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martedì 11 febbraio 2014

Ailanto. Ailanthus altissima, in italiano albero del paradiso o ailanto, è una pianta decidua appartenente alla famiglia delle Simaroubaceae. È nativo della Cina nordoccidentale e centrale e di Taiwan ed è naturalizzato in Italia. Diversamente da altri membri del genere Ailanthus, è diffuso in climi temperati anziché tropicali. L'albero cresce rapidamente ed è capace di raggiungere altezze di 15 m in 25 anni, è però poco longevo.


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera:

Ailanthus altissima, in italiano albero del paradiso o ailanto, è una pianta decidua appartenente alla famiglia delle Simaroubaceae. È nativo della Cina nordoccidentale e centrale e di Taiwan ed è naturalizzato in Italia. Diversamente da altri membri del genere Ailanthus, è diffuso in climi temperati anziché tropicali. L'albero cresce rapidamente ed è capace di raggiungere altezze di 15 m in 25 anni, è però poco longevo.

Nella sua terra d'origine, la Cina, è detto, in Mandarino standard, chouchun (cinese: 臭椿, pinyin: 'chòuchūn'); qui l'albero del paradiso ha una lunga e ricca storia. È citato nel più antico dizionario cinese conosciuto e menzionata in innumerevoli testi di medicina cinesi per la sua riconosciuta abilità di curare mali che vanno dalle malattie mentali alla perdita dei capelli. Le radici, le foglie e la corteccia sono usate ancora oggi nella medicina tradizionale cinese, principalmente come astringenti. L'albero è stato estesamente coltivato sia in Cina che in altri paesi per l'allevamento del bombice dell'ailanto, una falena impiegata per la produzione della seta.

L'albero fu importato in Europa per la prima volta nel 1740 e negli Stati Uniti nel 1784. Fu uno dei primi alberi ad essere portato in Occidente in un'epoca in cui le cineserie dominavano le arti europee, e fu inizialmente presentato come una specie ornamentale di velocissima crescita. L'entusiasmo iniziale calò quando i giardinieri dovettero affrontare la sua capacità pollonante, la sua resistenza ad ogni tipo di ambiente e la sua tendenza a diffondersi spontaneamente. Proprio per i vantaggi della sua adattabilità e della grande velocità di crescita, l'ailanto venne largamente impiegato per le alberature stradali durante gran parte del XIX secolo, crescendo bene anche in situazioni difficili. In caso di terreni franosi e sterili da consolidare l'ailanto si è dimostrato prezioso e perciò è stato usato estesamente[1].

L'albero del paradiso è naturalizzato in molte zone d'Europa e degli Stati Uniti ed anche altre zone al di fuori del suo areale originario. In molte di queste è divenuta una specie invasiva grazie alla sua capacità di colonizzare rapidamente aree disturbate e soffocare i competitori con sostanze allelopatiche. In Australia, negli Stati Uniti D'America, in Nuova Zelanda e numerosi Paesi dell'Europa meridionale e dell'Europa orientale, è considerata una specie invasiva e quindi nociva per gli ambienti naturali. La sua eradicazione è difficile, perché l'albero ricaccia vigorosamente se tagliato; la lotta contro l'ailanto è necessaria dove esso entra in competizione con piante autoctone (in genere in aree già degradate dall'uomo), ma, naturalmente, non in altre situazioni, come nel caso di alberature cittadine o dove gli ambienti naturali non sono danneggiati dalla sua presenza.

L'albero del paradiso è un albero di medie dimensioni che raggiunge altezze di 17–27 m ed un diametro, all'altezza del petto, di 1 m.[2] La corteccia è liscia, grigio chiaro, spesso diviene ruvida, con screpolature marrone chiaro con l'avanzare dell'età dell'albero. Gli stecchi sono robusti, lisci poiché ricoperti superficialmente da peluria, e rossicci o castani nella colorazione. La corteccia ha lenticelle come anche cicatrici a forma di cuore delle foglie (cioè un segno lasciato sul ramo quando una foglia cade) con molti fasci di cicatrici (ovvero piccoli segni dove le venature delle foglie prima erano unite all'albero) intorno ai bordi. Le gemme hanno una fine pubescenza, forma a cupola e sono parzialmente nascoste dal picciolo, sebbene siano completamente visibili nella stagione latente nelle cavità delle cicatrici delle foglie. I rami hanno un colore che va dal grigio chiaro allo scuro, sono lisci, lucenti e hanno lenticelle in rilievo che diventano fessure con la crescita dell'albero. Le estremità dei rami diventano pendenti. Tutte le parti della pianta hanno un forte odore caratteristico che spesso è associato agli arachidi o agli anacardi.[3]

Le foglie hanno una composizione a pennate larghe, spaiate od ordinate e sono disposte alternatamente sullo stelo. Esse variano per dimensione dai 30 ai 90 cm in lunghezza e contengono 10-41 foglioline organizzate in coppie, con le foglie più larghe poste sui giovani germogli vigorosi. Il rachide è di colore verde-rossiccio chiaro con la base rigonfia. Le foglioline sono ovate-lanceolate con margini lisci, abbastanza asimmetriche e talvolta non direttamente opposte l'una all'altra. Ogni fogliolina è lunga dai 5 ai 18 cm e larga dai 2.5 ai 5 cm. Hanno l'estremità affusolata mentre le basi hanno da due a quattro denti, ognuno contenente una o più ghiandole sulla punta.[4] I lati superiori delle foglioline sono di colore verde scuro con venature verde chiaro, mentre i lati inferiori sono verde biancastro. I piccioli sono lunghi dai 5 ai 12 mm. Le basi lobate e le ghiandole la distinguono dalla specie simile del sommacco.

