un triangolo amoroso quando giunse a Parigi la moglie di Miller, June. La Nin scrisse di lei: “era la donna più bella che avessi mai visto”. Di questa storia si parla nel primo diario, quello fra il 1931 ed il 1934, anche se in un primo momento sono state tolte tutte le vicende più scabrose. Il suo secondo diario, che va dal 1934 al 1939, si apre invece con l’arrivo dell’autrice nella Grande Mela, dove Otto Rank l’aveva chiamata per aiutarlo nel suo lavoro di psicoanalista. La Nin, a Parigi, si era infatti sottoposta ad una analisi con Otto Rank, uno fra i primi discepoli di Freud, con il quale aveva poi intrapreso una relazione. La carriera di psicoanalista fu brevissima, perché Anaïs sentiva di confondersi troppo con le sofferenze dei pazienti e questo non le piaceva.
Tornò in Francia, ma poco dopo scoppiò la seconda guerra mondiale ed Anaïs Nin fu costretta a ripartire per New York, questa volta non per amore dei viaggi e dell’avventura, ma in fuga, con immenso senso di smarrimento. Gli anni Quaranta a New York non furono inizialmente facili per la scrittrice e di essi possiamo sapere leggendo il suo terzo diario, che si conclude nel 1944, quando la Nin pubblicò Sotto una campana di vetro.

Era ormai una scrittrice nota ed ammirata negli Stati Uniti. In quegli anni le capitò un fatto piuttosto strano: un collezionista di libri aveva offerto ad Henry Miller cento dollari al mese per scrivere racconti erotici. Miller aveva accettato per bisogno di denaro e, allegramente, inventava storie piccanti sulle quali rideva insieme ad Anaïs. Dopo un po’ però ne ebbe abbastanza, per cui propose all’amica di scrivere anche lei qualcosa. Anaïs cominciò, ma il collezionista le fece sapere: “Va bene. Ma lasci perdere la poesia e le descrizioni di tutto quello che non è sesso. Si concentri sul sesso.”Così – racconta la scrittrice – incominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata, che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità. Ma non ci fu nessuna protesta. Passavo i giorni in biblioteca a studiare il Kama Sutra, ascoltavo le avventure più spinte degli amici.”Meno poesia,” diceva la voce al telefono. “Sia specifica”. Anaïs si rivolgeva agli amici per trovare spunti, ma più erano condannati ad insistere solo sulla sensualità, più creavano poesia. Racconta la Nin a questo proposito che scrivere pornografia era diventata una strada verso la santità invece che verso la dissolutezza. Gli amici Harvey Breit, Robert Duncan, George Barker, Caresse Crosby, si sedevano in cerchio, cercando di immaginare storie per questo vecchio, e detestandolo, perché impediva loro di operare una fusione tra sessualità e sentimento, sensualità ed emozione.

Un giorno Anaïs scrisse al collezionista: “Caro collezionista, noi la odiamo. II sesso perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un’ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di chiunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all’emozione, all’appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l’intensità.”Lei non sa cosa si perde con il suo esame al microscopio dell’attività sessuale, con l’esclusione degli aspetti che sono il carburante che la infiamma. Componenti intellettuali, fantasiose, romantiche, emotive. Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni. Lo sta facendo appassire, morir di fame, ne sta prosciugando il sangue.”Se lei nutrisse la sua vita sessuale con tutte le emozioni e le avventure che l’amore inietta nella sessualità, sarebbe l’uomo più potente del mondo. La fonte del potere sessuale è la curiosità, la passione. Lei sta lì a guardare questa fiammella morire d’asfissia. Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo, non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino.” Quanto perde con questo periscopio sulla punta del pisello, quando invece potrebbe godersi un harem di meraviglie tutte diverse e mai ripetute! Non due peli uguali. Ma lei non ci permetterà di sprecar parole sui peli; neanche due odori, ma se ci dilunghiamo su questo argomento, lei si mette a gridare: Lasciate perdere la poesia. Neanche due pelli con lo stesso incarnato, e mai la stessa luce, la stessa temperatura, le stesse ombre, mai gli stessi gesti; perché un amante, quando è infiammato d’amore vero, può esprimere i toni più sottili di secoli di arte amatoria. Quante sfumature, quanti cambiamenti d’età, variazioni di maturità e innocenza, perversità e arte…”

