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venerdì 3 gennaio 2014

Paco Ignacio Taibo. Come la vita. - E lei, perché è di sinistra? - Perché nell'altra vita ero di destra e mi sono sputtanato la coscienza.


- E lei, perché è di sinistra?
- Perché nell'altra vita ero di destra e mi sono sputtanato la coscienza.
- No, sul serio.
- Vediamo – disse José Daniel grattandosi i baffi con il calcio del fucile nuovo, abitudine che il Cieco deplorava in quanto poco professionale. – Con tutto quello che la gente di Queens a New York butta via in una notte, si potrebbe attrezzare un intero quartiere di Cuzco diecimila volte meglio di come è adesso. Con gli avanzi di un ristorante medio di Caracas, mangerebbero per cinque giorni sessanta famiglie algerine. Gli scapoli che passeggiano di notte a Buenos Aires farebbero la felicità delle zitelle che sognano solitarie guardando le stelle di Bangkok. I libri che ho acquistato e non ho mai letto risolverebbero i problemi della biblioteca di una scuola media di Camaguey. Con lo stipendio di un tranviere del Distretto Federale si alloggia un giorno al César Palace di Las Vegas. Con i discorsi di un governatore del Pri messicano si possono mandare in tilt sei macchine della verità. Con il fuoco che c'è nelle poesie di Vallejo si possono cuocere tutti gli hot dog che si consumano in un giorno a Monterrey. Con le parole che ho impiegato in trentacinque anni per spiegarlo, trasformate in sassi, avremmo costruito a Texcoco tre piramidi di Cheope… È chiaro?
Paco Ignacio Taibo, Come la vita



I fallimenti allontanano, la paura fa passare la voglia di riprovarci e genera altra paura, e intanto la vita scorre via. E nel frattempo bisogna continuare a pensare, ma Héctor non aveva voglia di leccarsi le ferite, preferiva brontolare fra sé aspettando che la tortilla finisse di cuocere.
Paco Ignacio Taibo II, "Niente lieto fine"


sabato 12 gennaio 2013

Miachel Ellner. Tutto va all'incontrario. Tutto va a rovescio.


GUARDIAMO NOI STESSI
Tutto va all'incontrario.
Tutto va a rovescio.
I medici distruggono la salute,
gli avvocati distruggono la giustizia,
... le università distruggono la conoscenza,
i governi distruggono la libertà,
i media distruggono l'informazione,
e la religione la spiritualità. 

Miachel Ellner

lunedì 19 novembre 2012

Giovanni Abrami. Una parte dell'umanità soffre di abbondanza e spreco.



Una parte dell'umanità soffre di abbondanza e spreco.
L'altra parte soffre di povertà e fame.
Da tempo immemorabile si è perso ogni concetto di armonia nel mondo.
 Giovanni Abrami


giovedì 1 novembre 2012

Tucidide. Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce



Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce
Tucidide


Le mie notti sarebbero un incubo al solo terribile pensiero di un innocente che sconta tra i tormenti crudelissimi una colpa che non ha commesso
Émile Zola


Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia, lo schiaffo dato sulla guancia di qualsiasi altro uomo
José Julián Martí Pérez


Quando un uomo perde un diritto anche tutti gli altri uomini hanno meno diritti. 
Se un uomo subisce un ingiustizia oggi e TUTTI SI VOLTANO DALL'ALTRA PARTE e nessuno lotta con lui, tutti gli uomini subiranno quella stessa ingiustizia, che sarà prassi per i vostri figli. RICORDATELO!
Alessandro Cossetta

domenica 6 maggio 2012

Enrico Berlinguer. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi



Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi.
Enrico Berlinguer


Quando la politica era una cosa seria e soprattutto "pubblica"

Sante parole, ma uomini di sinistra col cuore e la testa di Berlinguer non ne nascono più



martedì 7 febbraio 2012

Charles Dickens. Abbi un cuore che mai indurisce, un carattere che mai si stanca, ed un tocco che mai ferisce

"- Sono queste le case della febbre, Darby? - domanda freddamente Bucket mentre gira la lanterna su una schiera di orribili topaie. Darby risponde che «lo sono tutte» e che inoltre per mesi e mesi la gente «è stata falciata a dozzine» e che morti e moribondi sono stati trasportati via «come pecore con l’afta»."
Tratto da "Casa Desolata" Charles Dickens - 1852

Il giorno si trasforma volgendo alla fine e si fa scuro e piovigginoso. Jo lavora a tutto spiano, nel suo incrocio tra il fango e le ruote, i cavalli, le fruste, gli ombrelli, e guadagna appena il necessario per pagare il triste riparo che ha in Tom-all-Alone’s. Scende il crepuscolo; la luce a gas comincia a splendere nelle botteghe; il lampionaio con la sua scala corre lungo il bordo del marciapiede. Comincia una triste sera."
Tratto da "Casa Desolata" Charles Dickens - 1852


"La nostra aspirazione è di entrare a far parte degli affetti domestici e dei pensieri quotidiani dei nostri lettori. Speriamo di divenire compagni di viaggio e amici di migliaia di persone, uomini e donne, di ogni età e condizione sociale, che probabilmente non conosceremo mai di persona. [...] Abbiamo riflettuto molto su questa nostra ambizione di ottenere affetto e fiducia da parte di tanti sconosciuti; conosciamo l'enorme responsabilità di un simile privilegio".
È con questa dichiarazione che nel 1850 Charles Dickens inaugurava, in veste di direttore, un settimanale di informazione e letteratura che fu tra i più popolari e apprezzati dell'Inghilterra vittoriana.
Fonte: Rossana Bonadei su Charles Dickens nell'Introduzione a Mtigby Junction




Quando bevi dell'acqua, non dimenticare la sorgente dalla quale scaturisce
Charles Dickens


Abbi un cuore che mai indurisce,
un carattere che mai si stanca,
ed un tocco che mai ferisce
Charles Dickens



Tutti gli volevano un gran bene.
La sua ingegnosità poi nelle piccole cose era addirittura trascendentale.
Sapeva tagliar le arance in certe forme, che noi non avremmo neppure sospettato.
Charles Dickens, David Copperfield