I fiori sono piccoli e si presentano in grandi infiorescenze che raggiungono la lunghezza massima di 50 cm fino all'ultimo nuovo germoglio. I fiori solitari variano in colore dal verde giallognolo al rossiccio, ognuno con cinque petali e sepali. I sepali sono a forma di tazza, lobati e uniti mentre i petali sono valvari (si toccano ai bordi senza sovrapporsi), bianchi e pelosi verso l'interno.[4]

http://it.wikipedia.org/wiki/Ailanthus_altissima


Götterbaum (Ailanthus altissima).jpg

venerdì 1 novembre 2013

martedì 2 ottobre 2012

Una volta un astronauta russo parlava con uno scienziato cristiano esperto del cervello "Io sono stato molte volte nello spazio ma non ho mai visto ne dio ne il paradiso ne angeli" e lo scienziato cristiano gli rispose "Io ho operato molte volte al cervello e non ho mai visto un pensiero"

Sono stato lassù: non ci sono marziani, non ci sono angeli, non c’è dio: siamo soli.
Yuri Gagarin, al rientro dal primo viaggio nello spazio


Una volta un astronauta russo parlava con uno scienziato cristiano esperto del cervello "Io sono stato molte volte nello spazio ma non ho mai visto ne dio ne il paradiso ne angeli" e lo scienziato cristiano gli rispose "Io ho operato molte volte al cervello e non ho mai visto un pensiero"
Jostein Gaarder, Il mondo di Sofia

http://musicasacra.forumfree.it/?t=10010901




I selvaggi, come tutti gli ignoranti, attribuiscono a qualche “spirito” tutti gli effetti dei quali, per la loro inesperienza, non riescono a rintracciare le vere cause. Chiedete a un selvaggio che cosa fa muovere il vostro orologio: vi risponderà: «Uno spirito». Chiedete ai nostri savi che cosa fa muovere l’universo: vi risponderanno: «Uno spirito».
Paul Thiry d’Holbach





Cervello: come prendono forma i pensieri.
I nostri pensieri prendono forma nel cervello fluttuando su onde elettriche generate da gruppi di neuroni che si accendono all'unisono: ogni gruppo neurale crea una differente fluttuazione che corrisponde a un pensiero, a un ricordo, a una percezione o a un comportamento.
Lo dimostra uno studio condotto dal team di Earl Miller del MIT e della Boston University (BU) pubblicato da 'Neuron', che fa un po' di luce su come l' attivita' dei neuroni forma i pensieri.
http://www.antikitera.net/news.asp?ID=12128









Le incredibili potenzialità della nostra mente su cui la scienza sta cominciando a studiare sempre più seriamente



Un filamento di materia oscura in 3D

L' Universo è come una ragnatela: una rete piena di nodi, gli ammassi galattici, connessi da tanti filamenti, costituiti per lo più di materia oscura. O almeno così se lo immaginano i ricercatori nelle loro teorie sull'evoluzione cosmica, avallate anche da simulazioni al computer. Ma se le stesse teorie sono confortate anche dalle osservazioni, allora vuol dire che gli astronomi sono davvero molto vicini a capire come è fatto l'Universo. La scoperta di uno di questi filamenti di materia oscura che connette gli ammassi galattici, visto per la prima volta in 3D, è una di quelle prove cui da tempo i ricercatori danno la caccia. Resa possibile grazie alle osservazioni del telescopio spaziale Hubble, del Naoj's Subaru telescope, del Canada-France-Hawaii telescope, combinati con i dati spettroscopici ottenuti grazie al Wm Keck observatory e il Gemini observatory.
In realtà, ad acciuffare l'invisibile, immortalando per la prima volta un filamento di materia oscura i ricercatori ci erano già riusciti. Lo aveva annunciato lo scorso luglio il team guidato da Jörg Dietrich della University Observatory Munich, che però si era limitato a tracciarne un ritratto bidimensionale. Ora invece, gli astronomi coordinati da Mathilde Jauzac del Laboratoire d'Astrophysique de Marseille (Francia) e della University of KwaZulu-Natal (Sud Africa) sono riusciti a catturare un filamento di materia oscura in 3D, eliminando così, precisano, molte delle limitazioni che si hanno nello studiare una struttura appiattita.
Per farlo gli scienziati sono ricorsi, in parte, alle tecniche già utilizzate dal team di Dietrich. Infatti, partendo dal principio per cui la materia oscura, per definizione, è invisibile, per vederla sono dovuti ricorrere alla tecnica delle lenti gravitazionali. Semplificando, si tratta di osservare indirettamente come un oggetto dotato di massa, e quindi di un campo gravitazionale, sia in grado di curvare la luce delle galassie circostanti. Rendendo così visibile alle strumentazioni un oggetto costituito di materia oscura, come i filamenti che intrecciano l'Universo, convertendo i valori di distorsioni luminosa in una mappa della massa dell'oggetto stesso.
Ma non tutti i punti sono adatti a trovare quello cui si da la caccia. Per vedere un filamento di materia oscura bisogna cercarlo proprio lì dove maggiori sono le probabilità di trovarlo. Secondo le previsioni teoriche, l'oggetto cercato in questo caso può trovarsi in prossimità degli ammassi galattici, lì dove si incontrano i filamenti di materia oscura. E tra i nodi della rete cosmica che permea l'Universo gli scienziati hanno identificato l'ammasso Macs J0717 (in crescita) come il candidato ideale per le loro ricerche.
Così, osservando con il telescopio Hubble l'ammasso galattico Macs J0717 e la luce delle galassie sulle sfondo con la tecnica delle lenti gravitazionali, è stato possibile rintracciare il filamento di materia oscura, dalle dimensioni giganti (lungo 60 milioni di anni luce). Ma non solo. Per aggiungere la tridimensionalità alle loro osservazioni i ricercatori hanno combinato immagini a colori e dati sulla posizione e sul movimento delle galassie immerse nel filamento, grazie alle misure delle loro velocità.
I risultati dello studio, che in settimana verrà pubblicato su Monthly notices of the royal astronomical society, oltre a confortare le teorie cosmiche, suggeriscono come, in base ai calcoli effettuati, questi filamenti di materia oscura possano contenere più massa di quanto creduto finora. Oltre la metà di quella presente nell'Universo.



domenica 12 febbraio 2012

Ignazio Silone. Il male da combattere non è quella triste astrazione che si chiama il Diavolo; il male è tutto ciò che impedisce a milioni di uomini di umanizzarsi. Anche noi ne siamo direttamente responsabili... Si salva l'uomo che supera il proprio egoismo d'individuo, di famiglia, di casta, e che libera la propria anima dall'idea di rassegnazione alla malvagità esistente.

