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martedì 17 novembre 2015

Antoine Leiris, che ha perso sua moglie nell'attentato a Parigi

“Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l'amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.

L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio.”

Antoine Leiris, che ha perso sua moglie nell'attentato a Parigi

[Edvard Munch, “La madre morta e la bambina”, 1899]


giovedì 24 settembre 2015

La leggenda del salice. un giorno, durante un'abbondante nevicata, osservò che il peso della neve aveva spezzato i rami degli alberi più robusti che erano così rimasti spogli. Lo sguardo gli si posò allora su un albero che era rimasto intatto: era un salice, dai rami flessibili. Ogni volta che la neve minacciava di spezzarli, questi si flettevano lasciandola cadere riprendendo subito la primitiva posizione. Questo fatto impressionò molto il bravo medico, che intuendo l'importanza del principio della non resistenza lo applicò alle tecniche che stava studiando



La leggenda del salice.
Esisteva un tempo, molti secoli fa, un medico di nome Shirobei Akiyama. 
Egli aveva studiato le tecniche di combattimento del suo tempo, comprese altre tecniche che imparò durante i suoi viaggi in Cina compiuti per studiare la medicina tradizionale e i metodi di rianimazione, senza però ottenere il risultato sperato. Contrariato dal suo insuccesso, per cento giorni si ritirò in meditazione nel tempio di Daifazu a pregare il dio Tayunin affinché potesse migliorare.
Accadde che un giorno, durante un'abbondante nevicata, osservò che il peso della neve aveva spezzato i rami degli alberi più robusti che erano così rimasti spogli. Lo sguardo gli si posò allora su un albero che era rimasto intatto: era un salice, dai rami flessibili. Ogni volta che la neve minacciava di spezzarli, questi si flettevano lasciandola cadere riprendendo subito la primitiva posizione.
Questo fatto impressionò molto il bravo medico, che intuendo l'importanza del principio della non resistenza lo applicò alle tecniche che stava studiando dando così origine ad una delle scuole più antiche di JuJutsu tradizionale, la Scuola Hontai Yoshin Ryu (scuola dello spirito del salice), tuttora esistente e che da 400 anni si tramanda tecniche di combattimento a mani nude e con armi in maniera quasi del tutto invariata.


sabato 20 settembre 2014

Gaetano Filangieri, "La scienza della legislazione", libro I, 1780. Incipit dell'Introduzione. "Quali sono i soli oggetti che hanno fino a questi ultimi tempi occupato i sovrani di Europa? Un arsenale formidabile, un’artiglieria numerosa, una truppa ben agguerrita. Tutti i calcoli, che si sono esaminati alla presenza de' principi, non sono diretti che alla soluzione di un solo problema: trovar la maniera di uccidere più uomini nel minor tempo possibile".


"Quali sono i soli oggetti che hanno fino a questi ultimi tempi occupato i sovrani di Europa? Un arsenale formidabile, un’artiglieria numerosa, una truppa ben agguerrita. Tutti i calcoli, che si sono esaminati alla presenza de' principi, non sono diretti che alla soluzione di un solo problema: trovar la maniera di uccidere più uomini nel minor tempo possibile".
Gaetano Filangieri, "La scienza della legislazione", libro I, 1780. Incipit dell'Introduzione.






giovedì 18 settembre 2014

William Garrison. Contraddizioni dell'ideologia della Non Violenza. Il caso dell'abolizionista statunitense William Garrison. Sono un non-resistente, un credente nell'inviolabilità della vita umana in ogni circostanza. E dunque, in nome di Dio, io disarmo John Brown e ogni schiavo del Sud. Ma non mi fermo qui; se lo facessi sarei un mostro. Io disarmo altresì, in nome di Dio, ogni proprietario di schiavi e ogni tiranno nel mondo [...] Sono un non-resistente e non solo desidero ma ho lavorato incessantemente per realizzare un'abolizione pacifica della schiavitù, mediante un appello alla ragione e alla coscienza del proprietario di schiavi. E, tuttavia, in quanto uomo di pace e "oltranzista" uomo di pace, sono pronto ad augurare il successo ad ogni insurrezione di schiavi nel Sud e in ogni altro paese schiavistico [...]. Dovunque ci sia una contesa tra oppressi e oppressori ed entrambe le parti siano armate, Dio sa che il mio cuore dev'essere con l'oppresso e sempre contro l'oppressore. Pertanto, una volta che esse siano iniziate, io non posso che augurarmi il successo di tutte le insurrezioni di schiavi. Ringrazio Dio allorchè uomini che credono nel loro diritto e dovere di impugnare armi carnali sono così avanzati da prendere tali armi dal campo del dispotismo per portarle nel campo della libertà. E' un'indicazione di progresso e un segno positivo di crescita morale. E' una via che si innalza verso la sublime piattaforma della non-resistenza; ed è il metodo di Dio per far giungere la sua punizione sulla testa del tiranno. Piuttosto che vedere uomini portare le loro catene con spirito codardo e servile, come uomo di pace preferirei vederli spaccare la testa del tiranno con le loro catene.

