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sabato 1 febbraio 2014

Pablo Neruda. Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi: voglio che la luce e il frumento delle tue mani amate passino una volta ancora su di me la loro freschezza: sentire la soavità che cambiò il mio destino. Voglio che tu viva mentr’ io, addormentato, t’attendo, voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento, che fiuti l’aroma del mare che amammo uniti e che continui a calpestare l’arena che calpestammo. Voglio che ciò che amo continui a esser vivo e te amai e cantai sopra tutte le cose, per questo continua a fiorire, fiorita, perchè raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina, perchè la mia ombra passeggi per la tua chioma, perchè così conoscano la ragione del mio canto. Pablo Neruda

l 23 settembre 1973, dodici giorni dopo il sanguinoso colpo di stato militare fascista in Cile, muore Pablo Neruda, poeta, premio Nobel per la letteratura nel 1971.

Al funerale di Pablo Neruda

"La voce di tutti si levò in un canto e l’aria si riempì delle frasi proibite, gridando che el pueblo unido jamàs serà vencido, fronteggiando le armi che tremavano nelle mani dei soldati. Il corteo passò davanti a una costruzione e gli operai, gettando a terra i loro strumenti, si tolsero il casco e formarono una fila a testa bassa. Un uomo marciava con la camicia lacera ai polsini, senza gilé e con le scarpe rotte, recitando i versi più rivoluzionari del Poeta, con le lacrime che gli scendevano sulla faccia."
da La casa degli spiriti, Isabel Allende


Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi:
voglio che la luce e il frumento delle tue mani amate
passino una volta ancora su di me la loro freschezza:
sentire la soavità che cambiò il mio destino.
Voglio che tu viva mentr’ io, addormentato, t’attendo,
voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento,
che fiuti l’aroma del mare che amammo uniti
e che continui a calpestare l’arena che calpestammo.
Voglio che ciò che amo continui a esser vivo
e te amai e cantai sopra tutte le cose,
per questo continua a fiorire, fiorita,
perchè raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina,
perchè la mia ombra passeggi per la tua chioma,
perchè così conoscano la ragione del mio canto.
Pablo Neruda


Lasciate tranquilli quelli che nascono! Fate posto perché vivano! Non gli fate trovare tutto pensato, non gli leggete lo stesso libro, lasciate che scoprano l’aurora e che diano un nome ai loro baci.
Pablo Neruda

Ognuno ha una favola dentro, che non riesce a leggere da solo.
Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti.
Pablo Neruda

Potranno recidere tutti i fiori ma non potranno fermare la primavera
Pablo Neruda

Mio popolo, popolo mio, solleva il tuo destino! | Distruggi la prigione, apri i muri che ti rinchiudono! | Schiaccia il passo torvo del topo che comanda | dalla sua reggia: alza le tue lance all'aurora, | e lascia che nel più alto la tua stella irata | baleni e illumini le strade....
Pablo Neruda


“La timidezza è una condizione strana dell'anima, una categoria, una dimensione che si apre alla solitudine. È anche una sofferenza inseparabile, come se si avessero due epidermidi, e la seconda pelle interiore s'irritasse e contraesse di fronte alla vita. Fra le compagini umane, questa qualità o questo difetto fa parte di un insieme che costituisce nel tempo l'immortalità dell'essere.”
Pablo Neruda ( 12 luglio 1904 - 23 settembre 1973).



La speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio.
Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle
Sant'Agostino



Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco :
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
Dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
Il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove.
T'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno."
Pablo Neruda






Agostino Degas Ciao Ivano, ho visto che hai condiviso questo lungo link da INFORMAZIONE LIBERA dove c'è un FALSO aforisma attribuito a Pablo Neruda. La frase sbagliata è questa: "La speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” (Pablo Neruda). La frase giusta è questa : "La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle." (Sant'Agostino)
L'aforisma che sul web viene erroneamente attribuito a Neruda è scopiazzato, e pure in modo errato, dalla frase originale di Sant'Agostino. Sono più che convinto che Neruda non avrebbe mai commesso questo banalissimo errore. Riferendosi allo sdegno ed al coraggio, parole al maschile, si dice che sono FIGLIE ( al femminile) della speranza. E' chiaro , secondo me, che la frase attribuita erroneamente a Pablo Neruda è solo una bufala nata sul Web, una delle tantissime che girano...