Un asino di solito lavora fino a ventiquattro anni, un cavallo fino a quindici.
Ma l'uomo disgraziato lavora fino a settanta e più.
Perché Dio ha avuto pietà degli animali e non dell'uomo?
D'altronde, Lui ha il diritto di fare quello che gli pare.
Ignazio Silone, Il pane di casa



La libertà non è una cosa che si possa ricevere in regalo. Si può anche vivere in un paese di dittatura ed essere libero, a una semplice condizione, basta lottare contro la dittatura. L'uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore incorrotto è libero. L'uomo che lotta per ciò che egli ritiene giusto, è libero. Per contro si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi: malgrado l'assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi. Questo è il male, non bisogna implorare la propria libertà dagli altri. La libertà bisogna prendersela, ognuno la porzione che può.
Ignazio Silone, da Vino e pane


Se applichiamo il nostro sentimento al male che regna intorno a noi, non potremo rimanere inattivi e consolarci con l'attesa di un mondo ultraterreno. Il male da combattere non è quella triste astrazione che si chiama il Diavolo; il male è tutto ciò che impedisce a milioni di uomini di umanizzarsi. Anche noi ne siamo direttamente responsabili... Si salva l'uomo che supera il proprio egoismo d'individuo, di famiglia, di casta, e che libera la propria anima dall'idea di rassegnazione alla malvagità esistente. Cara Cristina, non bisogna essere ossessionati dall'idea di sicurezza, neppure della sicurezza delle proprie virtù: Vita spirituale e vita sicura, non stanno assieme. Per salvarsi bisogna rischiare
Ignazio Silone



La libertà [...] è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica
Ignazio Silone, Uscita di Sicurezza


Il primo punto sul quale vorrei attirare la vostra attenzione è la tendenza generale allo statalismo, per cui la democrazia volendo realizzare sé stessa, si autodivora. È una condanna, mi pare, alla quale difficilmente la democrazia può sottrarsi. Infatti, essa deve soccorrere le masse e gli stessi imprenditori in difficoltà e può farlo soltanto sovraccaricando le vecchie istituzioni liberali di un numero sempre più grande di funzioni sociali. Ne risulta ovunque un accrescimento di poteri di una specie e in una quantità tali che la democrazia politica non può in alcun modo controllare. La cosiddetta sovranità popolare si riduce in tal guisa ancor più a una finzione. Il bilancio dello stato assume proporzioni mostruose, indecifrabili per gli stessi specialisti. La sovranità reale passa alla burocrazia, che per definizione è anonima e irresponsabile, mentre i corpi legislativi fanno la figura di assemblee di chiacchieroni che si accapigliano su questioni secondarie. Alla decadenza della funzione legislativa corrisponde fatalmente la caduta del livello morale medio degli eletti. I deputati non si curano che della propria rielezione. Per poter servire i gruppi di pressione che la facilitano, essi stessi hanno bisogno della benevolenza dell'amministrazione. Le autonomie locali, i cosiddetti poteri intermedi, tutte le forme spontanee e tradizionali di vita sociale, deperiscono, oppure, se sopravvivono, sono svuotati di ogni contenuto. Ora l'egemonia di una amministrazione centralizzata è la premessa di ogni dittatura; anzi, è essa stessa già dittatura.
Ignazio Silone, La scuola dei dittatori


L'intelligenza può essere la porta, la via d'uscita dal finito, ma può anche essere un muro invalicabile che ci lascia al di qua nel tempo, nella clessidra che è il nostro corpo. "Ah come è miserabile un'intelligenza che non serve ad altro che a fabbricare alibi per far tacere la coscienza"
Ignazio Silone



Ho già detto in altra occasione che, se fosse stato in mio potere di cambiare le leggi mercantili della società letteraria, avrei amato passare la vita a scrivere e riscrivere sempre la stessa storia, nella speranza, se non altro, di finire col capirla e farla capire. Così nel medioevo vi erano dei monaci che trascorrevano l'esistenza a dipingere il Volto Santo, sempre il medesimo volto, che in realtà poi non era mai del tutto identico.
Ignazio Silone, L'avventura di un povero cristiano



"In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo.
Questo ognuno lo sa.
Poi viene il principe di Torlonia, padrone della terra.
Poi vengono le guardie del principe.
Poi vengono i cani delle guardie del principe.
Poi, nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi vengono i cafoni.
E si può dire ch’è finito. ”
Ignazio Silone, Fontamara, 1930




Un bel romanzo dove l'autore denuncia l'estrema povertà degli ultimi e la volontà di riscatto, segue un filone neorealista rileggerlo è sempre un piacere




Il barone Torlonia quel mentecatto che fece prosciugare il lago di Avezzano rendendo praticamente improduttiva quella che sarebbe potuta diventare la zona turistica più bella d'Italia e non mi stiano a raccontare le cazzate sulla riqualificazione del territorio sul riutilizzo industriale da parte delle multinazionali estere che poi sono scappate tutte lasciando in estrema povertà sìa le genti che la terra...


martedì 7 febbraio 2012

Vadim Zeland. Ricevendo e trasmettendo energia negativa vi create un vostro inferno personale. Ricevendo e trasmettendo energia positiva vi create un vostro paradiso personale

ॐ Open Your Mind ॐ
Ricevendo e trasmettendo energia negativa vi create un vostro inferno personale. Ricevendo e trasmettendo energia positiva vi create un vostro paradiso personale
Vadim Zeland
Giuliana Bugettil'importante è imparare il meccanismo per gestire il traffico, lo sapete che non è facile ? ah...

domenica 22 gennaio 2012

Alberto Moravia. Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia.

