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lunedì 29 agosto 2016

Libero Grassi. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere... Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti quelli come lui

Libero Grassi (Catania, 19 luglio 1924 – Palermo, 29 agosto 1991)
"...Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere... Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti quelli come lui"
Libero Grassi, dal Giornale di Sicilia del 10-1-1991

sabato 25 luglio 2015

Rita Atria. possibile che le mani del padre grondino sangue? Possibile che il fratello esca armato per non andare a caccia di animali ma di uomini? Possibile che il cuore della mamma sia fatto di pietra?



Le famiglie dei mafiosi sono uguali alle altre: i padri giocano con i figli, le madri li accudiscono, i figli crescono: studiano, lavorano.Poi qualcosa insinua un dubbio che logora quell’immagine di normalità.Guardi all’interno della famiglia e guardi il contesto e la sua rete di relazioni e i dubbi crescono, pongono domande, esigono risposte che nessuno ti dà. Ti senti aliena. E sola. Nel cuore nascono vipere che mordono senza tregua, odiose e crudeli. Lo sguardo si vela e diventa strano: possibile che le mani del padre grondino sangue? Possibile che il fratello esca armato per non andare a caccia di animali ma di uomini? Possibile che il cuore della mamma sia fatto di pietra?
Rita Atria




sabato 18 luglio 2015

Manfredi Borsellino si è poi rivolto direttamente al capo dello Stato: "Presidente, oggi sono qui per lei perché lei è tra quelli che non solo ha il nostro vissuto, ma è stato punto di riferimento per mio padre e la mia famiglia. Ricordo la reverenza con cui lui si rivolgeva a lei. Capii subito la stima sconfinata che aveva nei suoi confronti. Dovrei chiederle - ha concluso - di essere destinato altrove, lontano da una terra davvero disgraziata, ma non glielo chiedo perché ho il dovere di rimanere qui: lo devo a mio padre e soprattutto a mia sorella Lucia".

“Il mio lo definisco un ergastolo del dolore. Purtroppo è una condizione mentale che non si riesce a tirare fuori, per quanto poi si cerchi di dare ogni giorno una ragione al proprio impegno e una propria voglia di cambiare le cose. Mentre prima ero particolarmente ottimista, perché mio padre lo è stato, oggi sono più con i piedi per terra alla luce di quanto è accaduto. Sono più disillusa. Questo mi aiuta anche ad apprezzare quel piccolo passo avanti, che poi si fa perché si vuole fare”.
Lucia Borsellino



Borsellino, shock alla commemorazione. 
Manfredi: "Lucia ha portato la croce".
Il figlio del giudice prende a sorpresa la parola durante la cerimonia al Palazzo di giustizia, di fronte al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e legge un accorato intervento in sostegno della sorella, da poco dimissionaria dal ruolo di assessore della Sanità.

PALERMO - Colpo di scena al Palazzo di Giustizia a Palermo, per la commemorazione dell'anniversario della strage di via D'Amelio, alla cerimonia solenne alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha preso la parola Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, che ha letto un accorato intervento.

"Signor presidente della Repubblica, non sono qui per commemorare mio padre, altri lo faranno. Sono qui per mia sorella Lucia. Mia sorella non vuole parlare, lei sa che la lettera di dimissioni da assessore alla Sanità ha prodotto un silenzio sordo delle istituzioni, soprattutto quelle regionali. Quella lettera dice tutto. Io non credevo che Lucia, la primogenita di Paolo Borsellino, la figlia con cui viveva in simbiosi, dopo 23 anni dovesse vivere un calvario simile a quello del padre, nella stessa terra che lo ha eletto a eroe. non entro nel merito delle indiscrezioni che hanno turbato tanti, ma Lucia non è rimasta turbata".

"Da oltre un anno - prosegue il messaggio del figlio del giudice - era consapevole dell'ostilità dell'ambiente e delle offese ricevute soltanto per avere adempito al suo dovere. Non sarà la veridicità di un'intercettazione a raccontare lo scenario drammatico in cui lei ha operato. Lucia ha portato la croce perché voleva una Sanità libera e felice ed è rimasta per amore di giustizia. Per spalancare le porte di una Sanità al centro da sempre di interessi e malaffare anche mafiosi. Lei è e sarà sempre la più degna figlia di suo padre".

Manfredi Borsellino si è poi rivolto direttamente al capo dello Stato: 
"Presidente, oggi sono qui per lei perché lei è tra quelli che non solo ha il nostro vissuto, ma è stato punto di riferimento per mio padre e la mia famiglia. Ricordo la reverenza con cui lui si rivolgeva a lei. Capii subito la stima sconfinata che aveva nei suoi confronti. Dovrei chiederle - ha concluso - di essere destinato altrove, lontano da una terra davvero disgraziata, ma non glielo chiedo perché ho il dovere di rimanere qui: lo devo a mio padre e soprattutto a mia sorella Lucia". 
Mattarella, terminato l'intervento, si è alzato in piedi ed ha abbracciato il commissario di polizia, visibilmente commosso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Ecco, le parole forti e drammatiche pronunciate da Manfredi Borsellino davanti al presidente della repubblica dicono più di dieci intercettazioni:

"Lucia si è trovata a operare alla guida di uno dei rami più delicati della Regione, ha portato la croce e tante persone possono venire a testimoniarlo, è rimasta assessore fino al 30 giugno perché ama a dismisura il suo lavoro, voleva davvero una sanità libera e felice. E' rimasta per amore di giustizia, poi non ce l'ha fatta più, non so con quale forza ha tollerato. Per amore della giustizia, per suo padre, per potere spalancare agli inquirenti le porte della sanità dove si annidano mafia e malaffare. Da oltre un anno era consapevole del clima di ostilità e delle offese che le venivano rivolte". "

La lettera di dimissioni con cui mia sorella Lucia ha lasciato l'assessorato ha prodotto il silenzio sordo delle istituzioni, soprattutto regionali. Ma quella lettera dice tutto e andrebbe riletta". "Intervengo perché non credevo che la figlia prediletta di mio padre, quella con cui lui viveva in simbiosi, avrebbe dovuto vivere un calvario simile a quello di suo padre nella stessa terra che ha poi elevato lui a eroe".
"Non posso entrare, per le mansioni che ricopro [Manfredi è commissario di polizia a Cefalù] nel merito delle indiscrezioni giornalistiche di questi giorni, che indipendentemente dalle verifiche che verranno fatte sull'attendibilità di determinate circostanze, avranno turbato tutte le persone presenti in quest'aula, ma vi assicuro che non hanno turbato l'interessata, mia sorella Lucia per una semplice ragione: perché da oltre un anno, l'ho vissuto da fratello, era consapevole del clima di ostilità in cui operava, delle offese che le venivano rivolte per adempiere nient'altro che il suo dovere, purtroppo sono corsi e ricorsi storici drammatici".
Se Crocetta non si dimette di fronte a queste parole, dovrà essere l'assemblea regionale a sfiduciarlo




Manfredi Borsellino: "Per mia sorella un calvario simile a quello di mio padre"
"Quasi ogni volta che sono stato chiamato a intervenire, l'ho fatto forzatamente, quasi contro la mia volonta'. Non intervengo per mio padre, non c'e' bisogno di ricordarlo. Intervengo per mia sorella Lucia. Lei ha portato una croce". Lo ha detto Manfredi Borsellino, commissario di polizia e figlio del giudice, intervenendo, a sorpresa, durante la cerimonia di commemorazione, organizzata dall'Anm nell'aula magna della Corte d'Appello di Palermo, della strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992. (giorgio ruta)


http://video.repubblica.it/edizione/palermo/manfredi-borsellino-per-mia-sorella-un-calvario-simile-a-quello-di-mio-padre/207475/206576






Parole sferzanti che si ripetono nel tempo ed anche similmente dette da più persone in altre occasioni. Tuttavia nulla sembra essere di fatto cambiato da decenni, se non solo la lotta più decisa alla criminalità organizzata grazie ad una certa Magistratura e Forze dell’Ordine. Mentre il generale contesto politico, istituzionale, giudiziario, burocratico, professionale, ecc. continua ad essere una trasversale parete marcia, periodicamente riverniciata ed imbellettata. Come anche e soprattutto, il cittadino e particolarmente il siciliano, pare non avere più alcun interesse e tanto meno speranza in questo Stato e Regione. Questa Nazione ed in particolare la Sicilia, si trascinano per inerzia sulle spinte e qualità del passato, senza più riuscire a guidarsi ed avere un minimo di nuova rotta e moderna progettualità. Il clientelismo, il nepotismo, il corporativismo omertoso, gli innumerevoli agglomerati di stipendiati per il consenso elettorale e sindacale, hanno culturalmente svuotato ogni risorsa economica ed intellettiva in questa Italia e Sicilia. Come pure i nostri politici, anche quando neo eletti, hanno di tutta evidenza, quasi ognuno, una dissimulata mentalità clientelare, egocentrica, ingorda e misantropa, ovverosia si dimostrano una volta sugli scranni dei nuovi volti ma già rancidi ed allineati mentalmente, persino peggio dei loro predecessori.

venerdì 6 marzo 2015

Antimafia. Scarpinato: “Oggi la corruzione è emergenza nazionale” Il procuratore generale di Palermo: ”Prima il Sud viveva di spesa pubblica, depredata da colletti bianchi della politica e da mafiosi; oggi la spesa pubblica è stata ridotta e con effetto a cascata anche sulla mafia. Al Nord non c’è reattività sociale nei confronti della criminalità organizzata, perché la mafia si è trasformata in un’agenzia che offre beni e servizi. L’emergenza nazionale oggi è la corruzione che sta creando una grave crisi economica”.