“Siamo rimasti seduti per ore a chiederci che aspetto lei abbia. Se ha reso i sensi indifferenti alla seta, alla luce, al colore, all’odore, al carattere, al temperamento, a questo punto dev’essere completamente avvizzito. Ci sono tanti sensi minori, che si buttano come tanti affluenti nel fiume del sesso, arricchendolo. Solo il battito unito del sesso e del cuore può creare l’estasi.”

In questo periodo la Nin viveva fra New York e Los Angeles, un po’ con il marito, un pò con Rupert, un nuovo amico, molto più giovane di lei. Intanto la scrittrice continuava a scrivere pagine sui diari e nel quarto, che va dal 1944 al 1947 parla di personaggi come Dalì, Gore Vidal, Martha Graham e Andé Breton, ma anche dell’ottusità, del grigiore delle persone che incontrava, che non sapevano cosa fosse la gioia, la serenità, la musica, che erano fatte d’acciaio e cemento o ridotte a cavallo da soma.
Tra il 1947 ed il 1955 la Nin visse tra New York ed il Messico e sperimentò anche l’LSD, che però non la entusiasmò; questo è il periodo descritto nel quinto diario. L’ultimo diario, il sesto, dura fino al 1966, quando avvenne la prima pubblicazione di questa dettagliatissima storia di vita e fu un grande successo editoriale per la Nin (che aveva allora 63 anni!)

Per rispettare la privacy delle tante persone citate però, ciò che fu pubblicato era solo una minima parte dell’opera completa dei diari, che consta in realtà di 150 volumi, 35.000 pagine, custoditi attualmente allo Special Collections Department della UCLA (e curate dall’Anais Nin Trust).
I diari sono ricchi di dialoghi, osservazioni, interventi critici e commenti, sulle persone, la politica, la letteratura, i viaggi, oltre che sulle sue vicende personali. Il mondo attraverso gli scritti di Anaïs è un mondo ricco di fascino e di meraviglia: anche le piccole cose, le persone più insignificanti vengono descritte con amore e profondità, ma soprattutto con curiosità.

Una vita intensa e profondamente vissuta, quella della Nin, che a questo proposito diceva: “La vita ordinaria non mi interessa. Cerco solo i grandi momenti… Voglio essere una scrittrice che ricorda agli altri che questi momenti esistono”
Nel 1973 la Nin ricevette una laurea ad honorem dal Philadelphia College of Art; nel 1974 fu eletta al National Institute of Arts and Letters.

Il 14 gennaio 1977, Anaïs Nin moriva di cancro a Los Angeles, assistita da Rupert Pole. Postumo uscì la raccolta di racconti erotici Il Delta di Venere.




Tu sei in guerra con te stesso, con il te stesso intellettuale. E io dico: lascia perdere il te stesso intellettuale, il sapiente, il filosofo. Goditi la vita. Inebriati. Descrivila. Non commentarla. Non metterla in cornice.
Anaïs Nin, da una lettera a Henry Miller



Silvy Galatina 

L'intellettualismo è una delle più pesanti zavorre che ci portiamo nello zainetto. 
E sull'altare di un IO narcisista ed ipertrofico, sacrifichiamo la bellezza del respiro semplice della vita




sabato 1 settembre 2012

Ognuno vede nelle cose, solo quello che vuole vedervi




Ognuno vede nelle cose, solo quello che vuole vedervi.
Marco Ciro Bargerri - Cyrano


