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lunedì 7 novembre 2016

Carlo Tenuta, Università di Padova. ‘“Lui prega di nascosto”. Letteratura e lato marrano’.

La psicoanalisi ci ha insegnato che i morti - i genitori morti, per esempio - possono ancora vivere per noi ed essere ancora più potenti, più spaventosi che da vivi. È questo il problema dei fantasmi.
Jacques Derrida


Si è anche preteso, recentemente, che la questione del marranismo fosse morta.
Non lo credo affatto. Ci sono ancora dei figli e delle figlie, che senza saperlo,
incarnano e metempsicotizzano i fantasmi ventriloqui dei propri antenati.
Jacques Derrida



Jacques Derrida, Breve storia della menzogna. Prolegomeni



"Ogni volta che si cede (che io cedo) alle proprie vanità,
ogni volta che si pensa e si vive «per apparire», si tradisce.
E ogni volta è sempre la gran disgrazia di voler apparire
che mi ha rimpicciolito dinanzi al vero.
Non è necessario offrirsi agli altri:
solo a coloro che si amano.
Perché in questo caso non ci si offre per apparire
ma soltanto per dare.
Veramente forte è colui che appare esclusivamente quando è necessario.
Andare sino in fondo significa saper serbare il proprio segreto".
Albert Camus, Taccuini



Ciò che hai scritto, non so perché, ma mi fa pensare al marrano descritto da Jacques Derrida che, invece, tradisce la propria fede non solo per salvarsi la pelle, ma per custodire il segreto di un'appartenenza culturale irriducibile, per conservare qualcosa del suo ebraismo.


"[...]  Parlando altrove, in relazione ai lavori di Y. Yovcl sulla cultura marrana, di questo affetto, mi sembrava di potervi riconoscere una sorta di parabola del "marrano" o di trascrizione del paradosso genealogico che lo caratterizza: condannato a scegliere fra due religioni che lo confondono e lo tormentano, il "marrano" rifiuta la trascendenza e sceglie di vivere un'ascesi intramondana, laica, razionale che lo porta verso un'ermeneutica costitutiva e un'etica delle liberazione. [...]"


25 Derrida 199lb
è il libro che introduce la tematica del sé scisso come ibrido migrante: 
"Mi sento tra l'altro europeo, significherebbe essere, con questa stessa dichiarazione, più o meno europeo? (...). Dipende dagli altri, in ogni caso, e da me tra loro, decidere." (p. 55). 
Aporie 1996, Io rintraccia in un precedente testo di ibrìdità — la Spagna Cattolica — e introduce il Marrano: "Se si chiama marrano, figuratamente, chiunque rimanga fedele ad un segreto che non ha scelto, nel luogo stesso in cui abita" (p. 70). 
Attraverso la grafica di questa figura (se non la logica della metafora) è possibile pensare che il discorso dominante, totalmente persuasivo, della critica di Derrida della metafisica occidentale, contenga segni (o almeno segnali) di una precedente identità nascosta dalla convenzione collettiva in risposta alla minaccia condivisa. [...]

"[...] l'alterità nell'identità. Il marrano rimane fedele a un segreto che non ha scelto presso il luogo dove soggiorna senza dire di no, ma senza identificarsi con esso. Egli porta nel segreto del proprio nome la continua distinzione dal luogo con il quale sembra identificarsi e rappresenta l'eccedenza, ossia l'impossibile congiunzione di ciò che è possibile e manifesto e del suo contrario. Il marrano è la figura dell'aporia. [...]"
Andrea Potestio
https://books.google.it/books?id=Bn7RElgwYK0C&pg=PA132&dq=Derrida+%22il+marrano%22&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwib7Obu9ZfQAhUEJ8AKHbaQAdEQ6AEIITAB#v=onepage&q=Derrida%20%22il%20marrano%22&f=false



