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Innanzitutto, dovresti avere il diritto di venire generato da un padre e una madre che si amino, durante un atto sessuale coronato dal reciproco orgasmo, affinché la tua anima e la tua carne abbiano come radice il piacere.
Dovresti avere il diritto di non essere considerato un incidente né un peso, bensì un individuo atteso e desiderato con tutta la forza dell’amore, come un frutto che deve dare un senso alla coppia, trasformandola in famiglia.
Dovresti avere il diritto di nascere con il sesso che la natura ti ha dato
(È sbagliato dire: ‘Aspettavamo un maschietto e invece è nata una femmina’ o viceversa.)
Dovresti avere il diritto di essere preso in considerazione fin dal primo mese della tua gestazione.
Sempre, in ogni momento, la donna gravida dovrebbe accettare di essere due organismi in via di separazione e non uno solo che si espande.
Nessuno può considerarti responsabile degli incidenti che potrebbero intervenire durante il parto.
Quello che avviene all’interno dell’utero non è mai colpa tua: per rancore nei confronti della vita, la madre non vuole partorire, e mediante il subconscio ti arrotola il cordone ombelicale attorno al collo e ti espelle non ancora formato, prima del tempo.
Non volendoti consegnare al mondo, in quanto sei divenuto un tentacolo pieno di potere, vieni trattenuto più a lungo dei nove mesi, e il liquido amniotico si sarà seccato bruciandoti la pelle; ti si fa ruotare fino a che saranno i piedi e non la testa a scivolare verso la vulva, i morti entrano nel loculo così, con i piedi in avanti; ti si fa ingrassare più del dovuto così non potrai passare dalla vagina e il parto gioioso verrà sostituito da un freddo cesareo che non è parto ma estirpazione di un tumore.
Rifiutandosi di accettare la creazione, la madre non collabora con i tuoi sforzi e chiede l’aiuto di un medico che ti schiaccia il cervello con il forcipe; poiché soffre della nevrosi da fallimento, ti fa nascere semiasfissiato, azzurrino, costringendoti a rappresentare la morte emozionale di chi ti ha generato…
Dovresti avere diritto a una profonda collaborazione: la madre deve voler partorire tanto quanto il bambino o la bambina vogliono nascere.
Lo sforzo sarà reciproco e ben equilibrato.
Dal momento in cui tale universo ti produce, è tuo diritto avere un padre protettivo che sia sempre presente durante la tua crescita.
Così come a una pianta assetata si dà l’acqua, quando manifesti un interesse hai il diritto che ti venga data la possibilità di realizzarlo, affinché tu ti possa sviluppare sulla strada che hai scelto.
Non sei venuto qui per realizzare il progetto personale degli adulti che ti impongono mete che non sono le tue, la principale felicità che ti offre la vita è consentirti di arrivare a te stesso.
Dovresti avere il diritto di possedere uno spazio dove isolarti per costruire il tuo mondo immaginario, per vedere quello che vuoi senza che i tuoi occhi vengano limitati da una moralità effimera, per ascoltare le idee che desideri, anche se sono contrarie a quelle della tua famiglia.
Sei venuto qui soltanto per realizzare te stesso, non sei venuto a occupare il posto di un morto, meriti di avere un nome che non sia quello di un parente scomparso prima della tua nascita: quando porti il nome di un defunto, è perché hanno innestato su di te un destino che non è il tuo, rubandoti la tua essenza.
Hai il pieno diritto di non venire paragonato a nessuno, nessun fratello nessuna sorella vale più o meno di te, l’amore esiste quando si riconoscono le differenze fondamentali.
Dovresti avere il diritto di venire escluso da ogni litigio famigliare, di non venire preso come testimone nelle discussioni, di non essere il ricettacolo dei problemi economici degli adulti, di crescere in un ambiente pervaso di fiducia e sicurezza.
Dovresti avere il diritto di venire educato da un padre e una madre che la pensano allo stesso modo, avendo appianato le loro divergenze nell’intimità.
Se divorziassero, dovresti avere il diritto di non essere costretto a guardare gli uomini con gli occhi risentiti di una madre né le donne con gli occhi risentiti di un padre.
Dovresti avere il diritto di non venire sradicato dal luogo in cui hai i tuoi amici, la tua scuola, i tuoi professori prediletti.
Dovresti avere il diritto di non venire criticato se scegli una strada che non rientra nei piani di chi ti ha generato; il diritto di amare chi desideri senza avere bisogno di un’approvazione; e quando ti sentirai capace di farlo, dovresti avere il diritto di lasciare il nido e andare a vivere la tua vita; di superare i tuoi genitori, di andare più avanti di loro, di realizzare quello che loro non hanno potuto fare, di vivere più a lungo di loro.
Infine, dovresti avere il diritto di scegliere il momento della tua morte senza che nessuno ti mantenga in vita contro la tua volontà.
La magia non è superstizione, la magia è la natura del mondo. Il mondo non è logico nè razionale, è magico, ed esiste un legame stretto tra tutto ciò che accade. Per questo ho intitolato il mio libro “La danza della realtà”, perchè tutti gli eventi sono connessi tra loro, sono uniti; il tempo non è lineare, gli effetti a volte si producono prima delle cause, alcune cose sono inspiegabili... Non siamo in grado di capire il settanta per cento del mondo, come lo scimpanzè non capisce il novanta per cento del mondo. Ci resta ancora molto da imparare. La realtà è miracolosa, è magica. Segue principi che non sono scientifici. La realtà non è scientifica.
Alejandro Jodorowsky
L’Ecclesiaste recita: Chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore. Ma io ti dico, soltanto chi conosce il dolore può avvicinarsi alla sapienza. Non posso dire di averla conseguita, sono soltanto una tappa nel cammino dello spirito che viaggia verso la fine del tempo. Chi sarò fra tre secoli? Che cosa? Da quali forme sarò veicolato? Fra dieci milioni di anni la mia coscienza avrà ancora bisogno di un corpo? Dovrò ancora usare i miei organi di senso? Fra centinaia di milioni di anni dividerò ancora l’unità del mondo in visioni, suoni, odori, sapori, immagini tattili? Sarò un individuo? Un essere collettivo? Quando avrò conosciuto l’universo intero, o gli universi, quando sarò giunto alla fine di tutti i tempi, quando l’espansione della materia si sarà fermata e insieme a lei avrò intrapreso la via del ritorno al punto di origine, mi dissolverò in esso? Mi trasformerò nel mistero che giace fuori dal tempo e dallo spazio? Scoprirò che il Creatore è una memoria senza presente e senza futuro? Tu bambino, io anziano, saremo soltanto ricordi, immagini astratte che non hanno mai sfiorato la realtà? Per te non esisto ancora, per me non esisti più, e quando si racconterà la nostra storia, chi la racconterà sarà soltanto una collana di parole che scivolano via da un mucchietto di cenere.”
Alejandro Jodorowsky, La danza della realtà
Compresi allora i soprusi che la mia famiglia mi aveva fatto subire. Vidi con esattezza la struttura dell'inganno. Mi attribuivano la colpa di ogni ferita che mi avevano inferto. Il boia non smette mai di proclamarsi vittima. Grazie a un abile sistema di negazioni, privandomi di ogni genere di informazione – e non sto parlando di informazione orale ma di esperienze per la maggior parre extraverbali – ero stato spogliato di ogni diritto, trattato come un mendicante senza terra al quale veniva offerto con bontà sdegnosa un frammento di vita. I miei genitori sapevano che cosa stavano commettendo? Assolutamente no. Senza volerlo, facevano a me quello che era stato fatto a loro. E così, reiterando di generazione in generazione i misfatti emozionali, l'albero di famiglia continuava ad accumulare una sofferenza che durava da parecchi secoli.
Alejandro Jodorowsky, La danza della realtà
E' meraviglioso essere bambini quando si è bambini ed è terribile che in tenera età qualcuno ci obblighi a comportarci da adulti.
È terribile anche essere bambini quando si è adulti.
Maturare significa mettere il bambino al suo posto, lasciarlo vivere dentro di noi non come un comandante ma come un seguace.
Alejandro Jodorowsky, La danza della realtà
Sono diventata adulta quando ho gestito dopo anni di analisi i tre stati dell Io dando al Genitore e al Bambino il loro giusto risalto...essere adulto è moderare tra le parti in conflitto
INFANZIA
Al principio il cielo e la terra erano talmente stretti l’uno contro l’altra che non lasciavano nessuno spazio tra essi, fino all’arrivo dell’essere cosciente che liberò l’uomo sollevando il firmamento. Vale a dire, stabilendo la differenza tra umanità e bestialità.
Sebbene in modo ingenuo. Mi ero reso conto che in quella realtà dove io, Pinocchio, mi sentivo un estraneo, tutto si collegava con tutto attraverso una fitta rete di sofferenza e di piacere. Non esistevano cause insignificanti, qualunque azione provocava effetti che si estendevano fino ai confini dello spazio e del tempo.
Si, il mondo era intessuto di sofferenze e di piacere; in ogni azione il male e il bene danzavano come una coppia di amanti.
Mettendomi nei panni di tutto ciò che non ero io, sentivo che tutto era cosciente, tutto era dotato di vita: quello che credevo fosse inanimato, era un’entità più lenta, e quello che credevo fosse invisibile era un’entità più rapida. Ogni coscienza possedeva una velocità diversa. Se sapevo adattarmi a tali velocità potevo stringere rapporti che mi avrebbero arricchito.
“Alendrajito, la bocca non è fatta per dire frasi aggressive, a ogni parola dura ti si secca un poco l’anima”.
La fame genera artisti.
“Solitudine è non saper stare con se stessi”.
L’Ecclesiaste recita: Chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore. Ma io ti dico, soltanto chi conosce il dolore può avvicinarsi alla sapienza. Non posso dire di averla conseguita, sono soltanto una tappa nel cammino dello spirito che viaggia verso la fine del tempo.
“… E così è l’anima che trasporta il nostro corpo, non sappiamo da dove viene né dove va, ma adesso, qui, le vogliamo bene e non desideriamo perderla, è un tesoro. Una coscienza misteriosa, infinitamente più grande della nostra, conosce l’origine e la fine ma non ce le può rivelare perché il nostro cervello non è abbastanza evoluto da comprenderlo.”
Ciascuna etnia viveva rinchiusa fra le pareti mentali piene di superbia che si era costruita.
“Te ne vai però rimani qui. Se i rami crescono tentando di occupare il cielo intero, le radici non abbandonano mai la terra dove sono nate”.
Avevo capito che ero cittadino del mondo dei miracoli.
Ero passato dagli insulti al silenzio. Erano meno dolorosi i primi.
GLI ANNI BUI
Davanti a me si aprivano soltanto due alternative: o diventavo un assassino di sogni come gli altri, oppure mi rinchiudevo nella mia mente trasformandola in una fortezza. Optai per la seconda scelta.