Agota Szucs:
quello che vuole.. quello che riesce...
"Due terzi di quello che vediamo, è dietro i nostri occhi



domenica 8 aprile 2012

Marcel Proust. Il solo vero viaggio, l'unico bagno di giovinezza, non consiste nell'andare verso paesaggi sempre nuovi, ma nell'avere cento occhi

La grande opera di Proust (...) è una caccia al tesoro dove il tesoro è il tempo e il nascondiglio è il passato: questo è il significato intrinseco del titolo Alla ricerca del tempo perduto.
(...) C'è una cosa che dovete imprimervi bene in mente:
l'opera non è un'autobiografia, il narratore non è Proust in persona ed i personaggi non sono mai esistiti se non nella mente dell'autore...
(...) Proust è un prisma, il cui unico obiettivo è di rifrangere, e rifrangendo di ricreare retrospettivamente un mondo (...) Alla ricerca del tempo perduto
(...) è un'evocazione, non una descrizione del passato...
Un lettore superficiale dell'opera di Proust -- ma è una contraddizione in termini, perchè un lettore superficiale si annoierà a tal punto, sprofonderà talmente nei propri sbadigli, che non arriverà mai alla fine del libro -- un lettore inesperto, diciamo, può avere l'impressione che una delle preoccupazioni principali del narratore sia quella di esplorare le ramificazioni e le parentele che collegano tra loro diverse famiglie della nobiltà, e che egli provi una strana gioia nello scoprire che una persona da lui considerata un modesto uomo d'affari in realtà gravita intorno al grand monde o che un importante matrimonio, da lui ritenuto impossibile, ha unito due famiglie.
Il lettore prosaico concluderà, probabilmente, che l'azione del libro consiste soprattutto in una serie di feste: una cena, ad esempio, occupa centocinquanta pagine, una serata mezzo volume
Vladimir Nabokov - Marcel Proust
in: LEZIONI DI LETTERATURA, Garzanti, Gli Elefanti Saggi, 1982,1992




10 luglio 1871 nasce a Parigi Marcel Proust, scrittore, saggista e critico letterario.
Marcel Proust esordì come scrittore nel 1896, pubblicando "I piaceri e i giorni".
Nel 1905 perse la madre che adorava e da quel momento iniziò a isolarsi progressivamente dal mondo. L'asma che lo affliggeva fin da bambino divenne cronica e gli procurò crisi sempre più gravi e, da ultimo, si chiuse in una stanza che aveva fatto foderare di sughero per proteggersi da ogni rumore. Là, assistito da una fedele governante, cominciò a comporre l'opera della sua vita, il ciclo "Alla ricerca del tempo perduto", che sarebbe stato costituito da sette romanzi a cui lavorò fino agli ultimi giorni di vita.
Il primo libro uscì nel 1913: era "La strada di Swann", che l'editore Gallimard aveva rifiutato. Gallimard ritornò poi sulla sua decisione e dopo la guerra divenne l'editore di Proust: uscirono così "All'ombra delle fanciulle in fiore" (1919), "I Guermantes" (1921), "Sodoma e Gomorra" (1922). Nel 1922 Proust morì, aveva 51 anni, ma la pubblicazione de "Alla ricerca del tempo perduto" continuò con "La prigioniera" (1923), "La fuggitiva" (1925) e il "Tempo ritrovato" (1927).




Il 10 luglio 1871 nasce a Parigi Marcel Proust, sommo scrittore, tra i più grandi del Novecento, celebre per il suo romanzo "Alla ricerca del tempo perduto" scritto tra il 1908 e il 1922 (anno della sua morte), uno dei pilastri della contemporaneità.
Durante 14 anni di volontaria reclusione all'interno di una stanza foderata di sughero per isolamento acustico, dedicò instancabilmente la sua vita alla scrittura di quest'opera titanica, un poderoso e ammaliante viaggio nel tempo e nella memoria costellato da sottili e folgoranti descrizioni dei processi interiori legati al ricordo e ai sentimenti umani.