Carlo Tenuta, Università di Padova.
TENUTA, Carlo. ‘“Lui prega di nascosto”. Letteratura e lato marrano’.
Ebrei migranti: le voci della diaspora, a cura  di Raniero Speelman, Monica Jansen e Silvia Gaiga.
ITALIANISTICA ULTRAIECTINA 7.
Utrecht: Igitur Publishing, 2012. ISBN 978‐90‐6701‐032‐0.
http://www.italianisticaultraiectina.org/publish/articles/000162/article.pdf


"Nel marrano lo stesso aspetto esteriore è traditore, dal momento che non lo si distingue più dai cristiani, rendendolo così irriconoscibile. Se non può venire identificato facilmente quanto l’ebreo che egli è stato, in ognuno potrà nascondersi un marrano [e i marrani] rivelano così quell’inquieta terra di nessuno che si estende tra l’ebraismo e [le altre cose], terra ignota all’interno della loro stessa separazione". (Solla 2008, 22‐23)



Si prenda ad esempio un lacerto di prosa di un novelliere dimenticato del primissimo Novecento ebraico‐italiano, Gino Racah: 
"Allora uno scoppio irrefrenabile di pianto scosse tutta la persona della vecchia infelice, che senza potersi alzare strinse la tefilà al petto e nascose la faccia nel venerabile drappo sabatico, quasi per rifugiarsi nel seno d’Israele; e pensò nell’angoscia convulsa dell’anima sua con invidia a coloro ch’eran morti e dormivano tranquilli laggiù nel piccolo cimitero della sua antica cheilà d’origine [...] sotto le pietre bianche, dov’erano incisi nella scrittura antica e famigliare le parole consolatrici che davano la quiete ai cuori più dolorosi. Di quel cimitero [...] che le ritornava al pensiero in quell’ora di sconforto supremo, di struggimento infinito come un porto sicuro, come un asilo inviolabile di pace". 
(Racah 1913, 242)


Il ritorno (questo ‘ritorno’) rompe un precedente silenzio: ecco che allora la condizione di questa anziana protagonista di Racah, intenta a celebrare segretamente, ‘intimamente’, Kippur, nella famiglia non‐ebrea cui la scelta del matrimonio del figlio l’aveva costretta, è di fatto la condizione del marrano:

"Certo era il Chippur!
[E] quando queste cose le venivano in mente, provava sempre uno stringimento di cuore per non conoscere i giorni delle feste mai. Ma questa volta lo sapeva, e ad un tratto [...] un pensiero l’assalì, una volontà la prese, quella di celebrare il giorno santo degnamente come si conveniva ad un’ebreaEra un pensiero assurdo, un desiderio pazzo ed irragionevole, benché la vecchia si proponesse di limitare strettamente alla sua persona la celebrazione, di farne cosa sua privata senza ostentazione, senza neanche farsi scorgere. (Racah 1913, 235)

La scelta – l’unica scelta possibile – per l’anziana protagonista della novella di Racah è quella di un dolorosissimo ripiegare su se stessa e soltanto su sé, nel tentativo di salvare ciò che è inscritto nella memoria più antica e profonda – ed è una memoria che rimanda sempre alle generazioni che il qui e l’ora hanno preceduto; una memoria che rimanda cioè ad un tempo dal corso diversamente ritmato, ad un tempo da trenodia:

l’anziana di Racah, avvilita per la derisione, piange irrefrenabilmente nascondendo infatti la faccia
nel venerabile drappo sabatico, quasi per rifugiarsi nel seno d’Israele
(Racah 1913, 242).