"Ode al gatto" di Pablo Neruda
Gli animali furono imperfetti, lunghi di coda, plumbei di testa.Piano piano si misero in ordine, divennero paesaggio, acquistarono nèi, grazia. volo.
Il gatto,soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso:
nacque completamente rifinito, cammina solo e sa quello che vuole.

L'uomo vuol essere pesce e uccello, il serpente vorrebbe avere le ali, il cane è un leone spaesato, l'ingegnere vuol essere poeta, la mosca studia per rondine, il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto vuole essere solo gatto ed ogni gatto è gatto dai baffi alla coda, dal fiuto al topo vivo, dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.

Non c'è unità come la sua, non hanno la luna o il fiore una tale coesione: è una sola cosa come il sole o il topazio, e l'elastica linea del suo corpo, salda e sottile, è come la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli hanno lasciato una sola fessura per gettarvi le monete della notte.

Oh piccolo imperatore senz'orbe, conquistatore senza patria, minima tigre da salotto, nuziale sultano del cielo delle tegole erotiche, il vento dell'amore all'aria aperta reclami quando passi e posi quattro piedi delicati sul suolo, fiutando, diffidando di ogni cosa terrestre, perché tutto è immondo per l'immacolato piede del gatto.

Oh fiera indipendente della casa, arrogante vestigio della notte, neghittoso, ginnastico ed estraneo,profondissimo gatto,poliziotto segreto delle stanze, insegna di un irreperibile velluto, probabilmente non c'è enigma nel tuo contegno, forse sei mistero, tutti sanno di te ed appartieni all'abitante meno misterioso, forse tutti si credono padroni, proprietari, parenti di gatti, compagni, colleghi, discepoli o amici del proprio gatto.

Io no. Io non sono d'accordo. Io non conosco il gatto. So tutto, la vita e il suo arcipelago, il mare e la città incalcolabile, la botanica, il gineceo coi suoi peccati, il per e il meno della matematica, gl'imbuti vulcanici del mondo, il guscio irreale del coccodrillo, la bontà ignorata del pompiere, l'atavismo azzurro del sacerdote, ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta, numeri d'oro stanno nei suoi occhi.






 


Jill Bolte Taylor. Mentre i centri del linguaggio del mio emisfero sinistro, in via di guarigione, stavano riprendendo a funzionare, ho passato giornate intere a osservare come il mio narratore interno traesse conclusioni sulla base di una quantità minima di informazioni. Alla lunga le sue trovate mi sono sembrate piuttosto comiche, finché mi sono resa conto che lui si aspettava, sinceramente, che il resto del cervello credesse alle sue panzane! Ho imparato a prendere con le molle i drammi e le tragedie che questo narratore malevolo é così propenso a mettere in scena.

INFORMAZIONI SUBLIMINALI
L'essere umano é in grado di elaborare informazioni al di fuori del suo campo uditivo.
Per fare un esempio, i fischietti per cani sono stati abbinati ad una scossa elettrica per dimostrare il condizionamento classico.
Si soffia nel fischietto, somministrando la scossa; dopo un certo numero di di ripetizioni, soffiando nel fischietto la mano ha un sussulto che anticipa la scossa elettrica.
Benché elaborare una frequenza non equivalga ad elaborare informazioni linguistiche, la frequenza stessa può rivelarsi più importante di qualunque contenuto verbale.
Eldon Taylor, "Programmazione mentale"


RIMETTERE IL RE SUL TRONO
"Le memorie cellulari sono auto-intelligenti , hanno una loro personalità, una volontà propria di indipendenza in rapporto a voi, e, soprattutto, non vogliono obbedirvi è per questo che quando una intenzione del tipo "Ho una abitazione precaria, bisogna che trovi un appartamento più grande, più spazioso in un luogo più calmo", avete centinaia di memorie che dicono: "Non se ne parla! Noi restiamo qui". Allora immaginate un re che emani una legge e che nessuno sia d'accordo. Che cosa può fare? Può andare fuori dai piedi! Non avrà alcun effetto, nessuna autorità."
Danilo Perolio - "Acqua diamante e PMT"

Il lobo frontale è una porta che dobbiamo attraversare se scegliamo di spezzare il ciclo del pensare e agire, agire e pensare ripetitivamente. Se vogliamo liberarci dalla dipendenza emozionale a base chimica che ha il dominio sulla nostra vita dobbiamo imparare ad utilizzare questa meraviglia del nostro sviluppo evolutivo chiamato lobo frontale.
Joe Dispenza - "Evolvi il tuo cervello"