« ...Si sentiva che Madame Swann non si vestiva soltanto per sentirsi a proprio agio o per ornare il suo corpo, ma che era circondata dal suo vestito  come dall'apparato squisito e spiritualizzato di una civiltà... »
Marcel Proust, Odette - nella Ricerca del tempo Perduto


L'abitudine! ordinatrice abile ma terribilmente lenta, che comincia con il lasciar soffrire il nostro spirito, per settimane, in una sistemazione provisoria; ma che, nonostante tutto, esso è ben contento d'incontrare, giacché senza l'abitudine, e ridotto ai suoi soli mezzi, sarebbe impotente a renderci abitabile una casa."
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 1° Volume


«I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere vittime, e, con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mente».
Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”.



"È il terribile inganno dell'amore, che esso cominci col farci giocare con una donna non del mondo esterno, ma con una bambola che vive nel nostro cervello, la sola d'altronde che abbiamo sempre a nostra disposizione, la sola che possederemo, che l'arbitrio del ricordo, assoluto quasi quanto quello dell'immaginazione, può aver fatto tanto diversa dalla donna reale come dalla Balbec reale era stata per me la Balbec sognata; creazione fittizia cui a poco a poco, per la nostra sofferenza, costringeremo la donna reale ad assomigliare".
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, I Guermantes



"A la recherche du temps perdu non è soltanto il più grande trattato sulle passioni umane offerto dal XX secolo, ma è anche il romanzo che si è più genialmente servito della quarta dimensione, il tempo, per delineare i personaggi.
Questo tempo bergsoniano è quello della durata e del ricordo, nel cui edificio mirabile si ricrea la vita perduta e se ne estrae il senso essenziale, ed è il tempo dello scrivere che ripercorre l'esperienza e lo stesso ricordare.
Nella sua stanza e a letto, dopo aver vissuto, Proust vive veramente, ossia ritrova il cuore della vita; l'attimo - la reminiscenza che affiora istantanea grazie al profumo della madeleine o al tintinnio di un cucchiaio - è il perno intorno al quale si dipana il filo del tempo ritrovato, di "tutto" il tempo ritrovato. I nomi e la loro eco riportano e ricreano non solo una figura, ma la realtà intera del mondo che non sarebbe tale senza quella eco e quell'ombra, così come sono l'apparire della signora Swann e
il ricordo del suo apparire che danno senso e totalità al Bois de Boulogne.
La Recherche è lo struggente e sterminato catalogo che porta alla luce l'impalpabile vita del cuore umano, che l'esistenza rimuove come marginale e anarchica e che invece contiene l'essenza della vita vera, esiliata e impossibile nell'ambito della vita falsa e imperante: l'amore, la gelosia, il rimpianto, l'oblio, il desiderio e la sua estinzione, le struggenti e impercettibili intermittenze del cuore sono i luminosi frammenti di una biografia che non può costruirsi saldamente come nel romanzo classico, ma può vivere solo nella dispersione o nella sublimazione, e può essere costruita solo dal ricordo, dalla parola, dalla poesia".
Claudio Magris, Enciclopedia del cuore e del linguaggio, Una totalizzante Epopea


«Ogni volta che riprendo in mano Proust, dapprima mi sento irritato, trovo che sia datato e non ho che un solo desiderio: gettar via il libro. Ma dopo un certo numero di pagine (saltando alcune scene), entra di nuovo in gioco il fascino, anche se solo a causa di questa o di quella trovata verbale, o di questa o di quella annotazione psicologica. Proust è assolutamente sulla linea dei moralisti francesi. Brulica di aforismi: se ne trovano ad ogni pagina, persino ad ogni frase; ma non sono altro che massime importate dentro un vortice. Perché il lettore lo possa scoprire, bisogna che si fermi e che non si lasci travolgere dalla frase». 
E. M. Cioran - Cahiers 1957-1972