La sua [dell’ebreo] è un’essenza contradditoria [...].
L’ebreo, e molti di essi non sfuggono a questo movimento, manifesta un desiderio a doppio senso (“il controdesiderio del proprio desiderio”): vorrebbe cancellarsi in quanto ebreo protendendosi verso l’assimilazione per poi, spinto dal rimorso, recuperare l’ebreità rimossa e riaffermare la propria particolarità e determinazione umana. Questo è anche il motivo per cui non è sufficiente
“per cessare di essere ebrei, che ci si converta”.
(De Angelis 2006, 65)3




"Ho il gusto del segreto, il che ha certo a che fare con la non appartenenza; ho un misto di timore o terrore davanti a uno spazio politico, per esempio, a uno spazio pubblico che non dia spazio al segreto [...] L’appartenenza, il fatto di confessarla e di mettere in comune, che si tratti di famiglia, di nazione o di lingua, significa la perdita del segreto".
(Derrida 1990, 52‐53)


Per assomigliare a tutti gli altri, il marrano ‘marranicamente’ tace persino di essere un marrano:
la sua identità e la sua natura sono, come quella dell’opera letteraria, proprietà di chi di volta in volta intende possederla.  [...]



Dei “marrani di marrani” si ricorda Derrida, ancora, pensando all’ebreo Marx (e a Spinoza):

"E se per finire, suggerissimo l’idea che non solo Spinoza ma Marx stesso, Marx l’ontologista liberato, fosse un marrano? Una specie di immigrato clandestino, un ispano‐portoghese travestito da ebreo tedesco che avrebbe finto di convertirsi al Protestantesimo e persino di essere un po’ antisemita? Sarebbe un duro colpo. Si potrebbe aggiungere che gli stessi figli di Karl non sapevano niente.
E neanche le figlie. Il colpo supremo, l’eccesso abissale, il plus‐valore assoluto: dei marrani così ben nascosti, così ben criptati che neppure loro stessi hanno mai sospettato di esserlo!
O forse lo hanno dimenticato; l’hanno rimosso, negato, rinnegato.
Si sa che ciò succede anche ai “veri” marrani, a coloro che, essendo realmente, presentemente, attualmente, effettivamente, ontologicamente dei marrani, non sanno più di esserlo".
(Derrida 2008, 295)



NOTE
1 Canetti 1990, 1661.
2 “Teshuvah [...] è un’idea portante (dal verbo la‐shuv, ‘tornare’), tra le più forti dell’ebraismo:
‘la parola ebraica per pentimento, Teshuvah – come spiega Adam Steinsaltz –, ha tre diversi significati
che sono tuttavia in relazione fra loro. Prima di tutto significa ritorno, un tornare a Dio o alla fede
ebraica. In secondo luogo può significare voltarsi indietro o invertire direzione, scegliendo un altro
orientamento, un’altra direzione nella vita. Terzo significa risposta” (De Angelis, 2006, 77). La citazione in Steinsaltz 2000, 104‐106.
3 La citazione in Jankélévitch 1995, 7‐8, 85‐94.
4 Si veda Jankélévitch 1995, 86.
5 La citazione in Blanchot 1977, 405.
6 “Quella frase è mia. Adam Kasev non esiste. Avevo bisogno di lui solo per quella traccia.
Mi piacciono gli ex‐ergo ma devono essere precisi e non svelare al tempo stesso.
Una chiave, una rotta possibile che il lettore può seguire nel romanzo”, ricorda Scianna.


BIBLIOGRAFIA
Amichai, Yehuda. Poesie. Milano: Crocetti, 2001.

Bassani, Giorgio. Opere. Milano: Mondadori, 2001.

Blanchot, Maurice. L’infinito intrattenimento: scritti sull’”insensato gioco di scrivere”.
Torino: Einaudi, 1977.

Bloom, Harold. Kafka, Freud Scholem. Milano: Spirali, 1989.

Canetti, Elias. Opere (1973‐1987). Milano: Bompiani, 1990. 166

Celan, Paul. Microliti. Rovereto: Zandonai, 2010.

De Angelis, Luca. Qualcosa di più intimo. Aspetti della scrittura ebraica del Novecento italiano:
da Svevo a Bassani. Firenze: Giuntina, 2006.