Si, prima di venire rifiutato, era meglio che fossi io a rifiutarli, isolandomi!
Troncare ogni rapporto con l’esterno era più conveniente per me, mi dava forza ma nello stesso tempo mi rendeva sterile. Avevo la sensazione di essere di troppo nel mondo.
Le sofferenze familiari, come gli anelli di una catena, si ripetono di generazione in generazione finché un discendente, in questo caso forse tu, acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione in una benedizione.
Avendo dimenticato che esisteva un cielo infinito, vivevo a testa bassa e il mio unico orizzonte era il rozzo marciapiede di cemento.
Mi sentivo come un’entità priva di scheletro cui erano state levate le stampelle.
La solitudine mi stringeva tutto il corpo, come la benda di una mummia. All’interno di quel bozzolo di tela corrosa io, sterile bruco, stavo agonizzando.
Se quei disegni misteriosi chiamati destino desideravano che io vivessi, per farlo prima dovevo nascere.
PRIMI ATTI
A volte, nella prostrazione più grande, quando ci sentiamo completamente abbandonati, quando meno ce lo aspettiamo appare un segno che ci indica la via da seguire. Chi osa avanzare al buio, anche se ha perso la speranza, alla fine trova una meta luminosa.
Dicendo “Attento, c’è un muro!” il Maestro intendeva che il discepolo, per distrazione, non lo vedeva. Forse confondeva la barriera con la realtà, facendo dei propri limiti mentali la natura del mondo.
Lascia che la percezione del mio corpo si facesse presente. Concentrai la mia attenzione sulle diverse parti dell’organismo. Mi resi conto di quello che sentivo. Ogni viscera, ogni membro, ogni regione del mio corpo aveva qualcosa da dirmi. All’inizio erano lamentele – mi accusavano di averli abbandonati, di non avere fiducia in loro -, seguite da euforiche dichiarazioni d’amore. Scoprii che le mie braccia, le gambe, le orecchie, la pelle, i muscoli, le ossa, i polmoni, gli intestini, l’intero corpo era impregnato di una immensa gioia di vivere.
Se il bambino nel deserto chiude la mano, per sé ottiene soltanto una manciata di sabbia, se apre la mano, può passarci l’intero deserto…
Tentai di materializzare l’astratto.
L’odio: cornucopia chiusa in un forziere di cui abbiamo perduto la chiave.
L’amore: strada dove le nostre impronte invece di seguirci ci precedono.
La poesia: escremento luminoso di un rospo che ha inghiottito una lucciola.
Il tradimento: persona priva di pelle che si muove saltellando da una pelle all’altra.
La gioia: fiume pieno di ippopotami che spalancano le fauci azzurrine per offrire i diamanti che hanno trovato scavando nel fango.
La fiducia: danza senza ombrello sotto una pioggia di pugnali.
La libertà: orizzonte che si stacca dall’oceano per volare formando labirinti.
La certezza: una foglia solitaria divenuta il rifugio di un bosco.
La tenerezza: vergine vestita di luce che cova un uovo violaceo.
Le immagini che ero in grado di creare potevano essere gioielli, ma il forziere in cui le conservavo, vale a dire la mia persona, era privo di valore.
… consideravo il cambiamento come un malcelato aspetto della morte.
“La spada che tutto trancia, non trancia te quando diventerai una spada”.
E ora quel bambino abusato abusava di me, cercando ogni pretesto per ripetere quello che lo aveva traumatizzato.
“Mi hanno disprezzato, mi hanno punito, allora adesso non faccio niente, non valgo niente, non ho il diritto di esistere”
Ogni idea, ogni sentimento, ogni desiderio, ogni bisogno arriva alla mia anima dicendo: “Sei Io!”. Sono entità usurpatrici. L’essere vuoto, potendo contenere l’universo, non sa chi sa, però vive, crea, ama.
L’ATTO POETICO
Ogni volta che in questo mondo pieno di violenza qualcuno mi tradisce, ricordo quelle due sorelle e mi consolo pensando che esistono anche creature sublimi.
Be’ forse non era stata soltanto la fortuna: con la mia diffidenza di bambino ferito avevo sviluppato il talento di schivare i colpi. Nel pugilato non vince soltanto chi picchia più forte, ma anche chi è più bravo a evitare le botte. Ho sempre rifuggito i contatti negativi per cercare amici che potessero essere miei maestri.
Mi resi conto che le mie lamentele erano dettate dall’egoismo. Mi lamentavo perché non volevo perdonare. Vale a dire, non volevo maturare, diventare adulto. E la strada del perdono mi obbligava a riconoscere che a modo suo tutta la famiglia, genitori, zii, nonni, erano le mie vittime. Avevo tradito le loro speranze, speranze che per me erano certo negative, assurde, ma per loro, per il loro livello di coscienza, legittime.
…
E soprattutto tu, grasso Isidoro, perdonami per non avere compreso la tua crudeltà: non sei mai cresciuto, sei sempre stato un gigantesco neonato.
L’immagine che abbiamo dell’altro non è l’altro, bensì una sua rappresentazione. Il mondo che ci viene imposto dai nostri sensi dipende dal nostro modi di vederlo. Per noi, in un certo senso, l’altro è quello che crediamo che sia.
E lì ebbi la prova che la poesia era un miracolo che poteva cambiare la visione del mondo. E cambiando la visione cambiava anche l’oggetto percepito.
Il miracolo è uno dei fili che intessono il mondo.
Mi sentivo vuoto. Non potevo scrivere, né pensare né sentire. Se mi avessero chiesto chi ero, la mia risposta sarebbe stata: “Sono uno specchio in frantumi”. Per ore, dormendo pochissimo, continuavo a incollare i frammenti.
… bisognava rispettare le parole dell’Ecclesiaste: “non c’è niente di meglio per l’uomo che mangiarr e bere e procurare gioia al suo cuore”.
Sulla porta era scritta una frase tratta da Il lupo della steppa, di Hesse: “Teatro magico. L’ingresso costa la ragione”.
Iniziammo col constatare che il linguaggio che ci era stato insegnato era veicolo di idee folli. Invece di pensare correttamente, pensavamo in modo contorto. Occorreva restituire ai concetti il loro vero senso. Passammo parecchio tempo a farlo.
Ricordo alcuni esempi:
Invece di “mai”: pochissime volte.
Invece di “sempre”: sovente.
“Infinito”: estensione ignota.
“Eternità” fine impensabile.
“Fallire”: cambiare attività.
“Mi ha deluso”: l’ho immaginato in modo errato.
“Io so”: io credo.
“Bello, brutto: mi piace, non mi piace.
“Sei fatto così”: ti percepisco così.
“Ciò che è mio”: ciò che ora possiedo.
“Morire”: cambiare forma. …
Poi abbiamo passato in rassegna le definizioni e siamo giunti alla conclusione che era assurdo definire affermando.
Invece era giusto definire negando.
“Felicità”: essere ogni giorno meno triste.
“Generosità”: essere meno egoista.
“Coraggio”: essere meno vigliacco.
“Forza”: essere meno debole. E così via.
Procedevamo in piena estasi poetica nell’umida penombra, quando un branco di cani inferociti si slanciò contro di noi emettendo terribili latrati.
…
Per non so quale ispirazione divina, a Lihn venne in mente di mettersi a latrare con maggior ferocia dei cani, mentre galoppava a perdifiato.
…
In un batter d’occhio da inseguito diventammo inseguitori.
…
Quell’avventura ci aveva fatto capire che identificandoci con le difficoltà potevamo renderle nostre alleate. Non bisogna opporre resistenza né fuggire dal problema ma entrare in esso, fare parte di esso, usarlo come elemento di liberazione.
L’atto poetico doveva essere sempre positivo, cercare la costruzione, non la distruzione.
L’errore è lecito se viene commesso una volta sola e con lo scopo sincero della ricerca della conoscenza.
Non si può guarire nessuno, si può soltanto insegnare a guarirsi da soli.
IL TEATRO COME RELIGIONE
… mi ero reso conto che il bambino non muore mai: ogni essere umano, se non ha portato a termine un certo lavoro spirituale, è un bambino travestito da adulto. E’ meraviglioso essere bambini quando si è bambini ed è terribile che in tenera età qualcuno ci obblighi a comportarci da adulti. E’ terribile anche essere bambini quando si è adulti. Maturare significa mettere il bambino al suo posto, lasciarlo vivere dentro di noi non come un comandante ma come un seguace. Lui ci apporta lo stupore quotidiano, la purezza nelle intenzioni, il gioco rigeneratore, ma non deve mai convertirsi in tiranno.
Più tardi compresi che tutte le malattie, perfino le più crudeli, erano un genere di spettacolo. Alla base c’era la protesta per una carenza affettiva e per il divieto di pronunciare qualunque parola o fare un gesto che rivelasse tale mancanza. Il non detto, il non espresso, il segreto, poteva addirittura trasformarsi in malattia. L’animo infantile, soffocato dai divieti, elimina le difese organiche per consentire l’ingresso al male, perché soltanto così avrà l’opportunità di esprimere la propria desolazione. La malattia è una metafora. E’ la protesta di un bambino trasformata in rappresentazione.
Ogni atto straordinario abbatte i muri della ragione. Distrugge la scala dei valori e costringe lo spettatore a giudicare da solo. Agisce come uno specchio: ciascuno si vede con i propri limiti. Eppure questi limiti, manifestandosi, possono suscitare un’improvvisa presa di coscienza. “Il mondo è come penso che sia. I mie mali derivano da una visione distorta. Se voglio guarire, non è il mondo che devo cercare di cambiare ma l’opinione che ho di esso”.
I miracoli sono paragonabili alle pietre: si trovano ovunque e offrono la loro bellezza, ma nessuno ne riconosce il valore. Viviamo in una realtà dove abbondano i prodigi, ma li vedono soltanto coloro che hanno sviluppato le proprie percezioni. Senza tale sensibilità tutto è banale, l’evento meraviglioso viene chiamato casualità e si cammina per il mondo senza avere in tasca quella chiave che si chiama gratitudine. Quando si verifica un fatto straordinario lo consideriamo un fenomeno naturale di cui approfittare come parassiti, senza dare niente in cambio. Invece il miracolo richiede uno scambio: ciò che i è stato dato devo farlo fruttificare per gli altri. Se non viviamo uniti agli altri non possiamo captare il portento. I miracoli non li provoca nessuno, vengono scoperti. Quando colui che credeva di essere cieco si toglie gli occhiali scuri, vede la luce. Questa oscurità è il carcere della ragione.
La finalità dell’arte è curare. Se l’arte non fa guarire, non è vera arte.
La realizzazione artistica era il risultato di scelte dettate dalla passione. Ci veniva offerta una torta: noi dovevamo soltanto vederla, prenderne una porzione e mangiarla. Era il biscotto di Alice: mangiandolo, o cresceva o rimpiccioliva. Così era la vita, l’arte, una faccenda di punti di vista e di scelte. E lo stesso succedeva anche in negativo. Lo spirito di autodistruzione offriva all’individuo un menù con tutte le malattie fisiche e mentali. L’individuo sceglieva il proprio male. Per curarlo, bisognava indagare su che cosa lo avesse spinto a scegliere quel problema e non un altro.