«Un romanzo nasce come un bambino. Non c’è un progetto, c’è solo un embrione.
Una frase, un ritmo, un’idea. Poi cresce da solo, va avanti, si modifica per strati successivi.
All’inizio non c’è niente […] È inutile cercare di definire la scrittura. Bisogna scrivere e basta.
Per l’artista scrivere significa creare un nuovo modo di sensibilità».
Alberto Moravia


Quando si agisce è segno che ci si aveva pensato prima: l'azione è come il verde di certe piante
che spunta appena sopra la terra, ma provate a tirare e vedrete che radici profonde.
Alberto Moravia


Perché il mondo oggi è congegnato
in modo che nessuno può fare quello che desidererebbe
e deve invece fare quello che gli altri desiderano
Alberto Moravia, "Il disprezzo"


Tu sei a te stessa il mondo intero, ivi compresa la mia modesta persona.
In questo mondo c'è una certa ingiustizia mischiata a varie adorazioni.
Sperare di introdurre in un mondo siffatto un'ombra di verità è fatica inutile.
Si può sperare soltanto che i tuoi sogni coincidano casualmente con la realtà.”
Alberto Moravia a Elsa Morante, fine degli anni ‘70
(da L’amata – Lettere di e a Elsa Morante)


"Non ha paura a mettere questo titolo scostante "La noia"? Lei ha chiamato un altro suo romanzo "Il disprezzo", "Gli indifferenti", sembra che vada cercando dei titoli proprio scostanti."

"Sono i titoli che prediligo, non perché siano scostanti, ma perché rappresentano il mondo moderno che spesso è "scostante" come lei dice. Del resto, la gente si annoia molto più di quanto non si creda, no? Molti anzi si annoiano senza saperlo, è proprio di questa noia inconsapevole che io voglio parlare nel mio libro, non della noia che può esser curata e può esser distratta con i divertimenti normali, è della noia, che in un certo senso, soggiace anche al divertimento nel mondo moderno."


"Il 28 novembre 1907 nasceva a Roma Alberto Moravia, uno dei più grandi scrittori italiani del secolo scorso. Mirella Serri, con Antonio Debenedetti, traccia il profilo intellettuale di Moravia (morto a Roma 26 settembre 1990) avvalendosi di alcuni filmati. Lo scrittore, intervistato da Enzo Siciliano, rivela i suoi gusti letterari. Apprendiamo così del suo amore per Dostoevskij, di cui si sente un epigono, e dell'incommensurabile superiorità da lui ascritta a Proust rispetto a Flaubert, colpevole di aver "ammazzato il romanzo". Moravia parla inoltre del suo debito nei confronti delle donne e del sesso che, nei suoi romanzi, diventa una "griglia" interpretativa atta a filtrare le dinamiche sociali e psicologiche dei protagonisti. Il filmato si conclude con le immagini dello scrittore in Africa, un paese amato per la prepotenza della natura, che, diversamente da quanto è accaduto in Europa, dove è stata ridotta a giardino, ha mantenuto la sua predominanza rispetto all'uomo. Il filmato è tratto da "Tempo Novecento", un programma televisivo ideato da Italo Moscati e condotto da Mirella Serri. Realizzato nel 1997, il programma, attingendo dall'archivio Rai, proponeva in ogni puntata il ritratto di uno dei protagonisti culturali della seconda metà del Novecento".
[Rai Educational con Rai Teche RSS] Pubblicato il 11 nov 2013
https://youtu.be/67MTDaFluWQ




Questo per dire che ci si abitua a tutto e che la guerra è proprio un'abitudine e che quello che ci cambia non sono i fatti straordinari che avvengono una volta tanto ma proprio quest'abitudine, che indica, appunto, che accettiamo quello che ci succede e non ci ribelliamo più.
Alberto Moravia, La Ciociara


"Quale debole sforzo basterebbe per essere sinceri, e come invece si faccia di tutto per andare nella direzione opposta.”
Gli indifferenti, Moravia



Quel giorno, mentre se ne andava passo passo lungo i marciapiedi affollati, lo colpì, guardando in terra alle centinaia di piedi scalpiccianti nella mota, la vanità del suo movimento: “Tutta questa gente” pensò, “sa dove va e cosa vuole, ha uno scopo, e per questo s’affretta, si tormenta, è triste, allegra, vive, io… io invece nulla… nessuno scopo… se non cammino sto seduto: fa lo stesso.” Non staccava gli occhi da terra: c’era veramente in tutti quei piedi che calpestavano il fango davanti a lui una sicurezza una fiducia che egli non aveva; guardava, e il disgusto che provava di se stesso aumentava; ecco, egli era dovunque così, sfaccendato, indifferente; questa strada piovosa era la sua vita stessa, percorsa senza fede e senza entusiasmo, con gli occhi affascinati dagli splendori fallaci delle pubblicità luminose.
Alberto Moravia, "Gli indifferenti"



Non mi sono mai piaciuti i tagli netti, le interruzioni repentine. 
Penso che le cose nella vita muoiono da sé, come sono nate, per noia, per indifferenza o anche per abitudine che è una forma di noia fedele; e mi piace di sentirle morire così, naturalmente, senza colpa mia o altrui, e pian piano vederle cedere il luogo ad altre.
Alberto Moravia