- Che cosa faranno di me, Peggotty cara? Lo sai? 
- Collegio. Vicino a Londra, - fu la risposta di Peggotty. 
Fui costretto a farglielo ripetere, 
giacché la prima volta me lo disse dentro la gola, 
avendo io dimenticato di levare la bocca dal buco e metterci l’orecchio; 
e quantunque le sue parole mi solleticassero le labbra, però non le udii. 
- Quando, Peggotty? - Domani.
Charles Dickens, David Copperfield,  1850


Nel piccolo mondo in cui i bambini vivono la loro esistenza, chiunque li allevi, non c'è nulla che venga percepito più acutamente dell'ingiustizia, anche se si tratta di una ingiustizia di poco conto; ma il bambino è piccolo e piccolo è il suo mondo, e il suo cavallo a dondolo è per lui molto più alto di lui, e lui lo vede e lo considera come un cavallo da caccia irlandese dalle ossa grosse. Io, dentro di me, avevo sostenuto un perpetuo conflitto contro l'ingiustizia fin dalla prima infanzia.
Charles Dickens,  "Grandi Speranze", 1860,  pag. 81



"In quella zona del Tamigi dominata dalla chiesa di Rotherhithe, dove le case sono più luride e i battelli neri per la polvere di carbone e il fumo, si apre il più strano, misterioso quartiere di Londra, con i suoi vicoli nascosti sconosciuti anche di nome alla maggior parte degli abitanti della città. Per raggiungere questa località bisogna percorrere un labirinto di vicoli fangosi, popolati da gente sudicia e volgare, che vive di pesca o di traffici meschini. Nelle botteghe si vendono generi ordinari, a basso prezzo; capi di vestiario grossolani pendono nelle vetrine dei magazzini. Urtando contro operai disoccupati, scaricatori, facchini, carbonai, donne scarmigliate, bambini sudici, inciampando in mucchi di rifiuti, assordati dal rotolio di carri pesanti che trasportano mercanzie ai numerosi magazzini del quartiere, nauseati dai fetori che giungono dai vicoli che si aprono da ogni parte, si arriva finalmente in strade più remote e meno affollate, fra case vacillanti che sembrano volersi inchinare verso il marciapiede, muri  smantellati, camini sul punto di crollare. fìnestre difese da inferriate corrose, tutti gli indizi della più grande desolazione, del più completo abbandono."
"In quei paraggi c'è l'isola di Jacob, circondata da un fossato profondo sette o otto piedi e largo quindici o venti al momento dell'alta marea. Una insenatura del Tamigi, che può sempre esser riempita del tutto aprendo le chiuse del Lead Mills. Guardando da uno dei ponti di legno gettati attraverso il Mill Lane, si potevano vedere gli abitanti delle case sorgenti sulle due rive calare dalle finestre secchi e recipienti per attinger acqua, e ballatoi di legno malfermi e tarlati correre lungo la facciata degli edifici; e fondamenta in rovina, e ogni aspetto più ripugnante della miseria, del vizio, dell'ozio. Sull'isola di Jacob i magazzini erano vuoti e privi di tetto; i muri crollanti e le macerie accumulate sul selciato tutto buche; porte e finestre non avevano che la intelaiatura; dai camini, anneriti e pericolanti, non usciva fumo. Molto tempo prima, quella era stata una lingua di terra che prosperava, ma all'epoca della nostra storia solo chi fosse spinto dalla necessità impellente di trovare un rifugio sicuro poteva avere il coraggio di cercarlo in quel luogo."
Charles Dickens , Oliver Twist, 1837



"Con la sua prodigiosa sensibilità istintiva, Charles Dickens avvertì che nella realtà esistono due universi, morali, psicologici, simbolici: quello del caldo e del colore (specialmente il rosso) e quello del gelo e del nero. Questa opposizione tra caldo e freddo, tra rosso e nero è molto più ricca, comprensiva e drammatica di quella che, da secoli, oppone il bene al male nelle chiese e nei libri.

Se vogliamo conoscere l’universo «rosso» nella sua purezza, dobbiamo aprire il David Copperfield (Einaudi, traduzione di Cesare Pavese), alle incantevoli pagine dedicate ai Peggotty e alla loro barca-casa sulla spiaggia di Yarmouth. Clara Peggotty, la domestica-balia di David, ha guance e braccia così sode e rosse che David si chiedeva «come mai gli uccelli non le beccassero a preferenza delle mele».

La barca-casa è tutta colorata. Persino le vignette della Bibbia , così tetra sulla bocca dei predicatori, mostrano Abramo vestito di rosso, Isacco d’azzurro, Daniele giallo, i leoni verdi: la coperta multicolore di David «fa male agli occhi tant’è fiammante». Il bianco delle pareti squilla come il latte: le aragoste, i granchi e i gamberi, ammucchiati vivi in una rimessa, si preparano a diventare rossi nella cottura; e quando il signor Peggotty si lava nell’acqua bollente, esce talmente rubicondo che David pensa «che la sua faccia abbia questo in comune con le aragoste, i granchi e i gamberi — che entra nera nell’acqua bollente e ne esce tutta rossa». La famiglia di Peggotty è la vera famiglia dickensiana, senza il padre e la madre naturali e le costrizioni del sangue: raccoglie degli orfani, degli errabondi e dei sopravvissuti sotto la protezione di una mano amorosa. Essa è l’Arca dove gli animali vengono accolti nella barca-casa di Noè: il tiepido nido familiare, il piccolo mondo chiuso e protetto, dove creature sperdute si scaldano al calore del reciproco affetto, senza temere il vento che ulula al largo del mare.
Di fronte all’Arca di Peggotty, Dickens dispone, come il loro rovescio speculare, i tetri e sadici personaggi che fecero scoppiare in lacrime Henry James bambino. Ecco il signore e la signora Murdstone, con i neri occhi loschi, i capelli e i favoriti neri, le sopracciglia folte e nerissime: il solido borsello d’acciaio rinchiuso nel carcere di una sacca appesa al braccio con una pesante catenella; due inflessibili e solide casse nere, con solide borchie d’ottone, un enorme cane nero, e l’anima tenebrosa, fosca e metallica.
***