CONTRADDIZIONI DELL'IDEOLOGIA DELLA NON-VIOLENZA. 
IL CASO DELL'ABOLIZIONISTA STATUNITENSE WILLIAM GARRISON


William L. Garrison (12 dicembre 1805 – 24 maggio 1879) è conosciuto soprattutto come direttore del giornale abolizionista radicale The Liberator, e come uno dei fondatori dell'American Antislavery Society; promosse l'"immediata emancipazione" degli schiavi negli Stati Uniti. Garrison era anche un'importante voce a favore del suffragio universale e critica nei confronti della diffusa tradizionale ortodossia religiosa che supportava lo schiavismo e si opponeva al suffragio alle donne.
Il suo approccio nei confronti dell'emancipazione poneva l'accento sulla non-violenza e la resistenza passiva, ed attirò un seguito appassionato. Col tempo però si rese conto della contraddizione di portare avanti una lotta non-violenta nel momento in cui due parti in lotta adottano entrambe pratiche violente. [...]

E' celebre un suo discorso proferito dopo che le forze reazionarie degli Stati del Sud ebbero impiccato il militante abolizionista non-violento John Brown nel 1859, in cui arriva alla conclusione che in presenza di un conflitto che vede entrambe le parti in lotta far ricorso alle "armi carnali", si può operare una scelta solo distinguendo tra oppressori e oppressi, augurandosi dunque la vittoria dei secondi. Ecco il discorso:

"Sono un non-resistente, un credente nell'inviolabilità della vita umana in ogni circostanza. E dunque, in nome di Dio, io disarmo John Brown e ogni schiavo del Sud. Ma non mi fermo qui; se lo facessi sarei un mostro. Io disarmo altresì, in nome di Dio, ogni proprietario di schiavi e ogni tiranno nel mondo [...] Sono un non-resistente e non solo desidero ma ho lavorato incessantemente per realizzare un'abolizione pacifica della schiavitù, mediante un appello alla ragione e alla coscienza del proprietario di schiavi. E, tuttavia, in quanto uomo di pace e "oltranzista" uomo di pace, sono pronto ad augurare il successo ad ogni insurrezione di schiavi nel Sud e in ogni altro paese schiavistico [...].

Dovunque ci sia una contesa tra oppressi e oppressori ed entrambe le parti siano armate, Dio sa che il mio cuore dev'essere con l'oppresso e sempre contro l'oppressore. Pertanto, una volta che esse siano iniziate, io non posso che augurarmi il successo di tutte le insurrezioni di schiavi. Ringrazio Dio allorchè uomini che credono nel loro diritto e dovere di impugnare armi carnali sono così avanzati da prendere tali armi dal campo del dispotismo per portarle nel campo della libertà. E' un'indicazione di progresso e un segno positivo di crescita morale. E' una via che si innalza verso la sublime piattaforma della non-resistenza; ed è il metodo di Dio per far giungere la sua punizione sulla testa del tiranno. Piuttosto che vedere uomini portare le loro catene con spirito codardo e servile, come uomo di pace preferirei vederli spaccare la testa del tiranno con le loro catene."

Il testo è interessante perchè testimonia di come anche un noto credente, così appassionato nella fede per la non-violenza, posto di fronte alla situazione storica concreta, abbandoni il rifiuto di principio della violenza, rovesciandolo anzi nella consacrazione teologica, più o meno accentuata, della violenza stessa.