Scarpinato: “Oggi la corruzione è emergenza nazionale”
Il procuratore generale di Palermo: 
Prima il Sud viveva di spesa pubblica, depredata da colletti bianchi della politica e da mafiosi; oggi la spesa pubblica è stata ridotta e con effetto a cascata anche sulla mafia
Al Nord non c’è reattività sociale nei confronti della criminalità organizzata, perché la mafia si è trasformata in un’agenzia che offre beni e servizi
L’emergenza nazionale oggi è la corruzione che sta creando una grave crisi economica”.

di Redazione Servizio Pubblico


http://www.serviziopubblico.it/2015/03/scarpinato-come-cambiata-la-mafia/

martedì 23 dicembre 2014

Polibio. Nel VI libro delle Storie, egli passa in rassegna l’organizzazione statale e militare dell’Impero, cercando di capire come sia riuscito a diventare ciò che è in poco più di cinquant’anni. Polibio inizia dicendo che tutti gli storici e i filosofi, solitamente, identificano tre forme di governo: Monarchia, Aristocrazia e Democrazia. Nulla da ridire sulla loro esistenza, nonostante siano un po’ limitate; manca qualcosa in questo quadro. La Corruzione. La corruzione, secondo lo storico, genera altre tre tipologie di governo, fino ad ottenerne in tutto sei. Secondo Polibio, l’uomo è un animale e, di conseguenza, mantiene gli stessi istinti degli altri animali, affiancati, però, dalla dote del raziocinio. Premesso questo, come i cinghiali e i lupi, ad un certo punto gli uomini hanno bisogno di riunirsi in “branchi/tribù” capeggiate dall’individuo più “forte/dominante”.

“Chi è così stupido o indolente da non voler conoscere in quale modo e grazie a quale sistema politico i Romani siano riusciti in meno di cinquantatré anni a sottomettere gran parte del mondo conosciuto – un fatto che non conosce precedenti?”
Polibio


"Se fosse possibile che lo Stato fosse composto da soli filosofi, questi artifici non sarebbero necessari. Ma dal momento che le masse popolari sono incoerenti, piene di riottosi desideri, passionali e imprevigenti delle conseguenze, devono essere riempiti di paura per tenerle a bada; per questo gli antichi ben fecero ad inventare gli dei e l'idea della punizione dopo la morte". 
Polibio


“Le masse popolari sono incoerenti piene di riottosi desideri passionali e imprevigenti delle conseguenze; devono essere riempite di paura per tenerle a bada. Per questo gli antichi ben fecero ad inventare gli dei e l'idea della punizione dopo la morte.”
Polibio




Negli ultimi tempi ci infervoriamo facilmente al sentire nominare la parola “corruzione”. Soprattutto in questi giorni in cui la nostra attenzione è concentrata sulla “cupola” della Mafia, che ha ricoperto Roma e sembra essere stata scoperta solo ora
Ma qualcuno già lo sapeva!
Sapevano che Roma era corrotta e che, in ogni centro abitato c’è una base di corruzione. Che non sia la Mafia ma abbia un altro nome, altri volti o altre voci, poco importa. La corruzione c’è , esiste, ed è un dato di fatto.
Chi sapeva tutto questo in anticipo?
Ovviamente i grandi del passato. Uno di loro, in particolare: Polibio, storico greco che narra gli avvenimenti di Roma. Affascinato dalla Città
Polibio
Polibio
Eterna e dalle sue vittorie, prosegue gli scritti di Timeo, altro storico romano.
Nel VI libro delle Storie, egli passa in rassegna l’organizzazione statale e militare dell’Impero, cercando di capire come sia riuscito a diventare ciò che è in poco più di cinquant’anni. Polibio inizia dicendo che tutti gli storici e i filosofi, solitamente, identificano tre forme di governo: Monarchia, Aristocrazia e Democrazia. Nulla da ridire sulla loro esistenza, nonostante siano un po’ limitate; manca qualcosa in questo quadro. La Corruzione.
La corruzione, secondo lo storico, genera altre tre tipologie di governo, fino ad ottenerne in tutto sei.
Secondo Polibio, l’uomo è un animale e, di conseguenza, mantiene gli stessi istinti degli altri animali, affiancati, però, dalla dote del raziocinio. Premesso questo, come i cinghiali e i lupi, ad un certo punto gli uomini hanno bisogno di riunirsi in “branchi/tribù” capeggiate dall’individuo più “forte/dominante”.
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Quando queste tribù mostrano segni di familiarità, cioè di affetto tra i propri membri, allora nasce la conoscenza del bene e del male. Da questa  scoperta si arriva alla legittimazione di un re, che viene identificato nella persona che più saggiamente, riesce a discernere i comportamenti dei membri. In seguito, nasce il concetto di “regalità” cioè di capacità sia fisiche che morali rispettabili da parte del popolo. Nel momento in cui queste cariche diventano ereditarie, si pensa che, chi nasce da persona valorosa e saggia, sia per sua natura simile a chi l’ha generato. Quando ciò non avviene si scelgono altri comandanti o capi in grado di sostituirsi ai predecessori. Proprio in questo passaggio arriva la corruzione: un individuo eredita i privilegi del padre e comprende di non doversi sforzare per dimostrare il proprio valore e si adagia nei vantaggi procuratigli dalla successione di sangue. L’animo si corrompe, allontanandosi dai valori di forza, lealtà e saggezza, generando malcontento nel popolo e, di conseguenza, la Monarchia si trasforma in Tirannide.

Per sfuggire a tale ordinamento “i più saggi” si riuniscono e cacciano il re, instaurando un’aristocrazia, il potere di pochi, superiori per qualità, in grado di reggere lo Stato e guidare il popolo. Dopo una prima generazione di “uomini giusti”, subentra il problema dell’ereditarietà, del diritto al potere che, di nuovo, porta con sé il seme della corruzione, traviando i successori che si adagiano nei privilegi e esigono senza anteporre il bene della comunità al proprio interesse. Da qui nasce il governo oligarchico, il governo dei pochi con grandi poteri. Anche in questo caso, il popolo si ribella e sviluppa un senso proprio della politica e decide di amministrare da sé il potere. Nasce la Democrazia.
A questo punto v’è da domandarsi: come è possibile che un intero popolo possa lasciarsi corrompere?
Molto semplice, spiega Polibio: è sempre per via dell’ereditarietà. Un popolo che “conquista” la propria libertà con le battaglie, ne 
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comprende il valore. Tuttavia, la generazione successiva, nasce già nella democrazia, quindi perde la capacità di comprenderne il vero valore, non sa a che prezzo è stata ottenuta la libertà. Di conseguenza, non la protegge ma la accetta come realtà dei fatti, cadendo nel governo dell’Oclocrazia. L’Oclocrazia è la degenerazione della Democrazia: non più il governo “del popolo” ma “della massa” quindi dell’incoerenza e della corruzione dei costumi e dei valori, con un desiderio spasmodico di beni e possedimenti, che rendano alcuni individui più potenti di altri.

Secondo Polibio, Platone e Aristotele, a questo livello di corruzione corrisponde un’unica soluzione: il ritorno al governo di uno solo, saggio, valoroso e “pio” (inteso come fedele alle tradizioni, agli dei, al popolo e allo Stato).
Il circolo vizioso della corruzione è inarrestabile, perché insito nella natura umana, impossibile da evitare, perché difficilmente si potranno avere in successione regnanti degni di tale ruolo per diritto ereditario. Secondo il legislatore Licurgo. è possibile avere un “buon governo” ma, per istinto naturale, questo è destinato a degenerare nella corruzione e nella forma negativa di se stesso: che sia Monarchia, Aristocrazia o Democrazia.

Pensando al presente, ci potremmo chiedere come mai esista ancora la corruzione. I governi vengono eletti, non più tramandati per successione, e dovrebbero rappresentare sempre il “buon governo”. Eppure, la Corruzione si mantiene ben salda, attaccata a tutto ciò che è potere, denaro e privilegi. Seguendo la logica di Polibio e Licurgo le risposte sono due:

  • Le nostre elezioni non vengono dalla rivolta, dal malcontento che porta al colpo di Stato. Vengono dal desiderio di cambiare,affidandoci al male minore. Ci vengono proposti dei candidati e dobbiamo scegliere. Non c’è più la ricerca dell’individuo più saggio e meritevole, perché quello se ne sta ben lungi dalla politica, ben sapendo che il buon governo non sarebbe attuabile in nessun caso. Di conseguenza, i nuovi eletti possono ottenere potere e privilegi automaticamente. In questo passaggio la corruzione è quasi legalizzata attraverso la concessione di vantaggi non guadagnati ma, per diritto di successione elettorale al potere, concessi a priori.
  • Come seconda motivazione, abbiamo la “corruzione naturale”. L’uomo, essendo dotato di raziocinio, tende ad essere corrotto per sua stessa natura, perché il suo istinto lo spinge a desiderare sempre più di ciò che può ottenere. Se in un branco (di lupi o di leoni) il più forte sconfigge e domina gli altri individui, il potere passerà solo al maschio più forte, colui che riuscirà a sconfiggere il predecessore. Tutti gli altri, comunque, resteranno subordinati senza desideri maggiori. Il vantaggio della ragione, nel caso dell’uomo, è anche uno svantaggio, perché porta ogni individuo a voler spiccare rispetto alla massa.
Tirando le somme: non è consigliabile attuare un colpo di Stato perché dovrebbe essere condotto in armi in un periodo dove non è pensabile perché la vera battagli si gioca non in guerra ma in Borsa. Il dominio è affidato all’economia che è una tirannide senza corpo fisico e quasi impossibile da spodestare. Seguendo la logica di Polibio, al momento dovremmo essere nella fase dell’Oclocrazia, il potere alle masse, rappresentate da chi vuole sempre di più, mentre il popolo si disgrega cercando di stare a galla in una politica che ha già decretato il nuovo potere ristretto e corrotto.