Innamorarsi vuol dire individualizzare qualcuno attraverso i segni che porta o che emette. Vuol dire diventare sensibile a questi segni, iniziarsi ad essi (come nella lenta individualizzazione di Albertine, entro il gruppo delle fanciulle). L’amicizia può forse nutrirsi di osservazione e conversazione, ma l’amore nasce e si nutre d’interpretazione silenziosa. L’essere amato appare come un segno, un’ “anima”: esprime un mondo possibile a noi sconosciuto. L’amato implica, include, imprigiona un mondo che occorre decifrare, e cioè interpretare. Si tratta anzi di una pluralità di mondi; il pluralismo dell’amore non riguarda soltanto la molteplicità degli esseri amati, ma la molteplicità delle anime o dei mondi racchiusi entro ognuno di essi. Amare è cercare di spiegare, di sviluppare questi mondi sconosciuti che restano avviluppati nell’amato…
C’è dunque una contraddizione dell’amore. Non possiamo interpretare i segni di un essere amato senza sboccare in mondi che non hanno aspettato noi per formarsi, che si formarono con altre persone, e nei quali siamo dapprima solo un oggetto tra gli altri. L’amante desidera che l’amato gli dedichi le sue preferenze, i suoi gesti, le sue carezze. Ma i gesti dell’amato, nel momento stesso che sono rivolti e dedicati a noi, esprimono ancora quel mondo ignoto che ci esclude. L’amato ci dà segni di preferenza; ma poiché quei segni sono i medesimi che esprimono mondi di cui non facciamo parte, ogni preferenza di cui profittiamo traccia l’immagine del mondo possibile dove altri sarebbero o sono preferiti. La contraddizione dell’amore consiste in questo: i mezzi su cui contiamo per preservarci dalla gelosia sono gli stessi mezzi che alimentano questa gelosia, conferendole una specie di autonomia, d’indipendenza rispetto al nostro amore.
Gilles Deleuze, “Marcel Proust e i segni”



La malattia è il dottore a cui si dà più ascolto. Alla gentilezza ed alla saggezza noi facciamo soltanto delle promesse; al dolore, noi obbediamo.
Marcel Proust


Noi non siamo simili a costruzioni cui si possano aggiungere pietre dall’esterno, ma a piante che traggono dalla loro propria linfa il nodo successivo del loro fusto, il piano superiore del loro fogliame.
Marcel Proust




"I luoghi sono persone, ma persone immutabili che noi ritroviamo dopo molto tempo, stupiti di ritrovarle uguali... Perchè i luoghi mutano meno rapidamente degli uomini, per i quali la cortina di salici, il sentiero che sale o il mulinello d'acqua sotto il ponte son come le fotografie che rimangono in una casa,irriconoscibili per chi non ha conosciuto le persone che vi sono ritratte....E' un tesoro che può conservarsi in un solo scrigno: la memoria, e che può essere donato agli altri solo da qualcosa di prossimo alla illusione : la poesia."
Marcel Proust dal Jean Santeuil




Il solo vero viaggio,
l'unico bagno di giovinezza,
non consiste nell'andare
verso paesaggi sempre nuovi,
ma nell'avere cento occhi,
nel vedere l'universo con gli occhi di un altro,
anzi di cento altri:
e nel vedere così
i cento universi che ciascuno vede,
e che ciascuno è
Marcel Proust. “La prigioniera”

«Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l'universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è ».
Marcel Proust. “La prigioniera”

L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi
Marcel Proust

I nostri pensieri non sempre s'accordano con le nostre parole.
Marcel Proust

È il nostro notarli che mette degli oggetti in una stanza, la nostra abitudine che li toglie di nuovo e libera spazio per noi.
Marcel Proust

I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero.
La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli.
Marcel Proust


Sono essi i nevrotici e non altri, che hanno fondato le religioni e composto i capolavori. Mai il mondo saprà quello che deve loro, e soprattutto ciò che essi hanno sofferto per darglielo. Noi gustiamo le incantevoli musiche, i bei quadri, mille cose raffinate, ma non sappiamo ciò che esse sono costate a coloro che le inventarono, in insonnie, pianti, risa spasmodiche, orticarie, asme, epilessie, e in un'angoscia di morire, che è peggio di tutto quanto.
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, I Guermantes