(citazione e commenti rielaborati da D. Losurdo, "La non-violenza. Una storia fuori dal mito", pp. 20-22)



sabato 2 febbraio 2013

Doreen Virtue. La guida degli angeli. Quando invii amore verso qualcuno per il quale provi risentimento, la “guarigione” avviene su tre livelli:




Quando il comportamento di qualcuno 
ti causa dolore, potresti nutrire risentimento 
nei suoi confronti. Tuttavia non fai altro 
che ferire te stesso, 
poiché il risentimento abbassa l’energia, 
l’entusiasmo e l’efficienza. 
Ogni parola o gesto scortese 
che quell’individuo ha avuto per te 
è un riflesso della sua persona; 
il suo comportamento 
non è un’affermazione sul tuo vero Io. 
Quando le persone agiscono in modo scortese, 
allontanano la luce 
e l’amore dalla loro vita 
e attraggono esperienze 
che tendono ad alimentare la loro insoddisfazione. 
Più le persone sembrano sgradevoli, più hanno bisogno di amore, che cura l’infelicità e instilla il calore nei loro cuori. Questo non significa che devi stare in compagnia di coloro che sembrano comportarsi in modo scortese nei tuoi confronti. Puoi inviare da lontano pensieri d’affetto e raggiungere comunque il tuo obiettivo. Quando invii amore verso qualcuno per il quale provi risentimento, la “guarigione” avviene su tre livelli: 
1) ti libera dal dolore e dal tormento della rabbia. 
2) spezza gli schemi indesiderati, poiché tu attrai ciò che pensi. 
3) aiuta a guarire l’altra persona. 
Quindi, perdona. 
Il beneficio che ne trarrai supererà qualsiasi piacere derivante dal covare risentimento. Perdona e sii libero
! 
Doreen Virtue, La guida degli angeli



l'importante è l'impermeabilità e la tecnica estraniante..allora perdonare è facile, anzi , il problema non esiste.

esercizi per scaricare la rabbia?...andare in montagna se si può e urlare? ....andare in un bosco prendere un bastone e picchiare forte su un tronco visualizzando ciò che ci ha ferito?? Qualcuno ha altri metodi sani per scaricare senza picchiare qualcuno?


Tanya Rosabianca: meglio picchiare un cuscino, un albero è comunque un essere vivente e ci può aiutare meglio abbracciandolo. Un cuscino può assorbire tutto il tuo rancore, invece. Puoi anche urlare, magari in auto per non farti sentire da altri. Puoi scrivere e raccontare tutta la tua rabbia, e poi bruciare il foglio e magari farci pipì sopra. Puoi sputare in terra quando incontri una persona spregevole, anche se questo non è molto femminile, però tutto aiuta.

iancarlo...capito cmq dicevo picchiare su un tronco secco nn un albero vivo

Tu perdoni la persona..ma non serve che tieni la porta aperta..la porta la chiudi ugualmente..il tuo perdono lo dai per te stesso..lo fai per te..perdoni la persona..guarisci dalla sofferenza tu.

sabato 1 dicembre 2012

Rosa Parks. the woman who didn't stand up/la donna che non si alzò


Richard e Mildred Loving, ovvero un uomo bianco e una donna di colore che si sposarono nell'America degli anni '60, un'America in cui gli attivisti per i diritti dei neri venivano spesso assassinati (Medgar Evers nel 1963, Malcolm X nel 1965, Martin Luther King nel 1968, giusto per citarne alcuni).
Nel 1958 Mildred, 18enne, rimase incinta di Richard, e i due si recarono a Washington per sposarsi, eludendo le leggi dello stato del Virginia che vietavano i matrimoni misti. Tornati nella loro casa a Central Point, Virginia, i Lovings ebbero però problemi fin da subito: una chiamata anonima denunciò la coppia e la polizia locale irruppe nella loro casa in piena notte, nella speranza di sorprendere i due durante un rapporto sessuale (secondo le leggi dello stato del Virginia, anche i rapporti sessuali fra persone di "razza" diversa rappresentavano un crimine); i Lovings invece stavano dormendo, Mildred esibì ai poliziotti presenti il loro certificato di matrimonio, ma la coppia fu ugualmente processata (caso Loving vs Virginia). La Corte Suprema dichiarò incostituzionale, all'unanimità, la vecchia legge del 1924 che vietava i matrimoni misti e i Lovings vinsero la causa, aprendo la strada a tante altre coppie miste negli anni successivi.
I Lovings ebbero tre figli. Richard morì a 41 anni nel 1975, investito da un camionista ubriaco; nello stesso incidente Mildred perse l'occhio destro, ma sopravvisse e morì a 68 anni nel 2008. Il 12 giugno, anniversario della storica sentenza del 1967 che sancì la validità del matrimonio fra Richard e Mildred, si celebra ancora oggi il Loving Day. Grazie ad Arte per poveri per foto e didascalia!