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lunedì 26 maggio 2014

Federico De Roberto. I Viceré. L'importante è non lasciarsi sopraffare ... Io mi rammento che nel Sessantuno, quando lo zio duca fu eletto la prima volta deputato, mio padre mi disse: "Vedi? Quano c'erano i Viceré, gli Uzeda erano Viceré; ora che abbiamo i deputati, lo zio va in Parlamento." (( ... )) Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dal re; ora viene dal popolo ... La differenza è più di nome che di fatto ...


"L'importante è non lasciarsi sopraffare ... Io mi rammento che nel Sessantuno, quando lo zio duca fu eletto la prima volta deputato, mio padre mi disse: "Vedi? Quano c'erano i Viceré, gli Uzeda erano Viceré; ora che abbiamo i deputati, lo zio va in Parlamento." (( ... )) Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dal re; ora viene dal popolo ... La differenza è più di nome che di fatto ..."
Federico De Roberto (Napoli 1861 - Catania 1926), I Viceré 1894, ed. Einaudi tascabili pag. 696.






Straordinariamente attuale!Come non rammentare Federico De Roberto quando ne "I Vicerè" fa dire a Consalvo Uzeda «La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e sa- ranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d’oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore."





L'ha danneggiato il giudizio di Croce, che ha parlato di De Roberto come di un "ingegno prosaico, curioso di psicologia e di sociologia, ma incapace di poetici abbandoni", come riferisce Sciascia a pag. XXVIII del libro, dove è riportato l'articolo appunto di Sciascia su Repubblica, 14-15 agosto 1977. Sciascia non è affatto d'accordo con Croce.



Croce criticava perfino Dante perché, secondo la sua estetica, la Summa dantesca conteneva "poca poesia ", non mi meraviglio quindi e da lui, ovviamente, dissento. Lo zio Don Blasco è potentemente delineato e ti rimane vivido nella memoria...ma non solo lui.



Anche per me Don Blasco è un personaggio vivissimo, ed è quello che mi piace (per modo di dire) di più. Nel brano citato sopra la foto è Consalvo che parla a quella scorbutica della zia Ferdinanda, anche lei un personaggio che mi è restato impresso un bel po'.






"Gli intellettuali sono i primi a fuggire,
subito dopo i topi,
e molto prima delle puttane."
Vladimir Majakovskij

"La satira politica è diventata obsoleta da quando Henry Kissinger si è aggiudicato il Nobel per la Pace."
Tom Lehrer


“In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste.
Lo sapete voi e lo so pure io.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate.

Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti.
Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro.
Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.

Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano.
Lo sapete voi e lo so pure io.
E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?

Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo.
I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri.
Noi siamo delle prostitute intellettuali.“
(John Swinton, redattore-capo del NYT - 1880)







Vladimir Majakovskij - in foto



venerdì 17 gennaio 2014

giovedì 9 gennaio 2014

Caponnetto. La mafia teme la scuola più della giustizia, l'istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa



La mafia teme la scuola più della giustizia, l'istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa.
A. Caponnetto




lo stato e quindi la mafia ne hanno interesse, dove c'e l'ignoranza c'è più possibilità di navigare nel marcio..



Più c'è sottocultura e più trova manovalanza!


lunedì 23 dicembre 2013

Alessandro Di Battista. Discorso storico alla camera: " Non siete voi a decidere, voi siete mediocri esecutori di ordini altrui " “copiateci, ricalcateci, scimmiottateci ma muovetevi altrimenti sparirete!” poi si rivolge al deputato Speranza del pd: “dimettiti che tanto nessuno si accorgerebbe della tua assenza!”. E ancora: “Ridate i soldi ai cittadini! il miliardo che vi siete intascati!. E’ un Di Battista fiume: “non abbiamo le auto blu! anzi ve le stiamo togliendo una ad una!”. Conclude rivolgendosi ai cittadini: ”mi rivolgo a voi perché da soli non ce la possiamo fare.. nessuna ci salverà tranne noi stessi… ci siamo formati anche se sono passati solo otto mesi… Ed è solo l’inizio!”

Intervento in aula di Alessandro Di battista su decreto Salva Roma.

http://youtu.be/Zyk_XWfCJXc

“PER NULLA AL MONDO DAREMO LA FIDUCIA A QUESTO GOVERNO MA NON PER LE SUE INDECENZE, PER LE TASSE AUMENTATE, PER LA GUERRA CHE CONTINUATE A COMBATTERE IN AFGHANISTAN, PER AVER ACQUISTATO CACCIABOMBARDIERI QUANDO I CITTADINI FUORI DA QUESTO PALAZZO, CHE SEMBRA VERSAILLES, MUOIONO DI FAME, PER AVER CONTINUATO A LECCARE I PIEDI ALL'EUROPA E ALLA BANCHE... no non è questo, non è più soltanto questo. ABBIAMO SCOPERTO CHE NON SIETE VOI QUELLI CHE CONTANO DAVVERO. Che non siete voi quella casta dall'intelligenza sopraffina e dal potere immenso che credevamo di incontrare una volta entrati nelle istituzioni. NON SIETE VOI A DECIDERE, VOI SIETE MEDIOCRI ESECUTORI DI ORDINI ALTRUI. E non parlo degli ordini del Presidente Napolitano, un Presidente che voi avete eletto per la seconda volta, mai successo nella storia della Repubblica, un Presidente entrato in Parlamento che Stalin era ancora vivo, un presidente che era ministro degli interni quando venivano OCCULTATE LE CONFESSIONI DEL CAMORRISTA SCHIAVONE SULLA TERRA DEI FUOCHI, CONFESSIONI CHE IL M5S HA FATTO DESECRETARE PER SALVARE IN CAMPANIA LA VITA A 4 MILIONI DI CITTADINI AVVELENATI DAI RIFIUTI TOSSICI E DALLE MENZOGNE DEI PARTITI!

No, parlo di poteri diversi che stanno dietro il governo e dietro allo stesso PD, PARLO DELLA CASTA VERA, DEI FUNZIONARI, DEI BUROCRATI E DEI LOBBISTI CHE DETERMINANO LE SCELTE DEI PARTITI E DEI MINISTRI.

PENSAVAMO CHE LA PRESSIONE ESERCITATA DALLA LOBBY LIGRESTI SUL MINISTRO CANCELLIERI O QUELLA DELL'ENI SU ALFANO RIGUARDO AL CASO SHALABAYEVA FOSSERO SCANDALI ASSOLUTI. NO, È LA PRASSI. In questi giorni il M5S ha scoperto e denunciato, perché in Italia ci sono cittadini come noi che detestano l'omertà, L'INFESTAZIONE DI QUESTO PALAZZO, Tempio della legge o casa della buona politica come ama definirla la Presidente, da parte di mercanti venuti a piazzare markette per conto dei veri padroni dei partiti.

Nel PD non comandano i D'Alema, i Bersani, i Renzi o i Franceschini, questi personaggi sono gregari, sottoposti, subordinati. Oggi il PD lo comanda l'Ingegner De Benedetti che, per risolvere i guai delle proprie aziende esattamente come fece Berlusconi nel 94' scende in politica muovendo i fili di Renzi. Il PD dopo aver salvato le aziende di berlusconi prova a fare lo stesso con quelle di De Benedetti. Ingegnere, si faccia eleggere, faccia le primarie e venga qui dentro, non mandi i suoi lobbisti o i sindaci assenteisti!