Ci sono mille modi per rompere un vaso, ma soltanto uno per costruirlo!
Ogni religione ha i suoi santi.
…
Le religioni si erano appropriate della santità. Essere santo significava rispettare i dogmi. Che cosa restava a noi che non avevamo nessuna bandiera teologica?
Quando vediamo lavorare sulla pista bellissimi cavalli, elefanti, cani, uccelli e ogni genere di animali feroci, comprendiamo che la coscienza non può domare la nostra bestialità attraverso la repressione ma dandole l’opportunità di compiere atti sublimi.
Dei dieci comandamenti
Uno soltanto fa per me:
essere libero come i venti
ma con la radice qui dov’è.
“Amico, ascolta, te lo dice uno che in un momento difficile ha perduto tutto e poi si è reso conto che grazie al dolore aveva trovato se stesso: non lasciarti spaventare da una falsa concezione del denaro. Guadagnalo sempre con attività che ti procurino piacere.
Flores insegnava loro che anche un uomo del popolo, nato in un’umile casa, poteva comportarsi come un principe.
Non siamo alla ricerca della perfezione ma dell’efficacia.
… il corpo di un attore inizia nel suo cuore, si estende al di là della pelle e finisce con le pareti del teatro.
“Lo stupido, quando non sa, crede di sapere. Il saggio, quando non sa, sa di non sapere. Ma quando il saggio sa, sa di sapere. Invece lo stupido quando sa, non sa di sapere”.
“La vita è una strada grigia: niente è mai del tutto cattivo, niente è mai del tutto buono” era un’altra delle sue frasi.
Ho scelto un nome che avesse quindici lettere perché è il numero della carta dei tarocchi: “Il Diavolo”, un potente simbolo della creatività. Il diavolo è il primo attore del dramma cosmico: imita Dio. Noi attori non siamo dèi ma diavoli.
…
Con il passare degli anni capii che il nome e il cognome racchiudono programmi mentali che sono come semi, da essi possono germogliare alberi da frutto o piante velenose.
Mi venne in mente una favola di Esopo: Arriva un moscerino e si posa sull’orecchio di un bue. Esclama: “sono arrivato!”. Il bue continua ad arare. Dopo un po’ il moscerino decide di andarsene. Esclama:”Me ne vado!”. Il bue continua ad arare.
Allora mi sono proposto di formare una compagnia di teatro muto, quindi ho iniziato a studiare il corpo, il suo rapporto con lo spazio e il modo con cui esprime le emozioni. Ho scoperto che tutte quante partivano dalla posizione fetale, la depressione intensa, l’autodifesa portata all’estremo, la fuga dal mondo, per arrivare a quello che chiamavo “l’euforico crocifisso”, la gioia di vivere espressa con il busto eretto e le braccia spalancate, come a voler abbracciare l’infinito. Fra queste due posizioni si svolgeva tutta la gamma delle emozioni umane, così come tra una bocca ermeticamente chiusa e una bocca spalancata al massimo si collocava tutto il linguaggio umano; così come tra una mano chiusa e una mano aperta si andava dall’egoismo alla generosità, dalla difesa all’abbandono. Il corpo era un libro vivo. Nel lato destro si esprimevano i legami con il padre e i suoi antenati. Nel lato sinistro i legami con la madre. Nei piedi c’era l’infanzia. Nelle ginocchia, l’espressione carismatica della sessualità virile. Nei fianchi, l’espressione del desiderio femminile. Nella nuca, la volontà. Nel mento, la vanità. Nell’inguine, il coraggio o la paura. Nel plesso solare, la gioia o la tristezza …
Scoprii che il rancore era un vincolo forte come l’amore.
Dobbiamo manifestare la conoscenza soltanto quando ce lo chiedono altrimenti dobbiamo tacere. Una cosa è dare, un’altra obbligare gli altri a ricevere. (...) Il vero maestro è invisibile: non possiede fiori, ne collane, ne anelli, ne foto, non ha scuola ne discepoli. Per il vero maestro, tutta l’umanità è sua discepola. Offre di nascosto beni e conoscenze che possano elevare il livello di coscienza dell’altro. Non ha bisogno di scuole, ne ambisce a essere un maestro. È un maestro perché ubbidisce a una volontà universale che gli è superiore.
Alejandro Jodorowsky
Il tempo dissolve il superfluo e conserva l'essenziale.
Alejandro Jodorowsky
Mi piace sviluppare la mia coscienza per capire perché sono vivo,
cos'è il mio corpo e cosa devo fare per cooperare con i disegni dell'universo.
Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili
e si crea false forme di condotta, plagiata da personalità importanti.
Mi piace rispettare gli altri,
non per via delle deviazioni narcisistiche della loro personalità,
ma per come si sono evolute interiormente.
Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio,
il cui cuore critica gli altri senza sosta,
la cui sessualità vive insoddisfatta,
il cui corpo s'intossica senza saper apprezzare di essere vivo.
Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
Mi piace invecchiare perché il tempo dissolve il superfluo e conserva l'essenziale.
Non mi piace la gente che per retaggi infantili trasforma le bugie in superstizioni.
Non mi piace che ci sia un papa che predica senza condividere la sua anima con una “papessa”.
Non mi piace che la religione sia nelle mani di uomini che disprezzano le donne.
Mi piace collaborare e non competere.
Mi piace scoprire in ogni essere quella gioia eterna che potremmo chiamare Dio interiore.
Non mi piace l'arte che serve solo a celebrare il suo esecutore.
Mi piace l'arte che serve per guarire.
Non mi piacciono le persone troppo stupide.
Mi piace tutto ciò che provoca il riso.
Mi piace affrontare, volontariamente, la mia sofferenza,
con l'obiettivo di espandere la mia coscienza.
Alejandro Jodorowsky
Le cose sono come sono.
Soffriamo perché le avevamo immaginate diversamente.
Alejandro Jodorowsky
… Perché siamo l'Amore, siamo la Visione.
Se vuoi trovarti, trovati dove non ci sono le tue parole,
né i tuoi sentimenti, né i tuoi Desidèri,
né l'Immagine di te che ti da lo Specchio.
Non nasciamo, né moriamo,
la Vita è un bagliore continuo,
nascere e morire sono le nostre Trasformazioni.
Tu sei colui che gioca e Danza.
Tu sei la Bellezza dei Sogni da realizzare.
Tu sei l'Anima che contiene il Tutto…
Alejandro Jodorowsky
L'unico modo per andare avanti
è di estrarre la voce dalla parola,
estrarre l'atto dall'intenzione,
l'amore dal possesso
e il desiderio dal suo oggetto immaginario,
perforare il tunnel della mente
perdere una e mille pelli,
distruggere il superfluo in una festa di fiamme,
lasciare che si consumino i volti parassiti,
non essere né questo né l'altro,
riunire i due poli in un solo cerchio,
cercare lo sguardo che si cela dietro lo sguardo
di occhio in occhio ascendere fino all'ultima coscienza
dove tutto ciò che è artificiale, innestato, tatuato, ricopiato
se lo porta via il vento in una nuvola di petali.
Alejandro Jodorowsky
Il primo passo non ti porta dove vuoi, ti toglie da dove sei.
Alejandro Jodorowsky
Gli uccelli nati in una gabbia pensano che volare sia una malattia.
Alejandro Jodorowsky
Io non sono d'accordo con quello che penso.
Sono d'accordo con quello che sento.
Alejandro Jodorowsky
È difficile che qualcuno ti spezzi il cuore generalmente sei tu che lo rompi mentre cerchi di metterlo a forza in un posto dove sai che non può stare.
Alejandro Jodorowsky
La gente desidera smettere di soffrire, è vero, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sue adorate sofferenze.
Alejandro Jodorowsky Prullansky
Psicomagia. Una terapia panica
Smetti di definirti.
Concediti tutte le possibilità di essere, cambia strada ogni volta che lo senti necessario.
Alejandro Jodorowsky
Tutto quello che diventerai, lo sei già.
Tutto quello che conoscerai, lo sai già.
Quello che cercherai, ti sta già cercando, è in te.
Alejandro Jodorowsky
«Lasciamo parlare il dio interiore che è in ognuno di noi.
Il tempio è il tuo corpo, e il sacerdote è il tuo cuore:
è da qui che deve partire ogni conoscenza».
Alejandro Jodorowsky
Nel nostro cuore nidificano pensieri impossibili da far conoscere a parole.
Ogni giorno, soffriamo l'insufficienza del linguaggio di fronte ai nostri sentimenti.
L’intelletto è un sacco pieno di parole che indicano solo ciò che non siamo.
Alejandro Jodorowsky
Colui che ha perso le parole anche d'amore deve parlare:
con l'indifferente occhio sommerso in un universo di carne
di pelle e di marmo, di ardenti chiome e onde fluviali,
di luminose labbra che nascondono spirali d'ombra,
nel centro del piacere che assassina gli dei
scavare come una bestia ferita fino a trovare l'anima.
Capire che l'Essere è qualcosa che si consuma,
un falò senza legna che fiamme lancia dal sogno.
Alejandro Jodorowsky
Per parlare con un prigioniero non fare resistenza:
entra nella sua cella,trasformati in specchio.
Lascia che si veda in te,perché lui non si vede mai ..
Alejandro Jodorowsky, All'ombra dell'I Ching
Non possiamo divenire ciò che siamo se non abbandoniamo i nostri fantasmi.
Discerniamo cosa è reale e ciò che invece è il prodotto delle nostre paure.
Alejandro Jodorowsky
Il mondo era crudele. Davanti a me si aprivano soltanto due alternative: o diventavo un assassino di sogni come gli altri, oppure mi rinchiudevo nella mia mente trasformandola in una fortezza. Optai per la seconda.
Alejandro Jodorowsky
Smetti di definirti.
Concediti tutte le possibilità di essere,
cambia strada ogni volta che lo senti necessario.
Alejandro Jodorowsky
Non dire tutto ciò che sai; non credere a tutto ciò che ascolti; non fare tutto ciò che puoi.
Mantieni dentro di te un giardino segreto.
Alejandro Jodorowsky
«Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio, il cui cuore critica gli altri senza sosta, la cui sessualità vive insoddisfatta, il cui corpo s’intossica senza saper apprezzare di essere vivo.Ogni secondo di vita è un regalo sublime».
Alejandro Jodorowsky
La parola “psiche”, anima in greco, significa anche “farfalla”.
Nasciamo con un bruco di anima, il nostro lavoro è dargli ali e volo.
Alejandro Jodorowsky
L'alunno mostra al maestro una poesia che recita così:
"Una farfalla: le strappo le ali e guarda, un peperoncino"!