In principio, dunque, era la noia, volgarmente chiamata caos. Iddio, annoiatosi della noia, creò la terra, il cielo, l'acqua, gli animali, le piante, Adamo ed Eva; i quali ultimi, annoiandosi a loro volta del paradiso, mangiarono il frutto proibito. Iddio si annoiò di loro e li caccio dall'Eden. [...]
Alberto Moravia, “La noia”, 1960

I grandi imperi egiziani, babilonesi, persiani, greci e romani sorgevano dalla noia e crollavano nella noia; la noia del paganesimo suscitava il cristianesimo; la noia del cattolicesimo, il protestantesimo; la noia dell'Europa faceva scoprire l'America; la noia del feudalesimo provocava la rivoluzione francese; e quella del capitalismo, la rivoluzione russa. [...]
Alberto Moravia, “La noia”, 1960


La NOIA, per me, e propriamente una specie di INSUFFICIENZA  o INADEGUATEZZA o SCARSITA' DELLA REALTA'. 
Alberto Moravia, “La noia”, 1960

Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia.
Alberto Moravia


dei sentimenti non è così facile liberarsi come delle idee:
queste vanno e vengono, ma i sentimenti rimangono.
Alberto Moravia dal libro "La noia"



"Ciò che mi colpiva, soprattutto, era che non volevo far assolutamente niente, pur desiderando ardentemente fare qualche cosa. 
Qualsiasi cosa volessi fare mi si presentava accoppiata come un fratello siamese al suo fratello, al suo contrario che, parimenti, non volevo fare. 
Dunque, io sentivo che non volevo vedere gente ma neppure rimanere solo; che non volevo restare in casa ma neppure uscire; che non volevo viaggiare ma neppure continuare a vivere a Roma; che non volevo dipingere ma neppure non dipingere; che non volevo stare sveglio ma neppure dormire; che non volevo fare l'amore ma neppure non farlo; e così via."
Alberto Moravia, La noia




 E di quelli ci nutriamo...!

Una credenza conquistata con la ragione e con l’analisi della realtà è sufficientemente elastica per non scandalizzarsi mai. Se invece è ricevuta come tradizione, senza analisi delle ragioni, è un conformismo, e quindi si scandalizza.
Alberto Moravia



OCCORRE FAR DIVENTARE LA GUERRA UN TABÙ, COME NELLE NOSTRE CULTURE ERA CONSIDERATO UN TABÙ L’INCESTO. BASTA CON L’EPICA DEL DOLORE E CON IL FASCINO DELLA GUERRA! E’ comodo d’altro canto abituarsi alla guerra senza morti vicino, senza spari intorno, senza bombardamenti sopra di noi. Ma ciò che fa più paura non è tanto la teoria della guerra, bensì l’ideologia della guerra
Alberto Moravia


Quando si agisce è segno che ci si aveva pensato prima: 
l'azione è come il verde di certe piante che spunta appena sopra la terra, 
ma provate a tirare e vedrete che radici profonde
Alberto Moravia


Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia!
Alberto Moravia, Gli Indifferenti


«Gli altri si arrabattano con la furbizia, coi calcoli e con gli inganni, e alla fine, machiavellici come sono, si ritrovano tuttavia con un pugno di mosche. A me invece, che agisco sempre con sincerità e seguendo i miei migliori istinti, che odio l'inganno e il calcolo, a me, l'ingenuo, l'uomo che non sa vivere, tutto va di bene in meglio. Loro cercano di farsi largo a furia di imbrogli, e di malafede e non riescono ad uscire dal loro stato mediocre. Io invece, neppure mi curo di farmi avanti, bado soltanto a procurarmi degli amici, a creare dei legami di affetto, ad essere in buoni e veri rapporti con ogni persona che conosco, e mi ritrovo poi alla fine avvantaggiato, e quegli amici, quei legami d'affetto, quei rapporti, si rivelano come i migliori strumenti della mia fortuna. Tanto è vero che la migliore furbizia è non essere furbi.»
Alberto Moravia, Le ambizioni sbagliate, A. Mondadori, 1935.






io ho cambiato... lavoro, modo di parlare con le persone, gusti alimentari, gusti musicali, amici, casa, approccio alla vita, perttinatura (quello per necessità), mano con cui usare il mouse ... ora devo cambiare tutto il resto ...