Il PD è in evidente stato confusionale, e lo credo bene, ha eletto un segretario che dopo essere stato ad Arcore va, regolarmente, negli uffici di De Benedetti a ritirare il compitino. SIETE IN TOTALE DISORDINE MENTALE. APPROVATE UNA LEGGE CONTRO I COMUNI CHE COMBATTONO IL GIOCO D'AZZARDO E POI DITE CHE È UNA PORCATA E LA RITIRATE, inserite in questo decreto, il Salva Roma, una norma per privatizzare i servizi tra cui l'acqua e poi tornate indietro, votate l'emendamento Fraccaro del M5S che combatte lo strapotere dei palazzinari e poi provate, di nascosto, a cancellarlo in ogni modo. È dall'inizio della legislatura che il M5S combatte in Parlamento per CANCELLARE LO SCANDALO DEGLI AFFITTI D'ORO DEI PALAZZI DEL POTERE. Come PALAZZO MARINI, CHE LUCIANO VIOLANTE, PRESIDENTE DELLA CAMERA, HA AFFITTATO NEL 1997 AL PREZZO DI 26 MILIONI DI EURO L'ANNO SOTTOSCRIVENDO DEI CONTRATTI SENZA CLAUSOLA DI RECESSO CON IL GENTELMEN ROMANO, SUO COMPAGNO DI AFFARUCCI, SCARPELLINI. Meglio noto come "er cavallaro". AD OGGI PALAZZO MARINI È COSTATO AI CITTADINI 444 MILIONI DI EURO. UNO SPRECO VERGOGNOSO. Dopo 15 anni siamo riusciti dove tutti avevano fallito o avevano finto di provarci. LO STATO CON QUESTA NOSTRA PROPOSTA POTREBBE RISPARMIARE 12 MILIARDI. Ma il Pd ha provato a farla saltare due volte. Come sempre queste porcate la casta le fa sotto le feste di Natale o a Ferragosto. Quando vi abbiamo scoperti siete tornati sui vostri passi con la coda tra le gambe. Ora vi avvisiamo, o sistemate questa indecenza e riapprovate questa norma del M5S o comprate cotechino e lenticchie perché vi facciamo passare il capodanno qua dentro!

A questo ci avete costretto. Quando otteniamo dei risultati è solo calcando la mano, mai perché anche a voi interessa davvero il bene collettivo. Vi diciamo O PASSA IL TAGLIO ALLE AUTO BLU O FACCIAMO OSTRUZIONISMO, O COMBATTIAMO I PALAZZINARI O PASSATE NATALE IN AULA, O LA SMETTETE DI VIOLENTARE LA COSTITUZIONE, VOI CIURMA DI NOMINATI ENTRATI CON UN PREMIO DI MAGGIORANZA ANTICOSTITUZIONALE, o noi cittadini occupiamo il tetto della Camera! Solo cosi' riusciamo ad ottenere dei risultati per i cittadini.

Ma alla luce di tutto questo, dei De Benedetti, dei lobbisti colti in fragrante mentre la Presidente accompagnava alti prelati a passeggio per i corridoi di Montecitorio e magari tesseva le lodi di Francesco, del Santo o del Papa, uomini che avrebbero provato RIBREZZO NEL VEDERE COME MERCANTEGGIAVATE QUI A PALAZZO DURANTE L'APPROVAZIONE DELLA LEGGE DI STABILITÀ, beh alla luce di tutto questo, DELLE NORME CHE ESCONO DALLA UNA PORTA E RIENTRANO DI NOTTE DALLA FINESTRE A VOSTRA INSAPUTA GRAZIE, APPUNTO, AL LAVORO SPORCO DI BUROCRATI SENZA NOME, alla luce di tutto questo VOI COLLEGHI DELLA MAGGIORANZA SIETE SICURI DI SAPERE SEMPRE COSA STATE VOTANDO? E poi avete l'insolenza di accusare il M5S di essere comandato dall'alto... senti chi parla!

La verità, e sono felice di avere la libertà e il privilegio di dirlo in aula, è che CHI HA FINANZIATO LE VOSTRE CAMPAGNE ELETTORALI VI CHIEDE SEMPRE QUALCOSA IN CAMBIO. Hey, Onorevole, complimenti per l'elezione... ora ricordati di me, ho dato 100.000 euro al partito non lo scordare. Noi possiamo anche sbagliare, tutti sbagliano anche se aspettiamo ancora che un giornalista critichi una nostra proposta di legge, un nostro emendamento, un NOSTRO VOTO, ma comunque SIAMO LIBERI. Non abbiamo alcun desiderio di fare carriere politiche, NON ABBIAMO INVESTITO MIGLIAIA DI EURO IN CAMPAGNE ELETTORALI, non pensiamo che LA POLITICA SIA UN LAVORO È SERVIZIO CIVILE DA FARE DURANTE UN TEMPO LIMITATO DELLA NOSTRA VITA PER POI TORNARE AL PROPRIO LAVORO COME TUTTI GLI ALTRI CITTADINI. E poi non ci interessano i soldi, per questo CI SIAMO TAGLIATI I NOSTRI STIPENDI E STIAMO VERSANDO MILIONI DI EURO IN UN FONDO PER SOSTENERE LE PICCOLE IMPRESE ITALIANE. Fatelo anche voi, COPIATECI, RICALCATECI, SCIMMIOTTATECI, PRENDETEVI I MERITI SE VOLETE, MA FATE ALTRIMENTI IL VOSTRO IMMOBILISMO VI FARÀ EVAPORARE!

I cittadini nelle istituzioni, noi del M5S siamo entrati 8 mesi fa, 8 mesi, nessuno di noi era mai stato eletto, non dico alla Camera, ma in nessun consiglio comunale italiano. CI CHIAMAVANO GLI INESPERTI MA ABBIAMO DATO, AVENDO TUTTI QUANTI CONTRO, LEZIONI DI ETICA, DI COERENZA E SPESSO ANCHE DI STRATEGIA POLITICA.

Abbiamo tutti quanti contro, il Presidente della Repubblica che ci manca di rispetto, Letta che nei suoi discorsi in Parlamento al posto di parlarci delle sue idee attacca il M5S, ABBIAMO CONTRO LA MAFIA, LA MASSONERIA, GRAN PARTE DEL SISTEMA MEDIATICO, UN'INDUSTRIA DELLA MENZOGNA TENUTA IN PIEDI DAI SOLDI DELLO STATO, pensate NOI CITTADINI PAGHIAMO MOLTI GIORNALISTI PER MENTIRCI, abbiamo contro tutti i partiti, dalla cosiddetta sinistra con il portafogli a destra a Forza Italia che qualcuno vuole far credere che abbia qualcosa a che fare con noi. SPERANZA DEL PD USA QUESTE FROTTOLE, si dimentica Speranza che governa con Alfano, un emissario di Berlusconi all'interno della maggioranza. Speranza si occupasse di smentire la denuncia che abbiamo riguardo al lobbista che gli impone la modifica delle sue proposte, non l'ha ancora fatto ne lui ne il lobbista. O smentisce portando prove o SI DIMETTESSE, IL PARLAMENTO TANTO NON SI ACCORGEREBBE DELLA SUA ASSENZA. ABBIAMO CONTRO I VERTICI DEI SINDACATI, quei sindacati che si sono genuflessi davanti al potere i cui segretari, dalla Polverini a Cofferati passando per Epifani FANNO TUTTI, CASUALMENTE, CARRIERE POLITICHE. Abbiamo contro l'Europa che ci definisce populisti perché prima di dare si soldi alla Banca Centrale Europea e rispettare accordi presi all'insaputa dei cittadini vogliamo dare un lavoro, una casa e un futuro al popolo in difficoltà.

Contro tutto e tutti e in 8 mesi abbiamo:

FATTO DECADERE L'EX SENATORE BERLUSCONI GRAZIE AL VOTO PALESE AL SENATO, con il voto segreto sapete tutti che Berlusconi si sarebbe comprato qualcuno di voi come sempre ha fatto!
Abbiamo SALVATO LA COSTITUZIONE DALLO SCEMPIO DELLA DEROGA ALL'ART 138,
abbiamo RIFIUTATO I RIMBORSI ELETTORALI mentre voi parlate di leggi, leggine, leggette. Ridate ai soldi ai cittadini, VENDETE LE VOSTRE PROPRIETÀ E RIDATECI I 2,7 MILIARDI DI EURO CHE VI SIETE INTASCATI, FUORI LA GRANA!
Grazie al nostro Presidente Fico abbiamo SCOPERTO I FAVORI CHE LA RAI FA A COMUNIONE E LIBERAZIONE E ABBIAMO CANCELLATO UN CONTRATTO DA 700.000 EURO
Abbiamo SMASCHERATO LE VOSTRE LEGGI TRUFFA SULLE FALSE ABOLIZIONI DELLE PROVINCE E DEL FINANZIAMENTO AI PARTITI;
abbiamo, in questa settimana, SALVATO I COMUNI CHE VOGLIONO COMBATTERE LE SLOT MACHINE;
abbiamo, in questa settimana, SALVATO IL REFERENDUM SULL'ACQUA PUBBLICA DAI VOSTRI INDECENTI TENTATIVI DI PRIVATIZZARE;
abbiamo RINUNCIATO A TUTTI I NOSTRI PRIVILEGI, NON ABBIAMO UN'AUTO BLU ANZI VE LE STIAMO TOGLIENDO UNA AD UNA;
abbiamo FATTO APPROVARE UNA LEGGE CHE INSERISCE I REATI AMBIENTALI NEL CODICE PENALE. Voi neppure l'avevate pensata durante la discussione delle mozioni sulla Terra dei Fuochi.
Abbiamo in 8 mesi abbattuto Bersani e Monti, responsabili quanto Berlusconi delle tragedie che vive il popolo italiano.
Abbiamo DIMOSTRATO CHE LA POLITICA SI PUÒ FARE SENZA I SOLDI DEI CITTADINI MENTRE A VOI INTERESSANO SOLO QUELLI. La vita è molto altro, che pensate, che il denaro ve lo potrete portare anche all'altro mondo? Le casse da morto con le casseforti incorporate non le hanno ancora inventate grazie a Dio.
Abbiamo dimostrato che la coerenza è un valore e che l'onestà è una virtù.