La risposta del maestro non si fece attendere:
"No, no; non è così, permettimi che corregga la tua poesia:
"Un peperoncino: gli metto le ali e guarda, una farfalla"!
La lezione è chiara: l'atto poetico deve sempre essere positivo,
cercare la costruzione, non la distruzione.
Alejandro Jodorowsky
Dietro ogni malattia c’è il divieto di fare qualcosa che desideriamo oppure l’ordine di fare qualcosa che non desideriamo.
Ogni cura esige la disobbedienza a questo divieto
o a quest’ordine.
E per disobbedire è necessario abbandonare la
paura infantile di non essere amati; vale a dire di
essere abbandonati. Questa paura provoca una mancanza di coscienza: non ci si rende conto di quello che si è davvero, cercando di essere quello che gli altri si aspettano che noi siamo.
Se si persiste in questa attitudine, si trasforma la
propria bellezza interiore in malattia.
La salute si trova solo nell’autentico, non c’è bellezza senza
autenticità, ma per arrivare a quello che siamo
davvero dobbiamo eliminare quello che non siamo.
Essere quello che si è:
questa è la felicità più grande.
Alejandro Jodorowsky
Sintomo è la manifestazione fisica di qualcosa al quale ci opponiamo al nostro interno.
Se rifiutiamo di assumere consapevolmente un principio, questo principio si introduce nel nostro corpo e si manifesta sotto forma di sintomo. Quasi sempre ci si richiede di modificare un comportamento per correggere uno squilibrio e questo è buono per la nostra evoluzione perché ci obbliga ad agire. Noi siamo come i pazienti che chiedono al dottore di curare i sintomi, per non essere costretti a confrontarsi con la causa del male. Sarebbe molto meglio che lavorassimo su noi stessi.
Alejandro Jodorosky
Dobbiamo pensare che non siamo una generazione, ma varie generazioni, non siamo individui, siamo umanità... Dobbiamo capire che l'altro esiste e che quello che dai lo dai e basta.
Jodorowsky
Compresi allora i soprusi che la mia famiglia mi aveva fatto subire. Vidi con esattezza la struttura dell'inganno. Mi attribuivano la colpa di ogni ferita che mi avevano inferto. Il boia non smette mai di proclamarsi vittima. Grazie a un abile sistema di negazioni, privandomi di ogni genere di informazione – e non sto parlando di informazione orale ma di esperienze per la maggior parre extraverbali – ero stato spogliato di ogni diritto, trattato come un mendicante senza terra al quale veniva offerto con bontà sdegnosa un frammento di vita. I miei genitori sapevano che cosa stavano commettendo? Assolutamente no. Senza volerlo,facevano a me quello che era stato fatto a loro. E così, reiterando di generazione in generazione i misfatti emozionali, l'albero di famiglia continuava ad accumulare una sofferenza che durava da parecchi secoli.
Alejandro Jodorowsky, La danza della realtà
Le sofferenze familiari, come gli anelli di una catena, si ripetono di generazione in generazione finché un discendente acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione in una benedizione.
Anch'io ho sempre sentito dire così; ma chi ha emanato la maledizione alla prima generazione? Nessun uomo ha il potere di farlo. Vuol dire che un discendente abbandona questa mentalità del passato con coraggio e dà origine a generazioni future più felici.
Costellazioni familiari. Fino a quando non ci accorgiamo di questo e, spezziamo la catena. La migliore medicina e quello di rivolgersi "agli antenati" come fossero presenti e esprimere loro il perdono per le cose fatte sia positive che negative e mandarli via in pace perché tutto ormai è andato. Mi hanno detto che sarebbe opportuno cercare gli antenati fino alla 7 generazione, ricordarli e....lasciarli andare.
“I problemi che abbiamo sono solo quelli che desideriamo avere.
Siamo legati alle nostre difficoltà.”
Psicomagia, di Alejandro Jodorowksy, p.124
Due persone pregano
Il primo domanda:
Com' é possibile che io viva nell'angoscia e tu nella gioia, se entrambi preghiamo per lo stesso numero di ore?
L'altro risponde:
Perchè tu preghi sempre per chiedere e io prego solo per Ringraziare.
Alejandro Jodorowsky
Quando, a New York, stavo montando il mio film “La Montagna Sacra”,
ho avuto problemi di tutti i tipi e ogni notte inzuppavo di sudore sei o sette magliette.
Sono andato a trovare un saggio cinese che mi avevano consigliato.
Era poeta, gran maestro di tai-chi e medico.
Non appena mi ha visto, mi ha domandato:
“Qual'è il suo scopo nella vita?”.Sono rimasto frastornato, privo di risposta.
Lui ha continuato: “Se lei non mi dice qual'è il suo scopo nella vita, non posso curarla”.
Allora ho capito che se un' imbarcazione attraversa la vita senza un fine non arriva in nessun porto.
Ciò che fa sì che la vita non ci divori è avere uno scopo.
Quanto più elevato sarà, tanto più lontano ci porterà.
Come mistico ho un unico scopo: conoscere Dio.
Non il Dio di cui si parla dappertutto, ma quella cosa incredibile che muove l'universo.
Non solo: il mio scopo è dissolvermi tranquillamente in lui.
Questo è il mio fine...
Alejandro Jodorowsky, da “Lezioni per Mutanti” interviste con J. Esteban
Coloro che non riescono a staccarsi da un continuo monologo interiore, agiscono mentre contemporaneamente si guardano agire, parlano soltanto per ascoltarsi e si limitano ad una particella ristretta della propria mente.
Sono sordi e ciechi di fronte alla infinita estensione dell'Io essenziale e sono convinti di essere quello che credono di essere: ebbene, queste persone vivono nella miseria spirituale.
Alejandro Jodorowsky, Cabaret mistico
Ci viene inculcata l'idea che siamo colpevoli di essere quello che siamo per cui sprofondiamo in una dolorosa nevrosi da fallimento.
Alejandro Jodorowsky, Cabaret mistico
La strada per la felicità non è dritta.
Esistono curve chiamate Equivoci
Esistono semafori chiamati Amici,
Luci di precauzione chiamate Famiglia
E tutto si compie se hai:
Un cerchione di risposta chiamato Decisione
Un potente motore chiamato Amore
Una buona assicurazione chiamata Fede
E abbondante combustibile chiamato Pazienza.
Alejandro Jodorowsky
Il tempo dissolve il superfluo e conserva l’essenziale Alejandro Jodorowsky
Se si chiude la porta a tutti gli "Errori", anche la Verità resterà fuori.
"Tu stesso Sei la Porta ed anche il Guardiano che proibisce l'entrata."
Alejandro Jodorowsky
Smetti di definirti. Concediti tutte le possibilità di essere, cambia strada ogni volta che lo senti necessario.
Alejandro Jodorowsky
Ogni mente crede che i propri limiti siano reali.
Il rospo nel pozzo nega l'esistenza del mare.
Alejandro Jodorowsky
Gli uccelli nati in gabbia pensano che volare sia una malattia.
Alejandro Jodorowsky
Tutto triste, il camaleonte si rese conto che, per conoscere il suo vero colore, doveva posarsi sul vuoto.
Alejandro Jodorowsky, Il passo dell'oca
Questa è la vera libertà: essere capaci di uscire da se stessi, attraverso i limiti del piccolo mondo individuale per aprirsi all'universo.
Alejandro Jodorowsky da Psicomagia. Una terapia panica. Conversazioni con Gilles Farcet
Quello che fai al mondo, lo fai a te stesso, e quello che non dai al mondo, lo togli a te stesso. Se tengo per me la conoscenza, la sottraggo a me stesso... La conoscenza si riceve e si dà. Se non dai amore, lo stai togliendo a te stesso. Se comincio ad aiutare le persone, se mi do da fare per curare la gente, comincio a curare me stesso, capisci? Per essere terapista bisogna essere malato. La prima cosa da fare per curare se stessi è curare la gente. Il mondo sei tu e sono io. Il mondo non è nostro, è quello che siamo.
Alejandro Jodorowsky, nato il 17 febbraio 1929, con Sole in Acquario e Luna in Gemelli
Oggi stesso smetti di criticare il tuo corpo.
Accettalo com’è senza preoccuparti degli sguardi altrui.
Non ti amano perché sei bella.
Sei bella perché ti amano.
Alejandro Jodorwsky
La gente con un basso livello di coscienza è sempre alla ricerca di qualcuno che le dia conferma di quanto vale; le persone con un elevato livello di coscienza, invece, cercano qualcuno che sottolinei i loro difetti per superarli.
Alejandro Jodorowsky
La ricerca di conferme è sintomo di insicurezza personale se trovi qualcuno che te la aggrava....il problema del "basso" è suo non tuo...spetta a noi stessi riacquistare sicurezza e nn permettere mai a nessuno di sminuirci!
Che caratteristiche deve avere una persona per guarire qualcuno? (Javier Esteban - intervistatore) Non si guarisce qualcuno, si aiuta qualcuno a guarirsi. Chi vuole guarire un altro è un vanitoso. Neppure l'altro guarisce se stesso. E' Dio che lo guarisce. Credo che il motore di tutto ciò sia la bontà. Quando una persona sviluppa in sé il sentimento della bontà, percepisce i sentimenti dell'altro e fa quello che può per toglierlo dal male. Bisogna mettersi nei panni dell'altro e fare il possibile perchè l'altro scopra come curarsi. Per questo è necessario che l'altro aumenti il proprio livello di coscienza e cambi la propria visione delle cose. Tutti noi percepiamo la vita da un certo punto di vista, più o meno variabile. Quando cambiamo punto di vista, anche la nostra vita cambia.
Il terapista, per guarire, deve lasciar da parte la morale? (Javier Esteban - intervistatore)
Deve essere amorale, ma non immorale. L'immoralità rivela una malattia. Essere amorale per il terapista significa non giudicare. Come un medico: se un assassino è ferito, il chirurgo lo aiuta e gli sutura la ferita. Il terapista deve agire nello stesso modo. Deve lasciare da parte i pregiudizi, e a maggior ragione deve farlo un terapista che si basa sulla psicologia.
Alejandro Jodorowsky, da “Lezioni per Mutanti” Interviste con Javier Esteban
In realtà la maggior parte dei problemi che ci tormentano sono quelli che vogliamo avere. Siamo vincolati alle nostre difficoltà in quanto sono loro che formano la nostra identità, sono loro che ci permettono di definirci in quanto persone ...con un determinato carattere. La gente vuole smettere di soffrire ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, e desidera continuare a vivere in funzione dei suoi adorati problemi.
Alejandro Jodorowsky
La gente desidera smettere di soffrire, è vero, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sue adorate sofferenze.
Alejandro Jodorwsky
Che consigli daresti per vincere le paure di cui soffriamo?