che bello chiudere la porta e lasciare fuori tutto ciò che non ci piace






Penso che, a questo punto, sarà forse opportuno che io spenda QUALCHE PAROLA SULLA NOIA, un sentimento di cui mi accadrà di parlare spesso in queste pagine. Dunque, per quanto io mi spinga indietro negli anni con la memoria, RICORDO DI AVER SEMPRE SOFFERTO DELLA NOIA. Ma BISOGNA INTENDERSI SU QUESTA PAROLA. PER MOLTI LA NOIA È IL CONTRARIO DEL DIVERTIMENTO; e divertimento è distrazione, dimenticanza. PER ME, INVECE, LA NOIA NON È IL CONTRARIO DEL DIVERTIMENTO; POTREI DIRE, ANZI, ADDIRITTURA, CHE PER CERTI ASPETTI ESSA RASSOMIGLIA AL DIVERTIMENTO IN QUANTO, APPUNTO, PROVOCA DISTRAZIONE E DIMENTICANZA, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente UNA SPECIE DI INSUFFICIENZA O INADEGUATEZZA O SCARSITÀ DELLA REALTÀ. Per adoperare una metafora, LA REALTÀ, quando mi annoio, mi ha sempre fatto l’effetto sconcertante che fa una coperta troppo corta, ad un dormiente, in una notte d’inverno: la tira sui piedi e ha freddo al petto, la tira sul petto e ha freddo ai piedi; e così non riesce mai a prender sonno veramente. Oppure, altro paragone, la mia noia rassomiglia all’interruzione frequente e misteriosa della corrente elettrica in una casa: un momento tutto è chiaro ed evidente, qui sono le poltrone, li i divani, più in là gli armadi, le consolle, i quadri, i tendaggi, i tappeti, le finestre, le porte; UN MOMENTO DOPO NON C’È PIÙ CHE BUIO E VUOTO. Oppure, terzo paragone, la mia noia potrebbe essere definita una MALATTIA DEGLI OGGETTI, CONSISTENTE IN UN AVVIZZIMENTO O PERDITA DI VITALITÀ QUASI REPENTINA; come a vedere in pochi secondi, per trasformazioni successive e rapidissime, un fiore passare dal boccio all’appassimento e alla polvere. IL SENTIMENTO DELLA NOIA NASCE IN ME DA QUELLO DELL’ASSURDITÀ DI UNA REALTÀ, COME HO DETTO, INSUFFICIENTE OSSIA INCAPACE DI PERSUADERMI DELLA PROPRIA EFFETTIVA ESISTENZA. Per esempio, può accadermi di guardare con una certa attenzione un bicchiere. Finché mi dico che questo bicchiere è un recipiente di cristallo o di metallo fabbricato per metterci un liquido e portarlo alle labbra senza che si spanda, finché, cioè, sono in grado di rappresentarmi con convinzione il bicchiere, mi sembrerà di avere con esso un rapporto qualsiasi, sufficiente a farmi CREDERE ALLA SUA ESISTENZA E, IN LINEA SUBORDINATA, ANCHE ALLA MIA. Ma fate che il bicchiere avvizzisca e perda la sua vitalità al modo che ho detto, ossia che mi si palesi come qualche cosa di estraneo, col quale non ho alcun rapporto, cioè, in una parola, mi appaia come un oggetto assurdo, e allora da questa assurdità scaturirà LA NOIA la quale, in fin dei conti, è giunto il momento di dirlo, NON È CHE INCOMUNICABILITÀ e incapacità di uscirne. Ma questa noia, a sua volta, non mi farebbe soffrire tanto se non sapessi che, pur non avendo rapporti con il bicchiere, potrei forse averne, cioè che IL BICCHIERE ESISTE IN QUALCHE PARADISO SCONOSCIUTO NEL QUALE GLI OGGETTI NON CESSANO UN SOLO ISTANTE DI ESSERE OGGETTI. Dunque la noia, oltre alla incapacità di uscire da me stesso, è la consapevolezza teorica che potrei forse uscirne, grazie a non so quale miracolo.
[…]
Ho detto che MI SONO ANNOIATO SEMPRE; aggiungo che soltanto in tempi abbastanza recenti sono riuscito a capire con sufficiente chiarezza che cosa sia realmente la noia. Durante l'infanzia e poi anche durante l'adolescenza e la prima giovinezza, ho sofferto della noia senza spiegarmela, come coloro che soffrono di continui mal di testa ma non si decidono mai a interrogare un medico. Soprattutto quando ero bambino, la noia assumeva forme del tutto oscure a me stesso e agli altri, che io ero incapace di spiegare e che gli altri, nel caso mia madre, attribuivano a disturbi della salute o altre simili cause; un po' come il malumore dei bimbi più piccoli viene attribuito allo spuntare dei denti. MI AVVENIVA, IN QUEGLI ANNI, DI CESSARE IMPROVVISAMENTE DI GIOCARE E DI RESTARE ORE INTERE IMMOBILE, COME ATTONITO, SOPRAFFATTO IN REALTÀ DAL MALESSERE CHE MI ISPIRAVA QUELLO CHE HO CHIAMATO L'AVVIZZIMENTO DEGLI OGGETTI, OSSIA DALL'OSCURA CONSAPEVOLEZZA CHE TRA ME E LE COSE NON CI FOSSE ALCUN RAPPORTO. In quei momenti MIA MADRE ENTRAVA NELLA STANZA. VEDENDOMI MUTO, INERTE E PALLIDO PER LA SOFFERENZA, MI DOMANDAVA CHE COSA AVESSI, RISPONDEVO INVARIABILMENTE: "MI ANNOIO"; spiegando cosí, con una parola di significato chiaro e angusto, uno stato d'animo vasto e oscuro. Mia madre, allora, prendendo sul serio la mia affermazione, si chinava ad abbracciarmi poi mi prometteva di portarmi al cinema quel pomeriggio stesso, ossia MI PROPONEVA UN DIVERTIMENTO CHE COME SAPEVO ORMAI BENISSIMO, NON ERA IL CONTRARIO DELLA NOIA NÉ IL SUO RIMEDIO. E io, pur fingendo di accogliere con gioia la proposta, non potevo fare meno di provare quello stesso sentimento di noia, che mia madre pretendeva fugare, per le sue labbra che si posavano sulla mia fronte, per le sue braccia che mi circondavano le spalle, nonché per il cinema che lei mi faceva balenare come un miraggio davanti agli occhi. ANCHE CON LE SUE LABBRA, CON LE SUE BRACCIA CON IL CINEMA, INFATTI, IO NON AVEVO ALCUN RAPPORTO QUEL MOMENTO. Ma come avrei potuto spiegare a mia madre che IL SENTIMENTO DI NOIA DI CUI SOFFRIVO NON POTEVA ESSERE ALLEVIATO IN ALCUN MODO? Ho già notato che LA NOIA CONSISTE PRINCIPALMENTE NELL'INCOMUNICABILITÀ. Ora, NON POTENDO COMUNICARE CON MIA MADRE DALLA QUALE ERO SEPARATO COME DA QUALSIASI ALTRO OGGETTO, in certo modo ero costretto ad accettare il malinteso e a mentirle.

tratto da "La noia", di Alberto Moravia

Bob Marley. Tutte le Chiese ti dicono che morirai e andrai in Paradiso ma la Bibbia dice che il dono di Dio è la vita su questa terra.