Ed è sull'onestà che il M5S intende costruire una nuova Italia, ed è possibile, la vittoria è dietro l'angolo ma possiamo farcela a patto che tutti i cittadini facciano la loro parte. Mi rivolgo a tutti i cittadini, noi parlamentari, vostri dipendenti del M5S DA SOLI NON CE LA FACCIAMO! E' IMPOSSIBILE. ABBIAMO A CHE FARE CON POTERI FORTI, MOLTO FORTI, CON UNO STATO INCANCRENITO DAL MALAFFARE E DALL'IPOCRISIA DILAGANTE. C'è bisogno di tutti voi ma ce la possiamo fare. Però SVEGLIAMOCI, GLI ILLUSIONISTI SONO COLPEVOLI, MA CHI SI LASCIA ILLUDERE È ALTRETTANTO RESPONSABILE. IL TEMPO DELLA DELEGA, DEI SALVATORI DELLA PATRIA POMPATI DALLE TELEVISIONI, IL TEMPO DEL "VEDIAMO SE CON LUI CAMBIA QUALCOSA" È FINITO! NESSUNO CI SALVERÀ A PARTE NOI STESSI. Ma ce la faremo, siamo entrati con il TUTTI a casa, ora è già vecchio, abbiamo DIMOSTRATO DI SAPER SMASCHERARE LE INDECENZE DEL GOVERNO, non sapete quanto tempo passiamo a LEGGERE E RILEGGERE FINO ALL'ULTIMA RIGA I DECRETI CHE ARRIVANO. Ci siamo formati, anche se sono passati solo 8 mesi, abbiamo già ACQUISITO L'ESPERIENZA PER GOVERNARE QUESTO PAESE RIDOTTO IN MACERIE e rilanciare un nuovo rinascimento che farà diventare l'Italia la nazione più bella del mondo.

Alessandro Di Battista

martedì 3 dicembre 2013

Carlo Alberto Dalla Chiesa. La Dc a Palermo vive con l'espressione peggiore del suo attivismo mafioso, oltre che politico [...]. Lo Stato affida la tranquillità della sua esistenza non già alla volontà di combattere e debellare la mafia e una politica mafiosa, ma allo sfruttamento del mio nome per tacitare l'irritazione dei partiti [...] pronti a buttarmi al vento non appena determinati interessi saranno o dovranno essere toccati o compresi.

La Dc a Palermo vive con l'espressione peggiore del suo attivismo mafioso, oltre che politico [...]. Lo Stato affida la tranquillità della sua esistenza non già alla volontà di combattere e debellare la mafia e una politica mafiosa, ma allo sfruttamento del mio nome per tacitare l'irritazione dei partiti [...] pronti a buttarmi al vento non appena determinati interessi saranno o dovranno essere toccati o compresi.
Carlo Alberto Dalla Chiesa


Mi fido della mia professionalità, sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo 
potere alla Mafia,facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati.
Carlo Alberto Dalla Chiesa

giovedì 16 maggio 2013

Frédéric Bastiat. Lo Stato è la grande entità fittizia attraverso la quale ognuno cerca di vivere a spese di tutti gli altri.

"Vi sono solo due modi per acquisire le risorse che sono necessarie a conservare, 
e a rendere bella e migliore, l’esistenza: la PRODUZIONE e la SPOLIAZIONE". 
Frédéric Bastiat, “La fisiologia della Spoliazione”, in Sofismi Economici II.

Quando il saccheggio diventa un modo di vita per un gruppo di uomini che vivono insieme nella società, creano per se stessi, nel corso del tempo, un sistema legale che lo autorizza e un codice morale che lo glorifica.
Frédéric Bastiat  1801 - 1850. Tratto da "sofismi economici"


"la nostra storia sarà vista come caratterizzata da sole due fasi: 
i periodi di conflitto per chi prenderà il controllo dello Stato e i periodi di tregua, che costituiranno il regno transitorio di una trionfante oppressione,  presagio di un imminente conflitto".
Frédéric Bastiat, lettera a Mme  Cheuvreux


"Bastiat aveva una visione severa circa questi sviluppi e reputava qualsiasi “servizio pubblico” che andasse al di là del minimo indispensabile per garantire i servizi di polizia e di amministrazione della giustizia come “una forma disastrosa di parassitismo” (“Gli intermediari” in Ciò che si vede e ciò che non si vede) . Usando il suo prisma preferito, Jacques Bonhomme (il Signor Qualunque), per rendere al meglio le sue puntualizzazioni, Bastiat confrontò la “fornitura coatta” dei “servizi pubblici” –  il “parassitismo legale” della burocrazia francese – alle azioni del ladruncolo che indulge nell’ordinario “parassitismo illegale (o extralegale )”, quando si approfitta della proprietà di Jacques irrompendo in casa sua ( “Le imposte” in Ciò che si vede e ciò che non si vede)".

 saggio su “Le due moralità”, Bastiat contrappone il ruolo della “moralità religiosa” e della “moralità economica” nel determinare questo cambiamento nel modo di pensare: 
"Si lasci che la moralità religiosa tocchi pertanto i cuori dei Tartufi, dei Cesari, dei coloni, dei beneficiari di sinecure e dei monopolisti, ecc, se ciò sia possibile. Il compito della politica economica è quello di illuminare i loro gonzi". 
(Nella commedia di Molière “Tartufo”, o “L’impostore”, Tartufo è un ipocrita astuto e Orgone è una vittima ben intenzionata). 

Bastiat, nell’elaborare i saggi che compongono i due volume della raccolta dei Sofismi Economici, intendeva proprio avviare  il lungo processo di demolizione intellettuale dei machiavelli, delle frodi, e  delle fallacie utilizzate dalle élite privilegiate per difendere i propri interessi acquisiti e il loro sistematico taglieggiamento delle persone comuni.

Bastiat era anche alquanto scettico circa il fatto che la moralità religiosa sarebbe riuscita a modificare il punto di vista dei detentori del potere perché, come egli si domandò in più occasioni, quante volte nella storia le elite dominanti avevano mai abbandonato volontariamente la propria condizione e i propri privilegi? Bastiat preferiva di gran lunga colpire il potere dal basso, cercando di far aprire gli occhi ai babbei e agli illusi, per mezzo delle verità che l’economia politica è in grado di fornire, incoraggiando il dubbio e la sfiducia nella giustizia delle azioni dei governanti, e deridendo le follie dell’élite politica  avvalendosi del sarcasmo e  del “mordente del ridicolo”.  
Bastiat sintetizzò il lavoro degli economisti politici nell’indurre ad "aprire gli occhi degli Orgoni, sradicando le idee preconcette, stimolando una giusta ed essenziale disillusione, nonché studiando ed esponendo la reale natura delle cose e delle azioni".
http://vonmises.it/2014/03/07/la-spoliazione-legale-nel-pensiero-di-frederic-bastiat-ii-parte/


Lo Stato è la grande entità fittizia attraverso la quale ognuno cerca di vivere a spese di tutti gli altri
Frédéric Bastiat 
(Bayonne, 30 giugno 1801 – Roma, 24 dicembre 1850) 
 è stato un economista e scrittore francese, filosofo della politica di ispirazione liberale. 
Viene considerato da molti come un precursore delle teorie della Scuola austriaca d'economia, e uno dei prosecutori della tradizione giusnaturalista nel XIX secolo.


"La legge pervertita! La legge -e dopo essa tutte le forze collettive della nazione- la legge, dico, non solamente sviata dal suo scopo, ma applicata a perseguire uno scopo direttamente contrario! La legge divenuta strumento di tutte le cupidige, invece di esserne il freno! La legge che compie essa stessa l'iniquità che aveva la missione di punire!."
Frederic Bastiat, La legge, 1850


La legge (Frédéric Bastiat)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La legge (La loi) è un saggio dell'economista e politico francese Frédéric Bastiat, scritto nel giugno 1850 a Mugron, pochi mesi prima della sua morte a Roma. In quest'opera Bastiat afferma la propria totale adesione al giusnaturalismo, cioè alla piena affermazione dei diritti naturali individuali, (Vita, Libertà, Proprietà) contro ogni diritto positivo che distrugge ogni libertà e qualsiasi iniziativa e creatività umana, riprendendo con ciò, e dando nuovi e originali sviluppi, ai principi che furono di Ugo Grozio, John Locke, Tommaso d'Aquino e dai filosofi della Scuola di Salamanca. [...] 
Quando la legge e la morale sono in contraddizione, il cittadino si trova nella crudele alternativa o di perdere la nozione di morale o di perdere il rispetto della legge, due disgrazie altrettanto grandi e tra le quali è difficile scegliere.

...Non è perché gli uomini hanno emanato delle leggi che la Personalità, la Libertà e la Proprietà esistono. Al contrario, è perché la Personalità, la Libertà e la Proprietà preesistono che gli uomini fanno le leggi.

"Esistenza, Facoltà, Assimilazione - in altri termini, Personalità, Libertà, Proprietà, - ecco l'uomo."