Il carattere di David Copperfield non dipende in nulla dal rosso o dal nero, e nemmeno dal carattere drammatico, concentrato ed esibizionista del suo autore. Come altri giovani protagonisti dei romanzi di Dickens, David è ingenuo, candido, femminile, anche quando scrive e racconta di sé stesso. Egli ha qualcosa di straordinario: da bambino vede e ricorda la propria infanzia, possiede una ricchissima capacità di osservazione, che scorge, uno per uno, uno accanto all’altro, tutti i piccoli frammenti della realtà e li ricompone in un quadro. Spia: è il dono dei grandi scrittori. E questo dono di osservazione si trasforma a poco a poco: diventa fantasia, visione, dono di prolungare all’infinito le sensazioni e le osservazioni infantili.
Le grandi doti di David sono quelle di essere flessibile e ondivago: ciò gli permette di avvicinarsi alla realtà, di avere simpatia per essa e di rappresentarla, diventando il tramite tra Dickens e il mondo. In compenso, come lo accusano Agnes e zia Betsey, egli manca di fermezza, di energia, di risolutezza, di decisione, di carattere: soprattutto di quel carattere che siamo abituati a definire virile. La storia del libro è di come David, a poco a poco, acquisti la forza di cui è privo, trasformando la sua natura flessibile in un carattere fermo. Imparando la stenografia, per esempio, egli educa in sé stesso quella paziente e diuturna energia che prima gli mancava. Quando comincia a scrivere, la perseveranza è la sorgente del suo successo. «Non avrei potuto fare quanto feci — egli dice — senza le abitudini di puntualità, ordine e diligenza», senza la risoluzione di concentrarsi su un solo dato alla volta. «Non posseggo un solo dono naturale che non abbia sforzato», insiste: mentre Dickens possedeva un immenso dono naturale, che non aveva nessun bisogno di sforzare e di costringere.
Come si usa dire, David è vittima di un potentissimo complesso edipico: egli adora la madre pallida, esile e inesistente, che immaginava di essere una madre-bambina e finì per diventare una madre-bambina. Quel topos femminile si stabilisce e si fissa nella sua anima; e, dopo di allora, egli non può amare che una donna bambina, una moglie bambina, che ripete tutti i caratteri della madre. Dora Spenlow era «affascinante, infantile, occhilucente, adorabile»: non voleva che si parlasse mai, intorno a lei, di «cose pratiche», e persino le sue zie erano degli uccellini saltellanti, che camminavano frusciando, come se i loro vestiti fossero fatti di foglie autunnali. «Ero immerso in Dora. Non soltanto ero innamorato di lei dalla testa ai piedi, ma ne ero imbevuto tutto quanto». David non voleva che Dora crescesse, egli stesso non voleva che il suo amore diventasse adulto, come di solito accade tra un uomo e una donna.
* * *
In collegio David Copperfield conosce James Steerforth, che ha sei anni più di lui, e diventa il fondamento e l’ala della sua vita. Le pagine che Dickens gli dedica sono un meraviglioso saggio sul fascino: il più bello che sia mai stato scritto. C’era nel modo di fare di Steerforth una disinvoltura — un modo gaio e leggero, non ostentato — che portava con sé una specie di incanto. «Credo che in virtù di questi portamenti, dei suoi spiriti vitali, della sua voce deliziosa, del viso e dell’aspetto bellissimo, e per quanto ne so io, in virtù di un’innata potenza di attrazione (come credo che ben pochi posseggano) egli portasse con sé un fascino al quale era naturale debolezza abbandonarsi e a cui ben pochi sapevano resistere».
Molti accenni fanno supporre che, nel rappresentare Steerforth, Dickens pensasse a Byron: come lui, era un dilettante di sensazioni, che provava e sperimentava tutte le cose. La coscienza di riuscire a sedurre sempre nuove persone gli ispirava una nuova delicatezza di percezione. Ma ogni sensazione era anche un gioco brillante, giocato con l’eccitazione del momento, nello spensierato gusto della superiorità. Afferrava e possedeva tutte le persone e le cose: poi si annoiava di loro e le buttava via, come spugne, come stracci. Liberandosi per un momento da Steerforth, Copperfield gli disse: «Ciò che mi stupisce in voi, Steerforth, è che vi contentiate di fare un uso tanto volubile delle vostre facoltà». Steerforth era volubile: ma non si accontentava affatto della propria volubilità, sebbene non facesse che cercare sempre nuove sensazioni ed emozioni. Come quella di Stavrogin, l’eroe dei Demòni di Dostoevskij, la sua anima era vuota e gelida: non poteva piegarsi a passioni, persone e mete; dominata dal tedio, inseguiva sensazioni sempre più frenetiche, la distruzione e la morte.
Il giovane Copperfield — l’orfano, il nonamato, il derelitto, che non possedeva nessuna delle qualità di Steerforth — lo amava con una travolgente passione femminile: qualcuno direbbe con un vero raptus omoerotico. Il fascino di quell’angelo colpevole, dalle grandi ali nere bagnate di luce, travolgeva senza limiti David, felice di essere un oggetto infantile nelle mani di lui. La sera Steerforth, disteso nel lettuccio del collegio Salem, non riusciva a prendere sonno; e mentre avanzavano le ore della notte, David gli raccontava, confondendoli e mescolandoli l’uno con l’altro, tutti i libri che aveva letto — il Don Chisciotte, Gil Blas, Robinson Crusoe, Tom Jones, Il Vicario di Wakefield, Roderick Random, Le Mille e una notte —, come la sultana Schahrāzād inganna la morte raccontando al suo signore le complicate storie di Oriente. L’istinto fabulatorio di David Copperfield nasce così: nella notte e nell’ombra, dal cui alone romanzesco resta fasciato; dal desiderio dell’orfano femmineo di vincere l’esclusione e la separazione, dall’ansia di salvarsi, di servire e adorare, propiziando l’angelo protettore.
Tra i culmini del David Copperfield si estende la sterminata pianura delle lacrime e del riso. Più si legge profondamente il romanzo, più ci si rende conto che il riso più sgangherato e le lacrime più commoventi sono esattamente la stessa cosa. Il riso nasce da tutto: dall’orrore e dalla tragedia: dall’eccesso di emozioni e di sentimenti, come i bottoni di Clara Peggotty, che saltano e schizzano via, ogni volta che piange o è commossa. Tutto fa ridere: persino Uriah Heep, che è certamente la persona più malvagia del libro, è un concentrato ineguagliabile di comicità e di virtuosismo grottesco — con i suoi repellenti occhi rossi e insonni, con le sue mani fredde e umidicce, con le righe sulle guance che fingono il sorriso, le narici dilatate e contratte, le contorsioni serpentine del corpo, e l’espressione ripetuta: «sono soltanto una persona umile».
Dall’altra parte del romanzo c’era Agnes. «Il suo viso era calmo e felice, aveva intorno una calma — uno spirito di pace, di bontà, di pacatezza — che non ho più dimenticato e non dimenticherò mai». Il suo fare modesto, ordinato e placido esercitava un influsso benefico sul cuore altrui: «Agnes, la mia dolce sorella, il mio consigliere e il mio amico, il buon angelo della vita di tutti coloro che entravano sotto il suo tranquillo, benefico, disinteressato influsso». Agnes era una massaia: aveva tutte le virtù che la madre di David e Dora Spenlow non possedevano; conosceva la realtà, la placava, la vinceva, la dominava e la trasformava in una pianura celestiale. David commette un immenso errore: non la ama e non la sposa appena la conosce: si innamora di Dora, il doppio di sua madre; e solo dopo aver errato a lungo nella «pianura della dissimilitudine», arriva nella distesa celeste di Agnes. Là tutto è come una volta: là apprende che lei «l’ha amato per tutta la vita». «Stretta tra le mie braccia tenevo la fonte di ogni nobile ispirazione avuta fino a allora; il centro di me stesso, il cerchio della mia vita, mia moglie; che amavo di un amore fondato sulla roccia».
* * *
Tutta la narrazione del David Copperfield, sebbene affondi in un passato che diventa sempre più ricco, è portata al presente, che coincide con lo sguardo affabulatorio di David: il presente del tempo; non quello assoluto di Dio, che Dickens ignora. Segno del presente è la rappresentazione dei personaggi, la quale non esclude l’analisi psicologica ma la traduce in violenti, robustissimi, ripetuti tratti fisici, come nel caso della signorina Dartle. «Guardando lei fissa, vidi il suo viso affilarsi e impallidire e la traccia dell’antica ferita allungarsi finché non passò il labbro sformato e affondò in quello inferiore, traversando la bocca di sghembo». Queste rappresentazioni fisiche del viso torneranno, con straordinarie somiglianze, in Guerra e pace e in Anna Karenin . Come sempre, Dickens, così molteplice e polimorfo, non si accontenta dei precisi lineamenti fisici: corteggia l’inesprimibile; l’espressione fisica del sentimento si capovolge nell’indefinito, nell’«orrore di non so che», perdendosi nel puro enigma in cui egli bagna così volentieri."("Corriere della Sera", 16 febbraio 2015 ,Pietro Citati,Il rosso e il nero di Dickens)
Pregevole articolo di Pietro Citati!