Questo libro é il resoconto cronologico del mio viaggio nell'abisso informe di una mente silenziosa.
Potete immaginarvi quanto fosse dolce la mia vita quando quelle cellule bisbetiche (sede del "narratore malevolo") se ne stavano zitte.
Jill Bolte Taylor - ''La scoperta del giardino della mente - Cosa ho imparato dal mio ictus cerebrale''


Fare attenzione al proprio dialogo interno, ne sono fermamente convinta,è di primaria importanza per la salute mentale. Giudicare il mugugno dentro di noi intollerabile, infatti, è a mio parere, il primo passo verso una profonda pace interiore.
La parte del mio cervello occupata da quel malevolo narratore, in fondo non è più grande di una nocciolina! Rendermene conto mi ha dato una forza incredibile.
Jill Bolte Taylor - ''La scoperta del giardino della mente - Cosa ho imparato dal mio ictus cerebrale''

L' 'io' che ero divenuta negli anni non era sopravvissuto alla catastrofe neurologica.
La dottoressa JiIl Bolte Taylor era morta quel mattino. Ma, allora 'chi' restava?
Senza un centro del linguaggio che mi dicesse "sono la dottoressa Jill Bolte Taylor, sono una neuroanatomista, abito a questo indirizzo e questo è il mio numero di telefono" non mi sentivo più obbligata a essere lei.
Jill Bolte Taylor. La scoperta del giardino della mente


Uno dei compiti dei centri del linguaggio dell'emisfero sinistro è di definire il nostro "io" dicendo:
"io sono". Nel suo chiacchiericcio il cervello ci racconta in continuazione la nostra vita in tutti i suoi particolari per permetterci di ricordarli. E' lì la dimora del nostro ego, che ci fornisce la consapevolezza interiore di come ci chiamiamo, che lavoro facciamo, dove viviamo. Senza queste cellule dimenticheremmo tutto sulla nostra vita e identità.
Jill Bolte Taylor - La scoperta del giardino della mente


In situazioni estreme, quando i rompiscatole della piccionaia del mio centro del linguaggio si rifiutano ostinatamente di darmi retta, uso la mia voce autentica per imporre loro limiti insindacabili.
Soltanto se sono abbastanza insistente determinata e attenta a quali circuiti negativi sono attivi nel cervello, le mie cellule capiscono in fretta che faccio sul serio e che voglio assolutamente che li spengano.
Jill Bolte Taylor. ''La scoperta del giardino della mente. Cosa ho imparato dal mio ictus cerebrale''


DEVASTAZIONI DA STRESS
E vitale per la nostra salute prestare la massima attenzione a quanto tempo siamo bloccati fra i circuiti della collera o negli abissi della disperazione.
Restarvi troppo a lungo può avere effetti devastanti sul nostro benessere fisico e mentale.
Jill Bolte Taylor - ''La scoperta del giardino della mente - Cosa ho imparato dal mio ictus cerebrale''


L'IMBARAZZANTE (MA FASCINOSA) SINTOMATOLOGIA DELLA LIBERAZIONE DALLO PSICOLOGICO (EGO).
Il vuoto che sentii aprirsi sempre di più nel mio cervello ferito era, non posso non riconoscerlo, di un fascino immenso. Accolsi con piacere lo spegnersi del continuo chiacchiericcio che mi teneva in rapporto con una quotidianità esterna che, in quel momento, mi appariva insignificante.
Jill Bolte Taylor. La scoperta del giardino della mente


Mentre i centri del linguaggio del mio emisfero sinistro, in via di guarigione, stavano riprendendo a funzionare, ho passato giornate intere a osservare come il mio narratore interno traesse conclusioni sulla base di una quantità minima di informazioni. Alla lunga le sue trovate mi sono sembrate piuttosto comiche, finché mi sono resa conto che lui si aspettava, sinceramente, che il resto del cervello credesse alle sue panzane! Ho imparato a prendere con le molle i drammi e le tragedie che questo narratore malevolo é così propenso a mettere in scena.
Jill Bolte Taylor. "La scoperta del giardino della mente - Cosa ho imparato dal mio ictus cerebrale"


L'uomo ha bisogno di un racconto interiore continuo, per conservare la sua identità, il suo sé.
Oliver Sacks. L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello


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