Debenedetti, Giacomo. 16 ottobre 1943. Palermo: Sellerio, 1993.

Derrida, Jacques. Abramo l’altro. Napoli: Cronopio, 2005.

‐‐‐. Marx & Sons. Politica, spettralità, decostruzione. Milano‐Udine: Mimesis, 2008.

Derrida, Jacques & Maurizio Ferraris. Il gusto del segreto. Bari: Laterza, 1990.

Donno, Stefano, ‘Giorgio Scianna, Fai di te la notte’ [29.12.2007] Stefano donno –
http://stefanodonno.blogspot.com/2007/12/giorgio‐scianna‐fai‐di‐te‐la‐notte.html.

Geraci, Silvia. L’ultimo degli ebrei. Jacques Derrida e l’eredità di Abramo. Milano‐Udine: Mimesis, 2010.

Heymann, Fritz. Morte o battesimo. Una storia di marrani. Firenze: Giuntina, 2007.

Loewenthal, Elena. Scrivere di sé. Identità ebraiche allo specchio. Torino: Einaudi, 2007.

Jankélévitch, Vladimir. La coscienza ebraica. Firenze: Giuntina, 1995.

Jesi, Furio. L’esilio. Roma: Silva, 1970.

Racah, Gino. La vita e gli scritti di Gino Racah. Firenze: Giuntina, 1913.

Renda, Marilena. Bassani, Giorgio. Roma: Gaffi, 2010.

Scholem, Gershom. L’idea messianica nell’ebraismo e altri saggi sulla spiritualità ebraica. Milano: Adelphi, 2008.

Scianna, Giorgio. Fai di te la notte. Torino: Einaudi, 2007.

Solla, Gianluca. Marrani. Il debito segreto. Genova‐Milano: Marietti 1820, 2008.

Steinsaltz, Adam. La rosa dai tredici petali. Un incontro con la mistica ebraica. Firenze: Giuntina, 2000.

Vigevani, Alberto. L’esistenza. Tutte le poesie 1980‐1992. Torino: Einaudi, 2010

http://www.italianisticaultraiectina.org/publish/articles/000162/article.pdf


venerdì 19 luglio 2013

ESISTENZA SIGNIFICA ETIMOLOGICAMENTE "STARE DA", DAL LATINO "ĒX + SISTENTIA", CHE VUOL DIRE AVERE L'ESSERE DA UN ALTRO, ESTERNO A SÉ... L'esistenza è quindi per definizione APERTURA ALL'ALTRO-DA-NOI...NON C'E' ESISTENZA SENZA L'ALTRO...E in questo incontro con l'altro si entra nel Mistero dell'Esistenza e della Vita...E' l'altro che "apre"


Siamo generati all'"Esistenza", per esistere, per aprirci all'Essere.

ESISTENZA SIGNIFICA ETIMOLOGICAMENTE "STARE DA", DAL LATINO "ĒX + SISTENTIA", CHE VUOL DIRE AVERE L'ESSERE DA UN ALTRO, ESTERNO A SÉ... L'esistenza è quindi per definizione APERTURA ALL'ALTRO-DA-NOI...NON C'E' ESISTENZA SENZA L'ALTRO...E in questo incontro con l'altro si entra nel Mistero dell'Esistenza e della Vita...E' l'altro che "apre"...

giovedì 1 novembre 2012

ATTENZIONE: NON SIAMO ESSERI AUTODETERMINANTI L'essere umano non può definirsi da solo, l' IO esiste perché si confronta con un Tu, non ti puoi aggiustare da solo perché qualora il tuo cervello non funzionasse ti aggiusteresti male, ma siccome sei tu a giudicarti saresti sempre a posto secondo te. Un occhio non si vede da solo, un dente da solo non si morde, una mano da sola non si accarezza, un cervello da solo non si giudica, abbiamo bisogno dell'altro per conoscerci fino infondo. Una mente sana e lucida non si nega ad aprirsi, a mettersi in gioco, a fidarsi; siamo esseri relazionali, nati da una relazione e fatti per scoprire il meglio di sé nel dialogo e il confronto con l'altro