Ogni caso è diverso dall'altro, ma ho sempre detto che bisogna esprimere le paure in forma psicomagica. Bisogna scoprire che cosa ci impaurisce e farlo. Se una persona teme di morire, le organizzo una funzione funebre, la seppellisco simbolicamente. Chi ha paura di essere povero, lo mando in un altra città a chiedere l'elemosina per un giorno. Faccio sì che si collochino sul limite di quello che temono. Che lo affrontino.
Georg Groddeck ha detto una cosa che mi è piaciuta molto: “hai paura di ciò che desideri”. Se una persona ha paura di essere omosessuale, lo mando abbigliato come un travestito in un bar per omosessuali.
Per sconfiggere la paura, bisogna far sì che entri nella tua vita in maniera concreta.
Alejandro Jodorowsky (da “Lezioni per Mutanti” interviste con J. Esteban
Alejandro Jodorowsky, da "Psicomagia"
[...] Sono passati alcuni anni dalla lettura di Psicomagia, ma credo che fossero quelle sugli esperimenti di psicodramma col pubblico e poi la sua capacità di evocare e trasmutare in forme dicibili i suoi mostri interiori. Le immagini erano particolarmente forti e, per me, angosciose. D'altra parte, come i suoi film.
Un rituale psicomagico:
concentratevi bene e immaginate di avere tra le mani una sfera trasparente, viva, che è l'anima del nostro pianeta, la Terra, la nostra madre sacra.
Accarezza la sfera con grande amore, tenerezza, affetto, apprezzamento, ammirazione e infinito rispetto.
Senti la sua malattia, il suo dolore.
Scivola con le tue mani sulla sua superficie invisibile, iniziando a ripulirla così di tutte le scorie che la ricoprono.
Pulisci le acque dall'inquinamento, la sua terra, il suo cielo.
Pulisci la sua pelle dalla malvagità dell'uomo, dall'egoismo, dalla dittatura, dalle religione trasformate in sette, dai vampiri delle multinazionali, dalle lobby farmaceutiche, da tutto quello che ritieni veleno per la società e per la terra.
Pulisci con i palmi e spazza via la fame, il razzismo, le guerre, la misoginia, ristabilisci l'equilibrio energetico della terra, bilancia il femminino sacro nella società.
Quando senti la sfera pulita e brillante, invia alla terra il potere della fertilità, della pace e dell'amore, fino a che vedrai fra le tue mani un Eden.
Danza con questa sfera luminosa e pulita fino a fondere il tuo mondo luminoso con te stesso, senti il tuo battito cardiaco unirsi al suo.
Il sogno sporco, pazzo che la società chiama realtà è finito, ora tu costruisci la tua realtà
Alejandro Jodorowsky
COME INVERTIRE LA ROTTA DELLE NOSTRE PAURE, SCIOGLIERE I NODI DEL MALESSERE, SFONDARE I MURI DELL'INCUBO? AGENDO, RISPONDE ALEJANDRÒ JODOROWSKY. COMPIENDO UN ATTO PARADOSSALE CHE SCUOTA L'IMMOBILITÀ PATOLOGICA DI CUI SIAMO PRIGIONIERI. Un atto dettato dalla voce dell'inconscio e tradotto nella surreale poesia di una quotidianità trasgressiva e onirica. JODOROWSKY ASCOLTA, INTERROGA, ESPLORA IL LABIRINTO EMOTIVO DEI SUOI INTERLOCUTORI E PAZIENTI. SENZA INTERPRETARE. SENZA FORZARE I SIGNIFICATI. Come un regista abituato alle meraviglie e allo stupore del teatro, RACCOGLIE DAI GESTI SOSPESI QUELLO CHE PUÒ RIAVVIARE L'AZIONE, RIACCENDERE LE LUCI DELLA SCENA. PRESE LE DISTANZE DALLA SICUMERA SCIENTIFICA DELLA PSICANALISI, JODOROWSKY PROPONE IL SEMPLICE ABBANDONO ALL"'ATTO PSICOMAGICO", la confidenza tra la profondità dell'esperienza e la complice, quasi omeopatica, adesione alle forme del proprio male. Guarire è, in questa "TERAPIA PANICA", una parola stonata. Imparare a essere felici, no.
Jodorowsky. Psicomagia.
Nella psicoanalisi tradizionale non si fa altro che tentare di decifrare e interpretare con il linguaggio corrente i messaggi inviati dall'inconscio.
Io agisco al contrario: invio messaggi all'inconscio utilizzando il linguaggio simbolico che gli è proprio. Nella psicomagia spetta all'inconscio decifrare l'informazione trasmessa dal cosciente.
Alejandro Jodorowsky
Sto lavorando a un libro di definizioni che si chiama “Intelectualmente correcto” (Intellettualmente corretto). Tutti pensiamo male e per questo abbiamo bisogno di cambiare alcuni concetti con altri. Ho cominciato con il cambiare le seguenti espressioni:
Mai con “assai poche volte”.
Sempre con “spesso”.
Ladro con “qualcuno che si è impadronito di una cosa altrui”.
Infinito con “estensione sconosciuta”.
Eterno con “fine impensabile”.
Sei il mio maestro con “mi insegni ad imparare da me stesso”.
Voglio fare con “sto facendo cose inutili”.
Voglio essere con “mi sottovaluto”.
Dammi con “permettimi di prendere”.
Imitami con “non ti rispetto”.
Mia moglie con “la persona con la quale condivido la vita”.
La mia opera con “ciò che ho ricevuto”.
Il mio con “ciò che adesso possiedo”.
Morire con “cambiare forma”.
Preparo questo libro ascoltando la gente parlare per strada, sto creando sentieri nel linguaggio. Sto anche elaborando definizioni che rompono con quelle esistenti. Tutte si definiscono tramite la loro negazione:
Felicità è: essere ogni giorno meno angosciato.
Decisione è: essere ogni giorno meno confuso.
Coraggio è: essere ogni giorno meno codardo.
Intelligenza è: essere sempre meno stupido.
In questo modo possiamo comprendere le cose in una maniera diversa. Ritengo che si debba lavorare sul linguaggio con questa modalità, perchè stiamo dirigendoci verso la catastrofe, semplicemente per mancanza di comprensione. Stiamo pensando male. Così, dobbiamo sostituire il nostro linguaggio:
Inizio con: continuazione di.
Bella giornata con: oggi mi sento bene.
Fallire con: cambiare attività.
So con: credo.
Sono colpevole con: sono responsabile.
Alejandro Jodorowsky (da "Lezioni per Mutanti" Interviste con Javier Esteban)
Il dolore si basa su quattro principi molto semplici.
Il primo principio è l’Io, che crea la malattia perché Io vuole essere Me
L'Io è la fonte del dolore perché ci conduce all’immobilità.
Il desiderio di possesso è il secondo principio su cui si basa il dolore.
Voler possedere non è amare. Amare l’altro significa essere contenti della sua esistenza e della sua realizzazione mentre volerlo possedere significa desiderare il suo annullamento, nel tentativo di incorporarlo in noi. Quando non possiamo soddisfare il nostro desiderio di possesso, subentra l’odio.
È il terzo principio. Distruggiamo quello che non possiamo possedere.
Lo distruggiamo o ci roviniamo. Aggrediamo.
Il quarto principio è la paura.
Dal momento in cui distruggiamo o siamo distrutti, abbiamo paura.
È la paura di dissolversi, di perdere l’“Io”.
Non c’è altro da aggiungere sul dolore
I Vangeli per guarire di Alejandro Jodorowsky
Mi piace rispettare gli altri per come si sono evoluti interiormente. Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio, il cui cuore critica gli altri senza sosta, la cui sessualità vive insoddisfatta, il cui corpo s'intossica senza saper apprezzare di essere vivo. Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
Alejandro Jodorowsky
La gente con un basso livello di coscienza è sempre alla ricerca di qualcuno che le dia conferma di quanto vale; le persone con un elevato livello di coscienza, invece, cercano qualcuno che sottolinei i loro difetti per superarli.
Alejandro Jodorowsky
sapete... mi viene in mente quella pubblicità che recita "perché io valgo"
...utilizzando il processo identificativo naturalmente... semo messi bene quindi...
chi si occupa di marketing sa quale è il livello di coscienza degli homo oeconomicus consumator stolten...
Viviamo in un mondo materialista costruito sul furto, la competizione, lo sfruttamento, l'egoismo... tutto è predisposto per impedire alla coscienza di svilupparsi, perchè la coscienza disturba, confonde. Il sistema scolastico mantiene i bambini a un livello distante dalla presa di coscienza, un livello che impedisce al mondo di cambiare. Esiste una evidente cospirazione che tende a mantenere il mondo così com'è, su fondamenta prive di morale. A sessant'anni, al tramonto della vita, gettiamo gli esseri umani nella pattumiera della società. Li abbiamo abituati da sempre a quest'idea e, accettandola, gli individui vivono accompagnati dall'angoscia di raggiungere questa età critica. Ci troviamo all'interno di una società criminale che distrugge l'essere: la cospirazione contro il risveglio.
Alejandro Jodorowsky
La verità non è in fondo al cammino ma è la somma delle azioni che si compiono per conquistarla.
Alejandro Jodorowsky
Non dite a nessuno le vostre pene, gli avvoltoi si avventano sugli animali feriti che sospirano
Alejandro Jodorowsky
Il dolore di gola "tampona" quando non è possibile comunicare le afflizioni. Lo stomaco "arde" quando le rabbie non riescono ad uscire. ... Il diabete "invade" quando la solitudine duole. Il corpo "ingrassa" quando l'insoddisfazione stringe. Il mal di testa "deprime" quando i dubbi aumentano. Il cuore "allenta" quando il senso della vita sembra finire. Il petto "stringe" quando l'orgoglio schiavizza. La pressione "sale" quando la paura imprigiona. Le nevrosi "paralizza" quando il bambino interno tiranneggia. La febbre "scalda" quando le difese sfruttano le frontiere dell'immunità. Le ginocchia "dolgono" quando il tuo orgoglio non si piega. Il cancro "ammazza" quando ti stanchi di vivere. Ed i tuoi dolori silenziosi? Come parlano nel tuo corpo? La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino. Mi sembra bello condividere questo messaggio: LA STRADA PER LA FELICITÀ NON È DRITTA. Esistono curve chiamate Equivoci, Esistono semafori chiamati Amici, Luci di precauzione chiamate Famiglia E tutto si compie se hai: Un cerchione di risposta chiamato Decisione Un potente motore chiamato Amore Una buona assicurazione chiamata Fede E abbondante combustibile chiamato Pazienza. Alejandro Jodorowsk
La Malattia è un conflitto fra la personalità e l'anima.
Il corpo grida quello che la bocca tace..
Il raffreddore “cola” quando il corpo non piange.
Il dolore di gola “tampona” quando non è possibile comunicare le afflizioni.
Lo stomaco “arde” quando le rabbie non riescono ad uscire.
Il diabete “invade” quando la solitudine duole.
Il corpo “ingrassa” quando l’insoddisfazione stringe.
Il mal di testa “deprime” quando i dubbi aumentano.