lunedì 16 gennaio 2012

Martin Luther King. Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato





Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato
Martin Luther King

Per farsi dei nemici non è necessario dichiarar guerra basta dire quel che si pensa
Martin Luther King

Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere,
poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita
Martin Luther King



SIATE IL MEGLIO
Poesia di Martin Luther King

Se non potete essere un pino sulla vetta del monte,
siate un cespuglio nella valle,
ma siate il miglior piccolo cespuglio sulla sponda del ruscello.
Se non potete essere una via maestra siate un sentiero.
Se non potete essere il sole siate una stella,
non con la mole vincete o fallite.
Siate il meglio di qualunque cosa siate
Cercate ardentemente di capire a cosa siete chiamati
e poi mettetevi a farlo appassionatamente.
Martin Luther King


Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci,
ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli.
Martin Luther King



Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nel buio dell’egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La più insistente ed urgente domanda della vita è: "Che cosa fate voi per gli altri?  . . . Ignorare il male equivale ad esserne complici
Martin Luther King


NOI NON POSSIAMO IN BUONA COSCIENZA, OBBEDIRE ALLE VOSTRE LEGGI INGIUSTE, perché LA NON COOPERAZIONE COL MALE È UN OBBLIGO MORALE NON MENO DELLA COOPERAZIONE COL BENE. Metteteci in prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti e noi vi ameremo ancora. Ma SIATE SICURI CHE NOI VI VINCEREMO CON LA NOSTRA CAPACITÀ DI SOFFRIRE. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria. L’AMORE È IL POTERE PIÙ DURATURO CHE VI SIA AL MONDO. 
Martin Luther King. 


Non hai bisogno di vedere l'intera scalinata.
Inizia semplicemente a salire il primo gradino. 
Martin Luther King

Se non puoi essere una via maestra, sii un sentiero. 
Se non puoi essere il sole, sii una stella. Sii sempre il meglio di ciò che sei. 
Martin Luther King


Un giorno la paura bussò alla porta,
il coraggio si alzò e andò ad aprire
e vide che non c’era nessuno
Martin Luther King


Tutto quello che vuoi è dall'altra parte della paura
Jack Canfield




Quest'ora della storia ha bisogno di una cerchia di persone non conformiste particolarmente votate.
Il nostro pianeta barcolla sull'orlo dell'annientamento; nelle nostre vite vengono esaltati particolari moti d'orgoglio, odio ed egoismo; e gli uomini s'inchinano davanti ai falsi dei del nazionalismo e del materialismo.