Rosa Parks (1913 - 2005) è stata un’attivista statunitense afroamericana, figura-simbolo del movimento per i diritti civili, famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco, dando così origine alla clamorosa protesta chiamata boicottaggio degli autobus di Montgomery.
Il primo dicembre del 1955 James Blake, un autista di autobus di Montgomery, in Alabama, si avvicinò a Rosa Parks, una donna nera di 42 anni, sarta, e le ordinò di alzarsi per fare posto a un passeggero bianco.
Erano i tempi della segregazione razziale e i primi posti degli autobus erano riservati ai bianchi. I neri dovevano sedersi nella zona posteriore e poi in quella centrale, se i posti non erano occupati da bianchi. Altrimenti si dovevano alzare, cedere il posto, spostarsi nella zona posteriore dell’autobus e, se questo era pieno, scendere.
Quel giorno Rosa Parks stava tornando a casa e, poiché l'unico posto a sedere libero era nella parte anteriore del mezzo, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull’autobus alcuni passeggeri bianchi, al che il conducente James Blake ordinò a lei e ad altre quattro persone di colore di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa Parks, stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe, non si mosse, contrariamente agli altri.
L’autista fermò l’automezzo e chiamò la polizia, che arrestò Rosa Parks per condotta impropria e violazione delle norme cittadine. Il 5 dicembre venne condannata per disordini e multata di 10 dollari più 4 dollari di spese processuali.
In breve tempo Rosa Parks divenne un’icona dei diritti civili e il suo rifiuto diede origine al boicottaggio degli autobus di Montgomery da parte della comunità afroamericana, guidata dall’allora sconosciuto pastore protestante Martin Luther King.
Gli organizzatori chiedevano che i passeggeri neri venissero trattati come i bianchi, che potessero sedersi nelle file centrali degli autobus senza dover cedere il proprio posto ai bianchi e che venissero assunti anche autisti neri.
Il boicottaggio durò 381 giorni e assunse proporzioni sempre più vaste man mano che la notizia si diffuse: la comunità afroamericana godeva del supporto dei tassisti afroamericani, che avevano adeguato le loro tariffe a quella degli autobus.
La protesta terminò il 20 dicembre del 1956 dopo l’entrata in vigore di una legge federale che dichiarava incostituzionale la segregazione razziale sugli autobus pubblici dell’Alabama. Quel giorno, all’arrivo del primo autobus in città, salirono insieme Rosa Parks, Martin Luther King e il futuro presidente degli Stati Uniti Richard Nixon.


Il primo dicembre del 1955 Rosa Parks, una afroamericana di 42 anni, rifiutò di alzarsi e cedere il suo posto su un autobus a Montgomery, in Alabama, a una donna bianca, come accadeva normalmente ai tempi della segregazione razziale. Venne arrestata dalla polizia, processata e condannata per disordini e il suo gesto ispirò il boicottaggio degli autobus di Montgomery da parte della comunità afroamericana e la rese un’icona dei diritti civili.
Il boicottaggio terminò il 20 dicembre del 1956 dopo l’entrata in vigore di una legge federale che dichiarava incostituzionali gli autobus segregazionisti in Alabama.
Nel 1992 Rosa Parks pubblico l’autobiografia "My Story", in cui spiegò le ragioni del suo gesto: «La gente dice sempre che non mi alzai perché ero stanca, ma non è vero. Non ero fisicamente stanca o più stanca del solito dopo una giornata di lavoro. Non ero vecchia anche se alcune persone pensano che lo fossi. Avevo 42 anni. No, la sola cosa di cui ero stanca era di cedere».





La donna che non si alzò, Rosa Parks.

Il 1º dicembre del 1955, a Montgomery, Rosa, allora sarta, stava tornando a casa in autobus e, poiché l'unico posto a sede
re libero era nella parte anteriore del mezzo, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull'autobus alcuni passeggeri bianchi, al che il conducente James Blake le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa però si rifiutò di lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman: stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe (per giunta costretta anche a stare in piedi), rimase al suo posto. Il conducente fermò così l'automezzo, e chiamò due poliziotti per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. È da allora conosciuta come " the woman who didn't stand up/la donna che non si alzò ". 
L'autobus ora esposto all'Henry Ford Museum


La protesta degli afroamericani.