Il cuore “allenta” quando il senso della vita sembra finire.
Il petto “stringe” quando l’orgoglio schiavizza.
La pressione “sale” quando la paura imprigiona.
Le nevrosi “paralizza” quando il bambino interno tiranneggia.
La febbre “scalda” quando le difese sfruttano le frontiere dell’immunità.
Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega.
Il cancro “ammazza” quando ti stanchi di vivere.
Ed i tuoi dolori silenziosi? Come ti parlano attraverso il tuo corpo?
La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino.
ღღ pensieri di Alejandro Jodorowsky ღღ
a me la tosse dura anche 2 mesi secondo me è volere eliminare qualcosa che si ha dentro... qualcosa che da fastidio.... vi è arrivato il mio messaggio sulla mia esperienza con gli attacchi di panico?
Spiacente ma sul fatto che il tumore ti dica che stai sbagliando strada non sono d'accordo. Ho perso nonna e zia in 5 mesi per questa malattia e pensare che fossero nella strada sbagliata è una stupidata pazzesca. Spero che non ci creda nessuno.
E proprio cosi. Eliminare quello che ti fa star male.
POCO A POCO
Poco a poco stai entrando nella mia assenza
goccia a goccia riempendo la mia coppa vuota
là dove sono ombra non smetti di apparire
perché soltanto in te le cose si fanno reali.
Allontani l'assurdo e mi dai un senso;
ciò che ricordo di me è quello che sei,
giungo alle tue sponde come un mare invisibile.
Alejandro Jodorowsky
Mi piace sviluppare la mia coscienza per capire perché sono vivo, cos'è il mio corpo e cosa devo fare per cooperare con i disegni dell'universo.
Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili e si crea false forme di condotta, plagiata da personalità importanti.
Mi piace rispettare gli altri, non per via delle deviazioni narcisistiche della loro personalità, ma per come si sono evolute interiormente.
Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio, il cui cuore critica gli altri senza sosta, la cui sessualità vive insoddisfatta, il cui corpo s'intossica senza saper apprezzare di essere vivo.
Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
Mi piace invecchiare perché il tempo dissolve il superfluo e conserva l'essenziale.
Non mi piace la gente che per retaggi infantili trasforma le bugie in superstizioni.
Non mi piace che ci sia un papa che predica senza condividere la sua anima con una "papessa".
Non mi piace che la religione sia nelle mani di uomini che disprezzano le donne.
Mi piace collaborare e non competere.
Mi piace scoprire in ogni essere quella gioia eterna che potremmo chiamare Dio interiore.
Non mi piace l'arte che serve solo a celebrare il suo esecutore.
Mi piace l'arte che serve per guarire.
Non mi piacciono le persone troppo stupide.
Mi piace tutto ciò che provoca il riso.
Mi piace affrontare, volontariamente, la mia sofferenza, con l'obiettivo di espandere la mia coscienza.
Alejandro Jodorowsky
Due discepoli chiacchieravano.
<<Il mio maestro attraversa il fiume camminando sulle acque. Il tuo è capace di fare miracoli come il mio?>> chiese il primo, con aria di superiorità, al secondo.
Questi gli rispose umilmente:
<<Il miracolo più grande che fa il mio maestro è di non farli.>>
Alejandro Jodorowsky, Il dito e la luna (Racconti zen, haiku, koan)
Cerca nel giornale tutti i giorni una buona notizia. È difficile trovarla.
Però, in mezzo agli avvenimenti nefasti, ce n’è sempre una, anche se impercettibile.
Si è scoperta una nuova razza di uccelli, le comete trasportano vita, o un bambino che è caduto dal quinto piano senza farsi male; che la figlia di un presidente tentò di suicidarsi nell’oceano e fu salvata da un operaio del quale si innamorò e si sposarono; che i giovani poeti cileni bombardarono, con 300.000 poesie scagliate da un elicottero, La Moneda, dove fu eliminato Allende, etc.
Alejandro Jodorowsky, 10 Ricette per essere felici
Anche se hai una famiglia numerosa, autorizzati ad avere un territorio personale dove nessuno può entrare senza il tuo permesso.
Alejandro Jodorowsky, 10 Ricette per essere felici
Hai scritto che le ferite prodotte dalla famiglia non cicatrizzano mai del tutto.
Vero. Credo che l'essere umano abbia comportamenti animali, ma anche vegetali. L'animale possiede cellule che cicatrizzano e chiudono le sue ferite. Tuttavia, se tagli un ramo non torna a crescere: una ferita vegetale è definitiva e l'unica cosa che possiamo fare è coprirla. Per questo troviamo alberi con cavità, all'interno delle quali nascono funghi che alimentano il tronco. In questo senso, il nostro cuore si comporta come i vegetali. Se lo ferisci non cicatrizza, e la ferita resta aperta. Quello che potrebbe succedere è che nuove esperienze ricoprano di vita quella stessa ferita. Non riesco a rassegnarmi alla morte di uno dei miei figli: sono passati molti anni, ma ne soffro ancora. Però ho una vita felice insieme a questo ricordo, anche se non esiste conforto. Ho avuto la forza di creare, accanto allo sconforto, altri amori, altre opere, altre soddisfazioni. È possibile vivere insieme alle ferite.
[...] L'associazione del cuore con il vegetale è perfetta ed è proprio così. Ma esperienza dopo esperienza, ferita dopo ferita, può succedere che il cuore sia così sanguinante da non riuscire più a pulsare, a vivere.
Sì, è Jodorowsky. Pur avendone sentito molto parlare - e avendo i suoi film che non ho mai avuto il coraggio di vedere - lo lessi, dapprincipio, giusto un anno fa, quando il mio caso umano mi regalò uno dei suoi libri, La danza della realtà, parlandomene in termini entusiastici. Libro che mi ha coinvolta moltissimo al principio, ma che poi per mesi non ho potuto più leggere per ovvi motivi, finché il mio maestro jedi - Edoardo, il mio terapeuta - non me ne ha per caso parlato a sua volta, avendolo lui conosciuto di persona, Jodorowsky, ed essendo stato presente e partecipe ai suoi atti di psicomagia. Allora mi sono fatta coraggio e mi sono comperata quest'altro testo, Psicomagia, appunto, dove tra l'altro c'è quest'affermazione che mi ha colpita moltissimo. Non virgoletto mai le citazioni. Stavolta l'ho fatto per prendere le distanze dal vissuto doloroso che racconta. Tuttavia queste parole mi sono sembrate di una tale esattezza psichica da parermi imprescindibili.
Hai ragione, Ambra. Ho letto la citazione ad Edoardo, prima di riportarla qui, e lui ha osservato che questo è vero solo se le ferite sono cicatrizzate. Perché una ferita cicatrizzata fa male solo quando cambia tempo, mentre una ferita viva, sanguinante, è fonte di grande e costante sofferenza che condiziona l'esistenza. Anche nell'albero, finché c'è la malattia, non c'è la germinazione della nuova vita intorno alla cavità ferita. Il mio obiettivo, oggi - per meglio dire, il mio tentativo - è quello di curarle e chiuderle, queste mie ferite. Ed è quello che auguro con tutto il cuore ad ogni creatura di questo mondo. Con tutto il mio cuore ancora sanguinante...
[...] Jodorowsky ne ha cinque, di figli. Ma ognuno è come fossero tutti. E ognuno è un figlio unico. Anche se ne avessero dieci, nessuno può mai rassegnarsi alla morte di un figlio. Mai.
«Le sofferenze familiari, come gli anelli di una catena, si ripetono di generazione in generazione, finché un discendente acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione ... in una benedizione!»
Alejandro Jodorowsky - "La danza della realtà"
[...] Hai messo un libro fenomenale che ha modificato la mia visione della ritualità, della magia e della psicologia. Mooolto junghiano come testo, sul lato psicoterapeutico degli atti magici, e sul mistero che avvolge il nostro inconscio. Quanti nostri atti quotidiani sono dettati da una misteriosa ritualità che è qualcosa di più che una semplice abitudine!
è verissimo...ma pensandoci, forse non sempre è così [...] io ho paura del dentista e non certo perchè sono masochista e mi piace il pensiero del dolore
Jodo parla delle paure irrazionali...
"Sono profondamente convinto della magia della vita. La magia non è superstizione, la magia è la natura del mondo. Il mondo non è logico nè razionale, è magico, ed esiste un legame stretto tra tutto ciò che accade. Il tempo non è lineare, gli effetti a volte si producono prima delle cause, alcune cose sono inspiegabili... la realtà è miracolosa, è magica. Segue principi che non sono scientifici. La realtà non è scientifica. Questa vita che noi vorremmo logica è in realtà folle, scioccante, meravigliosa e crudele. Il nostro comportamento che pretendiamo logico e consapevole, di fatto è irrazionale, pazzo, contraddittorio. La realtà è come un sogno nel quale dobbiamo lavorare per poter passare progressivamente dal sogno inconscio, che può sempre traformarsi in incubo, al sogno "lucido". Se osserviamo lucidamente la nostra realtà scopriamo che è poetica, illogica, esuberante. Nella vita, come nel sogno, per rimanere lucidi bisogna prendere le distanze, agire senza identificarsi con l'azione. È un antico principio spirituale. Le tradizioni spirituali parlano di coloro che si sono risvegliati; risvegliarsi è smettere di sognare. In altre parole, è sparire da questo universo onirico per trasformarsi nella persona che lo sogna. Siamo esseri ammaestrati da una cultura che formatta il nostro cervello.
Dobbiamo lottare contro questa imposizione per essere noi stessi. Siamo abituati a vivere in un mondo lineare, all'interno di un'architettura cubica e razionale, e per questo, a un dato momento, siamo costretti a rompere le limitazioni. Spesso non possiamo farlo, proprio perchè siamo prigionieri dentro la nostra mente. L'ideale è pensare senza nazionalità, senza definizione sessuale e senza essere deformati dal sistema solare. Sono molti a farsi trascinare dal film della vita. I più vogliono essere come gli altri e ciò li porta a essere morti mentre sono ancora in vita. Dobbiamo riuscire a trovare quello che ci distingue dagli altri per poter essere qualcosa. Tentando di assomigliare agli altri, ci trasformiamo in zombi. Occorre affrontare la propria morte, l'imprevisto, la nostra ombra, i vermi che brulicano dentro di noi. Se non hai accettato che devi morire, non hai ottenuto niente. Solo l'aver accettato che siamo di passaggio ci libera dal pensiero della morte. Ciò che ci intimorisce perde qualsiasi potere nel momento in cui smettiamo di combatterlo. La nostra paura alimenta l'animosità dell'avversario, mentre la volontà di affrontarlo con amore lo disarma, vale a dire, gli fa cambiare disposizione. Fin dall'antichità attribuiamo molto valore all'espressione "Conosci te stesso", che in realtà è piuttosto confusa. La gente pensa che sia qualcosa del tipo "Esci e trovati". In realtà quando diciamo "Conosci te stesso", quel "te stesso" è l'universo. L'universo conosce se stesso. "Conoscimi" dice l'universo. Nella voce di Dio, conosci te stesso significa... conoscimi."