Robert Nesta Marley (6 febbraio 1945 - 11 maggio 1981), meglio conosciuto come Bob Marley , è stato un cantante, chitarrista, cantautore dai ghetti di Giamaica. Egli è il più noto musicista reggae di tutti i tempi, famoso per aver reso popolare il genere fuori dalla Giamaica. Moltissime delle sue canzoni sono state una vera denuncia contro l'emarginazione dei poveri da parte del potere...

I soldi non sono importanti... Dio è importante, il cielo, l'aria sono importanti.
I soldi non sono nulla, servono solo a rendere l'uomo schiavo.
I soldi sono la radice di ogni male.
Sono stati creati per tenere la gente in catene, sono un sostituto della realtà
Bob Marley

Tutte le Chiese ti dicono che morirai e andrai in Paradiso ma la Bibbia dice che il dono di Dio è la vita su questa terra.
Bob Marley

Quando ti trovi davanti a due decisioni, lancia in aria una moneta. Non perché farà la scelta giusta al posto tuo, ma perché nell'esatto momento in cui la moneta è in aria, saprai improvvisamente in cosa stai sperando.
Bob Marley


«Io non ho pregiudizi contro me stesso. Mio padre era bianco e mia madre era nera. Mi chiamano mezza-casta, o qualcosa del genere. Ma io non parteggio per nessuno, né per l’uomo bianco né per l’uomo nero. Io sto dalla parte di Dio, colui che mi ha creato e che ha fatto in modo che io venissi generato sia dal nero che dal bianco.»
Bob Marley, Marley, documentario di Kevin Macdonald, 2012.





mercoledì 18 gennaio 2012

Jim Elliot. Il paradiso è un poliziotto inglese, un cuoco francese, un tecnico tedesco, un amante italiano: il tutto organizzato dagli svizzeri. L'inferno è un cuoco inglese, un tecnico francese, un poliziotto tedesco, un amante svizzero, e l'organizzazione affidata agli italiani.

Un uomo che non è passato attraverso l'inferno delle sue passioni non le ha superate.
Carl Gustav Jung

Nella seconda notte che seguì alla creazione del mio Dio una visione mi annunciò che avevo raggiunto il mondo infero. Mi trovo in un ambiente buio col soffitto a volta, il suolo è lastricato di pietre bagnate.
Nel mezzo si erge una colonna da cui penzolano corde e ganci [...].
Carl Gustav Jung, Libro Rosso (p. 288-a; 2010)

Il paradiso è un poliziotto inglese, un cuoco francese, un tecnico tedesco, un amante italiano: 
il tutto organizzato dagli svizzeri. L'inferno è un cuoco inglese, un tecnico francese, un poliziotto tedesco, un amante svizzero, e l'organizzazione affidata agli italiani. 
Jim Elliot

Pensateci, la religione attualmente convince la gente che c'è un uomo invisibile.
Che vive nel cielo e guarda quello che fai in ogni minuto di ogni giorno.
E l'uomo invisibile ha una lista speciale di 10 cose che non vuole che tu faccia.
Se farai anche solo una di queste cose ha pronto un posto speciale per te, pieni di fuoco e fiamme e fumo e tortura e angosce dove vivrai per sempre e soffrirai e brucerai e griderai fino alla fine dei tempi. Ma lui ti ama.
George Carlin. da Jammin in N«wYork, 1992

Inferno cristiano: fuoco. Inferno pagano: fuoco. Inferno maomettano: fuoco. Inferno indù: fiamme.
A credere alle religioni, dio è un rosticciere
Victor Hugo

Forse questo mondo è l'inferno di un altro pianeta
Thomas Huxley

Per l’uomo non c’è altro inferno che la stupidità o la malvagità dei suoi simili.
Marchese de Sade

L'intelligenza ognuno se la deve conquistare,
soltanto la stupidità si espande gratuitamente.
Erich Kästne

Il peggior crimine è la stupidità. Gli stupidi uccidono tutto ciò che non capiscono.
Davide Capelli

Dopo una lunga e coraggiosa vita, un valoroso samurai giunse nell'aldilà e fu destinato al paradiso. 
Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un'occhiata anche all'inferno. 
Un angelo lo accontentò. Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt'intorno, erano smunti, pallidi, lividi e scheletriti da far pietà. "Com'è possibile?" chiese il samurai alla sua guida. "Con tutto quel ben di Dio davanti!" "Ci sono posate per mangiare, solo che sono lunghe più di un metro e devono essere rigorosamente impugnate all'estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca" Il coraggioso samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto ai denti. Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso. Qui lo attendeva una sorpresa. Il paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno! Dentro l’immenso salone c’era un’infinita tavolata di gente seduta davanti ad un’identica sfilata di piatti deliziosi. Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca. C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia. “Ma com’è possibile?”, chiese stupito il coraggioso samurai. L’angelo sorrise: “All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché così si sono sempre comportati nella loro vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino”. Paradiso e inferno sono nelle tue mani. Oggi. 