La salvezza del nostro mondo da questo incombente destino arriverà non attraverso l'adattamento compiacente di una maggioranza conforme ma attraverso il creativo disadattamento di una minoranza non conforme.
Martin Luther King



La vigliaccheria chiede: è sicuro? L’opportunità chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: E' GIUSTO? Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è nè sicura, nè conveniente, nè popolare; ma bisogna prenderla, perchè è giusta. 
Martin Luther King 

La vera misura di un uomo non si vede nei suoi momenti di comodità e convenienza bensì tutte quelle volte in cui affronta le controversie e le sfide
Martin Luther King


Restituire violenza alla violenza moltiplica la violenza, aggiungendo una più profonda oscurità a una notte ch’è già priva di stelle. L’oscurità non può allontanare l’odio; solo l’amore può farlo.
Martin Luther King


Con la violenza puoi uccidere colui che stai odiando, ma non uccidi l’odio.
La violenza aumenta l’odio e nient’altro.
Martin Luther King


La tenebra non può scacciare la tenebra: solo la luce può farlo. L'odio non può scacciare l'odio:  solo l'amore può farlo. L'odio moltiplica l'odio, la violenza moltiplica la violenza, la durezza moltiplica la durezza, in una spirale discendente di distruzione. 
Martin Luther King


Io ho un sogno:
LA NON VIOLENZA...

Martin Luther King

http://youtu.be/HrWJW-lH9GE


Martin Luther King. Il Discorso della Terra Promessa con la Profezia della sua morte.
"Bene, non so ora che cosa accadrà. Abbiamo dei giorni difficili davanti a noi.
Ma ora non importa. Perché sono stato sulla cima della montagna. E non mi interessa.
Come tutti vorrei vivere una lunga vita. La longevità ha la sua importanza.
Ma questo, adesso, non mi interessa. Voglio solo fare il volere di Dio.
E Dio mi ha permesso di salire sulla montagna. E di là ho guardato.
E ho visto la Terra Promessa. Forse non ci arriverò insieme a voi.
Ma voglio che questa sera voi sappiate che noi, come popolo,
arriveremo alla Terra Promessa.
E questa sera sono felice. Non ho paura di nulla.
Non ho paura di alcun uomo.
I miei occhi hanno visto la gloria del Signore che viene."
Discorso pronunciato il 3 aprile 1968,
vigilia del suo assassinio, nel Mason Temple, a Memphis
http://youtu.be/2g22AXOcS7w




Mi sono spesso chiesto perché i consigli non richiesti mi dessero così tanto fastidio.
Dopo quella nottata capii che essenzialmente la questione era dovuta non solo alla sensazione di essere dagli altri controllato, dagli altri giudicato e dagli altri giudicata quella che sarebbe dovuta essere la mia vita. Ma soprattutto che certuni in questo ritenessero essere più giuste per me le loro scelte, rispetto alle mie. La reputavo, come tutti la reputerebbero, una ferita alla mia libertà, alla mia serenità. E anche alle mie capacità e - si - ai miei errori. In ultimo - e vorrei anche qui scriverlo per non rischiare di una volta ancora dimenticarmene - vedevo nel mio reiterato e supino soggiacere a tanti consigli non chiesti e non corrispondenti alla mia persona, la creazione di una sempre più granitica abitudine da parte di certe persone a legiferare su di me, una sempre più stretta sensazione di una catena intorno a me. Soprattutto per questo ritenni così importante ricordarmi l'importanza del no.
Martin Luther King


 Il libro di cui stò per parlarvi è
 “La forza di amare” di Martin Luther King 
“Le vere prigioni, cari amici, sono quelle che costruiamo ogni giorno dentro noi stessi; i carcerieri siamo proprio noi stessi , quando non ci permettiamo di vedere, di guardare, di ascoltare, con cuore puro, con cuore nuovo, perché si può mettere in carcere il corpo ma non l’anima, non il pensiero” (Francesco De Sanctis). Lo aveva capito bene Francesco De Sanctis, intellettuale italiano nato in Irpinia più di un secolo fa, e questo stesso pensiero è stato riproposto molto più tardi, dopo un secolo, da Martin Luther King, Pastore Protestante, di colore, che LOTTA, uso il presente, PERCHE’ LUI E’ ANCORA VIVO NELLA COSCIENZA COLLETTIVA DI CIASCUNO DI NOI, CHE LOTTA PER UNA CAUSA GIUSTA, ANCHE A COSTO DELLA VITA. Martin Luther King in questa raccolta di sermoni, incita la sua gente a combattere, a combattere attraverso una guerra, parafrasando Gandhi, di cui Martin Luther King apprezzava il pensiero, UNA GUERRA NON VIOLENTA, per abbattere le barriere dell’odio e della disperazione. Ma per raggiungere questo importante traguardo, OCCORRE AMARE IL PROSSIMO, attraverso un amore che è UNIVERSALE, che PUO’ E DEVE ESSERE UNIVERSALE. Pochi anni fa, quando un’automobile che trasportava diversi membri della squadra di pallacanestro di un College negro ebbe un’incidente in una strada del sud, tre dei giovani rimasero gravemente feriti. Fu chiamata immediatamente un’ambulanza ma, arrivando sul posto dell’incidente, l’autista, che era un bianco, disse, senza cercare di scusarsi, che non era affare suo servire i negri. E tornò via. Il guidatore di un’automobile di passaggio portò generosamente i ragazzi al più vicino ospedale, ma il medico che li ricevette disse bellicosamente: “Non accettiamo negri in questo ospedale”. Quando i ragazzi finalmente arrivarono in un ospedale di colore […] uno era morto e gli altri due morirono trena e cinquanta minuti più tardi. Nonostante questi episodi, King esorta la sua gente ad amare, a perdonare e a non avere paura. Per quanto riguarda l’amore, ritroviamo in questo libro un concetto che ho più volte ritrovato nei libri di Coelho, ovvero: AGAPE, L’AMORE CHE TUTTO PUO’, l’amore di Dio verso gli uomini e degli uomini verso Dio e di conseguenza DEGLI UOMINI VERSO L’INTERA UMANITÀ E VERSO TUTTO IL CREATO, QUESTO È L’AMORE VERO, questo è l’amore autentico, di cui parla King. AGAPE, ci è stato consegnato il CONCETTO DI AGAPE DA PLATONE, lo ritroviamo infatti nei DIALOGHI DI PLATONE, e anche nel Vangelo. King scrive soprattutto di PERDONO, di amore, di fede, anche di comunismo, in un periodo in cui la guerra fredda era all’apice, in un periodo in cui la corsa agli armamenti aveva raggiunto i massimi livelli, in un periodo molto difficile per l’umanità: si temeva, infatti, una terza guerra mondiale. Eh, quindi, scrive, non solo per la sua gente, ma per tutti, per tutti gli americani, scrive anche di PAURA, AFFERMA CHE LA PAURA SI PUO’ SUPERARE MEDIANTE LA FEDE: “La paura ha bussato alla porta, la fede ha risposto. Non c’era nessuno là fuori”. Poi non si dimentica dell’INTERCONNESSIONE TRA GLI UOMINI, attraverso le tre dimensioni: la LARGHEZZA, la LUNGHEZZA, l’ALTEZZA, che ci portano ad AMARE NOI STESSI, gli uomini, e, quindi, soprattutto, Dio. “OGNI LAVORO CHE ELEVI L’UMANITÀ HA LA SUA DIGNITÀ E LA SUA IMPORTANZA E DOVREBBE ESSERE INTRAPRESO CON DILIGENZA E PERFEZIONE. SE UN UOMO È CHIAMATO AD ESSERE UNO SPAZZINO PER STRADA, EGLI DOVREBBE SPAZZARE LE STRADE PROPRIO COME MICHELANGELO DIPINGEVA O BEETHOVEN COMPONEVA MUSICA, O SHAKESPEARE SCRIVEVA POESIA (…) CERCATE ARDENTEMENTE DI SCOPRIRE CHE COSA SIETE CHIAMATI A FARE” “Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali”.
Martin Luther King,  La forza di amare. 