Tutte le cose della vita che sono esistite un tempo tendono a ricrearsi.
Marcel Proust


Il ricordo delle cose passate non è necessariamente il ricordo di come siano state veramente.
Marcel Proust


“Troviamo di tutto nella nostra memoria: è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso.” 
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto


Qualsiasi essere amato – anzi, in una certa misura qualsiasi essere – è per noi simile a Giano: 
se ci abbandona, ci presenta la faccia che ci attira; se lo sappiamo a nostra perpetua disposizione, la faccia che ci annoia
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 1913/27


Calma non può esserci nell'amore, perché quel che si è ottenuto è sempre solo un punto nuovo di partenza per desiderare di più
Marcel Proust


"Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto uno strumento ottico da offrire al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso ."
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto - Il tempo ritrovato


Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un tragitto che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché essa è una visuale sulle cose.
Marcel Proust, dal libro “Alla ricerca del tempo perduto“


Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico: le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispirano lo restringono, e l'abitudine lo riempie.
Marcel Proust


Un'ora, non è solo un'ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto


Tutte le decisioni definitive sono prese in uno stato d'animo che non è destinato a durare.
 Marcel Proust


Se ora le dicevo ‘addio per sempre’ era perché volevo assolutamente che tornasse entro una settimana; se le dicevo ‘sarebbe pericoloso vederti’, era perché volevo rivederla; se le scrivevo: ‘hai avuto ragione, saremmo infelici insieme’, era perché vivere separato da lei mi pareva peggiore della morte.
 Marcel Proust

Lavoriamo continuamente per dare forma alla nostra vita, ma copiando nostro malgrado, come un disegno, i lineamenti della persona che siamo e non di quella che ci piacerebbe essere. 
Marcel Proust


E’ più facile rinunciare ad un sentimento che perdere un abitudine
Marcel Proust


Viviamo, di solito, con il nostro essere ridotto al minimo; la maggior parte delle nostre facoltà resta addormentata, riposando sull'abitudine, che sa quello che c'è da fare e non ha bisogno di loro [...] Noi non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio, ma gradualmente il nostro desiderio cambia
Marcel Proust


Noi non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio, ma gradualmente il nostro desiderio cambia. Marcel Proust


credo che sia una forma di autodifesa...


E' la regola del gioco. A volte questo porta a nuovi sogni da realizzare, a volte solo al crollo di progetti e al ridimensionamento dei nostri desideri. L'importante è non guardare a ciò che si lascia ma a ciò che ci si presenta da affrontare e viverlo come se fosse proprio ciò che stavamo aspettando.



Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore e' soltanto una specie di strumento ottico che e' offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.
Marcel Proust da "Il tempo ritrovato"

Il desiderio, muovendo sempre verso ciò che ci è più contrario, ci costringe ad amare quel che ci farà soffrire.
Marcel Proust


Si guarisce da una sofferenza solo a condizione di sperimentarla pienamente.
Marcel Proust


La sofferenza è una specie di bisogno dell’organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo
Marcel Proust


La felicità è benefica per il corpo, ma è il dolore che sviluppa i poteri della mente
Marcel Proust


Sono pienamente convinta di questo!!!!!
Il dolore è il motore che ci spinge a diventare nuovi....quando tocchi il fondo...è lì che avviene la trasformazione!!!


[...] Abbiamo bisogno anche della sofferenza, attraverso essa, accettandola, prendendo coscienza, solo cosi' potremo trasformarci e rinascere..!