Alejandro Jodorowsky
La psicomagia di Jodorowsky: cos’è e come aiuta a guarire. Mi sono interrogata spesso sulla funzione dei rituali, sul perché continuino a esistere a dispetto della logica razionale che attribuisce loro una mera funzione simbolica. E sebbene alcuni dubbi continuino a sussistere, la conclusione cui sono giunta per il momento è che i rituali hanno il potere di parlare al nostro inconscio, superando i limiti della logica e del linguaggio verbale, e questo potere è tanto positivo quanto negativo, a seconda dell’uso che ne facciamo. Credo ci sia molta confusione sul valore dei rituali e credo che il fatto di ignorarne il vero significato e soprattutto l’importanza, sia pericoloso.
Ormai, nella società occidentale, tendiamo a eseguirli per abitudine, tradizione o per fare piacere a qualcuno, e questa inconsapevolezza, dovuta al predominio del pensiero logico/razionale che priva di valore qualunque cosa non sia spiegabile secondo i parametri della scienza, ci indebolisce.
La psicomagia di Jodorowsky e l’importanza dei rituali.
Ovviamente, e per fortuna, non tutti sono dello stesso parere e c’è chi, ai rituali, ha dedicato un’intera vita di studi teorici e pratici, consapevole di quanto siano importanti e di quanto non abbiano mai smesso di condizionarci e di plasmare le nostre vite. Ma se possono influenzarle, allora anche noi facendone un uso consapevole possiamo ricorrervi per cambiare in meglio la nostra esistenza. Ed è proprio questo l’obiettivo della psicomagia di Alejandro Jodorowsky, artista, autore, regista, interprete di tarocchi e psicomago contemporaneo. Prescrivere rituali che attraverso il linguaggio dei simboli, che è anche quello dell’inconscio, comunicano con quest’ultimo in modo diretto, senza l’interferenza della mente e della parte conscia. Della psicomagia Jodorowsky ha trattato esaurientemente nel suo libro omonimo, risalente alla metà degli anni 90′, sotto forma di intervista in 5 tappe. Si parte dall’atto poetico per passare all’atto teatrale, seguito dall’atto onirico, dall’atto magico e infine dall’atto psicomagico.
L’atto poetico crea una realtà diversa nella realtà ordinaria provocando in chi lo vede, una reazione positiva. L’acqua tinta di rossa della Fontana di Trevi può essere considerato atto poetico. L’atto teatrale è a sua volta un atto poetico ma strutturato poiché concepito per un pubblico. L’atto onirico consiste nel vivere i sogni in uno stato di veglia per capirne la portata e i messaggi, evitando tuttavia l’interpretazione classica. Così facendo il sogno si trasforma presto in sogno lucido, quindi consapevole, perché è tramite questa consapevolezza che possiamo lavorare sul suo contenuto. L’atto magico parla direttamente con l’inconscio attraverso le parole, gli oggetti o le azioni. Infine l’atto psicomagico, attraverso delle istruzioni precise, risolve il problema. Non è la consapevolezza del problema a porvi fine ma l’azione. E quest’ultima consiste nel trasformare la consapevolezza in un comando rivolto alla parte inconscia. E’ l’inconscio a poter guarire i nostri blocchi. In tale ottica i rituali psicomagici, basati sul linguaggio simbolico, diventano strumenti di guarigione poiché in grado di trascendere le resistenze mentali.
A tal proposito, mi vengono in mente le parole di un amico: mi disse che dalle sue parti le ragnatele rappresentano ciò che è vecchio e che lasciarle in casa, specialmente penzolanti, impedisce agli abitanti di andare avanti nella vita, tenendoli ancorati al passato. Questa simbologia delle ragnatele risuonò immediatamente in me perché l’avevo letta da qualche parte e, credendo nelle sincronicità, colsi al volo il suggerimento. In quel momento della mia vita avevo bisogno di far entrare qualcosa di nuovo e per qualche ragione allora ignota, il nuovo tardava ad arrivare. Fu un inequivocabile segno e mi misi a ripulire casa di tutte le ragnatele che si erano accumulate nel corso del tempo. Una pulizia che fino ad allora non avevo mai fatto con tanta accuratezza. Stavo compiendo un rituale ed era un rituale psicomagico. Funzionò nel giro di pochissimi giorni.
Abituati come siamo a credere solo alla ragione, alla mente, alla logica, escludendo tutto ciò che non riusciamo a spiegarci, potrebbe essere difficile credere nella validità della psicomagia. Ma personalmente sono del parere che se non avessimo il naso, non sentiremmo gli odori, tuttavia essi continuerebbero ad esistere. Sebbene sia un campo complesso e i tranelli siano innumerevoli, il solo fatto che i rituali abbiano resistito allo scorrere del tempo e che tutt’oggi, nonostante il numero di atei sia cresciuto vertiginosamente, continuino a essere così diffusi (basti pensare ai battesimi), a mio parere è sintomatico della loro importanza. Certo, in molti sostengono si tratti solo di tradizioni, di gesti dal valore prettamente simbolico, senza alcuna validità pratica, ma a mio parere ciò che è inutile ha vita corta. E i rituali sopravvivono dall’inizio dei tempi.
Come nasce la psicomagia di Jodorowsky
E’ negli anni 60′ che Jodorowsky entra in contatto con Pachita, guaritrice messicana che favorisce la guarigione dei suoi pazienti attraverso metodi anti-convenzionali. E’ grazie a lei che concepisce più tardi la sua Psicomagia: essa consiste nel proporre al “malato” di compiere un gesto simbolico, apparentemente illogico ma fortemente emotivo, tale da permettergli di cambiare punto di vista, attivando così la guarigione. Un’azione simbolica che parlando direttamente all’inconscio spezza l’abitudine e il modo di affrontare normalmente la vita per attivare una nuova consapevolezza interiore, presupposto indispensabile per guarire. Uno degli esempi più noti è quello del ragazzo che si rivolse a Jodorosky lamentandosi della propria condizione economica. L’artista gli consigliò di attaccare due monete d’oro sotto alle scarpe, in modo tale che camminando potesse sentirne il tintinnio. In questo modo avrebbe potuto accedere finalmente alla ricchezza.
Laura De Rosa
L’atto magico parla direttamente con l’inconscio attraverso le parole, gli oggetti o le azioni. Infine l’atto psicomagico, attraverso delle istruzioni precise, risolve il problema. Non è la consapevolezza del problema a porvi fine ma l’azione. E quest’ultima consiste nel trasformare la consapevolezza in un comando rivolto alla parte inconscia. E’ l’inconscio a poter guarire i nostri blocchi. In tale ottica i rituali psicomagici, basati sul linguaggio simbolico, diventano strumenti di guarigione poiché in grado di trascendere le resistenze mentali.
«C'era una volta un sarto, il migliore del regno, tutte le donne del regno compravano i tessuti nel suo negozio; un giorno videro una tela bellissima mai vista prima e il sarto disse:
"No, questo tessuto e' solo per la regina, le faccio il vestito più bello che abbiate mai visto".
Prepara il vestito e lo porta al palazzo, lo da alla regina che lo prende...lo guarda e dice:
"Come ti sei permesso?È bruttissimo! Prenditi il tuo vestito ed esci immediatamente dal mio palazzo!"
Il sarto raccoglie il vestito e se ne va, tutta la gente viene a conoscenza del fatto e il sarto perde tutto e non sa piu' che fare, cosi va da un saggio e gli chiede:
"Cosa posso fare?"
E il saggio gli dice:" ti do un consiglio, con molta attenzione sfila il tuo vestito, guarda tutti i pezzi di stoffa e dopo ricucili esattamente come erano prima e portalo alla regina"
Il sarto rifà il vestito e lo porta al castello, la regina appena lo vede dice:
"che meravigliaaaaaa e' il vestito più bello che abbia mai visto, date un premio a questo sarto."
Così il sarto recupera tutta la sua credibilità e la sua fama.
Torna dal saggio e gli dice:
"Non capisco, era lo stesso vestito!"
È il saggio risponde:
"No, non era lo stesso vestito...il primo l' hai cucito con orgoglio...il secondo, con umiltà"»
Alejandro Jodorowsky
LA MONTAGNA SACRA
FILM1973SD7,8 IMDb
"Un ladro, il cui aspetto ricorda Gesù Cristo, dopo molte disavventure con persone pseudo-religiose, fugge in cima ad una torre che si rivelerà poi un laboratorio di un misterioso alchimista. Dopo aver preso parte a vari riti iniziatici, l'alchimista gli presenta sette persone, le più potenti dell'Universo. Insieme dovranno raggiungere la Montagna Sacra, dove risiedono nove saggi detentori del segreto dell'immortalità. Il loro scopo è di eliminarli e di prendere il loro posto, ma una volta arrivati lì scopriranno una sconcertante verità".
Regia ALEJANDRO JODOROWSKY
CONSIGLIO ANKE UN ALTRO BEL FILM DI JODOROWSKY:
EL TOPO https://www.youtube.com/watch?v=HyPe3htTX3M
El Topo [Full movie, SPA sub ITA]
Sfogliando le varie enciclopedie di cinema in giro per il mondo, spesso e volentieri, El Topo di Alejandro Jodorowsky
Alejandro Jodorowsky, nato nel Cile del Nord nel 1929, figlio di immigrati ebreo-ucraini, si è trasferito dal 1953 a Parigi, dove ha fondato con Fernando Arrabal e Roland Topor il movimento di teatro "panico". Oltre che direttore di teatro, Alejandro Jodorowsky è autore di pantomime e pièce teatrali, di romanzi e libri di fumetti, ma la notorietà di Jodorowsky è dovuta soprattutto ai suoi film, dei quali ricordiamo Il paese incantato, dall'omonima opera di Arrabal, El Topo, La montagna sacra, Santa sangre-Sangue santo e Musikanten.
Da più di quarant’anni Alejandro Jodorowsky si è dedicato allo studio dei tarocchi, una parte fondamentale del suo percorso artistico e terapeutico. Ogni mercoledì, quando è a Parigi, lo si può incontrare in un caffè vicino a casa mentre legge i tarocchi a chi lo desidera. È impossibile trovarlo sprovvisto del mitico mazzo di carte ed è sempre disponibile a leggere nell’inconscio di chi incontra ma, a differenza di altri, non chiede denaro, non dà consigli e non parla del futuro. I tarocchi sono per Jodorowsky, allo stesso tempo, uno specchio dell’anima e uno strumento terapeutico: è convinto che aiutino a sviluppare la coscienza e a vivere e capirsi meglio, “sono un aiuto per conoscersi psicologicamente e storicamente”.