"I have a dream"

(di Martin Luter King)

https://youtu.be/yCVPrEcMnbY




I HAVE A DREAM - Washington, 28 agosto 1963 - discorso pronunciato da Martin Luther Ki
"I HAVE A DREAM" di Martin Luter King
Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.
Ma CENTO ANNI DOPO, IL NEGRO ANCORA NON È LIBERO; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; CENTO ANNI DOPO, IL NEGRO ANCORA VIVE SU UN’ISOLA DI POVERTÀ SOLITARIA IN UN VASTO OCEANO DI PROSPERITÀ MATERIALE; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova ESILIATO NELLA SUA STESSA TERRA.
Per questo siamo venuti qui, oggi, per RAPPRESENTARE LA NOSTRA CONDIZIONE VERGOGNOSA. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei PRINCIPI INALIENABILI DELLA VITA, DELLA LIBERTÀ E DEL PERSEGUIMENTO DELLA FELICITÀ.
E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo "pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, L’AMERICA HA CONSEGNATO AI NEGRI UN ASSEGNO FASULLO; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.
Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’URGENZA APPASSIONATA DELL’ADESSO. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo È IL MOMENTO DI LEVARSI DALL’OSCURA E DESOLATA VALLE DELLA SEGREGAZIONE AL SENTIERO RADIOSO DELLA GIUSTIZIA; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.
Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.
Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.
Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. IN QUESTO NOSTRO PROCEDERE VERSO LA GIUSTA META NON DOBBIAMO MACCHIARCI DI AZIONI INGIUSTE.
CERCHIAMO DI NON SODDISFARE LA NOSTRA SETE DI LIBERTÀ BEVENDO ALLA COPPA DELL’ODIO E DEL RISENTIMENTO. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della DIGNITÀ e della DISCIPLINA. NON DOVREMO PERMETTERE CHE LA NOSTRA PROTESTA CREATIVA DEGENERI IN VIOLENZA FISICA. DOVREMO CONTINUAMENTE ELEVARCI ALLE MAESTOSE VETTE DI CHI RISPONDE ALLA FORZA FISICA CON LA FORZA DELL’ANIMA.
Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che IL LORO DESTINO È LEGATO COL NOSTRO DESTINO, e sono giunti a capire che LA LORO LIBERTÀ È INESTRICABILMENTE LEGATA ALLA NOSTRA LIBERTÀ. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le MURA FORTIFICATE DELL’INGIUSTIZIA, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. NON POSSIAMO CAMMINARE DA SOLI.
E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. NON POTREMO ESSERE SODDISFATTI FINCHÉ GLI SPOSTAMENTI SOCIALI DAVVERO PERMESSI AI NEGRI SARANNO DA UN GHETTO PICCOLO A UN GHETTO PIÙ GRANDE.
NON POTREMO MAI ESSERE SODDISFATTI FINCHÉ I NOSTRI FIGLI SARANNO PRIVATI DELLA LORO DIGNITÀ DA CARTELLI CHE DICONO: "RISERVATO AI BIANCHI". Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.
Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. SIETE VOI I VETERANI DELLA SOFFERENZA CREATIVA. Continuate ad operare con la certezza CHE LA SOFFERENZA IMMERITATA È REDENTRICE.
Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che IN QUALCHE MODO QUESTA SITUAZIONE PUÒ CAMBIARE, E CAMBIERÀ. NON LASCIAMOCI SPROFONDARE NELLA VALLE DELLA DISPERAZIONE.
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, IO HO SEMPRE DAVANTI A ME UN SOGNO. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, CHE UN GIORNO QUESTA NAZIONE SI LEVERÀ IN PIEDI E VIVRÀ FINO IN FONDO IL SENSO DELLE SUE CONVINZIONI: NOI RITENIAMO OVVIA QUESTA VERITÀ, CHE TUTTI GLI UOMINI SONO CREATI UGUALI.
IO HO DAVANTI A ME UN SOGNO, CHE UN GIORNO SULLE ROSSE COLLINE DELLA GEORGIA I FIGLI DI COLORO CHE UN TEMPO FURONO SCHIAVI E I FIGLI DI COLORO CHE UN TEMPO POSSEDETTERO SCHIAVI, SAPRANNO SEDERE INSIEME AL TAVOLO DELLA FRATELLANZA.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, UNO STATO COLMO DELL’ARROGANZA DELL’INGIUSTIZIA, COLMO DELL’ARROGANZA DELL’OPPRESSIONE, SI TRASFORMERÀ IN UN’OASI DI LIBERTÀ E GIUSTIZIA.
Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale NON SARANNO GIUDICATI PER IL COLORE DELLA LORO PELLE, MA PER LE QUALITÀ DEL LORO CARATTERE. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ QUESTA LA NOSTRA SPERANZA. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
Con questa fede saremo in grado di STRAPPARE ALLA MONTAGNA DELLA DISPERAZIONE UNA PIETRA DI SPERANZA. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che UN GIORNO SAREMO LIBERI. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.
Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.
Ma non soltanto.
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: 
"Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".