"con la legge di Bastiat, l'individuo viene riconsegnato a se stesso, alla sua sovranità individuale e autorità morale, responsabile delle sue scelte, e libero di realizzare i suoi obbiettivi, nel rispetto e nell'osservanza reciproca dei diritti degli altri."

Definì il principio di Proprietà e Spoliazione in questi termini:
"L'uomo non può vivere e godere che attraverso un'assimilazione, un'appropriazione perpetua, cioè attraverso una perpetua applicazione delle sue facoltà alle cose, o attraverso il lavoro. Da qui la Proprietà. Ma,in effetti, egli può vivere e godere assimilando e appropriandosi del prodotto delle facoltà del suo simile. Da qui la Spoliazione".



"Laissez faire! Io comincio con il dire, per evitare qualunque equivoco, che lasciate fare si applica qui alle cose oneste, dal momento che lo stato è stato istituito proprio per impedire le cose disoneste. Posto questo, per quello che riguarda le cose innocenti in se stesse, come il lavoro, lo scambio commerciale, l’insegnamento, l’associazione, la banca, eccetera, bisogna comunque scegliere. Bisogna che lo stato lasci fare o impedisca di fare.
Se lascia fare, noi saremo liberi ed amministrati a basso costo, perché nulla costa meno del lasciar fare.
Se impedisce di fare, disgrazia alla nostra libertà e al nostro portafoglio. 
Alla nostra libertà, perché impedire è come legare le braccia; al nostro portafoglio, perché per impedire ci vogliono degli incaricati, e per avere degli incaricati, ci vogliono dei soldi.
I socialisti rispondono: lasciar fare! orrore! 
– E perché, di grazia? – Perché, quando si lascia fare, gli uomini fanno male e agiscono contro i loro interessi. E’ giusto che uno stato li governi.
Ecco cosa c’è di divertente. I socialisti hanno una tale fede nella sagacità umana che vogliono il suffragio universale ed il governo di tutti dappertutto; e poi, quegli stessi uomini che giudicano adatti a governare gli altri, li proclamano inadatti a governar se stessi".
Frédéric Bastiat, Laissez faire, 1850 
http://www.societalibera.org/it/liberalierioggi/bastiat/003_laissez_faire.htm




La Legge. (Giugno 1850)
La Legge pervertita ! La Legge – e dietro di lei tutte le forze collettive della nazione, la Legge, dico io, non solo deviata dal suo scopo, ma applicata ad ottenere un obiettivo del tutto opposto! La Legge divenuta strumento di tutte le cupidigie, anziché esserne il freno! La Legge che realizza essa stessa quella iniquità che avrebbe come missione di punire! Certo, questo è un fatto assai grave, se esiste, e sul quale mi deve essere consentito di attirare l’attenzione dei miei concittadini.
http://www.societalibera.org/it/liberalierioggi/bastiat/007_lalegge1.htm


LO STATO.
( Journal des Débats, 25 settembre 1848).

Mi piacerebbe che si fondasse un premio, non di cinquecento franchi, ma di un milione di franchi, con corona, croce e nastro, in favore di colui che fosse capace di dare una buona, semplice e intelligibile definizione di una parola: lo stato.

Che immenso servizio avrebbe reso alla società! Lo stato: che cosa è? dove sta? che cosa fa? che cosa dovrebbe fare? Tutto quello che sappiamo, è che si tratta di un personaggio misterioso; ma il più sollecitato, il più tormentato, il più affaccendato, il più consigliato, il più accusato, il più invocato e il più provocato, che ci sia al mondo.

Perché, Signor Tale, anche se non ho l’onore di conoscervi, scommetto dieci contro uno che da sei mesi voi fabbricate alle utopie; e se voi fate utopie, io scommetto dieci contro uno che voi incaricate lo stato di realizzarle. Anche voi, Signora Tal’altra, sono certo che anche voi desiderate dal fondo del cuore di guarire tutti i mali di questa triste umanità, e che non vi sentireste per niente imbarazzata se lo stato volesse prestarsi a farlo.

Ma, lo sfortunato stato, come Figaro, non sa né chi ascoltare, né da che parte girarsi
Le centomila bocche della stampa e delle tribune gridano tutte insieme:
«Organizzate il lavoro ed i lavoratori.
Estirpate l’egoismo.
Reprimete l’insolenza e la tirannia del capitale.
Fate delle esperienze sul letame e sulle uova.
Coprite il paese con delle ferrovie.
Irrigate le pianure.
Rimboscate le montagne.
Fondate delle fattorie modello.
Fondate delle officine armoniche.
Colonizzate l’Algeria.
Allattate gli infanti.
Istruite la gioventù.
Soccorrete la vecchiaia.
Mandate nelle campagne gli abitanti delle città.
Equilibrate i profitti delle industrie.
Prestate denaro senza interesse a chi lo chiede. 
Liberate l’Italia, la Polonia e l’Ungheria.
Allevate e perfezionate il cavallo da sella.
Incoraggiate l’arte, formateci dei musicisti e delle ballerine.
Proibite il commercio e contemporaneamente date vita ad una marina mercantile.
Scoprite la verità e gettate nelle nostre teste un granello di ragione. 
Lo stato ha come missione di illuminare, sviluppare, ingrandire, rafforzare, spiritualizzare e santificare l’anima dei popoli

«Ehi, Signore e Signori, un poco di pazienza – risponde lo stato con aria penosa – io proverei a soddisfarvi tutti, ma per farlo mi servono un poco di risorse. Io ho predisposto dei progetti su cinque o sei imposte del tutto nuove e tra le migliori del mondo. Vedrete che piacere a pagarle.»

Allora un gran grido si alza: «Dagli, Dagli! Bel merito fare le cose con delle risorse! Non varrebbe la pena di chiamarsi stato. Non solo non mettete su nuove tasse: noi vi imponiamo di ritirare le vecchie. Sopprimete l’imposta sul sale, l’imposta sulle bevande, l’imposta sulle lettere, il dazio, le autorizzazioni; le prestazioni obbligatorie

In mezzo a questo tumulto, e dopo che il paese ha cambiato due o tre volte il suo stato per non aver soddisfatto tutte queste richieste, io ho voluto far osservare che esse erano contraddittorie. Di cosa sono andato ad impicciarmi, buon Dio! Non potevo tenere per me questa malaugurata osservazione? Eccomi discreditato per sempre; ed è ormai noto che io sono un uomo senza cuore e senza viscere, un filosofo asciutto, un individualista, un borghese e, per dire tutto in una parola, un economista della scuola inglese o americana. Perdonatemi, sublimi scrittori che nulla ferma, neppure le contraddizioni. Io ho torto, senza dubbio, e mi faccio indietro di gran cuore. Io non chiedo meglio, siatene certi, che voi abbiate davvero scoperto, fuori di noi, un essere beneficente e inesauribile, di nome stato, che ha pane per tutte le bocche, lavoro per tutte le braccia, capitali per tutte le imprese, credito per tutti i progetti, olio per tutte le piaghe, balsami per tutte le sofferenze, consigli per tutte le perplessità, soluzioni per tutti i dubbi, verità per tutte le intelligenze, distrazioni per tutte le noie, latte per gli infanti, vino per gli anziani, che provvede a tutti i nostri bisogni, che previene tutti i nostri desideri, che soddisfa tutte le nostre curiosità, raddrizza tutti i nostri errori, tutti i nostri sbagli, e ci dispensa ormai previdenza, prudenza, giudizio, sagacità, esperienza, ordine, economia, temperanza, attività.

E perché io non dovrei desiderare tutto ciò? Dio mi perdoni, ma più ci rifletto, più trovo che la cosa sia ben comoda, e non vedo l’ora, anch’io, di avere alla mia portata questa fonte inesauribile di ricchezza e di conoscenza, questo medico universale, questo tesoro senza fondo, questo consigliere infallibile che chiamate lo stato.

E’ per questo che io chiedo che me lo si mostri, che me lo si definisca; è per questo che propongo la fondazione di un premio per il primo che scoprirà questa fenice. Perché, infine, mi si concederà bene che questa scoperta preziosa non è ancora stata fatta, poiché, fino ad oggi, tutto ciò che si presenta con il nome di stato, il popolo lo condanna ben presto, precisamente perché non assolve alle condizioni un poco contraddittorie del programma. Bisogna dirlo? Io temo che noi siamo, a questo riguardo, i gonzi vittime di una delle più bizzarre illusioni che mai abbiano abitato lo spirito umano.

L’uomo rifiuta la fatica e la sofferenza. E tuttavia è condannato per natura alla sofferenza della privazione, se non assume la fatica del lavoro. Non vi è dunque scelta che tra due mali. Come fare per evitarli entrambi ? Fino ad oggi non si è trovato, e non si troverà mai, che un solo mezzo: godere del lavoro altrui; è come riuscire a fare sì che la fatica e la soddisfazione non tocchino ad ognuno secondo la proporzione naturale, ma che tutta la fatica sia per alcuni e tutta la soddisfazione per altri. Da qui proviene la schiavitù, da qui proviene la spogliazione, qualunque forma essa assuma: guerre, menzogne, violenze, razionamenti, frodi, abusi mostruosi, ma coerenti con il pensiero che ha dato loro nascita. Gli oppressori, bisogna combatterli: non si può dir loro che sbagliano nel ragionare. La schiavitù, grazie al Cielo, se ne va; d’altra parte, la nostra disposizione a difendere i nostri beni, fa sì che la spogliazione diretta e semplice non sia proprio facile. Una cosa tuttavia è rimasta. E’ questa malaugurata tendenza primitiva, che portano in sé tutti gli uomini, a far due parti del destino della vita, gettando la fatica su altri e conservando la soddisfazione per se stessi. Rimane da vedere sotto quale forma nuova si manifesta questa triste tendenza.