ATTENZIONE: NON SIAMO ESSERI AUTODETERMINANTI
L'essere umano non può definirsi da solo, l' IO esiste perché si confronta con un Tu, non ti puoi aggiustare da solo perché qualora il tuo cervello non funzionasse ti aggiusteresti male, ma siccome sei tu a giudicarti saresti sempre a posto secondo te
Un occhio non si vede da solo, un dente da solo non si morde, una mano da sola non si accarezza, un cervello da solo non si giudica, abbiamo bisogno dell'altro per conoscerci fino infondo. Una mente sana e lucida non si nega ad aprirsi, a mettersi in gioco, a fidarsi; siamo esseri relazionali, nati da una relazione e fatti per scoprire il meglio di sé nel dialogo e il confronto con l'altro.

lunedì 16 gennaio 2012

Conoscere è concedere agli altri di scendere in profondità...è consentire l'accesso al tuo "spazio" e non farsi invadere....significa aprire la porta e non farla sfondare rinunciando all'indipendenza...conoscere qualcuno...e farsi conoscere è qualcosa di intimo...


ATTENDO L'ETERNO ha condiviso la foto di JACK.


Conoscere è concedere agli altri di scendere in profondità...è consentire l'accesso al tuo "spazio" e non farsi invadere....significa aprire la porta e non farla sfondare rinunciando all'indipendenza...conoscere qualcuno...e farsi conoscere è qualcosa di intimo...
di: JACK

venerdì 6 gennaio 2012

Tiziano Terzani. Ciò che è fuori è anche dentro, e ciò che non è dentro non è da nessuna parte. Per questo viaggiare non serve; se uno non ha niente dentro non troverà mai niente fuori. E' inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé.


non sopporto le persone
con lo schema mentale della sottrazione
esempio
non ho questo
non ho quello
non mi ha detto questo
non mi ha dato quello
e passano la vita ad invidiare chi ha qualcosa
che loro non hanno.
personalmente coltivo il principio dell'addizione
ho questo + quello = me lo faccio bastare
con il desiderio di migliorarmi e di guardare chi
ha quello che non ho. con ammirazione
parafrasando Tiziano Terzani
le vere rivoluzioni possono essere solo. interiori.
tutto il resto è ' gossip ' ( .... )
Gina Farina


La natura è una grande maestra, Oriana, e bisogna ogni tanto tornarci a prendere lezione. Tornaci anche tu. Chiusa nella scatola di un appartamento dentro la scatola di un grattacielo, con dinanzi altri grattacieli pieni di gente inscatolata, finirai per sentirti sola davvero; sentirai la tua esistenza come un accidente e non come parte di un tutto molto, molto più grande di tutte le torri che hai davanti e di quelle che non ci sono più. Guarda un filo d’erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia. Ti saluto, Oriana e ti auguro di tutto cuore di trovare la pace. Perché se quella non è dentro di noi non sarà mai da nessuna parte. ”
Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra


Ciò che è fuori è anche dentro, e ciò che non è dentro non è da nessuna parte. Per questo viaggiare non serve; se uno non ha niente dentro non troverà mai niente fuori. E' inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé.
Tiziano Terzani



Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, inorridirsi, commuoversi, innamorarsi, stare con se stessi. Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.
Tiziano Terzani, un' altro giro di giostra


Mi piaceva pensare che i problemi dell'umanità potessero essere risolti un giorno da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia libera la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente.Ed è questo di cui avremmo bisogno oggi: pensare diversamente.
Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra


Facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene. 
Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi.
Tiziano Terzani


Solo se riusciremo a vedere l'universo come un tutt'uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo.
Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra


Guarda un filo d'erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia.
Tiziano Terzani