...A volte, proprio nel momento in cui tutto ci sembra perduto, giunge il messaggio che ci può salvare: abbiamo bussato a porte che davano sul nulla, e nella sola per cui può entrare e che avremmo cercato invano cent’anni, urtiamo inavvertitamente. Ed essa, s’apre.
Marcel Proust


La realtà è il più abile dei nemici. Lancia i suoi attacchi contro quel punto del nostro cuore dove non ce li aspettavamo e dove non avevamo preparato difese. 
Marcel Proust


Ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue.
Marcel Proust. All'ombra delle fanciulle in fiore


Siccome le combinazioni diverse che ci uniscono a determinate persone non coincidono col periodo in cui le amiamo, ma sorpassandolo, possono prodursi prima che esso incominci e ripetersi dopo che è finito, così le prime apparizioni che fa nella nostra vita un essere destinato a piacerci più avanti, acquistano retrospettivamente ai nostri occhi il valore di un avvertimento, di un presagio. [...] Gl'interessi della nostra vita sono così molteplici, che non di rado, in una stessa circostanza, le basi di una felicità che ancora non esiste sono piantati accanto all'aggravarsi di un dispiacere di cui stiamo soffrendo.
Marcel Proust


L’amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore
Marcel Proust. La prigioniera


In amore non può esserci tranquillità, perché il vantaggio conquistato non è che un nuovo punto di partenza per nuovi desideri
Marcel Proust


E comprendo l'impossibilità contro cui urta l'amore. Noi ci figuriamo che esso abbia come oggetto un essere che può stare coricato davanti a noi, chiuso in un corpo. Ahimè!
L'amore è l'estensione di tale essere a tutti i punti dello spazio e del tempo che ha occupato e che occuperà. Se non possediamo il suo contatto con il tale luogo, con la tale ora, noi non lo possediamo.
Ma tutti quei punti non possiamo toccarli. Forse se ci venissero indicati, potremmo arrivare sino a essi; ma noi procediamo a tentoni senza trovarli. Di qui la diffidenza, la gelosia, le persecuzioni. Perdiamo un tempo prezioso su di una pista assurda, e passiamo senza accorgercene accanto alla verità.
Marcel Proust, La Prigioniera





"Ella mandò a prendere una di quelle focacce pienotte e corte chiamate «maddalenine», che paiono aver avuto per stampo la valva scanalata d'una conchiglia di San Giacomo. [...] Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. [...] Donde m'era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo ch'era legata al sapore del tè e della focaccia, ma lo sorpassava incommensurabilmente, non doveva essere della stessa natura. [...] E ad un tratto il ricordo m'è apparso. Quel sapore era quello del pezzetto di maddalena che la domenica mattina a Combray [...] la zia Léonie mi offriva dopo averlo bagnato nel suo infuso di tè o di tiglio."
Marcel Proust ,1871-1922, Alla ricerca del tempo perduto – La strada di Swann: Parte prima, Combray


PAURA DELL'ABBANDONO, DELLA SEPARAZIONE.
"La mia sola consolazione, quando salivo per coricarmi, era che la mamma venisse a darmi un bacio non appena fossi stato a letto. Ma quella buona notte era così di breve durata, ella ridiscendeva così presto, che il momento in cui la sentivo salire… era un momento per me doloroso… Qualche volta, quando dopo avermi baciato, ella apriva la porta per andarsene, volevo chiamarla indietro, dirle “dammi ancora un bacio”, ma sapevo che subito ella avrebbe fatto il viso scuro, giacché la concessione che faceva alla mia tristezza e alla mia agitazione, salendo ad abbracciarmi, portando quel bacio di pace, irritava mio padre (…)
Abbandonai ogni fierezza verso Albertine, le spedii un telegramma disperato che le chiedeva di tornare a qualsiasi condizione, che essa avrebbe potuto fare tutto quello che avesse voluto, che io chiedevo soltanto di poterla baciare per un minuto tre volte la settimana prima che prendesse sonno. E se lei avesse posto come condizione una volta sola, avrei accettato anche una volta".
Marcel Proust, Recherche


Uno degli episodi più famosi e significativi del libro, in cui il protagonista, dopo aver imbevuto nel tè una madeleine, ricorda come egli era solito mangiarne da piccolo la domenica mattina prima della messa.

"Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. "
Dalla parte di Swann - Marcel Proust (10 luglio 1871 – 18 novembre 1922)


“Le stazioni sono quei luoghi speciali che, sebbene in pratica non facciano corpo con la città, contengono l’essenza della sua personalità così come ne portano il nome su un cartello segnaletico”.
Proust, Dalla parte di Swann


L'amavo, e rimpiangevo di non aver avuto il tempo e l'ispirazione di offenderla, di farle del male
e costringerla a ricordarmi.
Marcel Proust, La strada di Swann


THEODOR ADORNO. La Recherche "romanzo della disillusione".
Il sociologo e musicologo tedesco Theodor Adorno (1903-1969), uno dei membri della celebre Scuola di Francoforte, vedeva in Proust e Joyce i capostipiti narrativi della "dissoluzione della coscienza in elementi disparati" e gli antesignani della "non-identità" intesa quale "dissoluzione storica dell'unità del soggetto".

Per Adorno, la Recherche è "il romanzo della disillusione".
Nel "Profilo di Walter Benjamin" egli scrive infatti:
"in Proust l'istanza della felicità tocca tutta la sua profondità
sotto il il greve peso del romanzo della disillusione"
Theodor Adorno


A Marcel Proust Adorno dedica il primo aforisma di Minima Moralia. Meditazioni della vita offesa, opera che da molti viene ritenuta il suo capolavoro.

In essa, lo studioso si schiera contro il tentativo totalitario della liquidazione della singolarità dell'individuo.


Per Marcel Proust.
Il figlio di genitori benestanti che, non conta se per talento o per debolezza, prende una professione, come si dice, intellettuale, quella dell’artista o dello studioso, si trova particolarmente a disagio tra coloro che portano il nome stomachevole di colleghi. Non solo gli si invidia la sua indipendenza, si diffida della serietà delle sue intenzioni, e si sospetta in lui un inviato segreto dei poteri costituiti. Questa diffidenza è bensì prova di risentimento, ma sarebbe, per lo più, giustificata. Ma le resistenze vere e proprie sono altrove. Anche l' attività spirituale è diventata, nel frattempo, “pratica”, un’azienda con rigida divisione del lavoro, branche e numerus clausus.

Chi è materialmente indipendente e la sceglie perché rifugge dall’ onta del guadagno, non sarà incline a riconoscere questo fatto. E per ciò sarà punito. Non è un professional: è considerato, nella gerarchia dei concorrenti, come un dilettante, indipendentemente dalla quantità delle sue conoscenze, e, se vuol fare carriera, deve battere, in ostinazione e chiusura mentale, anche lo specialista più bornè.

La sospensione della divisione del lavoro, a cui egli tende, e che la sua situazione economica gli consente, entro certi limiti, di realizzare, è particolarmente sospetta, in quanto tradisce la ripugnanza a sanzionare il tipo di lavoro imposto dalla società; e la competenza trionfante non tollera queste idiosincrasie.

La scompartimentazione dello spirito è un mezzo per liquidarlo dove non è esercitato ex officio, e un mezzo che funziona tanto più egregiamente in quanto colui che denuncia la divisione del lavoro (anche solo in quanto il suo lavoro gli procura piacere) scopre –dal punto di vista di quella – punti deboli che sono inseparabili dai momenti della sua superiorità. Così si provvede alla conservazione dell’ ordine: gli uni debbono collaborare perché altrimenti non potrebbero vivere, e quelli che potrebbero vivere altrimenti, vengono tenuti al bando perché non vogliono collaborare. E’ la vendetta della classe disertata dagli intellettuali indipendenti: le sue esigenze si impongono fatalmente proprio là dove il disertore cerca rifugio .

Theodor W. Adorno “Minima Moralia – Meditazioni sulla vita offesa “ . Primo aforisma.
http://www.marcelproust.it/proust/autori/adorno.htm





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