come pensieri negativi o malesseri interiori, sin quando si alimentano rimarranno vivi e pesanti e non ci permetteranno di spiccare in volo


mercoledì 11 gennaio 2012

Malcom X. Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono

Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono
 Malcom X


I media sono la più potente entità sulla terra. Essi hanno il potere di rendere gli innocenti colpevoli e di fare il colpevole innocente, e questo è potere. Perché controllano le menti delle Masse.
Malcolm X



L'ALIENAZIONE DEI NEGRI DA CORTILE 
Malcolm X

“Per capire bisogna tornare alle definizioni... sui due tipi di negro che c’erano durante la schiavitù: il negro da cortile (house Negro) e il negro dei campi (field Negro). 
Il negro da cortile viveva insieme al padrone, lo vestivano bene e gli davano da mangiare cibo buono, quello che restava nel piatto del padrone. Dormiva in soffitta o in cantina, ma era sempre vicino al padrone e lo amava molto di più di quanto il padrone amasse se stesso. Si identificava col padrone più di quanto questi non s'identificasse con se stesso”. L’abolizione della schiavitù, nel 1865, non aveva determinato, purtroppo, la fine di questa sottomissione interiore:
“...abbiamo ancora fra i piedi parecchi di questi nigger da cortile. La versione moderna di questo servo ama il suo padrone e vuole vivere vicino a lui. Pur di fare ciò è disposto a pagare affitti tre volte superiori per poi andare in giro a vantarsi:
“Sono l’unico negro qui!”, “Sono l’unico negro in questa scuola!”.
Ma se non sei altro che un negro da cortile! E se qualcuno viene da te e ti propone di separarti dal padrone, tu rispondi le stesse cose che diceva il negro da cortile:
“Che vuol dire separarsi? Dall’America? Da questo buon uomo bianco? Dove lo trovi un posto meglio di questo?. [...] Alcuni di quei negri, quando Kennedy morì, piansero più di quando fu crocifisso Cristo”.
Malcolm X

Profetiche si possono considerare queste parole di Malcolm X:
“Cosa ci daranno nel 1965? Ho letto poco fa che hanno deciso di far entrare un negro nel governo. Tutti gli anni adoperano un nuovo trucco: prenderanno uno dei loro servitori negri, lo faranno membro del governo in modo che possa passeggiare per Washington fumando il suo bravo sigaro, che avrà da una parte il fuoco e da quell’altra un fesso. Siccome i problemi personali di questo tale saranno stati risolti in modo molto soddisfacente, dirà ai nostri fratelli:
“Guardate un po’ che progressi stiamo facendo! Io sono qui a Washington, vado a prendere il tè alla Casa Bianca. Sono il vostro portavoce, il vostro leader”

fonte: http://www.homolaicus.com/teorici/malcolm/bios10.htm

martedì 13 dicembre 2011

Fabrizio De Andrè. "Nella mia ora di libertà"

I perdenti sono le persone che più mi affascinano. Per me dietro ogni barbone si nasconde un eroe. Solo queste persone dimenticate riescono, come dice il poeta Álvaro Mutis, "a consegnare alla morte una goccia di splendore". È la fuga dal branco che ci porta a maturare spiritualmente. Così la solitudine diventa una possibilità di riscatto. E forse la vita, più che una corsa verso la morte, è una fuga dalla nascita.
Fabrizio De Andrè, Una goccia di splendore


Cioran, uomo di grande lucidità, diceva che la vita, più che una corsa verso la morte, è una disperata fuga dalla nascita. Quando veniamo al mondo affrontiamo una sofferenza e un disagio che ci portiamo avanti tutta la vita, quelli di un passaggio traumatico da una situazione conosciuta all'ignoto. Questo è il primo grande disagio. Il secondo, non meno traumatico, è quando ci rendiamo conto che dovremo morire. Per me questa spaventosa consapevolezza è arrivata verso i quattro anni. L'uomo diventa "grande", diventa spirituale o altro, quando riesce a superare questi disagi senza ignorarli. Ora, se a essi si aggiunge anche l'esercizio della solitudine, ecco che allora forse, a differenza di altri che vivono protetti dal branco, alla fine della tua vita riesci a "consegnare alla morte una goccia di splendore", come recita quel grande poeta colombiano che è Alvaro Metis. Se ti opponi, se ti rifiuti di attraversare e superare questi disagi, per sopravvivere ti organizzi affinché siano gli altri a occuparsene e deleghi. Questa rinuncia ti toglie dignità, ti toglie la vita. Credo che l'uomo, per salvarsi, debba sperimentare l'angoscia della solitudine e dell'emarginazione. La solitudine, come scelta o come costrizione, è un aiuto: ti obbliga a crescere. Questa è la salvezza.
Fabrizio De Andrè, Una goccia di splendore



Desidero ribadire, ricordare .. che non si trattò di una scoperta, caso mai di una riscoperta, perché quando Cristoforo Colombo con il solito capello fluente, occhio sognante, piede sicuramente fetente, sbarcò sull'isola di Santo Domingo, c'era una popolazione, c'erano quelli che poi sarebbero stati chiamati Domenicani, ed erano lì da circa 20 - 30 mila anni. Avevano attraversato lo Stretto di Bering insieme a tutti gli altri che sarebbero stati chiamati a loro volta Indiani.
Quindi la sera del 12 Ottobre, almeno per quanto mi riguarda, starò vicino agli Indiani e ricorderò insieme a loro quello che loro considerano il giorno del più grave lutto nazionale. 
Fabrizio De André