Quella notte, cinquanta leader della comunità afro-americana, guidati dall'allora sconosciuto pastore protestante Martin Luther King si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all'accaduto, mentre c'erano già state le prime reazioni violente: il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che durò per 381 giorni; dozzine di pullman rimasero fermi per mesi finché non fu rimossa la legge che legalizzava la segregazione. Questi eventi diedero inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese.





Lei non era una donna di tante parole, era piccola, timida e riservata, sarebbe passata anche inosservata, ma quel giorno, la sua risposta fu NO! Secco e asciutto! Quando l'autista la minaccia di farla arrestare, lei risponde: "lo faccia pure". Rosa viene arrestata per disturbo alla quiete pubblica, in 5000 si riuniscono per solidarietà al suo coraggio, entrano in una chiesa dove un certo reverendo Martin Luter King si rivolge alla folla dicendo:"Arriva il momento in cui gli uomini e le donne si stancano di essere calpestati dal tallone di ferro dell'oppressione, arriva il momento in cui gli uomini e le donne si stancano di essere privati del sole scintillante di luglio per essere abbandonati al freddo pungente di un novembre montano"

il boicottaggio....è con quello che riuscirono ad ottenere la prima vittoria.


cosa può fare, una piccola grande donna, taciturna e silenziosa, ma forte delle sue idee e pronta anche a morire per la giustizia. Chi, oggi saprebbe fare una cosa simile?


nella nostra cultura meridionale, noi siamo abituati ad "alzarci in piedi" come facevano i braccianti di Peppino di Vittorio. Si alzavano in piedi senza togliere il cappello di fronte al padrone; ma a volte, ed in casi come questo... è anche una buona cosa non alzarsi in piedi


si comincia da uno


lei ha iniziato, ma esistevano già delle comunità organizzate, mi sembra di capire dal testo, prerequisito necessario, e la pagina briganti sta creando aggregazione


Una piccola donna è riuscita a coinvolgere una intera comunità e vincere la sua battaglia.
Noi aspettiamo il ritorno di MASANIELLO


.....altro che residui di femminismo urlante....con un silenzio devastante ha difeso la sua dignità....


Se non ci fosse stato ne lo sconosciuto pastore dal nome Martin Luter King, e nemmeno altri disposti a continuare la battaglia di questa donna, probabilmente di lei, oggi, non sapremmo nemmeno il nome... 

Siamo in un paese talmente ipocrita, noi, che scegliamo a comando ed a audience le persone da difendere e da prendere d'esempio... scordandoci di agire semplicemente su ciò che è giusto e ciò che non lo è...


La vita è comunque incredibile....ti svegli una mattina che sembra come tutte le altre e invece... a fine sera hai cambiato il corso della Storia...Signori,giù il cappello di fronte a questa donna straordinaria!!!!!

Quando alle scuole superiori i miei coetanei mi chiedevano perché mi ostinassi a fare politica, perché "tanto non cambia mai niente" e "sono tutti uguali" io raccontavo sempre la storia di Rosa Parks. Forse la raccontavo a me stesso più che a loro. Per continuare a crederci.

Il 1 dicembre del ‘55 Rosa Parks salì sull’autobus che prendeva tutti i giorni, ma quella volta l’unico posto libero era nella parte riservata ai bianchi. Lei decise di sedersi dove non poteva. Perché era nera. Quando salirono sull'autobus alcuni passeggeri bianchi, il conducente le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Lei si rifiutò e rimase al suo posto. Fu arrestata

Da quel giorno la storia cambiò. Il suo rifiuto provocò una mobilitazione straordinaria. Un gesto, un singolo gesto di una donna coraggiosa. Rosa Parks nasceva esattamente 100 anni fa. E ancora molto è da fare e da cambiare. Ma vale sempre la pena di provarci. Ora tocca a noi farlo.



L'atto di prendere le impronte digitali di questa donna, lo sguardo apparentemente indifferente e rassegnato della signora Parks sono un documento straordinario della grande contraddizione o mistificazione del mito americano. Mentre nel mondo si spacciavano per paladini delle libertà e dei diritti civili, in casa propria questi non esistevano per i più deboli e per i "diversi" in ogni senso. Credo che questa sia una bella fotografia per tutto quello che può rappresentare.





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