La differenza tra un religioso e uno spirituale è che il primo crede nell'inferno, il secondo c'è già stato. Un religioso crede di essere nato nel peccato come essere impuro e imperfetto e che debba essere redento e quindi salvato, uno spirituale sa di essere nato assolutamente puro e perfetto e che deve solo ritrovare quella perfezione dimenticata e sepolta in lui
James Twyman


L'inferno non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Italo Calvino. Le città invisibili

‎"I peccatori bruceranno all'inferno per l'eternità", "E gli altri?", "Gli altri chi?".
Leo Ortolani

Sei così ipocrita che come l'ipocrisia ti avrà ucciso sarai all'inferno e ti crederai in paradiso.
Pier Paolo Pasolini

L'inferno potrebbe essere il luogo dove non c'è più speranza. 
Dove non ci sono vie d'uscita dalla sofferenza e dal dolore. 
Dove si resta intrappolati nei propri confini, senza vedere le proprie possibilità. 
Dove si vive in tenebre così fitte che nessuna luce potrà mai penetrarle. 
Kajsa Ingemarsson. Se potessi tornare indietro.


Il fatto di poter affermare con Sartre che "L'INFERNO SONO GLI ALTRI", pur AMMETTENDO CHE GLI ALTRI POSSONO ESSERE LA NOSTRA SALVEZZA, dimostra quanto SIAMO PROFONDAMENTE COINVOLTI NELLA VITA SOCIALE. I ricercatori che hanno esaminato le più potenti cause di stress che incidono sul sistema cardiovascolare sono giunti alla conclusione che I CONFLITTI E LE TENSIONI CON GLI ALTRI, MOLTO PIÙ CHE I RITMI DI LAVORO, LE PREOCCUPAZIONI FINANZIARIE O ALTRE DIFFICOLTÀ, "SONO DI GRAN LUNGA GLI EVENTI PIÙ STRESSANTI DELLA VITA QUOTIDIANA, in ragione dei loro effetti a breve e lungo termine sul benessere emotivo". La qualità delle relazioni con gli altri svolge da sempre un ruolo cruciale non soltanto per il benessere, ma anche per la sopravvivenza e il successo produttivo, al punto che L'INTERAZIONE SOCIALE È STATA ED È UNA DELLE INFLUENZE PIÙ PODEROSE SULL'EVOLUZIONE DEL CERVELLO UMANO. Una straordinaria dimostrazione di questo fatto è la nettissima CORRELAZIONE, EVIDENZIATA ORIGINARIAMENTE DEL PRIMATOLOGO ROBIN DUNBAR, CHE ESISTE TRA LE DIMENSIONI MEDIE DEI GRUPPI DI CIASCUNA SPECIE DI PRIMATI E LA PORZIONE DEL CERVELLO COSTITUITA DALLA NEOCORTECCIAQUANTO PIÙ GRANDE È IL GRUPPO DI APPARTENENZA, TANTO MAGGIORE È LA QUANTITÀ DI NEOCORTECCIA CHE SERVE PER AFFRONTARE LA VITA SOCIALE. I nostri antenati del Paleolitico erano soliti vivere in comunità più grandi rispetto ad altri primati, e di conseguenza la neocorteccia occupa una parte maggiore del nostro cervello. Poiché l'aumento della neocorteccia si è dimostrato fondamentale per la crescita del cervello umano, la relazione suggerisce che A FARCI DIVENTARE ANIMALI INTELLIGENTI POTREBBERO ESSERE STATE LE ESIGENZE DELLA VITA SOCIALE. (...) Ma se IL NOSTRO CERVELLO SI È SVILUPPATO IN UN ORGANO SOCIALE, METTENDOCI IN CONDIZIONE DI GESTIRE LE RELAZIONI CON GLI ALTRI, NON È CERTO PER OFFRIRCI UN SEMPLICE PASSATEMPO, ma per consentirci di assolvere l'importante COMPITO DI ORGANIZZARE CORRETTAMENTE LE NOSTRE RELAZIONI SOCIALI. E' per questo che prestiamo tanta attenzione ai rapporti con i nostri simili. DIVENTANDO I NOSTRI PIÙ ACERRIMI NEMICI O CONCORRENTI, GLI ALTRI POSSONO ESSERE L'INFERNO; MA QUANDO RAPPRESENTANO LA MIGLIORE FONTE DI COOPERAZIONE, CURA E SICUREZZA, POSSONO REGALARCI IL PARADISO.
Richard Wilkinson - Kate Pickett "La misura dell'anima"




L’uomo è un animale sociale” affermò Aristotele, sostenendo che la vita in società è più agevole per un essere umano. Sotto tutti gli aspetti perché il bisogno dell'altro è un bisogno psicofisico. Resta però il fatto che il principio primo dell'esistenza umana dovrebbe essere quello dell'individuazione del sè, sè che ci rende unici e, dovrebbe, individualmente in grado di tagliare il cordone ombelicale con l'altro. Fra questi due antipodi si snoda l'esistenza. Fra il bisogno di libertà e il bisogno di sentirsi parte di un tutto che dà sicurezza...Se riusciamo a conciliare questi due aspetti senza perdere autenticità potremo dire di aver avuto una vita "sana".....Agli altri, la nevrosi.



completamente d'accordo...bisogna evitare il più possibile persone negative e sgradevoli per il nostro benessere emotivo...della serie non è possibile andare d'accordo con tutti...alcuni soggetti possono procurarti danni irreversibili..




Credo che gli uomini e le donne non siano fatti per stare soli, che ormai è accertato anche scientificamente che le maggiori cause di stress sono i distacchi, gli abbandoni, tutto ciò che accade nella sfera dei sentimenti come gli abbandoni o le perdite. E certo qui si parla di un paradiso e di un inferno terrestri non dissimile poi a quelli spirituali comunque





Verissimo, da bambina in collegio dalle suore, ne ero,letteralmente terrorizzata, facevo le scale volando, perché ovunque c'erano,immagini di angeli e diavoli che si contendevano il cammino di vita dei fanciulli. Ancora ricordo nitidamente.




La vita è interdipendenza degli opposti. Com'è possibile un paradiso senza un inferno? 
ACCETTALI entrambi, allora la vita diverrà una sinfonia di opposti.



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