La vera conoscenza non viene dai libri, neppure da quelli sacri, ma dall'esperienza. Il miglior modo per capire la realtà è attraverso i sentimenti, l'intuizione, non attraverso l'intelletto. L'intelletto è limitato.
Tiziano Terzani


Questo mondo è una meraviglia. Non c'è niente da fare, è una meraviglia. E se riesci a sentirti parte di questa meraviglia – ma non tu, con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu, questa essenza di te, sente d'essere parte di questa meraviglia – ma che vuoi di più, che vuoi di più? Una macchina nuova? 
Tiziano Terzani,  La fine è il mio inizio 


‎I migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo senza chiedere nulla
Tiziano Terzani


Riuscire a staccarsi dalle cose del mondo vuol dire diventare indifferenti? o vuol dire solo non esserne schiavi?
Tiziano Terzani



Abbiamo sferrato uno spaventoso attacco contro ogni forma di vita sulla terra 
e questo massacro minaccia ora noi stessi. E' venuto il momento di riconoscerlo e di correre ai ripari.
Tiziano Terzani



Tiziano Terzani. L'ANIMA, SE ESISTE, FA LA FAME, È ASSETATA.
“Se OLTRE AL CORPO SIAMO QUALCOS'ALTRO, quel QUALCOSA non viene però nutrito bene, non viene annaffiato. Mentre I NOSTRI SENSI SONO CONTINUAMENTE RIMPINZATI DI TUTTO QUEL CHE POSSONO DESIDERARE - SUONI, ODORI, COSE DA VEDERE - L'ANIMA, SE ESISTE, FA LA FAME, È ASSETATA. Eppure - ognuno di noi lo sa per averlo provato - ci sono momenti, una scena di grande bellezza, una parola, un simbolo, in cui SENTIAMO L'ECO DI QUALCOSA CHE CI È FAMILIARE, ma che non ricordiamo. Sentiamo il BISBIGLIARE DI UNA VOCE A CUI VORREMMO PRESTARE ASCOLTO, ma dalla quale SIAMO PRESTO DISTRATTI. La verità? Ci sfiora, ma preferiamo non farci caso.
Tiziano Terzani



Il divino è ciò in cui gli opposti coesistono: tutto e il contrario di tutto; la bellezza e l'orrore; l'odio e l'amore. È tutto li. Non c'è dualità. I Rishi ebbero il coraggio di vedere il male come parte di Dio. Ma non sono stati gli unici. In India questa visione è solo più esplicita: Kali, la dea della distruzione, quella con la lingua che gronda di sangue e una collana di teschi attorno al collo, è anche la Madre dell'universo, appunto perchè non c'è creazione senza distruzione. La dualità è una nostra illusione. Siamo noi a voler distinguere fra felicità e infelicità, gioia e dolore, vita e morte, ma quella distinzione è falsa. La verità è che sono un tutt'uno. E poi: se la vita fosse tutto un letto di rose sarebbe una benedizione o una condanna? Forse una condanna, perchè se uno vive senza mai chiedersi perchè vive, spreca una grande occasione. E solo il dolore spinge a porsi la domanda.
Tiziano Terzani





mercoledì 23 novembre 2011

Meguel Benasayag. Legami.


"La questione del TUTTO é la questione del LEGAME
cioé A COSA PARTECIPO IN QUANTO PERSONA?
(...) Non possiamo limitarci a dare risposte generiche e astratte
perché la questione della ROTTURA DEI LEGAMI CON GLI ALTRI E L'AMBIENTE
é troppo seria per ricevere risposte evanescenti.
...
Non si può accettare che qualcuno dica semplicemente in modo egocentrico,
si sono legato al Tutto, e poi nella sua vita di tutti i giorni continuare a VIVERE IN MODO INDIVIDUALISTICO con solo un piccolo supplemento d'anima facendo yoga o meditazione!"

Meguel Benasayag

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