L’oppressore non agisce più con le proprie forze sull’oppresso. No, la nostra coscienza è divenuta troppo meticolosa per quello. Ci sono ancora il tiranno e la vittima, ci sono: ma tra di loro si piazza un intermediario che è lo stato, vale a dire la legge stessa. Che cosa è più adatto a far tacere i nostri scrupoli e, cosa forse più apprezzata, che cosa è più adatto a vincere le resistenze? Dunque, tutti, a qualunque titolo, con un pretesto o l’altro, tutti noi ci rivolgiamo allo stato

Noi gli diciamo: «Io non trovo che ci sia, tra le mie felicità e il mio lavoro, una proporzione che mi soddisfiIo vorrei, per stabilire l’equilibrio che desidero, prender qualcosa dei beni altrui. Ma questo è pericoloso. Non potrebbe, lei stato, rendermi la cosa più facile? Non potrebbe darmi un buon posto? Oppure mettere in difficoltà l’industria dei miei concorrenti? Oppure prestarmi gratuitamente dei capitali che ha preso dai loro possessori? O allevare i miei figli a spese pubbliche? O accordarmi dei premi di incoraggiamento? O assicurarmi il benessere quando avrò cinquanta anni? In questo modo, io raggiungerò il mio obiettivo in tutta tranquillità di coscienza, perché la stessa legge avrà operato per mio conto, ed io avrò della spogliazione tutti i vantaggi, senza incorrere né nei rischi né nel detestabile.

Poiché mi sembra certo, da un lato, che noi tutti indirizziamo allo stato qualche richiesta credibile, dall’altro lato, che lo stato non può dare soddisfazione agli uni senza aggiungere qualcosa al lavoro degli altri, in attesa di una nuova definizione dello stato, mi ritengo autorizzato a dare qui la mia. Chissà che non ottenga il premio. Eccola: lo stato è quella grande finzione per mezzo della quale tutto il mondo si sforza di vivere a spese di tutto il mondo.

Perché, oggi come sempre, ognuno di noi, un poco più, un poco meno, vorrebbe approfittare del lavoro altrui. Di questo desiderio, non osiamo fare pubblicità, lo dissimuliamo persino a noi stessi; e allora cosa facciamo? Immaginiamo un intermediario, ci rivolgiamo allo stato, ed ogni classe sociale a proprio turno gli dice: «Voi che potete prendere legittimamente, onestamente, prendete al pubblico, e noi divideremo». Lo stato non ha bisogno di molta spinta per seguire il consiglio diabolico: perché è composto di ministri, di funzionari, di uomini, alla fine, i quali, come tutti gli uomini, portano nel proprio cuore il desiderio colgono sempre con premura l’occasione di veder ingrandire le proprie ricchezze o la propria influenza. Lo stato capisce perciò in fretta e bene il vantaggio che può trarre dal ruolo che il pubblico gli affida. Esso sarà l’arbitro, il padrone di tutti i destini: prenderà molto, perciò molto resterà a lui stesso; moltiplicherà il numero dei suoi agenti, allargherà il cerchio delle sue competenze; finirà per acquisire delle dimensioni schiaccianti.

Ma ciò che bisogna rimarcare, è l’incredibile cecità del pubblico su tutto questo. Quando dei soldati felici riducevano i nemici in schiavitù, erano dei barbari, ma non erano assurdi. Il loro obiettivo, come il nostro, era quello di vivere a spese degli altri, e, come a noi, gli altri non mancavano. Che cosa dobbiamo pensare di un popolo al quale non passa per la testa di dubitare che il saccheggio reciproco non sia meno saccheggio perché è reciproco; che non è meno criminale perché viene eseguito legalmente e con ordine; che non aggiunge nulla al benessere totale; che al contrario lo diminuisce di tanto, quanto costa quell’intermediario spendaccione che chiamiamo stato?

E questa grande chimera, noi l’abbiamo piazzata, per edificazione del popolo, in testa alla Costituzione. Eccovi le prime parole del preambolo: «La Francia si è costituita in Repubblica per … chiamare tutti i cittadini a un grado sempre più elevato di moralità, di lumi e di benessere». Così è “la Francia”, l’astrazione, che chiama “i francesi”, la realtà, alla moralità, al benessere, eccetera. Non è esagerare il senso di questa bizzarra illusione che ci conduce ad attenderci tutto da un’altra forza che non la nostra? Non è dare ad intendere che ci sia, a fianco e al di fuori dei Francesi, un essere virtuoso, illuminato, ricco, che può e deve versare su di loro la sua benevolenza? Non è supporre, e ben gratuitamente, che vi sia tra la Francia ed i Francesi, tra la semplice denominazione abbreviata, astratta, di tutte le individualità, e quelle stesse individualità, un rapporto da padre a figlio, da tutore a pupillo, da professore a scolaro? So bene che talvolta si dice metaforicamente che la Patria è una tenera madre. Ma per sorprendere in flagrante reato di insignificanza la proposizione costituzionale, sarà sufficiente dimostrare che può essere capovolta, non dico senza inconvenienti, ma addirittura con dei vantaggi. Ne avrebbe a soffrire l’esattezza se il preambolo dicesse «I Francesi si sono costituiti in repubblica per chiamare la Francia ad un grado sempre più elevato di moralità, di lumi e di benessere»? Ora, quale è il valore di una proposizione nella quale il soggetto e il predicato possono essere reciprocamente scambiati senza inconvenienti? Tutto il mondo può comprendere: si dice; la madre allatterà il bambino. Ma sarebbe ridicolo dire: il bambino allatterà la madre.

Gli Americani avevano altre idee sulle relazioni tra i cittadini e lo stato, mentre mettevano in testa alla loro Costituzione queste semplici parole: «Noi, il popolo degli Stati Uniti, per formare una unione perfetta, stabilire la giustizia, assicurare la tranquillità interna, provvedere alla difesa comune, aumentare il benessere e assicurare i benefici della libertà a noi stessi e ai nostri figli, decretiamo….». Qui nessuna creazione chimerica, nessuna astrazione alla quale i cittadini domandino di tutto: non si aspettano nulla, se non da se stessi e dalla loro propria forza.

Se io mi sono permesso di criticare le prima parole della nostra Costituzione, è perché non si tratta, come si potrebbe credere, di una pura sottigliezza metafisica. Io affermo che questa personalizzazione dello stato sia stata nel passato e sarà nell’avvenire, una fonte feconda di calamità e di rivoluzioni. Ed ecco il Pubblico da una parte, lo stato dall’altra, considerati come due esseri distinti, il secondo tenuto a espandersi sul primo, il primo con il diritto di richiedere al secondo il torrente delle umane felicità. Che cosa deve capitare? Di fatto lo stato non è disattento e non lo può essere. Ha due mani, una per ricevere e l’altra per dare, o come si dice, la mano rude e la mano dolce. L’attività della seconda è necessariamente subordinata all’attività della prima. A rigore, lo stato potrebbe prendere e non rendere. Ciò si è ben visto, e si spiega con la natura porosa e assorbente delle sue mani, che trattengono sempre una parte e talora tutto quello che toccano. Ma quello che non si è mai visto, che non si vedrà mai e neppure si riesce a concepire, è che lo stato renda al Pubblico più di ciò che gli abbia preso. E’ dunque folle assumere di fronte a lui l’attitudine dei mendicanti. Gli è radicalmente impossibile assegnare un vantaggio particolare a qualcuna delle individualità che costituiscono la comunità, senza infliggere un danno superiore alla intera comunità.

Lo stato si trova dunque, a causa delle nostre esigenze, in un circolo vizioso evidente. Se rifiuta il bene che si esige da lui, è accusato di impotenza, di cattivo volere, di incapacità. Se prova a realizzarlo, si riduce a colpire il popolo con tasse raddoppiate, a far più di male che di bene, e ad attirarsi, da un’altra parte, la disaffezione generale. Così è: nel pubblico le speranze, nel governo due promesse: tanti benefici e poche imposte. Speranze e promesse che, essendo in contraddizione, non si realizzeranno mai.

Non è lì la causa di tutte le nostre rivoluzioni? Perché tra lo stato, prodigo di promesse impossibili, ed il pubblico, pieno di speranze irrealizzabili, si mettono in mezzo due categorie di uomini: gli ambiziosi e gli utopisti. Il loro ruolo è tutto tracciato dalla situazione. A questi cortigiani della popolarità è sufficiente gridare alle orecchie del popolo: «Il potere si sbaglia; se noi fossimo al suo posto, noi ti riempiremmo di benefici e ti libereremmo dalle tasse». E il popolo crede, il popolo spera, il popolo fa una rivoluzione. I suoi amici non sono mai così pronti agli affari, che quando ricevono l’ordine di obbedire. «Datemi dunque del lavoro, del pane, dell’aiuto, del credito, dell’istruzione, delle colonie, dice il popolo, e inoltre, secondo le vostre promesse, liberatemi dalle tenaglie del fisco».