Seduta di psicomagia di Alejandro Jodorowsky, tratta dal film:
"niente è come sembra" diretto da Franco Battiato. Da non perdere.
http://youtu.be/xEez9yc3IbQ
Alejandro Jodorowsky: Metodo per leggere i tarocchi a te stesso.
Durante i miei numerosi anni di studio e pratica dei tarocchi, la cosa più difficile che ho trovato è leggere i tarocchi a me stesso. Credo che succeda a tutti i tarologi: è quasi impossibile rispondersi in forma obiettiva, abbiamo una marcata tendenza ad ingannare noi stessi.
Se la risposta degli Arcani non ci conviene, ci diamo scuse del tipo:
“Ho mescolato le carte distrattamente”, “Oggi non sono ben concentrato”, “Questi tarocchi si stanno burlando di me!”. Ti darò un metodo affinché applichi con successo qualcosa che sai già: i tarocchi sono uno specchio che ti mostra risposte già presenti nel tuo inconscio. Se non ti conosci bene, è perché non osi farti le domande che mostrerebbero le risposte che nascondi. Se vuoi risolvere una situazione di sofferenza, ti darò un modo di utilizzare i 22 Arcani Maggiori, che ti aiuterà ad affrontare le domande che dubiti di fare a te stesso. Cerca, quando ricevi queste domande, di concentrarti e rispondere con la massima sincerità, profondità e coraggio possibili. Mescola gli Arcani per cinque minuti, dopodiché lascia riposare il pacchetto. Pesca un Arcano diverso ogni giorno – l’esperienza durerà 22 giorni – e rispondi alle domande che ti pone.
IL MATTO − Quale è la tua meta nella vita? Di che cosa o di chi vuoi liberarti? Cosa veramente vuoi essere o fare? Di cosa ti proibisci?
IL MAGO − Quali sono le mie qualità e possibilità? Cosa devo scegliere e cosa eliminare? Che cosa sto cominciando? Chi sto ingannando?
LA PAPESSA − Che cosa accumulo? Che cosa nascondo? Che cosa conservo in me, puro ed intatto? Che relazione ho con mia madre? Chi o che cosa critico incessantemente?
L’IMPERATRICE − Che cosa sto creando? Che cosa si sta sviluppando in me? Chi mi ama, chi amo? Quali sono le esperienze che mi permetto di fare? Oserò?
L’IMPERATORE − Sono soddisfatto del mio lavoro? Curo bene la mia salute? Vivo in un territorio che mi piace? Che cosa sto costruendo, a chi sto dando lavoro? Sono utile per gli altri? Che relazione ho con mio padre? C’è qualcosa che mi interessa più del denaro?
IL PAPA − È giusto quello che mi hanno insegnato da bambino, o che mi hanno fatto credere? Oltre al trionfo materiale, ho un ideale spirituale? Se esistesse un Dio, come sarebbe? Posso insegnare qualcosa agli altri? Posso guarire o consolare qualcuno?
L’INNAMORATO − Come vanno le mie relazioni emozionali? Ho un vero compagno? Chi è la persona che più amo? Sono felice? Le persone che frequento mi rallegrano la vita? In che cosa mi sento insoddisfatto? Mi piace quello che sto facendo?
IL CARRO − Da dove vengo, dove sono, dove vado? Sto riuscendo a realizzare quello che mi ero proposto? Sto trionfando o sto fallendo? Quale saggezza o dottrina mi guidano? Credo veramente in quello che dico? Di che cosa mi stupisco, che cosa disprezzo? Chi sono i miei alleati?
LA GIUSTIZIA − Che cosa devo tagliare della mia vita? Quali idee devo eliminare? Da chi o che cosa devo separarmi? Che cosa devo equilibrare, armonizzare? Mi sto dando quello che merito? Chi devo punire? Di che cosa mi sento colpevole?
L’EREMITA − In chi o che cosa credo? Che cosa è quello che più so? Da che cosa o da chi mi sto allontanando? Che cosa desidero insegnare? Con chi o con che cosa sono in crisi? Che cosa devo sacrificare o abbandonare? Verso dove vado, dicendomi che non so verso dove vado? Perché ho provocato la mia solitudine?
LA RUOTA DELLA FORTUNA − Quale ciclo della mia vita è finito? Che cosa deve cambiare? Che cosa o chi può aiutarmi? Quali sono le mie opportunità? Che cosa non cesso di ripetere? Mi lascio abbattere per il fallimento o lo prendo come un cambiamento di passaggio? Che mi blocca al passato?
LA FORZA − Che tipo di forza ho: forza intellettuale, forza emozionale, forza sessuale-creativa, forza materiale? Mi propongo con le mie idee di cambiare il mondo? Mi sento ignorante? Propongo di dare il mio amore? Mi sento egoista? Propongo di realizzare i miei desideri? Mi sento impotente o freddo? Propongo di realizzarmi? Mi sento codardo? Che cosa devo domare?
L’APPESO − Che cosa devo sacrificare? Da chi o che cosa devo allontanarmi? Che cosa devo darmi? Che cosa devo studiare? Verso cosa o chi ho rancore? Di che cosa o chi sono vittima? Che cosa sto occultando? Che cosa devo cessare di fare o di sopportare?
L’ARCANO SENZA NOME − Che cosa deve morire in me? Che cosa devo sciogliere? Che cosa si sta trasformando in me? Quale è la ragione della mia profonda rabbia? Se non mi si potesse punire, chi ammazzerei o farei sparire? Che rivoluzione desidero fare?
LA TEMPERANZA − Chi può proteggermi? Chi proteggo io? Che relazione devo stabilire con me stesso? Chi devo guarire? Qual è la mia principale ferita emozionale? Chi o che cosa mi ha fatto perdere la fede? Credo nella bontà e la pratico?
IL DIAVOLO − Quale è la passione che mi blocca? Che desiderio sessuale reprimo in me? A chi mi sono venduto? Che tentazione mi ossessiona? Quale è la mia capacità creativa? Quali valori considero negativi in me, devo utilizzarli in realtà per ottenere quello che voglio? Da quali pregiudizi inculcati dalla religione devo liberarmi?
LA TORRE − Da che cosa o chi, dopo essere esploso un conflitto, mi separo? Cosa sta precipitando nella mia vita? Da quale reclusione sono stato capace di scappare? Quali sono le energie che si stanno liberando in me?
LA STELLA − Ho trovato il mio posto ideale, il territorio in cui mi realizzo? Verso chi o verso dove devo dirigere la mia energia? Amo il mio pianeta e lotto per salvarlo dell’industria nociva? Sono capace di accettare il successo? Non finisco mai quello che comincio o se lo finisco faccio di tutto per distruggerlo?
LA LUNA − Quale è la mia capacità ricettiva? Sono capace di ammirare il valore degli altri? Ho la modestia di accettare il mio grande valore spirituale? Quale è il mio ideale impossibile? Ho paura della pazzia? Sono capace ancora di gestire qualcosa? Riconosco qualcuno come superiore a me? Sono una madre non possessiva o invadente?
IL SOLE − Che cosa mi dà l’energia, l’allegria, il successo? Condivido tutto quello che sono e quello che ho? Posso accettare il successo senza distruggermi? Sto costruendo qualcosa di nuovo ed importante? Sono capace di lasciare dietro il passato e cominciare una nuova vita? Mi fido degli altri? Sono un padre presente, generoso e affettuoso per i miei figli?
IL GIUDIZIO − Che cosa sta rinascendo in me? Quali sono i desideri irresistibili che mi dominano? Mi sento capace di creare una famiglia felice? Con chi sto collaborando per fare qualcosa che ci porti ad una realizzazione superiore? Accetto di trasformarmi in umile canale dei desideri del cosmo?
IL MONDO − Quale è il risultato di tutto quello che ho fatto e dei cambiamenti prodotti in me? Mi sento realizzato? Mi sento rinchiuso in un mondo obsoleto? Accetto la semplice felicità di essere vivo? Mi circondo di persone che mi rallegrano la vita o che mi guidano alla distruzione?
[...] io lo adoro, ho letto quasi tutto... sui tarocchi, diamine, non è facile, lui li usa come strumento finale che integra tutte le sue visioni sulla psicomagia, lo psicodramma, etc... quindi sono tecniche miste... ti ci perdi, ma è un sogno bellissimo in cui navigare. è denso, ogni volta capisco qualcosa di me, ecco perchè smetto e riprendo... secondo me va letto a piccole dosi. e poi fa una ricostruzione storica persino delle figure, dei diversi disegni nel tempo... meravigliosa ricerca la sua...
Credevo anche io che fosse così......poi ho capito che comunque nei tarocchi la risposta viene dall'esterno e non è una semplice proiezione......inoltre è sempre l'altro che interpreta o fa da specchio e questo per me è' sbagliatissimo per 2 motivi. 1 anche se la persona che hai davanti e' la persona più saggia e buona del mondo ti sta offrendo il suo punto di vista, ma ognuno deve ricercare in se stesso domande e risposte
2 uno riferendosi all'esterno non impara mai ad usare ed affinare i propri doni.......
E questo e' il danno più grosso....... E alla fine anche se in modo più sottile si finisce per rinunciare al proprio libero arbitrio per metterlo in mani altrui!
Il discepolo confida al maestro:
"Mi sento oppresso. Non smetto di oscillare tra questi due stati: un momento mi sembra di affogare e il momento dopo ritorno a galla. Quando potrò liberarmi di questo mondo di sofferenza? Quando sarò finalmente libero?". Il maestro non risponde nulla. Dopo qualche minuto il discepolo, sorpreso, gli dice ancora: "Maestro! Non sono forse qui, seduto di fronte a te, a farti una domanda?" …
"Dove sei ora?" chiede il maestro. "A galla o sott'acqua?".
Alejandro Jodorowsky. Il dito e la luna
Poco a poco stai entrando nella mia assenza
goccia a goccia riempiendo la mia coppa vuota
là dove sono ombre non smetti di apparire
perché soltanto in te le cose si fanno reali.
Allontani l’assurdo e mi dai un senso
ciò che ricordo di me è quello che sei
giungo alle tue sponde come un mare invisibile.
Alejandro Jodorovsky
"La tabella di Persepoli prende il nome dalla famosa capitale persiana in cui sono state ritrovate migliaia di tavolette amministrative scritte in caratteri cuneiformi identificati poi con la lingua elamica, non semitica e neppure indoeuropea.
Per ottenere le cinque frasi della Tabella si legga, a partire dalla colonna di sinistra, la parola riportata in grassetto nell'ultima riga e quella riportata nella stessa colonna in un'altra riga a scelta, fino ad arrivare, senza mai cambiare la seconda riga scelta, alla colonna più a destra".
tutto ciò che so, può non essere compreso od opportuno;tutto ciò che ascolto nasconde molto di più di ciò che viene detto; tutto ciò che posso potrebbe essere eccessivo; tutto quello che posso fare è avere coscienza del momento e fare solo il giusto, se ci riesco...
E' il famoso orticello che, gelosamente, bisogna tenere e
difendere dentro noi stessi.
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