Guardateli come vanno in giro a supplicare l'elemosina di un voto:
ma non ci vanno a piedi, hanno autobus che sembrano astronavi,
treni, aerei: e guardateli quando si fermano a pranzo o a cena:
sanno mangiare con coltello e forchetta,
e con coltello e forchetta si mangeranno i vostri risparmi.
L'Italia appartiene a cento uomini,
siamo sicuri che questi cento uomini appartengano all'Italia?
Fabrizio De André


Questo nostro mondo è diviso in vincitori e vinti,
dove i primi sono tre e i secondi tre miliardi.
Come si può essere ottimisti?
Fabrizio De André


«Io penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni e senza slanci sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura».
Fabrizio De André, cantautore italiano

Il canto ha ancora oggi, in alcune etnie cosiddette primitive, il compito fondamentale di liberare dalla sofferenza, di alleviare il dolore, di esorcizzare il male.
Fabrizio De André


C'hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame...
Fabrizio De Andrè,"Nella mia ora di libertà"



Le vere domande e le vere risposte non sono fatte di parole:
sono fatte di azioni, di gesti, di atti, di opere in cui possono anche essere compresse le parole.
Eppure ogni cosa fatta in qualche modo la si paga in ansia, in insuccesso e, se tutto va bene, in nostalgia.
Fabrizio De Andrè



La solitudine (il silenzio, suo stretto parente, bisogna imparare ad ascoltarlo. Il silenzio non esiste) non esiste; nel senso che la solitudine non consiste nello stare soli, ma piuttosto nel non sapersi tenere compagnia. Chi non sa tenersi compagnia difficilmente la sa tenere ad altri. Ecco perché si può essere soli in mezzo a mille persone, ecco anche perché ci si può trovare in compagnia di se stessi ed essere felici (per esempio ascoltando il silenzio, stretto parente della solitudine). Ma il silenzio vero non esiste, come non esiste la vera solitudine. Basta abbandonarsi alle voci dell'Universo.
Fabrizio De Andrè


Elogio della solitudine
Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito.
Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con sé stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.
Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo né dell’eremitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti; è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d’identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura.
Fabrizio De André, Ed avevamo gli occhi troppo belli




Le storie di ieri - Fabrizio De André

Mio padre aveva un sogno comune
condiviso dalla sua generazione
la mascella al cortile parlava
troppi morti lo hanno tradito
tutta gente che aveva capito.

E il bambino nel cortile sta giocando
tira sassi nel cielo e nel mare
ogni volta che colpisce una stella
chiude gli occhi e si mette a sognare
chiude gli occhi e si mette a volare.

E i cavalli a Salò sono morti di noia
a giocare col nero perdi sempre
Mussolini ha scritto anche poesie
i poeti che strade creature
ogni volta che parlano è una truffa.

Ma mio padre è un ragazzo tranquillo
la mattina legge molti giornali
è convinto di avere delle idee
e suo figlio è una nave pirata
e suo figlio è una nave pirata.


E anche adesso è rimasta una scritta nera
sopra il muro davanti casa mia
dice che il movimento vincerà
il gran capo ha la faccia serena
la cravatta intonata alla camicia.

Ma il bambino nel cortile si è fermato
si è stancato di seguire gli aquiloni
si è seduto tra i ricordi vicini i rumori lontani
guarda il muro e si guarda le mani
guarda il muro e si guarda le mani





Fabrizio de André - Disamistade - concerto '98 10


(disamicizia, faida)

Che ci fanno queste anime
davanti alla chiesa
questa gente divisa
questa storia sospesa

a misura di braccio
a distanza di offesa
che alla pace si pensa
che la pace si sfiora

due famiglie disarmate di sangue
si schierano a resa
e per tutti il dolore degli altri
è dolore a metà

si accontenta di cause leggere
la guerra del cuore
il lamento di un cane abbattuto
da un'ombra di passo

si soddisfa di brevi agonie
sulla strada di casa
uno scoppio di sangue
un'assenza apparecchiata per cena

e a ogni sparo all'intorno
si domanda fortuna
che ci fanno queste figlie
a ricamare a cucire

queste macchie di lutto
rinunciate all'amore
fra di loro si nasconde
una speranza smarrita

che il nemico la vuole
che la vuol restituita
e una fretta di mani sorprese
a toccare le mani

che dev'esserci un modo di vivere
senza dolore
una corsa degli occhi negli occhi
a scoprire che invece
è soltanto un riposo del vento

un odiare a metà
e alla parte che manca
si dedica l'autorità

che la disamistade
si oppone alla nostra sventura
questa corsa del tempo
a sparigliare destini e fortuna

che fanno queste anime
davanti alla chiesa
questa gente divisa
questa storia sospesa

http://youtu.be/79l-Zv7U1zA



[...] Lo strumento che il tipo prende per primo, quello lungo, si chiama berimbau, è uno strumento tradizionale brasiliano che si usa ancora oggi in capoeira. Ha un suono fantastico, molto mistico che mi fa immergere allo spirito di capoeira appena lo sento.




è un birimbao brasiliano è fatto con un arco una zucca e una corda che viene percossa da un bastoncino si usa anche una pietra per battere sulla zucca che fa da diapason



questo è l'ulitmo concerto di Fabrizio. Dopo questo concerto stavano provando Amico Fragile, quando Fabrizio ha smesso di cantare perchè non riusciva più a sopportare un dolore fortissimo alla schiena. Cristiano lo accompagnò a farsi una TAC e da lì scoprirono che era malato da tempo. In questo concerto partecipa quasi tutta la famiglia di Fabrizio: manca infatti sua moglie Dori, la quale rifiutò di partecipare.


Dove non ho trovato Dio (anche se lo vorrei), ho trovato la tua musica, e vorrei che un paradiso esistesse solo perchè tu possa leggere questi commenti e vedere quanto, per tante persone come me, sei stato un papà, un amico sincero,quel qualcosa di divino in cui tu avevi la forza di non credere,e che hai sostituito per noi con questi capolavori. Grazie Fabrizio,un abbraccio da quaggiù...


"...E per tutti il dolore degli altri è dolore a metà..."












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