Lo stato nuovo non è meno imbarazzato che lo stato vecchio, perché, in fatto di cose impossibili, può ben promettere, ma non può mantenere. Cerca di guadagnare del tempo, che gli serve per maturare i suoi vasti progetti. Poi, fa qualche timida prova: da una parte, estende un poco l’istruzione primaria; dall’altra, modifica un poco l’imposta sulle bevande (1830). Ma la contraddizione si innalza sempre di fronte a lui: se vuole essere filantropo, deve rimanere fiscale; se rinuncia alla fiscalità, deve rinunciare anche alla filantropia. Queste due promesse si ostacolano reciprocamente sempre e necessariamente. Impiegare del credito, cioè divorare l’avvenire, è certamente un mezzo di moda per conciliarle, cercando di fare un poco di bene nel presente a spese di molto male nell’avvenire. Ma questo sistema evoca lo spettro della bancarotta che allontana il credito. Che fare allora? Allora il nuovo stato prende le proprie difese con ardimento; riunisce delle forze per mantenersi, soffoca l’opinione, fa ricorso all’arbitrio, tratta da ridicole le sue vecchie idee, dichiara che non può amministrare senza essere impopolare; in breve, si dichiara governativo.

Ed è là che altri nuovi cortigiani della popolarità lo attendono. Essi sfruttano la stessa illusione, passano per la stessa via, ottengono lo stesso successo, e vanno ben presto a gettarsi nello stesso baratro. E’ così che noi siamo arrivati a Febbraio. A quell’epoca, l’illusione di cui si parla in questo articolo era andata più avanti che mai, nelle idee del popolo, condottavi dalle idee socialiste. Più che mai, ci si attendeva che lo stato, in forma repubblicana, aprisse al massimo la fonte dei benefici e chiudesse quella delle imposte. «Mi sono sbagliato spesso, ma starò attento a me, di non sbagliarmi ancora una volta», diceva il popolo. Che cosa poteva fare il governo provvisorio? Quello che si fa in simili congiunture: promettere e guadagnare tempo. Non gliene manca; e per dare alle sue promesse più solennità, le fissa entro dei decreti. «Aumento del benessere, diminuzione del lavoro, aiuto, credito, istruzione gratuita, colonie agricole, dissodamenti; nello stesso tempo, riduzione della tassa sul sale, sulle bevande, sulle lettere, sulla carne, tutto sarà accordato… arriva l’Assemblea Nazionale». L’Assemblea Nazionale è arrivata, e poiché non può realizzare due contraddizioni, il suo compito, il suo triste compito, si è ridotto a ritirare, il più silenziosamente possibile, uno dopo l’altro, tutti i decreti del governo provvisorio. Tuttavia, per non rendere la delusione troppo crudele, è stato necessario transigere un poco. Alcuni impegni sono stati mantenuti, altri hanno avuto un minimo avvio di esecuzione. Così l’attuale amministrazione si sforza di immaginare nuove tasse.

Adesso io mi trasporto con il pensiero a qualche mese avanti nel futuro; e mi domando, con la tristezza nell’anima, che cosa accadrà quando degli agenti fiscali di nuova creazione andranno per le campagne a prelevare le nuove imposte sulle successioni, sui redditi, sui profitti dello sfruttamento agricolo. Che il Cielo smentisca i miei presentimenti, ma io ci vedo ancora un ruolo da giocare per i cortigiani della popolarità. Leggete l’ultimo manifesto dei Montagnardi, quello che hanno emesso a proposito della elezione presidenziale. E’ un poco lungo, ma, dopo tutto, si riassume in due parole: lo stato deve dare molto ai cittadini e prendere poco. E’ sempre la stessa tattica; se volete, lo stesso errore. 

«Lo stato deve fornire gratuitamente l’istruzione e l’educazione a tutti i cittadini. Deve «un insegnamento generale e professionale il più appropriato possibile ai bisogni, alle vocazioni e alle capacità di ogni cittadino». Deve «insegnargli i suoi doveri verso Dio, verso gli uomini e verso se stesso; sviluppare i suoi sentimenti, le sue attitudini e le sue facoltà, dargli infine la formazione per il suo lavoro, la comprensione dei suoi interessi e la conoscenza dei suoi diritti». Deve «mettere alla portata di tutti le lettere le arti, il patrimonio del pensiero, il tesoro dello spirito, tutte le gioie intellettuali che elevano e fortificano l’anima». Deve «riparare tutti gli incidenti, gli incendi, le inondazioni, ecc. (eccetera dice ben di più di quanto è scritto) subiti da un cittadino». Deve «intervenire nei rapporti tra capitale e lavoro e farsi regolatore del credito». Deve «all’agricoltura seri incoraggiamenti e una efficace protezione». Deve «nazionalizzare le ferrovie, i canali, le miniere» e senza dubbio amministrarle con quella capacità industriale che le caratterizza. Deve «sostenere le imprese generose, incoraggiarle e aiutarle con tutte le risorse capaci di farle trionfare. Regolatore del credito, finanzierà largamente le associazioni industriali e agricole, al fine di assicurarne il successo». Lo stato deve tutto ciò, senza pregiudizio dei servizi ai quali fa fronte già oggi; e, per esempio, occorre che nei confronti degli stranieri abbia sempre un atteggiamento minaccioso; perché, dicono i firmatari del programma «legati da questa sacra solidarietà e dai precedenti della Francia repubblicana, noi portiamo i nostri voti e le nostre speranze al di là delle barriere che il dispotismo alza tra le nazioni: il diritto che noi vogliamo per noi, noi lo vogliamo per tutti coloro che sono oppressi dal giogo delle tirannie; noi vogliamo che il nostro glorioso esercito sia ancora, se ve ne fosse bisogno, l’armata della libertà».

Vedete che la mano dolce dello stato, quella mano che dona e che distribuisce, sarà assai occupata sotto il governo dei Montagnardi: credete che possa capitare che sia lo stesso per la mano rude, di quella mano che penetra e prende nelle nostre tasche? Disilludetevi. I cortigiani della popolarità non conoscerebbero il loro mestiere, se non possedessero l’arte, mostrando la mano dolce, di nascondere quella rude. Il loro regno sarà sicuramente il giubileo del contribuente. «E’ il superfluo, non il necessario, quello che l’imposta deve colpire», dicono. Non sarebbe un bel momento, quello nel quale il fisco, per colmarci di benefici, si contenterà di intaccare il nostro superfluo?

Ma non è tutto. I Montagnardi aspirano a che «l’imposta perda il suo carattere oppressivo e non sia più che un atto di fraternità». Bontà del cielo! Io sapevo bene che è di moda cacciare la fraternità ovunque, ma non avrei mai pensato che la si potesse mettere sul conto di chi la riceve. In dettaglio, i firmatari del programma dicono: «noi vogliamo l’abolizione immediata delle imposte che colpiscono i beni di prima necessità, come il sale, le bevande, eccetera. Noi vogliamo la riforma dell’imposta fondiaria, dei dazi e delle licenze. Noi vogliamo la giustizia gratuita, vale a dire la semplificazione delle formalità e la riduzione delle spese». Così imposta fondiaria, dazi, licenze, bolli, sale, bevande, poste, tutto vi rientra. Questi signori hanno scoperto il segreto di dare una attività forsennata alla mano dolce dello stato, mentre ne paralizzano la mano rude.

Ebbene, io chiedo al lettore imparziale, non è questo infantilismo, e infantilismo pericoloso? Come smetterà il popolo di fare una rivoluzione dopo l’altra, se una volta per tutte si è deciso a non fermarsi che quando realizzerà questa contraddizione «non dare nulla allo stato ma riceverne molto»? Qualcuno pensa che se i Montagnardi arrivassero al potere, non sarebbero le vittime dei mezzi che impiegano per impadronirsene?

Cittadini, in tutti i tempi due sistemi politici sono esistiti, ed entrambi possono sostenersi con delle buone ragioni. 
Secondo il primo, lo stato deve fare molto, ma molto deve anche prendere
Secondo il secondo, la sua doppia azione deve farsi sentire il meno possibile
E’ tra questi due sistemi che bisogna scegliere. 
Ma quanto al terzo sistema, che combina gli altri due, e che consiste nell’esigere tutto dallo stato senza dargli nulla, è un sistema chimerico, assurdo, puerile, contraddittorio, pericoloso. Coloro che lo portano avanti, per avere il piacere di accusare tutti i governi di impotenza e per poterli così esporre ai vostri colpi, quelli vi blandiscono e vi ingannano, o quanto meno si sbagliano.

Quanto a noi, noi pensiamo che lo stato, che non è e non dovrebbe essere altra cosa che la forza comune istituita, non per essere tra tutti i cittadini uno strumento di oppressione e di spogliazione reciproche, ma al contrario, per garantire a ciascuno il suo, e far regnare la giustizia e la sicurezza.
http://www.societalibera.org/it/liberalierioggi/bastiat/004_lo_stato.htm

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